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        <title type="main" level="a">3. Compiti e servizi fondamentali della Biblioteca Pubblica (1965)</title>
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          <resp>This is a section of <title>Scritti di biblioteconomia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0488-0</idno>) by </resp>
          <name>Luigi Balsamo, Alberto Salarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.08</idno>
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        <p>Nel contributo si tratteggiano le caratteristiche più significative delle biblioteche pubbliche e si sottolinea il ruolo fondamentale che gli Standard emanati dall'AIB rivestono per il mondo bibliotecario italiano come strumento per l'istituzione di biblioteche moderne e efficienti. Lo scopo di una biblioteca pubblica, attraverso i suoi molteplici servizi, consiste nel servire tutti i cittadini, dai ragazzi agli adulti, rispondendo ai diversi bisogni informativi in modo professionale, critico e disinteressato.</p>
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            <item>Library science</item>
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            <item>library services</item>
            <item>library values</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.08<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.08" /></p>
      <div><head>3. Compiti e servizi fondamentali <lb/>della Biblioteca Pubblica (1965)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-010">-1</ref></hi></hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ancora una volta è forse opportuno iniziare il discorso cercando di definire l’esatto significato dei termini di base non solo per garantirci da ogni imprecisione, ma soprattutto perché precisare quali siano i fini delle Biblioteche pubbliche equivale in pratica a definire la loro essenza, a descriverne la struttura, la quale ovviamente è in funzione degli scopi istituzionali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Biblioteca pubblica, dunque, non s’intende soltanto il contrario di biblioteca privata; la distinzione non risulta soddisfacente neppure se, oltre che l’appartenenza alla comunità anziché ad una singola persona o ad un gruppo ristretto, ne consideriamo la destinazione. Ci sono tante biblioteche, infatti, che possono anche avere carattere «pubblico» ma in un senso limitato, ristretto: perché appartengono ad Enti locali e allo Stato, ad esempio, od anche perché aperte genericamente al pubblico cioè a tutti i cittadini (come le Biblioteche Nazionali, o certe Biblioteche Comunali). Queste biblioteche, tuttavia, hanno scopi abbastanza precisi, in base ai quali possono essere definite: di conservazione, di ricerca, di alta cultura e così via. Né l’appartenenza, dunque, né l’accessibilità senza restrizioni, sono elementi sufficienti a definire la Biblioteca pubblica di cui parliamo. Semmai, per via di negazione, possiamo avvicinarci al concetto che vogliamo definire, dicendo che la Biblioteca pubblica è il contrario della biblioteca speciale, riservata ad una determinata categoria di studiosi; è il contrario anche della biblioteca di conservazione, che ha lo scopo primario di accumulare testimonianze del passato e del presente per trasmetterle a chi verrà dopo di noi. Ma non basta. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In un documento approvato dalla Fondazione [sic] Internazionale delle Associazioni Bibliotecarie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> troviamo una dichiarazione che ci interessa. Vi si dice, infatti, che «lo scopo delle biblioteche pubbliche è quello di far sì che tutti, in relazione alle loro necessità e alle loro condizioni, possano trarre ogni e qualsivoglia profitto che può loro derivare dal </hi><hi rend="italic">libero accesso ai libri e ad altre forme di documentazione correlate</hi><hi rend="CharOverride-1">». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ecco qui un primo carattere distintivo che rende inconfondibile la Biblioteca Pubblica rispetto alle altre: essa deve soddisfare tutte e qualsivoglia esigenza dei lettori, di qualunque condizione (culturale, sociale, economica) essi siano; che è ben diverso dal semplice fatto che la biblioteca sia accessibile a tutti. Inoltre, va sottolineato che si parla qui non solo di libri ma di altri strumenti di informazione, che si possono identificare in dischi, diapositive, fotografie, films, registrazioni su nastro ecc. Già ci troviamo dinnanzi ad una profonda modificazione del concetto classico di biblioteca, tradizionalmente costituita – per definizione etimologica – soltanto da libri (siano essi a stampa o manoscritti).