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        <title type="main" level="a">Trent’anni di studi polonistici italiani (1991-2021). Letteratura polacca dall’Ottocento a oggi</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-1547-2740" type="ORCID">
            <forename>Andrea</forename>
            <surname>Ceccherelli</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0492-7</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.14</idno>
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        <p>The article offers an overview of the scholarly publications by Italian Slavists that appeared during the period 1991-2021 on to the subject of Polish literature from the 19th century up until now</p>
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            <item>Italian Slavic studies between 1991 and 2021; Polish literature from the 19th century up until now</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.14<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.14" /></p>
      <div><head>Trent’anni di studi polonistici italiani (1991-2021). Letteratura polacca dall’Ottocento a oggi</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Andrea Ceccherelli</hi></p><div><head><hi>1. Premessa</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Trent’anni fa, nella rassegna analoga e precedente a questa, Pietro Marchesani restringeva il campo della polonistica all’accezione di (storia della) letteratura e (storia della) lingua, pur non rinunciando a inserire in bibliografia titoli appartenenti ad ambiti ulteriori, quali semiotica, storia della cultura, storia (Marchesani 1994a, 271-72). Una generazione dopo, non si può ignorare – come attesta il volume </hi><hi rend="italic">Quo vadis polonistica?</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ceccherelli et al. 2020) – che la polonistica italiana si stia aprendo a una dimensione culturologica e interdisciplinare che, trascendendo il tradizionale binomio ‘lingua e letteratura’, è riassunta nel sottotitolo del volume con la formula “studi polacchi”. Lo prefigurava già l’innovativo e ambizioso progetto di </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">pl.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">, quello originario (2007-2009), che nelle sue mille pagine di “rassegna di argomenti polacchi” era ben più che una rivista scientifica di ‘anvuriana’ memoria. Il volume </hi><hi rend="italic">Quo vadis polonistica?</hi><hi rend="CharOverride-1"> comprende contributi (ai cui apporti sui relativi temi si rimanda, evitando qui ridondanze) sui rapporti fra la disciplina madre e ambiti tradizionalmente in essa inclusi, come la storiografia letteraria (Ciccarini), la filologia (Piacentini), la linguistica (Gebert), il teatro (Fasoli), ma anche ambiti emergenti come il postcolonialismo (Bernardini), il cinema (Costantino), gli studi di genere (Amenta), i </hi><hi rend="italic">Jewish studies</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Quercioli), la storia delle idee (Ranocchi), la traduzione (Ceccherelli). La rassegna di Marchesani si chiudeva profeticamente proprio con un’appendice sulle traduzioni, la cui essenza epistemologica, oggi persino ‘anvurianamente’ riconosciuta, allora non andava oltre la divulgazione cui Marchesani la associava. Occorre riconoscere all’</hi><hi rend="italic">interpres </hi><hi rend="CharOverride-1">italiano di Szymborska il ruolo che gli spetta in questa battaglia per la dignità scientifica dell’attività traduttiva; non è casuale che dopo di lui tutti o quasi i polonisti italiani siano, oltre che studiosi, anche traduttori. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tali mutamenti di paradigma sono stati accompagnati, nel periodo in questione, da un evidente rafforzamento della presenza della polonistica nelle università italiane. Scriveva Marchesani: «l’insegnamento universitario di lingua e letteratura polacca è attualmente (1993) coperto in Italia da quattro docenti titolari (Genova, Milano, Napoli, Udine), mentre sono scoperte sedi che pure hanno svolto un ruolo non indifferente per la storia della polonistica italiana (Torino, Padova, Firenze, Roma)» (Marchesani 1994a, 296). Già sedici anni dopo, nel 2009, Urszula Marzec registrava due ordinari, cinque associati e tre ricercatori (Marzec 2009, 28). Al 2021 si hanno quattro ordinari, otto associati, tre ricercatori (uno dei quali con </hi><hi rend="italic">tenure track</hi><hi rend="CharOverride-1">), e le sedi coperte da docenti strutturati sono undici: Genova, Torino, Milano, Udine, Venezia, Padova, Bologna, Pisa, Roma La Sapienza, Roma Tor Vergata, Napoli l’Orientale; il polacco è presente inoltre a Bari e Firenze, ma con un rango minore, malgrado da quest’ultima sia uscita molta parte della polonistica italiana accademica attuale. Anticipazione, sul fronte della ricerca, di tale rafforzamento istituzionale a venire è, sin dai primi anni Duemila, un lavoro collettivo epocale come la </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura polacca</hi><hi rend="CharOverride-1"> curata da Luigi Marinelli (2004). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In parallelo, anche il volume di pubblicazioni è cresciuto in modo cospicuo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_17_243-260.html#footnote-000">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – anche se va detto che in ciò ha inciso l’avvento della già citata, famigerata ANVUR: l’altra faccia della medaglia è perciò una ‘produzione’ talora ripetitiva e mediocre quanto a rilevanza euristica e ad apporto ermeneutico. Un circolo virtuoso è invece quello creato dall’aumento delle occasioni di confronto scientifico – convegni, seminari, progetti – fra sedi accademiche italiane e, soprattutto, fra queste e l’accademia polacca. Venuta meno la funzione della Fondazione Cini, la filiale romana dell’Accademia Polacca delle Scienze è stata per un ventennio un importante punto di riferimento per i polonisti italiani con i periodici convegni i cui atti sono raccolti nella collana “Conferenze”, ora disponibile online. Fra le opere collettanee polonistiche uscite in questo trentennio, oltre a varie raccolte di scritti in omaggio agli avi di seconda e terza generazione che vale la pena ricordare almeno di sfuggita – Marina Bersano Begey (1997), Jan Ślaski (2005), Aleksander Wilkoń (2005), Anton Maria Raffo (2007), Andrzej Litwornia (2007), Jolanta Żurawska (2008), Pietro Marchesani (2012) –, si segnalano un libriccino su </hi><hi rend="italic">I Nobel letterari polacchi</hi><hi rend="CharOverride-1"> apparso nel 2005, un volume dei Quaderni del Premio Letterario Giuseppe Acerbi dedicato interamente alla </hi><hi rend="italic">Letteratura polacca</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel 2011, e altre miscellanee tematiche (Marchesani 1994b, Jaworska 2008, Amenta e Jaworska 2020). La pubblicazione curata da Alessandro Amenta e Krystyna Jaworska offre il destro per notare come i polonisti italiani partecipino al dibattito polonistico mondiale assai più che in passato, presenziando con regolarità a convegni presso università polacche e pubblicando in polacco e in altre lingue della comunicazione scientifica internazionale. Se, negli anni Novanta, sono uscite in Polonia ‘in differita’ alcune raccolte di scritti dei padri della polonistica italiana (Maver, Graciotti, Picchio), da decenni ormai i polonisti italiani viventi sono parte di un’unica repubblica delle lettere transnazionale e intervengono nello spazio culturale polacco ‘in diretta’, e non solo con articoli ma anche con libri. Emblematico, di recente, il caso di Amenta che redige un’antologia di letteratura queer insieme a due studiosi polacchi (Amenta et al. 2021). Procediamo ora in ordine di periodizzazione a indicare gli apporti che si ritengono più utili a tracciare un quadro il più possibile rappresentativo della ricerca polonistica italiana.</hi></p></div><div><head><hi>2. Romanticismo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il Romanticismo, centrale nell’orizzonte di interessi delle prime generazioni di polonisti italiani, più marginale ma presente nelle generazioni di mezzo, è il grande assente negli studi dei polonisti italiani delle generazioni più giovani, a partire dalla quinta e sesta, costituita da chi è attualmente sotto i cinquant’anni. Poiché da noi il Romanticismo polacco è tradizionalmente abbinato alle idee di unità e fratellanza fra i popoli che rappresentano la lunga durata del Risorgimento, l’esaurirsi di tale lunga durata, ovvero il suo sfociare e dissolversi nell’idea di Europa, fa sì che una ripresa degli studi sul Romanticismo da parte dei polonisti italiani potrà avvenire solo all’interno di un nuovo paradigma.