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        <title type="main" level="a">La slavistica e le teorie della traduzione, della letteratura, della cultura</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-2917-7630" type="ORCID">
            <forename>Laura</forename>
            <surname>Salmon</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Genoa, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0492-7</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.06</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The article offers an overview of the scholarly publications by Italian Slavists that appeared during the period 1991-2021 on to the subject of Slavistics, translation theories and culture theories</p>
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            <item>Italian Slavic studies between 1991 and 2021; Translation theories; Culture theories</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.06<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.06" /></p>
      <div><head>La slavistica e le teorie della traduzione, <lb/>della letteratura, della cultura</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Laura Salmon</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_1 ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">È un po’ come se arte e scienza fossero </hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2 ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">i due occhi della cultura umana.</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2 ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1" >Jurij Lotman </hi></p><div><head><hi>1.</hi><hi rend="italic"> Premessa: </hi><hi>tout se tient…</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il titolo di questo intervento corrisponde a quello formulato dal Direttivo dell’AIS per la sessione trasversale del VII Congresso degli Slavisti Italiani. Merita esplicitarlo, in quanto la formulazione è significativa: alle teorie della traduzione, infatti, si riconosce non solo un ruolo di spicco, ma anche una ‘parentela’ propriamente </hi><hi rend="italic">epistemica</hi><hi rend="CharOverride-1"> con le teorie della letteratura e della cultura. Inoltre, andando dal particolare (la traduzione) all’universale (la cultura), alle teorie della letteratura è implicitamente riconosciuto un ruolo di </hi><hi rend="italic">trait d’union</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra i due campi teorici. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il tema è talmente vasto da non poter essere affrontato in modo equilibrato ed esaustivo senza ricorrere alle conoscenze di un consesso di specialisti senza vincoli di spazio. Tentando, ciononostante, di ottemperare al compito così formulato, si è optato per l’unico approccio che convergesse sull’oggetto di maggiore competenza per chi scrive (la teoria della traduzione) attraverso una riflessione preliminare sui meccanismi genetici ed evolutivi che rendono l’ormai centenaria slavistica italiana non solo incline per tradizione al rigore, ma erede privilegiata di una peculiare vocazione teoretica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Secondo la tesi su cui s’incentra questa riflessione, la tradizione slavistica italiana ha predisposto più generazioni di ricercatori a una specifica sensibilità teorica, ovvero a ricorrere a modelli rigorosi per attuare generalizzazioni e rilevare, al contempo, le specificità distintive dei fenomeni studiati</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-028">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non è un caso, dunque, che all’interno della slavistica la comprensione dell’affinità teorica tra studi traduttologici, letterari, culturali e propriamente filologici sia maturata lentamente, ma con particolare consapevolezza, sancendo il superamento di quello scetticismo sulla legittimità stessa della teoria della traduzione che ha minato per quasi un secolo qualsiasi intento di formalizzazione generale. Guardando a ritroso, la trasversale sfiducia nella possibile formalizzazione accademica della traduzione, che ha caratterizzato le </hi><hi rend="italic">Humanities</hi><hi rend="CharOverride-1"> occidentali del XX secolo, era stata alimentata dalla diffidenza per la linguistica e per gli studi glottodidattici. Fino a tempi recentissimi, le traduzioni stesse sono state viste come lavori extra-accademici, del tutto slegati da qualsiasi rigorosa ‘regola d’arte’ che si potesse insegnare e imparare: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Eppure non c’è dubbio che proprio le traduzioni rappresentano una componente rilevante nell’evoluzione di una data letteratura, tanto da risultare in determinate epoche persino prevalenti sulla produzione autoctona e tali da imprimerne la direzione di sviluppo (Diddi 2021, 114).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il discredito di cui in passato hanno risentito (soprattutto a livello teorico) le lingue, la linguistica e la traduzione può essere ricondotto, in ambito slavistico (ma non solo), a due ragioni: da un lato, all’obiettiva fragilità teorico-metodologica di alcuni pioneristici lavori sulla traduzione e sulle lingue slave (che risultavano troppo semplicistici); dall’altro, alla scarsa dimestichezza della maggior parte dei maestri-slavisti con la linguistica </hi><hi rend="italic">sincronica</hi><hi rend="CharOverride-1"> e, di conseguenza, all’oggettiva difficoltà a valorizzare gli studi più tecnici e formali. Alle due suddette ragioni si può aggiungere la presunta tutela della coerenza disciplinare, secondo l’assioma: la linguistica e la teoria della traduzione con la slavistica non c’entrano («stanno in altri settori»)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-027">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. A ben vedere, in realtà (come da sempre avviene in qualsiasi campo dello scibile umano), per sfatare le diffidenze e legittimare la relazione intradisciplinare tra letteratura, traduttologia e linguistica, anche per gli slavisti era indispensabile partire da fondamenti teorici, formali e metodologici </hi><hi rend="italic">di carattere</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">generale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-026">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Le più rigorose opere teoriche in area slavistica hanno messo in luce il potenziale trasversale delle ricerche in campo letterario, semiotico, traduttologico, antropologico ed etnografico, che valenti studiosi hanno saputo fondere in quadri generali di convincente lucidità: si pensi, ad es., alla ricostruzione di D.S. Avalle (1992) dei nessi tra i più grandi teorici della ‘tradizione russa’ otto-novecentesca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-025">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In altre parole, ogni ‘sotto-settore’ che rientri oggi nella ‘declaratoria’ disciplinare della ‘Slavistica’, si riconduce necessariamente a teorie </hi><hi rend="italic">generali </hi><hi rend="CharOverride-1">(comprese quella della </hi><hi rend="italic">Textkritik</hi><hi rend="CharOverride-1">) che incrociano le conoscenze su aree ed epoche diverse. In tal senso, le più rigorose teorie della letteratura e della traduzione sviluppatesi in area slava sono accomunate dal postulato epistemologico che la complessità tecnica dei testi dell’arte verbale sia </hi><hi rend="italic">studiabile</hi><hi rend="CharOverride-1"> mediante molteplici analisi contrastive che conducano, comunque e sempre, a principi </hi><hi rend="italic">generalizzabili</hi><hi rend="CharOverride-1"> e coerenti coi dati sul funzionamento delle lingue (di cui, peraltro, i testi sono ‘fatti’). Proprio questa virtuosa premessa epistemologica ha contribuito a riconoscere stabilmente la priorità del rigore testuale, filologico e metodologico: da un lato, gli studi slavistici italiani hanno resistito alle pressioni anti-teoretiche, irrazionalistiche e postmoderniste che, nella seconda metà del XX secolo, hanno ‘contagiato’ buona parte della ricerca umanistica; dall’altro, si sono rivelati più refrattari alle recenti ‘mode disciplinari’ che antepongono gli interessi tematici a quelli teoretico-induttivi. Non è un caso, ancora una volta, che nel nostro Paese gli intenti teorici nel campo della traduzione abbiano contribuito a consolidarne il ruolo di disciplina accademica, avvalendosi delle teorie filologiche, letterarie, semiotiche e linguoculturali sviluppate da più generazioni di studiosi di area