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        <title type="main" level="a">La slavistica e le arti</title>
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            <forename>Massimo</forename>
            <surname>Tria</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0492-7</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.19</idno>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The article offers an overview of the scholarly publications by Italian Slavists that appeared during the period 1991-2021 on to the subject of Slavic studies and the arts</p>
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            <item>Italian Slavic studies between 1991 and 2021; Slavic studies and the arts</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.19<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0492-7.19" /></p>
      
      <div><head>La slavistica e le arti </head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Massimo Tria</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il presente contributo si propone di evidenziare le principali linee di ricerca e pubblicazioni che nel trentennio 1991-2021 sono state dedicate in Italia alle varie arti dei paesi slavi. Si tratta di una novità nell’ambito delle riflessioni riassuntive sui vari campi della nostra disciplina: se si scorre l’indice del volume che mappava la produzione slavistica italiana dal 1940 al 1990 (Brogi Bercoff et al. 1994) si nota infatti che mancava un’analisi specifica su questi temi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A chi scrive si sono dunque presentati alcuni problemi metodologici inediti, riguardanti sia l’individuazione delle arti da considerare che i principi della loro catalogazione. Cosa sottoporre alla ricerca, tutte le arti non filologiche e letterarie, o soltanto quelle nobilitate da una cospicua tradizione di studi? Come suddividere opera, balletto e simili ‘vystuplenija’ che hanno luogo su un palcoscenico? Come inquadrare forme d’arte che si avvalgono di più contributi? Tali questioni non sono di secondaria importanza, se anche solo ricordiamo che in quel volume lo stesso Riccardo Picchio delimitava il campo d’azione della nostra macro-area con le seguenti parole: «la slavistica, in quanto disciplina filologico-letteraria» (in Brogi Bercoff et al. 1994, 7), o, ancora, che fino a pochi decenni fa campi di studi come, ad esempio, i </hi><hi rend="italic">Visual Studies</hi><hi rend="CharOverride-1"> o i </hi><hi rend="italic">Film Studies</hi><hi rend="CharOverride-1"> non godevano della giusta considerazione in una comunità scientifica per certi versi conservatrice.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La scelta dei materiali da noi citati sarà inevitabilmente esemplificativa e non esaustiva e, quanto alla loro presentazione, li suddivideremo secondo le varie serie artistiche, ma all’interno di queste non seguiremo uno stretto ordine cronologico (né per periodi storici né per anno di pubblicazione), ma, anche per ragioni di fluidità ed economia espositiva, raggrupperemo a volte testi che condividono autori o tematiche comuni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Abbiamo deciso di non prendere in esame esclusivamente le ricerche di slavisti italiani su artisti che abbiano espletato la propria opera solamente in paesi slavi. Applicheremo invece funzionalmente uno sguardo più ampio e inclusivo, che comprenda ovviamente l’attività di colleghi stranieri attivi in modo organico e continuativo nel nostro Paese, ma anche alcune opere significative di studiosi che non siano slavisti di formazione. Dovendo analizzare arti di carattere prevalentemente performativo e/o figurativo, spesso slegate dalle succitate vecchie limitazioni all’ambito ‘filologico-letterario’, crediamo che in alcuni casi si possa anche prescindere dalla conoscenza diretta delle lingue slave come prerequisito di scientificità delle pubblicazioni analizzate. Includeremo inoltre nella nostra analisi anche personalità che, seppur non in modo esclusivo, abbiano comunque svolto un ruolo importante nella storia delle culture slave (artisti emigrati, autori con doppia nazionalità, italiani che abbiano lasciato un’importante traccia culturale nei paesi slavi ecc.). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non intendiamo dunque limitarci all’ambito meramente accademico, in quanto una delle nostre finalità è anche quella di evidenziare a vantaggio di futuri studiosi i più interessanti lavori di ricerca svolti sul mondo artistico slavo anche al di fuori dei circoli universitari. Ciò ci permette, fra l’altro, di rilevare alcuni casi in cui l’accademia ha collaborato con altre istituzioni e con ricercatori indipendenti, dimostrando a volte come le generazioni più giovani degli slavisti universitari si siano gradualmente ‘riappropriate’ di alcuni campi precedentemente trascurati (si prenda l’esempio del cinema), o abbiano saputo mettere a frutto competenze multidisciplinari. Il nostro punto di riferimento prioritario saranno dunque gli argomenti trattati e non la formazione o l’affiliazione scientifica degli autori, nella convinzione che la slavistica sia un campo di ricerca vivo, mutevole e aperto ad un necessario rinnovamento di criteri tassonomici e valutativi. Ciò ci porterà a volte, infine, ad arricchire la bibliografia di riferimento con testi di artisti slavi o studiosi del passato, in quanto accompagnati da nuovi e preziosi apparati critici.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella speranza che le suddette limitazioni siano ormai superate torniamo al problema della suddivisione dei materiali: dopo una ricerca operata in più direzioni, sono comunque risultate minoritarie o assenti le pubblicazioni su alcuni ambiti meno studiati (radio, multimedialità, TV), e abbiamo optato per raggruppamenti che non sono gli unici possibili, ma che ci sono sembrati ragionevoli (qualche esempio: il </hi><hi rend="italic">lubok</hi><hi rend="CharOverride-1"> con la pittura, il rock con l’opera, la scultura con l’architettura). Anche a causa di tutte le questioni sopra elencate non è stato semplice dar conto di una produzione che abbraccia tutte le culture slave, senza limiti geografici o cronologici. Lo spoglio delle bibliografie disponibili (per cui è doveroso ringraziare Gabriele Mazzitelli) e l’aiuto di molti colleghi ci hanno permesso di raccogliere una messe piuttosto ricca, che sarà qui illustrata secondo due principi classificatori: la specifica serie artistica e all’interno di questa (per quanto possibile separate) le varie culture slave. Un’ultima annotazione: si è deciso a malincuore di tralasciare il teatro, per motivi di spazio e di uniformità tipologica (per la fruibilità autonoma della sua forma scritta rispetto al momento performativo). Crediamo più opportuno che esso venga trattato, come nella precedente pubblicazione del 1994, nei contributi relativi alle letterature dei vari paesi slavi.</hi></p><div><head><hi>1. Cinema</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inizieremo dall’arte cinematografica, campo di studi del quale chi scrive si occupa da diversi anni e che conosce dunque in maniera più approfondita. Proprio una trentina di anni fa, condensando in maniera più strutturata alcuni tentativi pionieristici, tesi a sviluppare i contatti fra i due lati di quella che un tempo si usava chiamare la ‘cortina di ferro’, nacque il festival “Incontri con il cinema dell’Europa centro orientale” (oggi “Trieste Film Festival”), che sfruttava la posizione strategica della città giuliana per proporsi sin dal 1991 come piattaforma d’incontro fra pubblico italiano e cineasti jugoslavi, cecoslovacchi, polacchi e delle altre ex-repubbliche socialiste. Città multiculturale per definizione, la patria di Svevo diventava così luogo privilegiato per pubblicazioni sui grandi maestri del cinema centro-europeo precedentemente censurati o comunque difficilmente visibili in Italia. I cataloghi generali del festival e i volumi dedicati agli ospiti speciali offrono così materiale prezioso per presentare nella loro interezza le filmografie di maestri del cinema slavo. Particolare attenzione è stata riservata ai polacchi: Jerzy Kawalerowicz (Słodowski e Vecchi 2002), che passò da un più tradizionale realsocialismo a film di genere non privi di erotismo e a sontuose </hi><hi rend="italic">ėkranizacii</hi><hi rend="CharOverride-1"> dai classici (Stryjkowski, Prus, Iwaszkiewicz), l’irriverente e ‘diabolico’ Andrzej Żuławski (Naitza 2003), o ancora Walerian Borowczyk, che partì dall’animazione e poi si specializzò sul cinema erotico (Pezzotta 2009), per finire con Grzegorz Królikiewicz (Rossin 2012).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sempre a Trieste sono nati volumi che omaggiano il praghese Jan Němec (Vecchi 2004) o il ‘Fellini surrealista slovacco’ Juraj Jakubisko (Vecchi 2005), mentre all’interno dei cataloghi generali si trovano inserti riguardanti i più grandi documentaristi cechi (Helena Třeštíková), o di lingua russa (Vitalij Manskij, Viktor Kosakovskij, Sergej Loznica), nonché sezioni dedicate alle grandi scuole di cinema di Praga, Łódź e Belgrado.