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        <title type="main" level="a">Il castello di San Lucido (CS), una preliminare proposta di analisi stratigrafica degli elevati</title>
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            <forename>Eugenio</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Florentia </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0376-0</idno>) by </resp>
          <name>Michele Nucciotti, Elisa Pruno</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.18</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Il contributo propone una sintesi sui lavori di lettura archeologica degli elevati nel castello di San Lucido (noto come castello Ruffo, sulla costa tirrenica calabrese, in provincia di Cosenza), un sito fino ad oggi inaccessibile, e sostanzialmente sconosciuto per quello che concerne gli aspetti archeologici e architettonici.
Il castello (insieme al borgo e al relativo approdo) che insiste nell’areale dell’antica Clampetia (dapprima città brettia, poi conquistata dai Romani), compare nelle fonti medievali a partire dalla seconda metà dell’XI secolo, al tempo della conquista normanna, e per molti secoli costituisce un importante polo feudale dell’alto Tirreno Calabrese, strategico punto di controllo della viabilità terrestre e marittima.
Il lavoro, condotto dallo scrivente in collaborazione con la SABAP CS, consiste nella lettura stratigrafica degli elevati coadiuvata dalle più recenti metodologie di rilevamento tridimensionale, ed ha permesso, tra gli altri risultati, di individuare la prima fase dell’incastellamento normanno caratterizzata dalla presenza della torre quadrangolare (donjon) sullo sperone meridionale della rupe.</p>
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            <item>Medieval Calabria</item>
            <item>Encastellation</item>
            <item>San Lucido</item>
            <item>Medieval Archaeology</item>
            <item>Archaeology of Architecture</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.18<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.18" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter" ><hi>Il castello di San Lucido (CS), una preliminare proposta di analisi stratigrafica degli elevati</hi></p><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Eugenio Donato</hi></p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi><hi>: The contribution offers a summary of the archaeological reading works on the buildings in the castle of San Lucido (known as Castello Ruffo, on the Tyrrhenian coast of Calabria, in the province of Cosenza), a site that has been inaccessible up to now, and substantially unknown as regards the aspects archaeological and architectural. The castle (together with the village and its landing place) which lies in the area of ancient Clampetia (first a Brettian city, then conquered by the Romans), appears in medieval sources starting from the second half of the 11th century, at the time of the Norman conquest, and for many centuries it constituted an important feudal center of the upper Calabrian Tyrrhenian Sea, a strategic control point for land and sea roads. The work, conducted by the writer in collaboration with SABAP CS, consists in the stratigraphic reading of the elevations aided by the most recent three-dimensional survey methodologies, and has allowed, among other results, to identify the first phase of the Norman fortification characterized by the presence of the quadrangular tower (donjon) on the southern spur of the cliff.</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-1" ><hi>1. San Lucido e il suo castello: inquadramento storico-archeologico</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il castello di San Lucido, noto come castello Ruffo, occupa la parte sommitale di un rilievo roccioso, composto da sabbie e conglomerati pleistocenici, che si erge sul mare, sull’estremità ovest del borgo, formando un piccolo promontorio alla quota di circa 79 s.l.m.</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-015">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> (Fig. 1, a-b). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il piccolo centro tirrenico, per il quale è stata proposta l’identificazione con </hi><hi rend="CharOverride-4">Clampetia</hi><hi rend="CharOverride-2"> (dapprima città brettia, poi conquistata dai Romani) è noto per importanti rinvenimenti archeologici che hanno permesso di documentare l’esistenza di un centro brettio su tutto lo sperone roccioso culminante col castello in oggetto. La presenza di materiale databile tra la fine del V e gli inizi del IV secolo a.C., nei pressi della Chiesa di S. Giovanni (ai piedi del castello) potrebbe costituire il residuo di una frequentazione ancora più antica del sito, forse collegata al piccolo approdo determinato dal versante meridionale del promontorio, allo sbocco di un profondo vallone</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-014">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Nelle fonti storiche postclassiche il paese, chiamato anche S. Nocito («</hi><hi rend="CharOverride-4">… Nicetum, vulgo Sanlucido</hi><hi rend="CharOverride-2">») (</hi><hi rend="CharOverride-2">La Torre 1999, 31 nota 36; Donato 2009, 269 nota 1 e relativa bibliografia), ed il suo castello, vengono più volte menzionati nell’ambito delle varie vicissitudini che caratterizzano questa parte della Calabria fin dall’età normanna. