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        <title type="main" level="a">Architetture olivettiane: un itinerario da sud a nord</title>
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            <forename>Mario</forename>
            <surname>Piccinini</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Olivetti: una complessità virtuosa</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0459-0</idno>) by </resp>
          <name>Lorenzo Capineri</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0459-0.07</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Adriano‘s interest and passion for architecture and urban planning they manifest themselves both for industrial architecture, but also in the creation of residential neighborhoods for the employers of the Olivetti. The Neighborhoods of Ivrea are un example between 1930 and 1960. Ivrea, in 2018, was appointed from Unesco as World Heritage of Umanity. Among the most  works is remembered la Summer colony of Massa Marittima (1948-1958). This work represent an example of insertion into the natural contest. Other examples are the Factory of Pozzuoli (1951-1954) an example of design which over looks the Gulf of Naples set in a garden resulting from a careful study. Regarding urban planning it is worth remembering il Piano Regolatore della valle D’Aosta del 1936-1937,coordinated by Adriano which represents in all respects a regional plan</p>
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            <item>Urban planning</item>
            <item>Architecture</item>
            <item>Landscape</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0459-0.07<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0459-0.07" /></p>
      
      <div><head>Architetture olivettiane: un itinerario da sud a nord</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Mario Piccinini</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto qui racconto si svolge come un viaggio dal sud al nord dell’Italia, da Matera a Ivrea, con alcune tappe intermedie. Si comincia dal villaggio </hi><hi rend="italic">La Martella</hi><hi rend="CharOverride-1">, nell’agro di Matera, per poi proseguire fino a Pozzuoli dove ci sono lo stabilimento Olivetti e il villaggio INA Casa per i dipendenti della fabbrica. Il viaggio prosegue poi in Toscana, fino a Massa Carrara, dove si trova lo stabilimento Olivetti Synthesis, poi a Massa Marittima con Il soggiorno estivo Olivetti per i figli dei dipendenti della Synthesis di Massa. Termina a Ivrea, con le Officine Olivetti, la Fascia dei Servizi Sociali, l’Asilo Nido a Borgo Olivetti, il quartiere Castellamonte, il quartiere Canton Vesco, la mensa e il Centro Ricreativo. Le opere realizzate, con l’esclusione del quartiere Bellavista e Canton Vesco, sono ubicate lungo la via Jervis.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 2018 Ivrea fa parte del patrimonio mondiale dell’umanità dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Unesco; l’appartenenza riguarda tutto il sistema nato dalla concezione umanistica di Adriano Olivetti e non solo i singoli edifici. La Città di Ivrea è stata realizzata principalmente tra il 1930 e il 1960. L’area è identificabile prevalentemente lungo la via Jervis. Gli edifici sono stati progettati dai più famosi architetti e urbanisti italiani del Novecento e formano </hi><hi rend="italic">La Ville d’Hadrien</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">à Ivrea</hi><hi rend="CharOverride-1">, come la definisce lo storico dell’architettura Fulvio Irace (Irace 2001).</hi></p><div><head><hi>1. La via del sud</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_11_95-118.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi></head><div><head><hi>1.1. Il meridionalismo di Adriano Olivetti</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Lucania è la regione nella quale si sviluppa l</hi><hi rend="CharOverride-1">’impegno meridionalista di Adriano Olivetti a partire dal 1947 con l’UNRRA-Casas (United Relief and Rehabilitation Administration – Comitato Amministrativo Soccorso ai Senza Tetto) per l’assistenza ai paesi danneggiati dalla Seconda guerra mondiale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel meridionalismo di Adriano Olivetti si fondono i caratteri del dibattito meridionalista con l’originale esperienza comunitaria.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La funzione critica è esercitata da un gruppo di giovani, legati al movimento Comunità che ha come centro Ivrea. Le loro idee compaiono sul settimanale </hi><hi rend="italic">Basilicata</hi><hi rend="CharOverride-1">, diretto da Leonardo Sacco.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nelle pagine della rivista </hi><hi rend="italic">Comunità</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08995_xml_11_95-118.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> per tutti gli anni Cinquanta e primi anni Sessanta si dimostra una attenzione particolare ai temi del meridionalismo in termini di denuncia e di proposta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In Adriano Olivetti la questione meridionale ha avuto un posto di rilievo che non è riconducibile alla sola esperienza di Matera o alla fabbrica di Pozzuoli. Vi sono altre esperienze come quelle del Lazio, l’esperienza Toscana e quella Pontina. Olivetti era consapevole che lo sviluppo economico e sociale non poteva avverarsi senza la rinascita del Mezzogiorno. E a questo fine si impegna per la ricostruzione della vita degli abitanti dei Sassi di Matera.</hi></p></div><div><head><hi>1.2. Matera capitale contadina</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Matera è la città dei Sassi nei quali i contadini vivevano in vere e proprie grotte assieme agli animali, città segnata dalla miseria, dalla mortalità infantile e dall’analfabetismo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con la descrizione dei Sassi di Matera, Carlo Levi, nel libro</hi><hi rend="italic"> Cristo si è fermato a Eboli</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">edito nel 1946, porta all’attenzione il mondo contadino lucano:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Questi coni rovesciati, questi imbuti si chiamano Sassi: Sasso Caveoso e Sasso Barisano hanno la forma con cui a scuola immaginavamo l’inferno di Dante […] la stradetta strettissima, che scendeva serpeggiando passava sui tetti delle case, se così si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone. […] Io guardavo passando e vedevo l’interno delle grotte, che non prendono altra luce ed aria se non dalla porta (</hi><hi rend="CharOverride-1">Levi 1962, 77).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«La gente che doveva andare ad abitare nel villaggio viveva da tempo immemore nelle 3.000 grotte di Matera. In tutto erano circa 16.000 persone, si trattava di contadini senza terra» (Bilò, Vadini 2016, 23). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A Matera Adriano Olivetti avvia una serie di iniziative attraverso l’UNRRA-Casas, di cui nel 1947 diviene commissario e nel 1959 vicepresidente, sia attraverso L’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) di cui nel 1950 diviene presidente.