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        <title type="main" level="a">2. Problemi del servizio di lettura in una zona sottosviluppata (1963)</title>
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          <resp>This is a section of <title>Scritti di biblioteconomia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0488-0</idno>) by </resp>
          <name>Luigi Balsamo, Alberto Salarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.07</idno>
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        <p>L'autore descrive la propria esperienza di Soprintendente Bibliografico in Sardegna. Vengono evidenziate le problematiche di natura finanziaria, sociale e culturale che rendono difficile l'istituzione e il funzionamento delle biblioteche di ente locale e, di conseguenza, si suggeriscono modalità d'azione efficacemente messe in atto durante il mandato rivestito da Balsamo nell'isola: dall'istituzione dei posti di prestito, ai corsi di preparazione per dirigenti.</p>
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            <item>Library science</item>
            <item>librarianship</item>
            <item>public library</item>
            <item>librarians' training</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.07<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.07" /></p>
      <div><head>2. Problemi del servizio di lettura in una zona sottosviluppata (1963)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="OP10165_xml_8_41-53.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A voler considerare i problemi dell’organizzazione del Servizio di lettura in rapporto alle condizioni particolari di una zona sottosviluppata, solo apparentemente si costringe l’argomento in limiti ridotti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In realtà, anzi, il discorso si allarga e investe quei problemi di carattere generale e strutturale che stanno alla base dell’organizzazione stessa e che si presentano più numerosi, diremo al gran completo, in un ambiente caratterizzato da condizioni meno favorevoli o più difficoltose. I problemi cioè sono gli stessi che si possono incontrare dappertutto; può darsi che essi presentino altrove aspetti più favorevoli, situazioni più mature o sviluppate, ciò che potrà ridurre al minimo le difficoltà da superare e rendere più facile la soluzione, ma i problemi da affrontare sono gli stessi ed esistono dovunque.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È superfluo ricordare, infatti, che in Italia le zone sottosviluppate o depresse non sono riunite al di sotto di un certo parallelo, ma purtroppo esistono un po’ dovunque, nel nord come nel sud, e in esse ci si imbatte appena dalla grande città si esce nella zona rurale, in Lombardia e in Piemonte come in Abruzzo e in Sardegna.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La nostra ricerca, perciò, anche se muove da esperienze particolari e localizzate, tiene presenti questi dati di fatto, nell’intento di proporre argomenti e documenti che possano servire a tutti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Parlare di zona depressa, oppure sottosviluppata, significa occuparsi di tutti gli aspetti della vita, in quella zona, che risentono di questa deficienza di sviluppo, non solo perciò di quello economico, ma anche di quello sociale, culturale e, nel nostro caso specifico, anche di quello bibliotecario.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La scarsità di biblioteche nel nostro paese, la loro insufficienza numerica, innanzitutto, è un dato di fatto indiscutibile: le biblioteche pubbliche, non governative, esistono per legge in tutti i capoluoghi di provincia, ma sono poche, troppo poche, fuori dei capoluoghi, e sono spesso povere e poco funzionanti anche nei capoluoghi. Eppure esse sole dovrebbero soddisfare le esigenze di informazione, di diffusione della cultura, di aggiornamento di milioni di italiani. Gran parte di quelle esistenti sono raccolte di fondi vecchi o antichi ed hanno soprattutto caratteristiche conservative. Questo avviene in generale, in tutto il paese: nelle zone meno sviluppate la situazione è ancora più negativa. Ciò significa che mancano, in primo luogo, i punti di forza su cui dovrebbe poggiare la struttura di un servizio organico, atto a svilupparsi zonalmente per irradiamento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un programma normale dovrebbe comprendere, appunto, la costituzione di questi punti di appoggio, una serie di biblioteche moderne nei capoluoghi di provincia e in quelli di circondario, o di zona. Ma qui si presenta il primo grosso problema, di carattere finanziario: le scarse risorse degli Enti locali, a cominciare dalle Amministrazioni provinciali.</hi></p><div><head><hi>Problemi finanziari</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È forse utile rifarsi subito alle cifre. La provincia di Milano si estende su una superficie di 2.760 kmq. con una popolazione di circa 3 milioni (usiamo dati del giugno 1959), la metà dei quali risiede nel capoluogo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La provincia di Cagliari occupa 9.300 kmq. (un po’ meno di due volte la Liguria, più del triplo della provincia di Milano), ma conta solo 760.000 abitanti, di cui meno di un quarto raccolti nel capoluogo; la provincia di Nuoro ha circa un terzo degli abitanti della città di Genova, sparsi però su un territorio esteso una volta e mezzo l’intera Liguria, con soltanto un decimo di essi nel capoluogo. Emerge da questi dati la sproporzione fra quelle che devono essere le risorse (inferiori per la minor popolazione, il minor concentramento, l’assenza o quasi di industrializzazione) e i servizi pubblici dovuti, maggiori per l’estensione territoriale, per il minor apporto di Comuni piccoli e ancor più deficitari, oltre che per le condizioni di arretratezza che impongono un recupero notevole. Si pensi solo alle strade: mentre la media nazionale è di 630 metri di strade per ogni kmq., in Sicilia ne troviamo solo 438 e in Sardegna appena 232. Cifre non molto dissimili si possono riscontrare, ad esempio, in Calabria, Puglia, Lazio e persino in Toscana e in Piemonte.