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        <title type="main" level="a">Public history in Val di Vara. La microeconomia di una famiglia contadina nei primi decenni del XX secolo</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-5542-2065" type="ORCID">
            <forename>Enrico</forename>
            <surname>Zanini</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Siena, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Florentia </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0376-0</idno>) by </resp>
          <name>Michele Nucciotti, Elisa Pruno</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.43</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The scrutiny of a present-day notarial document – specifically, the division of inherited real estate assets
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            <item>Liguria</item>
            <item>peasant family</item>
            <item>landholding</item>
            <item>micro-economy</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.43<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0376-0.43" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter" ><hi rend="CharOverride-1">Public history </hi><hi>in Val di Vara. </hi></p><p rend="h1_chapter" ><hi>La microeconomia di una famiglia contadina <lb/>nei primi decenni del XX secolo</hi></p><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-2">Enrico Zanini </hi></p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi><hi>: The scrutiny of a present-day notarial document – specifically, the division of inherited real estate assets within a peasant family in the Eastern Liguria – affords an occasion to contemplate the configuration of a modest landholding and the potential micro-economy emanating from it. This, in turn, constituted the underpinning for the sustenance of a human nucleus in the early 20th century. Utilizing a straightforward spatial analysis within a Geographic Information System (GIS) framework allows for reflection on the lifestyles and daily pursuits of this social cohort, representing a conceivable vestige of a rural economy with historical roots extending far into the past.</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-1" ><hi>1. Premessa</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Questo articolo, preparato per la felice occasione di un compleanno ‘importante’ di un amico caro, nasce in realtà molti anni fa, quando il suo autore, bambino, ascoltava affascinato le storie della sua famiglia di origine, narrate da suo padre. Eravamo alla metà degli anni ’60, in pieno boom economico, e una delle tante cose che suscitava maggiore interesse in me bambino era il palese disallineamento tra la percezione del mondo in cui vivevo e la narrazione di un altro mondo, in cui aveva invece vissuto mio padre. Proprio l’essere sulla linea di faglia, l’avvertire la meraviglia del ‘mondo nuovo’, fatto di una modernità e di un agio semplicemente impensabili solo due decenni prima, portava probabilmente mio padre a sottolineare, anche con l’intonazione della voce, l’alterità di quell’altro mondo; e, per naturale conseguenza, lo caricava di una immagine affascinante per la mente di un bambino che non possedeva ovviamente categorie interpretative di tipo storico-economico per comprenderlo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Quella percezione è tornata alla superficie della coscienza qualche mese fa, quando una banale questione burocratica mi ha portato a recuperare un atto notarile recente – la suddivisione ereditaria del ‘patrimonio immobiliare’ dei miei nonni – che risultava, già all’epoca della sua stesura, palesemente anacronistico rispetto al mondo in cui si viveva. Un atto doverosamente lungo e analitico in cui, con cura minuziosa, si faceva il rendiconto dei beni di una famiglia contadina dei primi decenni del ’900, che erano stati in qualche modo ‘congelati’ dai grandi cambiamenti socio-economici avvenuti a cavallo della seconda guerra mondiale: il passaggio da un’economia rurale di sussistenza a un’economia mista (rurale e artigianale) prima e poi, dopo la guerra, a una economia industriale che aveva irrimediabilmente condannato i territori rurali dell’entroterra ligure alla marginalizzazione e all’abbandono (Salvatori 2012).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Insomma, in quell’atto è registrata, credo, una possibile traccia documentaria della microeconomia di una famiglia rurale dell’entroterra ligure di più o meno un secolo fa. Redatto alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, il documento elenca una serie di reali piccole proprietà immobiliari e fondiarie, che nel contesto socio-economico ormai completamente mutato si qualificano però piuttosto come i fossili di quelle stesse proprietà, tracce residuali di un assetto del paesaggio passato che possono quindi essere legittimamente interrogati con gli strumenti concettuali propri delle metodologie storico-archeologiche (Stagno 2019).