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Siamo ora in grado di tentare la definizione della Biblioteca pubblica, dicendo che essa è «un istituto capace di offrire a tutti il maggior numero di libri e d’altri documenti sul maggior numero di argomenti, sia a fini di cultura e di elevazione spirituale, sia a fini di informazione, o di formazione autonoma culturale, professionale e critica, o di semplice svago»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Questa formulazione è ricavata dai primi </hi><hi rend="italic">Standards</hi><hi rend="CharOverride-1"> italiani delle Biblioteche pubbliche, approvati di recente dall’Associazione nazionale dei bibliotecari, che contengono fra l’altro un’esposizione degli obiettivi della Biblioteca Pubblica, fondata non solo sugli esempi che ci vengono dai paesi di più lunga tradizione democratica, ma sui princìpi e le definizioni adottate dalla F.I.A.B. e dall’Unesco, cioè da organismi internazionali, ai quali aderisce anche il nostro paese, che mirano ad uno sviluppo omogeneo e funzionale, quanto più possibile, dei vari sistemi nazionali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sempre in questi recenti </hi><hi rend="italic">Standards</hi><hi rend="CharOverride-1"> troviamo un’affermazione, che illustra un altro dei fini propri ad una B.P., quello che la distingue dalle biblioteche di conservazione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vi leggiamo, infatti, che la B.P. non ha tanto lo scopo di custodire i libri quanto di diffonderli; cioè: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La B.P. adempie il suo compito nella misura in cui è capace di </hi><hi rend="italic">suscitare</hi><hi rend="CharOverride-1">, di </hi><hi rend="italic">accogliere</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di </hi><hi rend="italic">soddisfare</hi><hi rend="CharOverride-1"> i bisogni e le curiosità intellettuali e spirituali dei suoi utenti; nella misura in cui i suoi libri sono consultati e presi in prestito. In altre parole, lo </hi><hi rend="italic">scopo ultimo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tutte le attività della B.P. è il </hi><hi rend="italic">servizio pubblico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Proprio questo scopo fondamentale ci fornisce uno dei tratti più tipici che definiscono l’essenza, la fisionomia della biblioteca pubblica: la biblioteca come servizio. È un concetto nuovo rispetto al passato: è un concetto dinamico, diverso da quello statico – proprio delle biblioteche tradizionali – che è poi il concetto originario dell’istituto, definito dalla stessa etimologia: biblioteca, si chiamò, cioè: deposito di libri che stanno lì, ben custoditi, a disposizione di chi venga a cercarli. Le biblioteche sono nate così nei tempi antichi, sono rimaste così attraverso i secoli fino all’Ottocento, perché erano espressione di una società in cui la cultura e lo studio erano riservati praticamente ad una minoranza. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non c’è forse bisogno di ricordare quanto scriveva, e pensava, il conte Monaldo Leopardi, decisamente contrario a che «nelle scuole della infanzia i parvoli del vomero e della mazza, i figliuoli del macellaio e del carbonaio vengano tutti incamminati alla vita civile». È una convinzione che risale a più di un secolo fa, è vero, ma non è molto che essa è diventata per tutti anacronistica ed assurda, anche se fu avversata già al tempo del signor Conte. È certo consolante poter citare quanto pensava, invece, suo figlio Giacomo che ammoniva pensosamente: «Secondo me non è cosa che l’Italia non possa sperare fìnattanto ch’ella non abbia libri adatti al tempo, letti ed intesi </hi><hi rend="italic">dal comune dei lettori</hi><hi rend="CharOverride-1">, e che corrano dall’un capo all’altro di lei, cosa tanto frequente fra gli stranieri quanto inaudita in Italia»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Padre e figlio stanno a simboleggiare due epoche, una succeduta all’altra, ma così distanti fra loro. E nelle parole del grandissimo poeta possiamo ritrovare, sia pure simbolicamente espresso, quel concetto dinamico di diffusione della cultura che consideriamo tipico del servizio bibliotecario moderno. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È evidente che le biblioteche tradizionali hanno tutt’oggi grande importanza; sono senz’altro insostituibili, è chiaro. Non si tratta, infatti, di operare una sostituzione, bensì un ampliamento. Le biblioteche tradizionali conservano tutte le loro funzioni, ma oggi non bastano più; qui è il punto. E non vale dire che, tanto, la gente non legge o legge poco, che i lettori non sono a tutt’oggi aumentati di molto; perché la B.P. ha come compito di trovarsi nuovi lettori, di conquistarseli, di suscitare il desiderio, il bisogno di leggere e di istruirsi anche in coloro che ancora non sentono tale desiderio né tale bisogno. Una biblioteca, dunque, che deve cercare i suoi lettori: questa è la novità e questo è anche un aspetto del «servizio» che la B.P. deve rendere alla comunità. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un altro degli scopi della B.P., indicato nel già citato documento della F.I.A.B., </hi><hi rend="CharOverride-1">è quello di servire tanto i singoli individui come tutti i gruppi della Comunità. Anche questo è un aspetto nuovo nei confronti della biblioteca tradizionale, la quale, proprio in virtù del suo compito di conservazione, in certi casi ha valore di per se stessa, per quel patrimonio che essa custodisce e tramanda, e non solo per il numero dei lettori del momento. Essa rimane a disposizione dello studioso, dello studente, del lettore qualsiasi che potrà andare ad essa per cercarvi quel determinato libro, quella documentazione di cui ha bisogno. Rimane in attesa di quelle persone che hanno necessità e possibilità di recarvisi, anche da lontano, e che sanno ciò che vogliono trovare in essa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La B.P. ha invece uno scopo diverso e più ampio, in quanto deve preoccuparsi di soddisfare le necessità di tutti i cittadini e quindi anche di mettersi in condizione che tutti possano frequentarla facilmente; così come ha il compito di servire la Comunità nei suoi vari gruppi, soddisfacendo esigenze che superano quelle degli individui singolarmente presi. Per gruppi della comunità si intendono quelle forme spontanee associative e di convivenza occasionate da fattori sociali, culturali, professionali, ricreativi ecc. Così la B.P. deve servire e collaborare con la scuola, in rapporti particolari con le varie classi e sezioni di essa, oltre che provvedere a soddisfare le esigenze degli scolari in genere e cioè individualmente presi; deve offrire servizi particolari alle attività educative di associazioni e enti; ad associazioni di mestiere, a quelle ricreative, e così via.