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        <title type="main" level="a">La letteratura russa del Settecento</title>
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            <forename>Laura</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0492-7</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.08</idno>
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        <p>The article offers an overview of the scholarly publications by Italian Slavists that appeared during the period 1991-2021 on to the subject of Russian 18th-century literature</p>
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            <item>Italian Slavic studies between 1991 and 2021; Russian 18th-century literature</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.08<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.08" /></p>
      <div><head>La letteratura russa del Settecento<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-018">1</ref></hi></hi></head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Laura Rossi</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla fine del 1991, facendo il bilancio degli studi dedicati al Settecento negli ultimi cinquant’anni, Maria Di Salvo definiva l’ultimo decennio «una fase nuova degli studi settecenteschi in Italia, non più determinata da interessi tangenziali di singoli studiosi, ma di livello ormai professionale, caratterizzata da una chiara consapevolezza dei problemi specifici di quella cultura e aggiornata sui progressi della ricerca internazionale» (Di Salvo 1994, 157). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il successivo trentennio ha visto consolidarsi questa tendenza alla specializzazione e internazionalizzazione degli studi settecenteschi, tanto con la presenza tra il 1993 e il 2009 sulla cattedra dell’Università di Napoli L’Orientale di Boris Uspenskij e il trasferimento in Italia di una serie di studiosi stranieri, russi e occidentali, settecentisti per formazione, quanto con l’ingresso anche degli italiani in associazioni (come l’inglese </hi><hi rend="italic">Study Group on Eighteenth-Century Russia</hi><hi rend="CharOverride-1">) o sodalizi informali legati ad appuntamenti congressuali fissi (come quelli organizzati in autunno dall’</hi><hi rend="italic">Otdel</hi><hi rend="CharOverride-1"> – ex </hi><hi rend="italic">Sektor</hi><hi rend="CharOverride-1"> – </hi><hi rend="italic">po izučeniju XVIII veka</hi><hi rend="CharOverride-1"> del pietroburghese </hi><hi rend="italic">Puškinskij dom</hi><hi rend="CharOverride-1">), che da nazionali sono diventati di fatto ‘universali’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-017">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per questi anni si può parlare anzi di un interesse particolare per il XVIII secolo tra gli slavisti italiani, e di tre fasi, ascendente (1990-2007), stabile (2008-2012) e discendente della sua parabola. È il momento giusto per cercare di comprendere i motivi di questo orientamento, oltre a presentare i risultati ottenuti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al momento del primo Congresso italiano di Slavistica (1992), dove fu presentato il succitato bilancio, era da tempo ben evidente il significato epocale del 1991, anno della dissoluzione dell’Unione Sovietica; per contro, solo tre mesi prima dell’inizio dei lavori del Settimo Congresso degli Slavisti italiani si è rivelata la valenza storicamente non meno significativa, purtroppo, del 2022. Per noi la prima data inaugurava un trentennio di trasformazioni positive, con la sempre maggiore facilità di accedere ad archivi, condividere scoperte e interessi con i colleghi russi, a loro volta impegnati nell’esplorazione di territori prima proibiti, e in nuove opere di sistematizzazione, edizione e approfondimento; la seconda ha già determinato invece, una relativa ‘gelata’, sia interna che internazionale, una serie di trasferimenti all’estero e potrebbe preannunciare nuove ondate di critica ‘ideologica’ (di vario segno). Quindi contempleremo i risultati di una stagione che, almeno dal punto di vista geopolitico, può dirsi conclusa. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se accenniamo qui a questo tema è perché solo ora, retrospettivamente, abbiamo la sensazione che forse una delle ragioni della fioritura degli studi settecenteschi del ventennio 1990-2010, tanto in Russia che nei paesi occidentali, stia in una sorta di affinità tra quello che si immaginava sarebbe stato il cammino della Russia post-sovietica e il secolo delle riforme petrine e cateriniane. Questa ipotesi, evidentemente, parte da una concezione ‘illuministica’ del Settecento russo: ma è giusto ricordare, prima di cominciare, il volume di Serena Vitale </hi><hi rend="italic">La casa di ghiaccio. Venti piccole storie russe</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2000), a metà tra la saggistica e la narrativa, che, dalla vicenda eponima in poi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-016">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, si concentra sugli aspetti più ‘strani’ e truculenti dell’epoca.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un altro elemento da prendere in considerazione è il fatto che gli studi settecenteschi, forse più di altri, hanno tratto vantaggio dalla vera e propria rivoluzione digitale, informatica e della comunicazione di cui siamo partecipi. Forse non è inutile ricordare a noi stessi e ai colleghi più giovani che il primo decennio del nostro percorso appartiene per metà alla preistoria, e per metà agli albori della digitalizzazione e messa in rete delle biblioteche storiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-015">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Prima, per conoscere anche solo i titoli delle pubblicazioni settecentesche meno note bisognava consultare pesanti cataloghi presenti solo in certe biblioteche italiane, e per vedere gli originali era necessario recarsi nelle uniche che li possedevano. Tutto ciò era infinitamente più lungo, costoso, aleatorio e scomodo, ma anche molto più suggestivo e coinvolgente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ultima ma non meno importante considerazione: l’esistenza della bibliografia della Slavistica italiana e la possibilità di effettuare indagini nei cataloghi di biblioteche e librerie in rete fa sì che il principale compito di una rassegna come quella affidataci sia non più quello di raccogliere la documentazione più completa possibile, né, d’altra parte, di esprimere un giudizio (da che pulpito…) sui diversi lavori, ma di riflettere sui percorsi fatti dagli studiosi, sui risultati complessivi e sulle prospettive per il futuro. </hi></p><div><head><hi>1. Periodizzazione, manuali, testi divulgativi </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Cominciamo con un paradosso, che amplifica quello segnalato da Cesare G. De Michelis nella rassegna </hi><hi rend="italic">Un decennio di studi sul XVIII secolo. La slavistica italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">, destinata all’Istituto per gli Studi filosofici (De Michelis 1995, 210): i grandi lavori di sintesi appartengono al primo decennio preso in esame, e sono ancora in parte influenzati dalla tradizione precedente e russo-sovietica. Per contro, la grande messe di studi specialistici più recenti, con significative scoperte e innovazioni riconosciute anche all’estero e in Russia, copre in modo diseguale le fasi letterarie e gli autori del XVIII secolo e, forse, si presta meno a generalizzazioni. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si pone comunque il problema della periodizzazione, ma non è questa la sede di affrontarlo dal punto di vista teorico, come fu fatto nel 1998 a Bologna. I percorsi scientifici di studiosi e studiose, anche lontani fra loro, e la comprensibile assenza in questo volume di un capitolo dedicato al Seicento russo come fase distinta da quella medievale (cfr. Cotta Ramusino 2004 sugli studi russi), ci inducono a mettere al centro della nostra panoramica quello che è chiamato dalla scuola storica anglosassone «long Eighteenth Century» e dagli studiosi più giovani «il lungo XVIII secolo» (Giust 2014, indice), mentre noi ogni tanto diremo «il Settecento lungo»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-014">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; la sua versione più (forse un po’ troppo) estesa è proposta nella presentazione del periodico specializzato online </hi><hi rend="italic">Vivliofika</hi><hi rend="CharOverride-1">: dal 1660 al 1830 circa. Fatte queste premesse, iniziamo la nostra rassegna dai testi di carattere divulgativo e destinati a una platea di lettori relativamente ampia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli anni Novanta sono ripubblicati i due libri sul Settecento di Laura Satta Boschian ([1976] 1994)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-013">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e Milli Martinelli ([1983] 1997), cui si affianca la parte dedicata a questa fase nella </hi><hi rend="italic">Storia della civiltà letteraria russa </hi><hi rend="CharOverride-1">sotto la direzione di Michele Colucci e Riccardo Picchio. Qui il Settecento vero e proprio occupa ben 112 pagine. Riccardo Picchio, autore del capitolo sull’età barocca, firma anche il primo della terza parte, dedicato alla </hi><hi rend="italic">Crisi petrina</hi><hi rend="CharOverride-1">. I successivi tre capitoli, diseguali nell’approccio, come mostrano i titoli: </hi><hi rend="italic">La codificazione delle regole letterarie</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Società e cultura in epoca cateriniana</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">L’età del sentimentalismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono opera rispettivamente di Stefano Garzonio, Maria Di Salvo, e Stefano Garzonio e Jurij Lotman, e definiscono più chiaramente di un tempo le peculiarità del sistema letterario settecentesco, portando in primo piano generi e autori fino a quel momento esclusi dalla didattica universitaria come il poema burlesco e la lirica sentimentalista. Nel primo volume della </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura russa</hi><hi rend="CharOverride-1"> Guido Carpi (2010) dedica al Settecento uno spazio proporzionalmente ancora più ampio, circa 150 delle 700 pagine, ora riecheggiando classici degli studi letterari sovietici, ora recependo le innovazioni della stagione postsovietica, fino a includere nel canone con un ruolo portante il poeta pornografico Ivan Barkov. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Più tradizionale nell’impostazione appare ora la precedente raccolta delle lezioni tenute nell’anno accademico 2000-2001 dal maestro di Carpi, Stefano Garzonio (2003), sui poeti settecenteschi da Kantemir, Trediakovskij, Lomonosov a Deržavin e Radiščev, e sui generi dell’ode, del poema epico, della lirica filosofica e spirituale e sentimentalista. Vanno ricordate però le ampie aggiornate note finali bibliografiche ed esplicative (Garzonio 2003, 102-29).</hi></p></div><div><head><hi>2. Traduzioni, miscellanee, monografie: un’introduzione </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Strettamente legata alle due ultime opere prese in esame è la sezione settecentesca della </hi><hi rend="italic">Antologia della</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">poesia russa</hi><hi rend="CharOverride-1"> lanciata nel 2004 dall’editoriale Espresso, a cura di Stefano Garzonio e Guido Carpi. Alcune traduzioni sono tratte dal libro di Satta Boschian, numerose sono opera di Garzonio, e interessante è anche il recupero di versioni italiane contemporanee o di poco successive alle opere presentate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questi anni vedono anche l’uscita presso case editrici non accademiche di ristampe e nuove traduzioni italiane di testi ancora inesplorati, forse la prova più evidente del nuovo status degli studi italiani sul XVIII secolo nei primi due decenni del periodo preso in esame. Alcune sono strettamente legate al percorso di ricerca degli studiosi che stiamo per presentare e ne parleremo in quel contesto. