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        <title type="main" level="a">Evel Gasparini: per un profilo dell’uomo e dello studioso</title>
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            <forename>Donatella</forename>
            <surname>Possamai</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Cento anni di slavistica a Padova</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0475-0</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.08</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The paper traces the scientific path of Evel Gasparini, from his student years in Padua until the end of his academic career, half a century later, still in Padua. We have also unearthed some of his special traits as a person that bear on his fate as a scholar as well. From his thesis with Maver on Dostoevskij, to the important work Slavic Matriarchy and finally returning to Russian literature with his last article, published posthumously, on the judgment of Nabokov on Gogol's Old world landowners, all the works that Gasparini left us were always dictated by a strong impulse for knowledge and a deep artistic sensibility. As an appendix to our article, Remo Faccani, who was Gasparini’s pupil and admirer, has provided us with some valuable remarks for a careful reading of Slavic Matriarchy.</p>
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            <item>History of Slavic Studies</item>
            <item>University of Padua</item>
            <item>Evel Gasparini</item>
            <item>Russian Literature</item>
            <item>Ethnology</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.08<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0475-0.08" /></p>
      <div><head>Evel Gasparini: per un profilo dell’uomo e dello studioso</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Donatella Possamai</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fu una commissione d’eccezione quella che, riunitasi a Roma nei giorni prenatalizi del dicembre 1946, designò Evel Gasparini vincitore del concorso per Professore straordinario alla cattedra di Lingua e Letteratura russa dell’Istituto Superiore di Economia e Commercio di Venezia. Era composta dai professori: Nicola Ottokar, presidente, Giovanni Maver, Ettore Lo Gatto, Enrico Damiani e Arturo Cronia, segretario relatore. Leggiamo il giudizio dal fascicolo di Gasparini, conservato all’Archivio storico dell’Università Ca’ Foscari di Venezia:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Laureato nel 1924; libero docente in letteratura russa dal 1934</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-021">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, è stato parecchi anni lettore di lingua italiana all’Università di Varsavia e poi, quale professore contrattuale a quella di Lubiana, dove ha avuto anche l’incarico della direzione dell’Istituto di cultura italiana; dal 1936 incaricato di letteratura russa nell’Istituto superiore di economia e commercio di Venezia. Sin dalla sua prima pubblicazione (“Elementi della personalità di Dostoevskij”) il Gasparini si è occupato prevalentemente di letteratura russa e di essa, dopo un’accurata e lunga preparazione, ha trattato in una serie di saggi monografici, che, oltre a Dostoevskij, rimasto al centro del suo interesse, riguardano Puskin, Gogol, Cechov, (“Il teatro di Cechov”), Tolstoj (“L’esordio di Tolstoj”), (“Il vigore di Tolstoj”). In questi studi il Gasparini ha dato prova di un notevole acume critico, di una vigile sensibilità artistica e di una grande capacità di cogliere, in uno stile suggestivo, aforistico, gli aspetti essenziali dei problemi letterali e culturali che via via rientravano nella sfera del suo interesse. Tali studi, mentre promuovono vigorosamente e con vedute spesso completamente nuove la nostra conoscenza delle opere e degli scrittori da lui studiati, dimostrano anche una sicura conoscenza delle più salienti manifestazioni della vita spirituale russa del sec. XIX […] (Università Ca’ Foscari Venezia, fasc. Gasparini Evelino).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Evellino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-020">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, Evelino e poi, negli anni, Evel Gasparini, nacque nel 1900, il 24 settembre, ad Altivole, in provincia di Treviso, da Enrichetta Sartor, il cui cognome tronco, tipicamente veneto, fu più tardi ‘italianizzato’ in Sarto, e Antonio Gasparini, impiegato municipale. Nel 1919 Evel Gasparini ottenne il diploma di licenza liceale al Canova di Treviso e si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell’Università di Padova; rimasto orfano, fece domanda di una Borsa di studio governativa come studente delle terre liberate. La borsa, prevista per gli ‘studenti redenti’ gli venne concessa dall’allora Ministero per la ricostruzione delle Terre liberate dal Nemico che aveva sede a Treviso ed era stato istituito nel 1919, subentrando così al precedente Alto commissariato per i profughi di guerra. In questi anni fu di grande sostegno per il giovane Gasparini Mons. Luigi Saretta (1885-1964) che da vicario della Chiesa di San Nicolò a Treviso fu poi per lunghi anni arciprete della parrocchia di Santa Maria delle Grazie a San Donà di Piave, la più vasta della diocesi di Treviso. Ricorda il figlio, Fabrizio Gasparini, che il padre mantenne la frequentazione con Mons. Saretta per lunghi anni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-019">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Proprio a Padova Gasparini si laureò in Lettere con centodieci e lode il 14 dicembre 1923; tra le votazioni degli esami spiccano un trenta e un trenta e lode conferitigli nei due esami di filologia slava sostenuti con Giovanni Maver, che l’aveva guidato anche nella stesura della tesi intitolata </hi><hi rend="italic">Saggio critico su Dostoevskij</hi><hi rend="CharOverride-1">. L’incontro con Maver, di soli 9 anni più vecchio, giovane incaricato di Filologia slava a partire dall’anno accademico 1920-21,</hi><hi rend="CharOverride-1"> fu sicuramente determinante per la scelta del cammino intrapreso da Gasparini, come riporta Remo Faccani nella sua preziosa e dettagliata prefazione all’edizione del Matriarcato slavo del 2010: «E ben presto Maver divenne per lui – il legame fu cementato probabilmente anche dall’indole inquieta di entrambi – un maestro e qualcosa di più: un fratello maggiore si direbbe» (Faccani 2010, XI).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Probabilmente introdotto da Maver, a Padova Gasparini frequentò anche i benussiani o benussiti, i discepoli, a vario titolo, di Vittorio Benussi. Così Cesare Musatti descrive l’arrivo a Padova di Benussi nelle sue </hi><hi rend="italic">Noterelle e schermaglie. Il mio mondo giovanile nell’antica Padova</hi><hi rend="CharOverride-1">, giustificando il suo cambio di rotta negli studi, dalla teoria della scienza alla psicologia:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Senonché un giorno (io ero ancora in divisa di ufficiale) arrivò a Padova un professore triestino, che aveva insegnato psicologia, dell’università di Graz, e che, divenuto cittadino italiano per l’annessione di Trieste, aveva perduto il proprio posto in Austria. Il ministero dell’istruzione italiano lo mandò a Padova ad insegnare psicologia. Ed egli fu nominato, senza concorso per meriti eccezionali, professore ordinario di psicologia nella nostra università. Alla sua prima lezione eravamo due soli allievi presenti. Ma io fui affascinato dall’uomo. […] E dissi a me stesso: “io sarò l’assistente di questo uomo. Così fu” (Musatti 1986, 84).