</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Lo scenario, la fonte documentaria e la sua validazione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Scenario della nostra piccola storia locale è Castello, amministrativamente frazione del Comune di Carro (SP), fisicamente un paesino dell’entroterra della Liguria di Levante, oggi sperduto nel mare verde e pressoché totalmente de-antropizzato che le immagini satellitari ci restituiscono dell’alta Val di Vara, ma che fino a non moltissimi decenni fa costituiva uno dei tanti esempi di insediamento rurale di quel territorio (il paese è censito nel weg-gis dei BBCC della Val di Vara &lt;http://www.labcd.unipi.it/gis-storicoarcheologiciin-lunigiana/&gt; 16/06/2024; Salvatori, Mogorovich e Baldassarri 2012).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Le cartoline illustrate dei primi decenni del secondo dopoguerra, le fotografie private e qualche raro spezzone di filmato degli anni ’60 ci raccontano infatti un paesaggio in cui sono ancora evidenti le tracce, a quell’epoca ormai già quasi residuali, della precedente struttura economica del microterritorio, basata essenzialmente su una agricoltura di sussistenza e sul piccolo allevamento di bovini, suini e ovini, con limitatissime occasioni di scambio con il mondo esterno. Questa dimensione di </hi><hi rend="CharOverride-3">énclave</hi><hi rend="CharOverride-2"> – o anche, se vogliamo, di ‘capsula del tempo’ in mondo in corso di rapidissimo cambiamento –, dove si conservavano relitti di una cultura materiale secolare ormai completamente scomparsa anche in contesti analoghi ma più vicini ai nuovi centri economici dell’Italia del boom, appare molto bene, per esempio, in un filmato relativamente famoso, girato in un’altra piccola frazione dello stesso comune da Tiziano Mannoni per documentare la tecnica produttiva tradizionale dei </hi><hi rend="CharOverride-3">testelli </hi><hi rend="CharOverride-2">di terracotta (Giannichedda e Zanini 2011).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Lo stesso carattere di registrazione di una residualità pertiene anche al documento che è all’origine del nostro ragionamento. Si tratta di un atto notarile molto recente, redatto il 30 giugno 1997, per la suddivisione ereditaria dei beni della mia famiglia, che erano rimasti fino ad allora indivisi perché avevano, nella percezione di tutti i componenti di quel gruppo, proprio il carattere di un patrimonio residuale, di cui non si era sentita fino ad allora la necessità di entrare in un possesso pieno. Solo al momento della scomparsa dell’ultimo esponente della famiglia di origine, mia nonna, ragioni di opportunità nella gestione dei profili fiscali dei suoi eredi diretti – tra cui i successori dei due figli a lei premorti – imposero di stendere un atto formale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Ciascuno degli eredi diretti, i figli nati tra gli anni ’20 e ’40, aveva nella fase storica del boom italiano strutturato una sua autonoma dimensione economica, lontana dal paese di origine e di fatto con nessuna connessione con quel mondo contadino. Gli stessi protagonisti principali, mio nonno e mia nonna, erano migrati negli anni ’60 in successione verso due cittadine costiere della Liguria di Levante e il loro rapporto con il paese natìo si era ristrutturato solo in età avanzata, quando erano tornati a viverci più o meno stabilmente, dedicandosi a un’attività agricola che aveva nel frattempo perso ogni concreto aspetto di soddisfacimento di reali bisogni economici. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Questa dinamica, molto frequente nelle famiglie di quell’epoca e di quel contesto geografico, ha determinato la circostanza che il patrimonio di immobili (che in questa sede ci interessano meno e quindi non discuteremo oltre) e di terreni della famiglia di origine rimanesse cristallizzato alla configurazione che aveva assunto nei decenni precedenti la seconda guerra mondiale, in buona sostanza al momento del matrimonio tra i miei nonni, che aveva sancito l’acquisizione da parte loro del diritto d’uso sulle porzioni a loro destinate dei patrimoni delle rispettive famiglie d’origine. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Va da sé che si tratta di una valutazione di ordine tipologico-quantitativo, perché i singoli cespiti che sono descritto nell’atto entrarono nella effettiva proprietà dei miei nonni solamente in epoca molto successiva, ben dopo la morte dei loro genitori – avvenuta nei primi anni ’60 – e a seguito di una laboriosa procedura di successione ereditaria (Fig. 1). Ma questo aspetto pertiene palesemente all’ambito della cronaca e non a quello della microstoria locale: dal nostro punto di vista di utilizzatori della fonte documentaria non è infatti importante se, prima della divisione ereditaria del patrimonio dei loro genitori, i miei nonni utilizzassero proprio gli orti, i campi e i boschi descritti nell’atto del 1997. L’aspetto rilevante è che – assunto che gli atti di successione ereditaria abbiano rispettato il principio dell’equità nella distribuzione dei beni tra gli eredi – i miei nonni potessero contare, al pari dei loro co-eredi, su quella tipologia di terreni, in quella quantità e in quella collocazione topografica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Questi ultimi tre elementi sono stati, nell’impostare la mia riflessione, i tre principali indicatori per validare la mia fonte documentaria, ovvero per valutare se essa contenesse degli elementi di conoscenza che non fossero riconducibili solo al singolo caso di studio, ma che potessero in qualche modo essere assunti a campione di una situazione più generale. In questo processo si è rivelata decisiva la trasposizione del documento scritto in una semplice piattaforma GIS, costruita a partire dalle mappe del Catasto Terreni della Liguria, messo a disposizione del pubblico attraverso il suo Geoportale Tecnico (&lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-2">http://srvcarto.regione.liguria.it/geoviewer2/pages/apps/geoportale-tecnico/index.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-2">&gt; 16/06/2024). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Questa operazione ha permesso di condurre una prima valutazione sintetica della distribuzione nello spazio dei terreni indicati nel nostro atto di successione ereditaria e che sembra possibile raggruppare in tre categorie (Fig. 2): gli orti collocati nell’immediata prossimità del paese, nella fascia subito sottostante il nucleo abitato; i seminativi arborati, nelle forme dei terrazzamenti (‘piane’ o ‘fasce’), così tipici del paesaggio agrario ligure, collocati anch’essi nell’area circostante il paese, ma a una distanza maggiore; e le aree di bosco ceduo o di bosco misto, collocate invece tutte a monte del paese e in qualche caso a una certa distanza da esso. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il fatto che i terreni appartenenti a tutte e tre queste tipologie risultino non accorpati tra loro, ma piuttosto dispersi all’interno delle macro aree in cui si articola (o meglio si articolava, prima dell’abbandono) il paesaggio rurale del nostro micro-territorio, costituisce una chiara testimonianza di come la proprietà fondiaria della famiglia che stiamo studiando origini da una serie di ripartizioni progressive di nuclei più grandi, come del resto denuncia la numerazione casuale delle particelle, frutto anch’essa della registrazione di diverse fasi di suddivisione nella proprietà dei campi. In linea di massima, se si potesse risalire, attraverso il recupero di documenti analoghi, alle due/tre generazioni precedenti di suddivisioni ereditarie, si dovrebbe cogliere, man mano che si retrocede nel tempo, un progressivo accorpamento delle proprietà, fino ad arrivare al riconoscimento di grossi nuclei o appartenuti ciascuno a una delle famiglie storiche della comunità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">L’immagine di una proprietà terriera così frazionata e distribuita nello spazio conferisce quindi al nostro documento il valore di un campione credibile per rappresentare in qualche misura efficacemente, sia pure con la consapevolezza di tutte le possibili variabili del caso, i possedimenti fondiari medi di una famiglia contadina media di quel territorio in quell’epoca.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. I possedimenti di una famiglia contadina</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Validata preliminarmente, per quanto possibile e limitatamente all’aspetto quantitativo, la rappresentatività statistica della nostra fonte, possiamo ora passare alla sua analisi qualitativa, riassumendo in una tabella estensione e utilizzo di ciascun appezzamento di terreno in proprietà della famiglia che stiamo studiando. Indicativamente alla fine del primo quarto del secolo scorso, al momento del matrimonio tra i due capostipiti.</hi></p><p rend="caption_table" ><hi rend="CharOverride-2">Tabella 1 – Estensione e utilizzo di ciascun appezzamento di terreno in proprietà della famiglia esaminata.</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table001">
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							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">seminativo arborato</hi></p>
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							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">seminativo arborato</hi></p>
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							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Davanti casa</hi></p>
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							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">seminativo arborato</hi></p>
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							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Gropparola sotto Timì 1 </hi></p>
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							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Gropparola sotto Timì 2</hi></p>
