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        <title type="main" level="a">La letteratura russa contemporanea</title>
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            <forename>Marco</forename>
            <surname>Sabbatini</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0492-7</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.11</idno>
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        <p>The article offers an overview of the scholarly publications by Italian Slavists that appeared during the period 1991-2021 on to the subject of Russian contemporary literature</p>
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            <item>Italian Slavic studies between 1991 and 2021; Russian contemporary literature</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.11<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.11" /></p>
      <div><head>La letteratura russa contemporanea</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Marco Sabbatini</hi></p><div><head><hi>1. In luogo di premessa</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il presente contributo si concentra sugli studi italiani dedicati alla letteratura russa prodotta tra la fine del Novecento e i giorni nostri, in una evoluzione per certi aspetti paradossale, in quanto la perdita di una prospettiva letteraturocentrica vede un crescente proliferare di opere e autori, mentre diminuiscono le tirature e il numero di lettori assidui. Questa dinamica trova riscontro anche sul fronte della ricezione italiana della nuova letteratura e solo in parte trova giustificazione nell’impulso grafomane caratteristico dell’epoca postmoderna. Risulta pertanto ingannevole dedurre che a un periodo relativamente circoscritto, in cui è contenuta la letteratura contemporanea, possa corrispondere una produzione di opere letterarie altrettanto limitata. Come dimostra l’importante numero di traduzioni e di studi critici registrati sul fronte italiano, si tratta di un’epoca molto feconda. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La riflessione su cui si focalizza preliminarmente il presente contributo investe la questione storico-letteraria, richiamando l’attenzione sulla definizione cronologica della ‘contemporaneità’ nella letteratura russa. La questione non può sottrarsi dal definire gli argini estetico-ideologici concernenti i fenomeni contemporanei, in quanto chiamano in causa anche la storia culturale sovietica del secondo Novecento. Buona parte degli studi italiani sulla letteratura russa contemporanea sono stati dedicati ad autori che hanno iniziato la loro attività letteraria in epoca sovietica, per cui la cesura storica del 1991 è del tutto convenzionale e solo in parte utilizzabile in questa sede, in quanto definisce solo la letteratura russa post-sovietica e non la letteratura contemporanea nella sua totalità. In una prospettiva diacronica che contempli uno sviluppo organico delle concezioni estetiche più recenti, va considerato il ruolo svolto dalla cosiddetta letteratura ‘non ufficiale’ di epoca sovietica. Lo sviluppo della letteratura impone quindi una indagine a ritroso che individui le radici della contemporaneità nel discorso culturale post-staliniano e non post-sovietico. Buona parte delle attenzioni degli studiosi è stata non a caso dedicata al riconoscimento e alla canonizzazione di molta letteratura clandestina (cosiddetta del </hi><hi rend="italic">samizdat</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">underground</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">lagernaja</hi><hi rend="CharOverride-1">, ‘non ufficiale’), che è diventata pienamente accessibile ai lettori solo sul finire del XX secolo. Prima di poter affrontare la fase postmodernista e post-sovietica, affondando le radici nel sottosuolo tardo sovietico, la letteratura contemporanea deve fare i conti anche con le definizioni di neo-modernismo e tardo modernismo. La critica letteraria e le traduzioni italiane giocano un ruolo attivo nella canonizzazione di autori e fenomeni e nella loro definizione all’interno della storia letteraria più recente. Ciò premesso, nell’economia del presente articolo si offrirà maggiore spazio ai contributi di ampio respiro, quali manuali di storia della letteratura, raccolte antologiche, saggi critici monografici, non potrà invece trovare particolare spazio una trattazione sistematica delle singole opere tradotte, siano esse di prosa che di poesia, così come i contributi critici apparsi in rivista o in volume, sebbene siano dedicati in modo specifico al periodo storico-letterario di riferimento</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-021">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>2. Storicizzare la contemporaneità</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’anno palindromo 1991 rappresenta il limite storico che pone fine all’esperienza sovietica, ma per un contesto letterario russo alquanto magmatico e tutt’altro che lineare nel suo decorso cronologico risulta essere una data convenzionale tendenzialmente ingannevole. Come già è stato premesso, la letteratura russa deve tener conto della schiera di autori attivi nel secondo Novecento nelle diverse ipostasi dell’emigrazione, della letteratura non ufficiale o della sola parziale appartenenza alla linea sovietica. Il ‘rompete le righe’ generato dalla </hi><hi rend="italic">glasnost’</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul finire degli anni Ottanta è già uno slittamento a ritroso, se si vuole insistere su una datazione politica, ma la definizione di nuova letteratura non può essere riconducibile ad una storicizzazione sulla sola base del cambio di potere; è pur vero che dal punto di vista italiano, nell’editoria la fine dell’Urss ha determinato un calo d’interesse verso le nuove proposte letterarie degli anni Novanta, e va rilevato anche che gli studi mirati sul periodo hanno manifestato una oggettiva difficoltà nel definire i principi estetici e nell’individuare gli autori più rappresentativi del nuovo corso. Accanto al crescente affermarsi del postmodernismo, permangono tracce importanti dell’eredità sovietica, con una letteratura che si definisce modernista, realista, d’avanguardia o che si nutre ancora di velleità dissidenti, memore dell’esperienza tra </hi><hi rend="italic">samizdat</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">tamizdat</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 2007 usciva un doppio numero tematico (nn. 83/84) della rivista </hi><hi rend="italic">Novoe literaturnoe obozrenie</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal titolo: </hi><hi rend="italic">1990: opyt izučenija nedavnej istorii </hi><hi rend="CharOverride-1">che, alla luce dei cambiamenti in atto, soprattutto a seguito della simbolica caduta del muro di Berlino del 9 novembre 1989, anticipava al 1990 l’anno di svolta della storia culturale russa. Sul fronte delle storie letterarie, proprio nel biennio 1989-1991 usciva per Einaudi la </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura russa. Il Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, diretta da Efim Etkind, Georges Nivat, Il’ja Serman e Vittorio Strada, che per mole ed articolazione tematica rappresenta ancora oggi la più imponente storia letteraria edita in Italia. Il progetto prevedeva anche altri due volumi che restano ad oggi inediti in italiano, sebbene siano stati pubblicati in francese da Fayard nel corso degli anni Ottanta: il primo che tratta dalle origini al Settecento e il secondo dedicato all’Ottocento. L’unico tradotto in italiano è, appunto, </hi><hi rend="italic">Il Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, che registra la partecipazione di una importante schiera di autori internazionali. L’opera è divisa in tre corposi tomi: 3.1. </hi><hi rend="italic">Dal decadentismo all’avanguardia</hi><hi rend="CharOverride-1">, 3.2. </hi><hi rend="italic">La rivoluzione e gli anni Venti</hi><hi rend="CharOverride-1">, 3.3. </hi><hi rend="italic">Dal realismo socialista ai giorni nostri</hi><hi rend="CharOverride-1">. Quest’ultimo volume non va oltre gli anni Ottanta, ma nonostante l’omissione dell’ultimo decennio del XX secolo, opera risulta di nostro interesse, non solo per ribadire il concetto di ‘Secolo breve’ di Hobsbawm applicato qui alla letteratura russa, ma anche come riferimento utile alla comprensione di alcune dinamiche della tarda epoca sovietica, che porteranno alla metamorfosi della letteratura russa nel nuovo millennio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tali dinamiche saranno esplicitate nell’altra storia della letteratura collettanea dell’epoca, un progetto tutto italiano, a differenza del precedente, dal titolo</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="italic">Storia della civiltà letteraria russa</hi><hi rend="CharOverride-1">. L’opera,</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">edita da UTET nel 1997 e diretta Michele Colucci e da Riccardo Picchio, è divisa in due volumi, ed è accompagnata da un terzo volume di apparati biobibliografici. Seppur limitatamente, nella parte settima uno spazio è dedicato alla letteratura contemporanea, con il capitolo tredicesimo intitolato “Fine dell’utopia: la letteratura russa del periodo post-sovietico”. Autore del capitolo è Alexandre Urussov (Aleksandr Urusov), scrittore emigrato in Italia nel 1982, che negli anni Sessanta era affiliato alla formazione letteraria </hi><hi rend="italic">dell’underground</hi><hi rend="CharOverride-1"> moscovita SMOG. Urussov traccia un profilo storico-letterario in nove sottocapitoli, attraverso una chiave di lettura sociologica e non solo estetica.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Gli ultimi anni prima del crollo del regime comunista e della dissoluzione dell’URSS (fine del 1991) si contraddistinguono per una serie di cambiamenti radicali nella letteratura russa. Tali cambiamenti riguardano le tematiche, la visione del mondo degli scrittori, i presupposti teorici della creazione artistica, nonché quasi tutto quanto si collega alla organizzazione del processo letterario e ai rapporti tra società e letteratura (Urussov 1997, 487).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La prima parte del capitolo riconsidera le cause del crollo dell’Urss, la desacralizzazione del realismo socialista, la disgregazione dell’Unione degli scrittori sovietici, il ruolo delle riviste (</hi><hi rend="italic">tolstye žurnaly</hi><hi rend="CharOverride-1">), che alla fine degli anni Ottanta metteranno in atto uno straordinario recupero di opere della letteratura sovietica censurata. Il cambio di guardia e l’uscita dalla clandestinità hanno portato anche a una parziale dissoluzione della letteratura del dissenso, incapace, secondo Urussov, di interpretare il nuovo tempo. Nella sua lettura, un altro aspetto interessante riguarda la mercificazione di una letteratura di massa ormai ‘da bancarella’, in cui la revisione della storia e del presente sono da intendersi come parte di quel processo di frammentazione tipico di un’epoca postmoderna e distopica. Il tempo per acquisire una lettura storica è evidentemente ancora insufficiente per Urussov, che ribadisce l’irripetibilità e l’estrema peculiarità dello stravolgimento culturale in atto e vede nella prosa un genere poco decifrabile nella sua evoluzione</hi><hi rend="CharOverride-3">, </hi><hi rend="CharOverride-1">mentre la poesia, non essendo più un fenomeno di massa, continua a sopravvivere grazie ai suoi lettori ‘da camera’ e mette a fuoco meglio il naturale </hi><hi rend="italic">trait d’union</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra le poetiche non ufficiali di epoca sovietica e la nuova estetica contemporanea (Urussov 1997, 487-504). Pur accogliendo questa lettura, resta chiaro come autori dal trascorso sovietico del calibro di Solženicyn, Brodskij e Dovlatov non possano essere trattati solo come novecenteschi, ma concorrano a pieno alla definizione del fatto letterario contemporaneo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Queste argomentazioni caratterizzeranno i successivi lavori della slavistica italiana indirizzati allo studio del fatto letterario e alla descrizione della metamorfosi dei generi dopo il