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        <title type="main" level="a">La letteratura russa del Novecento</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-9316-9758" type="ORCID">
            <forename>Stefano</forename>
            <surname>Garzonio</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Pisa, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0492-7</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.10</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The article offers an overview of the scholarly publications by Italian Slavists that appeared during the period 1991-2021 on to the subject of Russian 20th-century literature</p>
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            <item>Italian Slavic studies between 1991 and 2021; Russian 20th-century literature</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.10<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.10" /></p>
      <div><head>La letteratura russa del Novecento </head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Stefano Garzonio</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono passati più di trent’anni dal crollo dell’Unione Sovietica e fin d’allora la slavistica italiana ha cominciato ad interrogarsi sui criteri di interpretazione del Novecento letterario russo, sia per quanto riguarda i suoi limiti temporali, sia per i principi della sua caratterizzazione geografica. Già prima, negli anni che seguirono la Rivoluzione d’Ottobre, e poi in maniera esplicita in occasione di un celebre simposio tenutosi a Ginevra nel 1978</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-010">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, si era posta la questione se definire la letteratura russa una о bina, avendo in mente la suddivisione tra ‘letteratura russa sovietica’ e ‘letteratura dell’emigrazione’. D’altra parte, anche la periodizzazione relativa ai primi decenni del secolo era stata messa sotto una attenta lente di ingrandimento, specie per la questione relativa all’effettivo ruolo svolto dal modernismo e dalle avanguardie prima e dopo la Rivoluzione d’ottobre. Oltre a ciò, già negli anni Settanta-Ottanta, anche per l’indebolirsi degli effetti benefici del disgelo, si era cominciato ad individuare la presenza di una letteratura ‘altra’, ‘non ufficiale’, che corrispondeva ad una sorta di letteratura dell’emigrazione interna. Tutte queste questioni, che già erano state affrontate dagli slavisti italiani prima del fatidico 1991 (uno per tutti Vittorio Strada che proprio negli anni Ottanta era stato l’ispiratore di una nuova storia della letteratura russa di respiro internazionale: Ètkind et al. 1989-1991), divennero centrali nella trattazione della russistica italiana già negli anni Novanta e continuano ad essere al centro della nostra attenzione fino ad oggi (si veda, ad esempio, Colucci e Picchio 1997 o ancora Carpi 2016). A questo si aggiunga un’ulteriore questione, quella del realismo socialista, che grazie ad alcuni celebrati studi russi ed europei ha orientato l’attenzione di studiosi italiani di diverse generazioni verso la letteratura ufficiale di regime, ponendo così le basi per un dibattito ancor oggi non concluso sul concetto stesso di ‘letteratura russo-sovietica’. Voglio qui peraltro ricordare come uno dei pionieri nello studio di questo tema sia stato in Italia Luigi Magarotto (</hi><hi rend="italic">La letteratura irreale. Saggio sulle origini del realismo socialista</hi><hi rend="CharOverride-1">, Venezia 1980). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In sintesi potremmo enumerare i seguenti problemi relativi allo studio della letteratura russa del Novecento enucleati e affrontati dagli slavisti italiani: 1) il ‘secolo d’argento’ con tutte le questioni non solo di carattere terminologico che questo concetto sottintende; 2) il problema delle avanguardie: in prospettiva poetica nel loro rapporto con il modernismo, in prospettiva storica nel loro radicarsi nella cultura letteraria e artistica sovietica; 3) la letteratura del </hi><hi rend="italic">Russkoe zarubež’e</hi><hi rend="CharOverride-1"> in tutta la complessità del suo rapporto con le diverse fasi della letteratura della madre patria (modernismo, avanguardia, realismo socialista, </hi><hi rend="italic">samizdat </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic">tamizdat</hi><hi