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        <title type="main" level="a">4. Principi generali di ordinamento e di amministrazione della Biblioteca (1968)</title>
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            <forename>Luigi</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Scritti di biblioteconomia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0488-0</idno>) by </resp>
          <name>Luigi Balsamo, Alberto Salarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
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        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.09</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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        <p>In questo contributo vengono sinteticamente presentate le attività di base legate alla programmazione e all'amministrazione di un istituto bibliotecario in riferimento alla gestione dei fondi librari, alle modalità di finanziamento, al ruolo del personale specializzato. Particolare rilevanza assumono, in questo contesto, gli standard emanati dalla FIAB e dall'AIB.</p>
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            <item>Library science</item>
            <item>librarianship</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.09<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.09" /></p>
      <div><head>4. Principi generali di ordinamento e di amministrazione della Biblioteca (1968)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-006">1</ref></hi></hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono molto pochi nel nostro paese i manuali che offrono al bibliotecario una guida pratica per aiutarlo nella sua complessa attività e nessuno, mi pare, si sofferma ad analizzare quali mezzi finanziari occorrano per costituire una biblioteca in termini tali da garantire un funzionamento efficace. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Eppure tutti sanno che la maggioranza delle nostre biblioteche di bilanci non riescono che a compilarne uno, cioè il rendiconto di come è stata impiegata la somma messa a disposizione dall’amministrazione da cui dipende la biblioteca. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo è uno degli aspetti più gravi della situazione, del resto non esclusiva del settore bibliotecario: quella per cui siamo abituati – ma dovremmo dire rassegnati o condannati – ad affrontare la realtà e le sue esigenze, tanto di carattere ordinario che straordinario, non con le misure e i mezzi richiesti da una realizzazione che voglia essere efficace, ma con quanto risulta disponibile. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In altre parole il più delle volte alle nostre istituzioni non si danno i mezzi adeguati agli scopi che ad esse sono prefissi, ma piuttosto è quasi norma quotidiana che le istituzioni adeguino i loro scopi ai mezzi di cui possono disporre. Ecco perché i bilanci preventivi si fanno ricalcando i dati dell’ultimo consuntivo; qualche volta addirittura raccomandandosi che non venga diminuito lo stanziamento dell’anno prima. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È chiaro che una simile prassi, più diffusa di quanto non risulti ufficialmente, denuncia altresì un atteggiamento rinunciatario, anche se qualcuno tenta volontariamente di iscriverla all’attivo come capacità di adattamento, come estro e ingegnosità di un popolo costretto troppo spesso a tentare di cavar sugo dalle rape.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Che non si tratti di esagerazione lo provano i fatti: l’unica disposizione di legge che fa obbligo di costituire «in ogni Comune» una biblioteca scolastica e una popolare (questa per uso «degli ex alunni e degli adulti») non solo risale a più di sessant’anni (D.L. Luogot. 2 settembre 1917, n. 1521) ma dimostra tutti i guai di tale veneranda età laddove si addentra a prescrivere i mezzi del finanziamento: «Art. 2 – Per l’istruzione, il mantenimento e l’incremento delle dette biblioteche, gli alunni di ciascuna classe saranno uniti in associazione e pagheranno, esclusi i poveri, un contributo di 10 centesimi per ogni mese di scuola nei Comuni urbani, e di 5 centesimi nei Comuni rurali». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non si riesce neppure a fare dell’ironia quando si vede che, destinati i proventi di tale colletta all’acquisto di libri, addossato al Comune l’onere dei mobili, viene risolto il problema del «personale» col rendere obbligatorio per i maestri il servizio di biblioteca, preoccupandosi perfino delle prestazioni «fuori orario»: di queste, prescrive la legge, «sarà tenuto conto nei concorsi, nelle promozioni, nella concessione di benemerenze ecc.». Abbiamo voluto ricordare per esteso questo «unicum» della nostra legislazione in materia, perché esso ancora condiziona numerose situazioni: tutti abbiamo conosciuto dei rispettabilissimi Cavalieri, inservienti o custodi di biblioteche, ai quali è pur dovuta molta riconoscenza e il merito di aver salvaguardato fondi librari anche importanti; così ancora oggi certe biblioteche non vogliono rinunciare alla «tassa» richiesta per ogni libro da concedere in prestito. Somme ridicole ormai (anche se si tratta di cinquanta lire per volume) ma che a volte costituiscono una delle entrate maggiori o per lo meno l’entrata più sicura. Ebbene, se il volontarismo, la dedizione, l’altruismo sono tuttora da onorare e incoraggiare, occorre dire che è tempo ormai di abbandonare l’approssimazione, la precarietà, il far affidamento sul caso o la buona volontà altrui. E ciò nell’interesse esclusivo dell’istituzione e del servizio che si vuol dare: nessuna delle biblioteche impiantate secondo i principi della legge succitata ha mai dato origine a istituti efficienti che abbiano avuto uno sviluppo e un peso sul piano culturale: sono rimaste dei palliativi, dei surrogati a livello ricreativo e di nessuna efficacia educativa. Un principio è oggi ormai chiaramente acquisito: la biblioteca pubblica ha da essere soprattutto un «servizio» che intende svolgere opera di diffusione della cultura accanto e oltre la scuola, sempre a livello educativo anche per ciò che una volta si diceva «ricreazione» o «svago». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ne deriva che non basta un fondo librario messo a disposizione del pubblico sotto la vigilanza o custodia di una persona volonterosa per costituire una vera biblioteca: occorre prevedere una organizzazione in grado di offrire un servizio molteplice (non limitato alla conservazione o al prestito dei libri), che sia in grado di far conoscere le possibilità offerte dalla biblioteca; di attirare il pubblico, conquistando la comunità a tutti i livelli; di assistere e guidare i lettori, di soddisfarne – ai vari livelli – le esigenze, mirando contemporaneamente a suscitarne altre nuove. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il primo atto di una buona amministrazione consiste proprio in questo: decidere quali di questi servizi si vogliono offrire alla comunità, entro quali limiti, a quale livello ed estensione, ma comunque in maniera efficiente. Forse all’inizio non si potrà fare tutto, ma ciò che si vuol fare bisogna farlo bene. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La determinazione dei servizi che si intendono offrire attraverso la biblioteca è la scelta prioritaria: fissato lo scopo si stabilirà quali mezzi occorrono per conseguirlo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nei paesi in cui la Biblioteca Pubblica ha più lunga tradizione – parallela alla lunga tradizione democratica degli istituti di governo – metodi e tecniche bibliotecarie sono state elaborate nel tempo sulla base dell’esperienza pratica, aggiornate in accordo all’opportunità di uniformare procedimenti, di individuare moduli e forme tipiche che potessero servire come precisi punti di riferimento: come modelli o </hi><hi rend="italic">standards</hi><hi rend="CharOverride-1">. In Italia fino ad ora si è avuto una varietà enorme di soluzioni o di tentativi, a causa dell’assenza di norme di carattere generale, cosicché quasi ogni istituzione ha sempre finito per costituire un caso a sé stante, spesso irripetibile.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli ultimi anni, però, l’Associazione Italiana Biblioteche ha affrontato il problema in maniera concreta e, attraverso studi approfonditi, ha elaborato i primi </hi><hi rend="italic">standards</hi><hi rend="CharOverride-1"> per le biblioteche italiane (AIB 1965).