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        <title type="main" level="a">La slovenistica italiana. L’ultimo trentennio</title>
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            <forename>Maria</forename>
            <surname>Bidovec</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0492-7</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.16</idno>
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        <p>The article offers an overview of the scholarly publications by Italian Slavists that appeared during the period 1991-2021 on to the subject of Slovenistics</p>
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            <item>Italian Slavic studies between 1991 and 2021; Slovenistics</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.16<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.16" /></p>
      <div><head>La slovenistica italiana. L’ultimo trentennio</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Maria Bidovec</hi></p><div><head><hi>1. Premessa</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come osservato a suo tempo da Sergio Bonazza (1994, 377), che scriveva una panoramica analoga trent’anni fa, la situazione della slovenistica in Italia è peculiare, perché il suo oggetto di ricerca è una lingua (e una cultura) che è quella sia di un Paese confinante con l’Italia, sia di una comunità entro i confini dello Stato italiano la quale – in quanto minoranza linguistica e nazionale – dispone di proprie istituzioni e di propri canali, esprimendosi tuttavia preferenzialmente in sloveno, e rivolgendosi quindi più alla </hi><hi rend="italic">matica</hi><hi rend="CharOverride-1">, alla Slovenia, che non alla comunità di studiosi di lingua e cultura (prevalentemente) italiana. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla via già indicata da Bonazza, nella consapevolezza, comunque, dell’impossibilità di tracciare confini netti, è stata qui considerata slovenistica italiana in linea di massima quella svolta da studiosi che scrivono di lingua e cultura slovena operando (soprattutto) presso istituzioni italiane (e italofone), in particolare se stabilmente inquadrati (anche) nel mondo accademico italiano. Come regola generale, non sono stati qui compresi i lavori di studiosi che operano prevalentemente al di fuori di centri di ricerca italiani, anche quando ricorrano al </hi><hi rend="italic">medium</hi><hi rend="CharOverride-1"> della lingua italiana. Naturalmente con diverse eccezioni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le non poche ‘trasgressioni’ o ‘incursioni’ sono dovute a diversi fattori, anche pratici. Gli intrecci, soprattutto per quei docenti (non pochi) che hanno operato sia in istituzioni italiane che slovene (oltre a eventuali Paesi terzi) sono piuttosto intensi e frequenti, e ciò non solo per il fatto che si tratta di due realtà limitrofe, ma anche e soprattutto a causa del ruolo determinante svolto dalla comunità di studiosi e </hi><hi rend="italic">kulturni delavci</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lingua e nazionalità (anche) slovena. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A causa dei limiti di spazio, quanto verrà esposto – compresa la bibliografia finale – è in ogni caso da intendere come una selezione, che intende fornire un orientamento di massima all’interno di un panorama ben più vasto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I riferimenti principali nella compilazione sono stati da una parte la bibliografia della slavistica italiana ‘canonica’ elaborata nel corso degli anni da Gabriele Mazzitelli, dall’altro il catalogo sloveno COBISS, limitatamente ai contributi a tema slovenistico usciti in italiano o anche in sloveno e altre lingue, se prodotti da studiosi operanti (all’uscita delle pubblicazioni) presso istituzioni italiane. Un’utile verifica incrociata arriva dallo scandaglio delle riviste slavistiche italiane e dei contributi in italiano su riviste slavistiche fuori Italia, in particolare ovviamente in Slovenia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per l’enorme materiale – difficile anche solo da quantificare – costituito da contributi in italiano (o bilingui sloveno-italiani) a tema di lingua e cultura slovena disseminati nella miriade di periodici (o editori) non scientifici dai due lati della frontiera la selezione è stata ancora più drastica, trattandosi per lo più di pubblicazioni rivolte al grosso pubblico e non agli studiosi. Non di rado tuttavia anche in tali sedi nascono lavori di buon livello, di cui tener conto quanto meno come seria divulgazione; e in quanto tali questi prodotti sono stati qui in alcuni casi registrati. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nello strutturare la materia si è seguita in linea di massima la classica articolazione lingua-letteratura, pur con deviazioni dovute al lavoro di quegli studiosi che sfuggono a una più rigida catalogazione, nonché per privilegiare, ove ritenuto opportuno, un discorso legato a determinate ‘scuole’ o sedi editoriali. Ricordiamo qui che al momento (e da diversi anni) le cattedre di lingua e letteratura slovena sono in Italia sei: due a Trieste (SSLMIT e Dipartimento di Studi Umanistici), e poi una a Udine, Padova, Roma (La Sapienza) e Napoli (L’Orientale). In considerazione del peso degli studi storici e e della loro non infrequente pertinenza con la materia presentata, una selezione di questi è stata fornita in un paragrafo a parte. Per completezza di presentazione, è stato ritenuto di aggiungere poi qualche informazione su studiosi che si occupano di discipline affini e/o fanno seria divulgazione. Nelle battute finali, è stato fornito qualche dato su grammatiche e strumenti didattici di particolare rilievo e sono stati citati alcuni dei principali traduttori letterari. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Rispetto ai decenni precedenti, gli studi slovenistici in Italia si pongono in forte continuità, e la loro presenza su periodici scientifici fa riscontrare un percettibile incremento quantitativo, con una tendenza alla specializzazione delle tematiche e un aumento dei contributi in italiano (su riviste e case editrici sia italiane che slovene) di studiosi operanti in Slovenia, segno di un dialogo rafforzato tra le due comunità di studiosi, anche a prescindere dalla già menzionata – e sempre forte, nel tempo – funzione ‘ponte’ di docenti, studiosi e intellettuali attivi da una parte e dall’altra del confine italo-sloveno. Sia pure entro i limiti dello spazio a disposizione, si è cercato infatti di dar conto, come accennato poco sopra, delle numerose intersezioni significative con le ricerche di studiosi di ambiti riconosciuti affini a quelli della slavistica </hi><hi rend="italic">stricto sensu</hi><hi rend="CharOverride-1">, come storia, etnologia e altre ancora. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Più difficili da valutare sono i rapporti con il composito ambito tematico al centro degli interessi delle istituzioni della comunità slovena in Italia, in particolare dello SLORI (Slovenski raziskovalni inštitut – Istituto sloveno di ricerche). L’oggetto di studio è qui espressamente la comunità nazionale slovena in Italia, tema allo stesso tempo molto specifico ma per definizione multidisciplinare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_20_285-312.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le branche coinvolte – come antropologia, filosofia del linguaggio, psicolinguistica, psicologia, sociologia, pedagogia, diritto, politiche linguistiche, geografia umana e altre ancora (oltre a storia, e soprattutto storia culturale) – generalmente non rientrano in un ambito strettamente slovenistico, e gli studiosi appaiono dialogare maggiormente con la comunità scientifica slovena che non con quella italiana. In considerazione tuttavia del livello elevato di questi studi, dei loro non infrequenti intrecci con temi inerenti (anche) alla slavistica, nonché del radicamento dell’Istituzione sul territorio italiano, alcuni di questi ricercatori sono stati comunque menzionati in questo lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un discorso per certi aspetti simile vale anche, più in generale, per edizioni e stampa periodica in sloveno nella regione Friuli Venezia Giulia il cui sguardo sia rivolto preferenzialmente al territorio, e dove già il </hi><hi rend="italic">medium</hi><hi rend="CharOverride-1"> della lingua slovena (decisamente prevalente sull’italiano), rivela un’interlocuzione preferenziale con la Slovenia e con comunità comunque slovenofone, come già ricordato.</hi></p></div><div><head><hi>2. Studi linguistici</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Particolare attenzione dedica agli studi di linguistica slovena l’università di Padova. Dopo gli anni pionieristici dello sloveno di Trieste Martin Jevnikar – molto attivo, ancora negli anni Novanta, con opere descrittive e diverse voci di enciclopedia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_20_285-312.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – dal 2001 il timone della slovenistica patavina è passato infatti al linguista e dialettologo olandese Han Steenwijk, uno dei più rinomati studiosi del resiano, parlata che deve principalmente a lui la sistematizzazione delle norme ortografiche e grammaticali. I suoi lavori in questo campo sono quindi un riferimento fondamentale per questo settore. Da ricordare qui almeno il volume sull’ortografia resiana, pubblicato dall’editrice universitaria padovana con ben due edizioni (1994, 2012); la morfologia del sostantivo (1999); e il dizionario ortografico (2005a). Numerosi i saggi in sloveno e altre lingue, soprattutto in tedesco. Accanto a questa linea di ricerca particolarmente approfondita (cfr. anche 1993, 2003, 2005b, 2018, 2021), Steenwijk si occupa, con risultati interessanti, anche di lessicografia e linguistica computerizzata (2010). Dal 2021 è membro corrispondente dell’Accademia slovena delle scienze e delle arti (SAZU).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Restando a Padova, si conferma un’attenzione scientifica costante alla nostra disciplina anche da parte di studiosi che non sono principalmente slovenisti, ma che pure hanno condotto e/o conducono ricerche di alto profilo in ambiti che riguardano direttamente la materia. Si pensi a Rosanna Benacchio, di formazione filologa e russista, i cui principali interessi vertono sulla morfosintassi slava comparata, la storia della lingua russa e il contatto linguistico slavo-romanzo in Italia. Per quanto concerne appunto la linguistica slovena, la studiosa si occupa da anni delle parlate di Resia e delle valli del Torre e del Natisone, anche con ricerche originali sul campo. Ricordiamo i lavori sulla morfosintassi del resiano (1998) e sull’articolo in sloveno standard (2015a). Trattandosi di una delle più note aspettologhe nell’ambito della slavistica italiana e non solo, si è occupata dell’aspetto verbale sia in sloveno standard, anche in comparazione con il russo (2015b, con Malinka Pila), che in resiano (2019). A vari temi della linguistica di contatto ha dedicato un’intera monografia (2002), nota e recensita molto positivamente ben al di là dei confini di Slovenia e Italia, per esempio in Russia. Si è occupata di questi temi nell’ultimo decennio anche una sua ex allieva, Malinka Pila, attiva in Germania all’interno di un progetto sulle lingue di minoranza diretto da Walter Breu. Segnaliamo in particolare i suoi lavori sull’aspetto verbale, anche di taglio contrastivo (2018, 2019).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Soprattutto negli ultimi anni di vita si è dedicato anche alla linguistica slovena un altro slavista italiano che ha operato agli inizi prevalentemente tra Bergamo e Milano, ma che per alcuni anni – fino alla morte prematura, appena cinquantenne, nel 2021 – ha tenuto la cattedra di sloveno alla Sapienza di Roma. Si tratta di Andrea Trovesi, uno dei pochi slavisti italiani della sua generazione a vantare la conoscenza attiva e approfondita di diversi idiomi slavi. La lingua e cultura slovena hanno fatto parte comunque dei suoi interessi di ricerca per quasi un ventennio, con risultati originali. In ambito slovenistico, con un approccio linguistico e spesso contrastivo, Trovesi si è occupato tra l’altro dell’espressione di determinatezza e indeterminatezza, tema al centro anche di una sua monografia (2004). Alla lingua slovena, talora in comparazione con altre lingue slave, ha dedicato diversi saggi (2003, 2016a). Anche in campo culturologico ha toccato più volte tematiche slovenistiche: citiamo qui i rapporti tra Bergamo e la Slovenia (2016b). Trovesi è stato molto attivo altresì nell’organizzazione di convegni internazionali di linguistica ad alti livelli, promuovendo la ripresa (nel 2007) della tradizione di incontri periodici (i cosiddetti </hi><hi rend="italic">Incontri di linguistica slava</hi><hi rend="CharOverride-1">) degli slavisti italiani operanti in ambito linguistico, caratterizzati fin dall’inizio da una forte presenza di specialisti di parte slovena. Significativo appare a questo riguardo come l’ultimo, a oggi, incontro di linguistica slava (il IX, nel settembre 2022) si sia svolto, proprio in onore di Andrea Trovesi, in Slovenia, a Koper/Capodistria.