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        <title type="main" level="a">I castelli dei conti Guidi in Casentino. Archeologia di un paesaggio storico</title>
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            <forename>Riccardo</forename>
            <surname>Bargiacchi</surname>
            <placeName type="affiliation">Laboratori Archeologici San Gallo SRL, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Florentia </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0376-0</idno>) by </resp>
          <name>Michele Nucciotti, Elisa Pruno</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.07</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Medieval archeology in Casentino and the study of fortifications, the Guidi’s in particular, in this territorial context are closely linked to the figure of Guido Vannini. Since he published interventions in the second half of the 1980s, which immediately defined research perspectives, then implemented in the years to come with projects, partly still in progress, among which is also included my thesis work retraced and summarized by the article and centered on a cataloging of the Casentino castles of the Guidi family, contextualized in a broader investigation of territorial archeology on historical issues such as roads, population, fortifications, including non-Guidian ones, in continuous comparison with written sources, as in the case of the section dedicated to the Guidi counts in Casentino, and with final interpretative hypotheses, both with regards the central theme, both with regard to the exemplary in-depth case corresponding to the Poppi castle.</p>
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            <item>Fortification</item>
            <item>territorial archeology</item>
            <item>Guidi Earls</item>
            <item>Casentino</item>
            <item>Poppi</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.07<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.07" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter" ><hi>I castelli dei conti Guidi in Casentino.<lb/>Archeologia di un paesaggio storico</hi></p><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Riccardo Bargiacchi</hi></p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi><hi rend="CharOverride-2">: Medieval archeology in Casentino and the study of fortifications, the Guidi’s in particular, in this territorial context are closely linked to the figure of Guido Vannini. Since he published interventions in the second half of the 1980s, which immediately defined research perspectives, then implemented in the years to come with projects, partly still in progress, among which is also included my thesis work retraced and summarized by the article and centered on a cataloging of the Casentino castles of the Guidi family, contextualized in a broader investigation of territorial archeology on historical issues such as roads, population, fortifications, including non-Guidian ones, in continuous comparison with written sources, as in the case of the section dedicated to the Guidi counts in Casentino, and with final interpretative hypotheses, both with regards the central theme, both with regard to the exemplary in-depth case corresponding to the Poppi castle.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’archeologia medievale in Casentino e lo studio del fenomeno dell’incastellamento, guidingo in particolare, in questo contesto territoriale sono strettamente legati alla figura di Guido Vannini, fin dai sui interventi editi della seconda metà degli anni Ottanta (Vannini 1989; 1987) che hanno subito definito prospettive di ricerca attuate poi negli anni a venire con progetti in parte ancora in corso che, con la sua diretta partecipazione o supervisione, hanno consentito alla Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Firenze di stabilire duraturi rapporti di collaborazione con gli enti locali e le altre realtà territoriali che si occupano a vario titolo della conoscenza, della tutela, della valorizzazione del patrimonio storico-archeologico casentinese. In questo lungo processo, che da oltre vent’anni prevede un mio diretto coinvolgimento, si inserisce anche il mio lavoro di tesi (Bargiacchi 2004), che recentemente è stato anche pubblicato, rivisto e aggiornato, nella collana del Museo Archeologico del Casentino, proprio con un prezioso intervento del professore, a suo tempo relatore, tra le presentazioni iniziali (Bargiacchi 2021). Il lavoro, sintetizzato dal presente articolo, è centrato su una schedatura dei castelli guidinghi casentinesi, contestualizzata in una più ampia indagine di archeologia territoriale su tematiche storiche quali la viabilità, il popolamento, l’incastellamento, anche nel resto della valle, in continuo confronto con le fonti scritte, principalmente a proposito della vicenda dei Guidi in relazione al territorio in esame, e con ipotesi