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        <title type="main" level="a">Trent’anni di linguistica slava in Italia</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-5016-7568" type="ORCID">
            <forename>Paola</forename>
            <surname>Cotta Ramusino</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0492-7</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.04</idno>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The article offers an overview of the scholarly publications by Italian Slavists that appeared during the period 1991-2021 on to the subject of Slavic linguistics</p>
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            <item>Italian Slavic studies between 1991 and 2021; Slavic linguistics</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.04<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.04" /></p>
      <div><head>Trent’anni di linguistica slava in Italia</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Paola Cotta Ramusino</hi></p><div><head><hi>1. Premesse</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel suo bilancio degli studi di linguistica slava in Italia nel cinquantennio 1940-1990, Aldo Cantarini (1994) dedicava ampio spazio alla definizione dei contenuti e dei confini della disciplina, percepiti, gli uni e gli altri, come ancora indefiniti e poco autonomi, in particolare in rapporto alla filologia slava, di cui la linguistica veniva considerata «una delle componenti» (Cantarini 1994, 43), dato che </hi><hi rend="CharOverride-2">«</hi><hi rend="CharOverride-1">in ambito italiano si è ritenuto fino ad ora che lo studio della teoria della lingua sia di importanza scientifica e didattica del tutto secondaria rispetto a quello della critica del testo e della fase più arcaica delle letterature» (Cantarini 1994, 43). Nella sua disamina del cinquantennio, perciò, Cantarini si vide costretto a porre e a discutere il problema teorico relativo alla legittimità della disciplina e al suo posto all’interno degli studi slavistici, perorandone da un lato la causa ma, nella sostanza, lasciando poco spazio alla rassegna dei lavori che già allora ben potevano essere considerati un importante contributo a quegli stessi studi (Gebert 1995).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In apertura di questo secondo bilancio, a trent’anni dal precedente, si può affermare che non solo sono stati superati i problemi descritti da Cantarini, ma anche che in questo pur più breve arco temporale la linguistica slava in Italia ha vissuto uno sviluppo importante, che non accenna ad arrestarsi. Anche solo limitandosi a scorrere le bibliografie della slavistica italiana del trentennio, senza ulteriormente integrarla, e operando un semplice confronto quantitativo fra le pubblicazioni del primo quinquennio preso in esame (1988-1993)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_5_41-64.html#footnote-003">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, e quelle dell’ultimo (2016-2020), si noterà come esse siano più che triplicate; se alla considerazione quantitativa si aggiunge una seppur superficiale considerazione qualitativa, sarà subito evidente quanto gli interessi e i filoni di ricerca si siano differenziati, articolati, specializzati. Se alcuni problemi definitori e di sostanza continuavano a permanere nel decennio post ’91, come testimoniano le riflessioni di Fici (2004a) e Gebert (2004), è pur vero che la presenza e lo statuto della disciplina non sono più in discussione: si tratta semmai di definire l’identità della linguistica slava in rapporto, da un lato, alla linguistica generale, dall’altro alla linguistica delle singole lingue slave</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_5_41-64.html#footnote-002">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In considerazione della rilevanza storico-politica e culturale del trentennio qui preso in esame, soprattutto in relazione all’area slava, corre l’obbligo di ricordare anche alcuni elementi di contesto che hanno contribuito alla crescita della disciplina. Fra i primi va sicuramente ricordata la congiuntura storica: con la dissoluzione dell’URSS, la caduta del muro di Berlino, la fine del blocco comunista orientale con l’ampliamento dell’Europa a est e, più in generale, i processi di globalizzazione, lo studio delle lingue slave, diventate chiave di accesso verso nuovi mercati, e non più solo verso culture esotiche, ha indubbiamente vissuto una fase di grande espansione, con un aumento significativo del numero di studenti; sul piano scientifico, ma strettamente collegata agli eventi politici, la riconquistata libertà di circolazione ha permesso alla comunità scientifica slava, nello specifico ai linguisti slavi, di riprendere un colloquio quasi del tutto interrotto dopo gli eventi rivoluzionari e l’instaurarsi del regime sovietico (Gebert 2004, 195; Gebert 2020a, 74). Un altro importante fattore di cambiamento, questa volta di ordine nazionale e più strettamente ministeriale/accademico/universitario, è rappresentato dall’introduzione, con il DM 4.10.2000, dell’insegnamento di lingua come disciplina a sé stante nei corsi universitari: un’importante innovazione che ha allineato il sistema universitario italiano ai sistemi europei e non solo. Questi molteplici fattori, tuttavia, non avrebbero probabilmente avuto un effetto così dirompente sulla disciplina se non avessero trovato un terreno fertile preparato nei decenni precedenti da un gruppo di studiosi e studiose che già operavano nelle università italiane portando avanti ricerche nell’ambito della morfosintassi, semantica e pragmatica slava, gruppo unito