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        <title type="main" level="a">Il contributo dell’archeozoologia alla conoscenza del rapporto uomo-animale nel Medioevo toscano (X-XIV secolo)</title>
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            <surname>Corbino</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Florentia </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0376-0</idno>) by </resp>
          <name>Michele Nucciotti, Elisa Pruno</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
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        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.14</idno>
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        <p>From 2004 to 2010 the chair of medieval archeology at the University of Florence, led by prof. Guido Vannini encouraged and supported the archaeozoological analysis of the faunal remains recovered at Castel Vaiolo, Prato, Rocca Ricciarda and Cafaggiolo. The contexts investigated, between the 10th and 19th centuries, provided information about the species and the different uses. The two main domestic goat/sheep and pig, were the most used for food. Cattle and game meat were an occasional addition to the diet of the wealthy .  Cattle and game meat were an occasional addition to the diet of the wealthy .  Dogs and cats were  who often ate. The information collected, inserted into a broader framework, provided a considerable contribution to the study  from the Middle Ages to the 19th century.</p>
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            <item>Archeozoology</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.14<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.14" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter" ><hi>Il contributo dell’archeozoologia alla conoscenza del rapporto uomo-animale nel Medioevo toscano (X-XIV secolo)</hi></p><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Chiara A. Corbino </hi></p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi><hi>: From 2004 to 2010 the chair of medieval archeology at the University of Florence, led by prof. Guido Vannini encouraged and supported the archaeozoological analysis of the faunal remains recovered at Castel Vaiolo, Prato, Rocca Ricciarda and Cafaggiolo. The contexts investigated, dated between the 10th and 19th centuries, provided information about the species exploited and their different uses. The two main domestic taxa, goat/sheep and pig, were the most used for food. Cattle and game meat were an occasional addition to the diet of the wealthy people. Dogs and cats were commensal animals who often ate human food waste. The information collected, inserted into a broader framework, provided a considerable contribution to the study of human-animal interactions from the Middle Ages to the 19th century in Tuscany.</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-1" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">I resti osteologici di animali recuperati da contesti archeologici toscani medievali, indagati con metodo stratigrafico, sono oggi molto numerosi. Di questi complessi faunistici solo una piccolissima parte è stata oggetto di studio sistematico e pubblicazione. Sebbene esistano alcune eccezioni, la stragrande maggioranza di questi lavori è costituita da studi preliminari, condotti prevalentemente alla fine del Novecento, utilizzando metodologie considerate ormai obsolete</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-008">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Dal 2004 al 2010 il prof. Guido Vannini, Cattedra di Archeologia Medievale presso l’Università degli Studi di Firenze, ha incoraggiato e supportato l’analisi archeozoologica dei resti faunistici recuperati in numerosi siti toscani. In questo contributo verranno presentati i risultati raggiunti dallo studio dei resti faunistici recuperati, durante campagne archeologiche condotte dall’Università di Firenze, presso Castel Vaiolo (Arcidosso-GR) e Prato. I contesti selezionati sono piuttosto distanti nel tempo, il primo è stato datato al X-XI secolo mentre il secondo risale al XIV secolo. Essi rappresentano due realtà molto diverse, immerse in contesti ambientali e sociali differenti e peculiari. Le analisi condotte hanno mirato a far luce sulle forme di interazione uomo-animali, le specie maggiormente sfruttate ed i diversi usi a cui erano destinate nel Medioevo toscano.