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        <title type="main" level="a">Metafore spaziali per descrivere i tempi della storia. Il paesaggio signorile dei Guidi dal X al XII secolo fra tradizione e innovazione culturale: un percorso di archeologia leggera fra ricerca e formazione</title>
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            <forename>Chiara</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Florentia </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0376-0</idno>) by </resp>
          <name>Michele Nucciotti, Elisa Pruno</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
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        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.31</idno>
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        <p>It is difficult to escape from spatial metaphors to know and describe the characteristics of time and its flow. Space is easier to think about, depict and study as it is a material testimony to the lives of the people who built and lived in it. “No material thing can not exist in time” (Boncinelli 2006). The archaeological analysis of landscapes over time, the spaces par excellence, can provide important elements for the knowledge of history if carried out with a method (light archaeology) anchored to a well-defined research topic such as, in this case, material study of the Guidi Lordship. The count family built and defined the Tuscan-Romagna Apennine space between the 10th and 13th centuries. with cultural specifics so marked that they still mark the territory concerned today. The construction of parishes and castles, desired by the counts, the connected roads, the economic activities that developed here transformed the landscape and the lives of the people who lived there. The results of the research have led to innovative proposals for public archaeology, allowing a constant dialogue between the present and the past with a view to social development.</p>
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            <item>Landscape</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.31<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.31" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter" ><hi>Metafore spaziali per descrivere i tempi della storia. Il paesaggio signorile dei Guidi dal X al XII secolo <lb/>fra tradizione e innovazione culturale: un percorso <lb/>di archeologia leggera fra ricerca e formazione</hi></p><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Chiara Molducci</hi></p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi><hi>: It is difficult to escape from spatial metaphors to know and describe the characteristics of time and its flow. Space is easier to think about, depict and study as it is a material testimony to the lives of the people who built and lived in it. “No material thing can not exist in time” (Boncinelli 2006). The archaeological analysis of landscapes over time, the spaces par excellence, can provide important elements for the knowledge of history if carried out with a method (light archaeology) anchored to a well-defined research topic such as, in this case, material study of the Guidi Lordship. The count family built and defined the Tuscan-Romagna Apennine space between the 10th and 13th centuries. with cultural specifics so marked that they still mark the territory concerned today. The construction of parishes and castles, desired by the counts, the connected roads, the economic activities that developed here transformed the landscape and the lives of the people who lived there. The results of the research have led to innovative proposals for public archaeology, allowing a constant dialogue between the present and the past with a view to social development.</hi></p><p rend="epigraph_inscription_inscription" ><hi rend="CharOverride-2">a Guido, maestro, amico</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È difficile sfuggire dalle metafore spaziali per conoscere e descrivere le caratteristiche del tempo e il suo scorrere. Lo spazio è più facile da pensare, raffigurare, studiare in quanto testimonianza materiale della vita delle persone che lo hanno costruito e vissuto. L’analisi archeologica dei paesaggi, gli spazi per eccellenza, nel tempo può restituire elementi importanti per la conoscenza della storia se effettuata con a un metodo (archeologia leggera) ancorato a una tematica di ricerca ben definita come, in questo caso, lo studio materiale della signoria dei Guidi. I conti attraverso elementi di tradizione e processi di innovazione culturale, in risposta a cambiamenti storici, hanno costruito strutture che caratterizzano profondamente lo spazio signorile nel tempo quali i luoghi di potere (castelli), gli abitati, le aree di strada, gli spazi religiosi (pievi e monasteri). Le specifiche adottate dai conti segnano ancora oggi il territorio in particolare quello appenninico, fra Romagna e Toscana, tanto da determinarne parte delle attuali circoscrizioni amministrative.