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini divenne così un assiduo frequentatore dei </hi><hi rend="CharOverride-1">‘colloqui del fine pomeriggio’:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Quando c’era ancora Benussi, veniva spesso da noi anche Giovanni Maver, come ho detto, professore di slavistica, conterraneo di Benussi, che a lui era molto legato. In seguito fu Marchesi che, intervenendo sistematicamente in Istituto alle riunioni del tardo pomeriggio, attraeva altri colleghi: Manara Valgimigli, Giovanni Bertacchi, Diego Valeri, e poi ex allievi di Benussi, come Evel Gasparini e Gustavo Minella (Musatti 1986, 90)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-018">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In chiusa a molte delle missive del fittissimo carteggio che Gasparini intrattenne con Maver negli anni ’20, peregrinando tra Vienna, Berlino, Cracovia e Varsavia, ricorre spesso la preghiera di essere ricordato a Benussi e ai benussiti. A distanza di un anno dal suicidio di Benussi, avvenuto il 24 novembre 1927, in una delle lettere e, più precisamente nel postscriptum della lettera dell’11 dicembre 1928 inviata al suo mentore da Varsavia, Gasparini confessava: «P.S. Saluti ai benussiani. Grazie per il ricordo di cui mi ha fatto cenno nell’ultima cartolina. Dopo un anno, sono ancora incapace di abituarmi al pensiero che Benussi non vive più» (Maver Lo Gatto 2001</hi><hi rend="CharOverride-1">, 275). E ancora, quasi vent’anni più tardi, nel 1945, menzionando Marchesi in una lettera a Maver, Gasparini gli confidava: «Non penso mai a lui senza ricordarmi di Benussi e della mia (e anche tua) gioventù» (Maver Lo Gatto 2001, 359). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Personaggio di grande carisma, Benussi esercitò sicuramente un forte influsso sulla futura impostazione critica e interpretativa di Gasparini, chiave di molti dei suoi studi di letteratura russa; con la frequenza dei seminari di Benussi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-017">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, Gasparini, come afferma Emanuela Sgambati, venne «maturando quella tendenza all’introspezione psicologica che connotò quasi tutta la sua produzione scientifica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-016">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, in particolare quella relativa alla storia letteraria e culturale russa» (Sgambati 1999, 474). Questa inclinazione verrà rilevata anche dallo stesso Gasparini che, nella lettera del 5 agosto 1930 a Olga Resnevič Signorelli, scriverà con i consueti toni modesti: «Ed ora, quando ci vedremo? (Ma non legga, per carità, il mio </hi><hi rend="italic">Dostojewskij</hi><hi rend="CharOverride-1">. Esso non è in nessun punto un’indagine morale, ma solo, come le ho detto, l’esposizione del sistema nervoso di D. e la sua dialettica)» (Rizzi, Ziffer, 360). Gasparini fa riferimento, come segnalato anche dai curatori del carteggio, a </hi><hi rend="italic">Elementi della personalità di Dostojevskij</hi><hi rend="CharOverride-1">, che era uscito a puntate, a partire dal 1926 (l’ultima sarà nel 1927), sulle pagine di </hi><hi rend="italic">Rivista di letterature slave</hi><hi rend="CharOverride-1">, fondata e diretta da Ettore Lo Gatto. Le quattro puntate confluiranno poi nel volume omonimo del 1928</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-015">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La palese modestia delle parole scritte alla Resnevič, non implica che Gasparini non fosse comunque sicuro della giustezza di impostazione della sua ricerca e della sua metodologia, che oggi definiremmo forse interdisciplinari. Ciò emerge chiaramente dalla lettera a Maver del 16 maggio del 1934, nella quale, sostenendo con fermezza le proprie posizioni, discute vivacemente con l’amico e maestro gli appunti pervenuti da più parti al suo </hi><hi rend="italic">La cultura delle steppe – Morfologia della Civiltà russa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Di particolare interesse per noi è la sua replica all’accusa di scarsa letterarietà del suo studio:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Mi stupisce invece il rimprovero che il lavoro sia poco letterario. Ho speso un intero capitolo per spiegare le ragioni del mio tentativo e giustificare la scelta del metodo e del terreno. Ogni dettaglio, ogni singola parola, tende a portar luce sul contenuto etnico (psicologico), sociale e religioso del racconto russo del secolo XIX. Pare che mi si passino per buone e metodo e ragioni, ma l’obiezione rimane. Un fisiologo può indagare sull’azione dei raggi cosmici e attendere per anni allo studio di fenomeni elettrici senza per questo cessare di essere un fisiologo (in psicologia si può parlare di localizzazioni cerebrali e funzionalità fisiologiche), ma ad uno studioso della letteratura è fatto divieto (in quanto storico della letteratura) di interessarsi della vita dell’umanità. La letteratura (e prima di tutte quella russa) è un fatto vitale. Se la nostra filologia vuol morire di inedia e di miseria nelle posizioni libresche del suo estetismo, accetterò senza batter ciglio la sua disapprovazione. Niente di più (Maver Lo Gatto 2001, 314).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di una qualche precoce e produttiva caparbietà di convinzioni Gasparini aveva dato prova fin da giovanissimo nel suo esordio alla tesi di laurea del 1923; in apertura a </hi><hi rend="italic">Saggio critico su Dostoevskij </hi><hi rend="CharOverride-1">leggiamo infatti:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’autore di questo piccolo saggio, per quanto strana possa sembrare la cosa, ritiene falsa ogni critica ed è sul punto di essere conseguente con se stesso, cioè di deridere in fondo, il proprio pensiero. Egli cerca un alibi ai propri ardimenti convincendosi di avere soltanto accennato a qualche idea che per Dostoevskij gli sembrava singolarmente importante, sempre senza badare ai semafori dell’Ammiragliato della critica. Egli non si è sentito in dovere di avere su ogni questione un’opinione personale, ma quando l’aveva l’ha detta e soltanto allora ha parlato.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dalla seconda metà di ottobre del 1926, Gasparini sarà in Polonia fino al 1933 come lettore d’italiano, prima brevemente a Cracovia, poi dall’anno successivo a Varsavia dove gli verrà affidato anche il servizio stampa dell’ambasciata. Riferisce Remo Faccani: «Nell’estate del ’33, mentre si trovava in vacanza ad Altivole, venne bruscamente ‘sostituito’ negli incarichi che ricopriva in Polonia, per la scarsa attività propagandistica da </hi><hi rend="italic">lui </hi><hi rend="CharOverride-1">svolta a Varsavia, come gli verrà comunicato in seguito, e per la sua resistenza a lasciarsi ‘inquadrare’» (Faccani 2010, XIII-XIV). Due anni prima, nel 1931, Gasparini era stato proposto per un lettorato di lingua italiana all’Università di Mosca, progetto che poi però naufragò (cf. Accattoli 2013,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 103-04).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In quegli anni tormentati Gasparini lasciò concretamente trapelare la sua vena artistica, più volte e da più voci menzionata: tra le pagine della rivista </hi><hi rend="italic">L’orto</hi><hi rend="CharOverride-1"> del giugno del ’33 abbiamo ritrovato il breve racconto a sua firma intitolato </hi><hi rend="italic">I Maestri morti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-014">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Questo l’incipit del racconto, veloce schizzo di un frammento di vita del giovane pittore Andri:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Galeazzo accennò con la cannuccia della pipa un quadretto appeso alla parete. </hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">– È nuovo? Domandò. </hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">– Sì. È l’interno di una strada di paese. Qui si vedono le siepi che dividono uno dopo l’altro i cortili dei contadini e siccome è di inverno, le siepi sono per così dire trasparenti. Si vedono degli orti con le aiuole coperte di stuoie, dei porcili, dei pollai… l’aria è rigida. Durante la notte c’è stata la brina. Si sente che c’è stata la brina; ci sono qui certi bianchi… È una emozione della mia infanzia. E quegli alberi nudi in fondo sono dei ciliegi. Si vede subito che sono dei ciliegi, è vero? Poche cose, una natura povera, non un’anima viva e nemmeno un arnese dimenticato all’aperto.