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche altri festival hanno offerto retrospettive a grandi autori slavi: a Torino quello che nei primi anni Novanta si chiamava ancora “Festival Internazionale Cinema Giovani” fu pionieristico con il suo volume dedicato alla </hi><hi rend="italic">nová vlna</hi><hi rend="CharOverride-1"> cecoslovacca, curato dal critico Roberto Turigliatto con la collaborazione del boemista Giuseppe Dierna (Turigliatto 1994). È, questo, un libro fondamentale che recupera nei primi anni post-comunisti testimonianze di grandi maestri quali Miloš Forman o Věra Chytilová, nel tentativo di ricostruire le multiformi ispirazioni di un cinema di alto pregio, molti dei cui rappresentanti vennero osteggiati dal regime di Praga. La stessa manifestazione dedicò un meritato spazio a quello che è uno dei pochi grandi classici polacchi ancora provocatoriamente attivi, Jerzy Skolimowski (Furdal e Turigliatto 1996). Non sufficientemente noto in Italia, ma di grande importanza per la sua capacità di emanciparsi dagli schemi del socialismo reale è Andrzej Munk, cui la Mostra di Venezia dedicò</hi><hi rend="italic"> Il cinema di Andrzej Munk</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Furdal e Grmek Germani 2001). Proseguendo con i classici del cinema polacco, notiamo che in Italia è uscito almeno un volume per quasi tutti i maggiori rappresentanti di quella filmografia, con alcuni casi particolarmente ben mappati: nel 1995 Paolo D’Agostini scrive una monografia su Andrzej Wajda all’interno della ricca collana cinematografica del Castoro, che più volte ci capiterà di citare (D’Agostini 1995). Sempre al decano del cinema polacco è dedicato un libro che perlustra anche il suo rapporto con il teatro e le sue ispirazioni dostoevskiane</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-012">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (Parlagreco 2004)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-011">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma di Wajda si è occupata anche Gabriella Imposti (2006), che ha co-curato anche </hi><hi rend="italic">Lo specchio dei mondi impossibili. Il fantastico nella letteratura e nel cinema</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Bragaglia et al.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2001). Su Krzysztof Kieślowski la bibliografia è piuttosto ricca; buona è la monografia generale di Murri (1996), ma l’autore è stato letto da più angolazioni: quella teologica (Spadaro 1999), quella musicale (Floreano 2011), e quella che privilegia le testimonianze di suoi prestigiosi colleghi (Fabbri 2016). L’altro importantissimo Krzysztof del ‘cinema dell’inquietudine morale’ è invece rappresentato solo da un volume autobiografico (Zanussi 2009).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Esile ma prezioso è </hi><hi rend="italic">La clessidra animata, retrospettiva di Wojciech Jerzy Has </hi><hi rend="CharOverride-1">(Jagiełło</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">et al. 2007), edito dall’Istituto Polacco di Roma, che all’interno della sua pregevole attività in precedenza aveva anche facilitato la stampa di opuscoli pionieristici su altri autori meno noti, come Jerzy Stuhr o Jan Jakub Kolski. Ultimamente si è avuto un meritato revival di attenzione per l’autore de </hi><hi rend="italic">Il pianista </hi><hi rend="CharOverride-1">(che comunque in generale in Italia ha goduto di un notevole interesse editoriale)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-010">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, con </hi><hi rend="italic">Tenebre splendenti. Sul cinema di Roman Polanski</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Luceri 2021) e </hi><hi rend="italic">Il coltello nell’anima. Il cinema di Roman Polanski</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="CharOverride-1">Baldeschi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Vecchi 2021). Ricordiamo poi l’attività di Monika Woźniak, che sfrutta le sue competenze di italianista, polonista e traduttrice in alcuni saggi su televisione e cinema, anche nell’ottica dei rapporti fra Roma e Varsavia (Miller-Klejsa e Woźniak</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2017).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche il “Bergamo Film Meeting” ha dedicato ai registi di nostra competenza diversi volumi, a volte meno approfonditi, ma non per questo trascurabili. Diversi i ritorni sul cinema cecoslovacco: il lirico František Vláčil (Fornara e Signorelli 1991), il surrealista Jan Švankmajer (Fornara et al. 1997), l’‘hollywoodiano’ Jan Svěrák (Fornara e Trovesi 2007), per finire con il recente libro di Signorelli (2017) dedicato a Forman. Solo due i russi che la kermesse bergamasca ha omaggiato, il meno noto Vadim Abdrašitov (Gaglianone et al. 2000) e il grande classico Andrej Tarkovskij (Frambrosi e Signorelli 2004).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il “Pesaro Film Festival” (negli anni Ottanta fondamentale per lo studio delle cinematografie dell’URSS) ha organizzato belle retrospettive sul cinema femminile russo, ma ha prodotto solo un volume, di impianto più generale, </hi><hi rend="italic">Cinema russo contemporaneo </hi><hi rend="CharOverride-1">(Spagnoletti 2010), con contributi di Vittorio Strada e Giulia Marcucci. Sempre di Spagnoletti (con la collaborazione di Michaela Böhmig) è la cura di un volume su un produttore calabrese attivo nella terra dei Soviet, Francesco Misiano</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Spagnoletti 1997).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Numerosi, ovviamente, i libri su e di Sergej Ejzenštejn, a volte curati da uno dei massimi esperti italiani, Pietro Montani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-009">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ne ricorderemo qui solo alcuni: </hi><hi rend="italic">Lezioni di regia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ejzenštejn 2000), </hi><hi rend="italic">Il montaggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ejzenštejn 2013), le più volte ripubblicate </hi><hi rend="italic">Memorie</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ejzenštejn 2021), i suoi libri su Walt Disney (Ejzenštejn 2004) e Charlie Chaplin (Ejzenštejn 2005). Il critico Aldo Grasso ha pubblicato un volumetto sul regista e teorico russo per la collana del Castoro (Grasso 1995), del 2009 (F. Pitassio 2009) è invece una buona collaborazione fra esperti di varia estrazione, quali Vittorio Strada, Maria Ferretti, Raffaella Faggionato e Andrea Lena Corritore. Proprio quest’ultimo torna più volte sul maestro della </hi><hi rend="italic">Corazzata Potёmkin</hi><hi rend="CharOverride-1">, provando anche a dare un quadro riassuntivo delle numerose pubblicazioni in merito (Lena Corritore 2012-2013), per poi occuparsi proficuamente anche di ulteriori argomenti cinematografici (Lena Corritore 2005, 2020). Sull’altro maestro dell’avanguardia, Dziga Vertov, sempre Montani è tornato un paio di volte, con la monografia per il Castoro (Montani 2013), ma anche curando </hi><hi rend="italic">L’occhio della rivoluzione. Scritti dal 1922 al 1942 </hi><hi rend="CharOverride-1">(Vertov 2011).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul già menzionato Tarkovskij gli studiosi italiani sono tornati più volte, con saggi sparsi o con voluminose analisi specialistiche: fra i meno recenti c’è il compatto volumetto del Castoro (Masoni e Vecchi 1997), pregevole è </hi><hi rend="italic">Il cinema di Tarkovskij e la tradizione russa</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Salvestroni 2005), che ricostruisce ispirazioni letterarie, religiose e antropologiche dell’autore dell’</hi><hi rend="italic">Infanzia di Ivan</hi><hi rend="CharOverride-1">, mentre più tecnico e focalizzato sulle sceneggiature è il corposo lavoro di un docente di cinema, Nardin (2002). Ma è un altro critico non slavista, Fabrizio Borin, ad essersi specializzato sul regista: suo </hi><hi rend="italic">L’arte allo specchio. Il cinema di Andrej Tarkovskij</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Borin 2015), sua la cura di </hi><hi rend="italic">Tarkovskiana. Vol. 1: Arti cinema e oggetti nel mondo poetico di Andrej Tarkovskij</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Borin 2012), mentre lo accompagna il giovane slavista Davide Giurlando in </hi><hi rend="italic">Remembering Andrej Tarkovskij: un poeta del sogno e dell’immagine</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Borin e Giurlando 2014). Le riflessioni autobiografiche dello stesso regista, </hi><hi rend="italic">Scolpire il tempo. Riflessioni sul cinema</hi><hi rend="CharOverride-1">, hanno visto diverse riedizioni (Tarkovskij 1995), sono stati tradotti i suoi </hi><hi rend="italic">Racconti cinematografici </hi><hi rend="CharOverride-1">(Tarkovskij 1994) e più di recente ha visto la luce l’edizione italiana di </hi><hi rend="italic">Martirologio. Diario 1970-1986</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Tarkovskij 2014). Per quanto riguarda altri classici che hanno le proprie radici nel periodo sovietico ricorderemo Sergej Paradžanov (Picchi 1994) e i fratelli Andrej Končalovskij e Nikita Michalkov. Sul primo si segnalano Vigni (1995) e Causo e Gaglianone (2003), oltre alla recente traduzione dell’autobiografia (Končalovskij 2019), mentre il regista de </hi><hi rend="italic">Il sole