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Metodologia dello studio archeozoologico</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">I resti ossei sono stati determinati attraverso l’uso di specifici atlanti ed il confronto con gli esemplari della collezione osteologica “Borzatti” del Museo di Storia Naturale di Firenze ospitata presso i laboratori del Dipartimento di Scienze Antropologiche dell’Università degli Studi di Firenze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Per i resti di </hi><hi rend="CharOverride-4">Capra hircus</hi><hi rend="CharOverride-2"> e </hi><hi rend="CharOverride-4">Ovis aries</hi><hi rend="CharOverride-2"> non è stata sempre possibile una precisa attribuzione tassonomica; pertanto, si è deciso di raggrupparli sotto la voce unica di ‘caprini’, che indica la sottofamiglia di appartenenza di entrambi i taxa. La distinzione tra maiale (</hi><hi rend="CharOverride-4">Sus domesticus</hi><hi rend="CharOverride-2">) e cinghiale su base morfologica non è possibile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. L’attribuzione dei resti recuperati ad una delle due forme è stata ipotizzata in base ad indicazioni biometriche ed al contesto di provenienza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">I parametri di quantificazione rappresentano un utile metodo di codificazione dei risultati. In questo studio sono stati usati: NISP, MNI e MNE. Il conto dei resti ossei identificati (NISP: Number of Identified SPecimens) ha considerato come un unicum i frammenti che sicuramente appartengono ad uno stesso esemplare osseo. Il numero minimo di individui (MNI) è stato calcolato in base all’elemento anatomico destro e sinistro maggiormente rappresentato per ciascun taxon, corretto in base alle età di abbattimento riscontrate (Bökönyi 1970). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Le età ontogenetiche dei mammiferi sono state calcolate tenendo in considerazione il grado di eruzione, sostituzione ed usura dei denti e lo stato di fusione delle epifisi con le diafisi (Grant 1982; Greenfield and Arnold 2008; Hambleton 2001; Reitz and Wing 1999, 76).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il sesso dei suini è stato determinato in base alla morfologia dei canini superiori ed inferiori. Le patologie sono state individuate attraverso l’esame autoptico. Le misurazioni delle ossa hanno previsto l’utilizzo della metodologia proposta da von den Driesch (1976). L’analisi biometrica è stata basata sull’uso della </hi><hi rend="CharOverride-4">size index scaling technique</hi><hi rend="CharOverride-2"> (Meadow 1999) che calcola il logaritmo in base 10 (log</hi><hi rend="CharOverride-5">10</hi><hi rend="CharOverride-2">) del risultato ottenuto dividendo il valore della misura registrata per il valore della stessa misura nello standard. I valori dello standard (‘0’) utilizzati corrispondono alla media ottenuta dalle misure dei maiali del tardo Neolitico di Durrington Walls-Wiltshire, England (Albarella and Payne 2005).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Infine, è risultato importante registrare le alterazioni tafonomiche, a cui sono stati sottoposti i resti ossei poiché consentono di ricavare informazioni paleobiologiche e sui processi di alterazione </hi><hi rend="CharOverride-4">post mortem</hi><hi rend="CharOverride-2"> a cui sono state esposte le carcasse: macellazione, lavorazione, combustione (Nicholson 1993; Shipman, Foster and Schoeninger 1984), morsi e rosicature animali, weathering (Behrensmeyer 1978) e bioturbazione dovuta all’azione degli apparati radicali delle piante. </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. I contesti analizzati</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-1" ><hi>3.1 Castel Vaiolo (X-XI secolo)</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">L’insediamento medievale di Castel Vaiolo si trova su un’altura pianeggiante di forma ellittica estesa 1100 m2. </hi><hi rend="CharOverride-4">In loco </hi><hi rend="CharOverride-2">sono visibili i resti di strutture difensive e di un edificio (Nucciotti 2007)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. I contesti indagati sono stati datati al X-XI secolo in base allo studio dei reperti ceramici rinvenuti (Nucciotti 2007).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">L’analisi dei reperti archeozoologici si è concentrata sul materiale restituito dalle indagini del 2006-2007. La metodologia di indagine sul campo ha previsto il recupero dei reperti suddividendo l’area di scavo in quadrati di 1 × 1m. I resti faunistici provengono da un’area di 105 m2.