</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. X secolo la formazione del territorio comitale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La famiglia dei Guidi ebbe origine e si sviluppò in relazione al territorio e al castello di Modigliana, in area esarcale. I capostipiti dei conti Martino </hi><hi rend="CharOverride-3">dux</hi><hi rend="CharOverride-1"> e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ingelrada </hi><hi rend="CharOverride-3">comitissa</hi><hi rend="CharOverride-1">, nel IX secolo, assorbirono all’interno dei loro patrimoni, in parte come proprie e in parte a conduzione, terre militari bizantine di matrice pubblicistica (Vespignani 2001) su cui esercitavano la funzione di duchi, fra cui i castelli dell’antico </hi><hi rend="CharOverride-3">limes </hi><hi rend="CharOverride-1">esarcale di Ceparano, Pietramora e il territorio di Modigliana (Molducci 2012; Ferreri e Cirelli 2019). La famiglia assume un ruolo di primo piano all’interno delle lotte politiche di successione al regno italico per la capacità militare ereditata da ‘parte esarcale’ e per i castelli che furono, in questo periodo, ‘riattivati’ a difesa dei collegamenti fra Nord Italia e centro. I Guidi si affacciarono al X secolo con progetti ambiziosi. Durante il dominio di Ugo di Provenza, noto per le concessioni di costruire castelli a famiglie alleate, la </hi><hi rend="CharOverride-3">curtis di Mutiliana</hi><hi rend="CharOverride-1"> fu fortificata (Vannini e Molducci 2009) (Fig. 1). Il complesso attuale, posto lungo una delle strade che portava in </hi><hi rend="CharOverride-3">Tuscia</hi><hi rend="CharOverride-1">, è costituito da una serie di edifici costruiti fra la fine dell’XI e il XV secolo. Del castello attestato dalle fonti scritte nel X secolo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08975_xml_33_415-428.html#footnote-003">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> non sono state individuate attualmente strutture, ma la presenza di conci di recupero in ‘spungone’, materiale da costruzione dei castelli più antichi della zona, nelle murature di XI-XII secolo in arenaria (Fig. 2) ne fa ipotizzare l’esistenza (Molducci 2012). Nel punto più alto doveva ergersi una torre in muratura, con funzione di luogo giuridico dove si rogavano atti nel 992 (Rauty 2003, 48), un segno tangibile che «contraddistingue il processo di formazione della signoria territoriale» (Settia 2003). In questa fase la famiglia comitale è in piena ascesa e in espansione anche in Toscana. Il </hi><hi rend="CharOverride-3">fideles </hi><hi rend="CharOverride-1">Guido I, la cui residenza principale era Pistoia, a differenza del figlio Tegrimo II, stabile a Modigliana, nel 960 riceve dal re Berengario e Adalberto alcune </hi><hi rend="CharOverride-3">sortes</hi><hi rend="CharOverride-1"> poste in varie località della marca di </hi><hi rend="CharOverride-3">Tuscia</hi><hi rend="CharOverride-1">, fra Val di Sieve e Casentino (Merlo, Molducci e Vannini 2022). L’ascesa fu interrotta bruscamente nel 963 quando scoppiò fra il presule ravennate Pietro IV, il figlio e il fratello di Guido I, Ranieri, una disputa su alcuni diritti e possessi in area ravennate (Rinaldi 1996). Il contrasto si risolse in un placito dell’anno 967 tenuto da Ottone I che condannò in contumacia Ranieri e ne confiscò la totalità dei beni a Ravenna, nel ferrarese, nel riminese e nel faentino ad eccezione del castello di Modigliana, attorno al quale si svilupperà parte del comitato e a cui si legherà il titolo di conti (Rauty 2003, 44-46). In conseguenza a questi fatti, alla fine del X e inizio XI secolo, si intensificò un’espansione di beni e poteri della famiglia comitale, attraverso un’accurata politica matrimoniale e di acquisizioni di beni patrimoniali, nel Casentino e nei territori limitrofi ad esso, come la Val di Sieve e il Valdarno (Molducci 2009). I conti abbracciarono una politica di apertura verso la parte imperiale per lo stretto legame con Ugo di </hi><hi rend="CharOverride-3">Tuscia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ad imitazione di quanto fatto dal marchese, fondarono nuovi monasteri come San Fedele di Strumi in Casentino, presso cui è attestato un castello nel 1029 (Rauty 2003, 59-60), per preservare da eventuali confische i beni allodiali della famiglia assegnati in dote alla nuova istituzione</hi><hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla quale i Guidi, come patroni, potevano mantenere un effettivo controllo (Vannini 1989 e Molducci 2015a).