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        <title type="main" level="a">1. La biblioteca pubblica moderna (1960)</title>
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          <resp>This is a section of <title>Scritti di biblioteconomia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0488-0</idno>) by </resp>
          <name>Luigi Balsamo, Alberto Salarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.06</idno>
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        <p>Dopo aver percorso sinteticamente le tappe fondamentali dello sviluppo storico delle biblioteche, l'autore si sofferma sul ruolo che deve rivestire la biblioteca pubblica come strumento di sviluppo individuale e sociale, evidenziando la mancanza di una visione strategica della politica nei confronti delle biblioteche e, di conseguenza, ponendo in primo piano la necessità di un impegno a partire dal basso, dalle singole realtà locali, supportate dall'azione delle Soprintendenze Bibliografiche.</p>
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            <item>Library science</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.06<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.06" /></p>
      <div><head>1. La biblioteca pubblica moderna (1960)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="OP10165_xml_7_33-40.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come tutte le altre istituzioni sociali, cioè di carattere pubblico, interessanti una comunità civile, anche la biblioteca ha seguito l’evoluzione dell’umanità nel tempo, si è adeguata alle esigenze vive della parte migliore di essa documentando in modo preciso l’evoluzione, il grado di civiltà, la consapevolezza di popoli e paesi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tutti sanno che le biblioteche ebbero in origine caratteri precisi, limiti ben definiti. Le più antiche, di cui abbiamo notizie o testimonianze, avevano carattere sacrale, erano cioè riservate ai sacerdoti, al re e alla ristretta corte dei suoi collaboratori, e la loro sede era il tempio o il palazzo reale. Così fu per le biblioteche della Mesopotamia di cui nel secolo scorso si trovarono i resti (100.000 tavolette risalenti a 2000 anni a.C. a Lagash; 20.000 tavolette, sempre di terracotta, appartenenti alla Biblioteca di Assurbanipal, regnante a Ninive nel IV secolo a.C.).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In Egitto, sappiamo, sotto Ramsete II c’era una biblioteca a Tebe nel Tempio dei Morti recante l’iscrizione: «medicina dell’anima».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si potrebbe continuare citando Tolomeo Filadelfo, che al fine di raccogliere il meglio della letteratura greca spedì emissari non solo ad Atene e Rodi, ma in tutti i paesi dell’Asia Minore, a Marsiglia, e istituì coi volumi raccolti le due grandi Biblioteche del MUSEION, nel palazzo reale, e del SERAPEION, presso il tempio di Serapide, entrambe riservate ai Sacerdoti o ai membri dell’Accademia scientifica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A Roma, in periodo repubblicano, si ebbero solo biblioteche private, naturalmente di condottieri, di conquistatori che non dimenticavano di ingentilire il loro bottino di guerra includendovi i prodotti della cultura; così fecero L. Emilio Paolo, Silla, Licinio, Lucullo ed altri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Giulio Cesare fu il primo che, oltre a distribuire grano ai cittadini, pensò anche di istituire una biblioteca pubblica: ma morì assassinato prima di poter realizzare l’opera, compiuta in seguito da Asinio Pollione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche questa era pur sempre una biblioteca riservata alle persone colte, come lo furono quelle dei secoli del Rinascimento, dopo che monaci intelligenti e diligenti avevano salvato gran parte del patrimonio bibliografico dell’epoca classica, quei volumi, da essi conservati e ricopiati, su cui si esaltarono gli umanisti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel ’500 le biblioteche sono un documento dell’età signorile: sono il vanto di principi, di signori colti e sensibili – successori dei re – che proteggono gli studi e le arti. Ma le biblioteche restano nei loro palazzi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nei secoli XVII e XVIII però, i tempi mutano più rapidamente: grosse rivoluzioni politiche e sociali, cambiamenti radicali anche negli studi. Si allarga enormemente il campo di interesse culturale, cambia il metodo stesso di studio. Alle ricerche umanistiche di carattere letterario-filosofico subentrano ricerche scientifiche fondate sull’esame obbiettivo della realtà. Il metodo sperimentale di Galileo segna l’inizio della scienza moderna.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ed è appunto in quegli anni che noi vediamo sorgere quella che è considerata la prima biblioteca moderna, proprio perché è la prima a rompere la tradizione chiusa (che fino ad allora aveva riservato i preziosi codici manoscritti, o i libri a stampa, ad una cerchia limitatissima di pochi privilegiati), è la prima ad essere dichiarata pubblica, a disposizione di tutti, così da poter essere frequentata, consultata, usata da ogni cittadino.