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra i frutti di questa intensa collaborazione scientifica citiamo anche il convegno lombardo </hi><hi rend="italic">Multilinguismo ed italofonia in Europa centro-orientale</hi><hi rend="CharOverride-1">, sfociato poi nell’omonimo </hi><hi rend="italic">zbornik</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Bocale, Panzeri 2020). Trovesi scrive qui un contributo a quattro mani con la linguista slovena Helena Bažec – addottoratasi peraltro a Venezia – che in quanto autrice di non meno di una quarantina di lavori scientifici in italiano si pone in una posizione di forte dialogo con la slovenistica italiana istituzionale. Ne fanno fede – nel suo caso come in quello di diversi altri studiosi di parte slovena, come si vedrà anche nel prosieguo – i convegni co-organizzati, le ricerche svolte a stretto contatto e appunto i lavori firmati insieme. Anche Bažec ha tra i suoi interessi primari l’espressione di determinatezza e indeterminatezza, tema cui ha dedicato diversi lavori (cfr. 2008, 2012, 2019). Oltre che negli atti di vari convegni italiani e in altre sedi ancora, sia in Slovenia che in altri Paesi, la studiosa ha pubblicato anche sulla più antica delle riviste italiane del settore, </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2012).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’intreccio interuniversitario relativo alla linguistica slovena è complesso ed estremamente produttivo, sia rimanendo in ambito italiano che nei rapporti con la Slovenia. Uno dei campi in cui questa collaborazione ha dato i maggiori risultati – come in parte già visto più sopra – è quello degli studi sulle parlate e tradizioni slovene in Friuli, e in particolare in relazione alla cultura resiana. Dall’antica università di Padova – dopo qualche incursione a Bergamo e Venezia – ci spostiamo in uno degli atenei più giovani d’Italia, quello di Udine. Titolare della cattedra di Lingua e Letteratura slovena da diversi decenni, lo studioso Roberto Dapit, profondo conoscitore delle parlate e culture slovene in ambito friulano, ha un approccio alla materia che è in primo luogo etnologico e antropologico, e che quindi si integra e compenetra con quello padovano, più strettamente linguistico. Per tutto il trentennio considerato, Dapit è stato autore di numerosi studi, che comprendono appunto, accanto a lavori di taglio più linguistico (2005, 2009) una dovizia di ricerche soprattutto di tipo etnologico (cfr. 1995, 1999a, 2001a, 2001b, 2001c, 2001d, 2003, 2017a). Molte di queste sono nate anche in collaborazione con colleghi di università e altre prestigiose istituzioni slovene. In particolare, diversi sono i lavori a quattro mani con l’etnologa del ZRC SAZU (Centro di ricerca scientifica presso l’Accademia delle Scienze) Monika Kropej (1999b, 2004, 2008, 2013a, 2017b). All’interno del vasto </hi><hi rend="italic">corpus</hi><hi rend="CharOverride-1"> di pubblicazioni di taglio etnologico di Dapit – su riviste scientifiche sia italiane che slovene, e non solo – evidenziamo qui almeno la vasta monografia in tre volumi sulla cultura resiana nei nomi di luogo (1995-2008) e un’altra monografia sugli antroponimi nell’Alta Val Torre (2001b).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo studioso, che da oltre un trentennio svolge indagini etnoantropologiche nell’area tra Italia, Slovenia e Croazia, ha indagato le diverse anime del territorio friulano, con le più varie intersezioni tra la cultura friulana, slovena e italiana, e con incursioni anche in quella croata e tedesca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_20_285-312.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Proprio per «aver documentato la tradizione narrativa, i toponimi e antroponimi, gli usi e la mitologia, in particolare a Resia e nelle valli del Torre e del Natisone» già nel 2004 gli è stato conferito il Premio per la ricerca </hi><hi rend="italic">Zlati znak</hi><hi rend="CharOverride-1"> del ZRC SAZU</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_20_285-312.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. È a oggi l’unico italiano (e uno dei pochi stranieri) a esserne insignito. Si occupa inoltre di plurilinguismo (2013b), problematiche delle minoranze linguistiche e nazionali, raccolta e presentazione della tradizione orale, soprattutto nelle aree di contatto tra sloveno e friulano. Collabora attivamente, anche come redattore, con diverse riviste scientifiche slovene.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La considerazione in cui la slovenistica udinese è tenuta tra i colleghi in Slovenia è tra l’altro testimoniata dal Congresso degli slavisti sloveni (Zveza društev slavistično društvo Slovenije) tenutosi a Udine nel 2018, che ha visto Roberto Dapit principale organizzatore, con il supporto di Maria Bidovec (all’epoca in forza presso quell’Università) e dei colleghi di Lubiana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La ricerca sul campo e gli studi etnologici del docente friulano si pongono in stretta continuità con il pluridecennale lavoro del suo maestro, uno studioso che ha operato soprattutto in ambito sloveno, ma con intensi rapporti con l’Italia, e che ha scritto anche in italiano, soprattutto nei decenni passati, rimanendo comunque attivo pure nel periodo che ci interessa (1992, 1993, Matičetov, Dapit 1994). Si tratta dell’accademico Milko Matičetov, scomparso quasi centenario nel 2014 e considerato da molti uno dei più grandi etnologi europei</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_20_285-312.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Precisa e fine studiosa delle parlate slovene in Friuli, soprattutto dei relativi fenomeni di contatto linguistico sul piano morfosintattico, e profonda conoscitrice, tra l’altro, dell’opera di J.N. Baudouin de Courtenay, è la glottologa triestina Liliana Spinozzi Monai, autrice di lavori significativi sul grande slavista ed etnologo polacco – ricordiamo qui in particolare almeno la monografia del 1994 a lui dedicata (cfr. anche 1996, 1999, 2007) – e su vari dialetti sloveni (1995a, 1995b, 1998), con particolare riguardo alle parlate del Torre (2007, 2009), nonché su altri temi di storia culturale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Matej Šekli, noto docente di linguistica comparata a Lubiana, ha pubblicato, tra le centinaia di lavori in sloveno, anche una ventina di articoli in italiano sulle parlate slovene in Friuli, di cui è profondo conoscitore e anche parlante attivo, oltre che specialista della lingua italiana e friulana. Ha partecipato attivamente fin dall’inizio agli </hi><hi rend="italic">Incontri italiani di linguistica slava</hi><hi rend="CharOverride-1">, collaborando a stretto contatto anche con Trovesi e altri studiosi italiani. Ha svolto altresì più volte didattica presso università italiane. In italiano (o in edizione bilingue sloveno-italiana) sono usciti per esempio suoi vasti saggi sui nomi in vulgo in Val Canale (2005) e in Resia (2021), nonché sulle parlate delle Valli del Natisone (2008).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A una generazione più giovane di linguisti sloveni che si occupano (anche) di questioni comparatistiche italo-slovene appartiene Robert Grošelj, che scrive di fonologia e morfosintassi contrastiva italo-slovena (2013, 2022) e che ha svolto didattica anche presso atenei italiani. Sul fronte della linguistica di contatto, con particolare riguardo ai dialetti sloveni lungo il confine italo-sloveno (2018), troviamo Danila Zuljan Kumar, attiva a più riprese anche presso istituzioni italiane. Sul versante più prettamente etnologico il campo di ricerca di Barbara Ivančič Kutin, che ha collaborato tra l’altro con l’Università di Udine.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Studioso eclettico e fecondissimo (centinaia di titoli in sloveno e italiano), e allo stesso tempo profondo e originale come pochi, il linguista ed etnomusicologo attivo a Trieste Pavle Merkù, già molto attivo nei decenni precedenti quelli presi qui in considerazione, ha continuato le sue ricerche per tutti gli anni Novanta e Duemila, quasi fino alla morte, avvenuta nel 2014, lo stesso anno dell’ancora più longevo Matičetov. Nella dovizia di scritti di grande interesse spiccano in particolare quelli sui nomi di luogo: tra i numerosi studi ricordiamo la vasta monografia sulla toponomastica dell’alta Val Torre (1997) e il prezioso manuale sui toponimi sloveni in Italia (1999). Per la storia culturale della città di Trieste sono significative anche le ricerche d’archivio di antroponomastica (1991, 2007). Notevoli anche diversi altri suoi lavori sulle parlate e le tradizioni del Torre e di Resia (2003, 2006), nonché altre ricerche documentanti la presenza slovena sul litorale triestino fin da tempi remoti (1995, 2001).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In un ambito più strettamente filologico vanno ricordati almeno due studiosi, entrambi con un passaggio nell’ateneo udinese, che, nel seno di generazioni differenti, si caratterizzano per l’appartenenza ad almeno tre culture diverse.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il più anziano dei due è colui che mi ha preceduto in questo lavoro, Sergio Bonazza, scomparso nel 2021. All’inizio degli anni Novanta lo troviamo attivo presso l’Università di Udine; in seguito, per un lungo periodo, è titolare della cattedra di Filologia slava a Verona. Gli ultimi anni della sua vita li ha trascorsi prevalentemente a Vienna. Il lavoro di questo studioso, appartenente a tre mondi e a tre slavistiche – italiana, slovena e tedesca – presenta un vasto e variegato spettro di interessi (anche extra-slovenistici), con alcune direttrici fondamentali. Una di queste è il Settecento e inizio Ottocento nelle terre slovene, con particolare riguardo al filologo Jernej Kopitar, di cui Bonazza è stato uno dei principali conoscitori, contribuendo ad attribuirgli un ruolo nuovo nella slavistica e nella storia culturale slovena. Ma le ricerche dello studioso sono state rilevanti anche in diversi altri campi, come la filologia, con studi sui manoscritti glagolitici; la storia culturale e religiosa delle terre slovene, con particolare attenzione al periodo protestante e alle interazioni culturali non solo sloveno-italiane ma anche con il mondo germanico (1991, 1992, 2004); senza tralasciare la storia della slavistica (1994). Nell’ultimo trentennio ha scritto – oltre appunto al bilancio cinquantennale della slovenistica italiana – tra l’altro ancora sul glagolitico (1999), su Trubar (1996b) e Alasia da Sommaripa (2010), su Kopitar (1996a, 2007, 2011) e sui rapporti sloveno-italiani a cavallo tra Settecento e Ottocento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A filologia e mitologia si è dedicato con risultati degni di nota Nikolai Mikhailov negli anni Novanta e nel primo decennio dei Duemila, quando poi è venuto a mancare (nel 2010) ad appena 43 anni. Lo studioso, che è stato anche russista e baltoslavista, ha lavorato anche lui negli ultimi anni presso l’Ateneo di Udine, scrivendo tra l’altro lavori significativi sui manoscritti sloveni dal XIV secolo fino al 1550, con una monografia apparsa in più versioni e lingue diverse (1997, 1998, 2001), oltre a diversi saggi nel campo della mitologia slava e baltoslava, lavori coronati anche questi da una monografia (2002). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra gli studiosi che si occupano di linguistica e filologia slovena ai margini di altri interessi, ma con una certa regolarità, cito il filologo Giorgio Ziffer, sempre dell’ateneo friulano, che ha scritto dei </hi><hi rend="italic">Brižinski spomeniki</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1996), della teoria pannonica di Kopitar (2003) e sull’origine di singole parole o sintagmi sloveni (2018). Mario Capaldo, in passato attivo tra l’Università di Salerno e La Sapienza di Roma, ha scritto alcuni saggi sulla poesia slovena (2003).