slava</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-024">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra le qualità che rendono le teorie di area slava particolarmente solide e longeve, si rileva la propensione ad attingere i dati da aree geoculturali ampie e distanti, che vanno dalla cultura europea antica a quella medievale e moderna (soprattutto romanza e germanica), dallo spazio culturale del Caucaso e dell’Asia centrale a quello del medio e dell’estremo Oriente, nonché alle tradizioni ‘nordiche’ (che comprendono l’area scandinava, baltica, finlandese e delle etnie minoritarie della cosiddetta Eurasia). Questa prospettiva allargata ha consentito d’ipotizzare e verificare che le modalità di diffusione dei testi primari e secondari, così come il loro impatto sulla società in epoche e luoghi diversi, sottostanno a meccanismi culturali che – pur aderendo a specifici ‘cronotopi’ – sono coerenti ad alcune premesse comuni. </hi></p></div><div><head><hi>2. La slavistica come retroterra teorico-epistemologico</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le considerazioni di cui sopra, pur essendo solo in parte argomentabili in termini quantitativi, trovano qualitative conferme empiriche attraverso i lavori, lontani e recenti, di numerosi slavisti italiani che, partendo da circoscritti oggetti di ricerca, sono riusciti non di rado a inquadrare fenomeni di più ampio respiro teorico. Non si tratta solo della propensione all’interdisciplinarità che, almeno nell’ultimo trentennio, ha caratterizzato a livello mondiale tutte le aree di ricerca, aprendo un dialogo sorprendente tra discipline umanistiche, formali e sperimentali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-023">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; si tratta, piuttosto, di una programmatica visione d’insieme su fenomeni interculturali macro-europei (ad es., sui legami e le fratture tra Est e Ovest, tra la tradizione classica, medievale e bizantino-slava, tra la Slavia ‘latina’ e quella ‘ortodossa’), che consente di valicare col necessario rigore i tradizionali argini cronotopici degli studi settoriali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inoltre, le maggiori e più diversificate conoscenze linguistiche e, di conseguenza, teoriche e meta-teoriche, hanno facilitato agli slavisti il compito di formulare ipotesi interpretative meno autoreferenziali sul piano geoculturale rispetto ai contributi euro-americani: gli slavisti, infatti, hanno accesso sia alle opere scritte in lingue europee occidentali, sia all’immenso corpus teorico in lingue slave che resta precluso a chi non sappia leggerle</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-022">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Proprio in tal senso, agli slavisti è spettato il compito di divulgare nel mondo le teorie della letteratura, della cultura e della traduzione che, tra i secoli XIX e XX, hanno raggiunto nei Paesi slavi risultati d’immensa portata: se alcune di queste teorie hanno avuto grande risonanza in Italia, è stato merito degli studi e delle traduzioni degli slavisti italiani. Si tratta, per lo più, di opere capitali in ogni ambito della </hi><hi rend="italic">filologija</hi><hi rend="CharOverride-1"> (prosa, poesia, epica, tecniche compositive, traduzione, estetica letteraria ecc.), il cui successo in Occidente (talvolta con ritardi pluridecennali) è anche dipeso da circostanze concomitanti o contingenti. Si va:</hi></p><list type="unordered">
				<item><hi rend="CharOverride-1">dalle teorie dei grammatici del Sei-Settecento agli studi sulla filologia testuale moderna e sulla tradizione slava medioevale (si vedano, ad es., i lavori teorici di Boris Tomaševskij e Dmitrij Lichačev);</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">dalle illuminanti intuizioni funzionaliste di Oleksandr Potebnja (su cui meriterà tornare) alle teorie psicolinguistiche di Lev Vygotskij, la cui fama è tuttora immensa in tutto il mondo;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">dalle teorie formaliste di Viktor Šklovskij, Boris Ejchenbaum, Jurij Tynjanov, Vladimir Propp e dello stesso Tomaševskij (solo per elencare i più noti) alla celebre ed eclettica produzione di Roman Jakobson, definita da G. Contini (1992, 213) ‘enorme singolarità’ enciclopedica e plurilinguistica; </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">dalle ricerche lessicografiche di Lev Ščerba ai fondamentali studi sulla filosofia della letteratura, di cui Roman Witold Ingarden resta il più noto rappresentante di area slava in Occidente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-021">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">dagli illuminanti contributi di estetica letteraria di Jan Mukařovský</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-020">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> alla teorizzazione in campo semiotico della scuola di Tartu-Mosca e dei suoi massimi esponenti, Jurij Lotman e Boris Uspenskij;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">dagli studi di versificazione comparata di Viktor Vinogradov e Michail Gasparov, a quelli sulla comparatistica etnoculturale di Eleazar Meletinskij.</hi></item>
			</list><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vi sono poi vari contributi teorici dell’emigrazione slava che hanno continuativamente influito sul pensiero teorico occidentale in ambiti diversi della letteratura, della semiotica e della teoria della cultura: si va, ad es., da quelli linguo-filologici e filosofici di Nikolaj Trubeckoj ai posteriori studi semiotico-letterari di Tzvetan Todorov e di Julia Kristeva</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-019">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il fatto che il suddetto elenco di nomi non comprenda decine di altri importanti teorici d’area slava non fa che dimostrare che si tratta di un patrimonio quantitativamente e qualitativamente smisurato, a prescindere dai Paesi di residenza o cittadinanza degli studiosi e dalla lingua dei loro testi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una delle ragioni fondamentali che concorrono a spiegare il duraturo successo di così tante teorie può essere individuata nella valorizzazione culturale dei popoli ‘altri’, maturata nei secoli dalla specifica curiosità conoscitiva e dal profondo rispetto (quando non affetto) per la storia, le lingue, le letterature e le culture di popoli grandi e piccoli che i teorici di area slava, pur con predilezioni diverse, hanno incluso nel proprio orizzonte epistemologico. Proprio attingendo a fonti in lingue diverse secondo prospettive di maggior ampiezza geo-culturale, vengono facilitate le indagini teoriche e meta-teoriche: le congetture, infatti, sono tanto più solide quanto più numerosi e trasversali sono i dati su cui poggiano. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non è dunque un caso, nuovamente, che la traduzione – antonomasia del dialogo interculturale – sia divenuta in quasi tutti i Paesi slavi oggetto di un interesse teoretico-pragmatico continuativo e pionieristico, e che, nel Novecento, abbia dato vita a celebri ‘scuole’ (legate ai luoghi, come quelle di Praga, Bratislava, Varsavia, Poznań, per citare le più note, o ai ‘maestri’, come quelle russe, che fanno capo al retaggio di Andrej Fëdorov, Aleksandr Švejcer, Jakov Recker e altri [cfr. Ceccherelli et al. 2015])</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-018">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></div><div><head><hi>3. La traduttologia slava come sintesi teorico-formale</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per un teorico della traduzione di qualsiasi estrazione, l’accesso agli studi d’area slava non è solo un ‘valore aggiunto’, ma un fondamento prioritario. Il lungimirante ruolo della teoria della traduzione nei Paesi slavi (sviluppatasi come disciplina autonoma, a partire dal progetto sovietico di M. Gor’kij “Mirovaja literatura” nel 1919) è stato estremamente incisivo. Si tenga presente che la prima monografia al mondo dal titolo </hi><hi rend="italic">Teoria e pratica della traduzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">Teorija i praktika perekladu</hi><hi rend="CharOverride-1">) è stata pubblicata a Char’kiv nel 1929 da un ebreo ucraino, Oleksandr Mojsejovič Finkel’ (poliglotta, esperto di lingua russa, docente dell’Università di Char’kiv, nonché traduttore dei sonetti di Shakespeare). Anche questo non è un caso. In effetti, il ruolo pionieristico delle teorie slave