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra i grandi poeti, il solo Mickiewicz ha continuato a ispirare studi originali e imprese collettive. L’anniversario della nascita è stato celebrato nel 1998 con un convegno romano (Ceccherelli et al. 2001), l’anniversario della morte con un volumetto di non impeccabile cura (Krupka e Marinelli 2006) e un’iniziativa italo-polacca edita a Varsavia (Sokołowski 2005), mentre nessuna pubblicazione scientifica ha accompagnato in questo trentennio gli anniversari degli altri grandi romantici. Agli anni romani di Mickiewicz è stata dedicata un’ampia monografia da Andrzej Litwornia (2005a), e la problematica identificazione di una festa mariana menzionata nel </hi><hi rend="italic">Pan Tadeusz</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha innescato una vivace polemica filologica fra lo stesso Litwornia (2002) e Luigi Marinelli (2000). Un certo interesse, pur senza novità di rilievo, ha suscitato l’annosa questione delle origini ebraiche di Mickiewicz (Quercioli Mincer 2007, ma anche Petrone 2007). Fra gli interventi più episodici, degno di particolare menzione un articolo di Picchio (1994) sul ‘motto’ della parte III dei </hi><hi rend="italic">Dziady</hi><hi rend="CharOverride-1"> come connotatore semantico dell’opera, e poi un saggio di detectivistica letteraria di Giovanna Tomassucci (2007a) che indaga su presunti incroci fra Mickiewicz e i romantici italiani, uno sul «matecznik» (De Fanti 2005) e uno sull’immagine della nazione polacca nella terza parte dei </hi><hi rend="italic">Dziady</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ceccherelli 2011). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra i polonisti italiani, l’unica ad aver posto al centro dei suoi interessi il Romanticismo, in linea con la tradizione risorgimental-begeyana torinese, è stata Krystyna Jaworska, che ha dedicato numerosi contributi soprattutto a Mickiewicz e Słowacki, ma anche a questioni più generali riguardanti l’eredità dell’epoca (Jaworska 2003, 2009a). Oltre a lei, è tornato più volte sui grandi autori romantici polacchi un antico compagno di strada come Raffaele Caldarelli in alcuni brevi studi (Caldarelli 2003, 2019), mentre le connessioni di Mazzini con Mickiewicz, dopo il noto, ampio studio di Maver che si pensava difficilmente superabile, hanno attirato ancora l’attenzione di Tomassucci (1996, 2000), Ciccarini (2011) e, con l’occhio del filosofo, Gerardo Cunico (2017). I polonisti delle generazioni più giovani, quando si sono occupati di questo periodo, hanno rivolto la loro attenzione piuttosto verso autori meno frequentati, come </hi><hi rend="CharOverride-1" >Malczewski</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ranocchi 2014 e 2018) e Kraszewski, cui ha dedicato numerosi interventi Andrea De Carlo, indagando in particolare le sue connessioni con Dante (De Carlo 2019b).</hi></p></div><div><head><hi>3. Positivismo e Giovane Polonia</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il cinquantennio che va dall’Insurrezione di gennaio alla Prima Guerra Mondiale continua a non essere frequentato se non occasionalmente dai polonisti italiani. Tra gli scrittori di epoca positivista, solo Sienkiewicz si è meritato contributi originali, soprattutto in relazione alla molteplice fortuna italiana e multimediale del </hi><hi rend="italic">Quo vadis?</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui, oltre a un paio di riprese di Marinelli (2007a) seguite al seminale contributo del 1984 e a una noterella di Marchesani (2007), ha rivolto la propria ricerca soprattutto Monika Woźniak (Woźniak 2017, 2020a e 2020b; Woźniak e Biernacka-Licznar 2016; Woźniak e Wyke 2020). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Eccettuati due brevi articoli su singole opere di Tadeusz Miciński (Fornari 2004, Brusamento 2017), l’unico scrittore della Giovane Polonia che abbia goduto di un’attenzione diffusa fra i polonisti italiani è Wyspiański, cui è stato dedicato un convegno nel centenario della morte (Ceccherelli et al. 2008) e, sulla scia di questo, qualche altro contributo (Ślaski 2008, Bernardini 2011, Ciccarini 2013).</hi></p></div><div><head><hi>4. Novecento</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La letteratura del Novecento è la materia sulla quale la polonistica italiana ha di preferenza applicato il proprio rasoio, invero non sempre occamiano, sperimentando anche tagli nuovi come l’approccio di genere e culturologico. Fra i lavori dedicati a temi trasversali spiccano quelli di Amenta (2008) sulla costruzione dell’identità omosessuale e di Laura Quercioli Mincer (2014) sul carcere, mentre sul tema dello spazio urbano riflesso in letteratura, oltre a Viviana Nosilia su Danzica (Nosilia 2016), ha scritto a più riprese Dario Prola (2014). Degni di nota sono inoltre i contributi sulle connessioni ebraiche di molti scrittori del Novecento, coltivati soprattutto da Quercioli Mincer (2006, 2016) e da Tomassucci (2001, 2018a, 2020a, 2020b, 2020d).