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        <title type="main" level="a">Ettore Lo Gatto a Padova</title>
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            <forename>Gabriele</forename>
            <surname>Mazzitelli</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Cento anni di slavistica a Padova</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0475-0</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.05</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Ettore Lo Gatto was a lecturer at Padua University for 12 years from 1929 to 1941, although he actually only taught there for six years, from 1930 to 1936, since in 1931 he stayed in Russia for a long time, and from 1936 to 1941, he moved to Prague as a lecturer in Italian literature at the Charles University and then as Director of the Italian Cultural Institute (Istituto Italiano di Cultura). It is to the University of Padua that Lo Gatto owes his becoming a full professor thus obtaining a permanent place in academia. The article retraces the key moments of Lo Gatto's activity in Padua, attempting to reconstruct his biographical and intellectual journey in those years while also keeping in mind the historical context in which he operated.</p>
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            <item>Ettore Lo Gatto</item>
            <item>History of the University of Padua</item>
            <item>Istituto per l’Europa orientale</item>
            <item>History of Italian Slavic Studies</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.05<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.05" /></p>
      <div><head>Ettore Lo Gatto a Padova</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Gabriele Mazzitelli</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-1">1. Il 28 ottobre 1929, mentre l’Italia fascista celebra il settimo anniversario della marcia su Roma, all’Università di Padova si tiene una seduta del Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia. La presiede il filosofo Erminio Troilo. Funge da segretario Giovanni Maver in procinto di lasciare la cattedra di Fi</hi><hi rend="CharOverride-1">lologia slava dell’Ateneo patavino per trasferirsi a Roma ad occupare quella di Lingua e letteratura polacca, ora ufficialmente istituita dopo che per qualche anno l’incarico è stato affidato a Roman Pollak. Nel consueto scambio di convenevoli prima dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">inizio della riunione non mancano di certo i possibili temi di conversazione: dall’insediamento, in corso proprio in quel giorno, dell’Accademia d’Italia (durante la cerimonia era previsto un intervento di Mussolini: cfr. Turi 1999, 406) alle preoccupanti notizie relative al crollo della borsa di New York che, manifestatosi nella seduta del 24 ottobre, il giorno 29 avrebbe assunto l’aspetto di una vera e propria catastrofe, passando alla storia come il «martedì nero». È probabile che qualche commento sia stato riservato anche alla cocente sconfitta per 3 a 1 subita dal Padova il giorno precedente contro la storica rivale dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Alessandria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-051">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Aperta la seduta è proprio Maver a perorare la causa dell’affidamento dell’incarico del suo ormai ex insegnamento di Filologia slava a Ettore Lo Gatto «</hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratore veramente infaticabile e studioso appassionatissimo delle letterature slave»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-050">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Lo Gatto ha quasi quaranta anni. Il decennio che sta per concludersi ha visto consolidarsi la sua fama di divulgatore della conoscenza del mondo russo e slavo in Italia: dal 1921 è segretario dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Istituto per l’Europa orientale, nel 1922 ha ottenuto la libera docenza in letteratura russa a Roma, da qualche anno ha un incarico a Napoli, ma malgrado tutto è</hi><hi rend="CharOverride-1"> ancora alla ricerca di una sistemazione definitiva, che possa garantire a lui e alla sua famiglia una maggiore tranquillità. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quando il trasferimento di Maver a Roma era stato formalizzato</hi><hi rend="CharOverride-1"> e questi gli aveva ventilato l’ipotesi della partecipazione a un concorso per sostituirlo a Padova, Lo Gatto, il 29 marzo 1929, </hi><hi rend="CharOverride-1">si era espresso con estrema sincerità:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Mi preparerò al concorso seguendo i tuoi consigli preziosi. Al concorso io debbo riuscire ad ogni costo! Speriamo che si bandisca ed io possa uscire da questa condizione imbarazzante. Siccome per Napoli non c’è nessuna speranza ed io non posso restare eternamente incaricato senza guadagnar nulla (come sai lo stipendio di 3000 lorde mi serve per l’abbonamento ferroviario e qualche altra spesa), l’unica via di uscita è Padova. Via d’uscita del resto che sarebbe per me una fortuna, soprattutto morale (Maver Lo Gatto 1996, 370-371).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In attesa </hi><hi rend="CharOverride-1">che il concorso venisse bandito si era prospettata, intanto, la possibilità di ottenere un affidamento per incarico: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="CharOverride-1">idea di assumere l’incarico a Padova in attesa che si bandisca il concorso, – scriveva il 5 giugno a Maver – non mi dispiace, nonostante che finanziariamente significhi per me una rovina. Dovresti farmi sapere qualche cosa di più concreto perché mi seccherebbe di lasciare Napoli (e a Napoli saputo del tuo trasferimento a Roma e dell’eventuale mia andata a Padova mi han già chiesto se debbono riconfermarmi l’incarico) e non avere Padova. È stata già prospettata o no l’ipotesi di chiamarmi? Tu capisci che la cosa ha per me un’importanza essenziale (Maver Lo Gatto 1996, 372).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per </hi><hi rend="CharOverride-1">avere qualche informazione, ma senza fortuna, Lo Gatto aveva anche cercato di contattare Giovanni Gentile e il 18 settembre era </hi><hi rend="CharOverride-1">tornato a caccia di notizie – e si trattava già della terza volta – al Ministero della Pubblica Istruzione che da una settimana era stato rinominato ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">dell’Educazione Nazionale’. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo 1929 è per lui un anno intenso, di «folle attività», come scrive a Evgenij Ljackij il 2 settembre</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Tria 2013, 162) e che dal 6 al 13 ottobre lo vede partecipare a Praga al Primo congresso dei filologi slavi. In primavera era stato in Russia, per la seconda volta dopo il s</hi><hi rend="CharOverride-1">oggiorno del 1928 in occasione del centenario tolstoiano. Si era trattato di «un viaggio interessantissimo» (Tria 2013, 162), di cui sono testimonianza due volumi:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Dall’epica alla cronaca nella Russia soviettista </hi><hi rend="CharOverride-1">(Lo Gatto 1929a)</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic">Vecchia Russia </hi><hi rend="CharOverride-1">(Lo Gatto 1929b), entrambi pubblicati dall’Istituto pe</hi><hi rend="CharOverride-1">r l’Europa orientale, che raccolgono le corrispondenze che Lo Gatto inviava a </hi><hi rend="italic">L’Europa orientale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e al quotidiano </hi><hi rend="italic">Il Tevere</hi><hi rend="CharOverride-1"> diretto da Telesio Interlandi. V</hi><hi rend="CharOverride-1">iene anche pubblicato il terzo tomo della </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura russa </hi><hi rend="CharOverride-1">(Lo Gatto 1929c), dedicato alla letteratura moderna, e a questo fervore editoriale va aggiunto l’intenso lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> di segreteria e di redazione che Lo Gatto continua a svolgere per l’Istituto per l’Europa orientale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A Padova i</hi><hi rend="CharOverride-1">n quel 28 di ottobre «sentito il parere del prof. Maver, la Facoltà delibera ad unanimità di offrire al prof. Lo Gatto l’incarico di Filologia Slava, appena questo insegnamento col passaggio a Roma del prof. Maver, si sarà reso vacante. Tenuto conto d’altro lato dell’importanza che negli ultimi anni ha assunto a Padova l’insegnamento d</hi><hi rend="CharOverride-1">ella Filologia Slava, la facoltà è unanime nel dichiarare che procederà alla proposta del bando di concorso per questa materia, appena, a termini di legge, ciò sarà possibile»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-049">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si tratta di due decisioni che avranno conseguenze fondamentali per la carriera e la vita di Lo Gatto. </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">2. Con la prolusione dal titolo </hi><hi rend="italic">Carattere patriottico e tendenze universali della letteratura polacca</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">il 20 gennaio 1930 Giovanni Maver inaugura il corso di Lingua e letteratura polacca alla Sapienza. Intanto il 14 dicembre 1929 «avendo il Senato Accademico, su relazione del Preside, riconosciuta l’opportunità che si assegni al prof. Lo Gatto, incaricato di Filologia slava un indennizzo per i </hi><hi rend="CharOverride-1">viaggi fra Roma, sua residenza, e Padova, la Facoltà delibera che l’indennizzo sia proposto nella cifra di L. 4.000 annue»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-048">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova si dimostra più generosa di Napoli, ma la distanza da coprire da Roma è più lunga e le mille lire aggiuntive</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono all’anno e non al mese, secondo l’auspicio che Gilberto Mazzi esprimerà in una celebre canzone una decina di anni dopo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-047">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto ha già una qualche conoscenza dell’ambiente universitario p</hi><hi rend="CharOverride-1">adovano: accompagnando Maver, ha frequentato in Corte Capitanio 5 l’Istituto di Psicologia Sperimentale diretto da Vittorio</hi><hi rend="CharOverride-1"> Benussi e qui avrà potuto incontrare, oltre a Cesare Musatti e Concetto Marchesi, anche il giovane Evel Gasparini che apparteneva </hi><hi rend="CharOverride-1">al cenacolo di allievi di Benussi, denominato la Famiglia B</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-046">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: i ‘benussiani’ o ‘benussiti</hi><hi rend="CharOverride-1">’ come lo stesso Gasparini li definisce in alcune lettere a Maver</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-045">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Chissà che non sia stato quel tirocinio da ‘benussiano’ – come supposto anche da Remo Faccani (</hi><hi rend="CharOverride-1">Faccani 2009, 125) – a consentire al partigiano Gasparini, una ventina di anni dopo, di resistere stoicamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle torture della famigerata Banda Carità (Faccani 1982-1984, 12)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-044">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">3. Nel gennaio del 1930, in attesa di prendere servizio, Lo Gatto si reca prima a Ginevra e poi a Parigi per tenere delle conferenze sull</hi><hi rend="CharOverride-1">’Italia nella letteratura russa. Nella capitale francese conosce in questa occasione Remizov, Bunin, Aldanov e Kuprin. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al rientro da questo viaggio all’estero</hi><hi rend="CharOverride-1"> comincia le lezioni che possiamo immaginare non siano molto frequentate, ma capaci di attrarre e tener desta l’attenzione di un pubblico in prevalenza femminile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-043">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Certo l’impegno quotidiano appare ora più gravoso che in passato: a </hi><hi rend="CharOverride-1">Ljackij il 1 maggio 1930 scrive che da quando insegna a Padova il lavoro è di molto aumentato e la salute si è fatta più incerta (Tria 2013, 163), il che non toglie che il 28 maggio 1930 informi Carlo Anti, all’epoca Preside della Facoltà di Lettere, di essere stato «chiamato dal Ministero degli Affari Esteri per la Commissione per la preparazione della pubblicazione sul </hi><hi rend="italic">Contributo del genio italiano alla civiltà del mondo</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-042">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, per cui dovrà, a partire dal mese di luglio, recarsi nei paesi dell’Europa orientale per raccogliere del materiale e non potrà, pertanto, partecipare alle commissioni degli esami di maturità. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa comunicazione prelude al </hi><hi rend="CharOverride-1">lungo viaggio in Russia del 1931. Un soggiorno fondamentale non solo per la stesura dei volumi sull’opera degli artisti italiani, ma per i tanti incontri con letterati e studiosi russi che Lo Gatto rievocherà ne </hi><hi rend="italic">I miei incontri con la Russia</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Lo Gatto 1976): basti citare Achmatova, Zamjatin, Bulgakov, Pasternak e Igor’ Grabar’, in qualche caso già conosciuti nel 1929, ma con i quali si rinsalderanno i rapporti. Inoltre Lo Gatto avrà modo di arricch</hi><hi rend="CharOverride-1">ire la sua biblioteca sia grazie a doni spesso corredati da preziose dediche, sia grazie alle periodiche visite nelle librerie e in particolare a</hi><hi rend="CharOverride-1"> quella del Kuzneckij Most che aveva ospitato la </hi><hi rend="italic">Knižnaja lavka </hi><hi rend="italic">pisatelej</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-041">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il soggiorno moscovita non distoglie Lo Gatto dalle preoccupazioni relative al previsto</hi><hi rend="CharOverride-1"> concorso padovano, preoccupazioni che anzi esprime da Mosca a Maver già il 23 gennaio del 1931 (Maver Lo Gatto 1996, 374). Proprio a fini concorsuali richiede il 24 aprile un certificato attestante che negli anni scolastici 1929-1930 e 1930-1931</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha regolarmente impartito l’insegnamento di Filologia slava</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-040">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e il 21 ottobre ancora da Mosca scrive a Maver:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Caro Maver, ebbi a suo tempo una tua cartolina che mi comunicava il rinvio. Poi la lettera con le richieste alla quale ho risposto con un telegramma che speravo servisse a darmi la notizia che attendevo ansiosamente e che invece mi ha comunicato il suo rinvio. Sono seccatissimo e per quanto deciso a trovarmi lontano da Roma nei giorni in cui la Commissione si riunirà, non posso più restare a Mosca, perché per il 31 debbo essere a Padova per gli esami […]. Sarò a Roma, se non sopraggiungono contrattempi, la sera del 31 alle 23, fermandomi a Padova solo la notte dal 30 e la mattinata per gli esami (Maver Lo Gatto 1996, 375-76). </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma è solo questione di un paio di giorni</hi><hi rend="CharOverride-1">: la commissione che lo nomina «professore straordinario» – relatore Giovanni Maver -, si riunisce il 23 ottobre 1931. Se nel 1926 Luigi Ceci, Matteo Bartoli, Erminio Troilo, Pier Gabriele Goidanich</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Aurelio Palmieri membri della commissione che doveva assegnare un posto di professore «non stabile» di Filologia slava alla Reale Università di Padova, preferendogli Maver, avevano definito Lo Gatto promettente ma «non maturo</hi><hi rend="CharOverride-1">» per la cattedra, giudicando per altro le sue traduzioni «troppo numerose e spesso scialbe o di un sol colore, per così dire, sia che si tratti di poesia o di critica, di arte o di filosofia»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-039">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, questa volta se la deve vedere con Giuliano Bonfante</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-038">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, un giovane glottologo di cui </hi><hi rend="CharOverride-1">la commissione apprezza il «fine intuito linguistico» e la «vasta erudizione», ma che si valuta non abbia titoli specifici per ricoprire questo incarico che viene così assegnato a Lo Gatto che proprio in questi giorni è oggetto dell’attenzione dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">OVRA, anche se senza particolari conseguenze:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Il Prof. Ettore Lo Gatto di Domenico, nato a Napoli nel 1890, coniugato con la russa Vorongoff [</hi><hi rend="italic">sic</hi><hi rend="CharOverride-1">] Zoe di Matteo, nata a Leningrado nel 1892, e con una figlia, abita da circa quattro anni, a Roma in Via Messina n. 25 int. 20. Tanto lui che la moglie sono muniti di passaporto per l’Europa (compresa la Russia). Egli è Professore di letteratura slava, direttore dell’Istituto Europa Orientale di Via Nazionale 99 [</hi><hi rend="italic">sic</hi><hi rend="CharOverride-1">], ed anche iscritto all’Albo dei pubblicisti della Capitale. Attualmente è all’estero. Non risulta iscritto al P.N.F., ma in Roma si è dimostrato sempre favorevole al Regime non dando luogo a rilievi. Notizie vaghe e che non è stato possibile controllare lo hanno però con una certa insistenza indicato come agente moscovita</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-037">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">4. Il 28 novembre 1931 la Facoltà di Lettere ratifica all’unanimità la nomina di Lo Gatto. Certo le prolungate assenze</hi><hi rend="CharOverride-1"> causate dal lungo soggiorno in Russia e la mancata partecipazione alle sedute di laurea non passano sotto silenzio, ma si tratta di richiami puramente formali (Ghetti 2011, 286-87). L’11 dicembre 1931 il Ministero dell’Educazione Nazionale comunica al Rettore dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Università di Padova che con decorrenza dal primo dicembre Lo Gatto è nominato professore straordinario</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-036">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: riceverà un compenso netto di L. 21.296 annue. Per ragioni burocratiche inizierà le lezioni solo il 21 gennaio 1932. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A giugno viene sorteggiato quale giurato dalla Corte d’A</hi><hi rend="CharOverride-1">ssise di Roma, ma fa presente che non può assolvere a questo incarico essendo oramai residente, come previsto dalla legge, a Padova</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-035">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Partecipa invece, assieme a Maver e a Paolo Emilio Pavolini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla commissione per l’assegnazione della libera docenza in polacco che verrà conferita a Nelly Nucci, laureatasi nel 1924 con Maver a Padova, e a quella per la libera docenza in letteratura russa, di cui fanno parte </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora Maver e Nicola Festa. Si tratta del concorso che vincerà un giovane e brillante studioso nato a Odessa, Leone Ginzburg (cfr. Béghin 2000, 289-303), che pure non aveva mancato di esprimere </hi><hi rend="CharOverride-1">alcuni rilievi critici sia a Festa, recensendo su </hi><hi rend="italic">La Cultura</hi><hi rend="CharOverride-1"> una sua traduzione del </hi><hi rend="italic">Taras Bul’ba </hi><hi rend="CharOverride-1">(cfr. Ginzburg 1932, 627-29, ora anche in Ginzburg 2000, 160-63), </hi><hi rend="CharOverride-1">sia a Lo Gatto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-034">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma la commissione non ha dubbi. Certezze ne avrà anche Ginzburg a rinunciare alla libera docenza pur di non accettare di pronunciare il giuramento imposto a partire dal 1931 dal regime fascista: alle 11 del 9 gennaio 1934 non si presenterà all</hi><hi rend="CharOverride-1">a convocazione in rettorato all’Università di Torino. Il 14 marzo 1934 verrà arrestato. Lo Gatto, invece, giurerà il 18 gennaio 1932 e come molti docenti padovani in quello stesso anno </hi><hi rend="CharOverride-1">si iscriverà al Partito Nazionale Fascista</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-033">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, anzi lo farà con maggior solerzia di altri (cfr. Ventura 1992, 159), dimentico di qualche ardore antifascista proclamato anni </hi><hi rend="CharOverride-1">prima, che gli aveva causato dei timori e gli era anche costato delle informative di polizia (Mazzitelli 2016, 113-14)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-032">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Tra i pochissimi che avevano avuto il coraggio di rifiutare quel giuramento vi era il senatore Francesco Ruffini che dell’Istituto per l’Europa orientale era stato il primo presidente. Ma seguire il suo esempio avrebbe voluto dire per Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1"> rinunciare alla carriera universitaria e vanificare tutti gli sforzi profusi per raggiungere l’agognata stabilità. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 1932 è anche l’anno in cui cessa le pubblicazioni la </hi><hi rend="italic">Rivista di letterature slave</hi><hi rend="CharOverride-1">, nata nel 1926 quale prosecuzione di </hi><hi rend="italic">Russia</hi><hi rend="CharOverride-1"> e organo della Sezione slava dell’Istituto per l’Europa orientale. Probabilmente questa chiusura è dovuta ai troppi impegni di Lo Gatto, ma va sottolineato come anche all’Istituto pe</hi><hi rend="CharOverride-1">r l’Europa orientale si richieda ormai di adeguarsi al clima che si vive nel Paese, dove il consenso al fascismo va consolidandosi: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Mussolini cominciò a mettere assieme diversi memoriali. Il I maggio 1933, per esempio, gli giunse un grosso rapporto sulla cattiva organizzazione dei fasci all’estero. Ci si preparava a fare le pulci alla propaganda italiana oltre confine e si fece un registro degli istituti e delle iniziative che si occupavano della materia. […] Una nota del I giugno 1933 ad esempio riferì che l’Istituto per l’Europa Orientale, anziché lavorare da quelle parti, si accontentava di diffondere in Italia la pubblicistica di quei paesi. A margine della nota Suvich</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-031">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> fece un appunto, chiedendo che destinazione dare alle 120.000 lire che l’Istituto riceveva da palazzo Chigi (Borejsza 1981, 40). </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ne risulterà un taglio dei fondi all’Istituto che avrà delle ripercussioni spiacevoli: provocherà, ad esempio, il ritardo nella pubblicazione del volume di Gasparini </hi><hi rend="italic">La cultura delle steppe </hi><hi rend="CharOverride-1">(Gasparini 1934) e il giovane studioso, che già nel 1927 si era lamentato con Maver del comportamento di Lo Gatto in occasione della pubblicazione a puntate del suo articolo </hi><hi rend="italic">Elementi della personalità di Dostoevskij</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla </hi><hi rend="italic">Rivista di letterature slave</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Mazzitelli 2016,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 121n207), non gli risparmierà ulteriori critiche (Mazzitelli 2016, 184-85).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">5. Alla fine del 1932 Carlo Anti diventa Rettore dell’Università di Padova. In un’informativa anonima dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">inizio del 1933 si legge: «Effettivamente Padova oggi può dirsi una città veramente fascistizzata e ciò per le grandi provvidenze che il regime ha saputo prodigare. Importantissima fra le quali, la recente erogazione di 35 milioni per l’ateneo, la quale destò una vera ondata di entusiasmo» (Saonara 2011, 329). Nazionalista, fascista, Anti è, però, mosso da una concezione quasi sacrale dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Università, intesa come luogo inviolabile della cultura al servizio della patria sì, ma anche della scienza. E molto si adopera sia per l’Ateneo sia per i docenti e gli studenti. È in questo clima che Lo Gatto svolge il suo magistero. Non molti gli alunni, ma di sicuro tutti di valore. È il caso di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ada Levi, immatricolata nell’anno accademico 1931-1932, che supera brillantemente l’esame di Filologia slava. Aspirante glottologa si trasferirà a Firenze pur di poter discutere la tesi con Giacomo Devoto, che era stato suo docente a Padova. Sposerà Paolo Nissim quattro giorni prima della promulgazione delle leggi razziali nel 1938 e il suo anelito di studiosa si tramuterà nella fatica </hi><hi rend="CharOverride-1">quotidiana di sopravvivere (Simone 2013).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’insegnamento universitario non distoglie Lo Gatto dall’attività di traduttore. Il 1</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">o</hi><hi rend="CharOverride-1"> dicembre 1933 scrive da Padova al letterato ed editore Gian </hi><hi rend="CharOverride-1">Dàuli: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">l’amico Ossorghin mi scrive da Parigi che ella avrebbe interesse per il suo romanzo “Un vicolo di Mosca” da me tradotto. […] Purtroppo il manoscritto della mia traduzione è a Roma e io non rientrerò nella capitale che a metà dicembre (Sorina 2007, 97)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-030">22</ref></hi></hi></quote><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-1">e il 30 dicembre da Roma gli comunica che:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">la copiatura a macchina della traduzione del romanzo di Ossorghin “Un vicolo di Mosca” va un po’ per le lunghe e perciò, allo scopo di darLe un’idea del romanzo stesso Le spedisco la traduzione inglese. Purché Ella poi riduca al minimo le difficoltà editoriali, La informo che sono pronto a contentarmi di mille lire per la traduzione purché ne siano date altre mille all’autore che ne ha bisogno (Sorina 2007, 98).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ritornano ancora le fatidiche mille lire, ma la pubblicazione non andrà in porto e il romanzo di Osorgin dovrà aspettare ancora molti anni prima di essere pubblicato in Italia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-029">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La lettera da Padova a Dàuli riporta anche l’indirizzo di Lo Gatto: Piazza Spalato (oggi Piazza dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Insurrezione), Palazzo Borsa, vale a dire il civico n. 2</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-028">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Di questa casa sarà ospite nel 1936 Tommaso Landolfi. Diretto a Praga all’inizio di febbraio, spinto dal desiderio di occuparsi di P</hi><hi rend="CharOverride-1">uškin</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">a causa del sempre più fragile equilibrio europeo, però, gli è vietato il passar la frontiera: ripiega perciò su Padova (vi si trattiene sino alla fine di marzo), dove Ettore Lo Gatto, allora ordinario di filologia slava, gli mette a disposizione la sua personale biblioteca, ricchissima di volumi di Puškin, e di letteratura russa in generale (Landolfi 1991, XLIII).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una biblioteca che sarebbe stata in seguito definita una «miniera di re»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Bottone 2020, 154)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-027">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e che Lo Gatto arricchiva anche a Padova frequentando la libreria Draghi-Randi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-026">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">6. L’8 febbraio del 1934 gli studenti dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Ateneo patavino ricevono una notizia ferale:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">In obbedienza agli ordini delle Gerarchie la “festa delle matricole”, forma di goliardia ormai estranea allo stile e allo spirito dell’Italia odierna, da quest’anno non avrà più luogo (Bernardinello 2001, 670).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La soppressione delle </hi><hi rend="italic">feriae matricularum</hi><hi rend="CharOverride-1">, fortemente voluta da Achille Starace, a quanto pare oggetto l’</hi><hi rend="CharOverride-1">anno precedente di una bravata che gli era costata una puntura di spilli non solo metaforica (Bernardinello 2001, 663), provocò incidenti, disordini, il boicottaggio delle lezioni e l’arresto degli studenti più facinorosi, tra i quali è lecito dubitare che vi fossero gli allievi di Lo Gatto, del quale esce, in questo 1934, il primo volume de </hi><hi rend="italic">Gli artisti in Russia </hi><hi rend="CharOverride-1">dedicato a </hi><hi rend="italic">Gli architetti a Mosca e nelle Province</hi><hi rend="CharOverride-1">, edito nella collana </hi><hi rend="italic">Il genio italiano all’estero</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ne seguiranno poi altri due tra il 1935 e il 1943</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-025">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (ristampati assieme a un quarto volume che era rimasto inedito tra il 1990 e il 1994</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-024">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">): </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Un’opera colossale, –</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha scritto Antonella d’Amelia – fondata su una precisa e ricchissima documentazione, una storia affascinante delle relazioni culturali tra Russia e Italia, tratteggiata con maestria da Lo Gatto, storico dell’arte (d’Amelia 1987, 344).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel fascicolo 1-2 de </hi><hi rend="italic">L’Europa orientale</hi><hi rend="CharOverride-1"> esce a</hi><hi rend="CharOverride-1">nche un suo articolo dal titolo: </hi><hi rend="italic">L’Università di Padova e la Polonia </hi><hi rend="CharOverride-1">(Lo Gatto 1934) e in base alla deliberazione del Senato Accademico dal 23 al 30 settembre del 1934 partecipa al Secondo congresso internazionale degli slavisti a Varsavia. La delegazione italiana è composta da Matteo Bartoli, Arturo Cronia, Enrico Damiani, Ettore Lo Gatto, Giovanni Maver e Nelly Nucci.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella seduta del 14</hi><hi rend="CharOverride-1"> dicembre del 1934, oramai trascorsi tre anni dalla nomina a professore straordinario, «poiché stanno per iniziarsi gli atti per la promozione a ordinario del prof. Ettore Lo Gatto, la Facoltà dà incarico ai professori Ramiro Ortiz direttore del Seminario di Filologia moderna per l’anno corrente, e Giacomo Devoto già direttore dello stesso seminario per gli anni 1932=1933 e 1933=1934 di preparare la Relazione che sarà discussa nel prossimo Consiglio di Facoltà»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-023">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Questa scadenza, così importante per Lo Gatto, è ricordata anche dal Ministero al Rettore in data 2 gennaio 1935. Nella seduta del 12 gennaio 1935 la Facoltà approva la Relazione di Ortiz e Devoto, sia detto per inciso </hi><hi rend="CharOverride-1">entrambi collaboratori dell’Istituto per l’Europa orientale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-022">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, e il 18 gennaio il Rettore comunica al Ministero che, in conformità con la richiesta avanzata il 2 gennaio, viene trasmessa</hi><hi rend="CharOverride-1"> la «motivata relazione»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-021">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> per il conferimento della promozione di Lo Gatto a ordinario. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa relazione si attesta che Lo Gatto ha organizzato, superando non poche difficoltà, un Istituto che opera in piena efficienza, si dà conto che ha tenuto ogni anno circa quaranta sedute di Seminario e corsi di lingua polacca e russa e si elencano tutte le lauree e le tesine da lui discusse, concludendo che: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’entusiasmo col quale il nostro collega si è completamente dedicato al suo istituto, il suo continuo contatto cogli studenti ai quali ha saputo comunicare il suo fervore di studioso e di maestro, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’importanza dei lavori usciti dalla sua scuola, che tutti abbiamo potuto constatare durante la discussione delle tesi di laurea, mostrano come egli abbia non solo adempiuto ai doveri del suo ufficio, ma benemeritato della nostra facoltà</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-020">32</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quasi a riprova del valore dei suoi alunni Lo Gatto promuove nel 1935 una nuova collana dell’Istituto per l’Eur</hi><hi rend="CharOverride-1">opa orientale dal titolo </hi><hi rend="italic">Pubblicazioni dell’Istituto di Filologia Slava della Reale Università di Padova</hi><hi rend="CharOverride-1">, in cui saranno edite le tesi di laurea più meritevoli.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Usciranno in tutto tre volumi, due pubblicati nel 1935 e uno nel 1936, sempre preceduti da una breve introduzione di Lo Gatto: </hi><hi rend="italic">Il “Boris Godunov” di Alessandro Puškin. Studio storico-critico </hi><hi rend="CharOverride-1">di Ada Mioni (Mioni 1935); </hi><hi rend="italic">Eugenio A. Boratynskij. Una pagina di storia della poesia russa </hi><hi rend="CharOverride-1">di Margherita Cajola (Cajola 1935)</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic">L’umanità nell’opera di Stanislao </hi><hi rend="italic">Przybyszewski </hi><hi rend="CharOverride-1">di Luigi Cini (Cini 1936)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-019">33</ref></hi></hi><hi rend="italic">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto dà conto dei risultati della sua attività di docente anche in un articolo pubblicato nel 1937 sulla </hi><hi rend="italic">Revue de littérature comparée</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal titolo “Puškin</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Italia”:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Frutto dell’insegnamento del Prof. Lo Gatto all’Università di Padova, sono state discusse in detta Università alcune dissertazioni di dottorato: prima di tutte quelle della signorina Ada Mioni: </hi><hi rend="italic">Il «Boris Godunov» di Aleksandr Puškin</hi><hi rend="CharOverride-1">, rassegna storico-critica dei numerosi problemi relativi al Boris, nel complesso una monografia non priva d’interesse per tutti gli studiosi di Puškin</hi><hi rend="CharOverride-1">; poi quelle delle signorine Cajola e Alessi rispettivamente su Boratynskij e Venevitinov, con richiami frequenti a Puškin; quella infine della signorina Puppi su Puškin prosatore (Lo Gatto 1937, 196).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come risulta evidente, malgrado nominalmente l’insegnamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> fosse di Filologia slava, a Lo Gatto va riconosciuto il merito </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">di introdurre la letteratura russa tra le aule del Bo: nel 1935-36, ad esempio, c’è chi si laurea con una tesi su </hi><hi rend="italic">I fratelli Karamazov. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’esigenza di promuovere a Padova tale materia – nuovissima rispetto al panorama nazionale – non è occasionale. L’Ateneo vanta infatti un’</hi><hi rend="CharOverride-1">antica vocazione, che risale al periodo della Serenissima, a dirigere il proprio sguardo verso l’Est e la Dalmazia; negli anni venti e trenta tale vocazione, unita alla sua collocazione geografica, si sposa perfettamente con gli interessi e le ragioni politiche nazionalistiche, cosicché Padova diviene una sorta di Ateneo «sentinella» nei confronti dei popoli slavi, nonché l’università più «patriottica d’Italia», come scrive Concetto Marchesi all’amico Manara Valgimigli in occasione del suo trasferimento a Padova nel 1923 (Simone 2021, 82-83)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-018">34</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Proprio a Valgimigli chiede la tesi una studentessa triestina, iscritta nell’anno accademico 1933-1934 al terzo anno di corso, che vuole laurearsi seguendo un indirizzo classico. «</hi><hi rend="CharOverride-1">Queste tesi, che mania» si sente rispondere e quando propone come tema i lirici greci il commento ironico è: «Bell’idea!» per poi sentirsi domandare a bruciapelo: «Lei di dov’</hi><hi rend="CharOverride-1">è?». Alla risposta: «Di Trieste», Valgimigli non ha dubbi: «Alle triestine non do mai una tesi, non frequentano le lezioni e non sono persone serie» (Boschian Satta 2021, 199). Curioso pregiudizio, ma tutto a beneficio del</hi><hi rend="CharOverride-1">la slavistica italiana. «A chi rivolgersi?», si chiede la studentessa, ormai delusa e decisa ad abbandonare l’antichistica:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Percorrendo, forse l’indomani, un corridoio dell’università che non conoscevo, avevo visto su una porta una scritta interessante: «Letteratura russa». Fu un attimo bussare entrare ed essere accolta con incoraggiante cordialità. Lo Gatto, a differenza di Valgimigli aspettava clienti. M’era infatti venuto incontro con un largo sorriso invitandomi a sedere di fronte a lui, al di là della scrivania. Alto, aitante, giovanile, aveva una faccia curiosa: il complesso da gufo dei due occhi ravvicinati, ingranditi dagli occhiali rotondi, e del naso breve ma adunco, pareva contraddetto da una bocca pronta al sorriso, da una zazzera già grigia che gli ammorbidiva i tratti e dalle mani bianche e fini da intellettuale, che accompa</hi><hi rend="CharOverride-1">gnavano con garbo le sue parole (Boschian Satta 2021, 200).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La studentessa si chiama Laura Boschian e si laurea con una tesi su </hi><hi rend="italic">La genesi ideologica dei fratelli Karamazov in base ai manoscritti inediti </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="CharOverride-1">Boschian 1940)</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto le propone di approfondire lo studio di Emilio Teza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-017">35</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e di concorrere per una borsa di studio a Praga, prospettandole una possibile carriera universitaria. La Boschian accetta e a novembre del 1936 si reca nella capitale boema</hi><hi rend="CharOverride-1"> dove frequenta l’Università ‘Carlo’, le biblioteche cittadine e la colonia russa alla quale la introduce Lo Gatto. Tornata a Padova diventerà assistente volontaria di letteratura russa. Un giorno, uscita dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">Istituto di Filologia slava, sale delle scale e imbocca un altro corridoio dell’ateneo per andare a trovare nel suo studio un collega di Giurisprudenza. Giunta davanti alla porta, spia dal buco della serratura</hi><hi rend="CharOverride-1"> per vedere se ci sia qualcuno, scorge una schiena e entra senza bussare, trovando però l’amico in compagnia di un professore sardo da poco arrivato a Padova. Lo stupore di questo </hi><hi rend="CharOverride-1">incontro è di quelli che lasciano senza parole. Un colpo di fulmine: la giovane assistente diventerà l’«indissolubile compagna» (Satta 2018) di quel docente, scrivendo con Salvatore Satta una bellissima storia d’amore</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di comunione intellettuale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A proposito d’amore: nelle sue memorie la Boschian ricorda le difficoltà dell’ambientarsi a Praga e la speranza – scrive – che «la presenza […] di Lo Gatto con la famiglia avrebbe potuto aiutarmi, come era anche sembrato in un primo momento. Non mi aiutò. In quel tempo Lo Gatto era tutto preso dalla traduzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> in versi di un poema di Puškin. Inoltre correva voce che fosse innamorato» (Boschian Satta 2021, 224). Il poema a cui Lo Gatto lavorava è l’</hi><hi rend="italic">Evgenij Onegin</hi><hi rend="CharOverride-1"> e tutto fa presumere che Lo Gatto si fosse infatuato</hi><hi rend="CharOverride-1">, assolutamente non ricambiato, di una sua studentessa «giovane, carina e intelligente» (De Michelis 2005, 124), a cui regalava, a mano a mano che procedeva nel lavoro, copia della traduzione che lo impegnò a partire dal 1934 per</hi><hi rend="CharOverride-1"> alcuni anni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-016">36</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, avendo come incolpevole Musa la sua allieva e Padova quale complice e testimone.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">6. Nel giugno del 1936 Lo Gatto, regolarmente iscritto al PNF, ottiene il rinnovo del passaporto e con Decreto Ministeriale del 10 ottobre 1936 «è collocato a disposizione del Ministero degli affari esteri per assumere l</hi><hi rend="CharOverride-1">’insegnamento della lingua italiana presso l’Università di Praga»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-015">37</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’anno accademico 1936-37 – ricorda Carlo Tagliavini – essendo stato il titolare della cattedra di filologia slava all’Università di Padova, prof. Ettore Lo Gatto inviato in missione a Praga per assumere la direzione di quell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Istituto di cultura italiana (una missione che doveva permettergli di portare a termine la sua </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura russa </hi><hi rend="CharOverride-1">(Mazzitelli 2016, 216-217), facendo uso delle ricche biblioteche slavistiche praghesi) Arturo Cronia rientrò da Praga e ne assunse la ‘supplenza’ (Tagliavini 1967-1968, 26-27).