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        <title type="main" level="a">Ancora su Arturo Cronia: la letteratura serba</title>
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            <forename>Rosanna</forename>
            <surname>Morabito</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Cento anni di slavistica a Padova</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0475-0</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.06</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The activity of Arturo Cronia, one of the founding fathers of Italian Slavistics and in particular of Serbo-Croatistics, has been recalled during a recent conference in Padua (Benacchio, Fin 2019). The study aims to complete the picture reconstructed on that occasion with by examining Cronia's contributions to Serbian studies, a field neglected at the time. Both his professional and popularizing production is here taken into account, evaluating his interests also through the dissertations in Serbian studies assigned by him as well as examining the reactions of the Serbian scholarly community to Cronia’s works.</p>
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            <item>History of Italian Slavistics</item>
            <item>Arturo Cronia</item>
            <item>History of Italian Serbian studies</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.06<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.06" /></p>
      <div><head>Ancora su Arturo Cronia: la letteratura serba</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Rosanna Morabito</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A più di mezzo secolo dalla morte, Arturo Cronia (1896-1967) è ancora ricordato con ammirazione in tutte le branche della slavistica italiana, di cui si annovera tra i padri fondatori. In particolare, fin dagli anni Venti e per quasi cinque decenni fu figura centrale della serbo-croatistica, giungendo nel 1940 ad occupare a Padova la prima cattedra italiana di Lingua e letteratura serbo-croata. Nato e cresciuto nella Zara dell’inizio del secolo, rimase sempre profondamente legato alla terra di origine. La matrice essenzialmente comparatistica dei suoi interessi di ricerca, e forse anche il legame biografico, lo portarono a privilegiare le aree che per storia culturale e politica erano tradizionalmente più legate alla cultura italiana, la Dalmazia e Ragusa. In tali suoi interessi e inclinazioni si può rintracciare la probabile ragione del minore spazio dedicato nei suoi studi alla letteratura serba. Anche in conseguenza di ciò, nelle recenti celebrazioni dedicategli a Padova</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-028">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, il campo della serbistica è stato relativamente trascurato. Aggiungere alla ricostruzione dell’attività dello studioso anche questo tassello è lo scopo di questo contributo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È ben noto come le ingenerose e ‘partigiane’ posizioni croniane sulla letteratura dalmato-ragusea abbiano segnato le relazioni con la cultura croata del suo tempo e poi ancora a lungo quasi fino ai giorni nostri. Riguardo alla letteratura serba, invece, non si rilevano contrasti simili, al contrario, l’apprezzamento per il lavoro pionieristico di Cronia fu quasi unanime.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per contribuire alla ricostruzione della storia della disciplina nel suo ramo serbistico e della ricezione dell’attività scientifica di Cronia, prenderò in considerazione il suo lavoro di ricerca sulla letteratura serba e le sue opere manualistiche principali, pur senza dimenticare che lo studioso compì costantemente un’infaticabile opera di divulgazione anche della cultura serba, anche con recensioni di studi e traduzioni. Ove possibile, considererò le reazioni della comunità scientifica serba alla pubblicazione delle sue opere. In conclusione, anche le tesi di laurea assegnate durante il suo lungo magistero universitario rappresentano, in un certo senso, uno specchio degli interessi croniani e meritano dunque una considerazione.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">1. Sul piano scientifico, il solo studio croniano di cospicue dimensioni dedicato ad un autore serbo è la monografia del 1932 sul narratore di epoca realistica Laza Lazarević</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-027">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Essendo al tempo il più ampio e completo studio sullo scrittore, esso suscitò subito grande plauso nella comunità scientifica serba (Car 1932, Milutinović 1932, Petravić 1933). I recensori del tempo lo accolsero con entusiasmo sottolineando la grande sapienza e l’amore con cui era stato realizzato (Car 1932, 154), giudicandolo esemplare per rigore scientifico ed esaustività e degno di essere tradotto in serbo per colmare una lacuna nella letteratura scientifica locale (Milutinović 1932). Il giudizio di Milutinović suona infine come un tributo al complesso dell’attività di Cronia, al suo metodo e alla sua acribia di studioso:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Qualcuno può anche non essere completamente d’accordo con tutte le constatazioni e conclusioni di Cronia, può anche porre la discussione e l’interpretazione su una base completamente diversa e utilizzare un altro metodo, ma deve riconoscere la competenza dell’autore sotto ogni aspetto, l’erudizione enorme e il rigore assoluto nell’analisi critica e nella sintesi. Soprattutto, la sistematicità nella raccolta e nello studio del materiale e il fascino dell’esposizione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-026">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Va ricordato infine che ancora nel 2009 Banjanin osserva che lo studio di Cronia, pur sempre l’unico contributo monografico su Lazarević nella serbistica italiana, si trova alla base delle successive trattazioni storico-letterarie italiane sullo scrittore (Banjanin 2009, 149).