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo compito di estensione del servizio di lettura, tuttavia, non ha solo dimensioni sociali e culturali, bensì anche dimensioni topografiche. Servire </hi><hi rend="italic">tutta la comunità</hi><hi rend="CharOverride-1">, infatti, significa essere disponibile per tutti i componenti di essa in maniera possibile, facile, agevole. Ora, si può ritenere che una biblioteca pubblica comunale di una grande città, che abbia la sua sede nel centro cittadino, con l’orario solito degli uffici, risulti praticamente accessibile a coloro che abitano nei rioni periferici? Oppure, nel caso di un centro medio o rurale, a coloro che risiedono nelle frazioni? Lo stesso dicasi per una biblioteca provinciale, ad esempio, che abbia un’unica sede nel Capoluogo, come accade di solito. In questi casi veniamo ad avere due categorie di cittadini: quelli vicini alla sede della biblioteca che possono fruire dei suoi servizi, e quelli che per la distanza della loro residenza non possono fruirne.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A questo grave inconveniente deve porre rimedio la B.P., estendendo la sua area di servizio con un sistema di succursali o sezioni staccate nel centro urbano; oppure, con una rete di punti di servizio nei Comuni minori o nei centri minimi di un’area rurale. Solo così la biblioteca non resterà un istituto isolato e praticamente inaccessibile per gran parte della popolazione; solo estendendosi e arrivando nella sua organizzazione articolata ai gruppi periferici, isolati, assolverà il suo compito di essere utile a tutta la comunità e si configurerà veramente come servizio pubblico. In tal modo sarà possibile il pieno accesso ai libri da parte di tutti; tutti i cittadini avranno uguali possibilità di curare il loro aggiornamento culturale, di migliorare le proprie conoscenze e le proprie informazioni. Sarà, cioè, attuato quanto prevede la Costituzione, la quale comanda (art. 3) di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La B.P., dunque, è una creazione tipica della democrazia moderna; lo dimostra il fatto che essa da noi presenta ancora aspetto di novità, o comunque è soltanto nella fase iniziale della sua affermazione, mentre al contrario vanta una feconda, gloriosa esistenza in paesi dove il regime democratico ha una lunga tradizione. «Creazione della democrazia moderna, la biblioteca pubblica è espressione della fiducia della democrazia nell’educazione a tutte le età della vita»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Così afferma un manifesto dell’Unesco, nel quale i fini della biblioteca pubblica moderna sono così sintetizzati: «Assicurare l’educazione degli adulti e nello stesso tempo completare l’opera della scuola, sviluppando il gusto della lettura nei ragazzi, nei giovani per farne degli adulti capaci di apprezzare i libri e di trarre da essi profitto» (Heintze 1963). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I servizi che la Biblioteca pubblica deve offrire sono in relazione con gli scopi che le sono proprii; i servizi sono in pratica gli strumenti, le tecniche più adatte per conseguire i fini sopra indicati. Osserviamo subito che queste tecniche devono fondarsi sull’esperienza che bibliotecari di molti paesi hanno compiuto attraverso molti decenni analizzando i risultati raggiunti, i difetti riscontrati, e apportando miglioramenti. Ma occorre aggiungere senza indugio che anche in questo campo, come in ogni settore umano, la perfezione è l’orizzonte cui si deve tendere, convinti però che non saremo noi ad arrivarci. Voglio dire che rimane sempre un certo margine di perfezionalità nei metodi e nelle tecniche in uso, e che il bibliotecario non deve adagiarsi nella routine dell’applicazione quieta delle regole o dei sistemi accettati. Senza proporsi a priori innovazioni programmatiche, egli deve però operare con vigile spirito critico, attento alle caratteristiche delle singole situazioni, in modo da dare sempre un’impronta quanto più adeguata all’ambiente e alle persone alle quali la Biblioteca è destinata. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I servizi tipici delle biblioteche pubbliche, in altre parole, sono strutturalmente uguali dappertutto, e ora li esamineremo; tuttavia la loro applicazione – come avviene per qualsiasi norma – richiede l’impegno continuo del responsabile, la sua partecipazione intelligente affinché quello che è lo schema normativo venga tradotto in forme articolate adatte alle situazioni pratiche. Come dire che non basta conoscere le regole, le definizioni, poiché il punto focale sta nella traduzione pratica di esse. Le definizioni danno la misura della potenzialità dei principi o delle tecniche; tocca poi all’intelligenza e all’impegno del bibliotecario rendere efficaci le tecniche e attuare, quanto meglio possibile, i principi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I servizi fondamentali della biblioteca pubblica debbono mirare a rendere possibile il massimo uso dei libri, direi a non lasciare inattivo alcuno dei libri posseduti. Ricordo il Presidente di una Biblioteca provinciale, il quale aveva aderito all’idea di estendere il servizio, attraverso l’istituzione della Rete di prestito, soltanto dopo molte esitazioni, causate da scetticismo circa le probabilità che i libri trovassero davvero molti lettori. Ricordo il suo stupore, unito ad una sorta di rincrescimento di… buon amministratore, quando all’incirca un anno dopo ci si trovò con un certo numero di libri inservibili, da sostituire; perché troppo usati, come provavano le statistiche. Alla sua preoccupazione faceva riscontro da parte mia una soddisfazione che era difficile nascondere poiché mi parve che fosse stato davvero raggiunto lo scopo. I libri erano letti da molte persone: erano stati usati e parecchi di essi erano consumati. Voleva dire che il servizio aveva funzionato bene.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si comincerà, allora, col mettere i libri a portata di mano dei lettori, in modo che essi possano avere la più ampia scelta, anche quando non sanno di preciso che cosa vogliono. È stato detto che la prima cosa da farsi entrando in biblioteca è di andare al catalogo. È vero, ma ritengo che ciò vada riferito piuttosto alle biblioteche di studio o di ricerca. Anche la biblioteca pubblica deve avere cataloghi aggiornati e articolati (cioè per soggetti, per titoli, per sezioni particolari), in modo da facilitare al massimo la ricerca; ma non sempre bastano i cataloghi. Pensate alla funzione delle vetrine: quante volte capita di comperare qualcosa – compreso un giornale o un libro – cui non si pensava, o della cui esistenza non avevamo nozione precisa; caduto sotto il nostro sguardo esso mette irrimediabilmente in moto il meccanismo interno della nostra curiosità e poi quello del desiderio di averlo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La stessa funzione devono offrire le vetrine naturali della biblioteca, cioè gli «scaffali aperti», detti così perché mettono i libri a portata di mano del lettore, senza alcun schermo che impedisca di prenderli.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un servizio nuovo della biblioteca pubblica, questo, che elimina tutti i divieti e le limitazioni di solito imposte ai frequentatori, proprio per far sì che essi si trovino a loro agio fin dall’inizio, soprattutto quando non hanno ancora precisato l’oggetto della loro scelta. Tutti sappiamo, d’altronde, quanto siano preziosi certi incontri casuali con i libri, incontri che a distanza si rivelano tempestivi e spesso determinanti, anche perché – io credo – alla base sta proprio una piena disponibilità da entrambe le parti, una spontaneità e libertà completa, senza ombra di necessità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli scaffali aperti hanno più efficacia di un catalogo da sfogliare, perché presentano maggior immediatezza e concretezza: il libro è lì, lo si può prendere in mano, guardare, scorrere, si può piluccare il contenuto qua e là e poi posarlo, senza impegno. E ad un tratto si può trovarne uno con un certo titolo, riguardante un certo argomento, </hi><hi rend="italic">quell’argomento</hi><hi rend="CharOverride-1"> il quale tempo fa attirò la nostra curiosità che non fu possibile lì per lì soddisfare: ora essa balza di nuovo fuori improvvisa, viva più di prima. </hi><hi rend="italic">Quel libro</hi><hi rend="CharOverride-1"> trovato per caso, ci interessa più di un altro che abbiamo dovuto cercare per una qualsiasi necessità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli scaffali aperti, dunque, sono un mezzo per attuare praticamente la </hi><hi rend="italic">piena accessibilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei lettori alla biblioteca: tutti i libri sono raggiungibili; quel che più conta, sono davanti a noi libri dei quali ignoravamo perfino l’esistenza. </hi></p><div><head><hi>Consulenza e guida</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un secondo passo, il più importante, verso la piena accessibilità al patrimonio della biblioteca si compie con il servizio di «consulenza e guida alle letture». È un compito delicato, questo, che esige nel bibliotecario non solo preparazione culturale ma sensibilità e precisa consapevolezza delle responsabilità che gli incombono, prima fra tutte il rispetto della persona, della coscienza altrui. Leggiamo negli </hi><hi rend="italic">Standards</hi><hi rend="CharOverride-1"> già citati: «Nell’attività di informazione, di consulenza e di guida alla lettura … la B.P. deve attentamente evitare di dire a chiunque che cosa deve leggere e che cosa deve pensare; ma deve assolvere il compito di assistere ciascuno nello sforzo che fa </hi><hi rend="italic">per decidere da sé</hi><hi rend="CharOverride-1"> cosa deve leggere e che cosa deve pensare»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’aspetto educativo dell’attività bibliotecaria si ricava da questa chiara enunciazione; deve essere inteso quindi nei suoi esatti limiti di «assistenza» al lettore, disinteressata sotto tutti gli aspetti che non siano quelli di una oggettiva consulenza e guida culturale. Ciò significa che occorre guidare coloro che non sanno trovare ciò che vorrebbero leggere, informandoli sulla esistenza di tutte le opere che riguardano l’argomento cui sono