</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Come amo tutto ciò, soprattutto quest’aria scialba, questo freddo pungente… (Gasparini 1933, 5)</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa ecfrastica descrizione della campagna veneta (forse l’amata Altivole?) che apre il racconto, risuona un amore quasi nostalgico per il luogo natio e «quel male di gioventù, la doglia del crescere» che Gasparini riconoscerà sei anni più tardi in un paesaggio del vicentino Neri Pozza, artista e poi editore: «Si osservi il paesaggio con le casette e il pagliaio: se ne sprigiona la medesima aria tetra, solitaria e opprimente…» (Gasparini 1939a</hi><hi rend="CharOverride-1">, 13). Il rapporto di Gasparini con la sua terra natale fu segnato da una costante duplicità di sentimenti; nella lettera del 31 agosto 1931 egli scriveva a Olga Reznevič Signorelli: «Le piace Asolo? Per ciò che mi riguarda, il tornare nei paesi nativi mi procura una sofferenza sottile che godo di provare, ma che a lungo andare mi rattrista. Quando sono qui, la nostalgia che provo pel mondo è più grande di quella che provo per la patria quando ne sono lontano» (Rizzi, Ziffer, 363). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ai familiari paesaggi veneti Gasparini farà ritorno, durante la guerra, per pren</hi><hi rend="CharOverride-1">dere parte alla Resistenza e poi, più tardi e definitivamente, negli anni ‘60. Nel frattempo egli aveva conosciuto Stefania Sołomowicz, nata nel 1907 a Vienna e figlia del neuropatologo e psichiatra Julian Sołomowicz di Cernauti (Cernovizza) nella Bucovina settentrionale; forse l’aura di Benussi e dei benussiti si era manifestata ancora una volta. Con ogni probabilità si erano incontrati all’università di Varsavia a cui Stefania Sołomowicz risultava iscritta dal 1927</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-013">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Proprio a Cernauti, città che nei primi anni ’30 manifestava ancora una forte vocazione multietnica per la sua collocazione geografica e le sue tradizioni, ebbe luogo il matrimonio nell’agosto del 1935; dal novembre di quello stesso anno Stefania Soło</hi><hi rend="CharOverride-1">mowicz risulta iscritta all’anagrafe del comune di Altivole</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-012">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con decreto ministeriale del 5 febbraio del 1936 Gasparini otterrà l’abilitazione alla libera docenza in Storia della letteratura russa. Tra il ’36 e il ’41, con una parentesi di insegnamento nella scuola media superiore a Vicenza, si sposta tra Venezia, dove aveva ricevuto l’incarico di Letteratura russa presso il Regio Istituto Superiore di Economia e Commercio e un comando alla Biblioteca Nazionale Marciana, e Lubiana, dove insegna all’università in veste di ‘professore ospite’, </hi><hi rend="italic">visiting professor</hi><hi rend="CharOverride-1">, come diremmo adesso, e dirige il locale Istituto italiano di cultura. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il percorso per la conferma della libera docenza sarà ancora lungo: la Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova, che se ne fa promotrice, richiede il parere del Regio Istituto Superiore di Economia e commercio di Venezia sull’attività svolta da Gasparini. A firma dell’allora Rettore del Regio Istituto, Agostino Lanzillo, il giudizio datato 20 maggio 1938, pur lapidario, è molto positivo: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Si certifica che il Sig. Prof. Evel Gasparini, fu Antonio, da Altivole (Treviso), ha impartito per incarico l’insegnamento di letteratura russa negli anni accademici 1936-37 e 1937-38 e che ha svolto tale insegnamento nel modo più lodevole. </hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La varietà degli argomenti trattati, lo zelo nell’insegnamento, i buoni risultati conseguiti documentano largamente la sua capacità ed efficacia didattica. </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 15 ottobre del 1942 parte da Padova l’ulteriore, ineludibile ai fini della conferma, richiesta di informazioni (n. 165/167) circa la condotta morale e politica di Gasparini. La lettera è indirizzata alla Federazione dei Fasci di combattimento di Vicenza. Circa un mese più tardi, il 20 novembre del 1942, la Segreteria politica dei Fasci vicentini, a firma del Segretario federale Bruno Mazzaggio, invia al Rettore una risposta di questo tenore:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">In riscontro alla riservata </hi><hi rend="CharOverride-1">controcitata posso dare le seguenti informazioni. </hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il prof. dott. Gasparini Evel ha abitato fino al 31.10. 41 a Vicenza trasferendosi dopo quella data, con la famiglia, a Venezia Lido. Durante la sua permanenza a Vicenza ha insegnato italiano presso queste R. Scuole magistrali.</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Fu per molti anni all’estero e precisamente a Varsavia dove sposò una signorina Romena i cui familiari risiedono in territorio della Romania che al principio della guerra fu ceduto alla Russia.</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1939 otteneva di venir trasferito a Lubiana quale insegnante di lingua italiana presso quella università.</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">In linea strettamente politica risulta che il predetto professore nel 1935 o ’36 si sarebbe espresso in modo del tutto pessimista circa l’esito della campagna in A. O. [Africa Orientale]</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Non si sono trovate traccie [sic] della sua iscrizione al P.N.F. quantunque ci sia qualcuno che affermi essere il Gasparini iscritto al partito. (N. di protocollo 7235 La.ot.)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-011">11</ref></hi></hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Seppur restio per natura a schierarsi, Gasparini, in virtù di un radicato codice etico e morale, non volle e non poté tuttavia esimersi dal ricoprire un ruolo attivo nel CLN, come ebbe a confidare con la consueta modestia in una lunga lettera a Maver del 5 agosto del 1945: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto alla mia opera di partigiano, non è molto romantica. Caselle [frazione del comune di Altivole] e la mia casa era al confine del territorio di due brigate di cui una operava sul Montello, l’altra sul Grappa e il Bassanese. Ero di collegamento. Ricorrevano a me per intendersi e accordarsi (lanci, messaggi, radio, prigionieri, reclutamento, denaro, ecc.). Naturalmente la casa era piantonata non solo dai nostri, ma anche dai “loro”, ma siccome nei paesetti si sa tutto e quindi sapevano anche chi era la spia, confidavamo che non avrebbe osato… Invece ha osato. Del resto arrivava sempre il momento in cui non era più possibile agire con sicurezza. Bisognava arrischiare o non agire. Qualche volta non si agiva, qualche volta si rischiava. Ma niente spedizioni notturne, niente attentati di impianti (Maver Lo Gatto 2001, 357).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le conseguenze non tardarono. Nel dicembre del ’44 o nei primi mesi del ’45</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-010">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> Gasparini venne arrestato e condotto nel tristemente noto Palazzo Giusti di Padova (palazzo Orsato Giusti Lazara del Giardino, Via San Francesco 83)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-009">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel ’44, infatti, tra la fine di ottobre e i primi di novembre, il massiccio palazzo cinquecentesco era diventato il covo della banda del famigerato maggiore Mario Carità. Ecco la scena dell’arresto descritta da Gasparini stesso:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Mi hanno arrestato in campagna verso le cinque del mattino con un grande apparato di forze: la casa circondata da brigate nere con mitragliatrici, chiesa e campanile chiusi, interrotta la corrente elettrica, ecc. Ma hanno preso un granchio! Hanno creduto di aver pescato il pesce grosso e invece ero un povero pesciolino. Per persuaderli del loro errore ci sono voluti sette interrogatori dei quali due (il secondo e il terzo) con la solita tortura: percosse da commozione cerebrale e corrente elettrica, il tutto a due riprese, di notte, per nove ore. Insomma non ho parlato. Stenterai a crederlo, ma è il disprezzo che avevo per loro e l’orgoglio che avevo per noi che mi ha dato la forza di tacere. Avrebbero potuto tagliarmi la lingua o strapparmela che non avrei parlato (Maver Lo Gatto 2001, 357).