crollo dell’Urss. Rispetto alla due ultime storie letterarie italiane uscite a fine Novecento, a partire dai primi anni Duemila si registra un diverso approccio individuale, diremmo monografico, che caratterizza la stesura dei principali lavori dedicati alla contemporaneità letteraria russa. Tale tendenza palesa l’intento comune di tracciare trasversalmente una panoramica storica e una lettura critica, distinguendo i generi della prosa, della poesia e degli studi culturali. Tra i lavori che mantengono l’intento di storicizzare la contemporaneità, in ordine rigidamente cronologico, vanno menzionate le monografie di Mauro Martini (2002 e 2005), quella di Mario Caramitti (2010) e il capitolo quinto del secondo volume della </hi><hi rend="italic">Storia della Letteratura russa</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Guido Carpi (2016)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-020">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I lavori di Mauro Martini sono i primi ad osservare l’intero Novecento con lo sguardo di chi considera conclusa ormai la transizione degli anni Novanta; in </hi><hi rend="italic">Oltre il disgelo</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">La letteratura russa dopo l’Urss </hi><hi rend="CharOverride-1">(2002), l’autore si concentra inizialmente sulla novità assoluta di Viktor Pelevin e di Vladimir Sorokin, per poi retrocedere, indugiando su Iosif Brodskij, Venedikt Erofeev, Andrej Bitov, Sergej Dovlatov, Saša Sokolov e su altri fenomeni legati inevitabilmente all’eredità sovietica (il Gulag, il concetto di disgelo et al.); l’autore ha inoltre il merito di dar voce ai fenomeni periferici, in particolare alla letteratura del Caucaso e alla scuola uzbeka di Fergana (S. Abdullaev). Non ultimo, va ricordata l’attenzione verso la scrittura femminile, di cui Martini riconosce il nuovo ruolo centrale nella letteratura. Nel volume </hi><hi rend="italic">L’Utopia spodestata. Le trasformazioni culturali della Russia dopo il crollo dell’Urss</hi><hi rend="CharOverride-1">, come suggerisce il titolo, l’autore compie un secondo tentativo di riflettere sugli stereotipi letterari e sui luoghi comuni della Russia contemporanea, includendo nel rapporto con la parola scritta l’impatto di Internet e il discorso cinematografico (da Tarkovskij e Michalkov fino a Balabanov). Secondo Martini, altro aspetto da considerare è la decentralizzazione nella nuova poesia che, come dimostra il caso di Boris Ryžij da Ekaterinburg, non è più una esclusiva dei palcoscenici di Mosca e San Pietroburgo. Merita attenzione anche lo sviluppo di una dialettica violenta e provocatoria che la letteratura sviluppa nell’intreccio pericoloso con fenomeni come il nazionalbolscevismo, di cui lo scrittore Ėduard Limonov è uno degli esponenti più carismatici. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Russia d’inizio millennio, impegnata nei conflitti nel Caucaso, in particolare nella drammatica questione cecena, trova riflesso anche nella letteratura di guerra, che include posizione estreme, dal dissenso pacifista alla retorica esaltante un nuovo nazionalismo bellicoso. In questo secondo libro, Martini evade dal tentativo di una lettura storico-letteraria, tuttavia resta legato al concetto espresso in </hi><hi rend="italic">Oltre il disgelo</hi><hi rend="CharOverride-1">, secondo cui esiste una progressione storica, in virtù della quale la vita culturale russa è determinata dal succedersi di brevi periodi di ‘disgelo’ e lunghi periodi di ‘glaciazione’ o ‘stagnazione’ (Martini 2005b, 9). Alla luce di ciò, l’autore tenta di individuare il limite oltre la letteratura dell’ultimo ‘disgelo’. Agl’inizi del nuovo millennio, resta l’impressione di una transizione dall’Urss alla Russia consumatasi in modo compulsivo, non elaborata fino in fondo, che rischia di lasciare la nuova letteratura in uno stato di sospensione, tale da renderla inadatta a leggere una realtà in rapido divenire. Può assumere questa letteratura il ruolo di elemento di ‘resistenza’ al potere e al declino culturale?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel suo lavoro monografico, </hi><hi rend="italic">La letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza</hi><hi rend="CharOverride-1">, edito da Laterza nel 2010, Mario Caramitti tenta di rispondere al quesito e adotta un genere ibrido, saggistico, sebbene con una dichiarata progressione storico-letteraria, per proporre una definizione di letteratura che resiste. L’autore riparte dal 1968, anno della Primavera di Praga, che ha prodotto una cesura all’interno della cultura sovietica, soprattutto determinando una visione disillusa tra i giovani scrittori fino a quel momento speranzosi di coltivare il sogno di una società comunista dal volto umano. L’opera si divide i tre parti: la prima, dal titolo “la Russia sovietica: 1968-1984”, ripercorre i concetti di </hi><hi rend="italic">samizdat</hi><hi rend="CharOverride-1">, letteratura clandestina, e focalizza l’attenzione sui singoli autori e le loro relative opere (Iosif Brodskij, Venedikt Erofeev, Saša Sokolov, Andrej Sinjavskij), attualizzando il concetto di tardo modernismo, fino a considerare i concettualisti (Vladimir Sorokin, Genrich Sapgir) e gli umoristi (Sergej Dovlatov). Nella seconda parte, “La fine dell’Urss: 1985-1996”, approfondisce le conseguenze del crollo sovietico e si concentra sul contributo in prosa di Bitov, con </hi><hi rend="italic">La casa Puškin</hi><hi rend="CharOverride-1">, dando maggiore spazio al genere del microracconto e al postmodernismo nella sua maturazione post-sovietica. La parte terza, la più ridotta nel volume, ha un titolo più che emblematico: “Oltre la democrazia: 1997-2010”: l’autore si focalizza su ‘nuovi russi’, ‘oligarchi’, ‘sentimento dell’impero’, ‘dittatura light’ per far comprendere quanto il potere, pur avendo stabilito la farsa di alcuni rituali democratici, sia capace di plasmare una società conformata attraverso i mass media. L’apprensione per l’andamento sociopolitico, pur pervadendo la parte finale del saggio, lascia spazio anche a riflessioni più propriamente letterarie, con il focus su </hi><hi rend="italic">La presa di Izmail </hi><hi rend="CharOverride-1">di Michail Šiškin, su fenomeni come la grafomania e sulle opere nel web della cosiddetta </hi><hi rend="italic">setаtura</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Caramitti 2010).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ultima in ordine di tempo è la rivisitazione storico-letteraria offerta in modo più sintetico da Guido Carpi nel secondo volume della </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura russa. Dalla rivoluzione d’Ottobre ai giorni nostri, </hi><hi rend="CharOverride-1">opera edita da Carocci nel 2016. Nell’ultimo capitolo, Carpi propone una lettura del contemporaneo partendo dalle ceneri della </hi><hi rend="italic">perestrojka </hi><hi rend="CharOverride-1">e dell’anno cruciale 1990, per poi calarsi nella riflessione sul postmodernismo. Una considerazione interessante riguarda l’attrazione-repulsione verso il recente passato, un ‘nostalpresente’ di cui è impregnata molta letteratura di nuova generazione, con Pelevin in prima fila. L’autore sottolinea anche la differenza sostanziale tra la logica dei consumi, che irrompe sulla scena culturale, e la difficoltà nel ricostituire una società civile che aiuti a rimarginare le ferite di un tessuto sociale ed economico lacerati. Questa sospensione ed incertezza, che esprimono in realtà una profonda crisi identitaria, sia dell’individuo che della società intera, secondo l’autore determinano lo sviluppo di una letteratura incapace di costruire una idea unitaria di progresso (Carpi 2016, 328).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A partire dalla fine del 1999, quando ci s’immerge nella Russia putiniana, la letteratura esce progressivamente dall’anarchica manifestazione di sé dei selvaggi anni Novanta (</hi><hi rend="italic">lichie devjanostye</hi><hi rend="CharOverride-1">) e comincia a fare i conti con un nuovo ordine, che apparirà sempre più chiaro agli inizi degli anni Dieci. Vittorio Strada, a distanza di venti anni dal 1991, in un articolo introduttivo al cinema russo contemporaneo, coglieva i tratti di una nuova complessità socioculturale, che pur vedendo restaurate certe dinamiche del potere, lasciava ancora spazio alla libertà di espressione (Strada 2010, 18): </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Chi conosce e ricorda la situazione sovietica, anche quella ammorbidita dalla </hi><hi rend="italic">perestrojka </hi><hi rend="CharOverride-1">e dalla </hi><hi rend="italic">glasnost’ </hi><hi rend="CharOverride-1">gorbaciovane degli ultimi due o tre anni del regime, non può non compiacersi della piena libertà culturale post-comunista che si manifesta in ogni campo: dalla letteratura alle scienze umane, oltre che nelle strutture culturali come le case editrici e le redazioni delle riviste (diverso è il discorso per la televisione, controllata dal potere statale, e per i quotidiani, scarsamente di opposizione).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 2012, a partire dal terzo mandato putiniano, si è andata sempre più offuscando questa visione di una parola libera e di una letteratura ‘orizzontali’, capaci di controbilanciare democraticamente dal basso la ‘verticale del potere’. La crisi nei rapporti con l’Ucraina, acuitasi a partire dal 2013-2014 e sfociata nel conflitto bellico, ha condotto a una nuova cesura storica e culturale, che oggi restaura rigide dinamiche censorie e induce anche la letteratura a schierarsi o a dissentire, a tacere o ad emigrare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-019">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></div><div><head><hi>3. Ricezione e critica della nuova poesia russa</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La poesia è il genere che meglio condensa in sé le caratteristiche estetiche della nuova letteratura russa, ovvero la propensione al postmodernismo, senza perdere di vista del tutto l’estetica modernista e le avanguardie storiche. La poesia resta inoltre legata agli aspetti contestuali derivanti dall’evoluzione sociopolitica. Essendo attivi poeti di diverse generazioni, anche l’esito della critica italiana e delle traduzioni risulta alquanto variegato ma, in fin dei conti, restituisce la complessità di un genere che, pur avendo perso i crismi del fenomeno di massa, occupa ancora oggi un ruolo di rilievo nel discorso culturale. Entrando nel merito di quella poesia contemporanea che è già di fatto nel novero dei classici, una riflessione a parte va spesa per la ricezione di Iosif Brodskij. In ordine di tempo si tratta dell’ultimo premio Nobel russo (insignito nel 1987), ciò nonostante non ha ricevuto la giusta attenzione nell’ambito della slavistica italiana; neanche il legame speciale dell’autore con l’Italia ha giovato in tal senso. Indipendentemente dal fatto che Adelphi detenga l’esclusiva sulle traduzioni, che ad oggi appartengono per buona parte a Giovanni Buttafava, il poeta meriterebbe una ritraduzione e rivisitazione fondamentali. Va ricordato che Brodskij prima di morire propose l’idea di una Accademia russa a Roma allo scopo di accogliere artisti e letterati dalla Russia; solo dopo la morte del poeta, avvenuta nel 1996, fu costituito un premio della Fondazione Brodskij con borse di studio che nel corso di un ventennio hanno permesso a trentacinque poeti e artisti russi di soggiornare a Roma e in altre città italiane</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-018">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Brodskij a parte, nel panorama della ricezione italiana, la poesia russa contemporanea continua a consolidare i valori e stabilire le gerarchie; a tale scopo, oltre alle raccolte di singoli poeti in traduzione, un ruolo importante è rivestito dai tentativi di antologizzare la poesia russa contemporanea (Maurizio 2016a). Su questo aspetto converrà soffermarsi, in quanto nel corso di questo ultimo trentennio si sono succedute diverse ipotesi e tentativi di categorizzare le nuove voci poetiche su base estetica, generazionale, geografica senza che, chiaramente, nessuno di questi criteri da solo fosse in grado garantire una classificazione oggettiva. Sulla scorta degli illustri precedenti, come Ripellino e De Michelis, cimentatisi nella curatela di antologie di poesia del Novecento, resta l’esigenza delle sillogi dei poeti contemporanei, allo scopo di offrirne una panoramica ad ampio spettro (Garzonio 2006, Niero 2012). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Risale al 1993 la prima proposta con i </hi><hi rend="italic">Versi dalla nuova Russia </hi><hi rend="CharOverride-1">tradotti da Carlo Riccio, dove colpisce la scelta di privilegiare autori provenienti soprattutto dalla letteratura non ufficiale moscovita e leningradese, i cui nomi erano pressoché ignoti al pubblico russo e italiano. È il segno del cambiamento in atto, anche per il lettore, che non può continuare a soffermarsi sui ‘contemporanei’ sovietici, come gli </hi><hi rend="italic">šestidesjatniki</hi><hi rend="CharOverride-1"> Evtušenko, Voznesenskij e Achmadulina. Nell’ordine, la scelta di Carlo Riccio ricade sui più giovani Aleksej Cvetkov, Vasilij Filippov, Timur Kibirov, Viktor Krivulin, Aleksandr Mironov, Denis Novikov, Aleksej Purin, Evgenij Rejn, Lev Rubinštejn, Aleksej Šel’vach, Sergej Stratanovskij, Elena Švarc e Ivan Ždanov. Ad arricchire la raccolta interviene la postfazione di Andrej Zorin, dal titolo </hi><hi rend="italic">Tempo di antologie</hi><hi rend="CharOverride-1">, in cui sono chiariti i criteri della nuova poesia e vengono chiamati in causa anche quei poeti autorevoli non rientranti nell’antologia, ma che completano il quadro delle massime voci poetiche: tra questi figurano Michail Ajzenberg, Ol’ga Sedakova, Dmitrij Prigov, Gennadij Ajgi, Sergej Gandlevskij (Zorin 1993).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla fine degli anni Novanta, va considerata anche la raccolta curata da Paolo Galvagni e Dmitrij Kuz’min per la rivista </hi><hi rend="italic">Poesia</hi><hi rend="CharOverride-1">, che include una giovanissima generazione di poeti, quali Stanislav L’vovskij, Nikolaj Zvjagincev, Andrej Sen-Sen’kov, Maksim Ankudinov, Sergej Timofeev, Polina Barskova, Sergej Kruglov, Ol’ga Zondberg (Galvagni e Kuz’min 1999). Si tratta di un progetto che troverà ulteriore sviluppo nella successiva antologia di Paolo Galvagni, dal titolo </hi><hi rend="italic">La nuova poesia russa</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicata per Crocetti (Galvagni 2003), con l’introduzione di Dmitrij Kuz’min (cfr. Niero 2012, 124). L’antologia include anche un prezioso saggio del poeta Viktor Krivulin, dal titolo </hi><hi rend="italic">Mezzo secolo di poesia russa</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Per fortuna, o purtroppo, la poesia russa a cavallo tra i secoli XX e XXI ha smesso di essere oggetto di quell’acuto interesse sociale che suscitava, per esempio, negli anni ’60, quando era alimentata dalla generale energia inconscia e non strutturata della protesta sociale. Tuttavia, la poesia nella nuova Russia non ha smesso di esistere, benché ora svolga un ruolo del tutto diverso rispetto a mezzo secolo fa, nell’ex URSS. Questo ruolo diverge da quello del passato, rumoroso e scandaloso, ma al tempo stesso lo spazio riservato alla poesia nella società russa contemporanea non è equiparabile a quello riservatole in Germania, in Francia o in Italia. Con l’apparizione dell’internet russo è evidente che il numero di persone che scrivono e leggono versi in Russia non solo non diminuisce, ma aumenta (Krivulin 2003, 15)</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La raccolta di Galvagni si muove tra tradizione ed esperimenti </hi><hi rend="italic">underground</hi><hi rend="CharOverride-1">, e contando ben 24 poeti, ordinati in modo decrescente per anzianità, risulta essere ampiamente rappresentativa di quella che si può definire ‘epoca di bronzo’ della poesia russa (Sabbatini 2020, 365-372): si va da Gengrich Sapgir (1928-1999) e Gennadij Ajgi (1934-2006), passando per la generazione di mezzo di Dmitrij Prigov (1940-2007) e Sergej Gandlevskij (1952), fino ad includere i più giovani Aleksandr Skidan (1965) e Danila Danylov (1977). Una ulteriore raccolta curata da Galvagni (2004) che merita attenzione porta il titolo </hi><hi rend="italic">Tra i ruderi di Groznyj. Il conflitto ceceno nella poesia russa</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed evoca i drammatici avvenimenti delle guerre in Cecenia, in atto sin dalla metà degli anni Novanta; si tratta di una silloge ispirata dall’antologia curata in russo da Nikolaj Vinnik, dal titolo</hi><hi rend="italic"> Vremja “Č”</hi><hi rend="CharOverride-1">, traducibile come </hi><hi rend="italic">L’ora “X”</hi><hi rend="CharOverride-1">, edita da Novoe literaturnoe obozrenie nel 2001 col sottotitolo </hi><hi rend="italic">stichi o Čečene i ne tol’ko</hi><hi rend="CharOverride-1">. Questo genere di poesia russa di impianto civile, che descrive la condizione umana nella dimensione terribile della guerra, ha l’intento di sensibilizzare i lettori sul tema dei conflitti bellici. L’edizione russa dell’antologia colpisce per la varietà di voci, si va dal più anziano Semen Lipkin (1911-2003), sino al più giovane Dmitrij Tkačenko (1982), con voci poetiche da ben quindici diversi luoghi di provenienza; accanto agli autori moscoviti e pietroburghesi, sono presenti anche autori emigrati e ucraini russofoni. Tra i nomi più interessanti, oltre ai già noti Prigov, Krivulin, Stratanovskij, conviene ricordare Valerij Šubinskij, Ivan Achmet’ev, Michail Jasnov, Sergej Zav’jalov, Vsevolod Nekrasov, Elena Fanajlova e Vladimir Stročkov. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sempre del 2004 è una piccola ma significativa silloge di “Poesia contemporanea” inclusa nella parte finale dell’ampio volume, a cura di Stefano Garzonio e Guido Carpi, dal titolo </hi><hi rend="italic">Antologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">della poesia russa, </hi><hi rend="CharOverride-1">opera edita nella collana ‘Biblioteca di Repubblica’. Gli autori coinvolti sono Brodskij, al quale è riservato un distinto spazio iniziale, e otto poeti catalogati come ‘post-sovietici’, ovvero Dmitrij Prigov, Viktor Krivulin, Sergej Stratanovskij, Lev Rubinštejn, Michail Ajzenberg, Ol’ga Sedakova, Elena Švarc, Sergej Gandlevskij (Garzonio e Carpi 2004, 880-915)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-017">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Otto è anche il numero scelto da Alessandro Niero nella sua prima raccolta dal titolo </hi><hi rend="italic">Otto poeti russi</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicata sulla rivista </hi><hi rend="italic">In forma di Parole</hi><hi rend="CharOverride-1">. Si tratta di Igor’ Cholin, Genrich Sapgir, Evgenij Rein, Dmitrij Prigov, Lev Rubinštejn, Sergej Stratanovskij, Elena Švarc e Michail Ajzenberg. L’antologia è corredata da un ampio apparato di note e da un lungo articolo dal titolo eloquente: </hi><hi rend="italic">La persistenza della poesia dall’Urss alla Russia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Niero 2005)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-016">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sempre nel 2005, per la ‘bianca’ di Einaudi, esce l’antologia dal titolo: </hi><hi rend="italic">La nuovissima poesia russa</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Mauro Martini, coadiuvato nelle traduzioni da Valeria Ferraro. A dispetto della prestigiosa collocazione editoriale, si tratta una raccolta antologica di giovani autori poco affermati, che in diversi casi resteranno di secondo piano nel panorama letterario. Rispetto alle altre antologie qui menzionate, Mauro Martini mostra audacia con precisi criteri di scelta: in primo luogo, nella selezione dei poeti del ‘dopo disgelo’, come limite cronologico stabilisce l’anno di nascita dal 1966 in poi; in secondo luogo, allarga l’orizzonte geografico a tutta la Russia, offrendo ampio spazio alle voci femminili (Martini 2005a, XX)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-015">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A questo proliferare di antologie poetiche d’inizio millennio segue un intervallo, in cui si inserisce la stesura di un’ampia raccolta di Annelisa Alleva (2008), dal titolo </hi><hi rend="italic">Poeti russi oggi</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicata da Scheiwiller, che include sedici autori di epoca post-staliniana, nati tra il 1948 e il 1975. Dello stesso periodo sono due studi monografici sulla poesia tardonovecentesca, si tratta del volume di Eugenia Gresta (2007) </hi><hi rend="italic">Il poeta è la folla. Quattro poeti moscoviti: Vsevolod Nekrasov, Lev Rubinštejn, Michail Ajzenberg, Aleksej Cvetkov</hi><hi rend="CharOverride-1"> e del volume </hi><hi rend="italic">Quel che si metteva in rima. Cultura e poesia underground a Leningrado</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicato da colui che qui scrive (Sabbatini 2008), cui farà seguito una seconda edizione ampliata e aggiornata, dal titolo </hi><hi rend="italic">Leningrado underground. Testi, poetiche, samizdat</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Sabbatini 2020). Gli studi sulla poesia russa in una prospettiva diacronica trovano un ulteriore momento di riflessione nel convegno internazionale di studi tenutosi all’Università Sapienza di Roma nel 2011, dal titolo </hi><hi rend="italic">La poesia russa da Puškin a Brodskij. E ora?</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove l’attenzione ricade su alcuni autori contemporanei (Marija Stepanova, Sergej Stratanovskij, Asar’ Ėppel’), nonché sulla traduzione e sulla ricezione della nuova poesia (Scandura 2012). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A partire dagli anni Dieci, assumono un ruolo guida le antologie di Massimo Maurizio. Del 2013 è la prima raccolta </hi><hi rend="italic">La massa critica del cuore…</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove il curatore nell’introduzione lascia intendere quanto il mutato quadro sociopolitico russo risulti sempre più liberticida. Secondo Maurizio, in un simile contesto, la scrittura poetica «rappresenta ancora una forma di espressione personale libera» (Maurizio 2013, I). A. Sen-Sen’kov, N. Zvjagincev e, soprattutto, Marija Stepanova sono i primi tre nomi della lista di venti poeti, che include anche autori del tutto inediti, tra cui i giovani degli anni Ottanta D. Gatina (1981), E. Sokolova (1983) e A. Mol’ (1984). Un successivo progetto porta il titolo di </hi><hi rend="italic">DisAccordi. Antologia di poesia russa 2003-2016</hi><hi rend="CharOverride-1">, in cui Massimo Maurizio (2016b) amplia lo scenario a ventisei poeti, molti dei quali presenti anche nell’antologia del 2013. In questo caso, il curatore utilizza un criterio cronologico, scegliendo i componimenti pubblicati dal 2000 in poi. La raccolta ha il merito di includere anche nuove figure emergenti, quali Galina Rymbu, Roman Osminkin, Kirill Korčagin, accanto ai già noti e affermati Fanajlova, Skidan, Stepanova, Davydov, Kuz’min e altri. In questa antologia crescente è la presenza femminile, sia nei numeri che nel peso specifico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-014">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In un clima crescente di tensione politica, le posizioni sempre più antioccidentali del governo russo e di una certa porzione dell’opinione pubblica hanno ridotto gli spazi di espressione libera su diversi temi, dal </hi><hi rend="italic">gender</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla guerra. Rispetto al conflitto in Ucraina, la risposta emotiva e le coraggiose prese di posizione hanno coinvolto molti poeti russi e ucraini russofoni. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al termine di questo excursus sulle antologie e i contributi critici, una ultima riflessione può essere condotta sulla collocazione di singoli poeti nell’editoria italiana: la collezione di poesie di Einaudi, tra le pochissime novità propone Sergej Stratanovskij, con </hi><hi rend="italic">Buio diurno</hi><hi rend="CharOverride-1">, del 2009, a cura di Alessandro Niero. A quest’ultimo, che è nel novero dei traduttori di poesia più attivi, si deve anche il progetto di “Russia poetica”, realizzato all’interno della collana “Passigli Poesia”, dove hanno trovato voce altre versioni di S. Stratanovskij (2014, a cura di A. Niero), nonché V. Krivulin (2016, a cura di M. Sabbatini), S. Gandlevskij (2017, a cura di E. Baglioni), A. Kušner (2018, a cura di M. Rea) e E. Solonovič (2020, a cura di C. Graziadei)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-013">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tra i progetti dedicati a singoli autori, da cui emergono anche profili critico-letterari utili alla comprensione della poetica e alla collocazione storico-letteraria, si potrebbe citare la monografia </hi><hi rend="italic">Evgenij Kropivnickij e altri esperimenti di sopravvivenza </hi><hi rend="CharOverride-1">(Maurizio 2018), accanto alle pubblicazioni di Boris Ryžij, </hi><hi rend="italic">…E così via…</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di L. Salmon (Il ponte del sale, 2018), di Evgenij Rejn, </hi><hi rend="italic">Il balcone e altre poesie</hi><hi rend="CharOverride-1">, nella raccolta curata da A. Niero (Diabasis 2008), di Timur Kibirov, </hi><hi rend="italic">Latrine</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di C. Scandura (Le Lettere, 2008), Larissa Miller e </hi><hi rend="italic">Grani di Felicità</hi><hi rend="CharOverride-1">, tradotta da S. Garzonio</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Transeuropa, 2015); non ultimo, va menzionato Dmitrij Prigov, </hi><hi rend="italic">Oltre la poesia</hi><hi rend="CharOverride-1">, edito da Marsilio nel 2014, progetto che ha coinvolto più autori in un lavoro critico e di traduzione a più mani (M. Caramitti, M. Maurizio, A. Niero, M. Sabbatini). Questo lungo e parziale elenco vede mancare Ol’ga Sedakova, che a dispetto del nome e dell’esposizione mediatica, risulta essere ancora poco considerata nel panorama delle traduzioni e degli studi critici italiani </hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-012">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></div><div><head><hi>4. Ricezione e critica della nuova prosa russa </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul fronte della narrativa si registrano sin dagli anni Novanta alcuni interessanti studi collettanei. A cura di Haisa Pessina Longo, esce nel 1998 </hi><hi rend="italic">La letteratura russa contemporanea. Autori, opere, tendenze</hi><hi rend="CharOverride-1">, che rappresenta una prima raccolta di contributi sull’attualità letteraria, alla luce di un convegno tenutosi a Bologna il 22-26 novembre 1996 (Pessina Longo 1998). Il progetto trova parzialmente continuità in un secondo convegno bolognese, del 26-27 febbraio 1999, che genererà il volume dal titolo </hi><hi rend="italic">Spazio e tempo nella letteratura russa del Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Haisa Pessina Longo, Donatella Possamai e Gabriella Imposti, con contributi su autori del calibro di Iosif Brodskij, Michail Veller, Vjačeslav P’ecuch, Viktor Pelevin, Ljudmila Ulickaja, Ljudmila Petruševskaja (Pessina Longo, Possamai e Imposti 2001). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da sottolineare, sin dai primi anni del Duemila, la pubblicazione di </hi><hi rend="italic">Che cos’è il postmodernismo russo? Cinque percorsi interpretativi </hi><hi rend="CharOverride-1">(Possamai 2000), un volume che costituisce un primo valido strumento di approfondimento, utile a studiosi e studenti italiani, in cui Donatella Possamai chiama in causa le autorevoli voci di cinque critici russi: Michail Berg, Boris Grojs, Michail Ėpštejn, Vjaceslav Kuricyn e Mark Lipoveckij. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di diverso accento è invece l’itinerario monografico che propone Barbara Ronchetti in </hi><hi rend="italic">Caleidoscopio russo. Studi di letteratura russa contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1">, edito da Quodlibet nel 2014. Nei quattro tempi della sua narrazione (“Dentro il mutamento”, “Dietro il vetro”, “Caleidoscopio russo”, “Passeggiata in transito”), l’autrice coinvolge il lettore in un percorso che vede succedersi eventi, oggetti, visioni, ricordi e riflessioni autobiografiche entro cui dovrebbero convergere le opere, gli scrittori e le principali tendenze poetiche. Si tratta di un esperimento in cui l’urgenza autobiografica intende condurre il lettore in un itinerario alternativo, al fine di individuare i fenomeni più significativi del discorso contemporaneo. L’autrice prende in prestito una delle strategie tipiche della scrittura autobiografica di finzione, che contiene in sé un paradosso, perché in quanto autobiografia il racconto dovrebbe essere reale ed escludere elementi d’immaginazione, «ma è proprio la contraddizione fra i due termini che rende interessante e vivo il fenomeno e incuriosisce chi si occupa di letteratura e di Russia contemporanea» (Ronchetti 2014, 101). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli spazi di discussione accademica sulla letteratura russa contemporanea restano ancora limitati; meritevole di particolare attenzione è il volume curato da Laura Piccolo </hi><hi rend="italic">Violazioni: letteratura, cultura e società in Russia dal crollo dell’Urss ai nostri giorni,</hi><hi rend="CharOverride-1"> edito da RomaTrEpress nel 2017, in cui si pubblicano i risultati dell’omonimo convegno tenutosi all’Università Roma Tre, il 5-6 maggio 2016. L’introduzione di Laura Piccolo, dedicata al panorama degli ultimi 25 anni di letteratura (e non solo), offre la premessa ad una serie di contributi di carattere critico-letterario, D. Possamai (</hi><hi rend="italic">Il romanzo russo della contemporaneità</hi><hi rend="CharOverride-1">), Duccio Colombo (</hi><hi rend="italic">Ceci c’est la pipe: come si racconta l’assedio di Leningrado</hi><hi rend="CharOverride-1">), Dmitrij Novochatskij (</hi><hi rend="italic">Violazione dei confini del postmodernismo: Capelvenere di Michail Šiškin</hi><hi rend="CharOverride-1">), Ivana Peruško (</hi><hi rend="italic">L’uomo sovietico sbarcò davvero sulla luna? Le trasgressioni di Viktor Pelevin e Aleksej Fedorčenko</hi><hi rend="CharOverride-1">). La raccolta include anche studi di linguistca: di Paola Bocale (</hi><hi rend="italic">La violazione della norma nella struttura sintattico-interpuntiva di Asan di Vladimir Makanin</hi><hi rend="CharOverride-1">) e di Valentina Benigni (</hi><hi rend="italic">Vaghezza e approssimazione: corpus linguistics e discorso letterario</hi><hi rend="CharOverride-1">). Prima di questo volume, edito da Stilo editrice, nel 2016 era uscito </hi><hi rend="italic">Disappartenenze. Figure del distacco e altre solitudini nelle letterature dell’Europa centro-orientale</hi><hi rend="CharOverride-1">, volume curato da Ljiljana Banjanin, Krystyna Jaworska e da Massimo Maurizio, in cui sono inclusi alcuni contributi incentrati sulla contemporaneità russa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-011">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Merita attenzione il lavoro monografico dal titolo </hi><hi rend="italic">Al crocevia dei due millenni. Viaggio nella letteratura russa contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Donatella Possamai</hi><hi rend="CharOverride-1">, un breve volume</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui si propone una ricognizione sulla prosa russa dell’ultimo trentennio. Nell’iniziale inquadramento storico, l’autrice recupera il legame con l’epoca sovietica per spiegare quanto accade sin dagli anni Novanta, epoca in cui è necessario «abbandonare schemi critici ormai usurati» (Possamai 2018, 13). Il fenomeno proteiforme del postmodernismo russo, a differenza delle letterature occidentali, deve pertanto tener conto del ruolo peculiare svolto dal realismo socialista, dai concettualisti moscoviti e alla </hi><hi rend="italic">Soc-art</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel capitolo “Convergenze e divergenze”, l’autrice evidenzia alcuni esempi di dialogo con il primo Novecento, accostando Konstantin Vaginov e Saša Sokolov, Aleksandr Vvedenskij e Lev Rubinštejn, Dmitrij Furmanov e Viktor Pelevin. L’evoluzione dei processi letterari più recenti, secondo Possamai, permette di cogliere nel romanzo il genere dominante; gli elementi ricorrenti della narrativa postmodernista restano l’intertestualità e la proliferazione semantica, la destrutturazione della forma e del linguaggio, la coesistenza di registri linguistici, l’inclinazione all’ironia e la percezione parodistica dell’oggetto letterario. La compresenza di questi elementi, con la ripresa di connessioni logiche alterate (paralogie) e di una connaturata evanescenza della forma </hi><hi rend="italic">besformennost’ </hi><hi rend="CharOverride-1">(amorfia), riconducono alle intuizioni di Mark Lipoveckij sul testo postmoderno</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-010">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Lunga è la schiera degli autori contemporanei trattati da Possamai, oltre a quelli già citati, ricorrono Michail Elizarov, Sergej Luk’janenko, Ol’ga Slavnikova, Vladimir Sorokin, Evgenij Vodolazkin, Ljudmila Ulickaja, solo per citare alcuni tra i principali. Giustamente, l’autrice sottolinea anche il ruolo dei premi letterari, ma anche la necessità di una lettura sociologica del postmodernismo, nel passaggio dall’epoca di El’cin a quella putiniana, in cui muta il rapporto con il lettore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-009">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Un capitolo a parte, il quinto per la precisione, è dedicato alla letteratura </hi><hi rend="italic">fantasy</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove si sottolinea il crescente interesse dell’editoria russa e dei lettori per il genere. L’ucronia, la distopia e la rivisitazione della storia russa, così lacerata e imprevedibile, trovano riflesso in molta narrativa dell’ultimo ventennio. I generi in cui si focalizza il tema storico oscillano dalla prosa documentaria, all’iperrealismo, fino allo storicismo magico. Sul tema della letteratura ucronica meritano attenzione gli studi di Dmitrij Novochatskij, dedicati al rapporto tra realtà fantastica e viaggi nel passato che portano alla correzione degli eventi e al conseguente revisionismo della storia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altre specifiche direzioni di studio sulla letteratura russa contemporanea concernono l’ecocritica, la comparatistica e gli studi culturali (Possamai 2020, Maurizio 2011). In questo ultimo ambito conviene ricordare il parziale ausilio offerto nello studio della letteratura, dai lavori di taglio culturologico di G.P. Piretto, in particolare in </hi><hi rend="italic">Radioso avvenire</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Einaudi, 2001) e nella versione aggiornata </hi><hi rend="italic">Quando c’era l’Urss. 70 anni di storia culturale sovietica </hi><hi rend="CharOverride-1">(Raffaello Cortina, 2019).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si distingue anche il progetto ultradecennale di </hi><hi rend="italic">Kul’t tovary</hi><hi rend="CharOverride-1">, dedicato ai fenomeni di globalizzazione, mercificazione e di nuova massificazione letteraria (Possamai 2009). Il progetto, che coinvolge studiosi russi e internazionali, ha conosciuto un recente momento di confronto nel convegno bolognese del maggio 2019 (</hi><hi rend="italic">Kul’t tovary</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Cultural commodities. The Commercialization of History in Mass Culture and Literature in Contemporary Russia and in the World</hi><hi rend="CharOverride-1">), da cui è scaturita una monografia collettiva pubblicata a Ekaterinburg (Abaševa, Litovskaja, Savkina e Černjak 2020). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un motivo centrale che genera attenzione e studi sulla letteratura post-sovietica è quello che riguarda la memoria e la post-memoria; diverse sono le traduzioni di opere, non risulta invece rilevante il numero di studi italiani dedicati al tema, a dispetto dell’attualità e del grande interesse che esso riveste. Sul piano squisitamente letterario, la rielaborazione del passato sovietico legato ai lati più oscuri delle repressioni staliniane (i processi politici, le deportazioni, le testimonianze dal Gulag) registra alcuni casi editoriali di successo, tra questi conviene ricordare le traduzioni di Aleksej Ivanov, </hi><hi rend="italic">I confini dell’oblio </hi><hi rend="CharOverride-1">(Keller editore) e Guzel’ Jachina, </hi><hi rend="italic">Zuleika apre gli occhi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> romanzo pubblicato da Salani nel 2017 nella versione di C. Zonghetti e con la prefazione di L. Ulickaja. Altro caso editoriale da segnalare è </hi><hi rend="italic">Memoria della memoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Marija Stepanova, tradotto da Emanuela Bonacorsi e edito da Bompiani nel 2020. Stepanova nella sua prosa sperimentale rivive traumi e ricordi, dando una nuova voce al passato attraverso documenti, fotografie, lettere appartenenti ai cari defunti. Gli studi sulla </hi><hi rend="italic">nostal’gija </hi><hi rend="CharOverride-1">sovietica</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e sul</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">trauma trovano una soluzione originale in un genere ibrido di prosa documentaristica particolarmente in voga nel primo ventennio degli anni Duemila, come testimonia l’intensa ricezione italiana di Svjatlana Aleksievič, scrittrice e giornalista russofona di nazionalità bielorussa, insignita del premio Nobel nel 2015. Di S. Aleksievič, nelle versioni di Sergio Rapetti e Nadia Cicognini, si distinguono </hi><hi rend="italic">Preghiera per Černobyl’ </hi><hi rend="CharOverride-1">(Edizioni E/O i</hi><hi rend="italic">, </hi><hi rend="CharOverride-1">2009</hi><hi rend="italic">)</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Tempo di seconda mano </hi><hi rend="CharOverride-1">(2013), </hi><hi rend="italic">La guerra non ha un volto </hi><hi rend="CharOverride-1">(2017), </hi><hi rend="italic">Gli ultimi testimoni </hi><hi rend="CharOverride-1">(2017), con questi ultimi editi da Bompiani. Il caso dibattuto dell’autrice bielorussa, schieratasi contro le inclinazioni liberticide del governo russo, ha sollevato di nuovo il tema dell’identità letteraria di autori russofoni di cittadinanza non russa. La questione è tornata di attualità soprattutto alla luce della crescente tensione politica e ideologica tra la Russia le confinanti nazioni slave orientali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-008">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Diversi campi d’indagine convogliano l’attenzione verso uno studio alternativo sulla contemporaneità letteraria russa, dagli studi di genere, agli studi performativi, fino a coinvolgere quelli postcoloniali (Berg 2005)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-007">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’approccio postcoloniale risulta oggi maggiormente attuale, alla luce di alcune considerazioni di carattere culturale e ideologico divenute particolarmente urgenti nello spazio post-sovietico. A tal proposito, merita considerazione il numero monografico della rivista </hi><hi rend="italic">eSamizdat</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 2021, curato da Anita Frison e Marco Puleri, dal titolo </hi><hi rend="italic">Oltre il “Post”. L’esperienze (post-sovietica) sotto la lente (post)coloniale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-006">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La cospicua ricezione di opere narrative tradotte in italiano non permette un excursus esaustivo, pertanto, dopo aver considerato alcuni autori e romanzi, qui ci si limiterà ad offrire un ulteriore spunto di riflessione attraverso le forme brevi della prosa. Di particolare rilievo è la raccolta di Mario</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Caramitti, </hi><hi rend="italic">Schegge di Russia. Nuove avanguardie letterarie</hi><hi rend="CharOverride-1">, edita da Fanucci nel 2002. Si tratta di un volume dedicato al genere del microracconto che include ben ventotto scrittori, tra cui Venedikt Erofeev, Viktor Pelevin, Evgenij Popov, Viktor Erofeev, Michail Berg, Viktor Sosnora, solo per citare alcuni tra i nomi più noti. Questa raccolta testimonia la vivacità della narrativa breve nella Russia di inizio millennio, in cui i temi proibiti di epoca sovietica divengono improvvisamente canonici, al pari delle atmosfere che li caratterizzano: «ambientazione privilegiata, se non imposta è il microcosmo: la borgata di baracche (Ėppel’), l’appartamento in coabitazione (Rubinštejn), il cortile (Šul’man). Solo il microcosmo può offrire l’illusione dell’aria, lo spazio vitale per simulare leggi e confini alternativi e sfuggire alle maglie dell’opprimente norma comprensiva» Caramitti (2010, 10). Sempre sul fronte della prosa breve, del 2008 è la raccolta curata da Galina Denissova, </hi><hi rend="italic">Lei. Racconti russi al femminile </hi><hi rend="CharOverride-1">(Plus editore). Nel 2010, insieme a Marco Dinelli, G. Denissova cura </hi><hi rend="italic">Russian Attack</hi><hi rend="CharOverride-1">, raccolta edita da Salani, che include racconti di Viktor Erofeev, Ėduard Limonov e Vladimir Sorokin. A distanza di quindici anni dalla silloge di Mario Caramitti, nell’antologia dal titolo </hi><hi rend="italic">Falce senza martello. Racconti post-sovietici </hi><hi rend="CharOverride-1">di</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Stilo editrice, Giulia Marcucci propone in traduzione undici scrittori nati tra gli anni Settanta e Ottanta: A. Snegirev, I. Abuzjarov, G. Sadulaev, M. Elizarov, A. Astvacaturov, N. Abgarjan, A. Ganieva, V. Ajrapetjan, R. Senčin, V. Levental (Marcucci 2017)</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">La silloge è corredata da una postfazione, in cui si sottolinea il tentativo di superare il postmodernismo con un nuovo realismo caratterizzato dal «gusto per gesti tragici, insoddisfazione, baratro esistenziale, alienazione» (Astvacaturov e Marcucci 2017, 241).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le raccolte di autori in prosa, volenti o nolenti, costituiscono il risultato di una selezione di autori e una combinazione di opere che non è certamente avulsa da una scala gerarchica determinata dal gusto attuale dei lettori. Anche l’editoria italiana, nella scelta delle traduzioni dal russo, partecipa al processo di affermazione di un’opera e di un autore, solo in tal senso ci si limiterà qui a ribadire la centralità di alcune figure di romanzieri. In primo luogo, va confermata l’importanza di Viktor Pelevin, dall’uscita di </hi><hi rend="italic">Generation П</hi><hi rend="CharOverride-1">, in italiano </hi><hi rend="italic">Babylon</hi><hi rend="CharOverride-1"> (edito da Mondadori nel 2000), per passare a </hi><hi rend="italic">La vita degli insetti</hi><hi rend="CharOverride-1">, a </hi><hi rend="italic">Il mignolo di Buddha</hi><hi rend="CharOverride-1">, fino al più recente </hi><hi rend="italic">Il conte T.</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2018). Ciò che colpisce è la perdita d’interesse da parte dell’editoria italiana nei confronti dell’ultimo Pelevin, sebbene resti un autore prolifico e di estrema attualità. Altrettanto significative appaiono le proiezioni distopiche e meta-utopiche di Vladimir Sorokin</hi><hi rend="italic">, </hi><hi rend="CharOverride-1">in romanzi tradotti come </hi><hi rend="italic">La coda</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> La tormenta, La giornata di un opričnik</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Manaraga. La montagna dei libri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-005">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Senza dimenticare</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">un autore come Boris Akunin, che con i suoi gialli storici a inizio anni Duemila ha riscosso un certo interesse in Italia, soprattutto grazie al suo personaggio Erast Petrovič Fandorin, divenuto noto grazie alle traduzioni di Pia Pera e Mirco Gallenzi; tra i titoli principali si segnalano </hi><hi rend="italic">La regina d’inverno </hi><hi rend="CharOverride-1">(2000)</hi><hi rend="italic">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Gambetto turco </hi><hi rend="CharOverride-1">(2000)</hi><hi rend="italic">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Il decoratore</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2001), </hi><hi rend="italic">Il consigliere di Stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2003),</hi><hi rend="italic"> Incoronazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2004), </hi><hi rend="italic">Il marchio del fuoco</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2007)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-004">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel sottolineare l’importanza dell’autore, Alessandro Cifariello commenta:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Le innumerevoli citazioni racchiuse in ogni romanzo di Akunin trasportano il lettore nell’immenso universo letterario della grande letteratura russa: uno degli scopi dell’autore pare essere quello di riunire sotto un unico tetto elementi della letteratura russa alta dell’Ottocento e procedimenti letterari propri del giallo – i cosiddetti </hi><hi rend="italic">detektivy </hi><hi rend="CharOverride-1">–, genere molto popolare nella Russia post-sovietica. Alla voce del dizionario online Wikipedia (nella versione inglese) che riguarda Erast Fandorin, protagonista del ciclo di romanzi che racchiude anche </hi><hi rend="italic">Statskij sovetnik</hi><hi rend="CharOverride-1">, si sottolinea che per Akunin il fine dello scrittore consiste nella creazione di un genere ‘alto’, in questo caso un tipo di giallo superiore allo standard, in cui si propone di miscelare stili propri di Dostoevskij e di Tolstoj, con la letteratura ‘bassa’ dei moderni gialli russi (Cifariello 2007, 163)</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come nel caso di Pelevin, anche Akunin è uno scrittore che andrebbe rivalutato in ambito editoriale e meriterebbe maggiori studi specialistici sulle peculiarità della sua lingua letteraria. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altra figura di rilievo, sul fronte femminile, è senza dubbio Ljudmila Ulickaja, di cui in Italia sono apparsi molti titoli, da </hi><hi rend="italic">Sonja </hi><hi rend="CharOverride-1">(1997), </hi><hi rend="italic">Medea</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2000), </hi><hi rend="italic">Daniel Stein, traduttore </hi><hi rend="CharOverride-1">(2006), </hi><hi rend="italic">In quel cortile di Mosca</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2012), </hi><hi rend="italic">Una storia russa </hi><hi rend="CharOverride-1">(2016), fino a </hi><hi rend="italic">Tra corpo e anima</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2020), giusto per citare alcuni tra i principali. Grazie in particolare alle recenti versioni di M. De Michiel, Ulickaja è probabilmente la voce femminile meglio rappresentata nell’editoria italiana (Caprioglio 2019); a differenza di Pelevin e Akunin sul piano editoriale ha trovato maggiore continuità e viene tradotta regolarmente da ormai un quarto di secolo, sebbene nell’ambito degli studi critici non abbia ancora riscosso particolare interesse. Un autore che ha ottenuto un temporaneo e intermittente riconoscimento è Michail Šiškin, inizialmente per </hi><hi rend="italic">Capelvenere</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2006), </hi><hi rend="italic">La presa di Izmail </hi><hi rend="CharOverride-1">(2007) e </hi><hi rend="italic">Lezioni di Calligrafia </hi><hi rend="CharOverride-1">(2009), editi da Voland. L’eco mediatica della sua critica aperta al governo russo rispetto al conflitto in Ucraina pesa evidentemente sul recente ritorno di fiamma nei confronti di un autore emigrato in Svizzera che da tempo era rimasto ai margini dell’editoria italiana. Va citato anche Evgenij Vodolazkin, soprattutto per </hi><hi rend="italic">Lauro </hi><hi rend="CharOverride-1">(2013), opera che ha avuto un certo clamore in Russia, ma non in Italia, mentre altro scrittore di talento che meriterebbe una posizione di primo piano negli studi dei contemporaneisti è certamente Sergej Gandlevskij, che si distingue anche nelle vesti di romanziere e non solo di poeta. Il suo romanzo </hi><hi rend="italic">NRZB</hi><hi rend="CharOverride-1"> è una rappresentazione originale e ironica della bohème letteraria nella Mosca degli anni Settanta e Ottanta, di cui l’autore è stato uno dei protagonisti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-003">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’indagine approfondita su questa tematica sarebbe ben utile per comprendere meglio il legame degli scrittori con il loro trascorso sovietico, in tal senso meriterebbero una riscoperta scrittori del calibro di Andrej Bitov, Vasilij Aksenov, Vladimir Makanin, Jurij Trifonov, Vladimir Vojnovič, solo per citare alcune di quelle figure presto superate, che sul piano degli studi della storia letteraria permetterebbero una lettura più autentica del passaggio di testimone dalla prosa del ‘disgelo’ e tardo sovietica alla nuova contemporaneità russa; negli studi italiani questo aspetto deve essere ancora approfondito (Franzoni 2020). Rimanendo sul limite tra sovietico e post-sovietico, meriterebbe una maggiore attenzione anche Aleksandr Solženicyn, alla luce dell’ultima parte della sua produzione letteraria e pubblicistica, che include all’incirca l’ultimo ventennio della sua attività. Come punto di partenza sulla ricezione italiana di Solženicyn si segnalano gli studi Maurizia Calusio, tra le massime specialiste sul tema</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-002">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La letteratura concentrazionaria, grazie anche a Varlam Šalamov, da sempre in Italia riscuote un certo interesse editoriale, ma nel caso di Solženicyn rischia di tramutarsi in un limite alla più ampia e corretta ricezione dell’autore. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In luogo di conclusione, onde evitare di cadere nuovamente nello stillicidio di nomi e titoli di prosa, è giusto riportare l’attenzione su un progetto editoriale di narrativa russa che non ha pari nel panorama italiano, sia per continuità, coerenza e sviluppo sistematico attraverso gli anni: si tratta della traduzione delle opere di Sergej Dovlatov, a cura di Laura Salmon. Pubblicate da Sellerio editore nel corso di un quarto di secolo, in ben undici volumi usciti tra il 1991 e il 2016, queste traduzioni hanno permesso una ricezione pressoché completa dell’opera dovlatoviana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Dovlatov è un autore venuto a mancare nel 1990 e non è quindi annoverabile al sodalizio dei contemporanei post-sovietici, ma si può affermare che la sua prosa costituisca un </hi><hi rend="italic">trait d’union</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra gusto modernista, realtà socialista, umorismo ebraico e non conformismo, senza dimenticare la dimensione della letteratura d’emigrazione. Al fine di perfezionare il metodo della sua traduzione dal russo all’italiano, Laura Salmon ha indagato le implicazioni culturali e neurofisiologiche dell’umorismo, rendendo la lingua letteraria dovlatoviana un laboratorio permanente di studio (Salmon 2018a). Sin dai prima anni Duemila, Dovlatov è stato apprezzato anche dal pubblico italiano, per la sua abilità nell’attirare il lettore verso le questioni esistenziali più profonde, ricorrendo alla dimensione umoristica e autoironica della sua scrittura. Nell’emblematico racconto </hi><hi rend="italic">Il Parco di Puškin </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic">Zapovednik</hi><hi rend="CharOverride-1">), ad esempio, si sovrappongono i piani della scrittura autofinzionale, dell’umorismo e del dramma esistenziale: «pur ricorrendo alle forme prevedibili dell’ironia e dell’autoironia, la narrazione di Dovlatov si esplica proprio come </hi><hi rend="italic">riflessione</hi><hi rend="CharOverride-1">: narratore e personaggio sono sullo stesso piano, smarriti sul ‘campo minato’ dell’esistenza» (Salmon 2004, 177-78). Attraverso</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">la demistificazione dei simboli di culto, come ad esempio Puškin, Dovlatov induce a riflettere sulla massificazione della cultura, sulla necessità degli stereotipi, sulla lotta tra arrivismo e talento, sul senso di solitudine, tutti motivi che rendono la sua prosa straordinariamente attuale.</hi></p></div><div><head><hi>5. Alcune considerazioni sulla dimensione mediatica della letteratura russa d’oggi.</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La difficoltà nel tracciare un percorso lineare per la letteratura contemporanea russa non è determinata solo dallo schiacciamento dei fenomeni nel tempo presente, ma anche dalla dimensione mediatica, che innesca due opposte reazioni, una di liquefazione, l’altra di ipertrofica amplificazione. I portali internet moltiplicatisi nel tempo – da Vavilon, a Žurnal’nyj zal “Gor’kij”, fino a Litkarta, Colta e Arzamas, solo per citarne alcuni –, pur essendo strumenti validi e necessari ad orientare i lettori verso le nuove proposte letterarie, hanno generato anche il paradosso dell’iperinformazione, che non permette ai lettori russi di metabolizzare una massa crescente di scrittori, di opere e di conseguenti giudizi della critica. Il filtro costituito dai premi letterari (dal Russkij Buker fino all’Andrej Belyj), solo in parte ha sortito l’effetto di gerarchizzare e canonizzare opere ed autori. Questo aspetto genera un riverbero anche sulla frammentaria ricezione italiana, sia sul piano della critica che delle traduzioni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alcune case editrici minori hanno generato nuove collane di narrativa, saggistica e poesia, nella speranza di intercettare le migliori proposte letterarie russe; tra queste, oltre alla più affermata Voland, conviene menzionare Brioschi, Passigli, Keller, Lithos, Stilo, Wojtek, Write up. In alcuni casi, ai progetti editoriali si sono affiancati convegni, festival e attività di alta divulgazione scientifica sulla contemporaneità: si pensi all’attivismo di “Pagine di Russia”, con la collana di studi diretta da M. Caratozzolo e il festival letterario a Bari (a cura di M. Caratozzolo e S. Guagnelli), alle collane di studi “Masterskaja 20” (M. Sabbatini) e “petuШki” (M. Maurizio e M. Caramitti), al Centro Interuniversitario per lo Studio della Cultura e della Controcultura Postsovietica attivo sin dal 2018, o al portale web curato da C. Pieralli e M. Sabbatini, </hi><hi rend="italic">Voci libere in Urss, </hi><hi rend="CharOverride-1">edito da FUP e attivo fin dal 2021</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra i convegni più recenti, oltre a </hi><hi rend="italic">Violazioni: letteratura, cultura e società in Russia dal crollo dell’Urss ai nostri giorni,</hi><hi rend="CharOverride-1"> tenutosi a Roma nel maggio 2016, e al convegno bolognese </hi><hi rend="italic">Kul’tovary</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 2019, conviene ricordare </hi><hi rend="italic">Prospettiva Russia</hi><hi rend="CharOverride-1">, una rassegna tenutasi a Pisa nell’aprile 2019,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">il convegno dal titolo </hi><hi rend="italic">La letteratura russa contemporanea nella veste dell’editoria italiana (2000-2020</hi><hi rend="CharOverride-1">), tenutosi a Venezia Ca’ Foscari nel dicembre 2021, i due convegni di Velikij Novgorod del 2020 e del 2021 dedicati alla </hi><hi rend="italic">Letteratura russa contemporanea: dal Postmodernismo al Nuovo Realismo.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Un ruolo mediatico è stato rivestito dai premi letterari: dal premio Raduga e, soprattutto, dal Premio Gorky, attivo dal 2008 al 2017, nato con l’intento di valorizzare i rapporti con la Russia, nell’ambito della letteratura e delle traduzioni letterarie. I festival di letteratura di Mantova e Pordenone negli anni hanno visto a più riprese ospiti scrittori russi e traduttori, così come nel 2011 il Salone del libro di Torino ha accolto la Russia come paese ospite, proponendo una serie di presentazioni e tavole rotonde con slavisti italiani, giornalisti e scrittori russi contemporanei. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non ultimo, va considerato ora più che mai l’aspetto legato alle recenti vicende politiche, che pongono la Russia in una posizione di attrito con la cultura occidentale. Nel medio termine anche le scelte letterarie e i relativi studi saranno indirizzati dalla posizione ideologica dello scrittore, dalla sua collocazione geografica, dalla sua capacità di sopravvivere alla censura interna e alla diffidenza esterna e ad altre dinamiche che potrebbero comprometterne la ricezione. Resta indubbio il fatto che anche la letteratura russa contemporanea, immersa com’è in quella che Aleksej Ivanov definisce una cultura iconocentrica, risente sempre maggiormente dell’interazione con lo schermo (computer, televisore, cinema, tablet, smartphone), e non solo nel processo di fruizione e di promozione dell’opera, ma anche nell’atto creativo. Il tema dell’intelligenza artificiale, dell’aspetto multimodale (audiolibri, videoperformance), della grafomania social, generano una nuova scrittura istantanea, amplificano il grado di improvvisazione e imprevedibilità del testo, nonché determinano la dimensione liquefatta del fatto letterario. Anche su questi complessi campi d’indagine dovranno soffermarsi gli studi futuri.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Abaševa, Marina, Marija Litovskaja, Irina Savkina e Marija Černjak, a cura di. 2020. </hi><hi rend="italic">Kul’ttovary, Kommercializacija istorii v massovoj kul’ture. Kollektivnaja monografija</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ekaterinburg: Kabinetnyj učёnyj.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alleva, Annelisa, a cura di. 2008. </hi><hi rend="italic">Poeti russi oggi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Scheiwiller.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Astvacaturov, Andrej, e Giulia Marcucci, 2017. “Tra tradizione e innovazione. Il racconto russo oggi”. In </hi><hi rend="italic">Falce senza martello. Racconti post-sovietici</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giulia Marcucci, 239-65. Bari: Stilo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Banjanin, Ljiljana, Krystyna Jaworska, e Massimo Maurizio, a cura di. 2016. </hi><hi rend="italic">Disappartenenze. Figure del distacco e altre solitudini nelle letterature dell’Europa centro-orientale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: Stilo. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Berg, Michail. 2005. “Il discorso postcoloniale e il problema del successo nella letteratura russa contemporanea”. In </hi><hi rend="italic">Post-Scripta. Incontri possibili e impossibili tra culture</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Silvia Albertazzi, Gabriella Imposti, Donatella Possamai: 119-33. Padova. Il Poligrafo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caramitti, Mario, a cura di. 2002. </hi><hi rend="italic">Schegge di Russia. Nuove avanguardie letterarie</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma: Fanucci. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caramitti, Mario. 2010. </hi><hi rend="italic">La letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caprioglio, Nadia. 2019. </hi><hi rend="italic">Miniature senza cornice. Letture russe da S. Aksakov a L. Ulickaja. </hi><hi rend="CharOverride-1">Torino: Nuova Trauben.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carpi, Guido. 2016. </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura russa. </hi><hi rend="CharOverride-1">Vol 2: </hi><hi rend="italic">Dalla rivoluzione d’Ottobre a oggi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cifariello, Alessandro. 2007. “Boris Akunin e il romanzo antinichilista giudeofobico di fine Ottocento.” </hi><hi rend="italic">Studi Slavistici</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1: 163-91.