interessati; dando loro indicazioni orientative, anche, sul valore bibliografico e sull’impostazione del libro; ma con obiettività, vale a dire indipendentemente da un giudizio di merito sulle idee o sulle tesi in esso contenute. Si può, anzi si deve, informare il lettore adulto (s’intende che quanto si dice al riguardo è applicabile solo agli adulti, cioè alle persone che hanno piena responsabilità giuridica e morale delle proprie azioni) dell’ordinamento dell’autore del libro, appunto perché il lettore possa decidere se l’opera lo interessa o meno; ma il bibliotecario deve dimenticare in questa funzione pubblica le sue idee personali in materia – specie quelle di carattere ideologico o politico – ed astenersi dall’esprimere giudizi ad essi ispirati, che tendano a far scegliere un libro piuttosto di un altro, solo perché esso corrisponde alle convinzioni personali del bibliotecario. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se vogliamo servirci di un esempio, semplice ma molto chiaro, credo, potremmo dire che ad un lettore interessato al giuoco del calcio, il quale voglia erudirsi in materia, il bibliotecario non dovrà suggerire soltanto libri e opuscoli dedicati alla Lazio (di cui egli è tifoso) a preferenza di quelli relativi al Bologna o alla Roma. Potrà sì informarlo – se ciò è vero – che la monografia sulla Lazio è più ricca di dati e di notizie; che è più ampia rispetto alle altre pubblicazioni, ma dovrà onestamente segnalargli tutte le pubblicazioni che riguardano le altre squadre. Per compiere appieno il suo dovere di bibliotecario, anzi, egli indicherà anche scritti ispirati alla critica dell’operato della sua squadra, limitandosi ad informare il lettore che essi hanno appunto un’impostazione critica o piena di riserve o espositiva e non critica. Questo è propriamente il significato dell’enunciazione citata: «occorre evitare di dire al lettore che cosa deve leggere e che cosa deve pensare», perché così vuole la democrazia, che garantisce al cittadino piena libertà di informazione, di parola e di pensiero, e tale libertà tutela con la legge costituzionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non si creda che in tali limiti la funzione di guida affidata al bibliotecario risulti diminuita oppure molto facile; al contrario diventa assai più impegnativa, poiché richiede maggior sforzo doversi spogliare di ogni interesse particolaristico o personale (anche di una preferenza letteraria) e sentirsi spassionatamente – cioè realmente – al servizio degli altri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se la biblioteca – attraverso il bibliotecario – viene meno a questa sua funzione obiettiva, a questa indipendenza e autonomia da ogni interesse particolaristico, essa si snatura; non sarà più un servizio pubblico cioè appartenente a tutta la comunità e ad essa diretto, ma diventerà lo strumento e il servizio di una parte soltanto della comunità. Il bibliotecario sarebbe responsabile di cattivo uso di un bene non suo né privato; mancherebbe insieme ai suoi doveri professionali e morali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La guida alle letture presenta, comunque, molti altri aspetti pratici. Si tratterà di indicare un’opera specifica al lettore che magari si fermerebbe all’enciclopedia; di segnalare anche articoli di riviste o giornali su un dato argomento. Ancora: compilare elenchi di libri relativi ad un determinato soggetto, soprattutto se di attualità (in occasione di una ricorrenza storica; della celebrazione di un anniversario ecc.); di presentare brevi bibliografie su personaggi storici; su paesi, problemi, avvenimenti o personaggi contemporanei e così via.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Rientra nel servizio di guida raggruppare il materiale esistente in biblioteca su un determinato tema che interessa la ricerca di intere scolaresche o di gruppi di studenti. A questo proposito è importante la collaborazione con gli insegnanti, ai quali si possono segnalare gli ultimi arrivi o con i quali si possono concordare anche certi acquisti allo scopo di affiancare iniziative particolari della scuola, offrendo più ampio sussidio di testi di ogni genere. Non ho usato la parola libri volutamente, poiché anche qui occorre tener presente che la biblioteca pubblica deve possedere – come si è ricordato all’inizio – non solo libri ma tutta quella documentazione che può riuscire utile, siano dischi o diapositive, microfilms o registrazioni su nastro. Il bibliotecario dovrà saper suggerire l’uso di questi mezzi – e assistere nell’impiego di essi – quando ciò serva ad integrare efficacemente la lettura dei libri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Abbiamo accennato all’assistenza a scolaresche, o a gruppi di studenti, e qui il discorso presuppone un nuovo servizio caratteristico della B.P. rispetto alla biblioteca tradizionale.</hi></p></div><div><head><hi>Servizio per i ragazzi</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il servizio per i ragazzi risponde a molteplici esigenze. Intanto attua uno dei fini propri della B.P.: di servire tutta la Comunità e i vari gruppi che la costituiscono. Quello dei giovani è uno dei gruppi più importanti. Favorire la lettura dei ragazzi è il modo più efficace, infatti, di preparare il futuro, poiché consente di formare degli adulti che della lettura avranno fatto un mezzo abituale non solo per occupare il tempo libero ma per completare l’istruzione scolastica, per tenere aggiornate le loro conoscenze.