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In zone sottosviluppate o depresse, cioè, gli Enti locali presentano situazioni più deficitarie, e statiche a causa del minor incremento; chiedere ad essi impegni di spesa per il servizio di lettura pubblica diventa più arduo ed espone a rifiuti motivati da cifre, da considerazioni che pongono in rilievo l’urgenza di problemi all’apparenza più vistosi, più concreti – ci si sente dire – forse perché più appariscenti. Ma sono obiezioni che cadono anch’esse quando si può loro contrapporre dei fatti, dei dati che documentano risultati pratici; perché, presentato sulla carta, il servizio di lettura non ha molta attrattiva.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre dare qualche biblioteca funzionante e frequentata per convincere a trovare i mezzi necessari a costituire le biblioteche. Questo è il punto dove si può spezzare il circolo vizioso: ed è la sola via per poter proporre autorevolmente agli Enti maggiori – come la Regione o le Province – un programma organico relativo ad una intera zona.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I Comuni, però, non si trovano in condizioni economiche migliori; di fronte all’onere richiesto per mantenere aggiornata e funzionante una Biblioteca si deve spesso arrendere anche la buona volontà. Ci vuole almeno mezzo milione all’anno per mantenere una biblioteca minima: quanti Comuni possono stanziare una tale somma? In Sardegna, tanto per citare un esempio, su 350 Comuni ben 291 (l’83,3%) hanno una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti (uno solo ne ha più di 100.000), e si sa che un contributo di 100 lire per abitante è un traguardo non raggiunto in Italia se non nelle zone più sviluppate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Due osservazioni si possono fare a questo punto: per avere una Biblioteca che dia garanzia di funzionare almeno in modo discreto occorre che sia assicurata ad essa, fin dalla costituzione, la continuità di un finanziamento adeguato; e ciò può accadere soltanto per un impegno statutario di un Ente locale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una prova della validità di tale asserzione è data dalle condizioni in cui si trova la maggior parte delle Biblioteche popolari e parrocchiali, che sono più che altro un atto di buona volontà, che non hanno un’organizzazione valida e, soprattutto, una funzione apprezzabile dal punto di vista culturale ed educativo. Prive di risorse stabili non possono rinnovare il materiale librario o aggiornarlo regolarmente, ma dipendono da doni, da elargizioni saltuarie sollecitate ad Enti ed uffici di tutti i tipi, e che non saneranno mai la situazione. Per lo più sono bibliotechine circolanti a pagamento, con testi di lettura amena, frequentate da una percentuale irrisoria della popolazione. Sono fatti positivi, intendiamoci, ma aleatori, legati alla buona volontà di chi li dirige e affidati al caso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La seconda osservazione è questa: quando le risorse degli Enti locali sono poche, inferiori alle esigenze, non conviene puntare a tutti i costi – e per prima cosa – sull’istituzione della Biblioteca comunale. Dopo lo sforzo iniziale e un primo – breve – periodo euforico, l’iniziativa si affloscia e langue, perché viene a mancare la novità. Non basta acquistare anche cento volumi nuovi in un anno (e quanti Comuni possono far questo?): occorre un’alimentazione ben più intensa, occorrono riviste e giornali, occorre la presenza continua e impegnata di un bibliotecario. Ma questo, chi lo paga? Quanti Comuni possono provvedere ai locali, alle spese di manutenzione, al compenso per il bibliotecario e all’acquisto di libri in quantità sufficiente? Così assistiamo al caso frequente di biblioteche comunali sorte in seguito ad un entusiasmo temporaneo, creato più che altro dall’esterno, durato poco, che trascinano un’esistenza difficile e stentata, anche se esiste tanto di statuto e di regolamento, approvati dal Comune. Né valgono a mutare la sostanza delle cose eventuali sussidi regionali o statali, che alimentano fuochi di paglia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ci troviamo di fronte ad un problema di struttura e di organizzazione che investe alla base il nostro sistema bibliotecario. Certo esistono felici eccezioni al panorama che abbiamo delineato, anche nelle zone depresse; ma, come al solito, si tratta di trovare una regola soddisfacente, una norma valida per il 90 o il 95 per cento dei casi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’esperienza ci convince, perciò, che occorre puntare su un’organizzazione di lettura che sia anzitutto più economica, che riduca drasticamente le spese di impianto e di alimentazione, riducendo – almeno in una prima e lunga fase – l’onere richiesto ai Comuni. Ecco l’opportunità di un’organizzazione centralizzata, che unifichi le spese di gestione, che sfrutti di più il materiale librario facendolo circolare in centri diversi, a rotazione, riducendo cioè i costi di «alimentazione» delle biblioteche. Una organizzazione del genere – quella cioè del «Servizio Nazionale di lettura» articolato in «Reti di prestito» – permette inoltre la sperimentazione, consente di sollecitare iniziative interne ai singoli centri (ciò che è valida garanzia di continuità) e di ottenere, tuttavia, risultati pratici di grande ampiezza, che soli possono dare peso, presso gli Enti locali, alle richieste di intervento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto s’è detto vale, si badi, non solo per le zone rurali, ma anche per quelle urbane. A Cagliari, ad esempio, si sono costituiti Posti di prestito rionali – vere succursali periferiche del deposito centrale della Rete di prestito – prima di poter avere una Biblioteca Comunale efficiente; e queste realizzazioni, assieme a quelle sparse nella provincia, hanno ottenuto ad un certo momento l’intervento ufficiale dell’Amministrazione Provinciale, che ha istituito una sua biblioteca, destinata a diventare il perno della Rete per l’intera provincia.