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">2. Un posto particolare tra gli studi di Cronia spetta alla </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura serbo-croata</hi><hi rend="CharOverride-1">, uscita la prima volta nel 1956 e successivamente ripubblicata nel 1963 (è a questa seconda edizione che  mi rifaccio nelle citazioni che seguono). Si tratta di un manuale che, pur superato dalla naturale evoluzione degli studi serbistici e croatistici, oltre che della realtà storica e culturale e delle metodologie generali di studio, presenta ancora oggi molti elementi di grande interesse e utilità, soprattutto grazie alla straordinaria erudizione dell’autore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come è da attendersi, la visione croniana di un “Medio evo senza poesia e senza fine” (è questo il titolo del capitolo introduttivo dell’opera) abbraccia anche tutta la letteratura serba antica. In particolare, Cronia non riconosce qualità letterarie alla cultura scrittoria degli slavi ortodossi della regione e tuttavia, pur senza mostrare vero interesse per la cultura bizantino-slava della Serbia medievale, assegna un posto particolare nell’intero panorama serbo e croato, ma anche slavo meridionale, al «ciclo trisecolare delle biografie serbe», «una produzione che potremmo dire nazionale e unica e che invano cercheremmo tra i Bulgari, tra i Croati e gli Sloveni» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 26). Alle vite serbe di santi sovrani e arcivescovi, ovvero al genere dell’agiografia dinastica ed ecclesiastica serba, viene riconosciuto interesse e originalità:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">quel genere di scritture o narrazioni storiche, le quali del patrimonio culturale del medio evo serbo e croato sono indubbiamente l’aspetto più interessante, concreto e, almeno sul piano della contenenza, originale (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 23)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-025">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Voglio ricordare che in conclusione di questa parte del manuale lo studioso non manca di segnalare l’importanza del «complesso di opere affini» alle vite, ossia dei testi destinati agli uffici liturgici, che vengono definiti «la prova più bella» di questa fase della letteratura serba (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 23).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sommersi i secoli successivi dalla marea turca, i serbi tornano nella storia croniana della letteratura solo con il Settecento, con gli sconvolgimenti seguiti alla Grande migrazione del 1690 e con la «generazione degli ‘slavizzanti’ alla russa» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 175), ossia quella tra gli anni Quaranta e il 1780, trattata brevemente ma rilevandone il progressivo orientamento alla «laicizzazione razionalistica» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 176) della letteratura, fino alla «nuova svolta della letteratura serba» nell’epoca di Giuseppe II, in cui l’autore principale è Dositej Obradović. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Illuminista, razionalista ma «più sentimentale che cerebrale», per Cronia questo sostenitore del giuseppinismo scrive opere «tutte a carattere e fine moraleggiante, educativo, pratico, patriottico, senza pretese e senza ambizioni letterarie» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 182). Come ricorda Leto (2013, 70), «diversamente dalla maggior parte degli studiosi precedenti» Cronia qui non riconosce a Dositej il ruolo di iniziatore della letteratura moderna</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-024">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">non un genio che trascende il suo tempo […], non anima poetica, più versatile realizzatore che buon scrittore […] e se lo si vuole considerare precursore del Karadžić, il padre della letteratura serba moderna, non bisognerà dimenticare che spiritualmente, oltre che cronologicamente, egli è più vicino all’Orfelin (Cronia </hi><hi rend="CharOverride-3">1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-4">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 185).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Certamente si attribuisce ad Obradović il merito di scrivere nella lingua del popolo e in uno stile semplice e diretto, ma se ne sottolineano «sgrammaticature, scorrettezze, paleoslavismi, russismi</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 183), mentre senza limitazioni gli si riconosce che «sfata la vecchia concezione che identifica la nazionalità con la religione, e si rende conto dell’unità nazionale serbo-croata e la considera elemento non trascurabile del divenire storico» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 183). Non attribuendo valore alla scelta di Dositej di avvicinare al popolo la letteratura senza rigettare in toto la tradizione dotta, anzi basandosi su di essa, Cronia gli rimprovera di essere stato «terribilmente sordo» (</hi><hi rend="CharOverride-1">Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 185) alla poesia popolare, che nella concezione dello studioso rappresenta il patrimonio più prezioso della tradizione serba e croata.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La trattazione della storia letteraria dei periodi seguenti si svolge per lo più secondo linee che saranno consuete anche nelle successive storie della letteratura. Da menzionare il titolo “Trionfo della poesia popolare in Serbia” attribuito al capitolo dedicato alla letteratura serba della prima metà del XIX secolo, di transizione dall’illuminismo al romanticismo, in cui una figura centrale è senz’altro Vuk Karadžić (certamente senza trascurare Petar Petrović Njegoš e Branko Radičević), con la sua riforma linguistica e la sistematica raccolta del folclore della regione. E la produzione poetica orale, cui è dedicato un breve capitolo a sé, l’ultimo del volume, è considerata da Cronia</hi><hi rend="CharOverride-1"> il luogo privilegiato in cui si manifesta lo spirito del «popolo serbo-croato»: «solo nella sua poesia il popolo serbo-croato ha trasfuso tutto sé stesso e vi si è immortalato. Così quella che in altre letterature fu la cenerentola, nella letteratura serbo-croata ebbe un ruolo di emergenza» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 588)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-023">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per concludere questo rapido sguardo alla </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura</hi><hi rend="CharOverride-1">, osserviamo che il periodo tra le due guerre mondiali, per la sua prossimità cronologica all’autore, è prevedibilmente segnato da maggiore incertezza critica (cito ad esempio la trattazione frettolosa e parziale di Crnjanski) e forse anche una maggiore soggettività di giudizio. Il futuro premio Nobel Ivo </hi><hi rend="CharOverride-1">Andrić, comunque, è definito «il migliore e più quotato narratore di questo e del periodo successivo» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 526).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">2.1 Alla sintesi storico-letteraria di Cronia, ancora in anni recenti, viene riservato un posto particolare nel bilancio di Svetlana Stipčević (2007) dedicato alle trattazioni italiane della storia letteraria serba. La </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1956 è considerata qui «il panorama più completo della letteratura di serbi e croati dalla sua nascita agli anni Cinquanta del secolo scorso» («najpotpunija panorama književnosti u Srba i Hrvata od njenog nastanka do pedesetih godina prošlog veka», Stipčević 2007, 27), «migliore non solo di tutte le precedenti, bensì anche di quelle che seguiranno» («ne samo bolja od svih prethodnih, već i od onih koje će uslediti», Stipčević 2007, 33). Competenza, obiettività, sicurezza critica e sensibilità sono le qualità principali attribuite all’autore, sebbene la studiosa ritenga che il suo patrottismo di italiano dalmata, maturato in giuventù in specifiche circostanze storico-politiche, lo abbia influenzato nell’atteggiamento negativo verso la letteratura rinascimentale e barocca dalmato-ragusea e anche verso la letteratura ‘jugoslava’ novecentesca (Stipčević 2007, 51).