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        <title type="main" level="a">La prospettiva comparatistica degli studi slavi a Padova</title>
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          <resp>This is a section of <title>Cento anni di slavistica a Padova</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0475-0</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.07</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The essay intends to examine the comparative approach adopted since the beginning of Slavic studies in Italy, in particular by scholars such as Giovanni Maver, Ettore Lo Gatto and Arturo Cronia who succeeded each other teaching Slavic Philology at the University of Padua. The European reference models of those studies are also highlighted.</p>
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            <item>Slavic studies</item>
            <item>Comparative Literature</item>
            <item>Giovanni Maver</item>
            <item>Ettore Lo Gatto</item>
            <item>Arturo Cronia</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.07<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.07" /></p>
      <div><head>La prospettiva comparatistica degli studi slavi <lb/>a Padova</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Guido Baldassarri</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1967, ripercorrendo la biografia e la produzione scientifica di Arturo Cronia, Giovanni Maran assai opportunamente riproponeva, come significativa degli intenti metodologici dello studioso, una definizione di lui della filologia slava</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Maran 1967, 22; Cronia 1949, 12):</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">[…] una scienza storico-comparativa di tutte le lingue e letterature slave, studiate con speciale riguardo ai rapporti reciproci che passano tra queste e altre lingue e letterature slave.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pertinenza dunque intrinseca della comparatistica al </hi><hi rend="italic">modus operandi</hi><hi rend="CharOverride-1"> assegnato in linea generale alla slavistica, al di là delle diverse declinazioni della disciplina presso i singoli studiosi. Vero è che il Cronia, e ragionevolmente il Maran</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-043">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, traguardando le sorti della comparatistica attraverso gli orizzonti temporali assegnati dal primo alla sua ricognizione dello stato dell’arte, assumevano un punto di vista di necessità orientato sui decenni fondativi della disciplina in Italia, dai primi anni Venti sino alla seconda guerra mondiale: quando gli statuti della comparatistica, e non solo in Italia (la dottrina degli ‘influssi’, in Francia, ma anche nell’area culturale slava, a cominciare da Praga</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-042">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; la critica tematica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-041">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> negli USA), risultavano ancora ben ‘al di qua’ dell’assetto odierno (Fusillo 2006).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="italic">Introduzione alla filologia slava</hi><hi rend="CharOverride-1"> del Cronia, che del resto riprendeva, anche nel titolo, un antecedente fascio di ‘dispense’ relative al corso da lui tenuto nell’a.a. 1936-37 (Cronia 1937), al di là della sua esplicita destinazione didattica, risultava a pieno titolo congruente con una attitudine tipica della slavistica italiana, ‘giovane’ all’interno del contesto europeo, di riflettere assai per tempo sulle metodologie del gruppo di discipline in cui concretamente si era venuta strutturando già prima della guerra. L’approccio del Cronia alla definizione tutt’altro che scontata dei compiti e delle finalità della filologia slava</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-040">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, nata sul modello di consorelle di più antica tradizione (la filologia romanza, la filologia germanica), ma in una fase storica assai più vincolata alle ragioni della ‘contemporaneità’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-039">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, poteva dunque dar conto, in una prospettiva europea, di tre fasi nella messa a punto degli statuti della disciplina: una prima, onnicomprensiva, e riconducibile a un’idea monistica della Slavia che ha sul piano storico-politico il suo corrispettivo nel panslavismo, e che chiama in causa oltre ai metodi delle discipline linguistiche e letterarie una gamma estesa di competenze, che svariano dall’archeologia alle discipline storiche, giuridiche, geografiche ed etnologiche: ed è l’approccio fondativo caratteristico </hi><hi rend="italic">ab initio</hi><hi rend="CharOverride-1"> della slavistica russa e ceca. Una seconda fase, coeva alla nascita di discipline specifiche, vede la messa in crisi di quel modello, e l’assegnazione alla filologia slava di funzioni e compiti di taglio esclusivamente linguistico-letterario</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-038">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; sino alla proposta pertinente alla terza fase, di coesistenza con discipline dedicate esplicitamente alle singole lingue e letterature slave, dalla russistica e dalla polonistica in giù: rispetto a cui, a titolo di esempio, la filologia slava non intende invadere i domini della polonistica ma provvede a studiare lingua e testi letterari di quel Paese «con speciale riguardo ai rapporti che hanno avuto e continuano ad avere con altre lingue e letterature slave» (Cronia 1949, 12)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-037">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Col che, l’approccio comparatistico veniva definito in sostanza come componente strutturale della filologia slava e più in genere della slavistica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre aggiungere che i tre slavisti che con titolarità e con durata diverse si alternarono nell’insegnamento universitario della disciplina a Padova (prima del Cronia, Giovanni Maver ed Ettore Lo Gatto)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-036">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, al di là delle differenti declinazioni con cui intesero interpretare, lungo la loro carriera, le funzioni della filologia slava in rapporto alle singole lingue e letterature che a quell’area geopolitica prima ancora che storico-culturale facevano e fanno riferimento, erano in termini pur differenti in possesso, tutti, di un </hi><hi rend="italic">background </hi><hi rend="CharOverride-1">formativo che li metteva in grado di superare i confini pur ampi di un approccio comparatistico dedicato alle sole lingue e letterature slave. I casi più vistosi sono certamente quelli di Maver e Lo Gatto: il primo con alle spalle una frequentazione non cursoria della romanistica e della scuola del Meyer-Lübke (Picchio 1969, 3011), il secondo approdato ‘quasi per caso’ dalla germanistica alla slavistica in virtù delle sue peripezie di prigioniero durante la Prima guerra mondiale (Lo Gatto 1976)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-035">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma si pensi poi alle competenze da italianista, tutt’altro che occasionali, di Arturo Cronia (Baldassarri 2019), concretizzatesi nell’insegnamento di Lingua e letteratura italiana a Praga, ottenuto per la verità non senza resistenze da parte ceca, per ragioni squisitamente politiche (Zelenka 2019, 209)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-034">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nella diversità dei contesti di origine</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-033">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e delle modalità di approdo se non altro alle competenze linguistiche di area slava</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-032">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, comune, nella formazione dei tre studiosi, è il far riferimento a uno spazio culturale condiviso, che per ragioni anagrafiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-031">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> può