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Un generico riferimento a San Lucido risale al 1093 in un diploma greco che riporta di una lite tra Guglielmo e Riccardo di Amigdalia sui confini dei tenimenti fra Bova e Amigdalia, del </hi><hi rend="CharOverride-4">castrum Regine</hi><hi rend="CharOverride-2">, di </hi><hi rend="CharOverride-4">Brahalle</hi><hi rend="CharOverride-2"> e, appunto, di San Lucido (Martin 2001, 497). In quegli anni il duca Ruggero aveva conferito la proprietà del castello al vescovo di Cosenza Arnolfo, che in una iscrizione rinvenuta nel castello di Fuscaldo è presentato come &lt;</hi><hi rend="CharOverride-4">Reverendissimo Arnolfo Normanno, custode della Rocca Nicotina</hi><hi rend="CharOverride-2">&gt; (Verduci 1996, 51).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Sembra dunque confortata l’ipotesi di una prima realizzazione dell’impianto feudale in età normanna come accade per altri castelli del Tirreno cosentino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-013">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Un riferimento più preciso al castello risale al 1184, quando fu colpito dal terremoto. In quella occasione sotto le macerie morì anche l’arcivescovo di Cosenza Rufo (Dalena 2015, 113).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Quando la Calabria fu invasa dall’esercito di re Manfredi (1255), il </hi><hi rend="CharOverride-4">castrum San Lucidi</hi><hi rend="CharOverride-2"> restò in mano agli angioini, in questo contesto storico, nella metà del XIII secolo, Pietro Ruffo giunge a San Lucido con i suoi uomini e si stabilisce nella fortezza insieme all’arcivescovo ed al suo esercito prima di riparare alla volta di Messina</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-012">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La prima descrizione del castello risale al 1278, quando viene redatto un documento che segnala la necessità di interventi di restauro. Si tratta di una fonte molto interessante perché lascia intuire l’articolazione interna del castello con palazzi e sale, vari ambienti di servizio, e una chiesa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-011">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Nel Medioevo, come era stato per l’età antica, San Lucido costituisce un importante caposaldo lungo la costa tirrenica per il controllo della viabilità terrestre e marittima. La presenza di un approdo è segnalata dall’Anonimo Portolano e dal Compasso de Navigare. Ancora nel XVII secolo è chiamato S. Nocito dall’Anonimo Portolano e dal Rizo. In particolare una certa vitalità del piccolo ma importante approdo, compare già nelle fonti della seconda metà del XIII secolo (1272) che descrivono la partenza di navi mercantili. Nel XIV secolo il porto è ancora segnalato come punto di rifornimento lungo le rotte commerciali e verso la Terrasanta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-010">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Nel 1404, fu quartiere generale di re Ladislao di Durazzo che lo riconfermò nei beni della Diocesi di Cosenza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Nel 1457 il feudo di San Lucido («… </hi><hi rend="CharOverride-4">terram et castrum S. Lucidi</hi><hi rend="CharOverride-2">…») fu venduto da Alfonso d’Aragona a Camillo Caracciolo (Del Buono 2019, 49).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il 14 marzo 1494 fu trasferito a Berardino Sanseverino, terzo principe di Bisignano, e alcuni anni dopo fu alienato ad Andrea Carafa di Santa Severina.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Nel 1599 il castello versa in pessime condizioni, come si apprende da un atto del notaio Manlio de Luca di Cosenza del 20 settembre 1599 con il quale Flaminio Buglio prende possesso dello Stato di San Lucido. Da questo documento si evincono alcuni dati sull’organizzazione del castello, ad esempio vengono citati due ponti levatoi, la porta principale, alcuni ambienti di servizio, una sala maggiore, e le carceri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Dal 1612 lo Stato e il castello di San Lucido furono infeudati a Placido di Sangro che lo difese durante la rivolta di Masaniello.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Nel 1638 ingenti danni furono causati dal terremoto, mentre qualche anno più tardi (1650), le mura furono messe a dura prova dagli attacchi dell’artiglieria del marchese di Fuscaldo, Giovar Battista Spinelli.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Dal 1744 fino all’eversione della feudalità fu dei Ruffo di Baranello che lo trasformarono in palazzo residenziale. Nel castello nacque Fabrizio Ruffo, il cardinale sanfedista che soffocò la rivolta giacobina del 1799.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il complesso fu colpito dal terremoto del 1783 che causò danni ingenti tra i quali il crollo del fianco occidentale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">All’indomani dell’eversione feudale fu acquistato dalla famiglia Giuliani che lo mantenne in uso fino al sisma del 7 settembre 1905 causa della parziale distruzione e del definitivo abbandono.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">L’aspetto originario del castello (prima del terremoto del 1905) è visibile grazie ad un interessante apparato iconografico costituito da due vedute ottocentesche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> e da alcune foto d’epoca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">I disegni ottocenteschi (che risultano affidabili se messi in confronto con le foto d’epoca e con lo stato di fatto) rappresentano due vedute del paese (e del castello), una da nord e l’altra dalla parte opposta. Nel primo caso (Fig. 1, d) sul prospetto settentrionale svetta l’alto bastione con base a scarpa e si osserva anche la presenza di corpi di fabbrica sul lato ovest, la parte che oggi è meno conservata. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Interessanti spunti si ricavano anche dall’osservazione delle foto d’epoca, tra le quali si segnala una veduta del lato est ancora integro, che fornisce diversi spunti per l’interpretazione delle fasi edilizie. Nell’immagine si osserva, ad esempio, la torre quadrata sud-est, oggi quasi completamente crollata, e nella parte sommitale del prospetto i resti di una merlatura tamponata dalle fasi successive (Fig. 1, c).</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. L’approccio archeologico agli elevati</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il castello, per molto tempo inaccessibile, e sostanzialmente sconosciuto per quello che concerne gli aspetti archeologici e architettonici, è stato oggetto di una preliminare analisi degli elevati condotta dallo scrivente in collaborazione con la SABAP CS</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il lavoro ha compreso il rilievo, effettuato mediante una battuta di foto aeree da drone radiocomandato, georeferenziate con GPS differenziale, e successivamente processate con un apposito </hi><hi rend="CharOverride-4">software</hi><hi rend="CharOverride-2"> di fotogrammetria (Fig. 2, a), mediante il quale è stato realizzato il modello tridimensionale del sito, secondo metodologie ormai collaudate nella ricerca archeologica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Su questa base grafica è stata avviata la lettura stratigrafica degli elevati, che in questa sede si presenta in via preliminare con la descrizione dei principali corpi di fabbrica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">L’attuale stato di fatto dell’area è frutto dei rimaneggiamenti moderni, soprattutto legati alla realizzazione della strada che costeggia la rupe (via Roma) e alla messa in sicurezza del costone, che hanno tagliato il promontorio (e una parte dello stesso castello). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il complesso fortificato (Fig. 1, f) è composto da un’area sommitale (circa 1900 mq) delimitata, ad ovest e a sud, da una serie di muri in cemento a protezione della strada litoranea, e a nord dalla piazzetta antistante la chiesa di San Giovanni, dove si trova il ponte di accesso. Il lato est è costituito da una fascia incolta (600 mq circa) con resti di strutture al momento poco leggibili. I ruderi si articolano in una serie di corpi di fabbrica, spesso differenti per forma, orientamento e tecnica costruttiva, frutto della sovrapposizione di numerose fasi edilizie. Si conservano, in particolare, i lati nord, est e (parzialmente) sud, con una serie di ambienti interni, e da una probabile cortina esterna che proteggeva il lato est. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Al complesso si accede dal lato settentrionale mediante un ponte (CF12) che collega l’area della chiesa di San Giovanni alla fortezza. Tale soluzione, poco probabile per l’età medievale, è da considerarsi un intervento moderno, forse in sostituzione di un originario ponte levatoio. Un altro ingresso doveva trovarsi sul lato est, attraverso una struttura visibile ancora oggi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Gli accessi convergono in direzione di una stretta area situata a ridosso della cortina interna nord, nella quale il piano di calpestio è costituito dal banco roccioso della rupe. In questa zona, proprio di fronte al ponte si trova l’imboccatura di un silos scavato nella roccia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La posizione di questo silos, all’esterno delle mura, ne suggerisce l’anteriorità rispetto alle fasi di realizzazione del complesso feudale. Simili fosse, adibite allo stoccaggio di derrate alimentari, sono note in altri castelli del Tirreno cosentino e sono attribuiti alle fasi bizantine (Donato 2009; 2015).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Attraverso il percorso suddetto si accede ad un’ampia porta che si apre nel grande bastione nord-ovest (CF1), costituito da una base a scarpa, alta circa 10,5 m (dall’attuale piano stradale), sulla quale si erge un corpo di forma tendenzialmente quadrangolare (lato nord 12,8 m, lato est 11,7 m) con muri spessi circa 2,8 m. Lo stacco tra la base e l’alzato è marcato da una cornice in pietra all’altezza della quale si aprono alcune bocche da fuoco.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Superato l’ingresso si accede ad un percorso obbligato che sale all’interno del castello. Tale percorso è costituito da una rampa con gradini realizzati in piccoli ciottoli fluviali delimitati da cordoli in pietra, che si conclude in un’area aperta pavimentata con la stessa tecnica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La pavimentazione in ciottoli è da attribuirsi verosimilmente alla storia più recente del castello (forse alle sistemazioni della famiglia Giuliani nel corso del XIX secolo) in quanto è presente anche sul ponte attuale che ha sostituito il vecchio sistema di accesso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Questo piano pavimentale, che si conserva solo in parte (circa 50 mq), copre una serie di cisterne sotterranee, parzialmente ricavate nella roccia, al momento non ispezionabili, ma visibili dall’alto a causa del parziale crollo delle volte e grazie a due tombini quadrati che si aprono nella pavimentazione stessa. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Da quello che si può osservare, la cisterna principale corrisponde ad un grande ambiente rettangolare, con andamento nord-ovest/sud-est, lungo almeno 15 m. Di quest’ultimo muro (CF8) rimane una cospicua porzione visibile nella scarpata ovest, dove si conserva parte del paramento esterno costituito da pietre di medie dimensioni, spaccate e poste in opera in maniera sub-orizzontale, con inzeppature in pietra e corsi di orizzontamento alti circa 35 cm (Fig. 2, c). Alla base del muro si trova una piccola apertura, forse una sorta di canale di scolo che sembra confluire in un compluvio del banco roccioso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">All’esterno dello spigolo nord-ovest della cisterna si trovano i resti di un altro silos, anch’esso probabilmente riconducibile a fasi più antiche.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Altre cisterne si trovano più a sud, in prosecuzione (e forse in qualche modo comunicanti con la precedente), e risultano parzialmente crollate e al momento non accessibili.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La pavimentazione in ciottoli è delimitata, ad ovest, da un’altra piccola area (alla stessa quota) rivestita con lastre quadrate. I resti di una colonna in pietra potrebbero indicare la presenza di una sorta di portico. Al momento non è possibile stabilire la relazione stratigrafica tra i due tipi di pavimentazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">All’interno del castello l’ala nord, oltre al bastione, è costituita da un unico ambiente rettangolare (orientamento nord-est/sud-ovest) che misura (all’interno) circa 21,20 × 6,58 m, al quale si accede mediante un ingresso posto sul lato sud, in corrispondenza dell’area aperta sopra descritta. L’analisi preliminare delle strutture superstiti dimostra come questo ambiente evidenzia numerose fasi edilizie testimoniate da raddoppi e sovrapposizioni di strutture differenti per andamento, spessore e tecnica costruttiva.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Ad esempio i muri sud, ovest e nord (che formano il CF2), originariamente dello spessore di circa 90 cm, sono raddoppiati all’interno mediante la costruzione di un altro muro spesso circa 50 cm. Il lato est, e parte di quello nord, invece sono costituiti da muri che fanno parte di un corpo di fabbrica anch’esso aggiunto in una fase successiva.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il piano interno dell’ambiente è costituito dal banco roccioso opportunamente livellato. Sul lato ovest si osservano tre pilastri (la cui base è parzialmente ricavata nella roccia) larghi circa 1 m, due dei quali parzialmente inglobati nei rifacimenti successivi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">L’ala est del complesso è occupata da una successione di quattro ambienti delimitati, ad est, dal muro di cortina (CF5), ad ovest da un altro muro (CF11), parallelo al precedente, e separati tra loro da setti perpendicolari. Tutti gli ambienti erano coperti da volte, parzialmente crollate, che sostenevano il solaio del piano superiore. Anche in questo caso l’analisi preliminare delle murature tradisce la presenza di diverse fasi costruttive. Ad esempio si osserva che alcuni di questi ambienti, in una fase precedente, comunicavano tra loro mediante aperture successivamente tamponate. Sicuramente nelle ultime fasi di vita del castello questi ospitavano magazzini dedicati allo stoccaggio di derrate o ad attività produttive come dimostrano alcune vasche e i resti di grandi contenitori in terracotta incassati nella pavimentazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">I muri interni, parzialmente ricoperti da intonaco grossolano, conservano tracce di graffiti e una iscrizione realizzata in pittura rossa, al momento poco leggibile.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il muro di cortina che delimita il lato est (CF5) una delle parti meglio conservate del complesso, anch’esso frutto di varie fasi edilizie.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Questa zona del castello è costituita innanzitutto da un lungo muro (circa 29,30 m, largo circa 1,20 m), protetto in basso da una base a scarpa (CF13), realizzato prevalentemente in pietre sbozzate o sommariamente lavorate in forma allungata, poste in opera su corsi tendenzialmente orizzontali, con numerose inzeppature in pietre e rari laterizi e corsi di orizzontamento posti ad altezza variabile (30/35 cm) (Fig. 2, c).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Lungo il prospetto si trovano quattro grandi aperture che davano luce agli ambienti del primo piano dell’ala est. L’analisi della muratura in prossimità delle aperture dimostra come queste siano state trasformate nel tempo, modificando precedenti finestroni ad arco (Fig. 2, b).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Sullo stesso prospetto si osservano altre ‘anomalie’, ad esempio alcune strette risarciture nel paramento murario potrebbero indicare la presenza di feritoie che rimanderebbero ad una fase più propriamente medievale, del resto nella immagine d’epoca già ricordata si osserva come questa parte della cortina culminava con un tipo merlatura frequente nei castelli medievali e ampiamente documentata in numerosi complessi fortificati del Tirreno cosentino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Sul lato nord il muro di cortina si interrompe in prossimità di un corpo di fabbrica (CF4) costruito in epoca successiva, probabilmente in occasione di un completo rifacimento dello spigolo nord-est del castello. Di questa struttura, che si distingue dal muro precedente per il rapporto stratigrafico, il differente orientamento e la tecnica costruttiva, rimane parte del lato est (lungo circa 11,70 m e largo circa m 2,33), e l’angolo a nord (dove si conserva per circa 8 m di lunghezza) che delimitava parte dell’ala settentrionale del castello. La tecnica costruttiva è costituita è costituita da pietre sbozzate in forma piuttosto regolare poste in opera su corsi orizzontali di circa 18/20 cm, marcati da file di zeppe in pietra e numerosi laterizi (Fig. 2, c).