</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. XI secolo la nuova espansione territoriale </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra la seconda metà dell’XI e inizio XII secolo il comitato e la signoria dei Guidi si rafforzò e raggiunse la sua massima espansione fra </hi><hi rend="CharOverride-3">Tuscia</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="CharOverride-3">Romania</hi><hi rend="CharOverride-1">, legandosi alla politica dei Canossa, appoggiandola militarmente, tanto che Guido V fu designato come erede della marchesa Matilde. Il ruolo politico di primo piano della famiglia permise lo sviluppo degli elementi plasticamente caratterizzanti della signoria dei Guidi, nonché un imponente espansione patrimoniale (Mancassola 2016). La ridefinizione territoriale che si svolse in questa fase su ‘modello di quella canossiana’, pose particolare attenzione al controllo della viabilità, presso cui sorsero la maggior parte dei castelli (Settia 1999 e Collavini 2009). Il rapporto con i Canossa e con i movimenti riformatori, in particolare quello camaldolese, permise ai conti di riacquisire parte dei territori persi in </hi><hi rend="CharOverride-3">Romania</hi><hi rend="CharOverride-1">, e di edificare, castelli, pievi e monasteri. Fra XI e XII secolo il castello di Modigliana fu ristrutturato assumendo un aspetto monumentale, forse in relazione al nuovo ruolo che i conti rivestivano. Al posto della torre fu edificato un </hi><hi rend="CharOverride-3">palatium</hi><hi rend="CharOverride-1">, proprio su modello dei Canossa (Settia 2003; Nucciotti 2010a), articolato su più piani, con </hi><hi rend="CharOverride-3">camere ornate e dipinte</hi><hi rend="CharOverride-1">, adeguate a un edificio di rappresentanza realizzato con tecniche e materiali che si discostavano dalla tradizione costruttiva locale. Nelle murature del </hi><hi rend="CharOverride-3">palatium</hi><hi rend="CharOverride-1">, della prima seconda cinta muraria è stato riscontrato l’uso prevalente di conci di arenaria, per la maggior parte squadrati-posti in corsi orizzontali e paralleli, giunti e letti sottili (TM 4) accanto a particolari finiture (Fig. 3)</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">nelle angolate delle aperture. Si tratta di lavorazioni che indicano la presenza di maestranze specializzate, attive nel cantiere castrense e portatrici di nuove conoscenze tecnologiche. Una tipologia muraria del tutto simile a TM4 è stata riscontrata nella chiesa dell’eremo camaldolese di San Barnaba a Gamogna (Fig. 4), fondato da Pier Damiani sulle terre donate dai conti, che ne finanziarono la costruzione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08975_xml_33_415-428.html#footnote-002">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Si potrebbe ipotizzare la circolazione delle maestranze se si considera che nelle murature di altri castelli guidinghi, afferenti al comitato, come Tredozio, San Martino in Gattara e il Castellaccio di Biforco, nelle murature compaiono i Tipi Murari 4A e 4Aa di Modigliana con alcune varianti (Fig. 4).</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">È interessante notare che in questo periodo, nella vicina Valle del Lamone, su cui si affacciavano alcuni dei castelli sopra citati, lungo la strada che collegava Firenze e Ravenna, si trova la pieve di San Giovanni in Ottavo (Fig. 4), ristrutturata secondo forme romaniche nel 1100, così come riporta una iscrizione su un capitello, su cui i Guidi estesero il patronato (Guarnieri 2016). Il legame con l’ambiente culturale dei Canossa, da un lato consolidò il governo della signoria e dall’altro contribuì alla diffusione delle forme costruttive legate al romanico di cui la marchesa e i monaci riformatori erano fra i maggiori propulsori (Lusuardi Siena e Giostra 2016; Lomartire 2016). I Guidi quindi non rimasero estranei al nuovo linguaggio costruttivo. Infatti quando Wiligelmo lavorava alle ‘immagini’ del duomo di Modena era affiancato da un allievo, autore nel 1122 del portale della pieve di San Giorgio ad Argenta, tale Giovanni da Modigliana, scultore diffusore del romanico padano. In area casentinese una leggenda lega la fondazione della pieve di San Martino a Vado alla volontà della marchesa Matilde, contestualmente alla costruzione dei vicini castelli dei Guidi