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        <title type="main" level="a">Palatium communis. Riflessioni sui centri del potere nella città basso medievale alla luce dell’archeologia</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-1788-2102" type="ORCID">
            <forename>Maria Carla</forename>
            <surname>Somma</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Chieti-Pescara G. D'Annunzio, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Florentia </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0376-0</idno>) by </resp>
          <name>Michele Nucciotti, Elisa Pruno</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.40</idno>
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        <p>The contribution, taking inspiration from the context of the city of Leopoli-Cencelle, which has returned the remains of the late medieval public palace, intends to provide some food for thought on this category of buildings for which an extensive bibliography of historical studies is available, but which they are still only marginally treated from an archaeological point of view today. We will try to highlight the new elements and peculiarities of an archaeological approach, both as regards the layout, the construction methods, the functions, and the insertion into the urban context of the late medieval city and the relationship with the pre-existences.</p>
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            <item>City plan and development studies</item>
            <item>high Middle Ages</item>
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            <item>high ranking building</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.40<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.40" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter" ><hi rend="CharOverride-1">Palatium communis</hi><hi>. </hi></p><p rend="h1_chapter" ><hi>Riflessioni sui centri del potere nella città basso medievale alla luce dell’archeologia</hi></p><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-2">Maria Carla Somma</hi></p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi><hi>: The contribution, taking inspiration from the context of the city of Leopoli-Cencelle, which has returned the remains of the late medieval public palace, intends to provide some food for thought on this category of buildings for which an extensive bibliography of historical studies is available, but which they are still only marginally treated from an archaeological point of view today. We will try to highlight the new elements and peculiarities of an archaeological approach, both as regards the layout, the construction methods, the functions, and the insertion into the urban context of the late medieval city and the relationship with the pre-existences.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">L’occasione offertami dallo scavo e dallo studio del complesso del palazzo pubblico di Cencelle</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-031">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> mi ha portato a confrontare il dato archeologico, in questo contesto eccezionalmente congelato all’età medievale, con la documentazione storica relativa a questa categoria di edifici e le informazioni che derivano dallo studio degli esempi ancora conservati in elevato (Fig. 1). Lo stato delle conoscenze dei palazzi pubblici italiani è attualmente fortemente condizionato da un interesse piuttosto marginale della ricerca archeologica per la città bassomedievale nel suo complesso. Nonostante le potenzialità di tale studio fossero ben presenti agli albori della nascita dell’archeologia medievale italiana, nel corso dei decenni l’interesse degli studiosi si è concentrato prevalentemente sulla città altomedievale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-030">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. La nascita negli anni ’90 del secolo scorso dell’archeologia dell’architettura ha in parte colmato questa lacuna vista l’attenzione per l’edilizia storica che in prevalenza è attribuita al basso Medioevo, ma anche qui la città rimane un po’ in secondo piano, si pensi ad esempio alla quantità di studi sui castelli, o sui monasteri, rispetto a quelli sugli edifici urbani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-029">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Vi sono certamente delle felici ed eccellenti eccezioni, come ad esempio lo studio dell’edilizia abitativa basso medievale di Padova, della cattedrale di Siena e del limitrofo quartiere, della cattedrale di Alba</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-028">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">; per quanto riguarda nello specifico i palazzi pubblici i lavori sul palazzo pubblico di Siena, il Palazzo della Ragione di Padova, il Broletto di Brescia, sul palazzo comunale di Alessandria e recentemente sul Palazzo del Bargello a Firenze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-027">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il discorso cambia un po’ se allarghiamo lo sguardo ad altri ambiti disciplinari come l’architettura, la storia dell’arte e la storia medievale. Tutti questi approcci però hanno affrontato il problema dal proprio punto di vista facendo leva sulle proprie metodologie e sulle proprie fonti e prendendo come oggetto questo o quell’elemento della città bassomedievale che meglio si confaceva al loro </hi><hi rend="CharOverride-4">modus operandi</hi><hi