</hi></p></div><div><head><hi>Problemi culturali-sociali</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Esistono, però, problemi e difficoltà di altro genere, derivanti da altri aspetti della depressione. Quello sociale, ad esempio, che equivale a mancato sviluppo dei rapporti dell’uomo con i suoi simili; scarsa integrazione dei singoli nella comunità; inesistenza o quasi di vita comunitaria; in altre parole, isolamento. Isolamento degli individui e delle comunità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I paesi sono isolati tra loro materialmente, nonostante i mezzi di comunicazione moderni che non bastano a cancellare abitudini e forme di vita secolari. Ecco l’eloquenza delle cifre: in Sardegna una popolazione leggermente inferiore a quella della città di Milano è sparsa su un territorio più esteso dell’intera Lombardia (la densità è di 59 abitanti per kmq., contro i 309 della Liguria o i 143 della Calabria); si ha un centro abitato ogni 49 kmq. Tracce sensibili di quest’isolamento si rilevano in certe forme di conservazione linguistica differenti fra paesi vicini, tra i quali mancano legami concreti, mancano scambi di qualsiasi natura.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I paesi sono a struttura chiusa e autosufficiente, che esclude l’idea di collaborazione con altre comunità. Del resto il concetto di collaborazione manca all’interno degli stessi paesi, dove la vita comunitaria si riduce per lo più al nucleo familiare, l’unico in cui i singoli realizzino una collaborazione, poiché «il nucleo familiare si presenta ancora con la fisionomia di </hi><hi rend="italic">un’impresa produttiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> (e cioè unità solidaristica di tutti i membri, rivolta alla produzione dei beni necessari alla loro sussistenza) oltre, ben s’intende, che unità di ordine affettivo» (Pinna 1961, 27). In una situazione come questa, tipica delle aree depresse, i rapporti comunitari – come è facile dedurre – vengono per lo più determinati dalla possibilità di soddisfare i bisogni della famiglia cui si appartiene.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Isolamento non è soltanto quello dei pastori, che vivono soli nelle campagne senza avere contatti con un centro abitato, magari per mesi. Anche chi vive in paese è lontano, ad esempio, dal capoluogo di provincia – dove risiedono i «poteri» – in molti casi più di 100 km, cioè a parecchie ore di treno, cosicché uffici, istituti, dirigenti, sia pure periferici, diventano spesso entità mitiche, fuori di ogni reale possibilità di mediazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mancano contatti e informazioni: i quotidiani arrivano il giorno dopo e contano pochissimi lettori, anche a causa della notevole percentuale di analfabetismo di ritorno. Quanti ragazzi, nelle campagne, lasciano la scuola elementare dopo due o tre anni per lavorare, per contribuire appunto a produrre i beni necessari alla sussistenza della famiglia. La tecnica del leggere appresa nei minimi termini, senza che sia potuto sorgere un interesse per l’informazione o almeno una curiosità di apprendere e non esercitata, svanisce ben presto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E dove, da chi questi individui possono avere indirettamente nozioni o anche solo notizie dei fatti e dei problemi che agitano il mondo? Il loro mondo ha dimensioni ben più ristrette, la loro realtà è la vita della famiglia, la storia si riduce alla cronaca di quanto avviene in paese, di fatti che in certi casi può essere opportuno ignorare o, per lo meno, non indagare con curiosità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pochi sono coloro che hanno potuto conservare l’abitudine del leggere: per deficienze di carattere culturale, dunque, e anche per ragioni economiche. Come acquistare giornali, riviste o libri quando è un onere proibitivo l’acquisto dei testi scolastici per i figli? Così la vita segue il ritmo delle vicende della natura, si esplica all’interno della famiglia, e le dimensioni e le distanze del mondo esterno – da cui viene di rado qualcuno o qualcosa di nuovo – si ingrandiscono a dismisura accentuando il senso di abbandono, che genera scoraggiamento, sfiducia e un senso d’impotenza. Per i mali, le inefficienze, i problemi locali da risolvere, non si vedono soluzioni se non nell’intervento esterno, da parte di quei «poteri», lontani ed estranei, dai quali si pretendono, senza speranza, interventi risolutivi, cioè miracolosi. Scarsa com’è la coscienza comunitaria, viene a mancare anche il senso della corresponsabilità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Deficienze e mali sono un fardello che casca addosso e che si sopporta: semmai si attende che intervenga qualcuno da fuori per eliminarli. È il compito delle autorità, questo, soprattutto dell’«onorevole»: non si pensa che sia possibile farlo dall’interno, che la comunità possa prendere l’iniziativa, che il male o la deficienza abbia radici nella comunità stessa. È più facile che si stia a vedere che cosa saprà fare il Sindaco, ad esempio, grazie alle sue conoscenze, alle sue relazioni, piuttosto che pensare di poterlo aiutare o, tanto meno, di condizionarlo.