novecentesche va ricondotto al secolo precedenze, ovvero alle avanguardistiche intuizioni di Oleksandr [Aleksandr] Potebnja, il ‘Saussure slavo’ (cfr. Salmon 2021b]), che era stato prima studente e poi professore proprio all’Università Imperiale di Char’kov (Char’kiv). Potebnja aveva indagato per primo i meccanismi psicolinguistici che, attraverso la lingua, governano la comunicazione letteraria: le sue teorie psico-cognitive sull’arte verbale e il rapporto tra pensiero e linguaggio (cfr. Potebnja 1976, 2010) anticipavano di un secolo i dati sperimentali forniti da psicolinguisti e scienziati cognitivi a fine Novecento</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-017">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Pur rientrando nell’ambito specifico delle teorie della letteratura, gli studi potebnjani sulle complesse </hi><hi rend="italic">funzioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> estetico-creative della lingua, sulla ‘forma interiore’ (emozionale) della parola, e sul suo potenziale cognitivo e associativo costituiscono ancora oggi un prezioso punto di partenza per affrontare i problemi più complessi della traduzione letteraria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-016">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il crescente interesse per la traduzione in tutti i Paesi Slavi, in particolare nel periodo sovietico (cfr. Ceccherelli et al. 2015), riflette motivazioni oggettive: non solo nelle lingue slave (soprattutto in russo) si traduceva da sempre una quantità impressionante di testi di ogni genere (da lingue diversissime, comprese quelle orientali, centrasiatiche, caucasiche, nordiche), ma – cosa fondamentale – in area slava, le traduzioni erano considerate un patrimonio della cultura nazionale paragonabile a quello dei testi primari (i traduttori, ad es., erano membri delle Unioni degli Scrittori sia in URSS, sia in quasi tutti i Paesi ‘satelliti’). La familiarità con il retaggio greco, romano e bizantino, unita a secoli di diglossia, bilinguismo, trilinguismo, multiculturalismo, con la presenza significativa di </hi><hi rend="italic">enclaves</hi><hi rend="CharOverride-1"> culturalmente attive e di quotidiani contatti interetnici e interculturali (tra cui quelli ebraico-slavi), hanno reso la traduzione una tematica privilegiata per le scienze umanistiche di area slava (cfr. Diddi 2021, 113-18). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non è un caso neppure che, fin dagli anni Venti del secolo scorso, proprio nei Paesi slavi fosse stato avviato un dibattito teorico sulla traduzione che avrebbe portato, attorno agli anni Cinquanta, alla graduale separazione epistemologica tra ‘teoria della traduzione’ (d’impianto letterario) e ‘traduttologia’ (d’impianto linguistico). Solo in Occidente, tuttavia, una vera e propria frattura avrebbe, </hi><hi rend="italic">de facto</hi><hi rend="CharOverride-1">, condotto successivamente all’interruzione del dialogo tra letterati e linguisti. Questo ‘scisma disciplinare’ venne sancito in occasione di uno storico Convegno tenutosi, nel 1969, a Bratislava, presso la sede universitaria del noto teorico Anton Popovič. In quell’occasione, fu ufficialmente istituito il movimento (‘postcoloniale’, ma radicalmente anglocentrico) dei </hi><hi rend="italic">Translation Studies</hi><hi rend="CharOverride-1">, il quale, proponendosi come branca dei </hi><hi rend="italic">Cultural Studies</hi><hi rend="CharOverride-1">, bandiva qualsiasi approccio scientifico, linguistico о formale alla traduzione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-015">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Da allora, gli studi letterari sulla traduzione avrebbero posto una sorta di veto sui «claims of theory» (espressione di George Steiner [1998, 248]</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-014">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, massimo teorico dell’‘antiteoria’). Nutriti dal decostruzionismo francese e dalle teorie postmoderne, dunque, i </hi><hi rend="italic">Translation Studies</hi><hi rend="CharOverride-1"> cessarono ben presto d’interessarsi ai contributi slavi (e slavistici), i quali continuavano a riconoscere il ruolo primario della linguistica e, per di più, non erano scritti in inglese. Quasi tutti i teorici di area slava, da un lato, consideravano programmatica la ricerca di </hi><hi rend="italic">regolarità</hi><hi rend="CharOverride-1"> linguistico-formali mediante i dati acquisiti dal basso (</hi><hi rend="italic">bottom up</hi><hi rend="CharOverride-1">), per poi formulare dall’alto (</hi><hi rend="italic">top down</hi><hi rend="CharOverride-1">) </hi><hi rend="italic">regole</hi><hi rend="CharOverride-1"> traduttologiche verificate sui testi. Quelli occidentali, viceversa, criticavano qualsiasi approccio che somigliasse alla «linguistica applicata» (cfr. Bassnett-McGuire 1993, 170)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-013">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Successivamente al crollo dell’URSS, le singole scuole slave avrebbero cessato di lavorare insieme, sviluppandosi in autonomia e in un sostanziale isolamento nazionale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fatta eccezione per J. Levý, A. Popovič, R. Jakobson e P. Torop</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-012">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la comunità umanistica internazionale (occidentale) non sa praticamente nulla dei più noti teorici della traduzione russi (Ja. Recker, L. Barchudarov, A. Fedorov, A. Švejcer), polacchi (O.A. Wojtasiewicz, J. Ziomek, E. Balcerzan) e bulgari (I. Vladova, A. Ljudskanov, S. Florin)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-011">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>4. Sulle orme della filologia: dalla traduzione ‘amatoriale’ a quella ‘accademica’</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Affermare che per svolgere un compito a livello professionale servono una teoria e, propriamente, delle </hi><hi rend="italic">istruzioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> parrebbe un truismo. Eppure, ci sono voluti almeno trent’anni di «lotta infinita» (cfr. Salmon 2020) per superare il veto di Steiner contro le «pretese della teoria» e il conseguente soggettivismo operativo. Per almeno un secolo, infatti, in Italia (e non solo), le traduzioni (da tutte le lingue, antiche comprese) sono state improntate, nel migliore dei casi, a un colto dilettantismo basato su un tacito algoritmo: </hi><hi rend="italic">se letterato, allora traduttore </hi><hi rend="CharOverride-1">(come dire: </hi><hi rend="italic">se medico, allora chirurgo</hi><hi rend="CharOverride-1">). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quella che può definirsi ‘traduzione prescientifica’, ovvero ‘amatoriale’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-010">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, si fondava sul paradosso, sempre steineriano, secondo cui la traduzione non è «una scienza», ma «un’arte esatta» che si trova al di fuori della «logica» (sic!) e che, pertanto, è «impossibile», sebbene «vada fatta» (Steiner 1998, 76). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’assioma dell’‘impossibilità’ della traduzione (e della teoria), promosso da quasi un secolo di teorie irrazionalistiche (soprattutto quelle di J. Ortega y Gasset e Walter Benjamin), ha trovato valide controargomentazioni grazie soprattutto agli studi d’area slava, che per primi hanno intrapreso il percorso di formalizzazione dei processi traduttivi, avvalorando l’idea che l’arbitrio professionale non sia affatto una condizione ineludibile.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La filologia ha dimostrato nei secoli che, anche nelle scienze del testo, i modelli teorici sono indispensabili: si studiano, si applicano, si perfezionano e, eventualmente, si confutano e si superano. Le </hi><hi rend="italic">leges artis</hi><hi rend="CharOverride-1"> (come quelle di ogni agire umano, professionale o accademico) non sono mai né ‘vere’, né ‘definitive’, ma sintetizzano al meglio ciò che studio ed esperienza suggeriscono in un dato momento storico. Come avviene per la filologia, i ‘protocolli’ traduttivi potranno evolversi e migliorare su due piani: uno intrinseco (la coerenza procedurale), e uno estrinseco (la verifica della comunità scientifica)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ai traduttori, infatti, come ai filologi, sono richieste competenze a) sulla lingua di cui i testi sono ‘fatti’; b) sulle opzioni formali che determinano </hi><hi rend="italic">lo stile del testo </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic">e dell’autore</hi><hi rend="CharOverride-1">); c) sulle opzioni formali che consentono di codificare </hi><hi rend="italic">lo stesso stile</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel Testo di Arrivo (traduzione); d) sulle relazioni storiche che governano i rapporti tra testi coevi o tra loro lontani; e) sulla ricezione da parte di destinatari delle opere tradotte che appartengono a culture ‘altre’. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La formalizzazione teorica della traduzione, in sintesi, si pone come alternativa accademico-scientifica al dilettantismo. La si può definire come un lungo e faticoso passaggio dalla fase della traduzione ‘amatoriale’, che ha caratterizzato l’intero XX secolo, a una nuova fase ‘accademica’ fondata su un approccio scientifico consapevole e rigoroso. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Va sottolineato che ‘amatoriale’ non significa ‘brutto’, così come ‘accademico’ non significa ‘bello’, in quanto l’aggettivo ‘accademico’ qualifica semplicemente un agire che non sia commisurato al gusto estetico dei lettori (raramente degli editori)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma a parametri argomentati e condivisi da una comunità di studiosi, compresi gli allievi. Solo il consesso scientifico contribuisce con una critica non arbitraria (oggettiva nei limiti di tutte le scienze) a verificare se i postulati di un modello teorico lo rendono predittivo e se le strategie e tecniche che comprende garantiscono argomentati criteri di equivalenza. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per essere ‘scientifico’, un modello deve essere coerente ai dati di tutte le discipline coinvolte e sottoponibile a falsificazione: i criteri e i parametri postulati dal modello non sono soggettivi, metafisici o umorali, bensì atti a scartare le opzioni traduttive che rispondono al gusto contingente o all’arbitrio soggettivo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il traduttore che assume il postulato della soggettività – che per definizione non è falsificabile e si auto-assolve da ogni compito di coerenza interna o esterna – si pone al di fuori della critica e, per ciò stesso, sottrae ai lettori la possibilità di conoscere </hi><hi rend="italic">il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">testo</hi><hi rend="CharOverride-1">. In una traduzione amatoriale, infatti, l’assenza di una procedura scientifica fa sì che quasi tutte le opzioni del traduttore equivalgano alle opzioni </hi><hi rend="italic">scartate dall’autore</hi><hi rend="CharOverride-1">. In altre parole, sul piano morfo-sintattico, lessicale o pragmatico, a livello diacronico o sincronico, le marcatezze delle unità del testo primario – ovvero, il suo stile – non corrispondono a quelle riprodotte in traduzione (cfr. Salmon 2017, 190-94; per un’esemplificazione: 194-96). Come a dire: di fronte a traduzioni diverse dei</hi><hi rend="italic"> Promessi sposi</hi><hi rend="CharOverride-1">, non si seleziona quella in cui si legge Manzoni, ma quella nello stile che il lettore preferisce</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Rispetto alla traduzione amatoriale, quella accademica implica quattro requisiti tra loro correlati: </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">1) 	che, in base alle proprie convinzioni scientifiche, il traduttore adotti consapevolmente un modello teorico che preveda il più alto livello possibile di equivalenza al testo primario; </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">2) 	che il traduttore operi sui testi nella piena consapevolezza del nesso tra le opzioni disponibili e i parametri che consentono di riprodurre la soluzione equivalente a livello funzionale е </hi><hi rend="italic">di scartare tutte le altre</hi><hi rend="CharOverride-1">; </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">3) 	che, al contempo, il traduttore discuta coi propri colleghi e i propri allievi le premesse e previsioni del modello е le procedure adottate; </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">4) 	che, grazie alle critiche e ai suggerimenti di colleghi e allievi, il traduttore individui e corregga ciò che nel modello può essere migliorato e/o semplificato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le congetture interpretative previste da un modello teorico predittivo non rispondono a strategie euristiche casuali e soggettive, ma a procedure coerenti ai postulati, ai requisiti, alle strategie e alle tecniche previste dal modello stesso. Un fallimento procedurale, in tal senso, non falsifica il modello adottato, ma può indicare che al traduttore mancano uno o più requisiti (ad es., l’adeguato bilinguismo che consente la ricezione del Testo di Partenza in modalità </hi><hi rend="italic">native like</hi><hi rend="CharOverride-1">), che il modello teorico non è stato compreso (il che può dipendere dalla sua esposizione, dalla sua scarsa predittività o dall’insufficiente attenzione del traduttore). Come sempre avviene nella ricerca sperimentale e nelle procedure basate su protocolli, se qualcosa non funziona, le ragioni possono essere molteplici e non dipendono necessariamente dal modello/protocollo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per più di un secolo, anche le traduzioni letterarie dalle lingue slave in italiano sono state sostanzialmente amatoriali. Qualora, in certi rari casi, evidenziassero un approccio parzialmente rigoroso e formalizzabile, il traduttore si sottraeva comunque a qualsiasi responsabilità scientifica. È il caso, ad es., delle ultime traduzioni in versi di Pietro Marchesani che, pur attenendosi a sofisticate </hi><hi rend="italic">regolarità</hi><hi rend="CharOverride-1">, aveva il vezzo di esternare la propria avversità per la teoria, negando che fossero ‘procedure’ quelle che lui stesso palesemente applicava</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Questo atteggiamento paradossale dei più prolifici traduttori-slavisti ambiva a perorare, si direbbe, l’unicità del proprio genio, privando in realtà allievi e colleghi di quel concreto </hi><hi rend="italic">know how</hi><hi rend="CharOverride-1"> che era stato acquisito con umiltà in decenni di esperienza con testi complessi. Ciò ha costretto la generazione successiva (quella di chi scrive) a partire ‘da zero’, procedendo, decennio dopo decennio, per tentativi ed errori. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La graduale virata epistemologica che ha portato al riconoscimento esplicito della legittimità dei ‘claims of theory’ ha coinciso con le prime traduzioni dalle lingue slave improntate alla scientificità: la qualità delle traduzioni accademiche negli ultimi anni, infatti, è drasticamente salita. Merita citare tre casi di traduzioni accademiche recentissime (di noti testi russi) che, in tutto o in parte, si sono fondate, in modo esplicito o implicito, sul rigore filologico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il primo caso riguarda il testo più rappresentativo di tutta la letteratura russa: l’</hi><hi rend="italic">Evgenij Onegin</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Aleksandr Puškin nella traduzione accademica di Giuseppe Ghini (cfr. Puškin 2021). Ghini ha affrontato l’impervio progetto di traduzione di questo </hi><hi rend="italic">cult text</hi><hi rend="CharOverride-1"> dopo trent’anni di studio mirato e di minuziosa analisi dei lavori altrui. La sua traduzione dell’</hi><hi rend="italic">Onegin</hi><hi rend="CharOverride-1"> si avvale di competenze storico-letterarie, metriche, filologiche e linguistiche. L’esito è un modello operativo orientato al ritmo, improntato a una metrica rigorosissima e convincente. Pur non del tutto traduttologica, l’opzione ghiniana è consapevole, coerente e convincente sul piano teorico. Lo dimostrano numerose strofe che, come previsto dal postulato metodologico del traduttore, risultano particolarmente efficaci proprio sul piano ritmico; ad es.:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Com’è diversa, ora, Tat’jana!</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Com’è sicura del suo ruolo!</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Come ha accettato in fretta il rango</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Con i suoi obblighi asfissianti!