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        <title type="main" level="a">Site Custody Activism: Sine qua non dell’‘Archeologia di comunità’</title>
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            <forename>Oystein</forename>
            <surname>La Bianca</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Florentia </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0376-0</idno>) by </resp>
          <name>Michele Nucciotti, Elisa Pruno</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.24</idno>
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        <p>My goal with this chapter is to share our experience at Tall Hisban in Jordan with what I have chosen to call site custody activism or simply SCA. After introducing the notion of SCA, I briefly examine the historical role of overseas institutions with regard to the custody and care of archaeological sites. Next, I describe SCA activities initiated by Andrews University at Hisban in Jordan and offer some observations on the connection between SCA and the broader field of international community development. I also critically examining the role of narrative in SCA and conclude by offering a brief coda on what’s ahead for community archaeology and SCA in Jordan and beyond.</p>
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            <item>Community archaeology</item>
            <item>Global history</item>
            <item>Cultural heritage management</item>
            <item>Hisban</item>
            <item>Jordan</item>
            <item>Site custody activism</item>
            <item>Site management</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.24<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.24" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter" ><hi rend="CharOverride-1">Site Custody Activism: Sine qua non </hi><hi>dell’‘Archeologia di comunità’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-017">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-3">Oystein S. LaBianca</hi></p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi><hi>: My goal with this chapter is to share our experience at Tall Hisban in Jordan with what I have chosen to call site custody activism or simply SCA. After introducing the notion of SCA, I briefly examine the historical role of overseas institutions with regard to the custody and care of archaeological sites. Next, I describe SCA activities initiated by Andrews University at Hisban in Jordan and offer some observations on the connection between SCA and the broader field of international community development. I also critically examining the role of narrative in SCA and conclude by offering a brief coda on what’s ahead for community archaeology and SCA in Jordan and beyond.</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-1" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Oltre a scavare bene e a pubblicare tempestivamente i nostri risultati, qual è la nostra responsabilità come archeologi quando si tratta di prendersi cura dei siti che abbiamo scavato? Quali sono, se ci sono, gli obblighi delle nostre istituzioni accademiche quando si tratta di custodire tali siti? Quali sono le nostre responsabilità come direttori di scavo in merito a tali questioni? Chi sono le parti interessate che dovremmo consultare e con le quali dovremmo collaborare nella progettazione, nella pianificazione e nell’attuazione delle attività di custodia dei siti? Cosa si intende con il concetto di </hi><hi rend="CharOverride-4">Site Custody Activism</hi><hi rend="CharOverride-3">? La discussione che seguirà aprirà un dibattito sulle lezioni apprese negli ultimi vent’anni dalla nostra esperienza di SCA a Tall Hisban, nel Regno Hashemita di Giordania. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Site Custody Activism (SCA) – L’attivismo per la custodia dei siti</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Per gettare le basi di questa indagine, vorrei spiegare cosa intendo con il termine ‘attivismo’. La maggior parte delle persone quando sente questo termine ha in mente una sorta di azione politica messa in scena per attirare l’attenzione su una questione particolarmente contestata, a favore o contro. Mi viene in mente, ad esempio, il movimento </hi><hi rend="CharOverride-4">Me-Too</hi><hi rend="CharOverride-3"> o lo sciopero recentemente scongiurato dai lavoratori delle ferrovie negli Stati Uniti. Un altro esempio è la raccolta della spazzatura lungo le spiagge dell’oceano come esempio di attivismo personale a favore dell’ambiente. Il mio intento nell’usare questo termine nel presente contesto è quello di dare importanza al ruolo di attori esterni, come un’università o una squadra di archeologi, nell’avviare attività di sviluppo della comunità legate alla conservazione, alla custodia e allo sviluppo dei siti archeologici come luoghi che le comunità locali e visitatori esterni possono fruire e visitare in sicurezza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Nella sua concezione, l’SCA non si limita a fare propaganda e a pronunciare parole appassionate sulla carta; si tratta di impegnarsi per un lungo periodo a imparare facendo da uno o più ‘attivisti’ in stretta collaborazione con gli stakeholders locali e stranieri. In questo senso, l’SCA è una componente chiave dell’archeologia di comunità, se non la sua forza più vitale. Questo perché, in tutti i casi di archeologia comunitaria di cui sono a conoscenza, per realizzarla è stato necessario uno o più attivisti-membri del team di archeologi. In questo senso, si tratta inevitabilmente di un’impresa </hi><hi rend="CharOverride-4">top-down</hi><hi rend="CharOverride-3">, anche se può aspirare a diventare più </hi><hi rend="CharOverride-4">bottom-up</hi><hi rend="CharOverride-3"> quando l’idea di un impegno della comunità si radica e trova alleati locali. In altre parole, affinché i progetti di archeologia comunitaria possano essere lanciati e sostenuti, è necessario che il personale del progetto di scavo condivida la propria visione e individui e recluti partner della comunità ospitante con cui collaborare per passare da sogni e visioni a un impegno duraturo della comunità locale nella conservazione, protezione e presentazione del sito.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Il contesto più ampio all’interno del quale l’SCA deve essere compresa è innanzitutto il discorso sul </hi><hi rend="CharOverride-4">manifacturing heritage</hi><hi rend="CharOverride-3"> (AlSayyad 2001), soprattutto per quanto riguarda il Mediterraneo orientale (Abdulkariem 2013; Acabado, Martin and Lauer 2014; Al Quntar et al. 2015a; 2015b) e più in particolare alla Palestina (De Cesari 2010; 2012; 2014; 2019; Jones 2002; 2007; 2017; Porter 2010; Boytner, Dodd and Parker 2010) e alla Giordania (Abu-Khafajah 2010; Steen et al. 2010; Abdulkariem 2013; Ababneh 2016; 2018; Ronza 2016; LaBianca and Ronza 2018). A questi campi d’indagine correlati, aggiungerei la teoria e la pratica dello sviluppo delle comunità internazionali e la storia globale (di cui si dirà più avanti).