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        <title type="main" level="a">Introduzione</title>
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            <forename>Alberto</forename>
            <surname>Salarelli</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Scritti di biblioteconomia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0488-0</idno>) by </resp>
          <name>Luigi Balsamo, Alberto Salarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.03</idno>
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        <p>L'introduzione si sofferma sul ruolo di Luigi Balsamo come protagonista di primo piano della biblioteconomia militante tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta del Novecento, nei suoi diversi incarichi di direttore di biblioteche, di soprintendente bibliografico, di attivista dell’associazione professionale dei bibliotecari italiani; i suoi scritti di quegli anni contribuiscono a delineare le caratteristiche salienti di un periodo chiave nella storia delle biblioteche in Italia.</p>
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            <item>Luigi Balsamo</item>
            <item>Library science</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.03<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.03" /></p>
      <div><head>Introduzione</head><p rend="h1_author ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Alberto Salarelli</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non è un caso raro che il nome di uno studioso rimanga legato in modo quasi indissolubile, durante la sua vita e anche oltre, a un tema che lo ha reso celebre mettendo in secondo piano altri percorsi ugualmente importanti. Questo fenomeno ha una sua spiegazione: per esempio, dal punto di vista bibliometrico, è un fatto conclamato come l’importanza di alcuni contributi che iniziano a convogliare su di loro una certa mole di citazioni siano in grado di fungere da calamita per ulteriori richiami, secondo quanto affermato dal cosiddetto ‘effetto San Matteo’ teorizzato da Robert K. Merton alla fine degli anni Sessanta, effetto che per l’appunto tende a premiare e, soprattutto, a consolidare la reputazione di un autore in quanto punto di riferimento in un determinato ambito disciplinare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-031">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Se si considera poi che le dinamiche della diffusione dei risultati della ricerca scientifica puntano in misura sempre maggiore ad assumere fattezze tipiche delle modalità comunicative dei media in senso lato, si osserverà che l’attitudine alla creazione del personaggio, e quindi alla costruzione un profilo identitario del medesimo con caratteristiche di riconoscibilità stabilizzate nel tempo, non è più una prerogativa dello star system ma è una tendenza generalizzata in tutti i livelli informazionali legati a una dimensione pubblica, ivi incluso – come si diceva – l’ambito della ricerca scientifica. Ovviamente la comprensibilità di un fatto non lo rende di per sé positivo. La celebrità conquistata in un campo talora implica la spiacevole prerogativa di porre in ombra la complessità degli interessi di un ricercatore, relegando a un ruolo marginale, per non dire all’oblio, tutto quanto non rientra nel cono di luce del proprio settore di eccellenza, quello in cui si è unanimemente riconosciuti leader dalla comunità dei pari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per certi versi questo è stato il destino di Luigi Balsamo, la cui fama di storico del libro e della bibliografia varcò ben presto i confini nazionali, in un certo senso fossilizzando la sua biografia intellettuale in un medaglione encomiastico ma parziale, incapace di dar conto di una vita di ricerca caratterizzata, invece, da una ben più ampia ricchezza di interessi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-030">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In altre parole, aver pubblicato a trentatré anni gli annali di Giovanni Angelo Scinzenzeler ed essere entrato poco dopo nella redazione de </hi><hi rend="italic">La Bibliofilía</hi><hi rend="CharOverride-1">, si rivelarono due avvenimenti chiave nella storia di Balsamo – non gli unici, ma di certo i più significativi – in quanto capaci di imprimere una sorta di timbro indelebile nel curriculum del giovane studioso destinato ad occupare un’alta posizione nei ranghi degli studi bibliografici dei tempi a venire. Eppure, ciò che troppo spesso si dimentica è che questa attività di ricerca era condotta da Balsamo parallelamente a un intenso impegno sul versante della biblioteconomia ‘di trincea’: uso questa espressione per indicare un impegno fattivo del Nostro in situazioni di certo non facili da gestire, vuoi per marginalità geografica (si veda l’esperienza in terra di Sardegna) vuoi per chiusura mentale dell’ambiente bibliotecario di allora</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-029">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Insomma: il giovane bibliografo, mentre affinava quello spirito critico e indagatore che gli avrebbe consentito di dare alle stampe contributi fondamentali per la storia del libro in Italia, operava alacremente come direttore di biblioteche, come soprintendente bibliografico, come attivista dell’associazione professionale in una stagione, quella del secondo dopoguerra, estremamente complessa dal punto di vista dello sviluppo dei servizi bibliotecari nel nostro Paese.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli scritti raccolti in questo volume sono il riflesso di un’esperienza maturata da Balsamo nel confronto diretto con le problematiche vissute delle biblioteche italiane nel quarto di secolo che va dai primi anni Sessanta alla metà degli anni Ottanta: sono lavori pubblicati originariamente in sedi disparate (riviste specializzate, atti di convegni, manuali di biblioteconomia ecc.) e che mai, fino ad ora, avevano trovato una ricollocazione organica in una veste monografica. Se mi sono assunto questo compito, l’ho fatto per tre motivi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il primo, ne accennavo sopra, è la volontà di restituire un profilo più completo degli interessi scientifici, meglio ancora culturali, di Luigi Balsamo studioso. I profili biografici che lo riguardano – perlomeno quelli in italiano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-028">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – non tralasciano di menzionare il suo impegno amministrativo e gestionale nel mondo delle biblioteche, tuttavia ciò che non si riesce a ricavare da queste note è come l’esperienza concreta gli fornì le occasioni e la materia per una riflessione teorica che ebbe un peso non irrilevante nel marcare il dibattito sullo sviluppo degli istituti destinati ai servizi di pubblica lettura; ma non solo: le considerazioni di Balsamo si rivelano ancora oggi improntate ad un’eccezionale e lungimirante lucidità di visione in relazione alla vita attuale delle biblioteche pubbliche nel nostro Paese. Dopo la sua scomparsa, non sono mancate le occasioni per ricordarlo: «una figura complessa e poliedrica, attenta alle esigenze della ricerca ma al tempo stesso partecipe delle vicende e dello sviluppo delle nostre biblioteche, dedita all’insegnamento e sensibile alle problematiche più squisitamente professionali», per usare le parole di Luca Bellingeri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-027">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; tuttavia quasi mai si è offerta una possibilità al pensiero dell’autore in materia di biblioteche per riprendersi quell’attenzione che merita: invero, fatta eccezione