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In realtà Lo Gatto si vedrà rinnovato l’</hi><hi rend="CharOverride-1">incarico di docenza della letteratura italiana all’Università ‘Carlo’ anche per gli anni accademici successivi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-014">38</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e solo in seguito assumerà l’incarico di Direttore dell’Istituto italiano di Praga</hi><hi rend="CharOverride-1">, città in cui risiederà di fatto continuativamente dall’ottobre del 1936 fino all’ottobre del </hi><hi rend="CharOverride-1">1941</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-013">39</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il trasferimento in Cecoslovacchia non gli impedirà il 12 febbraio 1937 di celebrare a Padova il centenario puškiniano «</hi><hi rend="CharOverride-1">presenti le Autorità cittadine ed un pubblico assai numeroso» (</hi><hi rend="italic">Annuario della R. Universita di Padova</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1938, 326), con un discorso che con il titolo </hi><hi rend="italic">Breve introduzione a Puškin</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">verrà utilizzato quale premessa al volume collettaneo che l</hi><hi rend="CharOverride-1">’Istituto per l’Europa orientale dedicherà al poeta (Alessandro Puškin 1937)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-012">40</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1938, a pochi giorni dalla firma del patto di Monaco, arriva la nomina a direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga, incarico che gli varrà </hi><hi rend="CharOverride-1">il plauso e la piena fiducia di Casto Caruso, console generale d’Italia nella capitale boema, il quale darà questa valutazione del suo primo anno di direzione dell’Istituto</hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">[Lo Gatto] ha dimostrato di essere abile organizzatore e amministratore, pieno di iniziative utili professore chiarissimo e molto apprezzato. Diligente in misura eccezionale ed attivissimo. Disciplinato e corretto verso la R. Autorità Consolare. Il suo particolare successo è dovuto anche alla sua specifica preparazione scientifica di slavista, alla sua conoscenza delle lingue ceca e tedesca, alla simpatia di cui gode da molti anni negli ambienti praghesi ed infine alle numerose relazioni da lui costantemente coltivate con gli elementi scientifici locali. Nella sua vita privata ha dato sempre prova di essere persona di altissima correttezza e moralità. F</hi><hi rend="CharOverride-1">ascista convinto e disciplinato (Santoro 2005, 240-41).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’8 marzo 1940 Lo Gatto comunica ad Anti la sua intenzione di rientrare in Italia per riprendere l’</hi><hi rend="CharOverride-1">insegnamento a Padova nell’anno accademico 1940-1941</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-011">41</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Anti gli risponde molto cordialmente: «Ne faccio informare la Facoltà e fin d’ora ti do il benvenuto. Tu conosci la stima e l’amicizia di cui tutti qui ti circondano»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-010">42</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma il 2 aprile Lo Gatto è costretto a rendere noto al Rettore che:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">recatomi a Roma per le vacanze di Pasqua, ho avuto la sorpresa di trovare da parte delle competenti autorità, la più netta opposizione alla mia domanda di richiamo. Mi sono state prospettate ragioni di ordine politico, alle quali non ho potuto opporre le mie ragioni familiari e di studio con pari efficacia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-009">43</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto allega anche la lettera di diniego ricevuta dal Ministero degli Affari Esteri:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Questo Ministero ha ricevuto l’istanza del professor Ettore Lo Gatto intesa ad ottenere il richiamo nel Regno col nuovo anno scolastico. Lo scrivente, mentre apprezza i motivi addotti, desidera vivamente che il medesimo professor Lo Gatto receda dal suo proposito almeno fino a quando siano superate le difficili contingenze attuali, e sia assicurata l</hi><hi rend="CharOverride-1">’integra continuità dell’Istituto all’atto del cambio nella direzione […] confida[ndo] che il medesimo vorrà recedere da un proposito che potrebbe riuscire di serio nocumento alle iniziative culturali italiane nel Protettorato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-008">44</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Così Anti non solo il 4 luglio 1940 deve informare il «Camerata Preside della Facoltà di Letter</hi><hi rend="CharOverride-1">e e Filosofia» e per conoscenza Lo Gatto e Cronia della comunicazione del Ministero degli Affari Esteri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-007">45</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma anche – e forse con qualche stupore – apprendere in data 26 gennaio 1941 dal Ministero dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Educazione Nazionale che con decreto del 24 gennaio 1941 a partire dal 29 ottobre Lo Gatto è trasferito presso la Facoltà di Lettere della Sapienza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-006">46</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 6 febbraio 1941 il Rettore ne dà doverosamente notizia a Lo Gatto porgendogli </hi><hi rend="CharOverride-1">«a nome dei colleghi della Facoltà e del corpo accademico […] l’augurale saluto dell’ateneo patavino che ognora si onorerà di avervi annoverato fra i suoi maestri»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-005">47</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella risposta, in data 17 febbraio 1941, Lo Gatto lo prega </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">di voler accogliere il mio più commosso ringraziamento per il saluto augurale che mi avete inviato a nome della Facoltà e del Corpo Accademico</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di volerVi fare interprete presso gli uni e l’altro della mia gratitudine. Gli anni da me trascorsi come professore di filologia slava all’Università di Padova sono stati tra i più belli e ricchi di soddisfazioni di tutta la mia vita accademica e di essi, come del cordiale cameratismo dei colleghi, conserverò sempre il più caro ricordo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-004">48</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La carriera padovana di Lo Gatto terminerebbe qui se non fosse che sulla Gazzetta Ufficiale del 23 agosto 1945</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-003">49</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> viene pubblicato il Decreto Ministeriale del 18 luglio 1945 con cui viene revocato il suo trasferimento come previsto dall’art. 17 del Decreto legislativo luogotenenziale n. 238 del 5 aprile 1945, in quanto avvenuto «senza il voto della Facoltà interessata», Facoltà interessata che però in data 20 ottobre si esprime a favore della conferma e, pertanto, Vincenzo Arangio Ruiz, Ministro della Pubblica Istruzione del governo Parri, in data 9 novembre 1945 annulla la revoca</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Lo Gatto rimane docente della Sapienza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-002">50</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">7. Nelle sue memorie Laura Boschian confessa la difficoltà di comprendere appieno la sfaccettata personalità di Lo Gatto: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">non ho mai capito Lo Gatto, malgrado l’aiuto che mi ha dato e la gratitudine che ho sempre avuto per lui. Egocentrico e insicuro, presuntuoso e umile, generoso eppur insensibile, entusiasta e poi immemore del passato entusiasmo, mutevole, influenzabile, gran signore e signore di una vasta cultura: tutto questo era Lo Gatto. Era anche ricettivo, aperto, esteso per così dire, mai denso intenso scavato. Non era un caso che avesse quella faccia (</hi><hi rend="CharOverride-1">Boschian Satta, 200)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-001">51</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un giudizio che mette in luce le contraddizioni dell’uomo, ma che in qualche misura si può adattare anche all’altalenante rapporto di Lo Gatto con l’</hi><hi rend="CharOverride-1">Università di Padova. Verrebbe da dire che Lo Gatto deve a Padova più di quanto Padova debba a Lo Gatto. Da un lato non vi è dubbio che le doti di comunicatore, il sentirsi investito di una sorta di missione legata alla diffusione della conoscenza della Russia e del mondo slavo hanno fatto sì che lo studioso sia stato capace di creare interesse intorno alla sua disciplina e si sia reso protagonista anche agli occhi dei colleghi di un attivismo contagioso, nutrito da un sincero entusiasmo, </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’altro sembra quasi che appena ne abbia avuto la possibilità sia come fuggito per cogliere un’altra opportunità, tanto che a un certo punto la sua presenza diviene una prolungata </hi><hi rend="CharOverride-1">assenza da supplire: Lo Gatto fu docente a Padova per 12 anni dal 1929 al 1941, ma di fatto insegnò solo sei anni dal 1930 al 1936, per altro con la lunga parentesi del 1931 dovuta alla permanenza in Russia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A</hi><hi rend="CharOverride-1">ll’Università di Padova Lo Gatto deve l’essere diventato ordinario, l’avere raggiunto una sistemazione definitiva in ambito accademico, ma colpisce che ne </hi><hi rend="italic">I miei incontri con la Russia </hi><hi rend="CharOverride-1">dedichi solo poche righe al suo magistero patavino e per di più di sfuggita, solo per </hi><hi rend="CharOverride-1">ricordare che i soggiorni polacchi gli erano stati utili per delle lezioni (Lo Gatto 1976, 20) e per nominare proprio la Boschian, sua «scolara di Padova»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Lo Gatto 1976, 31). Può anche darsi che in questo silenzio giochi un ruolo la volontà di rimuovere almeno in parte un passato che negli anni Trenta fu macchiato dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’inevitabile compromissione con il fascismo, compromissione che qualcuno avrebbe anche potuto rimproverargli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-000">52</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma a riempire questo silenzio e darci il senso del valore che ebbe comunque la sua attività di docente a Padova e per Padova sono ancora le memorie della Boschian</hi><hi rend="CharOverride-1"> che divenuta, come ricordato, assistente volontaria, ma di Cronia, dal novembre 1937 fino al febbraio 1939, si trovò a lavorare </hi><hi rend="CharOverride-1">«in un istituto poco frequentato con pochi libri, buio tutto il giorno perché era al pianoterra e dava su uno stretto canale. Al di là del canale c’era un altro edificio altissimo e il cielo pareva scomparso per noi. Ma Lo Gatto aveva riempito di sé quell’istituto, dominato quello squallore perché non l’aveva notato. Forse vedeva quello che non v’era ma lo faceva vedere anche agli altri» (Boschian</hi><hi rend="CharOverride-1"> Satta 2021, 235). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al pari della Boschian pure l’alunno che sarà il suo successore sulla cattedra della Sapienza, Angelo Maria Ripellino, gli riconoscerà questa </hi><hi rend="CharOverride-1">capacità visionaria: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">provo una strana vertigine se penso che, ecco, la sorte e la volontà mi affidano ora il compito di continuare la sua magnifica fatica. […] Fu lei ad aprirmi una rapinosa infilata di porte che davano su incantevoli lontananze, fu lei a rivelarmi le immagini, i nomi, i filtri d’un mondo che doveva affascinare la mia fantasia per sempre. […] Ma tutto il lavoro comune, tutto il brulichìo sotterraneo di impulsi e di idee, che nasceva dai nostri incontri e discorsi, sarebbero poco senza la tenerezza, la comprensione, il fervore che ci ha legati in questi lunghi e brevissimi anni. Nell’esprimerle adesso una gratitudine senza retorica, voglio dirle che sarà questo affetto a guidare la mia attività futura, perché viva e fiorisca col ricordo di lei e nel suo nome ciò che lei ha costruito con passione e entusiasmo (Bottone 2020, 153-54).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È anche grazie </hi><hi rend="CharOverride-1">a questa passione e a questo entusiasmo che possiamo oggi celebrare i cento anni di vita della slavistica accademica italiana che ha avuto in Ettore Lo Gatto un indiscusso protagonista.</hi></p><div><head><hi>Bibliografia </hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic">Annuario della R. Università di Padova per l’anno accademico 1937-1938</hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova: Tipografia del Seminario</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1938, 326.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Antonelli, Mauro. 2018. “L’istituto di psicologia di Padova e la tradizione psicologica mitteleuropea.” In </hi><hi rend="italic">«La densità meravigliosa del sapere». Cultura tedesca in Italia fra Settecento e Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Maurizio Pirro, 229-55, Milano: Ledizioni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Béghin, Laurent. 2000. “Leone Ginzburg libero docente di letteratura russa (1932-1934)” </hi><hi rend="italic">Quaderni di storia dell’Università di Torino</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5 (4): 289-303.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna, e Maria Cecilia Ghetti. 2022. “Slavistica.” In </hi><hi rend="italic">La Facoltà di Lettere e Filosofia </hi><hi rend="italic">Duecento anni di studi umanistici all’Università di Padova</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Vincenzo Milanesi, 277-90. Padova: Il poligrafo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bernardinello, Federico. 2001. “Fra goliardia e inquadramento. Gli universitari padovani negli anni Trenta.” In </hi><hi rend="italic">Studenti, università, città nella storia padovana. 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Nuoro:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ilisso.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bottone, Valeria, e Gabriele Mazzitelli, cura. 2020. </hi><hi rend="italic">Sono contento di averti continuato. Lettere a Ettore Lo Gatto conservate alla Biblioteca nazionale centrale di Roma</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Valeria Bottone e Gabriele Mazzitelli, con la collaborazione di Pasqualino Avigliano. Roma: Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cajola, Margherita. 1935. </hi><hi rend="italic">Eugenio A. Boratynskij. Una pagina di storia della poesia russa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Istituto per l’</hi><hi rend="CharOverride-1">Europa orientale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cini, Luigi. 1936. </hi><hi rend="italic">L’umanità nell’opera di Stanislao Przybyszewski</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Istituto per l’Europa orientale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">d’</hi><hi rend="CharOverride-1">Amelia, Antonella. 1987. “Un maestro della slavistica italiana: Ettore Lo Gatto.” </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> 6: 329-82.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">De Michelis, Cesare G. 2005. “La prima redazione inedita della traduzione dell’Evgenij Onegin di Ettore Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic">Russica Romana</hi><hi rend="CharOverride-1">, 12: 123-26.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Faccani, Remo. 1982-1984. “Evel Gasparini (1900-1982).” </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> 29-30: </hi><hi rend="CharOverride-1">11-15.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Faccani, Remo. 2009. “Evel Gasparini. Dalla letteratura russa all’etnologia slava.” </hi><hi rend="italic">Studia Mythologica Slavica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 10: 119-136</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini, Evel. 1934. </hi><hi rend="italic">La cultura delle steppe. Morfologia della civiltà russa.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Roma: Istituto per l’Europa orientale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ghetti, Maria Cecilia. 2011. “</hi><hi rend="CharOverride-1">La cattedra padovana di Filologia Slava: i primi cinquant’anni,” In </hi><hi rend="italic">Uomini, opere e idee tra Occidente europeo e mondo slavo. Scritti offerti a Marialuisa Ferrazzi</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Adalgisa Mingati, Danilo Cavaion, Claudia Criveller, 277-306. Trento: Dipartimento di studi letterari, linguistici e filologici.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ghini, Giuseppe. 2008</hi><hi rend="CharOverride-1">. “Praz, Lo Gatto e il fascismo.” </hi><hi rend="italic">Linguæ &amp;</hi><hi rend="CharOverride-1"> 7 (2): 13-40.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ginzburg, Leone. 1932. “La versione gogoliana di Nicola Festa.” </hi><hi rend="italic">La Cultura</hi><hi rend="CharOverride-1"> 11 (3): 627-29.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ginzburg, Leone. 1977. “Lettere a Benedetto Croce”, a cura di Benedetto Citarella. </hi><hi rend="italic">Il ponte</hi><hi rend="CharOverride-1"> 33 (10): 1153-183.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ginzburg; Leone. 2000. </hi><hi rend="italic">Scritti</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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Randi libraio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tria, Massimo. 2013. “Le lettere di Ettore Lo Gatto a Evgenij Aleksandrovič Ljackij.” </hi><hi rend="italic">Russica romana</hi><hi rend="CharOverride-1"> 20: 141-69.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Turi</hi><hi rend="CharOverride-1">, Gabriele. 1999. “Le Accademie nell’Italia fascista.” </hi><hi rend="italic">Belfagor </hi><hi rend="CharOverride-1">54 (4): 403-24.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ventura, Angelo. 1992. “Carlo Anti Rettore Magnifico e la sua Università</hi><hi rend="CharOverride-1">.” In </hi><hi rend="italic">Carlo Anti: giornate di studio nel centenario della nascita, Verona, Padova, Venezia 6-8 marzo 1990, </hi><hi rend="CharOverride-1">155-222. Trieste: LINT.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-051-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda nel sito del Calcio Padova la pagina </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://www.padovacalcio.it/padova-alessandria-classico-precedenti-numeri-statistiche/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">. Tutti i siti sono stati consultati il 05/10/2024.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-050-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Verbale della seduta del 28 ottobre 1929. Sulla docenza di Lo Gatto a Padova cfr. Ghetti 2011, in particolare le pp. 284-294. Sulla storia della slavistica a Padova cfr. Benacchio, Ghetti 2022. Esprimo un sincero ringraziamento a Maria Cecilia Ghetti che mi ha fornito copia sia del </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia di altro materiale conservato presso l’Archivio storico dell’Università di Padova.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-049-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP</hi><hi rend="italic">, Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Verbale della seduta del 28 ottobre 1929.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-048-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Verbale della seduta del 14 dicembre 1929.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-047-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Vinto il concorso di straordinario nell’ottobre del 1931 il compenso sarà stabilito in L. 19.000 e il supplemento di servizio attivo di L. 5200, ridotte per legge del 12% L. 16720 e 4576. La canzone </hi><hi rend="italic">Mille lire al mese </hi><hi rend="CharOverride-1">fu incisa da Gilberto Mazzi nel 1939. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-046-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Antonelli 2018, 259: «L’Istituto divenne ben presto non solo un attivissimo centro di ricerca, ma anche una specie di cenacolo culturale. Intorno a Benussi si radunavano studenti e allievi, ma anche docenti e uomini di cultura che si ritrovavano nel Laboratorio di psicologia a fine giornata per discutere sui temi più disparati. Oltre a Musatti e alla De Marchi, vi erano anzitutto gli amici che li avevano accompagnati nel percorso universitario, in particolare Novello Papafava, sua moglie Bianca Emo Capodilista e Margherita Signorelli, il soggetto privilegiato su cui Benussi avrebbe condotto le proprie ricerche ipnosuggestive. Vi erano poi altri allievi, come Gustavo Minella, Evel Gasparini, Fabia Gatti ed Ersilio Costa. Tra i docenti, il più assiduo frequentatore era Concetto Marchesi, latinista catanese e futuro rettore dell’Università di Padova, che divenne il miglior collega e amico di Benussi durante gli anni padovani. Vi era poi lo slavista Giovanni Maver, che con Benussi condivideva le origini triestine e la formazione in Austria. A Maver si aggregavano spesso l’altro slavista Ettore Lo Gatto e il glottologo Giacomo Devoto. E poi vi erano l’autorevole filosofo Erminio Troilo, l’italianista e poeta Giovanni Bertacchi, l’illustre grecista Manara Valgimigli, il saggista e poeta Diego Valeri, più tardi ordinario a Padova di Lingua e letteratura francese e poi di Storia della letteratura italiana». Sullo stretto legame di Maver con Benussi cfr. anche Musatti 1986, 90. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-045-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Maver Lo Gatto 2001, 211-398, in particolare le pp. 241, 242, 273, 274, 275, 279 e 369.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-044-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Di sicuro già agli inizi degli anni Venti il nome di Lo Gatto era noto a Gasparini che il 7 aprile 1922 scriveva a Maver: «Ho inviate – al prof. Lo Gatto le 30 lire in raccomandata: mi sono fatto prima il segno della croce. Gli arriveranno? Mi dispiacerebbe dover ripetere l’invio a mezzo di una banca» (Maver Lo Gatto 2001, 218).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-043-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Alla Facoltà di Lettere «i nuovi immatricolati nell’a.a. 1931-32 sono 78, di cui 37 maschi e 41 femmine. In totale la Facoltà conta 254 studenti, di cui 113 maschi e 141 femmine. Per tradizione, Lettere conta il maggior numero di donne laureate rispetto alle altre Facoltà» (Simone 2013).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-042-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lettera del 28 maggio 1930 a Carlo Anti.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-041-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Lo Gatto 1950, 4, ripubblicato in russo con leggere varianti in Lo Gatto 1954, 291-93.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-040-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Richiesta al Magnifico Rettore in data 24 aprile 1931.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-039-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	“Bollettino Ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione. II – Atti di amministrazione”, 53, vol. 1, 18, 6 maggio 1926, 1567.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-038-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Giuliano Bonfante (1904-2005), glottologo, docente universitario, autore di numerosi studi di indoeuropeistica comparata e di linguistica romanza. Da notare che aveva collaborato al primo volume di </hi><hi rend="italic">Studi baltici</hi><hi rend="CharOverride-1">, edito dall’Istituto per l’Europa orientale e uscito sotto la direzione di Devoto proprio nel 1931.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-037-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ACS. Ministero dell’Interno. Direzione generale della Pubblica sicurezza. Divisione Polizia Politica, </hi><hi rend="italic">Lo Gatto prof. Ettore</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-036-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lettera del Ministero dell’Educazione Nazionale, 11 dicembre 1931. La nomina viene registrata sul “Bollettino Ufficiale del Ministero dell’Educazione Nazionale, II Atti di Amministrazione”, LIX, 1932, vol. 1, 14, 915.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-035-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lettera del Rettore a S.E. il Primo Presidente della Corte d’Appello.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-034-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda il giudizio sul volume di Lo Gatto, </hi><hi rend="italic">La servitù della gleba e il movimento di liberazione in Russia</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Ginzburg 1977, 1162.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-033-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In merito all’iscrizione al PNF in una scheda redatta da Lo Gatto nel 1941 compare la data del 3.3.1925 (Ghini 2008, 24). Va segnalato, però, che oltre che nell’informativa citata, anche nello stato di servizio dello slavista presente nel fascicolo </hi><hi rend="CharOverride-1">conservato nell’Archivio storico dell’Università di Padova e redatto in data 9 marzo 1936 sempre di suo pugno, alla voce “Data d’iscrizione al Partito Nazionale Fascista” si legge: “Dicembre 1932”. Si può ipotizzare che Lo Gatto abbia goduto, dopo il 1936, di una retrodatazione d’ufficio dell’iscrizione a fini giuridici.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-032-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Più in generale sul rapporto tra Lo Gatto e il fascismo cfr. Romoli 2008.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-031-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fulvio Suvich (1887-1980) all’epoca era sottosegretario agli Affari Esteri.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-030-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La trascrizione di questa e di altre lettere è presente anche nella voce </hi><hi rend="italic">Fondo Gian Dauli</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Maria Pia Pagano nel sito </hi><hi rend="italic">Russi in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://www.russinitalia.it/archiviodettaglio.php?id=228</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-029-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Uscirà per Bompiani, nella traduzione di Lo Gatto, cfr. Osorgin 1968.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-028-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Questo indirizzo risulta anche negli </hi><hi rend="italic">Annuari</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’Ateneo di Padova di quegli anni.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-027-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. la lettera di Angelo Maria Ripellino del 20 settembre 1976 in Bottone 2020, 154.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-026-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«Per la libreria Draghi-Randi, sosta abituale di Concetto Marchesi e Manara Valgimigli nei loro lungi anni di insegnamento padovano, come già di Roberto Ardigò e Nino Tamassia, passarono un po’ tutti: Papini e Croce, Einstein e Toscanini, Severi e Ojetti, Bertacchi e Fiocco, Luzzati e Carnelutti, Valeri e Toffanin (senior), Anti e Meneghetti, Palazzeschi e Missiroli, Vergani e Comisso, Bacchelli e Lo Gatto, Frugoni e Fasiani, Musatti e Ghisalberti» (Toffanin, Randi 1990, 80).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-025-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ettore Lo Gatto, </hi><hi rend="italic">Gli artisti italiani in Russia, I: Gli architetti a Mosca e nelle Province</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: La Libreria dello Stato 1934; </hi><hi rend="italic">II: Gli architetti del Sec.18. a Pietroburgo e nelle Tenute Imperiali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: La libreria dello Stato, 1935; III: </hi><hi rend="italic">Gli architetti del sec. 19. a Pietroburgo e nelle tenute imperiali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: La libreria dello Stato, 1943.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-024-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ettore</hi><hi rend="CharOverride-1"> Lo Gatto, </hi><hi rend="italic">Gli artisti italiani in Russia, I: Gli architetti a Mosca e nelle province</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Anna Lo Gatto; introduzione di Carlo Bertelli; prefazione di Giuseppe Glisenti, Anatolij L. Adamishin e Ferdinando Salleo.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano: Libri Scheiwiller; Roma: Finmeccanica, 1990; </hi><hi rend="italic">II: Gli architetti del secolo 18. a Pietroburgo e nelle tenute imperiali</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Anna Lo Gatto; introduzione di Carlo Bertelli; prefazione di Anatolij A. Sobciak. Milano: Libri Scheiwiller, 1993</hi><hi rend="italic">; III: Gli architetti del secolo 19. a Pietroburgo e nelle tenute imperiali</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Anna Lo Gatto; introduzione di Piervaleriano Angelini; con un’appendice ai due primi volumi, Milano: Libri Scheiwiller; Roma: Finmeccanica, 1994; </hi><hi rend="italic">IV: Scultura, pittura, decorazione e arti minori, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">A</hi><hi rend="CharOverride-1">nna Lo Gatto; introduzione di Carlo Bertelli</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Libri Scheiwiller, 1991.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-023-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Verbale della seduta del 14 dicembre 1934 della Facoltà di Lettere e Filosofia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-022-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Devoto dirigeva la rivista </hi><hi rend="italic">Studi baltici</hi><hi rend="CharOverride-1">, che aveva cominciato a uscire nel 1931, mentre Ortiz aveva pubblicato con l’Istituto per l’Europa orientale nel 1928 il volume </hi><hi rend="italic">Medioevo rumeno</hi><hi rend="CharOverride-1">, oltre a collaborare con la rivista </hi><hi rend="italic">Studi rumeni</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel 1934 l’Istituto per l’Europa orientale aveva anche iniziato a pubblicare la collana “Piccola biblioteca romena”.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-021-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lettera del 18 gennaio 1935 del Rettore all’On. Ministro dell’Educazione Nazionale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-020-backlink">32</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Riporto il testo integrale della </hi><hi rend="italic">Relazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> che è utile per avere un’idea del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro svolto da Lo Gatto in qualità di docente: «Il Prof. Ettore Lo Gatto, nei cinque anni che ha insegnato presso la nostra Facoltà, dapprima (1929-1931) come incaricato, poi (1931-1934) come straordinario, è riuscito, superando brillantemente difficoltà non lievi, a organizzare un Istituto di Filologia Slava, che è in piena efficienza e continuo progresso. Oltre ai corsi tenuti ogni anno regolarmente con un numero di lezioni che supera le cinquanta e nelle quali sono stati trattati argomenti riferentisi alle tre principali letterature slave (russa, polacca e ceca), il prof. Lo Gatto ha tenuto ogni anno circa quaranta sedute di Seminario e corsi di lingua polacca e russa. Sotto la sua direzione si sono preparate ben sette tesi di laurea sui seguenti argomenti:</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">1)	“Padri e figli” in Turghenjev e Dostijevskij (</hi><hi rend="italic">sic</hi><hi rend="CharOverride-1">);</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">2)	La novella serba nella seconda metà del secolo XIX;</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">3)	La natura nella letteratura russa da Puskin a </hi><hi rend="CharOverride-1">Turghenjev;</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">4)	Figure storiche e figure d’immaginazione in “Guerra e Pace”;</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">5)	La poetica e l’estetica di Soloviev;</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">6)	Il poeta Baratynskij;</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">7)	Il “Boris Godunov” di Puskin.