</hi></p></div><div><head><hi>La sede del Posto di prestito</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La proposta di istituzione del servizio di lettura, portata in un ambiente del genere, di solito in un primo momento desta perplessità e diffidenza circa gli scopi che la ispirano; poi, il fatto stesso che manchino fini particolaristici, interessati, la rende strana, pressoché astratta. Soprattutto ci si trova a proporre un’esperienza nuova e su un piano pubblico – comunitario – che non rientra negli schemi della realtà quotidiana. La prova è che coloro i quali accettano l’idea propongono subito, come sede, la scuola elementare, il luogo cioè dove si è svolta la loro prima – e spesso unica – esperienza comunitaria; svolta e conclusa là, in quell’edificio, dove sembra l’abbiano lasciata come un vestito smesso. La scuola elementare pare loro l’unico luogo adatto dove porre dei libri e ad essa pensano immediatamente quando si parla di cultura o istruzione o lettura, rivelando così quanta distanza corra, nella loro mente, tra i concetti di cultura e vita, o tra cultura e utilità pratica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In genere un Posto di prestito nelle Scuole elementari non funziona che da biblioteca scolastica, con maggior successo del Centro di lettura grazie alla maggior quantità di libri, al loro rinnovo periodico e al fatto che essi rispondono di più alle esigenze degli scolari. Questo succede quando si ha la collaborazione di un maestro intelligente e impegnato; diversamente il Posto di prestito langue, non funziona, come non funzionano la maggior parte dei Centri di lettura. Gli adulti, e gli stessi giovani, non vanno nella Scuola elementare per prendere libri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A volte ci si trova di fronte ad un’altra proposta: servirsi della sala consiliare del Municipio. È già qualcosa di meglio (riflette la nuova esperienza comunitaria) e può servire come punto di partenza, ma ha da essere una soluzione provvisoria, per evitare il pericolo che la responsabilità venga affidata a un impiegato comunale, con l’adozione di un orario più o meno d’ufficio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La cosa tende in questo caso ad assumere un aspetto burocratico: si offrirebbe un servizio – di cui ancora non è diffuso il bisogno – in maniera affine a quella usata dagli uffici, che esplicano sì un servizio pubblico, ma con atteggiamento negativo di sufficienza e degnazione. È necessario trovare una sede autonoma, è necessario che sia fornita dal Comune, affinché non esistano sospetti di particolarismo, ma non è sempre facile ottenerla. Anche qui per convincere gli amministratori occorre spesso fornire loro prove del successo dell’iniziativa. È il circolo vizioso di cui si è già fatto cenno: quando i mezzi finanziari dati dal Ministero non bastano più, non c’è che l’impegno e la volontà degli individui.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si potrebbero citare tanti casi: quello di un paese di poco più di 1.000 abitanti, dove un gruppo di pochi volenterosi fa una colletta per raccogliere soldi e libri, costruisce uno scaffaletto di legno e apre la biblioteca nel retrobottega del barbiere. Poi arrivano i libri del Posto di prestito e aumentano i lettori, che dopo alcuni mesi vengono ad essere il 20% della popolazione. Allora il Comune si decide, e mette a disposizione locali ampi, adatti ad ospitare anche conferenze e corsi di educazione. Questo «caso» non è un caso astratto: il paese è Zeddiani dove ora la Biblioteca ha una sede almeno tanto dignitosa quanto quella del Comune. In un altro Centro, davanti al rifiuto del Sindaco di intervenire, un gruppetto di giovani si accorda per prendere in affitto una stanza, impegnandosi a pagarla con contributi personali, rateizzati. Dopo circa un anno, visto che il Posto di prestito è sempre più frequentato, il Sindaco cede e impegna il Comune.</hi></p></div><div><head><hi>Tecniche sussidiarie</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il punto chiave dell’impresa è di trovare il dirigente adatto, una persona cioè conscia dell’importanza dell’iniziativa, che ad essa si dedichi con impegno ed entusiasmo. È un lavoro duro, infatti, proporre libri da leggere a persone che non hanno l’abitudine neanche del giornale, che forse non hanno preso più in mano un libro da quando han lasciato la scuola; spesso può non essere possibile come primo passo. All’inizio è indispensabile destare curiosità, attirare molta gente assieme, perché sia netta la sensazione che la biblioteca è aperta a tutti, è di tutti, che ci si può ritrovare e anche discorrere, sebbene in modo diverso che al bar.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Utile fin da principio, perciò, si rivela l’uso di tecniche sussidiarie, come la conferenza tenuta da un forestiero su un argomento che abbia connessione con la vita degli ascoltatori; oppure la presentazione di un libro, o un’audizione di musica folkloristica o la proiezione di un film o di un documentario interessante. Interessante qui significa: che illustri ambienti, cose, persone e fatti diversi da quelli locali. Così in Sardegna ci si sente chiedere più d’una volta documentari «su un fiume, un grande fiume», una cosa che non c’è nell’isola (come per un paesetto montano della Calabria, recentemente, Telescuola</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_8_41-53.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> dovette «far vedere» dei grappoli d’uva, di cui s’era parlato in una lezione e che quei ragazzi non avevano mai visto).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non è spirito di evasione, ma soprattutto desiderio, magari inconscio ma vivo, di vincere l’isolamento quotidiano; è curiosità di conoscere, di sapere.