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella sua lunga trattazione Stipčević, che pure non manca di punte polemiche nei confronti dello studioso zaratino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-022">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, rileva diversi elementi positivi. Tra i pregi principali, vi sarebbe l’uso costante della denominazione etnico-nazionale doppia, «serbo-croato», tanto per il popolo quanto per la lingua. Posto che Cronia credeva nell’unità nazionale e linguistica dei serbi e dei croati, e che il suo manuale risale ad un’epoca di relativa convergenza linguistica tra le due popolazioni maggioritarie della federazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-021">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, nella storia letteraria in realtà egli definisce abbastanza chiaramente la prevalente croaticità della Dalmazia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-020">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, rilevando costantemente le specificità dei diversi percorsi storico-culturali di serbi e croati</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-019">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Del pensiero croniano a questo proposito è esemplificativo l’incipit del </hi><hi rend="italic">Panorama del teatro serbo-croato</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1955, uno studio che, precedendo di poco la storia letteraria, ne rappresenta una integrazione riguardo alla letteratura drammatica e alle tradizioni teatrali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-018">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il teatro serbo-croato o meglio, serbo e croato, presenta pure esso, nella sua linea evolutiva quelle diversità strutturali che caratterizzano le forme della vita, del gusto e del pensiero di un popolo che, appunto come il serbo-croato, pur presumendosi di uno stesso ceppo etnico e linguistico, è stato portato dalla stessa configurazione del suolo a fatali decentramenti e neoformazioni e ha subito differenti e discordanti influenze straniere (Cronia 1955, 17).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel discorso di Stipčević risuona in realtà, qui come anche in altri momenti, l’annosa polemica di una parte degli studiosi serbi circa l’attribuzione nazionale della letteratura dalmato-ragusea</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-017">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che Cronia perlopiù definisce appunto ‘serbo-croata’ e che viene rivendicata da alcuni come tradizione anche serba. La stessa duplice determinazione in Cronia è riferita ancora più coerentemente alla poesia popolare che, secondo Stipčević, Cronia considererebbe «implicitamente serba»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-016">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In effetti, pur astenendosi da analisi o considerazioni specifiche in merito alla situazione linguistica, Cronia tratta in modo diverso la letteratura di Ragusa che, grazie alla storia peculiare del piccolo stato, ebbe uno sviluppo fiorentissimo e particolare. Se d’un canto anche per la Dalmazia troviamo espressioni come «letteratura dotta e artistica serbo-croata» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 36), d’altro canto il volgare čakavo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-015">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – come ho detto – è chiaramente definito come croato (Marko Marulić, ad esempio, è «pioniere della poesia volgare croata», Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 37). Diverse, invece, sono le definizioni della letteratura della repubblica adriatica: «prima pietra miliare della poesia dotta serbo-croata» è il </hi><hi rend="italic">Canzoniere raguseo</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1507 (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 41) e «letteratura serbo-croata di Ragusa», oltre che semplicemente «ragusea», sarà anche la produzione successiva</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-014">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si può ritenere che il carattere štokavo della letteratura ragusea fosse per Cronia il discrimine per rubricarla come ‘serbo-croata’. Lo studioso, peraltro, osserva correttamente che «il problema dello studio razionale della lingua serbo-croata» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 72) si pose per la prima volta nell’ambito della controriforma cattolica e, pur senza sottolinearlo, registra che già lì la scelta si orientò verso lo štokavo in quanto lingua comune alla maggior parte delle comunità della regione. Esemplare in questo senso l’attività del gesuita dalmata Bartol Kašić, autore nel 1604 della «prima grammatica croata» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 73) ancora basata sul ‘dialetto čakavo’ di cui l’autore era parlante nativo ma già aperta all’apporto dello štokavo, il quale avrebbe dominato nelle sue opere successive proprio in funzione della «creazione di una lingua letteraria serbo-croata»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-013">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">3. L’ultima grande fatica serbocroatistica di Cronia fu l’antologia </hi><hi rend="italic">Le più belle pagine della letteratura serbo-croata</hi><hi rend="CharOverride-1">, che uscì nel 1963 con una destinazione esplicitamente non specialistica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-012">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e chiude il cerchio delle grandi opere serbocroatistiche croniane a finalità divulgativa e didattica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-011">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In quasi quattrocento pagine, il libro costituiva la prima selezione così ampia di brani delle letterature</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-010">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> di serbi e croati, compresa una piccola scelta di canti popolari, tradotti in maggioranza dallo stesso Cronia, e seguiva sostanzialmente i criteri di giudizio adottati dallo studioso nelle opere precedenti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Troviamo anche qui ribadito il giudizio complessivo sul Medioevo, «che può essere appena sfiorato perché vera ‘letteratura medievale’ serbo-croata non c’è stata»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Cronia 