di Castel San Niccolò (</hi><hi rend="CharOverride-3">Galncole</hi><hi rend="CharOverride-1">) e Sant’Angelo a Cetica. Nella realtà elaborarono lo spazio della pieve maestranze, forse itineranti, affiancate a quelle locali, che conoscevano bene i modelli utilizzati per i capitelli della pieve di Arezzo e per il monastero di Sant’Antimo (Angelelli, Gandolfo e Pomarici 2003). Testimonianza della collaborazione fra scalpellini locali e maestranze esterne è un capitello, conservato nelle Pieve di San Martino a Vado, in cui il tema delle foglie d’acanto è stato rielaborato e realizzato con foglie di castagno, una pianta molto diffusa, elemento di sussistenza principale della popolazione (Fig. 8). Siamo in questo caso di fronte alla capacità di elaborare modelli culturali esterni e di innovarli in forme del tutto originali, sulla base della cultura quotidiana.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Seconda metà del XII secolo l’assestamento dello spazio signorile</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il rafforzamento della signoria dei Guidi nel XII secolo corrispose una imponente ridefinizione dello spazio grazie alle costruzioni o ristrutturazioni dei capisaldi territoriali, sia civili che religiosi, riorganizzando anche i collegamenti, frutto di un imponente investimento (Vannini 2002; Molducci 2009). L’importante lavoro dovette modificare il paesaggio del periodo se si considerano le numerose edificazioni, lo sfruttamento delle cave e dei boschi per il reperimento delle risorse necessarie, senza considerare la rinnovata viabilità. Furono infatti ‘rafforzate’ le comunicazioni interne e inter-regionali fra Romagna, Casentino e Valdarno superiore che assunsero un’importanza centrale per la politica nazionale dei conti. Dopo la mancata successione ai Canossa, i Guidi si legarono di nuovo alla politica imperiale rientrando fra le famiglie più vicine che sostennero militarmente il Barbarossa. Per L’imperatore il rapporto con i Guidi non fu solo importante per il ‘sostegno in armi’, ma anche perché la signoria poteva agevolare gli spostamenti delle truppe imperiali fra nord e centro Italia, senza necessariamente passare dalle strade ormai controllate dai comuni urbani con cui l’imperatore era in lotta (Tabacco 1990). Il legame con l’imperatore, l’estensione dei poteri, la costruzione e ristrutturazione dei castelli a controllo delle principali vie di comunicazione è attestata dai diplomi del Barbarossa nel 1164 e di Enrico VI nel 1191 che confermano diritti a Guido VII, anche a discapito di famiglie feudali minori come i Guicciardi e i Da Romena. I dati archeologici hanno evidenziato, anche in queste zone, la presenza di maestranze specializzate impegnate nella riedificazione e riorganizzazione degli spazi dei castelli comitali. Fra questi vi sono i castelli che fortificavano due importanti itinerari di collegamento interno alla signoria che, attraverso la valle del Solano, collegavano il Casentino al Valdarno presso la Setteponti. Una delle aree di strada più importanti collegava la pieve di San Martino a Vado con il Valdarno passando dal Varco di Gastra e di Vetrice (Fig. 5). Il percorso da Castel San Niccolò seguiva il corso del Solano fino all’abitato di Cetica, sotto il controllo di Castel Sant’Angelo su un promontorio nel lato opposto del fiume. Il castello nel XII secolo si articolava in una cinta muraria esterna, corredata di apparati lignei, che circondava la parte signorile nel punto più alto, mentre verso il fiume si estendeva l’abitato in un’area pianeggiante. Delimitata da un circuito murario di forma poligonale vi era l’area signorile, al cui centro si ergeva l’alzato della torre palaziale di forma quadrangolare, che internamente conteneva una capiente cisterna interrata. La torre, in arenaria cavata </hi><hi rend="CharOverride-3">in loco</hi><hi rend="CharOverride-1">, era costruita con tecniche murarie particolarmente elaborate di cui è testimonianza l’angolata differenziata con conci finiti in bugnato</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(USM 2010 e 2019) (Fig. 6)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08975_xml_33_415-428.html#footnote-001">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Lo stesso tipo di finitura è stata ritrovata nella torre di Romena, nelle angolate della Torre dei diavoli di Poppi e in quelle della torre del Castiglion della Corte (Poggio la Regina) nel Pratomagno, che era collegata, dalla viabilità sopra descritta, al castello di Sant’Angelo. La presenza delle finiture a bugnato presuppone l’opera di </hi><hi