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        <title type="main" level="a">«Quel maestro che fa vasi in Antigniano»: un ceramista al servizio di Cosimo I</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-6065-9187" type="ORCID">
            <forename>Hugo</forename>
            <surname>Blake</surname>
            <placeName type="affiliation">University of London, United Kingdom</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Florentia </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0376-0</idno>) by </resp>
          <name>Michele Nucciotti, Elisa Pruno</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.09</idno>
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        <p>In the second half of the sixteenth century a master ceramist (or two?) worked on the villa-farm of Duke (later Grand Duke) Medici in Antignano south of Livorno. In the 1560s he made “large vases” of which some were inventoried in 1574 and 1578 in the royal palaces of Florence. Towards the end of the century the license given to a tableware maker from Montelupo to Antignano to sell his work in Livorno “et for everything” was confirmed. While it appears that in the 1960s the potter had been employed to supply vases to the farm, the one known thirty years later appears to have worked on his own. It is probable that the “kilnsmen” known in Antignano in 1571 made lime to build the new port of Livorno. Instead, one of the two brick “kilns” illustrated in the plans in the following centuries, if already existing before then, was perhaps used to make ceramics.</p>
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            <item>Antignano</item>
            <item>Montelupo</item>
            <item>Medici</item>
            <item>Sixteen Century</item>
            <item>pottery.</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.09<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.09" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter" ><hi>«Quel maestro che fa vasi in Antigniano»: <lb/>un ceramista al servizio di Cosimo I</hi></p><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Hugo Blake</hi></p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi><hi>: In the second half of the 16th century a master potter (or two?) worked on the villa-farm of the Medici Duke (later Grand Duke) in Antignano to the south of Livorno. In the 1560s he made “large vases” some of which were inventoried in 1574 and 1578 in the royal palaces of Florence. Towards the end of the century the license given to a tableware maker from Montelupo at Antignano to sell his work in Livorno “and everywhere” was confirmed. While it appears that in the 1560s the potter had been employed to supply vases to the farm, the one known thirty years later seems to have worked on his own account. It is probable that the “kiln-men” known in Antignano in 1571 made lime to build the new port of Livorno. Instead, one of the two brick “kilns” illustrated in the plans in the following centuries, if already in existence before then, was perhaps used to make ceramics.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La nostra amicizia risale a cinquant’anni fa quando Guido Vannini frequentò il breve corso di ceramica medievale che diedi a Pisa</hi><hi rend="CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_11_103-112.html#footnote-001">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Ricordo che, tornando da una delle lezioni nel buio della serata autunnale, camminando lungo l’Arno verso la stazione ferroviaria, eravamo così immersi nella conversazione che non ci accorgemmo che non c’era nessuno in giro, finché sentimmo un proiettile colpire la saracinesca di un negozio vicino a noi e l’ordine dato da un megafono dall’altro lato del fiume, di allontanarci. Sopravvissuto a questa esperienza degli anni di piombo, Guido progredì velocemente e iniziai io ad imparare da lui, prima dal resoconto dei suoi scavi rivelatori a Montelupo e poi dai bei volumi magistrali su quelli in Pistoia (Vannini 1977; 1985; 1987). Fu il primo archeologo toscano a saper contestualizzare storicamente le ceramiche di provenienza stratigrafica dell’ultimo millennio. In seguito, ha ampliato il raggio delle sue attività non soltanto fuori della Toscana, nel Medio Oriente, ma anche le ha approfondite metodologicamente ben oltre lo studio delle ceramiche (senza abbandonare questo settore, esemplificato dal suo progetto al ben noto centro produttore di Cafaggiolo, Vannini e Caroscio 2004), formando una scuola, di cui ho potuto conoscere alcuni suoi allievi nell’ambito degli