rend="CharOverride-2">, facendo raramente un tipo di lettura globale che tenesse realmente conto di tutte le fonti disponibili e della città nel suo complesso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-026">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Passando ad analizzare la storiografia sui palazzi pubblici nella città medievale, questa recentemente ha cercato di uscire dagli stretti ambiti dell’Italia centro settentrionale, da sempre ritenuta la culla delle istituzioni comunali e quindi anche degli esiti architettonici che ne sono derivati, per cercare di valutarne la storia e l’incidenza sui tessuti urbanistici anche in aree al di fuori dell’Italia o per l’Italia meridionale, dove solo negli ultimi tempi gli studi di storia medievale hanno rivalutato il ruolo delle città all’interno di uno stato fortemente centralizzato come quello meridionale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-025">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. In questo quadro è stato rivisto anche il ruolo delle amministrazioni cittadine che sebbene non pienamente autonome svolgevano ben precise funzioni pubbliche. In fondo, come dimostra anche lo stesso caso di Cencelle, la situazione non era molto dissimile nei territori soggetti alla Chiesa, dove comunque le città riuscirono a ritagliarsi margini abbastanza ampi di azione, come dimostra in maniera inequivocabile il livello e l’articolazione proprio degli spazi destinati al potere pubblico, vedi i casi di Perugia, Orvieto e per un contesto molto vicino a Cencelle, Tarquinia/Corneto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-024">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> (Fig. 2). Un ruolo centrale negli studi sui palazzi pubblici ha rivestito il momento della loro nascita e della loro definizione dal punto di vista architettonico, fino a determinarne un tipo o con più precisione più tipi di cui si è voluta riconoscere la derivazione da edifici precedenti. Il problema ha a che fare con l’edilizia palaziale e genericamente di rango di cui il palazzo pubblico rappresenta da un lato l’ultima espressione dell’età medievale, dall’altra presenta, come vedremo, caratteri originali che hanno aperto la strada all’edilizia pubblica dai forti connotati civili che si sviluppa in età moderna a partire dalla ‘città ideale’ di Leon Battista Alberti (vedi Benevolo 1996, 92-108)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-023">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Le ipotesi sulla derivazione del modello si possono riassumere, come spesso accade in questo tipo di ragionamenti, sostanzialmente in due ipotesi:</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">la prima formulata dalla Miller vede la derivazione della struttura del palazzo pubblico dai coevi palazzi episcopali che in quel momento non solo costituivano edifici ben noti sia alle maestranze che ai cittadini, ma che molto spesso erano stati teatro dei primi esperimenti di governo comunale (Miller 1995).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La seconda, avanzata dalla Romanini, tende invece a sottolinearne gli elementi innovativi e di discontinuità dal patrimonio di conoscenze pregresse, ritenendole il risultato delle novità introdotte dai nuovi regimi, sotto l’influsso delle nuove strutture cistercensi (Romanini 1989; Tosco 2016). Chiunque oggi osservi uno di questi palazzi non può non rilevare quanto entrambe le ipotesi trovino a loro modo conferma e forse si è nel giusto nel ritenere, come accaduto per esempio per un altro edificio sulle cui origini si è molto discusso, l’edificio di culto cristiano, che tradizione ed elementi di novità hanno senz’altro entrambi contribuito alla formulazione del progetto dove si trovano necessariamente coniugate le conoscenze tecniche ed architettoniche pregresse e le nuove istanze funzionali che portano alla realizzazione di forme originali perché diversi, nuovi ed originali sono i compiti che l’edificio deve assolvere.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La complessità funzionale ed architettonica sottesa a questi edifici trova corrispondenza anche nella varietà delle sue definizioni che non sono uniformi in tutti i contesti geografici e soprattutto non lo sono nel corso del tempo. L’appellativo con cui inizialmente e più diffusamente viene indicato nelle fonti documentarie e storiche è quello di </hi><hi rend="CharOverride-4">palatium communis</hi><hi rend="CharOverride-2">. I due termini che lo compongono ne determinano immediatamente l’ambito semantico di riferimento: da una parte il termine </hi><hi rend="CharOverride-4">palatium</hi><hi rend="CharOverride-2"> rimanda al concetto di edificio di prestigio sia dal punto di vista costruttivo, che funzionale; dall’altra l’aggettivo </hi><hi rend="CharOverride-4">commune</hi><hi rend="CharOverride-2"> lo pone nella sfera della proprietà del bene comune che appartiene a tutti i cittadini (Tosco 2016). In Italia settentrionale è diffuso soprattutto tra XII e XIII secolo il termine </hi><hi rend="CharOverride-4">broletto</hi><hi rend="CharOverride-2"> da </hi><hi rend="CharOverride-4">brolium </hi><hi rend="CharOverride-2">(vedi Du Cange 1678, 1, coll.775; Bocchi 2013, 241), che rimanda invece a quelli che in molti casi erano stati i primi luoghi di riunione della popolazione cittadina, aree libere entro la città, spesso in prossimità della chiesa episcopale e messe a disposizione a questo fine dagli stessi presuli cittadini. Il progressivo rafforzamento del