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							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">seminativo arborato</hi></p>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Davanti casa</hi></p>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">seminativo arborato</hi></p>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">100</hi></p>
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							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Campo</hi></p>
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							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">seminativo arborato</hi></p>
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							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">900</hi></p>
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							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">13</hi></p>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Panighè</hi></p>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">bosco ceduo</hi></p>
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							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">6568</hi></p>
						</cell>
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							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">14</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Bosco del Gatto</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">bosco ceduo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">13400</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">15</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Cian du Sciou 1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">bosco ceduo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">2200</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">16</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Varicelli</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">bosco misto</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">14100</hi></p>
						</cell>
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						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Cian du Sciou 2</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">bosco ceduo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">360</hi></p>
						</cell>
					</row>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">18</hi></p>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Bugeisce 1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">bosco ceduo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">500</hi></p>
						</cell>
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							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Bugeisce 2</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">bosco ceduo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">6100</hi></p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">20</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Orto 1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">orto</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">160</hi></p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
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						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Orto 2</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">orto</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">300</hi></p>
						</cell>
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					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">22</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Gropparola 1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">seminativo prativo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">180</hi></p>
						</cell>
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					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">23</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Moggia</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">seminativo arborato</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">1250</hi></p>
						</cell>
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					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">24</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Gropparola 2</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">seminativo prativo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">260</hi></p>
						</cell>
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					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">25</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Aia</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">corte rurale</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">40</hi></p>
						</cell>
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					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">26</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Sopra casa</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">seminativo arborato</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">105</hi></p>
