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        <title type="main" level="a">Trent’anni di studi polonistici italiani (1991-2021). Letteratura polacca premoderna</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-3639-3005" type="ORCID">
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            <surname>Piacentini</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0492-7</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.13</idno>
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        <p>The article offers an overview of the scholarly publications by Italian Slavists that appeared during the period 1991-2021 on to the subject of Polish pre-modern literature</p>
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            <item>Italian Slavic studies between 1991 and 2021; Polish pre-modern literature</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.13<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.13" /></p>
      <div><head>Trent’anni di studi polonistici italiani (1991-2021). Letteratura polacca premoderna</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Marcello Piacentini</hi></p><div><head><hi>1. Premessa</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Trent’anni or sono Pietro Marchesani si fece carico, da solo, di render conto degli studi di polonistica in Italia dal 1940 al 1990, studi rivolti all’intera storia culturale della Polonia, dalle origini fino alla contemporaneità (Marchesani 1994). Il già cospicuo bilancio delineato allora è oggi non poco prolificato, sì che è parso opportuno ripartire questo nuovo resoconto in due periodi: dal Medioevo a tutto il Settecento e dall’Ottocento ai giorni nostri. Altrettanto opportuno sarà fornire </hi><hi rend="italic">in praelimine</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualche ragguaglio orientativo sui criteri metodologici, che sono analoghi a quelli impostati a suo tempo da Pietro Marchesani. Con un’integrazione non irrilevante, che è il segno di tempi mutati: se trent’anni fa Marchesani constatava, e giustamente, come la polonistica italiana fosse fatta anche da studiosi polacchi inquadrati nelle strutture universitarie italiane, e dunque rientranti a pieno titolo nella polonistica in Italia, oggi è altrettanto opportuno e ineludibile considerare anche quei polonisti italiani della più giovane, e anche giovanissima generazione (che ai tempi in cui scriveva Marchesani potevano avere neanche quindici anni, qualcuno forse un po’ di più, qualcuno appena nato), formatisi in Italia e che sono stati accolti e inquadrati in strutture accademiche e di ricerca polacche – prevalentemente, è vero, come docenti afferenti a cattedre di italianistica, ma che continuano la loro attività scientifica e di ricerca nell’ambito della polonistica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di qui anche, è parso appropriato un cambiamento nel titolo, rispetto a quello scelto a suo tempo da Marchesani, </hi><hi rend="italic">Cinquant’anni di studi polonistici in Italia (1945-1990)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Un compromesso dettato da una constatazione obiettiva. Tanto più che, negli ultimi anni, si sono anche moltiplicati i lavori pubblicati in polacco e in Polonia. Se ne dirà ancora più avanti, ma intanto è da ricordare la traduzione in polacco (Marinelli 2009) della </hi><hi rend="italic">Storia della Letteratura polacca</hi><hi rend="CharOverride-1"> uscita dalla collaborazione di diversi polonisti italiani (Marinelli 2004), così come la partecipazione di polonisti italiani all’impresa della </hi><hi rend="italic">Światowa historia literatury polskiej </hi><hi rend="CharOverride-1">(Popiel et al. 2020), stampata anche in redazione inglese (Bilczewski et al. 2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Raccogliendo i materiali per questa rassegna mi chiedevo se non sarebbe stato possibile rintracciare una qualche regolarità negli orientamenti della polonistica italiana post 1990 (ma bisognerebbe risalire a qualche anno prima ancora), se e come, cioè, il segno più o meno marcato lasciato da un ormai consolidato magistero degli studi universitari potrebbe aver indirizzato le avvicendantisi (e conviventi) generazioni di polonisti verso un ambito privilegiato di studi: una «continuità di oggetti di interesse» («e di metodologia di ricerca»), così scriveva nel 1983 Graciotti (1983, 8), che ne appurava l’effettiva consistenza per le generazioni che si sono susseguite da Maver, allo stesso Graciotti, fino a Marchesani (passando per Damiani, Picchio, Bersano Begey, Danti, coetaneo di Marchesani) e accennando anche, Graciotti, alla giovanissima allora generazione esordiente. Graciotti, del resto, scriveva espressamente di non avere a disposizione una bibliografia recentissima. Neanche avrebbe potuto averla (stendeva quel bilancio nel 1979), dacché i primissimi esordi di quell’allora ultima generazione, oggi già un po’ più vecchia, o meno giovane, cadevano giusto, s’è detto, tra gli inizi degli anni ’80 e gli inizi dei ’90.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un fatto che i centri della polonistica italiana, oggi non pochi rispetto alle origini, hanno dato vita e coltivato tradizioni di studi in parte diverse, definite talora come ‘scuole’ (la Filologia slava e polonistica romana di Giovanni Maver, o la tradizione torinese, con la sua specifica ascendenza romantica portata avanti da Marina Bersano Begey). Tempi e occasioni di bilanci sempre rinnovati ci sono stati, nel passato e di recente (Ciccarini e Salwa 2014, Mura 2019, Ceccherelli et al. 2020). Non per questo la tradizione, intesa come ho appena detto, ha costituito limiti per l’innovazione, o frenato particolari interessi individuali. Anzi. Si intersecano, ma non è certo esclusività della polonistica, magistero di studi, trasmissione di saperi e biografie personali di cui non sta a me occuparmi qui. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli studi polonistici italiani l’eclettismo cronologico è stato, e in parte pur ridotta è ancora, piuttosto la regola che non l’eccezione, almeno per la generazione che ha esordito fra gli anni ’80 e i ’90. Non sfugge certo che questo aspetto caratterizzava anche una buona parte delle precedenti generazioni fondatrici della polonistica, che spaziavano dal Rinascimento al periodo romantico, occasionalmente fino a Młoda Polska. Esempio magistrale può essere un lavoro di Sante Graciotti (1994) che, seguendo il filo dell’intendimento dell’eredità classica nella cultura polacca dal Medioevo al Settecento, pur nelle differenze individuava nel classicismo un momento fondamentale per il suo sviluppo. Ma il nuovo, che è segno di una disciplina vitale, e degli studiosi che la fanno, è lo spazio ora occupato in questo eclettismo dalla contemporaneità. Intendo che per lo più chi, di formazione spiccatamente polonistica, si è occupato di questioni pre-moderne (vale dire fino a tutto il Settecento), si è occupato anche, parallelamente, o prima, o in seguito, di letteratura contemporanea (antecedente è senz’altro Pietro Marchesani). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È anche vero che talora gli interessi per la letteratura pre-moderna sembra abbiano costituito una parentesi, e anche ragguardevole, orientata dagli studi di dottorato, partiti ufficialmente nel 1983 con la fondazione di un primo dottorato specifico in Slavistica, consorziato e con sede alla Sapienza di Roma e seguito a breve da un analogo dottorato a Milano (Magarotto 2007). Del resto, proprio quella quarta, ormai, generazione oggi accademica di cui si diceva sopra era incoraggiata dalla generazione precedente (anzi, dalle due generazioni precedenti) a diversificare gli ambiti di interesse coltivati e conclusi dalla tesi allora quadriennale, così che non fa meraviglia un percorso dalla contemporaneità al passato lontano e ritorno, ben fecondo di risultati, analogamente al prosieguo di tradizioni consolidate e rinnovate</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_16_223-242.html#footnote-003">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Diverse sono state le occasioni in cui alla polonistica italiana, e in particolare proprio riguardo agli studi sulla letteratura del periodo preromantico, è stato riconosciuto, in primo luogo in Polonia, un valore indiscusso fin dagli esordi della tradizione accademica fondata da Giovanni Maver, i cui lavori polonistici, tra Rinascimento e Romanticismo, furono poi raccolti e tradotti in polacco nel 1988 (Maver 1988)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="OP10193_xml_2024_16_223-242.html#footnote-002">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Negli anni seguenti vengono tradotte in polacco e in Polonia stampate sia raccolte di studi di polonisti italiani, a cominciare dagli scritti di Sante Graciotti (1991a, 2016), quindi un volume collettaneo che raccoglie contributi di vari autori (Brogi Bercoff e Michałowska 1995), gli studi anche polonistici di Riccardo Picchio (1999), più tardi i lavori polonistici di Marina Ciccarini (2008a), sia edizioni di testi e monografie originali (Marino e Anonim 1993; Marinelli 1997; Ceccherelli 2003a), risultato degli studi e tesi di dottorato degli Autori. E si tratta, rimarco ancora, di lavori tutti dedicati alla letteratura preromantica, o se vogliamo, con un polonismo, antico-polacca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_16_223-242.html#footnote-001">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>2. Il Medioevo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella tradizione italiana di studi polonistici (ma non solo in quella italiana, al di fuori della Polonia), il periodo pre-rinascimentale è stato assai poco frequentato, con rare pur se ragguardevoli eccezioni quanto a risultati, il Verdiani della </hi><hi rend="italic">Leggenda di sant’Alessio</hi><hi rend="CharOverride-1"> e le ricerche fondamentali di Danti sui </hi><hi rend="italic">Pamiętniki Janczara,</hi><hi rend="CharOverride-1"> indagini tra comparatistica e filologia, di cui si trova conto altrove (Piacentini 2020). Già lo constatava Giovanna Brogi Bercoff in un suo contributo comparso nel 1990 e che, ovviamente, era fondato sullo stato della tradizione di studi allora esistente (Brogi Bercoff 1990). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Certamente, questo è dovuto alla limitata attrattività di un sistema letterario, quello polacco medievale appunto, tanto ricco di produzione in latino, quanto assai più avaro nelle attestazioni di una letteratura in lingua vernacolare, almeno quella rimasta e almeno fino alla metà del XV secolo. Un sistema letterario caratterizzato da una pressoché totale assenza di forme narrative e poetiche che non siano per la prevalenza agiografia o storiografia (in latino).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È proprio a Sante Graciotti che si deve un amplissimo studio comparativo impostato su solide basi filologiche, volto a illuminare originalità e ascendenze di uno dei due capolavori poetici della cultura polacca medievale in lingua volgare, il </hi><hi rend="italic">Lament świętokrzyski</hi><hi rend="CharOverride-1">, proiettato sullo sfondo della tradizione europea del «Planctus beatae Mariae Virginis» (Graciotti 1991b).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dell’altro capolavoro, cronologicamente il primo, </hi><hi rend="italic">Bogurodzica</hi><hi rend="CharOverride-1">, si è occupato recentemente Emiliano Ranocchi, ripercorrendone le vicende attraverso gli studi per mostrare come il loro orientamento sia stato spesso, in maggiore o minor misura, influenzato dalla ricerca di una impronta identitaria oscillante fra una tradizione culturale autoctona e originale, o sotto il segno marcato di una matrice occidentale, cattolica dunque, o orientale, greco-ortodossa (Ranocchi 2020). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Luigi Marinelli, invece, ha dedicato un lavoro approfondito a un altro dei pochissimi testi poetici di quel periodo, almeno quelli pervenutici, </hi><hi rend="italic">Piesń o Wyklifie</hi><hi rend="CharOverride-1">, considerato sullo sfondo delle eresie, valdese prima, hussita poi, nella Polonia del XIV e XV secolo (Marinelli 1993), argomento sul quale tornerà ancora (Marinelli 1994, 1995a). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un altro ancora di quei testi poetici, tra i più importanti del medioevo polacco, </hi><hi rend="italic">Rozmowa Mistrza Polikarpa ze śmiercią,</hi><hi rend="CharOverride-1"> è da alcuni anni oggetto degli studi sistematici di Viviana Nosilia, con una indagine a tutto tondo anche in prospettiva comparatista che spazia dalla tradizione latina e tedesca al volgarizzamento slavo orientale del XVI secolo, quindi in ruteno, di ascendenze polacche (Nosilia 2006, 2014, 2019).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al capitolo della letteratura apocrifa medievale in traduzione della fine del XV secolo ha dedicato attenzione Marcello Piacentini, con un paio di interventi che possono essere segnalati (Piacentini 2011a, 2011b)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_16_223-242.html#footnote-000">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Dal canto suo Silvano De Fanti (1995), nell’unica sua ‘incursione’ nello spazio del Medioevo, è autore di un pregevole contributo per la ricostruzione della biografia dell’insigne filosofo e teologo udinese, nonché ambasciatore della Serenissima in Polonia, Paolo Veneto (Paolo Nicoletti), mentre Roberta De Giorgi si è occupata, in un contesto culturale in cui rientra anche la storia della lingua, del quattrocentesco trattato ortografico di Jakub Parkoszowic (De Giorgi 2008). A Riccardo Picchio è dovuta invece una importante messa a punto della questione assai dibattuta sulla pretesa contrapposizione della lingua vernacolare polacca e del latino tra Medioevo e Rinascimento (Picchio 1995). </hi></p></div><div><head><hi>3. Il Rinascimento</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Assai ben frequentato, e fin dagli inizi della polonistica, è il periodo del Rinascimento, non solo per autori e opere ma anche a motivo dei rapporti culturali intercorsi fra Italia e Polonia, che dureranno intensi, per poi man mano scemare, fino a tutto il Seicento. Rapporti che si dipanarono attraverso relazioni personali intessute dagli umanisti, circolazione di idee, uomini, libri (così sintetizzava assai bene Marchesani 1994), oggetto di intensi studi sia italiani che polacchi (studi, questi ultimi, senz’altro numericamente preponderanti), che nel corso di più di un secolo hanno gettato solide basi, ma anche avanzato ipotesi ancora da confermare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un campo di indagini arricchito negli ultimi trent’anni dai lavori di Jan Ślaski, che dal 1993 entrò nei quadri universitari italiani, a Padova, avendo già alle spalle una consistente produzione comparatista polono-italica. Proprio al magistero dell’ambiente universitario patavino (e della vicina Venezia di Manuzio) è dedicato un importante studio con cui Ślaski coglie la rilevanza che ebbe quella scuola nella formazione della filologia polacca rinascimentale alla metà del XVI secolo (Ślaski 2002), indagando anche le vicende di uno studente polacco ‘patavino’ pressoché dimenticato, Marian Leżeński, che però in quell’ambiente di filologi ebbe una sua parte (Ślaski 2005).