interpretative finali, sia per quanto riguarda il tema in oggetto, sia per quanto riguarda il caso di approfondimento esemplificativo corrispondente al castello di Poppi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le prime attività sul campo nell’ambito della didattica universitaria mi avevano visto operare in siti guidinghi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-020">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, mentre parallelamente i primi approcci all’attività di ricerca personale mi avevano indirizzato verso il contesto tematico dei castelli del mio Casentino: l’intersezione di questi due insiemi andava ad individuare intorno ai luoghi in cui ero cresciuto e in cui si era sviluppata anche la mia curiosità storica un contesto omogeneo, come poi verificai in seguito, corrispondente a quella parte di Casentino che nei secoli centrali del Medioevo fu sotto il controllo dei conti Guidi e che probabilmente corrispondeva a quello che era allora il Casentino, come ci testimonia addirittura Dante Alighieri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-019">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Leggere poi in queste prime ricerche di siti casentinesi che non avevo mai visto direttamente o di castelli di cui a volte si ignorava l’esatta ubicazione cominciò a suggerirmi anche la metodologia di indagine più adatta, l’archeologia territoriale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-018">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che istintivamente misi in pratica in maniera rudimentale nelle mie prime ricognizioni alla ricerca dei citati siti mai visti e dei citati castelli scomparsi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-017">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Su queste basi la scelta dell’argomento di tesi fu spontanea e obbligata e fu anche apprezzata perché andò a collocarsi in un momento di ripresa dei contatti tra la Cattedra e il Casentino, con l’inizio della collaborazione con la struttura dell’Ecomuseo del Casentino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-016">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che prosegue tuttora e che ha visto la realizzazione di attività anche importanti, come quelle testimoniate dal progetto e dalla pubblicazione “Il ponte del tempo” </hi><hi rend="CharOverride-1">(Molducci e Rossi</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2015), centrato sul sistema territoriale di Castel Sant’Angelo di Cetica. Il lavoro di tesi fu così impostato come un’indagine di archeologia territoriale con schedatura</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-015">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> dei castelli guidinghi della valle, inserita, come accennato, in un’indagine storica interdisciplinare più ampia, sia dal punto di vista territoriale che cronologico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il primo capitolo infatti, come spesso previsto dall’archeologia territoriale, è stato dedicato alla viabilità storica: «la viabilità è il tessuto connettivo della storia»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-014">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, l’elemento che permette di unire fisicamente una serie di siti altrimenti disgiunti, configurandoli come un’unità territoriale effettiva e storicamente fondata. La viabilità però non è ovviamente solo quella interna che connette i vari siti di un insieme, ma per sua stessa natura si estende verso l’esterno, verso il Casentino non guidingo, verso le valli circostanti, verso le regioni limitrofe, fino ad individuare anche direttrici internazionali oltre che interregionali, come nel caso di vie di pellegrinaggio, di cui il Casentino offre un illustre esempio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-013">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Anche cronologicamente la viabilità storica rappresenta un’estensione del tema centrale dell’indagine, in quanto frutto di preesistenze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-012">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> anche romane o etrusche e oggetto poi di modifiche successive che, testimoniando fino agli esiti attuali variazioni frutto di cambiamenti radicali anche del tessuto abitativo e sociale, sono anch’esse analizzabili come ulteriore fonte storica. La connessa e appena citata storia del popolamento è oggetto del secondo capitolo che, nel crescendo di focalizzazione verso il Casentino dei Guidi, si concentra sull’intera valle del Casentino, iniziando proprio da una sua definizione territoriale, dal punto di vista della geografia fisica ma anche di quella politica, cercando di delineare il percorso che ha condotto al concetto attuale di Casentino, nelle sue modificazioni nel tempo che, pur nell’ambito di una presunta situazione immutabile di ‘valle chiusa’, circondata com’è da una corona di monti