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre, quindi, favorire l’incontro fra le persone, lo scambio di idee: a questo serve la discussione pubblica dopo la conferenza o la presentazione di un libro. È un’esperienza nuova, traumatizzante, quella di poter esprimere le proprie impressioni e il proprio giudizio in pubblico, a confronto con altri, con il diritto di difendersi senza essere sopraffatto dal contradditore, e nello stesso tempo conoscere altri punti di vista, ricavare spunti, suggestioni nuove. Il Posto di prestito, o la Biblioteca, diventa così sede di un’esperienza comunitaria, occasione di comunicazione con gli altri. Attorno al servizio di lettura possono facilmente enuclearsi altre attività di carattere culturale e pubblico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In diversi Comuni (ad esempio, in provincia di Nuoro) si è giunti presto alla costituzione di un’associazione indipendente e libera di «amici della biblioteca», intesa appunto a studiare un programma di iniziative, a curare l’incremento della lettura e dell’uso di sussidi audiovisivi, ad assicurare anche i mezzi finanziari per tale sviluppo. L’esperienza di una responsabilità autonoma nei giovani è sempre tonificante ed impegnativa e dà risultati insperati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quando il Posto di prestito è diventato davvero un «fatto» pubblico, un centro comunitario non privo di attrattive, allora si hanno tra i frequentatori anche gli adulti, uomini e donne, che leggono sia libri di svago come pure manuali tecnici relativi al lavoro di ognuno di essi o ai problemi domestici, interessanti cioè gli aspetti più immediati e concreti della loro esistenza. E questo dev’essere la cultura: un lievito inserito nelle azioni quotidiane.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questi termini, dal Posto di prestito – che ha perciò anche funzioni di rottura, di esperimento – si può giungere alla Bibliotechina stabile, che tuttavia solo raramente potrà diventare autosufficiente. Nella maggior parte dei piccoli Comuni si tratterà di formare un nucleo fisso di consultazione, sempre più esteso, ma bisognerà continuare, attraverso la Rete di prestito, ad alimentare la Biblioteca se si vuole offrire materiale nuovo e aggiornato in misura sufficiente a soddisfare le richieste, ad esaudire le curiosità, a suscitare nuovi interessi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il limitato contributo del Comune trova il miglior impiego nel procurare una sede idonea e nel compensare l’attività del responsabile.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inutile farsi illusioni: senza mezzi finanziari abbondanti non si avranno mai biblioteche Comunali autonome veramente efficienti. Quando, però, un certo numero di Posti di prestito funzionano in modo efficace, allora si può affrontare una programmazione organica e adire le Amministrazioni provinciali o regionali con proposte e richieste. Occorrerà tempo e costanza, ma l’eloquenza dei fatti non potrà non risultare persuasiva.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un procedimento induttivo, si potrebbe dire, questo che abbiamo delineato asserendo la necessità di partire dalla base, di creare degli esempi, dei «campioni», per arrivare ad un’organizzazione zonale più vasta; ma per ora abbiamo trovato che è l’unico efficace, dal momento che la realtà da affrontare in una zona depressa (ma solo in questa?) è così complessa, varia e irrazionale che la programmazione prima che a tavolino va studiata sul posto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se non si perviene – per qualsiasi motivo – a risultati come quelli prospettati, i Posti di prestito o le biblioteche non diventeranno mai un servizio effettivamente pubblico; continueremo ad avere bibliotechine frequentate da un gruppo esiguo di ragazzi alla ricerca di romanzi d’avventura o di gialli. Senza prospettive di sviluppo, cioè senza funzioni veramente informative, culturali ed educative, la biblioteca resterà anch’essa un fatto «isolato» nella comunità.</hi></p></div><div><head><hi>Preparazione dei dirigenti</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le difficoltà sono molte e di vario genere, s’è detto, ma tutte superabili con la volontà, l’impegno costante e con l’intelligenza. Il problema primario in senso assoluto, però, resta quello dei collaboratori a livello comunale, dei dirigenti dei Posti di prestito o delle Biblioteche.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si possono avere i locali, i libri, i mezzi finanziari; ma se manca il bibliotecario-animatore non si costruirà nulla di solido e di efficiente; si avrà tutt’al più un deposito di libri ben custoditi. Da quanto abbiamo esposto appare chiaramente quali siano i compiti del «depositario» o dirigente del Posto di prestito. Questi può possedere cognizioni biblioteconomiche ridotte all’essenziale, ma non può assolutamente esser privo di quella preparazione culturale, di quell’atteggiamento interiore, di quell’impegno all’azione che caratterizzano l’educatore e che, assieme alla conoscenza di tecniche adeguate, fanno di lui un vero </hi><hi rend="italic">animatore</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’ambiente in cui opera.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È stato detto autorevolmente che non basta «un generico desiderio di operare per la diffusione della cultura… anche i depositari comunali devono avere una formazione». Essi oltre a possedere una tecnica «</hi><hi rend="italic">hanno bisogno di divenire coscienti della loro vocazione e di sviluppare un’etica del loro lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Possono forse sembrare parole grosse e inadeguate a ciò che si va facendo; ma non a noi bibliotecari giacché noi sappiamo che per quanto sia piccola ed embrionale una biblioteca, </hi><hi rend="italic">non può esservi bibliotecario degno di questo nome senza tecnica e senza vocazione</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Carini Dainotti 1956).