scambi ERASMUS tra i nostri due atenei. In confronto il mio contributo a questo volume in suo onore è poca cosa, una riflessione su documenti resi noti da altri (e riprodotti al fondo di questa relazione) su un ceramista (o forse più di uno) i cui prodotti non sono ancora stati identificati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Nel 1994 Marco Spallanzani annunciò «un nuovo centro manufatturiero [di ceramiche]: lo sconosciuto Antignano [...] [s]ituato sul littorale tirrenico a poca distanza da Livorno» (Spallanzani 1994, 49). Da allora altre notizie pertinenti sono state rese note dal </hi><hi rend="CharOverride-4">Medici Archive Project</hi><hi rend="CharOverride-2">, da T. Mazza, da Corey Tazzara, e dal progetto </hi><hi rend="CharOverride-4">CASTORE</hi><hi rend="CharOverride-2"> (Medici Archive Project 2022; Mazza 2002-2003; Tazzara 2017; comm. pers.; Regione Toscana s.d.). La prima in ordine cronologico è un’istruzione risalente al 1563 inviata dal duca Cosimo I indirizzata presumibilmente al podestà di Montelupo, di fornire aiuto al portatore della lettera nel prelievo di argilla per fare dei «vasi grandi» e nel suo trasporto con «scafa o navicelli» ad Antignano (Doc. 1). Tre anni dopo Bernardo Baroncelli scrisse da Livorno, dove fu provveditore dal 1563 al 1573 (Funis 2012, 169), al duca che il vasaio era tornato ad Antignano e che ebbe bisogno di una barca per portare terra dall’Elba (Doc. 2). In un inventario steso nel 1574 dopo la scomparsa di Cosimo risultarono un «vaso [...] di terra d’Antignano da tenere acqua … nella sala grande [di Palazzo] Pitti» e molti «pezzi di terra d’Antignano in uno stanzino» del Palazzo Vecchio, entrambi a Firenze (Doc. 3). Quattordici anni dopo esisteva ancora nel Guardaroba di Ferdinando I «una vettina di terra d’Antignano» (Doc. 4). Infine, l’ultima menzione finora nota di un ceramista ad Antignano data al 1597 quando Bastiano di Tommaso stovigliaio da Montelupo, allora ad Antignano, supplica lo stesso granduca per avere una conferma del permesso datogli a voce per vendere il suo lavoro a Livorno (Doc. 5). Le piante di Antignano stese nel Sei e Settecento indicano l’ubicazione di due «fornaci» – almeno nell’ultima – per fare mattoni (Docc. 6-7).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Prima di riflettere sull’attività fittile intrapresa ad Antignano va considerato il luogo. Nel 1561 lo scultore Benvenuto Cellini: «vi stetti parecchi giorni, ogni giorno io cavalcavo con Sua Eccellenzia, et avevo molto agio a poter dire tutto quello che io volevo, perché il duca usciva fuor di Livorno e andava quattro miglia rasente ’l mare, dove egli faceva fare un poco di fortezza; et per nonn-essere molestato da troppe persone» (Cellini 1985, 59; 1996, LXIX, 757). Un anno dopo Sebastiano Campana, l’agente di Cosimo a Livorno e Portoferraio, scrisse al duca per informarlo che alcuni cervi stavano rovinando le vigne appena piantate ad Antignano (Pera 1888, 4-5). Delle fattorie acquistate dai Medici nel pisano occidentale questa fu la più piccola, consistente di 220 ettari, ma l’unica interamente coltivata. Nel 1568 non esistevano poderi, perciò dovrebbe essere stata amministrata direttamente, come suggerisce anche la lettera di Campana appena citata (Mineccia 1983, 291, 297, 299, 309, 339). Più che un castello facente parte del sistema difensivo di Livorno e della costa – c’era una torre a parte più vicina al mare che serviva a questo scopo (indicata con la lettera N nella Fig. 2) – sembra che fosse una villa fortificata per difendere il duca dai corsari, che nel 1562 avevano portato via da lì una decina di contadini (Pera 1888, 13). La «forma» del castello assomigliava alla fortificazione di Livorno progettata da Cosimo e costruita nel 1568-69 con calce proveniente da Antignano (Funis 2012, 163, 168, 176, fig. 2; cfr. Fig. 2). Infatti «[n]el 1571 [...] Lazzero da Pontedera, fornaciaio, si stabilì» ad Antignano dove «in quel tempo lavorarono» i maestri Mariano di Piero Samminiatello, Gio Batt. Bacchica e Giò di Marco da «Pontormo», e Martino di Piero da Usigliano (Taddei et al. 2009, 117, 140 n. 408; citando Mazza 2002-2003, 13, che non ho potuto consultare). Inoltre, «fornaci» sono indicate a nord del castello nelle due piante del Sei e Settecento (Figg. 2-3). Ma quali beni furono prodotti da questi fornaciai ed in queste fornaci?