rend="CharOverride-3">magistri</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-3">lapicidi </hi><hi rend="CharOverride-1">specializzati che</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">fin dagli inizi del XII secolo, ma presumibilmente fino all’inizio del XIII sec., erano impegnati nelle fortificazioni dei Guidi. Il tracciato proseguiva passando da Badia delle Pratora e giungeva al Varco di Gastra o al Varco di Vetrice, per proseguire al Valdarno (Fig. 5). Da Gastra, (passando per Montaguto possesso dei Guidi attestato nel 1164) la strada conduce al castello di Poggio la Regina da identificarsi con il </hi><hi rend="CharOverride-3">Castillione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei Pazzi attestato nel diploma enriciano. Qui i Guidi si installarono su una </hi><hi rend="CharOverride-3">curtis</hi><hi rend="CharOverride-1"> (documentata dal 1008) fortificata, probabilmente già a partire dal tardo XI, dando all’insediamento un’impronta prettamente feudale. I conti avviarono una ripianificazione di tipo urbano che trasformò profondamente l’abitato. Fu rifortificata la cinta muraria e aperto un imponente accesso verso la valle dell’Arno, raccordandosi alle strutture difensive preesistenti. Al centro e nel punto più elevato, fu costruita una torre in prossimità ed a controllo di un pozzo d’acqua viva. Come abbiamo già osservato, le strutture di matrice comitale si connotano per una rilevante e notevole qualità di tecniche costruttive adottate nelle murature, rispetto a quelle della </hi><hi rend="CharOverride-3">curtis</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08975_xml_33_415-428.html#footnote-000">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">per qualità della lavorazione dei conci (blocchi squadrati e spianati) e per l’introduzione di malta molto tenace, non usata indiscriminatamente, che si riscontra in alcune tipologie edilizie. Vengono inoltre introdotte, nelle murature della torre e nella lavorazione delle pietre strumenti specifici, come il cuneo e punte di martelline, attribuibili a manodopera con capacità tecniche articolate (Fig. 7). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un altro percorso collegava il Casentino al Valdarno partendo sempre da Castel San Niccolò, passando per il Varco di Castelfranco (Fig. 5), per giungere alla pieve di San Pietro a Gropina, posta sotto il patronato dei conti e costruita contestualmente al castello di Rocca Ricciarda-</hi><hi rend="CharOverride-3">Rochitam</hi><hi rend="CharOverride-1">. Quest’ultimo è</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">attestato fra le proprietà guidinghe nel 1191, quando la più antica struttura castrense dei Guicciardi venne ristrutturata completamente. Con l’arrivo dei conti, nel XII secolo, sullo sprone roccioso, furono edificate le cortine murarie del castello, con andamento N/S, collegate a due torri, una delle quali posta a Est a controllo dell’ingresso principale, e l’altra dell’ingresso a ovest cui si addossa il </hi><hi rend="CharOverride-3">palatium</hi><hi rend="CharOverride-1">. Quest’ultimo era costituito da un solaio in legno, e si articolava in più piani e vani alcuni dei quali a funzione residenziale, mentre altri dovevano sopperire ad esigenze militari e di stoccaggio. Lo scavo e le analisi stratigrafiche delle murature hanno permesso di individuare i caratteri costruttivi messi in opera da maestranze (Fig. 7) in possesso di una buona capacità tecnica e di conoscenza delle materie-prime utilizzate. È stato riconosciuto un unico Tipo murario (Tipo I), caratterizzato da bozze, anche regolarizzate, e con più rare pietre spaccate in arenaria, disposte in filari tendenzialmente orizzontali e paralleli, con legante estremamente omogeneo. Lo studio delle murature colloca cronologicamente questo impianto fortificato in un periodo compreso tra metà o fine XII secolo e XIII secolo, compatibile, dunque, con la fase di ristrutturazione guidinga del complesso (Montevecchi 2009). Un’ulteriore conferma della volontà dei conti di ridefinire in forme specifiche, gli spazi e le strutture rientranti nella loro orbita (Fig. 7). Oltrepassata </hi><hi rend="CharOverride-3">Rochitam</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">la strada si connetteva alla Setteponti in prossimità di San Pietro a Gropina che nel 1164 era sotto il sottoposta patronato dei Guidi. La pieve da recenti studi del prof. Guido Tigler è </hi></p><p rend="quotation_a" ><hi rend="CharOverride-1">come una creazione altamente ambiziosa, trattandosi dell’unica chiesa Romanica toscana provvista di un unitario programma iconografico, affidato ai capitelli e al pulpito, in cui figure zoomorfe veicolano il messaggio indirizzato ai contadini, ma anche ai nostri signori che ci si deve guardare dalle insidie del Diavolo e combattere i vizi. Tali tipi di sculture erano insolite nell’Italia centrale ed invece ampiamente diffuse nell’Italia settentrionale e in Francia alla metà del XII secolo dove potrebbero essere state viste dal conte Guido VI al fianco del Barbarossa nei suoi viaggi in Europa (Fig. 8). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La pieve fu, molto probabilmente, edificata dai Guidi attorno al 1153 contestualmente alla costruzione di Rocca Ricciarda e alla pieve di San Pietro a Romena (Tigler 2015). Se i Guidi fossero direttamente coinvolti nella costruzione della pieve di San Pietro a Romena databile attorno al 1152 (come riporta un capitello) non è possibile affermarlo con certezza, ma sappiamo che il castello era in fase di riedificazione. È stato accertato da indagini archeologiche che i conti, subentrando ai da Romena, dettero una propria nuova ‘impronta’ </hi><hi rend="CharOverride-3">wuidinga</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle strutture castrensi (Vannini, Molducci). Infatti, i conti ricostruirono le mura della seconda cinta (CF1) e rialzarono la torre centrale rispettando l’impianto castellano si apprestavano ad occupare, con una tecnica costruttiva (TM 3) costituita da conci di arenaria squadrati di medie e grandi dimensioni di forma sub-quadrangolare, posti in corsi sub-orizzontali e paralleli, caratterizzata da un modulo costruttivo di regolare alternanza di 3-4 corsi di conci squadrati quadrangolari di dimensioni più grandi, su cui poggiano filari di arenaria sottile che fungono da orizzontamenti. Anche in questo caso è possibile affermare che nella costruzione del castello di Romena furono impiegate maestranze specializzate (Fig. 7). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione a partire dal X e più marcatamente fra XI e pieno XII secolo si assiste ad un’espansione e a un’intensa attività edilizia della famiglia che permise di incastonare e radicare i poteri signorili territorialmente, con la finalità di unificare il vasto e frammentato territorio guidingo, come confermato dai diplomi imperiali, anche nei confronti di nuove forze emergenti, i comuni cittadini, che minacciavano l’intero comitato con la volontà di espandere i propri distretti. È stato fino ad ora evidenziato che i conti concentrarono gran parte dei loro interventi costruttivi in aree in cui le prerogative signorili si erano radicate nel tempo, come il Valdarno, il Casentino e la Romagna, finalizzandoli al controllo della viabilità di collegamento fortificata che interessò gli imperatori, e non solo, per la circolazione delle milizie avverse ai comuni. Le strade permisero uno scambio culturale su cui circolarono </hi><hi rend="CharOverride-3">magistri</hi><hi rend="CharOverride-1"> impegnati nella costruzione dei castelli e di pievi, pronti a sperimentare nuovi linguaggi nella realizzazione materiale della signoria guidinga, consapevole del ruolo che stava rivestendo sul piano della politica nazionale ed europea. La campagna, definibile come edificatoria, è uno degli indici più significativi per valutare le capacità economiche e la disponibilità monetaria dei conti, anche perché i </hi><hi rend="CharOverride-3">magistri</hi><hi rend="CharOverride-1"> che realizzarono le opere dovevano richiedere compensi adeguati alla qualità del loro lavoro. Sembra possibile affermare l’influenza delle scelte dei Guidi sulle scelte costruttive e architettoniche che caratterizzavano le strutture signorili. Un’ipotesi suffragata dalle fonti scritte, di XII secolo, che descrivono gli uomini di Brandeggio, impegnati a costruire e ad abitare il castello del prete Ruffino </hi><hi rend="CharOverride-3">si comes vult facerunt castellum</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Rauty 2003, 295-97). Ad una fase di ridefinizione istituzionale della signoria corrisponde una ristrutturazione materiale della stessa, realizzata da </hi><hi rend="CharOverride-3">magistri </hi><hi rend="CharOverride-1">specializzati, voluti dai conti consapevoli delle nuove ‘tendenze’ del romanico, già a partire dai tempi di Matilde. I maestri, che lavorando al fianco delle maestranze locali nei cantieri castrensi e plebani, ne influenzarono la tecnica e il gusto tanto che furono in grado di elaborare e realizzare un apparato iconografico originale come nel caso del capitello di San Martino a Vado. Uno dei più importanti committenti fu Guido VI, con il quale fiorì anche una cancelleria importante a Poppi, che fece del Casentino