rend="CharOverride-1">, post-modernismo); 4) la letteratura russa sovietica nel suo evolversi complesso e disomogeneo, tra anni Venti, ‘civiltà letteraria staliniana’ come ha provato a chiamarla Guido Carpi (2016), disgelo, letteratura dell’epoca della stagnazione, letteratura del </hi><hi rend="italic">samizdat</hi><hi rend="CharOverride-1">, ecc., con in più un campo d’indagine non sempre preso in considerazione, quello della letteratura in lingua russa di autori sovietici di altre nazionalità (tra l’altro qui, accanto a nomi come Iskander, Gamzatov o Ajtmatov, si pone anche la questione dei letterati ucraini е bielorussi bilingui, come, ad esempio, Vasilij Bykov); 5) la letteratura post-sovietica, tema questo affrontato in altra sede da Marco Sabbatini. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si tenga anche conto del rilievo degli studi di carattere comparatistico italo-russo che sono una preziosa peculiarità della slavistica italiana e, sempre in questa chiave, il tema del viaggio in Italia, solo in parte riferibile all’ambito del </hi><hi rend="italic">Russkoe zarubež’e</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da ricordare inoltre il costante interesse per il ricco retaggio della teoria letteraria sovietica, oggetto di studio questo che aveva avuto già un ampio sviluppo negli anni Settanta e Ottanta e che è rimasto nel vivo del dibattito scientifico anche in seguito, come testimoniano studi anche recentissimi sui classici del formalismo, sulla scuola di Mosca-Tartu, ma anche su fenomeni prima meno frequentati come l’attività del GAChN, l’opera di Jarcho e di altri studiosi riscoperti in Russia attraverso un ampio accesso alle fonti archivistiche (si veda, a mo’ d’esempio, Carpi 2006; Venditti 2012 e 2015, Cadamagnani 2013, Discacciati 2015). Da rilevare anche una monografia dedicata a Boris Ejchenbaum (Sini 2018). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da notare, proprio riguardo al lavoro sulle fonti d’archivio, come molti studiosi italiani abbiano contribuito in vario modo all’individuazione e alla pubblicazione di materiali d’archivio relativi alla cultura letteraria russa del XX secolo, offrendo anche edizioni critiche di testi rimasti precedentemente inediti (penso, ad esempio, a Discacciati 2006, Maurizio 2008, Garzonio 2015).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La specificità della storia russa del Novecento e delle forti sue implicazioni nella storia della letteratura hanno inoltre spinto numerosi slavisti italiani ad affrontare tematiche letterarie in una prospettiva storico-sociale, come, ad esempio, ben risulta dallo studio della letteratura del GULag (si veda, ad esempio, Pieralli 2019 e ancora Gullotta 2014). A questo devo inoltre aggiungere che dato il crescente carattere sinestetico della cultura letteraria del XX secolo si sono sviluppate anche letture in chiave sincretica delle opere letterarie russe del Novecento con una costante attenzione alle altre arti e, in particolar modo, alle arti visive e al cinema</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-009">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A parte va anche ricordata l’ampia attività di traduzione, con le ovvie questioni di storia e teoria della traduzione, che ha costantemente impegnato molti degli slavisti italiani, nei cui lavori le tematiche propriamente traduttologiche sono accompagnate da annotazioni anche di natura squisitamente storico-letteraria (si veda Niero 2019 o Salmon 2020).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ritengo infine importante sottolineare quanto segue: rispetto al periodo precedente, il trentennio qui preso in esame è stato caratterizzato da una intensa collaborazione degli studiosi italiani con quelli russi e con le riviste e le edizioni scientifiche di quel paese, cosa che evidentemente era assai più difficile se non impossibile in epoca sovietica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se negli anni precedenti da parte di studiosi italiani le pubblicazioni e le edizioni di testi si realizzavano quasi esclusivamente al di fuori della Russia (voglio qui ricordare l’opera meritoria di Marzio Marzaduri), dopo il 1991 gli slavisti italiani hanno avuto la possibilità di pubblicare anche intere monografie, articoli e edizioni di testi in Russia, oltreché ovviamente presso le tradizionali editrici di slavistica occidentali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-008">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vediamo dunque più da vicino come sono state trattate le problematiche appena ricordate e quale è stato il contributo della slavistica italiana. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto concerne il Secolo d’argento, vorrei subito ricordare come la stessa definizione sia stata più volte affrontata dagli studiosi italiani (ricorderò qui Rizzi 1996, anche sulla base della nota trattazione proposta da Ronen 1997). In relazione ai singoli movimenti e agli autori riferibili a questa fase della storia letteraria russa, mi sembra importante sottolineare il costante interesse per la figura di Vjačeslav Ivanov, certo grazie all’attività del Centro Studi Ivanov diretto da Andrej Šiškin, ma, più in generale, per una tradizione di studi che implicando anche tematiche di natura filosofico-religiosa è ampiamente rappresentata nella bibliografia della slavistica italiana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-007">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Qui potrebbe essere utile ricordare anche come in Italia, specie intorno ad alcuni progetti editoriali, si sia sviluppato l’interesse per il </hi><hi rend="italic">Filosofsko-religioznoe vozroždenie</hi><hi rend="CharOverride-1">, del quale peraltro molto si era trattato anche negli anni Settanta-Ottanta dello scorso secolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tornando al Secolo d’argento, certo anche gli altri autori del simbolismo russo hanno offerto interessanti linee d’indagine (tra l’altro voglio ricordare la recente monografia di Danilo Cavaion su Aleksandr Blok, Cavaion 2019) e numerosi sono i contributi dedicati agli altri corifei del movimento. Grande spazio è stato dato all’opera di Andrej Belyj, anche a seguito della costante collaborazione di molti russisti italiani con la Casa Museo Andrej Belyj di Mosca e la sua direttrice, Monika Spivak. Tra gli altri ha ampiamente affrontato l’opera di Belyj accanto a quella di altri poeti simbolisti in numerosi contributi Giuseppina Giuliano (2020). Da sottolineare l’interesse anche per i minori: vorrei qui ricordare, ad esempio, Nikolaj Minskij, Georgij Čulkov, Aleksej Lozina-Lozinskij, e ancora Viktor Gofman (Böhmig 2007, Rampazzo 2013, Guagnelli 2010а, Guagnelli e Ar’ev 2010, Garzonio 2010). In ambito acmeista, a parte singoli studi dedicati ai minori, sono le figure di Achmatova e Mandel’štam a richiamare l’interesse di un’ampia schiera di studiosi. A Mandel’štam ha dedicato lavori di grande rilievo Remo Faccani (si veda, ad esempio, Faccani 2009). La sua edizione delle poesie di Mandel’štam non può essere considerata una semplice curatela: essa costituisce il frutto di un’indagine a tutto tondo che si esplicita in un corposo e innovativo articolo d’introduzione ed in commentari che risultano essere brevi saggi sui singoli testi poetici tradotti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Mandel’štam e Achmatova, come peraltro per Pasternak, si poneva già il problema della trattazione nell’ambito della storia letteraria con scelte assai sofferte in riferimento al periodo sovietico della loro attività. Che il problema sia ancora all’ordine del giorno risulta evidente anche dalla comparsa di libri come quello recentissimo di Gleb Morev su Mandel’štam «scrittore sovietico»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-006">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Proprio gli studi mandel’štamiani, accompagnati peraltro da numerose edizioni delle opere (tra le recentissime ricordo le pubblicazioni di Calusio 2017, Napolitano 2017, Napolitano e Raskina 2021), costituiscono un contributo rilevante a livello internazionale allo studio del retaggio del poeta come rilevato anche dalla recente </hi><hi rend="italic">Enciclopedia mandel’štamiana</hi><hi rend="CharOverride-1"> edita in Russia (Nerler e Lekmanov 2017). In particolare, l’analisi del ciclo di versi moscoviti dei primi anni Trenta (Napolitano e Raskina 2021) rappresenta un approccio sicuramente originale che si affianca alle tante nuove letture offerte della poesia di Mandel’štam in ambito internazionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A Pasternak, anche in concomitanza con i cinquant’anni dalla pubblicazione del </hi><hi rend="italic">Doktor Živago</hi><hi rend="CharOverride-1"> (l’editore Feltrinelli organizzò nel 2007 una mostra-convegno nell’ambito della quale furono esposti anche i dattiloscritti originali del romanzo), ha dedicato vari studi Paolo Mancosu (2015, 2020), mentre Paola Ferretti ha proposto la traduzione di ben due raccolte del poeta (2018, 2020)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-005">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, oltre ad una silloge dei poemi di Marina Cvetaeva (2019).