dall’interesse per lo studio delle strutture delle lingue slave, considerate anche dal punto di vista delle loro motivazioni semantiche e pragmatiche (Gebert 1995). Questo gruppo di ricerca, meglio noto come ‘gruppo di morfosintassi delle lingue slave’, di cui facevano parte, fra gli altri, Rosanna Benacchio, François Esvan, Francesca Fici, Lucyna Gebert e Alina Kreisberg, ha avuto un ruolo di cruciale importanza nel determinare l’indirizzo degli studi nel campo della linguistica slava in Italia e nel caratterizzarne sul lungo periodo gli approcci metodologici. Fra questi, l’approccio contrastivo, in primo luogo fra lingue slave, ma anche fra lingue occidentali e lingue slave, è una costante degli studi di linguistica slava in Italia. Un’ulteriore costante, e ben rappresentata nei lavori del gruppo di morfosintassi, si rintraccia nell’approccio olistico ai fenomeni linguistici: diacronia e sincronia non si contrappongono, ma piuttosto cooperano per trovare nella diacronia una motivazione a fenomeni sincronici (Gebert 1995).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È possibile suddividere questo trentennio, pur nella continuità, in due periodi principali, gli anni ’90, che potremmo definire di consolidamento, da un lato, e i due decenni successivi, di espansione, dall’altro. A differenziare i due periodi, oltre alla già menzionata introduzione dell’insegnamento della lingua separato da quello della letteratura all’università, alcuni altri eventi hanno profondamente influenzato lo sviluppo della disciplina negli anni 2000. Innanzitutto, i gruppi di ricerca: il testimone del gruppo di morfosintassi venne raccolto da Andrea Trovesi che, proponendo nel 2007 il I Incontro di linguistica slava, riprese lo spunto degli incontri di confronto e dibattito sui temi della linguistica slava creando al tempo stesso una nuova tradizione che ha attualmente al suo attivo altri 9 incontri. Nel 2010, inoltre, nasce Gelitec</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_5_41-64.html#footnote-001">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, un gruppo di ricerca internazionale, ma rilevante ai fini della nostra rassegna dato che vi aderiscono numerosi studiosi e studiose italiani. Gelitec fa dell’approccio contrastivo un punto di forza, avendo collocato al centro delle proprie ricerche l’organizzazione testuale nelle lingue slave a confronto con le lingue romanze. Sempre a partire dalla seconda metà degli anni ’90, hanno cominciato a formarsi con una certa regolarità dottorandi in linguistica slava e questo ha costituito un altro importante fattore nella direzione di un generale innalzamento del livello di preparazione dei ricercatori e dei docenti che avrebbero operato in questo ambito. Infine, dal punto di vista metodologico, a partire dagli anni ’90 e con un vero e proprio boom nel decennio successivo, anche le lingue slave sono finalmente toccate dalla rivoluzione dei corpora, creati e implementati in modo diffuso e massiccio in quasi e per quasi tutte le lingue slave, portando a un radicale rinnovamento di approcci e metodi della ricerca: dalla ricerca linguistica basata sugli informanti si è passati in modo progressivo alla linguistica dei corpora. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’ultima considerazione generale riguarda l’aspetto areale: il bielorusso, l’ucraino e lo slovacco si fanno spazio, in misura e modalità diverse, anche negli studi italiani.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In chiusura di queste ampie premesse, dalle quali si evincono le particolarità dello sviluppo della linguistica slava in Italia, passerò ora al cuore della rassegna anticipando che una netta suddivisione nei tradizionali ambiti della linguistica (morfologia, sintassi, semantica, pragmatica, lessico, studi acquisizionali, sociolinguistica, ecc.), non è così immediata e univoca. Pertanto, la rassegna è così organizzata: il par. 2 sarà dedicato alla morfosintassi nel senso ampio già illustrato, il par. 3 alle ricerche nell’ambito della semantica e pragmatica, il par. 4 al lessico e alla morfologia derivazionale, il par. 5 ad ambiti di studi più recenti, quali la sociolinguistica, e le ricerche nell’ambito dell’apprendimento (acquisizione) di una L2 slava.</hi></p></div><div><head><hi>2. Studi di morfosintassi</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si tratta dell’ambito forse maggiormente indagato nel corso del trentennio esaminato: negli anni ’90, in particolare a partire dal 1993, furono pubblicati numerosissimi articoli, e alcuni volumi, dedicati alla morfosintassi delle lingue slave, le cui tematiche in modo forzatamente schematico potremmo ricondurre ad alcuni filoni di ricerca principali: determinatezza/indeterminatezza, il verbo (morfologia, aspetto, tempo), i tipi di frase, la sintassi dei casi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’interesse per il tema della determinatezza, con il suo corredo di proprietà semantiche e pragmatiche, nasce all’interno del gruppo di morfosintassi probabilmente anche su stimolo delle ricerche coeve in ambito di linguistica testuale, molto sviluppate negli anni ’80, al cui interno il problema della referenza rivestiva un ruolo centrale. A questo tema è dedicato un intero volume della serie </hi><hi rend="italic">Problemi di morfosintassi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Benacchio et al. 1996), nel quale, a partire da un inquadramento tipologico della genesi dell’articolo (Nocentini 1996), viene affrontato il tema della codificazione della determinatezza nelle lingue slave, che non rimane circoscritto all’articolo «mai nato nelle lingue slave» (Gebert 1996), assente infatti