</hi></p></div><div><head><hi>3. Studi letterari</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul versante più specificamente letterario, troviamo attivi già all’inizio del periodo considerato, quindi nei primi anni Novanta, diversi studiosi, che per la maggior parte provengono dalle fila della comunità slovena del Litorale italiano e che gravitano per lo più intorno alle università di Udine e Trieste, con un baricentro che con il nuovo millennio si sposta soprattutto verso la città giuliana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo la scomparsa, anche in questo caso prematura, dell’istro-italiano Arnaldo Bressan, che aveva comunque scritto i suoi lavori principali nel trentennio precedente quello preso qui in esame, dall’inizio degli anni Novanta in poi operano presso le due cattedre slovenistiche dell’università di Trieste per diversi anni due studiose di rilievo, entrambe attive soprattutto nel campo della storia e critica letteraria: Marija Pirjevec e Marija Mitrović (rispettivamente presso lo SSLMIT e il Dipartimento di Studi Umanistici).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Marija Pirjevec, che già nei decenni precedenti si era distinta come infaticabile autrice di numerosi studi in italiano (oltre a un </hi><hi rend="italic">corpus</hi><hi rend="CharOverride-1"> immenso in sloveno), prosegue anche nell’ultimo trentennio con la sua opera meritoria di fornire al pubblico del Bel Paese pregevoli e utili studi descrittivi che la studiosa, forte anche della sua lunga esperienza didattica sia nelle scuole che negli atenei triestini, sa presentare al lettore italofono in maniera chiara e precisa, anche alla luce del suo specifico interesse – testimoniato in numerosi lavori – per la ricezione della letteratura slovena in Italia. Pirjevec dedica particolare attenzione agli autori contemporanei del Litorale, sia molto noti, come Boris Pahor e Miroslav Košuta, sia più giovani e meno familiari al grosso pubblico. Continua tuttavia a curare nuove edizioni italiane (talora traducendo lei stessa) anche di classici come Trubar, Cankar, Kosovel, Kocbek e altri di cui si era occupata già negli anni precedenti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Difficile riassumere in breve l’</hi><hi rend="italic">opus</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Marija Pirjevec, vastissimo anche in questo periodo. La selezione in bibliografia ha privilegiato i lavori più corposi e usciti in sedi editoriali a maggior diffusione, accanto a quelli di taglio comparatistico e/o scritti in italiano (1997, 1998, 2003, 2015a, 2015b, 2020). Qui nel testo citiamo almeno le due monografie in italiano, edite entrambe dalla romana Bulzoni, sugli sloveni nella letteratura triestina italiana (1991) e sulla letteratura slovena di Trieste (1992), nonché la bella e vasta antologia </hi><hi rend="italic">L’altra anima di Trieste</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2008) per i tipi della triestina Mladika, in cui la curatrice presenta efficacemente al pubblico italiano uno spaccato della Trieste slovena, con saggi di vari autori, brani di romanzi o racconti, poesie, documenti e altro ancora.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Marija Mitrović, già titolare della Cattedra di sloveno presso l’Università di Trieste, è attiva tra il capoluogo giuliano, la Slovenia e la Serbia, avendo svolto attività di didattica e di ricerca a cavallo fra tre Paesi, con interessi di ricerca che spaziano, spesso in chiave comparatistica sia sloveno-italiana che sloveno-serba, dalla slovenistica alla serbistica, concentrandosi negli ultimi anni maggiormente su quest’ultima disciplina. Ha dedicato comunque anche diversi saggi alla letteratura e cultura slovena – per esempio agli scrittori Cankar e Kosovel, nonché allo storico della letteratura Dušan Pirjevec – anche se prevalentemente in lingua serba, più raramente in sloveno e in italiano. In un campo, la storia letteraria, in cui la slovenistica al di fuori dei confini della </hi><hi rend="italic">matica</hi><hi rend="CharOverride-1"> appare ancora piuttosto carente, va segnalato il suo </hi><hi rend="italic">Pregled slovenačke književnosti</hi><hi rend="CharOverride-1"> in serbo (1995), poi tradotto anche in tedesco.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli anni Novanta troviamo presso l’università di Udine Lojzka Bratuž. Nota soprattutto per i suoi studi sulle prediche settecentesche di ambito goriziano, svolti già nel periodo precedente e proseguiti anche in seguito (1993), a fine millennio ha curato tra l’altro un bel volume su Gorizia nella letteratura slovena (1997).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sempre presso l’università di Udine ha lavorato fino al pensionamento Fedora Ferluga che, pur occupandosi, negli ultimi anni, prevalentemente di letteratura croata e serba, ha dedicato diversi saggi critici ad autori sloveni, in particolare ad Alojz Gradnik, con studi e antologie sia in sloveno che in italiano (2008, 2013). Tra i suoi interessi di ricerca, oltre a studi comparatistici sloveno-italiani e sloveno-croati (2003, 2004a, 2004b), anche la storia della slovenistica (1993).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra il vecchio e il nuovo millennio divengono titolari di cattedre slovenistiche Miran Košuta e Aleksandra Žabjek, rispettivamente alla Sapienza di Roma e all’Orientale di Napoli. Entrambe le cattedre erano reduci da un periodo di passaggio: sia a Roma, in seguito al pensionamento di Srečko Renko nel 1996, che a Napoli (con una situazione ancora più complessa), l’insegnamento era stato tenuto in vita con l’aiuto di colleghi slavisti o linguisti, come del resto avvenuto più volte nella storia della slovenistica universitaria italiana, presso quasi tutte le cattedre.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Già poco dopo il suo insediamento, nel 2000, lo studioso sloveno di Trieste Miran Košuta organizza alla Sapienza un simposio di notevole spessore, in occasione del bicentenario della nascita del massimo poeta sloveno France Prešeren. Ai lavori, pubblicati in seguito nello </hi><hi rend="italic">zbornik</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal titolo </hi><hi rend="italic">Prešerniana</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Jerkov, Košuta 2003), co-curato dallo stesso Košuta, hanno partecipato, accanto ad alcuni slavisti dell’università romana, diversi studiosi di alto profilo – slavisti, italianisti, storici e altri ancora – provenienti da vari altri atenei, in prevalenza sloveni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 2004 in poi, troviamo Košuta titolare di lingua e letteratura slovena alla facoltà di Studi umanistici di Trieste. Il docente triestino, attivo comunque già nel periodo precedente a quello in esame, prosegue qui le sue ricerche con numerosi studi soprattutto di critica letteraria, con particolare attenzione ai prosatori giuliani Vladimir Bartol (1992a, 2012) e Alojz Rebula (1995a), nonché al poeta Srečko Kosovel (1996a). Košuta, che scrive prevalentemente in sloveno ma ha al suo attivo anche diversi titoli in italiano, si distingue per le sue analisi puntuali, ma anche per panoramiche ben documentate su diversi temi, con un forte </hi><hi rend="italic">focus</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla ricezione della letteratura slovena in Italia e viceversa (1997b, 2014b), accompagnato da studi traduttivi nelle due direzioni, avendo tra l’altro lui stesso esperienza di entrambe. Lo studioso si configura quindi come mediatore privilegiato della letteratura slovena in Italia, soprattutto ovviamente in Venezia Giulia (1995b, 1996a, 1996b, 2001, 2002, 2007, 2008, 2019, 2020a) ma non solo. Notevole la diffusione, anche presso studiosi e studenti del Bel Paese, delle sue raccolte di saggi in italiano (1997a e 2005). I suoi acuti ‘bilanci’ sia quantitativi che qualitativi (1992b, 2003, 2006) rappresentano uno strumento essenziale per chiunque si occupi di mediazione tra la cultura slovena e quella italiana. Il pluriennale interesse scientifico dedicato a questioni traduttive – ha curato tra l’altro diverse antologie ed edizioni critiche (2009, 2012, 2020b, 2014a) – con particolare riguardo all’</hi><hi rend="italic">opus</hi><hi rend="CharOverride-1"> di France Prešeren, è stato coronato da un lavoro che rimarrà sicuramente una pietra miliare della slovenistica, la versione italiana integrale (in rima) delle </hi><hi rend="italic">Poezije</hi><hi rend="CharOverride-1"> del sommo poeta romantico sloveno (2020b), corredata di un vasto apparato critico e delle postfazioni di due insigni studiosi, il massimo prešernologo sloveno Boris Paternu (di lui ricordiamo qui due studi in italiano: 1999 e 2003) e il noto italianista triestino Elvio Guagnini.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A ennesima riprova del fitto intreccio che spesso si dipana nel lavoro di ricerca tra i due lati del confine italo-sloveno troviamo tra l’altro l’organizzazione del congresso degli slavisti sloveni a Trieste nel 2007, cui ha fatto da contraltare, a circa un decennio di distanza, l’analoga iniziativa presso l’università di Udine, come più sopra ricordato. Košuta è a tutt’oggi anche l’unico studioso con residenza stabile al di fuori dei confini della Repubblica di Slovenia ad aver tenuto la presidenza dell’associazione degli slavisti sloveni (2006-2008), di cui dal 2022 è anche membro onorario.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 2019 la cattedra di slovenistica degli Studi umanistici triestini ha acquisito anche una nuova docente, Vesna Mikolič, proveniente dal mondo universitario sloveno. Molto feconda e attiva già da diversi anni (con alcuni titoli anche in italiano), Mikolič scrive di competenza comunicativa in ambito multiculturale (2020b, 2020c), di politica culturale e linguistica della Slovenia, di identità nazionale, </hi><hi rend="italic">corpora</hi><hi rend="CharOverride-1"> linguistici e contatti interlinguistici e interculturali (2021b). È stata anche curatrice di edizioni di classici, come Ivan Cankar, autore cui ha dedicato particolare attenzione (monografia e articoli), con riferimento anche all’attualità, soprattutto negli ultimi anni (2020a, 2020d, 2021a, 2021c).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A vario titolo hanno collaborato strettamente con le tre cattedre di slovenistica del Friuli Venezia Giulia diversi studiosi facenti capo principalmente a istituzioni slovene. Tra quelli che hanno operato in modo continuativo presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Trieste siano ricordati almeno, oltre ai già citati, la folclorista Marjetka Golež Kavčič, l’italianista e slavista Zoltan Jan, profondo conoscitore della ricezione della letteratura slovena in Italia, tema cui ha dedicato tra l’altro due monografie in sloveno (2001a-b) e alcuni studi in italiano (2003, 2004), e la comparatista Ana Toroš, autrice tra l’altro di interessanti lavori su Alojz Gradnik (2008) e il contatto tra Friuli e mondo sloveno (2012, 2014, 2016), nonché sulla ‘triestinità’. Presso la SSLMIT presta la sua opera da anni Karin Marc, il cui campo di ricerca prevalente sono i dialetti dell’Istria slovena (2014).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di Aleksandra Žabjek, che ha tenuto per 15 anni la cattedra di lingua e letteratura slovena all’Orientale di Napoli, la più lontana dalla Slovenia, si ricordi qui, oltre alla lunga e intensa attività didattica, ancora precedente al periodo in esame, l’organizzazione di due significativi convegni, in occasione del 90° e del 100° dell’insegnamento dello sloveno a Napoli, il più antico in Italia (2011). Žabjek, prematuramente scomparsa pochi anni fa, è tra l’altro autrice di diversi studi comparatistici e di interazione culturale (2003). Più in particolare si è dedicata a Emil Korytko nei suoi rapporti con la Slovenia (2005) e ad Alojz Gradnik in quelli con l’Italia (2008), indagando inoltre gli intrecci della città di Napoli con il mondo sloveno (1991).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Maria Bidovec, attiva prima per un decennio presso l’Università di Udine, in seguito succeduta a Žabjek nella titolarità della cattedra napoletana, ha svolto le sue principali ricerche sull’opera del personaggio secentesco J.W. Valvasor (2008, 2014, 2015, 2020a) e più in generale sulla narratività nel Seicento sloveno (2016b). Tra i suoi interessi tra l’altro anche la ricezione della letteratura e cultura slovena in Italia (2020b), con particolare riguardo a Ivan Cankar (2016a, 2021b) e Ciril Kosmač, autori che ha anche tradotto. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al di fuori degli ambienti accademici produce saggi originali sulla letteratura slovena e la sua ricezione in Italia un altro filologo classico, l’insegnante e scrittore udinese Angelo Floramo (2003, 2007); di rilievo anche gli studi d’archivio su varie questioni letterarie a opera di un’altra docente di scuola superiore, triestina slovena, Marta Ivašič, che scrive anche in italiano (2010, 2011, 2017); una terza insegnante, Marija Kostnapfel, pure slovena di Trieste, ha pubblicato studi significativi anche in italiano, per esempio sui rapporti tra slavisti sloveni e italiani nell’Ottocento (1993). È tra l’altro curatrice di un bello </hi><hi rend="italic">zbornik</hi><hi rend="CharOverride-1"> – uscito però in sloveno – sulla presenza a Trieste del grande prosatore sloveno Cankar (2020). Pure insegnante a Trieste, la studiosa di teatro Bogomila Kravos opera prevalentemente nell’ambito di istituzioni slovene. Da segnalare almeno le sue monografie sul teatro stabile sloveno di Trieste SSG, in italiano e in sloveno (2001, 2015). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di comparatistica si occupano diversi studiosi che operano prevalentemente in Slovenia, ma la cui collaborazione con il mondo accademico italiano è in taluni casi particolarmente intensa. Oltre ai già menzionati Zoltan Jan e Ana Toroš, va senza dubbio ricordata la comparatista e traduttologa Martina Ožbot, autrice, nell’ambito di un vasto </hi><hi rend="italic">opus</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ricerca, di diversi lavori usciti anche su riviste scientifiche italiane (2008, 2009, 2014, 2020). Su </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> è stata tra l’altro, insieme all’italianista Patrizia Farinelli, co-curatrice di un intero numero tematico (2014).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Incontri proficui avvengono talvolta anche con italianisti italiani operanti nell’area confinaria. Elvio Guagnini, già citato, è autore di preziosi commenti o prefazioni a pubblicazioni slovenistiche (cfr, per es. 1997); Cristina Benussi si occupa anche di culture minoritarie e letteratura di confine (2001, 2019).</hi></p></div><div><head><hi>4. Studi storici</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come detto, frequenti e significative sono anche le intersezioni con gli storici. Tra gli studiosi italiani di questo ambito il cui lavoro si intreccia spesso, e con risultati notevoli, con la nostra disciplina, spicca il nome di Silvano Cavazza, già docente all’Università di Trieste, profondo e fine conoscitore della Riforma e Controriforma slovena, soprattutto nel goriziano, con costante attenzione anche ai risvolti culturali. Attivo già nel periodo precedente, ha proseguito le sue ricerche anche nel trentennio che ci interessa (2001, 2006, 2010, 2013).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Più numerosi i contemporaneisti – in maggioranza sloveni della Venezia Giulia – che scrivono di rapporti italo-sloveni, sotto aspetti variegati, anche in italiano, e con svariati intrecci con le comunità scientifiche del Bel Paese. Particolarmente frequentata la tematica della repressione della comunità slovena sotto il regime fascista.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra i diversi autori, citiamo qui anzitutto Jože Pirjevec, titolare, nel periodo che interessa, di insegnamenti storici presso l’Università di Padova e poi di quella di Trieste. È autore di numerosi studi (citiamo per es. 2004a, 2015) e diverse monografie e miscellanee a grande diffusione (1995, 2004b), alcune a quattro mani con Milica Kacin-Wohinz (Kacin-Wohinz, Pirjevec 1998), studiosa di parte slovena, ma con diversi titoli significativi in italiano (citiamo per es. 1991, 2000, 2001, 2004). Simile al campo di ricerca di quest’ultima – le problematiche degli sloveni che dopo la prima guerra mondiale si sono ritrovati entro i confini italiani – l’ambito di interesse di Gorazd Bajc, formatosi all’Università di Trieste, anche se poi attivo principalmente anche lui presso istituzioni slovene (2016). Il cattolicesimo sloveno sotto il regime fascista è al centro dei lavori di Egon Pelikan, studioso che ha forti legami con il Litorale mistilingue entro i confini italiani, pur operando anche lui soprattutto in Slovenia (2011, 2020). Si è formata all’Università di Trieste pure Marta Verginella, tutt’ora attiva presso istituzioni e riviste da una parte e dall’altra del confine. Di questa studiosa segnaliamo in particolare l’attenzione a temi dai risvolti anche letterari, per esempio con lavori sulla memorialistica di guerra (1991, 1992, 2008b, 2015) e su altri ambiti con spunti culturologici (2001, 2007, 2008a, 2014, 2019). Raoul Pupo, già docente presso l’Università di Trieste, studia in particolare il secondo dopoguerra e le persecuzioni da ambo le parti, con vasti studi, anche monografici (2005, 2021); Milan Pahor, formatosi come diversi altri qui ricordati presso l’ateneo triestino e tra l’altro direttore per molti anni della Narodna in univerzitetna knjižnica di Trieste, scrive soprattutto sulle organizzazioni antifasciste slovene nella Venezia Giulia degli anni Venti e Trenta (in it. si veda per es. 2021); di queste tematiche, ma più nell’ambito della comunità scientifica slovena, si occupa anche Borut Klabjan, che pubblica tuttavia regolarmente anche su riviste italiane. Di lui si ricordino in particolare, in italiano, due vasti saggi sulla memoria (con)divisa (2020, 2021). I rapporti italo-sloveni nell’Ottocento e Novecento – in particolare nella Venezia Giulia e soprattutto nel Goriziano (2005, 2014), con particolare attenzione al tema della convivenza pacifica (2006, 2007) – sono il principale campo di ricerca di Branko Marušič, autore di diversi lavori in italiano, nonostante anche lui appartenenga prevalentemente a un ambito istituzionale sloveno; come Neva Makuc, che però ha avuto una formazione parzialmente italiana (Gorizia, Istituto di storia sociale e religiosa). La studiosa si occupa tra l’altro della conoscenza sugli sloveni nella storiografia friulana (2011, 2013, 2014). Diversi storici di parte slovena qui menzionati fanno parte comunque di redazioni e/o comitati scientifici di riviste italiane (come </hi><hi rend="italic">Quaderni Giuliani di Storia</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Qualestoria</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Memoria e ricerca</hi><hi rend="CharOverride-1"> e altre) e/o hanno stretti rapporti di collaborazione anche con istituzioni italiane.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ricordiamo infine, nell’ambito del centenario dell’incendio del </hi><hi rend="italic">Narodni dom</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Trieste, un agile volumetto (2020), curato dagli sloveni di Trieste Martina Kafol, molto attiva nell’editoria, e Ace Mermolja, scrittore e pubblicista.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ancora più specifici, ma con interessanti addentellati slovenistici, altri ambiti di ricerca ancora, come quello di Rudj Gorian, esperto di storia del libro che ha insegnato per anni all’università di Udine. Ricordiamo qui almeno un saggio apparso su </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2014); e quello dell’insegnante e pubblicista Luigi Tavano, studioso di storia della chiesa nel Goriziano (cfr. per es. 2012).</hi></p></div><div><head><hi>5. Discipline affini e divulgazione</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di tematiche non propriamente slovenistiche, ma con non poche intersezioni con queste si occupano (o si sono occupati) oltre a storici e italianisti, anche diversi studiosi e/o pubblicisti di altre branche, come accennato più sopra. Spesso si tratta di ricercatori che operano in istituzioni scientifiche della comunità slovena in Italia, in particolar modo il già citato SLORI; ma anche di giornalisti e pubblicisti attivi nei media sloveni, per lo più nell’ambito delle province di Trieste, Gorizia e Udine, e talvolta anche dall’altra parte del confine. I lavori di questi studiosi e/o pubblicisti, pur coprendo ambiti di ricerca molto variegati, sono generalmente concentrati sulle problematiche degli sloveni in Italia e sono scritti per lo più in sloveno; qui vengono presi in considerazione solo gli autori di studi anche in italiano, e che abbiano maggiore attinenza con il nostro tema. Siano ricordati almeno, ciascuno con almeno una pubblicazione rappresentativa di lavori interessanti anche a fini slovenistici: Norina Bogatec (Bogatec, Vidau 2016), Milan Bufon (2019), Matejka Grgič (2016), Devan Jagodic (2016), Majda Kaučič Baša (2002), Susanna Pertot (Grgič, Kosic, Pertot 2020), Pavel Stranj, purtroppo prematuramente scomparso (1992), Zaira Vidau (Bogatec, Vidau 2016). Tra i pubblicisti, menzioniamo almeno Ivo Jevnikar, tra l’altro per molti anni caporedattore della redazione slovena della RAI nel FVG, e Tatjana Rojc, che mentre scriviamo è senatrice della repubblica italiana. Rojc, molto attiva e attenta a tematiche letterarie, con particolare riguardo a scrittori locali (prevalentemente contemporanei ma non solo), ha curato diversi volumi anche in italiano, tra i quali spiccano quelli dedicati al prosatore e saggista Boris Pahor (per es. 2013) e al poeta Srečko Kosovel. Ha insegnato in diversi atenei italiani ed è autrice, oltre a numerosi articoli giornalistici su varie testate, anche di una panoramica sulla letteratura slovena destinata al lettore italiano, con </hi><hi rend="italic">focus</hi><hi rend="CharOverride-1"> sugli autori della comunità slovena in Italia (2004). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il russista sloveno triestino Ivan Verč, già docente a Trieste (alla SSLMIT) e al momento direttore della rivista </hi><hi rend="italic">Slavica Tergestina</hi><hi rend="CharOverride-1">, che ospita anche saggi slovenistici – anche se in minoranza rispetto a quelli russistici e accanto ad altre realtà slave – scrive sporadicamente in italiano anche di argomenti sloveni (per es. 2003).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Contributi slovenistici sono peraltro presenti nel tempo, anche se con una certa discontinuità, su tutte le riviste slavistiche italiane, con una prevalenza, sia in assoluto sia in relazione al periodo considerato, della più antica di esse, </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1">. La slovenistica è rappresentata, dove con maggiore regolarità, dove meno, anche su </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Studi Slavistici</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Slavia</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Esamizdat </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic">Slavica Tergestina</hi><hi rend="CharOverride-1">. Senza contare i periodici di altri settori affini, che non mancano di ospitare, di tanto in tanto, contributi che hanno attinenza con la nostra disciplina, come già accennato a proposito degli studi storici. Nella miriade di riviste e giornali generalisti a diffusione locale, sul territorio della Venezia Giulia e anche del Friuli, non è raro incontrare articoli di interesse slovenistico, sia in sloveno che in italiano, o in altre lingue. Per la maggior parte si tratta chiaramente di lavori divulgativi, ma non solo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un valido contributo alla diffusione della cultura slovena tra gli italiani, con iniziative di vario genere, attività editoriale e traduttiva in lingua italiana, promozione di libri e altri eventi culturali è stato ed è dato da persone con diversi profili professionali, spesso membri della comunità slovena in Italia ma non solo, che operano presso case editrici, redazioni di riviste, associazioni culturali o altro ancora. Questi </hi><hi rend="italic">kulturni delavci</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono o sono stati (anche) insegnanti, scrittori, editori, redattori, giornalisti, traduttori. Tra i tanti che meriterebbero una menzione, ricordo qui almeno due insegnanti in licei sloveni di Trieste, anche saggiste e traduttrici: Diomira Fabjan Bajc, docente per anni anche alla SSLMIT, e Marija Kacin, addottoratasi alla Sapienza di Roma e autrice di studi anche in italiano. Da ricordare, per il periodo che qui ci interessa, la monografia bilingue sul mecenate e letterato settecentesco Žiga (Sigmund) Zois (2001).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una menzione particolare la dedico a un altro insegnante, Miro Tasso, autore di un interessante volume sulla cancellazione dei cognomi sloveni (e croati) operata dal regime fascista in Venezia Giulia e Istria (2010), e al giornalista Paolo Parovel, che ha curato (anche in collaborazione con Ariella Tasso Jasbitz, 1995) diversi volumi divulgativi su temi significativi di cultura slovena, producendo talvolta le prime traduzioni italiane dei relativi documenti (1994, 2004).