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        <title type="main" level="a">Decastellamento e ‘nuove’ forme dell’abitare in un territorio alle porte di Firenze</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-5970-7594" type="ORCID">
            <forename>Marie-Ange</forename>
            <surname>Causarano</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Florentia </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0376-0</idno>) by </resp>
          <name>Michele Nucciotti, Elisa Pruno</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.12</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>The contribution intends to analyse, by comparing documentary sources and material reality, the processes of decastellation that occurred between the 13th and 14th centuries in a territory immediately outside the city walls of Florence. The castles present in this part of the contado, attested between the 11th and 12th centuries, suffered late abandonment only on rare occasions; in all other cases, on the contrary, there was an early process of decastellation that, already in the second half of the 13th century, led to the birth of “new” forms of living (case da signore, tower houses, palagi, forts) that took up residence on the ancient castles, at the same time as the new mercantile elite of the city (Peruzzi, Bardi) took over these sites. The rural lordly residences that arose on the ancient castles, studied through an archaeological analysis of the architecture, will be compared with iconographic and written sources, in order to identify the signs of a phenomenon that during the 14th century transformed the Tuscan countryside close to the city, generating “new” types of extra-urban residences.</p>
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            <item>Decastellation</item>
            <item>Florence</item>
            <item>medieval building</item>
            <item>contado</item>
            <item>archaeology of architecture</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.12<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.12" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter" ><hi>Decastellamento e ‘nuove’ forme dell’abitare <lb/>in un territorio alle porte di Firenze</hi></p><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Marie-Ange Causarano</hi></p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi><hi rend="CharOverride-2">:</hi><hi rend="CharOverride-3"> The contribution intends to analyse, by comparing documentary sources and material reality, the processes of decastellation that occurred between the 13th and 14th centuries in a territory immediately outside the city walls of Florence. The castles present in this part of the </hi><hi rend="CharOverride-4">contado</hi><hi rend="CharOverride-3">, attested between the 11th and 12th centuries, suffered late abandonment only on rare occasions; in all other cases, on the contrary, there was an early process of decastellation that, already in the second half of the 13th century, led to the birth of “new” forms of living (</hi><hi rend="CharOverride-4">case da signore</hi><hi rend="CharOverride-3">, tower houses, </hi><hi rend="CharOverride-4">palagi</hi><hi rend="CharOverride-3">, forts) that took up residence on the ancient castles, at the same time as the new mercantile elite of the city (Peruzzi, Bardi) took over these sites. The rural lordly residences that arose on the ancient castles, studied through an archaeological analysis of the architecture, will be compared with iconographic and written sources, in order to identify the signs of a phenomenon that during the 14th century transformed the Tuscan countryside close to the city, generating “new” types of extra-urban residences.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo studio delle dinamiche insediative nel territorio comunale di Bagno a Ripoli nel tardo Medioevo consente in primo luogo di contestualizzare il fenomeno del decastellamento in un’area limitrofa alla città, all’interno di una fitta e continua rete di relazioni tra Firenze e la fascia di territorio compresa nei pivieri di Ripoli, Antella e Villamagna, che corrisponde in gran parte all’attuale comune di Bagno a Ripoli. L’area di indagine, infatti, è situata sulla riva sinistra dell’Arno, tra Firenze e i primi rilievi a sud-est della città, in una posizione di ‘cerniera’ tra la conca fiorentina e la Toscana sud-orientale, il Chianti, il Valdarno e la Val di Sieve, posizione che ha dato a questo territorio una natura ‘bifronte’, con una faccia rivolta verso la città e un’altra rivolta verso il Chianti e il Valdarno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’area occupata dai tre pivieri, tra fine XI e inizi XIV secolo sono attestati otto </hi><hi rend="CharOverride-5">castra</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Villamagna, Montacuto, Montepilli, Baroncelli, Montisoni, Ripacozza, Gavignano e Montemasso, oggi nel comune di Greve, Fig. 1): di questi, la maggior parte (Montacuto, Baroncelli, Montisoni, Ripacozza, Gavignano) appartiene ad una aristocrazia minore priva di titoli e di funzioni pubbliche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-6"><hi><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-007">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed è documentata quando già si trova nell’ultima fase di vita o con un processo di decastellamento già in corso. Questo fenomeno è particolarmente precoce e incisivo nel territorio fiorentino, dove le fonti documentano un’altissima mortalità dei siti fortificati, sia di quelli noti per la prima volta nel X secolo (53%), che di quelli attestati nell’XI (58%) e nella prima metà del XII (51%)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-6"><hi><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-006">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nella zona più vicina alla città questo processo è ancor più accentuato, indizio di una forte conflittualità tra i nascenti poteri cittadini ed i signori rurali e di una progressiva affermazione dell’influenza urbana.