</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">Expeditionary Archaeology</hi><hi>’ vs archeologia comunitaria </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Per comprendere il motivo per cui la questione dell’SCA è emersa come una considerazione importante nel discorso sulle migliori pratiche in archeologia, è opportuno ricordare brevemente la rivoluzione rappresentata dal passaggio dall’‘</hi><hi rend="CharOverride-4">expeditionary archaeology</hi><hi rend="CharOverride-3">’ all’archeologia di comunità (LaBianca and Ronza 2018; Moskalenko 2020). Mentre per oltre un secolo gli scavi archeologici tendevano a essere modellati sulle spedizioni militari, con l’uso di tendopoli, elmetti e livello di impegno con la comunità locale, l’archeologia comunitaria attinge alla teoria e alla pratica dello sviluppo comunitario e internazionale come guida e modello. In altre parole, la ricerca di conoscenza sul passato che era l’obiettivo dell’archeologia tradizionale sta per lasciare il posto a una nuova visione dell’archeologia che coinvolge le comunità ospitanti come parti interessate e partner attivi nella missione archeologica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Le ragioni di questa rivoluzione in atto nella disciplina sono molteplici e ne evidenzierò tre: la prima è, ovviamente, quella che oggi viene spesso definita la critica postcoloniale, con la sua richiesta di decolonizzazione sia del discorso che della pratica dell’archeologia (Said 1979; Schmidt and Pikirayi 2016; Ronza 2016). Questa critica è stata particolarmente fervida per quanto riguarda la storia e l’archeologia del Medio Oriente (Steen et al. 2010; Porter 2010; Boytner, Dodd and Parker 2010)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-016">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. Una seconda ragione è il costante aumento del numero di siti archeologici documentati dalle indagini regionali e il relativo aumento del numero di siti scavati. Ciò ha comportato un notevole onere di custodia e gestione sia per gli enti governativi sia per le comunità locali interessate da questo aumento, da cui deriva il maggiore controllo esercitato dalle autorità competenti quando si tratta di approvare nuovi scavi. Infine, come chiunque abbia partecipato a uno scavo archeologico sa, queste attività spesso portano al degrado di aree che le comunità locali associano a ‘casa’. Gli scavi rischiano anche di introdurre nuove narrazioni che mettono in discussione quelle già conosciute e tramandate da più generazioni di abitanti di una particolare comunità. L’archeologia di comunità è una risposta a tutti e tre questi sviluppi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">L’idea di coinvolgere le università d’oltremare e le istituzioni affini nella custodia dei siti archeologici è quindi da intendersi come un ulteriore sviluppo della visione di un’archeologia postcoloniale in cui le comunità ospitanti non sono più semplici osservatori, ma sono invitate e responsabilizzate a diventare partner attivi come custodi dei siti archeologici. </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Contesto storico dell’attivismo per la custodia dei siti </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">L’origine dell’SCA risale almeno all’epoca costantiniana e più precisamente alla madre di Costantino, Sant’Elena (246/248 d.C.-330 circa), alla quale si attribuisce il merito di aver avviato gli sforzi per preservare le reliquie e i siti del patrimonio cristiano in Siria-Palestina e soprattutto a Gerusalemme (Arbagi 1984; Pringle 2016; Rogers 2011; Norderval 2021). L’attivismo di Sant’Elena nell’avviare la costruzione di chiese per commemorare la vita e la morte di Cristo aprì la strada non solo al successivo pellegrinaggio in questi luoghi, ma anche a un ruolo significativo delle donne come creatrici e sostenitrici dei luoghi santi della Terra Santa (Kirk 2004; Marshall 2011)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-015">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. Se l’attivismo delle donne può essere stato fondamentale per la prima custodia dei siti del patrimonio cristiano, gli uomini si sarebbero poi uniti a loro in questo sforzo, soprattutto quando nel 1342 i francescani furono dichiarati da due bolle papali custodi ufficiali dei Luoghi Santi in nome della Chiesa cattolica (Roncaglia 1950; Halevi 2012; Ritsema van Eck 2017). Quest’ultima forma di attivismo ha continuato senza sosta fino ai giorni nostri. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">La preoccupazione per la custodia dei siti archeologici ha preso una piega secolare durante l’epoca coloniale, quando sono stati istituiti i primi enti governativi per occuparsi e gestire l’esplorazione e la custodia di tali siti. Così, ministeri e/o dipartimenti per le antichità furono istituiti in Egitto nel 2011, in Palestina nel 1923, in Giordania nel 1923 e infine in Siria e in Iraq. In tutti questi paesi, il compito principale di queste agenzie governative consisteva nell’autorizzare gli scavi archeologici, il prestito di reperti, lo sviluppo e la gestione di esposizioni museali e di strutture per la conservazione dei reperti, la responsabilità della custodia dei siti (anche se in pratica molto limitata) e lo sviluppo turistico di siti selezionati. Più recentemente, questi dipartimenti governativi sono diventati anche più attivi come facilitatori della ricerca, sviluppando strutture online per l’accesso alle informazioni sui manufatti e sui siti archeologici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-014">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Ciò che il movimento dell’archeologia di comunità sta aggiungendo al discorso dell’SCA è l’attenzione all’impegno delle comunità locali e al rafforzamento delle capacità per rendere tale impegno più accessibile e significativo per tutti gli interessati. In questa missione, il movimento sta aprendo la strada a un maggiore potere e impegno delle comunità ospitanti e dei loro stakeholder nella pianificazione del futuro dei siti del patrimonio nel loro territorio. Inoltre, il movimento apre al dialogo e all’apprendimento reciproco coinvolgendo, da un lato, gli archeologi e, dall’altro, i professionisti dello sviluppo comunitario e internazionale. Maggiori dettagli a seguire. </hi></p><p rend="h2" ><hi>5. L’attivismo per la custodia dei siti e il ruolo delle università d’oltremare</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">La fondazione, nel 1900, dell’</hi><hi rend="CharOverride-4">American Schools of Oriental Research</hi><hi rend="CharOverride-3"> (ASOR ha recentemente cambiato nome in </hi><hi rend="CharOverride-4">American Society of Overseas Research</hi><hi rend="CharOverride-3">) testimonia le origini e il ruolo centrale delle università americane e delle loro facoltà nello sponsorizzare, organizzare e realizzare scavi archeologici nelle ex colonie britanniche e francesi del Medio Oriente (King 1983, 100; Clark and Matthews 2003).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Fin dalla sua fondazione, l’ASOR ha offerto due tipi di iscrizione: una per le istituzioni e una per i singoli. Oltre ad assistere i membri istituzionali e individuali nell’accesso alle opportunità di partecipare a scavi archeologici nelle terre del Vicino Oriente antico, l’ASOR ha svolto un ruolo fondamentale nella creazione dell’</hi><hi rend="CharOverride-4">Albright Institute for Archaeological Research </hi><hi rend="CharOverride-3">(AIAR dal 1900) a Gerusalemme, in Israele/PNA, dell’</hi><hi rend="CharOverride-4">American Center for Research </hi><hi rend="CharOverride-3">ad Amman (ACOR dal 1968), in Giordania, e del </hi><hi rend="CharOverride-4">Cyprus American Archaeological Research Institute</hi><hi rend="CharOverride-3"> (CAARI dal 1978) a Nicosia, Cipro. Fin dalla loro fondazione, questi centri hanno fornito assistenza e supporto ai membri dell’ASOR e agli archeologi locali in varie fasi della loro ricerca, tra cui i preparativi prima, la logistica durante e la chiusura della missione archeologica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">La visione dell’archeologia che ha animato e continua ad animare in larga misura gli archeologi associati all’ASOR e ai suoi centri all’estero è quella dell’‘</hi><hi rend="CharOverride-4">expeditionary archaeology</hi><hi rend="CharOverride-3">’. In misura minore, questo vale anche per i funzionari governativi e gli accademici dei paesi ospitanti. Sebbene il movimento dell’archeologia comunitaria si stia aprendo a una posizione più critica nei confronti di questo modello, il discorso è ancora agli inizi. Semmai, l’idea di un ruolo delle università d’oltremare nell’SCA è problematica per molti direttori di scavo e per le istituzioni che le sponsorizzano. Le ragioni sono molteplici, non ultima l’idea di intraprendere una collaborazione a lungo termine con una comunità ospite d’oltremare, le questioni relative a gestione, finanziamento e responsabilità, e molto altro ancora. A queste preoccupazioni si aggiunge il disinteresse delle agenzie di finanziamento per questi partenariati. Questi ostacoli non hanno dissuaso alcuni direttori di scavi e le loro università sponsor dall’assumere un ruolo di custodia del sito in collaborazione con gli stakeholder locali. L’esempio di SCA che conosco più personalmente è </hi><hi rend="CharOverride-4">l’Hisban Cultural Heritage Project</hi><hi rend="CharOverride-3">, di cui sono stato leader per oltre due decenni. Verranno citati brevemente anche altri esempi, anche se non pretendo di essere esaustivo nella loro selezione e descrizione.