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda invece il tardo realismo del primo Novecento si può notare un rinnovato interesse per l’opera di Maksim Gor’kij (voglio ricordare il meritorio impegno della compianta Paola Cioni [2012]) in diverse prospettive, da quella dei ‘russi in Italia’ a quella del </hi><hi rend="italic">bogoiskatel’stvo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Si è inoltre rivolta attenzione al retaggio di importanti attori della scena politica del tempo (De Michelis 2018), fino, ovviamente, a quello del realismo socialista e del canone staliniano che tra i nostri slavisti ha suscitato interesse anche per l’ampia diffusione dei lavori di Evgenij Dobrenko e Hans Günther (il primo, tra l’altro, oggi nostro collega nell’università italiana), primo fra tutti Dobrenko e Gjunter 2000. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Meno vivace la ricerca su altri autori, quali Bunin e Kuprin, anche se, ovviamente, nell’ambito del </hi><hi rend="italic">Russkoe zarubež’e</hi><hi rend="CharOverride-1"> si rilevano interessanti annotazioni. Mi sembra invece in calo l’interesse per Leonid Andreev la cui opera nel periodo precedente era stata ampiamente analizzata da Rita Giuliani. Da registrare inoltre approfondite analisi dell’opera di Zamjatin (penso a Niero 2018) e vivaci tentativi di riprodurre la prosa di Remizov da parte di Mario Caramitti (2020)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-004">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, Remizov, la cui opera era stata ampiamente analizzata e pubblicata nel periodo precedente da Antonella d’Amelia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-003">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si giunge così alla complessa costellazione dell’avanguardia russa, oggetto di appassionati studi e forte impeto divulgativo proprio negli anni precedenti il trentennio che oggi prendiamo in esame. Certamente l’onda inarrestabile di studi sulle avanguardie letterarie e artistiche russe, specie sul futurismo, ha ampiamente inondato anche il periodo in oggetto di studio, senza peraltro sommergerlo. Sono da notare interessanti approfondimenti sull’opera di Chlebnikov (Solivetti 2004, Imposti 2018), Kamenskij (Imposti 1997), Majakovskij (Faccani 2012, curatela che di nuovo ha tutti i tratti di una ricerca originale e a tutto campo), nonché su personalità secondarie (ad esempio I. Aksënov da parte di Farsetti 2015) e, naturalmente, sui rapporti del futurismo russo con quello italiano (ancora Imposti 1997). Di particolare rilievo, sempre in questa prospettiva, la riscoperta della poesia degli </hi><hi rend="italic">Oberiuty</hi><hi rend="CharOverride-1">. Certo Vaginov, Zabolockij e lo stesso Charms erano stati oggetto di studio in Italia già negli anni Ottanta (penso ai contributi di Rosanna Giaquinta, la cui traduzione di </hi><hi rend="italic">Casi</hi><hi rend="CharOverride-1"> uscì nel 1990</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-002">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, per poi essere riproposta più volte negli anni successivi), tuttavia bisogna riconoscere che proprio grazie alle nuove generazioni di russisti si è registrato anche in Italia, evidentemente grazie alla gran massa di edizioni in Russia e in Occidente di quel retaggio letterario, un crescente interesse per l’opera dell’ultimo movimento di avanguardia in URSS (vedi Giaquinta 2005). Minore mi è sembrato invece l’interesse per l’immaginismo e per la figura di Esenin, che rimane sempre uno dei grandi dilemmi della storia letteraria russa del XX secolo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si giunge così all’annosa questione della identificazione e determinazione della letteratura russo-sovietica. Accanto a un costante interesse per la letteratura