</hi></p><div><head><hi>4.1. Ventennio fra le due guerre</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il Ventennio fra le due guerre è stato oggetto di molteplici ricerche riguardanti soprattutto gli autori maggiori, ma anche il futurismo e le avanguardie (Ajres 2013 e 2019, Tomassucci e Tria 2010, Marinelli 2015, Ranocchi 2011, 2015b, 2016, De Carlo 2016). Fra i poeti, a suscitare l’interesse di più di un polonista è stato soprattutto Tuwim, indagato in alcuni lavori di Tomassucci e Marinelli e al centro di un volume monografico di Marco Vanchetti (2019); di Iłłakowiczówna ha scritto Jaworska (2019), di Czechowicz Fornari (2009), di Ginczanka Amenta (2016a). Fra i prosatori, di Witkacy si è occupata in vari saggi Tomassucci (2007b, 2010) e su Gombrowicz si segnalano un paio di contributi di Marinelli (2013b) e Bernardini (2021b). Attenzione ha ottenuto anche Grabiński (De Carlo 2017), mentre alla figura e all’opera di Korczak sono stati dedicati due volumi miscellanei per iniziativa di Quercioli Mincer (Quercioli Mincer e Battaglia 2014) e di Tonini (2014). </hi></p></div><div><head><hi>4.2. Dalla guerra al crollo del comunismo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il grosso degli studi dei polonisti italiani ha riguardato la letteratura del secondo Novecento. Fra i grandi poeti di quest’epoca d’oro, in Italia sono stati dedicati convegni e festival a Miłosz e a Szymborska, a Herbert solo un festival. Per quanto riguarda Miłosz, il convegno ha fruttato un volume, uscito però solo in polacco (Marinelli et al. 2014); oltre a quelli ivi contenuti, numerosi saggi hanno poi dedicato a Miłosz vari studiosi, fra cui Ceccherelli (2007a, 2013, 2016), Marinelli (2011a) e Naumow (2012). Quanto a Szymborska, dopo un ventennio caratterizzato dal quasi totale silenzio dei polonisti, nel 2016 sono usciti due libri: una classica miscellanea di saggi (Tomassucci e Bremer 2016), impreziosita dalla voce di critici e poeti italiani, e un libro in forma di alfabeto tematico di Ceccherelli, Marinelli e Piacentini (Ceccherelli et al. 2016) che include anche un’ampia prefazione di Marinelli sulla fortuna italiana della poetessa; sempre su Szymborska, Tomassucci ha fornito successivamente approfondite interpretazioni di due poesie (Tomassucci 2017 e 2020c) e dei collage (Tomassucci 2018b). Su Herbert ha lavorato soprattutto Francesca Fornari producendo diversi contributi, gli ultimi dei quali improntati alla critica genetica (Fornari 2015 e 2018). Anche altri poeti del tempo sono stati indagati da polonisti italiani, sia pure in misura più limitata: Świrszczyńska da Ceccherelli (2019) e Ciccarini (2020), Wojaczek da De Fanti (2001), mentre sulla «generazione ’68» ha scritto Piacentini (2019) e sulla poesia al tempo della legge marziale Jaworska (2009b). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Numerosi sono anche i prosatori sui quali si è concentrata l’attenzione, più o meno occasionale, dei polonisti. I più studiati sono Herling e Iwaszkiewicz. Al primo sono stati dedicati un convegno al PAN Roma (M. Herling e Marinelli 2015) e un volume monografico (Ajres 2018), oltre a vari contributi della figlia Marta Herling e di Nosilia (2005). A Iwaszkiewicz, ha dedicato a più riprese la sua attenzione Dario Prola (2018a, 2018b, 2020b, 2020c). Interesse più limitato hanno suscitato Konwicki (Nosilia 2017, Mafrica 2020), Lem (Bernardini 2019 fra gli altri), Hłasko (Piacentini 2007) e Hen (Nosilia 2019). Anche a Kantor, oltre ad alcuni articoli di Marinelli, è stato dedicato un convegno (Marinelli et al. 2018).</hi></p></div><div><head><hi>4.3. Post 1989</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La letteratura del post ’89 è stata fatta oggetto di attenzione collettiva in più occasioni: un convegno (De Fanti 2002), un Forum su </hi><hi rend="italic">Studi Slavistici</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2007, un libro sulla lezione dei Vecchi Maestri (De Fanti 2007). Si registrano poi vari contributi di tipo sintetico di Amenta (2009), De Carlo (2020) sulla prosa e Fornari (2011) sulla poesia, mentre sul tema del postmodernismo ha scritto Amenta (2007) e sul fenomeno di </hi><hi rend="italic">Liberatura</hi><hi rend="CharOverride-1">, a più riprese, Ranocchi (2013).