</hi></p><p rend="h2" ><hi>6. L’attivismo per la custodia del sito della Andrews University</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Ho suggerito in precedenza che l’SCA consiste nell’impegnarsi a imparare facendo per un lungo periodo da uno o più attivisti, in stretta collaborazione con le parti interessate del paese ospitante e dell’estero. Nel caso dell’</hi><hi rend="CharOverride-4">Hisban Cultural Heritage Project</hi><hi rend="CharOverride-3">, gli inizi dell’attivismo in questo senso risalgono al 1996, quando il ritorno a Hisban è stato aggiunto ai vari impegni concomitanti del </hi><hi rend="CharOverride-4">Madaba Plains Project</hi><hi rend="CharOverride-3"> (LaBianca, Ray Jr and Zayadine 1999). La decisione di tornare è stata motivata da tre ragioni: in primo luogo, pulire, restaurare e rendere accessibili ai visitatori i reperti archeologici </hi><hi rend="CharOverride-4">in situ</hi><hi rend="CharOverride-3">; in secondo luogo, riprendere le indagini archeologiche sulla profonda storia dell’era islamica nel sito; in terzo luogo, intensificare le indagini etnoarcheologiche a ‘bassa intensità’ (LaBianca 1990; 2021a) sui ‘secoli perduti’ (Baram and Carroll 2006) che si sono svolti durante l’epoca che coincide approssimativamente con il dominio ottomano in Giordania (1516-1918 d.C.). Poiché ho discusso più dettagliatamente la storia dell’archeologia comunitaria a Hisban altrove (LaBianca 2017; LaBianca and Ronza 2018; LaBianca, Ronza and Harris 2021), limiterò la discussione qui di seguito alla selezione dei punti salienti degli ultimi due decenni e mezzo di lavoro nel sito.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Le attività di ripulitura e sistemazione del sito di Hisban</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-013">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3"> sono state avviate nel 1996 sotto la mia direzione, come parte della componente di indagine regionale del più ampio </hi><hi rend="CharOverride-4">Madaba Plains Project</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-012">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. Sono iniziate con la rimozione della vegetazione, dei crolli e delle macerie per riportare alla luce le installazioni dell’Età del Ferro, classiche e islamiche precedentemente scavate. Per facilitare l’accesso a questi diversi elementi, sono stati costruiti percorsi pedonali e piattaforme interpretative per agevolare il movimento dei visitatori dall’area di parcheggio fino alla collina e intorno ad essa. Durante le campagne successive, le azioni di ripulitura del sito sono diventate un’attività annuale che abbiamo ribattezzato ‘</hi><hi rend="CharOverride-4">Refresh</hi><hi rend="CharOverride-3">’. Il lavoro è stato svolto da docenti e studenti e da operai di Hisban. I salari dei lavoratori locali sono stati forniti dal Dipartimento delle Antichità e dai fondi del progetto della Andrews University.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Istituzione della Jordan Field School (JFS)</hi><hi rend="CharOverride-3">. La prima stagione della JFS è stata lanciata nel 1997 ed è presto cresciuta fino a diventare una collaborazione annuale multi-scuola e multi-dipartimento della Andrews University per portare avanti l’agenda dell’SCA a Hisban. La JFS ha portato competenze di facoltà e opportunità di apprendimento esperienziale per gli studenti, che si sono rivelate cruciali per realizzare la visione della nostra missione SCA. Tra i dipartimenti partecipanti figurano architettura, agricoltura (progettazione del paesaggio), scienze comportamentali (antropologia e archeologia), sviluppo della comunità internazionale, comunicazione, storia e religione, oltre all’Istituto di archeologia del Seminario teologico SDA qui nel campus. Dal suo lancio nel 1997, sono state avviate quasi due dozzine di viaggi di studio di tre settimane con il patrocinio della JFS. I finanziamenti per ogni viaggio di studio sono stati forniti dalle tasse e dalle rette pagate dagli studenti, dai contributi in natura dei docenti in termini di tempo e competenze, da borse di ricerca esterne e da borse di ricerca per lo sviluppo della facoltà fornite dalla Andrews University.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Assunzione di un esperto di Storia e Archeologia islamica</hi><hi rend="CharOverride-3">. Nel 1978 il mio collega, Larry Herr, mi suggerì di invitare Bethany Walker, neolaureata in Arte e Archeologia islamica presso l’Università di Toronto, a unirsi al nostro team di Hisban per contribuire alla pianificazione del restauro e della presentazione degli elementi di epoca islamica nel nostro sito. Ha accettato e mi sono subito reso conto di aver trovato in lei una giovane studiosa molto promettente per dirigere questo lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-011">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. Lei, a sua volta, reclutò studenti universitari e laureati dalle università in cui si trovava. Ben presto fu promossa archeologa capo e poi direttrice degli scavi a Tall Hisban. Attualmente la dott.ssa Walker è professoressa e ricercatrice principale presso il Dipartimento di Studi Islamici, Unità di Ricerca in Archeologia Islamica, Università di Bonn. Con i suoi studenti ha rivoluzionato la nostra comprensione dell’epoca islamica e ottomana in Giordania e oltre. Maggiori informazioni sul lavoro della dott.ssa Walker e dei suoi studenti sono disponibili al link sottostante</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-010">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Assunzione di un esperto in Restauro Archeologico</hi><hi rend="CharOverride-3">. Nel 2001 ricevetti da Maria Elena Ronza la richiesta di unirsi al nostro team di Hisban. All’epoca stava studiando per conseguire un master in archeologia presso l’Università della Giordania, dopo aver già completato un master in architettura del restauro presso l’Università di Roma. Sono stato felice di averla nel nostro team e presto ho scoperto di aver aggiunto un altro elemento da non farsi sfuggire alla nostra squadra, una persona con capacità straordinarie e promettente nel dirigere i lavori di restauro del sito. Dopo un paio di missioni trascorse con il nostro progetto, per conoscere la nostra visione e le modalità di coinvolgimento della comunità locale, ho trovato in Maria Elena Ronza un’alleata pronta ed entusiasta e una persona che ho potuto incaricare di guidare gli sforzi per coinvolgere la comunità locale come partner di SCA. Sono anche immensamente gratificato dal fatto che la sua esperienza con il nostro progetto abbia contribuito a ispirare la visione, la missione e l’approccio di due organizzazioni di sensibilizzazione della comunità che lei stessa ha contribuito a fondare insieme a quattro colleghi giordani di Petra: </hi><hi rend="CharOverride-4">Sela for Training and Protection of Heritage</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-009">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3"> e </hi><hi rend="CharOverride-4">Al Raqeem for Logistics Services and Training</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-008">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. Mentre Sela lavora con le comunità per sviluppare capacità per la conservazione sostenibile del patrimonio locale e per la generazione di reddito, Al Raqeem è una società che «offre servizi logistici di alta qualità basati sulla comunità a progetti che operano nel campo dell’archeologia». I proventi di quest’ultima contribuiscono a finanziare la prima. Con queste due organizzazioni, Ronza e il suo team stanno colmando il divario tra il mondo accademico e l’ufficialità, da un lato, e le comunità locali, dall’altro, quando si tratta di coinvolgere le comunità locali nella cura dei siti archeologici. Ronza continua a essere rappresentante della Andrews University in Giordania e direttrice delle attività di sensibilizzazione della comunità per l’</hi><hi rend="CharOverride-4">Hisban Cultural Heritage Project</hi><hi rend="CharOverride-3">.