						</cell>
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					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">27</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Cian</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">seminativo arborato</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">300</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">28</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Casarina</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">seminativo arborato</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">800</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">29</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Laghi</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">bosco ceduo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">1500</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">30</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Carmo 1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">bosco ceduo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">24721</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">31</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Carmo 2</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">bosco ceduo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">14690</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">32</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">Carmo 3</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">bosco ceduo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-2">1443</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">In sintesi, la nuova famiglia poteva quindi disporre di:</hi></p><list type="unordered">
				<item><hi rend="CharOverride-2">ca. 6.800 mq di seminativo arborato, distribuito in 10 appezzamenti, 4 dei quali classificabili nel lessico locale come ‘campo’, di dimensioni comprese tra gli 800 e i 1.500 mq, gli altri di dimensioni assai minori, classificabili come ‘piane’ o ‘fasce’;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-2">ca. 800 mq di orti;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-2">ca. 10 ha di boschi.</hi></item>
			</list><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">È ovviamente piuttosto complicato valutare quanto queste superfici potessero realmente consentire il sostentamento della nostra famiglia, ma qualche ipotesi, almeno in termini di ordini di grandezza, si può sviluppare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La dimensione degli appezzamenti definiti come orti è certamente rilevante, perché 800 mq di orto ben sfruttato nell’organizzazione dello spazio e concimato naturalmente possono garantire una produzione teorica certamente superiore ai consumi di una famiglia che nel secondo quarto del XX secolo comprendeva i due giovani adulti, i loro quattro figli nati tra il 1924 e il 1932 (una quinta figlia nascerà solo nel dopoguerra) e in una qualche misura, difficile da determinare, anche i loro genitori anziani. Questa sovrabbondanza teorica potrebbe per contro essere stata compensata da tre fattori avversi: la qualità del terreno delle alte colline liguri, che è tendenzialmente povero di nutrienti, nonostante la possibilità di concimazione naturale: il clima che non è certo ottimale per le produzioni orticole e la difficoltà di irrigazione, legata a una cronica carenza di portata idrica, soprattutto in estate, delle fonti più vicine al paese e quindi agli orti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">A confermare l’ipotesi che quelli che sono definiti come orti nell’atto del 1997 lo fossero realmente anche agli inizi del ’900 c’è poi la concorrenza della toponomastica e la collocazione topografica: prossimità immediata al paese, posizione a valle delle case, che costituivano uno schermo dai venti freddi, esposizione a sud che favoriva appunto la crescita delle verdure nella buona stagione, che di per sé è relativamente breve in questo territorio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Una seconda stima abbastanza agevole è quella relativa alla disponibilità di combustibile. I 10 ha di bosco garantivano certamente una produzione di legna da ardere del tutto adeguata alle esigenze della famiglia e ben sostenibile nel tempo, giacché il fabbisogno poteva essere assicurato anche solo con le normali attività di silvicoltura (sfrondamento, eliminazione dei polloni), conservando così intatto il potenziale produttivo soprattutto dei castagneti, che, come vedremo fra poco, costituivano un elemento fondamentale dell’equilibrio economico della famiglia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Del tutto disagevole – ai limiti, forse, dell’impossibile – è invece la stima di produttività dei poco meno di 7.000 mq di ‘campi’ e ‘piane’, che potevano però essere sfruttate in maniera molto intensiva: grano o mais sulla superficie principale, su cui insistevano però anche gli alberi da frutto; filari di vigna lungo i bordi (verso valle e sui due lati corti); foraggio per gli animali sui ‘poggi’, ovvero le pareti verticali, sorrette da muri a secco, che separavano una ‘piana’ dall’altra.