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pochi autori contemporanei hanno ispirato articoli che vadano oltre la nota di lettura e che esulino dalla sfera traduttiva e paratestuale: Tkaczyszyn-Dycki letto da Amenta (2016), Dehnel da Mafrica (2018), Lebda da Ciccarini (2021) e naturalmente il Premio Nobel Olga Tokarczuk, sulla quale sono comunque ancora pochi gli studi se si escludono un contributo comparativo di Ranocchi (2015a), qualche </hi><hi rend="italic">case study</hi><hi rend="CharOverride-1"> fra cui Amenta (2018), un accurato saggio traduttologico di Franczak (2021) e alcuni casi di critica tematica intersezionale rispetto a più autori. </hi></p></div></div><div><head><hi>5. Questioni teoriche e comparatistiche</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al di fuori dell’inquadramento per periodi, occorre accennare all’ampia messe di contributi su argomenti trasversali, teorici e soprattutto comparatistici, poiché si tratta di temi che non hanno trovato spazio nel volume </hi><hi rend="italic">Quo vadis polonistica? </hi><hi rend="CharOverride-1">già citato. I contributi teorici hanno riguardato soprattutto questioni come l’identità della disciplina (Marinelli 2010 e 2020), la periodizzazione (Marinelli 1999 e 2019, Jaworska 1999) e il canone, interno (Ciccarini e Żaboklicki 2003, Marinelli 2007b) ed europeo (Marinelli 2012), mentre gli studi di taglio comparatistico hanno scelto in prevalenza tematiche interslave o italo-polacche. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’ambito della comparatistica polono-russa si segnalano due contributi di Marinelli: un agile libriccino che sviluppa l’antinomia storica con metodo plutarchiano (Marinelli 2008) e un articolo sull’immagine della Russia nella saggistica polacca post-1989 (Marinelli 2011b). Bernardini ha scritto su Dostoevskij letto da Miłosz e da Nabokov (in Marinelli et al. 2014) e sulla (s)fortuna polacca di Gogol’ (Bernardini 2008), Marinelli ha studiato la fortuna di Sienkiewicz in Russia (Marinelli 1997) e i rapporti di Wat con la letteratura russa (Marinelli 2014), mentre Ślaski (2006) il ruolo di ponte svolto dallo spazio letterario polacco nella Leningrado di Brodskij. </hi><hi rend="italic">Noblesse oblige</hi><hi rend="CharOverride-1"> di aggiungere ai polonisti, in questo ambito comparativo, alcuni slavorientalisti che hanno indagato incontri e incroci russo-polacchi come Achilli (2014) su Cvetaeva e Przyboś, Sulpasso (2011, 2013) sulle intersezioni fra Przybyszewski e, sul lato russo, Belyj e Petrovskaja, e Pachlovska (2007, 2009) sul triangolo russo-polacco-ucraino in relazione a temi come nazione, impero, Europa. Portata interslava non solo bilaterale hanno un paio di ampi studi ricettivi di Marinelli (1991) su Proust nella critica slava e di Ceccherelli (1997) su Leopardi nei Paesi slavi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tralasciando gli studi comparatistici fondati su un raffronto tipologico, in genere di non elevata rilevanza euristica se non quando termine di confronto è il vissuto (Quercioli Mincer 2010), la comparatistica storico-filologica e di contatto coltivata dai polonisti italiani in questo trentennio può essere suddivisa in tre gruppi principali. Il primo concerne la ricezione dell’opera letteraria, con numerose ricerche di tipo bibliografico sulla presenza della letteratura polacca in Italia di cui, per motivi di spazio, non possiamo dare conto in questa sede, mentre in direzione opposta sono soprattutto Dante (Litwornia 2005b, Ceccherelli 2007b, Marinelli 2011c, De Carlo in più occasioni fra cui 2019b) e Leopardi (Ceccherelli 1998a, 1998b, 2009b) ad aver attirato l’interesse dei polonisti italiani. Altro motivo frequentemente indagato è quello dell’Italia nell’opera degli scrittori polacchi e della Polonia in quelli italiani, cui hanno dedicato contributi diversi polonisti fra cui Prola (2018a, 2019, 2020a), Marinelli (2013a) e, su Konopnicka, Jaworska (2011) e Amenta (2021). Un terzo motivo, quello della presenza dei polacchi e della cultura polacca in Italia, è stato oggetto di alcuni volumi: quello di Bernardini (2005a) sui polacchi a Firenze, tema successivamente ripreso dallo studioso fiorentin-meneghino (Bernardini 2021a); e poi, sull’Ottocento il libro di Jaworska (2012), sul Ventennio fra le due guerre la monografia di Andrzej Zieliński (2021), uscita postuma per la scomparsa prematura dell’autore, mentre le pluriennali ricerche di Jaworska sulle vicende storiche, editoriali, letterarie del “Drugi Korpus” hanno trovato infine coronamento in una monografia (Jaworska 2019b). </hi></p></div><div><head><hi>6. Altri ambiti culturali</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vale la pena segnalare