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Franzoni, Daniele, 2020. </hi><hi rend="italic">La prosa sovietica nel contesto socio-culturale dell’epoca brežneviana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Galvagni, Paolo, a cura di. 2003. </hi><hi rend="italic">La nuova poesia russa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Crocetti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Galvagni, Paolo, a cura di. 2004. </hi><hi rend="italic">Tra i ruderi di Groznyj</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Il conflitto ceceno nella poesia russa. </hi><hi rend="CharOverride-1">Lecce: Manni editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Galvagni, Paolo, e Dmitrij Kuz’min, a cura di. 1999. “La poesia di ‘Babele’, i giovani poeti russi: Stanislav L’vovskij, Nikolaj Zvjagincev, Andrej Sen-Sen’kov, Maksim Ankudinov, Sergej Timofeev, Polina Barskova, Sergej Kruglov, Ol’ga Zondberg”. </hi><hi rend="italic">Poesia</hi><hi rend="CharOverride-1"> 12: 2-18.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Garzonio, Stefano, e Guido Carpi, a cura di. 2004. </hi><hi rend="italic">Antologia della poesia russa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: La Biblioteca di Repubblica.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Garzonio, Stefano. 2006. “La poesia russa nelle traduzioni italiane del 900. Alcune considerazioni.” </hi><hi rend="italic">Toronto Slavic Quarterly</hi><hi rend="CharOverride-1">, 17. &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://sites.utoronto.ca/tsq/17/garzonio17.shtml#top</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (ultima data di consultazione 21/07/2024)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gardzonio [Garzonio], Stefano. 2016. “Sovremennaja russkaja poėzija v ital’janskich perevodach.” “</hi><hi rend="italic">Prosōdia</hi><hi rend="CharOverride-1">”, 4. &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://magazines.gorky.media/prosodia/2016/4/sovremennaya-russkaya-poeziya-v-italyanskih-perevodah.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (ultima data di consultazione 26.02.2024).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gresta, Eugenia. 2007. </hi><hi rend="italic">Il poeta è la folla. Quattro poeti moscoviti: Vsevolod Nekrasov, Lev Rubinštejn, Michail Ajzenberg, Aleksej Cvetkov</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: Clueb.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Krivulin, Viktor. 2003. “Mezzo secolo di poesia russa.”. In </hi><hi rend="italic">La nuova poesia russa</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Paolo Galvagni, 15-26. Milano: Crocetti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lipoveckij, Mark, 2014. </hi><hi rend="italic">Paralogie. Trasformazioni del discorso (post)modernista nella cultura russa dagli anni Venti agli anni Duemila</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trad. di Manuel Ghilarducci. Roma: Aracne.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Martini, Mauro. 2002. </hi><hi rend="italic">Oltre il disgelo. La letteratura russa dopo l’Urss</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Bruno Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Martini, Mauro. 2005a. “Introduzione.” In </hi><hi rend="italic">La nuovissima poesia russa</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Mauro Martini, V-XX. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Martini, Mauro. 2005b. </hi><hi rend="italic">L’Utopia spodestata. Le trasformazioni culturali della Russia dopo il crollo dell’Urss.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maurizio, Massimo, a cura di. 2013. </hi><hi rend="italic">“La massa critica del cuore…”. Antologia di poesia russa contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano-Udine: Mimesis edizioni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maurizio, Massimo. 2016a. “Qualche considerazione sull’antologizzazione della poesia russa contemporanea in Italia (2000-2010).” </hi><hi rend="italic">Studi slavistici</hi><hi rend="CharOverride-1"> 12: 221-34.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maurizio, Massimo, a cura di. 2016b. </hi><hi rend="italic">disAccordi. Antologia di poesia russa 2003-2016</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bari: Stilo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Niero, Alessandro. 2005. “La persistenza della poesia dall’Urss alla Russia.” </hi><hi rend="italic">In Forma di Parole</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2: 271-352.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Niero, Alessandro. 2012. “Tempo non più di antologie, ma di una antologia: considerazioni sulla poesia russa del secondo novecento tradotta in italiano.” In </hi><hi rend="italic">Tradurre la letteratura. Studi in onore di Ruggero Campagnoli</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Graziano Benelle, Manuela Raccanello, 117-31. Firenze: Le lettere.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">N’ero [Niero], Alessandro. </hi><hi rend="CharOverride-1" >2014. “Kak zvučat ital’janskie stichi na russkom segodnja?”. </hi><hi rend="italic">Znamja</hi><hi rend="CharOverride-1">, 3: 192-99. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Niero, Alessandro. 2019. </hi><hi rend="italic">Tradurre poesia russa. Analisi e autoanalisi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Macerata: Quodlibet.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Novochatskij, Dmitrij. 2018. </hi><hi rend="italic">Ledjanaja trilogija Vladimira Sorokina: tekst i konteksty</hi><hi rend="CharOverride-1">. Kiev: Izdatel’skij dom Dmitrija Burago.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marcucci, Giulia, a cura di. 2017. </hi><hi rend="italic">Falce senza martello. Racconti post-sovietici</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: Stilo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maurizio, Massimo. 2011. </hi><hi rend="italic">Prossima fermata Cremlino. Percorsi reali e immaginari nella Mosca letteraria.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Acireale-Roma: Bonanno editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Piccolo, Laura. 2017. </hi><hi rend="italic">Violazioni: letteratura, cultura e società in Russia dal crollo dell’Urss ai nostri giorni</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma. RomaTrE-press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Possamai, Donatella. 2000. </hi><hi rend="italic">Che cos’è il postmodernismo russo? Cinque percorsi interpretativi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova: Il Poligrafo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Possamai, Donatella. 2004. “Sulla critica del postmodernismo: spunti di riflessione.” </hi><hi rend="italic">Studi Slavistici</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1: 115-25.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Possamai, Donatella. 2009. “Globalizacija i lokalizacija (Rossija - Zapad - Vostok) K voprosu o genezise massovoj literature v Rossii.” In </hi><hi rend="italic">Kul’t-tovary: fenomen massovoj literatury v sovremennoj Rossii (Materialy Meždunarodnoj naučnoj konferencii 23-25 aprelja 2008 g.)</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">Sost.li</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> Irina Savkina, Marija Černjak, 198-204. Sankt-Peterburg: Peterburgskij institut pečati.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Possamai, Donatella. 2018. </hi><hi rend="italic">Al crocevia dei due millenni. Viaggio nella letteratura russa contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1">, Padova: Esedra.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Possamai, Donatella. 2020. “Distopia ed ecocritica: 2017 di Ol’ga Slavnikova.” In </hi><hi rend="italic">La Russia e l’Occidente. Visioni, riflessioni e codici ispirati a Vittorio Strada</hi><hi rend="CharOverride-1">, Francesco Berti, Adriano Dell’Asta, e Olga Strada. 192-204. Venezia: Marsilio. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Puleri, Marco. 2021. “Ripensare il post-sovietico. Un’introduzione”, </hi><hi rend="italic">eSamizdat</hi><hi rend="CharOverride-1">, XIV: 7-17.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ronchetti, Barbara. 2014. </hi><hi rend="italic">Caleidoscopio russo. Studi di letteratura russa contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1">. Macerata: Quodlibet.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sabbatini, Marco, a cura di. 2008. </hi><hi rend="italic">“Quel che si metteva in rima”. Cultura e poesia dell’underground a Leningrado</hi><hi rend="CharOverride-1">. Salerno: Collana di Europa Orientalis. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sabbatini, Marco. 2020. </hi><hi rend="italic">Leningrado underground. Testi, poetiche, samizdat</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma: Write up.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salmon, Laura. 2004. “Contro la malinconia”. In Sergej Dovlatov, </hi><hi rend="italic">Il Parco di Puškin</hi><hi rend="CharOverride-1">, 169-96. Palermo: Sellerio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salmon, Laura. 2018a. </hi><hi rend="italic">I meccanismi dell’umorismo. Dalla teoria pirandelliana all’opera di Sergej Dovlatov</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano: Franco Angeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salmon, Laura, 2018b. “Il progetto, le note, il commento”. In Boris Ryžij, </hi><hi rend="italic">…E così via…</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Laura Salmon, 117-84. Rovigo: Il Ponte del Sale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scandura, Claudia, a cura di. 2012. </hi><hi rend="italic">La poesia russa da Puškin a Brodskij. </hi><hi rend="italic">E ora? / Russkaja po</hi><hi rend="italic">ė</hi><hi rend="italic">zija ot Puškina do Brodskogo: </hi><hi rend="italic">čto dal’še?</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="CharOverride-1">Atti del convegno internazionale di studi. Roma: Nuova cultura. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Strada, Vittorio. 2010.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">“Vent’anni dopo”. In </hi><hi rend="italic">Cinema russo contemporaneo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giovanni Spagnoletti, 13-20. Venezia: Marsilio. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Urussov, Alexandre. 1997. “Fine dell’utopia: la letteratura russa del periodo post-sovietico”, In </hi><hi rend="italic">Storia della civiltà letteraria russa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Vol 2, a cura di Michele Colucci, Riccardo Picchio, 487-504. Torino, Utet.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zorin, Andrej. 1993. “Tempo di antologie”, trad. di Donata Gelli. </hi><hi rend="italic">Metrica</hi><hi rend="CharOverride-1">, 10-11: 71-80. </hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-021-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per gli approfondimenti sulle fonti, si potrà trovare riscontro nel progetto della </hi><hi rend="italic">Bibliografia della slavistica italiana</hi><hi rend="CharOverride-1"> curato da Gabriele Mazzitelli e negli altri contributi specifici sulle traduzioni italiane di letteratura russa contemporanea.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-020-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per l’editore Pearson è in preparazione una nuova </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura russa contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Bonola, M. Calusio e D. Rebecchini (l’uscita è prevista entro il 2025). Si consideri anche il breve compendio di Tomáš Glanc, </hi><hi rend="italic">Tendenze della letteratura russa contemporanea. Breve rassegna di movimenti, temi e problemi</hi><hi rend="CharOverride-1">, tradotto da Ettore Gherbezza per Forum edizioni, 2003. Si tratta in realtà di un testo sviluppato da un progetto didattico svolto da Glanc come docente ospite presso l’Università di Udine nel 2002.