che dall’Appennino al Pratomagno la delimita nettamente, hanno assistito a continui cambiamenti nel lato aperto verso sud, in cui i confini odierni sono relativamente recenti. Anche il tema di questo secondo capitolo si estende oltre i limiti cronologici medievali e la storia del popolamento della valle ci porta per sommi capi indietro fino alla Preistoria, al periodo etrusco, a quello romano, per una veloce rassegna che rallenta una volta giunti all’alto Medioevo e soprattutto al paragrafo finale dedicato alla situazione immediatamente precastrense</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-011">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. A questo segue poi in diretta continuità il capitolo dedicato all’incastellamento, nelle sue dinamiche e nella sua fasizzazione, nelle sue caratteristiche e nelle sue specificità, in relazione all’intera vallata casentinese (cfr. Wickham 1997). Con la quarta parte si sospende la focalizzazione territoriale dell’indagine archeologica, con una parentesi storica dedicata ai conti Guidi, alla loro origine e vicende anche extracasentinesi, che ovviamente si conclude con l’analisi della presenza guidinga in Casentino, dalle precoci attestazioni di secolo X alla tenace resistenza a Firenze, che per il nucleo centrale si protrae fin quasi alla fine del millennio medievale, passando per la divisione in rami della famiglia nel Duecento e quell’arroccamento montano in area appenninica che ha proprio nel Casentino la sua più evidente manifestazione. In relazione all’intero Casentino, con accenni anche alle proprietà nelle zone limitrofe, un paragrafo si occupa anche delle altre famiglie incastellatrici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-010">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il capitolo successivo giunge all’intersezione dei due capitoli precedenti, parlando del tema centrale del lavoro, dei castelli dei conti Guidi in Casentino, che consentono di affrontare nuovamente la storia dei Guidi ma su base archeologica. È il capitolo che contiene la schedatura citata ma che nel presentarla individua quattro insiemi di castelli definiti e distinti (sulla base del loro rapporto con la viabilità, col popolamento, con la cronologia di edificazione, col ramo di appartenenza dopo le divisioni duecentesche, quindi nel confronto con le tematiche dei capitoli precedenti), i quali insiemi corrispondo anche a contesti territoriali altrettanto definiti e distinti, a quattro aree omogenee in cui può essere suddiviso il più generale contesto del Casentino dei Guidi, corrispondenti ai bacini idrografici dei principali corsi d’acqua della parte settentrionale della valle, e non a caso se si considera che lungo l’Arno e i suoi affluenti corrono le principali direttrici della viabilità storica. Proprio lungo l’Arno si collocano i castelli della prima area i quali, vista la centralità e la trasversalità dell’area, vedono la deliberata presenza di tutti i rami dei Guidi, ma anche una cronologia di edificazione comune che si orienta verso le fasi più antiche. La seconda area corrisponde al bacino idrografico del torrente Solano, un contesto di antica presenza guidinga ma di relativamente tardo incastellamento proprio in virtù del saldo controllo esercitato anche senza castelli in un’area strategica che vede il passaggio della principale via fiorentina e in cui presso Cetica si trova anche Castel Sant’Angelo, il sito in cui, partendo dal presente inquadramento territoriale, si è deciso di procedere con una più puntuale indagine, sia nella forma di scavo stratifico che di stratigrafia muraria, per la compresenza di strutture produttive (un mulino) e infrastrutture stradali (il ponte che dà il nome al progetto e che è stato alla fine restaurato) accanto a un castello (nella privilegiata condizione di sito abbandonato), che configura l’insieme come un sistema territoriale in cui indagare archeologicamente problematiche storiche importanti, come il rapporto tra incastellamento e viabilità o tra incastellamento e controllo della produzione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le restanti due aree corrispondono al confine meridionale del Casentino dei Guidi, come già detto probabilmente corrispondente nel periodo preso in esame al Casentino in generale. L’area a sinistra d’Arno si colloca proprio tra il corso del torrente Sova e quello dell’Archiano di dantesca memoria; è un’area di presenza guidinga niente affatto pacifica, dove si vedono attive famiglie antagoniste, spesso legate al presule di Arezzo presso i suoi diretti possedimenti, come il baluardo vescovile di Bibbiena, un’area in cui si collocano inoltre i possessi fondiari e anche castrensi di Camaldoli, un’area in cui la concomitanza di questi fattori determina casi di acquisizioni guidinghe ormai tardive (Soci) e addirittura di fallimenti (Moggiona). Sull’opposta sponda dell’Arno, nella valle del Teggina, la situazione ha una