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’ultimo trentennio si segnala in Italia, e in italiano, un’attività crescente nell’ambito della didattica della lingua. A metà anni Novanta troviamo tra l’altro due utili lavori su paronimi e fraseologia curati dalla già menzionata Diomira Fabjan Bajc (1994, 1995). Da segnalare anche l’opera di Rada Lečič con diversi manuali di apprendimento e altro interessante materiale didattico anche in italiano (per es. 2009, 2019). Maria Bidovec ha scritto una grammatica comprensiva pensata specificamente per italofoni (2021). </hi></p></div><div><head><hi>6. Traduzioni</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche le versioni italiane di testi letterari sloveni sono aumentate in modo quasi esponenziale negli ultimi anni, e generalmente pure la qualità delle traduzioni e la consapevolezza dei traduttori appare in crescita. Per la maggior parte vengono presentati autori contemporanei e dell’area confinaria. Mentre diversi classici ancora attendono una prima versione, altri sono stati recentemente ritradotti </hi><hi rend="italic">ex novo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Delle </hi><hi rend="italic">Poezije</hi><hi rend="CharOverride-1"> di France Prešeren riproposte da Miran Košuta si è già detto. Anche Ivan Cankar, complice il giubileo del 2018, è stato ritradotto di recente, con ben due nuove versioni indipendenti (Betocchi 2019; Bidovec 2021b).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I profili dei traduttori sono piuttosto vari: diversi sono i ricercatori che si sono cimentati anche in questa attività, spesso in correlazione con i propri studi storico-letterari, critico-letterari e/o traduttologici. Oltre ai già menzionati, citiamo per esempio Roberto Dapit, che ha tradotto non solo dallo sloveno standard (Drago Jančar) ma anche da diverse varietà linguistiche – come il resiano – di cui è conoscitore e studioso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per altri invece l’attività traduttiva è prevalente, anche se non sono rari i traduttori che corredano le proprie versioni di apparati critici e pre/postfazioni di spessore, o che parallelamente si dedicano anche a studi letterari, linguistici, traduttologici o di altri ambiti ancora. Tra questi citiamo due traduttrici di lungo corso e di alto profilo come Patrizia Raveggi, da decenni impegnata nella cultura con incarichi di prestigio (2018, 2019), e Darja Betocchi, insegnante e italianista triestina (2017, 2019). Tra i tanti che si potrebbero ricordare citiamo almeno la longeva e infaticabile Jolka Milič, autrice di un numero incredibile di versioni, soprattutto di poesia, prevalentemente contemporanea (oltre 60, per esempio, i suoi lavori per la sola rivista on line </hi><hi rend="italic">Fili d’aquilone</hi><hi rend="CharOverride-1">); di diversi volumi è stata anche curatrice (2000, 2002, 2004a, 2004b, 2025a, 2015b). Da menzionare altresì il pubblicista e </hi><hi rend="italic">kulturnik</hi><hi rend="CharOverride-1"> Michele Obit, attivissimo in prosa e poesia (citiamo un’antologia da lui curata: 2011), e Martina Clerici, ormai nota soprattutto come traduttrice di Boris Pahor. Dei mediatori ‘storici’, più attivi nel periodo precedente a quello in esame, citiamo almeno Giorgio Depangher, traduttore di Prešeren a fine anni Novanta, ed Ezio Martin, noto soprattutto per la pregevole traduzione che ha fatto apprezzare la </hi><hi rend="italic">Nekropola</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Boris Pahor al pubblico italiano.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Della generazione più giovane citiamo almeno Lucia Gaja Scuteri (2018, 2019a, 2019b) particolarmente attiva negli ultimi anni, autrice anche di alcuni lavori scientifici in campo linguistico. </hi></p></div><div><head><hi>7. Conclusioni</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Riprendendo il bilancio di trent’anni fa, si può dire che l’innesto italo-sloveno di esperienze culturali auspicato da Bonazza faccia registrare un certo progresso, il che vale soprattutto in campo linguistico-filologico, con particolare riguardo agli studi dialettologici ed etnologici. Sul versante della storia e critica letteraria, il contributo di scuola italiana, al di fuori della cerchia degli studiosi bilingui e dei confini del Friuli Venezia Giulia, presenta ancora ampio spazio di miglioramento. Pur nella situazione non rosea degli studi umanistici in generale, e di quelli slavistici in particolare, tuttavia, la slovenistica non sembra qui perdere terreno rispetto ad altre discipline affini, registrando anzi una presenza crescente nelle riviste scientifiche italiane. Un discorso simile può essere applicato alle versioni di opere letterarie, che sembrano essere divenute perfino più attrattive per l’editoria italiana, rispetto al periodo precedente, irradiandosi con una certa frequenza e costanza verso centri lontani dal confine sloveno, come Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e altri ancora.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In caso di più edizioni, viene indicato l’anno della prima. Dei titoli bi- o plurilingui viene riportato solo il primo, segnalando tra parentesi quadre tutte le lingue in cui il titolo compare. I toponimi vengono indicati solo nella lingua maggioritaria dello Stato in cui si trovano oggi (Trieste e non Trst, Koper e non Capodistria) e lo stesso vale per altri nomi bi- o plurilingui (EST e non ZTT).</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Abbreviazioni:</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">it: italiano; sl: sloveno; de: tedesco; en: inglese; fr: francese; es: spagnolo; sk: slovacco; ru: russo; rs: resiano; tr: parlata del Torre; fl: friulano.</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">FF: Filozofska fakulteta</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">(G)MD: (Goriška) Mohorjeva družba</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">ISSR: Istituto di storia sociale e religiosa</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">SAZU: Slovenska akademija znanosti in umetnosti</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">SD: Slavistično društvo</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">SM: Slovenska matica</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">ZRC: Znanstvenoraziskovalni center</hi></quote><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bajc, Gorazd. 2016. “Sereno variabile: cenni storici degli sloveni in Italia.” In </hi><hi rend="italic">Una comunità nel cuore dell’Europa: gli sloveni in Italia dal crollo del Muro di Berlino alle sfide del terzo millennio</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Norina Bogatec, e Zaira Vidau, 33-42. Roma: Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bažec, Helena. 2008. “Sull’articolo determinativo sloveno.” In </hi><hi rend="italic">Le lingue slave tra innovazione e conservazione: grammatica e semantica</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Andrea Trovesi, 235-58. Bergamo: Università.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bažec, Helena. 2012. “</hi><hi rend="italic">En </hi><hi rend="CharOverride-1">– Una piccola parola con un grande potenziale.” </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> N.S. 10 (56): 109-26.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bažec, Helena. 2019. “Distribuzione areale degli articoli sloveni: il caso dei dialetti del Litorale.” In </hi><hi rend="italic">Studi di linguistica slava: nuove prospettive e metodologie di ricerca</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Iliyana Krapova, Svetlana Nistratova, e Luisa Ruvoletto, 23-36. Venezia, Ca’ Foscari.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bažec, Helena, e Georgia Milioni. 2020. “Bianco, nero e rosso nelle espressioni idiomatiche in italiano, greco e sloveno: convergenze e divergenze.” </hi><hi rend="italic">Italica Belgradensia</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: 113-31.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna. 1998. “Obliko-skladenjske posebnosti rezijanščine.” </hi><hi rend="italic">Slavistična Revija</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3: 249-59.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna. 2002. </hi><hi rend="italic">I dialetti sloveni del Friuli tra periferia e contatto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Udine: Società filologica friulana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna. 2015a. “Grammatikalizacija opredelennogo i neopredelennogo artiklja v slovenskom jazykovom areale.” In </hi><hi rend="italic">U prostoru lingvističke slavistike: zbornik naučnih radova</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Ljudmila Popović, Dojčil Vojvodić, Motoki Nomaći, 161-74. Beograd: Filološki fakultet Univerziteta.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna, e Malinka Pila. 2015b. “Glagol’nyj vid v kontekstah neograničennoj kratnosti v slovenskom jazyke v sopostavlenii s russkim.” In </hi><hi rend="italic">Glagol’nyj vid: grammatičeskoe značenie i kontekst</hi><hi rend="CharOverride-1"> [ru, en], a cura di Rosanna Benacchio, 79-91. München: Otto Sagner.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna. 2019. “Rezijanskij dialekt i grammatikalizacija slavjanskogo glagol’nogo vida.” In </hi><hi rend="italic">Rajko Nahtigal in 100 let slavistike na Univerzi v Ljubljani</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Petra Stankovska, Aleksandra Derganc, e Alenka Šivic-Dular, 271-83. Ljubljana: FF.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benussi, Cristina. 2001, a cura di. </hi><hi rend="italic">Dentro Trieste: voci e volti di ebrei, greci, sloveni, serbi, croati</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: Hammerle.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benussi, Cristina. 2019. </hi><hi rend="italic">Confini: l’altra Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Brescia: Scholé.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Betocchi, Darja. 2017. “Nota della traduttrice.” In Marko Kravos. </hi><hi rend="italic">Zlato ustje</hi><hi rend="CharOverride-1"> [sl, it], 103-10. Trieste: Beit.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Betocchi, Darja. 2019. “Nota della traduttrice.” In Ivan Cankar. </hi><hi rend="italic">Il servo Jernej e il suo diritto</hi><hi rend="CharOverride-1">, 5-11. Trieste: Comunicarte.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bidovec,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Maria. 2008. </hi><hi rend="italic">Raccontare la Slovenia. Narratività ed echi della cultura popolare in Die Ehre dess Herzogthums Crain di J.W. Valvasor</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: FUP.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bidovec,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Maria. 2014. “Pripovednost v </hi><hi rend="italic">Slavi vojvodine Kranjske</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nekaj pripomb k zgradbi Valvasorjevih pripovedk in njihovim fabulativnim elementom [sl, de]. ” In </hi><hi rend="italic">Studia Valvasoriana</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Janez Weiss, 355-99. 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Studi in onore di Marcello Garzaniti</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Alberto Alberti, Maria Chiara Ferro, e Francesca Romoli, 291-306</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: FUP.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bidovec,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Maria. 2020a. “Valvasor e la buona tavola: passeggiata tra sapori, usanze e curiosità nella Carniola del Seicento.” </hi><hi rend="italic">Palaver</hi><hi rend="CharOverride-1"> 9 (2): 59-94.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bidovec,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Maria. 2020b. “Eminenti sloveni nelle opere di referenza ottocentesche in Italia.” </hi><hi rend="italic">Acta Histriae</hi><hi rend="CharOverride-1"> 28 (2): 327-48.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bidovec,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Maria. 2021a. </hi><hi rend="italic">Grammatica slovena</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Ulrico Hoepli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bidovec,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Maria. 