essere ancora quello della </hi><hi rend="italic">Mitteleuropa</hi><hi rend="CharOverride-1">: statualmente incarnatasi soprattutto nell’impero austro-ungarico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-030">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sia pure alle soglie della sua dissoluzione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Almeno per i ‘dalmati’ Maver e Cronia un varco, per un’applicazione delle metodologie della comparatistica dell’epoca a un ambito non riconducibile in esclusiva al confronto fra lingue e letterature pertinenti alla Slavia, era in effetti offerto (la dottrina degli ‘influssi letterari’) dall’ampio ventaglio di aree di ricerca pertinenti allo studio dell’influenza esercitata dalla cultura e dalla letteratura italiana su talune almeno delle letterature slave geograficamente e culturalmente contigue</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-029">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il dato è vistoso soprattutto a tener conto della produzione scientifica del Cronia: e sarà, già per il Rinascimento, l’indagine effettuata a più riprese sulla produzione letteraria dalmato-ragusea in italiano e in serbo-croato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-028">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (ma importanti risultano poi i contributi scientifici dello studioso destinati, per dir così in senso inverso, e perciò stesso complementare, ad accertare modalità e ampiezza, in Italia, di una </hi><hi rend="italic">docta curiositas</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei confronti dei più diversi aspetti, storico-geografici, linguistici, etnografici, politici, di ampie zone dell’area slava)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-027">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: non senza polemica nei confronti delle ‘resistenze’ riconducibili a un ‘nazionalismo culturale’ slavo direttamente antitetico rispetto alla temperie della cultura italiana nei decenni fra la prima e la seconda guerra mondiale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-026">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma si pensi poi a quanto il Maver scriveva a proposito della conoscenza di Leopardi presso gli Slavi del sud, in quello che lo studioso definiva una sorta di primo capitolo sulla ‘fortuna’ del poeta italiano presso gli Slavi (Maver 1929, 11-12): nel nome di un rapporto privilegiato fra la cultura italiana e l’area culturale serba, ma soprattutto croata: anche in virtù, almeno in Dalmazia, di un sostanziale bilinguismo di lunga durata, che incoraggia e facilita l’esercizio della traduzione dall’italiano anche per ragioni per dir così di politica culturale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-025">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Prospettiva entro cui anche lo studio dell’esercizio del tradurre i classici italiani in area slava assume uno spiccato valore di approccio comparatistico. Esemplare da questo punto di vista è il secondo capitolo dello studio di Maver su Leopardi: l’indagine cioè condotta sulla traduzione integrale dei </hi><hi rend="italic">Canti </hi><hi rend="CharOverride-1">compiuta</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">entro un arco cronologico non breve dal Vrchlický (Maver 1929a): dove le competenze della lingua italiana progressivamente acquisite dal traduttore esigono di necessità non solo la messa a confronto del testo di arrivo con il testo di partenza (con tutti i limiti che vengono evidenziati, pur nel nome di una sostanziale dedizione del Vrchlický al suo arduo compito), ma anche la chiamata in causa di due mediazioni necessarie, le traduzioni tedesche di Leopardi, cioè: prima l’Hamerling, e, in epoca successiva, il Brandes. Che si trattasse di un approccio onnicomprensivo alla ricezione di Leopardi in area ceca è confermato del resto, sin vistosamente, dalla presa in carico, da parte del Maver, di due aspetti solo apparentemente di contorno rispetto all’esercizio del tradurre: per la via dell’esame degli echi leopardiani negli scritti originali del Vrchlický, e, prima ancora, delle modalità dell’approccio critico tentato da questi a fronte della produzione poetica leopardiana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-024">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La questione di fondo però, affrontata con esiti non univoci dai tre slavisti, e non senza l’impressione di un’evoluzione nel tempo dei termini del problema e delle soluzioni proposte, riguardava l’assunto dei limiti e delle modalità poste in essere dall’articolazione delle singole lingue e letterature slave a partire da un fondo comune: premessa di una presunta ‘reciprocità slava’, tale da giustificare l’importanza dell’assunto di una «storia comparativa delle letterature» intesa quale parte integrante dell’oggetto e del metodo della filologia slava (Cronia 1949, 5). Opportunamente il Picchio ebbe a sottolineare il diverso approccio proposto al riguardo dal Lo Gatto e dal Maver (Picchio 1969, 3018); ma proprio il Maver, che dopo il lungo impegno presso l’Enciclopedia Italiana mise in cantiere senza purtroppo portarla a termine un’opera complessiva sulla Slavia intesa precisamente al rilievo di quel fondo comune</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-023">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, e che immediatamente dopo il termine della seconda guerra mondiale aveva destinato al problema poche pagine di grande spessore (Maver 1946), vent’anni prima, e in una sede in apparenza destinata più ad accogliere un discorso di alta divulgazione che a recepire modi e termini di una ricerca scientifica in atto, aveva inteso sfatare il mito di una ‘vicinanza’ fra le lingue e le letterature slave tale da far apparire ai non specialisti la Slavia come un blocco omogeneo (Maver 1925, 4). E in effetti, nelle </hi><hi rend="italic">Lezioni</hi><hi rend="CharOverride-1">, proprio sulle ‘differenze’ si insisteva, con l’occhio alle condizioni geopolitiche e culturali (a cominciare dalla contrapposizione fra ortodossi e cattolici: Bisanzio e Roma!) in grado di ‘separare’ la storia dei singoli popoli slavi al di là magari della vicinanza delle loro lingue, sino all’apparente paradosso, per gli ‘Slavi meridionali’, non tanto e non solo della loro appartenenza a due Stati, Iugoslavia e Bulgaria (portato, questo, delle forze anche esogene della storia europea), ma della discrasia fra il numero delle lingue di impiego letterario (sloveno, serbo-croato e bulgaro) e il numero delle letterature, nettamente differenziate, di loro pertinenza, con il riconoscimento della sostanziale indipendenza, nonostante l’unicità o quasi del mezzo linguistico, della letteratura croata e della letteratura serba. Perfettamente congruenti, all’epoca, risultavano le indicazioni del Lo Gatto circa la necessaria distinzione fra vicinanza linguistica e comunanza di tradizioni culturali e letterarie in area slava, a torto considerata in Occidente assai più coesa ad esempio di quella germanica (Lo Gatto 1929)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-022">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; e per i decenni successivi si ricordi del resto, del Cronia, l’insistenza sulla necessità di un approccio distinto alle letterature ceca e slovacca, già per quel che riguarda una questione di taglio tipicamente comparatistico, la ricezione cioè dell’opera di Dante; e l’osservazione, anche qui, di una vicinanza linguistica che non coincide, come nei casi del serbo e del croato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-021">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, o dell’ucraino e del russo, con una sovrapponibilità delle relative tradizioni culturali e letterarie (Cronia 1964; Zelenka 2019, 215). Asserzioni che ovviamente non possono che derivare dall’assunzione di un’ottica comparatistica, e che, anche al di là delle strade effettivamente percorse dall’operosità scientifica dei tre slavisti, lasciano ampio margine al raffronto, all’interno dell’area slava, fra autori e testi di differenti letterature</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-020">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: e si pensi del resto a quanto poteva rilevare nella sua commemorazione di Maver Ettore Lo Gatto, chiamando via via in causa Mácha e Lermontov, Mácha e Prešeren (Lo Gatto 1974, 11-12).