certa fluidità nelle fasi più antiche, con la presenza di poteri forti quali l’abbazia di Capolona, ma poi si stabilizza in un’area di presenza guidinga talmente radicata da determinare la nascita di un ramo autonomo, i conti di Raggiolo, all’interno del ramo di appartenenza, i Guidi di Bagno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella prima area, già di per sé la più rappresentativa, si è scelto infine di sviluppare la scheda di un sito in un intero capitolo monografico conclusivo, al fine di esemplificare le potenzialità della schedatura realizzata (cfr. Bargiacchi</hi><hi rend="CharOverride-4"> 2008</hi><hi rend="CharOverride-4">)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il sito scelto è il castello di Poppi, per centralità storica e geografica, per abbondanza di documentazione storico-archeologica e per rappresentatività dell’intera parabola guidinga casentinese: è erede diretto del più antico castello casentinese dei Guidi, Strumi, ed è l’ultimo di fatto ad essere ceduto alla Repubblica di Firenze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La località di Strumi veniva chiamata da eruditi sette-ottocenteschi ‘Poppi vecchia’ proprio per il fatto di aver ospitato il castello e l’abbazia poi trasferitisi a Poppi dopo la metà del secolo XII, peraltro senza perdere il diretto contatto con la principale direttrice viaria della valle, la ‘Via delle pievi battesimali paleocristiane’ del Fatucchi (1974), nel suo tratto intermedio tra la pieve di Buiano e quella di Romena, nei pressi del confine diocesano. La strada parte da Arezzo e, attraversato l’Arno, lo segue sulla sua a sponda destra fino a Stia, toccando nel suo percorso in territorio pienamente casentinese quattro importanti pievi, due in diocesi aretina e due in diocesi fiesolana. Lo stesso fatto di trovarsi proprio sull’antico confine delle due diocesi, che perdura ancora oggi e che probabilmente è erede di divisioni amministrative romane se non addirittura etrusche, è ulteriore fatto che rafforza la centralità di Poppi, e quindi la rappresentatività del suo castello, che si trova in diocesi aretina ma che vede tuttora parte del proprio territorio comunale, poco a nord di Strumi dipendere da Fiesole</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Strumi è ricordato per la prima volta nel 992 in relazione proprio al monastero di San Fedele, ma poco dopo Guido II parla esplicitamente anche di «</hi><hi rend="CharOverride-5">castello meo quod dicitur Strumi</hi><hi rend="CharOverride-1">» in un documento del 1029, attestando l’esistenza a quella data di quello che risulta essere il più antico dei castelli dei Guidi in Casentino. Nella fase cruciale corrispondente agli anni Sessanta del secolo XII, quando l’abate di Strumi viene eletto antipapa col nome di Callisto III e l’imperatore Federico I concede ai Guidi circa 150 castelli tra Toscana e Romagna (comprese una trentina di località casentinesi) col diploma del 1164 (Rauty 2003, doc. 226), si assiste al trasferimento del primo e principale castello dei Guidi in Casentino sul più meridionale e più centrale colle di Poppi (1169)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, forse per dirigere e coordinare un espansionismo verso sud giustificato sulla carta proprio dal citato diploma imperiale. L’inizio del trasferimento del monastero è di poco successivo (l’abate Rodolfo II nel 1197 è il primo ad essere definito «</hi><hi rend="CharOverride-5">Abbas S. Fidelis de Puppio</hi><hi rend="CharOverride-1">») e può dirsi concluso nei primi anni Sessanta del Duecento, quando il sito di Strumi risulta abbandonato e il monastero di Poppi viene incluso nell’ampliamento della cinta muraria esterna</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Questo è realizzato da Simone anche a nome del fratello Guido Novello, al momento impegnato come podestà a Firenze dopo la vittoria ghibellina di Montaperti; pochi anni dopo (1274) l’edificazione del cosiddetto Castello, la struttura ibrida, a metà tra un cassero e un palazzo cittadino, che rende inconfondibile il profilo di Poppi e il paesaggio dell’intero Casentino, ci parla di uno scenario già radicalmente mutato: l’opera è realizzata col finanziamento e forse un architetto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> fiorentini per premiare Simone della sua conversione al guelfismo. Siamo ormai a ridosso di Campaldino quando, per la suddivisione in rami della famiglia prima e l’appartenenza alle opposte fazioni dei guelfi e dei ghibellini poi, si mostra evidente che le divisioni hanno indebolito i Guidi e favorito l’accesso in Casentino dei fiorentini, che dopo la vittoria del 1289 iniziano più decisamente a far sentire la propria ingombrante presenza, prima con una campagna militare che ha lasciato testimonianze materiali anche a Cetica (1290)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, poi con una sapiente strategia che comincia a dare i propri