</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Dov’è la dolce ragazzina</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">nell’incurante e maestosa</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">legislatrice dei salotti?</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">E lui le aveva smosso il cuore!</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Per lui nel buio della notte,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">finché Morfeo non l’abbracciava,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">soffriva pene verginali,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">guardava tenera la luna,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">compiendo in sogno insieme a lui</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">l’umile viaggio della vita (Puškin 2021, 301 [VIII, 28]).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Comparato alle precedenti traduzioni amatoriali, l’</hi><hi rend="italic">Onegin</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Ghini rivela quanto le competenze teoriche е linguistiche, nonché un consapevole esercizio applicativo garantiscano il superamento della soggettività e costituiscano la pietra angolare della traduzione di livello accademico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il secondo caso riguarda il complesso e sofisticato lavoro poetico di Paola Ferretti, traduttrice di </hi><hi rend="italic">Sette poemi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Marina Cvetaeva (2019) e di </hi><hi rend="italic">Poesie d’amore</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Vladimir Majakovskij (2023; che comprende una raccolta di liriche e due poemi, </hi><hi rend="italic">Il flauto di vertebre</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">Amo</hi><hi rend="CharOverride-1">). Anche in questo caso, nulla è lasciato al caso: si può verificare, verso per verso, l’applicazione delle tecniche indispensabili a compensare le asimmetrie tra russo e italiano (e i rispettivi sistemi metrici) nel più attento computo dello stile (peraltro assai mutevole) dei testi; due esempi:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Как бы титана лапами	Con fiere grinfie di titano</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Кустарников и хвой	– con le conifere, gli arbusti –</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Гора хватала зá полы,	l’orlo arpionava, la Montagna,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Приказывала: стой! 	intimava: ferma! </hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">(Cvetaeva 2019, 6-7 [</hi><hi rend="italic">Poe+ma della Montagna</hi><hi rend="CharOverride-1">, 3])</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Раздвинув локтем тумана дрожжи,	Scansa col gomito il lievito di nebbie</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Цедил белила из черной фляжки	e filtra biacca da una fiasca nera;</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">И, бросив в небо косые вожжи,	scagliando in cielo briglie sghembe,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Качался в тучах, седой и тяжкий. 	canuto e greve dondola sui cirri.</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">(Majakovskij 2023, 4-5 [</hi><hi rend="italic">Dietro a una donna</hi><hi rend="CharOverride-1">])</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dispiace solo che, a fronte dell’imponente studio teorico e applicativo, in questi due casi, i traduttori non abbiano offerto al lettore italiano altro che parche informazioni sul progetto di traduzione e sui criteri per l’applicazione delle strategie e delle tecniche. In questa prima fase di attestazione della traduzione accademica, è compito prioritario offrire queste informazioni all’interno dei volumi stessi. Questo per almeno tre ragioni: argomentare le basi scientifiche del proprio progetto e delle proprie opzioni; contribuire a rendere ‘normale’ la prassi argomentativa; rendere il proprio lavoro </hi><hi rend="italic">istruttivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> per colleghi e allievi, contribuendo alla comune crescita della consapevolezza traduttologica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il terzo caso si presenta come apparente anomalia, pur rappresentando la concreta realizzazione del passaggio dalla prassi del ‘fa lo stesso se suona bene’ a quella delle </hi><hi rend="italic">leges artis</hi><hi rend="CharOverride-1">. Si tratta delle ri-traduzioni della stessa opera da parte dello stesso traduttore (chi scrive) a distanza di due o più decenni. La prima traduzione di </hi><hi rend="italic">Anna Karenina</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Tolstoj 2004a; ТА1) era amatoriale, l’altra (Tolstoj 2022; ТА2) si avvale, invece, di un modello scientifico generale e predittivo, approntato in lunghi anni di studio e di penalizzanti tentativi ed errori</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Grazie al modello teorico generale – che non esisteva all’epoca di ТА1 – la nuova traduzione (ТА2) è studiata per essere conforme al testo tolstojano a tutti i livelli: da quello etimologico, morfosintattico, fonologico, a quello associativo, metaforico, intonazionale (salvando di ТА1 solo le parti coerenti, per intuizione, al modello teorico e, quindi, al testo russo). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">ТА2 non è necessariamente più ‘bello’ di ТА1, ma certo riproduce tutte le ‘informazioni’ estetiche, formali e cognitive codificate nel testo russo, ovvero quelle che rendono lo stile di Tolstoj in </hi><hi rend="italic">Karenina</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’esito di sistematiche opzioni alternative </hi><hi rend="italic">a tutte quelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">da lui scartate</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ogni unità di ТА2 risponde all’esigenza di riprodurre il </hi><hi rend="italic">potenziale d’innesco</hi><hi rend="CharOverride-1"> psico-cognitivo ed etico-estetico del Testo di Partenza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Un banale esempio lessicale: se in </hi><hi rend="italic">Karenina</hi><hi rend="CharOverride-1"> (I,1) Tolstoj aveva selezionato la parola russa ‘domočadcy’, scartando, cioè, le alternative (ad es., ‘prisluga’ o ‘slugi’), ciò implicava che avesse scelto di non marcare l’associazione al ‘servire’ (-</hi><hi rend="italic">slug</hi><hi rend="CharOverride-1">), ma quella alla ‘casa’ (‘dom’): pertanto, in ТА2 si è scartata la soluzione «servitori» di ТА1 (Tolstoj 2004, 7), sostituendola con «domestici» (Tolstoj 2022, 9)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, si può affermare che qualsiasi rigoroso modello teorico traduttivo non può che avvalersi dei fondamenti teorici della filologia testuale, che prevedono congetture non inattaccabili, ma </hi><hi rend="italic">oggettivamente argomentate</hi><hi rend="CharOverride-1">. Grazie alle </hi><hi rend="italic">non casuali</hi><hi rend="CharOverride-1"> «congetture diagnostiche» di cui parla Paul Maas (2017, 76-78), il traduttore formalizza la </hi><hi rend="italic">marcatezza funzionale</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’opzione d’autore e, in traduzione, de-seleziona tutte le opzioni, tranne quella che equivale al potenziale d’innesco codificato nella forma linguistica del Testo di Partenza. L’approccio scientifico alla traduzione letteraria la rende un’operazione che, per eccellenza, fonde competenze filologiche, linguistiche, letterarie e culturali.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Corpus degli esempi</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cvetaeva, Marina. (1926-30) 2019. </hi><hi rend="italic">Sette poemi</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Paola Ferretti. Torino: Einaudi. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Majakovskij, Vladimir. (1913-30) 2023. </hi><hi rend="italic">Poesie d’amore</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Paola Ferretti. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Puškin, Aleksandr S. (1833) 2021. </hi><hi rend="italic">Evgenij Onegin</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giuseppe Ghini. Milano: Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Szymborska, Wisława. 2008. </hi><hi rend="italic">Opere</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Pietro Marchesani. Milano: Adelphi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Tolstoj, Lev. (1878) 2004a. </hi><hi rend="italic">Anna Karenina</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">Traduzione di Laura Salmon. Roma: La biblioteca di Repubblica.