</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">La segnaletica interpretativa di produzione locale</hi><hi rend="CharOverride-3"> è stata fin dall’inizio un segno distintivo di tutti gli SCA di Hisban. Inoltre, sono state costruite piattaforme interpretative, dotate di cartelli in arabo e in inglese, nelle aree che si affacciano sulle varie rovine. I cartelli stessi sono stati realizzati e dipinti di marrone da un fabbro locale nella sua bottega di Hisban. Le scritte sui cartelli, in arabo e in inglese, sono state realizzate da un insegnante di scuola locale. Il testo dei cartelli è stato fornito da LaBianca e tradotto in arabo. Il testo in arabo e in inglese è stato controllato e approvato dal Dipartimento delle Antichità. Oggi sono 38 i cartelli installati nella collina di Hisban, tutti pagati con i fondi del nostro progetto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">La segnaletica direzionale </hi><hi rend="CharOverride-3">lungo le strade che portano a Hisban è stata aggiornata in collaborazione con il Dipartimento dei Lavori Pubblici per indirizzare i visitatori al sito. Al bivio per il sito archeologico nella città di Hisban, è stato aggiunto un grande cartello che ha creato qualche polemica nel villaggio perché menzionava un legame biblico con il sito. La menzione offensiva è stata presto cancellata dal cartello dagli attivisti locali del villaggio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Servizi igienici</hi><hi rend="CharOverride-3">. È stato negoziato un accordo con il Dipartimento delle Antichità (che è il proprietario ufficiale della collina di Hisban) per consentire agli operatori sanitari dell’ufficio del sindaco di raccogliere i rifiuti all’interno del sito. Questa è stata una svolta che ha aperto la strada a un ulteriore impegno della comunità locale nella cura del sito. Prima della firma di questo accordo, la cura e la manutenzione della collina di Hisban erano di esclusiva responsabilità del Dipartimento delle Antichità e non erano consentite ai membri della comunità locale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Hisban Cultural Association</hi><hi rend="CharOverride-3">. Il processo di organizzazione e autorizzazione alla costituzione dell’Associazione culturale di Hisban è stata un’iniziativa promossa dalla </hi><hi rend="CharOverride-4">Jordan Field School</hi><hi rend="CharOverride-3"> per dare voce alle parti interessate della comunità locale nello sviluppo di Hisban come parco archeologico. Ci sono voluti quasi quattro anni per completare il processo (2006-2010) di costituzione dell’associazione come NGO ufficialmente autorizzata in Giordania. L’associazione comprende rappresentanti di diverse grandi famiglie di Hisban, del Dipartimento di Antichità e della Andrews University. La persona che ha portato a termine il processo è Maria Elena Ronza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Ambassador Fund for Cultural Heritage Preservation</hi><hi rend="CharOverride-3">. Il nostro progetto ha dato il via a una richiesta di finanziamento al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, nell’ambito dell’</hi><hi rend="CharOverride-4">Ambassador Fund for Cultural Heritage Preservation</hi><hi rend="CharOverride-3">, per il restauro di parti dell’acropoli greco-romana. Nel 2014 il fondo ci ha assegnato 54.000 dollari. Questo ci ha permesso di procedere a un restauro significativo lungo il perimetro dell’acropoli a quattro piazze, oltre a lavori di restauro nell’area dell’abside e delle colonne laterali della basilica bizantina sulla sommità. Sono stati inoltre apportati miglioramenti all’ingresso del sito, al percorso interpretativo e alla segnaletica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Eventi di pianificazione charrette per il centro visitatori</hi><hi rend="CharOverride-3">. Un importante contributo ai nostri sforzi di sensibilizzazione della comunità a Hisban è stato il lavoro di docenti e studenti dei dipartimenti di architettura della Andrews University, dell’Università di Giordania e dell’Università tedesco-giordana. Tra il 2010 e il 2018, team di studenti e docenti di queste università hanno collaborato allo sviluppo di piani per il restauro e il riutilizzo degli edifici della famiglia Nabulsi a Hisban come centro visitatori multifunzionale e ‘casa degli scavi’. A tal fine, hanno organizzato diversi workshop (</hi><hi rend="CharOverride-4">charrettes</hi><hi rend="CharOverride-3">) cui sono stati invitati i membri della comunità locale per imparare e fornire contributi. I team hanno anche lavorato su come migliorare l’area d’ingresso al sito stesso e a delle proposte per un centro visitatori vicino alla strada principale che attraversa la città di Hisban. I loro disegni sono stati condivisi con il comune di Hisban e con altri potenziali partner, nel tentativo di realizzare l’idea di un centro visitatori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Piano regolatore del Parco archeologico di Hisban</hi><hi rend="CharOverride-3">. Su sollecitazione del Dipartimento delle Antichità, i team della </hi><hi rend="CharOverride-4">Jordan Field School</hi><hi rend="CharOverride-3"> hanno elaborato un piano regolatore per lo sviluppo e la manutenzione del Parco archeologico di Hisban, che è stato sottoposto all’attenzione degli stakeholder locali e del Dipartimento delle Antichità. Un contributo fondamentale allo sviluppo del piano è venuto da Stanley Beikmann, professore di progettazione paesaggistica presso il Dipartimento di Agricoltura di Andrews. Con i suoi studenti ha elaborato una proposta per ridisegnare il percorso narrativo intorno al sito, rendendo più facile per i visitatori raggiungere la cima della collina e rendendo il tour un cerchio piuttosto che una ripida salita fino alla cima e ritorno. La loro proposta comprendeva anche idee per migliorare l’ingresso al sito e istruzioni dettagliate per la manutenzione regolare del parco come destinazione per i turisti e i visitatori della comunità ospitante. Molte delle loro proposte sono state ora attuate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Sito web e pagina Facebook di Hisban</hi><hi rend="CharOverride-3">. Per oltre due decenni il nostro progetto ha mantenuto una propria pagina web all’interno del sito del </hi><hi rend="CharOverride-4">Madaba Plains Consortium</hi><hi rend="CharOverride-3">. I contenuti sono suddivisi in </hi><hi rend="CharOverride-4">About, Excavations, Field School, Research, Restoration, </hi><hi rend="CharOverride-3">e</hi><hi rend="CharOverride-4"> Visitors</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-007">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. Sebbene questo sia il sito ufficiale per i post sul lavoro del nostro progetto, esistono diversi siti Facebook gestiti da vari veterani del progetto, tra cui il Parco Archeologico di Hisban e almeno altri due in arabo. L’aspetto importante di questi siti è che hanno svolto un ruolo fondamentale nel sensibilizzare la comunità locale sull’importanza di Hisban come sito culturale e destinazione turistica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Corsi di inglese</hi><hi rend="CharOverride-3">. In risposta agli appelli degli operai locali, delle loro famiglie e degli anziani, il nostro team ha organizzato corsi di inglese, uno per i ragazzi e uno per le ragazze. Questi sono stati tenuti per sei settimane nel 2016 da due nostri studenti di sviluppo comunitario e internazionale, Ana Kim e Noel Harris. La domanda per le lezioni è stata enorme, con oltre 80 ragazze nella classe di Noel e 40 ragazzi in quella di Ana. L’insegnamento dell’inglese è stato combinato con l’insegnamento di parole e concetti relativi all’archeologia e alla storia di Hisban.