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        <title type="main" level="a">Prefazione</title>
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            <forename>Rosanna</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Cento anni di slavistica a Padova</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0475-0</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.02</idno>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.02<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.02" /></p>
      <div><head>Prefazione</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Rosanna Benacchio </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo volume raccoglie i saggi presentati in apertura del VII Convegno nazionale dell’Associazione Italiana degli Slavisti (Padova, 6-9 giugno 2022), nella sezione dedicata alla celebrazione del centenario degli studi slavistici universitari in Italia che hanno visto la luce presso l’Ateneo patavino con l’istituzione del primo insegnamento di Filologia slava. Questa celebrazione è coincisa con quella dell’ottavo centenario dell’Università di Padova ed è entrata nel palinsesto scientifico delle celebrazioni previste per quell’evento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I saggi sono articolati in modo da ricostruire i momenti salienti della storia degli studi slavistici patavini, a partire da </hi><hi rend="CharOverride-1">Giovanni Maver, che per primo ricoprì la cattedra di Filologia slava, per proseguire con coloro che in quella cattedra gli sono succeduti: Ettore Lo Gatto, Arturo Cronia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_3_7-16.html#footnote-001">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, Evel Gasparini, </hi><hi rend="CharOverride-1">e infine Natalino Radovich. Nei saggi si mettono in luce i meriti scientifici, ma anche quelli organizzativi e didattici, di queste figure e si contestualizza storicamente il loro operato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il volume si apre con una densa introduzione di Giovanna Brogi dal titolo “Considerazioni introduttive sulla storia della slavistica in Italia” che </hi><hi rend="CharOverride-1">traccia nei suoi tratti generali le vicende storico-ideologiche e culturali cha hanno fatto da sfondo alle ricerche slavistiche svolte sia all’estero che nel nostro paese in questi cento anni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel primo articolo, dal titolo “La fondazione della cattedra di filologia slava a Padova: Giovanni Maver</hi><hi rend="CharOverride-1">”, Cecilia Ghetti illumina egregiamente le condizioni storiche e sociopolitiche cha hanno portato alla nascita della prima cattedra di slavistica a Padova, mettendo poi in luce non solo l’attività scientifica, ma anche quella didattica e organizzativa (tra cui la fondazione della biblioteca) svolta da Maver a Padova prima di trasferirsi, nel 1929, a Roma, dove rimarrà fino alla fine dei suoi anni, ricoprendo la neonata cattedra di Lingua e letteratura polacca presso quella Università.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al successore di Giovanni Maver è dedicato il lavoro che segue, “</hi><hi rend="CharOverride-1">Ettore Lo Gatto a Padova”, di Gabriele Mazzitelli. Noto studioso di Lo Gatto e, in generale, profondo conoscitore della storia della slavistica italiana, Mazzitelli delinea un approfondito profilo sia dello studioso, sia dell’uomo, dando ampio spazio alla descrizione del rapporto tra Lo Gatto e il regime. Si mette in luce non solo l’attività di Lo Gatto a Padova, ma anche quella svolta a Praga nei sei lunghi anni trascorsi ‘in missione’ in quella città (l’insegnamento di Filologia Slava veniva, in quegli anni, coperto per supplenza da Arturo Cronia), dove ricoprì, tra l’altro, le funzioni di direttore dell’Istituto di cultura italiano</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ad Arturo Cronia è dedicato il saggio di Rosanna Morabito “Ancora su Arturo Cronia: la letteratura serba”. Esso non mira a un profilo ‘a tutto tondo’</hi><hi rend="CharOverride-1"> dello studioso, per il quale l’Autrice rimanda al volume recentemente pubblicato a Padova (Benacchio, Fin 2019) dedicato agli Atti di un convegno tenutosi in occasione dei cinquant’anni dalla morte dello studioso zaratino. L’autrice si focalizza qui su un aspetto che in quell’occasione era stato trascurato, ossia sugli studi di Cronia (senz’altro minoritari ma non per questo meno significativi) sulla letteratura serba e sulla loro </hi><hi rend="CharOverride-1">ricezione in Serbia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Segue “La prospettiva comparatistica degli studi slavi a Padova” di Guido Baldassarri, che mette molto bene in luce l’interesse per una visione comparatistica degli studi filologico-letterari coltivato dai primi tre studiosi che hanno coperto la cattedra di Filologia slava a Padova: Maver e Cronia soprattutto ma anche, pur in minor misura, Lo Gatto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si arriva a tempi più recenti</hi><hi rend="italic">, </hi><hi rend="CharOverride-1">successivi all’‘era cronia</hi><hi rend="CharOverride-1">na’, con</hi><hi rend="italic"> “</hi><hi rend="CharOverride-1">Evel Gasparini: per un profilo dell’uomo e dello studioso</hi><hi rend="italic">”</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Donatella Possamai, che getta una luce inedita sulla figura dello studioso, focalizzandosi soprattutto su particolari finora sconosciuti della sua biografia (mi riferisco anche qui, come per Lo Gatto, alla messa in luce del rapporto tra Gasparini e il regime). Completano questo articolo delle “Considerazioni a margine</hi><hi