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-019-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il riflesso di questa crisi è percepibile anche nella selezione delle opere oggetto di traduzione. Su questo ultimo fronte, si pensi, ad esempio, ai cinque titoli di Zachar Prilepin tradotti per Voland in pochi anni: </hi><hi rend="italic">Patologie</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2011), </hi><hi rend="italic">San’kja</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2011), </hi><hi rend="italic">Il peccato </hi><hi rend="CharOverride-1">(2012), </hi><hi rend="italic">Scimmia nera </hi><hi rend="CharOverride-1">(2013), </hi><hi rend="italic">Il monastero </hi><hi rend="CharOverride-1">(2017); si tratta di un autore molto in voga negli anni Dieci, che ha tuttavia espresso un crescente favore verso le politiche belliciste del governo russo, creando un certo disagio in quella critica occidentale che ne aveva esaltato le opere, le quali hanno smesso per ora di essere tradotte.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-018-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulle attività della Joseph Brodsky Fellowship Fund, si veda il sito web dedicato: &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://www.josephbrodsky.org/it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (ultimo accesso 01/10/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-017-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sia ricordato anche il secondo volume di </hi><hi rend="italic">Poesia del Novecento in Italia e in Europa</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Edoardo Esposito, Feltrinelli, Milano 2000 (cfr. Maurizio 2016a).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-016-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’antologia curata da Alessandro Niero conoscerà una ristampa nel 2019, presso l’editore Lithos, nella collana “Laboratorio Est/Ovest”.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-015-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	I poeti inclusi da Martini sono nell’ordine: Dmitrij Bannikov (1969-2003) da Perm’, Igor’ Davletšin (1967-2002) da Kemerovo, Marina Gol’denberg (1978) da Zlatoust, Aleksandra Močalova (1977) da Kirov, il moscovita Andrej Sen-Sen’kov (1968), Boris Ryžij (1974-2001) da Ekaterinburg, Ol’ga Grebennikova (1971) da Fergana, la pietroburghese Dar’ja Suchovej (1977), le moscovite Marianna Gejde (1980) e Alina Vituchnovskaja (1975), quest’ultima una dark militante del movimento politico di Limonov.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-014-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il fenomeno genera un interesse crescente, come dimostra il progetto femminista </hi><hi rend="italic">F-pis’mo</hi><hi rend="CharOverride-1">, con il componimento programmatico </hi><hi rend="italic">Moja vagina</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Galina Rymbu. Con i suoi provocatori versi, pubblicati dapprima su Facebook nel 2020, Rymbu ha animato un certo dibattito intorno alle sorti della letteratura di genere in Russia, anche alla luce di una legislazione sempre più restrittiva nei confronti dei temi LGBTQ+.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-013-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Altri traduttori prolifici sul fronte contemporaneo sono Paolo Galvagni, Massimo Maurizio, Elisa Baglioni e Claudia Scandura, Marilena Rea.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-012-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Riflessioni sulla traduzione di Brodskij e Prigov sono condotte da Alessandro Niero all’interno dello studio monografico edito da Quodlibet, </hi><hi rend="italic">Tradurre poesia russa. Analisi e autoanalisi </hi><hi rend="CharOverride-1">(Niero 2019, 245-307). In una prospettiva rovesciata l’autore offre un approfondimento sulla ricezione in russo della poesia italiana (N’ero 2014). Un diverso interessante esempio sulle questioni più specifiche, teoriche e pragmatiche, della traduzione poetica è condotto ad ampio spettro da Laura Salmon sui testi di Boris Ryžij (Salmon 2018b, 117-184).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-011-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si segnalano i contributi di Donatella Possamai, con un quesito sull’eventuale rapporto tra vita fluida e una letteratura fluida, di Duccio Colombo sul romanzo di spionaggio di Julian Semenov, di Massimo Maurizio sulla liquefazione e annullamento nella poesia russa contemporanea, di Claudia Olivieri su Čechov nel teatro contemporaneo, di Giulia Baselica sul romanzo </hi><hi rend="italic">Rommat</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Vjačeslav P’ecuch, di Roberta Sala  su M.A.N.I. e di  Laura Piccolo su Petrovič, eroe letterario della contemporaneità russa.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-010-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Risale al 2014 l’edizione italiana del fondamentale studio di Mark Lipoveckij, </hi><hi rend="italic">Paralogie. Trasformazioni del discorso (post)modernista nella cultura russa dagli anni Venti agli anni Duemila</hi><hi rend="CharOverride-1">, edito da Aracne nella traduzione di Manuel Ghilarducci.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-009-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si consideri l’influenza degli studi di sociologia della letteratura sviluppati da Boris Dubin (1946-2014) insieme a Lev Gudkov, in particolare si veda: </hi><hi rend="italic">Literatura kak social’nyj institut</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella edizione aggiornata pubblicata da Novoe literaturnoe obozrenie nel 2020. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-008-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	A tal proposito, si veda anche il caso dello scrittore russofono di Kiev, Andrej Kurkov, di cui in italiano compaiono tra gli altri il romanzo </hi><hi rend="italic">Picnic sul ghiaccio</hi><hi rend="CharOverride-1"> (trad. di C. Scandura, Keller, 1996), o si pensi al caso del poeta odessita Boris Chersonskij, la cui produzione è principalmente nota in lingua russa ed è circolata nel contesto letterario della Russia, oltre che dell’Ucraina, almeno fino alla seconda metà degli anni Dieci (in italiano, nel 2011 è comparsa la raccolta poetica di Boris Chersonskij, </hi><hi rend="italic">Mramornyj list</hi><hi rend="CharOverride-1"> / </hi><hi rend="italic">Foglio di marmo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Claudia Scandura, con le versioni anche di Katia Margolis, Alessandro Niero e Marco. Sabbatini). Per quanto riguarda la prosa documentaristica, di denuncia sociale e politica, nell’editoria italiana ha riscosso grande attenzione la figura di Anna Politkovskaja, in parte ha trovato spazio anche la narrativa del giornalista Valerij Panjuškin.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-007-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nell’ambito della narrativa russa sensibile alla questione di genere e Lgbtq+, sta riscuotendo un certo clamore mediatico e editoriale il romanzo di Elena Malisova e di Katerina Sil’vanova,</hi><hi rend="italic"> Un’estate col fazzoletto da pionieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, tradotto per Mondadori da Giulia De Florio. L’opera, che ha ottenuto un primo successo in Russia grazie alla diffusione condivisa nel web, è ambientata negli anni della </hi><hi rend="italic">perestrojka </hi><hi rend="CharOverride-1">e narra l’amore omosessuale tra i due protagonisti maschili, nel contesto di un campo estivo di pionieri.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-006-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«La teoria postcoloniale è stata utilizzata anche al fine di promuovere una retorica revanscista nazionalista, volta a ricreare un contraddittorio continuum storico costruito intorno a una supposta esperienza di ‘oppressione coloniale’ vissuta da popoli che in alcune fasi della loro storia parteciparono invece attivamente alle conquiste imperiali e sovietiche» (Puleri 2021, 14). Sulla tradizione di studi postcoloniali, di veda anche il dialogo curato da M. Puleri “‘Incontri possibili e impossibili tra culture’. Un dialogo con Silvia Albertazzi e Gabriella Imposti sulla storia degli studi postcoloniali in Italia.” </hi><hi rend="italic">eSamizdat</hi><hi rend="CharOverride-1"> XIV (2021): 219-25.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-005-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Su Sorokin, si consideri anche lo studio </hi><hi rend="italic">Ledjanaja trilogija Vladimira Sorokina: tekst i konteksty</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Dmitrij Novochatskij (2018).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-004-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In quegli stessi anni si registra un interesse della critica italiana, come dimostra Alessandro Cifariello, nell’articolo </hi><hi rend="italic">Boris Akunin e il romanzo antinichilista giudeofobico di fine Ottocento</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Cifariello 2007).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-003-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda: S. Gandlevskij, </hi><hi rend="italic">NRZB</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione di C. Scandura, Roma, Elliot, 2020. Il titolo “nrzb” evoca la sigla utilizzata in filologia per indicare una parola o una frase come ‘indecifrabile’ (</hi><hi rend="italic">nerazborčivo</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-002-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si consideri, tra gli altri, il numero tematico della rivista </hi><hi rend="italic">Analisi linguistica e letteraria</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2019 (3), dal titolo: </hi><hi rend="italic">Contributi italiani allo studio della fortuna di Aleksandr Solženicyn. </hi><hi rend="CharOverride-1">Sul tema della ricezione italiana della letteratura concentrazionaria, si segnala anche la collaborazione italo-francese, a cura di Claudia Pieralli e Luba Jurgenson: </hi><hi rend="italic">Lo specchio del Gulag in Francia e in Italia. La ricezione delle repressioni politiche sovietiche tra testimonianze, narrazioni, rappresentazioni culturali (1917-1987)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Pisa, Pisa University Press, 2019.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Straniera</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1991, 1999), </hi><hi rend="italic">La valigia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1999), </hi><hi rend="italic">Compromesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1996, 2000), </hi><hi rend="italic">Noialtri</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2000), </hi><hi rend="italic">Regime speciale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2002), </hi><hi rend="italic">Il Parco di Puškin</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2004), </hi><hi rend="italic">La marcia dei solitari</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2006), </hi><hi rend="italic">Il libro invisibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2007), </hi><hi rend="italic">Il giornale invisibile </hi><hi rend="CharOverride-1">(2009), </hi><hi rend="italic">La filiale </hi><hi rend="CharOverride-1">(2010) e </hi><hi rend="italic">Taccuini </hi><hi rend="CharOverride-1">(2016).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_14_181-202.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Non ultimo, va ribadito il ruolo di alcune riviste della slavistica italiana nel dare attenzione agli studi sulla nuove voci della letteratura; si considerino quelle curate dalle più giovani generazioni di studiosi, dalla pioneristica </hi><hi rend="italic">eSamizdat</hi><hi rend="CharOverride-1">, fino a </hi><hi rend="italic">Avtobiografija </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic">Andergraund</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Marco Sabbatini, University of Pisa, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">marco.sabbatini@unipi.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-8837-6592</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Marco Sabbatini, <hi rend="italic">La letteratura russa contemporanea,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7.11</ref>, in Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio (edited by), <hi rend="italic">Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume II</hi>, pp. -23, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0492-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7</ref></p></div></div>
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