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Valutando in circa 0,5 ha la superficie effettivamente destinata a grano, in 15/20 q.li/ha la produttività media e nel 75% la resa in farina del grano, ne deriva che la disponibilità teorica annua della nostra famiglia poteva essere dell’ordine di 5,5/7 q.li di farina. La congruità reale di questa stima trova una sua prima verifica ‘archeologica’ nelle dimensioni dei due bancali per la conservazione del grano che erano conservati fino a qualche anno fa nella cantina della vecchia casa di famiglia, che misuravano ca. m 2.00 × 0,70 × 0,60 e che erano quindi in grado di contenere ciascuno approssimativamente un massimo di 7 quintali di farina.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Con quel quantitativo di farina, la famiglia poteva contare su una disponibilità media di 5.000/6.700 calorie al giorno, che benché integrate con altri nutrienti derivanti dall’allevamento di una vacca da latte, di un maiale e di animali da cortile (polli, galline, conigli), insieme con le verdure dell’orto, alla frutta e al vino, non appare sufficiente a garantire un supporto alimentare appropriato al sostentamento del nucleo familiare così come era configurato all’epoca, ma che poteva essere facilmente integrato, come vedremo subito, con un ricorso più o meno ampio al consumo di castagne. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Ma già il dover ricorrere solo in misura limitata e forse anche non quotidiana a una risorsa accessoria come le castagne consentiva alla famiglia una auto-percezione di una situazione ‘positiva’, pur nel contesto di una microeconomia di pura sussistenza, come del resto confermano le fonti orali raccolte nel tempo conversando con i miei nonni e con i più grandi dei loro figli, che asserivano come la loro famiglia fosse da considerare tra quelle che ‘non avevano problemi’; a differenza di quelle, per esempio, che, in assenza di proprietà fondiarie pur così limitate, vivevano la magrissima vita del mezzadro.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Una microeconomia di sussistenza alle soglie dell’industrializzazione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La valutazione del potenziale di sussistenza che abbiamo fin qui condotto non tiene conto evidentemente di due ulteriori fattori di sicuro rilievo. In primo luogo, la necessità di integrare le carenze ‘strutturali’ nel bilancio alimentare e, soprattutto, quelle di compensare quelle prodotte da imprevisti: annate di cattivi raccolti, deterioramento delle scorte, impedimenti al lavoro dei componenti della famiglia. In secondo luogo l’opportunità di produrre un surplus quantitativo/qualitativo, da un lato per soddisfare le legittime esigenze di miglioramento del tenore di vita del nucleo, dall’altro per ricavarne la monetizzazione necessaria per pagare ciò che non poteva essere autoprodotto (scarpe, alcuni capi di vestiario, alcuni beni di consumo, come olio, sale, zucchero, caffè, tabacco ecc.), per pagare le imposte e per costituire una piccola riserva patrimoniale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La compensazione di un deficit produttivo – evenienza che le fonti orali mi descrivevano come assai frequente, se non addirittura normale – si basava, in quel contesto ambientale, essenzialmente sullo sfruttamento alimentare dei castagneti in possesso della famiglia. La raccolta delle castagne, il loro essiccamento in apposite strutture – i ‘casoni’, presenti praticamente in tutti i terreni boschivi di una certa dimensione e di cui rimangono ancor oggi visibili molti ruderi e qualche esemplare in buono stato di conservazione (De Maestri e Moreno 1980) –, la produzione della farina e il suo consumo essenzialmente in forma di focacce cotte nei tradizionali ‘testelli’, sono un processo ormai ben documentato antropologicamente e che richiama a pratiche di sfruttamento delle risorse naturali che risale fino al primo Medioevo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La coltivazione dei castagneti da frutto, che prevedeva una costante operazione di manutenzione del bosco attraverso potature selettive e tagli programmati, costituiva anche la base per tre ulteriori attività in grado di incrementare in qualche modo il piccolo potenziale economico della nostra famiglia. Il legname derivante dai tagli, oltre a essere utilizzato direttamente per gli usi domestici, veniva riconvertito in carbone – anche di questa attività rimane una traccia archeologica ancora visibile nelle c.d. ‘piazze carbonaie’, ovvero gli spiazzi orizzontali ricavati artificialmente sugli scoscesi versanti della Val di Vara (Stagno, Beltrametti e Parola 2017) – che era oggetto di un micro-commercio locale. Dai polloni di castagno, a