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo approccio alla complessità non solo culturale della Slavia, Maver, Lo Gatto e Cronia, secondo le migliori tradizioni delle filologie europee (la romanza e la germanica in primo luogo, di più lungo corso, e poi la slava praticata fuori d’Italia e prima che in Italia), potevano adibire competenze di largo respiro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-019">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Basti osservare, all’interno delle rispettive bibliografie scientifiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-018">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, il numero e il rilievo dei contributi che esulano dalle titolarità disciplinari loro assegnate presso le Università di appartenenza, dopo la comune professione, a Padova, dell’insegnamento di Filologia slava: il ‘russista’ Lo Gatto e il ‘polonista’ Maver a Roma, il ‘serbo-croatista’ Cronia a Padova. Se più scontato, per ragioni pur diverse, può apparire l’interesse di un Cronia per l’area cecoslovacca o bulgara (Cronia 1939; Cronia 1946), in ragione dei suoi non brevi soggiorni d’insegnamento a Brno, Bratislava e Praga, e della pertinenza della seconda all’ultima delle ripartizioni tradizionali della Slavia (Slavi orientali, occidentali e meridionali), o quello del Lo Gatto, anche qui, per la poesia bulgara</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-017">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, si pensi almeno all’estensione dell’attività traduttoria del medesimo Lo Gatto, che largamente esula dai confini della tradizione russa pur largamente intesa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-016">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, o all’intervento di apertura del Cronia a un convegno dedicato alla storia politica e culturale della Polonia, e sia pure nell’ottica, carissima allo studioso, di un esame comparato dei rapporti storici attivi fra la Polonia e l’Italia (Cronia 1966). Basta del resto tornare per dir così alle origini, agli anni dell’istituzione della prima cattedra di Filologia slava, per ritrovare nei timori di Ettore Lo Gatto circa le sue possibilità di successo concorsuale come slavista un’indicazione piuttosto precisa di quel che era lecito attendersi in quelle circostanze, in termini di competenze linguistiche (e si suppone non solo linguistiche), dal candidato ideale (Lo Gatto 1996, 296-302)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-015">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1" >È sufficiente d’altronde scendere di un decennio o due per ritrovare, in una pattuglia appena più estesa di ‘pionieri’, la consapevolezza che al compito tutt’altro che agevole di fondazione di una nuova disciplina</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-014">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> si è già adempiuto in termini tali da permettere un confronto alla pari fra la slavistica italiana e le consorelle europee di più lunga tradizione. Lo dimostrano i ripetuti tentativi di ‘bilancio’ all’interno di un campo di ricerca alla fin fine così giovane. Penso alla ricognizione tentata dal Cronia già nei primi anni Trenta, ‘tagliata’ bensì, nel nome di predilezioni consuete nello studioso zaratino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-013">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, attorno al nucleo forte della conoscenza di lunga durata, in Italia, della storia e delle civiltà slave, ma poi attentissima alla segnalazione dei prodromi pur deficitari della ‘nuova scienza’, dai tentativi dell’Accademia Adamo Mickiewitz di storia e letteratura polacca e slava in Bologna agli interessi slavistici di Ciampoli, De Gubernatis, Teza, Verdinois, Guyon, sino allo spoglio su vasta scala di giornali e riviste dentro e fuori i confini del Regno. Indagine protratta giusto sino agli anni della Prima guerra mondiale: lungo un asse cronologico assai esteso che conduce non casualmente sino alle soglie della nascita in Italia di un insegnamento universitario di slavistica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-012">32</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; ma il Cronia aveva poi buon gioco nel rimandare, per i decenni successivi, agli studi di un manipolo non ristrettissimo di colleghi slavisti: Lo Gatto e Maver, certo, ma poi anche Damiani, Giusti e non solo (Cronia 1933, 128). Voglia o necessità di bilanci, si diceva: presa d’atto dell’assestamento di quel fascio di discipline in cui si era articolata nel frattempo la slavistica italiana; e si pensi, al di fuori della pattuglia degli slavisti ‘patavini’, all’intervento di Enrico Damiani a un congresso del 1938, poi confluito con un titolo significativo (“Su l’organizzazione e i compiti degli studi slavistici in Italia”) in un manuale dato alle stampe solo nel 1941, e dove esplicitamente si constata, come dato di fatto, il diritto acquisito dalla slavistica italiana di far parte alla pari, e a pieno titolo, del consesso delle slavistiche europee (Damiani 1941, 22).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Colpisce semmai, al di là delle ascendenze francesi e ceche più volte indicate per le metodologie di taglio comparatistico assunte sin dall’inizio dagli studi slavistici in Italia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-011">33</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la netta attribuzione a quelle linee di ricerca di un senso che largamente deborda rispetto ai confini di un pur importante allargamento dell’area delle discipline umanistiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-010">34</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Intesi infatti, quegli studi, come parte integrante della storia dei rapporti secolari intercorrenti fra la cultura italiana e le diverse aree slave con cui via via la prima è entrata fecondamente in contatto (Baldassarri 2019, 36)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-009">35</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Giudizio storico che, anche oggi, può sembrare, ed è, il risultato di una valutazione credibile dell’importanza del lavoro intenso compiuto a partire dal 1920 ai fini di un radicamento, non della slavistica, ma dell’interesse per le cose slave non soltanto all’interno del mondo universitario: la fondazione di riviste e di collane editoriali, la costituzione, già a Padova, di biblioteche specializzate, l’intensa attività traduttoria dedicata ad autori maggiori e minori delle principali letterature slave</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-008">36</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Si è osservato giustamente, prima e dopo la Seconda guerra mondiale (Damiani 1941; Picchio 1969), che quell’interesse e quell’attività così intensi, soprattutto in Italia, erano </hi><hi rend="italic">anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> il portato della rottura degli equilibri europei, in termini non solo statuali e politici, a seguito dell’esito della Grande Guerra: l’Europa centrale, i Balcani e non solo. La nascita di nuove nazioni, certo, ma anche il sorgere di nazionalismi contrapposti: la situazione fra l’altro che si veniva a creare per l’Italia ai suoi confini orientali, evidente già nel corso della conferenza di Versailles, e che, come si sa, darà luogo a una vera e propria ‘questione adriatica’. Come purtroppo in genere avviene in questi casi, risultava poi agevole una sorta di travaso di quei conflitti latenti ad altri piani, rispetto a quello strettamente politico-diplomatico: il ‘negazionismo’ slavo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-007">37</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, rispetto a una sin troppo enfatizzata influenza italiana sulla storia e sulla tradizione culturale e letteraria specie dalmato-ragusea</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-006">38</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma anche episodi minori e minimi di frizione (l’ostilità almeno iniziale a Praga nei confronti di Cronia, per ragioni non proprio scientifiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-005">39</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, le resistenze di una rivista come </hi><hi rend="italic">I