anche, sia pur sommariamente, alcuni contributi forniti dagli studiosi italiani alla conoscenza della cultura polacca in ambiti altri rispetto a quelli trattati finora. Sulla filosofia, oltre a ricordare i validi lavori di Francesco Coniglione (1996, 2011), si possono menzionare i contributi italiani inclusi in una miscellanea recentemente curata da Anna Czajka (2020), e altri di Ceccherelli (2009a) e soprattutto Ciccarini (2007, 2009) che applicano alla letteratura categorie propriamente filosofiche. Sulla musica si ricordano i contributi di Marinelli e Michele Sganga su Luigi Nono e la Polonia (Marinelli e Sganga 2013 e 2016), di Maria Antonella Balsano sulla fortuna polacca della Mignon di Goethe (Balsano 1995) e di Leonardo Masi sul</hi><hi rend="italic"> Re Ruggero</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Szymanowski (Masi 2001, 2008). Sulle arti, oltre a una bella miscellanea sulle avanguardie artistiche polacche fra il 1914 e il 1952 (Jagiełło 2020), si segnalano alcuni articoli recenti di Quercioli (2018, 2021). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In ambito storico, infine, corre l’obbligo di ricordare, oltre al numero del 2014 di </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">pl.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> dedicato alla figura di Jan Karski e curato da Luca Bernardini, i contributi degli ultimi – purtroppo – accademici italiani specializzati in storia della Polonia e parlanti polacco: Claudio Madonia, autore di una storia della Polonia (Madonia 2013), e Carla Tonini, autrice di due importanti monografie sulla questione ebraica nel Novecento polacco, una sull’«operazione Madagascar» (Tonini 1999) e l’altra su Zofia Kossak (Tonini 2005). Emblematico il fatto che a un’impresa collettiva importante come il convegno dedicato dall’Accademia Polacca delle Scienze di Roma alla Polonia nella Grande guerra (Ciampani e Salwa 2016), non abbiano partecipato polonisti né compagni di strada italiani. In tutto questo manca ancora una buona sintesi storica utilizzabile come manuale universitario: non colmano questa lacuna né traduzioni di opere originariamente concepite fuori dall’Italia, né avventate imprese di non storici nostrani. </hi></p></div><div><head><hi>7. Conclusioni</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’utilità, e anche la non utilità, di una rassegna del genere è simile a quella di una mappa, «piatta come il tavolo/ sul quale è posata»: per riduzione permette di orientarsi nell’immenso ma, come tutte le mappe che «dicono bugie» (Szymborska, “La mappa”), tralascia molto e, soprattutto, la conoscenza vera di quello che riporta è possibile solo </hi><hi rend="italic">de visu</hi><hi rend="CharOverride-1">. Volendo trarre qualche conclusione da quanto trascritto nella mappa appena disegnata, la prima cosa che si nota è l’avvento di una nuova generazione di novecentisti puri. La linea Maver – seguita da Picchio, Graciotti, Marchesani, Raffo, e ancora dalla generazione successiva – sembra ormai portata avanti in modo marginale dai più giovani, che raramente indirizzano la propria attività di ricerca verso l’epoca anteriore al XX secolo. L’abbandono della strada indicata dai maestri non deve sorprendere, se anche sul concetto di ‘maestri’ non vi è ragionevole condivisione, a giudicare dai nomi trattati nel volume del 2013 (Ciccarini e Salwa 2014). Nel tradizionale equilibrio fra storia e contemporaneità che ha caratterizzato gli interessi scientifici delle generazioni passate, quest’ultima ha preso decisamente il sopravvento: gli studi sul Novecento sono molto cresciuti in quantità, e non solo: spesso hanno carattere più critico-letterario che storico-letterario. Il fatto stesso che quasi tutti i polonisti siano ormai anche traduttori, con naturale prevalenza del contemporaneo, orienta d’altra parte la loro produzione accademica. Dall’altro lato, si nota un graduale cambio di paradigma di ricerca: l’impostazione storico-filologica lascia il campo in molti studiosi a impostazioni culturologiche, pur intrecciate in quelli meno giovani con la vecchia impostazione. La tradizione di studi italiana è spesso accantonata rispetto ad altri orizzonti – globali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È evidente che nella polonistica italiana è in atto un confronto fra tradizione e innovazione, fra locale e globale, sia nelle tematiche sia nelle metodologie. Tanto più necessario, dunque, appare riflettere sulla ‘comunità immaginata’ detta polonistica italiana. Farne un censimento, tracciarne