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Benché in questo periodo si facessero ceramiche ingobbiate a Pontorme e laterizi (compresi presumibilmente «vasi grandi») a Samminiatello (Blake and Hughes 2015, 161; Blake 2019, 283), pare poco probabile che ci fossero allo stesso momento cinque maestri ceramisti ad Antignano. Invece come già notato necessitavano fornaciai di calce. Due anni prima si adoperarono nella costruzione di un baluardo a Livorno 350 «moggia» di calcina (cioè ca. 160.000 kg) portate da Antignano in «scafe» (Funis 2012, 177; </hi><hi rend="CharOverride-4">Livorno: progetto e storia</hi><hi rend="CharOverride-2"> 1980, 352). Per quanto riguarda le fornaci, nella decima del 1782-83 di «Conte Giò: Francesco Pagani» si descrissero «[d]ue fornaci, con fornacino, con 4 tettoie, 4 aie per spianare i mattoni, [che] confinano con il livello Carrara fuori del Castello di Antignano», indicate nella pianta del 1783 nella stessa area dove ne comparivano due nella mappa della prima metà del Seicento (Figg. 2:M, 3). Tuttora la «via delle fornaci» pare seguire il percorso, rappresentato nella pianta settecentesca, della parte terminale della «strada che va dall’Ardenza all’Antignano» lungo il fianco esterno del Fosso della Banditella a nord del castello (Taddei et al. 2009, 117-18, 140 note 408-10; Tanda 2020, 18; Docc. 6-7; Fig. 1 in basso). Perciò queste fornaci a nord produssero laterizi. Quelle di calce dovevano essere state ubicate altrove nel territorio di Antignano, forse ad esempio presso l’attuale Villa Gamba verso il confine meridionale (Taddei et al. 2009, 118-19; ubicazione: Pacini 2017).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Secondo i documenti riprodotti in fondo a questa relazione, almeno tra il 1563 e il 1597 uno o due ceramisti esercitarono uno dopo l’altro il loro mestiere per vari periodi ad Antignano. Il fatto che il primo documento riguardi il trasporto di argilla da Montelupo e che l’ultimo indichi la provenienza montelupina del maestro, suggerisce che, se ci fossero stati due ceramisti diversi, entrambi sarebbero provenuti dal più importante centro manufatturiero di ceramica in Toscana. Ma quando il ceramista ritornò nel 1566 si propose di mandarlo ad Elba per caricare argilla che sarebbe poi stata mescolata con quella di Antignano. In quell’occasione egli richiese un salario di sei scudi al mese, probabilmente per mantenere la sua ‘famiglia’ in senso largo, compreso forse un garzone. Presumibilmente in quegli anni il duca fornì la casa, la fornace, il combustibile e gli altri materiali necessari al suo lavoro. Forse si assegnò al ceramista una delle fornaci di laterizi, che già potrebbe esser state erette per la costruzione del castello – a Montelupo nel Settecento si cossero orci in questo tipo di fornace (Blake and Hughes 2017, 11-12; Blake 2019, 279). Non mancava legna da ardere nel vicino bosco della Banditella; e dovrebbe essere stata disponibile anche la cava d’argilla adoperata per fare i mattoni del castello. Ma perché Cosimo volle un ceramista alla sua villa vicina al mare?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Alcuni dei pochi documenti noti ci informano delle ceramiche prodotte. L’argilla che si cercò nel 1563 fu «per fabricare alcuni vasi grandi, de quali ci occorre valersi per e bisogni d’Antignano». Se ne descrisse uno negli inventari del 1574 e del 1588, rispettivamente «vaso … di terra d’Antignano da tenere acqua» e «vettina di terra d’Antignano». La definizione recente di una vettina è «orcio, da olio o da vino» (Zingarelli 1959, </hi><hi rend="CharOverride-4">s.v.</hi><hi rend="CharOverride-2">). Dato che si potevano far arrivare a Firenze più facilmente orci da Impruneta, che dista 10 km dal capoluogo, quelli inventariati probabilmente furono inviati da Antignano riempiti di qualche commestibile e poi finirono nello «stanzino» di Palazzo Vecchio, che corrisponde o è simile all’orciaia tuttora in sito (Bietti e Cecchi Marinelli 1980, 217-18, 221-22; Blake 2006b, 334, tav. 23.4; Trachtenberg 1989, 608 nota 132, fig. 38; Pini 2017, fig. 2.13: «corridoio dell’Orciaia»). Un altro vaso invece fu riadoperato per tenere acqua nella sala grande di Palazzo Pitti, ma in questo caso si trattava forse di un pezzo più elegante dei soliti orci per essere usato in un locale così importante. A parte questi contenitori di trasporto e stoccaggio potrebbero esser state prodotte altre forme per i «bisogni» ‘fissi’ della villa o della fattoria, ad esempio conche per piante. Georg Christoph Martini descrisse nel secondo quarto del Settecento la costruzione a mano in una villa nella Lucchesia di grandi conche per limoni e di vasi più piccoli in forme di terracotta. Egli osservò in un’altra villa che i fiori «che richiedono maggior cura li tengono in vasi» (Martini 1969, 269, 286). È probabile che questi tipi