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Prima di giungere a questo drammatico episodio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-008">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, in piena guerra, nell’adunanza dell’11 marzo 1942, la Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova, presenti i professori Troilo, Marchesi, Lorenzi, Valgimigli, Ortiz, Ferrabino, Busetto, Tagliavini, Stefanini e Cronia, aveva proposto la conferma definitiva della libera docenza di Gasparini. Il Prof. Arturo Cronia, nominato relatore per la Facoltà di Lettere e Filosofia, riferiva: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Non numerosa, ma sostanziosa e pregevole è la serie delle pubblicazioni che egli presenta dall’epoca dell’abilitazione alla libera docenza. Opere essenziali sono: il principe Myskin: una ricerca sul cristianesimo di </hi><hi rend="CharOverride-1">Dostojevskij, Padova, 1937; Morfologia della cultura russa, Padova, 1940; Il teatro di Cechov, Milano 1940; Alle origini del realismo russo, Venezia 1941. In queste opere si nota la prevalenza della critica sulla storia [della letteratura?] e, nel campo della critica, prevalenza della ricerca psicologica ed etica sull’estetica [ricordiamo l’influenza di Benussi]. Le ragioni di questa limitazione o piuttosto di questa specializzazione derivano in parte da circostanze tecniche, difficoltà di consultazione bibliografica, in parte dall’indole spesso [sic, stessa?] della materia trattata e dal carattere personale dell’autore. Si hanno in compenso dei saggi pensati, acuti, profondi e originali che ‘bellamente emergono dal livello ancora modesto e divulgativo, in cui si adagiano le pubblicazioni e gli studi dei russisti italiani’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-007">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dovranno trascorrere altri 5 anni per giungere, il 28 febbraio del ’47, alla nomina di Gasparini a Professore straordinario per la cattedra di Lingua e Letteratura russa dell’Istituto Superiore di Economia e Commercio di Venezia; in apertura abbiamo già riportato il giudizio con cui la commissione, riunitasi due mesi prima, l’aveva designato vincitore. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono questi gli anni in cui il cammino della ricerca gaspariniana piega con maggiore decisione dalla letteratura russa verso l’etnologia slava; non che non vi fossero stati dei palpabili prodromi dell’insorgenza di questo nuovo interesse, come ad esempio nella </hi><hi rend="italic">Cultura delle steppe. Morfologia della civiltà russa</hi><hi rend="CharOverride-1">, che era uscito nel 1934. Due anni più tardi, nel 1936, nel curriculum che Gasparini allegava a una lettera indirizzata a Vjačeslav Ivanov, con la quale chiedeva aiuto per reperire il testo di una conferenza di Padre Friedrich Muckermann, noto gesuita antinazista, egli scriveva </hi><hi rend="CharOverride-1">di sé:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Assolti così temporaneamente gli obblighi inerenti alla sua qualità di lettore di italiano presso un’Università straniera, egli ritorna alla slavistica per il tramite di interessi archeologici ed etnologici destatisi in occasione dello studio delle forme del Rinascimento. Favorito da una prolungata residenza in paese slavo, egli crede giunto il momento di meditare i problemi della cultura russa in tutta la loro integrità e vastità storica e culturale (Gasparini: Centro di ricerche Vjačeslav Ivanov di Roma)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-006">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel ’33 infatti, come già sappiamo, </hi><hi rend="CharOverride-1">Gasparini aveva abbandonato, o meglio era stato costretto ad abbandonare la Polonia; il lettorato d’italiano a Varsavia lo aveva comunque portato a «una certa esitazione nell’indirizzo dei suoi studi e un’interruzione nelle pubblicazioni. Le circostanze lo portano a interessarsi di Storia della letteratura italiana; considerazioni di opportunità locale lo inducono a meditare i problemi della lirica e dell’arte di Michelangelo Buonarroti» </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="CharOverride-1">Gasparini: Centro di ricerche Vjačeslav Ivanov</hi><hi rend="CharOverride-1">), che si concretizzeranno nelle due pubblicazioni, una in lingua polacca ed una in lingua italiana, entrambe del 1931, che egli dedicò a questo tema: </hi><hi rend="italic">O </hi><hi rend="italic">poezji Michała Anioła </hi><hi rend="CharOverride-1">(Gasparini 1931a) e </hi><hi rend="italic">La poesia di Michelangelo </hi><hi rend="CharOverride-1">(Gasparini 1931b). L’anno precedente, in una lettera datata 12 luglio 1930, aveva infatti scritto a Olga Reznevič Signorelli</hi><hi rend="CharOverride-1">: «</hi><hi rend="CharOverride-1">Quanto a me, signora, Padova dove sono venuto per leggere delle “michelangiolerie”</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e dove invece non faccio nulla, è piena di storia» (Rizzi, Ziffer, 358). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È dunque lo «studio delle forme del Rinascimento» a spingerlo verso quella ricerca di vasto respiro che lo occuperà per un periodo così lungo della sua vita. </hi><hi rend="CharOverride-1">Comunque sia, è proprio nella seconda metà degli anni ’40 – è sufficiente scorrere con l’occhio la cronologia delle opere del nostro − che si nota quella che Faccani, apparentando il percorso di Gasparini a quello compiuto circa un secolo prima da Belinskij, definisce: «la scelta dirompente di ‘</hi><hi rend="italic">staccarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">da una vecchia idea, </hi><hi rend="italic">rinnegarla </hi><hi rend="CharOverride-1">[…] e </hi><hi rend="italic">passare </hi><hi rend="CharOverride-1">a un’idea nuova con tutto l’entusiasmo del proselito’</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">[…] e l’idea nuova, il ‘fatto nuovo’ […] era l’etnologia» (Faccani 2010, XXI). Gasparini stesso era ben conscio di questa decisiva svolta nelle sue ricerche e di quando era avvenuta; nel Curriculum accademico − scientifico compilato nel novembre del 1961 per il Ministero della Pubblica Istruzione egli dichiarava:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Fino al 1947 mi sono dedicato prevalentemente e, in modo quasi esclusivo, allo studio della letteratura e della cultura russa. A partire dal 1947, in seguito alla constatazione che i problemi fondamentali della civiltà russa non potevano venire risolti, e nemmeno correttamente prospettati, se non su un piano slavo-comune, ho cominciato a costruire dai fondamenti più antichi la storia della cultura di tutti i popoli slavi, sempre con particolare riguardo alla Russia. Questa ricerca ha dato risultati positivi per quanto riguarda: il rito funebre della “seconda sepoltura”, l’obbligazione esogamica binaria e di struttura matriarcale della famiglia e della società russa e slava in generale. L’opera complessiva è in corso di pubblicazione (Università Ca’ Foscari Venezia, fasc. Gasparini Evelino).