</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Il decastellamento nel territorio di Ripoli</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le fonti documentarie e quelle materiali ci testimoniano, tra fine XII e XIII secolo, il momento di passaggio tra la crisi di un sistema territoriale imperniato sulla presenza centralizzante dei castelli – anche se, come nel nostro caso, di limitata importanza – e la fase di ‘fiorentinizzazione’ di questa parte di contado.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel territorio di Ripoli la crisi dei castelli non può, però, essere messa direttamente in relazione con l’azione comunale che, iniziata fin dai primi decenni del XII secolo, mirava al controllo diretto delle zone più vicine alla città, sottomettendo, come dice il Villani, «ogni nobile di contado e disfacendo le fortezze» (Villani 1990-1991, I, V, 36, 222). In quest’area, infatti, assistiamo ad un’assenza di signorie territoriali della forza e del prestigio di quelle, ad esempio, dei da Montebuoni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-6"><hi><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-005">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> nel limitrofo territorio di Impruneta – tra i primi a subire gli assalti dei fiorentini (1135) – o, tra le valli della Sieve e dell’Arno, dei conti Guidi, che subirono l’assedio e la conquista da parte cittadina del castello di Monte di Croce (1147, primo assedio)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-6"><hi><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-004">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, o di famiglie come i da <lb/>Quona</hi><hi rend="notes_number CharOverride-6"><hi><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-003">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che, sebbene avessero un’influenza territoriale più limitata, si scontrarono egualmente con Firenze (1146). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Più che una ‘conquista’ del contado, nel nostro caso ci troviamo probabilmente di fronte, come nota giustamente Paolo Pirillo, a un «assorbimento, relativamente indolore e veloce, da parte del potere comunale cittadino»</hi><hi rend="CharOverride-7"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Pirillo 2008b, 177). Il processo di decastellamento nel territorio di Ripoli, infatti, solamente in due casi si materializza nell’abbandono dei siti fortificati (Montepilli e Ripacozza), mentre in tutti gli altri siti indagati segue le dinamiche dell’acquisto da parte del capitale cittadino degli spazi castrensi che, controllati in genere da famiglie della media e piccola aristocrazia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-6"><hi><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-002">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, furono poi oggetto di massicci investimenti che ne trasformarono ben presto l’aspetto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella quasi totalità dei casi, i castelli indagati sono riconducibili a insediamenti fortificati di ridotta estensione e di scarsa attrazione demica (</hi><hi rend="CharOverride-5">castra </hi><hi rend="CharOverride-1">di lignaggio), le cui limitate dimensioni possono forse essere alla base di una maggiore dinamicità dei fenomeni di riassetto insediativo che coinvolsero precocemente le campagne in questa fascia di territorio così vicina alla città. Si tratta essenzialmente di dimore fortificate, piccoli nuclei destinati alla residenza dei loro </hi><hi rend="CharOverride-5">domini</hi><hi rend="CharOverride-1">, costituiti da un circuito murario difensivo, una torre, una chiesa, o cappella, situata sia all’interno del castello che all’esterno delle mura, un cimitero e pochi altri edifici, in parte per uso padronale, in parte per abitazione di dipendenti: dei </hi><hi rend="CharOverride-5">castra </hi><hi rend="CharOverride-1">residenziali, quindi, presenti anche in altre parti del territorio periurbano fiorentino (Cortese 2007, 171 sgg.). Il loro passaggio sotto il controllo della città, tra XII e XIII secolo, avvenne dunque senza traumi, a volte di pari passo all’inurbamento delle famiglie detentrici di quegli stessi </hi><hi rend="CharOverride-5">castra</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, nel corso del Duecento, troviamo attestati quando, ormai </hi><hi rend="CharOverride-5">castellari</hi><hi rend="CharOverride-1">, erano entrati a fare parte dei possessi di nuovi proprietari cittadini o inurbati: è questo il caso, ad esempio, del castello di Baroncelli, acquistato come </hi><hi rend="CharOverride-5">castellare</hi><hi rend="CharOverride-1"> ai primi del Trecento dai Peruzzi, o dei castelli di Ripacozza e Gavignano, comprati nello stesso periodo dai Bardi, quando il primo dei due era probabilmente già in via di abbandono. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel corso del XIII secolo, l’influenza della città, tramite il controllo politico, sociale ed economico sul territorio circostante, non fa che aumentare, provocando una massiccia ristrutturazione dell’intero assetto territoriale in funzione cittadina e determinando, di fatto, un macroscopico processo di decastellamento degli antichi </hi><hi rend="CharOverride-5">castra</hi><hi rend="CharOverride-1"> presenti sul territorio che, da proprietà, ancora agli inizi del Duecento, di antiche famiglie appartenenti all’aristocrazia minore, diventate cittadine (Baroncelli, Da Gavignano, Siminetti ecc.), passano, come già detto, in possesso alle più influenti famiglie fiorentine di mercanti e banchieri. Agli inizi del Trecento le fonti scritte di natura privata ci illuminano sul momento del ‘passaggio di proprietà’ ai nuovi proprietari, cittadini o inurbati (i già citati Peruzzi e Bardi, oltre a Quaratesi, Salviati, ecc.) che ne fecero, a loro volta, i poli centrali delle loro proprietà fondiarie, aziende agricole che divennero punti di appoggio ‘strategici’ fuori le mura, con una chiara concomitanza tra la crisi delle numerose strutture castrali presenti nell’area e i processi di consolidamento del potere cittadino nello stesso territorio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le dinamiche di tale processo non determinarono la distruzione degli insediamenti precedenti ma un loro riutilizzo realizzatosi tramite la nascita e lo sviluppo di nuove tipologie di edilizia signorile ‘alternative’ al castello, a vantaggio della classe dirigente cittadina. Gli antichi </hi><hi rend="CharOverride-5">castra</hi><hi rend="CharOverride-1">, che avevano ormai perduto per la normativa fiorentina il loro </hi><hi rend="CharOverride-5">status</hi><hi rend="CharOverride-1"> giuridico castellano ed erano diventati proprietà di cittadini o inurbati, furono oggetto di profonde trasformazioni – come l’analisi archeologica delle architetture ha permesso di evidenziare (Causarano 2022, 71-104) – che videro l’‘innesto’ sulle vecchie strutture di ‘nuove’ tipologie insediative (case, casetorri, palazzi) che, in quegli stessi decenni, andavano punteggiando tutto il territorio.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Dal castello alla dimora di campagna</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A fianco della rete dei piccoli castelli ormai più o meno in abbandono, tra XIII e inizi XIV secolo si andarono sviluppando aree di popolamento a maglie larghe, case sparse e piccoli insediamenti non fortificati (le </hi><hi rend="CharOverride-5">ville</hi><hi rend="CharOverride-1"> citate nei documenti), insieme a tutta una serie di dimore signorili rurali, spesso dotate di elementi difensivi e, almeno in parte, fortificate. Riunite genericamente sotto la definizione di ‘case da signore’, rappresentano ‘nuove’ realtà insediative – con forme e tipologie architettoniche ben precise, rappresentative dello stato sociale e del lignaggio dei proprietari – che, a partire dal pieno XIII secolo, assunsero un ruolo intercalare tra il </hi><hi rend="CharOverride-5">castrum</hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’insediamento sparso non fortificato (Pirillo 2008b, 181), andando progressivamente a formare i punti nodali delle maglie del popolamento nel piano e nelle colline di Ripoli, in un quadro di profondi cambiamenti che avrebbero inciso sia sugli assetti sociali ed economici della popolazione comitatina che sugli equilibri del popolamento e le forme del paesaggio, caratterizzato sempre più dalla coltivazione promiscua mezzadrile.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A partire dalla prima metà del Trecento le cronache fiorentine e le memorie private degli uomini d’affari cominciano ad annotare, con sempre maggiore frequenza, i segni di questo fenomeno, adottando una nuova terminologia nel tentativo di inquadrare tipologie edilizie diversificate che, in un territorio immediatamente fuori le mura come quello di Ripoli, dovevano però essere già ‘consolidate’ dal punto di vista strutturale: </hi><hi rend="CharOverride-5">domus et turris</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-5">domus cum fossatis</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-5">fortilitium</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-5">fortericia</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-5">palatium</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-5"> domus magne</hi><hi rend="CharOverride-1"> ecc. sono solo alcune delle definizioni con le quali le fonti scritte individuano una complessa varietà di residenze private, accomunate dall’essere delle strutture fortificate a metà strada, per così dire, tra la semplice </hi><hi rend="CharOverride-5">domus</hi><hi rend="CharOverride-1"> priva di difese e il castello (Bur 1986; Pirillo 2001; Comba</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">et al.</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2007).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel territorio di Ripoli di pieno Trecento, sembra compiersi, anche sotto l’aspetto architettonico, un processo in base al quale l’edilizia signorile residenziale rurale – che ancora nella seconda metà del Duecento si affiancava alle antiche strutture incastellate o si impostava già sui ruderi di queste ultime, veri e propri simboli di una compiuta ascesa sociale (Jones 1980, 370) –, con la definitiva adozione di tutta una serie di caratteristiche di natura militare che rimandano ad una cultura di ispirazione castellana (merli, corte chiusa, mura), si sostituisce ad esse. Nelle dimore signorili rurali, infatti, destinate alla residenza cittadina in contado, il rapporto tra determinati elementi costruttivi, come quelli sopra citati, e le loro (eventuali) relazioni simbolico-culturali diventa particolarmente evidente nella residenza fortificata simile al castello (Duby 1971, 221).