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">In totale sono stati analizzati 51 resti, di cui 21 identificati tassonomicamente ed anatomicamente mentre 30 sono risultati indeterminabili. La lista delle specie include bue, maiale/cinghiale, capra/pecora e capriolo (Tab. 1). I resti dei caprini risultano essere i più numerosi, mentre gli altri taxa sono attestati da pochi frammenti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Le frequenze anatomiche di capra/pecora mostrano la prevalenza di denti (8) seguiti da tibia (4), scapola (1), coxale (1), astragalo (1), calcagno (1) e scafo-cuboide (1). Sono attestati sia elementi anatomici associati ad un’alta resa in carne sia altri considerate di scarto poiché associati ad una bassa resa proteica. Le ossa del tarso ed un frammento di tibia risultano appartenere ad uno unico individuo giovane con età inferiore a dieci mesi. Queste parti anatomiche, unitamente ai numerosi denti sembrano suggerire la macellazione </hi><hi rend="CharOverride-4">in loco</hi><hi rend="CharOverride-2"> dei caprini, che probabilmente raggiunsero il sito ancora in vita.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">È stata riscontrata la presenza di almeno tre individui, un giovane avente meno di 10 mesi, uno subadulto di 18-24 mesi ed un adulto di 24-48 mesi. In generale si tratta di individui sfruttati prevalentemente, se non esclusivamente, per carne considerate le età di morte.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">I suini sono attestati da un terzo incisivo inferiore ed un mascellare sinistro. Bue e capriolo mostrano un resto ciascuno, un frammento di femore il primo ed uno di metacarpo il secondo. I reperti faunistici di maiale/cinghiale, bue e capriolo non hanno restituito dati ontogenitici.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Le evidenze tafonomiche sono risultate molto frequenti sui resti analizzati (Fig. 1). Ben 43 resti, corrispondenti all’84% del totale, mostrano tracce post deposizionali, a volte anche in associazione su uno stesso esemplare. Le evidenze riscontrate sono di origine naturale e antropica; le prime corrispondono a bioturbazione dovuta all’azione di radici, mentre le seconde constano di lavorazione e combustione. L’evidenza di lavorazione consiste in un foro passante realizzato su un frammento non identificabile.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il 23% dei resti mostra tracce di combustione. Provengono esclusivamente da punti di fuoco o da contesti collocati nelle loro immediate vicinanze (Nucciotti 2007). Le colorazioni assunte dalle ossa combuste, nero in nove casi e grigio in tre, risultano compatibili con i fuochi all’aperto individuati dall’indagine archeologica. Sebbene i resti faunistici avrebbero potuto essere usati come combustibile, sembra più probabile che le ossa si siano combuste durante la cottura delle carni. Infatti, le evidenze sono in prevalenza localizzate solo su alcune porzioni dei frammenti, probabilmente quelle direttamente esposte alla fiamma durante la cottura. Le tracce di combustione interessano quasi esclusivamente piccoli frammenti non identificabili, fanno eccezione un resto di maiale/cinghiale ed uno di capriolo la cui carne venne probabilmente arrostita prima del consumo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Di interesse risulta la totale assenza di combustione sui resti di capra/pecora, suggerendo diversi metodi di cottura. Questa ipotesi al momento non trova conferme nell’analisi chimica dei residui organici assorbiti dalle ceramiche condotta tramite </hi><hi rend="CharOverride-4">spot-test</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. I risultati ottenuti da forme aperte (testi e testelli) e chiuse (olle e ollette) associate a carporesti (favino, piselli, ceci, orzo e farro) suggerisce un uso specifico di questi contenitori, utilizzati per la conservazione di legumi e cereali piuttosto che per la cottura di alimenti di origine animale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Lo studio dei resti faunistici recuperati presso Castel Vaiolo ha evidenziato tendenze peculiari. La prevalenza di resti di caprini non è in linea con quanto riscontrato presso altri insediamenti toscani di X-XI secolo. Di solito, in quel periodo, la principale fonte di carne era il maiale, allevato allo stato semibrado nei boschi circostanti i siti (Salvadori 2019; Baruzzi e Montanari 1981). Le frequenze individuate sono probabilmente dovute alla necessità di trasportare su questa altura animali mansueti, unitamente a porzioni di altre specie, quali bue e maiale, per supplire a esigenze alimentari. I caprini, giovani o subadulti, fornivano carne di buona qualità mentre l’attività di caccia, attestata dal capriolo, potrebbe aver fornito un ulteriore contributo alla dieta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Non è possibile escludere che la carne di maiale essiccata avrebbe potuto essere trasportata e consumata in abbondanza a Castel Vaiolo, sebbene non vi siano evidenze che supportino questa ipotesi. La scarsità di resti di maiale potrebbe essere dovuta al carattere temporaneo, forse