libri del giorno</hi><hi rend="CharOverride-1"> persino all’impiego della denominazione stessa di ‘Yugoslavia’)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-004">40</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In una situazione geopolitica fluida, in cui magari col senno del poi si potrebbero scorgere i segni premonitori delle catastrofi del 1939-41, e che nel seguito, con la guerra già in corso anche per l’Italia, avrebbe pesantemente influito sul grado diverso di attenzione riservata via via alle singole aree di crisi, con riflessi importanti anche sul piano dei rapporti interculturali e persino degli orientamenti della ricerca scientifica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-003">41</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, l’approccio comparatistico pur ‘necessitato’, come si è visto, della slavistica italiana poteva avere anche il senso di instaurare una visione del mondo, almeno sul piano della cultura e della letteratura, in grado di superare, nel nome se si vuole dell’utopia di uno sguardo d’insieme, e magari del richiamo al mito della </hi><hi rend="italic">Weltliteratur</hi><hi rend="CharOverride-1">, se non divisioni e confini, almeno la contrapposizione frontale non certo fra i popoli, ma fra le ‘Nazioni’. Non abbastanza depurata, anche la slavistica italiana, da pur comprensibili concessioni a un’ideologia dominante di schietta marca nazionalistica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-002">42</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: e del resto, se anche a una simile ‘neutralità’ avesse avuto la possibilità di approdare, ovviamente non in grado, come tutti i fatti di cultura, di impedire l’evoluzione disastrosa degli avvenimenti. E tuttavia un suo contributo, quest’apertura di orizzonti, non nell’immediato ma nei decenni a seguire, ebbe pure a darlo, probabilmente con un ridotto effetto calmieratore per il presente, ma intanto con risultati significativi sul piano della conoscenza reciproca, almeno fra gli studiosi di quel fascio di discipline sparsi nei diversi Paesi d’Europa. O si pensi, per la Russia bolscevica, all’attività pionieristica di Lo Gatto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-001">43</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, destinata a protrarsi e consolidarsi anche dopo la guerra</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-000">44</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: con risvolti importanti anche ai fini della collocazione internazionale della slavistica italiana, come lo stesso Lo Gatto rilevava con soddisfazione in una lettera del 1956, quando comunicava al Maver di essere riuscito a far accettare a Mosca anche l’italiano, oltre alle lingue slave e al francese inglese e tedesco, quale lingua ammessa a un convegno in preparazione (Lo Gatto 1996, 380). Aveva scritto il Cronia pochi anni prima: «La storia comparativa delle letterature, meglio di qualunque altra scienza morale, ci insegna quanto utile possa riuscire la conoscenza» delle letterature slave (Cronia 1949, 5). Forse anche oggi, in un altro momento difficilissimo della storia europea; almeno come antidoto a qualunque tentazione di </hi><hi rend="italic">cancel culture</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Angelov, Božan, e Anton P. Stoilov. 1925. </hi><hi rend="italic">Note di letteratura bulgara</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione di Ettore Lo Gatto dal manoscritto bulgaro. Roma: Anonima romana editoriale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baldassarri, Guido. 2019. “Dante e Petrarca negli studi di Arturo Cronia.” In </hi><hi rend="italic">Arturo Cronia. L’eredità di un maestro a cinquant’anni dalla scomparsa</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Rosanna Benacchio e Monica Fin, 33-50. Padova: Esedra.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cella, Sergio. 1985. “Cronia, Arturo.”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1" > XXXI, 233-34. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1924. “Influssi italiani nella letteratura serbo-croata.” </hi><hi rend="italic">L’Europa orientale</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4 (2): 94-116.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1926. “Relazioni culturali tra Ragusa e l’Italia negli anni 1358-1526.” </hi><hi rend="italic">Atti e memorie della Società Dalmata di Storia patria</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: 1-39.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1933. </hi><hi rend="italic">Per la storia della slavistica in Italia (appunti storico-bibliografici)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Zara: Libreria De Schönfeld.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1936. </hi><hi rend="italic">Saggi di letteratura bulgara antica. Inquadramento storico e versioni.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Roma: Istituto per l’Europa orientale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1937. </hi><hi rend="italic">Introduzione allo studio della filologia slava</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Corso di lezioni tenuto nell’anno accademico 1936-37</hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova: GUF.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1939. “L’Italia nel quadro degli orientamenti spirituali ceco-slovacchi.”</hi><hi rend="italic"> Romania. Rivista degli Istituti di cultura italiana all’estero</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3 (2): 69-77.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1940. “Riflessi della simbiosi latino-slava di Dalmazia.” </hi><hi rend="italic">Storia e politica internazionale. Rassegna trimestrale dell’Istituto per gli Studi di Politica internazionale</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2 (2): 1-19.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1942. </hi><hi rend="italic">La Croazia vista dagli Italiani. Quadri – Figure – Bilanci.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Roma: Istituto per l’Europa orientale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1949. </hi><hi rend="italic">Introduzione allo studio della filologia slava</hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova: Liviana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1955. “Aspetti caratteristici dell’umanesimo in Dalmazia.” </hi><hi rend="italic">Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Classe di Scienze Morali e Lettere</hi><hi rend="CharOverride-1"> 113: 43-70.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1958. </hi><hi rend="italic">La conoscenza del mondo slavo in Italia. Bilancio storico-bibliografico di un millennio</hi><hi rend="CharOverride-1">. Venezia: Istituto di studi adriatici.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1963. </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura serbo-croata</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano: Nuova Accademia (prima edizione 1956).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1964. </hi><hi rend="italic">La fortuna di Dante nelle letterature ceca e slovacca (dal secolo XIV ai giorni nostri)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova: Marsilio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1966. “Fasti polacchi in Italia.” In </hi><hi rend="italic">Relazioni tra Padova e la Polonia. Studi in onore dell’Università di Cracovia nel VI Centenario della sua fondazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1-16. Padova: Antenore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cronia, Arturo. 1966a. “La ‘vexata quaestio’ delle ascendenze italiane nell’antica letteratura serbo-croata di Dalmazia.” </hi><hi rend="italic">Atti e Memorie della Società Dalmata di Storia Patria</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5 (1): 245-59.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Damiani, Enrico. 1941. </hi><hi rend="italic">Avviamento agli studi slavistici in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dell’Agata, Giuseppe. 1994. “Filologia slava e Slavistica.” In </hi><hi rend="italic">La slavistica in Italia. Cinquant’anni di studi (1940-1990)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giovanna Brogi Bercoff, Giuseppe Dell’Agata, Pietro Marchesani, Riccardo Picchio, 11-42. Roma: Ministero per i Beni Culturali e Ambientali («Libri e riviste d’Italia. Saggi e documenti»).