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        <title type="main" level="a">La bulgaristica in italia. Bilancio di un trentennio</title>
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          <resp>This is a section of <title>Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0492-7</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.18</idno>
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        <p>The article offers an overview of the scholarly publications by Italian Slavists that appeared during the period 1991-2021 on to the subject of Bulgaristics</p>
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            <item>Italian Slavic studies between 1991 and 2021; Bulgaristics</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.18<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.18" /></p>
      <div><head>La bulgaristica in italia. Bilancio di un trentennio</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Iliana Krapova</hi></p><div><head><hi>1. Introduzione </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel suo saggio del 1994, dedicato alla presenza degli studi bulgari nel panorama accademico italiano, Janja Jerkov Capaldo (si veda Jerkov Capaldo 1994) sottolinea che il concetto di bulgaristica ha una doppia identità. Da un lato, può essere interpretato con riferimento alla realtà bulgara in senso stretto, cioè come campo dedicato alle varie questioni specifiche riguardanti la lingua e la cultura bulgara, e basato sulla conoscenza diretta di questi problemi (e cioè, ‘bulgaristica propriamente detta’); dall’altro, gli studi bulgari possono essere considerati una delle branche della complessa e ampia disciplina della slavistica. E anche se nel corso degli ultimi 100 anni il concetto stesso di ‘bulgaristica’ ha conosciuto accezioni diverse, determinate dalla sua natura eterogenea e interdisciplinare, oggi la bulgaristica si colloca all’interno non solo della slavistica ma anche di altri ambiti scientifici, come la balcanistica e gli studi sul Sud-Est europeo. Si distingue inoltre per la molteplicità di approcci che caratterizza i paradigmi teorici della linguistica sincronica e diacronica, della comparatistica, della storia medievale e moderna, e della letteratura. A partire dal periodo tra le due guerre mondiali, nell’omonima rivista, la Bulgaria veniva introdotta nel panorama culturale italiano con lo scopo di far conoscere al pubblico un paese definito come «ponte fra il mondo latino e la razza slava». Oggi che la bulgaristica si può considerare consolidata in tutte le sue molteplici dimensioni, si può senza esitazione dire che per quasi un secolo tutto ciò che costituisce il mondo bulgaro, inteso sia come realtà storico-culturale sia come «macrotesto bulgaro» (per citare la definizione di Giuseppe Dell’Agata nella prima rassegna di studi storico-filologici, linguistici e letterari – Dell’Agata 1985), è stato, magari con andamento alterno e con diversa intensità e rilevanza, oggetto di un interesse ininterrotto, costituendo una grandezza costante nel panorama accademico italiano. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Allo stesso tempo, il nuovo secolo ha portato a una ristrutturazione dell’intera area della slavistica, che veniva concepita nei paesi dell’Est come la ‘disciplina madre’ di tutte le varie ‘filologie’ dei singoli popoli slavi. A seguito della disgregazione dell’ex blocco socialista e della dinamica dei processi storici e culturali che hanno coinvolto tutti i paesi slavi, si è giunti a una concezione piuttosto disomogenea, anziché unitaria, del mondo slavo. Si sottolineano, cioè, le differenze storicamente determinate tra le manifestazioni culturali dei singoli popoli slavi, così grandi da non poter fare riferimento a una singola comunità storico-culturale. Questa tendenza ha portato a una nuova interpretazione epistemologica del campo stesso della ‘filologia slava’ come disciplina che abbraccia l’intera area geografica e geopolitica in cui gli slavi sono presenti, non più considerati nella loro unità ma propriamente nel contesto delle rispettive ‘filologie nazionali’. Questi cambiamenti si sono riflessi in modo significativo anche sullo sviluppo dei recenti studi bulgari in Europa. Quello che un tempo era conosciuto come </hi><hi rend="italic">bălgarska filologija</hi><hi rend="CharOverride-1"> (filologia bulgara), intesa come </hi><hi rend="italic">nauka za Bălgarija</hi><hi rend="CharOverride-1">, è stata ristrutturata in campi di ricerca più specifici e si è vista articolare in diverse aree più piccole di interesse non strettamente filologico, ma di natura areale e per quel che riguarda le opposizioni categoriali nazionale-universale, tradizionale-moderno, folcloristico-individuale, con una forte componente applicata, o capaci di inserirsi in temi più globali come le questioni dell’identità culturale, la comunicazione interculturale nell’era della globalizzazione, il multiculturalismo, la letteratura di genere, ecc. E mentre nei paesi slavi dell’ex blocco comunista (p es. Russia, Polonia, Cechia) gli studi bulgari rimangono relativamente forti in termini di risorse umane, giacché sono appoggiate a strutture accademiche collegate (centri di ricerca, istituti di natura umanistica, un’adeguata struttura accademica), la situazione è molto diversa nei paesi dell’Europa occidentale, dove le nuove dimensioni della realtà scientifica in seguito agli sconvolgimenti politici e sociali e al cambio generazionale riflettono l’impatto socio-politico-culturale sulla circoscrizione scientifica della ricerca umanistica in generale. La progressiva marginalizzazione delle piccole lingue e culture ha portato a una drastica riduzione del numero dei bulgaristi nel mondo e del numero degli studenti interessati a studiare la lingua bulgara. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra i paesi non slavi, l’Italia può essere definita un’eccezione relativamente felice e si può senza dubbio dire che attualmente l’Italia è il paese europeo non-slavo con il maggior interesse scientifico verso la Bulgaria nel senso sia tradizionale che interdisciplinare, dovuto a uno spirito di apertura della bulgaristica verso altre comunità storico-culturali slave e non, come la Slavia Ortodossa, il Commonwealth bizantino, lo </hi><hi rend="italic">Sprachbund</hi><hi rend="CharOverride-1"> balcanico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La lunga storia dell’interesse italiano verso la Bulgaria parte negli anni ’20 del ‘900 quando gli slavisti Enrico Damiani e Luigi Salvini pubblicarono i loro primi lavori di ambito bulgaristico, rispettivamente </hi><hi rend="italic">Poeti bulgari </hi><hi rend="CharOverride-1">(del 1925) e </hi><hi rend="italic">Canti popolari bulgari</hi><hi rend="CharOverride-1"> (del 1930) e, dal punto di vista accademico - quando viene istituita a Roma la prima cattedra di Lingua e letteratura bulgara, nel 1929 (Jerkov Capaldo 1994, 434-435; Stantchev 2005). Fondatore degli studi scientifici bulgari italiani è unanimemente considerato Enrico Damiani (1892-1953), il quale, secondo Arturo Cronia, è «il primo bulgarista d’Italia», come testimoniato dai diversi studi dedicati alla sua personalità di uomo di due culture, la bulgara e l’italiana, grandissimo conoscitore di molti ambiti culturali - letterari, linguistici, folcloristici, e straordinario tramite fra le due culture. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il suo discepolo, Luigi Salvini (1911-1957)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-027">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">conoscitore di tutte le lingue slave, laureatosi in Lingua e letteratura bulgara sotto la guida di Enrico Damiani con una tesi che poi ha costituito la base della sua monografia </hi><hi rend="italic">Letteratura bulgara dalla Liberazione alla prima guerra balcanica (1878-1912)</hi><hi rend="CharOverride-1">, uscita a Roma nel 1936 è molto attivo nel secondo dopoguerra con scritti critico-letterari e traduzioni che hanno lasciato una traccia indelebile nella storia delle traduzioni dal bulgaro (Dell’Agata e Camuglia 2000). I quasi cento anni che sono passati dall’istituzione della prima cattedra di Lingua e letteratura bulgara, nel 1929, sono stati segnati da molti alti e bassi nella diversificata rilevanza sociopolitica e ideologica dello sviluppo storico degli studi sulla Bulgaria, ma si può sicuramente affermare che l’interesse degli studiosi italiani per l’identità culturale e linguistica bulgara e per la sua storia culturale costituisce ancora uno dei filoni importanti nell’ambiente accademico e scientifico italiano. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Allo scopo di presentare gli ultimi 30 anni della bulgaristica italiana, seguirò il modello adottato prima da Giuseppe Dell’Agata e poi da Janja Jerkov Capaldo nelle loro rispettive rassegne degli studi bulgari, suddividendo la mia presentazione nelle seguenti cinque sezioni: 1. Studi sulla tradizione cirillometodiana e sulla letteratura bulgara medievale. 2. Storia della lingua bulgara. Linguistica diacronica. Problematica storico-letteraria. 3. Linguistica sincronica. 4. Letteratura bulgara moderna e contemporanea – studi е traduzioni. 5. L’insegnamento della lingua bulgara nelle università italiane.</hi></p></div><div><head><hi>2. Studi sulla tradizione cirillometodiana e sulla letteratura bulgara medievale</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le tematiche riguardanti la lingua e la letteratura della Bulgaria medievale (IX – XVI sec.) non possono prescindere dalla problematica cirillometodiana, ormai classica per la slavistica italiana a partire dagli studi filologici di Riccardo Picchio dedicati alle </hi><hi rend="italic">Vitae</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Cirillo e Metodio, e dall’analisi della Slavia Ortodossa, a cui ha dedicato molta attenzione. Picchio definisce il termine precedentemente formulato da lui stesso non su base ecclesiale, come replica del modello greco-bizantino, ma come spazio letterario e culturale radicatosi nel mondo slavo già dall’epoca cirillometodiana, in una forma particolare, più «indigena» che «realmente ellenizzata» (Picchio 1998, 12). Fin dagli anni ’60, nell’elaborare i modelli su cui opera il complesso sistema culturale della Slavia Ortodossa in un arco di tempo che si</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">estende dall’epoca cirillometodiana a quella ottocentesca, Picchio propone anche il concetto complementare di Slavia Romana (o Slavia Latina), e traccia un rapporto fra le due, che non è né di contrasto, né di conflitto (Picchio 1998; si veda anche Ziffer 2014). Le sue accurate riflessioni, e soprattutto lo spirito generale di superamento delle storiografie nazionali rispetto ai fenomeni letterari trattati, mostrano una convivenza complessa, e rimangono come punto di riferimento negli anni a seguire non solo per la slavistica italiana ma anche per quella bulgara, nonostante le diversità metodologiche (e spesso anche ideologiche)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-026">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La Slavia Balcanica, come sottolineato da Garzaniti (2007), si presenta come una realtà ancora più complessa; i Balcani rappresentavano un confine tra Slavia Latina e Slavia Ortodossa, ed è con la nascente chiesa bulgara del primo Impero (681-1018) che si crearono le basi della tradizione letteraria bizantino-slava attraverso la traduzione dei libri liturgici in slavo ecclesiastico. Nella cornice teorica impostata da Riccardo Picchio (Picchio 1991), la problematica legata alla lingua antico-bulgara è inestricabilmente legata sia alla questione della lingua presso gli Slavi che all’identità culturale e religiosa che caratterizza il mondo slavo-bizantino. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli studi di Picchio sulla letteratura bulgara medievale sono un altro filone importante delle sue ricerche (si veda Picchio 1993). A differenza di D. Lichačev che proponeva la formula terminologica «letteratura sovranazionale-mediatrice» («literatura posrednica») per rimarcare l’importanza della cultura bulgara del X secolo, Picchio la considerava piuttosto come ‘paradigmatica’, nel senso etimologico del termine, e cioè come corpus di paradigmi linguistici, concettuali e formali che produce nuovi modelli tanto sul piano tematico (rigetto di temi e forme profane) che su quello delle tecniche formali (distribuzione sintattica, marcatura prosodica, connotazione lessicale, ripudio programmatico della retorica pagano-ellenica), che diventano poi la base di gran parte della tradizione scrittoria degli slavi ortodossi dai Balcani alle terre slave orientali (Picchio 1993, 171).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I temi bulgari sono una costante degli studi di Picchio, dalla sua tesi di laurea sull’«occidentalismo conservatore» del poeta modernista Penčo Slavejkov (1946), andando progressivamente indietro nel tempo, come sottolinea Stantchev (2011, 188), alla scuola del patriarca Eutimio di Tărnovo del XIV-XV secolo, fino agli studi degli anni ’90 dedicati alla cultura bulgara antica nel contesto della civiltà slava; si veda anche la programmatica relazione “Open questions per lo studio della Slavia Orthodoxa e Slavia Romana” presentata al XII Congresso degli Slavisti a Cracovia (Picchio 1998)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-025">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’importanza della visione linguistico-letteraria di Picchio è testimoniata dalla permanente rilevanza delle sue opere nel contesto internazionale е dall’impatto notevole che hanno avuto sulle generazioni successive di slavisti italiani e bulgari nel campo della Filologia slava. Ciò riguarda soprattutto l’analisi critica dei testi del periodo medievale, ma anche i numerosi studi filologici dedicati a diversi argomenti nell’ambito dello spazio letterario e culturale della Slavia Ortodossa e della lingua letteraria bulgara in epoca medievale (Garzaniti 2003, Capaldo 2006, Stantchev e Ziffer 2015); si veda inoltre la rubrica ‘Cyrillo-Methodiana’ presente in vari volumi della Nuova serie di </hi><hi rend="italic">Ricerche slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> (nel periodo 2004-2013), con materiali e ricerche a firma di Mario Capaldo e di Cristiano Diddi, per l’edizione critica della </hi><hi rend="italic">Vita Constantini</hi><hi rend="CharOverride-1">. Negli ultimi decenni diversi lavori legati al magistero di Picchio sono stati dedicati agli avvenimenti storici connessi alla cristianizzazione dei bulgari nell’865 (Toscano 2021, Lomagistro 2008c, Vlaevska 2011), ai rapporti con il mondo bizantino (Naumow 2006), alle vite paleoslave di Cirillo e Metodio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-024">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e alla loro eredità confessionale e culturale (Garzaniti 2017; Stantchev 2009a, 2015; Naumow 2009; Tomelleri 2015), alla figura di San Clemente d’Ocrida (si veda Tomelleri 2016, e il volume collettivo di Stantchev e Calusio 2017), alla cultura linguistica del Medioevo bulgaro (Bujukliev 1992), e alla genesi della scrittura cirillica (Lomagistro 2008a,b). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La ricca produzione della nuova e intraprendente generazione di studiosi nell’ambito della paleoslavistica testimonia la continuità degli studi filologici slavi in Italia, sottolineando il ruolo dell’antica letteratura bulgara nel quadro più ampio dello spazio letterario, religioso e culturale della Slavia Ortodossa. In tale contesto, vorrei menzionare, in ordine alfabetico, Alberto Alberti per i suoi studi sul lessico dei manoscritti di età mediobulgara e per la ricostruzione delle attività filologiche della scuola di Tărnovo (Alberti 2013, 2017a, 2017b, 2018); Alessandro Maria Bruni per le sue ricerche sull’importanza delle versioni bulgare dell’Antico Testamento (Bruni 2021), per la critica del testo della Bibbia Ebraica (2017), e per la traduzione antico bulgara delle opere di Gregorio Nazianzeno (2022); Cristiano Diddi per i suoi scritti sui rapporti culturali della Slavia con il mondo bizantino e latino-germanico in età medievale e sull’importanza del dibattito sulla Vita Constantini (Diddi 2012, 2013, 2019); Barbara Lomagistro per le sue ricerche paleoslavistiche e sugli alfabeti slavi (Lomagistro 2008a, b); Marco Scarpa per i suoi contributi all’interpretazione filologica della controversia veneziana della Vita di Costantino Cirillo e le traduzioni delle opere di San Clemente d’Ocrida in italiano (Scarpa 2017a, b; 2018). Una seconda ragione per questa fioritura di studi è legata alla consolidata tradizione dei contatti fra gli slavisti italiani e i loro colleghi bulgari dell’Università di Sofia San Clemente d’Ocrida, del Centro di studi cirillometodiani presso l’Accademia Bulgara delle Scienze, del Centro di studi slavo-bizantini “Prof. Ivan Dujčev”, e dell’Istituto di Lingua bulgara a Sofia. La fruttuosa collaborazione fra studiosi italiani e bulgari, segno tangibile della quale sono i molti accordi di cooperazione scientifica e culturale e i progetti di ricerca comuni, è stata rafforzata dai lavori delle diverse edizioni delle Giornate di studi cirillometodiani tenutesi a Roma Tre, che nel 2019 sono arrivate alla loro diciassettesima edizione (“Gli studi cirillometodiani in Italia (e nel mondo) ieri, oggi … e domani?”) dedicata al 1150° anniversario dalla morte di Costantino-Cirillo il Filosofo). Questi incontri sono riusciti ad affermare la cirillometodievistica italiana come una comunità scientifica importante, affiancata ai diversi progetti di ricerca, tra i quali anche “La civiltà letteraria della Slavia Ortodossa tra l’Oriente e l’Occidente” dell’Università di Roma Tre. Anche a Ca’ Foscari, a Venezia, si sono tenuti, sotto la guida di Aleksander Naumow, tre incontri internazionali cirillometodiani fra il 2015 e il 2019</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-023">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>3. Storia della lingua bulgara. Linguistica diacronica. Problematica storico-letteraria </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mentre la produzione scientifica di ambito cirillometodiano è stata particolarmente ricca, gli articoli usciti negli ultimi decenni dedicati alla storia della lingua bulgara sono relativamente pochi. Nel discutere, attraverso un’analisi di corpora, l’impatto di alcune costruzioni sintattiche, Krapova e Dimitrova (2015) offrono alcune riflessioni sull’influenza del greco bizantino sulla struttura della frase in antico slavo ecclesiastico con particolare riguardo a un fenomeno cruciale per la storia della lingua bulgara come il sincretismo dei casi genitivo e dativo. Allo spinoso problema dell’origine del ‘bulgaro antico’, Enrietti dedica un interessante articolo (Enrietti 2018), in cui giunge alla conclusione che non vi siano ragioni fonologiche sufficienti per identificare il bulgaro antico con lo ‘slavo ecclesiastico’, e per questo propone di adottare il termine greco-slavo per definire l’aderenza tra i due sistemi linguistici. Lekova (2017) invece cerca di ricostruire sulla base di alcune ipotesi la stratigrafia del lessico slavo-meridionale tra grecità e latinità e di ricavare il ruolo del latino a contatto con le varietà slave pre-standard. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo quadro sono di particolare importanza i contributi di fonologia e morfologia di Ivan Bujukliev, paleografo e paleoslavista di formazione, professore all’Università di Napoli e poi all’Università di Trieste dal 1995 al 2004. Nel volume dell’Accademia Bulgara delle Scienze </hi><hi rend="italic">Gramatika na starobălgarskija ezik </hi><hi rend="CharOverride-1">(Sofia 1991) ha analizzato il primo periodo di sviluppo della lingua bulgara (IX-XI secolo). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un filone di ricerca molto più cospicuo della bulgaristica italiana riguarda la questione dell’origine della lingua bulgara moderna (il cosiddetto neo-bulgaro), strettamente legata al contesto storico- letterario del tardo Seicento е alla pratica letteraria della cosiddetta ‘lingua slavo-bulgara’ realizzata nel primo periodo risorgimentale. È in questo contesto che si inseriscono i contributi di Giuseppe Dell’Agata, figura chiave nel campo degli studi bulgari, punto essenziale di riferimento anche per la paleoslavistica a partire dagli anni ’70 e, senza interruzione, fino ai giorni nostri. Boemista di formazione, Dell’Agata ha esteso le sue numerosissime ricerche verso le dimensioni balcaniche dei dibattiti sulla codificazione del bulgaro letterario, esplorando i parallelismi greco-bulgari nella lingua dei </hi><hi rend="italic">damaskini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-022">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> del Rinascimento, e poi fino al primo Risorgimento bulgaro. Dell’Agata si è occupato in particolare dei più importanti autori della letteratura risorgimentale, il monaco atonita Paisij Hilendarski (1722-1773) con la sua opera storiografica </hi><hi rend="italic">Istorija slavjanobolgarskaja</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1762, e Sofronij Vračanski con la prima autobiografia in lingua bulgara </hi><hi rend="italic">La vita e le sofferenze del peccatore Sofronio </hi><hi rend="CharOverride-1">del 1804, pubblicata poi nel 1862. La questione del rapporto tra il testo di Paisij e le sue fonti (in particolare il </hi><hi rend="italic">Regno degli Slavi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Mauro Orbini e </hi><hi rend="italic">Annales ecclesiastici a Christo nato ad annum 1198 </hi><hi rend="CharOverride-1">del cardinale veneziano Cesare Baronio) è stata oggetto di continuo interesse per la slavistica italiana, a partire da Arturo Cronia (che già nel 1940 pubblicò un articolo nella rivista </hi><hi rend="italic">Bulgaria</hi><hi rend="CharOverride-1">), e poi da Riccardo Picchio nella metà del secolo scorso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il contributo di Dell’Agata (Dell’Agata 1998, 1999) consiste nello studiare la tradizione dell’analisi testuale delle fonti sviluppando così ulteriormente il tema della complessità del rapporto fra l’originale italiano di Orbini e la Storia di Paisij. Dell’Agata si è anche dedicato a diverse questioni della lingua di Paisij come prima versione ‘eclettica’ del neo-bulgaro fondato principalmente dallo slavo ecclesiastico ma arricchito da elementi dialettali (occidentali) già entrati nelle tradizioni letterarie popolari come i </hi><hi rend="italic">damaskini</hi><hi rend="CharOverride-1">, che ovviamente Paisij conosceva bene (Dell’Agata 2004). Sulla questione delle fonti italiane nel progetto di emancipazione politico-culturale della Bulgaria di Sofronij Vračanski Dell’Agata ha pubblicato diversi lavori (si veda, ad esempio, il suo contributo del 2006a e il volume </hi><hi rend="italic">Bălgaristični izsledvanija</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">Studi bulgaristici</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="italic">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> pubblicato dall’Università di Sofia nel 2014)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-021">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con l’integrazione fra le varie discipline storico-filologiche, e con l’accumularsi degli studi specializzati, si può osservare, nel periodo sotto esame, una grandissima attenzione verso i fenomeni epocali della storia della Bulgaria, come il Risorgimento bulgaro che, come è ben noto, viene indicato nella storiografia bulgara semplicemente come </hi><hi rend="italic">Văzraždane.