rend="italic">”</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Remo Faccani, </hi><hi rend="CharOverride-1">profondo conoscitore e amico di Evel Gasparini, autore, tra l’altro, di un pregevole saggio introduttivo apparso come </hi><hi rend="italic">Prefazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla recente riedizione dell’opus magnum di Evel Gasparini, </hi><hi rend="italic">Il matriarcato slavo</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’ultimo saggio, “La filologia di Natalino Radovich</hi><hi rend="italic">” </hi><hi rend="CharOverride-1">di Rosanna Benacchio, è pure volto a gettare una luce inedita sulla figura dello studioso, andando ad integrare il </hi><hi rend="italic">Profilo bio-bibliografico</hi><hi rend="CharOverride-1"> composto dalla stessa autrice in occasione del pensionamento dello studioso (Benacchio 1996). Il saggio si focalizza soprattutto sull’originalità della posizione di Radovich all’interno della slavistica italiana, sul suo </hi><hi rend="CharOverride-1">ruolo di ‘precursore’ di nuovi approcci teorici e nuovi metodi di ricerca. Un atto dovuto e quanto mai utile, soprattutto considerato il carattere schivo dello studioso triestino, che l’ha portato ad un progressivo isolamento dal mondo accademico, in Italia e non solo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Completa il volume un’Appendice iconografica dedicata alla mostra di materiale bibliografico e documentario allestita, in occasione del Convegno, con la collaborazione della Biblioteca del Polo Umanistico di Via Beato Pellegrino ed esposta nei locali del Dipartimento di Studi linguistici e letterari in concomitanza con l’evento celebrativo. La mostra (dal titolo </hi><hi rend="italic">Per i cento anni della s</hi><hi rend="italic">lavistica a Padova</hi><hi rend="CharOverride-1">) abbracciava un periodo più lungo di quello coperto dagli articoli qui pubblicati ed esponeva, in una decina di bacheche, le principali pubblicazioni (per lo più opere prime monografiche ma anche opere collettanee e, eccezionalmente, articoli di particolare rilievo scientifico o ‘storico’), scritte o curate dai docenti di slavistica dell’Ateneo patavino a partire dagli anni Venti del Novecento fino ad oggi. Più precisamente, erano stati scelti gli scritti le cui date di pubblicazione riguardavano gli anni precedenti l’inizio dell’insegnamento dei suddetti slavisti a Padova (in quanto in qualche modo ‘preparatori’ di una una formazione poi ‘spesa’ a Padova) e gli anni durante i quali gli stessi hanno insegnato a Padova (o gli anni immediatamente successivi, calcolando i tempi editoriali). Non erano state prese in considerazione le pubblicazioni risalenti agli anni successivi il loro passaggio ad altra sede universitaria (per es. non erano stati esposti i lavori di Maver e Lo Gatto a Roma). Non erano state prese in considerazione nemmeno le pubblicazioni di docenti tuttora in servizio, la cui opera si presentava troppo recente, attuale per poter garantire quella ‘giusta distanza’ che richiede (parafrasando Cronia) un “bilancio storico-bibliografico di un secolo”. La mostra comprendeva infine alcuni preziosi documenti d’archivio fino a quel momento sconosciuti, riguardanti anche questi la storia della slavistica padovana. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’Appendice viene ora riportata, seguendo gli stessi criteri, una selezione del suddetto materiale bibliografico e documentario: una settantina di immagini che riproducono documenti d’archivio e copertine (più raramente, quando indicato, frontespizi) di pubblicazioni conservate per lo più presso le biblioteche del Polo Umanistico dell’Ateneo e in particolare presso la Biblioteca Beato Pellegrino di Studi letterari, linguistici, pedagogici e dello spettacolo, dove è collocata anche la Sezione di Slavistica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Di questo materiale forniamo qui sotto una breve descrizione, insieme ad una traccia di percorso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La sezione dedicata a Giovanni Maver </hi><hi rend="CharOverride-1">si apre con l’immagine di un documento inedito fornito dall’Archivio generale dell’Università degli Studi di Padova: l’estratto del verbale del Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia del 6 dicembre 1919 </hi><hi rend="CharOverride-1">con cui si approva l’istituzione, a partire dall’anno accademico 2020-2021, dell’insegnamento di Filologia slava (il primo in Italia!), di cui viene incaricato Maver (Immagine 1 (a) e (b)). Il documento viene riportato e commentato nel primo articolo della presente raccolta dedicato, appunto, a Maver, scritto da Cecilia Ghetti. Segue un altro importante documento d’Archivio, datato 24 febbraio 1926, che sancisce l’atto ufficiale di nascita della prima cattedra di slavistica in Italia: la comunicazione dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Università di Padova al Ministero della Pubblica Istruzione sull’avvenuta votazione all’unanimità, da parte della Facoltà di Lettere, della proposta di nomina di Maver come professore ‘non stabile’ di Filologia slava (Immagine 2). Seguirà, tre anni dopo, la nomina a </hi><hi rend="CharOverride-1">‘stabile’, testimoniata da una lettera del Ministero della Pubblica Istruzione del 27 marzo 1929 (Immagine 3). Segue un altro documento riguardante l’invito, rivolto all’Università di Padova nel luglio 1929, a partecipare al </hi><hi rend="CharOverride-1">I Congresso internazionale dei filologi slavi che si sarebbe tenuto a Praga nell’ottobre dello stesso anno, invito che verrà dall’Università trasmesso a Maver (Immagine 4). Il documento sancisce l’entrata del nostro Paese (per la precisione, dell’Ateneo