degli anni Venti che d’altra parte era già significativo prima del trentennio in questione (si possono ricordare a questo proposito interessanti approfondimenti dell’opera di Babel’, Zoščenko [Pescatori 2020], Šklovskij, Oleša [Mingati 2003] e altri, oltre a numerose traduzioni anche di autori meno frequentati, come, ad esempio, Vsevolod Ivanov</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-001">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">), risulta centrale l’interesse per le problematiche inerenti al canone letterario e alla cultura dell’epoca staliniana. Vale la pena ricordare rilevanti indagini su forme e autori di questo periodo, come, ad esempio, il romanzo di produzione (Zalambani 2003 Colombo 2008). Sono invece rimasti fuori da questo interesse, ad esempio, l’opera di Šolochov, a parte un vivace recente saggio di Mario Caramitti (2015) sull’autenticità del </hi><hi rend="italic">Placido Don</hi><hi rend="CharOverride-1">, la poesia proletaria e, in particolar modo, la questione della letteratura sovietica come letteratura transnazionale. Bisogna tuttavia aggiungere che si è registrata la definitiva riscoperta dell’opera di Andrej Platonov con originali letture del suo metodo artistico e del suo sostrato ideologico (ad esempio, Discacciati 2006). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se pensiamo al periodo staliniano della letteratura russa per ovvio contrasto viene subito alla mente la vasta produzione legata al tema del GULag e qui, direi, la slavistica italiana ha offerto negli ultimi anni un contributo assai significativo, sia nell’ambito dello studio storico-culturale del fenomeno, sia nell’approfondimento del suo retaggio letterario, come già segnalato sopra. Certo si pone la questione dell’analisi propriamente letteraria di questi testi e la loro valutazione artistica accanto a quella propriamente storico-culturale. A sé sta la grande fortuna ottenuta in Italia da Vasilij Grossman e la sua opera. Qui ad essere sinceri il merito non va tanto agli slavisti italiani, quanto ad un’associazione di studi che ha fatto moltissimo per far conoscere Grossman al lettore italiano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-000">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ciononostante, si registrano interessanti contributi anche di slavisti italiani sul tema e suoi originali approfondimenti. Vale la pena ricordare anche gli studi di M. Boschiero sull’opera di Sigizmund Kržižanovskij (oltre alle traduzioni, lo studio monografico Boschiero 2017). Meno frequentata la letteratura dedicata alla Grande Guerra Patriottica, anche se è da registrare un buon interesse per Viktor Nekrasov (Sabbatini 2018). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di grande rilievo risulta invece il lavoro svolto dagli slavisti italiani sul </hi><hi rend="italic">Russkoe zarubež’e</hi><hi rend="CharOverride-1"> e, in particolare, sui ‘russi in Italia’ (Sulpasso 2008, Garzonio e Sulpasso 2011, Garetto 2019), oggetto di studio di una fortunata ricerca PRIN sfociata poi in un fondamentale </hi><hi rend="italic">Dizionario dell’emigrazione russa in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (d’Amelia, Rizzi 2019). Si registrano anche lavori dedicati all’emigrazione russa in altri paesi (si veda, ad esempio, Caratozzolo 2013). Certo questa linea di indagine non si è concentrata soltanto sulla storia letteraria, ma ha avuto un raggio di azione più ampio che ha coinvolto altre discipline, in primo luogo quella storica. I limiti temporali applicati hanno certo lasciato fuori dalla trattazione i flussi migratori più recenti, ma possiamo tranquillamente dire che malgrado l’ampia diffusione degli studi sull’emigrazione russa nei diversi paesi europei e d’oltreoceano, la trattazione dei russi in Italia costituisce un unico per la profondità e la ricchezza di dettagli (forse un approccio altrettanto capillare è riscontrabile in questi stessi anni solo per la Serbia). Allo studio dell’emigrazione russa in Italia hanno partecipato, tra gli altri, A. d’Amelia, E. Garetto, S. Garzonio, D. Rizzi, M. Sabbatini, A. Šiškin, B. Sulpasso, R. Vassena. Di sicuro impatto in questo ambito la collana “Archivio italo-russo”, curata da Andrej Šiškin e Daniela Rizzi, che ha approfondito le questioni relative all’emigrazione russa in Italia, ai contatti tra intellettuali russi e italiani