stagionale, dell’insediamento. Il consumo prevalente di carne di caprini, solitamente preponderante nei mesi caldi, la presenza di legumi e cereali, raccolti in primavera ed estate, e le numerose castagne, tipico frutto autunnale, recuperate in buona parte integre all’interno di un focolare, potrebbero indicare un periodo di occupazione compreso tra la primavera e l’autunno</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Infatti, gli occupanti dell’insediamento potrebbero aver consumato caldarroste proprio poco prima di abbandonare il sito, cosa che non stupisce data la presenza di castagni nei boschi circostanti (Nucciotti 2007). La stagione indicata doveva essere la più adatta per occupare l’altura di Castel Vaiolo; il rigido inverno, con la possibilità di ingenti nevicate, rendeva di sicuro più impervio questo luogo.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3.2 Palazzo Banci Buonamici, Prato (XIV secolo)</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Le indagini archeologiche condotte nell’area del giardino pensile di Palazzo Banci Buonamici nel 2003, 2005 e 2006</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, hanno fornito dati fondamentali sull’articolazione topografico-urbanistica della città compresa tra la fine dell’XI secolo e l’epoca moderna (Degasperi, Pruno e Corbino 2007).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Lo studio faunistico si è concentrato sui resti provenienti da contesti datati al XIV secolo, consistenti per la maggior parte in scarichi di materiale archeologico cronologicamente coerente. In totale il campione analizzato è composto da 375 frammenti, di cui 264 identificati a livello anatomico e tassonomico e 111 indeterminabili.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Le frequenze di NISP e MNI (Tab. 2) mostrano la prevalenza di caprini, seguiti nell’ordine da bue e maiale/cinghiale. Tra i caprini le pecore sono più frequenti delle capre in termini di NISP, mentre si eguagliano per MNI. Non sono state individuate differenze nel grado di frammentazione delle porzioni ossee di capre e pecore, per cui il maggior valore del NISP per le pecore potrebbe essere dovuto alla presenza nel campione di più parti anatomiche relative a questo taxon.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il calcolo delle frequenze anatomiche dei tre principali mammiferi domestici evidenzia la prevalenza di distretti scheletrici sia anteriori che posteriori associati ad un buon contributo in carne (Tab. 3). Per maiale/cinghiale e caprini si nota la presenza di quasi tutte le parti anatomiche associate a buoni tagli di carne senza particolari selezioni. Tra i resti di bue è importante l’assenza dell’omero contrapposta all’incidenza di radio, coxale e femore, anch’essi di solito associati a tagli di alto valore. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Degna di nota è la totale assenza di astragali di caprini, come riscontrato anche in contesti urbani fiorentini di XIII-XV secolo (Corbino 2010). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">L’assenza di falangi per tutti i taxa e la bassa rappresentazione dei metapodiali di bue e maiale/cinghiale potrebbero suggerire che il porzionamento delle carcasse avvenisse altrove. Non si può escludere che questa assenza potrebbe anche essere dovuta alle modalità di recupero adottate durante l’indagine archeologica; sebbene, il campione abbia restituito anche alcuni esemplari di dimensioni molto piccole.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Le età di morte di maiale/cinghiale, bue e capra/pecora mostrano individui prevalentemente giovani e subadulti (Tab. 4). La maggior parte dei suini non supera i 24 mesi, con un solo individuo pienamente adulto tra 2 e 4 anni, probabilmente tenuto in vita per la riproduzione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">I buoi mostrano un buon nucleo, pari al 50% degli individui, compreso entro i 2 anni. A questi si affiancano un giovane-adulto ed un adulto, quest’ultimo superiore ai 4 anni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">I caprini non superano i 4 anni. La maggior parte si concentra al di sotto dei 3 anni con un buon numero di giovanissimi, pari al 40%, che non raggiunge un anno di vita.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Dall’analisi dei dati ontogenetici emerge il consumo di carne di buona qualità, incentrato sullo sfruttamento di animali giovani. Gli abbattimenti di capi con meno di un anno potrebbe suggerire che gli allevamenti di bue e caprini venissero sfruttati anche per la produzione di latte, mentre sembra assente, o più probabilmente marginale, lo sfruttamento delle pecore per la produzione di lana. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il recupero di due canini di maiale/cinghiale, uno superiore ed uno inferiore, ha permesso di identificare la presenza di almeno un maschio ed una femmina all’interno del campione. Non sono stati recuperati indicatori di dimorfismo sessuale per le altre due principali specie domestiche.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">I resti di suini sono probabilmente da riferire al maiale considerate le dimensioni ed il contesto di provenienza in cui si notano pochi esemplari di selvatici. Da una prima analisi autoptica, i resti di maiale/cinghiale hanno mostrato dimensioni compatibili con la forma domestica. Specifici studi biometrici hanno evidenziato l’esistenza di </hi><hi rend="CharOverride-4">range</hi><hi rend="CharOverride-2"> dimensionali distinti nelle dimensioni delle ossa post-craniali di maiali e cinghiali (Albarella et al. 2006) che permettono di formulare ipotesi circa le frequenze delle due forme all’interno di un campione (Tecce and Albarella 2020). La media dei valori relativi ai suini di Prato (valore = 0,00) risulta compatibile con il maiale, pertanto, gli esemplari rappresentati nell’istogramma di Figura 2 potrebbero appartenere tutti a questa specie; sebbene, vi sia un campione più grande (valore = 0,05) che potrebbe indicare un maschio o un maiale di taglia grande.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Tra gli animali domestici identificati vi sono anche cane, gatto e gallo domestico. Il cane è rappresentato da un’ulna ed un coxale appartenenti a due individui, di cui un adulto ed uno al di sotto dei 14 mesi. Il gatto mostra la presenza di emimandibola, coxale e tibia, quest’ultima con epifisi prossimale non fusa attribuibile ad un individuo giovane.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il gallo domestico è l’unico uccello presente nel campione. Sono stati identificati tre resti di questa specie: uno sterno, un omero ed un tarsometatarso. Lo stato di ossificazione mostra individui maturi dal punto di vista scheletrico. Nonostante le dimensioni modeste di queste ossa, è stato possibile identificare un’evidenza di macellazione sul tarsometatarso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">L’unica specie sicuramente selvatica identificata è la volpe, rappresentata da un’ulna incompleta di individuo adulto. Questo taxon era legato ad attività di caccia che richiedevano specifiche conoscenze e competenze (Galloni 2000, 174-76). Nel XVI secolo i sovrani facevano cacciare le volpi da cacciatori stipendiati per ridurne le sovrabbondanti presenze (Galloni 2000, 174). La carne di questa specie non era particolarmente apprezzabile mentre la pelliccia era sicuramente di interesse. Le tracce di macellazione individuate sembrano infatti riconducibili all’asportazione della pelliccia sebbene non sia possibile escludere anche l’uso alimentare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il recupero di una vertebra di leporide suggerisce la presenza di lepre o coniglio. Questo taxon avrebbe potuto essere legato sia al consumo alimentare sia allo sfruttamento della pelliccia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">I sette gusci di chiocciola, in termini di MNI, potrebbero essere un’intrusione post-deposizionale, ma non possiamo escludere completamente il consumo alimentare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Dall’analisi delle evidenze patologiche sembra che la maggior parte degli animali godessero di un buono stato di salute. Sono state analizzati solo tre esemplari patologici: un quarto premolare inferiore di maiale con usura anomala, probabilmente dovuta a problemi di occlusione dentaria, e due metatarsi di capra/pecora con piccoli fori sull’epifisi prossimale forse dovuti a problemi metabolici. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Sono state riscontrate numerose evidenze tafonomiche (Fig. 3), ben il 56% dei resti analizzati mostra questa alterazione. Le tracce più frequenti sono di origine naturale e antropica, rispettivamente bioturbazione, dovuta all’azione di radici, e macellazione. L’alterazione da weathering è prevalentemente di grado ‘1’, seguita da pochi casi di grado ‘2’ e ‘3’. Tracce dovute all’azione di animali sono state riscontrate su 19 resti, di queste 18 sono state attribuite a cani o gatti, mentre una è dovuta all’azione di roditori, probabilmente topi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Le tracce di macellazione riscontrate consistono in 51 fendenti, 9 tagli e 7 strie. I fendenti sono concentrati soprattutto sulle ossa di bue e caprini. I tagli di carne avrebbero potuto essere acquistati direttamente sui banchi delle macellerie e pertanto essere stati già divisi con estrema precisione tramite fendenti. Le