frutti alla metà del secolo successivo con le prime cessioni, a partire dal castello di Romena e dai castelli della valle del Solano. Poppi resiste per quasi un secolo, come dicevamo, ma, quando per danneggiare la rivale si allea coi milanesi e con Niccolò Piccinino loro capitano, paga un conto salato dopo la sconfitta nella Battaglia di Anghiari nel 1440: il conte Francesco</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> è impietosamente sfrattato dal suo Castello e questo segna la fine dei Guidi non solo a Poppi ma in tutto il Casentino. Seguono solo Borgo alla Collina e Porciano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che sopravvivono solo alcuni mesi in un’agonia senza speranza, ma il resto del patrimonio castrense guidingo rimasto è già passato alla Repubblica fiorentina con Poppi. Anche dopo la fine del dominio dei Guidi sul Casentino, però, e anche dopo la fine convenzionale del millennio medievale, la centralità di Poppi non viene meno: il centro dirigenziale del Casentino dipendente da Firenze sarà stabilito a </hi><hi rend="CharOverride-5">Pupium agri Clusentini caput</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, il Casentino dell’epoca granducale sarà definito Vicariato di Poppi e la sede del vicario sarà stabilita nel secondo palazzo guidingo poppese, nel Castello, già allora simbolo del sistema feudale casentinese e ben adatto, quindi, in ideale continuità, a rappresentare, ancora e maestosamente, il potere; tuttora simbolo anche dei castelli casentinesi, per quanto in realtà la sua edificazione e gli esiti della sua vicenda testimonino piuttosto la fine dell’incastellamento in senso proprio, l’edificio che, giuntoci quasi intatto, è il testimone principe del passato medievale della valle, con le sue eleganti forme gotiche di palazzo cittadino e, ancor più, cogli stemmi che, nel corso dei secoli, i vicari fiorentini posero a far bella mostra di sé sulle sue pareti, più che simbolo del ‘castello medievale’ è il simbolo della fine di un’epoca, quell’epoca che aveva avuto il ‘castello’ come protagonista.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bargiacchi, R</hi><hi rend="CharOverride-4">. 2004. </hi><hi rend="CharOverride-5">I castelli dei conti Guidi in Casentino. Per la ricostruzione storica di un paesaggio archeologico (secoli XI-XIII)</hi><hi rend="CharOverride-1">, tesi di laurea discussa presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, relatore prof. Guido Vannini, correlatori prof. Giovanni Cherubini e dott.ssa Chiara Molducci. Firenze (a.a. 2002-2003).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bargiacchi, R. 2008. “I conti Guidi e l’incastellamento del Casentino: il caso di Poppi.” </hi><hi rend="CharOverride-5">Archeologia Medievale</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXXV: 315-32. Firenze: All’Insegna del Giglio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bargiacchi R. 2009. “I castelli dei conti Guidi in Casentino. Storia di un contesto archeologico.” In </hi><hi rend="CharOverride-5">La lunga storia di una stirpe comitale. I conti Guidi tra Romagna e Toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Atti del convegno di studi Modigliana-Poppi (28-31 agosto 2003), a cura di F. Canaccini, 211-44. Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bargiacchi, R. 2014. </hi><hi rend="CharOverride-5">“Castelli e Feudatari del Casentino” nel Fondo Goretti Miniati</hi><hi rend="CharOverride-1">. Poppi: Unione del Comuni Montani del Casentino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bargiacchi, R. 2021.</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-5">I castelli dei conti Guidi in Casentino. Ricostruzione storica di un paesaggio archeologico</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bibbiena: Museo Archeologico del Casentino (I Quaderni dell’ARCA n. 4, Saggi e Ricerche vol. 1).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Beni, C. 1983. </hi><hi rend="CharOverride-5">Guida del Casentino</hi><hi rend="CharOverride-1">, nuova edizione aggiornata dell’originale del 1881, a cura di F. Domestici. Firenze: Nardini Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Canaccini, F., a cura di. 2009.</hi><hi rend="CharOverride-5"> La lunga storia di una stirpe comitale. I conti Guidi tra Romagna e Toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Atti del convegno di studi Modigliana-Poppi (28-31 agosto 2003). Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Diringer, D. 1933. “Per la storia del Casentino.” In </hi><hi rend="CharOverride-5">Studi Etruschi</hi><hi rend="CharOverride-1">, VII, 197-217.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fatucchi, A. 1974. “Le strade romane del Casentino.” </hi><hi rend="CharOverride-5">Atti e memorie dell’Accademia Petrarca</hi><hi rend="CharOverride-1"> n.s., XL (1970-72), Arezzo: 222-95.