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«I ricchi palagi, torri, cortili e giardini murati», come li descrive Giovanni Villani</hi><hi rend="CharOverride-7"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(1990-1991, III, XII, 96, 202) diventano protagonisti del nuovo paesaggio extra urbano. La loro presenza sottolinea la volontà dei </hi><hi rend="CharOverride-5">mercatores</hi><hi rend="CharOverride-1"> fiorentini di non sottrarsi a modelli desunti dal ceto magnatizio e nobiliare, poiché, come è noto, da sempre la dimora è un elemento fortemente rappresentativo delle condizioni del suo proprietario: struttura, forma, dimensioni e tipologia permettono di classificarla all’interno di un preciso contesto sociale. Dal punto di vista planimetrico, a strutture a base quadrata ed elevazione in verticale (torri, casetorri) si vanno via via affiancando annessi e nuovi corpi di fabbrica che ampliano in orizzontale i vecchi edifici, trasformandoli in alcuni casi in strutture poderali, in altri in edifici palaziali (‘case da signore’, </hi><hi rend="CharOverride-5">palatium</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-5">chasa grande</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nei decenni centrali del Trecento, il ‘palagio’ di campagna predomina tra i vari tipi di architettura signorile suburbana: spesso era provvisto di merlatura – una delle discriminanti principali nell’identificazione di una residenza, destinata a costituire un elemento di distinzione – ed era chiuso da mura con una corte interna. Anche il possesso di una cappella tra i propri investimenti fondiari era considerato un elemento di prestigio, un altro di quei </hi><hi rend="CharOverride-5">mores nobilium </hi><hi rend="CharOverride-1">riproposti in forme (anche) architettoniche, sebbene parzialmente reinterpretate nella sostanza: in quasi tutti i </hi><hi rend="CharOverride-5">castra</hi><hi rend="CharOverride-1"> presenti sul territorio, infatti, acquistati in blocco e trasformati in residenze ‘da signore’, era presente anche un luogo di culto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con la seconda metà del Trecento i caratteri ‘militari’ andarono intensificandosi: la residenza fortificata (casa-forte, </hi><hi rend="CharOverride-5">fortilitium</hi><hi rend="CharOverride-1">) da tendenziale oggetto di prestigio, simbolo dell’ascesa al successo di una determinata élite cittadina, finì per rispondere di più alla sua funzione difensiva e, come tale, a subire un controllo più stretto da parte della Repubblica. Dal punto di vista documentario notiamo, inoltre, che mentre le fonti della prima metà del XIV secolo non ci tramandano un termine specifico che richiami alla mente l’idea di una dimora fortificata, alla fine di quello stesso secolo si cominciò ad avvertire l’esigenza di connotare una tipologia di strutture annoverate dal comune denominatore di essere fortificate: il termine generico di </hi><hi rend="CharOverride-5">fortilitium</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispondeva a quest’esigenza. All’interno delle tipologie riconducibili alle residenze signorili, si cominciò così a distinguere con questo termine quelle che presentavano caratteri marcatamente difensivi. La sola presenza di apparati difensivi, anche se deboli, conferiva a queste strutture una condizione, sul piano pubblico, diversa da quella di semplice dimora residenziale di prestigio, e un’utilità, che il </hi><hi rend="CharOverride-5">palagium</hi><hi rend="CharOverride-1">, per quanto grande e ricco, evidentemente non aveva. È questo il caso, ad esempio, di Quarate, descritto nel 1427 come un «palagio fatto a forteza».</hi></p><p rend="h3" ><hi>2.1 La torre, la chiesa, il palazzo: il caso di Quarate</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Torre e il Palagio di Quarate si ergono in posizione dominante sull’omonimo borgo. Il sito, documentato come toponimo fin dal 1098</hi><hi rend="CharOverride-8"> (</hi><hi rend="CharOverride-1">Pirillo 2007, 249), è situato su una delle ultime propaggini collinari a valle di Montemasso (Fig. 1) e presenta oggi i caratteri della villa-fattoria di epoca cinquecentesca che conserva ancora, specialmente nel prospetto occidentale, gli elementi costitutivi medievali; per il suo aspetto imponente, è anche detto Castello (o Palagio) di Quarate, sebbene non sia mai stata sede castrense.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’edificio principale è formato da due corpi di fabbrica a pianta rettangolare, che delimitano una corte centrale, e da un corpo turriforme laterale più antico, ridotto in altezza, di grandi dimensioni (6, 10 × 6,10 m). Di fronte al ‘palagio’, risultato delle trasformazioni del primo nucleo residenziale, è tutt’ora conservata una torre isolata. Leggermente disassato rispetto a queste due costruzioni, si trova l’oratorio, dedicato in origine a San Michele Arcangelo, databile alla metà circa del XIV secolo quando i Quaratesi, proprietari del sito, ristrutturarono l’intero complesso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-6"><hi><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-001">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1344, al momento della divisione dei beni tra Neri, Vanni, Bernardo, Niccolò e Sandro di Simone Quaratesi, nel popolo di S. Angelo a Quarate i fratelli avevano «una comunanza d’una torre a Quarata e il trebio a Quarata, comune con tutti i consorti; una casa a piede de la detta torre, comune con Castello di Bernardo e cole rede di Giovanni da Quarata e noi tutti insieme nel cerchiovito de la tore […]; una casa nella detta torre comune con Castello e chole redi di Cione e noi figlioli di Simone […]»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-6"><hi><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-000">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In base al documento, dunque, nel Trecento la torre doveva mantenere ancora tutta la sua importanza se, adibita ad uso abitativo, era passata in eredità ai principali esponenti della famiglia dei Quaratesi; del ‘palagio’ di Quarate, come verrà chiamato fin dal secolo seguente il grande edificio signorile situato di fronte alla torre, non si hanno notizie precise, ma si accenna soltanto ad «una casa a piede de la detta torre», inoltre è testimoniata l’esistenza di una piccola cortina muraria che cingeva l’insieme (il «cerchiovito de la tore») che, nel lato più esposto, era rinforzata da un fossato (Pirillo 2008a</hi><hi rend="CharOverride-1">, 77): ci troviamo quindi di fronte ad una residenza fortificata, ben distinta da un </hi><hi rend="CharOverride-5">castrum</hi><hi rend="CharOverride-1">. Le caratteristiche difensive del sito sono nuovamente rimarcate da Castello di Piero di Bernardo Quaratesi che nel 1427, che dichiara tra i suoi possessi «uno palagio fatto a forteza cho torre alta» (ASFi, </hi><hi rend="CharOverride-5">Catasto</hi><hi rend="CharOverride-1">, 64, c. 31</hi><hi rend="CharOverride-5">v</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La torre, a pianta quadrata (5,20 m × 5,20 m), è conservata quasi integralmente per un’altezza di circa 15 m (Fig. 2). Costruita in pietra alberese, presenta un paramento murario omogeneo su tutti e quattro i lati, databile al pieno XII secolo, in conci di alberese alternati a elementi in pietraforte sommariamente squadrati, in alcuni casi sbozzati, posti su corsi orizzontali e paralleli, a formare un paramento murario regolare con un’altezza dei filari compresa tra i 12 ed i 24 cm. Le uniche aperture presenti nel complesso architettonico sono la porta di accesso, sopraelevata, situata sul fianco est e una finestra, di epoca tarda, situata nella parte superiore della muratura del lato sud. All’interno, sono visibili i resti di un solaio situato alla medesima altezza della porta d’accesso, in parte crollato, che divideva la parte inferiore in due vani: un ambiente sotterraneo, parzialmente riempito da livelli di crollo, coperto con una volta a crociera impostata su peducci in arenaria sagomati, in fase con il solaio, ed un primo piano d’ingresso alla struttura, alto circa 5 m; a questa altezza, sono visibili le tracce delle buche per l’alloggio dei pali di sostegno di un ulteriore solaio, probabilmente ligneo; a 10 m d’altezza si trova infine il terzo e ultimo piano della torre. La costruzione del solaio al primo piano e della volta a crociera sottostante per la realizzazione di un ambiente seminterrato sono databili invece al XIV secolo, insieme ad ulteriori rifacimenti della parte inferiore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il ‘palagio’ presenta una muratura regolare in alberese mista ad arenaria, con angolate in pietra serena (Fig.</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">3). L’impianto è caratterizzato da un cortile al centro ornato da un grande arco ribassato, di epoca tardomedievale, da cui parte un camminamento interno che si snoda attorno al perimetro della corte. Il prospetto ovest evidenzia i caratteri originali della struttura: un edificio turriforme (CF 1), di grandi dimensioni, è affiancato sul lato sud da un corpo di fabbrica a pianta rettangolare (CF 2), di epoca trecentesca che, insieme ad un edifico aggiunto (CF 3), databile alla stessa epoca, crea l’ampia corte interna. Nel CF 1 è riconoscibile ciò che resta dell’originaria residenza signorile, una casa-torre oggi scapitozzata, databile per impianto volumetrico e tipologia muraria alla seconda metà del XIII secolo, ampliata nel corso del Trecento in edificio palaziale, grazie all’aggiunta del CF 2 e del CF 3 che dettero al complesso una volumetria declinata non più in verticale ma in orizzontale. Nel Cinquecento il ‘palagio’ trecentesco fu rinforzato, nei prospetti ovest e sud, con l’aggiunta di contrafforti esterni in alberese. La loro realizzazione va probabilmente inquadrata nella volontà di abbellire la residenza di famiglia con le caratteristiche tipiche del ‘fortilizio’ medievale. Nel XVII secolo, infine, furono aperte una serie di finestre rettangolari, con stipiti in pietra serena, poste ad intervalli regolari sul lato ovest e sud del complesso architettonico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Poco discosto dall’edificio signorile, si trova l’oratorio intitolato a San Giuliano, in origine forse l’antica chiesa parrocchiale che, ridotta in cattive condizioni, fu completamente ricostruita a spese dei Quaratesi nel 1363 (Lensi Orlandi Cardini 1954, 97). Il fabbricato, costruito interamente in bozze di alberese e pietraforte, conserva ancora caratteri riconducibili al periodo tardo medievale: a navata unica, misura in pianta 13 × 5 m ed è concluso da una profonda scarsella a terminazione rettilinea; le angolate, ben evidenziate, sono invece realizzate in conci ben squadrati di pietraforte. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se fino a tutto il XIII secolo, dunque, la torre, adibita probabilmente ad uso di difesa in caso di necessità (semiresidenziale), mantiene intatti i suoi caratteri militari – caratterizzati dalla totale assenza di aperture se non per l’ingresso sopraelevato –, nel XIV secolo, quando la vicina residenza nata nel XIII secolo (CF1) viene trasformata da casatorre in ‘palagio’ , con l’aggiunta del CF2 e poi del CF 3, anche la torre viene definitivamente adattata a scopi residenziali («casa nella detta torre»). Con la costruzione del ‘palagio’ («una casa a piede de la detta torre») e dell’oratorio, il sito si struttura nella sua conformazione attuale, adeguandosi alle ‘norme’ delle dimore signorili di campagna del tempo (Fig. 4).