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inizialmente, l’autore più frequentato è Nikolaj Karamzin: alla ristampa della traduzione della </hi><hi rend="italic">Povera Lisa</hi><hi rend="CharOverride-1"> (e </hi><hi rend="italic">Natal’ja figlia di bojaro</hi><hi rend="CharOverride-1">) di Anastasia Pasquinelli (1988, 2003), vengono ad aggiungersi i due volumi con introduzione e traduzione di Maria Luisa Dodero, uno, </hi><hi rend="italic">Racconti sentimentali</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2000), più completo e indirizzato al lettore specialista, l’altro, uscito presso l’editore Il Melangolo, più elegante, per lettori curiosi di un </hi><hi rend="italic">Settecento perduto </hi><hi rend="CharOverride-1">(2004). Più tormentata la storia della traduzione delle </hi><hi rend="italic">Lettere di un viaggiatore russo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Dopo la pubblicazione del singolo episodio dell’</hi><hi rend="italic">Incontro con Kant</hi><hi rend="CharOverride-1"> tradotto da Lucia De Vanna Butler (1995), la traduzione integrale di Marija Olsuf’eva (1907-1988) vede la luce solo nel nostro secolo, con il commento di Stefania Pavan (2014, 2018), in due successive edizioni elettroniche, russa (Rosslyn-dom), e italiana (Voland). Per contro, il più agile </hi><hi rend="italic">Viaggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">da Pietroburgo a Mosca </hi><hi rend="CharOverride-1">di Radiščev, già tradotto integralmente due volte nel periodo precedente, nel 2006 riceve la voce più moderna di Bianca Sulpasso, che lo traduce per Voland. E nel nostro secolo sono state tradotte in italiano anche altre opere dello scrittore: cinque scritti ‘autobiografici’, riuniti nel volume </hi><hi rend="italic">Lumi e potere </hi><hi rend="CharOverride-1">(2001), a opera</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">di Laura Maria Venniro, storica di formazione, per l’editore Kaleidos di Reggio Calabria; infine recentemente, in edizione elettronica, il trattato </hi><hi rend="italic">L’uomo, la sua mortalità e immortalità</hi><hi rend="CharOverride-1">, nella traduzione e con note di Pia Dusi e con una corposa introduzione di Angela Dioletta Siclari (2020), che in anni lontani (1994) aveva già affrontato in chiave filosofica il </hi><hi rend="italic">Viaggio da Pietroburgo a Mosca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-012">7</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sempre negli anni Novanta Anastasia Pasquinelli ha anche il merito di tradurre in italiano le </hi><hi rend="italic">Memorie</hi><hi rend="CharOverride-1"> del viaggio verso la Siberia della principessa Natal’ja B. Dolgorukova (1995) e Piero Cazzola diffonde la conoscenza della </hi><hi rend="italic">Corrispondenza dall’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Aleksandr Suvorov (1999), cui dedica anche un saggio dello stesso anno. Per iniziativa del ramo italiano, imparentato con Piero Cazzola, della famiglia dell’autore di ascendenza greco-ucraina Vasilij Kapnist, Marina Moretti (2000a), pubblica la traduzione del suo capolavoro </hi><hi rend="italic">Il raggiro giudiziario (Jabeda)</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2000b). Sempre in ambito teatrale, Giampaolo Gandolfo traduce e commenta nella collana Le Betulle dell’editore Marsilio la commedia satirica </hi><hi rend="italic">Un nuovo Sterne</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1805) di Aleksandr Šachovskoj (2002). Importante e utile l’operazione di Giorgio Maria Nicolai (2013), che pubblica un’antologia delle riviste satiriche di Nikolaj Novikov come specchio della Russia cateriniana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-011">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Possiamo passare ora alla ricerca in senso stretto. Un primo segnale di un acuito interesse per il XVIII secolo può essere considerato il numero dei volumi collettanei, spesso ispirati a convegni tematici, qualche volta legati ad anniversari di personaggi di levatura internazionale nati in una città italiana, che coinvolgono anche studiosi interessati prevalentemente ad altre epoche (Piretto 1995, Caratozzolo 2005, 2016). Tralasciando gli eventi in qualche modo connessi con l’AIS, ci limitiamo a nominare in nota le conferenze più rappresentative, aggiungendo alcune miscellanee con tematiche trasversali in cui il Settecento ha un ruolo di rilievo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-010">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel complesso, si può dire che nei primi vent’anni la fase di nostro interesse sia protagonista esclusiva, e che in seguito diventi solo una delle tappe (certo, ormai di pari dignità con le altre) di un percorso più lungo, mentre le occasioni vanno diradandosi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Iniziamo dalle monografie. Se un libro dedicato a un tema settecentesco, quello di Nicoletta Marcialis sui dialoghi dei morti, fu pubblicato solo sul finire della fase precedente, il trentennio 1991-2021, che raccoglie anche i frutti dell’introduzione nell’università italiana del dottorato di ricerca, produce più di trenta volumi di singoli autori, qualche volta con al centro edizioni critiche di testi pubblicati (e talora tradotti) per la prima volta. Talvolta sono stampati in inglese o in tedesco presso prestigiose case editrici o edizioni universitarie estere, in altri casi sono tradotti e pubblicati anche in Russia dopo aver visto la luce in lingua italiana. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ne parleremo seguendo sia il percorso intellettuale dei vari studiosi, divisi in generazioni, sia i filoni che le accomunano in prospettiva diacronica. </hi></p></div><div><head><hi>3. La generazione dei veterani</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per ‘veterani’ intendiamo le autrici e gli autori presenti già nel saggio di Maria Di Salvo e che hanno continuato il loro percorso, includendo a buon diritto la studiosa stessa, passata al Settecento proprio nei primi anni Novanta. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Cominciamo con gli ultimi lavori dedicati da Piero Cazzola (2002, 2007, 2010) ai viaggiatori (o combattenti) russi settecenteschi in Italia, e con la raccolta di tutti i saggi di tematica odeporica dello stesso Cazzola uscita nel 2004. In realtà, il tema del viaggio in Italia, o in singole regioni e città italiane è approfondito da studiosi di varie generazioni: Maria Di Salvo (</hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1">), Giovanna Moracci (</hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1">), Marcella Ferraccioli (con Gianfranco Giraudo) (2011, 2012), Alessandro Romano (2015), Donata Di Leo (2013, 2014), interessati rispettivamente a Venezia, Roma e Napoli.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occasionali ma degni di attenzione sono i saggi settecenteschi di Riccardo Picchio (1992, 1995), Michele Colucci (1999), Antonella d’Amelia (2000, 2005, 2007), Danilo Cavaion (2001, 2008), Rita Giuliani (2007). Il Settecento lungo occupa un ruolo non trascurabile in tre filoni della multiforme ricerca di Cesare G. De Michelis. Fra le indagini sui rapporti letterari tra la Russia e l’Italia, in particolare sulle traduzioni italiane dal russo, ricordiamo il suo saggio sulla ricezione dell’opera letteraria di Caterina II (1997); per quanto riguarda il tema «Russia e mondo protestante», vale la pena di segnalare il saggio sulla presenza di Comenio (e, precocissima, del rosacrocianesimo) nel barocco russo (1999).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic">La satira sui vecchi credenti nel “ciclo di Olsuf’ev”</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2001), saggio dedicato alla produzione satirico-licenziosa attribuita al senatore e librettista Adam Vasil’evič Olsuf’ev, andrebbe ricordato anche solo per la combinazione inaspettata di due temi cari a De Michelis fra loro apparentemente lontani, il tema del mondo ‘ereticale’ e quello della letteratura erotica o pornografica. In realtà lo studio dà un contributo importante a una specifica ‘linea italiana’ della ricerca sulla cosiddetta ‘barkoviana’. Inaugurata dalla pubblicazione, quasi contemporanea alle prime russe, da parte di Stefano Garzonio (1992b, 1993a) dei testi licenziosi anonimi della raccolta Olsuf’ev, preparati per la stampa dal formalista M. M. Nikitin, è proseguita con la serie di studi di Bianca Sulpasso (2004, 2011, 2012) sui manoscritti originali custoditi in numerosi archivi di diverse città. Il risultato più evidente è la monografia della studiosa </hi><hi rend="italic">Scismatici e crapuloni: le avventure di un vecchio credente nella letteratura licenziosa russa</hi><hi rend="CharOverride-1">, uscita nel 2019 nella collana di “Europa Orientalis” e corredata dalla pubblicazione di diverse varianti del «poema eroicomico del vecchio credente» </hi><hi rend="italic">La confessione di fede</hi><hi rend="CharOverride-1">. D’altra parte, di tematiche libertine, letteratura erotica e pornografica, con una ricerca scrupolosa delle fonti occidentali di testi Sette-Ottocenteschi si è occupato anche Manfred Schruba, dal 2012 attivo nell’Università italiana e dal 2017 professore all’Università di Milano.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa sede non è possibile rendere conto nel dettaglio della vastissima produzione di Stefano Garzonio relativa al Settecento, che pure non è mai stato l’unico campo di indagine dello studioso e che nell’ultimo decennio è stato quasi abbandonato. Oltre ai manuali e alle traduzioni di cui si è detto, essa abbraccia tutti i generi della comunicazione scientifica e tutti i tipi di pubblicazione, dalla rivista culturale italiana a quella specialistica anglosassone e russa, dalla </hi><hi rend="italic">Festschrift</hi><hi rend="CharOverride-1"> russa e internazionale all’enciclopedia tematica russa (</hi><hi rend="italic">Muzykal’nyj Peterburg</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1998b), alle più prestigiose miscellanee e riviste. Nel volume </hi><hi rend="italic">Gli orizzonti della creazione, studi e schede di letteratura russa</hi><hi rend="CharOverride-1"> Garzonio (1992a) dedica al XVIII secolo poco meno della metà dei tredici saggi inediti. Nel suo caso i rapporti letterari tra la Russia e l’Italia sono visti soprattutto dal punto di vista della ricezione russa della cultura italiana, ma è presente anche l’immagine della Russia settecentesca nella poesia italiana coeva (1997b) e in quella russa dei tempi più recenti (2004c). Ma ciò che a lungo ha caratterizzato lo studioso è stata la particolare attenzione rivolta alla poesia italiana per musica (libretti di opere, arie e canzoni) e ai suoi rapporti con la lirica ‘alta’, nella convinzione che la poesia russa del Settecento sia essenzialmente poesia musicale (1996a, 171). Questa linea, cominciata già nel periodo precedente, prosegue intensamente fino a tutti gli anni 2000 e a parte degli anni Dieci; da un punto di vista cronologico, va dall’età di Trediakovskij (1995) a quella di Goleniščev-Kutuzov e Krylov, e prende come base rari manoscritti e pubblicazioni poco frequentate come i repertori di canzoni (</hi><hi rend="italic">pesenniki</hi><hi rend="CharOverride-1">). Si tratta di correzioni di attribuzioni, spesso con l’indicazione dell’autore italiano di presunti testi originali (p. es.: non Žukovskij, ma Karamzin, e in realtà Chiabrera, 1992a, 1993b), di definizioni diverse dell’appartenenza a un genere letterario, di ricostruzioni della fitta trama di relazioni intertestuali tra opere di autori insigni e testi anonimi o ‘proibiti’ (Garzonio 1994a, 1995, 1996b). Nello stesso tempo, Garzonio ha dato importanti contributi allo studio della recezione della poesia di Metastasio (1999b, 2011), dei criteri della traduzione poetica – con particolare attenzione ai sistemi versificatori (1999d) –, dell’adattamento dei testi teatrali ai costumi russi (2002), e della storia del balletto (1999c). Al di là delle scoperte, dei ritrovamenti e dei brillanti ‘riconoscimenti’ (che appartengono tutti all’epoca precedente alla lettura elettronica dei testi), importante è forse soprattutto la prova tangibile della vitalità e capacità di espansione di una tradizione di immagini e tropi che poteva sembrare minore e anonima. Altri saggi affrontano problemi di carattere più generale, spesso mettendo in discussione i luoghi comuni interpretativi, soprattutto sovietici: così sono rivendicati il valore letterario dei libretti delle opere di Caterina II (Garzonio 1999a), l’orientamento nazionale nel presentare le divinità slave del ‘rivoluzionario’ Radiščev (Garzonio 1998a), il dinamismo (della rappresentazione simbolica di centro e periferia) della </hi><hi rend="italic">Rossijada</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Cheraskov (Garzonio 2006).