1963, 8). E tuttavia, </hi><hi rend="CharOverride-1">coerentemente con la sua </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">pur </hi><hi rend="CharOverride-1">considerando evidentemente le letterature delle origini e in particolare tutta quella serba antica come </hi><hi rend="italic">pismenost</hi><hi rend="CharOverride-1">, «all’ombra della Chiesa» e appena «nell’anticamera della letteratura» (Cronia 1963, 13), egli inserisce nella scelta passi dalla </hi><hi rend="italic">Vita di S. Simeone</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Sava e dalla </hi><hi rend="italic">Vita di S. Sava</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Teodosije</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-009">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche nell’antologia la letteratura serba riappare poi solo con il Settecento, con passi dell’opera autobiografica dell’«emergente e documentaria figura di trapasso» di Dositej Obradović, anche qui considerato autore di opere divulgative e compilative «senza pretese e senza ambizioni letterarie anzi, modeste» (Cronia 1963, 82)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-008">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per i periodi successivi appaiono rappresentati i principali autori della letteratura serba, come di quella croata, sempre in consonanza con i principi che guidano questo lavoro, finalizzato alla «esegesi storica» come alla «valutazione estetica» (Cronia 1963, 8), per il quale Cronia sottolinea di essersi affidato «in parte alla voce autoritaria della tradizione letteraria, in parte all’intima voce del mio gusto e delle mie esperienze» (Cronia 1963, 7).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">3.1. All’uscita del volume, proprio sulla scelta antologica si leva una autorevole voce dissonante nel generale apprezzamento per l’opera croniana da parte degli studiosi serbi. Pur riconoscendo l’importanza dell’impresa editoriale che per per la prima volta presentava al pubblico italiano una silloge così ampia, lo studioso serbo di letteratura ragusea Miroslav Pantić avanza una serie di critiche tanto alla concezione generale, che non presenterebbe una visione originale della letteratura «serbocroata» (Pantić 1963, 340), quanto ai criteri di scelta dei testi, che non ritiene né «sicuri» né «unitari», come ad esempio nel caso della scelta di brani «che in qualche modo riguardano l’Italia, e con ciò il loro valore viene accentuato ben più di quanto effettivamente meritino» («koji se na neki način tiču Italije, i time je njihova vrednost naglašavana daleko više no što stvarno zaslužuju», Pantić 1963, 340). Oltre a criticare l’assenza di importanti titoli della letteratura rinascimentale e barocca (croata), specificamente riguardo alla letteratura serba Pantić lamenta l’assenza di passi della prosa di Vuk Karadžić, la parzialità della scelta di un testo di Laza Kostić a discapito di altri, la scelta riduttiva di testi dall’opera di Crnjanski, di cui non compare neanche un passo di </hi><hi rend="italic">Seobe</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">Migrazioni</hi><hi rend="CharOverride-1">, uscito nel 1929). Senza dilungarsi nei possibili rimproveri, che ritiene numerosi, Pantić giunge a una conclusione piuttosto lapidaria sulla collocazione e il valore di questo libro, prezioso per la portata divulgativa «ma del tutto ordinario per le sue reali qualità, con le quali non si eleva al di sopra di una crestomazia scolastica composta in modo superficiale e frettoloso»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-007">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si può pensare che all’espressione di tale giudizio abbia concorso anche il generale risentimento degli studiosi jugoslavi di letteratura ragusea verso le posizioni svalutative di Cronia.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">4. Ancora da considerare almeno brevemente è il campo delle numerosissime tesi di laurea che Cronia seguì tra il 1940 e il 1967, per le quali Rosanna Benacchio ha ben rilevato la netta preponderanza dei temi croatististici. Un rapido spoglio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-006">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> con attenzione specifica ai temi serbistici precisa alcune tendenze. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come prevedibile, è completamente ignorata la letteratura serba antica, a fronte di circa 50 tesi sulla letteratura dalmato-ragusea del periodo umanistico-rinascimentale cui se ne aggiungono altre 25 sulla letteratura secentesca, dedicate in gran parte a Ivan Gundulić e Junije Palmotić. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I lavori dedicati al Settecento sono relativamente pochi (undici in totale, di cui sei sul raguseo Ignazio Giorgi), ma l’affacciarsi della modernità risveglia l’attenzione di Cronia sulla letteratura serba e troviamo una tesi su Dositej Obradović che risale all’A.A. 1937/38 (</hi><hi rend="italic">Riflessi italiani nella lingua di Dositej Obradović</hi><hi rend="CharOverride-1">), ancorché incentrata sui riflessi italiani nella sua lingua.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra i molto più numerosi titoli dedicati alla letteratura dell’Ottocento, vediamo che per il romanticismo (in totale 24 tesi) compaiono i nomi dei più grandi poeti serbi di quel tempo, Petar Petrović Njegoš (due tesi, entrambe dell’A.A, 1939/40: </hi><hi rend="italic">Riflessi italiani nell’opera di Petar </hi><hi rend="italic">Petrović Njegoš </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic">Traduttori e critici italiani di Petar Petrović Njegoš</hi><hi rend="CharOverride-1">) e Branko Radičević (due tesi, la prima dell’A.A. 1941/42 e la seconda, molti anni dopo, dell’A.A. 1964/65: </hi><hi rend="italic">Gioia e dolore nel poeta serbo Branko Radičević </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic">L’aggettivazione nella lirica di Branko Radičević</hi><hi rend="CharOverride-1">), ma il rapporto numerico tra temi croatistici e serbistici rimane nettamente a sfavore dei secondi, che vedono in totale cinque titoli (oltre alle precedenti, una tesi dell’A.A. 1954/55 sulle </hi><hi rend="italic">Lettere dall</hi><hi rend="italic">’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Ljubomir Nenadović: “</hi><hi rend="italic">Pisma iz Italije</hi><hi rend="CharOverride-1">”</hi><hi rend="italic"> di Ljubomir P. Nenadović</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Avanzando nell’età del realismo, le proporzioni tra temi croatistici e serbistici non cambiano. Troviamo così la tesi che nell’anno accademico 1941-42 la futura continuatrice di Cronia a Padova, Jolanda Marchiori, redasse su Borisav Stanković (</hi><hi rend="italic">Il realismo nella prosa di Borislav Stanković)</hi><hi rend="CharOverride-1"> e, a distanza di un decennio, una tesi su Jovan Sterija Popović (</hi><hi rend="italic">La “Pokondirena</hi><hi rend="italic"> Tikva” di Jovan Sterija Popović</hi><hi rend="CharOverride-1">): due tesi su un totale di dieci.