</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le profonde trasformazioni avvenute nel corso del XII secolo, da un lato il primo periodo di espansione fiorentina a scapito dei castelli periurbani in mano a potenti compagini signorili, dall’altro il cospicuo trasferimento di beni in mano ad enti religiosi urbani da parte di importanti stirpi comitatine, ebbero una forte incidenza sul decastellamento nelle aree più vicine alla città già entro la fine del secolo. Di conseguenza, le campagne comprese entro un raggio di poche miglia dalle mura urbane divennero presto una sorta di «anello intermedio tra la </hi><hi rend="CharOverride-5">civitas</hi><hi rend="CharOverride-1"> propriamente detta e l’intero Contado, il punto di snodo di una rete che comprendeva il mondo cittadino e quello contadino» (Pirillo 2008c, 10).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel territorio occupato dai plebati di Ripoli, Antella e Villamagna l’assenza di potenti signorie territoriali, potenziali antagonisti all’espansione comunale, è probabilmente alla base della mancanza di conflittualità con Firenze. In quest’area il Comune cittadino incontrò infatti un’articolazione di poteri locali sui quali l’attrazione socio-economica verso la città fu determinante, causando un macroscopico processo di decastellamento: l’aristocrazia minore detentrice di </hi><hi rend="CharOverride-5">castra</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel territorio ripolese, infatti, era dotata di proprietà di solito concentrate in areali ristretti, dove spiccava la presenza, spesso e volentieri, di un solo castello, centro dei loro nuclei fondiari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A partire dalla seconda metà del XIII secolo, l’impatto degli investimenti di capitali cittadini nel Piano e nelle colline di Ripoli è evidente nelle trasformazioni edilizie subite dagli antichi insediamenti fortificati che, nei decenni precedenti, erano progressivamente passati in mano a famiglie di cittadini o inurbati. Proprio su questi castelli si ‘innestarono’, infatti, nuove tipologie insediative (case-torri, palazzi) protagoniste di un processo di ‘assimilazione’ in base al quale gli elementi caratteristici delle strutture castrensi furono mutuati dalle nuove residenze signorili che si affiancavano o sorgevano sui ruderi dei castelli stessi, le cui strutture venivano riadattate, parzialmente riscostruite e, quando inservibili, sfruttate come ‘cava’ di materiale da costruzione per l’edificazione </hi><hi rend="CharOverride-5">ex novo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di residenze signorili di campagna. Dal pieno Trecento invece, con la definitiva adozione di tutta una serie di caratteristiche militari che rimandavano ad una cultura di ispirazione castellana (merli, corte chiusa, mura), la dimora rurale fortificata, come nel caso del «palagio fatto a forteza» di Quarate, si ‘sostituirà’ alle antiche strutture incastellate, riproponendone le principali caratteristiche difensive che assumono valore non solo come </hi><hi rend="CharOverride-5">status symbol</hi><hi rend="CharOverride-1"> per il proprietario della residenza ma anche per la loro valenza difensiva in caso di necessità.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Biagi, L., e C. Cosi. 2005. “L’area del castello di Quona: una prima lettura di superficie.” In </hi><hi rend="CharOverride-5">Antica possessione con belli costumi</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-5">Due giornate di studio su Lapo da Castiglionchio il Vecchio</hi><hi rend="CharOverride-1">. Atti del Convegno (Firenze-Pontassieve, 3-4 ottobre 2003), a cura di F. Sznura, 316-22. Firenze: Aska Edizioni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Boglione, A., e I. Moretti. “I castelli della podesteria del Pontassieve.” In </hi><hi rend="CharOverride-5">Le antiche leghe di Diacceto, Monteloro e Rignano. Un territorio dall’antichità al Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di I. Moretti, 189-221. Comunità montana zona E: Pontassieve.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Boglione, A. 1988. “L’organizzazione feudale e l’incastellamento.” In </hi><hi rend="CharOverride-5">Le antiche leghe di Diacceto, Monteloro e Rignano. Un territorio dall’antichità al Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di I. Moretti, 159-87. Comunità montana zona E: Pontassieve.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bur, M., édité par. 1986. </hi><hi rend="CharOverride-5">La maison forte au Moyen Age</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Actes de la Table ronde de Nancy-Pont-à-Mousson de 31 mai-3 juin 1884. Paris: Centre National de la Recherche Scientifique.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Causarano, M.-A. 2022. </hi><hi rend="CharOverride-5">Trasformazioni dell’habitat periurbano di Firenze nel Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: All’Insegna del Giglio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Comba, R.</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">et al., a cura di.</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2007. </hi><hi rend="CharOverride-5">Motte, torri e caseforti nelle campagne medievali (secoli XII-XV). Omaggio ad A.A. Settia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Atti del convegno di Cherasco (23-25 settembre 2005). Cherasco: Centro Internazionale di Studi sugli insediamenti medievali.