</hi></p></div><div><head><hi>1.3. Lo studio dei Sassi</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Adriano Olivetti stabilisce rapporti con l’UNRRA-Casas e con l’</hi><hi rend="CharOverride-1">italo americano Guido Nadzo per passare da programmi edilizi alla definizione di programmi urbanistici che possano diventare casi esemplari. Uno dei programmi, con possibilità operative, è quello della proposta elaborata dall’economista e urbanista Nallo Mazzocchi Alemanni per risolvere il problema della popolazione dei Sassi di Matera mediante la realizzazione di borghi rurali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Adriano Olivetti e Guido Nazdo sono entrambi commissari dell’UNRRA-Casas, una derivazione delle Nazioni Unite che si occupa della ricostruzione post-bellica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La proposta di studio, posta sotto il patrocinio dell’INU, fu accolta dall’UNRRA-Casas. L’iniziativa dello studio coincise con la costruzione di un primo borgo rurale in località La Martella (1953), da parte dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">UNRRA-Casas, destinato ad accogliere parte della popolazione dei Sassi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1950, sulla base del progetto di Mazzocchi Alemanni e del finanziamento all’UNRRA-Casas si concretizza il primo intervento di risanamento dei Sassi. La proposta prevede interventi nel settore urbano e rurale. Per la situazione abitativa dei Sassi si prevede il trasferimento della popolazione in borghi residenziale da realizzare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Olivetti e l’italo americano Guido Nadzo dell’UNRRA-Casas promuovono uno studio su Matera che ha come scopo la valutazione delle condizioni igieniche e abitative dei Sassi. La stessa UNRRA-Casas intende costruire un villaggio rurale modello.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La decisione di istituire una Commissione fu presa nel 1951 da Adriano Olivetti e promossa dall’UNRRA-Casas e dall’Istituto Nazionale di Urbanistica. Il gruppo di studio su Matera viene</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">denominato</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Commissione di studio della città e dell’agro di Matera. Il gruppo di intellettuali che</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoravano nella Commissione sono quasi tutti legati al Movimento Comunità in collaborazione con studiosi locali. Il gruppo di studio su Matera faceva riferimento ad Adriano Olivetti.</hi></p></div><div><head><hi>1.4. La legge per il risanamento dei Sassi</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La legge 619 del 1952 per il risanamento dei rioni dei Sassi segna la prevalenza della gestione statale, l’abbandono dei Sassi e il loro mancato risanamento contestuale allo sfollamento. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I Sassi «restano ciò che la legge speciale, piani di trasferimento e altro vorranno che siano, momento di innesco di politiche edilizie tutte proiettate all’esterno» (Restucci 1977, 37).</hi></p></div><div><head><hi>1.5. Il piano regolatore di Matera di Luigi Piccinato (1953-1956)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1953, il Ministero dei Lavori Pubblici designò per l’</hi><hi rend="CharOverride-1">incarico del Piano Regolatore di Matera l’architetto Luigi Piccinato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Il Piano Regolatore di Piccinato prevedeva di cingere e delimitare la parte meridionale della città con una fascia continua di urbanizzazione che includeva nuovi quartieri e fasce di servizi» (Fabbri et al. 1994).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Il Piano si rivela uno strumento puramente formale, strumentale per una conferma di scelte economiche già tutte determinate a scala nazionale» (Restucci 1977, 38).</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il Piano Regolatore sarà approvato nel 1956: Va detto che molte scelte in esso contenute erano già state fatte e il Piano non può che fissarle in forma tecnica. Il sistema messo a punto dal Piano del Consorzio di Bonifica della valle del Bradano, gli strumenti apprestati dalla Legge speciale del 1952 e le previsioni localizzative in essa contenute, le divergenti azioni dell’UNRRA-Casas e dell’Ente riforma non lasciano molto spazio al Piano. […] Piccinato si limita quindi ad indicare l’aspetto dei nuovi quartieri, la forma e la discutibile ubicazione del centro direzionale, la struttura della viabilità (Restucci 1977, 38).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Il limite che non si potrà evitare al PRG adottato a Matera è di contemplare solo gli insediamenti urbani, quartieri e attrezzature pubbliche, conservando un cantiere rigidamente mono disciplinare per giunta senza risposte per i Sassi» (Vadini 2016, 115).</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine17.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 11 – Piano Regolatore Generale di Matera di L. Piccinato, 1953-1956, Urbanistica, n. 15-16, 1955.</hi></p></div><div><head><hi>1.6. Il Borgo </hi><hi rend="italic">La Martella</hi><hi> a Matera (1952-1953)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«La storia di Matera e Adriano Olivetti, in particolare quella del villaggio La Martella, rappresenta un passaggio fondamentale dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’architettura e dell’urbanistica italiana degli anni Cinquanta» (Bilò, Sacco 2016, 11).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nello stanziamento dei fondi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERS) all’UNRRA-Casas, prima Giunta, è prevista la realizzazione di un primo borgo rurale. Questa proposta, patrocinata dall’INU, viene accolta nel 1951 dall’UNRRA-Casas, prima Giunta, che assume l’onere finanziario dell’iniziativa che culminerà con la legge sullo sfollamento dei Sassi del 17 maggio 1952, il Piano Regolatore di Matera e la costruzione del borgo La Martella, costruito a pochi chilometri da Matera su progetto di Ludovico Quaroni, Luigi Agati, Federico Gorio, Pietro Maria Lugli e Michele Valori, destinato ad accogliere la popolazione dei Sassi.</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine18.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 12 – Borgo La Martella a Matera (1953), L. Quaroni, AASO-Ivrea</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08995_xml_11_95-118.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Martella, realizzata dal 1952 al 1953, sarà il primo borgo dell’agro di Matera a cui faranno seguito Borgo Venusio di Luigi Piccinato e il quartiere Spine Bianche di Carlo Aymonino. Ospitava parte dei contadini sfollati dai Sassi. Era un borgo con la chiesa, il teatro, la piazza, l’asilo nido, la delegazione locale e l’ambulatorio. Ogni casa avrebbe avuto la sua stalla, l’aia, il pollaio e intorno un appezzamento di terreno che, sistemato ad orto, avrebbe costituito un’ulteriore risorsa economica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1953, prima delle elezioni, il Borgo La Martella fu inaugurato alla presenza del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi: la struttura urbanistica della Martella era aperta, si insinuava nella campagna, suggerendo la possibilità che altri germi di urbanizzazione potessero svilupparsi.