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Basta richiamare quanto s’è detto poc’anzi sulle condizioni socio-culturali di una zona depressa, per misurare di colpo la difficoltà di trovare elementi particolarmente dotati. Generalmente si punta sui maestri, come su coloro che hanno incluso nei loro studi nozioni di pedagogia, di psicologia e che dovrebbero avere «atteggiamento» – per non dire vocazione – di educatori. Ma l’istruzione, in paesi sottosviluppati, è riguardata sovente come un mezzo di «estrazione» sociale, e un diploma rappresenta il passaggio ad uno «stato» superiore, ad una condizione che esclude qualsiasi applicazione manuale. Diventare maestri è, in</hi><hi rend="CharOverride-1">nanzitutto, avanzare socialmente e anche economicamente di un gradino. Questa </hi><hi rend="CharOverride-1">è la regola, da cui deriva una necessità indiscutibile: per avere collaboratori efficienti occorre prepararli in modo specifico, cercando soprattutto di modificare in essi certi atteggiamenti mentali, certe abitudini, e di colmare alcune lacune connesse all’ambiente in cui sono vissuti. I modi per attuare questa formazione accelerata possono essere vari, ma i più efficaci sono senz’altro i corsi residenziali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I corsi debbono avere due direttive principali: una cultura-informativa, intesa a illustrare l’organizzazione bibliotecaria nazionale, a spiegare le funzioni del servizio pubblico di lettura, ad esporre i problemi dell’organizzazione della lettura. La seconda, che diremo tecnico-sperimentale, deve proporsi di insegnare praticamente i principi della tecnica bibliotecaria, facendo sperimentare ai singoli il funzionamento della biblioteca nei suoi vari servizi, soprattutto in quelli di «estensione», delle succursali urbane o del servizio mobile (le Reti di prestito) nelle zone rurali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È evidente che non ci si può accontentare dell’insegnamento teorico, nozionistico: occorre far «vedere» biblioteche, Posti di prestito, che funzionino nel modo e nelle forme che vogliamo attuare ed insieme occorre far sentire l’</hi><hi rend="italic">ambiente</hi><hi rend="CharOverride-1"> creato intorno ad essi. È indispensabile, perciò, che la preparazione dei depositari e dei dirigenti avvenga all’</hi><hi rend="italic">esterno</hi><hi rend="CharOverride-1">, fuori cioè del loro ambiente quotidiano al quale essi dovranno poi apportare modifiche. Così com’è necessario che la nuova esperienza possegga i caratteri dell’esemplarità: s’impone la scelta di un centro molto attrezzato nel settore bibliotecario, dotato di organizzazione moderna ed efficiente a tutti i livelli, tale da costituire una sicura pietra di paragone. Un centro, quindi, e un’organizzazione che non è possibile trovare nella zona sottosviluppata che si vuol bonificare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Va ricordato, a questo proposito, che uno dei tratti più preoccupanti che si osservano nei giovani, maestri o non, di zone sottosviluppate è la mancanza di iniziativa, cui non può supplire neanche la buona volontà: essa è chiaramente legata alla mancanza di esperienza, di conoscenza di quanto viene realizzato in un determinato campo sul piano nazionale e internazionale. L’assenza di termini di confronto porta all’immobilismo, all’apatia; costringe ad una routine fiacca nella quale non esistono di norma – perché non possono essere «viste» – occasioni di rinnovamento, di aggiornamento o di sviluppo. È indispensabile procurare a persone inesperte un’esperienza diretta di realizzazioni bibliotecarie moderne ed efficienti, non certo al fine di presentare loro delle curiosità per turisti – che potrebbero assumere un carattere di irripetibilità – bensì per mostrare nella realtà quotidiana e concreta ciò che in altra sede si pone per essi in termini di progetto, di meta da raggiungere.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Essenziale è porre l’accento sui metodi di lavoro, sulla iniziativa e le convinzioni che hanno reso possibili quelle realizzazioni che additiamo ad esempio: in questo modo non sarà difficile far penetrare nell’animo dei giovani la convinzione che quei risultati dipendono dal </hi><hi rend="italic">come</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dal </hi><hi rend="italic">quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> si è lavorato; che essi cioè sono ripetibili e possibili dovunque, perché condizionati non tanto dai mezzi materiali, bensì dall’iniziativa, dalla volontà e dalla fede di animatori entusiasti, ai quali spetta anche di trovare i mezzi materiali necessari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Appare di importanza fondamentale, perciò, la scelta della sede dei corsi. Se occorre tener presente la modernità e l’efficienza dell’organizzazione bibliotecaria che si vuol far conoscere e proporre come modello, bisogna però anche scegliere una zona che offra situazioni locali non troppo diverse da quelle in cui sono destinati ad operare i futuri bibliotecari o dirigenti di Posti di prestito.</hi></p></div><div><head><hi>Il primo Corso Sperimentale per depositari della Sardegna</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Furono queste considerazioni e convinzioni i motivi ispiratori del Corso per la preparazione dei depositari dei Posti di Prestito, organizzato dalla Soprintendenza Bibliografica per la Sardegna grazie alla stretta collaborazione e all’aiuto dell’O.E.C.E /A.E.P. – Progetto Sardegna</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_8_41-53.