per il volumetto sulla lettura pubblica in Sardegna per i tipi di Olschki (Balsamo 1964), le pubblicazioni di ambito biblioteconomico di Balsamo risultano pressoché sconosciute anche a molti studiosi del settore. Di certo una delle cause di questa dimenticanza è imputabile al fatto che lui per primo non si premurò di raccoglierle in un volume dedicato a questi argomenti che tanto lo avevano coinvolto in quegli anni: perché non lo abbia fatto, non mi è dato sapere. È probabile che la mancanza di tempo dovuta all’affastellarsi di impegni e responsabilità gli abbia impedito di mettere mano a un progetto di questa natura, e che quando avrebbe avuto maggior tempo per poter mettere mano a una iniziativa di questo tipo, cioè a seguito del consolidamento della carriera universitaria, i suoi interessi siano definitivamente migrati verso gli studi bibliografici e bibliologici. Ma credo che la questione non si esaurisca qui: il passaggio dal ruolo di soprintendente a quello di docente universitario gli fornì l’occasione per tracciare un bilancio dei due decenni trascorsi, ovvero la stagione della sua vita caratterizzata da un impegno costante verso quella che in letteratura viene chiamata la ‘biblioteconomia militante’. E il bilancio, evidentemente, non deve essere stato del tutto positivo se, ricordando i primi tempi da professore ordinario, scriveva così: «dell’entusiasmo e della tensione degli anni Settanta attorno a noi cominciava ad insinuarsi qualche sintomo di allentamento, il che ci spronava a cercare, cioè a suscitare negli studenti, un’adesione più convinta ai progetti di trasformazione e incremento delle biblioteche del nostro paese» (Balsamo 2004, 57).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo disincanto di Balsamo nei confronti del passato, e forse ancor di più, una certa «inquietudine strisciante» (Balsamo 2004, 57) verso un orizzonte bibliotecario che si prospettava nel passaggio di millennio non certo segnato da tratti ottimistici, è probabile che lo abbiano dissuaso dal riprendere in mano i suoi scritti di biblioteconomia degli anni passati per farne un libro; inoltre, come ho avuto modo di ipotizzare in un’altra occasione, una riflessione critica sul periodo militante avrebbe significato per Balsamo la riproposizione di un dibattito nel quale egli medesimo, con un impegno fattivo in prima persona, aveva giocato un ruolo da protagonista: «evidentemente, in virtù di quell’onestà intellettuale che ha contraddistinto tutta la sua carriera di studioso, Luigi Balsamo ha ritenuto di non poter essere la persona più indicata per poter scrivere, in piena libertà di coscienza, la storia anche di se stesso» (Salarelli 2013a, 98).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mi prendo io quell’impegno che non si prese lui: riunire i suoi scritti biblioteconomici in una pubblicazione pensata per evidenziarne la rilevanza dei temi trattati e per sottolinearne la persistente attualità è il secondo motivo che mi ha spinto a mettere in cantiere questo lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La mia intenzione in queste righe di introduzione non consiste perciò nel tratteggiare la spinosa temperie culturale nel quale andava a inserirsi il dibattito biblioteconomico di allora, e nemmeno nel delineare l’impegno di Luigi Balsamo per le biblioteche pubbliche: altri si sono dedicati con successo a questi obiettivi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-026">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ciò che molto più modestamente vorrei sottolineare è come, al netto delle considerazioni specificamente legate a occasioni particolari o a determinati servizi e tecnologie o, ancora, a rilevazioni statistiche attorno a un determinato fenomeno – tutti elementi utili per l’occhio indagatore dello storico – molte delle questioni affrontate da Balsamo occupano ancora oggi una posizione centrale nella riflessione sul ruolo delle biblioteche; e purtroppo – devo dire – non sono poche le considerazioni critiche sul malfunzionamento degli istituti, vuoi per la scarsità di investimenti o per la mancanza di una visione strategica o, ancora, per un’acquiescenza di comodo nei confronti dell’ottusità della macchina burocratica, che potrebbero benissimo essere scaturite dalla penna di un autore contemporaneo. Considerazioni che, a distanza di tanto tempo, testimoniano «la sua ininterrotta riflessione, la sua ininterrotta capacità di proposta anche sul piano della politica bibliotecaria, delle soluzioni ai problemi tecnici e pratici delle biblioteche (che, si sa, sono spesso lontani dallo studio); e, che non guasta, anche della sua combattività su questi temi» (Crocetti 1998, 357).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vediamo quindi alcuni tra gli argomenti più significativi che emergono dalla lettura di queste pagine.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Innanzitutto, la biblioteca pubblica. Se c’è un tema che trasversalmente si rinviene in tutti i saggi, a volte in posizione centrale, a volte in una collocazione più defilata, è senz’altro quello relativo agli scopi e alle funzioni della «biblioteca pubblica moderna», per richiamare il titolo del primo contributo raccolto in questo volume. Verrebbe da dire che c’è quasi un senso di ineluttabilità in questa perdurante riflessione su un nuovo modello di biblioteca, considerando l’impegno intenso e continuativo speso da Balsamo, fin dal suo ingresso nella carriera bibliotecaria, per la diffusione di esso nel nostro Paese. Ricordando quegli anni in uno dei suoi ultimi scritti, egli affermava che </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">c’era la volontà di lavorare concretamente per una nuova e più moderna società nella scia dell’entusiasmo che aveva animato la lotta della Resistenza per la conquista della democrazia, che era una scelta etica e culturale. Istituire delle biblioteche pubbliche accessibili a tutti i livelli sociali fu correttamente riguardata come una soluzione intesa a fornire l’infrastruttura essenziale alla diffusione della cultura al di fuori e anche dopo la scuola dell’obbligo, secondo l’impegno recepito dalla nuova Costituzione repubblicana. È chiaro che tale entusiasmo si poneva, al di là dei limiti burocratici, nella ricerca di nuovi orizzonti di concreta dignità umana in un rinnovato assetto sociale, nella convinzione che la biblioteca pubblica era da considerarsi un «istituto della democrazia»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-025">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa formidabile carica ideale fondata sui valori fondamentali della Repubblica (quella Repubblica nata dalla Resistenza nella quale anche Balsamo, pur giovanissimo, ebbe parte attiva) è il vero tratto comune che si riscontra ogni volta che il tema delle biblioteche pubbliche viene affrontato dall’autore seppur, come si diceva, nelle diverse declinazioni dovute alle occasioni di scrittura o ai differenti ruoli rivestiti nel corso del tempo. Per Balsamo la biblioteca pubblica non è una realtà, sono tante diverse realtà che – nei tratti differenti della loro storia, delle loro condizioni di partenza, delle loro comunità – vanno fatte crescere con i modi e gli strumenti più appropriati ad ogni caso singolo: «le situazioni particolari sono tante che è difficile prevederle tutte costruendo una casistica d’altra parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> pressoché inesauribile»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-024">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma, prima di ogni possibile declinazione, la biblioteca pubblica è un’idea nuova di biblioteca che guarda alle esigenze di formazione, di crescita culturale e di svago per lettori di ogni età e di ogni condizione sociale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In merito alle caratteristiche di questo istituto Balsamo sostiene che esso</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">ha come compito di trovarsi nuovi lettori, di conquistarseli, di suscitare il desiderio, il bisogno di leggere e di istruirsi anche in coloro che ancora non sentono tale desiderio né tale bisogno. Una biblioteca, dunque, che deve cercare i suoi lettori: questa è la novità e questo è anche un aspetto del «servizio» che la B.P. deve rendere alla comunità</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-023">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mi pare questa una definizione che potrebbe benissimo essere posta come punto di partenza di tante riflessioni – di trent’anni successive alle parole del Nostro – sulle biblioteche ‘fuori di sé’, se non addirittura sulle cosiddette biblioteche sociali (in questo caso gli anni di distanza sarebbero ben di più). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’enfasi sulle irrinunciabili peculiarità di ogni singola biblioteca non deve far ritenere che egli si collocasse fra le fila dei ‘localisti’, cioè di coloro che ritenevano dovessero essere gli enti locali gli unici soggetti titolati a istituire e a gestire il servizio bibliotecario: nel dibattito sulla biblioteca pubblica degli anni Sessanta, Balsamo rimane un convinto sostenitore dell’intervento dello Stato in qualità di promotore del Servizio nazionale di lettura sia, da un lato, per il suo ruolo di Soprintendente bibliografico, quindi di funzionario statale, sia per la convinzione, maturata soprattutto durante il periodo trascorso in Sardegna, della necessità irrinunciabile dell’impegno dell’amministrazione centrale come garanzia di equità nei confronti della crescita dei servizi bibliotecari sul territorio. Infatti, nell’Italia di allora, era del tutto evidente che le disparità (nord-sud, città-campagna) potevano condizionare in modo determinante l’accesso ai servizi culturali da parte dei cittadini, quindi l’azione intrapresa dal Servizio nazionale di lettura attraverso le Soprintendenze rimane per Balsamo di fondamentale importanza, non solo come supporto agli enti locali in termini di competenze tecnico/scientifiche ma, in una visione molto più proattiva, come stimolo alle amministrazioni comunali in favore dell’istituzione e del funzionamento delle biblioteche pubbliche, anche in riferimento alla possibilità di contribuire all’individuazione di fondi statali da impiegare a questi scopi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Essere convinti del ruolo strategico dello Stato non significa essere statalisti a oltranza: Balsamo mantiene sempre una posizione molto equilibrata nei confronti dello spazio di iniziativa nell’ambito dei servizi culturali da intendersi quale prerogativa irrinunciabile dei governi locali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-022">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, e verrebbe quasi da pensare che il ruolo di segretario da lui ricoperto nell’ambito della Commissione istituita dall’AIB per redigere i primi standard di funzionamento della biblioteca pubblica in Italia – emanati nel 1965 – fosse legato alle sue eccellenti capacità di mediazione, confrontandosi entro tale consesso le visioni per certi versi ‘estreme’ di Virginia Carini Dainotti e di Renato Pagetti. Quello che è certo, invece, è che con l’approssimarsi del decentramento regionale, Balsamo non assunse una posizione di arroccamento nei confronti delle prerogative dello Stato in materia di biblioteche di enti locali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-021">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> ma, anzi, fu uno dei pochissimi soprintendenti che optarono nel 1972 per il passaggio alle regioni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-020">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, partecipando in prima persona al dibattito sui beni culturali e contribuendo fattivamente alla definizione delle linee di indirizzo della legislazione regionale dell’Emilia-Romagna (cfr. Campioni 2013, 451-52; Bellingeri 2012): stava per aprirsi una nuova stagione nella quale i limiti che, storicamente, avevano minato lo sviluppo delle biblioteche in Italia – a cominciare proprio dalla mancanza di un sistema di autonomie locali – si sarebbero dovuti affrontare con una visione adeguata ad un contesto in repentino mutamento sia sul piano legislativo, sia su quello tecnologico. Balsamo aveva questo sguardo aperto verso il futuro, senza fughe utopiche ma con la concretezza che gli derivava dalla conoscenza diretta dei problemi che le bibliotecarie e i bibliotecari affrontavano giorno dopo giorno nell’esercizio della loro professione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli scritti di Balsamo sono una testimonianza importante di come l’introduzione e lo sviluppo in Italia di un modello di biblioteca pubblica di matrice anglosassone (al quale, com’è noto, avevano guardato già tempo innanzi bibliotecari di prima grandezza quali Biagi, Chilovi e De Gregori) sia stata un’impresa ai limiti dell’impossibile, in considerazione delle difficoltà emerse a più livelli nei confronti di quella che si poneva alla stregua di una vera e propria rivoluzione nel modo pensare alla vita degli istituti. Questi problemi emergono con evidenza nei contributi qui raccolti e si incentrano tutti attorno all’idea che il cuore pulsante della vita della biblioteca è il servizio agli utenti:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre invece proporre, programmare un tipo di biblioteca moderna viva e dinamica, ormai lontana dai vecchi modelli sia della biblioteca popolare che di quella di pura conservazione, cui purtroppo è rimasta ancorata ancora troppa gente; una biblioteca che sia un servizio davvero pubblico cioè utile a tutta la comunità – a tutti i gruppi della comunità come ai singoli individui – perché in grado di soddisfare le esigenze culturali di qualsiasi livello; che sia un centro culturale attivo anziché un deposito</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-019">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli ostacoli che si frappongono all’istituzione di queste biblioteche di nuova generazione sono tanti. Ad esempio la questione dell’isolamento: «Guai a chi è solo, è ammonimento valido ancor oggi per biblioteche e bibliotecari»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-018">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> è un’affermazione che icasticamente (e, diciamolo pure, polemicamente visto che era indirizzata verso l’esperienza «bella, meritevole» ma isolata della biblioteca di Dogliani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-017">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">) riassume il pensiero di Balsamo verso la cultura sistemica come antidoto contro «l’atomismo bibliotecario per cui finora ogni biblioteca è stato un </hi><hi rend="italic">istituto isolato</hi><hi rend="CharOverride-1"> disperso e schiacciato da enormi problemi sostanzialmente uguali per tutti ma affrontati e risolti – o meglio non risolti – nei modi più difformi e con una struttura organizzativa e funzionale omogenea su tutta l’area nazionale»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-016">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Balsamo aveva osservato con attenzione le modalità di funzionamento di reti di biblioteche in grado di operare in modo coordinato ed efficace sul territorio, come ad esempio nel caso del Comune di Milano – regno di Renato Pagetti – che peraltro il Nostro