</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine19.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 13 – Borgo La Martella a Matera, di L. Quaroni, planimetria, Urbanistica, n. 15-16, 1955.</hi></p></div><div><head><hi>1.7. Considerazione sui borghi di Matera</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Borgo Venusio, progettato da Luigi Piccinato, non sarà mai abitato, e La Martella rimarrà un ghetto periferico. La storia di una società fondata sulle strutture delle ‘civiltà contadine’, sulle abitudini e sui bisogni di socialità non poteva aver riflesso soddisfacente in un nuovo borgo e nell’insediamento sparso. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il borgo rurale La Martella, realizzato da Quaroni, fallì, come è noto, perché chi avrebbe dovuto provvedere ai servizi sociali e, in special modo, alle strutture economiche per gli abitanti insediati, non lo fece. Il borgo La Martella oggi è abitato da pensionati e non ci sono giovani. Di quel tentativo rimane quello di avere realizzato l’unico borgo rurale in Italia. Minore fortuna ebbe il Borgo Venusio che non sarà mai abitato perché non si trovava la terra da assegnare ai contadini.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dei due borghi rimane il valore dell’esperimento e quello di un esempio di urbanistica e architettura a misura d’uomo. Ma dei sei villaggi previsti, ne furono realizzati solo due, La Martella e Borgo Venusio</hi><hi rend="italic">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli altri restarono allo stadio di progetti da realizzare a corona attorno a Matera per sfollare i Sassi, perché si preferirono i tradizionali quartieri cittadini di periferia previsti dal Piano Regolatore di Matera progettato da Luigi Piccinato (1953-1956).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Le realizzazioni concrete ed efficaci al Sud rimarranno sporadiche come il borgo rurale La Martella, mentre l’operazione più complessiva degli appoderamenti si rivelerà incapace di incidere sulla realtà sociale» (Vadini 2016, 111). </hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine20.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 14 – Borgo Venusio a Matera, di L. Piccinato, 1953, planimetria, Urbanistica, n. 15-16, 1955.</hi></p></div></div><div><head><hi>2. La fabbrica Olivetti a Pozzuoli (1951-1954)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’impegno nel meridione di Adriano Olivetti, a partire dal 1951, si andrà ampliando a comprendere oltre Matera anche la Campania con l’insediamento produttivo di Pozzuoli. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La fabbrica Olivetti a Pozzuoli, lungo la via Domiziana, fu realizzata su progetto di Luigi Cosenza e la si può considerare</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">come l’esempio della fabbrica moderna. Fu definita da Cesare De Seta come</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«l’opera più significativa progettata nel secondo dopoguerra» (Cosenza 2006).</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Dall’umanesimo imprenditoriale di Adriano Olivetti scaturirà la straordinaria invenzione tipologica e spaziale del progetto di Cosenza per lo stabilimento Olivetti di Pozzuoli (1951-1954). Indiscusso capolavoro dell’architettura italiana del Novecento, la fabbrica, la cui pianta libera si effonde in stereometrie intersecate, in volumi trasparenti disseminati nel giardino mediterraneo, sistemato dal fiorentino Pietro Porcinai, declina un purissimo lessico razionale, che media tra l’edificio e il paesaggio (Conforti 1997, 183, 185).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo stile razionale, le facciate trasparenti, il giardino mediterraneo sistemato dal paesaggista Pietro Porcinai e il piano del colore di Marcello Nizzoli rendevano questa opera forse la più rappresentativa di quello che è stato definito l’umanesimo imprenditoriale di Adriano Olivetti.</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine21.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 15 – Stabilimento Olivetti a Pozzuoli, 1951-1954, di L. Cosenza, planimetria, AASO-Ivrea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le architetture dello stabilimento di Pozzuoli, rispondevano a esigenze di razionalità, ed erano un luogo confortevole e bello nel quale lavorare, erano una risposta sul territorio alle esigenze dei lavoratori.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Sono previsti quindi gli schemi aperti e chiusi delle corti. Sono studiate definite soluzioni: sovrapposizione tra officina e montaggio, composizione chiusa e aperta dei corpi di fabbrica, articolazione dei volumi edilizi adattati alle pendenze ed integrati nella vegetazione, il tutto secondo le varie funzioni assegnate. […] elementi caratteristici del progetto i pilastri circolari, le vetrate continue modulari, le pareti piene di testata, le pensiline frangisole (Moccia 1994, 118).</hi></quote><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine22.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 16 – Stabilimento Olivetti a Pozzuoli, giardino, 1954, di P. Porcinai, AASO-Ivrea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel discorso agli operai tenuto a Pozzuoli il 23 aprile 1955 per l’inaugurazione dello stabilimento, Adriano Olivetti spiegava la concezione dell’opera: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La fabbrica fu quindi concepita sulla misura dell’uomo perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza. Per questo abbiamo voluto le finestre basse e i cortili aperti e gli alberi nel giardino ad escludere definitivamente l’idea di una costrizione e di una chiusura ostile (Olivetti 2013, 30-31).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le architetture dello stabilimento rispondevano a esigenze di razionalità ed erano un luogo confortevole e bello in cui lavorare; assieme alle abitazioni del quartiere INA Casa di Pozzuoli erano una risposta alle esigenze dei lavoratori dell’azienda e delle loro famiglie.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Cosenza, che si definiva un “uomo autenticamente razionale</hi><hi rend="CharOverride-1">”, vuole costruire a Pozzuoli un edificio “anti-industriale” intendendo con questo che spazio del lavoro e spazio sociale devono concepirsi interpenetrati fra loro e fusi nel quadro naturale del golfo di Napoli» (Ciucci 1994, 18).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La fabbrica è destinata alla produzione di macchine addizionatrici e macchine per scrivere: «Lo schema a croce è la chiave del sistema planimetrico dell’intero complesso» (Musatti 2006, 146).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Il complesso è frammentato e accoglie il giardino mediterraneo del paesaggista Pietro Porcinai che si inserisce in un continuum in armonia con il paesaggio del golfo di Pozzuoli» (Pejrone 2006, 96).