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cortese, M. E. 2000. “Castelli e città: l’incastellamento nelle aree periurbane della Toscana (secc. X-XII).” In </hi><hi rend="CharOverride-5">Castelli. Storia e archeologia del potere nella Toscana medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-5">Vol. I</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di R. Francovich, e M. Ginatempo, 205-38. Firenze: All’Insegna del Giglio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cortese, M. E. 2005. “Nella sfera dei Guidi: i «da Quona</hi><hi rend="CharOverride-5">» e altri gruppi aristocratici della Bassa </hi><hi rend="CharOverride-1">Valdisieve tra XI e XII secolo.” In </hi><hi rend="CharOverride-5">Antica possessione con belli costumi</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-5">Due giornate di studio su Lapo da Castiglionchio il Vecchio</hi><hi rend="CharOverride-1">. Atti del Convegno (Firenze-Pontassieve, 3-4 ottobre 2003), a cura di F. Sznura, 157-72. Firenze: Aska Edizioni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cortese, M. E. 2007. </hi><hi rend="CharOverride-5">Signori, castelli, città. L’aristocrazia del territorio fiorentino tra X e XII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cortese, M. 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Lo scavo della chiesa del castello di Monte di Croce (Pontassieve, FI).” In </hi><hi rend="CharOverride-5">Archeologia dei Paesaggi Medievali. Relazione Progetto (2000-2004)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di R. Francovich, e M. Valenti,</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">193-202. Firenze: All’Insegna del Giglio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Jones, P. 1980. “Le origini medievali della moderna società rurale. Un caso tipico: il passaggio dalla “curtis” alla mezzadria in Toscana.”</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">In P. Jones, </hi><hi rend="CharOverride-5">Economia e società nell’Italia medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, 377-433. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lensi Orlandi Cardini, G. 1954. </hi><hi rend="CharOverride-5">Le ville di Firenze</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. 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Cherasco: Centro Internazionale di Studi sugli insediamenti medievali.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirillo, P. 2008a. </hi><hi rend="CharOverride-5">Forme e strutture del popolamento nel contado fiorentino. II. Gli insediamenti fortificati (1280-1380)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirillo, P. 2008b. “Firenze e le dinamiche della “conquista”.” In </hi><hi rend="CharOverride-5">Alle porte di Firenze. Il territorio di Bagno a Ripoli in età medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di P. Pirillo, 177-200. Roma: Viella.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirillo, P. 2008c. “Introduzione.” In </hi><hi rend="CharOverride-5">Alle porte di Firenze. Il territorio di Bagno a Ripoli in età medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di P. Pirillo, 9-13. Roma: Viella.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tronti, C. 2008. “Famiglie signorili, cappelle private e insediamenti fortificati in Val di Sieve tra X e XII secolo: i casi di Monte di Croce e Montefiesole (Pontassieve, Firenze).” In </hi><hi rend="CharOverride-5">Chiese e insediamenti nei secoli di formazione dei paesaggi medievali della Toscana (V-X secolo)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di S. Campana, C. Felici, R. Francovich, e F. Gabbrielli, 199-224. Firenze: All’Insegna del Giglio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Villani, G. 1990-1991. </hi><hi rend="CharOverride-5">Nuova Cronica</hi><hi rend="CharOverride-1">, 3 voll., a cura di G. Porta. Parma: Fondazione Pietro Bembo, Ugo Guanda Editore.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-007-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fanno eccezione i castelli di Villamagna, Montepilli e Montemasso: i primi due sono attestati dalle fonti per la prima volta nel 1066-1067, tra i possessi di una delle famiglie aristocratiche di ambito comitatino tra le più cospicue nell’area, i cosiddetti Suavizi, proprietari di numerosi beni in città e nell’area circostante (ben 24 </hi><hi rend="CharOverride-5">curtes</hi><hi rend="CharOverride-1">, tutte incastellate e dotate di chiesa, distribuite da nord a sud nel territorio vicino alla città) (Cortese 2007, 261-65, 356-65); il terzo è documentato nel corso del XII secolo e nel 1193 fu venduto dal vescovo di Firenze al monastero di S. Casciano a Monte Scalari. Sulle famiglie aristocratiche nel territorio di Bagno a Ripoli, Cortese 2008; Faini 2008.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-006-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cortese 2007, 156: «globalmente, dei 250 castelli […], solo 109 vissero fino a raggiungere almeno gli inizi del Trecento, il che significa che in una percentuale di oltre il 55% erano già stati abbandonati, o avevano comunque perso le loro funzioni di centri fortificati, prima di quella soglia temporale».