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per la svolta etnologica delle sue ricerche Gasparini credette di trovare uno strumento efficace nella teoria del diffusionismo dell’etnologo e glottologo Wilhelm Schmidt; egli aveva rielaborato la teoria di Fritz Graebner della fine dell’Ottocento e aveva individuato nella circolazione dei tratti culturali il fenomeno da indagare per ricostruire la storia culturale dei vari popoli. In particolare, ciò che a Gasparini parve maggiormente promettente </hi><hi rend="CharOverride-1">al fine di determinare le relazioni e le sequenze storico-culturali, era la </hi><hi rend="italic">Kulturkreislehre</hi><hi rend="CharOverride-1">, la teoria dei cicli culturali, che mirava a individuare fenomeni uguali o simili verificatisi in parti diverse del mondo e a riunirli in gruppi culturali con centri di origine uniformi, collocandoli storicamente attraverso i movimenti migratori. Remo Faccani ipotizza che Gasparini fosse probabilmente entrato in contatto con le teorie della Wiener Schule in occasione della lettura del libro di Josef  Leo Seifert </hi><hi rend="italic">Die Weltrevolutionäre – von Bogomil über Hus zu Lenin</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-005">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che nell’ultima parte tratta proprio dei cicli culturali (Faccani 2010, XXII). L’adesione critica al modello della </hi><hi rend="italic">Kulturkreislehre</hi><hi rend="CharOverride-1"> porterà Gasparini a ipotizzare che «le lingue slave trasmettevano una cultura estranea al mondo indoeuropeo, cioè sostanzialmente anaria, pur appartenendo all’unità genealogica delle lingue indoeuropee» (Garzaniti, Possamai 2010, VII). In questo campo, con questa sua ricerca originale e ‘solitaria’, che affondava le sue radici in un humus prima di allora poco trattato in Italia, Gasparini dette comunque il meglio di sé. Si vedano anche, a questo proposito, le considerazioni di Remo Faccani, qui più volte citato, generosamente forniteci per questa occasione e riprodotte in calce al presente articolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le ricerche etnologiche di questi lunghi anni, circa venticinque, a far data dalla pubblicazione de </hi><hi rend="italic">Il matriarcato slavo: Note etnologiche sulle credenze religiose, le tradizioni iniziatiche e le costumanze nuziali degli antichi slavi</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1949, confluiranno nel monumentale </hi><hi rend="italic">Matriarcato slavo.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Antropologia culturale dei Protoslavi</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1973, ripubblicato nel 2010 dalla Firenze University Press. Per Gasparini il </hi><hi rend="italic">Matriarcato</hi><hi rend="CharOverride-1"> fu fonte di sconforto, a causa della mancata eco, come già notammo nella </hi><hi rend="italic">Premessa</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla ristampa del </hi><hi rend="italic">Matriarcato</hi><hi rend="CharOverride-1"> Marcello Garzaniti e io (Garzaniti, Possamai 2010, VIII); ciò che lo addolorò maggiormente fu proprio l’assenza di reazioni da parte di molti colleghi, italiani e stranieri, che avevano ricevuto in omaggio copia del libro. «Comunque, nessuna eco. ‘Ne verbum quidem</hi><hi rend="CharOverride-1">’. Nemmeno grazie!» (Bottoni, Mazzitelli, 53), commentava tristemente Gasparini le mancate risposte agli invii del volume nella lettera a Ettore Lo Gatto del 2 maggio 1981, in cui scrive: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Caro Lo Gatto, </hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">il mio Matriarcato Slavo resta affidato alla sorte. “Habeat sua fata libellus”, come disse il poeta. Copie sono state spedite, tutte dall’editore, a degli studiosi a titolo personale: a Mircea Eliade, a Chicago, col quale mi trovavo in rapporto personale e di collaborazione. Eliade recensì il libro nella sua rivista “History of Religions” senza resistere alla fanciullaggine di rimproverarmi di non aver citato un’opera di Alois Closs, lo storico delle Religioni di Graz, che io conosco di persona (e lui no). Se tieni conto che l’indice bibliografico del mio Matriarcato contiene 1937 opere dalle quali sono estratte più di 6000 citazioni riportate in nota a piè-pagina, Tu capisci che l’accusa di avere trascurato un autore è l’ultima che possa essermi mossa (Bottoni, Mazzitelli, 52).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nelle parole di Gasparini risuona un’intensa amarezza, forse in buona parte dovuta più alla personale delusione rispetto alle molte aspettative riposte nella pubblicazione di quel lavoro − costato così tanto tempo e così tante fatiche − che a una effettiva malevolenza critica da parte, ad esempio, di uno dei recensori indubbiamente più titolati del </hi><hi rend="italic">Matriarcato</hi><hi rend="CharOverride-1">, Mircea Eliade, a cui Gasparini accenna nella citazione riportata sopra. Nella recensione all’</hi><hi rend="italic">opus magnum </hi><hi rend="CharOverride-1">gaspariniano scritta da Eliade, ricorrono infatti toni fortemente elogiativi:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">As a matter of fact, Gasparini’s mastery of the comparative ethnological literature is perhaps without equal among contemporary historians of Slavic culture. This vast and solid erudition enables him to reassess certain well-known and apparently insignificant popular customs in a new and more meaningful perspective (Eliade, 76). </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1" >E anche oltre: </hi><hi rend="CharOverride-1">«</hi><hi rend="CharOverride-1" >Whatever one may think of his general conclusions, his merits are undeniable: he has opened new vistas in the story of Slavic religions, until now limited to a few archaeological remains and a number of rather controversial medieval sources</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="CharOverride-1" > (Eliade, 77). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di questi anni, e probabilmente anche precedente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-004">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, è l’assidua frequentazione con il più giovane Ernst J. Grube (originariamente Grübe, 1932-2011), noto islamista che si era trasferito nel 1972 ad Altivole nella villa Van Axel e che insegnò all’Università di Padova, all’Orientale di Napoli e successivamente a Ca’ Foscari (cf. Bacharach 2011, 155-56). Fabrizio Gasparini ricorda le lunghe e vivaci conversazioni tra i due di fronte al camino della casa paterna ad Altivole; ci piace pensare che parlassero di quell’«influsso iranico sulle credenze e la vita spirituale degli slavi» (Caldarelli 2016, 418) che tanta parte aveva avuto negli studi del grande slavista. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’uscita del </hi><hi rend="italic">Matriarcato</hi><hi rend="CharOverride-1"> per i tipi della Sansoni nel 1973, Gasparini si trovava a Padova già da sei anni. Il 15 dicembre 1967 era infatti approdato all’Ateneo patavino come successore di Arturo Cronia nella titolarità della cattedra di Filologia slava e nella direzione dell’Istituto di cui manterrà la guida sino all’arrivo di Natalino Radovich (Benacchio, Ghetti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 283-85). Purtroppo, quello stesso anno portò nella vita di Gasparini una terribile disgrazia, la scomparsa del figlio Alessandro di 21 anni, travolto in bicicletta da un’automobile. Forse fu questo tragico evento a spingerlo nuovamente verso la scrittura non accademica; Fabrizio Gasparini ci ha parlato dell’esistenza di un romanzo manoscritto del padre, andato purtroppo verosimilmente smarrito, che la madre aveva cercato di trascrivere senza successo, data la difficoltà di decifrare la calligrafia di Gasparini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-003">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Anche un libro di ricordi sarebbe andato incontro alla medesima sorte; il suggestivo titolo, </hi><hi rend="italic">Cose proprie</hi><hi rend="CharOverride-1">, era stato suggerito al padre dalla vista di un camioncino per traslochi con questa scritta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Furono comunque anni proficui quelli trascorsi all’Università di Padova: Gasparini tenne per incarico anche l’insegnamento di Lingua e letteratura russa e nel 1968 divenne Direttore della Scuola di perfezionamento in filologia slava e balcanica, che era stata istituita con decreto presidenziale il 3 aprile 1960 e aveva avuto come primo direttore proprio Arturo Cronia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 21 dicembre 1969, nella Sala dell’Archivio antico dell’Università di Padova, Gasparini riceverà, dalle mani dell’allora rettore Enrico Opocher, la medaglia d’oro di benemerito della Scuola, della Cultura e dell’Arte, che era stata istituita nel 1950 per premiare i titoli di particolare benemerenza nel campo dell’educazione e nella diffusione ed elevazione della cultura. Gasparini andrà fuori ruolo il 1 novembre del 1970 per cessare dal servizio dopo cinque anni, il 1 novembre del 1975.