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo stesso vale per il periodo della Moderna, per il quale tra i 35 titoli incontriamo solo i nomi di Aleksa Šantić (</hi><hi rend="italic">La </hi><hi rend="CharOverride-1">“</hi><hi rend="italic">Hasanaginica</hi><hi rend="CharOverride-1">”</hi><hi rend="italic"> di Milan Ogrizović</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">e di Aleksa Šantić </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’A.A. 1961/62) e di Branislav Nušić (</hi><hi rend="italic">“Hajduci” di Branislav Nušić, </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’A.A. 1966/67).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Più favorevole il rapporto nel campo della letteratura novecentesca, per la quale tra il primo e il secondo dopoguerra (fino al 1967), su un totale di 45 tesi, tredici sono dedicate ad autori serbi. Tra questi, i più significativi sono Ivo Andrić e Miloš Crnjanski</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-005">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma nessuno dei due autori raggiunge con le tesi assegnate la ‘popolarità’ dei ricordati autori croati di altre epoche. In particolare su Andrić troviamo tre tesi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-004">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di cui la prima dell’A.A. 1961-62 segue immediatamente il premio Nobel del 1961 e le altre due datano all’A.A. 1966-67. </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">5. Anche nel campo della serbistica, dunque, la attività di Cronia suscitò qualche critica, eppure nel complesso, come osserva Graciotti (1994, 101), «sul patrimonio accumulato dal Cronia vivrà tuttavia più di una generazione di studiosi». E se l’interesse di Cronia per la letteratura serba non eguaglia quello per la letteratura croata, parte della sua eredità va considerato senz’altro anche il contributo rappresentato dal lavoro della sua allieva, Jolanda Marchiori, che gli succederà a Padova. Dopo essersi laureata nel 1942 con la summenzionata tesi su Borislav Stanković, nell’anno accademico 1942-43 Marchiori approfondirà le ricerche sul maestro del realismo serbo con un tesi di perfezionamento diretta ancora da Cronia presso la Scuola storica filologica delle Venezie,</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-003">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> dal titolo </hi><hi rend="italic">La </hi><hi rend="CharOverride-1">Koštana</hi><hi rend="italic"> di Borislav Stanković di fronte alla sua opera narrativa</hi><hi rend="CharOverride-1">. In seguito, Marchiori proseguirà il suo lavoro non solo con contributi su classici temi ‘croniani’ (Darsa, la poesia popolare, ecc.), bensì anche con temi serbistici, da V. Karadžić e V. Petković Dis a I. Andrić</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-002">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel secondo dopoguerra, la slavistica moderna (pensiamo che dalla fine degli anni Cinquanta-inizio anni Sessanta iniziano a pubblicare due degli studiosi che più segneranno lo sviluppo slavistico italiano nei decenni successivi, Sante Graciotti e Riccardo Picchio) si evolve, pur nel segno di una sempre maggiore specializzazione, all’insegna dell’interesse per tutte le aree, le epoche e i temi della disciplina. Dalla seconda metà degli anni Sessanta, Lionello Costantini comincerà a contribuire, con i suoi studi sul Settecento serbo, alla conoscenza del campo più trascurato nella serbocroatistica croniana, quello della letteratura serba di epoca antica e pre-moderna. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, dobbiamo osservare che, pur muovendo da posizioni legate al suo mondo culturale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e alle vicende drammatiche che nel periodo del fascismo e della Seconda guerra mondiale hanno segnato i rapporti dell’Italia con la sua prima patria, la Dalmazia, «Cronia costruì un monumento per avviare la serbocroatistica italiana»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. E nel solco tracciato da Arturo Cronia, anche la serbistica italiana si evolve con l’evolversi della società e della cultura italiana ed europea nel riassetto globale del panorama internazionale, ampliando e approfondendo la portata dei suoi interessi, giungendo a collocarsi pienamente al fianco delle altre discipline slavistiche. </hi></p><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Banjanin, Ljiljana. 2009. “Recepcija Laze Lazarevića u Italiji.” In </hi><hi rend="italic">Naučni </hi><hi rend="italic">sastanak Slavista u Vukove dane</hi><hi rend="CharOverride-1">, XXXVIII, 2: 135-50. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Banjanin, Ljiljana. 2014. “Un contributo alla storia della serbo-croatistica italiana.” </hi><hi rend="italic">Nasleđe</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXIX: 67-79.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna. 2019. “Arturo Cronia Maestro a Padova. A mo’ di prefazione.” In </hi><hi rend="italic">Arturo Cronia. L’eredità di un maestro a cinquant</hi><hi rend="italic">’anni dalla scomparsa.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Atti del Convegno di Studi (Padova, 20-21 novembre 2017), a cura di Rosanna Benacchio, e Monica Fin, 9-32. Padova: Esedra.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna, e Monica Fin, a cura di. 2019. </hi><hi rend="italic">Arturo Cronia. L’eredità di un maestro </hi><hi rend="italic">a cinquant’anni dalla scomparsa.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Atti del Convegno di Studi (Padova, 20-21 novembre </hi><hi rend="CharOverride-1">2017), Padova: Esedra.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bevilacqua, Maria Grazia. 2014. “La scuola padovana di archivistica (1924-1986).” </hi><hi rend="italic">Quaderni per la storia dell’università di Padova</hi><hi rend="CharOverride-1"> XLVII: 119-57.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brogi Bercoff, Giovanna, et. al., a cura di. 1994. </hi><hi rend="italic">La slavistica in Italia. Cinquant</hi><hi rend="italic">’anni di studi (1940-1990)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Divisione Editoria.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Car, Marko. 1932. rec. Arturo Cronia,</hi><hi rend="italic"> Lazar K. Lazarević</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma, Istituto per l’Europa orientale, 1932. “Letopis matice srpske”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">CVI, 333, 1-2 (juli-avgust): 153-54. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://digital.bms.rs/ebiblioteka/pageFlip/reader/index.php?type=numerated&amp;id=11813&amp;m=2#page/154/mode/2up</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cella, Sergio. 