aveva scelto quale sede del Corso per la preparazione dei depositari dei Posti di Prestito, organizzato dalla Soprintendenza Bibliografica per la Sardegna nel 1960; e, d’altro canto, lo stesso Servizio nazionale di lettura era incentrato sull’idea di sviluppare reti di servizi attorno a quelli che oggi definiremmo </hi><hi rend="italic">hub</hi><hi rend="CharOverride-1">, cioè biblioteche centro sistema. La questione da affrontare, quindi, era legata alla modalità di costituzione della rete (dall’alto o dal basso) non certo ai dubbi sulla valenza della medesima: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La cooperazione fra enti e comunità rafforza ciascuno di essi, moltiplica le possibilità in quanto le risorse di tutti vanno a vantaggio di ognuno: ciò è reso possibile, nel caso specifico delle biblioteche, dal fatto che i sistemi bibliotecari – in particolare – accentrano i servizi tecnici, riducono i costi, consentono di fruire dell’esperienza e dei mezzi di tutti i consociati; se non esiste ancora alcuna organizzazione, la cooperazione faciliterà fin dall’inizio – meglio, sarà la condizione indispensabile – per realizzare nuove iniziative</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-015">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un concetto, quello di cooperazione, maturato grazie alla frequentazione di Virginia Carini Dainotti e al lavoro sugli standard AIB ma che fin dai primi scritti si manifesta </hi><hi rend="italic">in nuce</hi><hi rend="CharOverride-1"> come una infaticabile sollecitazione a lavorare di concerto con le altre istituzioni culturali del territorio a partire, ovviamente, dalle altre biblioteche, soprattutto laddove si debba costituire una biblioteca dal nulla. Un’idea di cooperazione che Balsamo non abbandonerà mai e che tradurrà in realizzazioni concrete in un arco di tempo di oltre quarant’anni, dalle reti di prestito istituite in Sardegna all’inizio degli anni Sessanta fino alla costituzione del Sistema bibliotecario parmense nel 2001; un’idea di cooperazione che non ha come unico scopo l’efficienza nell’erogazione dei servizi attraverso un utilizzo razionale e pianificato delle risorse materiali a disposizione, ma che è da intendersi in una dimensione più vasta di comunanza di competenze: essa rappresenta l’unico modo, sostiene Balsamo, per affrontare la complessità del funzionamento della biblioteca in quanto sistema, a partire dall’annoso problema della formazione professionale dei bibliotecari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non vi è dubbio, infatti, che esso rappresenti un’altra situazione ostativa verso lo sviluppo di un servizio bibliotecario degno di questo nome: secondo Balsamo, il modo di pensare impiegatizio di molti bibliotecari è un problema che va affrontato con determinazione, perciò la necessità di «modificare in essi certi atteggiamenti mentali, certe abitudini, e di colmare alcune lacune connesse all’ambiente in cui sono vissuti»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-014">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> deve rappresentare un impegno costante di tutte le componenti coinvolte nella definizione di un nuovo profilo professionale rivolto a un’idea di servizio ben distante dalla conservazione fine a sé stessa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-013">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per questo motivo lo </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">scopo della preparazione professionale non è, non deve essere, il semplice apprendimento di determinate tecniche bensì la capacità di gestire un determinato servizio, quello bibliotecario nel nostro caso. Una capacità critica, cioè, che consenta di organizzare ed effettuare il servizio a livelli di maggiore efficacia ed efficienza possibile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-012">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Parole del 1981, anche in questo caso in netto anticipo rispetto a una cultura della gestione consapevole che si sarebbe diffusa nelle biblioteche italiane solo molto tempo dopo. Ripercorrendo gli scritti di Balsamo si osserva, attorno al tema della formazione, un progressivo mutamento di indirizzo nei confronti dei soggetti preposti a tale compito: se nei primi interventi emerge il ruolo dei corsi di preparazione svolti nell’ambito delle Soprintendenze, successivamente assume rilievo il lato professionale con le attività messe in campo dalla Federazione italiana delle biblioteche popolari</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-011">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e dall’AIB, ma in maniera progressivamente sempre più convinta è il ruolo dell’università ad assumere una posizione preminente. E non è certo un caso che questo mutamento di prospettiva si sia manifestato in parallelo con l’evoluzione della carriera di Balsamo: quando, ottenuta la cattedra in biblioteconomia e bibliografia nel 1975, lascerà il ruolo di Soprintendente per dedicarsi </hi><hi rend="italic">in toto</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’attività accademica, il tema della formazione professionale diventerà a tutti gli effetti prioritario. Il suo impegno didattico si concretizzerà non solo nelle lezioni impartite nell’ambito del corso di laurea in materie letterarie ma, soprattutto, nell’organizzazione del Corso biennale di perfezionamento </hi><hi rend="italic">post lauream</hi><hi rend="CharOverride-1"> in biblioteconomia – un programma di studi che si poneva l’obiettivo, con un adeguato bilanciamento di teoria e pratica personalizzato per ogni studente, di preparare bibliotecari tagliati per le specifiche esigenze delle diverse tipologie di biblioteche. Ebbene, se si prende in esame l’ultimo contributo raccolto in questo volume, di dieci anni successivo alla presa di servizio in veste di ordinario, quindi alla luce di un impegno didattico nell’ateneo parmense oramai consolidato, si noterà l’amarezza di colui che prende coscienza del fatto che attorno al tema della formazione professionale («un tema che non solo mi sta a cuore a livello teorico ma al quale da molto tempo vado dedicando gran parte del mio lavoro»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-010">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">) molto si sia discusso ma, di fatto, poco si sia realizzato. Infatti il Corso di perfezionamento di Parma, istituito nel 1972 e portato ad esempio da Balsamo in più occasioni come una realizzazione innovativa nell’ambito dei programmi formativi per i professionisti della biblioteca, nel 1985 stava per chiudere i battenti (per risoluzione ministeriale i corsi di perfezionamento avrebbero dovuto essere sostituiti dalle scuole di specializzazione), cosicché sul futuro di questa esperienza si stavano addensavano molte incognite. Incognite che, in effetti, non si limiteranno a gravare sull’esperienza parmense ma che rimarranno una costante della formazione biblioteconomica in Italia fino ai nostri giorni, anche in riferimento alle istanze provenienti dal mondo della professione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1"> Al di là di queste vicende, un’osservazione mi pare opportuna: fin dai primi contributi riuniti in questo volume l’interesse di Balsamo verso la formazione si concentra su una figura di bibliotecario che, prima di tutto sul piano etico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-009">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, debba essere consapevole di come il proprio lavoro sia destinato a servire la propria comunità per farla crescere sul piano culturale, per renderla migliore: «noi intendiamo seguire coloro, maestri o