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Molto ricchi anche gli studi settecenteschi, iniziati nella fase precedente, di Marialuisa Ferrazzi, che, in questa, inizialmente porta a compimento la ricostruzione delle teorie della prosa narrativa (1992, 1995) e quindi anche della poesia (2006b). Continua anche l’indagine sull’opera di Fëdor Ėmin, visto soprattutto nel rapporto, di creativa rielaborazione e non semplice imitazione, delle sue fonti occidentali (1992-1993, 1999). In seguito la studiosa affronta in modo sistematico e quasi esclusivo il tema del teatro, prevalentemente comico, secondo tre direttrici principali che confluiscono nella monografia </hi><hi rend="italic">Commedie e comici dell’arte italiani alla corte russa (1731-1738</hi><hi rend="CharOverride-1">), pubblicata da Bulzoni nel 2000, e proseguono fino agli anni più recenti. La prima linea porta alla ricostruzione delle carriere e dei repertori degli attori italiani presenti in Russia in particolare durante il regno di Anna Ioannovna, sulla base di materiali d’archivio custoditi in biblioteche francesi e tedesche (anche collaborando con l’esploratrice di quelle russe L.M. Starikova: Ferrazzi 2012, 2020b). La seconda indaga sull’eventuale influenza della commedia dell’arte italiana sul teatro russo e in particolare sulla produzione comica di Sumarokov</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-009">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ferrazzi 2002, 2006a); la terza si concentra sulla teoria dell’arte drammatica (2004). La monografia (Ferrazzi 2000, trad. russa 2008) inizia presentando le tre compagnie italiane attive a Mosca e San Pietroburgo negli anni 1731-32, 1733-1734 e 1735-38. Il terzo capitolo segue la ricerca dei copioni effettivamente rappresentati nei paesi di provenienza o di ritorno delle compagnie. Ai capitoli intermedi il compito di delineare i precedenti, le conseguenze dei rapporti con la tradizione italiana e gli aspetti teorici. Importanti le appendici (50 pp.): la prima è la pubblicazione di due scenari inediti, </hi><hi rend="italic">L’arcadia incantata</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">Colombina maga</hi><hi rend="CharOverride-1">, andati in scena a Pietroburgo nel 1734 e 1735, in traduzione italiana e nell’originale rispettivamente tedesco e russo; la seconda presenta la relazione di Tommaso Ristori sulla tournée del 1731 e la traduzione del rendiconto sulle spese sostenute per le varie commedie, e infine la terza ricostruisce i profili biografici dei comici delle tre compagnie. Così il libro riveste un indubbio interesse anche per la storia del teatro italiano, visto che i nostri repertori tendevano a ignorare la fase russa della carriera degli artisti. In studi successivi Ferrazzi torna ad alcuni dei protagonisti o comparse della monografia, come Luigi Riccoboni per i suoi rapporti con Kantemir a Londra (2008a, 2010a) e le sue teorie (2016), Pietro Pertici (2015) e i coreografi Giovanni Antonio Sacco o Sacchi e Antonio Rinaldi (Fusano) (2011, 2020). In questi anni la studiosa è tornata anche sul ruolo del testo italiano nella cultura ufficiale (Ferrazzi 2010c) e teatrale, indagando sulla fortuna di Goldoni (2015), e avanzando l’ipotesi che attraverso gli scenari della commedia dell’arte rappresentati alla corte di Anna Ioannovna sia penetrato in Russia il motivo calderoniano della “Dama duende” (2017). Invece il dramma </hi><hi rend="italic">Iudif’</hi><hi rend="CharOverride-1">, dell’epoca di Aleksej Michailovič, nella sua commistione di tematiche religiose e momenti farseschi denuncerebbe secondo la studiosa l’influenza tanto della commedia dell’arte che del dramma gesuitico (Ferrazzi 2019). Al centro di altri saggi troviamo interessanti figure legate alla città di Verona, estranee al mondo teatrale ma attive nell’Europa orientale e in Russia o ad essa interessate (2005, 2010b). A sé sta il corposo e preciso capitolo iniziale della stimolante monografia a più voci </hi><hi rend="italic">Le meravigliose avventure del barone di Münchhausen fra Inghilterra, Germania e Russia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2014). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una parte degli studi settecenteschi di Maria Chiara Pesenti, pur autonoma, in qualche modo si inserisce in, e completa la, ricerca di Ferrazzi. Dopo avere curato con Ugo Persi la traduzione italiana delle </hi><hi rend="italic">Lettres Moscovites </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’avventuriero bergamasco Francesco Locatelli</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Lanzi (1991) e prima delle pubblicazioni ed edizioni volte a valorizzare la figura del bergamasco Giacomo Quarenghi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-008">11</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la studiosa ha dedicato una serie di saggi (Pesenti 1995-2009) e la monografia </hi><hi rend="italic">Arlecchino e Gaer nel teatro dilettantesco russo del Settecento</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Pesenti 1996; trad. russa 2008) ai copioni degli spettacoli popolari urbani (‘intermezzo’, in musica, e ‘intermedio’), le cui principali raccolte erano state pubblicate in Russia. La presenza di un personaggio che porta il nome di Arlikin, o Charlikin (in un solo caso Gaer) è la prova dell’influenza della commedia dell’arte italiana. In una successiva serie di saggi (2002, 2006, 2007, 2009a, 2015a e 2015b) Pesenti argomenta l’affinità tra queste forme artistiche e le stampe popolari (</hi><hi rend="italic">lubok</hi><hi rend="CharOverride-1">), anche di tema religioso (2000a), parimenti connesse a modelli iconografici occidentali. Ad esse è dedicata la sua monografia del 2002 </hi><hi rend="italic">Narrare per immagini: la stampa popolare nella cultura russa del Settecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, utile presentazione del genere e delle realizzazioni più note. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel secondo decennio del nostro secolo al mondo del </hi><hi rend="italic">lubok</hi><hi rend="CharOverride-1"> si sono interessati anche altri studiosi. Stefano Garzonio (2012) presenta i materiali relativi alla letteratura </hi><hi rend="italic">lubočnaja</hi><hi rend="CharOverride-1"> del già nominato archivio di M. M. Nikitin. Una illustrazione diacronica dal XVI al XXI secolo, con un capitolo sulla letteratura </hi><hi rend="italic">lubočnaja</hi><hi rend="CharOverride-1"> settecentesca, si trova in: </hi><hi rend="italic">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lubok</hi><hi rend="italic">, un’enciclopedia illustrata della vita popolare russa</hi><hi rend="CharOverride-1">, libro di Elena Buvina e Mario Curletto, autore del capitolo nominato (2015). Anche Manfred Schruba, nell’ultimo decennio, allo studio dei prevalenti temi novecenteschi e dell’emigrazione, di cui altri diranno, e delle teorie poetologiche (2014a), ha aggiunto l’indagine sulle stampe popolari. Fa da ponte con le sue precedenti tematiche una ricerca sulle figure di libertini presenti nel loro repertorio (2014b); altrove lo studioso approfondisce con la consueta acribia la ricerca delle fonti occidentali di specifiche immagini (Schruba 2015). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo questa digressione, ritorniamo agli studi sul teatro con quelli di Giovanna Moracci. Non solo la sua preziosa opera di perlustrazione degli archivi del regno delle due Sicilie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-007">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (cfr. anche Moracci 1996a, 2002d), ma anche il suo interesse per i libretti d’opera di Caterina II erano già stati segnalati nella rassegna precedente. Dopo due saggi su temi, modi e ideologia nelle commedie satiriche (1996b, 1996c) e uno sull’opera memorialistica di Fonvizin (1998), l’esplorazione degli archivi della sovrana compiuta durante il periodo del dottorato ha consentito a Moracci di attribuirle indiscutibilmente la scrittura autografa delle 29 opere teatrali (25 complete), che fanno del «signor autore della commedia </hi><hi rend="italic">O tempo!</hi><hi rend="CharOverride-1">», pur occasionalmente aiutato dai segretari o da personaggi come L. A. Naryškin (2002b), un drammaturgo di tutto rispetto (2002c) degno di essere conosciuto anche in Italia. Nel 2000 esce la traduzione della commedia </hi><hi rend="italic">Nell’anticamera di un pezzo grosso</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Moracci 2000), con introduzione e commento che la inseriscono in un largo contesto culturale. Oltre ai saggi dedicati ai drammi storici (2007b) e a singole commedie, con una lettura anche politica dei testi (2008), altri studi approfondiscono le fonti francesi tra cui Diderot e Voltaire (Moracci 2001, 2007a), o allargano lo sguardo a un letterato vicino alla corte come I. M. Murav’ev-Apostol’ (2002a). Negli ultimi dieci anni Moracci (2013, 2014, 2017) ha affrontato invece da un punto di vista soprattutto lessicografico gli scritti di P. A. Tolstoj, diplomatico in Italia e a Napoli (1697-1699).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tornando agli studi italiani dedicati al mondo teatrale del Settecento, un certo ruolo vi ha avuto un puntuale saggio pubblicato su “Europa Orientalis” da Gina Maiellaro (1996), ora italianista alla Northeastern University di Boston, sulla pratica dell’adattamento ai costumi russi nella tradizione europea e nelle commedie di Vladimir Lukin, con particolare attenzione alla lunga catena di imitazioni e rifacimenti che conduce alla commedia </hi><hi rend="italic">Ščepetil’nik</hi><hi rend="CharOverride-1">. Invece una serie di opere comiche è pubblicata all’inizio degli anni Dieci da Nicoletta Cabassi e Kumusch Imanalieva che firmano le traduzioni e i saggi introduttivi di </hi><hi rend="italic">Anjuta</hi><hi rend="CharOverride-1"> di M.I. Popov, </hi><hi rend="italic">Mel’nik – koldun, obmanščik i svat</hi><hi rend="CharOverride-1"> di A.O. Ablesimov, e </hi><hi rend="italic">Nesčast’e ot karety</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Ja.B. Knjažnin in un unico volume (2010), e poi, separatamente, di </hi><hi rend="italic">Sbitenščik</hi><hi rend="CharOverride-1"> dello stesso Knjažnin (2013).