governo comunale e la conseguente articolazione amministrativa comportò una sempre maggiore necessità di spazi per lo svolgimento delle diverse funzioni pubbliche con la conseguente maggiore articolazione degli spazi, ma anche ad una proliferazione degli edifici i cui appellativi sono legati alle diverse funzioni e/o alle diverse magistrature con connotati e modalità che mutano da città a città a seconda dell’evoluzione della forma di governo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-022">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Ancora oggi in molte città gli edifici legati al suo governo sono più di uno con denominazioni che trovano la loro specificità proprio in ragione dei modi e dei tempi con cui si è affermato ed è progredito il governo cittadino: palazzo del Podestà, palazzo delle Arti, Palazzo del Popolo…</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Proprio questo carattere composito e in divenire dei palazzi pubblici ne fa uno dei principali indicatori delle trasformazioni urbanistiche della città bassomedievale e il testimone tangibile del grado di organizzazione delle magistrature. Osservando questa categoria di edifici ci si può facilmente rendere conto di quanto la topografia del potere nella città bassomedievale sia una dimensione estremamente dinamica e si plasmi secondo il progredire del governo comunale e il moltiplicarsi delle magistrature determinando in un lasso di tempo a volte anche molto breve:</hi></p><list type="ordered">
				<item><hi rend="CharOverride-2">spostamento della sede del governo (es. Firenze, Ascoli, Orvieto);</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-2">moltiplicazione delle sedi (es. Todi, Perugia, Assisi);</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-2">distruzioni e/o rifunzionalizzazioni delle sedi più antiche (es. Firenze).</hi></item>
			</list><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Sulla base soprattutto delle fonti scritte è possibile tracciare quello che è stato in genere il processo attraverso il quale i governi comunali si sono dotati di propri spazi per l’esercizio delle loro funzioni. Tale percorso non è ricostruibile con certezza ovunque, ma in via di ipotesi può considerarsi paradigmatico e non è privo di ricadute sugli esiti monumentali di tale processo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La ricerca storica sui comuni pone ormai tra X e XI secolo il momento di avvio di un governo della città legato ad un’autorità civile che pone le sue fondamenta nelle classi aristocratiche e mercantili residenti in città</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-021">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. In questa prima affermazione un ruolo non marginale è svolto dai vescovi nel caso di centri sedi di diocesi che, grazie alle funzioni di governo assunte, divengono essi stessi promotori del nuovo corso, mettendo a disposizione le loro stesse residenze, ma molto più spesso gli spazi ad essa connessi a cominciare dalla stessa chiesa, il portico antistante o le aree aperte poste nelle vicinanze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-020">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Alla fine dell’XI secolo sono documentate le prime magistrature, ma in questo momento non dispongono ancora di spazi a loro deputati. Le chiese in molti casi continuano ad essere il luogo di riferimento privilegiato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Nella prima metà del XII secolo e in Italia settentrionale cominciano ad apparire, ma ancora nelle fonti scritte e al momento senza riscontri monumentali, i palazzi pubblici insieme al consolidarsi delle forme di governo comunali. Dalle fonti si può dedurre che si tratti di strutture piuttosto modeste, frutto della trasformazione di edifici già esistenti di carattere abitativo, come nel caso di Milano dove nel 1138 è attestata una </hi><hi rend="CharOverride-4">domus consulatus</hi><hi rend="CharOverride-2">, presso il palazzo vescovile e la chiesa di S. Barnaba (Andenna 1994, 379).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Solo con la fine del XII secolo, di fatto dopo la pace di Costanza (1183), i Comuni attuano una vera e propria politica edilizia, dando avvio ad una architettura pubblica che si concretizza con la realizzazione dei primi palazzi comunali in forme proprie e distinte. Agli inizi del 1200 la maggior parte dei comuni lombardi e del Piemonte orientale hanno una sede.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Dal punto di vista architettonico ad oggi non esiste una classificazione sistematica che tenga conto della forma e dell’impianto di questi edifici, se non una distinzione molto generale relativa all’impianto rispetto alla quale sembra che in Italia settentrionale si tenda a privilegiare lo schema a blocco parallelepipedo con ampio porticato al piano terreno, sviluppato su due o tre piani, aperti questi ultimi da ampie polifore (Fig. 3). In Italia centrale, invece, più diffuso sarebbe l’impianto a blocco chiuso con cortile interno (Diacciati e Tanzini 2014, 60)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-019">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> (Fig. 4). Entrambi i modelli con il tempo possono conservare la loro struttura oppure subire ampliamenti con l’aggiunta successiva di diversi corpi di fabbrica, fino ad occupare interi isolati o aggregarne altri vicini. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Al di là delle specificità locali e dell’estrema varietà della declinazione architettonica di questi edifici saltano all’occhio alcuni elementi comuni e ricorrenti che da un lato aiutano nel loro riconoscimento e dall’altro contribuiscono a definirlo. Come frequentemente accade per gli edifici a cui è demandata una pluralità di funzioni la sua realizzazione comporta la collazione di più corpi di fabbrica, nel caso in esame, almeno negli esempi più antichi questi sono almeno due: il palazzo vero e proprio, con pianta generalmente rettangolare, e una torre che si configura subito come torre civica. Per quanto riguarda il palazzo, se si esclude il portico al piano terreno che può occuparlo integralmente o solo in parte e che, come si è detto prima, è presente solo in alcuni edifici, è invece comune la presenza di un’ampia scala, solitamente esterna, che conduce al primo piano, piano destinato alla sala delle riunioni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-018">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. La scelta di collocare al primo piano l’ambiente più importante dell’edificio, quello maggiormente evocativo del suo significato e della sua funzione, sembra confermare la tradizione affermatasi nel corso dell’alto Medioevo di collocare gli ambienti di rappresentanza/residenza al primo piano degli edifici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-017">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Se da questo punto di vista i palazzi pubblici si pongono in continuità con la tradizione architettonica precedente, assolutamente nuovo è l’uso e la presenza di apparati decorativi che portano alla ribalta un’arte dalla forte connotazione civile e laica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-016">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Oltre alla decorazione architettonica che anche nel caso di Cencelle</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-015">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> (Fig. 5), conferisce all’edificio un aspetto di maggior prestigio, già dalle prime costruzioni, come nel caso del broletto di Novara dei primi anni del XIII secolo, si inseriscono cicli pittorici, ma non mancano anche esempi scultorei, a decorare sia parti esterne dell’edificio, sia gli ambienti interni. A tal proposito maggiore attenzione andrebbe rivolta alle forme di reimpiego di materiale romano sia per quanto attiene la tipologia dei frammenti che le modalità di posa in opera</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-014">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> (Fig. 6). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il palazzo pubblico fin dalle sue prima manifestazioni è affiancato da una torre che in considerazione dello stretto rapporto con il palazzo e le sue funzioni è definita torre civica. In molti casi questo elemento preesiste alla realizzazione dell’edificio, solitamente si tratta di torri private appartenenti alle famiglie gentilizie della città che vengono acquisite al momento della realizzazione del progetto e di cui vanno a costituire una parte integrante, finendo o in aderenza al costruendo edificio o in collegamento topografico con esso, vedi ad esempio i casi del Bargello a Firenze, dove viene acquistata nel 1255 la torre dei Boscoli, o di Brescia con la torre Poncarali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-013">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Connessa con la torre civica è la campana che doveva trovare posto in cima ad essa e rappresentare la ‘voce’ del governo cittadino e scandirne il tempo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-012">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La progressiva complessità assunta del governo cittadino impone molto presto un aumento delle funzioni che dovevano trovare posto nel palazzo del potere, da cui come si è visto derivano ampliamenti e moltiplicazione delle sedi, ma anche vere e proprie ristrutturazioni urbanistiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-011">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Alla originaria funzione di luogo di riunione se ne affiancano altre, tra cui quella residenziale divenuta indispensabile nel momento in cui si sviluppa il governo podestarile, che comporta la presenza di amministratori estranei al contesto cittadino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-010">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Altre funzioni sono, invece, legate alla proliferazione degli uffici amministrativi e giudiziari. L’amministrazione della giustizia, che avveniva in una sala apposita o negli spazi aperti posti al piano terreno, comporta la presenza di spazi per la detenzione, almeno temporanea, delle persone in attesa di giudizio. Dalle fonti scritte si evince che tali spazi in alcuni casi erano ricavati nella torre civica (Guglielmotti 2003, 181-82)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-009">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Altra funzione che si aggiunge è quella legata della conservazione dei documenti, ormai il governo della città produce una mole notevole di documenti sia di carattere pubblico, che privato la cui conservazione avviene in spazi appositi che possono essere ricavati all’interno del palazzo o, spesso, almeno in alcuni periodi, presso chiese che mantengono uno stretto rapporto anche topografico con il governo della città. Funzioni di questo tipo sono note, ad esempio, per alcune chiese di ordini mendicanti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-008">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Fin