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La fabbrica di Pozzuoli è rappresentata nel romanzo </hi><hi rend="italic">Donnarumma all’assalto</hi><hi rend="CharOverride-1">, di Ottiero Ottieri, che svolgeva l’incarico di responsabile per la selezione del personale. “</hi><hi rend="italic">Donnarumma all’assalto</hi><hi rend="CharOverride-1"> è un romanzo-reportage, in anticipo sui tempi, un tentativo di capire la realtà senza stravolgerla” (Montesano 2018</hi><hi rend="CharOverride-1">, III).</hi></p></div><div><head><hi>3. Quartiere residenziale INA-Casa a Pozzuoli (1952-1963)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A Pozzuoli sono realizzate le case per i dipendenti della Olivetti nelle vicinanze delle rovine dell’Anfiteatro Flavio e della fabbrica. Le abitazioni sono suddivise in tre lotti e furono realizzate dal 1952 al 1963.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il quartiere ha come riferimento l’edilizia popolare secondo lo schema della </hi><hi rend="italic">corte campana</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">una corte parzialmente aperta delimitata dagli edifici che sono uniti dalle scale all’aperto che si affacciano sulla corte. </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La volontà è quella di creare una vera e propria comunità intorno alla fabbrica di Pozzuoli è provata dall’attività progettuale conseguente: ville per i dirigenti e case per gli impiegati avrebbero dovuto comporre un quartiere dotato dei propri servizi sociali e di particolari istituzioni educative per la preparazione al qualificato lavoro industriale (Moccia 1994, 70).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Le tipologie degli alloggi cambiano nei lotti successivi richiamando con chiarezza il processo evolutivo nel tempo del progettista. Il quartiere rappresenta nella esperienza di Cosenza la realizzazione più completa delle sue risposte ai temi fondamentali della residenza popolare» (Moccia 1994, 122).</hi></p></div><div><head><hi>3. Stabilimento Olivetti Synthesis a Massa Carrara (1941-1942, 1953-1964, 1971)</hi></head><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine24.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 17 – Synthesis a Massa Carrara, 1941-1942, 1953-1964, 1971, di P. Bottoni e M. Pucci, planimetria, AASO-Ivrea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo stabilimento Olivetti Synthesis di Massa Carrara è situato sulla via Aurelia ovest. Nel 1938 la Olivetti decide di costruire uno stabilimento su progetto degli architetti Piero Bottoni e Mario Pucci, destinato alla produzione di arredi metallici per gli uffici, armadi, classificatori e scrivanie. La costruzione viene ubicata nella nuova zona industriale apuana. L’insediamento è realizzato per fasi successive e comprende capannoni, edifici per uffici, servizi sociali e una mensa. Tra il 1941 e il 1942 vengono realizzate alcune officine. Terminata la guerra vengono ricostruiti i fabbricati danneggiati dai bombardamenti. Nel 1953 lo stabilimento è ampliato con la realizzazione di altri corpi di fabbrica sempre su progetto di Bottoni che realizza oltre a nuove officine anche la mensa e i sevizi sociali. La palazzina Olivetti «Spazio» si trova sull’ingresso dalla via Aurelia. Si tratta di uffici, progettati da Ezio </hi><hi rend="CharOverride-1">Sgrelli nel 1964 per realizzare un centro destinato alla progettazione di arredi per ufficio e costituisce un fabbricato indipendente dallo stabilimento Synthesis. Un elemento architettonico particolare è il corpo scala elicoidale che collega i tre piani degli uffici a forma di torre che si restringe dal piano terra all’ultimo piano. Gli ultimi interventi sono del 1971 su progetto dell’ingegnere Franco Borini.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Olivetti Synthesis venne fondata nel 1939 a Massa con lo scopo di produrre mobili metallici per ufficio. È rilevante, in particolare, la produzione di uno schedario per uffici orizzontale su progetto dell’ingegnere Aldo Magnelli. La fabbrica cesserà la produzione nel 1990.</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine25.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 18 – Synthesis a Massa Carrara, 1941-1942, 1953-1964, 1971, di P. Bottoni e M. Pucci, AASO-Ivrea.</hi></p></div><div><head><hi>4. Colonia estiva di Marina di Massa (1948-1958)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il soggiorno marino Olivetti è una colonia estiva a Marina di Massa che Adriano Olivetti fece costruire per i figli dei propri dipendenti della Fabbrica </hi><hi rend="CharOverride-1">Synthesis di Massa. L’edificio fu progettato dall’architetto Annibale Fiocchi. L’autorizzazione del progetto risale al 1948; la realizzazione si protrarrà fino al 1958. La colonia ospitava bambini dai 6 ai 12 anni.</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine26.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 19 – Colonia estiva a Marina di Massa, 1948-1958, di A. Fiocchi, planimetria, AASO-Ivrea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La colonia risulta paesaggisticamente inserita nel verde circostante caratterizzato da pini marittimi, palme e lecci in prossimità della spiaggia di Marina di Massa. «Il progetto si caratterizza per un linguaggio architettonico rigoroso che si integra armoniosamente nel paesaggio» (Ulivieri, Bevilacqua 2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli edifici sono connotati da un linguaggio di chiara derivazione razionalistica e sono caratterizzati da volumetrie articolate su uno/due piani fuori terra a sviluppo orizzontale con ampie superfici porticate al piano terra destinate al gioco dei bambini, che avvolgono tutti i corpi del fabbricato e nel quale sono presenti due corpi scala. Alle estremità del piano terra ci sono gli spazi per il gioco e la ricreazione, al centro la mensa completamente trasparente su tre lati, illuminata direttamente dal coperto. Al primo piano vi sono due volumi: il più lungo ospita il dormitorio femminile, il secondo quello maschile, al centro il blocco dei servizi che sono disposti parallelamente all’asse maggiore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel refettorio c’è un pannello affrescato da Egidio Bonfante e nelle sale giochi pannelli decorativi a motivi astratti realizzati da Marcello Nizzoli.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oltre all’edificio principale il complesso si compone di un locale tecnico e dell’alloggio per il custode all’estremità nord-orientale dell’area e da un padiglione adibito ad infermeria ed isolamento, situato all’estremità sud-occidentale, collegato al corpo principale con un percorso pedonale (Curzio 2007, 87).</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine27.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 20 – Colonia estiva a Marina di Massa, 1948-1958, foto, AASO-Ivrea.</hi></p></div><div><head><hi>5. Il Piano Regolatore di Ivrea e del Canavese (1938-1942)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli studi per il Piano regolatore di Ivrea iniziano nel 1938. L’Amministrazione comunale di Ivrea incarica, su indicazione di Adriano Olivetti, un gruppo di professionisti: Egidio Devoto, Luigi Figini e Luigi Piccinato per la redazione del nuovo piano regolatore. Furono oggetto di studio il quartiere Canton Vesco e il quartiere Bellavista. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Il Piano per Ivrea […], inserito nel piano della Valle d’Aosta, verrà parzialmente realizzato da Figini e Pollini con la costruzione della casa popolare e dell’asilo nido del 1939-1941 e del quartiere di via Castellamonte (1940-1942)» (Ciucci 2011, X).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I lavori per il piano si interruppero nel 1942, in occasione della nuova legge urbanistica.</hi></p></div><div><head><hi>6. Il Piano Regolatore di Ivrea (1952-1959)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Olivetti propone alla Amministrazione comunale lo studio di un nuovo Piano regolatore proponendo un solido contributo economico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1952 viene formato il Gruppo Tecnico per il Coordinamento Urbanistico del Canavese (GTCUC), composto da L. Quaroni, N. Renacco, A. Fiocchi, L. Giovannini, E. Ranieri e C. Doglio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il Piano presentato nel 1954, nelle intenzioni</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">doveva essere uno strumento di intervento che potesse permettere una composizione degli squilibri interni della città: non si trattava di rendere Ivrea più grande, quanto di fare una comunità organica e funzionale. Per questo il Piano propone un ampliamento di Ivrea attorno a nuclei diversi, piuttosto che favorire lo sviluppo concentrico attorno al vecchio nucleo urbano (Olivetti 1961).</hi></quote><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine28.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 21– Il Piano Regolatore Generale di Ivrea, 1952-1959, Urbanistica, n. 33, 1961.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il gruppo di studio si ampliò con l’inserimento di sociologi, economisti, esperti di statistica, di economia agraria e di problemi del lavoro. Il Piano regolatore assume fin dall’inizio la valenza di un piano territoriale dei 48 Comuni dell’area canavesana. Nel Piano trovano applicazione le teorie urbanistiche di Adriano Olivetti quali quelle della rifondazione urbanistica su basi decentrate, l’intercomunalità, e l’approccio multidisciplinare. «Olivetti ancora una volta, seguendo orme minoritarie, è interessato ad applicare le idee di Lewis Munford ed Erwin Anton Gutkind che portano ad una organizzazione di scala vasta dove società e territorio possono comporsi in forme insediative decentrate»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Gabellini 2004).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La proposta, presentata nel 1954, venne respinta nel 1955. Il piano fu presentato e adottato nel 1956. Solo successivamente il piano venne redatto dall’Ufficio tecnico comunale per essere poi riadottato nel 1959 e approvato nel 1961 dal Ministero dei lavori Pubblici. Attraverso queste successive revisioni il piano risultò modificato profondamente nei contenuti fino ad essere snaturato.</hi></p></div><div><head><hi>7. Officine Olivetti (1934-1940)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le officine sono l’ampliamento dell’</hi><hi rend="italic">edificio in mattoni rossi</hi><hi rend="CharOverride-1">, il primo stabilimento, fatto costruire da Camillo Olivetti sulla via Jervis. Gli ampliamenti successivi saranno voluti da Adriano Olivetti che, alla fine del 1932, era stato nominato dalla assemblea degli azionisti direttore Generale della ICO. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 1934 al 1936 viene realizzato un primo ampliamento a cui fa seguito dal 1937 al 1938 un secondo ampliamento. Il terzo ampliamento è dal 1939 al 1940. Il nuovo edificio, costruito in continuità con il primo stabilimento in mattoni rossi, è completamente vetrato, costruito secondo le esigenze di una produzione in linea. Progettato dagli architetti Luigi Figini e Gino Pollini, rappresenta una delle più importanti realizzazioni del razionalismo italiano </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Con la costruzione dei nuovi stabilimenti Olivetti ad Ivrea si dava l</hi><hi rend="CharOverride-1">’opportunità di dimostrare, in una scala sinora inusitata, l’insensatezza della distinzione tra una architettura aulica ed una pratica ri-servata la prima ai temi tradizionali, la seconda a quelli di natura utilitaria» (Tedeschi 1959, 25).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli architetti si distaccano dalla architettura industriale tradizionale puntando sulla integrazione della tecnica costruttiva attraverso uno stile razionalista</hi><hi rend="italic">.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il grande complesso edificio rimane una delle più importanti realizzazioni del razionalismo italiano: sono in esso contenuti molti dei punti programmatici del movimento moderno, una interpretazione umana del mondo del lavoro, l’inserimento della fabbrica nella città, la fede in un contributo dell’architettura alla formazione della società contemporanea (Tedeschi 1959, 88).</hi></quote><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine29.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 22 – Via Jervis, Nuova ICO a Ivrea, 1934-1940, di L. Figini e G. Pollini (M. Piccinini).</hi></p></div><div><head><hi>8. Asilo Nido Olivetti (1939-1941)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oltre all’</hi><hi rend="CharOverride-1">ampliamento della fabbrica è da ricordare l’Asilo nido realizzato da Luigi Figini e Gino Pollini a Borgo Olivetti dal 1939 al 1941.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Il felice inserimento ambientale, la accurata sistemazione del terreno, la sicura caratterizzazione delle architetture, il sereno ritmo degli spazi interni, fanno di questa realizzazione uno dei più significativi elementi nel complesso edilizio della Olivetti» (Tedeschi 1959, 92).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È il primo asilo aziendale in Italia che ospita bambini da sei mesi a tre anni e dai tre anni a sei anni. Il linguaggio impiegato è quello razionalista. </hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine30.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 23 – Asilo Nido a Ivrea, 1939-1941, di L. Figini e G. Pollini, pianta piano terra, AASO-Ivrea.</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine31.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 24 – Asilo Nido a Ivrea, 1939-1941, di L. Figini e G. Pollini, AASO-Ivrea.</hi></p></div><div><head><hi>9. Fascia dei Servizi Sociali Olivetti (1954-1959)</hi></head><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine32.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 25 – Servizi sociali Olivetti a Ivrea, 1954-1959, di L. Figini e G. Pollini, planimetria, AASO-Ivrea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La fascia dei servizi sociali è situata di fronte alle officine Olivetti e comprende il centro culturale, i servizi di assistenza sociale, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">infermeria e l’ufficio del personale. I progettisti sono Luigi Figini e Gino Pollini.