e alla diffusione della letteratura russa in Italia nel corso del XX secolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’ampio interesse per l’epoca staliniana, da un lato, e per l’emigrazione russa, dall’altro, non fa riscontro invece, a mio parere, un approfondimento altrettanto dettagliato del periodo post-bellico. Certo molti sono i contributi sugli autori del disgelo, sulla poesia musicale, sulla produzione letteraria del </hi><hi rend="italic">samizdat</hi><hi rend="CharOverride-1">, per non parlare di Pasternak e del </hi><hi rend="italic">Dottor Živago</hi><hi rend="CharOverride-1"> (si pensi, come già accennato ai lavori di ricerca storico-archivistica di Paolo Mancosu), ma manca una visione più articolata su tutto il periodo post-staliniano. Mi riferisco alla letteratura ufficiale (di quella di tematica bellica abbiamo già detto), ma anche all’opera degli scrittori </hi><hi rend="italic">derevenščiki</hi><hi rend="CharOverride-1">, alla poesia degli anni Cinquanta-Sessanta, alla letteratura in lingua russa degli altri popoli dell’URSS. Si tratta spesso di fenomeni per così dire minori, se non marginali, ma comunque significativi per una comprensione più ampia anche del presente e delle problematiche relative alla ‘nostalgia’ per il passato sovietico che anima molti aspetti delle società post-sovietiche fino ad oggi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, si può rilevare come la slavistica italiana abbia affrontato la cultura letteraria russa del Novecento con un approccio assai articolato, ricco di prospettive, attento a quanto offriva il panorama scientifico internazionale, ma sempre alla ricerca di un proprio punto di vista nuovo ed originale. Il contributo delle nuove generazioni di studiosi costituisce una sicura e preziosa garanzia per il futuro della disciplina e per una sempre più approfondita disamina di questo complesso e ricchissimo campo di studi.</hi></p><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baglioni, Elisa, cura e traduzione di. 2019. B. Pasternak, </hi><hi rend="italic">Sui treni del mattino</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Passigli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Böhmig, Michaela, cura, traduzione e postfazione di. 2003. A. Kručënych, </hi><hi rend="italic">La vittoria sul sole.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Doria di Cassano Jonio: La Mongolfiera Editrice Alternativa.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Böhmig, Michaela. 2007. “‘Ital’janskie’ stichotvorenija Nikolaja Minskogo: ot političeskoj allegorii k filosofii ‘meonizma’.” In </hi><hi rend="italic">Evraziatskij mežkul’turnyj dialog: “svoe” i “čuzoe” v nacional’nom samosoznanii kul’tury</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Ol’ga Lebedeva, 93-103. Tomsk: Izd-vo Tomskogo Un-ta.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Boschiero, Manuel. 2017. </hi><hi rend="italic">Fuori dal tempo. L’opera di Sigizmund Kržižanovskij nella letteratura russa del Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Città di Castello: I libri di Emil.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cadamagnani, Cinzia. 2013. “Polemika meždu Jarcho i Špetom o granicach naučnogo literaturovedenija v stenach GAChNa.”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">In</hi><hi rend="italic"> Russkaja Filologija 24: sbornik naučnych rabot molodych filologov</hi><hi rend="CharOverride-1">, 193-99. Tartu: Tartu University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Calusio, Maurizia, cura e traduzione di. 2017. O. Mandel’štam, </hi><hi rend="italic">Quaderni di Voronež</hi><hi rend="CharOverride-1">. Macerata: Giometti &amp; Antonello. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caramitti, Mario. 2015. “Il placido Don: espellere Šolochov dalla storia letteraria?” In </hi><hi rend="italic">La verità del falso: studi in onore di Cesare G. De Michelis</hi><hi rend="CharOverride-1">, 27-37. Roma: Viella.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caramitti, Mario. 2020. “</hi><hi rend="italic">Fuoco”</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">La grande prosa russa del primo Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Atmosphere libri.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caratozzolo, Marco. 