1985. “Arturo Cronia.” In </hi><hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXXI, Roma. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://www.treccani.it/enciclopedia/arturo-cronia_%28Dizionario-Biografico%29/</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ciampoli, Domenico. 1889. Letterature slave. Bulgari – Serbocroati – Yugo-Russi, Milano: Ulrico Hoepli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1922. </hi><hi rend="italic">Grammatica della lingua serbo-croata</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano: Trevisini.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1932. </hi><hi rend="italic">Lazar K. Lazarević</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Istituto per l’Europa Orientale. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1949. </hi><hi rend="italic">Poesia popolare serbo-croata</hi><hi rend="CharOverride-1">, Padova: Cedam.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1955. “Panorama del teatro serbo-croato.” In </hi><hi rend="italic">Teatro serbo-croato</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Con un’autoversione di Ivo Vojnović e versioni di C. Cronia</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Arturo Cronia, 15-77. Milano: Nuova Accademia. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1958. </hi><hi rend="italic">La conoscenza del mondo slavo in Italia. Bilancio storico-bibliografico di un millennio</hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova: Officine grafiche Stediv.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://asa.archiviostudiadriatici.it/islandora/object/libria%3A139130#mode/2up</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1963. </hi><hi rend="italic">Le più belle pagine della letteratura serbo-croata</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Nuova Accademia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">  [1956]. </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura serbo-croata</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Accademia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-5">Ɖ</hi><hi rend="CharOverride-1">urica, Milan. 1978. </hi><hi rend="italic">Arturo Cronia (1896-1967) nei ricordi di amici e nella sua opera scientifica, con la bibliografia delle sue opere e delle tesi di laurea da lui dirette</hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova: Ceseo — Liviana Editrice, (Collana di studi sull’Europa Orientale 19).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Graciotti, Sante. 1994. “Comparatistica letteraria slava.” In </hi><hi rend="italic">La slavistica in Italia. Cinquant’anni di studi (1940-1990)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giovanna Brogi Bercoff et al., 89-118. Roma: Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Divisione Editoria.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ivetic, Egidio. 2019. “Arturo Cronia tra Italia e Meridione slavo.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> In </hi><hi rend="italic">Arturo Cronia. L’eredità di un maestro a cinquant’anni dalla scomparsa.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Atti del Convegno di Studi (Padova, 20-21 novembre 2017), a cura di Rosanna Benacchio, e Monica Fin, 131-37. Padova: Esedra.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Leto, Maria Rita. 2013. “La fortuna di Dositej Obradović in Italia.” In </hi><hi rend="italic">Cronotopi slavi. Studi in onore di Marija Mitrović</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Persida Lazarević Di Giacomo, e Sanja Roic, 57- 79. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maran, Giovanni. 1967. “Arturo </hi><hi rend="CharOverride-1">Cronia uomo e slavista.” In </hi><hi rend="italic">Studi in onore di Arturo Cronia</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Milan</hi><hi rend="CharOverride-5"> Ɖ</hi><hi rend="CharOverride-1">urica, Giovanni Maran, e Jolanda Marchiori,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1-27. Padova: Centro di Studi sull’Europa Orientale dell’Università di Padova. (Collana di studi sull’Europa Orientale 19).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marchiori, Jolanda. 1969. “Opere di Arturo Cronia.” In Gianbattista Pellegrini “Arturo Cronia.”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">In</hi><hi rend="italic"> Atti dell’</hi><hi rend="italic">Accademia patavina di scienze, lettere ed arti</hi><hi rend="CharOverride-1"> LXXX (1967-68): 51-79. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzitelli, Gabriele. 2016: </hi><hi rend="italic">Le pubblicazioni dell’Istituto per l’Europa orientale: catalogo storico (1921-1944).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Milutinović, Kosta N. 1932. “Jedna italijanska studija o Lazi K. Lazareviću.” </hi><hi rend="italic">Pregled</hi><hi rend="CharOverride-1"> VIII, 6, sv. 102-103: 375-76.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nikolić, Rikard. 1934. “Slavistika u Italiji”. </hi><hi rend="italic">Letopis Matice </hi><hi rend="italic">srpske</hi><hi rend="CharOverride-1"> CVIII, 340, sv. 2: 227-28 </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://digital.bms.rs/ebiblioteka/pageFlip/reader/index.php?type=numerated&amp;id=11978&amp;m=2#page/109/mode/1up</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pantić, Miroslav. 1963. rec. Arturo Cronia, </hi><hi rend="italic">Le più belle pagine della letteratura serbo-croata</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Nuova Accademia 1963. </hi><hi rend="italic">Prilozi za književnost, jezik, istoriju i folklor</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXIX, 3-4: 340-41. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Petravić, Ante 1933. “Talijanska knjiga o Lazi Lazareviću.” </hi><hi rend="italic">Srpski književni glasnik</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXXVIII, 5: 393-94.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Perillo, Francesco Saverio. 1994. “La </hi><hi rend="CharOverride-1">serbocroatistica italiana: bilancio di un cinquantennio.” In </hi><hi rend="italic">La slavistica in Italia. Cinquant’anni di studi (1940-1990)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giovanna Brogi Bercoff et al., 402-28. Roma: Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Divisione Editoria.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stipčević, Svetlana. 2007. “Srpska književnost u italijanskoj književnoj istoriografiji.” </hi><hi rend="italic">Književna</hi><hi rend="italic"> istorija</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXXIX, 131-132: 9-52 (consultabile all’indirizzo </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://italia.rastko.net/delo/12499</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Švelec, Fran. 1959. rec. Arturo Cronia, a cura di, </hi><hi rend="italic">Teatro serbo-croato</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano: Nuova Accademia 1956. </hi><hi rend="italic">Filologija</hi><hi rend="CharOverride-1"> II: 208-210.