tracce causate dall’azione di coltelli invece sembrano collegate ad operazioni precedenti o successive la divisione delle carcasse, quali rimozione della pelle e preparazione dei tagli destinati alla cottura. L’estrema precisione delle evidenze riscontrate sottolinea la presenza di maestranze specializzate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La fine del Trecento era ancora un periodo economicamente positivo per Prato nonostante alcuni momenti non del tutto favorevoli (Cassandro 1991). Le attività manifatturiere che venivano svolte erano numerose. Esse ruotavano principalmente intorno all’Arte della Lana, sorta nel 1248, sebbene la produzione di panni di lana pratese fosse di qualità inferiore rispetto a quella fiorentina. Inoltre, le percentuali relative all’importazione di lane pregiate nella città di Prato erano piuttosto scarse (Cassandro 1991). Buona parte del processo di lavorazione si svolgeva nel territorio circostante per far affluire in città prodotti semilavorati (Cassandro 1991).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La giovane età dei caprini di Palazzo Banci Buonamici non lascia intravedere l’importante commercio e produzione di panni di lana che fondava le basi produttive sul territorio pratese. Bisogna però ricordare che gli individui identificati sono solo una parziale testimonianza degli allevamenti che rifornivano la città di Prato, questi ultimi venivano sicuramente sfruttati non solo per la produzione di carne.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Altre attività complementari e sussidiarie alla produzione dei panni di lana erano quelle legate alla lavorazione di cuoio, cotto, ceramica, ferro e carta (Cassandro 1991).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Sebbene il contesto indagato sia prevalentemente il riflesso di consumi alimentari, risultano anche taxa non sfruttati per questo scopo quali cane e gatto, probabilmente animali da compagnia e commensali dell’uomo. Il resto di volpe, recuperato dal campione, potrebbe essere associato alla lavorazione della pelliccia che forse era un’attività parallela a quella delle pelli. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La società pratese era molto variegata. Accanto ad una minoranza di famiglie benestanti si riscontra una larga fascia di redditi medio-bassi, come dimostra l’ampia diffusione dei banchi di prestito (Cassandro 1991). Nonostante la crisi demografica avesse provocato l’innalzamento dei salari e l’aumento delle quantità consumate, con un 40% in più nella disponibilità di carne pro-capite ed il miglioramento della qualità dei prodotti offerti sul mercato (Nigro 1997), non sembra possibile attribuire ad un ceto medio-basso i consumi pregiati di Palazzo Banci Buonamici. Infatti, i taxa qui rinvenuti, uniti ai dati ontogenetici, potrebbero perfino corrispondere alle carni più costose vendute sui banchi dei beccai pratesi: castrato e vitella (Nigro 1997). Sempre in riferimento all’acquisto sui banchi del mercato deve essere letta l’assenza di selezionate parti anatomiche che, insieme alle precise tracce di macellazione, suggerisce l’acquisto di tagli di carne scelti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il contesto analizzato, interpretabile dal punto di vista archezoologico come scarico domestico, potrebbe essere composto sia dagli scarti di una cucina che si occupava di preparare le pietanze per un nucleo signorile, sia dai resti della mensa dello stesso. I reperti archeofaunistici hanno evidenziato consumi di altissimo livello qualitativo che potrebbero essere collegati alla presenza nell’area indagata di alcune case torri appartenenti a famiglie pratesi di alto lignaggio, come per esempio quella dei Gauzzalotti (Degasperi, Pruno e Corbino 2007).</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Gli studi presentati in questo contributo si sono occupati di contesti profondamente diversi. I siti sono collocati in due aree geografiche distanti della Toscana ed hanno caratteristiche differenti: Castel Vaiolo è un insediamento di altura nel settore meridionale del massiccio del Monte Amiata mentre Palazzo Banci Buonamici si trova nel centro storico di Prato. Anche le condizioni sociali e ambientali dei due siti mostrano marcate differenze, il primo consiste in poche strutture isolate in un’area boschiva (Nucciotti 2007), mentre il contesto pratese proviene da un’area urbana caratterizzata, già nel XII secolo, dalla presenza di una monumentale casa-torre a cui nel tardo Medioevo venne addossata una struttura abitativa composta da più vani (Degasperi, Pruno e Corbino 2007). In ultimo l’orizzonte cronologico e quindi le problematiche collegate a ciascun periodo risultano molto distanti tra loro essendo