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Parlo della biblioteca Ambrosiana di Milano, creata dal Cardinale Federico Borromeo e aperta nell’anno di grazia 1609, esattamente 351 anni fa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ognuno di noi conosce questa grande figura di uomo la cui «</hi><hi rend="italic">vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> – son le parole famose del Manzoni – </hi><hi rend="italic">è come un ruscello che, scaturito limpido dalla roccia, senza ristagnare né intorbidarsi mai, in un lungo corso per diversi terreni, va limpido nel fiume</hi><hi rend="CharOverride-1">».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Orbene, il Cardinale Federico fu anche lui un grande innovatore, potremmo dire un rivoluzionario (come del resto lo sono tutti i grandi uomini che han fatto del bene all’umanità, i santi in primo piano): egli rivoluzionò l’organizzazione della biblioteca.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Basta rileggere il capitolo XXII de </hi><hi rend="italic">I promessi sposi</hi><hi rend="CharOverride-1"> per comprendere quanto ispirata e coraggiosa sia stata la sua iniziativa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non solo fece della biblioteca un istituto di </hi><hi rend="italic">utilità perpetua</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma volle che si indicassero agli studiosi i libri che non si conoscessero e si desse loro modo di servirsene con comodità, mettendo a loro disposizione «carta, penna e calamaio». Inoltre inviò in giro per l’Europa in Oriente otto esperti, che raccolsero quanto di meglio esisteva in codici e libri a stampa (30.000 volumi e 14.000 mss.), affiancò alla Biblioteca un collegio trilingue per lo studio delle lingue greca, latina e italiana, nonché una tipografia in cui si stampavano anche opere in lingue orientali. Non solo quindi raccolse libri, e li pose a disposizione di tutti ma si preoccupò che tale prezioso patrimonio venisse </hi><hi rend="italic">valorizzato</hi><hi rend="CharOverride-1">, cioè letto, studiato, diffuso attraverso studi e pubblicazioni; </hi><hi rend="italic">che venisse fatto conoscere</hi><hi rend="CharOverride-1"> – qui è il punto principale – a chi non lo conosceva. Volle, cioè, che si aiutassero i lettori, gli studiosi nel loro lavoro. Questo concetto innovatore moderno è valido tutt’ora, anzi è un cardine della struttura della biblioteca moderna. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sarebbe troppo lungo seguire il formarsi e il sorgere delle grandi biblioteche pubbliche italiane che dal ’</hi><hi rend="CharOverride-1">600 andarono via via aumentando di numero, spesso originate da lasciti o doni di ricche raccolte di mecenati, come la Biblioteca Angelica e la Vallicelliana di Roma, la Marucelliana di Firenze, la Marciana di Venezia, la Braidense di Milano.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sorsero, poi, attorno a raccolte preesistenti o fondate ex novo quelle che sono le maggiori biblioteche pubbliche di interesse generale, denominate per questo motivo Nazionali, che hanno sede nelle città già capitali degli Stati esistenti prima dell’unificazione d’Italia, e cioè a Torino, Milano, Venezia, Roma, Napoli, Palermo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Accanto alle Nazionali sorsero o furono potenziate le Biblioteche Governative, raccolte di particolare valore ed interesse, in gran parte Universitarie. Ma, anche se oramai era invalso e diventava comune il servizio pubblico così come lo aveva concepito il Card. Borromeo, è evidente che l’organizzazione bibliotecaria italiana, fino alla metà dell’800, era articolata su istituti destinati agli studiosi, alle persone colte, ad una cerchia, perciò, ancora limitata. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È nel secolo scorso soltanto, dopo l’unificazione nazionale, che in Italia assistiamo ad un movimento più vasto di diffusione della cultura inteso a portare i libri anche al pubblico privo di laurea o di studi superiori. Nacque così la Biblioteca «popolare», destinata al popolo, vale a dire a tutti, senza che ciò significhi che i libri messi a disposizione siano di livello mediocre o scadente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ho detto prima che la storia delle Biblioteche è specchio della evoluzione di una società. Infatti mentre da noi le Biblioteche sono opera di mecenati, di Signori amanti delle lettere, in altre nazioni la Biblioteca ebbe fisionomia diversa. Basterà citare i paesi anglo-sassoni, gli Stati Uniti d’America dove già alla fine del ’700 la Biblioteca pubblica – come là è denominata – non ha carattere specializzato, riservato ad una élite ma ha come scopo di soddisfare le esigenze dei cittadini comuni, di aiutarli nella loro vita professionale, artigianale, di rispondere ai loro gusti, alla loro curiosità, ai loro hobbies.