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        <title type="main" level="a">Per una ‘epigrafia comunicata’: itinerari epigrafici nella Roma medievale (XI-XV secolo)</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-1764-346X" type="ORCID">
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          <resp>This is a section of <title>Florentia </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0376-0</idno>) by </resp>
          <name>Michele Nucciotti, Elisa Pruno</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
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        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.04</idno>
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        <p>The paper illustrates the strategies of a “communicated epigraphy” to the public, adopted in the Sapienza University of Rome project Compitare per via: itineraria epigrafici digitali nella Roma medievale (XI-XV secolo), for which I am the Scientific Director. Using new tools (including the “exploded digital cast”), the micro-stories entrusted to the stone will be read, to trace thematic epigraphic itineraries aimed at recreating the same mechanisms of communicative effectiveness of the past time on the modern user, in order to overcome the well-known dichotomy between epigraphy used as main medium of communication in the ancient world and epigraphy hardly intelligible to the modern eye and which must therefore be “communicated”.</p>
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            <item>Medieval Epigraphy</item>
            <item>Medieval Rome</item>
            <item>'Communicated Epigraphy'</item>
            <item>‘Exploded digital cast’</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.04<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.04" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter" ><hi>Per una ‘epigrafia comunicata’: itinerari epigrafici nella Roma medievale (XI-XV secolo)</hi></p><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Giorgia Maria Annoscia</hi></p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi><hi rend="CharOverride-2">: The paper illustrates the strategies of a “communicated epigraphy” to the public, adopted in the Sapienza University of Rome project </hi><hi rend="CharOverride-3">Compitare per via</hi><hi rend="CharOverride-2">: itineraria </hi><hi rend="CharOverride-3">epigrafici digitali nella Roma medievale (XI-XV secolo)</hi><hi rend="CharOverride-2">, for which I am the Scientific Director. Using new tools (including the “exploded digital cast”), the micro-stories entrusted to the stone will be read, to trace thematic epigraphic itineraries aimed at recreating the same mechanisms of communicative effectiveness of the past time on the modern user, in order to overcome the well-known dichotomy between epigraphy used as main medium of communication in the ancient world and epigraphy hardly intelligible to the modern eye and which must therefore be “communicated”.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Era la primavera del 2001 quando conobbi il prof. Guido Vannini in occasione del mio primo incontro seminariale del dottorato di ricerca in Archeologia Medievale presso l’Università di L’Aquila, del cui Collegio Docenti egli era Membro. Avevo letto con religiosa osservanza la maggior parte della sua nutrita e variegata produzione scientifica che ha contribuito in modo determinante alla mia formazione e continua tutt’oggi a essere fonte di continua ispirazione. Lo stato d’animo con il quale affrontai il mio ‘debutto’ nella società accademica era un misto di viva emozione e di puro terrore nel dover associare a quei caratteri stampati dei volti. E fui felicemente sorpresa nell’imbattermi proprio in quello del professor Vannini, ‘persona’ affabile, gentile, sempre sorridente, sinceramente interessata all’interlocutore tanto da metterlo a suo agio in stimolanti conversazioni. Avevo scoperto che dietro a una tanto celebre firma scientifica c’era una figura di grande umanità, con cui ho avuto il piacere di conversare non solo di archeologia, un ‘filosofo’ come ero solita epitetarlo. Insieme alla prof. Letizia Ermini Pani, mia maestra alla quale il professore è stato sempre profondamente legato, ha contribuito a profilare la mia figura professionale e il mio modo di essere ‘docente’ con la costante preoccupazione di non lasciare indietro nessun allievo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Tra le numerose ‘lezioni accademiche’ che mi ha lasciato in eredità, in questa sede vorrei condividere quella che è sottesa a un campo di ricerca che sto portando avanti sulle iscrizioni ‘esposte’ (Petrucci 1985) d’epoca bassomedievale di Roma e che si incentra sulla loro disseminazione in chiave di ‘epigrafia comunicata’ al pubblico o, meglio, ai tanti pubblici sulla falsariga della ben più nota Archeologia Pubblica che ha uno dei campi principali nella comunicazione come processo attivo di costruzione di significato. Il mio essere debitrice all’insegnamento del prof. Vannini risulta lapalissiano essendo egli uno dei pionieri di questo campo di ricerca, strutturatosi una ventina di anni fa nel sistema accademico britannico: a lui si deve il merito di aver introdotto nel dibattito italiano questo tema</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-012">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-4"> declinandolo, tra ricerca pura e applicata, con saggezza e intelligenza in maniera del tutto personale. Alla sua definizione di questo «‘nuovo’ settore della disciplina»</hi><hi rend="CharOverride-4"> mi sono ispirata, ove essa</hi></p><p rend="quotation_a" ><hi rend="CharOverride-4">[…] tende a strutturare un rapporto con la società contemporanea, sempre a partire dai risultati della ricerca sul campo, per contributi in particolare ai grandi settori […] della comunicazione come strumento strategico di progettualità sostenibili […], di apporti identitari per le comunità interessate a cominciare (ma solo a cominciare) da quelle locali (Vannini, Nucciotti e Bonacchi 2014, 183).