dall’inizio inoltre non sono estranee funzioni di tipo economico e commerciale che non devono meravigliare in un contesto in cui è proprio a questi ambiti che si deve il progresso e l’affermazione della città. A tale funzione era demandato solitamente lo spazio al piano terreno, spesso aperto in cui potevano trovare posto i banchi per le attività commerciali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-007">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Solitamente le attività che vi si svolgevano erano legate alle funzioni commerciali di maggior valore, da quelle dei cambiavalute a quelle delle transazioni commerciali maggiori. Gli operatori prendevano in affidamento gli spazi dal governo cittadino previo pagamento di un canone di affitto. Di questo uso danno conto in alcuni casi gli Statuti come nel caso di Padova dove nella rubrica IX vengono censite tutte le botteghe presenti nel palazzo comunale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-006">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Tali spazi si correlano nella maggior parte dei casi dal punto di vista urbanistico con altri destinati alla medesima funzione, i palazzi pubblici fungono spesso proprio da cerniera tra aree destinate alle funzioni di mercato, caso emblematico proprio quello di Padova, dove il Palazzo della Ragione è connesso alle due piazze che si aprono a ridosso dei suoi due lati lunghi (Fig. 7). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Questo rapporto con le piazze introduce ad un altro aspetto rilevante della costruzione dei palazzi pubblici quello del loro inserimento all’interno del tessuto urbano esistente. Gli studi a riguardo, ben lontani da un’analisi sistematica, si sono concentrati soprattutto sul rapporto tra il palazzo pubblico e la cattedrale ricavandone una linea interpretativa di carattere generale rispetto alla quale nei casi in cui la nascita del comune sia avvenuta sotto gli auspici vescovili si avrebbe una vicinanza topografica tra i due edifici, mentre nei casi in cui il governo si fosse affermato indipendentemente se non addirittura in contrapposizione con il vescovo le due sedi si sono sviluppate distintamente determinando una doppia polarità urbanistica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-005">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. La necessità di realizzare una struttura di dimensioni piuttosto grandi comporta nella maggior parte dei casi delle complesse e onerose operazioni urbanistiche con espropri di ampie zone centrali, sventramenti e demolizioni. Se di tali operazioni rimane traccia a livello di documenti scritti più rari sono i riscontri a livello archeologico, ma dove è stato possibile fare indagini archeologiche mirate si è avuta contezza di tali interventi. Tra i casi più significativi c’è Bologna, ma anche Padova dove gli scavi sotto il Palazzo della Ragione hanno rimesso in luce il tessuto urbano precedente la realizzazione del palazzo (Vio 2008, 19-99). Un interessante caso di realizzazione di una nuova sede con ampia ristrutturazione urbanistica dell’area è quella di Firenze con la costruzione di Palazzo Vecchio (Cantini et al. 2009). Una scarsa considerazione negli studi riguarda la localizzazione dei palazzi pubblici rispetto all’impianto urbano precedente, in particolare quello romano. Vi sono dei casi in cui il palazzo si pone in continuità con lo spazio pubblico per eccellenza della città romana, il foro: è, ad esempio, il caso di Assisi dove viene rioccupato anche il tempio che lo fronteggia (vedi Cerone 2010, 55-6; Delzant 2020, 112)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-004">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. In questi casi la scelta oltre a sottendere una chiara continuità e conservazione del tessuto antico, tanto a livello di edifici che di impianto urbano, così da rendere possibile l’operazione, ha senz’altro un valore simbolico e di consapevole riappropriazione da parte del nuovo governo della città della dimensione civile e politica antica. Là dove questo non accade è interessante verificare quali sono stati gli elementi attrattori che hanno portato a privilegiare una determinata parte della città. Uno come si è visto è certamente la chiesa, soprattutto se si tratta della chiesa episcopale, in questi casi il centro del potere civile tiene conto e si conforma ad uno dei più importanti fattori di cambiamento urbanistico di età tardo antica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-003">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Vi è anche però il caso in cui l’elemento attrattore è si una chiesa, ma non quella episcopale, che anzi in questi casi viene urbanisticamente e monumentalmente surclassata da un altro edifico di culto di stretta committenza comunale, emblematico il caso di Bologna con S. Petronio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-002">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Diverso è il caso in cui vi sia uno spostamento della sede, a Milano per esempio la scelta ricade su una posizione che è baricentrica rispetto al ridisegno generale della città in questo periodo e pertanto rispecchia i dettami di una nuova visione generale dell’impianto urbano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-001">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Fin qui una sommaria ricostruzione delle conoscenze acquisite attingendo a una varietà di studi ed approcci da cui emergono diverse zone