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">“In questo progetto gli architetti hanno cercato per la prima volta di condurre la tematica dello sviluppo spaziale entro lo schema di un reticolo esagonale” (Tedeschi 1959, 140).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal punto di vista compositivo i due edifici si contrappongono al Razionalismo delle officine, “dirimpetto al volume chiuso dello stabilimento da essi stessi creato, i due architetti proponevano ora una composizione aerea, tutta formata da giochi e trafori e di volumi sospesi con l’evidente volontà di contrassegnare due aspetti ben distinti della vita nella comunità di lavoro” (Tedeschi 1959, 34).</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine33.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 26 – Servizi Sociali Olivetti a Ivrea, 1954-1959, di L. Figini e G. Pollini.</hi></p></div><div><head><hi>10. Il quartiere di Castellamonte (1940-1942)</hi></head><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine34.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-4">Figura 27 –</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-4">Quartiere Castellamonte a Ivrea, 1940-1942, di L. Figini e G. Pollini, planimetria, AASO-Ivrea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il nuovo quartiere progettato da Figini e Pollini è destinato agli impiegati ed ai dirigenti della Olivetti. La disposizione ortogonale degli edifici rispetto alla via Castellamonte, oggi via Jervis, configura, sotto l’aspetto paesaggistico, un minore ingombro degli edifici, disposti in funzione dell’orientamento a sud.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Con queste case e alloggi duplex, Figini e Pollini realizzano una positiva esperienza nel campo della architettura popolare» (Tedeschi 1959, 98).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quello che colpisce dalla lettura degli insediamenti è l’eclettismo dei progetti realizzati, che non è imputabile solamente alla mancanza di un piano capace di coordinare l’immagine della città, ma ai linguaggi usati dai progettisti rivolti al modernismo europeo le cui opere Figini e Pollini avevano avuto modo di vedere attraverso la partecipazione ai CIAM (</hi><hi rend="CharOverride-1">Congrès Internationaux de Architecture Moderne).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Ivrea accoglie opere di architettura come fossero quadri da collezione, mirando a una qualità sempre meno legata a linguaggi precostituiti» (Tafuri 2007, 48). «È impossibile ad Ivrea leggere una continuità formale, anche suddividendo la città per parti o secondo immaginarie scansioni temporali. I quartieri Castellamonte, Canton Vesco, Bellavista, si costruiscono negli anni per aggregazione e non secondo un piano di continuità formale» (OImo 2018, 162).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul numero di maggio di </hi><hi rend="italic">Casabella</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1936, Luigi Figini e Gino Pollini illustrano il piano di un nuovo quartiere di Ivrea. All’articolo è premesso un intervento di Adriano Olivetti, </hi><hi rend="italic">Architettura al servizio sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">(Olmo 2018, 162, 50, 201 nota 8; Casabella, n. 101, 1936)</hi><hi rend="italic">.</hi></p></div><div><head><hi>11. La mensa e il Centro Ricreativo Olivetti (1953-1961)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella zona retrostante le Officine ICO, progettate da Figini e Pollini, è situata la mensa aziendale all’interno di un’area caratterizzata da una collina alberata. Il progetto è di Ignazio Gardella, destinato ad accogliere fino a 1600 persone. Lo spazio della mensa è a pianta centrale, secondo uno schema esagonale. Nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’ampio atrio si svolgevano attività ricreative e culturali. Il progetto si inserisce nel disegno sociale più ampio di umanizzazione della fabbrica. La pianta esagonale segue l’andamento della collina favorendo un rapporto di continuità fra l’architettura e la natura circostante.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gardella, «introduce, proprio nel progetto della Mensa Olivetti, nuovi caratteri organici ed espliciti riferimenti all’architettura di Frank Lloyd Wright» (Brandi 2020, 29).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Del progetto del Centro Ricreativo faceva parte anche il cinema-teatro che non fu realizzato. Ignazio Gardella scrive che «Olivetti sapeva esattamente che cosa </hi><hi rend="CharOverride-1">volesse che la mensa fosse: non uno spazio per consumare i pasti, ma un luogo per un momento della vita di chi lavorava nella fabbrica».</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine35.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-4">Figura 28 – Mensa e Centro Ricreativo Olivetti, 1953-1961, di I. Gardella, planimetria, AASO-Ivrea.</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine36.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-4">Figura 29 – Mensa e Centro Ricreativo Olivetti, 1953-1961, di I. Gardella, AASO-Ivrea.</hi></p></div><div><head><hi>12. Il quartiere Canton Vesco (1943-1963)</hi></head><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine37tif.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-4">Figura 30 –</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-4">Quartiere Canton Vesco a Ivrea, 1943-1963, planimetria, AASO-Ivrea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il quartiere si sviluppa su una superficie di 40 ettari, in forme articolate e viene costruito nel periodo compreso tra il 1943 ed il 1963. I progetti furono realizzati da diversi architetti e urbanisti, tra i quali Giancarlo De Carlo, Annibale Fiocchi, Wolfgang Franke, Marcello Nizzoli, Giuseppe Mario Olivieri, Lodovico Quaroni e Ugo Sissa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fu oggetto di un primo studio nel Piano Regolatore del 1938 e di una successiva elaborazione nel 1943, che prevedeva una popolazione di 15.000 abitanti distribuiti su 3000 unità abitative ed era dotato di servizi quali l’asilo nido, su progetto di Ridolfi e Franke (1955-1963), la scuola elementare progettata da Quaroni e De Carlo (1955-1960) e la chiesa progettata da Nizzoli e Olivieri (1955-1963). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il quartiere venne progettato prevedendo unità di vicinato e servizi che integrano gli edifici abitativi. Gli edifici e i servizi seguivano uno stile razionalista che rimanda alle esperienze inglesi e scandinave. Dal 1998 al 2006 è stato realizzato il recupero del quartiere secondo criteri conservativi. </hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine38.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-4">Figura 31 –</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-4">Quartiere Canton Vesco a Ivrea, 1943-1963, AASO-Ivrea.