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Voglio dire che c’è una chiara spiegazione storica nella vita delle istituzioni di ogni paese. L’Italia, ricca di una tradizione antica di studi, patria di artisti, di letterati, di grandi ingegni, difese e coltivò questa tradizione. Solo con l’unificazione nazionale l’Italia prese coscienza di sé come Nazione, cioè come popolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per gli Stati Uniti, ad esempio, non fu così. La nazione americana nacque come comunità, dal basso si dice oggi, per volontaria associazione di individui senza tradizioni di nobiltà, di gloria o di studio. Le loro istituzioni, perciò, rispecchiano le loro esigenze, cioè le esigenze di tutti i cittadini. Solo in seguito la società americana ha prodotto delle élites, ha avuto esigenze particolari, è giunta alle specializzazioni. Così oggi negli Stati Uniti assistiamo ad un lavoro serio e fervido, cominciato nel secolo scorso, inteso a formare raccolte ricche di codici, di testi antichi e rari, di quelle che sono chiamate le fonti bibliografiche, base di studi filosofici e scientifici seri e profondi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un processo inverso, insomma, al nostro, a quello che deve essere il nostro programma.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Stato italiano, infatti, si preoccupa di salvaguardare, di conservare e tutelare il patrimonio bibliografico raro e di pregio al fine di evitarne la dispersione: questo è uno dei compiti delle Soprintendenze Bibliografiche, ma nello stesso tempo le Soprintendenze debbono anche curare, coordinare, l’istituzione e l’organizzazione di biblioteche adatte ad un pubblico più vasto. Poiché questa è la funzione che la biblioteca moderna deve esplicare: un’azione a largo raggio intesa a raggiungere il maggior numero di persone di ogni ceto e di ogni età, dal professionista allo studente, dagli adulti ai ragazzi; un’azione di largo impegno sociale di valore non soltanto strumentale, cioè di sussidio per il miglioramento della preparazione professionale e della capacità di lavoro del singolo, ma pure educativo nel più alto senso, cioè di guida intellettuale e morale per i giovani in un ambiente, come il nostro attuale, sottoposto a trasformazioni troppo rapide perché le istituzioni e gli strumenti tradizionali dell’educazione possano essere considerati adeguati allo scopo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono recenti le dichiarazioni del Signor Ministro della P. I., Sen. Medici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_7_33-40.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che illustrando le riforme studiate per la scuola italiana riconosceva come la nostra organizzazione scolastica si regga su schemi, su programmi fermi al secolo scorso, inadeguati al ritmo vorticoso dei tempi nostri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E, infatti, è esperienza comune di ognuno di noi il trovarsi di fronte ogni giorno a interrogativi, sempre più numerosi, ai quali non può dare risposta il bagaglio di nozioni scolastiche apprese in un pur lungo periodo di studi, interrogativi che ci costringono a ricorrere a giornali, a riviste, a libri recenti e aggiornati. Questo capita agli adulti ma tanto più ai giovani, ai ragazzi; e in quale situazione si vengono a trovare i maestri, i genitori di fronte a delle domande, a dei «perché» imperiosi e legittimi che non è possibile eludere e tanto meno ignorare?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E ciò succede in ogni campo, non solo in quello scientifico ma anche in quello umanistico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È il singolo individuo che deve provvedere a integrare quanto ha appreso a scuola, a tenersi aggiornato, a migliorare le proprie conoscenze anche professionali. Non è, però, una cosa semplice questa né facile per vari motivi, non ultimo quello economico: una buona biblioteca pubblica può essere di aiuto, può contribuire a risolvere questo problema, deve, anzi, soddisfare queste esigenze.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fin’ora, tuttavia, abbiamo accennato all’aspetto strumentale della biblioteca che fornisce sussidi d’informazione e di miglioramento culturale; ma assai più importante è la funzione educativa e formativa che la biblioteca può e deve svolgere soprattutto tra i giovani, tra coloro che non continuano gli studi e vengono perciò a trovarsi privi dell’azione primaria della scuola. La biblioteca deve essere il prolungamento della scuola, deve fornire la possibilità ad ogni cittadino di continuare la propria formazione non solo culturale ma civica, morale, religiosa fornendo in abbondanza le opere, i volumi necessari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una biblioteca moderna, ho detto in principio, non vuole essere un magazzino soltanto: deve essere un luogo che permette scambi di idee, deve organizzare conferenze e dibattiti su argomenti di interesse, su opere importanti, su libri di successo e di particolare valore. Così avviene nei paesi più