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Un periodo complesso, che, come dimostrato anche dal lavoro di Giacomo Brucciani (Brucciani 2009), è difficilmente decifrabile attraverso gli strumenti della sola storiografia, in quanto coinvolge ‘tre costanti strutturali’ – storia, lingua e religione – i tre aspetti del modello storico-culturale che soltanto nella loro interazione possono caratterizzare il discorso nazionale e i dibattiti intellettuali per uno specifico tipo di nazionalismo, quello bulgaro, inteso come ricerca dell’identità linguistica e culturale della nuova Bulgaria. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un filone di ricerca ancora poco sviluppato ma molto promettente riguarda la figura del poligrafo, editore, e letterato bulgaro Jakov Krajkov, attivo a Venezia nel XVI secolo. In un articolo di sintesi basato su ricerche avviate negli anni ’80, Janja Jerkov Capaldo (Jerkov Capaldo 2019) analizza la miscellanea </hi><hi rend="italic">Različnie potrebii </hi><hi rend="CharOverride-1">(1571-1572) di Krajkov identificandone la fonte nella </hi><hi rend="italic">Rassegna di reliquie veneziane </hi><hi rend="CharOverride-1">del letterato italiano Francesco Sansovino (1521-1586), mentre Stantchev (2020) traccia il legame delle edizioni veneziane del </hi><hi rend="italic">Časoslov</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">Libro delle ore</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1566)</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">di Krajkov con il primo libro a stampa in cirillico, uscito a Roma nel 1651 in lingua neo-bulgara – </hi><hi rend="italic">Abagar </hi><hi rend="CharOverride-1">di Filippo Stanislavov, un libro di preghiere ad uso della chiesa cattolica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla storia dell’editoria slava è stata dedicata anche la terza edizione (2019) degli incontri cirillometodiani tenutisi a Ca’ Foscari. Attraverso diversi contributi, si è cercato di sottolineare l’importanza della stampa dei libri liturgici a Venezia per la circolazione della cultura e della tradizione slava di diverse confessioni. L’incontro ha anche ospitato la mostra, a cura di Miroslav Lazić della Biblioteca Nazionale serba, di pubblicazioni rare dell’epoca, in occasione dei 500 anni dall’introduzione della stampa serba in cirillico a Venezia e della casa editrice di Božidar Vuković, da cui Jakov Krajkov ha (molto probabilmente) acquistato la tipografia.</hi></p></div><div><head><hi>4. Linguistica sincronica</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’interesse per la lingua bulgara moderna, più specificamente per la sua struttura e le sue caratteristiche tipologiche costituisce la più grande novità degli ultimi decenni. La nascita di questo interesse scientifico è emersa a partire dalla fine del secolo scorso e soprattutto agli inizi del XXI secolo, e va contestualizzata sullo sfondo del crescente interesse, a livello internazionale, per le caratteristiche tipologiche della lingua bulgara. Durante il secolo precedente il bulgaro veniva sostanzialmente visto come frutto di numerosi processi di balcanizzazione e come una lingua dalla duplice identità – slava di genesi e allo stesso tempo balcanica nel suo sviluppo – e quindi come oggetto di studio da parte della (tradizionalmente preponderante) filologia slava da un lato e della linguistica balcanica affermatasi nella seconda metà del XX secolo, dall’altro. Gli ultimi anni hanno invece rivelato l’esistenza di numerose specificità della lingua bulgara, come ad esempio la presenza di classificatori numerali e di marcatori pragmatici usati per valutare l’affidabilità dell’informazione da parte del parlante, l’espressione della temporalità nelle strutture nominali, l’ordine delle parole testa-complemento relativamente libero, l’ordine dei pronomi atoni all’interno della frase, e via dicendo. Queste proprietà, soprattutto la presenza di costruzioni sintattiche non facilmente o per lo meno non interamente riconducibili storicamente al contatto con i popoli dei Balcani, hanno aperto una finestra sull’importanza del bulgaro per lo studio del rapporto fra i meccanismi interni della lingua e il suo sviluppo determinato dall’origine genetica e dalle condizioni esterne dell’uso del linguaggio. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se nella ricostruzione della storia degli studi bulgari di Janja Jerkov Capaldo del periodo 1940-1990 la prospettiva linguistica è quasi assente, augurandosi la studiosa che essa possa venire potenziata in un tempo successivo non troppo lontano, oggi, a distanza di 30 anni possiamo affermare che il suo auspicio si è in effetti avverato. Tale novità è stata possibile non solo grazie al contributo di nuove generazioni di linguisti, bensì soprattutto grazie ai nuovi paradigmi teorici sviluppati di recente (la pragmatica, la linguistica del discorso, l’acquisizione linguistica, la contact linguistics, la grammatica generativa, la linguistica tipologica, e la linguistica dei corpora). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli ultimi decenni la linguistica bulgara in Italia ha prodotto più di un centinaio di pubblicazioni da parte di studiosi che si sono occupati di diversi aspetti morfologici e sintattici della lingua fra conservazione e innovazione, fra sintetismo e analitismo – i due poli nella dialettica dei processi che hanno definito il bulgaro moderno. La maggior parte degli studi si è focalizzata sull’aspetto verbale intrecciato con le categorie temporali e modali е la realizzazione morfosintattica delle funzioni pragmatiche aspettuali, in particolar modo sulle funzioni dei prefissi, spesso in chiave contrastiva con le altre lingue slave, segnatamente il russo, come testimoniato dal volume collettivo curato da Slavkova, Benacchio, e Muro (2017), ma anche da singoli studi (Benacchio 2010; Slavkova 2004, 2015, 2020; Tomelleri 2008, 2012). Gli altri ambiti di ricerca che hanno attirato l’attenzione dei linguisti sono stati la categoria del genere (Bocale 2013), il sistema nominale con le marche morfologiche della definitezza in chiave sincronica (Lazareva 2017), diacronica (Rottino 2011), e dialettale (Fanciullo 2019); la categoria dei classificatori numerali (Cinque e Krapova 2009, 2011), la sintassi analitica ma anche relativamente libera dell’ordine delle parole (Krapova 2006, 2014b; Cinque e Krapova 2008; Tomelleri 2003, 2005), la struttura informazionale della frase bulgara (Krapova 2021) e le frasi subordinate (Krapova 2010, 2014a, Slavkova 2019). Importanti lavori di confronto sia con le altre lingue slave e balcaniche sia con l’italiano e le lingue romanze in un’ottica contrastiva sono apparsi negli ultimi anni riguardo alle particolarità dell’articolo indefinito (Ivanova, Lazareva 2018, Lazareva e Ivanova 2019), ai costrutti possessivi (Fedriani e Manzelli 2015, Manzelli 2017; Krapova 2017a, 2019), e alla concorrenza tra l’infinito e il congiuntivo in prospettiva sincronica e diacronica (Krapova 2001; Slavkova 2018b). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una particolare menzione merita il libro di Davide Fanciullo </hi><hi rend="italic">Temporal expression in nominals: tripartite deictics in the Bulgarian Rhodope dialects</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicato per la casa editrice Peter Lang nel 2019. I dialetti dei Rodopi sono fra quei pochi dialetti arcaici che hanno ben conservato alcune delle caratteristiche più antiche della fonetica protoslava e bulgara antica, nonché una serie di tratti morfologici arcaici fra cui anche la tripla espressione dell’articolo determinativo al posto della deissi locativa, che Davide Fanciullo tratta con grande acribia e senso comparativo. Sempre in ottica contrastiva vanno menzionati i lavori di Andrea Trovesi, scomparso prematuramente nel 2021, che ha dedicato molta attenzione ad alcune proprietà del bulgaro non presenti o presenti solo parzialmente nelle lingue da lui studiate più approfonditamente (sloveno e ceco) – non solo la categoria del vocativo e la concorrenza con il nominativo, a cui ha dedicato molta attenzione dal punto di vista anche pragmatico (Trovesi 2012a, 2013, 2019b) ma anche l’imperfetto e le sue funzioni modali (Trovesi 2018, 2019a), la determinazione in ottica contrastiva (Trovesi 2004), e la storia dei turcismi (2012b), dando così un contributo ad una migliore comprensione delle tendenze di conservazione e di innovazione che fanno della lingua bulgara di oggi un caso speciale nel panorama slavistico e balcanistico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A questa vera e propria fioritura di studi linguistici hanno contribuito gli Incontri periodici di Linguistica slava, fondati proprio da Andrea Trovesi, arrivati ormai alla loro X edizione (a partire dal primo, del 2005) che danno l’opportunità agli studiosi di giungere ad un importante confronto di idee sull’analisi di specifici fenomeni linguistici e sui paradigmi teorici che ne stanno alla base. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli ultimi decenni, c’è stata una produzione importante in ambito lessicografico</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">Sono stati pubblicati tre dizionari della lingua bulgara</hi><hi rend="CharOverride-1" >: a</hi><hi rend="CharOverride-1">ccanto all’edizione Zanichelli del 2004, attualmente fuori commercio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-020">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (si veda Grigorova e Tsankova 2004), il dizionario Vallardi, la cui ultima edizione risale al 2016 (si veda Kostadinova Giretti e Manzelli 2016), e il dizionario Hoepli (si veda Krapova 2017b); una produzione molto significativa, in quanto va a colmare un vuoto nel mercato editoriale italiano e si presenta, per quanto concerne l’insegnamento e lo studio della lingua, come modello di confronto tra la lingua italiana e quella bulgara. Il dizionario Hoepli contiene anche delle specifiche sezioni grammaticali sia sul bulgaro che sull’italiano. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Parlando sempre in termini contrastivi bulgaro-italiano, nel panorama italiano attuale si segnala la mancanza di una grammatica della lingua bulgara che non sia un semplice manuale di lingua con esercizi, ma rappresenti lo</hi><hi rend="italic"> state of the art</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei fenomeni caratterizzanti la lingua nell’ottica degli studi linguistici più recenti. Continua invece la consueta prassi di presentare al mercato universitario italiano dei manuali, così come fece quasi mezzo secolo fa Lavinia Borriero con la sua </hi><hi rend="italic">Grammatica bulgara </hi><hi rend="CharOverride-1">(1976). Diversi manuali sono apparsi anche negli ultimi 30 anni (Kostadinova Giretti 1996; Laskova 2013, 2016; Vigo e Bogdanova 2019), che rientrano pienamente nella tradizione fondata da Enrico Damiani, il quale con il suo </hi><hi rend="italic">Corso di lingua bulgara</hi><hi rend="CharOverride-1"> enunciava un orientamento descrittivo rivolto all’insegnamento della lingua a livello pratico. Laskova (2013) è il manuale più aggiornato in quanto contiene descrizioni e commenti su diverse particolarità grammaticali del bulgaro parlato, che per molti versi si distingue dalla lingua standard. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nonostante questa vera e propria fioritura di contributi in ambito linguistico, ad oggi mancano delle grammatiche contrastive che trattino esaustivamente tutti i livelli della lingua, dalla fonetica alla sintassi, confrontando il bulgaro e l’italiano; manca anche una </hi><hi rend="italic">reference grammar</hi><hi rend="CharOverride-1"> del bulgaro in lingua italiana che sarebbe utile non solo per gli studenti ma anche per gli studiosi della lingua. </hi></p></div><div><head><hi>5. Storia della Bulgaria</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel volume </hi><hi rend="italic">Storia della Bulgaria contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2012), partendo dalla nascita dello stato bulgaro, Armando Pitassio percorre la storia travagliata della Bulgaria fino agli eventi storici provocati dall’occupazione sovietica del 1944 e dall’avvento del regime comunista («che stroncò i vecchi gruppi dirigenti e applicò rigidamente il modello economico e politico staliniano»). Questo lavoro riempie dunque una lacuna, segnalata già da Jerkov Capaldo (1994), che riguardava la mancanza di lavori dedicati al periodo socialista e alla dittatura staliniano-sovietica che comportò il disfacimento del paese sia dal punto di vista economico che da quello politico. Alla luce delle conseguenze del fallimento sovietico Pitassio analizza anche la storia post-comunista della Bulgaria arrivando al primo governo del partito neoliberale conservatore di Bojko Borissov (2009-2013) e interpretando gli avvenimenti nell’ottica di una continua contrapposizione fra i movimenti nazionalistici, il ruolo dell’oligarchia e della malavita intrecciata alla politica, e il desiderio di affermarsi come paese europeo, adeguandosi alle proprie aspettative occidentaliste. A eccezione di questo lavoro di Pitassio manca a tutt’oggi un volume complessivo della storia della Bulgaria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-019">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Singoli lavori invece sono stati dedicati a tematiche specifiche, tra cui il risveglio delle nazionalità nei Balcani (Dogo 1999). Gli storici italiani hanno esplorato gli sviluppi e le dinamiche che hanno caratterizzato questo periodo di fermento nazionale nella regione, evidenziando il contesto complesso delle relazioni etniche e delle lotte per l’indipendenza (Guida 2010; Basciani, D’Alessandri 2010). Un’altra area di interesse è stata l’analisi degli echi della stampa italiana sull’insurrezione del 1903, noto come </hi><hi rend="italic">Ilindensko-Preobražensko văstanie</hi><hi rend="CharOverride-1">, e il suo impatto e copertura mediatica, offrendo una prospettiva chiara sulla percezione italiana degli sviluppi nei Balcani in quel periodo cruciale. Inoltre, particolare attenzione è stata dedicata alla politica italiana nei confronti della Bulgaria all’inizio del Novecento e alla fine della Prima guerra mondiale (Guida 1995; D’Alessandri 2020). Questa ricerca ha illuminato le dinamiche diplomatiche, le alleanze e le interazioni tra i due paesi in un periodo di cambiamenti geopolitici significativi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le figure chiave che hanno attirato maggiore attenzione da parte degli storici italiani sono Stefan Stambolov (1853-1895) e Alexander Stambolijski (1879-1923), entrambi con una tragica similitudine nelle loro vite politiche, a causa della loro audace politica di riforme. Stambolov, una figura politica di natura controversa, ritenuto il principale ‘costruttore’ dello stato moderno bulgaro, fu il primo ministro del Principato di Bulgaria dal 1º settembre 1887 al 31 maggio 1894 e durante il suo mandato, guidò la Bulgaria sulla strada dell’industrializzazione e della modernizzazione occidentale, segnando un periodo di trasformazione significativo (Guida 2012). Anche la politica di Alexander Stambolijski, maggiore rappresentante del partito agrario e primo ministro della Bulgaria fra le due grandi guerre (1919-1923), suscitò interesse tra gli storici italiani (Guida 2003; Brucciani 2005, 2011), soprattutto per la visione agraria e le riforme rivoluzionarie interrotte tragicamente dal suo assassinio, come il suo predecessore Stambolov. Entrambi i leader, a modo loro, hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia complessa della Bulgaria, influenzando il suo destino in periodi cruciali. Questa varietà di prospettive e tematiche evidenzia l’ampia gamma di interessi degli storici italiani nei confronti della storia bulgara e dei Balcani, contribuendo a una comprensione più approfondita dei legami storici tra Italia e Bulgaria.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di particolare interesse è un recente volume (Baldi e Kostov 2020) contenente vari saggi che tracciano la ricca cronologia delle relazioni diplomatiche fra Bulgaria e Italia (1879-2019) a partire dal primo Console italiano accreditato presso il principe Alessandro I di Bulgaria. Dal volume emerge in particolare la continuità dei rapporti tra i due paesi nonostante i periodi di stagnazione politica. Diversi contributi di Guida e di Basciani sono anche dedicati alla ricostruzione dei rapporti con l’Italia durante la guerra fredda sulla base di documenti negli archivi italiani (Guida 2016, 2020, Basciani 2020), e alle complesse relazioni politiche e diplomatiche con gli altri stati balcanici nel panorama del sud-est europeo dopo la nascita della repubblica popolare (Guida 1993, 1995, 2010). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La storia religiosa della Bulgaria rappresenta un ulteriore filone di interesse particolare per gli studiosi italiani, riassunto nel volume </hi><hi rend="italic">Storia religiosa della Serbia e Bulgaria</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2008, secondo volume del trittico sulla storia religiosa dell’Europa Orientale, sotto la direzione scientifica di Sante Graciotti e Cesare Alzati</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-018">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">). Il volume raccoglie i saggi presentati alla XXVII settimana europea dedicata a Serbia e Bulgaria (2005) e si concentra attorno a questi due poli, la cui vicenda storica è fortemente intrecciata. Sulla storia religiosa della Bulgaria si vedano anche i lavori di Pitassio (2006, 2008), Vaccaro (2008), e Cascone (2016). Brucciani (2008, 2010) esamina anche temi legati ai tentativi di modernizzazione nella scrittura storica della seconda metà del novecento, le idee storico-filologiche di Georgi Sava Rakovski (1821-1867) e di Marin Drinov (1838-1906) (fondatore dell’Accademia Bulgara delle Scienze - BAN) nel contesto sud-est europeo e balcanico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-017">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sempre sulla questione dell’identità nazionale e dei difficili processi politici ed economici del primo periodo post-ottomano sono da segnalare i lavori degli storici Marco Dogo sulla questione del </hi><hi rend="italic">nation building</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Armando Pitassio sui movimenti politici e i rapporti con la chiesa (2006, 2008). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A temi importanti anche per il cattolicesimo occidentale e il dialogo ecumenico (i rapporti tra Santa Sede e Chiese ortodosse, la presenza di comunità e gerarchie cattoliche di rito romano e di rito greco) sono state dedicate diverse ricerche. Stantchev (2009b, 2015) ha studiato la storia del cattolicesimo in Bulgaria, la loro prassi liturgica e predicatoria, mentre Jerkov Capaldo (2006, 2007) prosegue le sue ricerche degli anni 70 sull’importanza dell’apporto offerto alla cultura bulgara dalla minoranza cattolica – si veda anche Jerkov Capaldo (1994). Questi lavori mirano a ricostruire, da una parte, le missioni apostoliche presso le comunità bulgare cattoliche nei secoli XVI-XVIII e, dall’altra, la storia delle credenze, delle convinzioni e anche delle superstizioni radicate nella coscienza popolare bulgara. </hi></p></div><div><head><hi>6. Letteratura bulgara moderna e contemporanea: traduzioni e studi.</hi></head><div><head><hi>6.1 Traduzioni</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 1913, quando esce il piccolo volume </hi><hi rend="italic">Canti popolari bulgari</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-016">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> fino alla riedizione del primo romanzo (</hi><hi rend="italic">Romanzo naturale</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-015">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> del celebre scrittore contemporaneo Georgi Gospodinov, i quasi 100 anni trascorsi vedono un graduale cambiamento di prospettiva nelle scelte traduttologiche, ma anche nelle ricerche ad esse legate in ambito letterario. Come notato da Jerkov Capaldo (1994), l’interesse inizialmente concentrato sulla letteratura popolare si è spostato, soprattutto nel periodo della grande fioritura dei rapporti politici e culturali fra Italia e Bulgaria fra le due guerre</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-014">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1"> verso i massimi esponenti del Rinascimento bulgaro, come il poeta rivoluzionario Hristo Botev (1848-1876) e il principale costruttore della coscienza nazionale post-ottomana, Ivan Vazov (1850-1921), che già E. Damiani aveva definito «il bardo nazionale bulgaro». Successivamente, si è arrivati alla letteratura moderna e contemporanea rappresentata da prosatori realisti come Elin Pelin (1877-1949) e Jordan Jovkov (1880-1937) e da poeti simbolisti «della notte e della sofferenza esistenziale» come Pejo Javorov (1877-1914) e Dimčo Debeljanov (1887-1916)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-013">-1</ref></hi></hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un secondo filone di interesse si rivolse alla produzione letteraria dei poeti e prosatori bulgari contemporanei, come Emilian Stanev (1907-1979), Nikolaj Hajtov (1919-2002) e Ljubomir Levčev (1935-2019). Tra i più stimati e tradotti poeti bulgari contemporanei, vincitore di numerosi premi in patria e all’estero come uno dei protagonisti della poesia contemporanea dell’Europa dell’Est, Ljubomir Levčev è stato celebrato con una prima antologia pubblicata da Bompiani e curata da Giuseppe Dell’Agata (2021). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La nuova fase a cui si è assistito già a partire dagli anni ’80 coinvolge un rinnovato interesse degli slavisti italiani per le realtà letterarie bulgare emergenti, con un focus particolare su autori come Jordan Radičkov, grazie al lavoro di scoperta e diffusione effettuato da Giuseppe dell’Agata</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-012">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> attraverso numerose traduzioni, scritti, recensioni e commenti. Anche l’eccezionale contributo della Casa editrice Voland, fondata nel 1995, affiancata da Bulzoni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-011">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha giocato un ruolo fondamentale nella diffusione della letteratura bulgara contemporanea negli ultimi 30 anni. Un terzo delle sue pubblicazioni sono traduzioni dal bulgaro nella collana Sirin, alcune delle quali sono state personalmente curate dalla proprietaria, Daniela di Sora, a cominciare dal primo romanzo di Georgi Gospodinov, </hi><hi rend="italic">Romanzo naturale</hi><hi rend="CharOverride-1">, che ha suscitato le prime recensioni positive della critica italiana su </hi><hi rend="italic">Il Manifesto</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Samizdat</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">Abitare</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma la persona che ha svolto un ruolo fondamentale nella ricezione della produzione letteraria di Gospodinov è stato Giuseppe dell’Agata anche in veste di traduttore delle sue cinque opere più importanti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-010">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> hanno ottenuto numerosi premi (finalista al premio Von Rezzori 2014; vincitore del Premio Strega Europeo 2021) e una sempre crescente popolarità in Italia. Definito il Milan Kundera della Bulgaria per i suoi viaggi nel mondo interiore, accostato a Friedrich Dürrenmatt per la riscrittura del mito del Minotauro nel suo </hi><hi rend="italic">Fisica della malinconia</hi><hi rend="CharOverride-1">, e autore di realismo magico nel suo ultimo romanzo </hi><hi rend="italic">Cronorifugio</hi><hi rend="CharOverride-1">, Georgi Gospodinov è ora il terzo autore bulgaro più pubblicato in Italia, dopo Tzvetan Todorov e Julia Kristeva, autori di origine bulgara, ma naturalizzati in altri paesi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel corso degli ultimi trent’anni, la letteratura bulgara in Italia ha goduto di crescente popolarità. Accanto a Gospodinov, spiccano i nomi di Alek Popov e Anžel Wagenštein</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nel periodo 1980-1989 sono state pubblicate 24 opere, e ben 38 nel decennio successivo. Tra il 2000 e il 2009 sono stati pubblicati 44 volumi di autori bulgari, e ben 82 nel decennio 2010-2019 – dati che rivelano un variegato panorama editoriale nei confronti della produzione letteraria bulgara. Negli ultimi due anni sono state pubblicate 14 opere di autori bulgari, un segnale promettente per il futuro, con Voland in prima posizione, seguita da Salento books, Besa Muci e Controluce. Quest’ultima è l’unica ad aver pubblicato in Italia le opere di Zdravka Evtimova, una delle scrittrici più significative nel panorama letterario del nuovo secolo, autrice di romanzi e novelle dedicate a temi e figure femminili che si ergono come guerriere, donne che, seppur precipitano nel baratro delle proprie esistenze, non perdono mai dignità, speranza e tenacia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli ultimi 20 anni, diversi lavori di traduzione di questi autori sono stati raccolti nell’Antologia del Racconto Bulgaro (2006, ristampa aggiornata nel 2016), nella quale, a commento di 55 scritti letterari, Dell’Agata, in una lunga introduzione, sistematicamente documentata, traccia lo sviluppo del racconto bulgaro dal romanticismo alla modernità. Questo volume è stato preceduto da un’altra antologia, </hi><hi rend="italic">Petali di rose. Antologia della Poesia bulgara</hi><hi rend="CharOverride-1">, curata dal traduttore Leonardo Pampuri (Pampuri 2004)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Entrambi i volumi, pubblicati dall’Associazione Bulgaria-Italia, possono essere visti come una continuazione della tradizione damianiana e salviniana di raccolte di opere di diversi periodi. Come sottolineato da un articolo apparso sul sito Bulgaria-Italia, la vivace letteratura bulgara contemporanea gode di un pubblico di lingua italiana, sicuramente piccolo, ma con un grande interesse verso di essa, soprattutto per quel che riguarda la generazione degli anni ’60, la prima generazione letteraria postcomunista (Kristin Dimitrova, Alek Popov e Georgi Gospodinov). </hi></p></div><div><head><hi>6.2 Studi</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I relativamente pochi lavori scientifici pubblicati negli ultimi 30 anni sulla letteratura bulgara moderna e contemporanea si dividono tra quelli che analizzano autori e opere bulgare senza particolari riferimenti a tematiche connesse con l’Italia e quelli che sono invece attenti a una problematica bulgaro-italiana. In entrambi gli aspetti, gli studi della letteratura bulgara possono essere visti come continuazione dei principali filoni che hanno sempre suscitato l’interesse degli studiosi italiani. Fra questi, la figura di Penčo Slavejkov, con la sua opera più ponderosa </hi><hi rend="italic">Kărvava pesen</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">Canto insanguinato</hi><hi rend="CharOverride-1">), dedicata alle lotte bulgare di liberazione – dall’Insurrezione del 1876 alla epica battaglia di Šipka durante la guerra russo-turca 1877-78, occupa un posto speciale nel panorama della letteratura bulgara dalla prospettiva italiana. L’individualismo e l’aristocratismo estetico di Slavejkov, combinato alla sua visione europea, evidente sia dai temi scelti (Frine, Michelangelo, Beethoven) che dalle sue concezioni filosofiche nietzschiane, sembra aver attirato maggiormente l’interesse degli studiosi italiani che vedono in Slavejkov il maggiore rappresentante di un’apertura alle nuove correnti letterarie europee. Una seconda ragione per questo interesse che continua fino agli anni più recenti proviene dalla sua sorte personale legata all’Italia (il poeta è morto a Brunate, sul lago di Como, nel 1912).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel tentativo di ricreare il contesto letterario della prima metà del Novecento, Stantchev (2018) rivede l’accesa rivalità fra i ‘vecchi’ con il loro realismo e romanticismo eroico-patriottico (Ivan Vazov) e il modernismo di Slavejkov nell’ottica di una fusione fra il romanticismo di stampo wagneriano e le idee estetiche dell’individualismo, sottolineando il ruolo di Penčo Slavejkov all’interno della cerchia letteraria </hi><hi rend="italic">Misăl</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Pensiero), formatasi alla vigilia del novecento con lo scopo di portare la letteratura bulgara ad un livello artistico omologabile agli standard europei. Da un altro punto di vista, ma sempre con riferimento alla visione artistica di Slavejkov, è il lavoro di Jerkov Capaldo (2011c), che attraverso diversi riferimenti testuali e intertestuali rielabora la relazione fra la condizione fisica e quella psicologica negli scritti poetici di Slavejkov e del poeta simbolista Pejo Javorov, un altro stretto collaboratore della stessa cerchia, offrendo una spiegazione che coniuga la storia letteraria con un’interpretazione psicoanalitica. Diversi lavori sono stati dedicati alla ricezione di Penčo Slavejkov in Italia, fra cui vorrei menzionare Dell’Agata (2012) per il profilo storico delle traduzioni italiane, e Topalov (2020) per i rapporti personali del poeta con l’Italia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un altro filone di ricerche nell’ambito letterario è dedicato alla poetica di Geo Milev, principale rappresentante dell’espressionismo di stampo tedesco, inserito nei dibattiti tra realismo e i nuovi valori estetici del modernismo. L’articolo di Giuseppe Dell’Agata (2010) evidenzia un collegamento con il futurismo di Marinetti come chiave interpretativa per la lettura del suo eccezionale poema </hi><hi rend="italic">Septemvri</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1923)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> - interpretazione con la quale Stantchev (2018) sembra sia d’accordo nella sua ricostruzione del più ampio contesto storico-letterario della prima metà del Novecento. Anche Jerkov Capaldo dedica un articolo interessante allo spazio culturale personale e l’eredità letteraria di Geo Milev (Jerkov Capaldo 2011a), mentre Dell’Agata (2008, 65-74) si occupa delle traduzioni italiane di </hi><hi rend="italic">Septemvri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e della sua ricezione in Italia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nonostante questi contributi interpretativi alle opere di Penčo Slavejkov e Geo Milev, </hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">manca ancora un lavoro di ampio respiro che riesca a presentare, in tutti gli aspetti e in tutta la loro importanza, le opere di questi autori come parte organica della letteratura europea dell’epoca; per ora, l’attenzione sembra si sia rivolta maggiormente verso la traduzione di nuovi fenomeni letterari bulgari. Oltre al libro interessante di Eldo De Gregorio (2020) sul romanticismo bulgaro e su un confronto fra Ivan Vazov e Petko Račov Slavejkov (1827-1895), non esiste uno studio sostanzioso sulla letteratura bulgara dai tempi della </hi><hi rend="italic">Storia della letteratura bulgara</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Lavinia Borriero (1957, riedizione nel 1969) e dalla traduzione del libro </hi><hi rend="italic">Panorama della letteratura bulgara</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1983)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> scritto da uno dei maggiori esponenti della storia letteraria, l’accademico Pantelej Zarev, ancora oggi utilizzato nell’insegnamento della letteratura bulgara presso le università italiane. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’ultima osservazione va fatta in relazione alla mancanza di una rivista attuale riguardante la Bulgaria, nei suoi aspetti linguistici e letterari: articoli di questo tipo, infatti, sono solitamente collocati all’interno di riviste dedicate alla slavistica o ai paesi slavi in generale. Nelle pagine precedenti abbiamo fatto, in diverse occasioni, riferimento alla prima rivista di bulgaristica in Italia, edita tra il 1939 e il 1943 </hi><hi rend="italic">Bulgaria. Rivista di cultura</hi><hi rend="CharOverride-1">, citata anche in Jerkov Capaldo (1994). La rivista esce come organo dell’Associazione italo-bulgara a Roma sotto la direzione di Eugenio Morelli e con Enrico Damiani come capo redattore. Anche se questa rivista, come afferma Giuseppe Dell’Agata (2006, 14-15), è stata spesso ostaggio del clima politico, si tratta comunque di un vero primo (e purtroppo unico) organo della bulgaristica italiana fino ai giorni nostri meritando perciò l’attenzione degli storici della letteratura ma anche degli studenti italiani.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È opportuno menzionare in questa sede il notevole contributo dell’Associazione Bulgaria-Italia, un ente senza fini di lucro fondata nel 2001, il quale gestisce la pagina web “Bulgaria Oggi”</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Oltre alla funzione mediatica di informare l’opinione pubblica sulla vita politica, sociale, e culturale bulgara, l’Associazione svolge un importante ruolo di promotrice culturale attraverso l’organizzazione di eventi e premi letterari, la sponsorizzazione di importanti pubblicazioni e la gestione di una ricca sezione specificamente dedicata alla lingua e alla letteratura bulgara. Il lavoro svolto da questa associazione per promuovere le eccellenze bulgare e incoraggiare i rapporti tra Bulgaria e Italia, rivolgendosi a un vasto pubblico, rappresenta uno dei punti di riferimento più significativi per la diffusione della cultura bulgara in Italia.