ingannatore</hi><hi rend="CharOverride-1"> non sembra aver riscosso molto successo fra gli studiosi italiani, nonostante il suo ingombrante protagonismo: Maraldi (1995) e </hi><hi rend="CharOverride-1">Strada</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1999) sono fra i pochi che gli hanno dedicato volumi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quello che molti considerano il più grande autore russo vivente, Aleksandr Sokurov, ha prevedibilmente ispirato diverse analisi, di valore generalmente molto buono: la retrospettiva completa della sua opera al “Torino Film Festival” è stata accompagnata da un volume dalla grafica affascinante e composita, </hi><hi rend="italic">Eclissi di cinema</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Francia di Celle</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-008">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> et al. 2003), arricchito da numerose interviste non scontate (fra i tanti ricordiamo Nick Cave); piuttosto originale è </hi><hi rend="italic">Osservare l’incanto. Il cinema e l’arte di Aleksandr Sokurov</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Brotto 2009), nello stesso anno è uscito anche </hi><hi rend="italic">Nel centro dell’oceano </hi><hi rend="CharOverride-1">(Sokurov 2009), volume autobiografico che comprende diari di lavoro, appunti e racconti brevi, mentre tre anni dopo ha visto la luce </hi><hi rend="italic">I corpi del potere. Il cinema di Aleksandr Sokurov</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Pezzella e Tricomi 2012). Anche l’estensore di queste righe ha scritto alcuni saggi sull’autore della tetralogia del Potere (Tria 2012).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come si può notare, nei volumi finora citati la parte del leone la fanno dei non slavisti, che si sono occupati comprensibilmente più dello specifico linguaggio cinematografico che di articolati inquadramenti storici all’interno delle culture slave di appartenenza. Diverso è il discorso per numeri speciali di pubblicazioni slavistiche dedicate al cinema slavo, come per esempio “</hi><hi rend="italic">La caccia alle farfalle”. Crisi e rinascita delle cinematografie dei paesi slavi (1989-2009)</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Diddi e F. Pitassio 2010), in cui si fa il punto della situazione sulle cinematografie post-comuniste, o per riviste come </hi><hi rend="italic">Cineforum</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic">Cabiria – Studi di cinema</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove anche l’autore di questo saggio ha scritto spesso su registi russi (Michalkov, Končalovskij, Ėlem Klimov, Aleksej German jr., Ivan Tverdovskij) o su temi più generali (Černobyl’, il Majdan)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-007">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda le riflessioni teoriche, Damiano Rebecchini ha curato gli scritti sul cinema di Šklovskij (2009), mentre la traduzione e cura del fondamentale</hi><hi rend="italic"> Dialogo con lo schermo</hi><hi rend="CharOverride-1"> è di Silvia Burini e Alessandro Niero (Lotman e Tsivian 2001), che, grazie al loro lavoro, hanno reso nota al pubblico italiano la pionieristica collaborazione fra il semiotico fondatore della scuola di Tartu e lo studioso di cinema Jurij Civ’jan, che di quella scuola fu allievo. Sempre di Jurij Lotman Burini ha dato alle stampe </hi><hi rend="italic">Il girotondo delle muse </hi><hi rend="CharOverride-1">(Lotman 1998), che ovviamente non si limita alla settima arte ma la comprende appunto nel girotondo del titolo, mentre fra le edizioni più recenti segnaliamo</hi><hi rend="italic"> Semiotica del cinema e lineamenti di cine-estetica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Lotman 2020).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Concludendo questa prima sezione, fa piacere poter citare il lavoro di alcuni slavisti più giovani che negli ultimi anni hanno contributo alla parziale ricomposizione di quella frattura fra gli studi cinematografici e la nostra disciplina, che, come si rilevava, qualche decennio fa era piuttosto netta. Giulia Marcucci ha dedicato diversi saggi alle </hi><hi rend="italic">ėkranizacii</hi><hi rend="CharOverride-1"> dai testi čechoviani, pubblicando poi l’agile e interessante </hi><hi rend="italic">Lo scrittore bifronte, Anton Čechov tra letteratura e cinema (09-73)</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Marcucci 2011); Claudia Olivieri ha al suo attivo il piacevole e attuale </hi><hi rend="italic">Cinema russo da oggi a ieri</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Olivieri 2015), in cui studia le collaborazioni cinematografiche di Sorokin e la recente tendenza del cinema russo ai remake, e vari saggi sui rapporti cinematografici fra Italia e URSS (Olivieri 2020), alla luce dei quali appare naturale la sua curatela, condivisa con Olga Strada, di un ottimo volume sulle varie interconnessioni fra mondi filmici russo e italiano, </hi><hi rend="italic">Italia-Russia. Un secolo di cinema </hi><hi rend="CharOverride-1">(Strada e Olivieri 2020), cui hanno partecipato Bianca Sulpasso, Laura Piccolo, Giuseppina Larocca, Giulia Marcucci, Andrej Shishkin, Massimo Tria e le stesse curatrici.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sugli adattamenti filmici tratti dalle opere di Gogol’ hanno scritto Cinzia De Lotto (2003), Andrea Franco (2013) e Rita Giuliani (2014). Di cinema dell’emigrazione fra le due guerre si sono occupate, fra gli altri, Agnese Accattoli e Bianca Sulpasso, all’interno della serie “Archivio russo-italiano: Russi in Italia”.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Molto produttivo è l’approccio di uno storico dell’Europa orientale con buoni studi di slavistica, Stefano Pisu, che ha pubblicato diversi volumi che studiano l’URSS, il cinema staliniano e post-staliniano sotto l’ottica della diplomazia festivaliera, ossia del ruolo che kermesse come quelle di Venezia, Cannes o Mosca hanno svolto come piattaforme utili a bypassare le difficoltà di dialogo fra artisti dei due blocchi, capitalista e socialista. Ricorderemo almeno </hi><hi rend="italic">Stalin a Venezia. L’Urss alla Mostra del cinema fra diplomazia culturale e scontro ideologico (1932-1953)</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Pisu 2013) e</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">La cortina di celluloide. Il cinema italo-sovietico nella Guerra fredda</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Pisu 2019).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per l’area ceca la figura fondamentale è quella di Francesco Pitassio, storico del cinema che attinge con sicurezza a fonti in originale, e ha studiato con grande cura diversi periodi e personaggi di quel Paese. Accanto alla sua meritoria opera di mappatura enciclopedica, ci piace ricordare una delle sue prime monografie sui multiformi scenari culturali di riferimento della cinematografia cecoslovacca (F. Pitassio 2002), e il suo apporto all’importante pubblicazione collettanea </hi><hi rend="italic">Storia del cinema mondiale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (F. Pitassio 2000)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-006">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Anche chi scrive ha cercato di dare un contributo allo studio dei classici della </hi><hi rend="italic">nová vlna</hi><hi rend="CharOverride-1"> o di eventi storici cecoslovacchi filtrati attraverso la macchina da presa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-005">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da quanto ci risulta, molto scarso è, purtroppo, il materiale concernente le repubbliche ex-jugoslave: al controverso Emir Kusturica Giorgio Bertellini ha dedicato prima un esile libretto nel 1996, poi un contributo più strutturato (Bertellini 2010)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-004">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, mentre l’autobiografia dell’autore sarajevese è uscita un paio di volte (Kusturica 2013). Ricordiamo, infine, </hi><hi rend="italic">La meticcia di fuoco. Oltre il continente Balcani</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Grmek Germani 2000), catalogo dell’omonima, originalissima rassegna sponsorizzata dalla Biennale di Venezia, all’interno del quale vengono indagati alcuni aspetti meno noti delle varie cinematografie della penisola meridionale.