</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Quasi tutte queste tesi hanno ottenuto il massimo dei voti e qualcuna anche la lode. Nell’Istituto di Filologia Slava, la cui biblioteca è stata notevolmente accresciuta anche con numerosi doni personali del suo Direttore, si sono inoltre preparate le seguenti tesine:</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">1)	Su alcuni punti controversi della biografia di L. Tolstoj (Rapporti famigliari attraverso diari ed epistolari);</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">2)	Critica dell’opinione del Grossmann sulla “costruzione” dei romanzi di Dostojevskij</hi><hi rend="CharOverride-1">;</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">3)	L’elemento pittorico nel “Taras Bulba” di Gogol;</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">4)	Su di una nuova interpretazione del Goldoni in Russia;</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">5)	Elementi veneti nell’architettura pietroburghese di G. Quarenghi;</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">6)	Influenze francesi nei poeti simbolisti russi;</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">7)	Il poemetto “Tasso morente” del poeta russo Batiuskov e l’influenza italiana.</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Gli studenti dell’Istituto di Filologia Slava hanno inoltre partecipato attivamente alle esercitazioni del Seminario di Filologia Moderna.</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Prendendo parte attiva ai congressi internazionali e coltivando le relazioni con Università e Istituto scientifici stranieri, quali la Università Carlo di Praga, l’Università di Varsavia e l’Istituto di Filologia slava di Berlino, il prof. Lo Gatto ha tenuto alto il nome dell’insegnamento universitario italiano. </hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">L’entusiasmo col quale il nostro collega si è completamente dedicato al suo istituto, il suo continuo contatto cogli studenti ai quali ha saputo comunicare il suo fervore di studioso e di maestro, l’importanza dei lavori usciti dalla sua scuola, che tutti abbiamo potuto constatare durante la discussione delle tesi di laurea, mostrano come egli abbia non solo adempiuto ai doveri del suo ufficio, ma benemeritato della nostra facoltà», ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Verbale della seduta del 12 gennaio 1935 della Facoltà di Lettere e Filosofia. La nomina sarà ratificata nel “Bollettino Ufficiale”, 23, 6 giugno 1935: 2483. A Lo Gatto viene riconosciuto uno stipendio netto di Lire 25.520. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-019-backlink">33</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Su Luigi Cini cfr. Pizzolato et al. 2018, in particolare 235-51.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-018-backlink">34</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per una ricostruzione della storia della città sotto il fascismo cfr. Saonara 2011.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-017-backlink">35</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In merito all’interesse di Maver prima e poi di Lo Gatto nei confronti di Teza si veda la recensione di Alena Wildová Tosi alla pubblicazione delle lettere tra Vrchlický</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Teza in </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> 36 (1989): 386-87. Lo Gatto scriveva a Maver il 16 settembre 1940 da Praga: «Per quanto riguarda la Collana di studi slavistici dell’Istituto di filologia slava di Roma, sarei tanto felice di essere tuo collaboratore. Mi riuscirà? Di carattere scientifico-universitario io non ho in preparazione che una memoria sugli studi slavistici di Teza. Sarebbe adatta? Io qui potrei collocare la parte riguardante i rapporti di Teza con Vrchlický</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma se tu trovassi conveniente per la tua collana il lavoro completo, sarebbe certo assai meglio» (Maver Lo Gatto 1996, 378). In una lettera di Salvatore Satta a Laura Boschian si fa riferimento a un «suscitatore di Teza» che teme l’avvicinarsi della guerra. Si può suppore che il riferimento sia a Lo Gatto che vivendo nella Praga occupata dai nazisti avrebbe potuto </hi><hi rend="CharOverride-1">esprimere un timore del genere.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-016-backlink">36</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nella dedica dell’esemplare che conteneva i primi cinque capitoli Lo Gatto scrive che il lavoro era iniziato il 5 maggio 1934</hi><hi rend="italic">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-015-backlink">37</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	“Bollettino Ufficiale del Ministero dell’Educazione Nazionale – Parte II – Atti di Amministrazione”, 64, vol. 1, 1, 7 gennaio 1937, 11.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-014-backlink">38</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’ultimo rinnovo viene comunicato al Rettore Anti in data 15 giugno 1940 e fa riferimento ad un incarico che decorre dal 29 ottobre 1939, in: ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-013-backlink">39</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ghini 2008, 28 precisa che: «Stando agli atti del Ministero della Pubblica Istruzione, il soggiorno a Praga di Lo Gatto si protrasse senza interruzioni dal 29.X.1936 al 15.X.1941».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-012-backlink">40</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’intervento di Lo Gatto occupa le pp. 3-23. Al volume collaborarono anche Margherita Cajola e Ada Mioni.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-011-backlink">41</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lettera di Lo Gatto a Anti dell’8 marzo 1940 su carta intestata “Istituto di cultura italiana”.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-010-backlink">42</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La risposta manoscritta è riportata in calce alla lettera di Lo Gatto.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-009-backlink">43</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lettera di Lo Gatto a Anti del 2 aprile 1940. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-008-backlink">44</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lettera del Ministero degli Affari Esteri a Anti del 2 luglio 1940.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-007-backlink">45</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lettera di Anti al Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e per conoscenza a Ettore Lo Gatto e a Arturo Cronia del 4 luglio 1940.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-006-backlink">46</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lettera del Ministero dell’Educazione Nazionale a Anti del 26 gennaio 1941.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-005-backlink">47</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lettera di Anti a Lo Gatto del 6 febbraio 1941.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-004-backlink">48</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lettera di Lo Gatto a Anti del 17 febbraio 1941.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-003-backlink">49</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	“Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia – Parte Prima”, 86, 101, 23 agosto 1945, 1235. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-002-backlink">50</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ASUP, </hi><hi rend="italic">Fascicolo Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lettera del Ministro al Rettore della R. Università di Roma.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-001-backlink">51</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In un altro passo lo definisce anche «permaloso» (Boschian Satta, 218).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_8_47-65.html#footnote-000-backlink">52</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	E ci fu chi lo fece come ricorda Ghetti 2011, 297n55: «Nel maggio 1946 l’ex-rettore Anti, coinvolto nel processo di epurazione, commenta nel suo diario la pubblicazione di un articolo de l’«Unità» riguardante un manifesto di intellettuali in favore della Repubblica: «Tra i firmatari sono degni di rilievo i nomi di Bizzani [</hi><hi rend="italic">sic</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma potrebbe trattarsi di Aldo Bizzarri, </hi><hi rend="italic">GM</hi><hi rend="CharOverride-1">] e Lo Gatto, che non negheranno di aver fatto molto volentieri intensa politica fascista attraverso gli istituti di cultura italiana all’estero» […]. Il 4 dicembre Anti, che è stato assolto, incontra a Roma Giovanni Maver, che lo saluta con un distacco che Anti imputa all’essere, il Maver, all’interno della Facoltà di Lettere della capitale, «parte dell’estrema sinistra: ferocemente intransigente». </hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Gabriele Mazzitelli, University of Rome Tor Vergata, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">mazzitelli@biblio.uniroma2.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-5133-9608</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Gabriele Mazzitelli, <hi rend="italic">Ettore Lo Gatto a Padova,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0475-0.05</ref>, in Rosanna Benacchio (edited by), <hi rend="italic">Cento anni di slavistica a Padova. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume I</hi>, pp. -20, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0475-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0475-0</ref></p></div></div>
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