patavino) nella scena della slavistica internazionale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo questi documenti d’Archivio, seguono alcuni documenti bibliografici, a partire dal saggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Intorno alla penetrazione del lessico italiano nel serbocroato della Dalmazia e dei territori vicini: criteri metodologici</hi><hi rend="CharOverride-1">, tratto dagli “Atti dell’Istituto Veneto” (1925) (Immagine 5), per continuare con </hi><hi rend="italic">La pronuncia della ci latina nei riflessi slavi-meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, tratto dall’“Archivio glottologico italiano” (1930) (Immagine 6). Si tratta di lavori ‘giovanili’ di Maver, certamente non ‘tipici’ della sua figura di studioso, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma proprio per questo interessanti, anche perché testimoniano bene la sua iniziale formazione filologico-linguistica di stampo viennese (come è noto, Maver aveva compiuto gli studi con Meyer-Lübke) e il successivo passaggio della sua area di ricerca dalla filologia romanza a quella slava. Non solo, ma, come vedremo, un simile percorso, che affonda le sue radici nella grande filologia di matrice austroungarica, sarà una caratteristica importante della filologia slava patavina e si ritroverà poi anche nell’opera giovanile di Arturo Cronia e perfino in quella di Natalino Radovich. Seguono poi alcuni ben noti volumi di Maver usciti anche questi nel periodo trascorso presso l’Ateneo di Padova, dedicati alla letteratura polacca</hi><hi rend="CharOverride-1"> che diverrà presto, già prima del suo trasferimento a Roma, il suo principale campo di interessi. Si tratta di </hi><hi rend="italic">Saggi critici su Juliusz Słowacki</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1925)</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Immagine 7) e </hi><hi rend="italic">All</hi><hi rend="italic">e fonti del romanticismo polacco</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1929) (Immagine 8). Si riportano infine due studi, entrambi del 1929, dedicati alla comparatistica letteraria (</hi><hi rend="italic">Leopardi presso i croati e i serbi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Immagine 9) e</hi><hi rend="italic"> Vrchlick</hi><hi rend="italic">ý e Leopardi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Immagine 10)), che testimoniano un altro importante filone di studi di Giovanni Maver, ampiamente ‘battuto’ anche dagli altri, primi, filologi patavini, soprattutto da Arturo Cronia, come messo bene in luce</hi><hi rend="CharOverride-1"> in questo volume nel saggio di Guido Baldassarri. Da notare che alcuni di questi volumi (</hi><hi rend="italic">Alle fonti del romanticismo polacco</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">Leopardi presso i croati e i serbi</hi><hi rend="CharOverride-1">) sono pubblicati presso l’Istituto per l’Europa orientale (Ipeo)</hi><hi rend="CharOverride-1">, allora nel suo primo decennio di attività, portata avanti grazie soprattutto all’indefesso impegno di Lo Gatto, amico di Maver, che sarà suo successore a Padova.</hi><hi rend="CharOverride-1"> In chiusura di questa sezione dedicata a Giovanni Maver trovano posto altri due documenti d’Archivio che testimoniamo la conclusione del suo magistero patavino: la lettera ministeriale, datata 2 novembre 1929, con cui si comunica all’Università di Padova il trasferimento di Maver alla cattedra di Lingua e letteratura polacca dell’Università di Roma (Immagine 11) e, di due giorni dopo, la lettera con cui il Rettore comunica la notizia del trasferimento all’interessato, esprimendo parole di stima e di rammarico (Immagine 12)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche la sezione che segue, dedicata a Ettore Lo Gatto si apre con dei documenti d’Archivio: innanzitutto il verbale del Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia del 12 gennaio </hi><hi rend="CharOverride-1">1935 in cui si legge e approva la relazione sull’attività svolta da Lo Gatto a Padova per la sua promozione a professore ordinario (Immagine 13 (a) e (b)). Si sofferma su questa relazione, densa e più che lusinghiera, Gabriele Mazzitelli nel suo saggio qui pubblicato. </hi><hi rend="CharOverride-1">Segue, di circa due mesi più tarda, la lettera ministeriale di nomina a professore ordinario della cattedra di Filologia slava (Immagine 14).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda i documenti prettamente bibliografici, sono qui riprodotti le copertine dei primi numeri di due fondamentali riviste fondate da Lo Gatto negli anni di poco precedenti il suo arrivo a Padova: quello di </hi><hi rend="italic">Russia. Rivista di Letteratura – Arte – Storia</hi><hi rend="CharOverride-1">, la prima rivista di slavistica in Italia, fondata nel 1920, che porta in copertina il fregio di Ivan Bilibin (Immagine 15)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_3_7-16.