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1981 Gasparini partecipò al colloquio italo-sovietico </hi><hi rend="italic">Gogol’ e la sua opera</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si tenne a Roma il 18 e il 19 febbraio di quell’anno. Il suo intervento era intitolato </hi><hi rend="italic">Un giudizio di Nabokov sui “Nobili di antico stampo” (Starosvetskie </hi><hi rend="italic">pomeščiki</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-002">20</ref></hi></hi><hi rend="italic">) di Nicola Gogol’</hi><hi rend="CharOverride-1">. Per confutare le ipotesi critiche espresse sulla </hi><hi rend="italic">povest’</hi><hi rend="CharOverride-1"> gogoljana </hi><hi rend="CharOverride-1">da Dmitrij Mirskij e Vladimir Nabokov, Gasparini chiama in causa le opere di Puškin, Turgenev, Tolstoj, Gončarov, Aksakov, Saltykov-Ščedrin, Garšin</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bunin e di molti altri. In una panoramica di ampio respiro, testimonianza di una profonda competenza, egli ricorre ai classici della letteratura russa per difendere l’anziana coppia dei protagonisti, i Tovstoguby, dal venir ridicolizzati da un supposto intento ironico attribuito da Mirskij e Nabokov allo stesso Gogol’. Un Gasparini ormai ottantunenne, con vivace presa polemica, li rintuzza con fermezza: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Nella loro delusione di non trovare in Pulcherija Ivanovna e in Afanasij Ivanovič due “anime morte”, Mirskij e Nabokov attribuiscono a Gogol’ un intento di derisione che Gogol’ non ha espresso e nemmeno lasciato indovinare come astuzia o retropensiero. Al contrario, Gogol’ si è adoperato con ogni mezzo per escludere questa intenzione ed è proprio questo sforzo che dà il tono a tutto il racconto. I due critici sono stati impediti dalla loro immodestia di sentire nel vestibolo della casetta dei Tovstogab</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> il tepore naturale di matrice di una grande cultura e impediti anche di apprezzare i mezzi messi sinceramente in opera da Gogol’ per comunicarlo (Gasparini 1983, 41).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il testo uscì postumo negli </hi><hi rend="italic">Atti dei Convegni Lincei</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1983, a distanza di un anno dalla scomparsa del suo autore in terra natale, «in quell’angolo della Marca Trevigiana dove aveva trascorso l’infanzia […] e serene, proficue stagioni della maturità e della vecchiaia» (Faccani 1984, 11)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> velate di artistica e produttiva malinconia per il mondo. </hi><hi rend="italic">Un giudizio di Nabokov sui “Nobili di antico stampo”</hi><hi rend="CharOverride-1"> viene così a segnare la chiusura della parabola degli studi gaspariniani che dalla letteratura russa erano partiti e alla letteratura russa erano infine tornati, a testimonianza di un mai sopito interesse; quello stesso che l’aveva spinto a indagare le problematiche della civiltà russa e «a costruire dai fondamenti più antichi la storia della cultura di tutti i popoli slavi, sempre con particolare riguardo alla Russia», come abbiamo riportato sopra citando il suo Curriculum accademico – scientifico del 1961. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Recentemente è ricorso il quarantennale della scomparsa di Evel Gasparini e ci è gradito commemorarlo con l’incipit di un suo dattiloscritto giovanile del 1924, presente nel già citato fondo archivistico di Cesare Musatti e intitolato </hi><hi rend="italic">L’insegnamento di Dostoevskij nel Mezzodì letterario</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Dimorare per qualche momento nelle profondità più felici di un’opera d’arte può determinare uno stato d’animo tale che soltanto per esso non andrebbe rimpianto il proprio destino per sventurato che sia. Forse senza queste sorprendenti ed inattese riconciliazioni con la propria esistenza la vita degli uomini sarebbe come incomprensibile, certamente, in ogni caso, più infelice (Archivio Cesare Musatti, b. 4, fasc. 16).</hi></quote><div><head><hi>Fonti archivistiche</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini, Evel. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Università di Padova, Archivio generale di Ateneo, Archivio del Novecento, Fascicoli del personale cessato: Liberi docenti, busta VIII, n. 233.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Università di Padova, Archivio generale di Ateneo, Archivio del Novecento, Fascicoli del personale cessato: Prof. ordinari e incaricati, busta 87, n. 3.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Università Ca’ Foscari Venezia, Archivio storico, Serie personale docente, fasc. Gasparini Evelino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Centro di ricerche Vjačeslav Ivanov di Roma, Opis’ 5, Karton 17, Cartella 13, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://www.v-ivanov.it/archiv/op5-k17.htm</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultimo accesso: 05/10/2024) </hi></p><p rend="bib_indx_bib_top" ><hi rend="CharOverride-1">Benussi, Vittorio</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Archivio Vittorio Benussi, Università di Milano-Bicocca, Aspi - Archivio storico della psicologia italiana, b. 9, fasc. 3, Impronte palmari (1920-1926), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.aspi.unimib.it/collections/object/detail/2136/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultimo accesso 05/10/2024)</hi></p><p rend="bib_indx_bib_top" ><hi rend="CharOverride-1">Musatti, Cesare</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Archivio Cesare Musatti, Università di Milano-Bicocca, Aspi - Archivio storico della psicologia italiana, carteggio, lettere di Musatti ad altri: b. 2, fasc. 15 </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.aspi.unimib.it/collections/object/detail/2353/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultimo accesso 05/10/2024)</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Archivio Cesare Musatti, Università di Milano-Bicocca, Aspi - Archivio storico della psicologia italiana, manoscritti e dattiloscritti, scritti di altri: b. 4, fasc. 16 </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.aspi.unimib.it/collections/object/detail/2658//</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultimo accesso 05/10/2024)</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Accattoli, Agnese. 2013</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Rivoluzionari, intellettuali, spie: i Russi nei documenti Del Ministero degli Esteri italiano</hi><hi rend="CharOverride-1">. Salerno</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Collana di Europa Orientalis).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bacharach, Jere. 2011. “Ernst J. Grube 1932-2011.