civili e più progrediti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Qui appare in tutta la sua ampiezza e difficoltà il compito di un bravo bibliotecario che ha da essere l’animatore di iniziative, che deve raccogliere collaboratori attorno al suo istituto e con essi organizzare manifestazioni atte a rendere la biblioteca un centro vivo, interessante, utile alla comunità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un paese moderno, un popolo che aspira a migliorare le proprie condizioni spirituali e anche materiali deve essere formato da cittadini coscienti, preparati intellettualmente e moralmente attivi. La biblioteca fornisce gli strumenti indispensabili a raggiungere questo scopo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È per questo che in ogni città, in ogni paese, il problema della biblioteca non è meno importante né meno grave di quello della viabilità, della illuminazione, della scuola, del campo sportivo, e così via. La biblioteca deve concorrere a formare, insieme alla famiglia e alla scuola, dei cittadini in grado di capire, di studiare, di risolvere i gravi problemi di ordine pratico ed economico come quello della viabilità, della illuminazione, degli acquedotti e via discorrendo. E ciò nell’interesse di tutta la comunità e di ogni singolo individuo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non per nulla lo Stato si preoccupa direttamente dell’organizzazione del servizio bibliotecario. Non bastano le grandi biblioteche statali: debbono sorgere biblioteche in ogni città, in ogni paese, anche nei centri minori e nelle campagne.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ci sono leggi apposite a questo riguardo, come quella del 1941</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_7_33-40.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che fa obbligo ad ogni capoluogo di provincia di avere un istituto bibliografico che serva tutta la popolazione della provincia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il testo unico per la finanza locale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_7_33-40.html#footnote-000">-1</ref></hi> </hi><hi rend="CharOverride-1">, poi, considera tra le spese obbligatorie, sia della provincia che del comune, quelle relative alla biblioteca popolare, alla biblioteca, cioè, destinata agli adulti che non frequentano più la scuola.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In sostanza ciò significa che è obbligo degli </hi><hi rend="italic">Enti locali</hi><hi rend="CharOverride-1"> porre e risolvere il problema della biblioteca, perché le amministrazioni locali meglio di ogni organo centrale possono rendersi conto delle necessità che mutano da zona a zona, meglio possono studiare le soluzioni adeguate alle particolari esigenze del luogo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oltre all’imperio della legge, però, prima ancora, direi, di tale obbligo, le amministrazioni locali debbono sentire l’urgenza e l’impegno morale di tale problema, che va considerato allo stesso livello dei più importanti servizi pubblici, superando le inevitabili difficoltà che esso presenta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Difficoltà di ordine tecnico, anzitutto; ma non sono queste le più gravi. Io ardisco affermare che non è impossibile trovare un locale adatto per la biblioteca: è prima di tutto una questione di buona volontà e semmai di un po’ di coraggio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Potrei citare esempi che possono apparire edificanti, ma che in realtà dimostrano soltanto l’ovvia verità, eterna come il mondo, che la volontà umana supera ogni ostacolo quando è animata dalla fede nei valori dello spirito. Ho trovato in cittadine non molto grandi, Comuni che affittano i locali per la biblioteca, in attesa di poter costruirne dei propri; mentre, devo purtroppo dirlo, in centri ben più grandi, dove i locali ci sono, non si riescono a superare delle difficoltà molto minori che impediscono di dare adeguata, dignitosa sistemazione alla biblioteca, e di permetterne uno sviluppo più ampio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre poi personale specializzato, vale a dire persone che conoscano come va organizzata razionalmente e come funziona la Biblioteca.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ecco a questo fine i Corsi di preparazione svolti dalle Soprintendenze Bibliografiche ogni anno, in località diverse.