una mappa, individuarne i percorsi, non per fissarne l’identità una volta per tutte, ma per trasmetterne – in modo un po’ più sistematico rispetto al randomico volume sui Maestri – metodi e valori alle generazioni più giovani, nell’ineludibile dialettica verticale fra tradizione e innovazione, e orizzontale fra identità e interdisciplinarità. Cosa è stata e cos’è la polonistica italiana? Dove si colloca rispetto alla polonistica polacca? O rispetto a indirizzi tematico-metodologici trasversali quali gli studi postcoloniali o di genere? O rispetto alla slavistica italiana? Possiamo parlare – all’interno della polonistica italiana – di scuole, di tradizioni o almeno di genealogie intellettuali? Sono domande – quelle sull’</hi><hi rend="italic">ubi consistam</hi><hi rend="CharOverride-1"> disciplinare – che ciascun polonista italiano dovrebbe porsi, anche se non necessariamente le risposte individuali sarebbero le stesse, come si intuisce dai divergenti percorsi di giovani e meno giovani ricercatori. Difficile individuare traiettorie lineari, univoche; la – salutare – ibridazione dei percorsi non dovrebbe tuttavia impedire di enucleare alcune regolarità, la cui consistenza starà a futuri studi dimostrare. Chi intenda intraprenderli ha adesso a disposizione tre strumenti complementari: il presente intervento si integra infatti con </hi><hi rend="italic">Quo vadis polonistica?</hi><hi rend="CharOverride-1"> e con la sezione di </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2023 intitolata “La letteratura polacca in Italia. Nuovi itinerari di una presenza (1991-2021)”. Da queste tre imprese si potrà partire per delineare un quadro più dettagliato sullo stato della disciplina latamente intesa, sulla sua storia, e anche sulle sue prospettive. Il tempo dei bilanci per un po’ sarà forse concluso, ma lo spazio dell’approfondimento e il tempo delle prospettive sono sempre aperti.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Achilli, Alessandro. 2014. “Marina Cvetaeva i Julian Pšibos’ (Przyboś): k postanovke problemy.” In </hi><hi rend="italic">Aktual’naja Cvetaeva – 2012: k 120-letiju so dnja roždenija poeta</hi><hi rend="CharOverride-1">, red. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">I.Ju</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">. Beljakova, 442-56. Moskva: Dom-muzej Mariny Cvetaevoj.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ajres, Alessandro. 2013. </hi><hi rend="italic">Avanguardie in movimento. Polonia 1917-1923</hi><hi rend="CharOverride-1">. Melfi: Libria.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ajres, Alessandro. 2018. </hi><hi rend="italic">L’autobiografia italiana nei racconti di Gustaw Herling-Grudziński</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Aracne.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ajres, Alessandro. 2019. “Il futurismo italiano in Polonia nel centenario del </hi><hi rend="italic">Manifesto</hi><hi rend="CharOverride-1">.” In </hi><hi rend="italic">Italia e Polonia 1919-2019. Un meraviglioso viaggio insieme lungo cento anni/ Włochy i Polska 1919-2019. </hi><hi rend="italic">Sto lat wspólnej fascynującej podróży</hi><hi rend="CharOverride-1" >, a cura di Jerzy Miziołek, 217-29. </hi><hi rend="CharOverride-1">Warszawa: Wydawnictwo Uniwersytetu Warszawskiego.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Amenta, Alessandro. 2007. “Postmodernismo, postmodernità e letteratura polacca”. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">pl.it</hi></ref><hi rend="italic"> / rassegna italiana di argomenti polacchi</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: 128-48.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Amenta, Alessandro. 2008. </hi><hi rend="italic">Il discorso dell’Altro. La costruzione delle identità omosessuali nella narrativa polacca del Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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Figure del distacco e altre solitudini nelle letterature dell’Europa Centro-Orientale</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Krystyna Jaworska e Ljiljana Banjanin, 283-302</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Bari: Stilo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Amenta, Alessandro. 2018. “</hi><hi rend="italic">Anna In w grobowcach świata</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Olga Tokarczuk. Una rilettura femminista del mito sumerico della dea Inanna.” </hi><hi rend="italic">Studi Slavistici</hi><hi rend="CharOverride-1"> 15,1: 197-216.