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Un cortometraggio su Hisban</hi><hi rend="CharOverride-3">. </hi><hi rend="CharOverride-4">Deeptime at Tall Hisban</hi><hi rend="CharOverride-3"> è stato prodotto e diretto dal regista indipendente Paul Reid durante le tre settimane di scavo della </hi><hi rend="CharOverride-4">Jordan Field School</hi><hi rend="CharOverride-3"> nel 2013. Il film funge da teaser per la storia più ampia dello svolgersi degli eventi a Tall Hisban, interpretati attraverso la lente delle </hi><hi rend="CharOverride-4">Great and Little Traditions</hi><hi rend="CharOverride-3">. È stato caricato su Vimeo e YouTube ed è stato inserito in numerosi altri siti web, tra cui </hi><hi rend="CharOverride-4">Archaeology Channel</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-006">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Highlights di Hisban per visitatori e guide turistiche</hi><hi rend="CharOverride-3">. Un elenco di 21 attrazioni che il visitatore può aspettarsi di vedere quando arriva in cima al Tall Hisban è stato pubblicato sul sito web del MPP-Hisban e condiviso con le guide turistiche e altri visitatori. Gli elementi citati sono strettamente legati alla segnaletica presente in tutto il sito</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-005">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Lawrence Geraty Community Archaeology Endowment</hi><hi rend="CharOverride-3">. Nel 2020 il nostro progetto ha collaborato con l’</hi><hi rend="CharOverride-4">American</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-4">Society of Overseas Research</hi><hi rend="CharOverride-3"> per istituire un fondo di dotazione per promuovere lo sviluppo del </hi><hi rend="CharOverride-4">know-how</hi><hi rend="CharOverride-3"> e delle migliori pratiche per la SCA. A oggi, la dotazione ha superato i 100.000 dollari e sono già stati finanziati due libri, campi estivi di archeologia per i bambini locali e un accordo di manutenzione del sito con il Dipartimento delle Antichità (vedi sotto). Il fondo è stato istituito in onore di Lawrence T. Geraty, direttore fondatore del </hi><hi rend="CharOverride-4">Madaba Plains Project</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-004">14</ref></hi><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-003">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Libro per bambini su Hisban</hi><hi rend="CharOverride-3">. </hi><hi rend="CharOverride-4">Karam and Hesban</hi><hi rend="CharOverride-3"> è la traduzione in inglese di un libro per bambini in arabo su Hisban, scritto da Rasha Dababneh e illustrato da Safa Abudoush. Il libro, pubblicato nel 2021, racconta la storia di un bambino, Karam, che visita Hisban e durante il viaggio incontra una pastora locale, che diventa la sua guida mentre pascola le sue pecore sulle pendici del monte. Il progetto di produzione del libro è stato avviato e supervisionato dalla scrittrice e da </hi><hi rend="CharOverride-4">AlRaqeem</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-002">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">, con il finanziamento fornito in parte dalla </hi><hi rend="CharOverride-4">ASOR Geraty Endowment</hi><hi rend="CharOverride-3">. Copie del libro sono state distribuite gratuitamente ai bambini che vivono a Hisban. La vendita del libro nelle librerie locali sostiene la protezione del sito. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Libro di storia locale</hi><hi rend="CharOverride-3">. </hi><hi rend="CharOverride-4">Husban… Culture and Heritage</hi><hi rend="CharOverride-3"> di Abdullah Abdulazeese Al-Masha’lah è un libro di storia locale pubblicato nel 2022 in arabo e inglese sulla vita quotidiana delle famiglie Ajarmah di Hisban. Il libro offre anche una prospettiva locale sulle scoperte archeologiche del sito. Come per il libro per bambini di cui sopra, il progetto di produzione del libro è stato avviato e supervisionato dalla scrittrice e da </hi><hi rend="CharOverride-4">AlRaqeem</hi><hi rend="CharOverride-3">, con un finanziamento fornito in parte dall’</hi><hi rend="CharOverride-4">ASOR Geraty Endowment</hi><hi rend="CharOverride-3">. Il libro è stato distribuito gratuitamente ai residenti locali ed è disponibile per l’acquisto nelle librerie locali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Campi estivi</hi><hi rend="CharOverride-3">. Per tre estati di seguito, a partire dal 2019, Sela ha organizzato e realizzato campi estivi per i bambini della comunità locale e non solo, sulla collina di Hisban</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-001">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. L’insegnante principale è Amr Awawdah, insegnante nelle scuole locali e veterano di oltre due decenni di scavi a Hisban. Le attività per i bambini, la maggior parte dei quali sono di livello elementare, comprendono l’apprendimento della stratigrafia, della ceramica, delle tecniche di scavo e della documentazione. L’attività conclusiva consiste in uno spettacolo teatrale prodotto dai bambini che racconta una storia legata in qualche modo a quella del sito. I finanziamenti per questi campi sono stati forniti, in parte, dal </hi><hi rend="CharOverride-4">Geraty Endowment</hi><hi rend="CharOverride-3">. Gli oggetti di scena da utilizzare per l’insegnamento e la produzione di spettacoli teatrali sono stati realizzati e forniti da Al Raqeem. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Accordo di manutenzione con il Dipartimento delle Antichità</hi><hi rend="CharOverride-3">. Come già indicato, un ruolo importante per la </hi><hi rend="CharOverride-4">Jordan Field School</hi><hi rend="CharOverride-3"> ogni estate è stato quello di ‘rinfrescare’ i sentieri interpretativi e la segnaletica nella collina di Hisban. Ma questa non era una soluzione sostenibile a lungo termine. Per questo motivo, da tempo si cercava una soluzione più idonea e quest’estate, nel 2022, è stato negoziato e firmato un accordo di manutenzione del sito che coinvolge la Andrews University, il </hi><hi rend="CharOverride-4">Geraty Endowment</hi><hi rend="CharOverride-3"> e il Dipartimento delle Antichità. L’accordo impegna la nostra équipe a finanziare un archeologo per la supervisione di quattro operai locali per 12 settimane distribuite in ciascuno dei prossimi tre anni: 2 settimane a novembre, 2 a febbraio, 4 a maggio, 2 a luglio e 2 a settembre. Lo stipendio dell’archeologo supervisore sarà pagato dalla </hi><hi rend="CharOverride-4">Geraty Endowment</hi><hi rend="CharOverride-3">, mentre gli stipendi degli operai locali saranno pagati dal Dipartimento delle Antichità. L’organizzazione generale e il lavoro saranno supervisionati da Al Raqeem e forniranno una prova di concetto per una partnership di questo tipo che coinvolge un’università straniera e il Dipartimento delle Antichità. L’accordo, che è stato firmato nel giugno 2022, prevede anche un periodo di tempo per la raccolta di fondi per sostenere l’accordo in futuro. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-4">Celebrazione di pietre miliari</hi><hi rend="CharOverride-3">. Un’importante attività di sensibilizzazione del nostro team nei confronti della comunità locale ospitante e di altri soggetti interessati al passato di Hisban è stata la celebrazione dei 35, 40 e 50 anni di attività archeologica nella collina di Hisban. Questi eventi hanno portato nel nostro parco archeologico di Hisban VIP della famiglia reale, agenzie governative, ambasciate locali e anziani del luogo, accendendo così i riflettori sul sito agli occhi delle famiglie ospitanti e dei leader locali. L’evento più recente, nel 2018, è stato organizzato e coprodotto con la partecipazione del Comune di Hisban, della </hi><hi rend="CharOverride-4">Hisban Cultural Association</hi><hi rend="CharOverride-3">, della </hi><hi rend="CharOverride-4">Hisban Women’s Association</hi><hi rend="CharOverride-3"> e di diversi altri soggetti locali. L’evento comprendeva un bazar in cui erano in vendita prodotti alimentari e artigianali locali per tutta la durata della manifestazione.</hi></p><p rend="h2" ><hi>7. Attivismo per la custodia del sito e sviluppo comunitario internazionale (ICD, </hi><hi rend="CharOverride-1">International Community Development</hi><hi>)</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">È stato suggerito in precedenza che il perseguimento dell’SCA porta necessariamente al coinvolgimento con le teorie e i metodi dello sviluppo comunitario internazionale (ICD) (Sumner and Tribe 2008; Robinson Jr and Green 2011). Ciò che rende questo passo necessario è l’aspirazione che anima l’SCA, ovvero coinvolgere gli stakeholder della comunità locale come partner attivi e agenti di cambiamento esterni (spesso docenti stranieri e i loro sponsor) nel restauro, nella conservazione e nella presentazione di siti del patrimonio culturale nei loro territori. Nella maggior parte dei casi di cui sono a conoscenza, l’obiettivo di introdurre un cambiamento nel modo in cui i membri della comunità ospitante pensano e si relazionano con i siti del patrimonio locale è un obiettivo che di solito proviene dall’esterno. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Questa natura </hi><hi rend="CharOverride-4">top-down</hi><hi rend="CharOverride-3"> di gran parte dell’attivismo SCA solleva alcune questioni spinose. Chi sono i beneficiari dell’SCA: le comunità locali o i soggetti esterni interessati alla conservazione di un determinato sito archeologico? L’obiettivo finale dell’SCA è migliorare la qualità della vita delle comunità ospitanti o fornire un futuro sostenibile a un particolare sito archeologico o patrimonio? L’SCA è, in ultima analisi, solo un altro tipo di intervento coloniale o è promettente come mezzo per favorire l’azione locale e il rafforzamento delle capacità delle comunità?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Una comprensibile risposta istintiva di molti studiosi, quando si trovano di fronte a domande come queste, è quella di tracciare semplicemente una linea e dire: «La mia formazione e le mie competenze mi hanno formato per studiare il passato; lascio i problemi del presente ad altri altrettanto preparati»</hi><hi rend="CharOverride-3">. Sentimenti di questo tipo sono comprensibili come mezzo per evitare complessità e rimanere concentrati in un particolare campo di studio specializzato. In effetti, non sarebbero mai sorti con il vecchio paradigma dell’</hi><hi rend="CharOverride-4">expeditionary archaeology</hi><hi rend="CharOverride-3">. A mio avviso, tuttavia, il discorso su questioni come queste non potrà che intensificarsi negli anni a venire e il futuro dell’archeologia come campo di studi sarà plasmato in misura significativa dalla direzione che prenderà questa discussione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Con il rischio di semplificare eccessivamente, ecco tre importanti dibattiti all’interno del campo degli studi sullo sviluppo delle comunità di cui gli archeologi dovrebbero essere a conoscenza. Il primo è il dibattito sull’azione, gli attori e gli stakeholder nel campo dello sviluppo: la supremazia degli approcci dall’alto verso il basso, diretti dal governo, rispetto a quelli dal basso verso l’alto, adattati e diretti localmente. La storia dell’ICD come campo di studio e di pratica pende in direzione del secondo, sebbene entrambi gli approcci siano ancora molto vivi. Mentre il primo è radicato nella mentalità e nelle pratiche del colonialismo, il secondo trae ispirazione dalla critica postcoloniale, dallo studio delle donne e dall’antropologia (Fenwick 2007; Porter 2010; Bhambra 2013). Un esempio contemporaneo del primo è l’investimento diretto estero (Khrawish 2014), mentre un esempio del secondo è lo sviluppo comunitario basato sui beni (Shunnaq, Schwab and Reid 2008). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Un secondo dibattito correlato riguarda il ruolo degli esperti rispetto alle conoscenze indigene o locali (Gorjestani 2001; Atalay 2012). Mentre gli approcci dall’alto verso il basso tendono a fare affidamento sui primi, quelli dal basso verso l’alto sottolineano l’importanza dei secondi. In effetti, sta emergendo un consenso sull’importanza fondamentale di incorporare le conoscenze locali come componente chiave nella progettazione e nell’attuazione dei progetti di ICD, ogni volta che sia possibile. E quale migliore finestra sulla storia e sull’impatto delle conoscenze locali o indigene se non quella fornita dall’archeologia (LaBianca 1995; 1997). Lo studio dell’evoluzione delle capacità e dei risultati dell’uomo come ingegnere dell’ecosistema è forse uno dei contributi più importanti che l’archeologia può dare per far progredire la comprensione delle migliori pratiche per interazioni uomo-ambiente sostenibili.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Un terzo dibattito si concentra sulla questione del ruolo delle agenzie di finanziamento esterne nel definire gli obiettivi e le procedure dell’ICD sul campo. Il problema è che il più delle volte c’è una disconnessione tra i programmi delle agenzie donatrici e la situazione sul campo in cui i fondi devono essere spesi. Troppo spesso, quindi, vengono presentate ed eseguite proposte di progetto che mirano più a soddisfare i criteri delle agenzie donatrici che a facilitare le iniziative e le azioni dal basso. Come indicato in precedenza, questo è un problema anche per quanto riguarda gli SCA, poiché anche in questo caso i criteri per il finanziamento e la facilitazione dei progetti sono determinati principalmente da soggetti esterni alla comunità locale. La questione rimane spinosa in entrambi i campi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Ciò che vorrei proporre come risultato di questi tre esempi è la natura emergente sia della disciplina che della pratica dell’ICD. Come disciplina accademica, l’ICD è relativamente nuova, essendosi cristallizzata come campo di studio distintivo solo nella seconda metà del secolo scorso. Le teorie cui attinge per informare il dibattito sulle politiche pubbliche e sulle strategie di intervento spaziano tra le arti liberali e le professioni, includendo campi come l’antropologia, l’agricoltura, l’architettura, la comunicazione, l’economia, l’educazione, l’etica, la finanza, la geografia, la storia, la nutrizione, le scienze politiche, la salute pubblica e la psicologia, per citare solo alcuni dei più importanti. A questi propongo di aggiungere l’archeologia, non solo per il contributo che può dare allo studio dei </hi><hi rend="CharOverride-4">drivers </hi><hi rend="CharOverride-3">a lungo termine di varie produzioni culturali – ad esempio, la globalizzazione come processo storico a lungo termine (LaBianca and Scham 2006) – ma anche per il modo in cui può informare il dibattito sul ruolo del </hi><hi rend="CharOverride-4">place-making</hi><hi rend="CharOverride-3"> come strumento di emancipazione e benessere delle comunità. Forse la cosa più importante è che, come ha osservato E.O. Wilson, per salvare il pianeta dobbiamo imparare dall’archeologia la traiettoria temporale profonda della produzione culturale umana che ha portato all’attuale crisi della sopravvivenza umana, rappresentata dalla ‘Grande Accelerazione’ e dall’Antropocene (Crutzen 2006; Steffen et al. 2015). </hi></p><p rend="h2" ><hi>8. L’attivismo della custodia del sito e la