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Molducci, C., e A. Rossi, a cura di. 2015. </hi><hi rend="CharOverride-5">Il Ponte del tempo. Paesaggi culturali medievali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Pratovecchio Stia: Tipografia Arti Grafiche Cianferoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-5">Monumenta Germaniae Historica</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1858. </hi><hi rend="CharOverride-5">Scriptores</hi><hi rend="CharOverride-1">, XVI, Hannoverae, 335-41.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Patitucci Uggeri, S. 2002. “La viabilità di terra e d’acqua nell’Italia medievale.” In </hi><hi rend="CharOverride-5">La viabilità medievale in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: All’Insegna del Giglio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rauty, N. 2003. </hi><hi rend="CharOverride-5">Documenti per la storia dei conti Guidi in Toscana. Le origini e i primi secoli. 887 – 1164</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Repetti, E. 1841. </hi><hi rend="CharOverride-5">Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. IV (P-R). Firenze: Allegrini e Mazzoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Schiatti, P., a cura di. 1995. </hi><hi rend="CharOverride-5">Il patrimonio architettonico minore diffuso del Casentino. Raggiolo e la valle del Teggina</hi><hi rend="CharOverride-1">. Atti del convegno (Raggiolo, 1 luglio, 1995).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Società Scramasax, a cura di. 1989.</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-5">Il sabato di San Barnaba. La battaglia di Campaldino</hi><hi rend="CharOverride-1">, catalogo dell’omonima mostra per il centenario della battaglia. Milano: Electa.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Società Scramasax, a cura di. 1990. </hi><hi rend="CharOverride-5">I castelli nel territorio casentinese</hi><hi rend="CharOverride-1">, catalogo della mostra (Bibbiena, Castel San Niccolò, Pratovecchio 16 giugno-9 settembre). Firenze: Arnaud.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vannini, G., a cura di. 1987.</hi><hi rend="CharOverride-5"> Il castello di Porciano in Casentino. Storia e archeologia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: All’Insegna del Giglio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vannini, G. 1989</hi><hi rend="CharOverride-1">. “</hi><hi rend="CharOverride-5">Le aree archeologiche dei castelli casentinesi: una risorsa documentaria per la</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-5">storia del territorio. Per una ricerca storica interdisciplinare</hi><hi rend="CharOverride-1">.” In </hi><hi rend="CharOverride-5">Il sabato di San Barnaba. La battaglia di Campaldino</hi><hi rend="CharOverride-1">, catalogo dell’omonima mostra per il centenario della battaglia, 129-36. Milano: Electa.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vannini, G. 1995. “Una terra di castelli. Riflessioni casentinesi tra storia e archeologia.” In</hi><hi rend="CharOverride-5"> Il patrimonio architettonico minore diffuso del Casentino. Raggiolo e la valle del Teggina</hi><hi rend="CharOverride-1">. Atti del convegno (Raggiolo, 1 luglio, 1995), a cura di P. Schiatti, 27-32.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vannini, G., e C. Molducci. 2009. “I castelli dei Guidi fra Romagna e Toscana: i casi di Modigliana e Romena. Un progetto di archeologia territoriale.” In </hi><hi rend="CharOverride-5">La lunga storia di una stirpe comitale. I conti Guidi tra Romagna e Toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Atti del convegno di studi Modigliana-Poppi (28-31 agosto 2003), a cura di F. Canaccini, 177-204. Firenze: Olschki. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vasari, G. 1762. </hi><hi rend="CharOverride-5">Ragionamenti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Arezzo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vasari, G. 1878. </hi><hi rend="CharOverride-5">Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architettori con nuove annotazioni e commenti di Gaetano Milanesi</hi><hi rend="CharOverride-1">, Tomo 1. Firenze: G. C. Sansoni Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Villani, G. 1990. </hi><hi rend="CharOverride-5">Nuova Cronica</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Porta, vol. I, VIII, CXL. Parma. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Wickham, C. 1997. </hi><hi rend="CharOverride-5">La montagna e la città. L’Appennino toscano nell’alto Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, II. Torino: Paravia (</hi><hi rend="CharOverride-5">The mountains and the city. The Tuscan Appennines in the Early Middle Age</hi><hi rend="CharOverride-1">. Oxford, 1988).</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-020-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Come Poggio alla Regina in Valdarno e Modigliana in Romagna.