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’Università di Padova e al ruolo che svolse dall’epoca della fondazione (1222) fino al XVII secolo per la formazione degli studenti polacchi in ogni settore della cultura e delle scienze dell’uomo sono stati dedicati, da chi scrive queste righe, diversi contributi di carattere scientifico-divulgativo raccolti in un volume collettaneo (Pietrobon 2021), là dove Ryszard Kazimierz Lewański aveva indagato le sorti della biblioteca della patavina </hi><hi rend="italic">Natio Polona</hi><hi rend="CharOverride-1"> riproponendo nel 1996 (Lewański 1995-1996), i risultati di ricerche già intraprese insieme a Gilda Mantovani (Lewański e Mantovani 1989-1990). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Speculare alla frequentazione polacca della Penisola in genere è la presenza degli Italiani in Polonia, non solo intellettuali e artisti di varia, anche eccellente levatura, ma anche imprenditori, commercianti, artigiani che operavano nel tessuto quotidiano della società. Un momento di incontro, ma pure di scontro, il cui studio permette di comprendere meglio anche l’origine della italofobia a fronte di una largamente diffusa e giustamente celebrata italofilia. È un campo di studi frequentato pressoché esclusivamente dagli studiosi polacchi, a cominciare da Jan Ptaśnik (Ptaśnik 1922). Negli ultimi trent’anni se n’è occupata sistematicamente in Italia anche la storica Rita Mazzei, con un taglio certo prevalentemente storico, come nelle due monografie che raccolgono le sue ricerche innanzitutto d’archivio (Mazzei 1983 e soprattutto 1999). Ricerche mirate anche a specificità di relazioni locali, come l’imprenditoria toscana in Polonia (per es. Mazzei 2007 e più di recente Mazzei 2017), ma anche alle sue implicazioni culturali (Mazzei 2004). In quest’ultimo ambito rientra un contributo di Marcello Piacentini (Piacentini 2021) in merito alla prima attestazione in lingua vernacolare di una traduzione, un riassunto piuttosto e di nessun valore letterario, di trame novellistiche d’origine veneta (veneziano-patavina) nell’ambiente imprenditoriale cracoviano del primo ventennio del XVI secolo, che potrebbe attestare piuttosto un adattamento a condizioni di emigrazione, compreso l’apprendimento della lingua.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La reciproca conoscenza di culture e paesi corre lungo più strade, anche di carta, che pur attraversando gli stessi luoghi non sempre sembrano offrire gli stessi panorami. Dipende, certamente, dai livelli di conoscenza e consapevolezza di cui parlava giustamente Marchesani nei suoi studi degli anni Ottanta sull’immagine, e gli stereotipi (un fatto reciproco), della rappresentazione della Polonia nella storiografia italiana, per cui si rimanda alla rassegna da lui stilata (Marchesani 1994). A quel periodo risale un suo lavoro (poi ampliato negli studi di cui s’è detto) sull’immagine di Cracovia agli occhi del Cinquecento polacco, uscito però a stampa solo nel 1991 e che pare opportuno ricordare (Marchesani 1991). Andrea Ceccherelli si occuperà di proseguire queste ricerche spingendosi, in un lavoro innovativo, fino al XIV secolo italiano, quando l’immagine della Polonia rientrava piuttosto nella categoria dei </hi><hi rend="italic">mirabilia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ceccherelli 2017a), per tornare poi sull’orizzonte cronologico a cavallo fra XVI e XVII secolo, rintracciando ben altre conoscenze sulla Polonia, in forma di detti sentenziosi, nell’opera di Giovanni Botero e seguendone le verisimili fonti (Ceccherelli 2017b).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’altra strada è quella del viaggio concreto, ampiamente esplorato sulla scorta dei diari superstiti, soprattutto per quanto riguarda i viaggi in Italia. Un contributo non indifferente, che copre più secoli, dal XVI al XVIII, è stato dato da Andrzej Litwornia con una serie di articoli (1995, 2001, 2003a, 2005a) e un lavoro monografico di taglio documentario che si concentra sul Friuli, porta d’accesso d’oltralpe all’Italia (Litwornia e Buriello 2000). Dal canto suo Grzegorz Franczak è autore di un ottimo contributo allo studio dell’inedito diario del viaggio a Roma del diplomatico Jan Ocieski negli anni ’40 del XVI secolo (Franczak 2007). Quanto ai viaggi nella direzione opposta, va tenuto conto dell’edizione che Paolo Bellini ha fornito dell’itinerario di Fulvio Ruggeri nel 1572, forse anche in quell’occasione al seguito del cardinale Francesco Commendone che non poco posto ha avuto nella storia della Polonia e della Controriforma (Bellini 1994), e senz’altro la narrazione di Colantonio Carmignano sul viaggio di Bona Sforza dalla Puglia in Polonia (Carmignano 2018), ma a questo proposito si vedranno anche le utili osservazioni sulle intertestualità del tessuto narrativo nella recensione di Cabras (2020).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nello stesso ambito della conoscenza dell’Altro rientrano diversi lavori di Marina Ciccarini, che continua la strada tracciata da Angiolo Danti, pubblicando una monografia sull’immagine del Turco nella memorialistica polacca del Cinquecento (Ciccarini 1991), seguita da un articolo di natura comparatistica sull’argomento (Ciccarini 1995).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ampia è la messe di studi dedicati a questioni più strettamente letterarie che riguardano soprattutto le connessioni fra Italia e Polonia. Lavori anche riassuntivi volti a offrire uno sguardo generale (Ślaski 1994a, Ślaski 1995a), o concernenti aspetti specifici, come l’indagine di Janina Janas sulle fonti della </hi><hi rend="italic">Historia żałosna o Franciszku Spierze…</hi><hi rend="CharOverride-1">, di Stanisław Murzynowski, testo emblematico della polemica protestante in Italia e in Polonia (Janas 1994), o di Jolanta Żurawska sulla traduzione polacca della novella di Bernabò, una delle pochissime cose di Boccaccio tradotte in Polonia, tutte tranne una, quella su Bernabò appunto, dalle versioni umanistiche in latino (Żurawska 1994). Ma sulla questione della conoscenza di Boccaccio nella cultura letteraria polacca un lavoro fondamentale è uscito dallo studio rigorosamente filologico di Grzegorz Franczak sulla fortuna (che è europea) della novella su Grisella tradotta dalla redazione latina di Petrarca, cui Franczak ha dedicato una monografia (Franczak 2006).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La conoscenza, invece, dell’opera poetica del Petrarca vernacolare e del successivo petrarchismo cinquecentesco è uno dei nodi più discussi negli studi polacchi, specie per quanto riguarda l’opera di Jan Kochanowski. Da ricordare senz’altro è la sezione sul petrarchismo polacco curata da Andrzej Litwornia nell’ottima pubblicazione della rivista </hi><hi rend="italic">In Forma di Parole</hi><hi rend="CharOverride-1"> dedicata al petrarchismo europeo (Litwornia 2004) e una sua messa a punto della questione (Litwornia 2003c). Allo stesso studioso è dovuto anche un lavoro sulla ricezione di Dante Alighieri nella cultura polacca fra XV e XVI secolo (Litwornia 1990), che poi confluirà sviluppato in una monografia complessiva sulla ricezione di Dante in Polonia (Litwornia 2005b).