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tolstoj, Lev. (1886) 2004b. </hi><hi rend="italic">La morte di Ivan Il’ič</hi><hi rend="CharOverride-1">. In </hi><hi rend="italic">La sonata a Kreutzer e altri racconti</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Laura Salmon. Roma: La biblioteca di Repubblica.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tolstoj, Lev. (1878) 2022. </hi><hi rend="italic">Anna Karenina</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Laura Salmon. Milano: Rizzoli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tolstoj, Lev. (1886) 2023. </hi><hi rend="italic">La morte di Ivan Il’ič</hi><hi rend="CharOverride-1">, cura di Laura Salmon. Milano: Rizzoli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Critica</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Avalle, D’Arco Silvio. 1992. “Il problema della cultura nella filologia e linguistica russe del XIX e XX secolo.” In </hi><hi rend="italic">La cultura nella tradizione russa del XIX e XX secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di D’Arco Silvio Avalle, 6-66. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Baker, Mona, edited by. 2006. </hi><hi rend="italic">Routledge Encyclopedia of Translation Studies</hi><hi rend="CharOverride-1" > (1998). London, New York: Routledge.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Bassnett, Susan. (1980) 1991. </hi><hi rend="italic">Translation Studies</hi><hi rend="CharOverride-1" >. London, New York: Routledge.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bassnett-McGuire, Susan. 1993. </hi><hi rend="italic">La traduzione: teorie e pratica</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Milano: Bompiani.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Boyd, Brian. 2009. </hi><hi rend="italic">On Origin of Stories. Evolution, Cognition and Fiction</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Cambridge (Mass.): Harvard University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ceccherelli, Andrea, Lorenzo Costantino, e Cristiano Diddi, a cura di. 2015. </hi><hi rend="italic">Translation Theories in the Slavic Countries</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Salerno: Università di Salerno.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Contini, Gianfranco. 1992. </hi><hi rend="italic">Breviario di ecdotica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1986). Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Damasio, Antonio. 2003. </hi><hi rend="italic">Alla ricerca di Spinoza. Emozioni, sentimenti e cervello</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Adelphi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dennett, Daniel. 1997. </hi><hi rend="italic">L’idea pericolosa di Darwin. L’evoluzione e i significati della vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1997). Torino: Bollati Boringhieri. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Diddi, Cristiano. 2021. “La letteratura tradotta dalle lingue slave in italiano. I. Storia, problemi, prospettive di ricerca. Un caso di studio: la tradizione della Rus’ medievale.” </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1" > 40: 113-62.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Fizer, John. 1986. </hi><hi rend="italic">Alexander A. Potebnja’s Psycholinguistic Theory of Literature. 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Roma: Edizioni di Storia e Letteratura. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marchesani, Pietro. 1992. “D’una edizione ‘critica’ di Gombrowicz (e d’altro).” </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> 11, 2: 233-94.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maver, Giovanni. (1932) 2021. “Lo studio delle traduzioni come mezzo d’indagine linguistica e letteraria.” </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> 40: 15-22.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mukařovský, Jan. (1966) 1977. </hi><hi rend="italic">Il significato dell’estetica</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">La funzione estetica in rapporto alla realtà sociale, alle scienze, all’arte</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Sergio Corduas. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Potebnja, Aleksandr A. 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Milano: Franco Angeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salmon, Laura. 2020. “Teoria della traduzione: una ‘lotta infinita’ per il rigore interdisciplinare.” </hi><hi rend="italic">Comparatismi</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5: 40-61.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salmon, Laura. 2021a. “La traduttologia come ‘stetoscopio’ delle </hi><hi rend="italic">Humanities</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il rigore come missione della slavistica.” </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> 40: 35-57.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salmon, Laura. 2021b. “A.A. Potebnja, il negletto genio slavo. Dalle lezioni sulla teoria dell’arte verbale: introduzione e traduzione della lezione ottava.” In </hi><hi rend="italic">Lingue, testi e discorsi. Studi in onore di Paola Desideri</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Mariapia D’Angelo e Martina Ožbot, 203-18. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Firenze: Franco Cesati.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Steiner, George. (1975) 1984. </hi><hi rend="italic">Dopo Babele</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Firenze: Sansoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Steiner, George. (1975) 1998. </hi><hi rend="italic">After Babel. Aspect of Language and Translation</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Oxford, New York: Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Tolstoj, Lev N. (1898) 1964. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Čto</hi><hi rend="CharOverride-1" > takoe iskusstvo.” </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Sobranie sočinenij</hi><hi rend="CharOverride-1">, XV, 44-242. Moskva: Chudožestvennaja literatura.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Torop, Peeter. (1995) 2010. </hi><hi rend="italic">La traduzione totale</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Bruno Osimo. Milano: Hoepli. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Turyševa, Ol’ga N. 2013. “Russkij literaturocentrizm v aspekte literaturnoj reflekcii.” </hi><hi rend="italic">Ural’skij filologičeskij vestnik</hi><hi rend="CharOverride-1" > 1: 228-43.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Venuti, Lawrence. 1995. </hi><hi rend="italic">The Translator’s Invisibility</hi><hi rend="CharOverride-1" >. London-New York: Routledge. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Venuti, Lawrence. 1998. </hi><hi rend="italic">The Scandals of Translation</hi><hi rend="CharOverride-1" >. London-New York: Routledge. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Vereščagin, Evgenij M., e Vitalij G. Kostomarov. 1980. </hi><hi rend="italic">Lingvostranovedčeskaja teorija slova</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Moskva: Russkij jazyk.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Vlachov, Sergej, e Sider Florin. 1980. </hi><hi rend="italic">Neperevodimoe v perevode</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Moskva: Vysšaja </hi><hi rend="CharOverride-1">škola</hi><hi rend="CharOverride-1" >.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Vlachov, Sergej, e Sider Florin. </hi><hi rend="CharOverride-1">2020. </hi><hi rend="italic">La traduzione dei realia. Come gestire le parole culturospecifiche in traduzione</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Bruno Osimo. Torrazza Piemonte: Amazon.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vygotskij, Lev S. (1934) 2005. </hi><hi rend="italic">Myšlenie i reč’</hi><hi rend="CharOverride-1">. Moskva: Labirint.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-028-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Un buon modello teorico ‘generale’ comprende al suo interno anche i criteri per individuare le ‘eccezionalità’ coerentemente ai postulati del modello stesso.