2021b. “Ivan Cankar in Italia oggi. Qualche considerazione sulle traduzioni italiane.” </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> 40 (2): 613-43.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bocale, Paola, e Lino Panzeri, a cura di. </hi><hi rend="italic">Multilinguismo ed italofonia in Europa centro-orientale: profili linguistici e giuridici: atti del Convegno tenutosi presso l’Università degli studi dell’Insubria</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Giuffrè Francis Lefebvre.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bogatec, Norina, e Zaira Vidau, a cura di. 2016. </hi><hi rend="italic">Una comunità nel cuore dell’Europa: gli sloveni in Italia dal crollo del Muro di Berlino alle sfide del terzo millennio</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bonazza, Sergio. 1991. “Prisotnost italijanske kulture na Slovenskem konec 18. in v začetku 19. stoletja.” </hi><hi rend="italic">Slavistična revija</hi><hi rend="CharOverride-1"> 39: 347-52.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bonazza, Sergio. 1992. “Esempi di pluralismo culturale: scrittori sloveni intermediari tra la cultura italiana e tedesca.” In </hi><hi rend="italic">Studi slavistici offerti a Alessandro Ivanov</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Marialuisa Ferrazzi, 11-9. Udine: Istituto di lingue e letterature dell’Europa orientale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bonazza, Sergio. 1994. “Slovenistica.” In </hi><hi rend="italic">La slavistica in Italia. Cinquant’anni di studi (1940-1990)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giovanna Brogi Bercoff, Giuseppe Dell’Agata, Pietro Marchesani, e Riccardo Picchio, 377-99. 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Koper: Annales.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marušič, Branko. 1997. “La vita politica e culturale degli sloveni del Goriziano tra le due guerre.” In </hi><hi rend="italic">Chiesa e società nel Goriziano fra guerra e movimenti di liberazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di France M. Dolinar, Luigi Tavano, 177-85. Gorizia: ISSR / Istituto per gli incontri culturali mitteleuropei.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marušič, Branko. 1998. “I rapporti tra Italiani e Sloveni nel ‘Litorale Austriaco’ negli anni Sessanta del secolo XIX.” In </hi><hi rend="italic">Figure e problemi dell’ottocento Goriziano</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Silvano Cavazza,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Mauro Gaddi, 11-27. Gorizia: ISSR.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marušič, Branko. 2005. “Gli sloveni del Goriziano dalla fine del medioevo ai giorni nostri.” In </hi><hi rend="italic">Cultura slovena nel Goriziano</hi><hi rend="CharOverride-1">, 39-76. Udine: Forum.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marušič, Branko. 2006. “Ivan Trinko in slovensko zgodovinopisje. [sl, it]” In </hi><hi rend="italic">Mons. Ivan Trinko (1863-1954): spodbujevalec spoznavanja in dialoga med kulturami</hi><hi rend="CharOverride-1"> [sl, it]</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Roberto Dapit, Michele Obit,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Lucia Trusgnach, </hi><hi rend="CharOverride-1">42-61. Cividale del Friuli: Circolo di Cultura Ivan Trinko.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marušič, Branko. 2007. </hi><hi rend="italic">Il vicino come amico realtà o utopia? La convivenza lungo il confine italo-sloveno</hi><hi rend="CharOverride-1">. Gorizia: GMD.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marušič, Branko. 2014. “La stampa periodica italiana e gli Sloveni nella Contea di Gorizia (1774-1850).” In </hi><hi rend="italic">Spazi letterari a contatto: le culture slovena e italiana tra fine Seicento e metà Ottocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Patrizia Farinelli,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Martina Ožbot. </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> N.S. 12 (58): 513-24.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Matičetov, Milko. 1992. “Resia. 1, Dimensione linguistica.” In </hi><hi rend="italic">La cultura popolare in Friuli. “Lo sguardo da fuori”</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giuseppe Fornasir,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Gian Paolo Gri, 57-94. Udine: AGF.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Matičetov, Milko. 1993. “Per un Resiano grammaticalmente corretto.” In </hi><hi rend="italic">Fondamenti per una grammatica pratica resiana</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Han Steenwijk, 68-84. Padova: CLEUP.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Matičetov, Milko, e Roberto Dapit. 1994. “Toponimi Resiani in una stampa per liti della fine del settecento.” </hi><hi rend="italic">Linguistica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (34): 81-126.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Merkú, Pavle. 1991. “Onomastica tergestina nel Trecento.” </hi><hi rend="italic">Linguistica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 30: 317-24.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Merkú, Pavle. 1995. </hi><hi rend="italic">La toponomastica del Comune di Sgonico</hi><hi rend="CharOverride-1">. Sgonico: Comune.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Merkú, Pavle. 1997. </hi><hi rend="italic">La toponomastica dell’alta Val Torre</hi><hi rend="CharOverride-1">. Lusevera: Comune.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Merkú, Pavle. 1999. </hi><hi rend="italic">Slovenska krajevna imena v Italiji</hi><hi rend="CharOverride-1"> – </hi><hi rend="italic">Priročnik</hi><hi rend="CharOverride-1"> [sl, it]. Trieste: Mladika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Merkú, Pavle. 2001. “La presenza slovena nella città preemporiale.” In </hi><hi rend="italic">Storia economica e sociale di Trieste</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giacomo Borruso, Roberto Finzi, Giovanni Panjek, 273-91. Trieste: Lint.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Merkú, Pavle. 2003. </hi><hi rend="italic">Ljudsko izročilo Slovencev v Italiji. Knj. 2, Tonanina tonanà</hi><hi rend="CharOverride-1"> [sl, it]. Udine: Pizzicato.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Merkú, Pavle. 2006. “Ljudje ob Teru – Zapejući škarifić.” In </hi><hi rend="italic">Terska dolina v besedi, sliki in pesmi Viljema Černa</hi><hi rend="CharOverride-1"> [sl, it, fl], a cura di Milena Kožuh, 277-90. Celje/Gorizia: MD.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Merkú, Pavle. 2007. “Formanti dei cognomi sloveni al confine occidentale registrati secondo l’ordine alfabetico inverso.” </hi><hi rend="italic">Ce fastu?</hi><hi rend="CharOverride-1"> 83 (1): 19-38.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mikhailov, Nikolai. 1997. </hi><hi rend="italic">I monumenti linguistici sloveni dell’“Epoca dei manoscritti”: lingua e letteratura slovena dai Monumenti di Frisinga a P. Trubar con una nuova edizione del Manoscritto di Cergneu</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Pisa: ECIG.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Mikhailov, Nikolai. 1998. </hi><hi rend="italic">Frühslowenische Sprachdenkmäler: die handschriftlische Periode der slowenischen Sprache (XIV. Jh. bis 1550)</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Amsterdam/Atlanta: Rodopi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Mikhailov, Nikolai. 1999a. “Die sogenannte slowenische ‘Homilieskizze’ (‘Načrt za pridigo’) aus der handschriftlichen Periode der slowenischen Sprache.” </hi><hi rend="italic">Slovenski jezik – Slovene linguistic studies</hi><hi rend="CharOverride-1" > 2: 76-90. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Mikhailov, Nikolai. 1999b. “Slovenskie </hi><hi rend="CharOverride-1">čislitel’nye</hi><hi rend="CharOverride-1" > v ‘Rukopisi iz Udine’ (1458).” In </hi><hi rend="italic">Slavjanskie </hi><hi rend="italic">ètjudy</hi><hi rend="italic">: sbornik k jubileju S. M. Tolstoj</hi><hi rend="CharOverride-1" >, 279-85. Moskva: Indrik.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Mikhailov, Nikolai. 2001. </hi><hi rend="italic">Jezikovni spomeniki zgodnje slovenščine: rokopisna doba slovenskega jezika (od XIV. stol. do leta 1550)</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Trieste: Mladika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Mikhailov, Nikolai. 2002. </hi><hi rend="italic">Mythologia slovenica: poskus rekonstrukcije slovenskega poganskega izročila.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Trieste: Mladika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Mikolič, Vesna. 2020a. “Ivan Cankar in ključne besede slovenske kulture.” </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Tržaški Cankar in naše branje</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Marija Kostnapfel, 51-9. Trieste: Mladika / SD Trst-Gorica-Videm.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mikolič, Vesna. 2020b. </hi><hi rend="italic">Izrazi moči slovenskega jezika</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Koper: Annales / Ljubljana: SM.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Mikolič, Vesna. 2020c. </hi><hi rend="italic">Language and culture in the intercultural world</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Newcastle upon Tyne: Cambridge Scholars.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Mikolič, Vesna, a cura di. 2020d. Ivan Cankar. </hi><hi rend="italic">Tujci. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Ljubljana: SM.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Mikolič, Vesna. 2021a. </hi><hi rend="italic">Ali bereš Cankarja?</hi><hi rend="CharOverride-1" > Ljubljana: SM.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Mikolič, Vesna. 2021b. “Medijski diskurz v Sloveniji in Italiji ter slovensko-italijanskem </hi><hi rend="CharOverride-1">čezmejnem</hi><hi rend="CharOverride-1" > prostoru v </hi><hi rend="CharOverride-1">času</hi><hi rend="CharOverride-1" > Covid-19.” </hi><hi rend="italic">Monitor ISH</hi><hi rend="CharOverride-1" > 23 (2): 78-112.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Mikolič, Vesna. 2021c. “The novel of the Slovenian canonical writer Ivan Cankar as a source of intercultural education in schools on the Slovenian/Italian border” In </hi><hi rend="italic">Societies and spaces in contact: between convergence and divergence</hi><hi rend="CharOverride-1" >, a cura di Milan Bufon, Kristjan Nemac,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1" >Irina Moira Cavaion, 221-38. </hi><hi rend="CharOverride-1">Koper: Annales.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Milič, Jolka, a cura di. 2000. Srečko Kosovel. </hi><hi rend="italic">Ves svet je kakor: pesmi, integrali</hi><hi rend="CharOverride-1"> [sl, it]. Sežana:</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="CharOverride-1">Občina. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Milič, Jolka, a cura di. 2002. Srečko Kosovel. </hi><hi rend="italic">Il mio canto</hi><hi rend="CharOverride-1"> [it, sl]. Trieste: Il Ramo d’oro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Milič, Jolka, a cura di. 2004a. Josip Osti. </hi><hi rend="italic">L’albero che cammina</hi><hi rend="CharOverride-1">. Salerno: Multimedia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Milič, Jolka, a cura di. 2004b. Edvard Kocbek. </hi><hi rend="italic">Siamo nati per i miracoli: raccolta antologica</hi><hi rend="CharOverride-1"> [it, sl]. Trieste: Mladika. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Milič, Jolka, a cura di. 2015a. Srečko Kosovel. </hi><hi rend="italic">Non chiedermi cos’è la vita, vivi!</hi><hi rend="CharOverride-1"> Trieste: Antony.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Milič, Jolka, a cura di. 2015b. </hi><hi rend="italic">Per 2000 euro di poesia slovena contemporanea: poesia - bla, bla, bla dalla A alla…?</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: Antony.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mitrović, Marija. 1995. </hi><hi rend="italic">Pregled slovenačke književnosti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Sremski Karlovci / Novi Sad: Izdavačka knjižarnica Zorana Stojanovića.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Obit, Michele, a cura di. 2011. </hi><hi rend="italic">Loro tornano la sera: sette autori della giovane poesia slovena</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: EST.