</hi></p></div><div><head><hi>2. Pittura e dintorni</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Passando alle arti figurative, ricordiamo nuovamente che è impossibile perseguire con queste nostre pagine l’ideale di una ipotetica esaustività, motivo per cui cercheremo di evidenziare anche in questo caso studiosi e tendenze che ci sono apparsi come più significativi. Del 1998 è </hi><hi rend="italic">Il mondo e il sovramondo dell’icona</hi><hi rend="CharOverride-1">, volume collettaneo curato da Sante Graciotti, in cui si affrontano aspetti storici, estetici, più specificamente teologici e, ancora, riferimenti letterari ispirati dal mondo delle icone su un arco temporale di diversi secoli (Graciotti 1998). Su questo tema non si può non citare la complessa figura di Pavel Florenskij, sulla cui eredità in questi trent’anni sono usciti molti testi. Evidenzieremo quelli legati alla scrittura di icone e alla riflessione estetica del pensatore: nel 1995 escono </hi><hi rend="italic">P. A. Florenskij i kul’tura ego vremeni</hi><hi rend="CharOverride-1">, atti di un convegno bergamasco (Hagemeister e Kauchtschischwili 1995) e </hi><hi rend="italic">Lo spazio e il tempo nell’arte</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Florenskij</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1995), in cui Nicoletta Misler cura la prima traduzione in una lingua occidentale dell’importante trattato sull’analisi della spazialità e del tempo nelle opere di arte figurativa. La stessa studiosa cura </hi><hi rend="italic">Stratificazioni: scritti sull’arte e la tecnica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Florenskij</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2008b) e dello stesso anno è la preziosa edizione di </hi><hi rend="italic">Iconostasi. Saggio sull’icona</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Florenskij</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2008a), frutto del lavoro di Giuseppina Giuliano. Hanno visto diverse riedizioni</hi><hi rend="italic"> La prospettiva rovesciata</hi><hi rend="CharOverride-1">, di cui la più recente è ad opera di Adriano Dell’Asta (Florenskij</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2020), e anche il fondamentale</hi><hi rend="italic"> Le porte regali. Saggio sull’icona</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Florenskij</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Durante il trentennio da noi analizzato è stata particolarmente attiva Michaela Böhmig, che ha dedicato dei saggi ai pittori emigrati a Berlino, a Nikolaj Rerich, al surrealista Pavel Čeliščev, a Marija Baškirceva (rispettivamente Böhmig 2005, 2009, 2013, 2018), e soprattutto, a più riprese, alla più nota opera di Karl Brjullov, </hi><hi rend="italic">Poslednij den’ Pompei</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Böhmig 2000), studiata nell’ottica del suo dialogo con i testi letterari. Del pittore romantico</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Orest Kiprenskij</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">ha scritto Paola Buoncristiano (2019), mentre di altri importanti artisti ottocenteschi, anch’essi ispirati da o ispiratori della pagina scritta, si è occupata Caterina</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Graziadei (2007). Alcune studiose hanno indagato il mondo di Kazimir Malevič fra pittura, teoria e scrittura (Caprioglio 2010). Sempre di Brjullov, ma anche di Gogol’ disegnatore, ha scritto Rita Giuliani (2012, 2011a). Sui</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">disegni degli scrittori russi, sul realismo pittorico in Russia o ancora sulle ispirazioni figurative in Dostoevskij si registrano interessanti interventi di Antonella d’Amelia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-003">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (2000, 2006, 2007), a conferma di quanto siano state fruttuose le riflessioni sulle interconnessioni fra immagini e testi dei maestri russi. Sull’Art Nouveau in ambito russo (“Modern”) è tornato più volte Ugo Persi, soprattutto con il fondamentale Persi 2007, in cui analizza nel dettaglio il vasto dialogo tra letteratura e iconografia di quella corrente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di icone d’area ucraina si è occupata in saggi brevi ma combattivi Ksenija Konstantynenko (2007, 2019), mentre sulla già citata pittrice e scultrice Marija Baškirceva, nata in territorio ucraino ma formatasi in Europa occidentale, è stato organizzato un Convegno all’Orientale di Napoli, cui sono seguiti gli atti in tre lingue: oltre al volume italiano (Di Leo e Gironi Carnevale 2018) è uscita anche la versione russa, curata da Emilio Mari e Olga Trukhanova, che hanno poi contribuito anche alla cura di </hi><hi rend="italic">(S)confinamenti. Rapporti fra letteratura e arti figurative in area slava</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Dammiano et al.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2018), a conferma dell’esistenza di un gruppo di studiosi affiatati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non si può passare sotto silenzio lo CSAR, “Centro Studi sulle Arti della Russia”, diretto a Venezia da Silvia Burini, promotore di numerose attività convegnistiche, espositive ed editoriali. Fra i cataloghi delle mostre organizzate in laguna (con testi della direttrice spesso affiancati da quelli del vicedirettore Giuseppe Barbieri o del più giovane collaboratore Matteo Bertelé) e le pubblicazioni della collana “Prospettiva rovesciata” rileviamo volumi dedicati a figure famose, </hi><hi rend="italic">La Rivoluzione russa. L’arte da Djagilev all’astrattismo, 1898-1922</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Barbieri e Burini 2017b), o </hi><hi rend="italic">Kandinskij, il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Burini e Masoero 2017), ma anche ricognizioni su autori meno prevedibili, come </hi><hi rend="italic">Sogno e Realtà. Viktor Popkov</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">(1932-1974) </hi><hi rend="CharOverride-1">(Barbieri et al. 2014), </hi><hi rend="italic">C’era una volta la Russia. Lo sguardo di Ivan Glazunov </hi><hi rend="CharOverride-1">(Barbieri e Burini 2014), o l’attenzione riservata a Bruskin, artista russo-americano che lavora sulla mitologia sociale del periodo sovietico: </hi><hi rend="italic">Grisha Bruskin. Icone sovietiche </hi><hi rend="CharOverride-1">(Barbieri e Burini 2017a).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non possiamo mappare l’attività espositiva di tutto un trentennio ma a titolo d’esempio ricorderemo i cataloghi delle mostre organizzate al Palazzo Strozzi di Firenze, come </hi><hi rend="italic">L’avanguardia russa, la Siberia e l’Oriente</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Bowlt et al. 2013), al Palazzo Ducale di Genova, </hi><hi rend="italic">Kandinsky, Vrubel’, Jawlensky e gli artisti russi a Genova e nelle Riviere</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ragazzi 2001), al Palazzo Reale di Milano, </hi><hi rend="italic">Divine e Avanguardie. Le donne nell’arte russa</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="CharOverride-1">Petrova</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="CharOverride-1">Kiblitsky</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2020), al MAMbo di Bologna, </hi><hi rend="italic">Revolutija. Da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="CharOverride-1">Petrova</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="CharOverride-1">Kiblitsky</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2018), per finire con Rovereto, </hi><hi rend="italic">El Lissitzky. L’esperienza della totalità</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Rubio 2014), e il MAN di Nuoro, dove è stata installata la mostra dedicata alle coppie Gončarova-Larionov, Popova-Vesnin, Rodčenko-Stepanova, </hi><hi rend="italic">Amore e rivoluzione. Coppie di artisti dell’avanguardia russa </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="CharOverride-1">Eipeldauer</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="CharOverride-1">Giusti</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2017).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per l’arte ceca ricorderemo </hi><hi rend="italic">Jan Švankmajer ed Eva Švankmajerová – Memoria dell’animazione. Animazione della memoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Dierna 2003), catalogo della mostra parmense sulla coppia surrealista praghese, o ancora </hi><hi rend="italic">Karel Teige. Luoghi e pensieri del moderno (1900-1951)</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Castagnara Codeluppi 1996) sulla multiforme attività del teorico dell’avanguardia cecoslovacca. Per l’ambito polacco citeremo almeno</hi><hi rend="italic"> Pensare per immagini. Stanisław Wyspiański drammaturgo e pittore </hi><hi rend="CharOverride-1">(Ceccherelli et al. 2008) e la “Biblioteca di Cultura Polacca” della Mimesis.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al confine con la pittura, sua variante popolare o anonima, c’è il </hi><hi rend="italic">lubok</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-002">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> studiato da Maria Chiara Pesenti: fra gli altri, ricordiamo </hi><hi rend="italic">Narrare per immagini. La stampa popolare nella cultura russa del Settecento</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Pesenti 2002). Di stampe ed illustrazioni usate come accompagnamento di testi letterari si è occupato con costanza Roberto Messina, con </hi><hi rend="italic">Odore di Russia: Le illustrazioni di A.A. Agin e P.M. Boklevskij a “Le anime morte” di N. Gogol’</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Messina 2003), o </hi><hi rend="italic">I classici russi illustrati nelle stampe popolari: Puškin, Krylov, Lermontov, Nekrasov </hi><hi rend="CharOverride-1">(Messina 2011). Si sono occupati di questo specifico genere anche Mario Alessandro Curletto ed Elena Buvina, con un volume sostanzioso che ne traccia una breve storia e ne evidenzia alcune tipologie (Buvina e Curletto 2015).