d’ombra e problemi aperti. In questo quadro che ruolo può giocare un approccio archeologico per giungere ad un maggiore grado di conoscenza del fenomeno? Sembra banale a dirsi ma l’archeologia medievale deve porre maggiore attenzione a questi monumenti, in primo luogo documentandoli attraverso i metodi dell’archeologia ‘leggera’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-000">32</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">; in secondo luogo, confrontando il dato materiale con le fonti scritte, tutto da scrivere è, ad esempio, l’apporto delle fonti statutarie. Per la ricostruzione dell’architettura del potere nella città bassomedievale sarebbe fondamentale analizzare le peculiarità costruttive di questi edifici ricostruendone il ciclo produttivo e confrontandolo con la coeva produzione edilizia urbana. Altro tema riguarda la ricostruzione degli assetti topografici ed urbanistici nel loro divenire, perché così come nella città altomedievale ciò che accade nel VI secolo non è uguale a ciò che accade nel X, anche nella città bassomedievale il tempo non è bloccato, ma è un divenire di cambiamenti, trasformazioni di cui i palazzi pubblici sono una parte importante in relazione a tutto un tessuto urbano a cui sono strettamente legati e con il quale interagiscono. Nella maggior parte delle città sono ancora praticamente sconosciute le relazioni tra le fasi altomedievali e quelle successive come se i due momenti fossero divisi da una soluzione di continuità assoluta. Risalendo ancora più indietro nel tempo anche le relazioni con gli impianti romani sono altrettanto vaghi e, quando sono recuperati, cosa in realtà si recupera? Con quale consapevolezza e in che modo è resa possibile la riacquisizione di un’area? Qualche anno fa si parlava di ‘agende’ come piani programmatici per il futuro, oggi in questa realtà molto ‘disorientata’ forse una nuova agenda per la ricerca archeologica sulla città bassomedievale potrebbe essere utile, per conoscere meglio le nostre città e forse riuscire a dare chiavi di lettura per renderle migliori.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Acierno, M. 2013. </hi><hi rend="CharOverride-4">Il Palazzo Comunale di Anangni e l’edilizia pubblica dei primi comuni</hi><hi rend="CharOverride-2">. Roma: GBE/Ginevra Bentivoglio EditoriA.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Andenna, G. 1994. “La simbologia del potere nelle città comunali lombarde: i palazzi pubblici.” In </hi><hi rend="CharOverride-4">Le forme della propaganda politica nel Due e nel Trecento</hi><hi rend="CharOverride-2">. Relazioni tenute al convegno internazionale di Trieste, 2-5 marzo 1993, 369-93. 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					<item><p rend="layout_notes ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-031-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Dedico queste note all’amico Guido Vannini alla cui figura sono legata fin dai miei primi passi nell’archeologia medievale e con il quale tutti noi della “Scuola Pani Ermini” da sempre condividiamo lo spirito della ricerca.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5">1</hi><hi rend="CharOverride-2">	Nella ristrutturazione urbanistica avviata nel XII secolo nella città di Leopoli/Cencelle, fondata nel IX secolo da papa Leone IV, viene realizzato anche un palazzo pubblico posto sulla sommità della collina di fronte alla nuova chiesa romanica. Il complesso è stato oggetto delle indagini archeologiche dell’Università di Chieti nell’ambito del progetto </hi><hi rend="CharOverride-4">Leopoli-Cencelle. Una città di fondazione papale</hi><hi rend="CharOverride-2"> dell’Università di Roma Sapienza, in regime di concessione ministeriale da parte del MIC, e ora in corso di edizione da parte della scrivente. Una prima illustrazione del contesto in Somma 2014.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-030-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Si vedano ad esempio le note ormai storiche di Andrews 1983, più recentemente Augenti 2014.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-029-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	A tal proposito basta sfogliare i numeri di </hi><hi rend="CharOverride-4">Archeologia dell’Architettura </hi><hi rend="CharOverride-2">dal 1996.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-028-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Per Padova Chavarria Arnau 2011; per Siena Causarano 2017; per Alba Micheletto 2013.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-027-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Per Brescia da ultimo Coccoli, Scala e Treccani 2009, con bibliografia precedente; per Firenze Fregoso 2020; per Siena da ultimo Causarano 2007, con bibliografia precedente; per Padova Vio 2008; per Alessandria Marotta 2016.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-026-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Il tema del palazzo pubblico è sempre stato preso in considerazione negli studi storici relativi alla nascita e allo sviluppo dei governi comunali, vedi ad esempio, Andenna 1994; Bocchi 2013, 235-48; Diacciati e Tanzini 2014; negli studi di storia dell’architettura ed urbanistica, vedi Tosco 1999; Moretti 2009; Acierno 2013; negli studi legati alla storia dell’arte Silvestrelli 2003; Cerone 2010; Ferrari 2018.