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Facendo mie queste parole, ho cercato di sistematizzare il rapporto fra ‘prodotti’ della ricerca epigrafica e società civile approntando una strategia volta a ricreare (recuperando le attitudini e le impressioni del lettore medievale) gli stessi meccanismi comunicativi del passato sull’utente moderno al fine di superare la nota dicotomia tra epigrafia in quanto </hi><hi rend="CharOverride-6">medium</hi><hi rend="CharOverride-4"> principe della comunicazione nel mondo antico ed epigrafia poco intellegibile dall’occhio moderno, che va quindi ‘comunicata’ (Sartori </hi><hi rend="CharOverride-7">2009</hi><hi rend="CharOverride-4">b) giacché manca oggi ogni abitudine a una lettura comprensiva di un testo inscritto e si è inoltre perso quel ‘saputo commemorativo’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-011">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-4"> che si instaurava nel lettore antico. A ciò si aggiunga la difficoltà di capire un testo in latino, spesso frammentario e lacunoso, perlopiù redatto in forme grafiche poco familiari e difficilmente intellegibili, e irto di abbreviature.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Infatti, sebbene l’epigrafia sia</hi></p><p rend="quotation_a" ><hi rend="CharOverride-4">[…] la scienza di ciò che è scritto (mediante incisione, pittura o tecnica musiva) su di un supporto duro e, in quanto tale, potenzialmente durevole nel tempo, con l’intenzione di comunicare un testo al pubblico più vasto e per la più lunga durata (Manacorda 2000), </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">assistiamo a un divario tra la primaria funzione dei manufatti epigrafici atti a trasmettere messaggi a un numero quanto più ampio di potenziali lettori, veicoli di propaganda, di conservazione e di trasmissione di ricordi storici, «pagine del libro della storia e della memoria collettive» (Giovè 2020, 91), e la piena comprensione degli stessi da parte degli odierni fruitori in quanto deficitari dei necessari strumenti interpretativi, il che ripropone curiosamente quanto già avveniva in epoca altomedievale laddove scrittura e nel nostro caso lettura divennero «pratiche chiuse» (Carletti 2001)</hi><hi rend="CharOverride-4"> in contrapposizione all’apertura delle stesse in epoca romana, in «una società di dialogo per eccellenza» (Carletti 1985).</hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="CharOverride-4">Queste ‘scritture esposte’ costituivano una «presenza costante e diffusa, quasi invadente» (Carletti 2001, 328) in tutti quei luoghi della città che prevedevano in epoca bassomedievale una frequentazione, continuativa o periodica, e benché a tutt’oggi esse si impongano con la loro materialità e con la loro marmorea plasticità in quegli stessi luoghi, ne sono divenute quinte scenografiche, elementi di ‘arredo’ che adornano le strutture cui </hi><hi rend="CharOverride-6">ab origine</hi><hi rend="CharOverride-4"> erano intrinsecamente legate, stante il vincolo materiale e ideologico tra iscrizione e monumento (Panciera et al. 2006). D’altronde era comunicazione già il monumento di per sé in tutte le sue componenti concrete (Sartori</hi><hi rend="CharOverride-7"> </hi><hi rend="CharOverride-4">2009b) inserito poi nel più ampio contesto topografico (Manacorda 2000) e, quindi, nel coevo paesaggio urbano al fine di ricostruire il rapporto tra «scrittura e spazio, scrittura e sviluppo urbano, esposizione e lettura, potere e programmazione urbanistica» (Petrucci 1985, 88). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">La necessità per un verso di «recuperare il senso del colloquio diretto tra chi le iscrizioni le proponeva e collocava e coloro che ne fruivano» (Cautela e Maietta 1983, 5)</hi><hi rend="CharOverride-4">, per altro verso di divulgare ciò che per vocazione era una «forma di comunicazione essenziale, intesa come espressione di una interlocuzione interpersonale e comunitaria, volta a condizionare l’opinione pubblica» (Sartori 2009a, 12), </hi><hi rend="CharOverride-6">medium</hi><hi rend="CharOverride-4"> di trasmissione odiernamente afono, privato della potenza di voce, affinché la lettura divenga nuovamente una ‘pratica aperta’, questa necessità, dicevo, ha indirizzato il mio lavoro verso due distinti ma complementari fronti: il primo, d’ambito più accademico, è relativo al Progetto di Ateneo Sapienza (finanziato nel 2020) </hi><hi rend="CharOverride-6">Compitare per via: </hi><hi rend="CharOverride-4">itineraria</hi><hi rend="CharOverride-6"> epigrafici digitali nella Roma bassomedievale (XI-XV secolo)</hi><hi rend="CharOverride-4">, del quale sono Responsabile scientifico; il secondo, di taglio più comunicativo, è incentrato su un ciclo di incontri </hi><hi rend="CharOverride-6">Storie su pietra</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-4">. </hi></ref><hi rend="CharOverride-4"> che ho organizzato con Casa delle Letterature – Biblioteche di Roma e Oratorio di S. Filippo Neri. Vedremo come questi due fronti operativi si intersechino e si alimentino vicendevolmente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Partiamo dal Progetto Sapienza</hi><hi rend="CharOverride-6"> Compitare per via </hi><hi rend="CharOverride-4">che privilegia lo studio dell’iscrizione intesa come «monumento grafico complesso»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-010">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-4"> (‘testo scritto’, ‘scrittura’ e ‘monumento’) avvalendosi di una équipe multidisciplinare che affianca a epigrafisti, archeologi specializzati in Virtual Archaeology, storici dell’arte, filologi, paleografi nonché ingegneri ottici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-009">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-4">. In questa direzione, vorrei richiamare le belle parole di Margherita Guarducci, celebre epigrafista greca: </hi></p><p rend="quotation_a" ><hi rend="CharOverride-4">Per penetrare a fondo nel contenuto dell’epigrafe, uno studioso deve rivivere quest’ultima nell’età e nell’ambiente che l’ha prodotta senza limitare i propri interessi al nome puro e semplice della disciplina che si professa. La scienza, infatti, è indivisibile; è come un albero gigantesco in cui la medesima linfa, salendo su dalle radici, affluisce ai rami e liberamente circola tra essi: effetto di una legge immutabile che promana dall’intima essenza della vita (Guarducci 1967, 26).