non maestri, che apprezzano l’importanza della biblioteca e che attraverso di essa vogliono operare con intelligenza e altruismo per rendersi utili alla comunità in cui vivono»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-008">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Questa idea che il bibliotecario debba conoscere approfonditamente il contesto nel quale la biblioteca è situata per servire al meglio la comunità di riferimento spinge Balsamo a considerazioni di stampo decisamente progressista in relazione ai servizi da attivare. Se, come scrive Traniello, le regioni ereditarono un istituto – quello della biblioteca pubblica – in buona parte svuotato dai propri elementi innovativi a causa di un’eccessiva dipendenza delle biblioteche dall’oggetto ‘libro’, quando invece si sarebbe dovuta prestare una maggiore enfasi alla «valorizzazione delle istanze culturali che stavano allora emergendo, ad esempio nel senso della multimedialità, del confronto dialettico, della riflessione critica sull’attualità» (Traniello 2002, 160), non si può certo dire che Balsamo, fin dai suoi primi anni da Soprintendente, non fosse attento a questi aspetti della vita della biblioteca, essenziali per coinvolgere fasce di popolazione fino ad ora non toccate dall’esistenza di questo istituto culturale. L’esperienza condotta in Sardegna lo aveva fatto riflettere a fondo sul fatto che, messo di fronte a uno scenario caratterizzato da macroscopici problemi di analfabetismo, non avrebbe avuto alcun senso ragionare solo e unicamente attorno alla parola scritta: occorreva mettere in campo altro e cioè conferenze, dibattiti, audizioni di musica, proiezione di film e documentari: «non è spirito di evasione, ma soprattutto desiderio, magari inconscio ma vivo, di vincere l’isolamento quotidiano; è curiosità di conoscere, di sapere»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-007">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ed è quindi evidente che, come si diceva, non potrà essere il nozionismo pratico ad improntare i programmi dei corsi di formazione per il personale ma, innanzitutto, una visione moderna della figura del bibliotecario quale professionista che contempli prima di tutto una solida preparazione culturale di base a cui accostare una altrettanto ricca offerta di contenuti tecnico-scientifici, tutto ciò accompagnato dalla pratica sul campo per mezzo di quelli che oggi chiameremmo tirocini curricolari. Se di fronte a un programma formativo di così ampio respiro l’università risulta essere l’istituzione dalla quale non si può prescindere, bisogna altresì considerare come essa da sola non possa esaurire tale compito, dovendosi invece perseguire una stretta collaborazione in primo luogo con le biblioteche, ma anche con gli enti locali, le associazioni professionali, gli istituti culturali, insomma, un modo di procedere di concerto con tutti i portatori di interesse: «non bastano iniziative unilaterali, neppure dell’università, quando si tratta di formazione professionale»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-006">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da un concetto di biblioteca esclusivamente concentrata sull’oggetto libro a una biblioteconomia afflitta dallo stesso male il salto è breve. Anzi, di fatto, stiamo affrontando la medesima questione perché biblioteche ammalate di riduzionismo bibliofilico sono figlie di una biblioteconomia miope, incapace di elevarsi al di sopra di una mera sommatoria di tecniche. Così come di fronte ai problemi delle biblioteche, anche nei confronti della disciplina la ricetta di Balsamo è la medesima: alzare gli occhi e guardarsi attorno. Alzare gli occhi significa innanzitutto prendere coscienza del fatto che la precettistica – soprattutto quando messa in pratica in modo meccanico e abitudinario</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-005">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – non può giustificare l’esistenza della biblioteconomia in quanto disciplina degna di essere insegnata in università ma, soprattutto, non può rendere la biblioteconomia confacente al proprio scopo e cioè il miglioramento dell’efficacia degli istituti. La questione va affrontata sia sul piano dei principi generali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-004">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sia affrontando con determinazione le sfide di una contaminazione con altri campi del sapere che possano rendere più fertile l’</hi><hi rend="italic">humus</hi><hi rend="CharOverride-1"> della disciplina. Quali? Balsamo ne suggerisce alcuni (cibernetica, linguistica, semiotica, scienza dell’informazione, psicologia, sociologia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-003">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">) ma soprattutto sembra dirci che la cosa più importante è la necessità di un atteggiamento mentale di apertura verso il nuovo: </hi><hi rend="italic">noi bibliotecari moderni</hi><hi rend="CharOverride-1"> si presenta Balsamo nel primo contributo di questo volume, ponendosi quasi in veste di portavoce di una generazione di bibliotecari capaci di guardare oltre la consuetudine, anche in riferimento alle pratiche migliori messe in atto all’estero. In altre parole – e riprendendo quanto dicevamo sopra – Balsamo matura progressivamente un concetto di biblioteconomia che si alimenta dalla sua esperienza sul campo come bibliotecario e come formatore, quindi una disciplina molto attenta agli aspetti della ricerca applicata, in quanto capace di suggerire, dallo studio dell’efficacia relativa al caso singolo, una metodologia atta ad essere sperimentata, con gli opportuni adattamenti, in altri contesti. Una biblioteconomia caratterizzata da un elevato tasso di interdisciplinarità, quindi, che non può essere relegata solo in una piccola nicchia tra le materie dell’ambito umanistico ma che ha tutte le ragioni per aspirare ad una collocazione più dignitosa e di maggior visibilità tra le scienze tout-court. Nel corso degli anni Balsamo rafforzerà questa convinzione, non disgiunta però dalla presa di coscienza della difficoltà di perseguire l’obiettivo della rifondazione di una disciplina ereditata dall’Ottocento e costituita da una mera sommatoria di tecniche operative. E comprenderà che il contributo proveniente dal lato professionale del mondo bibliotecario, seppur ricco di spunti di rinnovamento, non potrà essere considerato sufficiente per ridefinire organicamente il profilo epistemologico della disciplina. Tale presa di coscienza è la questione portante del saggio </hi><hi rend="italic">Aspetti e problemi della ricerca biblioteconomica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (qui al n. 10) su cui mi sono già soffermato qualche anno fa in occasione della sua ripubblicazione sulle pagine di </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">JLIS.it</hi></ref><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Salarelli 2020) e che si colloca in uno snodo fondamentale della carriera di Balsamo, in quanto pubblicato poco prima del concorso universitario che, lo ricordavamo sopra, lo avrebbe visto vincitore dalla cattedra a Parma. Le riflessioni che l’autore consegna in questo scritto suonano come i prolegomeni per la rifondazione di una disciplina in cerca di una propria identità, e se si leggono le coeve affermazioni di Alfredo Serrai</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-002">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> si comprenderà bene quanto tale necessità fosse avvertita in tutti coloro che avevano coscienza dei profondi cambiamenti che stavano investendo il sistema dell’informazione al quale, evidentemente, la