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e di </hi><hi rend="italic">L’Europa Orientale</hi><hi rend="CharOverride-1">, la rivista ufficiale dell’Ipeo, </hi><hi rend="CharOverride-1">fondata l’anno successivo (Immagine 16). Oltre che a questi importanti frutti di operazioni editoriali che hanno segnato gli inizi della slavistica italiana, abbiamo qui dato spazio ad alcune delle opere più significative di Lo Gatto, che marcano i primi passi sicuri della russistica in Italia, come i </hi><hi rend="italic">Saggi sulla cultura russa</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1923) (Immagine 17), </hi><hi rend="italic">Pagine di </hi><hi rend="italic">storia della letteratura russa </hi><hi rend="CharOverride-1">(1928) (Immagine 18) e il noto volume, successivo questo al suo arrivo a Padova, </hi><hi rend="italic">URSS</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">1931: vita quotidiana</hi><hi rend="CharOverride-1"> – </hi><hi rend="italic">piano quinquennale </hi><hi rend="CharOverride-1">(1932) (</hi><hi rend="CharOverride-1">Immagine 19). Tutti e tre i volumi rientrano tra le pubblicazioni dell’Ipeo. Si è infine ritenuto opportuno esporre anche un’edizioni rara, che testimonia l’attività traduttoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Lo Gatto: la sua traduzione dell’</hi><hi rend="italic">Oblomov</hi><hi rend="CharOverride-1">, del 1928, che porta il sottotitolo </hi><hi rend="italic">Unica versione integrale con traduzione e note di Ettore Lo Gatto </hi><hi rend="CharOverride-1">(Immagine 20)</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’opera è pubblicata presso la casa editrice Slavia fondata da A. Polledro, </hi><hi rend="CharOverride-1">nella collana “Il genio slavo”, e nella copertina, come anche all’interno del testo, compaiono le splendide illustrazioni di Ivan Bilibin (nominato sopra per le decorazioni della rivista </hi><hi rend="italic">Russia</hi><hi rend="CharOverride-1">). Conclude la sezione una foto di Lo Gatto, conservata presso il Dipartimento, accompagnata da un’affettuosa dedica</hi><hi rend="CharOverride-1"> che ricorda gli anni felici del suo magistero patavino (Immagine 21). La foto fu evidentemente donata da Lo Gatto all’Istituto di Filologia slava, in circostanze che non conosciamo, molti anni dopo il suo tras</hi><hi rend="CharOverride-1">ferimento a Roma, avvenuto a fine ottobre del 1941. La dedica ricorda la ben nota frase (riportata da Mazzitelli in questo volume) con cui, più di vent’anni prima, in procinto di trasferirsi a Roma, Lo Gatto esprimeva la sua gratitudine al Rettore dell’Università di Padova </hi><hi rend="CharOverride-1">definendo gli anni trascorsi come docente presso l’Ateneo patavino «tra i più belli e ricchi di soddisfazioni» di tutta la sua vita accademica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Arturo Cronia, che si era laureato a Padova con Maver nel 1921, iniziò il suo magistero patavino già nel 1936, quando gli fu affidato per supplenza l’insegnamento di Filologia slava di cui era titolare Lo Gatto, temporaneamente incaricato di una missione ministeriale a Praga, e continuò fino al suo pensionamento, che precedette di poco il suo decesso, avvenuto nel 1967. Durante questo lungo periodo (definito da qualcuno ‘era croniana’), ma anche nel periodo precedente, ‘di formazione’, numerose furono le sue opere che lasciarono un segno nella storia della slavistica (e in particolare della serbo-croatistica) italiana oltre che patavina (vedi Benacchio, Fin 2019). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo due documenti d’Archivio (un’inedita foto di Cronia, rinvenuta nel fascicolo del docente dell’archivio d’Ateneo, raffigurante lo studioso agli inizi del suo magistero patavino (Immagine 22) e la lettera del Ministero dell’Educazione Nazionale con la nomina di Cronia a professore ordinario di Lingua e letteratura serbo croata presso l’Università di Padova (Immagine 23)), la rassegna bibliografica di Cronia inizia col noto articolo </hi><hi rend="italic">Dante nella letteratura croato-serba</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">uscito a Napoli nel 1921, nel primo numero della rivista </hi><hi rend="italic">L’Europa orientale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Immagine 24), il primo lavoro di Cronia che lo qualifica già come valido studioso comparatista (della letteratura italiana e serbo-croata, in particolare ragusea), ossia come esponente di quel ‘tipico’ filone di ricerche che caratterizzava i primi studi slavistici a Padova (a partire da quelli di Maver) di cui si è parlato sopra. Sul tema della ricezione di Dante nelle varie letterature slave Cronia ritornerà anche in vari lavori successivi. Vediamo poi due ‘classici’ croniani che testimoniano l’importanza del momento filologico nel percorso scientifico dello studioso (che aveva studiato tra Graz e Praga e, come detto sopra, si era laureato con Maver), ossia </hi><hi rend="italic">L’enigma del glagolismo in Dalmazia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1922-25) (Immagine 25) </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Canzoniere raguseo del 1507</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1927) (Immagine 26), entrambi usciti a Zara negli anni precedenti l’insediamento di Cronia nell’Ateneo patavino. Tra le opere prodotte a Padova non poteva mancare qui il ponderoso volume </hi><hi rend="italic">La conoscenza del mondo slavo in Italia. Bilancio storico-bibliografico di un millennio, </hi><hi rend="CharOverride-1">uscito nel</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1958, punto di riferimento fondamentale per generazioni di slavisti (Immagine 27). Vengono infine proposte tre opere fondamentali del Cronia serbo-croatista degli anni Cinquanta e Sessanta chiamate talora dalla critica “trittico” per sottolineare la continuità ideale che le univa nell’intento dell’autore, che era quello di creare un affresco ‘completo’ (e, di fatto, possiamo aggiungere, rimasto ancora insuperato) della letteratura serbo-croata: il </hi><hi rend="italic">Teatro serbo-croato</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1955), la </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura serbo-croata</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Milano 1956) e </hi><hi rend="italic">Le più belle pagine della letteratura serbo-croata</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Milano 1963) (rispettivamente Immagine 28, 29 e 30). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Bisogna dire che con </hi><hi rend="CharOverride-1">l’arrivo di Cronia a Padova, grazie anche al suo costante impegno profuso per rafforzare e sviluppare gli studi slavistici patavini, il susseguirsi degli studiosi si fa meno ‘monolineare’, più complesso da seguire, articolato in ‘rivoli’. Si aprono</hi><hi rend="CharOverride-1"> o si potenziano, oltre al filone di studi dedicato agli slavi meridionali (sloveno) anche altri, dedicati agli slavi occidentali (ceco, slovacco e polacco) e orientali (centrati sul russo) (vedi Benacchio, Ghetti 2022). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda quest’ultimo filone, va segnalato il breve ma significativo ‘passaggio’ per il nostro Ateneo, nell’anno accademico 1963/64, di Wolfgango (Wolf) Giusti che vogliamo ricordare con </hi><hi rend="italic">Mazzini e gli slavi</hi><hi rend="CharOverride-1">, uscito già molti anni prima, nel 1940, un’opera che testimonia bene la sua apprezzata opera di storico e il suo interesse per le connessioni tra il mondo slavo e il Risorgimento italiano (Immagine 31).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vengono qui ricordati anche gli studiosi che, a Padova, hanno coadiuvato e continuato l’opera di Cronia</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’area ‘jugoslava’, e innanzitutto Martin Jevnikar, chiamato da Cronia a Padova nel 1963 a ricoprire l’insegnamento di Lingua e letteratura slovena (primo in Italia!) e rimastovi fino al 1975, quando si trasferì ad Udine, dove aveva ottenuto il posto di professore ordinario (si vedano la</hi><hi rend="italic"> Veronica di Desenice nella letteratura slovena</hi><hi rend="CharOverride-1">, del</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1965) (Immagine 32) e </hi><hi rend="italic">La letteratura giovanile jugoslava</hi><hi rend="CharOverride-1">, scritta a quattro mani con Arturo Cronia e uscita un anno dopo la morte di quest’ultimo, nel 1968 (Immagine 33).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vanno poi ricordate Jolanda Marchiori, che era stata allieva di Cronia</hi><hi rend="CharOverride-1"> e che ne portò avanti il magistero dall’anno della scomparsa del maestro fino al proprio pensionamento, avvenuto nel 1989, seguita da Sofia Zani, che le succedette portando avanti a sua volta l’insegnamento fino ad anni recenti. Per la prima, abbiamo scelto il suo volume </hi><hi rend="italic">Emilio Teza traduttore di poesia popolare serbo-croata</hi><hi rend="CharOverride-1">, uscito nel 1959 (Immagine 34)</hi><hi rend="CharOverride-1">, affiancato da due testimonianze del momento andriciano del percorso scientifico della studiosa: la sua nota traduzione de </hi><hi rend="italic">Il cortile maledetto </hi><hi rend="CharOverride-1">di Ivo Andrić, uscita in I edizione nel 1962 (Immagine 35) </hi><hi rend="CharOverride-1">e riedita quattro anni dopo, e lo studio </hi><hi rend="italic">Itinerario narrativo andriciano</hi><hi rend="CharOverride-1">, del 1969 (Immagine 36). Per Sofia Zani riportiamo il suo apprezzato saggio sulla rivista futurista croata “Zvrk” (Immagine 37)</hi><hi rend="CharOverride-1">, uscito nel 1986 e le </hi><hi rend="italic">Chiose a certi passi di Miloš Crnianski</hi><hi rend="CharOverride-1">, del 1992 (Immagine 38).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo la scomparsa di Cronia fu chiamato a ricoprire la cattedra di Filologia slava di Padova Evel</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gasparini che aveva fino a quel momento tenuto il suo magistero a Venezia. Anch’egli, come Cronia, si era laureato a Padova con Maver agli inizi degli anni Venti. Della sua tesi (su F. Dostoevskij), conservata presso l’Archivio d’Ateneo, si pubblica qui la premessa </hi><hi rend="CharOverride-1">(Immagine 39). Il documento non è di lettura scorrevole e presenta varie correzioni, probabilmente per mano del relatore, ossia di Maver. L’abbiamo però riportato egualmente per due ragioni. Innanzitutto perché nel primo capoverso, che viene riportato nel saggio di Donatella Possamai in questa raccolta, si riflettono già </hi><hi rend="CharOverride-1">alcuni di quelli che saranno i tratti caratteristici, inconfondibili dello studioso maturo: la sicurezza nel proprio giudizio critico e la consapevole, orgogliosa rivendicazione del diritto all’originalità. L’altra ragione è il ringraziamento che il laureando fa, nelle ultime righe</hi><hi rend="CharOverride-1">, al suo relatore e in particolare l’accenno al merito di quest’ultimo di averlo introdotto nelle «biblioteche di Germania». Anche questo accenno è significativo. Come mette bene in luce Faccani nella sua già ricordata </hi><hi rend="italic">Prefazione </hi><hi rend="CharOverride-1">alla riedizione</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">de</hi><hi rend="italic"> Il matriarcato slavo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Gasparini aveva infatti trascorso gran parte del 1922 a Vienna e Berlino, consultando le biblioteche locali. L’in</hi><hi rend="CharOverride-1">put alle sue successive ricerche antropologiche, che avevano le sue radici proprio in quell’ambito culturale (si vedano la </hi><hi rend="italic">Kulturkreislehre </hi><hi rend="CharOverride-1">e la </hi><hi rend="italic">Wiener Schule</hi><hi rend="CharOverride-1">), risale quindi già ai suoi anni di studente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo i due documenti seguono le immagini di alcune opere che risalgono alla prima fase della produzione scientifica di Gasparini, ossia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">La cultura delle steppe. Morfologia della civiltà russa, </hi><hi