2013. </hi><hi rend="italic">Don Aminado: una voce russa a Parigi tra le due guerre</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: Stilo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carpi, Guido. 2006. “Per una scienza esatta della letteratura. 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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-010-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Odna ili dve russkich literatury?</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="italic">Meždunarodnyj Simpozium (Ženeva 13-14-15 aprelja 1978)</hi><hi rend="CharOverride-1" >, pod redakciej G. Nivat. </hi><hi rend="CharOverride-1">Lausanne: L’Age d’Homme, 1981.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-009-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per le arti visive si vedano, a mo’ d’esempio, Böhmig 2003 e d’Amelia 2009. Per il cinema si vedano i lavori di Claudia Olivieri e, in particolare, Olivieri 2015.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-008-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Questi contributi sono ovviamente rintracciabili nella bibliografia generale della Slavistica italiana. Riterrei utile la compilazione di una specifica bibliografia di questi contributi che testimoniano la ricca crescita della slavistica italiana. Qui ricorderò Zalambani 2003 e 2006, Solivetti 2005, Garzonio 2006, Persi 2008, Pieralli 2012.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-007-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda la ricchissima messe di studi dedicati a Vjač. Ivanov nelle bibliografie della Slavistica italiana curata da G. Mazzitelli; qui vorrei ricordare il numero monografico di “Europa Orientalis” 35 (2016).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-006-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	G Morev, </hi><hi rend="italic">Osip Mandel’štam: Fragmenty literaturnoj biografii (1920-1930-e gody)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Moskva: Novoe izdatel’stvo, 2022.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-005-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Una terza raccolta di Pasternak per Passigli Editore è stata curata da E. Baglioni (2019). Da ricordare anche Niero 2020.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-004-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	M. Caramitti aveva già presentato una traduzione de </hi><hi rend="italic">Gli indemoniati</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel 1996. Ha poi offerto una preziosa antologia della prosa del primo Novecento russo (2020), nella quale vivaci versioni italiane di testi remizoviani. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-003-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ma anche in tempi più recenti: d’Amelia 2003.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-002-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	D. Charms, </hi><hi rend="italic">Casi</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione e cura di R. Giaquinta. Milano: Adelphi 1990.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-001-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per la prosa russa si tenga conto del contributo di Mario Caramitti (2020); per Vsevolod Ivanov si veda l’edizione di V. Šklovskij, V. Ivanov, </hi><hi rend="italic">Iprite</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano: Meridiano Zero 2013.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_13_171-180.html#footnote-000-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Mi riferisco al Centro Studi “Vasilij Grossman”, fondato nel 2006. </hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Stefano Garzonio, University of Pisa, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">garzonio@ling.unipi.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-9316-9758</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Stefano Garzonio, <hi rend="italic">La letteratura russa del Novecento ,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7.10</ref>, in Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio (edited by), <hi rend="italic">Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume II</hi>, pp. -11, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0492-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7</ref></p></div></div>
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