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’interessante innovazione, portato dei tempi nuovi, è negli stessi anni l’integrazione dell’aspetto prettamente musicale nello studio dei generi teatrali. La prima a percorrere questa strada sembra essere Anna Giust (2011), musicista e russista. Curiosamente, tanto questa studiosa di formazione veneziana e padovana, che Giuseppina Giuliano (2013), di formazione salernitana, nelle monografie tratte dalle loro tesi di dottorato, rispettivamente </hi><hi rend="italic">Ivan Susanin di Catterino Cavos: un’opera russa prima dell’Opera russa</hi><hi rend="CharOverride-1"> e</hi><hi rend="italic"> L’unione tra le muse. Musica e teatro in Russia nel primo trentennio del XIX secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, mettono al centro la collaborazione tra il musicista veneziano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-006">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e Aleksandr Šachovskoj, concentrandosi Giust sull’opera patriottica del</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1815, Giuliano sulle produzioni dei primi decenni dell’Ottocento, che abbiamo detto rientrare nel Settecento lungo (cfr. anche Giuliano 2006, 2015). La seconda vasta monografia di Anna Giust (2014), </hi><hi rend="italic">Cercando l’opera russa. La formazione di una coscienza nazionale nel teatro musicale del Settecento</hi><hi rend="CharOverride-1"> (415 pp.), vincitrice del “Premio per la ricerca in discipline musicologiche” della Associazione Amici della Scala e quindi pubblicata in formato elettronico dall’editore Feltrinelli, è dedicata alla nascita dell’opera nazionale russa e al contributo italiano e straniero nel processo, tra i regni di Anna e Paolo. Il libro rappresenta un caso un po’ anomalo nell’ambito della produzione scientifica italiana fino a quel momento, sia per la lunghezza dell’arco temporale affrontato che per il tentativo, sostanzialmente riuscito, di coniugare la ricerca accademica (e d’archivio) e l’alta divulgazione. Nel suo percorso attraverso i diversi regni la studiosa chiarisce anche a persone ignare di cose russe la dinamica tra ‘occidentalizzazione’ e crescita di un’autocoscienza nazionale. Sono ripresi, e integrati con competenza dal punto di vista musicale e della storia della musica, e, d’altra parte, con una più esplicita attenzione alle dinamiche del potere, anche i risultati di alcuni degli studi di autori e autrici precedenti, come i repertori delle compagnie italiane sotto Anna Ioannovna, l’«adattamento ai costumi russi», e i libretti e i drammi storici di Caterina II. Le prime quattro delle cinque appendici contengono gli apparentemente spogli ma utili elenchi degli spettacoli italiani, tedeschi, francesi e russi con le date, il teatro e altri particolari della messa in scena. Ma le note e la bibliografia precisano le fonti, e quindi il grande lavoro, non solo su repertori precedenti, ma anche sui manoscritti, che li sottende. Altri lavori più recenti (Giust 2017) hanno approfondito episodi della stessa vicenda.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Abbiamo seguito il tema degli studi sul teatro fino ai giorni nostri. Dobbiamo ora tornare ad altre linee di ricerca emerse a partire dai primissimi anni Novanta del secolo scorso, che in qualche caso si sono esaurite, in altri proseguono ancora. I brevi ma densi saggi dedicati al XVIII secolo da Maria Di Salvo (2011) nel ventennio 1991-2011 sono raccolti, insieme ad altri, nel volume </hi><hi rend="italic">Italia, Russia e mondo slavo</hi><hi rend="CharOverride-1"> offerto come regalo in occasione del pensionamento anticipato della studiosa da Giovanna Brogi, Maria Cristina Bragone e Laura Rossi. Il volume segue un criterio tematico e storico, non l’ordine di scrittura, per questo aggiungiamo qui che agli anni Novanta risalgono gli studi su testi letterari come i poemi eroicomici di Vasilij Majkov e i romanzi di Fedor Ėmin. La studiosa individua la fonte del poemetto di Majkov </hi><hi rend="italic">Igrok lombera </hi><hi rend="CharOverride-1">non in un’opera simile, ma in un episodio del terzo canto del poema di A. Pope </hi><hi rend="italic">The Rape of the Lock</hi><hi rend="CharOverride-1">; analizzando la lingua dei romanzi di Ėmin e della sua traduzione del romanzo italiano </hi><hi rend="italic">Il Floridoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> (studiata da Ferrazzi nel 1989), in particolare il tipo di errori, propende per l’ascendenza ucraina dello scrittore (cfr. anche Di Salvo 2018). Negli anni 2000, pure riflessi nel volume, e fino al giorno d’oggi, la sua ricerca si è concentrata maggiormente (ma non esclusivamente: Di Salvo 2014b e 2014c) sulle testimonianze inedite dei, o sui, viaggiatori, russi o legati alla Russia, in Italia tra il XVII e il XVIII secolo, e sull’attività degli italiani in Russia soprattutto nell’epoca petrina. Tra i viaggiatori oggetto di indagine, sempre dipanando intricate situazioni storico-diplomatiche e spesso con la pubblicazione di materiali inediti, sono stati Ioannikij Lichud («De Lupis»), a Venezia nel 1688-1689; Ivan Čemodanov, ‘spiato’ nella sua vita quotidiana nella stessa città nel 1656-1657 dall’ex ambasciatore Angelo Correr, il giovane Ivan L’vovič Naryškin che lascia un diario del viaggio tra Venezia, Milano e Torino nel periodo 1714-17, e il massone V. N. Zinov’ev, studiato anche da Raffaella Faggionato e Sara Dickinson (</hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1">), che viaggia tra Napoli, Roma, Firenze, Bologna e Milano nel 1784-85 (2012). Tra gli italiani in Russia, vanno ricordati soprattutto l’insegnante Pietro Godenti, giuntovi su consiglio di Kantemir (v. anche Di Salvo 1995b), il contemporaneo Giovanni Battista Venuti, Algarotti (Di Salvo 2000b) e Locatelli (seguito nel periodo successivo: Di Salvo 2008). Una serie di saggi di Maria Di Salvo (1999, 2002, 2006, 2010, 2017, 2020), uno dei quali è presente nel volume del 2011, è connessa con la permanenza nella moscovita </hi><hi rend="italic">nemeckaja sloboda</hi><hi rend="CharOverride-1"> e anche a Voronež (1699-1701) del cantante castrato toscano Filippo Balatri. Le sue interessanti memorie manoscritte in forma di lettere, custodite a Mosca, sono state pubblicate dalla studiosa nel 2020 con un ricco apparato di note e commenti e permettono di vedere da vicino scene generalmente precluse agli stranieri o non fissate sulla carta. I temi, apparentemente casuali, di altri studi del volume-dono e successivi (Di Salvo 2011, 2012, 2013, 2014a) sono spesso frutto della perlustrazione di archivi italiani, anche poco noti come quelli di dotte Accademie provinciali dell’area tosco-emiliana. Si delinea così una fitta rete di rapporti tra Italia e Russia già nella prima metà del Settecento, non solo a livello ufficiale, ma anche nell’ambito di quel ceto nobiliare medio colto, intraprendente e curioso, che, accanto a una cultura russa profondamente sentita, è il protagonista degli studi di Maria Di Salvo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Originale il taglio della ricerca di Maria Luisa Dodero, di cui abbiamo nominato le traduzioni karamziniane e l’organizzazione di uno storico convegno dedicato al Settecento. L’interesse per l’architettura nel suo rapporto con il paesaggio è l’elemento che unisce l’articolo sull’architetto Pietro di Gottardo Gonzaga, attivo a Pavlovsk (2002), i saggi presenti nel volume da lei curato: </hi><hi rend="italic">Il mondo delle Usad’by. Cultura e natura nelle dimore nobiliari russe XVIII-XIX secolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2007), e un altro articolo successivo sull’argomento (2013).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Restano da ricordare i lavori di altri colleghi menzionati già nel volume precedente, che in questa fase hanno dedicato al Settecento un interesse sporadico. Nicoletta Marcialis, non dimenticando il genere del dialogo dei morti (2016, 2017), si è dedicata prevalentemente allo studio della storia della lingua dell’età petrina e dello stesso Pietro (1998, 2001); Simonetta Signorini ha scritto saggi su diversi personaggi prevalentemente della stessa fase culturale (1991, 1992-1993, 1998, 1999, 2001). Claudio Maria Schirò, prima di passare a interessi novecenteschi, ha studiato la commedia di Fonvizin </hi><hi rend="italic">Nedorosl’</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1993) e ha tradotto una serie di </hi><hi rend="italic">Poesie</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1998) di Deržavin, approfondendo in un saggio l’importante tema dell’acqua (1999). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Verso la letteratura del XVIII secolo, tra classicismo e sentimentalismo, si è indirizzata saltuariamente la medievista Giorgetta Revelli (1996, 1997, 1999, 2004), anche organizzatrice (dal 2001 al 2005) di una serie di convegni sul mito del viaggio che hanno visto la partecipazione di studiosi interessati al Settecento (De Michelis 2001). Al Settecento hanno rivolto lo sguardo anche i novecentisti Ugo Persi e Daniela Rizzi (2005), alla quale si deve la pubblicazione di una copia manoscritta, presente nella biblioteca Marciana di Venezia, di una conosciuta traduzione russa dell’eroide </hi><hi rend="italic">Eloisa to Abelard</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Aleksandr Pope, con annotazioni che consentono di attribuirla a Cheraskov. Più frequenti i contatti con il Settecento di Persi: accanto ai lavori connessi al suo interesse per i personaggi bergamaschi, di cui si è detto, e a quello per la musica (2000a) si possono ricordare qui i saggi dedicati agli scritti memorialistici del funzionario e commediografo Ivan Michajlovič Dolgorukov (1997, 2016). </hi></p></div><div><head><hi>4. La generazione accademica di mezzo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Cominciamo con Paola Ferretti i cui primi passi in ambito settecentesco erano stati registrati nella rassegna di Maria Di Salvo. Di particolare attualità ai giorni nostri appare la traduzione del </hi><hi rend="italic">Ragionamento sulla pace e sulla guerra</hi><hi rend="CharOverride-1"> del diplomatico e pedagogo V. F. Malinovskij, curata nel 1990. Negli anni successivi Ferretti, da tempo fruttuosamente dedita a studi diversi, illumina altri aspetti della produzione di questo singolare intellettuale pacifista, con articoli dedicati alla serie di lettere </hi><hi rend="italic">Rossijanin v Anglii</hi><hi rend="CharOverride-1"> che poterono influenzare la parte londinese di quelle di Karamzin</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Ferretti 1995), alla sua audace proposta di riforma del servaggio (1996a), e alla </hi><hi rend="italic">povest’</hi><hi rend="CharOverride-1"> utopistica </hi><hi rend="italic">Pustynnik</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1996b), confluiti nella monografia in inglese </hi><hi rend="italic">A Russian Advocate of Peace: Vasilii Malinovskii (1765-1814)</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1998). Nel 1999 nel volume </hi><hi rend="italic">Un russo in Inghilterra</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ferretti traduce in italiano le lettere accompagnate dalle </hi><hi rend="italic">Note sulla Moldavia</hi><hi rend="CharOverride-1">, e qualche anno dopo presso lo stesso editore Ibis pubblica </hi><hi rend="italic">Il mio viaggio, ovvero Le avventure di un giorno</hi><hi rend="CharOverride-1">, ossia la passeggiata nella Pietroburgo del 1803, di Nikolaj Brusilov (2006).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Presentando le </hi><hi rend="italic">povesti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Malinovskij e Brusilov la studiosa si inseriva nel filone allora fiorente di indagini sui primi due decenni del XIX secolo come parte del «Settecento lungo». Da noi a iniziare è stata Gabriella Imposti, da sempre interessata anche a una pluralità di altri temi. Nella monografia </hi><hi rend="italic">Aleksandr Christoforovič Vostokov. Dalla pratica poetica agli studi metrico-filologici</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2000), frutto di un percorso cominciato durante il dottorato di ricerca negli anni Ottanta del secolo scorso, illumina nel dettaglio, con ampio uso e descrizione di fondi d’archivio, tutte le fasi della vita e della produzione poetica e scientifica del letterato ‘arcaista’, padre della slavistica russa. Il suo libro sulla versificazione e in particolare sui cosiddetti ‘esametro russo’ e ‘verso russo’, è analizzato dettagliatamente. Sullo sfondo, la studiosa ricostruisce con profondità ed equilibrio la storia dell’importante e poco compreso </hi><hi rend="italic">Vol’noe obščestvo ljubitelej slovesnosti, nauk i chudožestv</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1801-1816). A Vostokov sono dedicati anche altri saggi (Imposti 2003, 2008, 2010, 2011, 2012). Nel 2004 l’interesse per la scrittura al femminile e per il XVIII secolo porta Imposti a contribuire a un’antologia di lettere di donne europee tra Sette e Ottocento dell’editore Sellerio, traducendo una lettera di Caterina II a Potemkin, e una di Ekaterina Daškova alla sua giovane amica Martha Wilmot. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic">Waiting for Pushkin. Russian Fiction in the Reign of Alexander I (1801-1825)</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2006) è il titolo, forse un po’ ironico se si considera la massa del materiale prodotto durante questa ‘attesa’, dell’ampio</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e informato studio di Alessandra Tosi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-005">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, frutto del dottorato presso l’Università di Cambridge sotto la direzione di Anthony Cross. Il libro presenta e divide per tipologia opere narrative dimenticate o poco note pubblicate come libro o su rivista. Ricordiamo in particolare </hi><hi rend="italic">Istorija o smurom kaftane</hi><hi rend="CharOverride-1"> di A. Kropotov, già presentata come plausibile fonte del </hi><hi rend="italic">Cappotto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Gogol’ (1998) e identificata qui anche come traduzione non dichiarata di un pamphlet di L. Sterne, e </hi><hi rend="italic">Evgenij, ili pagubnye sledstvija durnogo vospitanija</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Aleksandr Izmajlov. Le sezioni del capitolo IV trattano fra l’altro delle autrici e, in particolare, di Marija Izvekova (1789-1830), di personaggi di combattenti donne, immaginarie o reali, e dell’opera di Brusilov. Nel capitolo V spicca il dimenticato lungo romanzo gotico di Gnedič </hi><hi rend="italic">Don Korrado de Gerrera</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1803). Negli anni 2000 la studiosa ha collaborato alla redazione di miscellanee di tematica femminile. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Varie forme di viaggio fantastico o reale, in terra straniera, in Russia o in territori lontani dell’impero – di personaggi che vanno da Aleksandr Kurakin (1705-1712) a Žukovskij passando per Ekaterina Daškova e Vasilij Zinov’ev –, visti come tappe di un percorso di autocoscienza nazionale, sono al centro della monografia </hi><hi rend="italic">Breaking Ground: Travel and National Culture in Russia from Peter I to the Era of Pushkin</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2006) della statunitense Sara Dickinson, dal 2008 professoressa associata all’università di Genova. Vicini al tema nazionale sono anche gli studi precedenti e successivi (2015b) sui riflessi dell’occupazione francese. Con la mediazione delle memorie di viaggio di Varvara Bakunina (2013) negli ultimi anni sembra profilarsi un’indagine sulla prosa femminile. Finora sono usciti saggi su figure note come Ekaterina Daškova (2021) e altre poco conosciute come Aleksandra Chvostova (2015a). Al tema è dedicato anche il sito della studiosa </hi><hi rend="italic">Zolotaja ručka. Damskaja literatura XVIII-XIX vekov</hi><hi rend="CharOverride-1">. Terminiamo la rassegna degli studi sulla parte finale del Settecento lungo con </hi><hi rend="italic">La corte e il cortile. Aspetti della cultura nobiliare russa tra Settecento e Ottocento </hi><hi rend="CharOverride-1">di Maria Candida Ghidini (2002), utile sintesi dei fenomeni comuni ai due secoli in prospettiva culturologica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Passiamo a Raffaella Faggionato che, forte di una formazione filosofica, russistica e storica, nel 1990, come segnalato già nella rassegna precedente, inizia la sua sistematica esplorazione dell’universo definito genericamente ‘massonico’. Proprio grazie a lei anche in altri paesi questo ambiente ha acquistato contorni più precisi e in qualche caso un nome più appropriato. Dopo una serie di saggi, Faggionato pubblica lo studio intitolato </hi><hi rend="italic">Un’utopia rosacrociana: Massoneria, rosacrocianesimo e illuminismo nella Russia settecentesca: il circolo di N. I. Novikov</hi><hi rend="CharOverride-1">, inizialmente sulla rivista </hi><hi rend="italic">Archivio di storia della cultura</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1997), nel 2003 in formato elettronico su un sito legato alla massoneria (</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://www.freemasons-freemasonry.com/faggionatofr.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">), e infine nel 2005 presso l’editore Springer in versione riveduta e accresciuta con il titolo </hi><hi rend="italic">A Rosicrucian Utopia In Eighteenth Century Russia. The Masonic Circle of N. I. Novikov</hi><hi rend="CharOverride-1">. A partire da questo momento non è stato più possibile, come avveniva, lasciare gli aspetti più esoterici della massoneria a ristretti gruppi di ‘iniziati’, e ricostruire le origini dell’</hi><hi rend="italic">intelligencija</hi><hi rend="CharOverride-1"> russa e i suoi rapporti con il potere (identificato solo con l’autorità statale) nel contesto della diffusione dell’Illuminismo e del liberalismo occidentali, a prescindere dall’affiliazione rosacrociana di molti dei suoi primi rappresentanti. Il volume (2005) si apre e si chiude con l’arresto di Novikov. Nel mezzo, in quattro densi capitoli, sulla base di documenti manoscritti inediti, custoditi in archivi russi (elencati in appendice), vengono ricostruite le vicende della Massoneria russa a Pietroburgo negli anni Settanta (cap. I), la nascita con i rapporti esterni (cap. II), la struttura organizzativa e l’attività pubblica e, soprattutto, le più arcane ricerche spirituali (cap. III) del circolo rosacrociano moscovita, rendendo del tutto convincente l’innovativa spiegazione delle cause dell’arresto del suo animatore proposta alla fine (cap. IV). La studiosa distingue chiaramente la massoneria pietroburghese di I. P. Elagin, mondana e ‘politica’, e quella moscovita, mossa da un autentico desiderio di rinnovamento etico e religioso. Nel gruppo di Novikov, costituito da persone di diversa provenienza sociale, fra cui molti sacerdoti, l’interesse per l’ermetismo e il misticismo eretico non si opponeva all’orientamento illuminista, né alla speranza di favorire un rinnovamento nella chiesa ortodossa. Proprio questa illusione avrebbe determinato quella ‘rivalità’ con l’autorità ecclesiastica che condusse alla condanna dello stesso Novikov; considerato il capo di una setta scismatica, questi fu sacrificato dall’Imperatrice per rinsaldare l’alleanza con l’Altare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La ricerca di Faggionato prosegue affrontando il tema dell’ecclettismo religioso sotto i regni di Caterina e Paolo (2002d), durante i quali diversi furono i contatti con il cattolicesimo (2002a) e in particolare l’ordine dei gesuiti (2001b). Nel regno di Alessandro I la studiosa indaga sulla Società biblica russa (1812-1826), animata dal Principe Aleksandr Golicyn (2001a), e sulla sua più tarda creazione, le scuole lancasteriane di mutuo apprendimento (2001c). La scelta di affrontare la storia delle idee e delle teorie esoteriche anche dal punto di vista letterario è anticipata dal saggio sulla </hi><hi rend="italic">Pikovaja dama</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Puškin (2000). A partire dal 2006 l’indagine sulla formazione massonica dei partecipanti al movimento decabrista, con lo studio del diario di Sergej Lanskoj e dei materiali della Bibliotheca Philosophica Hermethica di Amsterdam, si è intrecciata infatti a quella sulla stesura, nelle sue infinite redazioni, del romanzo di Lev Tolstoj </hi><hi rend="italic">Vojna i mir</hi><hi rend="CharOverride-1">, ed è sfociata nella capitale monografia di cui altri diranno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di formazione filosofica è anche Michela Venditti. Frutto dei suoi interessi, coltivati anche in ambiti cronologici e geografici molto diversi, più che del comprensibile desiderio di trattare temi non frequentati dagli studiosi sovietici, appaiono dunque la monografia del 2010 </hi><hi rend="italic">Il poeta e l’ineffabile. Gavrila Romanovič Deržavin. Le odi spirituali</hi><hi rend="CharOverride-1">, e la serie di saggi, precedenti e successivi. Il volume è diviso in tre dense parti: </hi><hi rend="italic">Per una interpretazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Le odi spirituali</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Deržavin e il Salterio</hi><hi rend="CharOverride-1">. La studiosa analizza nel dettaglio, con molte osservazioni penetranti, le poesie di argomento religioso (dalle giovanili, alla celeberrima </hi><hi rend="italic">Bog</hi><hi rend="CharOverride-1">, alle più tarde </hi><hi rend="italic">Bessmertie duši</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Istina</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">Christos</hi><hi rend="CharOverride-1">) e le odi ‘salmiche’, e le inserisce nel contesto della abbondante, sebbene poco studiata, produzione spirituale settecentesca, non solo russa. Ampio spazio è dedicato, infatti, al confronto tra le opere di diversi autori russi che, come Deržavin, rielaborano la </hi><hi rend="italic">Prière</hi><hi rend="CharOverride-1"> finale del </hi><hi rend="italic">Poème sur la loi naturelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> e i </hi><hi rend="italic">Précis de l’Écclesiaste en vers</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Voltaire, o l’</hi><hi rend="italic">Inno a Zeus</hi><hi rend="CharOverride-1"> del filosofo stoico Cleante di Asso (riportate in appendice così come le altre poesie analizzate e le odi con il rispettivo salmo di riferimento). Degne d’attenzione, anche se un po’ ‘nascoste’, sono anche le pagine dedicate al poeta filosofo del circolo di Novikov F. P. Ključarev. Una serie di saggi, iniziata prima della monografia e che giunge ai giorni nostri, si concentra sugli animali, presenti nell’opera di Deržavin in chiave emblematica e poetologica ma anche autobiografica e satirica (Venditti 2008, 2013a, 2021); altri studi approfondiscono le traduzioni della seconda </hi><hi rend="italic">Eroide</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Ovidio (2013b) e il poemetto di Cheraskov </hi><hi rend="italic">Poėt</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1805, come </hi><hi rend="italic">Ars poetica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2014)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-004">15</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di carattere strettamente letterario e comparatistico sono gli studi sul Settecento pubblicati da Laura Rossi nell’arco di tutto il trentennio. La maggior parte, una ventina, è dedicata al poeta e prosatore sentimentalista Michail Nikitič Murav’ev (1757-1807): basati sulla perlustrazione, iniziata ai tempi del dottorato di ricerca, del suo vasto e disordinato archivio manoscritto e dei testi stampati in poche copie come materiale didattico per il futuro zar Alessandro I, i saggi di L. Rossi hanno dato un contributo significativo e riconosciuto (2002b) alla ricostruzione delle forme originali dell’eredità letteraria di Murav’ev, deformate da redattori come Karamzin, Batjuškov e Žukovskij dopo la morte dello scrittore (1994, 1997c). Un primo filone di studi approfondisce il rapporto del letterato con le culture dei paesi occidentali, in particolare quella inglese (1992, 2008b), francese (2001b, 2013a, 2013b, 2015a, 2017), italiana (2002a), latina (2005b, 2008a); un altro filone porta alla pubblicazione di scritti inediti, lirici, in prosa, o epistolari (1995, 1996, 1998, 2002c, 2015b); un terzo mette in luce i rapporti con altri scrittori o con il sistema letterario dell’epoca (1997a, 2003a, 2003b, 2018a, 2023). Gli altri saggi sul Settecento della studiosa esplorano il rapporto tra prosa epistolare e letteraria (1994a) e generi tipici della letteratura sentimentalista come il frammento (1998), il poema in prosa (2012, 2017) e le epigrafi alloglotte (2019) nel contesto della tradizione europea. Legati a tematiche settecentesche sono anche alcuni studi su Puškin (1997b), Lev Tolstoj (2012) e le memorie d’infanzia (2014).