rend="CharOverride-1">uscito nel 1934 presso l’Ipeo, dove già si delineano gli interessi culturologici dello studioso (Immagine 40) nonché due capisaldi degli studi letterari russi in Italia: </hi><hi rend="italic">Morfologia della cultura russa. Il dramma dell’intelligencija</hi><hi rend="CharOverride-1">, del 1940</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Immagine 41) e </hi><hi rend="italic">Scrittori russi. Puškin. Lermontov, Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj, Čechov, Leont’ev, </hi><hi rend="CharOverride-1">del</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1966 (Immagine 42). Tali lavori </hi><hi rend="CharOverride-1">letterari vanno ricordati non solo per il loro indiscusso valore, ma anche perché se gli studi filologici di matrice antropologica di Gasparini non hanno avuto un seguito nella slavistica italiana e sono rimasti un caso isolato, un </hi><hi rend="italic">unicum</hi><hi rend="CharOverride-1">, quelli dedicati alla letteratura russa hanno invece avuto un seguito anche e soprattutto a Padova, nei lavori di Danilo Cavaion e Marisa Ferrazzi, che erano stati suoi allievi a Venezia. Da ultimo viene presentato il volume </hi><hi rend="italic">Il matriarcato slavo. Antropologia culturale dei Protoslavi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> il suo </hi><hi rend="italic">opus magnum </hi><hi rend="CharOverride-1">che ha visto la luce dopo il pensionamento dell’autore, nel 1973, e che riassume la ricerca di una vita (Immagine 43).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Chiude questa rassegna dedicata a Gasparini una foto che lo ritrae durante una seduta di laurea nei primi anni Settanta, una delle ultime della sua carriera accademica presso l’Ateneo patavino (Immagine 44).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al momento dell’uscita fuori ruolo di Gasparini, avvenuta nel 1970, gli succedette alla Cattedra di Filologia slava, proveniente dall’Istituto Orientale di Napoli, Natalino Radovich, uno studioso di grosso valore, </hi><hi rend="CharOverride-1">poco conosciuto nella comunità slavistica italiana, complice anche la sua natura schiva e riservata nonché la sua tendenza a pubblicare i suoi lavori come edizioni riservate agli studenti dell’Istituto Orientale di Napoli (vedi Benacchio in questo volume), come si può vedere dalla veste tipografica di molte delle riproduzioni fotografiche riportate nell’Appendice. La rassegna dedicata a Radovich si apre con due testi che testimoniano forse il principale (ma non l’unico) filone scientifico portato avanti dallo studioso</hi><hi rend="CharOverride-1">, quello dell’ecdotica: </hi><hi rend="italic">Le pericopi glagolitiche della “Vita Constantini” e la tradizione manoscritta cirillica</hi><hi rend="CharOverride-1">, del 1968 (Immagine 45) e </hi><hi rend="italic">Un frammento slavo del Protovangelo di Giacomo</hi><hi rend="CharOverride-1">, dell’anno dopo (Immagine 46</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="italic">, </hi><hi rend="CharOverride-1">ben</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">noto e apprezzato da tutta la comunità slavistica italiana il primo, quasi sconosciuto il secondo. Seguono le immagini di due testi che testimoniano l’altro filone di studi di Radovich, quello della linguistica storico-comparata, ossia il </hi><hi rend="italic">Profilo di linguistica slava</hi><hi rend="CharOverride-1">, del 1969</hi><hi rend="italic">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in tre volumi: una Grammatica comparat</hi><hi rend="CharOverride-1">iva delle lingue slave, articolata ed esaustiva, completata da Cartine e Testi (Immagine 47 (a), (b) e (c)), che rimane tuttora uno strumento scientifico e didattico di indiscussa utilità (purtroppo poco conosciuto) e il </hi><hi rend="italic">Glossario morfematico dello slavo ecclesiastico antico, </hi><hi rend="CharOverride-1">uscito qualche anno dopo, nel 1971 (</hi><hi rend="CharOverride-1">Immagine 48), anche questo poco o nulla conosciuto. Tutte queste pubblicazioni, uscite a Napoli, appartengono al primo periodo di Radovich, precedente il suo arrivo a Padova. Appartiene ai primi anni patavini invece (per la precisione al 1974) il primo volume (</hi><hi rend="italic">Analisi insiemistica del lessico slavo-ecclesiastico antico</hi><hi rend="CharOverride-1">) del progettato Archivio Elettronico del Lessico Paleoslavo (AELP) che tanta, meritata risonanza ha avuto nella slavistica internazionale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Immagine 49), e che testimonia il terzo e ultimo filone di ricerca di Radovich, quello dell’informatica umanistica, che muoveva allora i suoi primi passi e non era ancora stato praticato in campo slavistico in Italia. L’interesse per le ricerche di tipo statistico si era manifestato in Radovich fin dagli anni giovanili e aveva accompagnato</hi><hi rend="CharOverride-1"> costantemente il suo percorso scientifico, fornendo qui però il suo frutto più maturo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Seguono nell’Appendice alcuni lavori di Loredana Serafini, allieva di Radovich a Napoli e poi trasferitasi a Padova dove ha portato avanti i suoi studi filologici nell’ambito della baltistica (si veda l’</hi><hi rend="italic">Indice lessicale dei Punktay Sakimu di K. Sirvydas</hi><hi rend="CharOverride-1">. Parte I e Parte II usciti tra il 2000-2003) (Immagine 50 e 51) e di </hi><hi rend="CharOverride-1">Rosanna</hi><hi rend="CharOverride-1"> Benacchio, che ha continuato l’insegnamento di Radovich dopo il suo pensionamento, coltivando studi di carattere storico-comparato sulle lingue slave e in particolare sul russo, </hi><hi rend="CharOverride-1">nonché