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per comodità inseriremo qui anche l’arte scenografica, sebbene essa non si limiti al solo aspetto pittorico: dello </hi><hi rend="CharOverride-1">scenografo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">pittore</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="CharOverride-1">disegnatore</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">russo</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">naturalizzato</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">italiano</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nikolaj Benua/Nicola Benois</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">si è occupata a più riprese Patrizia Deotto (2015), così come di altri artisti attivi alla Scala. Difficilmente catalogabile è anche lo scrittore e storico dell’arte Pavel Muratov, sul quale ci piace ricordare, di nuovo, almeno uno dei saggi della Deotto (2011) e i due volumi delle sue </hi><hi rend="italic">Immagini dell’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> curati da Rita Giuliani (Muratov 2019-2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ambiti trasversali che registrano importanti scambi di modelli culturali sono poi il collezionismo e l’investimento imprenditoriale sull’arte, che hanno conosciuto esponenti di spicco anche nella cultura russa. Citeremo qui la famiglia Demidov/Demidoff, insigni mecenati e collezionisti del XIX secolo, che hanno rappresentato uno snodo significativo nel panorama di scambi fra Russia e Italia (Toscana in particolare). Ad essi ha dedicato fruttuosa fatica Lucia Tonini, con numerosi volumi e saggi (fra i tanti: Tonini 1996 e 2013), ma la studiosa ha analizzato anche altri aspetti dell’arte figurativa e plastica russa in connessione con il nostro Paese (pittori russi a Capri, Rinascimento, Baškirceva).</hi></p></div><div><head><hi>3. Architettura e scultura</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Meno numerosi e vari sono i contributi che riguardano le arti plastiche, ma piuttosto frequenti sono i ritorni su Giacomo Quarenghi, già a partire dal 1995, quando escono gli atti di un convegno bergamasco (Burini 1995), con saggi degli slavisti Kauchtschischwili, Persi, Piretto, Casari. In diversi volumi sull’architetto italiano attivo a Pietroburgo e a Mosca troviamo fra i curatori il nome di Maria Chiara Pesenti: si vedano </hi><hi rend="italic">Les liaisons fructueuses. Culture a confronto nell’epoca di Giacomo Quarenghi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Pesenti et al.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2009), ma anche un più leggero </hi><hi rend="italic">A tavola con Giacomo Quarenghi: una passeggiata tra gli aspetti legati al cibo in Russia attraverso la creatività del grande architetto bergamasco degli Zar</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Angelini et al.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2015), e diversi altri articoli della studiosa per la rivista </hi><hi rend="italic">Bergomum</hi><hi rend="CharOverride-1">, a prevedibile conferma di uno spiccato interesse della città orobica per l’architetto. La storica dell’arte Anna Maria Matteucci ha lavorato su Quarenghi ma anche sulla fortuna della cultura artistica bolognese in Russia, e di particolare rilevanza sono gli studi di Vanni Zanella, molti dei quali dedicati agli scritti dell’architetto bergamasco. Diverse sono state le mostre e le pubblicazioni in occasione del duecentesimo anniversario dalla sua morte (1817), tra le quali la catalogazione di importanti collezioni di disegni quarenghiani (Accademia di Carrara e Gallerie dell’Accademia di Venezia).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Importante è il volume dello storico dell’architettura Gianni Mezzanotte (2004) </hi><hi rend="italic">Le voci di San Pietroburgo. L’architettura del saper fare neoclassico per gli zar</hi><hi rend="CharOverride-1">, mentre in due volumi di gran pregio pubblicati dall’Accademia di architettura di Mendrisio (Tedeschi e Navone 2004) troviamo contributi dei nostri colleghi Persi, Casari, Federica Rossi e ancora Pesenti, nonché di storici dell’arte e dell’architettura come Anna Maria Matteucci e Michelangelo Lupo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La già citata Federica Rossi (storica dell’architettura e slavista) si è occupata con pregevoli volumi, come </hi><hi rend="italic">Palladio in Russia. Nikolaj L’vov architetto e intellettuale russo al tramonto dei Lumi</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Rossi 2010), di un ‘palladiano di Russia’, ma anche di altri temi, come le influenze e la recezione di Piranesi nelle terre russe (Rossi 2004), l’analisi del patrimonio architettonico moscovita (Rossi et al. 2019) o ancora il Mausoleo di Lenin (Rossi 2017). La studiosa ha contribuito anche al pregevolissimo </hi><hi rend="italic">Mille anni di architettura italiana in Russia </hi><hi rend="CharOverride-1">(Švidkovskij et al.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2013), in cui si approfondiscono alcuni aspetti dell’opera di architetti italiani nelle terre russe, dal medioevo fino al periodo sovietico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ad un altro erede del palladianesimo che visse anche a Roma, Andrej Beloborodov, sono stati dedicati alcuni articoli da Shishkin</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(2005) e da Giuseppina Giuliano (2015), all’interno dei volumi dell’importante progetto </hi><hi rend="italic">Archivio russo-italiano</hi><hi rend="CharOverride-1">. Su scultori e architetti legati in diversi modi a Roma e alla sua immagine si concentra anche Rita Giuliani (2011b, 2011c).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul meno noto, ma talentuoso architetto avanguardista Ivan Leonidov sono usciti almeno due volumi (De Magistris e Korob’ina 2009; Lanini 2021). Un altro filone di studi importante riguarda la trattatistica architettonica e il lessico dei beni culturali, all’interno di un progetto dell’Università di Firenze guidato da Giovanna Siedina e Marcello Garzaniti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra architettura e scultura si muove </hi><hi rend="italic">Memorie di pietra. I monumenti delle dittature </hi><hi rend="CharOverride-1">(Piretto 2014), che studia l’impatto, le funzioni politiche e la performatività di complessi monumentali situati in vari paesi slavi, con contributi di slavisti e non.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al di fuori dell’ambito russo ricordiamo Sante Graciotti, che ha co-curato</hi><hi rend="italic"> L’architetto Gian Maria Bernardoni SJ tra l’Italia e le terre dell’Europa Centro-orientale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Graciotti e Kowalczyk 1999), su un artista attivo in Polonia e nel Granducato di Lituania, e Armando Pitassio, che ha pubblicato un paio di saggi sul lavoro di alcuni architetti in Bulgaria (A. Pitassio 2009a, 2009b).</hi></p></div><div><head><hi>4. Musica, opera, balletto</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per le arti che prevedono un contributo musicale gli anni Novanta non sembrerebbero aver prodotto moltissimi materiali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-001">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Valerij</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Voskobojnikov nel 1994 cura la versione italiana di una invero attempata </hi><hi rend="italic">Biografia di Borodin </hi><hi rend="CharOverride-1">(Dianin 1994), poi stila un articolo su Puškin e la musica (Voskobojnikov 2001). Persi è autore di una preziosa monografia che ricostruisce varie connessioni fra spartito e letteratura, </hi><hi rend="italic">I suoni incrociati. Poeti e musicisti nella Russia romantica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Persi 1999). Nel 2008 escono gli Atti di un Convegno udinese su Dmitrij Šostakovič (Giaquinta 2008), e l’occasione è ghiotta per affrontare da diversi punti di vista l’opera del compositore: si va dai confronti tipologici con altri musicisti alle questioni di politica culturale e recezione, senza tralasciare le ben note ispirazioni letterarie che spinsero il leningradese a comporre alcuni dei suoi capolavori. Gli Atti sono curati da Rosanna Giaquinta, che è tornata altrove su Šostakovič (Giaquinta</hi><hi rend="CharOverride-1" > 2003), ma ha scritto anche su </hi><hi rend="CharOverride-1">Stravinskij (Giaquinta</hi><hi rend="CharOverride-1" > 2014) </hi><hi rend="CharOverride-1">e su Tarkovskij, all’interno di un volume curato da un non slavista, ma non per questo meno interessante, </hi><hi rend="italic">Andrej Tarkovskij e la musica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Calabretto 2010). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra le studiose che hanno contribuito ad alcuni dei volumi summenzionati c’è Roberta</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">De Giorgi, che ha studiato in più occasioni il passaggio dalla </hi><hi rend="italic">Lady Macbeth del distretto di Mcensk</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Leskov a quella di Šostakovič, curando anche l’edizione del libretto per un allestimento alla Scala (De Giorgi 2007). Fra i testi più recenti si segnala un’antologia riassuntiva (Ranzi 2019) e un libro sicuramente originale per l’accostamento tematico, </hi><hi rend="italic">Šostakovič. Note sul calcio</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Curletto e Lupi 2018), mentre al musicologo che molto influì sulla sua formazione è dedicato Sollertinskij</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2016.