fittili fossero eseguiti da artigiani itineranti, chiamati quando le ville-fattorie ne avevano bisogno, e perciò pagati all’ora – evidenziato dal salario richiesto ad Antignano nel 1566 – e non a cottimo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Entro il 1597, quando Ferdinando, il figlio di Cosimo, confermò la licenza data a voce al ceramista per vendere il suo lavoro a Livorno, perché non poteva smaltirlo ad Antignano, pare che questo maestro lavorasse in proprio e anche stabilmente ad Antignano. Non si sa se allora egli facesse stoviglie dozzinali o di un certo pregio, assieme ai (o invece dei) «vasi grandi». Nel 1629 il termine «stoviglie» fu adoperato a Pisa per descrivere tra l’altro «maiolica vergata di turchino» (Renzi Rizzo 1997, 315). Però una fornace di laterizi non sarebbe stata adatta per cuocere ceramiche da mensa e cucina. Presumibilmente dopo gli anni 1560 il ceramista trovò l’argilla idonea. Questo era un problema per ceramisti che migravano in luoghi dove non c’era già una tradizione nel produrre ceramiche nel modo in cui essi erano abituati (Blake 2006a; 2024). Chiaramente egli aveva ancora l’attenzione del granduca che veniva ad Antignano come faceva suo padre «per suo diporto», perché dare una licenza orale fu eccezionale (Tazzara 2017, 87).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">In conclusione, secondo l’interpretazione proposta qui, pare che il «nuovo centro manufatturiero [di ceramiche]: lo sconosciuto Antignano» non ammontasse a granché: una fornace provvisoria per fornire vasi per la fattoria-villa e poi una bottega le cui stoviglie furono vendute anche a Livorno. Quello che ha reso ‘conosciuto’ questo «centro» furono i padroni della villa, i regnanti della Toscana, a cui piacque ritirarsi in questa tenuta fertile con vista mare e allora idillica (anche se disturbata da attività industriali) e che ebbero una rete di corrispondenti che seguirono i lavori </hi><hi rend="CharOverride-4">in loco </hi><hi rend="CharOverride-2">che sembra non badassero troppo alle spese.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Documenti</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-2">Doc. 1. Lettera dal duca Cosimo I, in Livorno, a [?], in Montelupo, 21 gennaio 1563 (ASF</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_11_103-112.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, </hi><hi rend="CharOverride-4">Medici del Principato</hi><hi rend="CharOverride-2">, 219, f. 261; </hi><hi rend="CharOverride-4">Medici Archive</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-4">Project</hi><hi rend="CharOverride-2"> doc. ID 16268.</hi></p><p rend="quotation_a" ><hi rend="CharOverride-2">Il portatore della presente Antonio Siciliano viene per levare certa quantità di terra di quel luogo, per fabricare alcuni vasi grandi, de quali ci occorre valersi per e bisogni d’Antignano. Prestategli voi ogni aiuto et favore, col comandare li huomini et con farlo accomodare di scafa o navicelli secondo che sarete ricerco da lui per caricare detta terra.</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-2">Doc. 2. Lettera da Bernardo Baroncelli, in Livorno, al duca Cosimo I, in Firenze, 10 gennaio 1566 (ASF, </hi><hi rend="CharOverride-4">Medici del Principato</hi><hi rend="CharOverride-2">, 518, c. 709; Spallanzani 1994, 156-57, doc. 21).</hi></p><p rend="quotation_a" ><hi rend="CharOverride-2">quel maestro che fa vasi in Antigniano è tornato e havendogli detto che e’ comincci a lavorare, dicie che non ha terra, e il salario corre a scudi sei al mese. Però resti servita Vostra Eccellenza Illustrissima, se pare a quella, lo mandereno con una barcha a posta ne l’Elba, che ella carichi di quella terra che gli parrà a proposito, la qual poi mescolando con questa d’Antigniano gli servirà a lavorar parecchi mesi.</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-2">Doc. 3. Inventario della Guardaroba già di Cosimo I e ora di Francesco I, 1574 (ASF, </hi><hi rend="CharOverride-4">Guardaroba Medicea</hi><hi rend="CharOverride-2">, 87, cc. 6 v., 74 v.; Spallanzani 1994, 170, 172, doc. 31).</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-2">Seguitano le robe nella sala grande de’ Pitti</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">Vaso uno di terra d’Antignano da tenere acqua</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-2">Stanza della mostra [di Palazzo Vecchio]</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">Più pezzi di terra d’Antignano in uno stanzino a meze scale per andare alle stanze di sopra dell’arme et sono palchetti sette pieni di detta terra et in terra ne sono molti pezi di detti vasi et più vi sono pezi venticinque di terra all’antica tra grandi et piccoli</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-2">Doc. 4. Inventario di Guardaroba di Ferdinando I, 1588 (ASF, </hi><hi rend="CharOverride-4">Guardaroba Medicea</hi><hi rend="CharOverride-2">, 132, c. 349 s.; Spallanzani 1994, 181, 187, doc. 42).