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E qui colgo l’occasione per precisare come questi Corsi si propongono seriamente tale scopo; come il Diploma ministeriale che viene rilasciato a chi supera positivamente le prove finali di esame scritte e orali vuole essere un attestato obiettivo e serio; a noi non interessano, è bene dirlo con chiarezza e per eliminare malintesi, coloro che aspirano a tale diploma solo per poter fruire di qualche punto in più nei vari concorsi. No, noi intendiamo seguire coloro, maestri o non maestri, che apprezzano l’importanza della biblioteca e che attraverso di essa vogliono operare con intelligenza e altruismo per rendersi utili alla comunità in cui vivono. La Soprintendenza Bibliografica mette a loro disposizione la propria esperienza, la propria organizzazione per aiutarli a realizzare una attività di tanta importanza pubblica, così come la mette a disposizione delle varie amministrazioni regionali, provinciali, comunali e di ogni altro Ente, per fornire la più ampia collaborazione ed assistenza tecnica oltre ad un valido aiuto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Stato, infatti interviene tramite la Soprintendenza Bibliografica anche con aiuti elargiti dal Ministero della P. I., ma tali aiuti sono dati come riconoscimento delle iniziative locali, come sostegno all’impegno dimostrato dagli Enti locali. Non servono molto, infatti – ce lo ha dimostrato l’esperienza – gli interventi indiscriminati e completi dall’alto, se manca l’iniziativa locale, se localmente manca la volontà di fare qualcosa di valido. Perciò la Soprintendenza interviene con doni di libri, propone al Ministero sussidi o forniture di scaffalature e di arredamenti per quelle Biblioteche che sono nate da un chiaro impegno delle amministrazioni locali, che hanno una struttura giuridica tale da garantire la continuità e lo sviluppo. In questo caso il Comune, o altra amministrazione pubblica, troverà che le somme spese per la Biblioteca non solo saranno produttive in ordine ai risultati che ne derivano, ma vedrà incoraggiato e affiancato il proprio sforzo attraverso aiuti di carattere economico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sappiamo, infatti, che le difficoltà di carattere economico sono uno degli ostacoli più gravi che sorgono quando si parla di istituire o di rendere efficiente una biblioteca. Per venire incontro a tali difficoltà il Ministero della P. I. ha studiato metodi e programmi aggiornati in base alle esperienze dei paesi civilmente più progrediti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È così che è sorto il Servizio Nazionale di lettura, articolato nelle «Reti di prestito», affidate alle Soprintendenze Bibliografiche che ne curano l’organizzazione e il funzionamento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È noto che le Soprintendenze Bibliografiche sono uffici tecnici del Ministero e che esse non hanno alcuna velleità né di sostituirsi agli Enti locali né di sovrapporsi o di imporsi ad essi. Semplicemente cercano di stimolarne l’attività nel campo del servizio bibliotecario, offrono la propria consulenza e la propria opera specializzata per ottenere risultati concreti, per coordinare le iniziative senza disperdere energie o mezzi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Così avviene per le Reti di prestito. Poiché non tutti i Comuni, specie i minori, sono in grado di istituire una biblioteca stabile, dotata in modo da soddisfare le richieste di centinaia di lettori (la spesa minima, infatti è pur sempre dell’ordine di centinaia di migliaia di lire e arriva presto a cifre con sei zeri), si è pensato di graduare lo sforzo e unire le limitate risorse di molti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È questo un sistema che, superando le maggiori difficoltà di carattere economico, consente di portare anche in centri piccoli o isolati, il conforto di un buon libro, vale a dire una voce di solidarietà e di bontà, la luce di un’idea, l’incoraggiamento di un’esperienza, la conoscenza del resto del mondo, di uomini e popoli che hanno gli stessi nostri problemi, le stesse nostre ansie ed esigenze.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A qualcuno, forse, questo sistema potrebbe sembrare una novità. Non è così. Nei paesi anglo-sassoni sorse ed ebbe successo già nel secolo scorso; in Italia, è triste dirlo ma è vero, son più di cinquant’anni che valenti bibliotecari e uomini di studio, solleciti del bene comune, ne scrivono, ne parlano, si battono per attuarlo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Perché, noi bibliotecari moderni, noi delle Soprintendenze Bibliografiche non siamo, purtroppo, dei rivoluzionari, degli innovatori. Seguiamo, sì, i progressi che si vanno attuando nel nostro campo, ci battiamo animati da amore per la cultura e da fede nella possibilità di migliorare con la cultura noi stessi e il nostro prossimo, ma stiamo cercando </hi><hi rend="italic">ancora soltanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di realizzare ciò che l’ingegno e lo spirito di uomini grandi si proposero e iniziarono tanto e tanto tempo fa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Che cosa, infatti, chiediamo di più noi, oggi, di ciò che si volle attuare tre secoli fa con la Biblioteca Ambrosiana? Come allora vogliamo che attraverso la Biblioteca sia «dato avviso dei libri migliori» che vengono «fuori </hi><hi rend="italic">in ogni genere</hi><hi rend="CharOverride-1">» e se ne faccia acquisto; che si indichi al pubblico i libri che non conosce, che «</hi><hi rend="italic">a tutti</hi><hi rend="CharOverride-1">, cittadini o forestieri, si dia comodità e tempo per servirsene secondo il bisogno»; che i libri siano «esposti alla vista del </hi><hi rend="italic">pubblico</hi><hi rend="CharOverride-1">, dati a </hi><hi rend="italic">chiunque</hi><hi rend="CharOverride-1"> li chieda, e datogli anche da sedere, e carta, penna e calamaio per prendere gli appunti che gli possano bisognare».