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Review of Middle East Studies</hi><hi rend="CharOverride-1" > 45, 1: 155-56. </hi><hi rend="CharOverride-1">DOI: </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.1017/S2151348100002330</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultimo accesso 05/10/2024) </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna, e Maria Cecilia Ghetti. 2022. “Slavistica.” In </hi><hi rend="italic">La facoltà di Lettere e Filosofia. Duecento anni di studi umanistici all’Università di Padova</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di </hi><hi rend="CharOverride-1">Vincenzo Milanesi: 277-91. Padova: Il Poligrafo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bottoni, Valeria, e Gabriele Mazzitelli. 2020. </hi><hi rend="italic">Sono contento di averti continuato. Lettere a Ettore Lo Gatto conservate alla Biblioteca nazionale centrale di Roma</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caldarelli, Raffaele. 2016. “In margine alle ricerche di Evel Gasparini. Cultura, lingua e relazioni interetniche.” In </hi><hi rend="italic">Mosty Mostite</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Studi in onore di Marcello Garzaniti</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Alberto Alberti, Maria Chiara Ferro, e Francesca Romoli, 415-27. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Eliade, Mircea.</hi><hi rend="CharOverride-1" > 1974. “On the Slavic Matriarchy.” </hi><hi rend="italic">History of Religions</hi><hi rend="CharOverride-1" > 14, 1: 74-8.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Faccani, Remo. 1982-1984. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Evel Gasparini (1900-1982).” </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXIX-XXXI: 11-6.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Faccani, Remo 2010. “Prefazione</hi><hi rend="italic">.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> In </hi><hi rend="italic">Il Matriarcato slavo. Antropologia culturale dei Protoslavi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Marcello </hi><hi rend="CharOverride-1">Garzaniti, e Donatella Possamai,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">vol. 1, XI-XXVII. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Franzoi, Marco (a cura di).</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2014. </hi><hi rend="italic">Monsignor Luigi Saretta. Pastore, padre e maestro</hi><hi rend="CharOverride-1">, Parrocchia Santa Maria delle Grazie, San Donà di Piave, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.calameo.com/books/00062155550a68aba9668</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultimo accesso 05/10/2024)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Garzaniti, Marcello, e Donatella Possamai. 2010. “Premessa.” In </hi><hi rend="italic">Il Matriarcato slavo. Antropologia culturale dei Protoslavi</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Marcello Garzaniti, e Donatella Possamai, vol. 1, VII-IX. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini, Evel. 1928. </hi><hi rend="italic">Elementi della personalità di Dostojevskij</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Anonima Romana Editoriale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini, Evel. 1931a. “O poezji Michała Anioła.” </hi><hi rend="italic">Przegląd Współczesny</hi><hi rend="CharOverride-1"> 116: 321-43.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini, Evel. 1931b.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">“La poesia di Michelangelo.” </hi><hi rend="italic">La Cultura</hi><hi rend="CharOverride-1"> IX: 521-41.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini, Evel. 1933. “I maestri morti.” </hi><hi rend="italic">L’orto. Mensile di Lettere e Arte</hi><hi rend="CharOverride-1"> 9: 5-10.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini, Evel.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1934. </hi><hi rend="italic">La cultura delle steppe – Morfologia della Civiltà russa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Pubblicazioni dell’Istituto per l’Europa Orientale (serie I, vol. XXV).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini, Evel. 1939a. “Neri Pozza.” In </hi><hi rend="italic">Mostra personale dello scultore Neri Pozza in Vicenza, 4-14 Novembre1939-XVIII al Manipolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, 5-12. Vicenza: Edizioni dell’“Asino volante.”</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini, Evel. 1939b. </hi><hi rend="italic">Gli stati d’animo depressivi nella letteratura russa del sec</hi><hi rend="CharOverride-1"> XIX. Venezia: Anno accademico 1937-38.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini, Evel. 1949. </hi><hi rend="italic">Il matriarcato slavo: Note etnologiche sulle credenze religiose, le tradizioni iniziatiche e le costumanze nuziali degli antichi slavi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Malfasi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini, Evel. 1973. </hi><hi rend="italic">Il matriarcato slavo. Antropologia culturale dei Protoslavi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Sansoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gasparini, Evel. 1983. “Un giudizio di Nabokov sui “Nobili di antico stampo” (</hi><hi rend="CharOverride-1">Starosvetskie pomeščiki) di Nicola Gogol’.” In </hi><hi rend="italic">Colloquio italo-sovietico. Gogol’ e la sua opera (Roma, 18-19 febbraio 1981</hi><hi rend="CharOverride-1">), 33-44. 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Il mio mondo giovanile nell’antica Padova”, </hi><hi rend="italic">Belfagor</hi><hi rend="CharOverride-1">: 81-94.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Possamai, Donatella. 2010. “Per una bibliografia di Evel Gasparini.” In </hi><hi rend="italic">Il Matriarcato slavo. Antropologia culturale dei Protoslavi, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Marcello Garzaniti, e Donatella Possamai, vol. 1, XXIX-XXXVII. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rizzi, Daniela, e Giorgio Ziffer. 2014. “Lettere a una distinta e cara signora. Giovanni Maver, Evel Gasparini e Olga Resnevic</hi><hi rend="CharOverride-1"> Signorelli.” In </hi><hi rend="italic">Kesarevo Kesarju. Scritti in onore di Cesare G. De Michelis</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Marina Ciccarini, Nicoletta Marcialis, e Giorgio Ziffer, 347-65. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sgambati, Emanuela. 1999. “Gasparini, Evelino (Evel)</hi><hi rend="CharOverride-1">.” In </hi><hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, LII, 474-76. Roma: Istituto della Enciclopedia italiana.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-021-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La conferma definitiva dell’abilitazione è del 1936, come riportato più in basso. Abbiamo scelto, tranne rari casi indicati, di mantenere la grafia dei nomi così come appare dai documenti, senza conformarla alla traslitterazione scientifica in uso.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-020-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Con due ‘l’, come attestato dall’estratto del Registro Atti di nascita dell’anno 1900 del comune di Altivole. Qui e oltre, ove non diversamente indicato, le fonti citate sono reperibili presso l’Università di Padova, Archivio generale di Ateneo, Archivio del Novecento, Fascicoli del personale cessato: Liberi docenti, busta VIII, n. 233; Prof. ordinari e incaricati, busta 87, n. 3. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-019-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Questa e altre notizie le devo alle lunghe e insostituibili conversazioni con Fabrizio Gasparini (figlio di Evel), l’ultima delle quali avvenuta il 3 marzo 2023. Per ulteriori informazioni sulla vita di Mons. Saretta vedi Franzoi 2014.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-018-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Con Musatti Gasparini resterà in contatto per lunghi anni; nell’archivio Musatti è presente la minuta di una lettera di pugno del grande psicoanalista, risalente al dicembre 1952, in cui egli risponde a Gasparini in merito ad un suo incontro con il noto scrittore Il’ja Ėrenburg (Archivio Cesare Musatti: b. 2, fasc. 15).