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Le competenze dell’epigrafista, quindi, non si esauriscono nell’edizione del testo dell’iscrizione ma si collocano in una prospettiva multidisciplinare al fine di ‘entrare dentro un’epigrafe’ e di ricreare il contesto socio-economico e culturale nel quale essa è stata prodotta e le connessioni con i coevi prodotti epigrafici. D’altronde, come ricorda il fisico Carlo Rovelli ne </hi><hi rend="CharOverride-6">L’ordine del tempo</hi><hi rend="CharOverride-4">,</hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="CharOverride-4">«il mondo non è un insieme di cose, è un insieme di eventi» (Rovelli 2017).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Il Progetto </hi><hi rend="CharOverride-6">Compitare per via</hi><hi rend="CharOverride-4"> ha tre obiettivi. Il primo è rieditare (secondo norme </hi><hi rend="CharOverride-6">IMAI</hi><hi rend="CharOverride-4">)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-008">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-4"> e implementare il </hi><hi rend="CharOverride-6">corpus</hi><hi rend="CharOverride-4"> epigrafico della Roma bassomedievale già ospitato nel database ipertestuale Open Data </hi><hi rend="CharOverride-6">Linking Evidence. A Digital Approach to Medieval and Early Renaissance Rome, 4</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-8">th</hi></ref><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-007">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="CharOverride-4">che collega testi e immagini di differenti ‘evidenze’ di fonti: descrizioni della città di Roma (dai </hi><hi rend="CharOverride-6">Mirabilia </hi><hi rend="CharOverride-4">al </hi><hi rend="CharOverride-6">De Varietate Fortunae</hi><hi rend="CharOverride-4"> di Poggio Bracciolini), raffigurazioni dei monumenti (affreschi, disegni, incisioni) e iscrizioni ‘esposte’, conservate e tràdite, dall’XI al primo quarto del XV secolo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">In tal senso, stiamo procedendo al censimento dell’edito e allo studio della tradizione manoscritta sia per intercettare testimoni perduti sia per ricostruire il tragitto percorso dalle iscrizioni fin dalla loro produzione. Contestualmente stiamo svolgendo campagne di ricognizioni epigrafiche per documentare le iscrizioni mediante fotogrammetria affinché possano essere visualizzate come immagini ortofotografiche e/o modelli 3D: utilizziamo anche tecniche diagnostiche di </hi><hi rend="CharOverride-6">Imaging</hi><hi rend="CharOverride-4"> quali Macrofotografie (per la morfologia della superficie scrittoria) e Microfotografie in luce Visibile (per l’osservazione dettagliata delle tracce e l’analisi petrografica del supporto).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Un secondo obiettivo del Progetto è ricostruire il contesto originario (monumentale e urbano)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-006">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-4"> ove sono state ideate, messe in opera e quindi esposte le iscrizioni avvalendoci delle ben varate metodiche di raffronto tra evidenze archeologiche e strutturali, dati topografici e altre serie testimoniali indirette (tradizione manoscritta, cartografia storica, rappresentazioni iconografiche), raffronto che nel nostro ha consentito di conferire profondità storica alle poche tracce archeologiche ancora </hi><hi rend="CharOverride-6">in situ</hi><hi rend="CharOverride-4">,</hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="CharOverride-4">come lacerti di strutture murarie e di pavimenti, elementi scultorei e dell’arredo liturgico, brani della decorazione pittorica e/o musiva. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Parimenti, stiamo cercando di ricollocare le iscrizioni nel campo della percezione visiva e cognitiva in cui sono state prodotte e altresì di recuperare il ‘discorso artistico’ sotteso al ‘programma iconografico’ in quell’ottica ‘epiconografica’ (Riccioni 2008) proposta da Stefano Riccioni per S. Maria in Cosmedin e S. Clemente (Riccioni</hi><hi rend="CharOverride-7"> </hi><hi rend="CharOverride-4">2000, 2006). In questa stessa direzione, per inferire ulteriori elementi sperabilmente utili a ricostruire lo spazio di lettura o di semplice contemplazione delle epigrafi compenetrate con l’ambiente ospitante, i colleghi ingegneri stanno testando metodiche proprie dell’ottica in campo epigrafico. Per un verso stanno effettuando un esame visivo di ciascuna iscrizione in rapporto al lettore sia in posizione statica sia nel suo deambulare applicando regole della geometria descrittiva e strumenti tecnologici avanzati usati in campo ottico come l’</hi><hi rend="CharOverride-6">Eye Tracker </hi><hi rend="CharOverride-4">al fine di calcolare la posizione dell’occhio e di determinare dove è focalizzato lo sguardo, circoscrivendo così il «campo di riconoscimento o di fissazione visiva» (Taylor 1976, 25), ossia quella pericope testuale che è possibile abbracciare con un sol colpo d’occhio. Per altro verso su modelli tridimensionali semplificati