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dell’Aquila, Giulia. 2012. “La critica tematica.” </hi><hi rend="italic">Rivista di letteratura italiana</hi><hi rend="CharOverride-1"> 41 (1): 117-36.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Graciotti, Sante. 1965. “Filologia slava e unità slava.” </hi><hi rend="italic">Annuario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per l’a.a. 1964-1965:</hi><hi rend="CharOverride-1"> 283-303. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Graciotti, Sante. 1994. “Comparatistica letteraria slava.” In </hi><hi rend="italic">La slavistica in Italia. Cinquant’anni di studi (1940-1990)</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., 89-118.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1923. </hi><hi rend="italic">Poesia russa della rivoluzione</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Stock.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1928. </hi><hi rend="italic">Spirito e forme della poesia bulgara</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Istituto per l’Europa orientale («Piccola Biblioteca Storica», I).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1928a. </hi><hi rend="italic">Letteratura soviettista</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Istituto per l’Europa orientale («Piccola biblioteca slava», 2).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1929. “L’Italia nelle letterature slave.” </hi><hi rend="italic">Nuova Antologia </hi><hi rend="CharOverride-1">64: 1380-82, 232-42, 327-46, 427-39.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1929a. </hi><hi rend="italic">Dall’epica alla cronaca nella Russia soviettista</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Istituto per l’Europa orientale («Biblioteca dell’Istituto per l’Europa orientale. Politica, storia, economia», 16).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1931. </hi><hi rend="CharOverride-3">“</hi><hi rend="CharOverride-1">Il piano quinquennale e le nuove direttive di Stalin.” </hi><hi rend="italic">Economia. Rivista di economia corporativa e di scienze sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 7 (3-4): 258-81.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1932. </hi><hi rend="italic">URSS 1931: vita quotidiana, piano quinquennale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Anonima romana editoriale («Pubblicazioni dell’Istituto per l’Europa orientale, seconda serie. Politica, storia, economia», 22). </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1935. </hi><hi rend="CharOverride-3">“</hi><hi rend="CharOverride-1">Un viaggio in Russia.” </hi><hi rend="italic">L’Italia letteraria </hi><hi rend="CharOverride-1">11 (16): 2.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1944. </hi><hi rend="italic">Narratori sovietici</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzioni di Ettore Lo Gatto </hi><hi rend="italic">et al.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Roma: De Carlo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore </hi><hi rend="italic">et al. </hi><hi rend="CharOverride-1">1958. </hi><hi rend="italic">Letteratura serbo-lusaziana, letteratura ceca, letteratura slovacca; Letteratura slovena, serbo-croata; Letteratura bulgara; Letteratura ungherese; Letteratura neogreca</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Vallardi (</hi><hi rend="italic">Storia delle letterature moderne d’Europa e d’America</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">VI).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore, e Giovanni Maver. 1958a. </hi><hi rend="italic">Letteratura russa, letteratura ucraina, letteratura bielorussa;</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Letteratura polacca.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano: Vallardi (</hi><hi rend="italic">Storia delle letterature moderne d’Europa e d’America</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">V).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1968. </hi><hi rend="italic">La letteratura russo-sovietica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze-Milano: Sansoni-Accademia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1968a. </hi><hi rend="italic">Teatro sovietico degli anni ’50</hi><hi rend="CharOverride-1">, introduzione di Ettore Lo Gatto. Roma: Centro di studi sull’Europa orientale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1973. </hi><hi rend="CharOverride-3">“</hi><hi rend="CharOverride-1">Gli anni Venti nella letteratura russo-sovietica.” </hi><hi rend="italic">Nuova Antologia </hi><hi rend="CharOverride-1">108 (2): 209-33.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1973a. “Gli anni Sessanta della letteratura russo-sovietica.” </hi><hi rend="italic">Nuova Antologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> 108 (10): 171-89. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1974. </hi><hi rend="italic">Giovanni Maver</hi><hi rend="CharOverride-1">. Discorso commemorativo pronunciato dal Linceo Ettore Lo Gatto nella seduta ordinaria del 9 febbraio 1974. Roma: Accademia Nazionale dei Lincei («Celebrazioni Lincee», 82).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1976. </hi><hi rend="italic">I miei incontri con la Russia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Mursia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto, Ettore. 1996. “Le lettere di Ettore Lo Gatto a Giovanni Maver (1920-1931)”, a cura di Anjuta Lo Gatto Maver. </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> 15 (2): 289-382.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fusillo, Massimo. 2006. “Comparatistica.” In </hi><hi rend="italic">Enciclopedia Italiana – XXI secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Appendice VII, 348b-349b. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mácha, Karel Hynek. 1950. </hi><hi rend="italic">Maggio</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione e introduzione di Ettore Lo Gatto. Firenze: Fussi – Sansoni («Il melagrano», 66-68).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maran, Giovanni. 1967. “Arturo Cronia uomo e slavista.”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Studi in onore di Arturo </hi><hi rend="italic">Cronia</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1-27. Padova: Centro di Studi sull’Europa orientale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Masarik, Tomáš Garrigue. 1922-1925. </hi><hi rend="italic">La Russia e l’Europa: studi sulle correnti spirituali in Russia</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione di Ettore Lo Gatto. Napoli: Ricciardi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maver, Giovanni. 1925. </hi><hi rend="italic">Le letterature slave nei secoli XIX e XX.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Tre lezioni tenute alla Scuola Superiore Libera di Studi Sociali di Brescia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova: Tip. Seminario.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maver, Giovanni. 1929. </hi><hi rend="italic">Leopardi presso i Croati e i Serbi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Istituto per l’Europa orientale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maver, Giovanni. 1929a. “Vrchlický e Leopardi.” </hi><hi rend="italic">Rivista italiana di Praga</hi><hi rend="CharOverride-1">: 1-48.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maver, Giovanni. 1936. “Slavi.” In </hi><hi rend="italic">Enciclopedia Italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">, XXXI, 939b-948a. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maver, Giovanni. </hi><hi rend="CharOverride-3">1942. “</hi><hi rend="CharOverride-1">La letteratura croata in rapporto alla letteratura italiana.” In </hi><hi rend="italic">Italia e Croazia,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 455-522. Roma: Reale Accademia d’Italia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzitelli, Gabriele. 1982. “Intervista a E. Lo Gatto.” </hi><hi rend="italic">Rassegna sovietica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 33 (2): 87-101.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzitelli, Gabriele. 1982a. “La rivista «Russia» nella storia della slavistica italiana.” </hi><hi rend="italic">Rassegna sovietica </hi><hi rend="CharOverride-1">33 (3):</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">200-12.