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La nostra indagine ci ha portato a retrocedere nel tempo dagli inizi del XIX secolo all’ultimo quarto di quello precedente. Affrontiamo ora una serie di studi che hanno per tema testi seicenteschi e diversi aspetti della cosiddetta età petrina. Solo nel 2012 Marina di Filippo ha potuto pubblicare la versione con parafrasi esplicative e commento del </hi><hi rend="italic">Giardino variopinto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Simeon Polockij, avviata durante il dottorato di ricerca ben prima dell’edizione del </hi><hi rend="italic">Vertograd mnogocvetnyj </hi><hi rend="CharOverride-1">di Hippisley e Sazonova (1996-2000). Alcuni saggi, precedenti e successivi, approfondiscono l’aspetto contenutistico (2012), stilistico (1994, 2003) e linguistico (2016) della monumentale enciclopedia poetica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Paola Cotta Ramusino, invece, ha dedicato gli anni del dottorato di ricerca e i successivi dieci allo studio di Karion Istomin sulla base di approfondite ricerche d’archivio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-003">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Dopo alcuni saggi introduttivi, la monografia </hi><hi rend="italic">Un poeta alla corte degli zar. Karion Istomin e il panegirico imperiale</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicata nel 2002, contestualizza e presenta l’edizione, in caratteri moderni, con traduzione e ampio commento, della </hi><hi rend="italic">Kniga vrazumenie umnago zrenija i telesnago delanija v božiej mudrosti</hi><hi rend="CharOverride-1">, offerta all’undicenne Pietro nel 1683. Ricostruite la vita e l’attività del letterato fino agli ultimi oscuri anni tra Novgorod e Mosca, il secondo capitolo ne colloca gli scritti d’esordio nel complicato contesto storico e chiarisce il rapporto del panegirico per Pietro con quello scritto parallelamente da Karion per Sofia. Il terzo capitolo presenta le probabili fonti. Il quarto confronta, dal punto di vista della tecnica versificatoria e della poetica, le diverse versioni, rappresentate da una serie di manoscritti, solo parzialmente editi, custoditi a Mosca e San Pietroburgo. In conclusione, Cotta Ramusino sottolinea la funzione di ammaestramento e indirizzo che si può attribuire al panegirico per Pietro, collegandolo a successivi testi di Karion Istomin destinati al figlio del grande zar, Aleksej. Ad uno di essi, il galateo di derivazione erasmiana detto </hi><hi rend="italic">Domostroj</hi><hi rend="CharOverride-1">, sono dedicati gli ultimi saggi di argomento settecentesco (2005, 2007) della studiosa, poi passata a ricerche di ambito linguistico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È curioso che nello stesso anno della monografia sul «panegirico imperiale» sia uscita in Germania quella di Riccardo Nicolosi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-002">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> dedicata al «panegirico cittadino»: </hi><hi rend="italic">Die Petersburg-Panegyrik. Russische Stadtliteratur im 18</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Jahrhundert</hi><hi rend="CharOverride-1">, tradotta in Russia nel 2009 con il titolo di </hi><hi rend="italic">Peterburgskij panegirik XVIII veka. Mif – Ideologija – Ritorika</hi><hi rend="CharOverride-1">, che chiarisce bene l’impostazione del volume, dall’evidente base teorica, russa e occidentale. Oggetto di indagine sono testi celebrativi di vario genere, alcuni poco noti, come le omelie di Stefan Javorskij, Feofan Prokopovič e Gavriil Bužinskij scritte quasi contemporaneamente alla fondazione della città, altri più famosi, come le odi di Lomonosov, Sumarokov e Deržavin, e quelle epigoniche di Bobrov e Chvostov. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Torniamo invece in ambito pedagogico con le ricerche di Maria Cristina Bragone. Fin dai saggi connessi con la tesi di dottorato, la studiosa ha coniugato interessi filologici, che si ricollegano con la grande scuola di fine ottocento e sono basati su un’ottima conoscenza del greco antico e del tedesco settecentesco, e interessi storico-culturali, orientati in particolare verso la storia del libro, e i luoghi, momenti e testi di contatto fra aree diverse. Già lo studio della grammatica </hi><hi rend="italic">Adelphotes</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1991) porta in primo piano tanto le sue fonti umanistiche occidentali (cfr. anche 1995), che la confraternita ortodossa di Leopoli dove prese forma e da cui trae il nome, e, ancora, la stamperia dell’ormai defunto esule da Mosca Ivan Fedorov e la produzione di questi. L’interesse per il contributo alla cultura russa delle stamperie in territorio straniero e quello per le traduzioni dal greco si uniscono nella coppia di articoli di taglio linguistico dedicati a due traduzioni in slavo ecclesiastico dei </hi><hi rend="italic">Tactica</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’imperatore bizantino Leone VI il saggio, una dal latino, del letterato protestante Il’ja Kopievskij, pubblicata nella tipografia di Jan Tessing ad Amsterdam, l’altra, dal greco, ancora manoscritta e diffusa in più copie, opera di Fedor Polikarpov (1996, 1998). Un’altra traduzione manoscritta dello stesso Polikarpov, dopo un passaggio intermedio, trasforma una descrizione della liturgia armena pubblicata a Venezia in italiano per fini missionari in un testo di interesse anche politico (2002). Una decina d’anni dopo la studiosa ha presentato un altro caso interessante di «mutata destinazione d’uso» di un testo, quando i </hi><hi rend="italic">Colloquia familiaria</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Erasmo da Rotterdam con testo parallelo slavo e olandese, per suggerimento di Pietro furono usati come una sorta di manuale di conversazione per lo studio della seconda lingua (2013a).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il filone principale degli studi negli anni 2000 riguarda comunque i manuali didattici e in particolare gli abbecedari. Dopo un saggio su un esemplare manoscritto slavo ecclesiastico-greco della seconda metà del XVII secolo (Bragone 2003), nel 2008 esce la rigorosa e ricchissima monografia </hi><hi rend="italic">Alfavitar radi učenija malych detej</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Un abbecedario nella Russia del Seicento</hi><hi rend="CharOverride-1"> che introduce e presenta l’edizione scientifica (in cirillico antico)</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">di un altro libro di testo (</hi><hi rend="italic">bukvar’</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic">alfavitar</hi><hi rend="CharOverride-1">) anonimo, coevo o poco più tardo e particolarmente ampio, fondatamente attribuito dalla studiosa a Evfimij Čudovskij. Il ricco apparato critico mostra una conoscenza approfondita di tutta la tradizione, precedente e successiva, di questo genere, cui vengono poi dedicati altri studi separati (Bragone 2014, 2019, 2021b). La presenza, anomala per un abbecedario, di un breve capitolo che tratta di aritmetica ha inoltre portato allo studio dei successivi cenni a questa disciplina in due opere del tipografo Il’ja Kopievskij, precedenti la famosa </hi><hi rend="italic">Arifmetika</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Magnickij (2008b). A sua volta quest’ultimo libro rivela la presenza di versi (2013b), mentre il manuale di aritmetica di Kopievskij contiene anche diciassette favole di Esopo. Così, la perlustrazione di un libro scientifico si trova all’origine di una serie di saggi sulla storia delle traduzioni russe manoscritte o a stampa di Esopo (Bragone 2010, 2012b e 2012c, 2015a). D’altra parte, è probabilmente la presenza nell’abbecedario di Evfimij Čudovskij di </hi><hi rend="italic">Graždanstvo nravov blagich</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione, anonima, del trattato di Erasmo da Rotterdam </hi><hi rend="italic">De civilitate morum puerilium</hi><hi rend="CharOverride-1"> già adattato in forma catechistica, a indurre la studiosa ad approfondire il tema della fortuna dell’umanista e delle traduzioni di questa sua opera (2005, 2006, 2007), fra cui quella portata a compimento dal letterato e pedagogo pietista Johann Werner Paus (Pause), attivo a Mosca tra il 1702 e il 1735, di cui studia la brutta e bella copia (2010, 2012d). In seguito Bragone ha individuato la fonte di un’altra traduzione manoscritta di Paus, </hi><hi rend="italic">Knigi o vospitanii dščerej</hi><hi rend="CharOverride-1">, nel trattato di Fénelon </hi><hi rend="italic">De l’éducation des filles</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2012a). Attualmente la studiosa sta lavorando alle altre traduzioni manoscritte del letterato, interessanti con riferimento sia alla politica petrina (</hi><hi rend="italic">Piccolo catechismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Lutero, 2015a, 2017, 2021c), che alla pedagogia delle lingue (</hi><hi rend="italic">Antologia di Giovanni Stobeo</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2018), e più in generale al contributo dei letterati stranieri all’evoluzione della lingua letteraria russa (</hi><hi rend="italic">Piccolo Catechismo</hi><hi rend="CharOverride-1">… e </hi><hi rend="italic">Selectiora quaedam colloquia latino-germanica </hi><hi rend="CharOverride-1">di Georg Seybold, 2021d). L’abbondante, rigorosa, produzione scientifica di Maria Cristina Bragone, fatta di saggi relativamente brevi ma densi di osservazioni precise e spunti per altre ricerche, pur non ancora raccolta in un unico volume, si distingue per particolari organicità e coerenza e influenza in modo significativo la comprensione della cultura dell’età di Pietro degli ultimi decenni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli ultimi due contributi che ricordiamo in questa sezione appartengono a due fasi diverse. La pubblicazione di Gina Maiellaro dell’epistolario italiano inedito di Kantemir con la sorella Maria negli anni 1740-1744 risale all’inizio di questo secolo (2002; 2005)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-001">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; in anni più recenti una collega proveniente dalla Russia, Natalija Kardanova, ha pubblicato in Italia in russo il suo studio sulla corrispondenza diplomatica tra Pietro il Grande e i Dogi della Repubblica di Venezia (2015).