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-025-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Va in questa direzione, ad esempio, il volume </hi><hi rend="CharOverride-4">Ai margini del mondo comunale</hi><hi rend="CharOverride-2">, dove per la prima volta il tema del palazzo pubblico viene affrontato per regioni quali il Friuli, la Sardegna, l’Italia meridionale e per quanto riguarda altri paesi l’Istria, la Corsica e la Provenza, Balossino e Rao 2020. Per il ruolo delle città meridionali in questo momento e delle loro magistrature si vedano ad esempio Franceschi e Taddei 2012, 247-300. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-024-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Sui comuni nell’ambito dello Stato della Chiesa vedi Maire Viguer 2013; Ferreri 2018 con bibliografia precedente. Per Perugia Silvestrelli 2003; per Orvieto; per Corneto/Tarquinia Mengali 1996.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-023-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Sull’evoluzione dell’architettura palaziale legata al potere tra tarda antichità e Medioevo in ambito urbano vedi ad esempio Brühl 1972; Andenna 1994; da ultimo Augenti 2018 con bibliografia precedente.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-022-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Il problema di queste diverse denominazioni non è mai stato affrontato in modo organico né attraverso un sistematico confronto con le fonti scritte, né confrontando i vari centri tra loro anche solo all’interno di circoscritti ambiti territoriali. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-021-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Tra l’ampia bibliografia sull’argomento si rimanda ad alcuni degli ultimi lavori da cui è possibile risalire agli studi precedenti: Milani 2005; Wickham 2017; Occhipinti 2020.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-020-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Un esempio molto precoce di chiesa utilizzata come sede di rappresentanza delle magistrature comunali è quella di San Sisto a Pisa, vedi Tosco 2016, 48, ivi anche altri esempi.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-019-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Una ricognizione dei complessi meglio conservati divisi tra quelli dell’Italia settentrionale e centrale in Cerone 2010, 27-78.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-018-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	La scala poteva essere anche interna come a Brescia, ma più frequentemente era esterna al corpo di fabbrica come ad esempio a Novara, Como, Milano, Perugia, Orvieto, Todi, Diacciati e Tanzini 2014, 64.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-017-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Anche se nella maggior parte dei casi il dato archeologico relativo alle residenze del potere nel corso dell’alto Medioevo non consente di valutare compiutamente le funzioni degli ambienti, soprattutto quelle dei piani superiori, nella maggior parte di casi non conservati, alcune fortunate eccezioni sembrano indirizzare verso questo mutamento vedi ad esempio il c.d. palazzetto di Monte Barro, la sala di rappresentanza del palazzo vescovile di Parenzo, il palazzo di Arechi II a Salerno. Su questi sviluppi nei palazzi urbani vedi Augenti 2018, 158-67.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-016-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Per quanto riguarda in particolare i cicli pittorici Gargiulo 2007. Più in generale sulla decorazione dei palazzi pubblici Tosco 2016, 51-2 con bibliografia precedente.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-015-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Nel caso del palazzo pubblico di Cencelle, durante lo scavo, si sono rinvenuti numerosi frammenti di decorazione architettonica relativa a portali, imbotti di finestra e cornici decorative marcapiano, vedi Somma 2014, 55.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-014-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Un caso tra i più noti è quello del Broletto di Milano dove sono reimpiegati frammenti di iscrizioni romane e di rilievi figurati come quello della scrofa «la Semilanuta», vedi Bocchi 2013, 245.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-013-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Per Brescia Ferrari 2018, 40.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-012-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Sull’uso delle campane ed il loro significato nelle città medievali, in particolare per il loro impiego da parte del Comune, vedi Bordone 2002, in part. 137-140.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-011-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Il progressivo ampliamento dell’area occupata dagli edifici legati al governo cittadino </hi><hi rend="CharOverride-2" >è stato</hi><hi rend="CharOverride-2">, ad esempio, ricostruito per Firenze grazie agli scavi di Palazzo Vecchio, vedi Cantini et al. 2009. Ampie ristrutturazioni urbanistiche sono state alla base, ad esempio, della costruzione del nuovo broletto di Milano e del Palazzo della Ragione a Padova; Ferrari 2018, 33-4, per Milano in particolare David 2015, 77-8.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-010-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Il regime podestarile comincia ad affermarsi negli ultimi decenni del XII sec. apportando non solo cambiamenti politici importanti all’interno della città, ma rilevanti cambiamenti dal punto di vista dell’amministrazione con la conseguente necessità di trovare ambienti da destinare alle nuove funzioni, vedi Milani 2005, 61-9.