biblioteconomia doveva guardare onde evitare un’ulteriore marginalizzazione rispetto alla posizione, non propriamente centrale, che allora occupava nei ranghi delle discipline accademiche. Tuttavia, se per Balsamo e Serrai la diagnosi dei problemi della biblioteconomia è sostanzialmente la medesima, diversi saranno gli esiti a cui approderanno: a differenza di Serrai, convinto sostenitore della necessità di individuare una base teoretica su cui appoggiare quella che non esiterà a definire ‘scienza’, Balsamo sarà sempre molto cauto nell’utilizzo di questo termine in accostamento alla biblioteconomia, preferendo invece l’uso del lemma ‘disciplina’, decisamente meno impegnativo sul piano teoretico e in grado di trattenere all’interno del campo di ricerca quelle esigenze provenienti dal lato professionale che rimarranno imprescindibili nel suo magistero. In fondo, il rimarcare la disciplinarietà della biblioteconomia è un modo per leggerne le norme e le pratiche all’interno di una contestualizzazione legata ai luoghi, alla storia, alle condizioni sociali che la fanno oggetto di una specifica tradizione: eppure se Balsamo utilizzerà con efficacia il concetto di tradizione come chiave interpretativa della sua storia della bibliografia, non riuscirà ad applicare tale paradigma in modo altrettanto giovevole in ambito biblioteconomico, prendendo atto implicitamente di una situazione che Luigi Crocetti espliciterà qualche anno dopo con questa icastica affermazione: «la biblioteconomia</hi><hi rend="CharOverride-1"> italiana è ricca di passato e povera di tradizione»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-001">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, volendo rimarcare in questo modo il rapporto difficile, o forse sarebbe meglio dire inesistente, nel nostro Paese tra l’evoluzione della disciplina e il più ampio dibattito culturale. In sostanza, il rapporto di Balsamo con la biblioteconomia in quanto disciplina è la storia di un rapporto irrisolto, specchio di un problema notevolmente complesso e tutt’ora attuale «dal momento che le due anime proprie di questo campo di studi, vale a dire la formazione scientifica dei bibliotecari e la ricerca di una configurazione epistemologica propria e autonoma continuavano e continuano a vivere una situazione conflittuale» (Traniello 2009, 395).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, mi siano concesse poche parole per spiegare l’ultima motivazione che mi ha spinto a mettere mano a questa raccolta di scritti: una ragione di natura personale. Non posso negare che l’incontro con Luigi Balsamo abbia giocato un ruolo fondamentale nell’orientare il mio percorso accademico, e siccome per chi fa della ricerca la propria professione gli studi occupano una parte fondamentale del tempo e dell’impegno mentale, allora posso ben dire che è l’intero corso della mia esistenza ad essere stato influenzato dalla sua frequentazione. Già ho scritto in altre occasioni dell’Istituto di Biblioteconomia e Paleografia dell’Università di Parma</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-000">32</ref></hi> </hi><hi rend="CharOverride-1">, fondato da Balsamo, nel quale ho ‘trovato casa’ prima da studente e poi da studioso, affiancato e guidato innanzitutto da Elisa Grignani – esempio di ricercatrice seria e rigorosa a cui devo, fra le altre cose, anche l’interesse verso il lato tecnologicamente avanzato della disciplina – e poi dal Nostro. Qui mi sento in animo di ricordare, vista la natura di questi scritti, come da Balsamo non ebbi mai alcun tipo di delimitazione o, ancor peggio, di preclusione nei confronti delle tematiche che andavo affrontando, sia durante la redazione della mia tesi di laurea (dedicata al World Wide Web di cui egli fu relatore), sia negli anni immediatamente successivi. L’arrivo di Internet in biblioteca, e poi il tema delle biblioteche digitali che andavo affrontando nei miei primi scritti, erano per lui – oltremodo curioso per natura – un territorio meritevole di essere esplorato senza precondizioni di sorta. Solo una volta, a quanto mi è dato ricordare, giusto per riallacciarmi a quanto si diceva sopra in merito alla difficoltà di delineare uno statuto epistemologico della disciplina, lo vidi alzare il sopracciglio di fronte alla mia idea di dedicare un saggio attorno alla filosofia della biblioteconomia: mi avvertì che già altri si erano imbarcati con scarso successo in imprese analoghe ma, anche in quella occasione, non mi chiuse la porta in faccia: lasciò invece che la cosa avesse il suo corso. Ai tempi non avevo certo letto quelle pagine che sono riunite in questo volume anzi, a dir il vero, non avevo letto gran parte dei lavori di Balsamo esterni all’ambito bibliografico. Aver condotto queste letture in età più matura, in gran parte dopo la sua scomparsa, mi ha aperto gli occhi di fronte a certi atteggiamenti che egli era in grado di assumere di fronte a problematiche non solo meramente organizzative, ma di vera e propria politica bibliotecaria (e voglio ricordare che quando lavoravo al suo fianco egli, oltre che titolare della cattedra di Bibliografia e biblioteconomia, era delegato del rettore per le biblioteche dell’ateneo parmense e presidente del corso di laurea in Conservazione dei beni culturali).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oggi, alla luce di queste riflessioni di Balsamo che ho avuto l’occasione di ripercorrere per la curatela di questo volume, ho qualche strumento in più per comprendere molto meglio il suo metodo, il quale consisteva a) nel circoscrivere le questioni in una dimensione affrontabile concretamente (</hi><hi rend="italic">ad impossibilia…</hi><hi rend="CharOverride-1">); b) nell’ascoltare i pareri di coloro che riteneva portatori di competenze sulle questioni affrontate; c) nel decidere, assumendosi sempre le proprie responsabilità, il piano d’azione e nel portarlo avanti con caparbietà ma anche senza affanno, passo dopo passo, nel rispetto (spesso malcelato con i collaboratori, non con altri) delle inevitabili liturgie derivanti dal rapporto con i centri di potere.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’auspicio, a questo punto ovvio, è che anche altri possano trarre giovamento dai pensieri di questo grande maestro i cui assunti fondamentali – la difesa del ruolo della cultura per la crescita individuale, la razionalità come virtù fondante dell’idea di cittadinanza, le biblioteche quali luoghi della memoria sociale e della democrazia individuale e collettiva – restano ancora oggi baluardi meritevoli di essere difesi a fronte di tante, forse troppe prese di posizione ad essi manifestamente avverse.</hi></p><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alberani, Vilma ed Elisabetta Poltronieri. 2003. “Documentazione e scienza dell’informazione: interazioni con la biblioteconomia.” </hi><hi rend="italic">Bollettino AIB</hi><hi rend="CharOverride-1"> XLIII, 2: 189-211.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Associazione Italiana Biblioteche. 1965. </hi><hi rend="italic">La biblioteca pubblica in Italia: compiti istituzionali e principi generali di ordinamento e di funzionamento</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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Manziana: Vecchiarelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Petrucciani, Alberto. 2015. “Regioni e biblioteche: un’occasione mancata.” In </hi><hi rend="italic">L’Italia e le sue regioni: l’età repubblicana</hi><hi rend="CharOverride-1">, 563-81. Roma: Istituto della Enciclopedia italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salarelli, Alberto. 