</hi></p></div></div><div><head><hi>7. L’insegnamento della lingua bulgara nelle università italiane</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La marginalizzazione delle lingue cosiddette minori nel contesto accademico dell’Europa occidentale che ho menzionato nell’Introduzione ha esercitato un impatto rilevante sull’insegnamento della lingua bulgara nelle università italiane. Come in altri paesi, anche in Italia, l’insegnamento del bulgaro si confronta quotidianamente con la necessità di riscoprire, formulare ed esprimere in modo convincente la sua utilità e la sua adeguatezza educativa e culturale in ambito universitario. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel suo contributo del 1985, Giuseppe Dell’Agata descriveva la situazione dell’insegnamento della lingua bulgara nelle università italiane con queste parole: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="italic">La lingua e letteratura bulgara</hi><hi rend="CharOverride-1"> è un insegnamento ufficiale svolto a Napoli da Riccardo Picchio, a Pisa da Giuseppe Dell’Agata mentre la cattedra di Roma – La Sapienza, per anni assai meritoriamente coperta da Lavinia Borriero, è attualmente vacante e l’insegnamento è affidato quest’anno, per supplenza, a Mario Capaldo professore di </hi><hi rend="italic">Filologia slava </hi><hi rend="CharOverride-1">a Salerno. Sia Picchio che Dell’Agata, i quali sono titolari nelle rispettive sedi di </hi><hi rend="italic">Lingua e letteratura</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">russa </hi><hi rend="CharOverride-1">e di </hi><hi rend="italic">Filologia slava, </hi><hi rend="CharOverride-1">svolgono i loro corsi ufficiali di </hi><hi rend="italic">Lingua e letteratura bulgara </hi><hi rend="CharOverride-1">per affidamento gratuito. Le tre cattedre dispongono di lettorati (quelli di Napoli e Roma sono lettorati di scambio) (Dell’Agata 1985, 191).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oggigiorno, a distanza di 40 anni dal contributo di Dell’Agata la situazione si presenta assai diversa. Attualmente solo l’Università di Napoli L’Orientale offre corsi di lingua e letteratura bulgara a livello sia triennale che magistrale. Gli insegnamenti delle altre sedi universitarie (Bologna - campus di Forlì, Roma e Venezia) sono solo di lingua appoggiati da lettorati di cui dispongono tutte e quattro le sedi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nelle due storiche università, l’Orientale e la Sapienza, l’insegnamento di lingua e letteratura bulgara è partito negli anni ’50 ed è legato ai nomi dei fondatori di questi insegnamenti: Enrico Damiani e Luigi Salvini. Nell’Università di Napoli, l’insegnamento di lingua e letteratura bulgara, fondato da Enrico Damiani, poi ripreso da Dan Danino di Sarra fino alla fine degli anni ’50, poi da Lavinia Borriero. Dopo il suo trasferimento a Roma come professore straordinario di lingua e letteratura bulgara, il corso è continuato con Georgi Dimov (visiting professor dal 1976 al 1983 a Napoli, Roma, Pisa, Bologna, e specialista di storia della critica letteraria bulgara e della letteratura bulgara comparata) e con la supplenza da Nullo Minissi, un importante linguista ed eminente studioso delle tradizioni letterarie dell’Europa Orientale, ma anche grande figura di politica culturale. Dal 1984 la cattedra di letteratura bulgara è stata tenuta per supplenza da Riccardo Picchio, a cui è seguita poi, dal 1991-92, Vardarina Spassova (Stanchev 2005,47). Attualmente l’insegnamento è tenuto da Tatiana Lekova. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’Università di Roma La Sapienza dopo Luigi Salvini e Lavinia Borriero, l’insegnamento di Lingua e letteratura bulgara è stato coperto meritoriamente da Janja Jerkov Capaldo come parte integrante del corso di Lingue e Letterature Slave Meridionali, corso nato su sua iniziativa. Ora l’insegnamento, che fa parte dello stesso corso, è tenuto da Luca Vaglio coadiuvato da Anna Vlaevska. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’Università di Bologna - campus di Forlì, l’insegnamento di bulgaro come terza lingua era accompagnato anche da corsi di cultura e mediazione culturale fra il bulgaro e l’italiano, mentre ora, con i cambiamenti strutturali all’interno del Corso di laurea, dispone solo di corsi di lingua triennali. Un importante sostegno morale e amministrativo per l’insegnamento tenuto da un lettore di scambio (attualmente Alexander Panov) viene offerto con generosità e dedizione da Svetlana Slavkova. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’insegnamento di lingua bulgara all’Università di Ca’ Foscari, Venezia, aperto nel 2005 come lingua annuale da Iliana Krapova, continua ad essere attivo, grazie anche all’importante contributo della lettrice di scambio Assia Assenova.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli ultimi due decenni, a causa delle riforme nell’ambito accademico italiano, del cambio generazionale e delle conseguenti scelte delle singole università, diversi insegnamenti di lingua e letteratura bulgara sono stati chiusi. Presso l’Università degli studi di Bari Aldo Moro e all’interno del corso di laurea in Lingua e traduzione veniva erogato il corso Lingua e letteratura bulgara, tenuto da Vardarina Spassova Dall’Aglio dal 2003 al 2005, poi da Barbara Lomagistro, titolare dell’insegnamento fino all’a.a. 2017. L’insegnamento della lingua bulgara è stato impartito presso l’Università degli Studi di Firenze da Valeria Salvini, e a Roma 2 Tor Vergata da Daniela di Sora nell’a.a. 1998-1999. All’Università degli Studi di Trieste è stato attivato, nel 1995, un corso triennale di bulgaro tenuto fino al suo pensionamento nel 2004 dal noto comparatista e slavista Ivan Bujukliev. Anche all’Università di Bologna l’insegnamento annuale di lingua bulgara, tenuto per molti anni da Kamilla Danilčenko, è stato chiuso nel 2008 con il pensionamento della titolare. Per 4 anni consecutivi, dal 2002 al 2006, lingua bulgara è stata insegnata a contratto anche alla Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Trieste, prima da Iliana Krapova e poi da Laura Bumbalova. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra i tanti insegnamenti chiusi, di particolare significato è la definitiva chiusura del corso triennale di Lingua e letteratura bulgara presso l’Università degli Studi di Pisa, il cui destino è inestricabilmente legato alla figura di studioso di Giuseppe Dell’Agata. A lui era succeduta Daniela di Sora (dal 1987 al 2002), che aveva triennalizzato l’insegnamento diventandone titolare, dal 2002 al 2010, con il prezioso aiuto della lettrice Anna Vlaevska. Quest’ultima ha continuato a insegnare lingua bulgara, per diversi anni, anche dopo il pensionamento del prof. Dell’Agata. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I corsi di lingua tenuti prima della loro chiusura definitiva in queste università hanno portato a non poche tesi di laurea magistrale e, in minor misura, di dottorato, negli ambiti scientifici strettamente collegati agli orientamenti teorici dei professori che di solito insegnano o insegnavano come corsi principali altre materie slavistiche – Filologia slava, Linguistica slava, Letteratura slava. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’ambito di questi corsi, lì dove mancava un insegnamento specifico di lingua e/o cultura bulgara, veniva fornita una conoscenza di base di molti aspetti storici, filologici e linguistici del bulgaro (antico) e della letteratura bulgara (antica) soprattutto se il programma prevedeva un secondo anno a scelta di Filologia slava. Questo ha reso possibile mantenere viva la tradizione accademica di bulgaristica, in sedi diverse da quelle che potevano vantare un insegnamento dedicato: Milano (Bruno Meriggi), Firenze (Anton Maria Raffo e Marcello Garzaniti), Padova (Rosanna Benacchio), Palermo (Alda Kossova), Roma Tor Vergata (Nicoletta Marcialis), Roma Tre (Krassimir Stantchev), Venezia (Gianfranco Giraudo), Udine (Giorgio Ziffer), Siena (Elena Velkovska), Trieste (Ivan Buyukliev). </hi></p></div><div><head><hi>8. Conclusione</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La situazione della bulgaristica nelle università italiane si è molto ridimensionata negli ultimi decenni rispetto alla ricchezza dell’offerta didattica e scientifica dei tempi pioneristici di Damiani e Salvini. Questa tendenza era evidente già nel 2004 (Stantchev 2005), quando i problemi derivanti dalla riforma del ministro Gelmini e dalla riorganizzazione delle strutture accademiche portarono alla prima significativa contrazione della presenza degli studi bulgari nel panorama delle discipline accademiche e a una riduzione sia dei corsi di lingua bulgara, che degli studenti ad essi interessati, così come nella maggior parte delle cosiddette ‘lingue minori’. Certamente un ruolo fondamentale nel potenziale sviluppo della disciplina può essere svolto dai rapporti economici, politici e culturali fra i due paesi. Consapevole di questo fattore, a partire dal 2021, il Ministero bulgaro dell’Istruzione e della Scienza ha avviato il programma nazionale “Sviluppo e sostenibilità della bulgaristica all’estero” che si propone di sostenere la diffusione della lingua della cultura bulgara all’estero, con l’ambizione di sviluppare una strategia nazionale a lungo termine per la didattica e per la ricerca in ambito bulgaristico. </hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alberti, Alberto. 2013. “Il lessico dei vangeli slavi e il ‘testo di Preslav’. 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Wien: Holzhausen Verlag. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Alberti, Alberto. 2017b. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Četirievangelieto</hi><hi rend="CharOverride-1" > na car Ivan Aleksandăr v tekstologičnata tradicija na slavjanskite evangelija.” </hi><hi rend="CharOverride-1">(in colaborazione con Marcello Garzaniti). In </hi><hi rend="italic">Četirievangelie na car Ivan Aleksandăr. Izdanie i izsledvane = Das Tetraevangelium des Ivan Aleksandăr. Edition und Untersuchung, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di Tanja Popova, e Heinz Miklas, 700-42. Wien: Holzhausen Verlag.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alberti, Alberto. 2018. “Dal lezionario all’aprakos. La versione liturgica dei vangeli greci e la tradizione testuale slava.” In </hi><hi rend="italic">Contributi italiani al 16. 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Alle origini di un secolo di conflitti. </hi><hi rend="CharOverride-1">Trieste: Beit.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna. 1988. “I pronomi clitici nelle lingue slave dell’area balcanica, </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1">, 7: 451-69. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna, e Lorenzo Renzi. 1990. “Sulle orme di Roman Jakobson: clitici slavi e romanzi.” In </hi><hi rend="italic">Roman Jakobson</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Pietro Montani, e Massimo Prampolini, 183-213. Roma: Riuniti. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Benacchio, Rosanna. 2010. </hi><hi rend="italic">Vid i kategorija vežlivosti v slavjanskom imperative. </hi><hi rend="italic">Sravnitel’nyj analiz</hi><hi rend="CharOverride-1" >. 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Padova: Associazione Bulgaria-Italia. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Picchio, Riccardo. 1991. “Slavia ortodossa e slavia romana.” In </hi><hi rend="italic">Letteratura della Slavia ortodossa (IX-XVIII sec.)</hi><hi rend="CharOverride-1">, 7-83. Bari. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Picchio, Riccardo. 1993. </hi><hi rend="italic">Pravoslavnoto slavjanstvo i starobălgarskata kulturna tradicija</hi><hi rend="CharOverride-1"> [Slavia orthodoxa e la tradizione culturale antico-bulgara]. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Sofija: Universitetsko izdatelstvo “Sv. Kliment Ohridski”</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Picchio, Riccardo. 1998. “Open Questions in the Study of the “Orthodox Slavic” and “Roman Slavic” Variants of Slavic Culture.” </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Contributi Italiani al XII Congresso Internazionale degli Slavisti. 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Aguaplano..</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rottino, Lorenzo. 2011. “Espressione e sviluppo della categoria della determinatezza in bulgaro.” </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche </hi><hi rend="CharOverride-1">9 (55): 195-204.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scarpa, Marco. 2018. “Un contributo per l’interpretazione della citazione di 1 Cor 14 nella controversia veneziana della Vita Cyrilli.” In </hi><hi rend="italic">Ezicite na hristijanskata molitva: istorija I săvremennost/Lingue della preghiera christiana: storia e contemporaneità</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Кирило-Методиевски студии</hi><hi rend="CharOverride-1"> 26, 29-41. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scarpa, Marco. 2017a. “Traducendo le opere di san Clemente in Italiano”. In </hi><hi rend="italic">Slavica Ambrosiana - San Clemente di Ocrida: allievo e maestro. 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Bulzoni. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Selvelli, Giustina. 2021. </hi><hi rend="italic">The Alphabet of Discord. </hi><hi rend="italic">The Ideologization of Writing Systems in the Balkans since the Breakup of Multiethnic Empires</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Balkan Politics and Society Series. Ibidem Verlag. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Slavkova, Svetlana. 2004. </hi><hi rend="italic">Sintagmatičeskoe vzaimodejstvie grammatičeskich kategorij aspektual’nosti glagola i opredelennosti imeni v russkom, bolgarskom i ital’janskom jazykach</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">Moskva. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Slavkova, Svetlana. 2012. “Funzioni pragmatiche di tempo e aspetto negli enunciati performativi in russo e in bulgaro.” In </hi><hi rend="italic">Contributi italiani allo studio della morfosintassi delle lingue slave</hi><hi rend="CharOverride-1">, 353-72. 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Gorizia: Istituto per gli Incontri culturali mitteleuropei.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stantchev, Krassimir. 2009b. “Kultove, kultovi mesta i bogoslužebni rituali na bălgarskite katolici prez XVII vek” [Culti, luoghi di culto e rituali di culto dei cattolici bulgari del XVII s.] </hi><hi rend="italic">Starobălgarska literatura</hi><hi rend="CharOverride-1"> 48 (2): 210-20.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stantchev, Krassimir. 2011. “Riccardo Picchio (1923-2011).” </hi><hi rend="italic">Studi Slavistici </hi><hi rend="CharOverride-1">8: 185-94.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Stantchev, Krassimir. 2015. „Bolgarskie pavlikjane meždu praslaviem, katolicizmom i islamom”. In </hi><hi rend="italic">Zbrojne i ideologiczne konflikty w dawnym piśmiennictwie Słowian i ich echa w nowszej kulturze</hi><hi rend="CharOverride-1" >, a cura di M. Kuczyńska, J. Stradomski, 207-18. Kraków: Wydawnictwo. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stantchev, Krassimir. 2016. “La figura di Metodio, illuminatore degli slavi e santo. Riflessioni in occasione dei 1130 anni dalla sua morte.” </hi><hi rend="italic">Studi Slavistici</hi><hi rend="CharOverride-1"> 13: 195-204 .</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stantchev, Krassimir, e Giorgio Ziffer, a cura di. 2015. </hi><hi rend="italic">Gli Studi cirillometodiani nel 1150° anniversario della missione tra gli Slavi di Cirillo e Metodio</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Bulzoni editore. Biblioteca ambrosiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stantchev, Krassimir. 2018. “Bulgaria, anno 1918: delusioni e speranze.” </hi><hi rend="italic">Studi Slavistici</hi><hi rend="CharOverride-1"> 15 (2): 181-200. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stantchev, Krassimir. 2020. “L’Abagar di Filip Stanislavov  (Roma, 1651) e le edizioni veneziane dei Vuković e di Jakov Krajkov.” </hi><hi rend="italic">Ricerche slavistiche. Nuova serie</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3 (63): 249-260</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stantchev, Krassimir, e Maurizia Calusio, a cura di. 2017. </hi><hi rend="italic">San Clemente di Ocrida: allievo e maestro</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Nell’undicesimo centenario del beato transito (916-2016)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Bulzoni editore. Biblioteca Ambrosiana. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tomelleri, Vittorio Springfield. 2003. “Il “raddoppiamento dell’oggetto” in bulgaro: tra descrizione e prescrizione.” In </hi><hi rend="italic">Contributi italiani al XIII Congresso internazionale degli Slavisti. Ljubljana 15-21 agosto 2003</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Alberto Alberti, Marcello Garzaniti, e Stefano Garzonio, 203-31. Pisa: Associazione Italiana degli Slavisti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tomelleri, Vittorio Springfield. 2008. “L’aspetto verbale slavo tra tipologia e diacronia.” In </hi><hi rend="italic">Contributi italiani al XIV Congresso internazionale degli slavisti. Ohrid 10-16 settembre 2008</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Alberto Alberti, Stefano Garzonio, Nicoletta Marcialis, e Bianca Sulpasso, 11-61. 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Riconsiderazione sulle fonti.” </hi><hi rend="italic">Slavia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Rivista trimestrale di cultura, n 2.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trovesi, Andrea. 2004. </hi><hi rend="italic">La genesi di articoli determinativi. Modalità di espressione della definitezza in ceco, serbo-lusaziano e sloveno</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Franco Angeli. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trovesi, Andrea. 2012a. “Desinenze di vocativo come formanti antroponimici. I nomi propri maschili in -e e -o nelle lingue slave.” </hi><hi rend="italic">MediAzioni</hi><hi rend="CharOverride-1">, 13. Special issue: </hi><hi rend="italic">Le lingue slave ieri e oggi: morfosintassi, semantica e pragmatica</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Francesca Biagini e Svetlana Slavkova.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trovesi, Andrea. 2012b. “Per una storia comparata dei turchismi in bulgaro e bosniaco/bosgnacco.” </hi><hi rend="italic">Studi Slavistici</hi><hi rend="CharOverride-1"> 9: 85-110. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trovesi, Andrea. 2013. “Pragmatic Aspects of the Vocative-Nominative Competition in Addressative Function across Slavic Languages.” In </hi><hi rend="italic">Contributi italiani al XV Congresso internazionale degli slavisti. Minsk, 20-27 agosto 2013</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Marcello Garzaniti, Alberto Alberti, Monica Perotto, Bianca Sulpasso, 211-27. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trovesi, Andrea. 2018. “Valori modali dell’imperfetto in italiano e in bulgaro. Una rassegna contrastiva.” In </hi><hi rend="italic">Lingua parlata. Un confronto tra l’italiano e alcune lingue europee</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di F. Bermejo Calleja e P. Katelhön, 247-65. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Berlin: Peter Lang.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Trovesi, Andrea. 2019a. “The modal meaning </hi><hi rend="CharOverride-1">за</hi><hi rend="CharOverride-1" > pripomnjane of the Bulgarian imperfect tense and its counterparts in other Slavic languages.” </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Rajko Nahtigal in 100 let slavistike na Univerzi v Ljubljani</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di P. Stankovska, A. Derganc, A. Šivic-Dular, 257-69. 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Le coniugazioni dei verbi bulgari e italiani a confronto.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Varna: New Art Advertising. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vlaevska, Anna. 2011. “Fortuna di un racconto: la conversione di Boris, re dei Bulgari.” </hi><hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Nuova serie</hi><hi rend="CharOverride-1">, 9 (55): 223-37.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ziffer, Giorgio. 2014. “Slavia orthodoxa und Slavia romana.” </hi><hi rend="CharOverride-1" >In </hi><hi rend="italic">Die slavischen Sprachen/The Slavic Languages. Ein internationales Handbuch zu ihrer Struktur, ihrer Geschichte und ihrer Erforschung</hi><hi rend="CharOverride-1" >, Band 2. Hrsg. von Karl Gutschmidt, Sebastian Kempgen, Tilman Berger, und Peter Kosta, 1308-19. Berlin-New York: Mouton de Gruyter.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-027-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	All’attività di Luigi Salvini nell’ambito bulgaristico è dedicato un sito dell’Accademia bulgara delle Scienze che contiene la digitalizzazione di una parte significativa del suo archivio curato da Giuseppe dell’Agata. Si veda: </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://salvini.cl.bas.bg/index_it.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultimo accesso: 01/10/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-026-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Basti pensare al volume di traduzioni in bulgaro di Riccardo Picchio pubblicato nel 1993 dalla prestigiosa casa editrice dell’Università di Sofia (Picchio 1993). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-025-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per gli studi offerti al ‘maestro’ Riccardo Picchio si vedano Morabito (2003); Goldblatt, Dell’Agata, Stantchev, e Ziffer (2008), e in memoriam, Stantchev e Ziffer (2015), un volume che raccoglie gli atti della</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">giornata di studio del 2013 sulla missione tra gli slavi dei Santi Cirillo e Metodio. Si veda anche il contributo di Janja Jerkov Capaldo “Riccardo Picchio bulgarista” (Jerkov Capaldo 2012). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-024-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Proclamati da papa Giovanni Paolo II, nella sua Lettera apostolica del 31 dicembre 1980, «celesti compatroni di tutta l’Europa» (Stantchev 2009a, 86).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-023-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il primo, </hi><hi rend="italic">I Santi Cirillo e Metodio tra i miti nazionali degli Slavi</hi><hi rend="CharOverride-1">, è stato onorato dalla presenza dall’allora Vicepresidente della Bulgaria, Margarita Popova, dall’Ambasciatore della Bulgaria presso la Santa Sede, Kiril Topalov, e dall’Ambasciatore della Bulgaria a Roma, Marin Raykov. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-022-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Letteratura di carattere religioso e di predicazione con molti elementi linguistici appartenenti alle parlate popolari. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-021-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Dell’Agata (2014) è un volume di più ampio respiro in quanto tratta anche temi come le interazioni culturali e linguistiche italo-bulgare dai tempi di Mauro Orbini agli anni di più intensa ricezione della letteratura bulgara in Italia attraverso le traduzioni degli scrittori più conosciuti all’estero come i modernisti Penčo Slavejkov (1866-1912) e Geo Milev (1895-1912), e il maggior esponente del realismo magico nella sua variante balcanica – Jordan Radičkov (1929-2004). I testi sono accomunati dall’attenzione ad ampio raggio dell’autore per la Bulgaria e una parte significativa di essi è stata pubblicata per la prima volta in bulgaro.  </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-020-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Secondo quanto indicato dal sito ufficiale di Zanichelli al link: </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.zanichelli.it/ricerca/prodotti/bulgaro</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultimo accesso: 01/10/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-019-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	I due volumi di storia della Bulgaria apparsi negli ultimi decenni sono traduzioni di autori francesi (si veda Aslanian 2007 e Castellan, Vrinat-Nikolov 2012).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-018-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nella trattazione emergono in primo piano, il dialogo interconfessionale, la storia della santità – legata ai monasteri del monte Athos, di Serbia e Kosovo, di Bulgaria e Macedonia, e ai martiri della fede – che costituiscono la linfa vitale delle Chiese, al di là delle divisioni ecclesiastiche.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-017-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fra gli altri filoni di ricerca storico-culturale da menzionare vi sono anche gli studi di Giustina Selvelli sulla questione dell’alfabeto in Bulgaria nel XX e XXI secolo in relazione ai processi di modernizzazione e sulla diversità etnolinguistica e culturale nel paese alla luce della cosiddetta «eredità imperiale» ottomana (Selvelli 2021). Questo lavoro fornisce risposte dettagliate a questioni di vasta portata e potenzialmente controverse, esaminando diversi avvincenti dibattiti sui temi degli alfabeti e dell’identità nazionale nell’area balcanica nel corso degli ultimi 100 anni.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-016-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Tradotto da Domenico Ciampoli e recensito poi da E. Damiani (si veda Dell’Agata 2006b, 10). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-015-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La prima edizione del romanzo esce nel 2007, nella traduzione di Daniela di Sora e Irina Stoilova, presso la stessa casa editrice (Voland). Sulla ricezione delle opere di G. Gospodinov in Italia si veda Dell’Agata (2016a). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-014-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Questa fioritura di studi è dovuta anche a circostanze storiche, in primis al matrimonio fra lo Zar Boris III di Bulgaria e la Principessa Giovanna di Savoia, avvenuto nel 1930. Segno di questa unione politica molto apprezzata dal governo fascista italiano sono le pubblicazioni di diverse riviste dedicate alla vita culturale della Bulgaria, fra le quali la più importante è </hi><hi rend="italic">Bulgaria </hi><hi rend="CharOverride-1">(1939-1943) che raccoglie numerosi scritti dei primi bulgaristi italiani. Secondo Dell’Agata (2006, 9) nel periodo antecedente alla Seconda guerra mondiale, l’Italia fu il paese europeo più aperto e più informato sulla produzione letteraria bulgara.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-013-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’interesse per la letteratura bulgara ha fluttuato in sintonia con i mutamenti dei rapporti culturali tra i due paesi, rispecchiando periodi di intensa collaborazione e momenti di silenzio. Mentre nel secondo dopoguerra la scuola di Enrico Damiani contribuì a sviluppare i primi studi bulgari scientifici, culminando nella pubblicazione di nove volumi di traduzioni (la cosiddetta Collana Salvini), negli anni successivi l’attenzione si ampliò verso i poeti espressionisti come Geo Milev (1895-1925), i poeti proletari e comunisti come Hristo Smirnenski (1898-1923), e Nikola Vaptsarov(1909-1942), oltre verso le voci femminili e contemporanee come quella di una delle madri della letteratura bulgara contemporanea Elisaveta Bagrjana (1893-1991), coinvolgendo traduttori eccellenti come Lavinia Borriero e Leonardo Pampuri, e giovani slavisti italiani come Danilo Manera, Daniela di Sora e Nicoletta Marcialis. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-012-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per una bibliografia delle traduzioni di Radičkov in Italia si veda Dell’Agata (2006, 36-38). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-011-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La collana </hi><hi rend="italic">Biblioteca bulgara</hi><hi rend="CharOverride-1"> della casa editrice Bulzoni è ad oggi costituita da 16 volumi di autori bulgari e italiani, riguardanti la letteratura, la poesia, la storia e la politica bulgara. Per maggiori informazioni si veda il sito: </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.bulzoni.it/en/cat/si-faccia-giorno.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultimo accesso: 01/10/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-010-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Le raccolte </hi><hi rend="italic">E tutto divenne luna</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Tutti i nostri corpi</hi><hi rend="CharOverride-1"> - premiate all’Accademia del Ceppo come migliori raccolte al mondo del 2021, …</hi><hi rend="italic">E altre storie </hi><hi rend="CharOverride-1">(2008), i romanzi </hi><hi rend="italic">Fisica della malinconia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2014), </hi><hi rend="italic">Cronorifugio</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2021). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda la recensione di Giuseppe Dell’Agata (2016b) al libro di A. Wagenštein, </hi><hi rend="italic">Serenada na balkanska gajda. Eseta i drugi draskulki</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="CharOverride-1">pubblicato dalla casa editrice Sineva nel 2015.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Sinfonia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2016, Controluce Besa, traduzione di Francesca Sammarco), </hi><hi rend="italic">Lo stesso fiume</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2017, Controluce, traduzione di Alessandra Bertucelli), </hi><hi rend="italic">La donna che mangiava poesie</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2019, Besa Muci, traduzione di Clara Nubile), </hi><hi rend="italic">La città della gioia e della pace</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2021, Besa Muci, traduzione di Francesca Sammarco).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Scomparso nel 2007, Leonardo Pampuri ha lasciato un vero e proprio patrimonio culturale, pubblicando dal 1957 fino al 2004 ben 8 volumi di poesie di tutte le maggiori correnti della poesia bulgara. Una parte dell’archivio di Leonardo Pampuri, grazie a una generosa donazione da parte del suo amico Georgi Nenov, è custodito a Ca’ Foscari, Venezia, presso la Biblioteca di Ca’ Bernardo del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nel 2011, alla Sapienza di Roma si è svolto l’importante convegno intitolato “Nel laboratorio della bulgaristica italiana. Giornate internazionali di studio dedicate al centenario di P. Slavejkov”. Il convegno è stato organizzato da Janja Jerkov Capaldo e Iskra Likomanova, allora lettrice di lingua bulgara presso la Sapienza, prematuramente scomparsa nel 2011 (si veda Jerkov Capaldo 2011b). Le relazioni del convegno sono state successivamente raccolte in un volume di </hi><hi rend="italic">Ricerche slavistiche </hi><hi rend="CharOverride-1">(si veda Jerkov Capaldo 2011c), suddiviso in cinque sezioni: paleobulgaristica, storico-letteraria, folclorico-antropologica, linguistica e storica.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ispirata dai fatti storici avvenuti nel mese di settembre 1923: la rivolta contro il regime instaurato in Bulgaria dopo il golpe del 9 giugno dello stesso anno contro il governo agrario di Alexander Stambolijski, riformatore e leader controverso, il cui impegno per i contadini e le riforme agricole ha lasciato un’impronta significativa nella storia bulgara </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Traduzione completa con testo a fronte in Pampuri (2004, 261-291).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Riguardo agli autori del periodo comunista, vorrei sottolineare in particolare l’articolo molto innovativo di Dell’Agata (2019), dedicato al grande scrittore dissidente Georgi Markov, ucciso in emigrazione nel 1978 sul ponte di Waterloo a Londra dai servizi segreti bulgari col celebre «ombrello bulgaro».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il libro è tradotto da Vardarina Spassova dall’Aglio e pubblicato nella Biblioteca bulgara di Bulzoni.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il sito di </hi><hi rend="italic">Bulgaria Oggi</hi><hi rend="CharOverride-1"> è disponibile al link: </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://www.bulgariaoggi.com/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_22_333-361.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per la compilazione della bibliografia ringrazio la dott.ssa Federica Longo. </hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Iliana Krapova, Ca’ Foscari University of Venice, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">krapova@unive.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-7682-6787</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Iliana Krapova, <hi rend="italic">La bulgaristica in italia. Bilancio di un trentennio,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7.18</ref>, in Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio (edited by), <hi rend="italic">Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume II</hi>, pp. -30, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0492-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7</ref></p></div></div>
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          <bibl n="165138">Alberti, Alberto. 2018. “Dal lezionario all’aprakos. La versione liturgica dei vangeli greci e la tradizione testuale slava”. In Contributi italiani al 16. Congresso internazionale degli slavisti (Belgrado 20-27 agosto 2018), a cura di Laura Salmon, Maria Chiara Ferro e Giorgio Ziffer, 165-201. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
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