questione della narrazione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Come indicato sopra nel mio resoconto dell’SCA da parte del nostro team a Tall Hisban, non solo abbiamo avuto un impatto sul paesaggio della nostra comunità ospitante, ma abbiamo anche introdotto i residenti locali a un discorso diverso sulla storia e sul significato ‘delle rovine nel loro cortile’. Mentre il loro era un discorso incentrato su Musallah – la collina di Hisban come luogo di meditazione, di preghiera e di riposo per gli antenati defunti – il nostro era un discorso sul significato di Hisban nel lontano passato – la questione della sua appartenenza alla Heshbon biblica. In altra sede ho distinto quattro diversi discorsi sul passato di Hisban che abbiamo incontrato durante il nostro lavoro per sviluppare la segnaletica e quindi raccontare la storia di Hisban. Il primo era il passato cercato dall’équipe di archeologi stranieri, il loro passato (biblico) desiderato. Il secondo era la visione critica di questa ricerca da parte dei nostri ospiti e colleghi giordani – il passato contestato. Il terzo era quello di alcuni attori locali che si opponevano fermamente a qualsiasi passato biblico per il sito: il passato proibito. Il quarto è quello dei professionisti del turismo e delle guide turistiche giordane che presentano Hisban (Heshbon) come parte del passato biblico del Paese: il passato propagandato (LaBianca 2021b). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Una strada da percorrere in situazioni di conflitto, sostenuta dall’antropologo William Ury, è quella di ‘</hi><hi rend="CharOverride-4">to go the balcony</hi><hi rend="CharOverride-3">’: fare un passo indietro e proporre una nuova prospettiva generale, un ‘terzo lato’ rispetto alle due parti in conflitto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-000">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. In altre sedi ho sostenuto che la storia globale è un modo per ‘andare sul balcone’ per gli archeologi che lavorano in Giordania. La storia globale è lo studio del passato per il bene delle generazioni future. È la storia delle produzioni culturali umane accumulate che ci hanno portato all’Era della ‘Grande Accelerazione’ e all’Antropocene, un’era in cui gli esseri umani sono diventati la forza più importante che influisce sui processi dell’ecosistema terrestre (Crutzen 2006; Steffen et al. 2015). A mio avviso, la balconata è più promettente come mezzo per superare i discorsi discordanti prevalenti: un approccio al passato che tenga conto della Terra come luogo abitabile per i bambini che crescono nell’area oggi. Offre una visione del passato che allarga anziché restringere il nostro sguardo e quello dei nostri simili sugli altri, sulle altre creature viventi e sul nostro pianeta. Questa svolta è urgente perché la crisi di sopravvivenza che stiamo affrontando richiede una visione più ampia, che collochi le storie locali su una tela globale. Continuare con lo </hi><hi rend="CharOverride-4">status quo</hi><hi rend="CharOverride-3"> è semplicemente una ricerca mediocre, una scienza mediocre e un cattivo affare per il pianeta. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Un primo passo per fare storia globale è diventare consapevoli del ruolo degli approcci interpretativi come mezzo non solo per interpretare il passato, ma anche per narrarlo. La storia globale cerca di comprendere il passato attraverso la lente della connettività da una prospettiva interspecifica e su una tela planetaria (Mazlish 1998; Schafer 2003; Crossley 2008; Belich et al. 2016). Nel mio tentativo di utilizzare la lente della storia globale a Hisban, ho cercato di immaginarmi in una posizione fissa nello spazio, osservando il sito e la più ampia area di progetto nel corso di diversi millenni. Da questo punto di osservazione ho immaginato di esaminare le varie forze che hanno influenzato la produzione culturale locale e il cambiamento nel tempo. In linea con l’approccio della storia globale, il mio obiettivo è stato quello di scoprire processi a lungo termine su una tela di dimensioni planetarie che trascendono i periodi storici convenzionali e i confini di civiltà.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Una dozzina di storie intrecciate che abbracciano diversi millenni sono state viste nella nostra area di progetto da questo punto di osservazione in alto nel cielo. Si tratta di storie di cambiamenti nei modelli di sussistenza e di produzione alimentare; dell’impatto delle innovazioni tecnologiche e belliche; dell’ascesa e del declino delle élite locali e delle potenze imperiali; della nascita e della diffusione di grandi movimenti religiosi; delle migrazioni di diversi gruppi di persone dentro e fuori la regione; dei crescenti legami tra il locale e il globale; delle devastazioni provocate da epidemie, carestie e altri eventi estremi; le strategie di resilienza della popolazione locale; la crescita senza precedenti della popolazione umana e delle conoscenze tecnologiche nell’ultimo secolo e mezzo; l’impatto di tutto ciò sulla sopravvivenza di altre specie e sul paesaggio locale; le storie di passati desiderati, passati contestati, passati proibiti e passati di propaganda; e infine, ma non per questo meno importante, le ipotesi sui motori di fondo a lungo termine della produzione culturale accumulativa e del cambiamento nella nostra regione (LaBianca 2021a).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">A queste storie se ne potrebbero sicuramente aggiungere altre. Il punto è sottolineare che si tratta di esempi di ‘</hi><hi rend="CharOverride-4">going to the balcony</hi><hi rend="CharOverride-3">’ come mezzo per un approccio più inclusivo e ‘dal terzo lato’ per inquadrare gli obiettivi e i risultati della ricerca. Poiché sono inquadrate come storie che si svolgono su un piano globale, accennano al nostro comune patrimonio umano, pur evidenziando i modi in cui le scoperte degli archeologi in particolari contesti locali aggiungono spunti che contribuiscono a sfumare la storia più grande. La sfida per gli archeologi è quindi quella di lavorare con una trowel in una mano e un pennello nell’altra, scoprendo con la trowel pezzi di particolari regioni locali da inserire nella tela più grande, globale, dove viene raccontata la storia dell’umanità nel suo complesso. C’è quindi una dimensione globale in ogni storia locale e una dimensione locale in ogni storia globale. Per salvare il pianeta sull’orlo della catastrofe climatica, abbiamo bisogno di narrazioni del passato che uniscano, non che dividano.</hi></p><p rend="h2" ><hi>9. Guardare avanti</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Ciò che dovrebbe essere evidente dalla discussione precedente è che il caso di Tall Hisban, l’’Heshbon biblico, è un caso piuttosto unico che presenta sfide e opportunità uniche per quanto riguarda l’archeologia comunitaria e l’SCA. Pertanto, l’esperienza e le lezioni apprese e condivise devono essere valutate in questa luce. Ciò che ritengo più importante da questo capitolo è che, per avviare e sostenere l’archeologia comunitaria, è necessario un attivista o un gruppo di attivisti SCA. Da qui il titolo di questo contributo: </hi><hi rend="CharOverride-4">Site Custody Activism: Sine qua non dell’‘Archeologia di comunità’</hi><hi rend="CharOverride-3">. Nel caso di Hisban, l’attivista è stato il gruppo dirigente dello scavo archeologico, che ha lavorato in stretta collaborazione con la comunità locale e con le parti interessate del governo. In prospettiva, tuttavia, questo modello dall’alto verso il basso diventerà probabilmente un ricordo del passato, mentre inizieranno a nascere e a crescere modelli dal basso verso l’alto, ispirati magari a modelli nascenti come quello di Hisban, ma guidati e ispirati da entusiasti attivisti SCA della comunità ospitante. Il lavoro innovativo di Sela e Raqeem ha accelerato la nascita di queste iniziative SCA dal basso in tutta la Giordania e oltre. In quanto spin-off dell’Hisban </hi><hi rend="CharOverride-4">Cultural Heritage Project</hi><hi rend="CharOverride-3">, ma molto più locali e di base per quanto riguarda la leadership e l’approccio alla SCA, hanno la capacità e l’esperienza necessarie per identificare e sostenere gli attivisti dell’SCA a livello della comunità locale in tutta la Giordania e oltre. Inoltre, possono assistere altri gruppi di archeologi – stranieri e locali – nel portare avanti l’SCA e l’archeologia comunitaria. Questa credo sia la strada da seguire per un futuro sostenibile dell’archeologia comunitaria in Giordania e non solo.