2013a. “Quando le biblioteche fanno sistema: pensiero e prassi di Luigi Balsamo.” </hi><hi rend="italic">Quaderni estensi</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5: 87-98 (</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://www.quaderniestensi.beniculturali.it/QE5/QE5_balsamo_salarelli.pdf</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">, data ultima consultazione: 2024-07-15).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salarelli, Alberto. 2013b. “Un ricordo, anche personale, di Luigi Balsamo.” </hi><hi rend="italic">Biblioteche oggi</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXXI, 3: 5-7.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salarelli, Alberto. 2020. “Nota introduttiva all’articolo “Aspetti e problemi della ricerca biblioteconomica” di Luigi Balsamo.”</hi><hi rend="italic"> </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">JLIS.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> XI, 3: 39-58.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Serrai, Alfredo. 1973. </hi><hi rend="italic">Biblioteconomia come scienza. Introduzione ai problemi e alla metodologia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Traniello, Paolo. 2002. </hi><hi rend="italic">Storia delle biblioteche in Italia. Dall’Unità a oggi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: Il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Traniello, Paolo. 2009. “Bibliografia e biblioteconomia nell’università italiana.” </hi><hi rend="italic">Nuova informazione bibliografica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2: 389-402.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Traniello, Paolo. 2016. </hi><hi rend="italic">Contributi per una storia delle biblioteche in età contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1">. Pistoia: Settegiorni.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-031-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il nome deriva dal versetto 25:29 del Vangelo di Matteo: «Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha» (</hi><hi rend="CharOverride-1" >Merton 1968, 56-63). </hi><hi rend="CharOverride-1">L’effetto può essere utilizzato, come chiave interpretativa, per illustrare svariate questioni, dalle reti a invarianza di scala ai fenomeni macroeconomici.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-030-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ne scrive molto bene Edoardo Barbieri quando afferma che Balsamo «ha dedicato la sua attenzione un po’ a tutto lo spettro delle varie branche della </hi><hi rend="italic">Buchwissenschaft</hi><hi rend="CharOverride-1"> […]. Ma, soprattutto, è forse alla storia della bibliografia che Balsamo ha legato il suo nome a livello internazionale» (Barbieri 2006, 162). Ovviamente il riferimento principe è al volume </hi><hi rend="italic">La bibliografia. Storia di una tradizione</hi><hi rend="CharOverride-1">, con quattro edizioni italiane tra il 1984 e il 2000, e traduzioni in inglese (1990) e spagnolo (1998); nondimeno anche la direzione de </hi><hi rend="italic">La Bibliofilía</hi><hi rend="CharOverride-1"> ebbe un ruolo fondamentale nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">alimentare la notorietà internazionale di Balsamo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-029-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Diversi accenni a questa condizione perdurante di immobilismo e di abitudinarietà (per non dire di peggio) delle biblioteche italiane sono riscontrabili in molti passaggi dei contributi raccolti in questo volume. Ma, in maniera compendiosa, si leggano le argute osservazioni espresse in Balsamo 1994, 135-39. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-028-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si vedano i riferimenti bibliografici in calce alla nota biografica al termine di questo volume.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-027-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Bellingeri 2013, 71. Un’altra pubblicazione nella quale venne ricordata la figura di Balsamo nella ricchezza dei suoi interessi è il fascicolo de </hi><hi rend="italic">La Bibliofilía</hi><hi rend="CharOverride-1"> a lui dedicato </hi><hi rend="italic">in memoriam</hi><hi rend="CharOverride-1"> – CXV, 3 (2013).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-026-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Tra i tanti autori che si sono dedicati alla storia delle biblioteche italiane in riferimento al lasso di tempo coperto da questa raccolta di scritti non si possono non menzionare i nomi di due colleghi purtroppo scomparsi lo scorso anno a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro: Paolo Traniello e Alberto Petrucciani. Si vedano: Traniello 2002; 2016; Petrucciani 2012; 2015. L’impegno di Balsamo, in molteplici vesti, nel mondo delle biblioteche pubbliche è stato descritto egregiamente in Campioni 2013.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-025-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Balsamo 2010a, XI. Una versione ridotta di questo contributo è stata pubblicata in Balsamo 2010b, 10-12.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-024-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 5.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-023-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 3.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-022-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«Noi non miriamo ad una centralizzazione delle biblioteche, bensì ad un coordinamento delle iniziative e ad una divisione di compiti fra i diversi organi di governo ai vari livelli (nazionale, regionale, provinciale e comunale)» (si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 9).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-021-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Dopo la stagione ricca di impegni, esperienze e speranze vissuta negli anni Sessanta egli ebbe parole molto dure per l’insensibilità politica nei confronti della situazione bibliotecaria italiana: «non vi è stata una scelta politica da parte delle autorità di governo, ovvero che non esiste la volontà di appoggiare i progetti dei bibliotecari per dare al paese un sistema bibliotecario moderno e più efficiente» (si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 10).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-020-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«Questi funzionari, per lo più tra i 40 e i 50 anni, colsero l’occasione – anche se quasi tutti avrebbero potuto continuare la loro carriera in una biblioteca della stessa città – per dare il loro contributo di idee e di impegno in una prospettiva in cui credevano» (Petrucciani 2015, 571).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-019-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 6.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-018-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 9.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-017-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla stessa posizione di Balsamo, anche Petrucciani 2002, 43. Faggiolani (2020, 109-10) contestualizza questa affermazione, ovviamente con una visione di segno opposto.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-016-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 9.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-015-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 5.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-014-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 2.