i contesti rispettivamente di X-XI secolo e di XIV secolo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Nonostante queste consistenti differenze, entrambi i campioni hanno apportato numerose informazioni sullo sfruttamento degli animali da parte di un ristretto gruppo umano. Coloro che occuparono l’insediamento di Castel Vaiolo hanno consumato carne di buona qualità, forse quasi esclusivamente di caprini. Questi ultimi giungevano probabilmente in vita presso il sito. La poca carne di suino e capriolo fu consumata dopo essere stata arrostita, mentre sembra che quella di caprini fosse soggetta ad altri tipi di cotture. In generale il sito mostra pochi reperti ossei recuperati prevalentemente intorno ai punti di fuoco; probabilmente, la stragrande maggioranza dei resti di pasto veniva gettata lontano dall’abitato, per non attirare animali selvatici. La caccia aveva un ruolo marginale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">I resti analizzati dai contesti di Palazzo Banci Buonamici sono sicuramente riferibili ai consumi di un gruppo sociale privilegiato. Gli ottimi tagli di carne, la presenza di individui giovanissimi, giovani e subadulti e le elevate frequenze di bue suggeriscono il consumo di carni pregiate. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Anche le attestazioni di cane e gatto, sia tramite i resti sia indirettamente attraverso le evidenze tafonomiche sulle ossa degli altri taxa, potrebbero essere collegate ad un contesto socialmente elevato che poteva permettersi di tenere questi animali per compagnia o per allontanare altre specie indesiderate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Volpe e lepre/coniglio sono almeno in parte collegati all’attività di caccia che potrebbe non essere stata direttamente praticata da coloro che hanno prodotto i resti di pasto inclusi nel campione. La carne e/o la pelliccia di questi taxa potrebbero essere state acquistate sui banchi del mercato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La ricerca condotta fornisce un esempio del regime alimentare di una famiglia pratese molto ricca di XIV secolo, una di quelle nelle cui casse si concentrava buona parte della ricchezza cittadina. Sebbene si fornisca una visione del tutto puntiforme circa i consumi pratesi trecenteschi, da questi si desume la presenza di famiglie che potevano permettersi materie prime di altissimo livello in una città dove il diffusissimo ceto medio-basso era invece costretto a rivolgersi ai numerosi banchi di pegno per soddisfare i propri bisogni (Cassandro 1991). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">In conclusione, sebbene vi siano differenze oggettive e basilari tra i due contesti, essi rappresentano consumi di buon livello qualitativo che per Castel Vaiolo potrebbero essere collegati alle attività fisicamente impegnative ed altamente specializzate condotte presso il sito, probabilmente dedito all’estrazione di metalli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, mentre per Palazzo Banci Buonamici sono dovuti all’alto livello sociale degli abitanti ed alla loro elevata disponibilità economica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Le analisi condotte hanno dimostrato i differenti gradi di lettura di campioni archeozoologici che pur restituendo evidenze faunistiche simili devono considerare attentamente il contesto archeologico e cronologico di provenienza profondamente diverso. Solo partendo da questi presupposti lo studio dei resti faunistici può fornire importanti dati circa il rapporto uomo-animali del gruppo sociale che le ha prodotte.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Albarella, U., and S. Payne. 2005. “Neolithic pigs from Durrington Walls, Wiltshire, England: a biometrical database.” </hi><hi rend="CharOverride-4">Journal of Archaeological Science</hi><hi rend="CharOverride-2"> 32: 589-99.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Albarella, U., Tagliacozzo A., Dobney K., and P. 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Oxford-Philadelphia: Oxbow.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-008-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Basti pensare gli studi di archeofaune recuperate durante le analisi condotte presso il Palazzo Pretorio di Prato (Azzaroli 1978) ed il Palazzo dei Vescovi di Pistoia (Giorgetti e Campodoni 1985).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Si ringrazia il prof. Jacopo Moggi Cecchi e la dott.ssa Marzia Fabiano per aver permesso l’accesso alla collezione “Borzatti”. Inoltre, sentiti ringraziamenti vanno al prof. Marco Masseti per i preziosi suggerimenti circa l’uso della nomenclatura scientifica e comune delle specie identificate.