sul contatto linguistico e sull’aspetto verbale slavo, testimoniati qui dai due volumi </hi><hi rend="italic">I dialetti sloveni del Friuli tra periferia e contatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, del 2002 (Immagine 52) e </hi><hi rend="italic">Vid i kategorija vežlivosti v </hi><hi rend="italic">slavjanskom imperative. Sravnitel’nyj analiz, </hi><hi rend="CharOverride-1">del 2010 (Immagine 53). Viene riportata anche l’immagine del volume collettaneo</hi><hi rend="italic"> Glagol’nyj vid, grammatičeskoe</hi><hi rend="italic"> značenie i kontekst / Verbal Aspect: Grammatical Meaning i Context </hi><hi rend="CharOverride-1">del 2014 (Immagine 54) </hi><hi rend="CharOverride-1">da lei</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">curato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo il pensionamento di Gasparini l’ambito russistico delle sue ricerche viene portato avanti a Padova da Danilo Cavaion e Marisa Ferrazzi entrambi, come s’è detto, suoi allievi a Venezia. La copiosa produzione del primo è qui testimoniata da varie monografie che riguardano innanzitutto la prosa russa dell’Ottocento. S</hi><hi rend="CharOverride-1">i vedano, tra i suoi primi lavori, </hi><hi rend="italic">N.S. Leskov. Saggio critico</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1974 (Immagine 55), seguito da M</hi><hi rend="italic">emoria e poesia. Storia e letteratura degli ebrei russi nell’età moderna</hi><hi rend="CharOverride-1"> uscito nel 1988 </hi><hi rend="CharOverride-1">(Immagine 56). Quest’ultimo testimonia un importante filone di ricerca di Cavaion, quello sulla letteratura ebraica, di cui egli fu l’iniziatore in Italia. Dei tempi più recenti ricordiamo </hi><hi rend="italic">Racconto e parabola in Leone Tolstoj</hi><hi rend="CharOverride-1">, del 2004, con cui lo studioso ritorna ai suoi interessi per la prosa russa dell’Ottocento </hi><hi rend="CharOverride-1">(Immagine 57) e </hi><hi rend="italic">Aleksandr Blok. Una vita d’amore e di poesia</hi><hi rend="CharOverride-1"> uscito di recente, nel 2019, che testimonia il terzo, campo di studi di Cavaion, che ha attraversato tutto il suo percorso scientifico: la poesia russa dell’Otto e Novecento (Immagine 58).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Marisa Ferrazzi, anche lei allieva di Gasparini e attiva soprattutto nel campo del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Settecento russo, riportiamo</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">qui innanzitutto il volume </hi><hi rend="italic">Per una storia della povest’ russa. Secoli XVII e XVIII, </hi><hi rend="CharOverride-1">del 1984, scritto in collaborazione con Danilo Cavaion e Olga Krivosceieva Motta ma da lei ispirato e voluto (Immagine 59</hi><hi rend="CharOverride-1">), seguita, nel 1990, da un’altra opera collettanea da lei curata avente per oggetto lo studio del genere letterario della </hi><hi rend="italic">povest’</hi><hi rend="CharOverride-1"> e intitolata </hi><hi rend="italic">La povest’ russa fra evo antico ed evo moderno, </hi><hi rend="CharOverride-1">del 1990 (Immagine 60)</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Si riporta infine</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">il suo apprezzato volume: </hi><hi rend="italic">Commedie e comici dell’arte italiani alla corte russa (1731-1738</hi><hi rend="CharOverride-1">), uscito nel 2000 (Immagine 61) e successivamente, nel 2011, tradotto e pubblicato in Russia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non va dimenticata la presenza a Padova, nei primi anni Settanta, di altre due docenti di russistica che erano state allieve di Gasparini a Ca’ Foscari, Irina Dollar (si veda qui </hi><hi rend="italic">Storia di una pazzia. Vsevolod Michajlovič Garšin</hi><hi rend="CharOverride-1">, uscito nel </hi><hi rend="CharOverride-1">1968 (Immagine 62)) e Duška Avrese, qui presente con </hi><hi rend="italic">Anton Pavlovič Čechov; il momento della rivelazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, del 1973 (Immagine 63).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’ultima sezione di questa Appendice iconografica è dedicata agli studi patavini di polonistica. Viene ricordato innanzitutto l’apporto di Luigi Cini, chiamato a Padova negli anni Sessanta da Arturo Cronia: a lui va riconosciuto il merito di avere avviato e tenuto vivo per anni l’insegnamento della lingua e letteratura polacca. Anche lui </hi><hi rend="CharOverride-1">era stato studente a Padova, dove si era laureato con Lo Gatto. Tra le sue pubblicazioni riportiamo qui la monografia </hi><hi rend="italic">L’umanità nell’opera di Stanislao Przybyszewski</hi><hi rend="CharOverride-1">, uscita presso l’Ipeo nel lontano 1936 con una prefazione di Ettore Lo Gatto (Immagine 64)) e la sua apprezzata traduzione della commedia settecentesca</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Małżeństwo z kalendarza</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">Matrimonio secondo l’almanacco)</hi><hi rend="CharOverride-1"> di F. Bohomolec (Immagine 65). Dopo il pensionamento di Cini, gli studi di polonistica a Padova ripresero e furono portati avanti nel 1994 grazie all’istituzione di una cattedra per chiara fama attribuita a Jan Ślaski, s</hi><hi rend="CharOverride-1">tudioso del Rinascimento e del Barocco polacchi e dei loro rapporti con la letteratura italiana, studi rappresentati qui da </hi><hi rend="italic">Wokół literatury włoskiej</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">węgierskiej</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">i </hi><hi rend="CharOverride-1">polskiej</hi><hi rend="italic"> w </hi><hi rend="CharOverride-1">epoce</hi><hi