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Convinti che le nostre richieste siano tanto più valide e urgenti oggi, dal momento che lo erano già trecento anni or sono, abbiamo piena fiducia che nonostante le difficoltà, nonostante gli ostacoli e le incomprensioni, l’opera nostra e di tante altre persone di buona volontà possa trovare consensi sempre più vasti, che portino a sollecite realizzazioni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ci dispiacerebbe assai, infatti (e Dio ce ne guardi), che i figli dei nostri figli tra qualche decina d’anni, tra qualche secolo forse, dovessero leggere negli storici sul nostro conto, sulla società italiana di questa epoca dell’atomo e dei voli spaziali, apprezzamenti simili a quelli che il Manzoni esprime sui nostri antenati del ’600. Ecco le sue testuali parole:</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Ma pensate che generoso, che giudizioso, che benevolo, che perseverante amatore del miglioramento umano, dev’esser colui che volle una tal cosa (la biblioteca Ambrosiana), la volle in quella maniera, e l’eseguì, </hi><hi rend="italic">in mezzo a quell’ignorantaggine, a quell’inerzia, a quell’antipatia</hi><hi rend="CharOverride-1"> generale per ogni applicazione studiosa, </hi><hi rend="italic">e per conseguenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> in mezzo ai «cos’importa!» e «non c’era altro da pensare?» e «che bell’invenzione!» e «mancava anche questa», e simili; che saranno certissimamente stati più che gli scudi spesi da lui in quell’impresa, i quali furono centocinquemila, la più parte de’ suoi».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non conoscendo benefattori o mecenati della statura del Cardinale in numero sufficiente, noi perciò chiediamo alle Amministrazioni locali i centocinquemila scudi necessari a dare oggi ai loro amministratori una biblioteca pubblica adeguata alle necessità ed alle esigenze inderogabili del nostro tempo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E mi sia lecito insistere sulla affermazione che la chiave per risolvere problemi inerenti alla istituzione di biblioteche si riduce semplicemente ad un po’ di buona volontà da parte di coloro che sono preposti alla pubblica Amministrazione. Se manca tale volontà significa che non si crede nella possibilità di aiutare gli altri, cioè il nostro prossimo, ad elevarsi, a diventare migliore.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_7_33-40.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Luigi Balsamo, “La biblioteca pubblica moderna,” </hi><hi rend="italic">La parola e il libro </hi><hi rend="CharOverride-1">XLIII (1960): 249-57.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_7_33-40.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Giuseppe Medici (1907-2000), economista, fu più volte ministro della Repubblica e deputato; militava nelle fila della Democrazia Cristiana. Resse il dicastero della Pubblica Istruzione dal febbraio del 1959 al luglio del 1960 sotto la presidenza di Antonio Segni e, successivamente, di Fernando Tambroni. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_7_33-40.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il riferimento è alla legge 24 aprile 1941, n. 393 (Disposizioni concernenti le biblioteche dei Comuni capoluogo di provincia). In essa, per l’appunto, si prevedeva che «in ogni Comune capoluogo di provincia, ove non esista biblioteca governativa, deve essere aperta ad un regolare servizio pubblico una biblioteca fornita di personale, locali e arredi idonei e di adeguata dotazione che le consenta l’acquisto di materiale librario moderno» (art. 1). Il provvedimento di legge, visto anche il momento in cui venne emanato, non ebbe particolare efficacia negli anni successivi ma fu abrogato solo dal d.l. 25 giugno 2008, n. 112. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_7_33-40.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Regio Decreto 14 settembre 1931, n. 1175. [N.d.C.]</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Luigi Balsamo</p><p rend="editorial_metadata_author">Alberto Salarelli, University of Parma, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">alberto.salarelli@unipr.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-7352-1702</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Luigi Balsamo, <hi rend="italic">La biblioteca pubblica moderna (1960),</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0.06</ref>, in Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Scritti di biblioteconomia</hi>, edited by Alberto Salarelli, pp. -9, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0488-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0</ref></p></div>
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