</hi></p></div><div><head><hi>13. Il quartiere Bellavista (1957-1975)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il quartiere Bellavista è situato a sud-ovest rispetto al centro di Ivrea ed è tra gli ultimi quartieri realizzati dalla Olivetti. La progettazione urbanistica e architettonica per il nuovo quartiere residenziale Bellavista a Ivrea fu affidata nel 1957 all’architetto Luigi Piccinato. Il quartiere era già previsto dal Piano Regolatore del 1938, che prevedeva un insediamento di 4.000 abitanti su un’area di 32 ettari. Il complesso era caratterizzato da aree verdi e da una bassa densità edilizia. Dal 1960 al 1961 si costruirono circa 450 alloggi di cui 301 per la Olivetti utilizzando parzialmente i fondi dei Piani INA-Casa (Martorana 2021-2022). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 1970 al 1975 l’Olivetti costruisce con finanziamenti propri altri 12 alloggi e con finanziamento Gescal altri 54 alloggi. Complessivamente il quartiere sarà costruito nel periodo compreso fra il 1957 ed il 1975. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’impianto del quartiere è di tipo organico. L’intervento si colloca all’interno di un sistema di aree ad alta naturalità soggette a vincoli paesaggistici che hanno determinato la conformazione degli spazi aperti. Il materiale impiegato è il mattone in laterizio faccia a vista da cui deriva la denominazione di </hi><hi rend="italic">case dai mattoni rossi.</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_11_95-118-web-resources/image/Immagine39.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-4">Figura 32 –</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-4">Quartiere Bellavista a Ivrea, 1957-1975, di L. Piccinato.</hi></p></div><div><head><hi>14. Il cantiere eclettico</hi></head><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Il cantiere della architettura realizzata ad Ivrea, su committenza Olivetti, è un cantiere eclettico forse perché Olivetti non riteneva utile o corretto individuare </hi><hi rend="italic">Comunità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’azienda con uno </hi><hi rend="italic">stile</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma forse anche perché l’adesione a uno </hi><hi rend="italic">stile</hi><hi rend="CharOverride-1"> non è per l’architettura italiana degli anni Cinquanta un problema concettualmente rilevante, come leggendo le riviste o i libri si sarebbe tentati di supporre (Olmo 2018, 165-66).</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">e anche rimanendo all’unico cantiere in qualche misura completato, quello di Ivrea, il dato che maggiormente colpisce è l’eclettismo delle opere che si realizzano. Quando a più riprese tra il 1936 e il 1952, Olivetti promuove lo studio della nuova organizzazione fisica da dare all’Ivrea </hi><hi rend="italic">Ville Industrielle</hi><hi rend="CharOverride-1">, né il Piano Regionale della Valle D’Aosta, né il GTCUC</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08995_xml_11_95-118.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> comportavano una </hi><hi rend="italic">forma urbis</hi><hi rend="CharOverride-1"> definita anche morfologicamente (Olmo 2018, 161).</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">È impossibile ad Ivrea, leggere una continuità formale, anche suddividendo la città per parti o secondo immaginarie scansioni temporali. I quartieri – Castellamonte, Canton Vesco, Bellavista – si costruiscono negli anni per aggregazione e non seguendo un piano di continuità formale (Olmo 2018, 162).</hi></quote></div><div><head><hi>Bibliografia </hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bilò, F., Sacco, A. 2016. “Matera e Adriano Olivetti, Testimonianze su un’idea per il riscatto del Mezzogiorno.” In </hi><hi rend="italic">Matera e Adriano Olivetti, Testimonianze su un’idea per il riscatto del Mezzogiorno</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di F. Bilò e E. </hi><hi rend="CharOverride-1">Vadini, Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bilò, F., Vadini, E. 2016. </hi><hi rend="italic">Matera e Adriano Olivetti, Testimonianze su un’idea per il riscatto del Mezzogiorno</hi><hi rend="CharOverride-1">, cura di F. Limana. Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brandi, S. 2020. </hi><hi rend="italic">Ignazio Gardella a Ivrea, La mensa e il Centro Ricreativo Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ciucci, G. 1994. “Un sognatore razionale.” In </hi><hi rend="italic">Luigi Cosenza, scritti e progetti di architettura</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di F. D. Moccia. Napoli: CLEAN Edizioni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ciucci, G. 2011. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Le premesse del Piano regolatore della Valle d’Aosta.” In </hi><hi rend="italic">Studi e proposte preliminari per il Piano regolatore della Valle d’Aosta</hi><hi rend="CharOverride-1">, 55-82. 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Roma: Fondazione Adriano Olivetti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gabellini, P. 2004. “I luoghi dell’architettura e dell’urbanistica di Adriano Olivetti.” In </hi><hi rend="italic">Adriano Olivetti, l’urbanistica, l’architettura, l’INU</hi><hi rend="CharOverride-1">, 40-42. Roma: Fondazione Adriano Olivetti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Irace, F. 2001. “La Ville d</hi><hi rend="CharOverride-1">’Hadrien à Ivrea.” In </hi><hi rend="italic">Costruire la città dell’uomo, Adriano Olivetti e l’urbanistica</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di C. Olmo, 207-29. Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Levi, C. 1962. </hi><hi rend="italic">Cristo si è fermato a Eboli</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Martorana, V. 2021-2022. </hi><hi rend="italic">Urbanistica e Paesaggio-Ambientale, Le case in mattoni rossi di Bellavista</hi><hi rend="CharOverride-1">. Tesi di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Paesaggistico-Ambientale. Torino: Politecnico di Torino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Moccia, F. D. (a cura di). 1994. </hi><hi rend="italic">Luigi Cosenza, scritti e progetti di architettura</hi><hi rend="CharOverride-1">. Napoli: CLEAN Edizioni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Montesano, G. 2018. Prefazione a </hi><hi rend="italic">Donnarumma all’assalto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di O. Ottieri. Milano: Garzanti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Musatti, R. 1958. </hi><hi rend="italic">La via del sud</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Musatti, R. 2006. “L’origine del progetto.” In </hi><hi rend="italic">Luigi Cosenza: La fabbrica Olivetti a Pozzuoli</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Cosenza. Napoli: CLEAN Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Olivetti, A. 2013. </hi><hi rend="italic">Ai lavoratori di Pozzuoli</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Olivetti, R. 1961. “La Società Olivetti nel Canavese.” </hi><hi rend="italic">Urbanistica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 33.