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Amenta, Alessandro. 2021. “Sulla ricezione e le traduzioni italiane di </hi><hi rend="italic">Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Maria Konopnicka.” </hi><hi rend="italic">Kwartalnik Neofilologiczny</hi><hi rend="CharOverride-1" >” 68, 1: 43–56.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Amenta, Alessandro, e Krystyna Jaworska, a cura di. 2020. </hi><hi rend="italic">Boginie, bohaterki, syreny, pajęczyce. Polskie pisarki współczesne wobec mitów</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Warszawa: IBL PAN.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Amenta, Alessandro, Tomasz Kaliściak, e Błażej Warkocki, a cura di. 2021.</hi><hi rend="italic"> Dezorientacje. Antologia polskiej literatury queer</hi><hi rend="CharOverride-1" >. 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Studia o recepcji Dantego w Polsce</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">Warszawa: IBL.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Madonia, Claudio. 2013. </hi><hi rend="italic">Fra l’orso russo e l’aquila prussiana. La Polonia dalla repubblica nobiliare alla IV Repubblica (1506-2006)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: CLUEB.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mafrica, Lidia. 2018. “Fotoplastikon di Jacek Dehnel come macchina multimediale.” </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">pl.it</hi></ref><hi rend="italic"> / rassegna italiana di argomenti polacchi</hi><hi rend="CharOverride-1"> 9: 84-103.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mafrica, Lidia. 2020. “Realia, surrealia. 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O sprawie </hi><hi rend="CharOverride-1">ż</hi><hi rend="CharOverride-1" >ydowskiej w tw</hi><hi rend="CharOverride-1">ó</hi><hi rend="CharOverride-1" >rczo</hi><hi rend="CharOverride-1">ś</hi><hi rend="CharOverride-1" >ci Stanis</hi><hi rend="CharOverride-1">ł</hi><hi rend="CharOverride-1" >awa Ignacego Witkiewicza.” In </hi><hi rend="italic">Witkacy w Polsce i na świecie</hi><hi rend="CharOverride-1" >, red. Marta Skwara, 63-77. Szczecin: Wydawnictwo Naukowe Uniwersytetu Szczecińskiego.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Tomassucci, Giovanna. 2007a. “Mickiewicz aveva letto i romantici italiani?” </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Italia Polonia Europa. Scritti in memoria di Andrzej Litwornia</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Andrea Ceccherelli, Elżbieta Jastrzębowska, Luigi Marinelli, Marcello Piacentini, Anton Maria Raffo, Giorgio Ziffer, 382-99. 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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_17_243-260.html#footnote-000-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Questo rende indispensabile una selezione incomparabilmente più stringente rispetto a quella di Marchesani. Per tutti i contributi qui non citati o evocati in modo più o meno generico senza richiamo bibliografico, si rimanda alla meritoria “Bibliografia della slavistica italiana” di Gabriele Mazzitelli disponibile sul sito dell’AIS, nonché al volume</hi><hi rend="italic"> Quo vadis polonistica?</hi><hi rend="CharOverride-1">. Considerato l’aumento delle traduzioni, non si è potuto tenere conto neppure dei paratesti alle medesime, anche laddove si tratti di contributi scientificamente rilevanti: per orientarsi in merito si vedano il saggio di Ceccherelli in Ceccherelli et al. 2020 e la sezione monografica di </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2023, curata da Ceccherelli e intitolata “La letteratura polacca in Italia. Nuovi itinerari di una presenza (1991-2021)”.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Andrea Ceccherelli, University of Bologna, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">andrea.ceccherelli@unibo.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0003-1547-2740</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Andrea Ceccherelli, <hi rend="italic">Trent’anni di studi polonistici italiani (1991-2021). Letteratura polacca dall’Ottocento a oggi,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7.14</ref>, in Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio (edited by), <hi rend="italic">Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume II</hi>, pp. -19, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0492-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7</ref></p></div></div>
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