delle chiese stanno producendo con metodiche illuminotecniche simulazioni dell’ambiente luminoso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-005">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-4"> per ricreare le originarie condizioni di luce naturale e valutare la visibilità delle strutture nei loro nodi e passaggi salienti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Per ricomporre invece i rapporti spaziali nella coeva </hi><hi rend="CharOverride-6">forma urbis</hi><hi rend="CharOverride-4">, i </hi><hi rend="CharOverride-6">monumenta</hi><hi rend="CharOverride-4"> (e le relative iscrizioni) sono stati inseriti nel webGIS </hi><hi rend="CharOverride-6">Linking Evidence</hi><hi rend="CharOverride-4"> e interrelati con le ‘evidenze’ documentate da altre serie testimoniali. Stiamo poi vettorializzando stralci delle vedute ‘a volo d’uccello’ di Roma (di fine XVI-XVII secolo) per superare la visione bidimensionale di strutture e manufatti collocati come semplici punti su pianta e per ricomporre, mediante una ricostruzione assonometrica virtuale delle carte storiche, la rete dei rapporti spaziali e dei nessi topografici a volte smagliata a causa dei grandi sventramenti urbanistici di cui fu partecipe Roma tra XIX e XX secolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Il terzo obiettivo del Progetto è approntare una strategia per una ‘epigrafia comunicata’ al più vasto pubblico. In questa direzione da un lato ho varato nuove soluzioni per veicolare una lettura frontale e quindi statica dei manufatti iscritti quale il calco digitale (Fig. 1a) e il calco digitale ‘esploso’ (Fig. 1b) ottenuto dalla ‘esplosione grafica vettoriale’ del calco digitale: in esso lo scritto viene separato sintagmaticamente in singole unità con scioglimento in corpo minore dei compendi, il che ovvia alla difficoltà di lettura della </hi><hi rend="CharOverride-6">scriptio</hi><hi rend="CharOverride-4"> continua e accompagna il lettore d’oggi a trasformare la sua prima percezione meramente visuale dell’iscrizione in comprensione del testo iscritto (dai graphs ai lemmi). Dall’altro lato stiamo delineando </hi><hi rend="CharOverride-6">itineraria</hi><hi rend="CharOverride-4"> epigrafici tematici che dalla microstoria della singola iscrizione pervengano alle grandi narrazioni in modo da suscitare nel pubblico forme di coinvolgimento più immediato ricreando l’approccio deambulante del lettore antico che ‘compita per via’ (Susini</hi><hi rend="CharOverride-7"> </hi><hi rend="CharOverride-4">1998). Entrambe le modalità di lettura delle iscrizioni, statica o dinamica, saranno fruibili da una App già connessa al citato sito web </hi><hi rend="CharOverride-6">Linking Evidence</hi><hi rend="CharOverride-4">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Quest’ultimo tema, quello della ‘epigrafia comunicata’, è sotteso al secondo fronte operativo su cui sono impegnata che si impernia sul ciclo di incontri epigrafici </hi><hi rend="CharOverride-6">Storie su pietra</hi><hi rend="CharOverride-4"> che ho organizzato insieme alla dottoressa Simona Cives, Responsabile di Casa delle Letterature – Biblioteche di Roma, e al dottor Alberto Bianco, Direttore dell’Archivio della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri. I nove incontri, a cadenza mensile da ottobre 2021 a giugno 2022, si sono svolti (a eccezione di due visite ‘itineranti’) nella magnifica e suggestiva quinta architettonica del monumentale complesso dell’Oratorio dei Padri Filippini progettato da Francesco Borromini (a piazza dell’Orologio dietro piazza della Chiesa Nuova): un sentito ringraziamento va ai venerandi Padri, che ci hanno ospitato con estrema generosità nella loro ‘casa’. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Questo splendido sodalizio trova la sua genesi proprio in un’iscrizione medievale (Fig. 2) murata al di sopra di una porta della galleria che dà sul cortile della odierna Casa delle Letterature, già Oratorio dei Filippini, e che perteneva alla scomparsa chiesa di S. Cecilia </hi><hi rend="CharOverride-6">de Campo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-004">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="CharOverride-4">(poi </hi><hi rend="CharOverride-6">de Monte Giordano</hi><hi rend="CharOverride-4">) che qui era ubicata fino alla sua demolizione nel 1629 per consentire la costruzione dell’edificio dei Padri Filippini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-003">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-4">: si tratta di un’iscrizione, finora ritenuta ‘perduta’, dedicatoria di un altare (Annoscia 2017, 79-86) nel 1123 all’epoca di papa Callisto II nella succitata chiesa di S. Cecilia </hi><hi rend="CharOverride-6">de Campo</hi><hi rend="CharOverride-4">, della quale rappresenta l’unica testimonianza materiale, divenendone poi veicolo di conservazione e di trasmissione della memoria storica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Nel giugno 2021 ho presentato nel cortile di Casa delle Letterature la microstoria di questa iscrizione cercando di rendere il meno tedioso possibile l’argomento che sarebbe potuto sembrare appannaggio di una ristretta nicchia di specialisti con manie d’erudizione antiquaria ma che in realtà celava elementi inaspettati e sorprendenti che sono stati utili a fornire una chiave di lettura e, quindi, un accesso alla vita stessa, alla struttura sociale, al pensiero e ai valori della Roma medievale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Questo stesso spirito ha animato la tappa successiva: un intero ciclo di incontri (</hi><hi rend="CharOverride-6">Storie su pietra</hi><hi rend="CharOverride-4">) volto ad avvicinare il pubblico alla conoscenza delle epigrafi medievali mediante lo strumento comunicativo dello </hi><hi rend="CharOverride-6">storytelling</hi><hi rend="CharOverride-4">: infatti, negli appuntamenti, tenuti per la maggior parte da giovani studiosi formatisi alla Sapienza Università di Roma (Fig. 3), sono state presentate otto microstorie affidate alla pietra che hanno illuminato alcuni aspetti della quotidianità romana medievale. Quindi, dalla microstoria della singola iscrizione alla macrostoria delle grandi narrazioni. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Il sottotitolo della rassegna (</hi><hi rend="CharOverride-6">Itinerari epigrafici per la Roma medievale</hi><hi rend="CharOverride-4">), invece, addita al fatto che sul </hi><hi rend="CharOverride-6">fil rouge</hi><hi rend="CharOverride-4"> delle iscrizioni sono stati delineati itinerari tematici. In particolare, nell’incontro deambulante</hi><hi rend="CharOverride-6"> Il viaggio del monaco Johannis. Sulle orme dei pellegrini compitando iscrizioni</hi><hi rend="CharOverride-4">, ci siamo addentrati nei meandri di Roma come appariva agli occhi del succitato pellegrino tra la fine dell’VIII e gli inizi del IX secolo. Infatti, seguendo il percorso tracciato da un coevo itinerario scritto, l’</hi><hi rend="CharOverride-6">Itinerario di Einsiedeln </hi><hi rend="CharOverride-4">(Del Lungo 2004), abbiamo ripercorso le sue orme fino alla basilica di S. Marco a piazza Venezia, la cui storia è stata ricostruita dalla lettura delle epigrafi ivi conservate. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Mi piace ricordare in questa sede anche due bei esempi di Archeologia Pubblica, entrambi frutto di tesi di laurea</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-002">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-4"> in Topografia Medievale delle quali sono stata Relatore, mentre Correlatore è stata la professoressa Patrizia Gioia (Responsabile del Museo di Casal de’ Pazzi): le due ricerche sono state concepite per la realizzazione di audio guide da pubblicare sulla piattaforma </hi><hi rend="CharOverride-6">izi.TRAVEL. The storytelling platform</hi><hi rend="CharOverride-4">, una piattaforma globale, aperta e gratuita che abilita un innovativo modo di visitare città, musei e le loro storie mediante tour multimediali. Nello specifico, la prima tesi si è incentrata sul già citato </hi><hi rend="CharOverride-6">storytelling </hi><hi rend="CharOverride-4">del primo itinerario di Einsiedeln ed è stata pubblicata da Maria Giulia Castrocedeno sotto il titolo di</hi><hi rend="CharOverride-6"> Il viaggio di Iohannis</hi><hi rend="CharOverride-4">. La seconda ricerca approntata da Mattia D’Amico (</hi><hi rend="CharOverride-6">La “via delle Torri”</hi><hi rend="CharOverride-4">) è invece un esperimento di comunicazione archeologica incentrata su undici casali-torri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-001">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-4"> edificati tra il XII e il XIV secolo nel settore sud-orientale della Campagna Romana e odiernamente ricadenti in una delle porzioni più densamente abitate della periferia romana, compresa tra le vie Casilina e Tuscolana: percorrere questo itinerario, a piedi o in bicicletta, vuol essere un viatico per scoprire e vedere con occhi nuovi i monumenti (spesso in stato di rudere) intorno ai quali si svolge la quotidianità dei residenti affinché, tramite la narrazione di un paesaggio medievale orami perduto, si possa costruire una ‘comunità consapevole’ del proprio territorio in chiave di ‘Archeologia identitaria’. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Tornando al nostro tema epigrafico, la calda accoglienza di un pubblico molto variegato anagraficamente e socialmente, via via fidelizzatosi e sempre presenziale, ha portato a formalizzare il sodalizio con Casa delle Letterature – Biblioteche di Roma (nella persona della dottoressa Mariarosaria Senofonte)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-4"> in un accordo di collaborazione scientifica con il mio Dipartimento (Scienze dell’Antichità – Sapienza) volto da un lato all’organizzazione anche negli anni venturi di cicli di incontri o seminari tematici sempre nell’ottica di Epigrafia Pubblica dall’altro al patrocinio e sussidio per la pubblicazione di detti incontri in un’apposita collana (in piccolo formato, 17 ×</hi><hi rend="CharOverride-4"> 24 cm) che sarà editata da Edizioni Quasar e venduta a prezzo calmierato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Sempre per rispondere a questo inaspettato e gratificante interesse di pubblico al tema epigrafico, abbiamo approntato una pagina Facebook e un profilo Instagram su ‘Epigrafia Medievale Roma’ ove ogni settimana viene pubblicata una microstoria per l’appunto epigrafica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Vorrei chiudere con le parole di Daniele Manacorda:</hi></p><p rend="quotation_a" ><hi rend="CharOverride-4">[…] la materia che si fa testo, il testo che si fa materia: sono due facce di un miracolo che si riproduce ogni volta che osserviamo, ammiriamo, cerchiamo di entrare in sintonia con un monumento epigrafico (Panciera et al. 2006, 652).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">E se questo ‘miracolo’ può avverarsi, è anche merito Suo, professor Vannini, e di questo (come di tanto altro) non Le sarò mai abbastanza grata. </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Annoscia, G. M. 2017. </hi><hi rend="CharOverride-6">Inscriptiones Medii Aevi Italiae (saec. VI-XII),</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-6">4.</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-6">Lazio – Roma. Rioni V – VI – VII – VIII</hi><hi rend="CharOverride-4">. Spoleto: Edizioni CISAM. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Annoscia, G. M. 2022. “Alla ‘ricerca della spazialità perduta’ di alcune scritture esposte di committenza pontificia a Roma nel basso medioevo.” In</hi><hi rend="CharOverride-6"> La dimensione spaziale della scrittura esposta in età medievale. Discipline a confronto</hi><hi rend="CharOverride-4">. Atti del Convegno di studio, Napoli, 14-16 dicembre 2020, a cura di D. Ferraiuolo, 189-205 e Tavv. I-IX. Spoleto: Edizioni CISAM.