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        <title type="main" level="a">Per la valorizzazione della fortezza svevo-angioina di Lucera</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-2277-8580" type="ORCID">
            <forename>Giuliano</forename>
            <surname>Volpe</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Bari Aldo Moro, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Florentia </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0376-0</idno>) by </resp>
          <name>Michele Nucciotti, Elisa Pruno</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.42</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>The contribution illustrates the work of a multidisciplinary group of scholars and designers, coordinated by the Author, responsible for drawing up a project for the valorisation of the Swabian-Angevin Fortress of Lucera, one of the most important medieval complexes in southern Italy, still little investigated and valorised .</p>
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            <item>Lucera</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.42<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.42" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter" ><hi>Per la valorizzazione della fortezza svevo-angioina <lb/>di Lucera</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="OP08975_xml_44_567-576.html#footnote-002">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-2">Giuliano Volpe</hi></p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi><hi>: The contribution illustrates the work of a multidisciplinary group of scholars and designers, coordinated by the Author, responsible for drawing up a project for the valorisation of the Swabian-Angevin Fortress of Lucera, one of the most important medieval complexes in southern Italy, still little investigated and valorised.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La fortezza svevo-angioina di Lucera rappresenta una delle più imponenti fortificazioni medievali dell’Italia meridionale. Posta sul colle Albano, all’estremità occidentale di Lucera (Fig. 1), la monumentale cittadella commissionata da Carlo I d’Angiò, dopo il lungo assedio conclusosi nell’agosto del 1269 con la presa della città, inglobò al suo interno il celebre </hi><hi rend="CharOverride-3">castrum seu palatium </hi><hi rend="CharOverride-2">imperiale voluto nel 1233 da Federico II (Martin 1993; 1998; 2009; Tomaiuoli 1990; 1999; 2005; 2012).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il complesso fortificato, noto con la definizione di </hi><hi rend="CharOverride-3">fortellicia </hi><hi rend="CharOverride-2">nei Registri della Cancelleria, si insediava in un’area abitata già in precedenza, come dimostrano, oltre alle tracce risalenti già a età preistorica e i pochi incerti dati di età romana, le presenze di una chiesa con annesso cimitero e di edifici civili databili tra il VI e il IX secolo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Nel 1224-1225 l’imperatore svevo aveva deportato a Lucera i musulmani ribelli della zona di Agrigento e, nel 1246, quelli di Jato (tra 30.000 e 60.000 uomini, secondo vari calcoli). Abili coltivatori, allevatori e artigiani (armaioli, carpentieri, sellai, vasai, tappezzieri, orefici, tessitori e sarti), oltre che ottimi arcieri, i musulmani diedero vita alla </hi><hi rend="CharOverride-3">Luceria Sarracenorum</hi><hi rend="CharOverride-2">, dotata di una moschea, di botteghe artigianali e anche di un istituto scientifico di alto livello (</hi><hi rend="CharOverride-3">Dar al- ilm</hi><hi rend="CharOverride-2">). La presenza musulmana fu motivo di conflitti con papa Gregorio IX e di un vero e proprio scontro ideologico durante il regno di Manfredi (Martin 1989a; 1989b; 1993). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Dopo la conquista della città, tra il 1270-71 e il 1284, gli Angioini diedero avvio alla costruzione della fortezza, delimitata da un lungo circuito murario (circa m 900) di forma irregolare, scandito da un’alternanza di torri e cortine. Il tratto di mura rivolto verso il centro urbano era munito di 7 torri pentagonali e di 2 torri circolari: mura e torri erano precedute da un fossato artificiale, che separava la fortezza dall’abitato. Il restante circuito era fortificato da 13 torri a pianta quadrangolare e da 2 doppie torri poligonali. Le recenti analisi archeologiche delle murature, condotte da Nunzia Mangialardi (2015; 2018), insieme ai dati forniti dai documenti angioini, consentono di ricostruire l’attività di uno straordinario cantiere. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La fortificazione angioina comprese anche la costruzione di una struttura troncopiramidale a pianta quadrangolare posta alla base del palazzo federiciano, predisposta per accogliere al suo interno la cosiddetta ‘galleria degli arcieri’, cadenzata da nove camere da tiro per lato. In questo modo la dimora imperiale si connotava di una funzione non solo residenziale, ma anche difensiva (Fig. 2). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La fortezza, concepita come una vera e propria cittadella, accoglieva al suo interno una serie di edifici, mai finora indagati in maniera sistematica, funzionali alla protezione della Corte, della Guardia reale e delle famiglie dei coloni provenzali. Sono ancora visibili i resti della cappella reale, del palazzo angioino, di un vasto impianto idrico connesso alla ‘cisterna magna’, collocata tra la piccola torre rotonda e il palazzo federiciano, e degli alloggiamenti militari (cosiddetti casoni), in parte oggetto di scavi (Muntoni et al. 2018a; 2018b). In anni recenti la fortezza è stata oggetto in particolare di ricerche e studi condotti dall’Istituto Storico Germanico (Clemens und Matheus 2018), che ha promosso anche la realizzazione di indagini geofisiche. Inoltre la Soprintendenza archeologica ha condotto scavi nell’area dei casoni, preliminari a un progetto di copertura che prevedeva la collocazione qui dei mosaici della chiesa rurale di San Giusto (Volpe 1998), fortunatamente poi abbandonato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Più di recente, su sollecitazione del Comune di Lucera e dell’allora sindaco Antonio Tutolo, è stato costituito un gruppo di studio e di progettazione, coordinato da chi scrive, per l’elaborazione di un progetto di valorizzazione dell’area, finora mai oggetto di una visione globale, pur non essendo mancati interventi di scavo o di restauro di pezzi del circuito murario. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il progetto è stato reso possibile grazie a un finanziamento di una impresa locale (Fertilmont srl della DCF group) ed è stato elaborato a cura della Fondazione Apulia felix di Foggia, d’intesa con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province BAT-Foggia (Fig. 3)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08975_xml_44_567-576.html#footnote-001">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il lavoro, oltre a vari sopralluoghi e a un confronto continuo tra i vari componenti, ha previsto una serie di incontri con l’amministrazione locale e con la soprintendenza e anche momenti di confronto pubblico con numerose associazioni, professionisti e imprenditori, cittadini, per illustrare i progetti in materia di gestione della Fortezza e di altri luoghi significativi del patrimonio culturale lucerino, secondo i principi dell’archeologia pubblica e della Convenzione di Faro (Volpe 2020; 2023a). Si è inteso infatti elaborare un progetto che favorisse la partecipazione della cittadinanza e che promuovesse forme di gestione dal basso del complesso archeologico e dell’intero patrimonio culturale lucerino, anche con l’obiettivo di sostenere l’imprenditoria locale, l’occupazione di qualità, forme di economia sostenibile, sana e pulita (quanto mai necessaria in un territorio, la Capitanata, sempre più oppresso dalla disoccupazione intellettuale, dall’emigrazione giovanile e dalla criminalità organizzata).