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ožbot, Martina. 2001. “Un caso particolare di italiano e sloveno a contatto: elementi linguistici romanzi nei testi della letteratura slovena di Trieste.” In </hi><hi rend="italic">Actas del XXIII Congreso Internacional de Linguística y Filología Románica</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Fernando Sánchez Miret, 147-55. Tübingen: Niemayer.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ožbot, Martina. 2008. “La traduzione come elemento della pianificazione culturale.” </hi><hi rend="italic">Plurilinguismo: contatti di lingue e culture</hi><hi rend="CharOverride-1"> 15: 71-85.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ožbot, Martina. 2009. “Sloveno e italiano in contatto: qualche osservazione sugli scambi linguistici in una zona bilingue.” In </hi><hi rend="italic">Alloglossie e comunità alloglotte nell’Italia contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1">, 39-52. Roma: Bulzoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ožbot, Martina. 2014. “I </hi><hi rend="italic">Promessi sposi</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle traduzioni slovene: le tre versioni come riflessi delle condizioni di ricezione nella cultura di arrivo.” In </hi><hi rend="italic">Spazi letterari a contatto: le culture slovena e italiana tra fine Seicento e metà Ottocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Patrizia Farinelli,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Martina Ožbot. </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> N.S. 12 (58): 525-42.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ožbot, Martina. 2020. “Qualche cenno sulla traduzione dei testi plurilingui.” In </hi><hi rend="italic">Linguaggi settoriali e specialistici: sincronia, diacronia, traduzione, variazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Jacqueline Visconti, Manuela Manfredini, Lorenzo Coveri, 415-21. Firenze: F. Cesati.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pahor, Milan. 2021. </hi><hi rend="italic">L’Organizzazione antifascista Borba 1927-1930: percorsi di memoria degli sloveni di Trieste</hi><hi rend="CharOverride-1"> Trieste: EST / Narodna in študijska knjižnica.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Parovel, Paolo, a cura di. 1994. </hi><hi rend="italic">Monumenta Frisingensia / Brižinski spomeniki: la prima presentazione in Italia dei Monumenti letterari Sloveni di Frisinga del X-XI secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: Mladika / Firenze: Vallecchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Parovel, Paolo, e Ariella Tasso-Jasbitz, a cura di. 1995. </hi><hi rend="italic">Trieste, Lubiana e la Carsia di Johann Weichard Valvasor - 1689. </hi><hi rend="CharOverride-1">Trieste: Mladika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Parovel, Paolo. 2004. </hi><hi rend="italic">1400 anni di contributi storici del popolo sloveno alla stabilità, pace e sicurezza d’Europa. </hi><hi rend="CharOverride-1">Trieste: Mladika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Paternu, Boris. 1999. </hi><hi rend="italic">France Prešeren: poeta sloveno (1800-1849)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Gorizia: GMD.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Paternu, Boris. 2003. “L’antipetrarchismo di Prešeren.” In </hi><hi rend="italic">Prešerniana</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Janja Jerkov,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Miran Košuta. </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> N.S. 1 (48): 9-22.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pelikan, Egon. 2011. </hi><hi rend="italic">L’attività clandestina del clero sloveno durante il fascismo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Udine: Kappa Vu.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pelikan, Egon. 2020. </hi><hi rend="italic">Tone Kralj e il territorio di confine</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pila, Malinka. 2018. “Vid glagola v rez’janskom mikrojazyke v severo-vostočnoj Italii. </hi><hi rend="CharOverride-1" >In </hi><hi rend="italic">Deutsche Beiträge zum 16. Internationalen Slavistenkongress Belgrad </hi><hi rend="CharOverride-1" >2018, a cura di Sebastian Kempgen, Monika Wingender, e Ludger Udolph, 247-56. </hi><hi rend="CharOverride-1">Wiesbaden: Harrassowitz.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pila, Malinka. 2019. “Passivo e aspetto verbale in resiano, russo e sloveno.” In </hi><hi rend="italic">Studi di linguistica slava. Nuove prospettive e metodologie di ricerca </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic">Atti del VII Incontro di Linguistica slava</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Venezia 20-22 settembre 2018)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Ilijana Krapova, Svetlana Nistratova,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Luisa Ruvoletto, 439-51. Venezia: Edizioni Ca’ Foscari. &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://edizionicafoscari.unive.it/it/edizioni4/libri/978-88-6969-369-4/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Jože. 1995. </hi><hi rend="italic">Serbi, Croati, Sloveni: storia di tre nazioni</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: Il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Jože. 2004a. “Slovenia: l’immagine di sé.” In </hi><hi rend="italic">I nuovi confini dell’Unione Europea: scritti sull’allargamento del 1° maggio 2004</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Alceo Riosa et al., 59-72. Milano: Il Ponte.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Jože, e Jože Škerk, a cura di. 2004b. </hi><hi rend="italic">Gli Sloveni in Europa: alcuni protagonisti dal VI al XXI secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ternova Piccola: Centro d’arte e cultura Skerk.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Jože. 2015. “Italiani e Sloveni: cent’anni di rapporti conflittuali (1848-1954).” In </hi><hi rend="italic">La difesa dell’italianità: l’Ufficio per le zone di confine a Bolzano, Trento e Trieste (1945-1954)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Diego D’Amelio, Andrea Di Michele,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Giorgio Mezzalira, 355-79. Bologna: Il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Marija. 1991. </hi><hi rend="italic">L’immagine degli sloveni nella letteratura triestina in lingua italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bulzoni: Roma.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Marija. 1992. </hi><hi rend="italic">Tipologia della letteratura slovena a Trieste</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Bulzoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Marija. 1997. </hi><hi rend="italic">Tržaški zapisi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: Mladika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Marija, a cura di. 1998. </hi><hi rend="CharOverride-1" >France Prešeren. </hi><hi rend="italic">Poesie</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Trieste: EST.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Pirjevec, Marija. </hi><hi rend="CharOverride-1">2003. “La fortuna di Prešeren in Italia.” In </hi><hi rend="italic">Prešerniana</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Janja Jerkov, Miran Košuta. </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> N.S. 1 (48): 71-80.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Marija, a cura di. 2008. </hi><hi rend="italic">L’altra anima di Trieste: saggi, racconti, testimonianze, poesie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: Mladika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Marija. 2015a. </hi><hi rend="italic">Questa Trieste… Pahor, Rebula, Košuta e altri saggi sulla letteratura slovena</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: Mladika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Marija, a cura di. 2015b. </hi><hi rend="italic">Rebulov zbornik 2: ob pisateljevi devetdesetletnici</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: Mladika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Marija. 2018. “Italijansko branje Ivana Cankarja.” In </hi><hi rend="italic">Slovenistika in slavistika v zamejstvu</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Andreja Žele,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Matej Šekli, 308-17. Ljubljana: SD Slovenije.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirjevec, Marija. 2020. </hi><hi rend="italic">Tržaška branja</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: Mladika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pupo, Raoul, 2005. </hi><hi rend="italic">Il lungo esodo: Istria: le persecuzioni, le foibe</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Rizzoli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pupo, Raoul, 2021. </hi><hi rend="italic">Adriatico amarissimo: una lunga storia di violenza</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari/Roma: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Raveggi, Patrizia. 2018. “Un’odissea di impossibili ‘nostoi’.” In Goran Vojnović</hi><hi rend="italic">. Jugoslavia, terra mia</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Patrizia Raveggi, 271-91. Udine: Forum.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Raveggi, Patrizia. 2019. “L’importante è raggiungere la primavera.” In Vitomil Zupan</hi><hi rend="italic">. Minuetto per chitarra</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Patrizia Raveggi, 505-16. Roma: Voland.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rojc, Tatjana. 2004. </hi><hi rend="italic">Lettere slovene dalle origini all’età contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1">. Gorizia: GMD.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rojc, Tatjana. 2013. Boris Pahor. </hi><hi rend="italic">Così ho vissuto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Bompiani.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scuteri, Lucia Gaja. 2013. “Utemeljenost makroprozodične analize pri proučevanju jezikovne variabilnosti.” In </hi><hi rend="italic">Družbena funkcijskost jezika</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Andreja Žele, 375-82. Ljubljana: FF.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scuteri, Lucia Gaja. 2018. “Diahrona makroprozodična raziskava slovenskega govora v televizijskih informativnih oddajah.” </hi><hi rend="italic">Slavistična revija</hi><hi rend="CharOverride-1"> (66) 2: 143-57. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scuteri, Lucia Gaja. 2019a. “Pogled nazaj za naprej: Jezikovno razsodišče o TV-jeziku v osemdesetih letih.” In </hi><hi rend="italic">Govor v pedagoški praksi</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Katarina Podbevšek, Nina Žavbi, 249-61; 297; 309-10. Ljubljana: FF.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scuteri, Lucia Gaja. 2019b. “Variabilnost hitrosti artikulacije v slovenščini: preliminarna raziskava.” In </hi><hi rend="italic">Slovenski javni govor in jezikovno-kulturna (samo)zavest</hi><hi rend="CharOverride-1">, 91-8, a cura di Hotimir Tivadar. Ljubljana: FF.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spinozzi-Monai, Liliana. 1994. </hi><hi rend="italic">Dal Friuli alla Russia: mezzo secolo di storia e di cultura. In margine all’epistolario (1875-1929). Jan Baudouin de Courtenay</hi><hi rend="CharOverride-1">. Udine: Società filologica Friulana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spinozzi-Monai, Liliana. 1995a. “La categoria del genere in un</hi><hi rend="italic">’</hi><hi rend="CharOverride-1">area di contatto slavo-romanza.” </hi><hi rend="italic">Ce fastu?</hi><hi rend="CharOverride-1"> 71 (2): 171-89.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spinozzi-Monai, Liliana. 1995b. “Mescolanza linguistica. ‘Lingue miste’: alcune riflessioni.” In </hi><hi rend="italic">Lingue speciali e interferenza</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Raffaella Bombi, 85-100. Roma: Il Calamo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spinozzi-Monai, Liliana. 1996. “Rilevanza e potenziale scientifico dei materiali inediti del Glossario del dialetto del Torre di Jan Baudouin de Courtenay.” </hi><hi rend="italic">Ce fastu?</hi><hi rend="CharOverride-1"> 72 (2): 203-22.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spinozzi-Monai, Liliana. 1998. “Un esempio di perspicuità morfosintattica del tratto di definitezza incontrato nel dialetto sloveno di Resia.” </hi><hi rend="italic">Ce fastu?</hi><hi rend="CharOverride-1"> 74 (2): 183-97.