nella sua forma canonica nelle lingue slave ad eccezione di bulgaro e macedone, ma approfondisce il tema dell’espressione della determinatezza anche attraverso altri mezzi morfologici. Un filone della ricerca è dedicato a evidenziare come il dimostrativo con funzione deittica di media distanza (</hi><hi rend="italic">tъ</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">ta</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">to</hi><hi rend="CharOverride-1"> in slavo ecclesiastico), abbia perso progressivamente tale funzione sviluppandone una referenziale soprattutto in varianti dialettali e colloquiali o anche in fasi antiche della lingua standard (sloveno), non solo in seguito all’interferenza con l’area germanica e romanza, ma anche come processo interno alle lingue slave (Benacchio 1996a, 1996b e 2014, Esvan 1996). Suggella gli studi in questo ambito la monografia di Trovesi (2004), che grazie a un paziente lavoro di raccolta dei materiali (interviste orali trascritte allo scopo), analizza la funzione e il grado di grammaticalizzazione dei pronomi </hi><hi rend="italic">ten</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">tón</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">ta</hi><hi rend="CharOverride-1">, in ceco, serbo-lusaziano e sloveno. Per quanto riguarda la ricerca della codifica della definitezza ad altri livelli, ricordiamo i contributi sugli aggettivi in lituano, lingua che ha vissuto nell’epoca antica una fase di vicinanza alle lingue slave (Parenti 1996), e in bosniaco (Leko 1996), e sul verbo e nome in bulgaro (Radanova-Kuševa 1996). Se la fase più intensa di questa ricerca si è espressa entro gli anni ’10 del nostro secolo, si può dire che quello della determinatezza o definitezza è un tema che percorre tutti i trent’anni della linguistica slava in Italia, durante i quali continua a essere trattato da differenti punti di vista, anche in rapporto all’aspetto verbale che, insieme alla semantica del verbo, veicola informazioni sulla referenzialità degli argomenti del verbo stesso (Gebert 2016, Benigni e Gebert 2019, Benacchio 2018). Strettamente collegato al tema della determinatezza, su un versante indubbiamente più semantico e pragmatico, vi è l’interesse per la referenza e l’anafora (Fici 1993, Esvan 1996).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come si evince da questa breve panoramica, a livello areale si spazia fra tutte le aree slave fino a toccare una variante linguistica minore, esemplificativa del contatto slavo-romanzo, quale il dialetto resiano. Alle minoranze slovene del Friuli orientale, tra cui, appunto, il resiano, sono dedicati numerosi contributi, nello specifico da esponenti della slavistica patavina, tradizionalmente vicina a queste tematiche. Basti ricordare i volumi di Steenwijk (1992, 1993 1994, 1998), Benacchio (2002), e infine i più recenti studi di Malinka Pila focalizzati sul verbo e l’aspetto (Pila 2019).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altro protagonista degli studi di morfosintassi è sicuramente il verbo, di cui saranno ricordati qui contributi relativi alla morfologia verbale, come i tempi e la diatesi. Per quanto riguarda invece l’aspetto (l’ambito di ricerca forse più prolifico), ai vari filoni di ricerca sviluppatisi in ambito aspettuale è stato dedicato nel quadro del bilancio degli studi slavistici del Congresso patavino un contributo specifico di Ruvoletto e Slavkova cui rimandiamo, proprio in considerazione della rilevanza del tema nella linguistica slava italiana, pubblicato sul numero I 2024 di Studi Slavistici. Tuttavia, si vogliono qui ricordare almeno i contributi più attinenti alla morfologia aspettuale, in particolare al tema della prefissazione e dei tempi, anche in prospettiva diacronica, mentre nel par. 3 saranno registrati i contributi sulla semantica e pragmatica dell’aspetto. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra i numerosi contributi dedicati al verbo, si evidenzia un’attenzione specifica al tempo verbale trasversalmente nelle diverse aree slave, dal perfetto (Fici 1995a e 2000) al futuro (Fici 1995b, 1997, 1998), e alla diatesi: merita una particolare menzione l’ampia monografia dedicata al passivo nelle lingue slave (Fici 1994a) e alla marca riflessiva del verbo in russo nei costrutti passivi, decausativi medi e pseudo passivi (Fici 2004b) cui segue, una decina di anni dopo il contributo di Garzonio (2016) sulla diatesi media. Il modo verbale viene trattato dal punto di vista comparativo, ad esempio da Gebert con un lavoro sulle proposizioni infinitive (2000) e contrastivo: in particolare in questa prospettiva viene indagato il congiuntivo, che notoriamente presenta criticità nella corrispondenza temporale a confronto con l’italiano, in due lavori di Salmon Kovarski (2000) e Gebert (2002). Sull’imperativo, ampiamente e approfonditamente studiato dalle slaviste italiane, torneremo invece nel par. 3. L’interesse per il verbo e le sue categorie non si esaurisce in quella che abbiamo definito prima fase, ma viene ripreso, con approccio squisitamente contrastivo, negli incontri del gruppo Gelitec: il tempo, in particolare l’imperfetto, nella sua intersezione con l’aspetto in (Gebert 2013, 2014), il futuro (Kreisberg 2014, Bonola 2014), cui si aggiunge un recentissimo lavoro sul presente in croato (Benacchio and Biasio 2020).