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zogović, Mirka. 2019. “Appunti su</hi><hi rend="italic"> La conoscenza del mondo slavo in Italia </hi><hi rend="CharOverride-1">di Arturo Cronia.” In </hi><hi rend="italic">Arturo Cronia</hi><hi rend="italic">. L’eredità di un maestro a cinquant’anni dalla scomparsa.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Atti del Convegno di Studi (Padova, 20-21 novembre 2017), a cura di Rosanna Benacchio, e Monica Fin, 221-28. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Padova: Esedra.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-028-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda il volume Benacchio, Fin 2019 contenente gli atti del convegno di Padova del 2017 dedicato allo studioso a cinquant’anni dalla scomparsa.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-027-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Lo studio uscì prima, a puntate, nella </hi><hi rend="italic">Rivista di letterature slave</hi><hi rend="CharOverride-1"> negli anni 1930-1931 e 1932 (Banjanin 2009, 142).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-026-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«Može se neko i ne složiti potpuno sa svima Kronjinim konstatacijama i zaključcima, može postaviti diskusiju i interpretaciju i na sasvim drugu osnovu i upotrebiti drugi metod, ali mora priznati svestranu verziranost autorovu, ogromnu erudiciju i savršenu rigoroznost pri kritičkom razmatranju i pri sintetičkom sažimanju. Povrh svega, sistematičnost u prikupljanju i proučavanju građe i zanimljivosti u prikazivanju.» (Milutinović 1932, 376 [qui e di seguito, ove non diversamente indicato, la traduzione è mia. RM]).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-025-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Vengono ricordati brevemente Sava, Stefan Prvovenčani, Domentijan, Teodosije, l’arcivescovo Danilo e poi Stefan Lazarević, Jefimija, Kostantin Kostenečki.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-024-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ciò a differenza dal giudizio espresso poco tempo prima nel </hi><hi rend="italic">Panorama del teatro serbo-croato</hi><hi rend="CharOverride-1">, uno studio del 1955 che integra la storia letteraria per la parte riguardante il teatro, in cui Dositej è definito «grande monaco vagante e padre della letteratura serba moderna» (Cronia 1955: 38).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-023-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Va ricordato che già nel 1949 Cronia aveva dedicato ai canti popolari serbo-croati un’antologia con testo originale a fronte, ricca di notazioni ad entrambe le versioni, e un lungo studio introduttivo in cui alla poesia popolare, «immanenza e trascendenza della psiche nazionale» (Cronia 1949, 3), «quadro più originale e più glorioso della letteratura e, in genere, del genio creatore serbo-croato» (Cronia 1949, dalla </hi><hi rend="italic">Prefazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, s.n. [3]), è assegnato un posto di massima rilevanza: «nel corso di più secoli e nel quadro di regioni diverse è stata a lungo l’unica manifestazione d’arte letteraria e, assommando in sé il genio creatore della stirpe, ha raggiunto un’espressione, che in altre nazioni invano cercheremmo» (Cronia 1949, 3).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-022-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ad esempio, parlando dell’atteggiamento positivo verso la cultura slava che emerge nel manuale di Domenico Ciampoli del 1889, Stipčević osserva che al contrario «in Cronia non c’è nemmeno vera simpatia verso i serbi, ancor meno verso i croati o gli slavi in generale» («kod Kronije nema ni istinske simpatije prema Srbima, još manje prema Hrvatima, ili Slovenima uopšte», Stipčević 2007, 15).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-021-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	È noto che nella Jugoslavia titina al livello centrale, e non senza malcontento da parte croata, si cerca di affermare l’unità linguistica di serbi e croati (e montenegrini e bosniaci), come testimonia l’accordo di Novi Sad del 1954, in cui linguisti delle diverse nazionalità si impegnano per la realizzazione di un manuale di ortografia e di un dizionario comuni, affermando la denominazione duplice della lingua come «serbocroato» e «croatoserbo». È ben noto anche che la collaborazione sul dizionario sarebbe stata interrotta prima della conclusione dell’opera a causa delle divergenze tra studiosi croati e serbi.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-020-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La sensibilità moderna (ulteriormente acuitasi negli ultimi decenni) per la denominazione della lingua presso serbi e croati è ovviamente piuttosto distante da quella croniana. Anche ad uno spoglio rapido, si osserva che la lingua degli scrittori fino all’epoca premoderna viene definita spesso dallo studioso zaratino come «dialetto» e che la letteratura čakava è abbastanza regolarmente definita croata, come pure la kajkava. Riguardo alla libera e fiorente repubblica di Ragusa (Dubrovnik), la sua letteratura (che è štokava) è abbastanza regolarmente definita ragusea mentre per la sua lingua troviamo anche l’aggettivo composto «serbo-croato». La appartenenza nazionale della letteratura ragusea è appunto un elemento tradizionalmente conteso da una parte degli studiosi serbi.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-019-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fin dalle prime pagine del manuale leggiamo che «originariamente erano i Croati e i Serbi un popolo che serbava ancora evidenti le forme della civiltà primitiva della steppa da cui proveniva […] Non tardarono però a maturare le conseguenze dell’insediamento nelle nuove regioni» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 11-12). E ancora: «Con la fine dell’età medievale vien meno fra i Serbi e i Croati – e in genere fra gli Slavi meridionali – anche quel tenue comune patrimonio spirituale, che, sia pure con forme e con esiti differenti, li tenne a lungo idealmente uniti. Le nuove età agiranno fra loro discordemente e apriranno nuove fratture» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 33).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-018-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Anche sul </hi><hi rend="italic">Panorama del teatro</hi><hi rend="CharOverride-1"> troviamo una recensione del 1959, stavolta dello studioso croato F. Švelec, che ripete la critica generalmente rivolta a Cronia dagli studiosi croati, per la sua considerazione della letteratura dalmato-ragusea come frutto di mera imitazione di quella italiana, mentre riguardo agli autori drammatici serbi ritiene che siano mostrati «un po’ più obiettivamente» (Švelec 1959, 210).