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spinozzi-Monai, Liliana. 1999. “Un esempio minimale di etnolinguistica ispirato al pensiero di Jan Baudouin de Courtenay.” </hi><hi rend="italic">Traditiones</hi><hi rend="CharOverride-1"> 28 (1): 225-38. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spinozzi-Monai, Liliana. 2006. “Lingue in contatto nella coscienza dei parlanti: un’applicazione del modello teorico di Jan Baudouin de Courtenay.” </hi><hi rend="italic">Annales</hi><hi rend="CharOverride-1"> 16 (1): 145-54. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spinozzi-Monai, Liliana. 2007. “Il Glossario del dialetto del Torre di Jan Baudouin de Courtenay.” In </hi><hi rend="italic">Gli studi slavistici in Italia oggi</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Roberta De Giorgi, Stefano Garzonio, Giorgio Ziffer, 185-99. Udine: Forum.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spinozzi-Monai, Liliana. 2009. “Ipotesi di un calco paradigmatico slavo-romanzo: l’imperativo-congiuntivo, uno studio fondato sul Glossario del dialetto del Torre di Jan Baudouin de Courtenay.” In </hi><hi rend="italic">Demetrio Skubic octogenario</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Martina Ožbot. </hi><hi rend="italic">Linguistica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 49 (2): 295-308.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Steenwijk, Han, a cura di. 1993. </hi><hi rend="italic">Fondamenti per una grammatica pratica resiana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova: CLEUP.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Steenwijk, Han. 1994. </hi><hi rend="italic">Ortografia resiana </hi><hi rend="CharOverride-1">[it, rs]. Padova: CLEUP.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Steenwijk, Han. 1999. </hi><hi rend="italic">Grammatica pratica resiana: il sostantivo</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Padova: CLEUP.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Steenwijk, Han. 2003. “Die Distribution von Heteronymen in den resianischen Mundarten.” </hi><hi rend="italic">Slovenski jezik - Slovene linguistic studies</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4: 33-53.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Steenwijk, Han. 2005a. </hi><hi rend="italic">Piccolo dizionario ortografico resiano</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Padova: CLEUP.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Steenwijk, Han. 2005b. “The Resianica dictionary: the first three years.” </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Znanstvene izdaje in elektronski medij</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Matija Ogrin, 117-33: Ljubljana: ZRC.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Steenwijk, Han. 2010. “Pomen in obseg oznak za jezikovne različice v okviru informacijske tehnologije.” </hi><hi rend="italic">Jezikoslovni zapiski</hi><hi rend="CharOverride-1"> (16) 1: 121-45.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Steenwijk, Han. 2018. “Alcune particolarità del resiano ufficiale.” In </hi><hi rend="italic">Slovenistika in slavistika v zamejstvu</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Andreja Žele,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Matej Šekli, 51-60. 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Trieste: Mladika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tavano, Luigi. 2012. “Il ruolo dell’Istituto di storia sociale e religiosa di Gorizia nella ricerca storiografica italo-slovena.” </hi><hi rend="italic">Acta Histriae</hi><hi rend="CharOverride-1"> 20 (4): 607-14.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Toroš, Ana. 2008. “L’opera traduttiva di Alojz Gradnik.” In </hi><hi rend="italic">Alojz Gradnik: pesnik Goriških brd</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Fedora Ferluga, 46-57. 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Milano: FrancoAngeli. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trovesi, Andrea. 2016a. “La famiglia lessicale della parola </hi><hi rend="italic">bog</hi><hi rend="CharOverride-1">- ‘dio’ nelle lingue slave.” In </hi><hi rend="italic">Mosty Mostite. Studi in onore di Marcello Garzaniti</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Alberto Alberti, Maria Chiara Ferro,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Francesca Romoli, 217-27.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: FUP.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trovesi, Andrea. 2016b. “Brevi note su alcuni personaggi illustri di origine bergamasca in Carniola e nell’Adriatico orientale.” In </hi><hi rend="italic">Bergamo nella cultura russa e dei paesi slavi</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Ugo Persi, 123-31. 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Trieste: Lint.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Verginella, Marta. 2007. “La comunità nazionale slovena e il mito della Trieste slovena.” In </hi><hi rend="italic">La storiografia al confine e oltre il confine: uno sguardo sulla storiografia slovena</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Marta Verginella. </hi><hi rend="italic">Qualestoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> (35) 1: 103-18.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Verginella, Marta. 2008a. </hi><hi rend="italic">Il confine degli altri: la questione giuliana e la memoria slovena</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Donzelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Verginella, Marta. 2008b. “La Grande Guerra in </hi><hi rend="italic">Doberdò</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Prežihov Voranc.” In </hi><hi rend="italic">Scrittori in trincea: la letteratura e la Grande Guerra</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Fulvio Senardi, 144-51. Roma: Carocci. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Verginella, Marta. 2014. “La città delle nazionalità. 1920: l’incendio del Narodni dom.” In </hi><hi rend="italic">I giorni di Trieste: otto grandi lezioni di storia</hi><hi rend="CharOverride-1">, 131-58. Roma/Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Verginella, Marta. 2015. “Il nemico e gli altri nelle fonti slovene della Grande Guerra.” </hi><hi rend="italic">Fratelli al massacro: linguaggi e narrazioni della Prima guerra mondiale</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Tullia Catalan, 69-93. Roma: Viella.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Verginella, Marta. 2019. Slovenka</hi><hi rend="italic">: il primo giornale femminile sloveno (1897-1902)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: Vita Activa.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ziffer, Giorgio. 1996. “I Monumenti di Frisinga e le tradizioni linguistiche e culturali della ‘Slavia christiana’. [it, sl]</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1">” In </hi><hi rend="italic">Zbornik Brižinski spomeniki</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Janko Kos, Franc Jakopin,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Jože Faganel, 125-32. Trieste: Mladika.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ziffer, Giorgio. 2003. “Jernej Kopitar e l’antico slavo ecclesiastico: considerazioni sulla teoria pannonica.” In </hi><hi rend="italic">Contributi italiani al XIII Congresso Internazionale degli Slavisti</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Alberto Alberti, Marcello Garzaniti, Stefano Garzonio, 701-10. Pisa: AIS.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ziffer, Giorgio. 2018. “Per l’origine di sloveno ‘velika noč’.” In </hi><hi rend="italic">Slovenistika in slavistika v zamejstvu</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Andreja Žele,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Matej Šekli, 235-7. Ljubljana: SD Slovenije.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zuljan Kumar, Danila. 2018. “Tersko narečje [sl, it].” In </hi><hi rend="italic">Lučice na oknah: naš sviet pouan naposebnosti</hi><hi rend="CharOverride-1"> [tr, it, sl], a cura di Roberto Dapit, Lucia Trusgnach,</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-1">Danila Zuljan Kumar, 38-53. Cividale del Friuli: Circolo di Cultura Ivan Trinko. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Žabjek, Aleksandra. 1991. “Kulturni utrip Neaplja v času revolucionarnih vrenj konec 18. in v začetku 19. stoletja.” In </hi><hi rend="italic">Obdobje slovenskega narodnega preporoda</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Matjaž Kmecl, 301-10. Ljubljana: FF.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Žabjek, Aleksandra. 2003. “Un modello sloveno dell’interazione letteraria.” In </hi><hi rend="italic">Literatúry ako súčas</hi><hi rend="italic">ṫ</hi><hi rend="italic"> medziliterárnych spoločenstiev</hi><hi rend="CharOverride-1"> [sk, fr], a cura di Pavol Koprda, 275-87. Nitra: Univerzita Konštantina Filozofa.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Žabjek, Aleksandra. 2005. “Emil Korytko alla scoperta della realtà slovena.” In </hi><hi rend="italic">Studi in onore di Aleksander Wilkoń</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Aleksandra Žabjek, 289-307. Napoli: Università “L’Orientale”.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Žabjek, Aleksandra. 2008. “‘Samo spomini življenje pravo so’: Alojz Gradnik poje Italijanom v prevodu Luigija Salvinija.” In </hi><hi rend="italic">Alojz Gradnik: pesnik Goriških Brd</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Fedora Ferluga, 91-101. Trieste: EST.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Žabjek, Aleksandra, e Lucia Gaja Scuteri, a cura di. 2011. </hi><hi rend="italic">90 anni dello sloveno a Napoli</hi><hi rend="CharOverride-1">. Napoli, Università “L’Orientale”. </hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_20_285-312.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il motto dell’Istituto è infatti «Pensiamo globalmente, agiamo localmente». </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://www.slori.org/it/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultimo accesso 01/10/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_20_285-312.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La sua pubblicazione più vasta e nota, il </hi><hi rend="italic">Primorski slovenski biografski leksikon</hi><hi rend="CharOverride-1"> in 20 fascicoli, è uscita fino al 1994. La maggior parte della sua vasta produzione risale comunque al periodo precedente.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_20_285-312.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per motivi di spazio si può qui solo accennare anche al prezioso materiale sonoro raccolto da Dapit nel corso delle ricerche sul campo, conservato nel Fondo Dapit dell’Università di Udine.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_20_285-312.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1" >https://generacije.zrc-sazu.si/Nagrajenci/Nagrajencizaleto2004</hi></ref><hi rend="CharOverride-1" > (ultimo accesso 01/10/2024)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_20_285-312.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Recentemente gli è stato dedicato un vasto </hi><hi rend="italic">zbornik</hi><hi rend="CharOverride-1"> italo-sloveno: </hi><hi rend="italic">Tra ricerca sul campo e studio a tavolino: contributi per i cento anni dalla nascita dell’accademico Milko Matičetov</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di M. Stanonik e H. Steenwijk, Padova: CLEUP, 2022. Frutto di una collaborazione tra studiosi di alto livello operanti nei due Paesi, anche se con una preponderanza numerica slovena, il volume rende testimonianza degli stretti legami di ricerca, soprattutto in campo dialettologico ed etnografico, tra i due lati del confine.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Maria Bidovec, University of Naples L’Orientale, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">mbidovec@unior.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0003-0740-2179</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Maria Bidovec, <hi rend="italic">La slovenistica italiana. L’ultimo trentennio,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7.16</ref>, in Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio (edited by), <hi rend="italic">Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume II</hi>, pp. -29, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0492-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7</ref></p></div></div>
      <div>
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