</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-2">Terre di più sorte</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">Una vettina di terra d’Antignano</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-2">Doc. 5. Supplica di Bastiano di Tommaso da Montelupo, in Antignano, al granduca, 6 marzo 1597 (ASL, CGA, 2602, vol. 2, f. 21; Tazzara 2017, 87 nota 38; pubblicato in parte da Taddei et al. 2009, 117, 140 nota 409; citando Mazza 2002-2003, 13, che non ho potuto consultare; trascrizione gentilmente fornitami da Corey Tazzara).</hi></p><p rend="quotation_a ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Bastiano di Tommaso Stoviliaro da Montelupo al presente Stovigliaio a Lantignano, con reverenza espone a VAS come gia da VA venuta per suo diporto in Lantignano gli fu a bocca dato licenza di potere andare a rifinire il suo lavoro in Livorno dove per prima ancora haveva costumato rifinirlo. Et perche al presente gli viene vietato dal Signor Governatore et dal Buffone che per tal causa due volte è stato carcerato et in Lantignano per essere luogo stretto non ha smaltimento di detto suo lavoro. Per tanto supplica l’AVS che la gratia fattali a bocca gliela voglia confermare in questo memoriale, accio possa liberamente andare a Livorno a vendere la detta sua mercantia</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-2">Nota di Giovanni Battica Concini:</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-2">Possa venderli in Livorno et per tutto.</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-2">Doc. 6. «Pianta del Forte di Antignano e dei suoi dintorni. Al centro della figura si rappresenta planimetricamente il Forte di Antignano (detto Lantign[i]ano) ridotto a fattoria, con la vicina fornace e la torre costiera e, in dettaglio, l’articolazione interna della struttura, con i diversi locali distinti da lettere alfabetiche e richiamati in legenda: la Chiesa, le Stanze della Fattoria di S.A., la Casa del Prete, le Case livellate, la Porta a mare e la Porta di terra, le stanze per soldati o corpo di guardia; si progetta un tramezzo in croce da farsi di asse che suddivide la struttura in quattro quadranti uguali. Nelle vicinanze si distinguono (rappresentati con casette in alzato): due Casini per le sentinelle con una fonte vicina dalla parte della Porta di Terra e, oltre il fosso vicino al mare, una torre [N] e due fornaci [M]. La campagna è rappresentata in parte coltivata e in parte incolta, con soltanto una casa di agricoltori livellari» (ASF, Fondo: Piante dello Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche, 302; 260 × 430mm; databile alla prima metà del Seicento, Rombai 2017; Fig. 2).</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-2">Doc. 7. Particolare della «Pianta Generale dei Terreni situati in vicinanza del Castello d’Antignano». A nord (est in alto) del «Forte d’Antignano» ed ad est dei resti della «Torraccia» ed oltre il «Botro alle Carrozze» (ora il Fosso della, o Rio, Banditella, Tanda 2020, 18, 27, 34, 44), la proprietà del «Sig</hi><hi rend="CharOverride-6">nre</hi><hi rend="CharOverride-2"> Conte Pagani con le fornaci». A sud su entrambi i lati del «Botrello dell’Uliveto» (chiamato nel 1843 «Botro della Guineajola», Pacini 2017), il «Luogo detto le Cave delle Fornaci» compreso una «Fonte» (numerato Livello «XIX»; ASF, Fondo: Piante dello Scrittoio delle Regie Possessioni, 23, c. 17 v; eseguita dall’ingegnere Giovanni Caluri nel 1783; particolare della pianta intera di 260 × 430mm; Bartoli 2017a; per Livello «XIX» v. anche Bartoli 2017b, «F»; Fig. 3).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riconoscimenti</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Ringrazio Roberto Branchetti, Francesca Fiori, Graziella Garzella, Beatrice Tavecchio e Corey Tazzara per gli aiuti fornitimi nella stesura di questa relazione.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Bartoli, C. 2017a. “Scheda 4827: Pianta Generale dei Terreni situati in vicinanza del Castello d’Antignano, distinti in N. 6 Capi di Livello compreso quello dell’Ardenza.” In </hi><hi rend="CharOverride-4">CASTORE: cartografia storica regionale</hi><hi rend="CharOverride-2">, &lt;http://www502.regione.toscana.it/cartografia_storica_regionale_gi/cartografia_storica_regionale_smartviewer.html?img=4827&amp;title=Pianta%2520Generale%2520dei%2520Terreni%2520situati%2520in%2520vicinanza%2520del%2520Castello%2520d%2527Antignano%252c%2520distinti%2520in%2520N.