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Tale corpo di fabbrica, nel quale si conservano anche i resti di due aperture (una sul lato est, l’altra su quello nord) è foderato alla base da un grande muro a scarpa che fodera lo spigolo nord-est del castello con la caratteristica forma a punta di lancia allungata verso nord-est. Il muro è foderato esternamente da un rivestimento di intonaco nel quale si trovano arcate cieche e una sorta di decorazione effettuata allo scopo di simulare un paramento in blocchi regolari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Lo spigolo sud-est del castello, a sud del muro di cortina, era protetto da una torre quadrangolare, un corpo di fabbrica (CF6) che si erge su una scarpa a sua volta poggiata sopra una base quadrata. Della torre, ben visibile nelle foto d’epoca, si conserva una porzione dell’alzato del lato est e una parte di quello sud. Il lato est misura circa 8,37 m, quello nord (che si appoggia alla cortina) circa 3,20 m. La base nella porzione conservata misura circa 12,5 m. Lo spessore del muro sommitale è di circa 95 cm. L’apparecchiatura muraria esterna non è di facile lettura in quanto è caratterizzata da lesioni e risarciture che hanno modificato l’originaria tessitura del paramento. In generale si osserva che il muro è in pietre sbozzate e poste in opera su corsi sub-orizzontali con numerose inzeppature in pietra (Fig. 2, c).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La torre sud-est si addossa ai resti di una struttura precedente (CF7) della quale rimangono un grosso muro (lungo circa m 3,90, largo circa m 1,65), con andamento nord-sud, che si collegava ad un altro muro perpendicolare ancora parzialmente visibile tra la torre e la cortina est. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">L’area corrisponde ad una zona di difficile lettura per problemi di accessibilità e stato di conservazione dei resti, ma costituisce un punto di grande interesse per la comprensione delle fasi edilizie del castello. In particolare i resti dei muri anteriori alla torre sud-est e alla cortina est sembrerebbero compatibili con la presenza di un torrione quadrangolare che si ergeva sul punto più alto della rupe. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">In base ai dati disponibili è possibile ipotizzare che il lato nord della torre corrispondesse al lato meridionale dell’ultimo ambiente presente nell’ala est e che potesse avere una dimensione di circa 7,58 m per lato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">All’interno del castello, lo spazio tra l’ala est e quella ovest è caratterizzato da una sorta di stretto corridoio (tra CF8 e CF11), di forma trapezoidale, privo di pavimentazione, il cui attuale livello di calpestio si trova ad una quota inferiore rispetto a quello degli ambienti sopra descritti e dell’area pavimentata in ciottoli. Da una prima osservazione (l’area è invasa dalla vegetazione e pertanto non è di facile lettura) sembrerebbe che i muri di delimitazione di tale ‘corridoio’ siano adeguate all’andamento del banco roccioso sottostante (visibile alla base dei muri) che in questo punto formava una sorta di depressione o fossato. Future indagini potranno chiarire se si tratta di una caratteristica originaria della rupe o di un elemento antropico legato alle fasi più antiche del castello.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il corridoio, parallelo al piano pavimentale che copre le cisterne, culmina con un accesso ad un piccolo vano quadrangolare (circa m 3,95 × 3,65) pavimentato da un battuto in malta (CF12). La porta di ingresso conserva ancora alcuni blocchi squadrati con una scanalatura forse pertinente ad un ingresso a saracinesca.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Osservazioni conclusive</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La preliminare lettura stratigrafica degli elevati condotta nel castello di San Lucido arricchisce il quadro archeologico dell’incastellamento medievale del Tirreno cosentino, un proficuo filone di ricerca (</hi><hi rend="CharOverride-2">Donato 2003a; 2003b; 2004; 2009; 2015; Donato and Giuffrida 2019; Giuffrida e Donato 2019) che si è avviato negli anni Novanta grazie agli studi dell’Università di Firenze, nell’ambito di un più ampio programma di studi sulla società feudale nel mediterraneo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, all’interno del quale l’approccio archeologico all’architettura mirato alla «</hi><hi rend="CharOverride-4">comprensione delle dinamiche socio-economiche-politiche del territorio</hi><hi rend="CharOverride-2">» (Vannini 2003, 249) ha svolto un ruolo particolarmente significativo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il ‘nostro’ castello, così come accade per gli altri contesti incastellati della Calabria tirrenica, ben si presta a questo tipo di analisi, configurandosi come un complesso pluristratificato, le cui vicende edilizie si articolano su un lunghissimo periodo compreso tra la metà dell’XI e la fine del XIX secolo: più volte colpito da calamità naturali e danneggiato da eventi bellici, è stato sempre ricostruito adeguando le strutture alle nuove esigenze residenziali e difensive. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">I dati scaturiti da questa prima indagine confermano il quadro offerto dalle fonti storiche postclassiche che attestano, almeno partire dall’età normanna il ruolo del sito come uno dei principali poli feudali dell’incastellamento costiero, per la sua posizione strategica a controllo della viabilità terrestre e marittima.