un’area culturale importante (Bartoli 2015), capace di attrarre maestranze da lontano, francesi o più in generale europee, portatrici di linguaggi scultorei e architettonici innovativi. Le stesse maestranze riuscirono a celebrare, seguendo una suggestione del prof. Salmi, la potenza del committente, Guido VI, scolpendo un capitello della pieve di San Pietro a Romena, in cui pare esserci una coincidenza fra il ruolo di Pietro, la cui iconografia allude alla Navicella quale simbolo della chiesa, e l’attività di mediazione e diplomazia fra Barbarossa e ed Eugenio III, svolta proprio dal nostro conte in ambito europeo (Fig. 8). </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Angelelli, W., Gandolfo F., e F. Pomarici. 2003. </hi><hi rend="CharOverride-3">La scultura delle pievi. Capitelli medievali in Casentino e Valdarno</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Viella Libreria Editrice.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bartoli, E. 2015. </hi><hi rend="CharOverride-3">I Conti Guidi nelle raccolte inedite di modelli epistolari del XII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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Roma:</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Istituto Storico Italiano per il Medioevo (Nuovi studi storici, 39).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salmi, M. 1961. </hi><hi rend="CharOverride-3">Chiese romaniche della campagna toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Settia, A. A. </hi><hi rend="CharOverride-6">1999. </hi><hi rend="CharOverride-3">Proteggere e dominare</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Viella Libreria Editrice.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Settia, A. 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Olschki Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vespignani, G. 2001. </hi><hi rend="CharOverride-3">La Romània italiana dall’esarcato al patrimonium. Il Codex Parisinus (BNP. NAL. 2573) testimone della formazione di società locali nei secoli IX e X</hi><hi rend="CharOverride-1">. Spoleto: CISAM.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_33_415-428.html#footnote-003-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >«</hi><hi rend="CharOverride-3">suum honorbile castrum… turri apud Mutilianum…</hi><hi rend="CharOverride-3" >»,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Rauty 2003, 29.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_33_415-428.html#footnote-002-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In una lettera del santo datata fra il 1059-1073 e indirizzata al futuro Gregorio Magno, Pier Damiani contesta calunniose le affermazioni dei vassalli del conte Guido IV secondo i quali egli avrebbe costruito il monastero su terre che erano state in realtà concesse a loro dal conte (Rauty 2003, 106).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_33_415-428.html#footnote-001-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La faccia verticale ha la bugna sporgente ottenuta a scalpello e punta. Il nastrino è lavorato a scalpello, mentre la superficie fra nastrino e bozza presenta una finitura puntiforme ottenuta con la punta posta di fronte. La faccia orizzontale superiore interna e la faccia orizzontale inferiore interna sono spianate (Molducci e Bargiacchi 2015).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_33_415-428.html#footnote-000-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La cortina muraria che difendeva la </hi><hi rend="CharOverride-3">curtis</hi><hi rend="CharOverride-1"> era stata realizzata con la messa in opera di arenaria spaccata, in forma prevalentemente tabulare, con assenza di malta e presenza di legante terroso, Vannini 2002.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Chiara Molducci, University of Florence, Italy, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>chiara.molducci@unifi.it</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Chiara Molducci, </hi><hi rend="italic">Metafore spaziali per descrivere i tempi della storia. Il paesaggio signorile dei Guidi dal X al XII secolo fra tradizione e innovazione culturale: un percorso di archeologia leggera fra ricerca e formazione</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY 4.0</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/979-12-215-0376-0.