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzitelli. Gabriele. 1982b. “Ettore Lo Gatto e la nascita di «Russia».” </hi><hi rend="italic">Rassegna sovietica </hi><hi rend="CharOverride-1">33 (4): 147-54.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzitelli, Gabriele. 2016. </hi><hi rend="italic">Le pubblicazioni dell’Istituto per l’Europa orientale. Catalogo storico (1921-1944)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Firenze University Press. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Němcová, Božena. 1951. </hi><hi rend="italic">La nonna</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione e introduzione di Ettore Lo Gatto. Milano: Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Picchio, Riccardo. 1962. “Quaranta anni di slavistica italiana nell’opera di E. Lo Gatto e di G. Maver.” In </hi><hi rend="italic">Studi in onore di Ettore Lo Gatto e Giovanni Maver</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1-21. Firenze: Sansoni («Ricerche Slavistiche», 1).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Picchio, Riccardo. 1969. “Ettore Lo Gatto e Giovanni Maver.”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">In</hi><hi rend="italic"> Letteratura italiana. I critici</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Per la storia della filologia e della critica moderna in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">, collana diretta da Gianni Grana, IV, 3005-27. Milano: Marzorati.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Picchio, Riccardo. 1994. “La slavistica italiana negli anni dell’Europa bipartita.” In </hi><hi rend="italic">La slavistica in Italia. Cinquant’anni di studi (1940-1990)</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., 1-10.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Przybyszewski, Stanisłav. 1919. </hi><hi rend="italic">Il giudizio</hi><hi rend="CharOverride-1">, tradotto dal testo originale da Ettore Lo Gatto. Napoli: L’Editrice italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Reymont, Wladysław Stanisław. 1925. </hi><hi rend="italic">È giusto!</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione dal polacco e introduzione di Ettore Lo Gatto. Roma: Stock.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Romoli, Francesca. 2008. “La vicenda logattiana nel ventennio fascista: alcune piste di ricerca.” </hi><hi rend="italic">Linguæ &amp;. Rivista di lingue e culture moderne</hi><hi rend="CharOverride-1"> 7 (2): 107-30.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sgambati, Emanuela. 2005. “Lo Gatto, Ettore.” In </hi><hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1"> LXV, 424-28. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sgambati, Emanuela. 2009. “Maver, Giovanni.” In </hi><hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1"> LXXII, 422-25. Roma: Istituto dell’Enciclopedia italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Van Tieghem, Paul. 1906. </hi><hi rend="CharOverride-1" >“La notion de littérature comparée.” </hi><hi rend="italic">La révue du mois </hi><hi rend="CharOverride-1" >1 (3): 268-91.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Van Tieghem, Paul. 1931. </hi><hi rend="italic">La littérature comparée</hi><hi rend="CharOverride-1">. Paris: Colin.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zani, Luciano. 1990. “L’immagine dell’URSS nell’Italia degli anni Trenta.” </hi><hi rend="italic">Storia contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1"> 21 (6): 1197-223.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zeyer, Julius. 1930. </hi><hi rend="italic">Le tre leggende del crocifisso</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione dal ceco e introduzione di Ettore Lo Gatto. Roma: Istituto per l’Europa orientale («Piccola biblioteca slava», 12).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zelenka, Miloš. 2019. “Arturo Cronia comparatista boemista nel periodo tra le due guerre.” In </hi><hi rend="italic">Arturo Cronia. L’eredità di un maestro a cinquant’anni dalla scomparsa</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Rosanna Benacchio, e Monica Fin, cit., 205-19.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-043-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per la verità, indicazioni, se non su una crisi, su un cambiamento di paradigma della comparatistica risultavano percepibili in altri contesti già all’altezza dei primi anni Sessanta (Fusillo 2006).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-042-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Indicazioni puntuali in tal senso offriva Riccardo Picchio, a proposito del contributo di Lo Gatto e Maver alla nascita in Italia della slavistica (Picchio 1969, 309; ripresa del resto di Picchio 1962). Sulla questione è opportunamente tornato più di recente Miloš Zelenka, nel tracciare un quadro dell’attività scientifica stavolta del Cronia (Zelenka 2019, 212-14). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-041-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulle cui prospettive odierne si veda Dell’Aquila 2012.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-040-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il paradosso di Iljiackij, secondo cui sarebbe difficile trovare due slavisti che siano d’accordo sui confini della disciplina (Cronia 1949, 19).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-039-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda più oltre.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-038-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ma ancora Picchio (1969, 3009) osservava, a proposito della filologia slava: «nella nostra disciplina il filologo concentra in sé le funzioni del linguista, dello storico e del critico letterario».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-037-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Opportunamente, ripercorrendo la carriera di uno slavista come Cronia, Miloš Zelenka poteva ricordare quanto a suo tempo aveva scritto Tomáš Masaryk, che considerava «gli Slavi come “organismo autonomo costituito da popoli definiti da una propria lingua e da una propria storia, da una letteratura nazionale e da uno specifico spirito di coscienza slava che, dal punto di vista linguistico, appare molto più intenso rispetto alla compagine romano-germanica”» (Zelenka 2019, 215).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-036-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per incarico il Maver nel 1920, con passaggio in ruolo nel 1926, nel mentre teneva l’insegnamento di serbo-croato a Trieste (sarebbe poi passato alla cattedra di Letteratura polacca a Roma nel 1929, tenendo nella nuova sede anche l’insegnamento di Filologia slava); il Lo Gatto insegnò Filologia slava a Padova a partire dal 1931 (si sarebbe poi trasferito su Lingua e letteratura russa, sempre a Roma, nel 1941). Infine il Cronia, dopo lunghi soggiorni di insegnamento in Cecoslovacchia, ottenne l’incarico di Filologia slava a Padova nel 1936, insegnando la medesima disciplina anche a Bologna e Venezia, per poi ricoprire la prima cattedra, sempre a Padova, di Lingua e letteratura serbo-croata a partire dal 1940. Si vedano intanto, nell’ordine, Sgambati 2008 e 2005, Cella 1985.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-035-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ne parlava per la verità lo stesso Lo Gatto già nel 1920 (Lo Gatto 1996, 296-98); si veda poi Lo Gatto 1976, 10.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-034-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda più oltre, nota 39.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-033-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La Dalmazia per Maver e Cronia, Napoli e poi la Liguria e la Toscana per Lo Gatto.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-032-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per Lo Gatto si veda la nota 9; i ‘dalmati’ Maver e Cronia nascono ovviamente in un ambiente quanto meno trilingue; si veda, per Maver, Picchio 1969, 3012.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-031-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Tutti all’incirca ventenni allo scoppio della Prima guerra mondiale: nati com’erano, Lo Gatto nel 1890, Maver nel 1891, il più giovane Cronia nel 1896.