loro volta utilizzati per ricavarne pali di sostegno per le vigne e per tutte le coltivazioni che ne richiedevano l’uso, si recuperavano le scorze (utilizzando un apposito coltello a doppia impugnatura) che, ridotte in strisce, venivano utilizzate per la fabbricazione di ceste e cestini di diverse dimensioni (dalla ‘corba’ del volume di 150/200 litri, alla ‘panea’, più piatta e in grado di contenere una cinquantina di litri, fino al ‘corbellu’ o cesto), che costituivano un’altra tipologia di prodotti da vendere nei mercati locali. La terza attività economica legata alla silvicoltura e in particolare alla gestione dei castagneti era poi rappresentata dalla raccolta dei funghi porcini che, una volta essiccati, venivano anch’essi venduti. In questo caso, trattandosi di una merce di particolare pregio, la commercializzazione avveniva per il tramite di intermediari, che venivano anche da zone relativamente lontane (Liguria costiera, alto Parmense) per acquistare direttamente sul posto l’intera produzione, particolarmente apprezzata per le sue qualità organolettiche e merceologiche.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Infine, ma non da ultimo, un elemento significativo nella microeconomia della nostra famiglia era costituito, come in molti altri casi di quel territorio, proprio dalla produzione artigianale e dalla commercializzazione sul mercato locale dei ‘testelli’. La disponibilità di materia prima (argille relativamente pure e sabbie da usare come dimagranti) e una lunga tradizione di cultura materiale che si è conservata in alcune </hi><hi rend="CharOverride-3">énclaves</hi><hi rend="CharOverride-2"> di questa valle fino a ben dopo la seconda guerra mondiale facevano sì che molte famiglie ricavassero da questa produzione, a bassissimo contenuto tecnologico e quindi tranquillamente realizzabile in un contesto domestico durante i mesi invernali di fermo delle attività agricole, un contributo non indifferente al bilancio, sia sotto forma di denaro sia, spesso, sotto forma di baratto (Giannichedda e Zanini 2011).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La microeconomia di sussistenza che abbiamo fin qui delineato operò per qualche decennio, dimostrando quindi nei fatti la sua sostenibilità nel tempo, probabilmente proprio grazie a quella sua articolazione in componenti diverse – produzione agricola, silvicoltura, piccolo artigianato, sfruttamento delle risorse naturali – che in qualche modo garantiva forme di compensazione di eventuali difficoltà in uno o più settori per brevi periodi. Ciò consentì alla nostra famiglia di vivere, di svilupparsi progressivamente e, come si accennava, anche di acquisire una qualche percezione di relativo benessere, sia pure rapportato agli standard dell’epoca e del contesto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Questo quadro di sostenibilità microeconomica entrò probabilmente in crisi non tanto per il mutare delle condizioni di base, quanto piuttosto per il concretizzarsi di nuove opportunità nel territorio. Nello specifico, ad avviare il cambiamento fu l’apertura di una grande cantiere edile per la realizzazione di una delle tante centrali idroelettriche impiantate nelle valli appenniniche per lo più a partire dagli anni ’30 del ’900. Il cantiere dell’impianto di Ponte Santa Margherita (a una decina di km da Castello) costituì un elemento di grande novità nel piano economico delle famiglie della valle, offrendo di fatto l’occasione di integrare nella microeconomia di sussistenza una fonte di reddito da lavoro dipendente, aumentando (ovviamente a fronte di un maggiore impegno diretto dei due componenti più grandi, mio nonno e mio padre, allora quindicenne) il potere economico proprio nella sua componente monetaria, che fino ad allora era rimasta, come si è visto, sostanzialmente accessoria.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Questo nuovo assetto economico della famiglia durò però troppo poco per lasciare una traccia documentale o archeologica concreta – per esempio nell’acquisizione di nuovi terreni o nel miglioramento strutturale della casa di residenza –, giacché il rapido sopravvenire della guerra e poi del complesso momento della ricostruzione postbellica determinarono un cambiamento radicale nelle prospettive e nelle strategie di vita della famiglia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Già alla fine degli anni ’40, il figlio maggiore della famiglia (mio padre) si trasferì a Genova, in quegli anni all’inizio del boom economico che l’avrebbe portata ad essere uno dei poli del ‘triangolo industriale’, creando una base che negli anni successivi attrasse anche gli altri due figli maschi della famiglia. Poco dopo, il nucleo familiare rimanente – i due genitori e due figlie – lasciò anch’esso il paese per trasferirsi sulla costa, dove le opportunità di vita e lavoro erano certamente migliori, e il piccolo patrimonio immobiliare e fondiario della famiglia cominciò a trasformarsi in una delle componenti residuali di un paesaggio rurale in progressivo abbandono. Un patrimonio di cui non si sentì il bisogno di gestire l’effettiva proprietà fino appunto alla fine dello scorso millennio, quando venne redatto il documento da cui è partita la nostra piccola storia locale.