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-027-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In un lungo saggio di una trentina d’anni fa, P. Marchesani (1992, 233-34) rilevava come già nel lontano 1929, G. Maver sottolineasse l’importanza «per la storia comparata delle letterature» delle ricerche sulla traduzione in relazione al mondo slavo (cfr. Maver 2021, 22). Tuttavia, all’epoca, nella pur pionieristica ottica maveriana, la traduzione era vista come complemento allo studio della letteratura e non come oggetto di teorizzazione procedurale. Il termine ‘linguistico’ stesso era inteso da Maver come relativo alla ‘lingua’ e non alle teorie formali della ‘linguistica’ sincronica.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-026-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si pensi, peraltro, </hi><hi rend="italic">par excellence</hi><hi rend="CharOverride-1">, al percorso accademico di R. Jakobson – slavista, letterato, formalista, strutturalista e neurolinguista – a cui si devono anche importanti argomentazioni generali sugli «aspetti linguistici della traduzione» (cfr. Jakobson 2008).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-025-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Anche in questo caso, tuttavia, nell’ambito della ‘linguistica’ considerata da Avalle non si comprende né quella sincronica, né quella traduttologica.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-024-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il concetto stesso di «linguocultura» (cfr. Vereščagin e Kastomarov 1980), con le connesse teorie sul «relativismo semantico» di Anna Wierzbicka (divulgate in numerose monografie che hanno avuto grande successo in tutto il mondo), pur con le profonde perplessità che destano, hanno contribuito ad alimentare la diatriba internazionale su relativismo vs. universalismo linguistico da cui inevitabilmente parte qualsiasi modello generale sulla traduzione.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-023-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si allude, a titolo esemplificativo, agli epocali contributi macro-teorici sulla cultura in chiave neurofilosofica (cfr., tra i tanti, Dennett 1997 e Damasio 2003) e sull’antropo-letteratura (cfr., ad es., Boyd 2009), e a quelli sui meccanismi che differenziano il linguaggio creativo umano dagli algoritmi dell’intelligenza artificiale (cfr. Hofstadter 1995).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-022-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Anche per questo, la slavistica è uno dei settori che meno risente dell’imposizione dell’inglese come lingua franca della scienza, fenomeno che sta già provocando un verticale impoverimento delle competenze plurilingui di intere comunità accademiche (</hi><hi rend="italic">in primis</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei settori non umanistici).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-021-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ingarden resta il solo filosofo della letteratura di area slava citato da almeno qualcuno dei numerosi rappresentanti della cosiddetta «anglophone philosophical community» (cfr. Rudrum 2006, 5). Questo grazie al fatto che ha scritto le sue opere fondamentali in tedesco e che, tra loro, il suo </hi><hi rend="italic">masterpiece</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Das literarische Kunstwerk</hi><hi rend="CharOverride-1"> (del 1931), è stato tradotto in varie lingue, tra cui l’inglese e l’italiano (cfr. Ingarden 2011).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-020-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Le due più trasversali opere di Mukařovský (scritte tra gli anni Sessanta e Settanta del XX secolo), edite in Italia da Einaudi negli anni Settanta (a cura di Sergio Corduas), sono oggi pressoché introvabili e meriterebbero nuove edizioni, soprattutto la prima (cfr. Mukařovský 1977). Alcune intuizioni del grande teorico ceco, ad es. quelle sulle ‘intenzioni’ d’autore, non hanno concorrenza in ambito accademico. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-019-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Tra questi può rientrare lo stesso Jakobson, che ha prodotto numerose opere anche nella sua veste di emigrante (moscovita di nascita, fuggito dalla Cecoslovacchia con l’occupazione nazista), ma che, a differenza di altri studiosi, è rimasto sempre strettamente vincolato alla matrice teorica slava.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-018-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	È importante rilevare che, dagli studiosi occidentali, le scuole della traduttologia ‘slava’ vengono considerate separatamente, in base al singolo Paese (cfr., ad es., il noto repertorio di Baker 2006). Per quanto argomentabile, l’utilizzo del concetto collettivo di ‘traduttologia slava’ resta appannaggio quasi esclusivo degli slavisti.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-017-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si pensi che il celeberrimo </hi><hi rend="italic">Pensiero e linguaggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">Myšlenie i reč’</hi><hi rend="CharOverride-1">) di Lev Vygotskij del 1934 (cfr. Vygotskij 2005) – pur con talune fondate distinzioni – già nel titolo s’ispirava, quarant’anni dopo, a </hi><hi rend="italic">Pensiero e lingua</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">Mysl’ i jazyk</hi><hi rend="CharOverride-1">) di Potebnja (2010 [1892]).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-016-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Purtroppo, le opere di Potebnja non sono famose come meriterebbero neppure tra gli slavisti. A influire sulla scarsa diffusione dei modelli teorici potebnjani, tacciati di «psicologismo», sono stati sia i formalisti (in testa, un agguerrito Jakobson), sia i teorici d’impianto marxista (cfr. Fizer 1986, 125-27). Ciò indica, comunque, che tra il XIX e il XX secolo era in corso nell’Impero russo un accanito dibattito sulla teoria e la critica della letteratura, la cui portata rifletteva il forte «letteraturocentrismo» che, fin dall’epoca di Karamzin, connotava la società «russa», attestando «l’alto status della letteratura», capace di «offrire al lettore un’oggettiva visione della vita e di fornirgli modelli comportamentali» (Turyševa 2013, 234).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-015-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	All’epoca i leader della corrente dei </hi><hi rend="italic">Translation Studies</hi><hi rend="CharOverride-1"> erano Susan Bassnett e Andre Lefevere, che avrebbero esposto il proprio programma in successive monografie (cfr. Bassnett 1991 [1980] e Lefevere 1992). Alla casa editrice inglese Routledge sarebbe stato riconosciuto un ruolo chiave nella diffusione della letteratura accademica ‘allineata’ a questo movimento che proscriveva qualsiasi teorizzazione rigorosa o rimando alla linguistica formale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-014-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nella traduzione italiana di </hi><hi rend="italic">After Babel</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Steiner (1984, 229-85), «claims of theory» è reso come «pretese della teoria».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-013-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Al più famoso traduttologo-linguista inglese, John Catford, S. Bassnett-MGuire imputava proprio la visione della traduzione come ‘linguistica applicata’. In chiave analoga, il noto approccio di Venuti (1995, 1998), incentrato non sul testo, ma sull’ambizione a rendere ‘visibile’ l’operato del traduttore, è l’esempio più lampante di una visione non solo soggettiva, ma in sostanza ‘narcisistica’ della prestazione traduttiva: in realtà, come qualsiasi professionista, ogni traduttore letterario che rispetti l’atto artistico s’impegna affinché la sua fatica </hi><hi rend="italic">non si veda</hi><hi rend="CharOverride-1"> affatto, così che gli eventuali virtuosismi del suo operato si manifestino come connaturati al testo e come merito del testo stesso (per una critica all’ideologia di Venuti, cfr. Salmon 2017, 207-16).