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda la morfologia dell’aspetto, i temi più trattati sono stati quelli relativi ai meccanismi di imperfettivazione secondaria in ceco (Esvan 2005), e nel resiano (Benacchio 2017). Ai processi di prefissazione-suffissazione, tema cruciale negli studi aspettologici internazionali, sono dedicati due contributi di grande rilievo: dopo la preziosa monografia di Ruvoletto (2016), che rappresenta un’approfondita analisi dell’evoluzione e codificazione dell’aspetto verbale in russo attraverso una minuziosa disamina dei processi di prefissazione e suffissazione nella </hi><hi rend="italic">Povest’ vremennych let</hi><hi rend="CharOverride-1">, il volume collettaneo di Benacchio et al. (2017) rappresenta una sintesi degli studi sul ruolo della prefissazione verbale nel processo di grammaticalizzazione dell’aspetto, con contributi che, pur non limitandosi alle lingue slave, sono prevalentemente dedicati ad esse, anche in prospettiva diacronica – dal russo (Ruvoletto 2017), fino a varietà minori (Benacchio e Steenwijk 2017, Breu et al. 2017) attraverso le lingue slave meridionali e occidentali (Esvan 2017, Muro 2017, Slavkova 2017).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Muovendo ora verso l’ambito più propriamente sintattico, le aree di maggior ricerca sono state tre, ovvero la morfosintassi dei casi, la sintassi della frase semplice, con particolare riguardo alle forme cosiddette ‘impersonali’, e la sintassi del periodo. Nel primo ambito (la morfosintassi dei casi), è possibile riscontrare due filoni principali: la descrizione sintattica, funzionale, ma anche pragmatica, dei casi, da un lato, e l’analisi della variazione nell’uso dei casi dall’altro. Al primo filone riconducono i numerosi lavori di Trovesi (2008, 2010, 2012, 2019) dedicati al vocativo slavo, nei suoi aspetti funzionali e pragmatici e non solo morfologici, e i contributi di Krapova e Cinque (2013) e Krapova e Dimitrova (2015) che indagano in chiave generativista il sincretismo dativo/genitivo dei pronomi bulgari, gli unici ad avere conservato la flessione, qui studiati mettendo in evidenza la mancata corrispondenza fra morfologia (propria del caso dativo) e significato (corrispondente alla semantica del genitivo), anche in chiave diacronica; alla sintassi del possesso nelle lingue balcaniche si era dedicata in precedenza Krapova (2012). Il secondo filone è invece dedicato all’alternanza od oscillazione nell’uso dei casi, legata a possibili processi di stabilizzazione di pattern morfologici e sintattici. Di variazione si parla nel caso dell’alternanza genitivo/accusativo, spiegabile attraverso il richiamo al peso di diversi fattori che possono influenzare la scelta del genitivo (verbi intensionali, negazione, partitività), in russo (Benigni 2006) e in bielorusso (Mazzitelli 2010). Un altro caso che mostra alternanza, il locativo in ceco, è oggetto di uno studio in prospettiva costruzionista di Perissutti (2008). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La variazione e fenomeni idiosincratici si riscontrano anche in altre aree della morfosintassi, come i numerali, specialmente i cosiddetti ‘piccoli numerali’ (Cotta Ramusino 2012), e nei quantificatori. Cotta Ramusino (2016) offre una spiegazione della forma accusativa di alcuni quantificatori di massa in polacco in posizione di soggetto, analizzandone la semantica e sottolineando il tratto predominante dell’inanimatezza. Un altro caso di variazione come possibile spia di evoluzione della morfologia dell’aggettivo è rappresentato dagli aggettivi analitici nel russo contemporaneo (Benigni 2007), la cui progressiva espansione potrebbe essere interpretabile come tendenza all’analitismo. Di accordo nei costrutti participiali, tema frequentato dalla linguistica slava internazionale, si occupa la monografia di Civardi (2016), che affronta il tema del mancato accordo dei participi passivi in -</hi><hi rend="italic">no</hi><hi rend="CharOverride-1">, -</hi><hi rend="italic">to</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei dialetti della Russia settentrionale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In uno spazio a sé, fra morfologia e semantica, si colloca la monografia dedicata al genere nelle lingue slave, bulgaro, russo, ucraino e polacco (Bocale 2013), che oltre a proporre una sintesi esauriente sulla questione del genere nelle lingue slave esaminate, della derivazione e dell’accordo, presenta una parte sperimentale di analisi dei fenomeni di derivazione sulla base di dati raccolti sul campo. Sempre al genere, tema nell’insieme poco frequentato, torna anche Latos (2019), con un contributo sulle marche di genere in polacco. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Passiamo ora agli altri due filoni di ricerca prima evidenziati: lo studio della sintassi della frase semplice e del periodo. Al primo filone possiamo ricondurre i lavori sulla sintassi del soggetto (Kreisberg 1994a), sulla sintassi e la pragmatica del soggetto (Slavkova 2007), sulla doppia diatesi dell’oggetto in polacco (Kreisberg 1994b), sul ‘raddoppiamento dell’oggetto’ in bulgaro (Tomelleri 2003); sulla sintassi e semantica delle frasi impersonali, in polacco e italiano (Kreisberg 1993a), sulle frasi con il soggetto al dativo nelle lingue slave (Gebert 2000, Fici e Žukova 2012), e infine sulle costruzioni con ‘soggetto’ (tema) al genitivo in contesti di quantificazione in russo (Benigni 2010). A partire dal nuovo millennio, si è notata una rinnovata attenzione alla sintassi del periodo, forse grazie all’incrementato interesse per l’approccio generativista all’interno della linguistica slava italiana che, in generale, ha favorito una maggiore interazione e interscambio tra la linguistica generale e quella slava. Si concludono in questo stesso periodo alcune tesi di dottorato dedicate alla sintassi, anche in ottica contrastiva, da cui sono derivate monografie e articoli: concessive in polacco e russo (Latos 2006), finali (Biagini 2012) e relative in russo (Milani 2014, 2016) sono i tipi di subordinata più studiati.