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Campana, A. 1968. “Tutela dei beni epigrafici.” </hi><hi rend="CharOverride-6">Epigraphica</hi><hi rend="CharOverride-4"> 30: 5-19.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Carletti,</hi><hi rend="CharOverride-7"> C. 1985. “</hi><hi rend="CharOverride-4">Epigrafia monumentale di apparato nelle chiese di Roma dal IV al VII secolo: dalla lettura alla contemplazione”. In Atti del VI Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana (Pesaro-Ancona, 19-23 settembre 1983), 275-86. Firenze: La Nuova Italia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Carletti,</hi><hi rend="CharOverride-7"> C.</hi><hi rend="CharOverride-4"> 2001. “Dalla «pratica aperta» alla «pratica chiusa»: produzione epigrafica a Roma tra V e VIII secolo.” In </hi><hi rend="CharOverride-6">Roma nell’alto Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-4">. Atti della XLVIII Settimana di studio CISAM, Spoleto, 27 aprile – 1 maggio 2000, 325-91. Spoleto: Edizioni CISAM.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Cautela, G., e I. Maietta. 1983. </hi><hi rend="CharOverride-6">Epigrafi e città. Iscrizioni medievali e moderne del Museo di San Martino in Napoli</hi><hi rend="CharOverride-4">. Napoli: Società Editrice Napoletana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Del Lungo, S. 2004. </hi><hi rend="CharOverride-6">Roma in età carolingia e gli scritti dell’Anonimo augiense</hi><hi rend="CharOverride-4">. Roma: Società Romana di Storia Patria.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Giovè, N. 2020. “Ripresa dell’antico e nuove modalità comunicative nell’epigrafia medievale.” In </hi><hi rend="CharOverride-6">La seconda vita delle iscrizioni. E molte altre ancora</hi><hi rend="CharOverride-4">, a cura di E. Culasso Gastaldi, 87-106. Alessandria:</hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="CharOverride-4">Le Edizioni dell’Orso.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Guarducci, M. 1967. </hi><hi rend="CharOverride-6">Epigrafia greca, 1: caratteri e storia della disciplina. La scrittura greca dalle origini all’età imperiale</hi><hi rend="CharOverride-4">. Roma: Istituto Poligrafico dello Stato.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Manacorda, D. 2000. “</hi><hi rend="CharOverride-6">s.v. </hi><hi rend="CharOverride-4">Epigrafia e archeologia” </hi><hi rend="CharOverride-6">Dizionario di Archeologia: temi, concetti e metodi</hi><hi rend="CharOverride-4">, 139-42, Roma: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Martinelli, F. </hi><hi rend="CharOverride-7">1653</hi><hi rend="CharOverride-4">. </hi><hi rend="CharOverride-6">Roma ex ethnica sacra</hi><hi rend="CharOverride-4">. Roma.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Nucciotti, M., Bonacchi C., e C. Molducci. 2019. </hi><hi rend="CharOverride-6">Archeologia Pubblica in Italia</hi><hi rend="CharOverride-4">. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Panciera, S., Eck W., Manacorda D., e C. Tedeschi. 2006. “Il monumento iscritto come punto d’incontro tra epigrafia, archeologia, paleografia e storia.” </hi><hi rend="CharOverride-6">Scienze dell’Antichità </hi><hi rend="CharOverride-4">13: 634-60.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Petrucci, A. 1985</hi><hi rend="CharOverride-7">.</hi><hi rend="CharOverride-4"> “Potere, spazi urbani, scritture esposte: proposte ed esempi.” In </hi><hi rend="CharOverride-6">Culture et idéologie dans la genèse de l’état moderne</hi><hi rend="CharOverride-4">.</hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="CharOverride-4">Actes de la table ronde organisée par le Centre national de la recherche scientifique et l’</hi><hi rend="CharOverride-6">École Française de Rome, Roma, 15-17 ottobre 1984</hi><hi rend="CharOverride-4">, 85-97. Rome: École Française de Rome.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Riccioni, S. 2000. “Epigrafia, spazio liturgico e riforma gregoriana. Un paradigma: il programma di esposizione epigrafica di S. Maria in Cosmedin.” </hi><hi rend="CharOverride-6">Hortus Artium Medievalium</hi><hi rend="CharOverride-4"> 6: 143-52. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Riccioni, S. 2006. </hi><hi rend="CharOverride-6">Il mosaico di S. Clemente a Roma: exemplum della chiesa riformata</hi><hi rend="CharOverride-4">. Spoleto: Edizioni CISAM.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Riccioni, S. 2008. “L’Epiconografia: l’opera d’arte come sintesi visiva di scrittura e immagine.” In </hi><hi rend="CharOverride-6">Medioevo: arte e storia</hi><hi rend="CharOverride-4">. Atti del X Convegno Internazionale di studi, Parma, 18-22 settembre 2007, a cura di A. C. Quintavalle, 465-80. Milano: Electa.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Rovelli, C. 2017. </hi><hi rend="CharOverride-6">L’ordine del tempo</hi><hi rend="CharOverride-4">. Milano: Adelphi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Sartori, A</hi><hi rend="CharOverride-7">. 2009</hi><hi rend="CharOverride-4">a. “Tra opinione pubblica e comunicazione: quale prima e quale dopo?” In </hi><hi rend="CharOverride-6">Opinione pubblica e forme di comunicazione a Roma: il linguaggio dell’epigrafia</hi><hi rend="CharOverride-4">, a cura di M. G. Angeli Bertinelli, e A. Donati, 7-14. Faenza: Fratelli Lega Ed. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Sartori, A.</hi><hi rend="CharOverride-7"> 2009</hi><hi rend="CharOverride-4">b. “La comunicazione epigrafica e l’epigrafia comunicata.” </hi><hi rend="CharOverride-6">Sylloge Epigraphica Barcinonensis</hi><hi rend="CharOverride-4"> VII: 63-73.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Susini, G.