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-3">Ababneh, A. 2016. “Heritage Management and Interpretation: Challenges to Heritage Site-Based Values, Reflections from the Heritage Site of Umm Qais, Jordan.” </hi><hi rend="CharOverride-4">Archaeologies</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-3">12, 1: 38-72.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-3">Ababneh, A. 2018. “Tour Guides and Heritage Interpretation: Guides’ Interpretation of the Past at the Archaeological Site of Jarash, Jordan.” </hi><hi rend="CharOverride-4">Journal of Heritage Tourism</hi><hi rend="CharOverride-3"> 13, 3: 257-72.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-3">Abdulkariem, A. 2013. “Involving the Local Community in the Protection of the Heritage and Archaeology of Cyrene.” </hi><hi rend="CharOverride-4">Libyan Studies</hi><hi rend="CharOverride-3"> 44: 103.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-3">Abu‐Khafajah, S. 2010. “Meaning‐making and Cultural Heritage in Jordan: The Local Community, the Contexts and the Archaeological Sites in Khreibt Al‐Suq.” </hi><hi rend="CharOverride-4">International Journal of Heritage Studies</hi><hi rend="CharOverride-3"> 16, 1-2: 123-39.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-3">Acabado, S., Marlon M., and A. 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The ‘Medieval’ Petra Mission of University of Florence.” </hi><hi rend="CharOverride-4">Annual of the Department of Antiquities of Jordan</hi><hi rend="CharOverride-3"> 55: 295-312.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-017-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	È un onore essere invitato a contribuire a questa Festschrift che celebra il lavoro e la carriera di un caro amico e collega fiorentino, il professor Guido Vannini. Considero lui e i suoi studenti dei preziosi alleati nel portare avanti l’attivismo per la custodia dei siti in Giordania e non solo (Vannini 2011; Drap et al. 2012). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-016-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	Il cambio di nome dell’ACOR e dell’ASOR è un caso emblematico.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-015-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	Le donne curavano i luoghi sacri mentre gli uomini curavano i testi sacri.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-014-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	</hi><hi rend="CharOverride-4">Cultural Resource Management</hi><hi rend="CharOverride-3"> definita e conosciuta. Una nozione americana che risale agli anni Sessanta.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-013-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	Il ritorno a Hisban nel 1996 non sarebbe stato possibile senza il permesso e l’incoraggiamento del direttore del Dipartimento delle Antichità, il dottor Ghazi Bisheh, che ha finanziato una mezza dozzina di operai locali per unirsi ai nostri sforzi.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-012-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	&lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-3">https://en.wikipedia.org/wiki/Madaba_Plains_Project</hi></ref><hi rend="CharOverride-3">; </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-3">https://madabaplains.org/</hi></ref><hi rend="CharOverride-3">&gt;.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-011-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	Oklahoma State University 2000-2004; Grand Valley State University 2004-2006, Missouri State University 2006-2012; University of Bonn, 2012 ad oggi.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-010-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	&lt;https://www.dependency.uni-bonn.de/en/about-us/people/principal-investigators/bethany-j-walker&gt;.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-009-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	&lt;https://selajo.org/&gt;.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-008-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	&lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-3">https://www.facebook.com/archaeoraqeem/</hi></ref><hi rend="CharOverride-3">&gt;.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-007-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	&lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-3">https://madabaplains.org/hisban/</hi></ref><hi rend="CharOverride-3">&gt;.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-006-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	&lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-3">https://www.youtube.com/watch?v=EDfcuMBOlu4</hi></ref><hi rend="CharOverride-3">&gt;.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-005-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	&lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-3">https://madabaplains.org/hisban/visitors/tall-hisban-highlights/</hi></ref><hi rend="CharOverride-3">&gt;.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-004-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	&lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-3">https://madabaplains.org/hisban/</hi></ref><hi rend="CharOverride-3">&gt;.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-003-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	&lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-3">https://www.youtube.com/watch?v=VvMMpN34aN0</hi></ref><hi rend="CharOverride-3">&gt;.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-002-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	</hi><hi rend="CharOverride-4" >Al Raqeem for Logistics Services and Training</hi><hi rend="CharOverride-3" > &lt;https://www.facebook.com/archaeoraqeem/&gt;.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-001-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	</hi><hi rend="CharOverride-4" >Sela for Training and Protection of Heritage</hi><hi rend="CharOverride-3" > &lt;https://selajo.org/&gt;.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_26_327-344.html#footnote-000-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-3">	“Getting to yes in the real world” &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-3">https://www.youtube.com/watch?v=lYdk1NK9-r0</hi></ref><hi rend="CharOverride-3">&gt;.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Oystein La Bianca, University of St Andrews, United States, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>labianca@andrews.edu</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0000-0002-0286-3112</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Oystein La Bianca, </hi><hi rend="italic CharOverride-8">Site Custody Activism: Sine qua non </hi><hi rend="italic">dell’‘Archeologia di comunità’</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY 4.0</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/979-12-215-0376-0.</hi></ref><hi>24, in Michele Nucciotti, Elisa Pruno (edited by), </hi><hi rend="CharOverride-1">Florentia. Studi di archeologia. Vol. 5 - Numero speciale - Studi in onore di Guido Vannini</hi><hi>, pp. -</hi><hi>19</hi><hi>, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0376-0, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/</hi></ref><hi>979-12-215-0376-0</hi></p>
      
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