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-005-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sul castello di Montebuoni, ubicato nel plebato di Impruneta, vicino alla città e lungo la strada per Siena, Cortese 2000, 219 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-004-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’espansione patrimoniale dei Guidi dal Casentino fiesolano verso la bassa Val di Sieve è attestata in vari documenti della seconda metà dell’XI secolo. Nel 1097 si ha la prima attestazione del castello di Monte di Croce, nel piviere di Doccia, uno dei maggiori capisaldi guidinghi nella zona più vicina a Firenze. Il principale teatro dello scontro tra i Guidi e Firenze, intorno alla metà del XII secolo, fu l’area compresa tra il monastero di Rosano e Monte di Croce, territorio dal forte valore strategico e, proprio per questo, tra i principali obiettivi delle mire espansionistiche cittadine (Nelli 1985; Cortese 2007, 11-8). Nel 1143 l’esercito fiorentino pose l’assedio al castello, che resistette; l’impresa fu ritentata all’inizio del 1145, di nuovo senza successo, e nel 1146. Soltanto nel 1154 i fiorentini riuscirono a conquistare Monte di Croce, le cui difese furono definitivamente smantellate (Davidsohn 1956-1968, I, 646-48). Sulle indagini di scavo condotte dall’Università di Siena nell’area della chiesa del castello di Monte di Croce, Francovich, Tronti, e Causarano 2003; 2005; Tronti 2008.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-003-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	I da Quona sono attestati dal terzo quarto dell’XI secolo con possessi sulle alture alla confluenza tra Arno e Sieve (Cortese 2005) e possono essere considerati una famiglia aristocratica a definizione territoriale ‘zonale’ (per la definizione, Cortese 2007, 45). Il loro castello (Quona), posto sul fianco nord-occidentale del Poggio di Bardellone, fu assediato e distrutto da Firenze nel 1143 (Boglione 1988; Boglione e Moretti 1988, 215</hi><hi rend="CharOverride-9">)</hi><hi rend="CharOverride-1">; per i risultati delle prime indagini archeologiche condotte nell’area di Quona, Biagi e Cosi 2005.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-002-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nella nostra area di indagine la signoria territoriale non è praticamente attestata. Come nota Enrico Faini, più ci si avvicina alla città, meno si parla di </hi><hi rend="CharOverride-5">fodro</hi><hi rend="CharOverride-1">, di </hi><hi rend="CharOverride-5">albergaria</hi><hi rend="CharOverride-1">, di </hi><hi rend="CharOverride-5">districtus</hi><hi rend="CharOverride-1">, di una giurisdizione cioè, che non sia quella facente capo al Comune cittadino (Faini 2010, 69).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-001-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fu sconsacrato alla fine del XIX secolo e nel 1884 vi furono riesumate le salme sepolte all’interno; attualmente è noto come oratorio di San Giuliano.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_14_135-148.html#footnote-000-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Archivio di Stato di Firenze [ASFi], </hi><hi rend="CharOverride-5">Corporazioni religiose soppresse</hi><hi rend="CharOverride-1">, 168, n. 134 (S. Bartolomeo a Monte Oliveto), c. 15</hi><hi rend="CharOverride-5">r</hi><hi rend="CharOverride-1">. Sotto la voce ‘Eredità diverse’ è confluito nel fondo di S. Bartolomeo a Monte Oliveto (ASFi,</hi><hi rend="CharOverride-5"> Corporazioni religiose soppresse</hi><hi rend="CharOverride-1">, 168) un Libro di memorie tenuto da Sandro di Simone Quaratesi a partire dal 7 gennaio 1344, data della divisione tra i vari fratelli dell’eredità paterna.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Marie-Ange Causarano, University of Messina, Italy, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>marieange.causarano@gmail.com</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0000-0001-5970-7594</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Marie-Ange Causarano, </hi><hi rend="italic">Decastellamento e ‘nuove’ forme dell’abitare in un territorio alle porte di Firenze</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY 4.0</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/979-12-215-0376-0.</hi></ref><hi>12, in Michele Nucciotti, Elisa Pruno (edited by), </hi><hi rend="CharOverride-10">Florentia. Studi di archeologia. Vol. 5 - Numero speciale - Studi in onore di Guido Vannini</hi><hi>, pp. -147, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0376-0, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/</hi></ref><hi>979-12-215-0376-0</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_14_135-148-web-resources/image/fig._1_siti.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 2 – La torre di Quarate: a sinistra, il lato nord della torre; a destra, analisi stratigrafica del lato est.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_14_135-148-web-resources/image/fig._2_Quarate_torre.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 1 – Il territorio di Bagno a Ripoli con in evidenza i siti nominati nel testo (DTM ottenuto da CTR 1/10000). In grigio i castelli attestati tra XI e XII secolo, in nero quelli attestati tra XIII e inizi XIV secolo, in bianco il ‘palagio’ di Quarate.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_14_135-148-web-resources/image/fig._3_Quarate_palagio.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 3 – Il Palagio di Quarate: in alto, veduta d’insieme della residenza signorile; in basso, analisi stratigrafica del prospetto ovest.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_14_135-148-web-resources/image/fig._4_casa_da_signore_Lorenzetti.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 4 – Esempio di residenza signorile nella campagna senese (Ambrogio Lorenzetti, </hi><hi rend="CharOverride-5">Effetti del Buongoverno nella campagna</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1338-1340, particolare, Siena, Palazzo Pubblico).</hi></p>
      
      <div>
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