</hi><hi rend="CharOverride-7"> 1989</hi><hi rend="CharOverride-4">. “Le scritture esposte.” In </hi><hi rend="CharOverride-6">Lo spazio letterario di Roma antica II. La circolazione del testo</hi><hi rend="CharOverride-4">, a cura di G. Cavallo, P. Fedeli, e A. Giardina, 271-305. Roma: Salerno editrice.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Susini, G. </hi><hi rend="CharOverride-7">1998. “</hi><hi rend="CharOverride-4">Compitare per via. Antropologia del lettore antico: meglio del lettore romano.” </hi><hi rend="CharOverride-6">Alma mater studiorum. Rivista scientifica dell’Università di Bologna</hi><hi rend="CharOverride-4"> I: 105-07.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Taylor, J. 1976. </hi><hi rend="CharOverride-6">Insegnare a leggere e a scrivere</hi><hi rend="CharOverride-4">. Torino: Emme.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Vannini, G. 2011. </hi><hi rend="CharOverride-6">Archeologia pubblica in Toscana</hi><hi rend="CharOverride-4">. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-4">Vannini, G., Nucciotti M., e C. Bonacchi. 2014. “Archeologia Medievale e Archeologia Pubblica.” </hi><hi rend="CharOverride-6">Archeologia Medievale</hi><hi rend="CharOverride-4"> XL, n.s.: 183-96.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-9"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-012-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	Mi riferisco al workshop </hi><hi rend="CharOverride-6">Archeologia Pubblica in Toscana: un progetto e una proposta</hi><hi rend="CharOverride-4"> svoltosi a Firenze nel luglio 2010 (Vannini 2011) e al I Congresso Nazionale organizzato da Università e Comune a Firenze nell’ottobre 2012 (Nucciotti, Bonacchi e Molducci 2019).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-9"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-011-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	Inteso come «una sorta di abitudine a comprendere sigle e abbreviazioni» (Susini 1989, 298).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-9"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-010-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	Richiamando la nota definizione di un’iscrizione intesa come «monumento complesso, che presenta sempre almeno tre aspetti: quello del </hi><hi rend="CharOverride-6">testo</hi><hi rend="CharOverride-4"> scritto, quello della </hi><hi rend="CharOverride-6">scrittura</hi><hi rend="CharOverride-4"> (forme grafiche) e quello del </hi><hi rend="CharOverride-6">monumento</hi><hi rend="CharOverride-4"> (materia e forma del supporto, elementi artistici del corredo, inserimento in un contesto architettonico o artistico)» (Campana</hi><hi rend="CharOverride-7"> </hi><hi rend="CharOverride-4">1968, 7).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-4"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-009-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	Membri del Progetto interni Sapienza: Maurizio Campanelli (PI del Progetto </hi><hi rend="CharOverride-6">Linking Evidence </hi><hi rend="CharOverride-4">– filologo, Dip. Lettere e Culture Moderne), Gianfranco Agosti (epigrafista e filologo, Dip. Scienze dell’Antichità), Daniele Bianconi (paleografo, Dip. SARAS), Fabio Bisegna e Laura Pompei (ingegneri, Dip. Ingegneria Astronautica Elettrica ed Energetica), Francesco Moschetto (archeologo, Dip. Scienze dell’Antichità), Flavio Pallocca, Beatrice Luci (dottorandi in Archeologia Medievale, specializzati in epigrafia), Lorenzo Curatella e Federica Cosenza (dottorandi in Storia medievale dell’Univ. Heidelberg di cui sono co-Tutor</hi><hi rend="CharOverride-4">) insieme a giovani in formazione della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici. Membri del Progetto esterni Sapienza: Claudia Bolgia (PI del Progetto </hi><hi rend="CharOverride-6">Linking Evidence</hi><hi rend="CharOverride-4"> – storica dell’arte, Univ. Udine), Antonio Felle (epigrafista e archeologo, Univ. Bari Aldo Moro e Direttore, insieme a Guglielmo Cavallo, delle </hi><hi rend="CharOverride-6">IMAI</hi><hi rend="CharOverride-4">), Nicolò Dell’Unto (archeologo virtuale, Lund University), Monica Ceci (archeologa, Curatore Beni Culturali – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-9"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-008-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Inscriptiones Medii Aevi Italiae</hi><hi rend="CharOverride-4"> (edito dal CISAM di Spoleto).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-9"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-007-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	Il Progetto è stato finanziato nel 2012 dalla British Academy e dal College of Art, Univ. Edimburgo – PI Claudia Bolgia, Univ. Udine – e nel 2017 dai Grandi Progetti di Ateneo – PI Maurizio Campanelli, Univ. Sapienza – entrambi Componenti del Progetto </hi><hi rend="CharOverride-6">Compitare per via</hi><hi rend="CharOverride-4">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-9"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-006-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	Si sta procedendo alla contestualizzazione geografica di ogni iscrizione nel coevo paesaggio urbano, specie in rapporto alla viabilità (principale e secondaria), alla coeva geografia ecclesiastica (ubicazione di parrocchie, monasteri, luoghi di accoglienza, aree sepolcrali, ecc.) e all’edilizia pubblica (laica ed ecclesiastica).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-9"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-005-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	Le condizioni luminose all’interno delle chiese saranno analizzate con un software di simulazione illuminotecnica che indicherà i livelli di illuminamento (lux) e di luminanza (cd/m2) in superfici virtuali di misura, posizionate sui punti di interesse dove si focalizza lo sguardo dell’osservatore.