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che inserì l’iniziativa nel suo programma di formazione di leaders locali per l’educazione degli adulti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_8_41-53.html#footnote-000">-1</ref></hi> </hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È stato il primo Corso del genere attuato in Italia e i risultati possono essere considerati molto soddisfacenti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il primo problema organizzativo che si presentò fu quello della sede del corso: in Sardegna non esisteva un’organizzazione bibliotecaria tale che potesse offrire materia di indagine né esempi dimostrativi. Fu scelta Milano, che vanta un servizio pubblico di lettura tra i meglio organizzati e più estesi. Non solo la Biblioteca Comunale, infatti, offre servizi completi e aggiornatissimi, ma anche la rete delle succursali rionali, che da essa si irraggiano fino alla periferia della metropoli, formano un sistema bibliotecario urbano tra i più aggiornati ed estesi. La visita alle piccole biblioteche rionali, e a quelle dei centri sociali, fissò in un’esperienza concreta le nozioni impartite nelle lezioni teoriche, mentre attraverso discussioni ed esercitazioni pratiche fu possibile approfondire le impressioni, chiarire dubbi e impegnare immediatamente i partecipanti in esemplificazioni pratiche, che richiesero l’apporto personale e originale di ciascuno. Tali pratiche applicazioni si rivelarono feconde perché precedute dall’analisi di fatti e di problemi condotta dagli stessi partecipanti con un lavoro autonomo d’équipe sollecitato e guidato dai docenti senza imposizioni cattedratiche.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro di gruppo fu adottato sia per condurre l’indagine o studio d’ambiente, sia per discutere i problemi proposti nelle lezioni teoriche, sia infine per preparare esercitazioni di tecniche particolari (presentazione di libri con schede di lettura; circoli di lettura; preparazione di cartelloni; programmazione di cicli culturali ecc.).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro di gruppo risultò l’esperienza decisiva del Corso residenziale, in quanto rivelò ai partecipanti una dimensione nuova di vita: la collaborazione, che porta all’esame dei problemi sotto vari aspetti, al vaglio di opinioni diverse, ad una partecipazione attiva dei singoli, a decisioni che devono essere, necessariamente, scelte critiche e responsabili.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Esso costituì un’esperienza comunitaria sconosciuta e sorprendentemente eccitante per molti; a tutti apparve come l’esperienza fondamentale nella formazione di responsabili di attività educative e socio-culturali. Il Corso, insomma, si propose scopi formativi precisi in relazione ai compiti che attendono un bibliotecario, il quale, per fare della biblioteca un centro culturale in un paesino isolato e depresso, dev’essere in grado di rompere l’isolamento e di attirare attorno a sé un pubblico per iniziarlo a nuove forme di relazione e di conoscenza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Parte essenziale del programma fu la visita ad una Rete di Prestito, con soste in alcuni Posti di prestito diversi nella struttura e nel grado di sviluppo. Venne scelta la Rete di Cremona, che si estende in una provincia rurale, nella quale numerosi sono i Comuni depressi. Si ebbe così modo di osservare un servizio di lettura che, dopo un decennio di attività, ha raggiunto un notevole grado di efficienza organizzativa e funzionale (sono serviti circa il 90% dei Comuni della provincia), proprio in una zona le cui caratteristiche strutturali non sono molto dissimili da quelle di certe zone della Sardegna. I problemi affrontati in piccoli Comuni del Cremonese apparvero non diversi da quelli dei centri da cui provenivano molti partecipanti al Corso, cosicché il lavoro compiuto, il sistema organizzativo prescelto e i risultati raggiunti in quella provincia apparvero come un’esperienza affatto accessibile e ripetibile.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le esperienze dei dieci giorni del Corso vennero a collocarsi in una certa prospettiva, che dal Posto di prestito del piccolo centro rurale in zona depressa, dalla bibliotechina rionale della periferia cittadina, arrivava alla Biblioteca centrale della grande città, presentando il graduale svolgimento di un sistema organico e completo. Oltre ai termini di confronto, questa visione offrì stimolanti motivi di fiducia e di emulazione. Gli effetti sono stati sensibili come si può rilevare dai prospetti statistici che seguono; i Posti di prestito istituiti nella rete di Cagliari dopo tale esperienza, e affidati alla responsabilità di depositari che avevano frequentato il Corso, diedero risultati decisamente migliori di quelli registrati nei Posti di prestito preesistenti. Quelli della nuova Rete provinciale di Nuoro – sotto la guida dei migliori frequentatori del Corso – dopo un anno di attività registrarono una media di lettori pari al 6% della popolazione totale (più dell’8% della popolazione alfabeta) con una media di circa 9 prestiti per ogni lettore. Nel secondo anno (giugno-dicembre ’61) le statistiche rivelano ancora un buon incremento: circa 8 volumi per ogni lettore in soli sei mesi. In totale sono oltre 5.000 volumi letti in un semestre in quattro Comuni dove prima non esisteva alcun servizio di lettura pubblica; e in una provincia così depressa da trovarsi al penultimo posto nella classifica nazionale del reddito economico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella Rete provinciale di Cagliari, a distanza di un anno, si può rilevare questo incremento: opere fornite + 270%; lettori + 343%; letture + 400%.