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Sebbene l’area sia occupata dalle strutture più tarde, non mancano gli elementi riconducibili alle fasi più antiche. Si osservano, ad esempio, tegole di età classica reimpiegate nei muri del castello, mentre la presenza di silos scavati nella roccia, rimanda probabilmente alla presenza di un insediamento, anche con connotazioni ‘rupestri’, forse riconducibili ad un orizzonte bizantino.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Le continue trasformazioni sono ancora leggibili sui muri del castello. L’analisi degli elevati ha evidenziato una complessa diacronia, caratterizzata dai cambiamenti planimetrici, dalla sovrapposizione di corpi di fabbrica, distinguibili per forma e tecniche costruttive, che potrà essere meglio estrinsecata col proseguimento delle ricerche, ma ha permesso di individuare la prima fase costruttiva, documentata dal torrione quadrangolare sullo sperone meridionale della rupe (Fig. 2, d), che può essere ragionevolmente identificato come un </hi><hi rend="CharOverride-4">donjon </hi><hi rend="CharOverride-2">normanno. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">A San Lucido si delinea dunque lo scenario della prima fase dell’incastellamento feudale, caratterizzato da un nucleo fortificato, costituito da una torre legata ad un muro di cortina, già identificato in un’ampia casistica di castelli della costa tirrenica, oggetto di analisi degli elevati (Scalea, Abatemarco, Cirella, Amantea) (Donato 2015)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, a volte supportati dai dati di scavo (es. Fiumefreddo Bruzio: Donato 2022), alla quale si può aggiungere l’inedito torrione del castello di Sangineto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> (Fig. 2, e) che costituisce un ulteriore elemento di confronto con il caso in oggetto e, più in generale, con il quadro regionale dell’archeologia dei normanni, oggetto di recenti lavori di sintesi (Martorano e Trunfio 2022).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Capalbo, M., e A. Savaglio. 2003. “…Fortissima Castra…”. </hi><hi rend="CharOverride-4">Luoghi di potere, di guerra, di amore e di morte in provincia di Cosenza</hi><hi rend="CharOverride-2">. Castrovillari: Edizioni Ecofutura.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Dalena, P. 2000. </hi><hi rend="CharOverride-4">Ambiti territoriali, sistemi viari e strutture del potere nel Mezzogiorno medievale</hi><hi rend="CharOverride-2">. Bari: Adda.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Dalena, P. 2015. </hi><hi rend="CharOverride-4">Calabria Medievale. Ambiente e Istituzioni (secoli XI-XV)</hi><hi rend="CharOverride-2">. Bari: Adda.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Del Buono, F. 2019. </hi><hi rend="CharOverride-4">Fiumefreddo Bruzio feudale</hi><hi rend="CharOverride-2">. Rende: The Writer Edizioni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Donato, E. 2003a. “L’incastellamento medievale nell’alto Tirreno calabrese (XII-XIV sec.). Prime indagini e prospettive di ricerca.” In Atti del III Congresso Nazionale di Archeologia Medievale, Salerno, 2-5 ottobre 2003, a cura di P. Peduto, e R. Fiorillo, 435-42. Firenze: All’Insegna del Giglio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Donato, E. 2003b</hi><hi rend="CharOverride-2">. “Archeologia degli elevati e studio della difesa costiera nella Calabria alto-tirrenica medievale.” In G. Vannini, M. Nucciotti, S. Leporatti, ed E. Donato, “Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo.”,</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-2">267-273. </hi><hi rend="CharOverride-4">Arqueologia de la Arquitectura</hi><hi rend="CharOverride-2"> 2: 249-273.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Donato, E. 2004. “Il contributo dell’archeologia degli elevati alla conoscenza dell’incastellamento medievale in Calabria tra l’età normanna e quella sveva: un caso di studio.” </hi><hi rend="CharOverride-4">Archeologia Medievale</hi><hi rend="CharOverride-2"> XXXI: 497-526.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Donato, E. 2006. “Il castello di Petramala (Cleto, CS): dall’insediamento bizantino all’incastellamento medievale. Discussione sui primi dati archeologici.” In Atti IV Congresso</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-2">Nazionale di Archeologia Medievale, Abbazia</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-2">di S. Galgano (Chiusino-Siena) 26-30 settembre</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-2">2006, a cura di R. Francovich, e M. Valenti, 280-86. Firenze: All’insegna del Giglio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Donato, E. 2009. “Aspetti dell’insediamento e della cultura materiale nel territorio di Temesa in età postclassica alla luce dei nuovi dati archeologici.” In </hi><hi rend="CharOverride-4">Dall’Oliva al Savuto, studi e ricerche sul territorio dell’antica Temesa</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di G. F. La Torre, 258-87. Pisa-Roma: Fabrizio Serra Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Donato, E. 2015. “L’archeologia dei castelli nel Tirreno cosentino (XI-XIII sec.). Spunti per la ricerca.” In </hi><hi rend="CharOverride-4">“Verso Temesa”: storia e prospettive di una Ricerca</hi><hi rend="CharOverride-2">. Atti del Convegno (Campora S. Giovanni-Amantea, 31 ottobre 2015), a cura di L. F. Ruffo, 39-71. S. Giovanni in Fiore: Mariano Spina Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Donato, E. 2022. “Il castello di Fiumefreddo Bruzio in età normanna. Architettura e cultura materiale.” </hi><hi rend="CharOverride-2">In </hi><hi rend="CharOverride-4">La feudalità in Calabria. Potere e fortificazioni nell’età normanna</hi><hi rend="CharOverride-2">. Atti delle Giornate di Studio, 23-24 luglio 2021, Reggio Calabria, a cura di F. Martorano, ed E. Trunfio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Martorano, F., ed E. Trunfio, a cura di. 2022. </hi><hi rend="CharOverride-4">La feudalità in Calabria. Potere e fortificazioni nell’età normanna</hi><hi rend="CharOverride-2">. Atti delle Giornate di Studio, 23-24 luglio 2021, Reggio Calabria.