</hi></p></div><div><head><hi>3. Semantica e pragmatica</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo ambito, forse più che in altri, si osserva la convivenza di linee di ricerca radicate nella tradizione italiana di studi con altre sviluppatesi più recentemente nel dialogo con discipline affini e con nuovi approcci teorici. Come vedremo, soprattutto nella fase iniziale, anche nel campo della semantica, le ricerche sul verbo hanno svolto un ruolo centrale e si sono articolate intorno ad alcune figure centrali, le ‘aspettologhe’ italiane: Benacchio, Gebert e Slavkova. A partire dal lavoro seminale di Antinucci e Gebert che, a metà degli anni ’70, sul polacco avevano verificato la correlazione fra aspetto e semantica del verbo, l’approccio semantico-lessicale allo studio del verbo ha rappresentato una feconda linea di ricerca nella linguistica slava italiana producendo tutta una serie di contributi che indagano proprio il legame fra significato lessicale e aspetto. Molto numerosi sono i contributi che sarà impossibile ricordare in modo esaustivo, fra questi i lavori di Gebert sull’imperfettivo fattivo e i verbi di stato in polacco (1992, 1993), e sulla pragmatica dell’imperativo negativo nelle lingue slave (2007). All’aspetto, e in particolare all’imperativo slavo, dedica la sua ricerca pluriennale Benacchio (oltre ai già ricordati, anche Benacchio 2005, 2006a e b, 2007), suggellandola nel 2010 con la pubblicazione di un’importante monografia che tematizza comparativamente a livello interslavo il rapporto fra cortesia linguistica e aspetto all’imperativo: muovendo da uno dei pilastri della teoria di Levinson, ovvero il concetto di distanza e delle sue manifestazioni linguistiche, Benacchio stabilisce una correlazione fra uso dell’aspetto e distanza interpersonale, e quindi cortesia linguistica, spiegando così in modo convincente alcune caratteristiche apparentemente idiosincratiche delle forme aspettuali all’imperativo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’azionalità è un tema centrale anche nei già ricordati volumi di Benacchio et al. (2017) e di Ruvoletto (2016) (ancora il gruppo padovano), in particolare il secondo indaga il significato lessicale dei prefissi nella loro combinazione con il significato e le caratteristiche azionali del verbo, combinazione che può dare origine a un nuovo significato o solo lessicale o anche combinato con il valore aspettuale. Le caratteristiche azionali del verbo sono del resto rilevanti per comprendere meglio anche i processi di nominalizzazione, affrontati in chiave contrastiva da Kreisberg (1993b e 2008). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un po’ meno frequentato è stato l’ambito dei valori modali del verbo, che conta comunque interventi specifici, in chiave contrastiva e interslava, quali quello di Trovesi (2016), dedicato al valore epistemico-doxastico dell’imperfetto, e alcuni contributi di Goletiani (2016 e 2020) sulla modalità deontica nel linguaggio giuridico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una seconda tematica, presente già all’inizio del trentennio qui preso in esame e legata alla linguistica testuale e agli studi tipologici, è quella relativa alla struttura informativa della frase, tema particolarmente fecondo in ambito slavo, almeno nelle lingue che conservano la flessione nominale che in teoria garantisce una relativa libertà nell’ordine dei costituenti. Si segnalano tre contributi di Gebert, tutti datati 2008 (2008a, b, e c), che riportano l’attenzione su questa problematica, focalizzandosi sul russo, il polacco (e l’ucraino), messi a confronto con due lingue balcaniche, il bulgaro e il macedone, prive di flessione nominale. In questi studi, in particolare, viene messo in evidenza il processo di focalizzazione dell’informazione nuova attraverso l’utilizzo di particelle posposte ai costituenti tematizzati. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Transitando alla semantica lessicale del nome e dell’aggettivo, campo in cui spesso ha svolto la sua ricerca Alina Kreisberg, due temi sono stati privilegiati: la semantica degli aggettivi valutativi (Kreisberg 1999b) e l’analisi contrastiva dei colori (Kreisberg 1999a, 2000). Gli studi sulla semantica dei colori e sulla morfologia dei nomi ad essi associati sono stati indagati più di recente, e già in altra prospettiva teorica, da Castagneto e di Filippo (2021), di Filippo (2020) e ancora Kreisberg (2020). Questi ultimi contributi hanno fatto da ponte verso un tema che interseca semantica e pragmatica: l’approssimazione e le strategie linguistiche impiegate per esprimerla, che possono coinvolgere strumenti derivazionali, nominali o frasali (come delineato in Benigni 2015, di Filippo 2014). Nel corso degli anni, l’attenzione rivolta ai fenomeni di debole referenza, come la vaghezza, ha gradualmente virato verso il suo opposto: l’intensificazione. Quest’ultima è stata esplorata in molteplici manifestazioni, negli studi di Benigni (2017a e b), e in un insieme di contributi presenti nel volume XVII (2020) 2 di </hi><hi rend="italic">Studi Slavistici</hi><hi rend="CharOverride-1">. Questo blocco tematico, a cura di Benigni e Gebert, è interamente dedicato all’analisi dell’intensificazione nelle diverse lingue slave e abbraccia approcci teorici diversi all’interno di una prospettiva semantica di impronta cognitivista. Gli articoli presenti nel volume, redatti da numerosi studiosi, esplorano le strategie di intensificazione a vari livelli linguistici. Si spazia dalla morfologia verbale (Biagini 2020, Gebert 2020b, Ruvoletto 2020, Perissutti 2020, Slavkova 2020) alla semantica e pragmatica degli avverbi (Benigni 2020, Krapova e Cinque 2020, Latos 2020a), fino a toccare la dimensione frasale (Fici 2020). Un approccio di tipo cognitivo caratterizza anche la ricerca sulle preposizioni svolta da Pinelli (2017).