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	In questo lavoro è stato usato il termine ‘suino’ come sinonimo di ‘maiale/cinghiale’.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	L’attività di ricerca è stata coordinata e supervisionata dai professori Michele Nucciotti e Guido Vannini (Cattedra di Archeologia Medievale, Università degli Studi di Firenze).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	L’analisi preliminare dei residui assorbiti dalle ceramiche è stata condotta dalla prof. Alessandra Pecci (Università di Barcellona).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Per maggiori informazioni circa i carporesti recuperati si consulti Nucciotti 2007.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	L’indagine archeologica è stata diretta del prof. Guido Vannini e dalla dott.ssa Angelica Degasperi (Università degli Studi di Firenze).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Per maggiori informazioni circa i contesti di provenienza si consulti Nucciotti 2007 e Degasperi, Pruno e Corbino 2007.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_16_169-182.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Comunicazione personale del prof. Michele Nucciotti, Università degli studi di Firenze.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Chiara Corbino, CNR, Italy, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>chiara.corbino@ispc.cnr.it</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0000-0002-1015-5773</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Chiara Corbino, </hi><hi rend="italic">Il contributo dell’archeozoologia alla conoscenza del rapporto uomo-animale nel Medioevo toscano (X-XIV secolo)</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY 4.0</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/979-12-215-0376-0.</hi></ref><hi>14, in Michele Nucciotti, Elisa Pruno (edited by), </hi><hi rend="CharOverride-8">Florentia. Studi di archeologia. Vol. 5 - Numero speciale - Studi in onore di Guido Vannini</hi><hi>, pp. -</hi><hi>15</hi><hi>, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0376-0, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/</hi></ref><hi>979-12-215-0376-0</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-2"><graphic url="OP08975_xml_16_169-182-web-resources/image/FIGURA_1.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 1 – Frequenze delle evidenze tafonomiche riscontrate sui resti di Castel Vaiolo.</hi></p><p rend="text_NOindent ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2"><graphic url="OP08975_xml_16_169-182-web-resources/image/Figura_2_BN.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-2" mimeType="image/jpeg"/></hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 2 – Prato, Palazzo Banci Buonamici. Rappresentazione grafica dei risultati ottenuti attraverso l’impiego della scaling index technique (log ratio). La stella indica la media dei valori, mentre lo zero corrisponde allo standard. Le misure di maiale/cinghiale impiegate sono: omero SD, radio Bp, ulna BPC.</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-2"><graphic url="OP08975_xml_16_169-182-web-resources/image/FIGURA_3.png" rend="img _idGenObjectAttribute-3" mimeType="image/png"/></hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 3 – Prato, Palazzo Banci Buonamici. Frequenze delle evidenze tafonomiche.</hi></p><p rend="caption_table" ><hi rend="CharOverride-2">Tabella 1 – Castel Vaiolo, frequenze di NISP e MNI.</hi></p><p rend="text_NOindent ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2"><graphic url="OP08975_xml_16_169-182-web-resources/image/1.png" rend="img _idGenObjectAttribute-4" mimeType="image/png"/></hi></p><p rend="caption_table" ><hi rend="CharOverride-2">Tabella 2 – Prato, Palazzo Banci Buonamici, frequenze di NISP e MNI.</hi></p><p rend="text_NOindent ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2"><graphic url="OP08975_xml_16_169-182-web-resources/image/TABELLA_2.png" rend="img _idGenObjectAttribute-5" mimeType="image/png"/></hi></p><p rend="caption_table" ><hi rend="CharOverride-2">Tabella 3 – Prato, Palazzo Banci Buonamici, frequenze del MNE.</hi></p><p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2"><graphic url="OP08975_xml_16_169-182-web-resources/image/TABELLA_3.png" rend="img _idGenObjectAttribute-6" mimeType="image/png"/></hi></p><p rend="caption_table" ><hi rend="CharOverride-2">Tabella 4 – Prato, Palazzo Banci Buonamici, età ontogenetiche basate su MNI.</hi></p><p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2"><graphic url="OP08975_xml_16_169-182-web-resources/image/TABELLA_4.png" rend="img _idGenObjectAttribute-7" mimeType="image/png"/></hi></p>
      
      <div>
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