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Donato, E., and D. Giuffrida. 2019. “Combined methodologies for the survey and documentation of historical buildings: the castle of Scalea (CS, Italy).”</hi><hi rend="CharOverride-4"> Heritage</hi><hi rend="CharOverride-2"> 2: 2384-397.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Giuffrida, D., ed E. Donato. 2019. “Il castello, le torri e la città in età medioevale.” In </hi><hi rend="CharOverride-4">Scalea e il suo territorio in età antica</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di F. Mollo, 101-21. Soveria Mannelli: Rubbettino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">La Torre, G. F. 1999. </hi><hi rend="CharOverride-4">Blanda, Laos, Cerillae, Clampetia, Tempsa, Forma Italiae</hi><hi rend="CharOverride-2">. Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Martin, J. M. 2001. “Centri fortificati, potere feudale e organizzazione dello spazio.” In </hi><hi rend="CharOverride-4">Storia della Calabria Medievale. I quadri generali</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di A. Placanica, 485-522. Roma-Reggio Calabria: Gangemi Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Martorano, F. 2022. “Fortificazioni e assetti urbani dalla conquista alla fine dell’età normanna.” In </hi><hi rend="CharOverride-4">La feudalità in Calabria. Potere e fortificazioni nell’età normanna</hi><hi rend="CharOverride-2">. Atti delle Giornate di Studio, 23-24 luglio 2021, Reggio Calabria, a cura di F. Martorano, ed E. Trunfio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Martorano, F., ed E. Trunfio, a cura di. 2022. </hi><hi rend="CharOverride-4">La feudalità in Calabria. Potere e fortificazioni nell’età normanna</hi><hi rend="CharOverride-2">. Atti delle Giornate di Studio, 23-24 luglio 2021, Reggio Calabria.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Mollo, F. 2018. </hi><hi rend="CharOverride-4">Guida Archeologica della Calabria Antica</hi><hi rend="CharOverride-2">. Soveria Mannelli: Rubbettino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Renzo, R. 2021-2022. </hi><hi rend="CharOverride-4">Scelte e gestione delle risorse idriche negli insediamenti fortificati della Calabria medievale</hi><hi rend="CharOverride-2">, tesi di dottorato in Archeologia e Storia delle Arti, Università della Calabria, Dipartimento di Studi Umanistici, XXVII Ciclo, relatore prof. A. Coscarella.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Sangineto, B. 2011. “Il cippo di Pollella in comune di San Lucido (CS). Un riesame del territorio di Clampetia fra IV a.C. e II d.C.” In </hi><hi rend="CharOverride-4">Enotri e Brettii in Magna Grecia. Modi e forme di interazione culturale</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di G. De Sensi Sestito, e S. Mancuso, 403-13. Soveria Mannelli: Rubbettino. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Sangineto, B. 2012. “Un decennio di ricerche archeologiche nel territorio di Paola (CS). Le Calabrie romane fra II a.C. e IV d.C.” In </hi><hi rend="CharOverride-4">Prima e dopo San Francesco di Paola. Continuità e discontinuità</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di B. Clausi, P. Piatti, e A. B. Sangineto, 43-108. Catanzaro: Abramo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Savaglio, A. 2003. </hi><hi rend="CharOverride-4">Territorio, Feudi e Feudatari in Calabria Citra</hi><hi rend="CharOverride-2">. Castrovillari: Edizioni Ecofutura.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Tonghini, C. 1997. </hi><hi rend="CharOverride-4">Gli Arabi ad Amantea: elementi di documentazione materiale</hi><hi rend="CharOverride-2">, con contributi di A. Arioli, M. Bayani, E. Donato, S. Heidemann, G. Vannini. </hi><hi rend="CharOverride-4">Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli</hi><hi rend="CharOverride-2"> 57: 1-2. Napoli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Vannini, G. 2003. “Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale.” In G. Vannini, M. Nucciotti, S. Leporatti, ed E. Donato, “Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo.”,</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-2">249-54. </hi><hi rend="CharOverride-4">Arqueologia de la Arquitectura</hi><hi rend="CharOverride-2"> 2: 249-273.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Vannini, G., Nucciotti M., Leporatti S., ed E. Donato. 2003. “Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo.”</hi><hi rend="CharOverride-4"> Arqueologia de la Arquitectura</hi><hi rend="CharOverride-2"> 2: 249-73.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Verduci, R. 1996. </hi><hi rend="CharOverride-4">S. Lucido</hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-2">Comunità Montana Appennino Paolano (CS).</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-015-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Il comune di San Lucido si trova sulla costa tirrenica calabrese, in provincia di Cosenza e ricade nel foglio 236 IV NO A (San Lucido) della carta IGM CASMEZ, e nel foglio 559052 della Carta Tecnica Regionale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-014-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Per i dati archeologici dell’area in età antica si rimanda in generale a: La Torre 1999; Sangineto 2011; Sangineto 2012; Mollo 2018.