</hi></p></div><div><head><hi>5. Le generazioni più giovani e le prospettive per il futuro </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con l’ultimo titolo siamo entrati, in effetti, nella sezione dedicata ai colleghi più giovani di chi scrive. Abbiamo già nominato nelle sezioni precedenti i lavori di alcuni studiosi e studiose che hanno dato significativi contributi a filoni di ricerca già avviati, o da loro rinnovati e ripensati: richiamiamo qui quanto detto sugli studi nell’ambito della poesia licenziosa e sulla monografia di Bianca Sulpasso, con il difficile reperimento e la catalogazione di materiali per definizione ‘proibiti’, e la pubblicazione dei testi tratti dall’archivio di Adam Olsuf’ev. Allo stesso modo vanno ricordati anche qui gli importanti lavori e i significativi libri di Anna Giust e Giuseppina Giuliano dedicati al teatro musicale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’interesse moderno per la sintesi di diverse arti si manifesta anche nei saggi e nella monografia di Federica Rossi sulla figura e l’opera architettonica di Aleksandr L’vov, poliedrico intellettuale che come poeta appare anche negli studi di L. Rossi e Venditti. Il saggio </hi><hi rend="italic">Palladio in Russia, Nikolaj L’vov architetto e intellettuale russo al tramonto dei Lumi</hi><hi rend="CharOverride-1">, vincitore del premio James Ackerman per la storia dell’architettura, è pubblicato nel 2010 da Marsilio in un volume ricco di preziose illustrazioni (fotografie di manoscritti, riproduzione di progetti e documentazione di quello che restava dei monumenti negli anni 1980-2000). La duplice formazione, russistica e architettonica, della studiosa (figlia della collega Marina Rossi Varese), le consente di valorizzare al meglio l’eredità di L’vov, artista di tendenza neoclassicista e neogotica insieme, come evidenziato da titolo e sottotitolo del volume. Del 2013 è la traduzione del parzialmente inedito </hi><hi rend="italic">Taccuino italiano</hi><hi rend="CharOverride-1"> di L’vov, inserito nel contesto del Gran Tour e della conoscenza dell’arte italiana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un interesse molto diverso, ma sempre legato alla rielaborazione russa dell’eredità culturale italiana sta alla base delle ricerche di Ettore Gherbezza (2007) sulla traduzione inedita, opera di M. Ščerbatov, a</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">suo tempo segnalata da Gianfranco Venturi, del trattato di Cesare Beccaria. La monografia tratta dalla tesi di dottorato</hi><hi rend="italic"> Dei delitti e delle pene nella traduzione di M. M. Ščerbatov</hi><hi rend="CharOverride-1"> è divisa in due parti: all’inizio vengono proposte una puntuale presentazione del pensiero dell’illuminista italiano nel contesto della vita e un’analisi dettagliata della lingua (lessico) del suo trattato, con appendici sulla fortuna da esso goduta negli altri paesi slavi e tabelle morfologiche; segue l’edizione scientifica del manoscritto, con a fronte il testo identificato da Gherbezza come fonte. Alcuni dei suoi saggi successivi trattano aspetti particolari connessi con l’opera, la ricezione di Beccaria nei paesi slavi (2012) e il lessico giuridico russo (2020). Da tempo lo studioso è passato a lavori più specificamente linguistici di cui altri diranno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche Giuseppina Larocca nella sua vasta produzione su temi molto diversi ha trovato spazio per il XVIII secolo, illuminando la figura del veronese Osvaldo Perini (1826-1890), traduttore (a quanto pare dal francese) di due tragedie di Sumarokov (2013). Forse dai suoi studi su L. V. Pumpjanskij è stata portata più recentemente a interessarsi alla personalità del poeta, tecnologo e storico del teatro Jacob von Stählin (2018), sul quale propone documenti inediti, con la prospettiva di ricostruirne la biografia intellettuale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra i più giovani, Erica Camisa Morale dopo la laurea all’università di Pavia ha conseguito il dottorato presso l’University of Southern California avendo come relatore Kelsey Rubin-Detlev. Nell’estate 2024 hanno discusso la tesi di dottorato su un tema riguardante il (lungo) XVIII secolo a Pavia Angelica Fascella, e a Sofia Rebecca Gigli. Ma nel 2023 ai concorsi per un assegno di ricerca nell’ambito del PRIN </hi><hi rend="italic">OpeRus.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">La letteratura russa attraverso le opere</hi><hi rend="CharOverride-1"> (P.I. Roberta De Giorgi), dove il Settecento lungo è diviso in due parti, sotto la responsabilità di Maria Cristina Bragone e Laura Rossi, non si sono presentati specialisti del XVII, XVIII e primo XIX secolo. Vincitori sono risultati Luca Cortesi e Iris Karafillidis, fino a quel momento interessati alla letteratura russa novecentesca e contemporanea, e che ora stanno approfondendo con buoni frutti anche la fase Sei-Settecentesca. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">D’altra parte, come abbiamo visto, i lavori sul Settecento rappresentano solo una parte della produzione scientifica anche degli studiosi delle ultime due generazioni, per la scelta iniziale di vedere nel XVIII secolo uno degli ambiti di ricerche plurali o trasversali, o per un successivo allargamento dello sguardo a epoche o tematiche contigue. Solo Maria Cristina Bragone per tutto l’arco della sua carriera universitaria si è dedicata senza deviazioni a testi e temi Sei-Settecenteschi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Possiamo riassumere ora le tendenze generali. Solo Marialuisa Ferrazzi e Michela Venditti hanno studiato in modo sistematico due degli autori più importanti, Sumarokov e Deržavin, e Laura Rossi uno scrittore ‘minore’. In genere sono state scelte tematiche più ampie. Non sorprendentemente privilegiati sono gli ambiti di contatto tra Russia e Italia come le scritture odeporiche e, in quest’ottica ma anche a prescindere da essa, il teatro, drammatico e musicale nelle sue varie forme. L’attenzione di molti studiosi è andata anche alle fasi iniziale e finale, momenti di particolare trasformazione linguistica ed esistenziale, e in cui le problematiche settecentesche si intrecciano a quelle dei grandi filoni culturali europei, l’Umanesimo, l’Illuminismo, il Romanticismo. Si è distinta con lavori di notevole pregio e innovatività in particolare l’età petrina.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra le linee di ricerca diventate popolari in altri paesi, dalla Russia post sovietica ai paesi anglosassoni, anche da noi una certa fortuna hanno avuto gli studi sulla letteratura licenziosa, e, recentemente, quelli sulla produzione femminile. In questi ambiti si è inserito anche il contributo di settecentisti provenienti da altri paesi. Meno frequentati da noi sono i rapporti tra cultura visuale e letteratura</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per quanto riguarda gli orientamenti metodologici, prevale la ricostruzione storico-letteraria, anzi, colleghi e colleghe di formazione letteraria hanno condotto ricerche in buona parte storiche. Nel complesso delle altre indagini, a una solida base filologica si uniscono interessi culturologici, che fanno riferimento alla scuola russa più che a quelle anglosassoni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Finiamo con le prospettive per il futuro. Quali che siano gli esiti della guerra fra Russia e Ucraina, nel mondo, e forse anche da noi, si annuncia un’opera di ‘decolonizzazione’, ‘derussificazione’ degli studi su certi autori, ed è possibile immaginare un ripensamento in chiave nazionale e non più ‘imperiale’ anche di alcuni scrittori settecenteschi (Kantemir, Cheraskov, Kapnist…). D’altra parte, le difficoltà, prima della pandemia, poi dei rapporti internazionali, tornano a porre ostacoli al tipo di ricerca in ampia parte d’archivio che abbiamo descritto fino a questo momento. Che fare allora? A nostro avviso, nei limiti del possibile non resta altro che continuare a ricostruire la storia dei rapporti trasversali, tra le aree geografiche, le epoche, le tendenze culturali, a sciogliere quelli che Ejchenbaum con Tolstoj chiamava i «nodi», o gli snodi, del processo storico-artistico e mantenere, rafforzare, allargare quei legami interpersonali e scientifici che possono forse, anche se in minima parte, arginare la montante marea di follia distruttiva e mutua incomprensione.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bragone, Maria Cristina. 1995. “Note per una storia dei rapporti tra slavo-ecclesiastico, greco e latino nei secoli XVI-XVII.” </hi><hi rend="italic">AION. 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S.-Peterburg: Izdatel’stvo Rossijskoj Nacional’noj Biblioteki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Larocca, Giuseppina. 2018. “New perspectives on Jacob von Stählin: Towards an intellectual biography</hi><hi rend="italic">.</hi><hi rend="CharOverride-1" >”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">Slavonica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 23, 1: 42-52.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Martinelli, Milli. 1997. </hi><hi rend="italic">Il Settecento russo. Storia e testi della letteratura russa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Unicopli. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Moracci, Giovanna. 1996. “Gallomania, società e morale nella commedia russa fra il XVIII e XIX secolo.” </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> 43: 381-416.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Moracci, Giovanna. 1998. “La Confessione di Denis Fonvizin tra fede e principio narrativo.” In </hi><hi rend="italic">La scrittura autobiografica fino all’epoca di Rousseau</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Piero Toffano, 177-97. 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Tra Italia e Russia, nel Settecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Maria Luisa Dodero e Maria Cristina Bragone, 167-77. Bergamo: Valdina.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nicolai, Giorgio Maria. 2013. </hi><hi rend="italic">La Russia di Caterina II allo specchio della satira. Dalle pagine delle riviste di Novikov</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Bulzoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nicolosi, Riccardo [Nikolozi, Rikkardo]. 2009. </hi><hi rend="italic">Peterburgskij panegirik XVIII v</hi><hi rend="CharOverride-1">. Moskva: Jazyki slavjanskoj kul’tury.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pasquinelli, Anastasia, a cura di. 1995. Natal’ja B. Dolgorukova, </hi><hi rend="italic">Memorie.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Brescia: Edizioni l’Obliquo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pavan, Stefania, note e cura di. 2014. Nikolaj Karamzin, </hi><hi rend="italic">Lettere di un viaggiatore russo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Traduzione di Maria Olsuf’eva. [S.l.]: Rosslyn-Dom. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pavan, Stefania, note e cura di. 2018. Nikolaj Karamzin, </hi><hi rend="italic">Lettere di un viaggiatore russo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Traduzione di Marija Olsuf’eva. Roma: Voland, e-klassika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Persi, Ugo. 1997. “Peterburg teatral’nyj i Peterburg zreliščnyj v </hi><hi rend="italic">Povesti</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ivana Michajloviča Dolgorukova.” </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> 16, 1: 213-50.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pesenti Maria Chiara. 1996. </hi><hi rend="italic">Arlecchino e Gaer nel teatro dilettantesco russo del Settecento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Guerini.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pesenti Maria Chiara. 2002. </hi><hi rend="italic">Narrare per immagini. La stampa popolare nella cultura russa del Settecento. </hi><hi rend="CharOverride-1">Bergamo: Sestante (Bergamo University Press).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pesenti Maria Chiara [Pezenti, Marija K’jara]. 2008. </hi><hi rend="italic">Komedija del’ arte i žanr intermedii v russkom ljubitel’skom teatre XVIII veka</hi><hi rend="CharOverride-1">. S.-Peterburg: Bal’tijskie sezony.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rossi, Federica, a cura di. 2013. </hi><hi rend="italic">Il taccuino italiano di Nikolaj L’vov</hi><hi rend="CharOverride-1">. Pisa: Edizioni della Normale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rossi, Laura. 1995. “Sentimental’naja proza M.N. 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Sbornik statej v čest’ Sergeja Ivanoviča Nikolaeva</hi><hi rend="CharOverride-1" >, red. Nadežda Ju. Alekseeva, Natal’ja D. Kočetkova, 123-41. S.-Peterburg: Al’jans-Archeo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Satta Boschian, Laura 1994. </hi><hi rend="italic">L’illuminismo e la steppa. Settecento russo</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2 ed. con antologia poetica. Roma: Studium.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Schirò, Claudio Maria, a cura di. 1998. Gavrila Romanovič Deržavin, </hi><hi rend="italic">Poesie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Palermo: Edizioni Guida.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Schruba, Manfred. 