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-017-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La presenza costante di Gasparini alle lezioni ed esercitazioni del Laboratorio di psicologia sperimentale di Benussi trova affascinante conferma anche nelle </hi><hi rend="italic">Impronte palmari</hi><hi rend="CharOverride-1">, conservate all’Archivio Vittorio Benussi (b. 9, fasc. 3) corredate da quella che è forse l’unica sua foto ritratto giovanile pervenutaci. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-016-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Basti pensare all’eloquente titolo della dispensa di un corso del 1937-1938: </hi><hi rend="italic">Gli stati d’animo depressivi nella letteratura russa del sec. XIX </hi><hi rend="CharOverride-1">(Gasparini 1939b).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-015-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per una bibliografia dettagliata delle opere di Gasparini cf. Possamai 2010: XXIX-XXXVII.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-014-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">L’orto</hi><hi rend="CharOverride-1">, mensile di letteratura e arti, era uscito per la prima volta a Bologna nel maggio del 1931; a partire dall’ottobre del 1932 la rivista uscì a Lendinara (Rovigo) per le Edizioni Nord-Est di Venezia, sotto la cura personale di Giuseppe Marchiori che si affiancò a Giorgio Vecchietti e a Nino Corrado Corazza, primo direttore della rivista e giovane pittore che collaborava anche alla ben più nota </hi><hi rend="italic">Solaria</hi><hi rend="CharOverride-1">. La rivista, cambiando editori e direzione, uscirà fino al dicembre del 1939.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-013-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Devo questa e altre notizie alla corrispondenza avuta con il dott. Filip Marcinowski del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di medicina di Varsavia; il dott. Marcinowski, per le sue ricerche di storia della psichiatria, mi ha contattato al fine di reperire notizie della figlia di Julian Sołomowicz, che sapeva moglie di Evel Gasparini. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-012-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Qui di seguito, il testo inviato dal Responsabile del Settore servizi demografici del Comune di Altivole in risposta alla mia richiesta di chiarimenti anagrafici: «SOLOMOWICZ STEFANIA, Nata in Vienna il 31/12/1907, Coniugata con Gasparini Evellino il 31/08/1935 in Cernauti Romania (Atto di matrimonio nº05/I/Anno 1935 trascritto nei Registri del Comune di Altivole). Iscritta all’anagrafe di questo Comune in data 19/11/1935 con provenienza dalla Romania».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-011-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nello Stato di servizio della Regia Università di Padova datato 7 aprile 1937 alla ineluttabile voce “Data d’iscrizione al Partito Nazionale Fascista” Gasparini aveva dovuto indicare una presunta iscrizione avvenuta il 7 luglio 1927.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-010-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nostra congettura, considerati l’arrivo in città della banda Carità, alla fine del ’44, e la data indicata da Gasparini stesso per la sua liberazione: «Il comando di brigata è riuscito a tirarmi fuori da Palazzo Giusti il 13 Aprile [’45] e a farmi passare a Dolo e di lì, a casa, il 24. Così non ho passato gli ultimi giorni di agonia a Padova (fondato timore di esecuzione sommaria)» (Maver Lo Gatto 2001, 357). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-009-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Palazzo Giusti, prigione e luogo di torture, venne soprannominato ‘la nave’ da chi ebbe la sventura di soggiornare nelle minuscole celle che ospitavano sino a tre persone sdraiate su giacigli sovrapposti. Fu proprio Carità a farle costruire nelle scuderie del Palazzo per ampliare gli spazi destinati alla detenzione dei partigiani. Nel sottoportico del palazzo si può oggi vedere la lapide che reca incisa, a testimonianza e futura memoria, la </hi><hi rend="italic">Canzone della Nave</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Egidio Meneghetti, tra i padri fondatori, con Concetto Marchesi e Silvio Trentin, del CLN veneto. Il testo fu musicato sull’aria del </hi><hi rend="italic">Ponte di Bassano</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nave, tu porti un carico / d’intemerata fede, / gente che spera e crede/ nel sol di libertà. / Vai verso la vittoria / carica di catene, / navighi fra le pene / </hi><hi rend="CharOverride-1">verso la libertà. / Fame, torture, scariche, /sibili di staffili, / non ci faranno vili: / viva la libertà! / Sorge la nuova Europa / in mezzo a tanti mali, / e un popolo d’eguali / nasce alla libertà.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-008-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Che Gasparini tenderà sempre a minimizzare: «Quanto al mio ‘eroismo’ ti assicuro che è assolutamente ‘a buon mercato’. Nessuna conseguenza, nemmeno morale (eccetto una, forse, negativa: cioè una certa soddisfazione di vanità)» (Maver Lo Gatto 2001, 356-57). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-007-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Le virgolette singole sono nostre; come nota anche Remo Faccani (2010, XVI), «la conclusione suona forse dura».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-006-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La terza persona è dovuta al genere del testo, che come indicato, è un curriculum.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-005-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Pubblicato nel 1931 a Vienna per i tipi della Amalthea Verlag, il libro è stato tradotto in italiano e pubblicato dalla casa editrice Marietti nel 1992 con il titolo </hi><hi rend="italic">Le sette idee slave. Origine e significato delle rivoluzioni nell’Europa dell’Est</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-004-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Del 1962 è la pubblicazione, per i tipi della Neri Pozza, del catalogo </hi><hi rend="italic">Miniature islamiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una mostra curata da Ernst J. Grube, a testimonianza della sua presenza in Italia già prima del trasferimento ad Altivole.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-003-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cosa di cui egli stesso era conscio: «Caro Lo Gatto, spero che abbia ricevuto e decifrato (?) la mia lettera» (Bottoni, Mazzitelli 2020, 54).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-002-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Questo è l’unico caso in cui ci siamo permessi di intervenire nella traslitterazione, altrimenti difficilmente comprensibile.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Così nel testo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08859_xml_12_93-107.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Anche in Faccani 2010, XI.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Donatella Possamai, University of Padua, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">donatella.possamai@unipd.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0003-3645-7515</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Donatella Possamai, <hi rend="italic">Evel Gasparini: per un profilo dell’uomo e dello studioso,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0475-0.08</ref>, in Rosanna Benacchio (edited by), <hi rend="italic">Cento anni di slavistica a Padova. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume I</hi>, pp. -16, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0475-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0475-0</ref></p></div></div>
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