</hi></ref><hi>31, in Michele Nucciotti, Elisa Pruno (edited by), </hi><hi rend="CharOverride-8">Florentia. Studi di archeologia. Vol. 5 - Numero speciale - Studi in onore di Guido Vannini</hi><hi>, pp. -</hi><hi>15</hi><hi>, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0376-0, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/</hi></ref><hi>979-12-215-0376-0</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_33_415-428-web-resources/image/FIg.1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 1 –</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">La signoria dei Guidi fra X e XII secolo. L’area della </hi><hi rend="CharOverride-3">curtis</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Modigliana. Il castello di Pietramora e l’insediamento rupestre.</hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 2 – Il castello di Modigliana (FC). Area dove doveva sorgere la torre del castello attestata nel 992. Particolare del concio di spungone recuperato nelle mura di XI-XII sec (CF 6-PP9). </hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 3 – Castello di Modigliana (FC) MD 600. Planimetria con evidenziate le aree visibili del </hi><hi rend="CharOverride-3">palatium</hi><hi rend="CharOverride-1">. CF1, PP15 lettura stratigrafica (rimarcate le fasi di XI-metà XII secolo) e particolare dell’entrata del </hi><hi rend="CharOverride-3">paltium</hi><hi rend="CharOverride-1">. TM4 (XI-metà XII sec.) individuato in CF8, porta monumentale di accesso</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">al castello.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_33_415-428-web-resources/image/Fig.3.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08975_xml_33_415-428-web-resources/image/Fig.2.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 4</hi><hi rend="CharOverride-5"> –</hi><hi rend="CharOverride-1"> Comitato di Modigliana. Localizzazione del TM4A e TM4Aa nel territorio, circolazione delle maestranze. Castellaccio di Biforco, torre (CF1) TM4; </hi><hi rend="CharOverride-3">Castrum Gattarie</hi><hi rend="CharOverride-1">, eidotipo planimetrico con indicazione del TM4Aa, particolare di CF1; Eremo di San Barnaba a Gamogna, abside della chiesa (CF1, PP1), TM 4.</hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 5 – L’area di strada verso il varco di Gastra, di Vetrice e di Castelfranco. Localizzazione di San Martino a Vado (Castel San Niccolò-AR), Castel Sant’Angelo a Cetica (Castel San Niccolò-AR), Castiglion della Corte (Reggello-FI), Rocca Ricciarda-</hi><hi rend="CharOverride-3">Rochitam</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Loro Ciuffenna-AR), Pieve di San Pietro a Gropina (Loro Ciuffenna-AR).</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_33_415-428-web-resources/image/Fig.4.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08975_xml_33_415-428-web-resources/image/Fig.5.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 6</hi><hi rend="CharOverride-5"> –</hi><hi rend="CharOverride-1"> Circolazione delle maestranze fra Casentino, Pratomagno e Valdarno. Planimetria di Castel Sant’Angelo a Cetica</hi><hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="CharOverride-1">Castel San Niccolò (AR). UT 2, cinta muraria; UT2, Saggio B, Particolare dell’angolata della torre (US 2009, 2010). </hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 7</hi><hi rend="CharOverride-5"> –</hi><hi rend="CharOverride-1"> Circolazione delle maestranze fra Casentino, Pratomagno e Valdarno. 1. Planimetria di Rocca Ricciarda-</hi><hi rend="CharOverride-3">Rochitam</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Loro Ciuffenna-AR), Estensione comitale del sito nel XII-XIII secolo, evidenziata l’articolazione delle strutture. 2. Castiglion della Corte (Reggello-FI), particolare delle finiture nell’angolata della torre, CF1-USM 2903, XII-XIII secolo. 3. Castello di Romena, Pratovecchio-Stia (AR), porta Bacia, localizzazione del TM 3, XII secolo.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_33_415-428-web-resources/image/Fig.6.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08975_xml_33_415-428-web-resources/image/Fig.7.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 8 – Circolazione delle maestranze fra Casentino, Pratomagno e Valdarno. Pieve di San Pietro a Gropina (Loro Ciuffenna-AR), abside e capitello con cavalieri; Pieve di Romena, (Pratovecchio Stia-AR), Capitello con data di fondazione della pieve e capitello con San Pietro sul lago di Tiberiade; San Martino a Vado, (Castel San Niccolò-AR), capitello con foglie di castagno. Da &lt;https://www.ilbelcasentino.it/arezzo-seq.php?idcat=&amp;pag=38&amp;idimg=1767&gt; Ottobre, 2023.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_33_415-428-web-resources/image/Fig.8.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p>
      
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