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-030-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Gli studi universitari a Vienna di Maver, e a Graz di Cronia. Diverso il percorso da ‘germanista’ di Lo Gatto, che perfeziona la sua formazione in Germania e nella Svizzera tedesca.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-029-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Lo evidenziava esplicitamente il Cronia nel definire i confini e gli ambiti di ricerca della filologia slava (Cronia 1949, 13-14).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-028-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si vedano ad es. Cronia 1924 e 1926, e ancora 1955 e 1963. Sulla questione, rimando a Baldassarri 2019, 37-38.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-027-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Importante in tal senso soprattutto Cronia 1958, che mette a frutto i risultati di precedenti ricerche.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-026-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda più avanti, note 37 e 42.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-025-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Attività traduttoria, sottolineava il Maver, intesa anche a compensare la presenza dominante della cultura in lingua tedesca, e utile poi per la messa alla prova delle possibilità espressive, in campo letterario, della lingua di arrivo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-024-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Con caratteristica esaltazione, evidentemente finalizzata a suggerire analogie con la situazione ceca, del ‘patriottismo’ leopardiano.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-023-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nel suo discorso commemorativo del collega e amico, opportunamente Ettore Lo Gatto osservava che negli scritti di Maver sulle singole letterature nazionali era presente «la riserva già iniziale di studiare quello che era lo sfondo loro complessivo, lo sfondo cioè del mondo slavo» (Lo Gatto 1974, 8). Si veda poi Picchio 1969, 3023.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-022-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«[…] generalmente si parla di mondo slavo, credendo che tra i popoli che ne formano la compagine le differenze siano assai minori che non tra i singoli popoli latini e i singoli popoli germanici» (Lo Gatto 1929, 232). Interessante sarà semmai quanto vent’anni dopo avrà a osservare il Cronia, a proposito del ‘blocco slavo’ evocato anche dopo la Seconda guerra mondiale da una sorta di rinnovato panslavismo di marca comunista (Cronia 1949).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-021-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per la verità, per il serbo-croato il Cronia arriverà a riproporre, a ridosso degli anni della guerra, quanto negli anni Venti aveva affermato la </hi><hi rend="italic">Grammaire</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Meillet e Vaillant, secondo cui si era in sostanza in presenza di una «invenzione grammaticale» (Cronia 1940, 4). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-020-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Opportunamente sono state richiamate, di recente, metodologie analoghe a disposizione della filologia slava in Cecoslovacchia, che pure «univa per lo più il principio filologico all’approccio storico-culturale» (Zelenka 2019, 214). Modalità di lavoro, nella ricerca, evidentemente accessibili in Italia ai ‘pionieri’ della slavistica nostrana, anche al di là dell’esperienza propria del Cronia, formatosi infatti, dopo gli studi interrotti a Graz, alla scuola di Praga.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-019-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda del resto più sopra la nota 8.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-018-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si vedano, per Lo Gatto e Maver, </hi><hi rend="italic">Studi</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1962, </hi><hi rend="CharOverride-3">ix-xxi, xxiii-xxxi; </hi><hi rend="CharOverride-1">per Cronia, </hi><hi rend="italic">Studi</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1967, 29-54.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-017-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Almeno per ragioni di ordine prettamente linguistico: si veda ad es. Maver 1936. Del resto, si vedano più in generale, per i rapporti intercorrenti fra le diverse lingue slave, Lo Gatto 1929, 233 (</hi><hi rend="CharOverride-1" >«La parentela di lingua è certamente il legame maggiore fra i singoli popoli slavi»)</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Cronia 1949, 98. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-016-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Già agli esordi della sua carriera di slavista il Lo Gatto si poteva cimentare nella traduzione di un romanzo polacco (Przybyszewski 1919); ma si veda poi, per il decennio successivo, Reymont 1925. Significative anche le traduzioni dal ceco (Masaryk 1922-1925, Zeyer 1930), nel nome di un’attività destinata a continuare anche nel dopoguerra (Mácha 1950, Němcová 1951). Più scontate, come si accennava, le incursioni sul versante delle letterature ucraina e bielorussa (Lo Gatto Maver 1958): ma si veda poi, nella stessa collana, Lo Gatto </hi><hi rend="italic">et al.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1958; come pure l’attività traduttoria dal bulgaro (Angelov Stoilov 1925). Indipendente come si sa dalla ‘conversione’ di Lo Gatto alla slavistica risulta la sua attività di traduttore dal tedesco (Nietzsche, Wagner, ma anche Vischer). L’attività intensissima di Lo Gatto quale traduttore, almeno negli anni Venti e Trenta, era del resto funzionale all’obiettivo di sensibilizzare un più vasto pubblico sull’importanza di una conoscenza meno superficiale della cultura e delle letterature di area slava: indicazioni esplicite in tal senso in </hi><hi rend="CharOverride-1">Lo Gatto</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1996, 316-17. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-015-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fra il dicembre del 1920 e il gennaio del 1921 il Lo Gatto comunicava al Maver di star studiando ceco e polacco, ma anche di non conoscere il croato e lo sloveno.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-014-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Scriveva a ragione Riccardo Picchio, dando conto dell’importanza e anche delle difficoltà di quell’opera di ‘fondazione’: </hi><hi rend="CharOverride-1" >«gli sforzi dei primi slavisti per attribuire dignità di scienza a ricerche nascenti sotto lo stimolo di contemporanei eventi politici e sociali dovranno essere valutati con profonda attenzione da ogni storico della nostra cultura novecentesca. […] Affrontare l’esame delle civiltà slave applicando metodi d’indagine coincidenti con quelli in uso per lo studio della tradizione occidentale, senza cedere alle suggestioni di dominanti luoghi comuni che volevano tutto l’Oriente europeo – ancora nel XX secolo – avvolto nella nebbia esotica non diradata dalla classicità e neppure dall’età moderna – significava praticamente iniziare una lunga, difficile polemica» (Picchio 1969, 3006).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-013-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Che approderanno assai più tardi a un impegnativo volume del 1958; si veda più sopra la nota 17, e poi Baldassarri 2019.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-012-backlink">32</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	E, sul rapporto non puramente cronologico che intercorre tra gli esiti della Prima guerra mondiale, con la dissoluzione degli imperi e la nascita di nuovi Stati-Nazione, e la fondazione della slavistica italiana, non si può che concordare con Picchio 1969, 3007.