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si legge nei nostri </hi><hi rend="italic">Standards</hi><hi rend="CharOverride-1">: «Non avremo mai una popolazione adulta che conosca e apprezzi i libri se non avremo sviluppato il gusto e l’abitudine della lettura nei ragazzi e nei giovani»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. E ancora: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Forse nessun gruppo sociale ha bisogno così acuto della biblioteca come quello dei ragazzi e dei giovani, i primi per prendere coscienza di sé e della realtà che li </hi><hi rend="CharOverride-1">circonda attraverso i libri; i secondi per avere aiuto nella ricerca della professione e </hi><hi rend="CharOverride-1">per inserirsi al più presto possibile e con il minimo sforzo nel mondo degli adulti.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il servizio di guida alle letture, nei riguardi dei lettori più giovani, si trova di fronte a compiti particolari. È chiaro che il bibliotecario dovrà vigilare con massima attenzione affinché essi si servano soltanto di libri adatti alla loro età. Aspetto questo facilitato enormemente dal fatto che la sezione ragazzi deve avere una sistemazione indipendente, in una sala apposita, al minimo, con scaffali riservati a questa categoria di lettori. Il problema della scelta di opere adatte, quindi, viene risolto già all’origine nella fase degli acquisti e della classificazione dei libri. Piuttosto è opportuno che il bibliotecario segua con cure particolari i lettori più giovani per incoraggiarli ad andare oltre i limiti imposti loro dai doveri scolastici; per svelare loro che ci sono tanti libri al di là di quelli richiesti dalla scuola, utili per la vita anche dopo e fuori della scuola. Occorre guidarli alla lettura come ad un’attività libera e spontanea anche nella scelta degli argomenti; soccorrendoli, però, nel ricercare la giusta impostazione delle loro curiosità; nel trovare una risposta soddisfacente e persuasiva ai loro interrogativi; nell’addentrarsi alla scoperta del mondo, sia di quello esterno sia di quello interiore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il bibliotecario dovrà acquistare la fiducia dei ragazzi, al fine di poter essere loro di maggior aiuto; di poterli seguire nel loro mondo di fantasia per accompagnarli con tatto verso la realtà da cui non possiamo estraniarci, ma che dalla fantasia stessa può essere vivificata.</hi></p></div><div><head><hi>Educazione degli adulti</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La biblioteca al servizio dell’educazione degli adulti non è proprio una novità, se si pensa che a questo termine di origine anglosassone – </hi><hi rend="italic">adult education</hi><hi rend="CharOverride-1"> – può corrispondere grosso modo quello di «cultura popolare» che anche da noi ha una tradizione intimamente collegata alle biblioteche. Maggior novità potrà trovarsi nei metodi, nei modi in cui la collaborazione fra i due servizi viene oggi attuata; metodi adottati e sviluppati meno dalle nostre biblioteche tradizionali che non da enti e istituzioni aventi scopi educativi in questo settore. In sostanza si può dire che fin’ora, in Italia, le biblioteche si sono fatte sollecitare da chi si occupa di educazione degli adulti, piuttosto che assumere iniziative verso di essi o inserire quest’attività nei propri programmi. Ciò è forse dovuto al fatto che si tratta di un servizio a favore di un gruppo della comunità, più che dei singoli individui; e sappiamo come nei riguardi dei «gruppi» le nostre biblioteche appaiono tutt’ora alquanto impreparate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per educazione degli adulti si devono intendere tutte quelle forme di istruzione volontaria, organizzate per le persone mature di cultura minima, elementare, «le quali hanno per scopo lo sviluppo delle capacità e attitudini personali… e l’incoraggiamento delle responsabilità sociali, morali e intellettuali nell’ambito delle cittadinanze nazionali, locali e mondiali»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa è la definizione adottata da un Congresso internazionale sulla istruzione degli adulti (Danimarca, giugno 1949) da tenere presente, al fine di evitare una visione ristretta a criteri di semplice istruzione nozionistica o parascolastica. L’educazione degli adulti affronta il problema dell’impiego del tempo libero, specie dei lavoratori, ai quali vuole offrire forme di svago che presentino possibilità educative e che abbiano di mira l’uso dei libri, senza tuttavia servirsi obbligatoriamente di essi in prima istanza. Sovente, infatti, con persone che sostanzialmente risultano «incolte» il libro riesce difficile e troppo impegnativo come mezzo per destare un interesse vivo e gradevole; occorre cominciare, a volte, con mezzi più allettanti quali sono gli audiovisivi; poi con presentazione di libri, conferenze, audizioni ecc.</hi><hi rend="CharOverride-1"> sempre tenendo come punto di arrivo l’integrazione di queste nuove forme con la lettura personale di libri, che resta la forma basilare, insostituibile, di ogni formazione culturale seria.