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Olmo, C. 2018. </hi><hi rend="italic">Urbanistica e società civile</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pejrone, P. 2006. “Un giardino moderno mediterraneo.” In </hi><hi rend="italic">Luigi Cosenza: La fabbrica Olivetti a Pozzuoli</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Cosenza. Napoli: CLEAN Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Restucci, A. 1977. “Città e Mezzogiorno: Matera degli anni ’50 al concorso sui ‘Sassi’.” </hi><hi rend="italic">Casabella</hi><hi rend="CharOverride-1"> 428: 37-38.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tafuri, M. 2007. </hi><hi rend="italic">Storia dell’architettura italiana - 1944-1985</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tedeschi, E. G. 1959. </hi><hi rend="italic">Figini e Pollini</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano:</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Il Balcone.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ulivieri, D., Bevilacqua, M. G. (a cura di). 2021. </hi><hi rend="italic">Territorio, Comunità e Architettura nella Toscana di Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Pisa: Pisa University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vadini, E. 2016. “Laboratorio Matera: la realtà, le utopie urbane e le riflessioni dei progettisti.” In </hi><hi rend="italic">Matera e Adriano Olivetti, Testimonianze su un’idea per il riscatto del Mezzogiorno</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di F. Bilò e E. Vadini, Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08995_xml_11_95-118.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">La via del sud</hi><hi rend="CharOverride-1"> è il romanzo scritto da Riccardo Musatti nel 1958 per le Edizioni di Comunità, nel quale sviluppa la sua ricerca per il riscatto del Mezzogiorno ad opera dei suoi paesi e dei suoi abitanti.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08995_xml_11_95-118.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La rivista </hi><hi rend="italic">Comunità</hi><hi rend="CharOverride-1"> fu fondata a Roma nel marzo del 1946 e fu il punto di riferimento del Movimento Comunità fondato nel 1947, da Adriano Olivetti. Era un partito politico federalista, socialista e liberale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08995_xml_11_95-118.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Qui e nel seguito, le fotografie di proprietà dell’Associazione Archivio Storico Olivetti  vengono indicate nelle didascalie con l’acronimo AASO-Ivrea.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08995_xml_11_95-118.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	GTUCUC: acronimo di Gruppo Tecnico per il Coordinamento del Canavese.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Mario Piccinini, Associazione Olivettiana, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">mario.piccinini50@gmail.com</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Mario Piccinini, <hi rend="italic">Architetture olivettiane: un itinerario da sud a nord,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0459-0.07</ref>, in Lorenzo Capineri (edited by), <hi rend="italic">Olivetti: una complessità virtuosa</hi>, pp. -25, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0459-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0459-0</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="159963">Bil&amp;#242;, F., Sacco, A. 2016. “Matera e Adriano Olivetti, Testimonianze su un’idea per il riscatto del Mezzogiorno.” In Matera e Adriano Olivetti, Testimonianze su un’idea per il riscatto del Mezzogiorno, a cura di F. Bil&amp;#242; e E. Vadini, Roma: Edizioni di Comunit&amp;#224;.</bibl>
          <bibl n="160018">Bil&amp;#242;, F., Vadini, E. 2016. Matera e Adriano Olivetti, Testimonianze su un’idea per il riscatto del Mezzogiorno, cura di F. Limana. Roma: Edizioni di Comunit&amp;#224;.</bibl>
          <bibl n="160064">Brandi, S. 2020. Ignazio Gardella a Ivrea, La mensa e il Centro Ricreativo Olivetti. Roma: Edizioni di Comunit&amp;#224;.</bibl>
          <bibl n="160030">Ciucci, G. 1994. “Un sognatore razionale.” In Luigi Cosenza, scritti e progetti di architettura, a cura di F. D. Moccia. Napoli: CLEAN Edizioni.</bibl>
          <bibl n="159995">Ciucci, G. 2011. “Le premesse del Piano regolatore della Valle d’Aosta.” In Studi e proposte preliminari per il Piano regolatore della Valle d’Aosta, 55-82. Roma: Edizioni di Comunit&amp;#224;.</bibl>
          <bibl n="160031">Conforti, C. 1997. “Roma, Napoli, la Sicilia.” In Storia dell’architettura italiana, il secondo Novecento, a cura di F. Del Co. Milano: Electa.</bibl>
          <bibl n="160080">Cosenza, G. (a cura di). 2006. Luigi Cosenza: La fabbrica Olivetti a Pozzuoli. Napoli: CLEAN Edizioni.</bibl>
          <bibl n="160094">Curzio, B. 2007. Colonie marine Olivetti piccole ‘Comunit&amp;#224;’ concrete. Ivrea: Montalto Dora.</bibl>
          <bibl n="160006">Fabbri, M. et al. 1994. Dalla utopia alla politica: Autonomia locale e rinnovamento della politica meridionale nell’esperimento comunitario. Roma: Fondazione Adriano Olivetti.</bibl>
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          <bibl n="159969">Martorana, V. 2021-2022. Urbanistica e Paesaggio-Ambientale, Le case in mattoni rossi di Bellavista. Tesi di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Paesaggistico-Ambientale. Torino: Politecnico di Torino.</bibl>
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          <bibl n="160148">Musatti, R. 1958. La via del sud. Roma: Edizioni di Comunit&amp;#224;.</bibl>
          <bibl n="160037">Musatti, R. 2006. “L’origine del progetto.” In Luigi Cosenza: La fabbrica Olivetti a Pozzuoli, a cura di G. Cosenza. Napoli: CLEAN Editore.</bibl>
          <bibl n="160127">Olivetti, A. 2013. Ai lavoratori di Pozzuoli. Roma: Edizioni di Comunit&amp;#224;.</bibl>
          <bibl n="160134">Olivetti, R. 1961. “La Societ&amp;#224; Olivetti nel Canavese.” Urbanistica 33.</bibl>
          <bibl n="160131">Olmo, C. 2018. Urbanistica e societ&amp;#224; civile. Roma: Edizioni di Comunit&amp;#224;.</bibl>
          <bibl n="160026">Pejrone, P. 2006. “Un giardino moderno mediterraneo.” In Luigi Cosenza: La fabbrica Olivetti a Pozzuoli, a cura di G. Cosenza. Napoli: CLEAN Editore.</bibl>
          <bibl n="160067">Restucci, A. 1977. “Citt&amp;#224; e Mezzogiorno: Matera degli anni ’50 al concorso sui ‘Sassi’.” Casabella 428: 37-38.</bibl>
          <bibl n="160116">Tafuri, M. 2007. Storia dell’architettura italiana - 1944-1985. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="160152">Tedeschi, E. G. 1959. Figini e Pollini. Milano: Il Balcone.</bibl>
          <bibl n="160034">Ulivieri, D., Bevilacqua, M. G. (a cura di). 2021. Territorio, Comunit&amp;#224; e Architettura nella Toscana di Olivetti. Pisa: Pisa University Press.</bibl>
          <bibl n="159966">Vadini, E. 2016. “Laboratorio Matera: la realt&amp;#224;, le utopie urbane e le riflessioni dei progettisti.” In Matera e Adriano Olivetti, Testimonianze su un’idea per il riscatto del Mezzogiorno, a cura di F. Bil&amp;#242; e E. Vadini, Roma: Edizioni di Comunit&amp;#224;.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>