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il progetto di valorizzazione ha insistito innanzitutto su un elemento essenziale: la conoscenza. La Fortezza, infatti, e</hi><hi rend="CharOverride-5">̀</hi><hi rend="CharOverride-2"> ancora una realtà ampiamente sconosciuta. Tale forte sottolineatura è determinata anche dalla volontà di contrastare una malintesa idea di valorizzazione, purtroppo assai diffusa, che immagina di poter prescindere dalla ricerca e dallo studio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Non a caso una delle prime operazioni svolte e</hi><hi rend="CharOverride-5">̀</hi><hi rend="CharOverride-2"> stata una grande campagna di prospezioni geofisiche, realizzata da Laura Cerri, che ha fatto seguito a quella condotta anni fa dall’Istituto Storico Germanico (Fig. 4). Le prospezioni hanno rivelato una realtà assai complessa di strutture, prevalentemente di età angioina, ma non solo: la Fortezza era, infatti, una sorta di cittadella, un luogo molto costruito, contrariamente all’immagine di vuoto e di ampi spazi liberi che oggi restituisce. I risultati delle indagini magnetometriche rappresentano la base non solo per le future, auspicabili, ricerche sul campo, ma anche per possibili forme di sistemazione dell’area. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Sono stati condotti approfonditi studi storici e archeologici, indagini di archivio, raccolta di informazioni sparse, analisi delle murature: studi e ricerche che dovranno proseguire e che saranno parte integrante del progetto di valorizzazione. La nostra idea, infatti, e</hi><hi rend="CharOverride-5">̀</hi><hi rend="CharOverride-2"> fare della Fortezza un grande laboratorio all’aperto, a partire da un cantiere di scavi e di ricerche sul campo a livello internazionale: scavi e ricerche concepiti non solo per l’acquisizione della necessaria e preziosa conoscenza ma anche come cantieri aperti alla cittadinanza e ai visitatori, con laboratori per bambini e ragazzi, workshop, conferenze, proiezioni, open day, visite guidate, promuovendo anche forme innovative di turismo culturale, che consentano ai visitatori una partecipazione alle ricerche (ovviamente nei modi consentiti dalle norme vigenti, con il rispetto della necessaria e irrinunciabile professionalità e scientificità degli interventi), vivendo un’esperienza nel vivo di una ricerca archeologica, secondo fortunate esperienze condotte anche in altre realtà in Italia e all’estero. Finora la Fortezza ha conosciuto solo studi parziali, prevalentemente di tipo storico-architettonico e storico-artistico, mentre gli scavi archeologici sono stati assai parziali ed episodici: prima quelli della British School at Rome, che produssero anche importanti e ben noti studi ceramologici (Whitehouse 1966; 1982), poi quelli promossi da Marina Mazzei e condotti da Marco Fabbri (2008), infine quelli diretti da Italo Muntoni (Muntoni et al. 2018a; 2018b). Nei prossimi anni si spera di poter impiantare grandi cantieri, in modo da conoscere progressivamente l’articolazione planimetrica e la complessità stratigrafica di tutti i monumenti (casoni, chiese, palazzi, pozzi, canali, cisterne, ecc.) relative alle varie fasi costruttive. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Elemento centrale del progetto e</hi><hi rend="CharOverride-5">̀</hi><hi rend="CharOverride-2"> lo studio (curato dal gruppo guidato da Elisabetta Pallottino) preliminare al restauro e al recupero del Palazzo federiciano, ora oggetto di un bando di Invitalia che sfrutta i fondi del CIS-Contratto Interistituzionale di Sviluppo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08975_xml_44_567-576.html#footnote-000">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Una volta recuperato, il Palazzo potrà essere un luogo espositivo, con reperti e materiale illustrativo, anche grazie alle tecnologie multimediali, in grado di guidare il visitatore alla conoscenza dell’età federiciana, con collegamenti e rinvii ad alcune realtà significative del territorio e dell’Italia meridionale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Altro luogo strategico da recuperare sarà la grande cisterna, che una volta indagata attraverso lo scavo archeologico e lo studio del monumento, potrà essere restaurata e ricostruita in modo da trasformarla in spazio espositivo e sala per conferenze, seminari, proiezioni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il completamento del restauro del grande circuito delle mura (previsto con uno specifico finanziamento del MiC) consentirà, tra l’altro, la possibilità di effettuare una spettacolare passeggiata lungo il percorso, che, appositamente dotato di sussidi didattici e postazioni di osservazioni, potrà consentire una vista dall’alto della Fortezza e dell’intero magnifico paesaggio circostante. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il progetto prevede, inoltre, il recupero di tutte le torri, alle quali assegnare il compito di approfondire, attraverso l’apprestamento di sistemi multimediali immersivi e altri sussidi didattici, oltre a laboratori di archeologia sperimentale, una serie di temi, come il ciclo della produzione dei mattoni, uno dei simboli di lunga durata della storia di Lucera, dall’estrazione dell’argilla alla lavorazione, essiccazione, cottura, fino alla messa in opera, il ciclo della pietra, anche in questo caso dalla cava alla messa in opera con tutti i segni lasciati dagli artigiani, l’artigianato ceramico, la lavorazione del legno, l’agricoltura e l’allevamento transumante, la produzione della lana, le arti militari: in tal modo le torri tematiche consentiranno ai visitatori esperienze conoscitive molto stimolanti, in particolare mediante le attività laboratoriali. Non mancheranno anche altre attività, come le rievocazioni storiche in costume, condotte con grande rigore storico-archeologico, in modo da ricreare aspetti della vita della Fortezza in età medievale (la vita militare, l’alimentazione, i riti funerari, l’abbigliamento, la produzione, ecc.) in modo da consentire ai visitatori un autentico viaggio nella storia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Un’altra grande emergenza monumentale, al momento appena nota solo a livello di fondazione, e</hi><hi rend="CharOverride-5">̀</hi><hi rend="CharOverride-2"> il palazzo angioino, che potrebbe essere oggetto di un intervento simile a quello realizzato da Edoardo Tresoldi sulla chiesa paleocristiana di Santa Maria di Siponto (La Rocca e Longobardi 2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">In tutto il grande spazio interno al circuito murario, mentre proseguiranno gli scavi, si è previsto di realizzare una sorta di sistemazione paesaggistica (progettata dal gruppo guidato da Susanna Ferrini), in grado, mediante un sistema di canali e di ‘giardini’ e ‘orti’, che riproducono sia le canalizzazioni medievali per il deflusso e la raccolta dell’acqua sia le forme delle varie strutture interrate (adeguatamente protette), restituite dalle prospezioni geofisiche, di far percepire le forme dell’abitato medievale. Tali giardini e orti, inoltre, attraverso i risultati di indagini archeobotaniche e i dati dei documenti storici, potranno riprodurre essenze e varietà botaniche attestate in età medievale e anche favorire la partecipazione attiva dei cittadini, che saranno coinvolti nella gestione di tali ‘giardini e orti sociali’ (figg. 5-6). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La Fortezza potrà essere, cioè, uno spazio vivo e vitale, capace di rendere esplicito il senso dei luoghi e dei monumenti, frequentato normalmente dai cittadini, anche solo per una passeggiata o per leggere un libro, consumare una bevanda, fare due chiacchiere, e visitato dai turisti che potranno vivere una vera e piacevole esperienza di conoscenza. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Non meno importante e</hi><hi rend="CharOverride-5">̀</hi><hi rend="CharOverride-2"> il contributo offerto al modello di gestione, curato da Stefano Consiglio e Marco D’Isanto. Ogni intervento di restauro, di sistemazione e valorizzazione del patrimonio culturale dovrebbe essere fondato su una seria analisi economica, che valuti la sostenibilità degli interventi e prefiguri modelli che contribuiscano a costruire occasioni di lavoro qualificato e di sviluppo economico locale, sano e sostenibile (Volpe 2023b). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il progetto di valorizzazione, pertanto, si configura come un progetto in fieri, dinamico, modulabile per fasi, ma fondato su una solida visione, che associa a finalità di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e storico-architettonico e di sviluppo turistico-culturale, anche obiettivi di sensibilizzazione e di coinvolgimento attivo della cittadinanza. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La Fortezza, insieme all’intero sistema museale lucerino, potrà contribuire così a creare quella che la Convenzione europea di Faro sul valore patrimonio culturale per la società chiama ‘comunità di patrimonio’, dando senso e valore al patrimonio lucerino, perché «chiunque da solo o collettivamente ha diritto di contribuire all’arricchimento del patrimonio culturale» (art. 5). </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Clemens, L., und M. Matheus, herausgegeben von. 2018. </hi><hi rend="CharOverride-3">Christen und Muslime in der Capitanata im 13. Jahrhundert. Archa</hi><hi rend="CharOverride-6">̈</hi><hi rend="CharOverride-3">ologie und Geschichte</hi><hi rend="CharOverride-2">. Trier (Interdisziplina</hi><hi rend="CharOverride-5">̈</hi><hi rend="CharOverride-2">rer Dialogzwischen Archa</hi><hi rend="CharOverride-5">̈</hi><hi rend="CharOverride-2">ologie und Geschichte, 4).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Fabbri, M. 2008. “Nuove indagini archeologiche sul Monte Albano di Lucera (campagna di scavo 2004).” In </hi><hi rend="CharOverride-3">Storia e archeologia della Daunia. In ricordo di Marina Mazzei</hi><hi rend="CharOverride-2">. Atti delle Giornate di Studio (Foggia, 19-21 maggio 2005), a cura di G. Volpe, M. J. Strazzulla, e D. Leone 327-41. Bari: Edipuglia. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">La Rocca, L., e F. Longobardi, a cura di. 2021. </hi><hi rend="CharOverride-3">Dove l’arte ricostruisce il tempo. 2016/2021. Il parco archeologico di Siponto a Manfredonia modello di valorizzazione</hi><hi rend="CharOverride-2">. Foggia: Grenzi. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Mangialardi, N. M. 2015. “Il ciclo edilizio dell’argilla a Lucera tra XIII e XIV secolo attraverso l’analisi mensiocronologica dei laterizi.”</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-2">In </hi><hi rend="CharOverride-3">Storia e Archeologia globale 1</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di G. Volpe, 89-102. Bari: Edipuglia. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Mangialardi, N. M. 2018. “Le maestranze saracene a Lucera (FG) nel XIII secolo. Spunti di ricerca sull’impiego dell’edilizia in laterizio in Puglia centro settentrionale e nel Meridione normanno-svevo.” </hi><hi rend="CharOverride-3">MEFRM</hi><hi rend="CharOverride-2"> 129, 2: 519-35. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Martin, J.-M. 1989a. “La colonie sarrasine de Lucera et son environment. Quelque re</hi><hi rend="CharOverride-5">́</hi><hi rend="CharOverride-2">flexions.” In </hi><hi rend="CharOverride-3">Mediterraneo medievale. Scritti in onore di Francesco Giunta</hi><hi rend="CharOverride-2">, 3 voll., II, 795-811. Soveria Mannelli: Rubbettino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Martin, J.-M. 1989b. “I saraceni di Lucera.” In </hi><hi rend="CharOverride-3">Miscellanea di Storia Lucerina</hi><hi rend="CharOverride-2">. Atti del III Convegno di studi storici (Lucera, 1989), 9-34. Foggia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Martin, J.-M. 1993. “Foggia, Lucera.” In </hi><hi rend="CharOverride-3">Itinerari e centri urbani nel Mezzogiorno normanno-svevo</hi><hi rend="CharOverride-2">. Atti delle decime giornate normanno-sveve (Bari, 21-24 ottobre 1991), a cura di G. Musca, 333-63. Bari: Dedalo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Martin, J.-M. 1993. </hi><hi rend="CharOverride-3">La Pouille du VIe XIIe sie</hi><hi rend="CharOverride-6">̀</hi><hi rend="CharOverride-3">cle</hi><hi rend="CharOverride-2">. Rome: EFR.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Martin, J.-M. 1998. “Insediamenti medievali e geografia del potere.” In </hi><hi rend="CharOverride-3">Capitanata medievale</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di M. S. Calo</hi><hi rend="CharOverride-5">̀</hi><hi rend="CharOverride-2"> Mariani, 77-83. Foggia: Grenzi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Martin, J.-M. 2009. “I castelli federiciani nelle citta</hi><hi rend="CharOverride-5">̀</hi><hi rend="CharOverride-2"> del Mezzogiorno d’Italia.” In </hi><hi rend="CharOverride-3">Castelli e fortezze nelle citta</hi><hi rend="CharOverride-6">̀</hi><hi rend="CharOverride-3"> italiane e nei centri minori italiani (secoli XIII-XV)</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di F. Panero, e G. Pinto, 251-69. Cherasco: Centro di Ricerca sui Beni Culturali. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Muntoni I. M., Caliandro G., Piepoli L., e P. Spagnoletta. 