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-013-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«per “biblioteca” intendiamo un istituto in grado di offrire un efficiente servizio di pubblica lettura, ciò che non esiste laddove si abbia soltanto una certa quantità, un fondo di libri più o meno ben conservati» (si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 6).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-012-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 14.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-011-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Balsamo redige il capitolo su </hi><hi rend="italic">Principi generali di ordinamento e amministrazione della biblioteca</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel manuale ad uso del bibliotecario realizzato dalla Federazione Italiana delle Biblioteche Popolari, capitolo qui riportato al n. 4.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-010-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 15.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-009-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	E non si può non osservare quanto abbia influito su questa concezione della professione il rapporto con Virginia Carini Dainotti con la quale Balsamo collaborò fattivamente per la redazione degli standard per le biblioteche pubbliche nei quali si afferma che «il bibliotecario della biblioteca pubblica deve rendersi conto che la sua è missione sociale alla quale occorre una vocazione, come alla professione di medico o di maestro, perciò gli occorrono doti elevate di disinteresse, di alacrità spirituale e di slancio educativo-sociale» (Associazione Italiana Biblioteche 1965, 49); si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 2.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-008-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 1.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-007-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 2.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-006-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 14.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-005-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sono esemplari, in tal senso, le osservazioni contenute in Balsamo 1994.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-004-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si avverte la mancanza – scrive Balsamo – «di un’elaborazione teorica generale della biblioteconomia che offra all’opinione pubblica, al mondo accademico e politico, una visione d’insieme chiara nell’individuazione dei fini, aggiornata nei metodi e criticamente inserita nell’esperienza internazionale» (si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo10).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-003-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contributo 10.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-002-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Mi riferisco soprattutto a Serrai 1973. Va notato come, oltre a Balsamo e Serrai, anche altri autori, Barberi o Vianello ad esempio, si ritrovassero ai tempi su posizioni critiche nei confronti della biblioteconomia ereditata dal passato. Cfr. Alberani, Poltronieri 2003.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-001-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Crocetti 2014, 506. Sulla questione è tornato anche Guerrini 2012.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_4_13-28.html#footnote-000-backlink">32</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In particolare si vedano Salarelli 2013a; 2013b.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Alberto Salarelli, University of Parma, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">alberto.salarelli@unipr.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-7352-1702</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Alberto Salarelli, Introduzione<hi rend="italic">,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0.03</ref>, in Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Scritti di biblioteconomia</hi>, edited by Alberto Salarelli, pp. -17, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0488-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0</ref></p></div></div>
      <div>
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          <bibl n="167416">Associazione Italiana Biblioteche. 1965. La biblioteca pubblica in Italia: compiti istituzionali e principi generali di ordinamento e di funzionamento. Roma: AIB.</bibl>
          <bibl n="167462">Balsamo, Luigi. 1964. La lettura pubblica in Sardegna: documenti e problemi. Firenze: Olschki.</bibl>
          <bibl n="167403">Balsamo, Luigi. 1994. “Tra regole e principi.” In Il linguaggio della biblioteca: scritti in onore di Diego Maltese, raccolti da Mauro Guerrini, 135-39. Firenze: Regione Toscana, Giunta regionale.</bibl>
          <bibl n="167414">Balsamo, Luigi. 2004. “Il libro dei ricordi.” In Studi e testimonianze offerti a Luigi Crocetti, a cura di Daniele Danesi et al., 57-61. Milano: Editrice Bibliografica.</bibl>
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          <bibl n="167417">Barbieri, Edoardo. 2006. “Postfazione” In Per la storia del libro. Scritti di Luigi Balsamo raccolti in occasione dell’80&amp;#176; compleanno, 159-166. Firenze: Olschki.</bibl>
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          <bibl n="167387">Bellingeri, Luca. 2013. “Introduzione.” In Libri e biblioteche: l’impegno civile di Luigi Balsamo (Atti del Convegno, Modena, 19 giugno 2013); pubblicati in Quaderni estensi 5: 63-153 (http://www.quaderniestensi.beniculturali.it/QE5/, data ultima consultazione: 2024-07-15).</bibl>
          <bibl n="167460">Campioni, Rosaria. 2013. “Luigi Balsamo e le biblioteche pubbliche.” La Bibliofil&amp;#237;a CXV: 437-53.</bibl>
          <bibl n="167413">Crocetti, Luigi. 1998 “Recensione a Libri, tipografi, biblioteche: ricerche storiche dedicate a Luigi Balsamo. Firenze, Olschki, 1997.” Bollettino AIB XXXVIII, 3: 357-362.</bibl>
          <bibl n="167383">Crocetti, Luigi. 2014. “La tradizione culturale italiana del Novecento.” In Id., Le biblioteche di Luigi Crocetti: saggi, recensioni, paperoles (1963-2007), a cura di Laura Desideri e Alberto Petrucciani, 201-7. Roma: AIB. Gi&amp;#224; pubblicato in L’automazione delle biblioteche nel Veneto: tra gli anni ’90 e il nuovo millennio, 10. Seminario Angela Vinay, Venezia, Palazzo Querini Stampalia, 29-30 gennaio 1999, a cura di Chiara Rabitti, 76-81. Venezia: Fondazione scientifica Querini Stampalia, 2000 (https://www.aib.it/aib/sezioni/veneto/crocetti.htm, data ultima consultazione: 2024-07-15).</bibl>
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          <bibl n="167389">Petrucciani, Alberto. 2002. “Professionalit&amp;#224; e deontologia del bibliotecario.” In Virginia Carini Dainotti e la politica bibliotecaria del secondo dopoguerra (Atti del Convegno, Udine, 8-9 novembre 1999), a cura di Angela Nuovo, 21-51. Roma: AIB.</bibl>
          <bibl n="167441">Petrucciani, Alberto. 2012. Libri e libert&amp;#224;: biblioteche e bibliotecari nell’Italia contemporanea. Manziana: Vecchiarelli.</bibl>
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          <bibl n="167391">Salarelli, Alberto. 2013a. “Quando le biblioteche fanno sistema: pensiero e prassi di Luigi Balsamo.” Quaderni estensi 5: 87-98 (http://www.quaderniestensi.beniculturali.it/QE5/QE5_balsamo_salarelli.pdf, data ultima consultazione: 2024-07-15).</bibl>
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          <bibl n="167449">Traniello, Paolo. 2016. Contributi per una storia delle biblioteche in et&amp;#224; contemporanea. Pistoia: Settegiorni.</bibl>
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    </body>
  </text>
</TEI>