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-013-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Sull’incastellamento del Tirreno si rimanda a: Donato 2009; 2015.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-012-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Renzo 2021-2022, 139-40 (e relativa bibliografia); Capalbo e Savaglio 2003, 109. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-011-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Renzo 2021-2022, 139-40 (e relativa bibliografia).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-010-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Su questi aspetti si rimanda a La Torre 1999, 31 nota 36; Dalena 2000, 164; Dalena 2015, 100-01.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Per tutte le notizie riferite all’età postmedievale si veda: Capalbo e Savaglio 2003, 109-11.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	I disegni sono pubblicati in Savaglio 2003.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Oltre alla foto descritta nel testo la raccolta a cui si fa riferimento ospita altre interessanti immagini che per ragioni di spazio non vengono proposte in questa sede. Dalle foto si si coglie innanzitutto il rapporto topografico del sito, con la rupe che si affaccia direttamente sul mare, ma anche la forma e le dimensioni reali del castello, che appare come un imponente palazzo nobiliare fortificato, organizzato su più livelli, nel quale le strutture ‘residenziali’ moderne hanno modificato l’originario impianto medievale (del quale rimangono comunque alcune significative tracce). Le foto storiche di San Lucido sono disponibili in rete sulla pagina Facebook del Residence Lattari di San Lucido &lt;https://www.facebook.com/pg/residence.lattari/photos/?ref=page_internal&gt; (08/21).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	In proposito desidero ringraziare per questa proficua collaborazione il Soprintendente ABAP per la provincia di Cosenza dott. Fabrizio Sudano e le funzionarie competenti per gli aspetti architettonici (arch. Cristina Sciarrone) e archeologici (dott.ssa Mariangela Barbato). Il lavoro sul campo è stato condotto nel mese di agosto 2021 con la collaborazione dell’arch. Angelica Tufaro che ringrazio.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Per un esempio di applicazione di queste metodologie in un analogo contesto incastellato del Tirreno Cosentino si veda: Donato and Giuffrida 2019.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Si veda, ad esempio, il caso del castello di Scalea (Donato and Giuffrida 2019, 2387, fig. 4).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Tuttavia è da segnalare anche una seconda ipotesi, e cioè che la torre avesse un lato di 10 m, comprendendo anche un muro i cui resti sono ancora visibili sul lato ovest delle strutture suddette. Il problema potrà essere chiarito con futuri approfondimenti.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Si fa riferimento in particolare al progetto </hi><hi rend="CharOverride-4">L’emirato di Amantea e gli Arabi di Calabria nel medioevo</hi><hi rend="CharOverride-2"> diretto da Guido Vannini e da Cristina Tonghini (Tonghini 1997, 204 nota 2), dal quale sono scaturiti ulteriori progetti (per una sintesi delle attività: Vannini 2003, 249-54; Donato 2003b).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Per il quadro regionale si veda la recente sintesi in Martorano 2022.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_20_239-252.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Oggetto di una recente ricerca da parte dello scrivente.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Eugenio Donato, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>nonsolomuri@libero.it</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Eugenio Donato, </hi><hi rend="italic">Il castello di San Lucido (CS), una preliminare proposta di analisi stratigrafica degli elevati</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY 4.0</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/979-12-215-0376-0.</hi></ref><hi>18, in Michele Nucciotti, Elisa Pruno (edited by), </hi><hi rend="CharOverride-6">Florentia. Studi di archeologia. Vol. 5 - Numero speciale - Studi in onore di Guido Vannini</hi><hi>, pp. -251, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0376-0, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/</hi></ref><hi>979-12-215-0376-0</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_20_239-252-web-resources/image/Fig.1.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 1 – a-b, panoramiche del castello di San Lucido (da nord e da ovest); b-c, il castello in una immagine d’epoca (&lt;https://www.facebook.com/pg/residence.lattari/photos/?ref=page_internal&gt;); d, il castello in una rappresentazione Ottocentesca (da Savaglio 2003); e, Silos scavato nella roccia; f, planimetria con i principali corpi di fabbrica.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_20_239-252-web-resources/image/Fig.2.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 2 – a, alcune fasi dell’elaborazione del modello tridimensionale del castello di San Lucido; b, dettaglio dell’analisi degli elevati relativo a una finestra presente sul prospetto ovest; c, apparecchiature murarie presenti nei corpi di fabbrica del castello; d, veduta nadirale del torrione quadrangolare CF7; e, veduta nadirale del torrione quadrangolare del castello di Sangineto (CS).</hi></p>
      
      <div>
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