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-9"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-004-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">La chiesa di S. Cecilia </hi><hi rend="CharOverride-6">de Campo</hi><hi rend="CharOverride-4"> fu probabilmente fondata prima del 1123, data nella quale, come riportato dalla menzionata iscrizione, venne consacrato un altare (Annoscia 2022 con i riferimenti alle fonti scritte).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-9"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-003-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	Ai Padri Filippini era stata affidata fin dal 1599 la cura del limitrofo edificio cultuale di S. Maria in Vallicella: nel 1621 papa Gregorio XV Ludovisi autorizzò i succitati Padri all’abbattimento della chiesa di S. Cecilia a condizione che fosse posta la pala proveniente dalla stessa sull’altare dell’edificando oratorio di S. Filippo (Martinelli 1653).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-9"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-002-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	Tesi di laurea magistrale in Archeologia di Maria Giulia Castrocedeno su </hi><hi rend="CharOverride-6">Pellegrinaggi a Roma nell’alto Medioevo: storytelling del primo itinerario di Einsiedeln (IX secolo)</hi><hi rend="CharOverride-4">, (a.a. 2020-2021); tesi di laurea triennale in Scienze Archeologiche di M. D’Amico su </hi><hi rend="CharOverride-6">La “via delle Torri”. Comunicare il paesaggio bassomedievale del settore sud-orientale della Campagna Romana</hi><hi rend="CharOverride-4"> (a.a. 2020-2021).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-9"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-001-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	Tra le torri e i casali inseriti nel percorso ricordo </hi><hi rend="CharOverride-6">castrum Caetani</hi><hi rend="CharOverride-4">, Torre del Fiscale, Torre Spaccata, Torre del Quadraro, Tor Pignattara e Torre di Centocelle.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-9"><ref target="OP08975_xml_6_43-54.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	Direttrice dell’Istituzione Sistema Biblioteche Centri Culturali di Roma Capitale.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Giorgia Annoscia, Sapienza University of Rome, Italy, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>giorgia.annoscia@uniroma1.it</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0000-0003-1764-346X</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Giorgia Maria Annoscia, </hi><hi rend="italic">Per una ‘epigrafia comunicata’: itinerari epigrafici nella Roma medievale (XI-XV secolo)</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY 4.0</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/979-12-215-0376-0.04</hi></ref><hi>, in Michele Nucciotti, Elisa Pruno (edited by), </hi><hi rend="CharOverride-10">Florentia. Studi di archeologia. Vol. 5 - Numero speciale - Studi in onore di Guido Vannini</hi><hi>, pp. -</hi><hi>13</hi><hi>, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0376-0, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/</hi></ref><hi>979-12-215-0376-0</hi></p><p rend="text_NOindent ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-4"><graphic url="OP08975_xml_6_43-54-web-resources/image/Fig._1a.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></hi></p><p rend="text ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-4"><graphic url="OP08975_xml_6_43-54-web-resources/image/Fig._1b-c.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-2" mimeType="image/jpeg"/></hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-4">Fig. 1 – Iscrizione incisa all’interno del coperchio plumbeo rinvenuto nell’altare di S. Nicola de’ Calcarario, ora nella collezione del Reparto Arti Decorative dei Musei Vaticani - n. inv. 60336.2.2 (Foto©Governatorato SCV – Direzione dei Musei); a) calco digitale; b) calco digitale ‘esploso’.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_6_43-54-web-resources/image/Fig._2.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-3" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-4">Fig. 2 – Incontro a Casa delle Letterature: l’iscrizione della scomparsa chiesa di S. Cecilia </hi><hi rend="CharOverride-6">de Campo</hi><hi rend="CharOverride-4">.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_6_43-54-web-resources/image/Fig._3.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-3" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-4">Fig. 3 – Programma degli incontri epigrafici a Casa delle Letterature – Oratorio S. Filippo Neri.</hi></p>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="161236">Annoscia G.M. 2017, Inscriptiones Medii Aevi Italiae (saec. VI-XII), 4. Lazio – Roma. Rioni V – VI – VII – VIII, Edizioni CISAM, Spoleto.</bibl>
          <bibl n="160530">Annoscia G.M., 2022, Alla ‘ricerca della spazialit&amp;#224; perduta’ di alcune scritture esposte di committenza pontificia a Roma nel basso medioevo, in D. Ferraiuolo (a cura di), La dimensione spaziale della scrittura esposta in et&amp;#224; medievale. Discipline a confronto (Atti del Convegno di studio, Napoli, 14-16 dicembre 2020), Edizioni CISAM, Spoleto, pp. 189-205 e Tavv. I-IX.</bibl>
          <bibl n="161676">Campana A. 1968, Tutela dei beni epigrafici, &amp;#171;Epigraphica&amp;#187;, 30, pp. 5-19.</bibl>
          <bibl n="160675">Carletti C. 1985, Epigrafia monumentale di apparato nelle chiese di Roma dal IV al VII secolo: dalla lettura alla contemplazione, in Atti del VI Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana (Pesaro-Ancona, 19-23 settembre 1983), La Nuova Italia, Firenze, pp. 275-286.</bibl>
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