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-009-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Così sembra essere a Trento, sebbene non prima del XV sec. Varanini 2020, 73; a Cuneo Longhi e Rao 2020, 48. Ad Arles un’ala del piano terreno del palazzo è adibita a prigione, quando la città passa sotto il controllo di Carlo d’Angiò Balossino e Guyonnet 2020, 26. A questo proposito vedi Anche Zorzi 2009, 221-24.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-008-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Sulle chiese legate alle magistrature comunali Ronzani 1994; Tosco 1997, 229-31.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-007-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Interessanti riflessioni riguardo l’uso commerciale di parte degli spazi dei palazzi pubblici in Tosco 2016, 50.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-006-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Vedi Bartolami 2007, 358-59; Cortella 2012, 172-75, viene riportata l’esistenza di ambienti adibiti a carcere nel palazzo pubblico di Venezia nella seconda metà del XIII sec.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-005-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Un’ampia trattazione di questo aspetto con numerosi esempi in Miller 2003, con bibliografia precedente.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-004-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	In area prossima al foro di età romana si collocano i palazzi di Imola, di Verona ed anche il Broletto nuovo di Milano, David 2015.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-003-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Il legame topografico trova spiegazione in molti casi nel profondo rapporto che inizialmente si viene a creare tra il vescovo e le nascenti magistrature comunali, vedi ad es. Andenna 1994, 378-81; Occhipinti 2015, 7-22.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-002-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Vedi Ronzani 1994; per Bologna Bocchi 2013, 266-69.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-001-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	David 2015 con bibliografia di riferimento, casi analoghi si rilevano a Orvieto, ad Ascoli.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-5"><ref target="OP08975_xml_42_541-556.html#footnote-000-backlink">32</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Una puntuale analisi su metodi e finalità della ricerca archeologica a scala urbana, con particolare riferimento al caso di Firenze in Vannini 2015.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Maria Carla Somma, University of Chieti-Pescara G. D’Annunzio, Italy, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>mariacarla.somma@unich.it</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0000-0003-1788-2102</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Maria Carla Somma, </hi><hi rend="italic CharOverride-6">Palatium communis</hi><hi rend="italic">. Riflessioni sui centri del potere nella città basso medievale alla luce dell’archeologia</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY 4.0</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/979-12-215-0376-0.</hi></ref><hi>40, in Michele Nucciotti, Elisa Pruno (edited by), </hi><hi rend="CharOverride-1">Florentia. Studi di archeologia. Vol. 5 - Numero speciale - Studi in onore di Guido Vannini</hi><hi>, pp. -529, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0376-0, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/</hi></ref><hi>979-12-215-0376-0</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_42_541-556-web-resources/image/Fig._1_-_DSCF9113.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 1 – Leopoli/Cencelle (Tarquinia, VT), il palazzo pubblico.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_42_541-556-web-resources/image/Fig._2_Tarquinia,_palazzo_comunale_IMG_2629.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 2 – Palazzo pubblico di Corneto/Tarquinia.</hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 3 – Milano, Palazzo della Regione.</hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 4 – Bevagna (PG), Palazzo dei Consoli.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_42_541-556-web-resources/image/Fig._3_-.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08975_xml_42_541-556-web-resources/image/Fig._4_-_Bevagna_Palazzo_dei_Consoli.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08975_xml_42_541-556-web-resources/image/Fig._5a_-_N1007_COPIA.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 5 – Leopoli/Cencelle (Tarquinia, VT), frammenti architettonici del palazzo pubblico: a. frammento di decorazione di portale; b. frammento di cornice.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_42_541-556-web-resources/image/Fig._6a.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 6 – Broletto di Milano: reimpiego di materiale romano, a. iscrizione, b. frammento di fregio «la semilanuta».</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_42_541-556-web-resources/image/Fig._7_-_Padova_palazzo_della_Ragione.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p><graphic url="OP08975_xml_42_541-556-web-resources/image/Fig._5b_N1001.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08975_xml_42_541-556-web-resources/image/Fig._6b.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 7 – Padova.</hi></p>
      
      <div>
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