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul versante applicato, l’analisi semantico-pragmatica può avere una ricaduta sull’insegnamento delle lingue slave e sulla traduzione, come dimostrano i lavori di Salmon (2003, 2004) che trattano argomenti critici, come la resa degli antroponimi, specialmente nelle loro forme ipocoristiche, e del registro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’ulteriore area di interesse riguarda i connettori e le particelle. Il gruppo formatosi intorno ad Anna Bonola, attivo in Gelitec, ha svolto ricerche nel campo della semantica e pragmatica dei connettori e delle particelle, avvalendosi perlopiù del corpus parallelo italiano-russo: </hi><hi rend="italic">vdrug</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Bonola 2016), </hi><hi rend="italic">comunque</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Bonola 2017), </hi><hi rend="italic">ved’</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Biagini e Bonola 2019), </hi><hi rend="italic">allora </hi><hi rend="CharOverride-1">(Bonola 2020), </hi><hi rend="italic">razve</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">neuželi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Noseda 2021). Si tratta di lavori che contribuiscono a mettere in luce l’importanza cognitiva, funzionale, testuale e pragmatica di particelle e connettori, evidenziandone, proprio attraverso il confronto interlinguistico, la polisemia e polifunzionalità. </hi></p></div><div><head><hi>4. Lessico e morfologia derivazionale</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’analisi del lessico si articola in due principali filoni. La prima area riguarda contributi e ricerche nell’ambito lessicografico-contrastivo, mentre la seconda comprende studi di natura lessicologica. In quest’ultimo ambito trovano collocazione anche i contributi, seppur limitati in numero, riguardanti la morfologia derivazionale. Il primo indirizzo di ricerca (lessicografico) è presente nella nostra linguistica slava fin dagli anni ’90. Kreisberg, la ‘contrastivista per eccellenza’ (Gebert 2020a) affronta i falsi amici fra italiano e polacco (1995), e mette a confronto i campi lessicali italiani e polacco in ottica glottodidattica e traduttiva (Kreisberg 2004). Sui falsi amici torna Perillo (2011), comparando la coppia italiano-russo, mentre Nikolaeva (2016) aggiorna l’elenco dei falsi amici fra italiano e russo alla fase più recente del russo contemporaneo, analizzando i numerosissimi prestiti dall’italiano. Alla lessicografia russa ha apportato un contributo significativo, anche per il suo carattere divulgativo, Giorgio M. Nicolai (1994, 2004) che con il suo lessico russo e sovietico ha reso accessibili a un pubblico più ampio i significati di </hi><hi rend="italic">realia</hi><hi rend="CharOverride-1"> politici e culturali russi e sovietici entrati stabilmente nei dizionari e nella lingua italiana (Orioles 2003). In direzione inversa, Gherbezza (2019) si concentra, con la sua attività lessicografica, sulla presenza dei prestiti italiani nella lingua russa. In prospettiva diacronica, Cotta Ramusino (2018a) approfondisce l’analisi del lessico, compresi i processi derivazionali, e della fraseologia degli anni ’20 del XX secolo. Nikolaeva, dal canto suo, offre un contributo significativo alla lessicografia bilingue, sia nel campo dei dizionari bilingui (Nikolaeva 2006, 2007, 2010) con un’attenzione particolare alla valutazione (Nikolaeva 2008), sia nell’ambito fraseologico. I suoi studi evidenziano la semantica e l’aspetto culturale della fraseologia, adottando un approccio attentamente contrastivo (Nikolaeva 2006, 2017). Alla lessicografia, infine, è dedicato il volume curato da Bonola e Gatti (2016) che si propone di indagare la relazione fra lingua, cultura e ideologia nella lessicografia italiana e russa, e metterne in luce le potenzialità manipolative. Nell’ambito della lessicografia storica ricordiamo il progetto Interreg, coordinato da Rosanna Benacchio e Han Steenwijk (2019), che ha portato alla digitalizzazione e alla messa on line del Vocabolario trilingue italiano-croato e latino di Tanzlingher-Zanotti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_5_41-64.html#footnote-000">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (fine XVII/inizi XVIII sec.). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli ultimi decenni, gli studi fraseologici, di grande tradizione nell’area slava, hanno acquisito crescente rilevanza anche in Italia, tanto dal punto di vista della descrizione lessicografica e dell’analisi semantica, nei contributi già ricordati di Nikolaeva, anche su base contrastiva (Lazareva 2020), quanto in prospettiva costruzionista, che focalizza l’interconnessione tra lessico e sintassi (Cotta Ramusino 2018b, 2019); all’ambito fraseologico-collocazionale pertiene la ricerca sulle costruzioni con verbo supporto, soprattutto in chiave contrastiva (Benigni e Cotta Ramusino 2011) e Maiko (2020). L’approccio costruzionista, che ha innovato la ricerca internazionale nel campo della morfologia derivazionale (Booj 2007, 2010), si è riflesso negli studi condotti in Italia: i processi di composizione e derivazione, comprese le proposte di classificazione e analisi di diverse tipologie di lessemi frasali e parole sintagmatiche, sono approfonditi nei contributi di Benigni e Masini (Benigni e Masini 2009, 