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">De Maestri, S., e D. Moreno. 1980. “Contributo alla storia della costruzione a secco nella Liguria rurale.” </hi><hi rend="CharOverride-3">Archeologia Medievale</hi><hi rend="CharOverride-2"> 7: 319-42.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Giannichedda, E., ed E. Zanini. 2011. “Il “testo” e la sua diffusione nella Liguria di Levante: quarantasei anni di lavoro su una fonte etnografica.” </hi><hi rend="CharOverride-3">Archeologia Postmedievale</hi><hi rend="CharOverride-2"> 15: 91-115.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Salvatori, E. 2012. “Un progetto di Public History nel cuore della Liguria.” In </hi><hi rend="CharOverride-3">Storia e territorio della Val di Vara</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di E. Salvatori, 13-32. San Giuliano Terme (Pi): Felici. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Salvatori, E., Mogorovich P., e M. Baldassarri. 2012. “Web-gis storico-archeologico della Val di Vara.” In Atti della 16a Conferenza ASITA, 1179-186. Milano.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Stagno, A. M. 2019. </hi><hi rend="CharOverride-3">Gli spazi dell’archeologia rurale: risorse ambientali e insediamenti nell’Appennino ligure tra XV e XXI secolo</hi><hi rend="CharOverride-2">. Firenze: All’Insegna del Giglio. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Stagno, A. M., Beltrametti G., et C. Parola. 2017. “Le charbonnage dans l’Apennin ligure (Italie): sites, pratiques, ressources (XIX ème-XX ème siècle).” In </hi><hi rend="CharOverride-3">Charbonnage, charbonniers, charbonnières. Confluence de regards autour d’un artisanat méconnu</hi><hi rend="CharOverride-2">, édité par S. Paradise Grenouillet et al., 137-55. Aix en-Provence: Presses universitaires de Provence..</hi></p><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Enrico Zanini, University of Siena, Italy, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>enrico.zanini@unisi.it</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0000-0001-5542-2065</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Enrico Zanini, </hi><hi rend="italic CharOverride-4">Public history </hi><hi rend="italic">in Val di Vara. La microeconomia di una famiglia contadina nei primi decenni del XX secolo</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY 4.0</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/979-12-215-0376-0.</hi></ref><hi>43, in Michele Nucciotti, Elisa Pruno (edited by), </hi><hi rend="CharOverride-1">Florentia. Studi di archeologia. Vol. 5 - Numero speciale - Studi in onore di Guido Vannini</hi><hi>, pp. -585, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0376-0, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>DOI 10.36253/</hi></ref><hi>979-12-215-0376-0</hi></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 1 – Una delle pagine dell’atto notarile con la lista dei beni della famiglia.</hi></p><p><graphic url="OP08975_xml_45_577-588-web-resources/image/FIG_1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08975_xml_45_577-588-web-resources/image/FIG_2.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-2">Figura 2 – Trasposizione su piattaforma GIS dei terreni elencati nell’atto notarile.</hi></p>
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="161186">De Maestri, S., Moreno, D. (1980) ‘Contributo alla storia della costruzione a secco nella Liguria rurale’, Archeologia Medievale, 7, pp. 319–342.</bibl>
          <bibl n="160925">Giannichedda, E., Zanini, E. (2011) ‘Il “testo” e la sua diffusione nella Liguria di Levante: quarantasei anni di lavoro su una fonte etnografica’, Archeologia Postmedievale, 15, pp. 91–115.</bibl>
          <bibl n="161119">Salvatori, E. (2012) ‘Un progetto di Public History nel cuore della Liguria’, in Salvatori, E. (ed.) Storia e territorio della Val di Vara. Pisa, pp. 13–32.</bibl>
          <bibl n="161076">Salvatori, E., Mogorovich, P., Baldassarri, M. (2012) ‘Web-gis storico-archeologico della Val di Vara’, in Atti della 16a Conferenza ASITA. Milano, pp. 1179–1186.</bibl>
          <bibl n="161221">Stagno, A.M. (2019) Gli spazi dell’archeologia rurale: risorse ambientali e insediamenti nell’Appennino ligure tra XV e XXI secolo, Firenze.</bibl>
          <bibl n="160586">Stagno, A.M., Beltrametti, G. ,Parola, C. (2017) ‘Le charbonnage dans l’Apennin ligure (Italie): sites, pratiques, ressources (XIX &amp;#232;me -XX &amp;#232;me si&amp;#232;cle)’, in Paradise Grenouillet, S. et al. (eds) Charbonnage, charbonniers, charbonni&amp;#232;res. Confluence de regards autour d’un artisanat m&amp;#233;connu. Aix-Marseille, pp. 137–155.</bibl>
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