%25206%2520Capi%2520di%2520Livello%2520compreshttp://www502.regione.toscana.it/searcherlite/cartografia_storica_regionale_scheda_dettaglio.jsp?imgid=4827&gt; (05/21).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Bartoli, C. 2017b. “Scheda 4831: Pianta del Terreno componente il Capo di Livello N. 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Modena: Deputazione di storia patria per le antiche provincie modenesi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Mazza, T. 2002-2003.</hi><hi rend="CharOverride-4"> Fonti e documenti per archeologia postmedievale della Toscana: produzione e circolazione dei manufatti ceramici a Livorno dal XVII al XIX secolo</hi><hi rend="CharOverride-2">, tesi di laurea, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Pisa.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Medici Archive Project. 2022. </hi><hi rend="CharOverride-4">MAP: Medici Archive Project</hi><hi rend="CharOverride-2"> &lt;https://www.medici.org/mission/&gt; (07/22).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Mineccia, F. 1983. “Note sulle fattorie granducali del Pisano occidentale nell’età moderna: Antignano, Casabianca, Collesalvetti, Nugola, S. 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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-3"><ref target="OP08975_xml_11_103-112.html#footnote-001-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	L’invito a partecipare a questo volume inviato il 30 luglio 2021 previde la pubblicazione “nell’autunno del 2022”.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-3"><ref target="OP08975_xml_11_103-112.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Abbreviazioni: ASF = Archivio di Stato di Firenze; ASL = Archivio di Stato di Livorno.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Hugo Blake, University of London, United Kingdom, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>hugo.blake@rhul.ac.uk</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0000-0002-6065-9187</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Hugo Blake, </hi><hi rend="italic">«Quel maestro che fa vasi in Antigniano»: un ceramista al servizio di Cosimo I</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY 4.0</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/979-12-215-0376-0.0</hi></ref><hi>9, in Michele Nucciotti, Elisa Pruno (edited by), </hi><hi rend="CharOverride-7">Florentia. Studi di archeologia. Vol. 5 - Numero speciale - Studi in onore di Guido Vannini</hi><hi>, pp. -</hi><hi>11</hi><hi>, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0376-0, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/</hi></ref><hi>979-12-215-0376-0</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_11_103-112-web-resources/image/BLAKE_Vannini_Fig_1.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 1 – Ubicazione di Antignano a 6km a sud del centro di Livorno in Toscana (carta d’Italia [scala 300km]: Eric Gaba (Sting) e NordNordWest, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons; particolare della carta della provincia di Livorno, Ente provinciale per il turismo 1967); e fotografia tridimensionale da satellite di Antignano con la forma del Castello (ca. 60 × 65m) visibile in centro basso e l’attuale Via delle Fornaci in alto a nord del Fosso della Banditella (Google Map).</hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 2 – Pianta del «Forte di Antignano e dei suoi dintorni», databile alla prima metà del Seicento, con due fornaci indicate a nord del Castello con la lettera M (est in alto; ASF, Fondo: Piante dello Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche, 302; vedi Doc. 6).</hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 3 – Particolare della «Pianta Generale dei Terreni situati in vicinanza del Castello d’Antignano» del 1783, con le [due] fornaci di laterizi del Conte Pagani indicate a nord del Castello (est in alto; ASF, Fondo: Piante dello Scrittoio delle Regie Possessioni, 23, c. 17 v; vedi Doc. 7).</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_11_103-112-web-resources/image/BLAKE_Vannini_Fig_2.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08975_xml_11_103-112-web-resources/image/BLAKE_Vannini_Fig_3.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p>
      
      <div>
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