2010; Masini e Benigni 2012). </hi></p></div><div><head><hi>5. Sociolinguistica, apprendimento e acquisizione</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In chiusura di questa panoramica, esamineremo tematiche che, sebbene meno consolidate nella linguistica slava italiana, hanno gradualmente guadagnato spazio nella ricerca nei primi due decenni del secolo. Il filone sociolinguistico ha preso forma in Italia a partire dagli anni Novanta, in seguito ai cambiamenti politici, culturali e linguistici radicali che hanno ridefinito l’area slava. Questo campo abbraccia diverse aree di studio, tra cui l’analisi della variazione sociolinguistica riscontrata in tutti i paesi slavi dopo la fine dei regimi totalitari. Per quanto riguarda lo spazio postsovietico, vengono esaminate le dinamiche del russo come lingua franca e il suo rapporto con le lingue nazionali nelle ex repubbliche sovietiche. Infine, si osserva un’attenzione crescente al linguaggio politico in tutti i paesi slavi, un tema di rilievo in quanto sottolinea nuovi meccanismi comunicativi e le loro implicazioni. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un secondo filone di ricerca, anche questo in qualche modo legato alla nuova situazione politica, riguarda le problematiche dell’acquisizione delle lingue slave, in differenti prospettive: dalla tradizionale glottodidattica, sviluppata forse più per il russo che per le altre lingue slave, ci si è progressivamente mossi verso lo studio dell’acquisizione di una lingua seconda, sia da parte di apprendenti italofoni, che da parte di </hi><hi rend="italic">heritage speakers</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Entrando nello specifico del filone sociolinguistico, già a partire dagli anni Novanta molte ricerche si sono indirizzate verso lo studio della variazione linguistica nelle dimensioni diastratiche e diamesiche: la fine dei totalitarismi aveva infatti portato a una libertà espressiva manifestatasi in modo trasversale nelle diverse fasce sociali e nei diversificati mezzi di comunicazione, in tal senso, si riscontrò una diffusa sensazione che la norma, lo standard, vacillassero, e non solo a livello di registro e di lessico. Per il russo ricordiamo gli studi di Lasorsa (1999), Benigni e Lasorsa (2002), Denissova e Salmon (2002), e Bocale (2004) sulla comunicazione televisiva. Il genere, con il sorgere di istanze inclusive, presenta una serie di sfide nell’ambito slavo, ai lavori già ricordati di Bocale e Latos, possono essere aggiunte le indagini di stampo sociolinguistico di Latos su polacco (2020b) e polacco e italiano a confronto (2019). La dimensione diatopica viene indagata da Esvan (2007) che analizza le varietà regionali del ceco, Del Gaudio si sofferma sulle varianti regionali e dialettali dell’ucraino (Del Gaudio 2015a, 2016b). In questo contesto, anche la comunicazione istituzionale e politica cerca nuove forme e si confronta con le sfide dei nuovi media, e diventa oggetto di attenzione, ne sono un esempio le analisi delle strategie comunicative di Vladimir Putin (Cotta Ramusino 2008, 2009; Pinelli 2014, 2018).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel nuovo panorama, la politica linguistica emerge come un tema centrale. Del Gaudio (2015b) e Bocale (2016) esplorano la situazione in Ucraina e in Crimea rispettivamente. Altrettanto rilevante è la questione delle minoranze, precedentemente esaminata in uno studio isolato sulle minoranze in Polonia (Bianco-Wojciechowska 1995), poi ripresa nell’ambito ucraino da Del Gaudio (2013a). L’analisi dello spazio linguistico russo nell’area postsovietica, con una particolare attenzione alla pianificazione linguistica, è oggetto di contributi di Perotto (2006, 2008a e b, 2016), che non solo considera il quadro generale ma si concentra anche sulla situazione specifica di alcune repubbliche come Georgia e Tatarstan, e di Cotta Ramusino (2014a e b). Parallelamente, si sviluppano studi sulle abitudini sociolinguistiche della comunità slave residenti in Italia (Perotto 2009, Del Gaudio 2013b).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto attiene al secondo filone, sulla scia di progetti internazionali, quali ad esempio il progetto Villa, cresce anche nell’ambito slavo l’interesse per i processi di acquisizione, affrontati da diverse prospettive. Latos e Saturno, entrambi partecipanti al progetto Villa, si sono occupati dell’acquisizione della morfologia e della sintassi del polacco L2 (Latos et al. 2016, Saturno 2016). Ad aspetti testuali nell’interlingua nell’apprendimento del ceco come L2, ha dedicato alcuni lavori Perissutti (2012, 2016a e b) mentre Stoyanova ha analizzato la gerarchizzazione del discorso in un corpus di apprendenti di russo L2 (Stoyanova 2014, 2016). Atre linee di ricerca indagano fenomeni quali l’interferenza nell’acquisizione dei casi (Artoni e Magnani 2021), lo sviluppo dell’interlingua nell’apprendimento delle costruzioni in russo L2, sulla base di un corpus di apprendenti (Maiko 2019), l’apprendimento della pragmatica (Artoni e Rylova 2021). </hi></p></div><div><head><hi>6. Conclusioni</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tracciare a grandi linee l’evoluzione della linguistica slava in Italia negli ultimi trent’anni, valorizzando il contributo da essa apportato più in generale agli studi di slavistica, è stata la ragione e il fine di questa breve rassegna. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come già ricordato in apertura, per il favore di varie circostanze interne ed esterne, questo periodo è stato complessivamente propizio agli studi linguistici. Cruciale si è dimostrato il ruolo di un gruppo di ricercatrici e ricercatori che ha significativamente contribuito alla formazione della generazione più giovane e al supporto della linguistica slava nell’ambito accademico italiano.