2013. “Ėrotika v Peresmešnike M. D. Čulkova.” </hi><hi rend="CharOverride-1" >In </hi><hi rend="italic">History and Literature in Eighteenth-Century Russia</hi><hi rend="CharOverride-1" >,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >edited by Bogatyrev, Sergei, Dixon, Simon and Janet M. Hartley, 61-69. London: Study Group on Eighteenth-Century Russia. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Schruba, Manfred [</hi><hi rend="CharOverride-1">Šruba</hi><hi rend="CharOverride-1" >, Manfred]. 2014. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Ščegol’stvo</hi><hi rend="CharOverride-1" > i libertinaž v russkich narodnych kartinkach.” </hi><hi rend="italic">Russian Literature</hi><hi rend="CharOverride-1" > 76, 1-2: 151-65.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Schruba, Manfred [</hi><hi rend="CharOverride-1">Šruba</hi><hi rend="CharOverride-1" >, Manfred]. 2015. “Russkie narodnye kartinki: zapadnoevropejskie obrazcy i paralleli.” In </hi><hi rend="italic">‘A Century Mad and Wise’: Russia in the Age of the Enlightenment: Papers from the IX International Conference of the Study Group on Eighteenth-Century Russia</hi><hi rend="CharOverride-1" >, edited by Emmanuel Waegemans et al., 421-34. </hi><hi rend="CharOverride-1">Groningen: Netherlands Russia Centre.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Schruba, Manfred, e Michela Venditti. 2014. “‘Ars poetica’ М.М. Cheraskova.” </hi><hi rend="italic">Russian Literature</hi><hi rend="CharOverride-1"> 75, 1-4: 535-61.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Signorini, Simonetta. 1991. “Problemy semantiki i stilistiki v svjazi s opytom sinonimičeskogo slovarja Fonvizina.” In</hi><hi rend="italic"> Romanskoe jazykoznanie. Semantika i perevod</hi><hi rend="CharOverride-1">, 59-66. Moskva: Nauka.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sulpasso, Bianca. 2004. “Il ‘Ciclo di Olsuf’ev’: introduzione ai problemi di catalogazione e lettura dei testi.” </hi><hi rend="italic">eSamizdat,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2, 3: 41-46.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sulpasso, Bianca. 2019. </hi><hi rend="italic">Scismatici e crapuloni: le avventure di un vecchio credente nella letteratura licenziosa russa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Salerno: Collana di “Europa Orientalis”.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tosi, Alessandra. </hi><hi rend="CharOverride-1" >2006. </hi><hi rend="italic">Waiting for Pushkin. Russian Fiction in the Reign of Alexander I (1801-1825)</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">Amsterdam, New York: Rodopi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Venditti, Michela. 2010. </hi><hi rend="italic">Il poeta e l’ineffabile. Gavrila Romanovič Deržavin. Le odi spirituali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Napoli: D’Auria.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Venditti, Michela. 2021. “Žanr nadpisi v tvorčestve G. R. Deržavina (stichi na smert’ sobaki).” </hi><hi rend="italic">Russkaja literatura</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2: 31-39. </hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-018-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Visto il numero dei titoli, i limiti posti a questa pubblicazione e l’esistenza online della Bibliografia della Slavistica Italiana, indicheremo l’anno di pubblicazione di tutti i testi citati per i diversi autori, ma non sempre ad esso corrisponderà una voce della nostra bibliografia finale, che si sforza invece di colmare anche qualche lacuna di quella.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-017-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Italiano, inglese e russo, più raramente tedesco e francese, si alternano negli elenchi dei titoli dei saggi di tutti noi. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-016-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’episodio è oggetto di un articolo scientifico di Andrej Šiškin (con Boris Uspenskij, 2008).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-015-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il servizio web gratuito Gallica della Bibliothèque Nationale Française e Google books furono aperti rispettivamente nell’ottobre 1997 e nel 2004, e solo al 2018 risale la russa NĖB. Ciò ha reso a lungo preziosa la pubblicazione del facsimile di testi mai più stampati come </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">p.es</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">. l’</hi><hi rend="italic">Opyt o russkom stichosloženii</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1827), all’interno della monografia su Vostokov di Gabriella Imposti (2000).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-014-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La </hi><hi rend="italic">Storia della civiltà letteraria russa</hi><hi rend="CharOverride-1"> UTET uscita nel 1997 ma concepita all’inizio del decennio, fa cominciare “La nuova letteratura” con l’età di Pietro il Grande, mentre le opere manualistiche successive di Garzonio e Carpi partono dagli anni 1730.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-013-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	A Satta Boschian si deve anche un saggio di tema culturologico sulla corte di Caterina II, pubblicato sul primo dei volumi dedicati al </hi><hi rend="italic">byt</hi><hi rend="CharOverride-1"> da “Europa Orientalis” (1997).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-012-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ancora al </hi><hi rend="italic">Viaggio da Pietroburgo a Mosca</hi><hi rend="CharOverride-1"> e a uno scritto di carattere economico di Radiščev sono dedicati rispettivamente i saggi di Di Leo (2015) e Bertolissi (1996).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-011-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	A suo modo sintomatica anche l’operazione dello scrittore Alberto Schiavone, che nel 2009 pubblica una selezione dai libri di favole di Krylov (2009) nella traduzione (non dichiarata) di Vera Zdrojewska (1957), come dimostra Angelica Fascella, “I. A. Krylov’s Fame as a Children’s Writer in Twentieth-Century Italy”, </hi><hi rend="italic">Detskie čtenija</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2022, 1, 21: 72.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-010-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Giacomo Quarenghi e il suo tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1994; cfr. anche </hi><hi rend="italic">Les liaisons fructueuses. Culture a confronto nell’epoca di Giacomo Quarenghi</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2009, e il sito </hi><hi rend="italic">Osservatorio Quarenghi</hi><hi rend="CharOverride-1">); </hi><hi rend="italic">A Window on Russia. Papers From the V International Conference of the Study Group on Eighteenth-Century Russia</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Maria Di Salvo e Lindsey Hughes (1996); </hi><hi rend="italic">Byt starogo Peterburga</hi><hi rend="CharOverride-1">, I, a cura di Antonella d’Amelia, Al’bin Konečnyj e Gian Piero Piretto (Europa Orientalis, 16, 1997); </hi><hi rend="italic">Settecento russo e italiano</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Maria Luisa Dodero e Maria Cristina Bragone (2002); </hi><hi rend="italic">Pietroburgo capitale della cultura russa, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di Antonella d’Amelia (2004), </hi><hi rend="italic">Il mondo delle usad’by. Cultura e natura nelle dimore nobiliari russe XVIII-XIX sec</hi><hi rend="CharOverride-1">., a cura di Maria Luisa Dodero (2007), </hi><hi rend="italic">Bergamo nella cultura russa e dei paesi slavi. Per Rosanna Casari</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Ugo Persi (2016; cfr. anche il sito </hi><hi rend="italic">Cartoteca russo-bergamasca</hi><hi rend="CharOverride-1">), </hi><hi rend="italic">Reading Russia.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">A History of Reading in Modern Russia</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. 1, a cura di Damiano Rebecchini e Raffaella Vassena (2020).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-009-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In ambito accademico, come omaggio alla memoria di Marzio Marzaduri, Ferrazzi traduce la commedia di Sumarokov, </hi><hi rend="italic">La dote ottenuta con l’inganno </hi><hi rend="CharOverride-1">(2002); per festeggiare Sergio Pescatori, invece, la sua celebre </hi><hi rend="italic">I mostri</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2013). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-008-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Esplorando gli archivi napoletani a Quarenghi è giunta anche la novecentista Michaela Böhmig (2008, 2013). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-007-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Allo stesso progetto lanciato da Riccardo Picchio risalgono anche alcune pubblicazioni di Marina Di Filippo (1995, 2005), che ne fa la storia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-006-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il ‘personaggio’ Catterino Cavos verrà studiato anche da Alessandro Romano (2015).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-005-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fin dal dottorato di ricerca la studiosa romana ha studiato e pubblicato nel mondo anglosassone, e in seguito ha fondato e dirige la principale casa editrice accademica Open Access britannica. Per questo trattiamo in forma relativamente sintetica il suo contributo agli studi settecenteschi italiani, del resto presente nella bibliografia della slavistica italiana.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-004-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’ultimo saggio citato è stato scritto in collaborazione con Manfred Schruba. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-003-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Oggetto di un saggio del 2000 è una gustosa stilizzazione scritta in ambiente accademico sovietico nel 1947 e catalogata come autentico testo seicentesco.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-002-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fin dal dottorato di ricerca lo studioso romano ha costruito la sua brillante carriera accademica nelle università tedesche. Poiché da tempo ha cambiato oggetto di interesse, trattiamo il suo contributo agli studi settecenteschi italiani in modo relativamente sintetico.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-001-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ricordiamo anche la traduzione a cura di Giovanna Siedina nella </hi><hi rend="italic">Festschrift </hi><hi rend="CharOverride-1">dedicata a Sergio Pescatori della </hi><hi rend="italic">II satira</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Kantemir, che viene ad affiancarsi alla I tradotta da Laura Satta Boschian e ripubblicata da Garzonio e Carpi. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_10_129-155.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	A parte i nominati studi sul </hi><hi rend="italic">lubok </hi><hi rend="CharOverride-1">si possono ricordare quelli sull’iconografia medievale di san Pietro (Bragone 2001) e sulla “posa del poeta” (L. Rossi 2005a, 2007a, 2007b). </hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Laura Rossi, University of Milan, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">laura.rossi@unimi.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0003-0988-9849</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Laura Rossi, <hi rend="italic">La letteratura russa del Settecento,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7.08</ref>, in Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio (edited by), <hi rend="italic">Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume II</hi>, pp. -28, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0492-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7</ref></p></div></div>
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