2018a. “DieGrabungskampagne 2011 inder Festung von Lucera (FG).” In </hi><hi rend="CharOverride-3">Christen und Muslime in der Capitanata im 13. Jahrhundert. Archa</hi><hi rend="CharOverride-6">̈</hi><hi rend="CharOverride-3">ologie und Geschichte</hi><hi rend="CharOverride-2">, herausgegeben von L. Clemens, und M. Matheus, 209-30. Trier (Interdisziplina</hi><hi rend="CharOverride-5">̈</hi><hi rend="CharOverride-2">rer Dialogzwischen Archa</hi><hi rend="CharOverride-5">̈</hi><hi rend="CharOverride-2">ologie und Geschichte, 4).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Muntoni, I. M., Caliandro G., Piepoli L., e P. Spagnoletta. 2018b. “L’intervento di scavo 2011 all’interno del Castello-Fortezza di Lucera (FG).” In Atti dell’VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale (Matera, 12-15 settembre 2018), II, a cura di F. Sogliani, B. Gargiulo, E. Annunziata, e V. Vitale, 232-36. Firenze: All’Insegna del Giglio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Tomaiuoli, N. 1990. </hi><hi rend="CharOverride-3">La Fortezza di Lucera</hi><hi rend="CharOverride-2">. Lucera.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Tomaiuoli, N. 1999. “Lucera svevo-angioina.”</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-2">In </hi><hi rend="CharOverride-3">Lucera. Topografia storica, archeologia, arte</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di E. Antonacci Sanpaolo, 103-35. Bari: Adda. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Tomaiuoli, N. 2005. </hi><hi rend="CharOverride-3">Lucera, il Palazzo dell’Imperatore e la Fortezza del Re</hi><hi rend="CharOverride-2">. Lucera: Regione Puglia, CRSEC.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Tomaiuoli, N. 2012.</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-2">“Lucera: il </hi><hi rend="CharOverride-3">palatium</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Federico II, da dimora imperiale a </hi><hi rend="CharOverride-3">castrum</hi><hi rend="CharOverride-2">.” In </hi><hi rend="CharOverride-3">Federico II e i cavalieri teutonici in Capitanata: recenti ricerche storiche e archeologiche</hi><hi rend="CharOverride-2">. Atti del Convegno internazionale (Foggia-Lucera-Pietramontecorvino, 10-13 giugno 2009), a cura di P. Favia, H. Houben, e K. Toomaspoeg, 405-46. Galatina: Congedo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Volpe, G., a cura di. 1998. </hi><hi rend="CharOverride-3">San Giusto, la villa, le ecclesiae</hi><hi rend="CharOverride-2">. Bari: Edipuglia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Volpe, G. 2020. </hi><hi rend="CharOverride-3">Archeologia pubblica. Metodi, tecniche, esperienze</hi><hi rend="CharOverride-2">. Roma: Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Volpe, G. 2023a. “La Convenzione di Faro e le ‘comunità di patrimonio’. Dalle cose alle persone. Dal diritto del patrimonio culturale al diritto al patrimonio culturale.” </hi><hi rend="CharOverride-3">Enciclopedia Italiana </hi><hi rend="CharOverride-2">VI, n. 13/marzo: 74-82.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Volpe, G. 2023b. “Professionalità, imprenditoria e gestione dal basso del patrimonio culturale”. In </hi><hi rend="CharOverride-3">Atlante delle imprese culturali e creative in Italia</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di R. Grossi, 104-19. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Whitehouse, D. B. 1966. “Ceramiche e vetri medievali provenienti dal castello di Lucera.” </hi><hi rend="CharOverride-3">Bollettino d’Arte</hi><hi rend="CharOverride-2"> s. V, III-IV: 171-78.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Whitehouse, D. B. 1982.</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-2">“Le ceramiche medievali del castello di Lucera.” In Atti dell’XI Convegno Internazionale della Ceramica (Albisola 1-4 giugno 1978), 33-44. Albisola.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_44_567-576.html#footnote-002-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Conoscendo e apprezzando l’attenzione da sempre riservata da Guido Vannini ai temi della valorizzazione, insieme a quelli della ricerca e della tutela, e al rapporto tra patrimonio archeologico e società contemporanea (lui che è stato tra i pionieri dell’archeologia pubblica nel nostro Paese), ho deciso di dedicare questa breve nota negli studi in suo onore a un progetto che mi ha visto impegnato insieme a molti colleghi negli anni passati e che ci auguriamo venga realizzato.