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-019-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	 Pg. V, 94-95: «A piè del Casentino / traversa un’acqua ch’ha nome l’Archiano».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-018-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Firenze si occupa da anni dell’elaborazione e della messa a punto di metodologie di indagine archeologica non invasiva in grado di produrre risultati storici con studi di tipo archeologico che non ricorrano necessariamente allo scavo stratigrafico, pur senza escluderlo come approfondimento: sotto la generale definizione di ‘archeologia leggera’ trovano posto l’‘archeologia degli elevati’ e l’‘archeologia territoriale’ appunto. Tale strategia di indagine è in grado di produrre autonomamente dati fondamentali per la formulazione di modelli interpretativi delle dinamiche di sviluppo del territorio indagato, ma, al contempo, nel caso in cui lo scavo sia previsto o si renda necessario, può anche essere utilizzata, oltre che per inserire il progetto di scavo in una più ampia indagine archeologica sul contesto territoriale di appartenenza, anche per l’individuazione di siti promettenti per un approfondimento diagnostico, nella forma di un puntuale intervento di stratigrafia muraria o anche proprio di uno scavo stratigrafico.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-017-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La scoperta o riscoperta di siti sconosciuti, poco noti o dimenticati è stata sia premessa che risultato del lavoro di tesi: si vedano i casi di Battifolle, Garlinao e Cetica, che poi è stato oggetto di indagine specifica da parte della Cattedra (vedi </hi><hi rend="CharOverride-5">infra</hi><hi rend="CharOverride-1">, progetto </hi><hi rend="CharOverride-5">Il ponte del tempo</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-016-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Comunità Montana del Casentino – Servizio CRED – Progetto Ecomuseo del Casentino (ora </hi><hi rend="CharOverride-1">Unione dei Comuni Montani del Casentino).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-015-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Con scheda appositamente realizzata (cfr. Bargiacchi</hi><hi rend="CharOverride-4"> 2008</hi><hi rend="CharOverride-1">) e utilizzata poi anche in altri progetti.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-014-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Patitucci Uggeri 2002, VII-VIII; 1. Si sottolinea nello stesso testo «l’importanza che lo studio della viabilità riveste per la comprensione della distribuzione e del carattere dei siti archeologici medievali, fornendo l’ossatura portante del territorio antropizzato e giustificando le relazioni e le funzioni dei vari tipi di insediamento e delle infrastrutture economiche e strategiche».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-013-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ci si riferisce alla via romea attestata negli </hi><hi rend="CharOverride-5">Annales Stadenses</hi><hi rend="CharOverride-1"> di secolo XIII (MGH 1858, 335-41) che, con la denominazione ufficiale di ‘Via Romea Germanica’, è negli ultimi anni oggetto di progetti di studio e valorizzazione che le hanno permesso di ottenere recentemente la certificazione di ‘Rotta culturale europea’.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-012-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si pensi a tal proposito che il principale testo di riferimento e di partenza per lo studio della viabilità storica anche medievale della zona resta il lavoro di Alberto Fatucchi sulle strade romane del Casentino (Fatucchi 1974).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-011-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Senza dimenticare l’aspetto dell’organizzazione territoriale ecclesiastica, la più ufficiale tra le forme di inquadramento geografico-amministrativo per lunghi periodi.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-010-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«Promotori dell’incastellamento e detentori dei castelli», tra i quali anche famiglie importanti, come quella degli Ubertini per esempio, studiate da Chris Wickham anche nelle loro fasi formative nel suo testo sul Casentino appena citato.