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra i non slavisti, sul compositore della </hi><hi rend="italic">Sinfonia di Leningrado</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha scritto una delle sue numerosissime monografie Piero Rattalino (2013), anche autore di opere su Prokof’ev (Rattalino 2003) e Rachmaninov (Rattalino 2006b), mentre, in ambito polacco, egli è tornato diverse volte su Chopin (Rattalino 2011), ma ha illustrato anche la vita di un’originale figura di pianista e statista, Ignacy Jan Paderewski (Rattalino 2006a). Questi volumi sono usciti per la casa editrice Zecchini, forse a volte non impeccabile per la cura editoriale, ma che ha comunque arricchito il panorama sulla musica nei paesi slavi (cfr., per esempio, l’interessante Ciammarughi 2018, in cui troviamo i ritratti di molte figure a diverso titolo perseguitate dal regime sovietico).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Piuttosto continuo e cospicuo è lo studio portato avanti da Anna Giust, che mette a frutto la sua formazione da musicologa per offrire importanti contributi sugli inizi dell’opera russa, come in </hi><hi rend="italic">Cercando l’opera russa. La formazione di una coscienza nazionale nel teatro musicale del Settecento</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Giust 2014), e sull’attività del compositore italo-russo Catterino Cavos, sul quale ha scritto diversi saggi e il volume</hi><hi rend="italic"> Ivan Susanin di Catterino Cavos: un’opera russa prima dell’Opera russa</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Giust 2011). Fra i suoi molti articoli segnaliamo un’originale incursione nella tematica ebraica (Giust 2018). La studiosa si è anche occupata proficuamente di divulgazione di buon livello, contribuendo alla stesura di libretti per il grande pubblico su Rachmaninov e Čajkovskij. Ci sembra comunque che all’autore de </hi><hi rend="italic">Il lago dei cigni</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel nostro Paese non sia stato dedicato un adeguato </hi><hi rend="italic">corpus</hi><hi rend="CharOverride-1"> di studi scientifici. Fanno eccezione di nuovo la specialista di cui sopra, con un dettagliato saggio che analizza il suo </hi><hi rend="italic">Onegin</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Giust 2021), o ancora Ottomano (2018), sull’ouverture </hi><hi rend="italic">Romeo e Giulietta</hi><hi rend="CharOverride-1">, e Nicastro (1995).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Abbiamo citato Cavos: alla sua collaborazione con Aleksandr Šachovskoj e agli inizi del teatro musicale in Russia ha dedicato il suo </hi><hi rend="italic">L’unione tra le muse. Musica e teatro in Russia nel primo trentennio del XIX secolo </hi><hi rend="CharOverride-1">Giuseppina Giuliano (2013), cui dobbiamo pagine particolarmente interessanti sull’uso dell’ucraino nei testi di Šachovskoj.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Stefano Garzonio si è cimentato più volte nell’analisi e contestualizzazione di melodrammi, libretti, chansons (Garzonio 2010b), con saggi che ricostruiscono la fitta rete di rapporti fra ambienti italiani e russi (ricordiamo Paisiello o Da Ponte, in Garzonio 2007 e 2011), o alcuni aspetti meno noti del mondo musicale di corte (Jakov Knjažnin o i libretti di Caterina la Grande, in Garzonio 2010a</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e 1999). Stefano Aloe si è occupato con brevi ma lucidi testi di jazz e rock sovietico, oltre che di Vysockij (Aloe 2006, 2013, 2019), sulla cui recezione in Italia si possono leggere anche Grassi 2007 e Bianchi 2014, mentre in Salmon 2000 vengono indagati i criteri per la sua traduzione. Ma sono Buvina e Curletto (2009)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-000">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> a dare il contributo più articolato sul </hi><hi rend="italic">bard</hi><hi rend="CharOverride-1">, con la corposa e documentata ricostruzione biografica de </hi><hi rend="italic">L’anima di una cattiva compagnia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Al rock sovietico e russo hanno dedicato alcuni articoli anche Sergio Mazzanti (2011), fra i primi in Italia, e più recentemente Martina Napolitano (2021). Di </hi><hi rend="italic">bardy</hi><hi rend="CharOverride-1">, oltre che di </hi><hi rend="italic">magnitizdat</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di ‘dissenso cantato’, si è occupata Giulia De Florio (2019, 2020), in particolare con un volume su Bulat</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Okudžava</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(De Florio 2018), che rievoca il Premio Tenco consegnato al cantautore nel 1985 (sull’autore del </hi><hi rend="italic">Soldatino di carta </hi><hi rend="CharOverride-1">si veda anche Bellezza 2005).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quel che concerne i rapporti musicali italo-russi, molto corposo e vario è </hi><hi rend="italic">Italia-Russia: quattro secoli di musica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (De Michiel e Vlasova 2017). I contributi sono in gran parte di autori russi, ma, oltre alla già citata Giust, vi hanno partecipato nostri musicologi come Luigi Bellingardi o compositori come Luigi Verdi, autore anche di due libri su</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Skrjabin (Verdi 1996, 2010). Sempre riguardo all’autore del </hi><hi rend="italic">Poema dell’estasi</hi><hi rend="CharOverride-1"> segnaliamo la traduzione dei suoi </hi><hi rend="italic">Appunti e riflessioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Skrjabin 1992). Degni di citazione sono poi </hi><hi rend="italic">Schönberg e Stravinsky, Storia di un’impossibile amicizia</hi><hi rend="CharOverride-1">, del musicologo Enzo Restagno (2014), e la riedizione del pionieristico volume del 1926, </hi><hi rend="italic">Strawinski</hi><hi rend="CharOverride-1">, del compositore Alfredo Casella (2016).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">balletto</hi><hi rend="italic"> Petruška</hi><hi rend="CharOverride-1"> è tornato a più riprese Roberto Messina (2008), con una serie di articoli che indagano vari aspetti dell’opera musicata da Stravinskij, usciti nella rivista </hi><hi rend="italic">Slavia</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal 2008 al 2010, e sua è anche la cura del catalogo di una mostra su Vaclav Nižinskij (Messina 1998). Laura Piccolo nel 2009 pubblicava </hi><hi rend="italic">Ileana Leonidoff: lo schermo e la danza</hi><hi rend="CharOverride-1">, dedicato alla </hi><hi rend="CharOverride-1">danzatrice</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="CharOverride-1">coreografa</hi><hi rend="CharOverride-1"> (oltre che </hi><hi rend="CharOverride-1">attrice</hi><hi rend="CharOverride-1">) Elena Pisarevskaja, italiana d’adozione e figura nevralgica per la comprensione della recezione dei Ballets Russes di Djagilev nel Belpaese (Piccolo 2009a), e la stessa studiosa tornava in quello stesso periodo su ballo e arti performative con altri saggi minori (Piccolo 2009b). Michaela Böhmig si è occupata a più riprese di Marius Petipa (Böhmig 2019) e ha dedicato un’approfondita monografia all’esperienza russa di Isadora Duncan (Böhmig 2016), ricostruendo dunque con cura i rapporti di questi danzatori con il contesto russo. Della stessa studiosa si registrano anche alcuni articoli su </hi><hi rend="italic">La vittoria sul sole </hi><hi rend="CharOverride-1">di Aleksej Kručёnych (Böhmig 2014). Ricordiamo, infine, </hi><hi rend="italic">Sergej Djagilev. I ballets russes (1909-1929) cent’anni dopo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Rizzi e Veroli 2012) e due importanti contributi di Nicoletta Misler, che in un lungo arco temporale ha continuato ad occuparsi dell’arte del movimento in Russia</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Misler 1999, 2018).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A coronamento di questa lunga rassegna citeremo il grande lavoro di Gian Piero Piretto, che è stato in Italia un pioniere di </hi><hi rend="italic">Cultural</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">Visual Studies</hi><hi rend="CharOverride-1"> applicati al contesto sovietico. L’iconografia, la quotidianità, la psicologia e i </hi><hi rend="italic">realia</hi><hi rend="CharOverride-1"> della sesta parte del mondo sono stati da lui studiati con continuità in una serie di pubblicazioni, necessariamente e funzionalmente arricchite da un accompagnamento grafico e da numerosi riferimenti alle varie arti, fra le quali citeremo solo le più note: </hi><hi rend="italic">Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Piretto 2001), </hi><hi rend="italic">Gli occhi di Stalin. La cultura visuale sovietica nell’era staliniana</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Piretto 2010), e l’ultimo </hi><hi rend="italic">Quando c’era l’URSS. 70 anni di storia culturale sovietica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Piretto 2018).