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come si vede questa attività è estranea al concetto tradizionale di biblioteca; occorre anche aggiungere che non spetta esclusivamente alla biblioteca pubblica assolvere un compito così impegnativo e vasto con le sue sole forze, esigue e spesso insufficienti per gli stessi compiti tradizionali. Esistono enti che si dedicano istituzionalmente a questo compito così oneroso; citiamo innanzitutto l’Unione Italiana della Cultura popolare, di Milano, che ha tradizione pluridecennale (e pubblica anche una rivista specializzata in materia </hi><hi rend="italic">La cultura popolare</hi><hi rend="CharOverride-1"> - 1964, a. XXXVI); le Università popolari; l’U.N.L.A</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Laddove questi enti svolgono attività dirette la biblioteca pubblica cercherà di collaborare strettamente; oppure cercherà con loro intese negli altri casi. Se la biblioteca pubblica dev’essere un centro culturale vivo e dinamico, non potrà trascurare quest’attività in alcun caso; dovrà prendere essa stessa l’iniziativa, esserne la sede. «Per contribuire efficacemente ai programmi di educazione degli adulti, – è stato scritto – e in genere nell’interesse della Comunità, la biblioteca deve cercare </hi><hi rend="italic">intese e forme di collaborazione con tutti gli organismi pubblici e privati che organizzano o promuovono lo sviluppo culturale della comunità</hi><hi rend="CharOverride-1">». Ciò perché: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’educazione degli adulti è compito preminente e irrecusabile della biblioteca pubblica moderna. I </hi><hi rend="italic">gruppi di lettura</hi><hi rend="CharOverride-1">, i </hi><hi rend="italic">corsi di lettura</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’</hi><hi rend="italic">animazione della lettura</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’azione per la produzione di «libri facili», gli </hi><hi rend="italic">elenchi bibliografici graduati</hi><hi rend="CharOverride-1">, i </hi><hi rend="italic">gruppi di discussione</hi><hi rend="CharOverride-1">, sono mezzi specifici di intervento della biblioteca nell’educazione dell’adulti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È facile comprendere quanto vasto risulti questo particolare servizio della biblioteca pubblica; quanto varie siano le tecniche e le forme che si possono adottare. Tocca al bibliotecario scegliere le più adatte all’ambiente; graduarle nell’attuazione e, soprattutto, promuovere l’adesione più ampia possibile da parte del pubblico e di organizzazioni associative. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Senza questa attività di carattere spiccatamente sociale la biblioteca pubblica non può raggiungere i fini che le sono propri istituzionalmente; ad essa la biblioteca deve prepararsi e tendere superando il concetto, ormai insufficiente, del servizio di lettura riservato ai singoli individui. Solo con questa attività di educazione degli adulti la biblioteca pubblica potrà suscitare nuovi interessi, procurarsi nuovi lettori, raggiungere tutti i componenti della comunità, obiettivi che, abbiamo detto in principio, la caratterizzano rispetto ad ogni altro tipo di biblioteca. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si dice spesso, ed è vero, che la gente non legge, che non si istruisce abbastanza; e la conseguenza la si vede nella scarsa coscienza dei problemi del nostro tempo e del nostro paese, purtroppo assai diffusa. È causa di ciò l’esiguità o addirittura la mancanza degli strumenti necessari all’istruzione, cioè di libri messi a disposizione da un servizio pubblico; ma vorrei dire che una delle cause principali è anche il modo con cui questi libri – laddove sono posseduti – vengono offerti al pubblico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Solo se sappiamo offrirli in modo adeguato (dagli scaffali aperti alla presentazione di un libro, alla lettura in pubblico, alla discussione, alla mostra, alla consulenza data al lettore) mostrandone l’interesse vivo e concreto; se sappiamo guidare i lettori sprovveduti a sentire il libro come un amico prezioso e sicuro, sempre disponibile e sempre in grado di soddisfare le nostre esigenze di svago e di istruzione; solo in questo modo riusciremo a far leggere di più la gente, l’aiuteremo a migliorarsi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La diffusione della cultura è il fine ultimo della biblioteca pubblica moderna; e diffondere la cultura significa proprio questo: voler contribuire a rendere migliori gli uomini, per rendere migliore la società da essi formata.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">AIB. 1964. </hi><hi rend="italic">La biblioteca pubblica in Italia. Compiti istituzionali e principi generali di ordinamento e di funzionamento</hi><hi rend="CharOverride-1">, approvati al XV Congresso Nazionale dell’AIB (Spoleto, maggio).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Barberi, Francesco. 1962. “Biblioteca e democrazia.” </hi><hi rend="italic">Accademie e Biblioteche d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXX: 256-57.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carini Dainotti, Virginia. 1963. “Biblioteche pubbliche e sistemi bibliotecari. Concetti e definizioni.” </hi><hi rend="italic">Accademie e Biblioteche d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXXI, 1: 183.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carini Dainotti, Virginia. 1964. </hi><hi rend="italic">La Biblioteca Pubblica istituto della democrazia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Vol. I: </hi><hi rend="italic">L’elaborazione internazionale del concetto di Biblioteca Pubblica</hi><hi rend="CharOverride-1">; vol. II: </hi><hi rend="italic">La Biblioteca Pubblica in origine </hi><hi rend="CharOverride-1">[sic. Il titolo corretto è </hi><hi rend="italic">La Biblioteca Pubblica in azione</hi><hi rend="CharOverride-1">]. Milano: Fratelli Fabbri.