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un ben caratterizzato nucleo di interessi e indagini ruota intorno al più grande artefice letterario del Rinascimento polacco, Jan Kochanowski, studiato da più punti di vista. Intanto, mettendo a disposizione del lettore e degli studiosi una parte almeno della sua opera in vernacolo (qualcosa anche della sua poesia latina) in ottime traduzioni italiane, fra l’altro di Anton Maria Raffo e Nullo Minissi, per cui rimando a Ceccherelli 2020a e alla relativa bibliografia lì acclusa. Va segnalata anche la riproposizione della traduzione dei </hi><hi rend="italic">Treny</hi><hi rend="CharOverride-1"> approntata nel 1926 da Enrico Damiani, affiancata dalla traduzione inedita di Umberto Norsa, con il commento di Giulia Fasoli e una prefazione di Luigi Marinelli (Kochanowski 2020). Ceccherelli invece, dal canto suo, appunta l’attenzione su una delle poesie più famose, e tradotte, di Kochanowski, </hi><hi rend="italic">Czego chcesz od nas Panie…</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">Pieśń</hi><hi rend="CharOverride-1">), analizzandone la struttura compositiva e le possibilità traduttive (Ceccherelli 2007) e ampliando successivamente il discorso, esteso a valutazioni anche teorico-pratiche del fatto traduttivo (Ceccherelli 2020b). Un argomento non poco dibattuto riguarda il problema della versificazione e dei suoi modelli, in particolare la forma del sonetto, utilizzata per la prima volta nella poesia polacca appunto da Jan Kochanowski e in tre soli componimenti. Luigi Marinelli (Marinelli 2018), fondandosi su una ben ampia e approfondita conoscenza degli studi sulle realizzazioni del sonetto in Europa, si pronuncia decisamente per un momento di sperimentazione versificatoria, per volgersi anche, in un successivo contributo, a una possibile interpretazione in chiave simbolico-numerica della struttura compositiva del ciclo dei </hi><hi rend="italic">Treny</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Marinelli 2020a). Su un’altra delle opere di Kochanowski, </hi><hi rend="italic">Satyr</hi><hi rend="CharOverride-1">, torna ancora Sante Graciotti (Graciotti 1998) che, esplorando i dati onomastici tra Venezia e Padova, apporta un nuovo contributo alla ‘discendenza’ patavina, sicura, dell’‘omo salvadego’, rifusa dal poeta, con la originalità che gli era propria, ‘gemellandola’ con il saggio ‘satiro’ della tradizione classica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Agli inizi degli anni Novanta Jan Ślaski rimarcava come neanche il giubileo kochanoviano avesse spinto gli studiosi italiani ad occuparsi del Kochanowski latino (Ślaski 1994a). Una novità è dunque senza dubbio il lavoro sistematico sulla produzione latina di Kochanowski cui si è dedicato Francesco Cabras, che a partire dal 2013 ha prodotto una serie di studi sui </hi><hi rend="italic">Foricoenia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Cabras 2013, 2014a, 2014b) e sulle elegie (Cabras 2015a, 2015b), fino alla pregevole e fondamentale edizione commentata degli </hi><hi rend="italic">Elegiarum libri quattuor</hi><hi rend="CharOverride-1">, in cui segue sia le intertestualità con la tradizione classica, sia le corrispondenze con l’opera in vernacolo del poeta (Kochanowski 2019).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non hanno avuto la stessa fortuna di studi gli altri autori del Cinquecento polacco, tranne il gesuita Piotr Skarga, tra le figure più importanti della Controriforma polacca in quello scorcio del XVI secolo. Alle sue </hi><hi rend="italic">Żywoty Świętych</hi><hi rend="CharOverride-1">, e all’utilizzo del </hi><hi rend="italic">Martyrologium romanum </hi><hi rend="CharOverride-1">e degli </hi><hi rend="italic">Annales</hi><hi rend="CharOverride-1"> del cardinale Cesare Baronio come modello di riferimento, Ceccherelli ha dedicato uno studio approfondito culminato in una monografia (Ceccherelli 2003a), argomento sul quale Ceccherelli tornerà ancora (Ceccherelli 2012), occupandosi peraltro del tema dell’agiografia polacca in una prospettiva più ampia (Ceccherelli 2002). Alla questione della conoscenza del Baronio in Polonia aveva già dedicato un lavoro Jan Ślaski (1994b). Nosilia, dal canto suo, indaga con filologica acribia le vicende editoriali di una traduzione russa degli </hi><hi rend="italic">Apophtegmata</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Bieniasz Budny stampata a Venezia (Nosilia 2020). Andrà ancora senz’altro ricordato uno studio di Nullo Minissi sui </hi><hi rend="italic">Figliki</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Mikołaj Rej (Minissi 1994) e di Valentina Lepri su Krzysztof Warszewicki (Lepri 2013).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A quest’ultima studiosa è dovuto un filone di studi, del tutto nuovo per la polonistica italiana, sulla indiscussa rilevanza culturale dell’Accademia di Zamość, condotti anche su fonti d’archivio e culminati in una monografia (Lepri 2019), studi cui ha dato un suo contributo anche Danilo Facca (Facca e Lepri 2016), che si occupa in particolare del pensiero filosofico (Facca 2002, 2013).</hi></p></div><div><head><hi>4. Il Barocco</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Rispetto al cinquantennio precedente, gli studi sul Barocco si sono arricchiti in misura esponenziale, senz’altro per lo slancio di cui ha goduto in Polonia l’interesse verso questo periodo grazie a Janusz Pelc e alla rivista </hi><hi rend="italic">Barok</hi><hi rend="CharOverride-1">, da lui ideata nel 1994 e alla nuova serie della “Biblioteka Pisarzy Staropolskich”, voluta da un filologo di primo piano quale fu Adam Karpiński. Ma grazie anche all’apporto dato dalla polonistica italiana, o piuttosto, in primo luogo da Luigi Marinelli, anzitutto con il suo studio sulla traduzione polacca anonima dell’</hi><hi rend="italic">Adone</hi><hi rend="CharOverride-1"> a partire da un lavoro del 1990 (già citato da Marchesani 1994), seguito da un articolo su una diversa traduzione del IV canto dello stesso poema di Marino (Marinelli 1991a) di cui darà un’edizione critica (Marino e Anonimo 1992) e da una messa a punto dei problemi di natura critico-testuale riguardanti la traduzione anonima dell’Adone, non poco innovativi a fronte della pratica della critica testuale polacca d’allora (Marinelli 1991b), per arrivare alla sua edizione critica (Marino e Anonim 1993). A questa intensa attività di ricerca sulle sorti del capolavoro di Marino nella cultura polacca seguirà ancora una monografia sulla fattura stilistico-retorica di quella traduzione (Marinelli 1997) e un lavoro sulle ipotesi del suo autore (Marinelli 2004b). Studi estesi Marinelli ha dedicato, inoltre, alle traduzioni del </hi><hi rend="italic">Pastor Fido</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Giovan Battista Guarini (Marinelli 1995b) e a valutazioni complessive del fenomeno della traduzione a cavallo fra Cinque e Seicento (Marinelli 2019). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un filone senz’altro importante è certamente anche quello dedicato alle traduzioni seicentesche della </hi><hi rend="italic">Gerusalemme liberata</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dell’</hi><hi rend="italic">Orlando furioso</hi><hi rend="CharOverride-1"> uscite dalla penna di Piotr Kochanowski, che Jan Ślaski studiò sullo sfondo della disputa italiana sui due capolavori (Ślaski 1995b), mentre Emiliano Ranocchi ha indagato con acutezza le valutazioni avanzate dalla critica polacca (Ranocchi 2005), dopo aver analizzato, in lavori precedenti, le due traduzioni e le soluzioni translatorie utilizzate da Piotr Kochanowski (Ranocchi 1998, 2002), studiando anche la traduzione dell’</hi><hi rend="italic">Eneide</hi><hi rend="CharOverride-1"> compiuta da suo zio, Andrzej Kochanowski, e utilizzata da Piotr Kochanowski per le citazioni nella proprie traduzioni (Ranocchi 1997). Rimanendo nel campo degli studi sulle traduzioni, rilevante è l’edizione curata da Jan Ślaski delle versioni delle favole di Verdizzotti fatte da Marcin Błażewski (Verdizzotti e Błażewski 2000), preceduta da un accurato articolo introduttivo (Ślaski 1999). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un capitolo non secondario riguarda gli studi, non tanti è vero, sul maggior poeta, con Jan Kochanowski, del periodo antico-polacco, Mikołaj Sęp Szarzyński, non più rinascimentale ma non ancora barocco. È una tradizione di studi sostanzialmente di ascendenza ‘romana’, a cominciare da un autorevole lavoro di Giovanni Maver, seguito dallo studio fondamentale di Sante Graciotti sulla traduzione di Sęp Szarzyński dei distici latini di Giano Vitale sulle rovine di Roma, famosi in tutta l’Europa rinascimentale e più tardi barocca (per entrambi gli studi si rimanda a Marchesani 1994). Partendo da questo spunto, Litwornia (che alla Sapienza di Roma fu lettore e poi affidatario in parte del corso di letteratura) estenderà la ricerca alla successiva fortuna seicentesca delle rovine di Roma (Litwornia 1997, 2000), confluite poi in una monografia (Litwornia 2003b). A questo si può aggiungere il contributo di Piacentini (2013) in cui la traduzione di Szarzyński dei distici di Giano Vitale entra piuttosto in una prospettiva comparativa con le altre traduzioni di quel periodo. Fondamentale è invece il lavoro di Marinelli, pubblicato in versione abbreviata nel 2020 (Marinelli 2020b), e subito dopo nella sua redazione ampia (Marinelli 2021), sul sonetto III di Sęp Szarzyński (</hi><hi rend="italic">Do Naświętszej Panny</hi><hi rend="CharOverride-1">), fondamentale non solo per l’analisi compositiva, ma anche per le premesse introduttive all’opera superstite del suo Autore, indicando, sulla scorta di una chiara esegesi filologica, un verisimile, ora, legame con la poesia di Petrarca. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nelle ricerche italiane sul barocco polacco entrano anche altri autori, come Jan Chryzostom Pasek, trattato da Brogi Bercoff (1995a) e da Bernardini (2016). Marina Ciccarini (1994) disamina invece con un approccio filologico-comparativo un’anonima operetta del filone antiturco riconducendone convincentemente la paternità, anche sulla scorta di analogie con un’operetta di Luigi Groto, al poeta italianizzante Jan Smolik, che già Ślaski aveva additato come uno scrittore da studiare a fondo. Alla stessa studiosa è dovuta, fra l’altro, anche una monografia dedicata al meno conosciuto Jan Białobłocki, polacco convertitosi all’ortodossia (Ciccarini 2008b). L’opera di Stanisław Grochowski, poeta certo secondario, ma traduttore fra l’altro della poesia del gesuita Jacopo Pontano, è stata oggetto di studio da parte di Andrea Ceccherelli (2005a). Allo stesso studioso si deve un perspicace lavoro con cui risolve attribuzione autoriale e questione delle fonti di un interessante opuscolo polacco degli anni ’30 del Seicento sull’eruzione del Vesuvio (Ceccherelli 2005b). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lavori assai utili che hanno come oggetto questioni complessive, ma anche specifiche, sono quelli di Brogi Bercoff sulla storiografia (Brogi Bercoff 1994, 1995b), come pure quello di Ceccherelli sulla poesia devozionale sulla Madre di Dio fra XVI e XVII secolo, nella quale individua i due modelli della </hi><hi rend="italic">mater admirabilis</hi><hi rend="CharOverride-1"> e della </hi><hi rend="italic">mater amabilis</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ceccherelli 2003b).  </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per ultimo è da ricordare un pregevolissimo lavoro di Leonardo Masi sulle origini, strutture e funzioni del “Padwan”, solo canzonette portate dai Polacchi che a Padova studiavano, o anche danza, unico contributo della polonistica italiana a questo argomento (Masi 2005).</hi></p></div><div><head><hi>5. Il Settecento e l’Illuminismo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A scorrere l’imponente e accuratissima rassegna degli studi sul Settecento che Andrea Ceccherelli stilò nel 1997 (Ceccherelli 1997), si vede chiaramente come la storia degli studi italiani su quel periodo si svolge praticamente tutta, e con risultati anche fondamentali, nel periodo dal 1940 al 1990, già considerato da Marchesani (1994). Per gli anni dal ’91 al ’97, poco riesce a rintracciare Ceccherelli, e per il periodo successivo, fino al 2020, davvero poco riusciamo ad aggiungere qui, sì ché sostanzialmente coincide con quanto già da lui registrato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli studi più recenti sul Settecento letterario e sulle idee del Secolo dei Lumi seguono in massima parte una strada indicata da Sante Graciotti, che dell’Illuminismo ha fatto, al pari del Rinascimento, un campo privilegiato di ricerca, fra l’altro con lavori fondamentali su Ignacy Krasicki e sulle istanze utopiche che informano la letteratura di quel periodo, in particolare quello che è il primo romanzo originale della cultura letteraria polacca, </hi><hi rend="italic">Mikołaja Doświadczyńskiego przypadki</hi><hi rend="CharOverride-1">, di Krasicki appunto ed è merito di Luigi Marinelli averlo ottimamente tradotto in italiano (Krasicki 1997), presentando l’Autore come «nostro contemporaneo» nella mordace postfazione riproposta più tardi in un contesto internazionale (Marinelli 2020c).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla questione dell’utopia nel romanzo di Krasicki dedicano uno studio in comune Giovanni Maniscalco Basile e Marina Ciccarini (Maniscalco Basile e Ciccarini 2008), mentre lo stesso Graciotti torna al suo scrittore con ancora due articoli (Graciotti 1991c, 2001). Dal canto suo Emanuela Sgambati coglie una componente del classicismo settecentesco polacco (Sgambati 1991), Brogi Bercoff invece concentra l’attenzione su un aspetto della prima rivista letteraria polacca e voce delle istanze riformiste, </hi><hi rend="italic">Zabawy przyjemne i pożyteczne</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel contesto dell’“Arcadia” polacca (Brogi Bercoff 1991). E giusto a questo proposito, di grande valore è l’articolo che Lucio Gambacorta, allievo di Sante Graciotti, pubblicò su </hi><hi rend="italic">Pamiętnik Literacki</hi><hi rend="CharOverride-1">, sancendo definitivamente anche per la cultura polacca «l’ingresso nel canone critico-letterario […] di una nuova categoria storico-culturale e letteraria» (così Ceccherelli 1997, 330), vale a dire quell’“Arcadia” introdotta dal suo maestro nel discorso sul Settecento polacco (Gambacorta 1991).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo ridotto panorama, una novità è l’attenzione dedicata da Emiliano Ranocchi a uno dei massimi scrittori polacchi, Jan Potocki, conosciuto in tutto il mondo principalmente per il romanzo fantastico </hi><hi rend="italic">Manuscrit trouvé à Saragosse</hi><hi rend="CharOverride-1">, scritto in francese, come del resto tutte le altre sue opere. Prima di Ranocchi se n’era occupato ottimamente Michele Colucci nel lontano 1973 (si veda Marchesani 1994), provandosi a rintracciarne le fonti italiane. Ranocchi appunta invece lo sguardo sugli interessi scientifici di Potocki anche in scritti rimasti sconosciuti (Ranocchi 2010, 2019a), o esplora sistematicamente gli spazi periferici, ma quanto mai importanti, delle vicende biografiche dello scrittore, come nel lavoro del 2007 con il quale, attraverso una corrispondenza anche inedita resuscitata dagli archivi, ricostruisce con acribia le vicende che hanno legato, alla metà degli anni Ottanta del XVIII secolo, Jan Potocki con Goethe e soprattutto Herder, tornando ancora allo studio della sua corrispondenza in un articolo successivo (Ranocchi 2019b). </hi></p></div><div><head><hi>6. Conclusioni</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da questa rassegna, che non è completa quanto a lavori citati </hi><hi rend="italic">per exempla</hi><hi rend="CharOverride-1">, mi pare si veda bene anzitutto il contributo essenziale delle generazioni più anziane in alcuni campi degli studi, soprattutto per quanto riguarda il Settecento (ma una novità è l’interesse coltivato da Ranocchi per Jan Potocki), e per alcuni argomenti specifici (ad esempio, la storiografia). D’altronde, altrettanto bene si segue l’apporto dato da quella che possiamo individuare come quinta e sesta generazione di polonisti. Studi svolti nel solco della tradizione, sulla quale però si innestano anche indagini nuove, sia su autori frequentati (quelle di Cabras sul Kochanowski latino, di Ceccherelli sul Baronio-Skarga), o ricerche del tutto nuove per la polonistica italiana (per il Medioevo, i lavori di Nosilia sulla </hi><hi rend="italic">Rozmowa</hi><hi rend="CharOverride-1">, di Marinelli sul Barocco e il fenomeno del ‘marinismo’), ma anche nel campo della storia delle idee e delle istituzioni culturali (Lepri). Certo, non sfugge che la ‘fuga’ della più recente generazione verso il contemporaneo, ma è il segno dei tempi e anche del magistero accademico, potrebbe incidere significativamente su uno stato di cose che è ancora in equilibrio, pur se già è visibile lo scemare progressivo degli studi sulla letteratura polacca premoderna nelle riviste slavistiche italiane.