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella sua inevitabile incompletezza, la presente rassegna si è proposta di offrire una panoramica ampia dei molteplici filoni di ricerca attivi nella linguistica slava in Italia. Oltre ai temi tradizionali, ancorati alla morfosintassi e alla semantica del verbo, e più in particolare all’aspettologia, sono stati sviluppati nuovi temi, nuovi approcci teorici, nuove metodologie, e approntati strumenti di ricerca innovativi. Parimenti, si è ampliata la prospettiva areale che ha arricchito il campo d’indagine, portando a una comprensione più completa dei fenomeni linguistici dell’area slava. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa impegnativa ricognizione è stata talora ostacolata dalla difficoltà nel reperire i numerosissimi prodotti della ricerca, pubblicati nell’era predigitale e disseminati su riviste nazionali e internazionali di non sempre facile accesso: un progetto futuro dovrebbe auspicabilmente prevederne la raccolta su un’agile banca dati, facilitando la conservazione e consultazione di questa preziosa eredità scientifica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ciò che, in ogni caso, al di sopra di tutto si evidenzia in questo sintetico percorso di ricognizione, è come negli ultimi trent’anni gli studi di linguistica slava in Italia abbiano mantenuto, e incoraggiato, un dialogo stimolante a livello internazionale, ponendo le basi per una cooperazione fruttuosa per le generazioni a venire.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Artoni, Daniele, e Marco Magnani. 2021. “L’interferenza grammaticale della prima lingua sulla seconda: uno studio sul caso accusativo in russo L2.” </hi><hi rend="italic">Linguistica e Filologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> 41: 51-86.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Artoni, Daniele, e Anastasiia Rylova. 2021. “L1 Interference in Interlanguage Pragmatics. </hi><hi rend="CharOverride-1" >A Study on Requesting in Russian L2 and Italian L2”. </hi><hi rend="italic">Annali di Ca’ Foscari</hi><hi rend="CharOverride-1"> 55: 65-85. doi:10.30687/annoc/2499-1562/2021/09/014.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna. 1996a. “A proposito dell’articolo determinativo in sloveno: la testimonianza del Catechismo resiano del Settecento.” In </hi><hi rend="italic">Studi slavistici in onore di Natalino Radovich</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Rosanna Benacchio e Luigi Magarotto, 1-16. Padova: CLEUP.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna. 1996b. “L’articolo nel dialetto resiano: sulla questione della determinatezza nelle lingue slave.” In </hi><hi rend="italic">Determinatezza e indeterminatezza nelle lingue slave.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Problemi di morfosintassi delle lingue slave 5, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di Rosanna Benacchio, Francesca Fici, Lucyna Gebert, 43-59. Padova: Unipress.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna. 2002. </hi><hi rend="italic">I dialetti sloveni del Friuli tra periferia e contatto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Udine: Società Filologica Friulana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna. 2005. “Aspetto verbale e imperativo in polacco.” In </hi><hi rend="italic">Per Jan Ślaski. 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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP10193_xml_2024_5_41-64.html#footnote-003-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si tratta in realtà di sei anni, ma così sono state periodizzate le bibliografie della slavistica; tanto più colpisce il confronto. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP10193_xml_2024_5_41-64.html#footnote-002-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Merita una menzione la scelta di dedicare ben due numeri di SILTA (Studi Italiani di Linguistica Teorica e Applicata) agli studi di linguistica russa (2004) e a quella polacca (2009).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP10193_xml_2024_5_41-64.html#footnote-001-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://www.unige.ch/lettres/meslo/russe/actuscientifique/GeLiTec.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">. Data di ultimo accesso, valida per tutti i link: 01/10/2024.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP10193_xml_2024_5_41-64.html#footnote-000-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://tanzlingher.disll.unipd.it/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">; </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://phaidra.cab.unipd.it/detail/o</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">:499192</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Paola Cotta Ramusino, University of Milan, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">paola.cottaramusino@unimi.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-5016-7568</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Paola Cotta Ramusino, <hi rend="italic">Trent’anni di linguistica slava in Italia,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7.04</ref>, in Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio (edited by), <hi rend="italic">Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume II</hi>, pp. -25, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0492-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7</ref></p></div></div>
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