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-017-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Anche l’attribuzione nazionale della lingua štokava rappresenta un punto critico, cfr. ad esempio Stipčević 2007, 35.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-016-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«Kronija narodnu knjiežvnost implicitno svrstava u srpsko književno nasleđe», Stipčević 2007, 29).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-015-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Come già accennato, anche il ‘dialetto’ kajkavo è implicitamente trattato come un volgare croato (si veda ad esempio il passo su Ivan Pergošić e Antun Vramec in Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 71).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-014-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ad esempio, il </hi><hi rend="italic">Remeta</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">Il romito</hi><hi rend="CharOverride-1">) di Mavro Vetranović è «una delle opere più originali della letteratura serbo-croata di Dalmazia» (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 54).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-013-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«Copiosa la rimanente sua produzione, che si andò sempre più štokavizzando ed è tutta rivolta a fini religiosi, devoti, edificanti e pratici e mira pure essa alla formazione di una lingua letteraria serbo-croata», (Cronia 1963</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 76).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-012-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Come recita l’incipit della Premessa, «È la prima volta che si mette a profitto del grande pubblico italiano un’ampia scelta di ‘pagine belle’ della letteratura serbo-croata» (Cronia 1963, 7).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-011-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Con la </hi><hi rend="italic">Grammatica della lingua serbo-croata</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1922, «giunta nel ’66 all’ottava edizione» (Cella 1985), la </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1956, il saggio </hi><hi rend="italic">Panorama del teatro serbo-croato</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel volume </hi><hi rend="italic">Teatro serbo-croato</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1955.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-010-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Non del teatro, poiché la collana che ospita l’antologia non lo prevedeva (Cronia 1963, 8).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-009-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Da considerare nel quadro della fisionomia culturale dell’uomo e dell’epoca della sua formazione come studioso la valutazione ormai anacronistica delle agiografie dinastiche ed ecclesiastiche serbe antiche come «vestali della coscienza nazionale», come pure il giudizio estetico – positivo – sui «fiotti di sincera commozione e caldi accenti di esaltazione» (Cronia 1963, 14). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-008-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La visione croniana di Dositej e della sua opera è discussa in Leto 2013.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-007-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«a sasvim prosečna po </hi><hi rend="CharOverride-1">svojim stvarnim kvalitetima, kojima se ne izdiže iznad nivoa površno i na brzinu </hi><hi rend="CharOverride-1">rađene školske hrestomatije» (Pantić 1963, 341).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-006-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Mi avvalgo qui della parte serbocroatistica dell’elenco ragionato delle tesi seguite da Cronia presentato da Benacchio 2019, 21-31.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-005-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	A Crnjanski è dedicato un solo lavoro del 1952-53, “</hi><hi rend="italic">Maska</hi><hi rend="CharOverride-1">”</hi><hi rend="italic"> di Miloš Crnjanski</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-004-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Intitolate rispettivamente “</hi><hi rend="italic">Priča o vezirovom slonu</hi><hi rend="CharOverride-1">” </hi><hi rend="italic">di Ivo Andrić</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Dissonanze nella prosa narrativa di Ivo Andrić</hi><hi rend="CharOverride-1"> e “</hi><hi rend="italic">Gospođica</hi><hi rend="CharOverride-1">” </hi><hi rend="italic">di Ivo Andrić</hi><hi rend="CharOverride-1">; tutte e tre offono un ampio quadro sullo scrittore e la sua opera.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-003-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla Scuola storica filologica delle Venezie dell’Università di Padova, fondata nel 1924 e attiva fino al 1960, si veda Bevilacqua 2014. Nel 1960, tra le nuove istituzioni di perfezionamento che sostituiscono la Scuola storica, compare anche una Scuola di Filologia slava e balcanica diretta da Arturo Cronia (Bevilacqua 2014, 139).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-002-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda la bibliografia contenuta in Perillo 1994, 420-21. Di Andrić nel 1962 Marchiori tradurrà </hi><hi rend="italic">Il cortile maledetto</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	È comunemente rilevato l’orientamento estetico crociano di Cronia, come ad esempio in Zogović (2019, 226), che parla di «concezioni estetiche e teorico-letterarie» «di stretta osservanza crociana».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_10_67-78.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ivetic 2019, 132-33, il quale osserva anche come «Cronia visse pienamente il confine che c’era tra l’Italia e il Meridione slavo, un confine difficile, per lui, diventato drammatico con la guerra, con l’occupazione italiana della Dalmazia (1941-43), con il bombardamento e lo sfollamento degli italiani da Zara, con la perdita della amata patria nel 1945».</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Rosanna Morabito, University of Naples L’Orientale, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">rmorabito@unior.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0003-4047-4959</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Rosanna Morabito, <hi rend="italic">Ancora su Arturo Cronia: la letteratura serba,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0475-0.06</ref>, in Rosanna Benacchio (edited by), <hi rend="italic">Cento anni di slavistica a Padova. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume I</hi>, pp. -13, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0475-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0475-0</ref></p></div></div>
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