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bellini, Paolo. 1994. </hi><hi rend="italic">Per la storia dello Stato polacco-lituano nel sec. XVI: la ‘Descrittione della Pollonia’ di Fulvio Ruggeri</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trento: Università degli Studi di Trento.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bernardini, Luca. 2016. “Danesi e svedesi nelle </hi><hi rend="italic">Memorie</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Jan Chryzostom Pasek e nel </hi><hi rend="italic">Diluvio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Henryk Sienkiewicz.” </hi><hi rend="CharOverride-1" >In </hi><hi rend="italic">Bridges to Scandinavia</hi><hi rend="CharOverride-1" >, edited by Andrea Meregalli and Camilla Storskog, 39-52. </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Ledizioni. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bilczewski, Tomasz, Stanley Bill, e Magdalena Popiel, a cura di. 2021. </hi><hi rend="italic">The Routledge World Companion to Polish Literature</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Oxon – New York: Taylor &amp; Francis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Brogi Bercoff, Giovanna. 1990. “Studia włoskie o kulturze i literaturze Polski średniowiecznej.” </hi><hi rend="italic">Pamiętnik Literacki</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Londyn) 15: 69-83.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brogi Bercoff, Giovanna. 1991. “Tra Arcadia e Preromanticismo: le traduzioni delle ‘Anacreontiche’ nelle ‘Zabawy przyjemne i pożyteczne’.” </hi><hi rend="italic">Quaderni Urbinati di Cultura Classica</hi><hi rend="CharOverride-1">, N.S., 38: 147-68. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brogi Bercoff, Giovanna. </hi><hi rend="CharOverride-1" >1994. “Polskie dziejopisarstwo kontrreformacyjne wobec wzorów i instytucji rzymskich.” In </hi><hi rend="italic">Literatura i instytucje w dawnej Polsce</hi><hi rend="CharOverride-1" >, red. 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Lublin: KUL. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Marinelli, Luigi. </hi><hi rend="CharOverride-1">2019. “Sulla traduzione poetica cinque-seicentesca in Polonia: imitazione e fedeltà fra centro e periferia del polisistema europeo.” In </hi><hi rend="italic">L’epoca cavalleresca dell’età moderna: un modello europeo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Marta Wojtkowska-Maksymik, 151-64. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Roma: Accademia Polacca delle Scienze. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Marinelli, Luigi. 2020a. “Treny od 19 do 1: niedoskonałość i doskonałość.” </hi><hi rend="italic">Roczniki Humanistyczne</hi><hi rend="CharOverride-1" > 68, 1: 9-30.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Marinelli, Luigi. 2020b.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >“‘Poezja przejścia’. O sonetach Mikołaja Sępa Szarzyńskiego.” In </hi><hi rend="italic">Światowa historia literatury polskiej. Interpretacje</hi><hi rend="CharOverride-1" >, red. Magdalena Popiel, Tomasz Bilczewski, i Stanley Bill, 75-99. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Kraków: WUJ. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Marinelli, Luigi. 2020c. “Doświadczyński, Our Contemporary.” In </hi><hi rend="italic">Another Canon. The Polish Ninteenth-Century Novel in World Context</hi><hi rend="CharOverride-1" >, edited by Grażyna Borkowska, Lidia Wiśniewska, 21-34. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Zürich: Lit Verlag. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Marinelli, Luigi. 2021. “Wokół Mikołaja Sępa Szarzyńskiego i jego sonetu III </hi><hi rend="italic">Do Naświętszej Panny</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">Próba syntezy.” </hi><hi rend="italic">Ruch Literacki</hi><hi rend="CharOverride-1"> 62, 3: 309-43.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marino, Giambattista, e Anonimo. 1992. </hi><hi rend="italic">La Novelletta/Bajka. La Psiche polacca. Migrazioni del IV canto dell’Adone</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Luigi Marinelli. Parma: Università di Parma, Facoltà di Lettere e Filosofia, Centro Studi “Archivio Barocco”.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marino, Giambattista, e Anonim. 1993. </hi><hi rend="italic">Adon</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Z</hi><hi rend="CharOverride-1"> rękopisów wydali L</hi><hi rend="CharOverride-1" >uigi Marinelli i Krzysztof Mrowcewicz, 2 voll. </hi><hi rend="CharOverride-1">Roma-Warszawa: La Fenice, IBL. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Masi, Leonardo. 2005. “Nuovi elementi per una definizione del ‘padwan’.” In </hi><hi rend="italic">Per Jan Ślaski. Scritti offerti da magiaristi, polonisti, slavisti italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Andrea Ceccherelli, Danilo Gheno, Andrzej Litwornia, Marcello Piacentini, Anton Maria Raffo, 279-87. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Padova: Unipress. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Maver, Giovanni. 1988. </hi><hi rend="italic">Literatura polska i jej związki z Włochami</hi><hi rend="CharOverride-1" >, wybór, przekład i opracowanie Andrzej Zieliński. </hi><hi rend="CharOverride-1">Warszawa: PWN.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzei, Rita. 1983. </hi><hi rend="italic">Traffici e uomini d’affari italiani in Polonia nel Seicento.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano: Franco Angeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzei, Rita. 1999. </hi><hi rend="italic">Itinera mercatorum. Circolazione di uomini e beni nell’Europa centro-orientale: 1550-1650</hi><hi rend="CharOverride-1">. Lucca: Pacini Fazzi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzei, Rita. 2004. “I mercanti e la scrittura. Alcune considerazioni a proposito degli Italiani in Polonia tra Cinque e Seicento.” In </hi><hi rend="italic">La cultura latina, italiana, francese nell’Europa centro-orientale</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Atti del V Colloquio internazionale, Viterbo, 9-11 ottobre 2003, 93-122. Viterbo: Edizioni Sette Città. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzei, Rita. 2007. “Le relazioni fra Lucca e la Polonia-Lituania nel Cinquecento: alle origini di una storia di lunga durata.” </hi><hi rend="CharOverride-1" >In </hi><hi rend="italic">Mare Apertum. Przepływ idei, ludzi i rzeczy w świecie śródziemnomorskim</hi><hi rend="CharOverride-1" >, red. </hi><hi rend="CharOverride-1">Danuta Quirini-Popławska, 283-91. Kraków: WUJ. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzei, Rita. 2017. “Cracovia ‘italiana’. Il ruolo di Firenze nelle relazioni fra l’Italia e la Polonia nel secolo XVI.” In </hi><hi rend="italic">Polska i Włochy w dialogu kultur / La Polonia e l’Italia nel dialogo tra le culture</hi><hi rend="CharOverride-1">, red. red. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Leonardo Masi, Ewa Nicewicz-Staszowska, Joanna Pietrzak-Thébault, 25-33. Warszawa: Wydawnictwo Naukowe UKSW. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Minissi, Nullo. 1994. “I Figliki di Rej.” </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Il Rinascimento in Polonia</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="italic"> Atti dei colloqui italo-polacchi 1989-1992</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Jolanta Żurawska, 315-28. Napoli: Bibliopolis. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mura, Alessandra, a cura di. 2019. </hi><hi rend="italic">Il sapere e l’amicizia. 90 anni di studi polacchi alla “Sapienza”</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Sapienza Università di Roma.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nosilia, Viviana. 2006. “Sulla circolazione di testi e motivi: la vicenda della </hi><hi rend="italic">Rozmowa Mistrza Polikarpa ze Śmiercią</hi><hi rend="CharOverride-1">.”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Giornata dei giovani slavisti (17 gennaio 2006)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Emanuela Bulli e Francesca Fici Giusti, 115-30. Alessandria: Edizioni dell’Orso. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nosilia, Viviana. 2014. “Polycarp in Muscovy.” </hi><hi rend="CharOverride-1" >In </hi><hi rend="italic">Widzenie Polikarpa. Średniowieczne rozmowy człowieka ze śmiercią</hi><hi rend="CharOverride-1" >, red. Andrzej</hi><hi rend="CharOverride-1"> Dąbrówk</hi><hi rend="CharOverride-1" >a, Paweł Stępień, 218-34. Warszawa: IBL. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Nosilia, Viviana. 2019. “Ruski Polikarp a polski Polikardus, czyli o tym, co staroruska przeróbka ma jeszcze do powiedzenia o </hi><hi rend="italic">Rozmowie Mistrza Polikarpa ze Śmiercią</hi><hi rend="CharOverride-1" >.” </hi><hi rend="italic">Latopisy Akademii Supraskiej</hi><hi rend="CharOverride-1"> 10: 65-83. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nosilia, Viviana. 2020. “Gli </hi><hi rend="italic">Apophthegmata</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Bieniasz Budny dalla Polonia a Venezia.” </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1">, N. 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Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Filologici. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Piacentini, Marcello. 2013. “Di alcune traduzioni dell’epigramma di Giano Vitale sulle rovine di Roma.” In </hi><hi rend="italic">Abeunt Studia in Mores. Saggi in onore di Mario Melchionda</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giuseppe Brunetti e Alessandra Petrina, 301-16. 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Varsavia-Roma: Accademia Polacca delle Scienze. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Picchio, Riccardo. 1999. </hi><hi rend="italic">Studia z filologii słowiańskiej i polskiej</hi><hi rend="CharOverride-1">, red. Aleksander Wilkoń. Kraków: PAU.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pietrobon, Ester, a cura di. 2021. </hi><hi rend="italic">Intellettuali e uomini di corte. Padova e lo spazio europeo fra Cinque e Seicento</hi><hi rend="CharOverride-1">, presentazione di Rosario Rizzuto e Annalisa Oboe. Roma: Donzelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Popiel, Magdalena, Tomasz Bilczewski, e Stanley Bill, a cura di</hi><hi rend="italic">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2020. </hi><hi rend="italic">Światowa </hi><hi rend="italic">historia</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="italic">literatury polskiej. Interpretacje</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Kraków: WUJ. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Ptaśnik, Jan. 1922. </hi><hi rend="italic">Kultura włoska wieków średnich w Polsce</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Warszawa: Instytut Wydawniczy Bibljoteka Polska.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Ranocchi, Emiliano. 1997. “O przekładzie Eneidy dokonanym przez Andrzeja Kochanowskiego.” </hi><hi rend="italic">Ruch Literacki</hi><hi rend="CharOverride-1" > 38, 4: 491-507.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Ranocchi, Emiliano. 1998. “Kilka uwag o strategiach translatorskich Piotra Kochanowskiego.” </hi><hi rend="italic">Ruch Literacki</hi><hi rend="CharOverride-1" > 39, 4: 555-64.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Ranocchi, Emiliano. 2002. “Kryptocytaty z </hi><hi rend="italic">Eneidy</hi><hi rend="CharOverride-1" > Andrzeja Kochanonowskiego w tłumaczeniach Piotra.” In </hi><hi rend="italic">Świt i zmierzch baroku</hi><hi rend="CharOverride-1" >, red. Mirosława Hanusiewicz, Justyna</hi><hi rend="CharOverride-1"> Dąbkowsk</hi><hi rend="CharOverride-1" >a, Adam Karpiński, 143-85. </hi><hi rend="CharOverride-1">Lublin: KUL.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ranocchi, Emiliano. 2005. “Il fantasma di Orlando.” In </hi><hi rend="italic">Per Jan Ślaski. Scritti offerti da magiaristi, polonisti, slavisti italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Andrea Ceccherelli, Danilo Gheno, Andrzej Litwornia, Marcello Piacentini, Anton Maria Raffo, 361-71. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Padova: Unipress. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Ranocchi, Emiliano. 2007: “Karlsbad, lato 1785.” In </hi><hi rend="italic">Rzeczy minionych pamięć. Studia dedykowane prof. T. Ulewiczowi w 90. Rocznice Urodzin</hi><hi rend="CharOverride-1" >, red. Andrzej</hi><hi rend="CharOverride-1"> Borowski,</hi><hi rend="CharOverride-1" > Jakub</hi><hi rend="CharOverride-1"> Niedźwiedź</hi><hi rend="CharOverride-1" >, 419-47. Krak</hi><hi rend="CharOverride-1">ó</hi><hi rend="CharOverride-1" >w: Księgarnia Akademicka. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Ranocchi, Emiliano. 2010 “‘Nous avons collationné l’histoire des hommes avec celle de la nature’: un essai inconnu de Jean Potocki.” In </hi><hi rend="italic">Jean Potocki à nouveau,</hi><hi rend="CharOverride-1" > Études réunies et présentées par Émilie Klene, Emiliano Ranocchi, et Przemysław Witkowski, </hi><hi rend="CharOverride-1" >suivies de la première version du </hi><hi rend="italic">Manuscrit trouvé à Saragosse</hi><hi rend="CharOverride-1" >, dans une version modernisée de François Rosset et Dominique Triaire, 27-47. Amsterdam-New York: Brill. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Ranocchi, Emiliano. 2019a</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1" >“Jean Potocki en géologue — entre sciences de la Terre et histoire.” </hi><hi rend="CharOverride-1" >In </hi><hi rend="italic">Jean Potocki: le travail du temps</hi><hi rend="CharOverride-1" >, dir. François Roisset et Dominique Triaire, 75-86. </hi><hi rend="CharOverride-1">Montpellier: Presses universitaires de la Méditerranée.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ranocchi, Emiliano. </hi><hi rend="CharOverride-1" >2019b. “Jan Potocki als geheimer Rat. Unbekannte Briefe Jan Potockis an Andreas von Budberg, verfasst um die Jahreswende 1806/1807.” In </hi><hi rend="italic">Jan Potocki (1761–1815): Grenzgänger zwischen Disziplinen und Kulturen / ponad granicami dyscyplin i kultur / au-dela des frontieres entre disciplines et cultures</hi><hi rend="CharOverride-1" >, hg./red./</hi><hi rend="CharOverride-1">éd</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Erik Martin, Lena Seauve, Klaus Weber, 73-85. </hi><hi rend="CharOverride-1">Berlin: epubli (red. polacca: pp. 263-73; red. francese pp. 445-56).