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-011-backlink">33</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda in particolare, per il Cronia, quanto osservava di recente Miloš Zelenka (si veda anche, più sopra, la nota 24): «Se vogliamo definire metodologicamente questi testi storico-letterari di Cronia, essi rappresentano, nel loro complesso, dei classici studi ‘di influsso’, tipici della comparatistica positivistica, i cui precedenti almeno in area romanza grazie alla teoria di P. Van Tieghem sulla ‘letteratura comparata’ (</hi><hi rend="italic">littérature comparée</hi><hi rend="CharOverride-1">) analizzano i rapporti reciproci fra due fenomeni letterari» (Zelenka 2019, 214). Per il Van Tieghem il rimando, per ragioni cronologiche, più che al volume del 1931, va alle pagine del 1906, fondative della disciplina, pur nel loro taglio scorciato, non solo nell’ambito della romanistica (Van Tieghem 1906, 1931).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-010-backlink">34</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fatto pur in sé importante, se, come opportunamente rilevava Riccardo Picchio, fin dai suoi esordi l’impegno di Maver come slavista </hi><hi rend="CharOverride-1" >«dimostrava che all’</hi><hi rend="italic">universitas</hi><hi rend="CharOverride-1"> italiana, di tradizione umanistica, mancava la conoscenza di quasi mezza Europa» (Picchio 1969, 3015).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-009-backlink">35</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sull’argomento, si veda Picchio 1969, 3006. Si osservi del resto che lo studio degli ‘influssi’ esercitati dalla cultura italiana sulla civiltà dei popoli slavi, come pure la ricognizione dei modi della conoscenza di lunga durata, in Italia, del mondo slavo, o almeno di alcune sue parti, veniva valutata, persino in un manuale universitario come l’</hi><hi rend="italic">Introduzione alla filologia slava</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Cronia 1949, 13-14), quale caratteristica e compito peculiari della slavistica italiana. E poi, a rovescio, andrà rilevato come almeno per le aree culturali viciniori (la Dalmazia, soprattutto) un’importanza analoga venisse attribuita dal medesimo studioso all’italianistica croata (Cronia 1940, 17-18). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-008-backlink">36</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per le traduzioni, si veda qui intanto la nota 28. Sull’attività del Maver per il recupero di una biblioteca di slavistica, si veda Picchio 1969, 3014. Il fatto centrale degli anni Venti, in parallelo con la fondazione della disciplina in ambito universitario, è però la nascita dell’Istituto per l’Europa Orientale: sulle cui vicende iniziali qualche indicazione forniscono le lettere del Lo Gatto a Maver già nel gennaio del 1921 (Lo Gatto 1996, 302-05). Filiazione dell’Istituto fu poi il periodico “L’Europa orientale”, che inizia infatti a uscire nello stesso anno: preceduto da “Russia”, che a differenza dell’“Europa orientale” sarà pubblicata però solo sino alla metà degli anni Venti (1920-1926: Mazzitelli 1982a, b); più in generale, per le pubblicazioni dell’Istituto si veda ora Mazzitelli 2016. Sulle difficoltà per il Lo Gatto di conciliare il lavoro intensissimo presso l’Istituto, di cui, anche per ragioni economiche, aveva accettato di essere il segretario, con il mantenimento del suo impegno per “Russia”, significativo risulta quanto ebbe a dichiarare lui stesso in un’intervista dei primi anni Ottanta (Mazzitelli 1982). Fondamentale poi, già negli anni Venti, il lavoro preparatorio per la messa a punto, sotto la direzione del Maver, delle ‘voci’ di pertinenza per l’“Enciclopedia Italiana”: anche qui alcune indicazioni sugli intenti di quel lavoro provengono dalla corrispondenza del Lo Gatto col Maver (Lo Gatto 1996, 353-56). Da segnalare sarà poi, nell’altra direzione (l’influenza della civiltà italiana nei Paesi slavi), l’attività della “Dante Alighieri”, che promosse una serie di volumi dedicati alla </hi><hi rend="italic">Civiltà italiana nel mondo</hi><hi rend="CharOverride-1">; non trascurabile in tal senso l’apporto degli Istituti di cultura all’estero e, per un breve periodo, quello dell’Istituto italiano di Mosca, soppresso nel 1925. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-007-backlink">37</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ne dava conto Cronia 1966, riprendendo e aggiornando del resto quanto aveva già esposto in un contributo di trent’anni prima apparso a Praga sulla rivista “Slavia”. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-006-backlink">38</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda ad es. Cronia 1940, ma anche, per la cultura ceca e slovacca, Cronia 1939. Già negli anni Venti, per il Rinascimento croato, Giovanni Maver esponeva tesi sostanzialmente analoghe (Maver 1925, 74).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-005-backlink">39</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Un quadro dettagliato della vicenda in Zelenka 2019, 208-211. In sostanza, prima del diretto intervento del Ministero cecoslovacco, la commissione giudicatrice individuava sentimenti antislavi nei contributi del Cronia sul glagolitico in Dalmazia: e questo cozzava con gli interessi cecoslovacchi, anche in virtù della comune appartenenza di Praga e Belgrado alla Piccola Intesa.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-004-backlink">40</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ne dava conto il Lo Gatto in una lettera al Maver del 1923 (Lo Gatto 1996, 329-30): tramite suo, la rivista aveva chiesto al Maver una rassegna bimestrale sulle «letterature slave meridionali», lasciandolo peraltro libero di ricorrere a qualunque «altra denominazione che non sia Jugoslavia».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-003-backlink">41</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Lo stesso Cronia, all’epoca, non poteva che sottolineare l’abbondanza persino eccessiva, in Italia, di studi sulla Croazia divenuta formalmente indipendente (Cronia 1942, 107-17; Baldassarri 2019, 36).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-002-backlink">42</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La contrapposizione fra Bisanzio e Roma nel calcolare gli effetti della loro influenza sulle culture slave, il richiamo persino, per il presente, a un’Italia ‘imperiale’ (Cronia 1939, 71; Cronia 1940, 19: e si tenga conto, in questo secondo caso, della sede non puramente ‘culturale’ in cui quel contributo veniva pubblicato).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-001-backlink">43</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Già negli anni Venti il Lo Gatto era in grado di dar conto della ‘nuova’ letteratura russa (Lo Gatto 1923, 1928a, 1929a): per poi occuparsi a più riprese dell’assetto anche economico e sociale dell’Unione Sovietica (Lo Gatto 1931, 1932). Poteva poi segnalare, sia pure in maniera assai rapida, un suo viaggio in Russia, inaugurando per così dire una disponibilità al racconto delle sue esperienze in un Paese tanto poco conosciuto dal grande pubblico dopo la Rivoluzione, che sarebbe poi approdata al volume degli anni Settanta (Lo Gatto 1976). Su questi aspetti dell’attività del Lo Gatto si veda da ultimo Romoli 2008; più in generale, Zani 1990.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_11_79-92.html#footnote-000-backlink">44</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il volume per certi versi pionieristico, ancora negli anni della guerra, dei narratori sovietici (</hi><hi rend="italic">Narratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1944): seguito poi dai due del 1968 (Lo Gatto 1968, 1968a), e dai contributi sulla letteratura ‘russo-sovietica’ degli anni Venti e Sessanta del decennio seguente (Lo Gatto 1973, 1973a).</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Guido Baldassarri, University of Padua, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">guido.baldassarri@unipd.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-3338-2469</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Guido Baldassarri, <hi rend="italic">La prospettiva comparatistica degli studi slavi a Padova,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0475-0.07</ref>, in Rosanna Benacchio (edited by), <hi rend="italic">Cento anni di slavistica a Padova. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume I</hi>, pp. -15, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0475-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0475-0</ref></p></div></div>
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