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Vedi supra il citato progetto </hi><hi rend="CharOverride-5">Il ponte del tempo</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Seguono solo Borgo alla Collina e Porciano (vedi </hi><hi rend="CharOverride-5">infra</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il territorio di Poppi, così come risulta a cavallo del confine diocesano, così si colloca precisamente sul confine anche dal punto di vista linguistico. Infatti, per quanto la fiorentinità dei dialetti casentinesi sia stata negata sulla base della mancanza in questi della peculiarità più caratterizzante del consonantismo fiorentino-senese, cioè dell’alternarsi in aspirata o fricativa di consonanti intervocaliche che in latino dovevano suonare come occlusive velari, dentali o labiali, non si può far a meno di notare che nell’Alto Casentino manca una caratteristica tipica dei dialetti aretino-chianaioli, e cioè la mancanza di raddoppiamento fonetico nella consonante iniziale di parole che seguono preposizioni semplici o congiunzioni (Diringer 1933, 215-16). Il dialetto poppese non presenta la seconda caratteristica fiorentina dei dialetti altocasentinesi, la presenza dell’articolo singolare maschile «i’», ma, a differenza del panorama linguistico bassocasentinese, è fortemente connotato dal raddoppiamento consonantico iniziale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il documento è conservato presso ASF, </hi><hi rend="CharOverride-5">Diplomatico</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-5">S. Trinita</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma è citato dal Repetti 1841, voce </hi><hi rend="CharOverride-5">Poppi</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Datato con precisione dalle epigrafi poste presso le nuove porte di accesso della cinta ampliata.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Giorgio Vasari, nella </hi><hi rend="CharOverride-5">Vita di Arnolfo di Cambio</hi><hi rend="CharOverride-1"> propone l’ipotesi che il palazzo di Poppi avesse costituito una sorta di prototipo per l’edificazione del Palazzo Vecchio: «Diede egli al Palazzo dei Signori principio e disegno a somiglianza di quello che in Casentino avea fatto Lapo suo padre ai Conti di Poppi» (Vasari 1878, 289). Per quanto errata la notizia che Lapo fosse il Padre di Arnolfo, è qui attestato un contatto tra i due artisti e tra le loro opere: furono forse condiscepoli sotto la disciplina del maestro Nicola Pisano (cfr. Beni 1983, 287).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Villani 1990, 15-20: «tornando la detta oste feciono la via del Casentino guastando le terre del conte Guido Novello, e disfeciongli la rocca, e palazzi di Poppio, ch’erano forti e maravigliosi, e castello Santo Angelo, e quello di Ghiazzuolo, e Cetica e Monte Acuto di Valdarno».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per la cacciata del conte Francesco da Poppi si veda Beni 1983, 285-86.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Rimasta vedova, la contessa Elisabetta di Borgo alla Collina, figlia di Roberto da Battifolle, richiese ed ottenne l’accomandigia fiorentina nel 1392 che le risultò utile quando il cugino Roberto II di Poppi, nel 1396, tentò di impossessarsi del castello che le era stato dato come dote. L’acquisizione completa da parte della Repubblica di Firenze risale al 1441, dopo la morte della contessa. Nel 1481 la città di Firenze fece dono del castello all’umanista Cristoforo Landino, per i propri meriti letterari, il quale vi si trasferì nel 1497 e poi vi morì. Per quanto riguarda Porciano, i conti del ramo omonimo avevano concesso il castello in accomandigia già nel 1349, poi nel 1442, Ludovico di Neri, ultimo conte di Porciano, indossa l’abito camaldolese e cede alla Repubblica di Firenze l’ultimo castello guidingo del Casentino.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-6"><ref target="OP08975_xml_9_81-90.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Vasari 1762 (cfr. Beni 1983, 280). Al Vasari si deve anche una rappresentazione pittorica, fantasiosa in verità, del castello di Poppi, nell’ambito del ciclo pittorico che decora le sale di Palazzo Vecchio.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Riccardo Bargiacchi, Laboratori Archeologici San Gallo SRL, Italy, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>riccardo_bargiacchi@alice.it</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Riccardo Bargiacchi, </hi><hi rend="italic">I castelli dei conti Guidi in Casentino. Archeologia di un paesaggio storico</hi><hi>, <lb/>© Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY 4.0</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/979-12-215-0376-0.0</hi></ref><hi>7, in Michele Nucciotti, Elisa Pruno (edited by), </hi><hi rend="CharOverride-7">Florentia. Studi di archeologia. Vol. 5 - Numero speciale - Studi in onore di Guido Vannini</hi><hi>, pp. -</hi><hi>11</hi><hi>, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0376-0, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/</hi></ref><hi>979-12-215-0376-0</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_9_81-90-web-resources/image/04-bargiacchi-fig._1.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 1 – Castelli delle quattro aree del Casentino dei Guidi.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_9_81-90-web-resources/image/img_2.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 2 – Selezione fotografica dei principali castelli di ogni area.</hi></p>
      
      <div>
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</TEI>