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È certo che nello sviluppo organizzativo generale (aumento dei posti di prestito e dei libri messi in circolazione) ha avuto un peso sensibile l’attività dei depositari dei nuovi Posti di prestito che parteciparono al Corso di Milano. Basta osservare i dati di Tramazza, di S. Vero Milis, di Siamaggiore, soprattutto di Zeddiani: 1.876 volumi letti in un paese di 1.110 abitanti; 21% degli abitanti divenuti lettori effettivi, e questo in un paese che da secoli, e fino ad un anno prima, non aveva mai neppure immaginato di poter disporre di un servizio pubblico di lettura.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questi dati mostrano che la rispondenza del pubblico è superiore alle aspettative e confermano – se pur ce ne fosse bisogno – che il disagio economico e l’isolamento non soffocano nell’animo dell’uomo le aspirazioni della mente e dello spirito, anche se le oscurano.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non si legge e non ci si istruisce abbastanza, non si ha sufficiente coscienza dei problemi del nostro tempo e del nostro paese, perché mancano gli strumenti necessari, e la sollecitazione a servirsene. Ma se noi portiamo libri anche nei Comuni più sperduti, se li mettiamo a portata di mano di tutti, se sappiamo presentarli, offrirli mostrandone l’interesse vivo e concreto, allora troviamo larga adesione e persino gratitudine.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per far questo è indispensabile, però, poter contare su collaboratori preparati non solo tecnicamente, su bibliotecari cioè che sappiano essere anche propagandisti del libro, animatori di iniziative culturali. E per renderli tali è necessario suscitare o rafforzare in essi la convinzione che diffondere la cultura significa voler contribuire a rendere migliori gli uomini per rendere migliore la società da essi formata, a cominciare dalle comunità più piccole, più abbandonate e meno fiorenti.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carini Dainotti, Virginia. 1956. “I Servizi mobili. Relazione al X Congresso Nazionale dell’AIB.” </hi><hi rend="italic">Accademie e Biblioteche d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXIV, 4-5-6: 260-73.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pinna, Luca. 1961. “Un’ipotesi antropologica per la conoscenza della Sardegna.” </hi><hi rend="italic">Ichnusa</hi><hi rend="CharOverride-1"> XL, 9: 19-66.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_8_41-53.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Luigi Balsamo, “Problemi del servizio di lettura in una zona sottosviluppata,” </hi><hi rend="italic">Accademie e Biblioteche d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXXI (1963): 147-61. Nella versione originaria dell’articolo erano presenti anche due tabelle di dati e due fotografie che non sono state riportate in questa riedizione. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_8_41-53.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Telescuola</hi><hi rend="CharOverride-1"> è stato un programma televisivo sperimentale della RAI andato in onda dal 1958 al 1966 in collaborazione con il Ministero della pubblica istruzione allo scopo di consentire a centinaia di migliaia di ragazzi che abitavano in località senza scuole secondarie di completare il ciclo di istruzione obbligatoria. Fu un progetto fortemente innovativo che vedeva coinvolti circa quattromila Comuni italiani, con quattro milioni di ascolti giornalieri. Nell’ambito di questo programma venne realizzato, a partire dal 1960, il celebre programma per il recupero degli analfabeti adulti </hi><hi rend="italic">Non è mai troppo tardi</hi><hi rend="CharOverride-1"> condotto dal maestro Alberto Manzi. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_8_41-53.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’OECE (Organisation Européenne de Coopération Économique) fu istituita nel 1948 per favorire le reciproche relazioni economiche tra i paesi membri oltre che, nell’immediato, per controllare la distribuzione degli aiuti statunitensi del Piano Marshall. Il Progetto Sardegna qui menzionato, realizzato tramite l’organo tecnico dell’OECE denominato AEP (Agenzia Europea di Produttività) tra il 1958 e il 1962, mirava a promuovere il coinvolgimento attivo della popolazione nell’affrontare le problematiche di sviluppo sociale ed economico di una delle zone interne più povere e disagiate dell’isola. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_8_41-53.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il Corso ha avuto luogo dal 9 al 16 ottobre 1960 a Milano, presso la Biblioteca Comunale e la Società Umanitaria. I partecipanti furono venti e il Corso fu per essi completamente gratuito.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Luigi Balsamo</p><p rend="editorial_metadata_author">Alberto Salarelli, University of Parma, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">alberto.salarelli@unipr.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-7352-1702</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Problemi del servizio di lettura in una zona sottosviluppata (1963),</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0.07</ref>, in Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Scritti di biblioteconomia</hi>, edited by Alberto Salarelli, pp. -14, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0488-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0</ref></p></div></div>
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="167425">Carini Dainotti, Virginia. 1956. “I Servizi mobili. Relazione al X Congresso Nazionale dell’AIB.” Accademie e Biblioteche d’Italia 24, 4-5-6: 260-73.</bibl>
          <bibl n="167454">Pinna, Luca. 1961. “Un’ipotesi antropologica per la conoscenza della Sardegna.” Ichnusa 40, 9: 19-66.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>