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Heintze, Ingeborg. 1963.</hi><hi rend="italic"> L’organisation d’une petite bibliothèque publique</hi><hi rend="CharOverride-1">. Parigi: Unesco.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thomsen, Carl, Sydney Edward, e Miriam D. Tompkins (a cura di). 1950. </hi><hi rend="italic">Attività per l’istruzione dell’adulto presso le biblioteche pubbliche</hi><hi rend="CharOverride-1">. Parigi: Unesco.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">UNESCO. 1949. </hi><hi rend="italic">Manifeste des bibliothèques publiques</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-010-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Luigi Balsamo, “Compiti e servizi fondamentali della biblioteca pubblica,” </hi><hi rend="italic">Accademie e Biblioteche d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXXIII, 1-2 (1965): 40-51. Relazione tenuta al Convegno dei dirigenti delle Biblioteche Comunali del sistema bibliotecario provinciale di Rieti, organizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione (26-28 giugno 1964).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Congresso Internazionale delle Biblioteche e dei Centri di Documentazione, Bruxelles, 1955. Il documento, preparato dalla Sezione delle Biblioteche Pubbliche, ha per titolo: </hi><hi rend="italic">Lo sviluppo dei servizi della Biblioteca pubblica</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Dalla prefazione di AIB 1964</hi><hi rend="italic">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	AIB 1964, parte II, par. 5.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Giacomo Leopardi, </hi><hi rend="italic">Epistolario</hi><hi rend="CharOverride-1">, citato da Barberi 1962, 256-57.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	UNESCO 1949. Il testo è riprodotto, ad esempio, nel recente volumetto di Heintze 1963.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	AIB 1964, parte II, par. 8.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	AIB 1964, parte II, par. 10.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Definizione data da E. N. Hutchinson, Segretario della Fondazione nazionale della istruzione degli adulti (inglese), citata in Thomsen, Sydney, Tompkins 1950, 28.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’Unione Italiana della Cultura popolare era un’associazione, gestita dalla Società umanitaria di Milano, che aveva il compito di coordinare l’attività delle università e scuole libere popolari, oltre a fornire supporti e ausili all’aggiornamento dei docenti. L’Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo (UNLA) è un’associazione italiana riconosciuta dall’UNESCO fondata nel 1947 e ancora operante nell’ambito della educazione e della formazione permanente. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_10_55-65.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Carini Dainotti 1963, 183. Va poi segnalata qui, con valore generale, l’opera della stessa autrice pubblicata posteriormente alla compilazione della presente relazione, ma che in fondo costituisce la matrice da cui hanno avuto origine sia gli </hi><hi rend="italic">Standards</hi><hi rend="CharOverride-1"> citati sia il presente lavoro (Carini Dainotti 1964).</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Luigi Balsamo</p><p rend="editorial_metadata_author">Alberto Salarelli, University of Parma, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">alberto.salarelli@unipr.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-7352-1702</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Compiti e servizi fondamentali della biblioteca pubblica (1965),</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0.08</ref>, in Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Scritti di biblioteconomia</hi>, edited by Alberto Salarelli, pp. -12, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0488-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0</ref></p></div></div>
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="167405">AIB. 1964. La biblioteca pubblica in Italia. Compiti istituzionali e principi generali di ordinamento e di funzionamento, approvati al XV Congresso Nazionale dell’AIB (Spoleto, maggio).</bibl>
          <bibl n="167456">Barberi, Francesco. 1962. “Biblioteca e democrazia.” Accademie e Biblioteche d’Italia XXX: 256-57.</bibl>
          <bibl n="167422">Carini Dainotti, Virginia. 1963. “Biblioteche pubbliche e sistemi bibliotecari. Concetti e definizioni.” Accademie e Biblioteche d’Italia XXXI, 1: 183.</bibl>
          <bibl n="167396">Carini Dainotti, Virginia. 1964. La Biblioteca Pubblica istituto della democrazia. Vol. I: L’elaborazione internazionale del concetto di Biblioteca Pubblica; vol. II: La Biblioteca Pubblica in origine. Milano: Fratelli Fabbri.</bibl>
          <bibl n="167464">Heintze, Ingeborg. 1963. L’organisation d’une petite biblioth&amp;#232;que publique. Parigi: Unesco.</bibl>
          <bibl n="167419">Thomsen, Carl, Sydney Edward, e Miriam D. Tompkins (a cura di). 1950. Attivit&amp;#224; per l’istruzione dell’adulto presso le biblioteche pubbliche. Parigi: Unesco.</bibl>
          <bibl n="167474">UNESCO. 1949. Manifeste des biblioth&amp;#232;ques publiques.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>