rend="italic"> Renasansu</hi><hi rend="CharOverride-1">. S</hi><hi rend="italic">zkice komparatystyczne</hi><hi rend="italic">, </hi><hi rend="CharOverride-1">uscito a Varsavia nel 1991, pochi anni prima dell’arrivo dello studioso a Padova (Immagine 66), e dalla sua edizione critica della traduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">polacca secentesa, ad opera di Marcin Błażevski, delle </hi><hi rend="italic">Cento favole morali</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">Setnik przyoiwieści </hi><hi rend="italic">uciesznych</hi><hi rend="CharOverride-1">) di Giovan Mario Verdizzotti, uscita nella prestigiosa collana “Biblioteka pisarzy staropolskich” dedicata alla letteratura polacca antica (Immagine 67)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Chiudono la rassegna gli studi di boemistica e slovachistica di Milan Đurica, studioso di taglio storico (chiamato a Padova, sempre per interessamento di Cronia, nel 1966 e qui attivo fino al 1984) di cui si riporta </hi><hi rend="italic">La Slovacchia e le sue relazioni politiche con la Germania - 1938/1945</hi><hi rend="CharOverride-1">, risalente al 1964 (Immagine 68) e, in anni più recenti, di Sylvie Richterová (a Padova dal 1987 al 1990), critica letteraria e scrittrice, di cui riportiamo la raccolta di saggi </hi><hi rend="italic">Slova a ticho</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">uscita l’anno prima del suo arrivo presso l’Ateneo patavino (</hi><hi rend="CharOverride-1">Immagine 69).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Prima di dare alle stampe questo volume, desideriamo ringraziare innanzitutto il Dipartimento di Studi linguistici e letterari per avere generosamente finanziato la pubblicazione del volume. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I nostri sentiti ringraziamenti vanno pure alla Biblioteca Beato Pellegrino e in primo luogo</hi><hi rend="CharOverride-1"> a Laura Pieropan, all’Archivio storico dell’Università di Padova e in particolare a Luca Marinello e Federica Tosini, e a Cecilia Ghetti del Centro per la storia dell’Università per la disponibiltà e l’aiuto fattivo fornito sia in occasione del Congresso, nell’allestire la Mostra, sia ora, nell’apprestare l’Appendice iconografica che completa questo volume.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un sentito ringraziamento va infine a Gabriele Mazzitelli sempre prodigo di preziosi consigli, e ad Enrico Benella per l’aiuto informatico prestatomi nel mettere a punto l’apparato iconografico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si dedica il volume a Natalino Radovich, mancato il 31 maggio scorso, con profonda gratitudine per avere contribuito, assieme agli altri maestri della Filologia slava che l’hanno preceduto, alla crescita della slavistica patavina.</hi></p><p rend="text ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Padova, 1 settembre 2024</hi></p><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna. 1996. “Natalino Radovich: un profilo bio-bibliografico.” In </hi><hi rend="italic">Studi slavistici in onore di N. Radovich</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Rosanna Benacchio, e Luigi Magarotto, XVI-XXXI. Padova: CLEUP.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna, e Monica Fin, a cura di. 2019. </hi><hi rend="italic">Arturo Cronia. L’eredità di un Maestro a cinquant’anni dalla scomparsa.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Atti del Convegno (Padova, 20-21 novembre 2017), Padova, Esedra [Saggi e materiali Universitari – Atti, XI], 2019.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna, e Maria Cecilia Ghetti. 2022. “Slavistica.” In </hi><hi rend="italic">La facoltà di Lettere e Filosofia. Duecento anni di studi umanistici all’Università di Padova</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Vincenzo Milanesi, 277-91. Padova: Il Poligrafo.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_3_7-16.html#footnote-001-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per la verità con l’arrivo di Arturo Cronia la cattedra assunse il nome di </hi><hi rend="CharOverride-1">‘Cattedra di Lingua e letteratura serbo croata’ e riprese la sua denominazione originaria solo dopo la morte di Cronia, con l’arrivo di Evel Gasparini. Cronia continuò comunque, per tutta la durata del suo magistero, a tenere per supplenza anche l’insegnamento di Filologia </hi><hi rend="CharOverride-1">slava (Benacchio, Ghetti 2022).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_3_7-16.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Viene riprodotta la foto della copia personale di Gabriele Mazzitelli che qui ringraziamo. Quella in possesso del Dipartimento non presenta la stessa copertina (come avviene invece per le annate successive), testimoniando ancora una volta la complessa storia editoriale di questa prima rivista frutto del lavoro pioneristico e dello sforzo tutto personale di Ettore Lo Gatto.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Rosanna Benacchio, University of Padua, IT, <ref target="https://www.fupress.com">rosanna.benacchio@unipd.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-6940-9344</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Rosanna Benacchio, <hi rend="italic">Prefazione,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0475-0.02</ref>, in Rosanna Benacchio (edited by), <hi rend="italic">Cento anni di slavistica a Padova. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume I</hi>, pp. -11, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0475-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0475-0</ref></p></div></div>
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