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_44_567-576.html#footnote-001-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Il gruppo di lavoro multidisciplinare è stato composto da Italo Maria Muntoni (SABAP Foggia), Pasquale Favia, Nunzia Mangialardi (Università di Foggia), Elisabetta Pallottino, Paola Porretta e Cecilia Cicconi, Elena Colafranceschi, Sara D’Abate (Università Roma Tre), Susanna Ferrini (Università Chieti-Pescara), Francesca Costantini, Monica Dell’Orletta, Bianca Gommellini, Alberta Carafa, Valentina Ciuffreda, Ilaria D’Annibale (n!studio Roma); Dante Antonucci e Laura Crognale (Archquadro), Stefano Consiglio (Università di Napoli Federico II) e Marco D’Isanto (tributarista), Roberta Giuliani, Francesco Violante, Giuliano Volpe (Università di Bari).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-7"><ref target="OP08975_xml_44_567-576.html#footnote-000-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	&lt;https://www.governo.it/sites/governo.it/files/Elenco_progetti_CIS_Capitanata.pdf&gt; (16/06/2024).</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Giuliano Volpe, University of Bari Aldo Moro, Italy, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>giuliano.volpe@uniba.it</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0000-0002-2277-8580</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Giuliano Volpe, </hi><hi rend="italic">Per la valorizzazione della fortezza svevo-angioina di Lucera</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY 4.0</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/979-12-215-0376-0.</hi></ref><hi>42, in Michele Nucciotti, Elisa Pruno (edited by), </hi><hi rend="CharOverride-8">Florentia. Studi di archeologia. Vol. 5 - Numero speciale - Studi in onore di Guido Vannini</hi><hi>, pp. -</hi><hi>11</hi><hi>, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0376-0, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/</hi></ref><hi>979-12-215-0376-0</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_44_567-576-web-resources/image/1._lucera_ortofoto_3centro_storico.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 1 – Lucera. Ortofoto del centro storico, a destra l’anfiteatro romano, a sinistra la Fortezza svevo-angioina.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_44_567-576-web-resources/image/2._Lucera_ortofoto_fortezza.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 2 – Lucera. Ortofoto. Particolare della Fortezza svevo-angioina.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_44_567-576-web-resources/image/3._Progetto.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 3 – Copertina del Progetto di valorizzazione della Fortezza svevo-angioina.</hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 4 – Lucera. Fortezza svevo-angioina. Restituzione grafica delle prospezioni geofisiche (elaborazione Laura Cerri).</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_44_567-576-web-resources/image/4._geofisica.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 6. Lucera, Fortezza svevo-angioina. Tre immagini del rendering del progetto di sistemazione dell’interno della Fortezza e delle varie torri (elaborazione Susanna Ferrini).</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_44_567-576-web-resources/image/5._Geofisica.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 5 – Lucera, Fortezza svevo-angioina. Veduta aerea obliqua con la ricostruzione delle tracce della cittadella angioina grazie alle prospezioni geofisiche. </hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_44_567-576-web-resources/image/6._rendering_progetto_3.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p><graphic url="OP08975_xml_44_567-576-web-resources/image/6._rendering_progetto_1.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p><graphic url="OP08975_xml_44_567-576-web-resources/image/6._rendering_progetto_2.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p>
      
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