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ranocchi, Emiliano. </hi><hi rend="CharOverride-1" >2020. “W poszukiwaniu źródeł: </hi><hi rend="italic">Bogurodzica</hi><hi rend="CharOverride-1" >.” In </hi><hi rend="italic">Światowa historia literatury polskiej. Interpretacje</hi><hi rend="CharOverride-1" >, red. Magdalena Popiel, Tomasz Bilczewski, Stanley Bill, 25-38. Kraków: WUJ. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sgambati, Emanuela. 1991. “Sugli elementi eterodossi del pensiero classicistico polacco nella seconda metà del Settecento.” </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> 38: 257-80.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ślaski, Jan. 1994a</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">“La letteratura del Rinascimento polacco e la letteratura italiana (qualche proposta dello studio comparato).” In </hi><hi rend="italic">Il Rinascimento in Polonia</hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi><hi rend="italic">Atti dei colloqui italo-polacchi 1989-1992</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Jolanta Żurawska, 155-81. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Napoli: Bibliopolis. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ślaski, Jan.</hi><hi rend="CharOverride-1" > 1994b. “Cesare Baronio w przekładach polskich.” In </hi><hi rend="italic">Nurt religijny w literaturze polskiego Średniowiecza i Renesansu</hi><hi rend="CharOverride-1" >, red. 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Per una storia delle idee fra Italia e Polonia</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Sante Graciotti, 115-35. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Firenze: Olschki. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ślaski, Jan.</hi><hi rend="CharOverride-1" > 1995b. “Polski “Orland” i “Gofred” wobec włoskiego sporu o Ariosta i Tassa.” </hi><hi rend="italic">Barok</hi><hi rend="CharOverride-1" > 2: 87-98.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ślaski, Jan.</hi><hi rend="CharOverride-1" > 1999. “Marcin Błażewski i jego przekład bajek ezopowych Giovana Maria Verdizzotiego (1607).” </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Traduzione e rielaborazione nelle letterature di Polonia, Ucraina e Russia: XVI-XVIII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giovanna Brogi Bercoff, Maria. Di Salvo, Luigi Marinelli, red. di Marcello Piacentini, 79-98. Alessandria: Edizioni dell’Orso.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ślaski, Jan.</hi><hi rend="CharOverride-1" > 2002. “Padewsko-wenecka promocja polskiej filologii.” In </hi><hi rend="italic">Dzieło literackie i książka w kulturze: Studia i szkice ofiarowane Profesor Renardzie Ocieczek w czterdziestolecie pracy naukowej i dydaktycznej</hi><hi rend="CharOverride-1" >, red. Ireneusz Opacki, przy współudziale Bożeny Mazurkowej, 556-66. Katowice: Wydawnictwo Uniwersytetu Śląskiego. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ślaski, Jan. 2005. “Marian Leżeński, un polacco a Padova (1556-1559).” </hi><hi rend="italic">Quaderni per la Storia dell’Università di Padova</hi><hi rend="CharOverride-1"> 38: 171-96.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Verdizzotti, Giovanni Mario, e Marcin Błażewski. </hi><hi rend="CharOverride-1" >2000. </hi><hi rend="italic">Setnik przypowieści uciesznych</hi><hi rend="CharOverride-1" >, wydał Jan Ślaski. </hi><hi rend="CharOverride-1">Warszawa: IBL.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Żurawska, Jolanta. 1994. “La novella di Bernabò (Dec. II,9) nella tradizione polacca.” In </hi><hi rend="italic">Il Rinascimento in Polonia: Atti dei colloqui italo-polacchi 1989-1992</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Jolanta Żurawska, 335-50. Napoli: Bibliopolis. </hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_16_223-242.html#footnote-003-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Alcuni dati, scarni, e certamente me ne scuso con gli amici e colleghi, anche con quelli che qui non cito: Giovanna Tomassucci, tesi di laurea su un argomento specifico della prosa di Witkiewicz (il ruolo della donna e della macchina), dottorato su </hi><hi rend="italic">La figura della morte nel Barocco polacco</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Roma 1989), Luigi Marinelli, tesi di laurea sulla periodizzazione della letteratura polacca, dottorato sull’edizione critica dell’</hi><hi rend="italic">Adone</hi><hi rend="CharOverride-1"> polacco (Roma 1990), Luca Bernardini, tesi di laurea sulla memorialistica polacca nel secondo dopoguerra, dottorato sul ‘falso Demetrio’ nella memorialistica polacca del Seicento (Milano 1997), Andrea Ceccherelli, tesi di laurea su Tadeusz Miciński, dottorato su Piotr Skarga (Roma 2001), tutti provenienti dalla scuola fiorentina di Anton Maria Raffo; Marcello Piacentini, tesi di laurea su Marek Hłasko, dottorato sulla traduzione polacca medievale della </hi><hi rend="italic">Historia Trium Regum</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Roma 2001). Marina Ciccarini, dal canto suo, continua le ricerche nel campo della Filologia slava con un dottorato specificamente polonista sull’</hi><hi rend="italic">Immagine del Turco nella memorialistica polacca del Cinquecento</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Roma 1990). Krystyna Jaworska, con una formazione spiccatamente legata al pensiero filosofico maturata agli inizi degli inizi degli anni ’80, ha proseguito la tradizione torinese degli studi polonistici legata alla tradizione romantica di Marina Bersano Begey e che risale agli inizi del XX secolo. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_16_223-242.html#footnote-002-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ma lo studio, tra i più importanti in assoluto su Jan Kochanowski, “Oryginalność Kochanowskiego”, già era comparso in redazione polacca.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_16_223-242.html#footnote-001-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Non starò certo qui a discettare sull’aggettivo ‘antico’, che in altre circostanze ha dato origine a una polemica linguistico-culturale (ovviamente, mi riferisco alla fondamentale </hi><hi rend="italic">La letteratura russa antica</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Riccardo Picchio). Intendo dunque, con l’accezione data dalla periodizzazione degli studi polacchi, la letteratura polacca del periodo medievale, umanistico-rinascimentale, barocco e del Settecento.</hi><hi rend="italic"> </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_16_223-242.html#footnote-000-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Un altro contributo rimane fuori, per limiti temporali, da questa rassegna.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Marcello Piacentini, University of Padua, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">marcello.piacentini@unipd.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0003-3639-3005</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Marcello Piacentini, <hi rend="italic">Trent’anni di studi polonistici italiani (1991-2021). Letteratura polacca premoderna,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7.13</ref>, in Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio (edited by), <hi rend="italic">Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume II</hi>, pp. -21, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0492-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7</ref></p></div></div>
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