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-012-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’opera più nota dell’estone Peeter Torop (collaboratore di Jurij Lotman), </hi><hi rend="italic">Total’nyj perevod</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicata in russo dall’Università di Tartu nel 1995, risente in buona parte della tradizione teorica slava e, a suo modo, la rappresenta. La sua traduzione italiana (cfr. Torop 2010) ha contribuito alla sua notorietà ed è citata in numerosi saggi in diverse lingue occidentali. Quanto al celebre saggio di R. Jakobson (2008) e a quello assai noto di J. Levý (1995), erano stati pubblicati direttamente in inglese, rispettivamente nel 1959 e 1966. Altri saggi, tradotti in inglese, hanno avuto parziale notorietà, come quello, brevissimo, di Sider Florin sulla traduzione dei </hi><hi rend="italic">realija</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicato da Palma Zlateva (cfr. Florin 1993), sebbene la celebre monografia omonima, scritta a quattro mani con Sergej Vlachov (cfr. Vlachov e Florin 1980), sia tuttora ignota in Occidente, ad eccezione di traduzioni assai parziali. Ad esempio, esiste una poco accademica edizione ‘print on sale’, dal titolo </hi><hi rend="italic">La traduzione dei realia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Vlachov e Florin 2020) a cura di Bruno Osimo: a quanto deduce per collazione chi scrive (l’edizione non riporta la data di pubblicazione del TP di riferimento) questo minimo libretto corrisponde, in realtà, al solo sesto capitolo del summenzionato celebre volume russo di Vlachov e Florin del 1980.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-011-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Non troppo paradossalmente, un reciproco scambio accademico tra l’Est e l’Ovest europeo si è conservato solo fino alla fine della guerra fredda. Successivamente, chiunque ambisse alla fama internazionale (occidentale) ha dovuto spostarsi dall’Est all’Ovest, rinunciando a scrivere nella propria lingua e a valorizzare il retaggio teorico del proprio Paese.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-010-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Quale che sia la posizione del traduttore amatoriale, ogni sua decisione (che sia buona o meno, è irrilevante) è commisurata a decisioni soggettive svincolate da un esplicito modello teorico di riferimento.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’idea dei ‘protocolli’ traduttivi, ispirata all’agire scientifico e pratico dei medici e dei chirurghi, è argomentata in Salmon 2021a.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per quanto riguarda i più seri editori italiani, i direttori di collana non ostacolano quasi mai le opzioni dei traduttori che premiano il rigore e sono sempre disposti ad ascoltare e a negoziare. Per quanto riguarda la collana BUR – un esempio di eccellenza – viene impiegato un intero team di esperti per aiutare il traduttore a verificare la propria coerenza procedurale e l’equivalenza funzionale del TA al TP (a maggior ragione se il volume prevede il ‘testo a fronte’).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Di fronte alla bozza della nuova traduzione accademica della </hi><hi rend="italic">Morte di Ivan Il’ič</hi><hi rend="CharOverride-1">, con testo russo a fronte (cfr. Tolstoj 2023), rifatta dallo stesso traduttore a distanza di vent’anni rispetto a quella amatoriale precedente (cfr. Tolstoj 2004b), un illustre anglista italiano, appassionato di Tolstoj, ha osservato deluso che quella precedente (amatoriale) gli «piaceva di più». Questo è il punto: la nuova traduzione scientifica non è stata fatta per «piacere di più», ma per essere </hi><hi rend="italic">il testo</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Tolstoj</hi><hi rend="CharOverride-1">, seguendo una per una le sue opzioni e non le opzioni «più belle» (tanto più che proprio Tolstoj contestava che la «bellezza» [«krasota»] dovesse essere un parametro attinente all’arte [cfr. Tolstoj 1964, 56]). La traduzione amatoriale, forse, era «scritta meglio» (questione di punti di vista), ma non era </hi><hi rend="italic">il testo di Tolstoj</hi><hi rend="CharOverride-1">. La traduzione scientifica (questione formalizzabile) è «scritta» secondo tutte le opzioni del testo russo (a prescindere dalle intenzioni consapevoli dell’autore). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’idea qui ripresa viene argomentata in Salmon 2021a. L’esperienza con numerose case editrici italiane di chi scrive suggerisce, merita ribadirlo, che gli editori più seri sono molto sensibili all’esigenza di argomentare e commentare non solo e non tanto gli aspetti storico-letterari dei testi tradotti, quanto propriamente l’approccio traduttologico, per il quale non vengono poste particolari limitazioni. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda l’eloquente traduzione («a regola d’arte») della poesia Compleanno (</hi><hi rend="italic">Urodziny</hi><hi rend="CharOverride-1">) di Wisława Szymborska (2008, 311).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il parametro di riferimento della traduzione di Ghini, commisurato al ritmo e al metro, funziona, ma proprio la sua efficacia indica che utilizzando un modello traduttologico universale, Ghini avrebbe potuto, senza ulteriori fatiche, ottenere in ogni strofa (se non in ogni verso) un’equivalenza traduttiva sul piano etimologico, lessicale, sintattico e pragmatico (compresa quella tra i registri). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	È poco credibile che i mancati commenti alla traduzione dipendano dai vincoli tassativi dell’editore, date le pagine dedicate ai commenti storico-letterari che avrebbero potuto includere, ma non lo fanno, il punto di vista traduttologico. Vero è comunque che, se il traduttore comprende l’importanza del commento traduttologico, è in grado di negoziare con l’editore uno spazio dedicato a questo aspetto fondamentale per ogni versione italiana di testi stranieri.  </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	TA sta per «Testo di Arrivo».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Con ‘potenziale d’innesco’ s’intende la capacità di ogni singolo elemento e della somma degli elementi del testo, d’innescare potenzialmente nella mente dei destinatari associazioni culturali e/o sensoriali, sebbene ogni destinatario, in realtà, possa attivare alcune associazioni e non altre, e che alcuni inneschi avvengano a livello inconscio. Solo l’approccio critico-analitico può portare a individuare tutti gli inneschi potenzialmente attivabili: al traduttore spetta la responsabilità di questo compito critico, verificando mediante analisi consapevole la presenza di elementi che, come semplice lettore, potrebbe aver recepito solo a livello inconscio o non aver rilevato del tutto. Tra gli elementi rientra sia la componente intrinseca di ogni vocabolo (etimologia e morfologia), sia quella estrinseca dell’unità linguistica complessa (l’</hi><hi rend="italic">usus</hi><hi rend="CharOverride-1"> pragmatico). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_8_81-96.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Altri due esempi di correzione delle marcatezze sintattiche, lessicali e pragmatiche:</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">TA1 «Più che agli altri, parve ad Anna, e non le parve un bene» (Tolstoj 2004, 93).</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">TA2 «ma era sembrato strano a tutti, soprattutto ad Anna, e non le era parsa una buona cosa» (Tolstoj 2022, 98).</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">TA1 «Ecco, tu ridi, ma tutti noi ormai stiamo aspettando di diventare ‘pappette’» (Tolstoj 2004. 816).</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">TA2 «Tu ora ridi, ma ogni socio del club si aspetta di diventare, lui stesso, una spugnola» (Tolstoj 2022, 830). </hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’ultimo esempio, ‘spugnola’</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">ripristina l’informazione completa (+mollic</hi><hi rend="CharOverride-1">cio+acquoso+fungo) del russo ‘šljupik’, mentre in TA1, con ‘pappetta’, si era codificata un’informazione parziale (+molliccio–acquoso–fungo).</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Laura Salmon, University of Genoa, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">salmon@unige.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-2917-7630</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Laura Salmon, <hi rend="italic">La slavistica e le teorie della traduzione, della letteratura, della cultura,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7.06</ref>, in Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio (edited by), <hi rend="italic">Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume II</hi>, pp. -17, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0492-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7</ref></p></div></div>
      
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