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In chiusura, data l’impossibilità di proporre conclusioni articolate e scientificamente fondate su ciascuno dei campi tematici affrontati nel saggio, ci limiteremo ad evidenziare la ricchezza e varietà dei contributi che gli studiosi attivi in Italia hanno apportato all’analisi delle varie discipline artistiche legate ai paesi slavi, distinguendosi in molti casi con ottimi lavori, e capaci di illuminare anche aspetti meno scontati della produzione artistica delle culture di nostra competenza. L’auspicio è che nel prossimo inventario che i futuri colleghi faranno fra alcuni decenni ci sia spazio per un’analisi specifica di ognuna delle serie artistiche che qui abbiamo dovuto racchiudere in un unico testo.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Aloe, Stefano. 2006. “Il Tea-džaz di Leonid Utesov fra jazz e klezmer: la parabola incompiuta del soviet dream.” In </hi><hi rend="italic">Nei territori della slavistica. Percorsi e intersezioni. Scritti per Danilo Cavaion</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Cinzia De Lotto e Adalgisa Mingati, 3-18. Padova: Unipress.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Aloe, Stefano. 2013. “Vladimir Vysockij e il byt sovietico negli anni della stagnazione.” In </hi><hi rend="italic">Umorismo e satira nella letteratura russa. Testi, traduzioni, commenti. Omaggio a Sergio Pescatori</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Cinzia De Lotto e Adalgisa Mingati, 226-33. Trento: Università degli Studi di Trento.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Aloe, Stefano. 2019.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">“Incise sulle ossa del socialismo reale: dalla bardovskaja pesnja al rock sovietico.” </hi><hi rend="italic">Europa Orientalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> 38: 173-88.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Angelini, Piervaleriano, Rosanna Casari, e Maria Chiara Pesenti, a cura di. 2015.</hi><hi rend="italic"> A tavola con Giacomo Quarenghi: una passeggiata tra gli aspetti legati al cibo in Russia attraverso la creatività del grande architetto bergamasco degli Zar</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bergamo: Lubrina.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Badon, Silvia. 2012. </hi><hi rend="italic">Esperienze di cinema dalle ceneri della Jugoslavia. Bosnia Erzegovina</hi><hi rend="CharOverride-1">. Osimo: </hi><hi rend="CharOverride-1">Gabbiano Editoria e Comunicaz.</hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baldeschi, Juarès, e Paolo Vecchi, a cura di. 2021. </hi><hi rend="italic">Il coltello nell’anima. Il cinema di Roman Polanski</hi><hi rend="CharOverride-1">. San Miniato: La Conchiglia di Santiago.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Barbieri, Giuseppe, e Silvia Burini, a cura di. 2014</hi><hi rend="italic">. C’era una volta la Russia. Lo sguardo di Ivan Glazunov</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Crocetta del Montello: Terra Ferma.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Barbieri, Giuseppe, Silvia Burini, e Matteo Bertelé, a cura di. 2014. </hi><hi rend="italic">Sogno e Realtà. Viktor Popkov</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">(1932-1974)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Crocetta del Montello:</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Terra Ferma.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Barbieri, Giuseppe, e Silvia Burini, a cura di. 2017a. </hi><hi rend="italic">Grisha Bruskin. Icone sovietiche</hi><hi rend="CharOverride-1">. Treviso: Antiga.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Barbieri, Giuseppe, e Silvia Burini, a cura di. 2017b. </hi><hi rend="italic">La Rivoluzione russa. L’arte da Djagilev all’astrattismo, 1898-1922</hi><hi rend="CharOverride-1">. Treviso: Antiga.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bellezza, Simone. 2005. “Canzone e società sovietica negli anni del disgelo: Bulat Okudzava.” </hi><hi rend="italic">Passato e Presente</hi><hi rend="CharOverride-1"> 66: 133-54.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bertellini, Giorgio. 2010. </hi><hi rend="italic">Emir Kusturica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Il Castoro. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bianchi, Carlo. 2014. “Vladimir Vysotskij e le sue canzoni: note sulla ricezione italiana.” </hi><hi rend="italic">IASPM Journal</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2: 103-16.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Böhmig, Michaela. 1997. “La letteratura e le altre arti.” In </hi><hi rend="italic">Storia della civiltà letteraria russa</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Michele Colucci e Riccardo Picchio, 635-70. Torino: UTET.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Böhmig, Michaela. 2000. “Slovo i obraz, ili ‘Poslednij den’ Pompei’ v zerkale chudožestvennoj literatury.” </hi><hi rend="italic">Slavica Tergestina</hi><hi rend="CharOverride-1" > 8: 111-25.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Böhmig, Michaela. 2005. “Die Maler der russischen Kleinkunstbühnen im Berlin der 1920er Jahre.” In </hi><hi rend="italic">Russische Emigration im 20. Jahrhundert</hi><hi rend="CharOverride-1" >, hrsg. Frank Göbler, 73-100. München: Sagner.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Böhmig, Michaela. 2009. “Nikolaj Rerich, pittore, scrittore e studioso. L’Oriente come allegoria cosmica.” In </hi><hi rend="italic">Ponti magici. Buddhismo e letteratura occidentale</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giacomella Orofino e Francesco Sferra, 171-98. Napoli: Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, Centro di Studi sul Buddhismo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Böhmig, Michaela. 2013. “Chudožnik Pavel Fedorovič Čeliščev (1898-1957): ot ‘stilja rjus’ k sjurrealizmu i abstrakcionizmu.” In </hi><hi rend="italic">Ruska dijaspora i slovenski svet. Zbornik radova</hi><hi rend="CharOverride-1">, ur. Petar Bunjak, 453-63.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Beograd: Slavističko društvo Srbije.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Böhmig, Michaela. 2014. “Viaggio poetico-scenografico nel mondo della quarta dimensione: il secondo atto dell’opera ‘La vittoria sul sole’ di A. Kručenych.” In </hi><hi rend="italic">Testo interartistico e processi di comunicazione. Letteratura, arte, tradizione comprensione</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Gloria Politi, 109-25. Lecce: Pensa MultiMedia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Böhmig, Michaela. 2016. </hi><hi rend="italic">La danza libera nel paese del balletto. Isadora Duncan in Russia (1903-1918)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: UniversItalia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Böhmig, Michaela. 2018. “Due viaggiatrici a Napoli: Marija Baškirceva e Nadežda Luchmanova.” In </hi><hi rend="italic">Marie Bashkirtseff. Viaggio sentimentale con vedute napoletane</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Donatella Di Leo e Elena Gironi Carnevale, 25-35. Roma: UniversItalia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Böhmig, Michaela. 2019. “L’esotismo occidentale-orientale di Marius Petipa.” In </hi><hi rend="italic">Marius Petipa. Lo Zar del balletto classico (1818-1910). Danza, musica, arte e società</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di Donatella Gavrilovich e Annamaria Corea, 65-79. Roma: UniversItalia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Borin, Fabrizio, a cura di. 2012. </hi><hi rend="italic">Tarkovskiana. Vol. 1: Arti cinema e oggetti nel mondo poetico di Andrej Tarkovskij</hi><hi rend="CharOverride-1">. Venezia: Libreria Editrice Cafoscarina.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Borin, Fabrizio. 2015. </hi><hi rend="italic">L’arte allo specchio. Il cinema di Andrej Tarkovskij</hi><hi rend="CharOverride-1">. Sesto San Giovanni: Jouvence.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Borin, Fabrizio, e Davide Giurlando, a cura di. 2014. </hi><hi rend="italic">Remembering Andrej Tarkovskij: un poeta del sogno e dell’immagine</hi><hi rend="CharOverride-1">. Venezia: Edizioni Ca’ Foscari.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bowlt, John</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">Nicoletta</hi><hi rend="CharOverride-1"> Misler, e </hi><hi rend="CharOverride-1">Evgenija Petrova, a cura di</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2013. </hi><hi rend="italic">L’avanguardia russa, la Siberia e l’Oriente</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Skira.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bragaglia, Cristina, Elisa Bussi, Cesare Giacobazzi, e</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Gabriella Imposti, a cura di. 2001. </hi><hi rend="italic">Lo specchio dei mondi impossibili. Il fantastico nella letteratura e nel cinema</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Aletheia. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brogi Bercoff, Giovanna, Dell’Agata Giuseppe, Marchesani Pietro, e Riccardo Picchio, a cura di. 1994. </hi><hi rend="italic">La slavistica in Italia. Cinquant’anni di studi (1940-1990)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brotto,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Denis. 2009. </hi><hi rend="italic">Osservare l’incanto. Il cinema e l’arte di Aleksandr Sokurov</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Fondazione Ente dello Spettacolo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brunetta,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Gian Piero, a cura di. 2000. </hi><hi rend="italic">Storia del cinema mondiale</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Volume terzo. L’Europa. Le cinematografie nazionali. Tomo secondo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Buoncristiano, Paola. 2019. “La morte di Orest Kiprenskij. Un documento inedito sull’eredità del pittore.” </hi><hi rend="italic">Russica Romana</hi><hi rend="CharOverride-1"> 26: 129-51.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Burini, Silvia, a cura di. 1995. </hi><hi rend="italic">Giacomo Quarenghi e il suo tempo</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Bergamo: Moretti &amp; Vitali.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Burini, Silvia, a cura di. 2019. </hi><hi rend="italic">Translations and Dialogues: The Reception of Russian Art Abroad</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">Salerno: Europa Orientalis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Burini, Silvia, e Ada Masoero, a cura di. 2017. </hi><hi rend="italic">Kandinskij, il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: 24 Ore Cultura.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Buvina, Elena, e Mario Alessandro Curletto. 2009. </hi><hi rend="italic">L’anima di una cattiva compagnia. Vita e imprese mirabolanti di Vladimir Vysockij</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: I libri di Emil.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Buvina, Elena, e Mario Alessandro Curletto. 2015. </hi><hi rend="italic">Il </hi><hi rend="CharOverride-1">lubok</hi><hi rend="italic">. Un’enciclopedia illustrata della vita popolare russa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: I libri di Emil.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Calabretto, Roberto, a cura di. 2010. </hi><hi rend="italic">Andrej Tarkovskij e la musica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Lucca: LIM.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caprioglio, Nadia. 2010. “Malevič suprematista della parola.” In Kazimir Malevič, </hi><hi rend="italic">Non si sa a chi appartenga il colore. 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Riflessi di celluloide sulla Rivoluzione di Velluto.”</hi><hi rend="italic"> Cineforum </hi><hi rend="CharOverride-1">589:</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">44</hi><hi rend="italic">-</hi><hi rend="CharOverride-1">55.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Turigliatto, Roberto, a cura di. 1994.</hi><hi rend="italic"> Nová vlna. Cinema cecoslovacco degli anni ’60</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Lindau.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vecchi, Paolo. 1999. </hi><hi rend="italic">Emir Kusturica</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">Roma</hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi><hi rend="CharOverride-1">Gremese</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vecchi, Paolo, a cura di. 2004. </hi><hi rend="italic">Jan Němec</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Lindau.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vecchi, Paolo, a cura di. 2005. </hi><hi rend="italic">Juraj Jakubisko</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Lindau.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Verdi, Luigi. 1996. </hi><hi rend="italic">Kandinskij e Skrjabin. Realtà e utopia nella Russia prerivoluzionaria</hi><hi rend="CharOverride-1">. Lucca: LIM.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Verdi, Luigi. 2010. </hi><hi rend="italic">Aleksandr Nikolaevič Skrjabin</hi><hi rend="CharOverride-1">. Palermo: L’epos.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vertov, Dziga. 2011. </hi><hi rend="italic">L’occhio della rivoluzione. Scritti dal 1922 al 1942</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vigni, Franco. 1995. </hi><hi rend="italic">Andrej Končalovskij</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Il Castoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Voskobojnikov, Valerij. 2001. “Puškin e la musica.”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Puškin europeo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Sante Graciotti, 231-45. Venezia: Marsilio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zanussi, Krzysztof. 2009. </hi><hi rend="italic">Tempo di morire. Ricordi, riflessioni, aneddoti</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano</hi><hi rend="CharOverride-1">: Spirali.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-012-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Agli sceneggiati e ai film tratti da Dostoevskij è dedicato Recalcati 2019.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-011-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il libro nasce nell’ambito di un altro spazio attento al cinema di nostra pertinenza, il “Festival del Cinema Europeo”, che a Lecce ha ospitato diversi autori russi, polacchi o dell’ex-Jugoslavia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-010-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fra gli altri volumi sul regista polacco ricorderemo almeno Rulli e De Bernardinis 1995.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-009-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Lo studioso coordina l’edizione italiana delle opere scelte dell’autore di </hi><hi rend="italic">Ottobre</hi><hi rend="CharOverride-1">, e di lui citeremo almeno anche </hi><hi rend="italic">I formalisti russi nel cinema</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Montani 2019).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-008-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Dello stesso autore si segnala un volumetto sull’interessantissimo Vitalij Kanevskij (Francia di Celle 2010). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-007-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla Rivoluzione della Dignità ucraina nei film si veda Tria 2017.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-006-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In Brunetta 2000 troviamo anche i profili storici di altre cinematografie slave, come quella sovietica, russa post-comunista, bulgara, jugoslava e polacca.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-005-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla Rivoluzione di velluto si veda Tria 2019. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-004-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sul regista di </hi><hi rend="italic">Underground</hi><hi rend="CharOverride-1"> segnaliamo anche Vecchi 1999, mentre più in generale al cinema bosniaco è dedicato Badon 2012.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-003-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La studiosa ha anche curato o co-curato diversi importanti volumi dedicati a varie serie artistiche, pubblicati nella collana di “Europa Orientalis” (d’Amelia e </hi><hi rend="CharOverride-1">Diddi </hi><hi rend="CharOverride-1">2009, d’Amelia 2011), fra le cui pubblicazioni più recenti ricordiamo anche Burini 2019.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-002-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	È stato pubblicato un paio di volte </hi><hi rend="italic">La Natura artistica delle stampe popolari russe</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Lotman 2009).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-001-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ovviamente parla anche di musica e dei grandi compositori russi il testo riassuntivo che Michaela Böhmig dedica alle varie arti all’interno della </hi><hi rend="italic">Storia della civiltà letteraria russa</hi><hi rend="CharOverride-1"> della UTET (Böhmig 1997).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10193_xml_2024_24_363-385.html#footnote-000-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Su Vysockij si veda anche Curletto 2013.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Massimo Tria, University of Cagliari, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">massimo.tria@unica.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-5786-6564</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Massimo Tria, <hi rend="italic">La slavistica e le arti ,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7.19</ref>, in Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, Stefano Garzonio (edited by), <hi rend="italic">Gli studi slavistici in Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica. Volume II</hi>, pp. -24, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0492-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0492-7</ref></p></div></div>
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