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’importante documento, che costituisce una tappa significativa nella storia delle biblioteche italiane, ha per scopo di </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">proporre agli enti locali una formulazione chiara e comprensibile dei compiti che spettano alle biblioteche nella società di oggi, e delle ragioni per le quali le singole biblioteche non possono essere considerate come istituti isolati, ognuno con propri bisogni e con un proprio destino, ma devono essere viste nel contesto di una struttura culturale-sociale di dimensioni nazionali che impone a tutte di rendere certi servizi e di adottare determinati indirizzi (AIB 1965, 6). </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il documento, perciò, illustra con chiarezza le caratteristiche dei servizi che la Biblioteca Pubblica deve rendere, suggerisce i meccanismi tecnici da adottare in modo da consentire agli enti interessati di «dedurre quali mezzi di finanziamento, di personale e di locali una Biblioteca Pubblica ha bisogno» (AIB 1965, 7). Dal momento che l’esperienza italiana non offriva dati precisi o di particolare interesse, sono state tenute presenti le conclusioni cui sono pervenuti i bibliotecari di altri paesi, e in particolare i documenti emanati dalla Federazione Internazionale delle Associazioni dei Bibliotecari (FIAB), che mirano a formulazioni equilibrate le quali, riferendosi alle diverse condizioni locali, prospettano dati e soluzioni medie risultanti da comparazione delle varie situazioni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Così gli </hi><hi rend="italic">standards</hi><hi rend="CharOverride-1"> italiani appaiono improntati all’esperienza internazionale, anche «là dove, mancando ancora un’esperienza italiana, risulta tuttavia necessario prefigurare la realtà nella quale la biblioteca pubblica troverà le condizioni per operare» (AIB 1965, 8).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Senza per questo scoraggiarsi quando la realtà attuale è troppo lontana da quella «prefigurata realtà» – ma questa avendo piuttosto sempre presente come punto di riferimento costante, come meta ideale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È chiaro che chiunque si interessi in qualche modo e a qualsiasi titolo di biblioteche – bibliotecario animatore di cultura, amministratore pubblico o promotore di attività culturali – non può ignorare questo documento al quale rimandiamo il lettore per una pacata e approfondita riflessione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ci accontenteremo di indicare qui i punti salienti, alcuni dati più significativi, che possono servire di orientamento sia nella progettazione di nuove biblioteche come nella revisione e aggiornamento dei programmi di istituti già esistenti.</hi></p><div><head><hi>Standards dei fondi librari</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al momento di stabilire i criteri per la scelta e le dimensioni del patrimonio librario – dell’aggiornamento di esso – bisogna tenere presenti in particolare due obiettivi di fondo della biblioteca: uno è quello di offrire la più ampia ed aggiornata possibilità di informazione a persone di tutte le età e a tutti i livelli di abilità nel leggere e nell’apprendere; di qui consegue, fra l’altro, la necessità di includere nei fondi da acquisire, oltre al materiale a stampa, anche i sussidi audiovisivi ed ogni altro materiale utile alla comunicazione delle idee. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’altro è quello per cui la Biblioteca Pubblica «oltre a corrispondere ai bisogni individuali di informazione secondo quella che deve rimanere una delle sue caratteristiche linee di origine, deve anche prestare un servizio ai gruppi della comunità»; questi gruppi sono determinati secondo l’età (ragazzi e giovani, soprattutto), secondo l’occupazione (gruppi di mestiere), secondo i gusti e le attitudini (gruppi di interesse) e secondo la preparazione culturale (adulti di cultura elementare) (AIB 1965, II, 9, 18).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella scelta dei libri, perciò, dovrà tenersi conto di tali esigenze in modo da curare una composizione adeguata dei fondi, specie per quanto riguarda i ragazzi e l’educazione degli adulti. In pratica ciò significa che prima di acquistare, ad esempio, opere generali specializzate o di alto livello – spesso molto costose – è necessario, specie nelle biblioteche minori, disporre di buoni fondi librari di letteratura e divulgazione scientifica per i più giovani; di buoni manuali e testi relativi non solo alle più diffuse applicazioni della tecnica in vista di una più qualificata preparazione professionale, ma anche intesi a dare una cognizione di quelle nuove acquisizioni scientifiche che hanno profondamente modificato la vita economica e sociale (e lo stesso equilibrio politico), di testi adeguati infine a quel processo complesso e impegnativo che abbiamo chiamato educazione degli adulti e chiamiamo ora educazione permanente. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Certo in questa scelta deve guidare la conoscenza delle caratteristiche locali, cioè le esigenze del particolare pubblico, ma è indubbio che non basta scegliere un grosso lotto di opere di narrativa per ritenere di aver soddisfatto in tale modo le esigenze del pubblico più numeroso e di livello culturale meno qualificato; opinione, purtroppo, ancora abbastanza diffusa ma legata alla visione, ormai superata, della biblioteca di tipo ricreativo o di svago. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Assai più difficile risulta, invece, fornire indicazioni di carattere quantitativo circa le dimensioni dei fondi. Il numero dei libri, infatti, dev’essere in rapporto agli interessi del pubblico servito; ma tali interessi sono uguali, per una larga fascia, in una piccola come in una grande comunità, cosicché non può esistere uno stretto rapporto aritmetico fra numero di lettori e numero di libri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ne consegue che </hi><hi rend="italic">proporzionalmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> una piccola comunità ha bisogno di un numero maggiore di libri; la vera differenza sta nel fatto che in una comunità più grande ogni libro sarà utilizzato da un maggior numero di persone. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo conferma come assai maggiori siano le difficoltà per realizzare una biblioteca davvero efficiente in un piccolo centro, e come siano auspicabili perciò forme di collaborazione e coordinamento fra le biblioteche di un certo territorio al fine di ridurre al massimo le deficienze di quelle minori; ma ritorneremo fra poco sull’argomento. Intanto segnaliamo alcune indicazioni elaborate dalla F.I.A.B. sulla base dei seguenti criteri: </hi><hi rend="italic">a</hi><hi rend="CharOverride-1">) che ogni comunità deve disporre di un fondo pari ad almeno 1 volume per ogni persona alfabetizzata; </hi><hi rend="italic">b</hi><hi rend="CharOverride-1">) che tale proporzione – ritenuta valida in media per una popolazione di 20-30 mila abitanti – deve aumentare con il diminuire della popolazione); </hi><hi rend="italic">c</hi><hi rend="CharOverride-1">) che nel fissare le dimensioni del fondo complessivo, occorre calcolare un margine del 10% per i libri fuori uso (perché in restauro, dal legatore, non restituiti ecc.).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Affrontando il problema in modo globale la F.I.A.B. propone perciò gli standards quantitativi seguenti:</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">1) per una biblioteca che serva una città di circa 30.000 persone occorre un fondo di circa 35.000 volumi (di cui 20.000 per gli scaffali, 12.000 in prestito; 3.000 temporaneamente non disponibili);</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">2) per una città di circa 60.000 abitanti (in cui va prevista una Biblioteca centrale con due succursali periferiche) il fondo dovrà essere di circa 60.000 volumi (di cui: 20.000 per gli scaffali della Biblioteca centrale e 6.000 per ciascuna delle succursali; 23.000 in prestito e 5.000 non disponibili);</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">3) per un’area urbano-rurale si prevede la necessità di creare dei «sistemi», cioè una organizzazione del servizio bibliotecario più complessa, che in questa sede sarebbe fuor di luogo illustrare particolareggiatamente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In sostanza si tratta di estendere ad un’area urbano-rurale (provincia o comprensorio o circondario) lo schema di sistema articolato resosi necessario nelle grandi città (vedasi, da noi, come caso esemplare quello di Milano), dove la Biblioteca non potrebbe più servire tutti i cittadini, né tutti i gruppi della comunità, se restasse limitata ad un’unica sede centrale. In questo caso gli abitanti dei rioni periferici sarebbero in pratica (per questioni di orario, distanza, onere del trasferimento) esclusi dalla possibilità di godere del servizio bibliotecario. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Grosse difficoltà e preclusioni esistono per i centri minori, soltanto che si pensi a quanto costa impiantare una biblioteca anche piccola. Tenendo presenti i dati sopra citati, potremmo calcolare che per un Comune con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti si deve avere un nucleo non inferiore a 8/10.000 volumi; ciò che comporta una spesa di circa 20 milioni; ma quanti dei nostri Comuni possono affrontare tale spesa? </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È possibile, certo, costituire una biblioteca accontentandosi inizialmente anche solo di 1.000 volumi, ciò che riduce la spesa – compreso l’arredamento – a due o tre milioni; ma quale servizio tale nucleo potrà offrire specie agli studenti? Si osservi, inoltre, che per la gestione di una tale biblioteca occorrerà poi, annualmente, una somma di 1 milione e mezzo o due di lire (per l’acquisto di 500 libri – che non sono molti – almeno 1 milione; per il dirigente mezzo milione; oltre alle spese per cataloghi, manutenzione dei locali ecc.).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche qui ci si domanda: quanti Comuni, con meno di 10.000 abitanti, possono spendere tale somma? E cosa succede dove si spende meno e pur c’è una Biblioteca? È semplice: che la Biblioteca funziona male, rende un servizio inadeguato, insufficiente, così da interessare una scarsa aliquota della popolazione. C’è da dubitare fondatamente che in tali casi quei pochi soldi siano in realtà spesi bene.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La biblioteca singola, isolata – così com’era al principio della sua evoluzione storica – sembra ormai inadeguata ai nuovi compiti che la comunità ad essa richiede: sorta per soddisfare alle esigenze di un nucleo ristretto di individui, la biblioteca si trova oggi, nella società democratica, a dover assolvere funzioni assai più estese. Deve servire, si è detto, tutta la comunità e tutti i gruppi della comunità: è logico che accresciute in tal modo le sue funzioni, estesa l’area topografica e sociale in cui deve esplicarsi la sua attività, aumentate le esigenze di informazione e documentazione con la diffusione della cultura (pensiamo soltanto all’estensione della scuola dell’obbligo), è normale, dicevamo, che risultino più estesi e più numerosi i servizi da rendere e di conseguenza che occorra una spesa maggiore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non è possibile fare paragoni con le biblioteche tradizionali, specie quelle minori, poiché si tratta di mutare profondamente la struttura del servizio e di garantirne la continuità, l’aggiornamento del patrimonio, l’adeguatezza delle prestazioni offerte. Occorrono perciò mezzi finanziari assai maggiori: la cooperazione, il consorzio fra enti diversi rappresenta finora – a quanto dimostra l’esperienza internazionale – il metodo più adatto per consentire un servizio bibliotecario pubblico che arrivi dappertutto e a tutti, specie nelle comunità meno numerose e più isolate</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-005">2</ref></hi> </hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ecco infine alcune annotazioni circa la composizione dei fondi librari, utili ed applicabili in ogni caso, mentre i dati prima riferiti – ce ne rendiamo conto – servono soprattutto di orientamento, come traguardi cui puntare per il futuro. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Già si è detto che occorre tenere presenti gli interessi di tutti i gruppi di età e di tutti i livelli culturali; in particolare – basandosi sull’esperienza delle medie e piccole biblioteche – si può precisare che un fondo librario dovrebbe essere costituito all’incirca per il 20-25% di libri per ragazzi, il resto 75-80% per adulti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il nucleo destinato agli adulti, a sua volta, dovrà essere suddiviso almeno a metà fra opere di attualità, informazione, cultura e opere di fantasia, narrativa; meglio ancora se la proporzione sarà del 60% per le prime e 40% per le seconde. Ancora viene consigliato che: </hi><hi rend="italic">a</hi><hi rend="CharOverride-1">) alle opere di consultazione si destini il 5% di quanto si spende per le opere destinate al prestito, e questo per le piccole e medie biblioteche (riteniamo, però, che inizialmente, la spesa dovrà spesso risultare maggiore, anche doppia). Per le grandi biblioteche la stessa percentuale viene aumentata al 15-20%; </hi><hi rend="italic">b</hi><hi rend="CharOverride-1">) ai periodici si destini il 5-7% di quanto si spende per i libri destinati al prestito; </hi><hi rend="italic">c</hi><hi rend="CharOverride-1">) pari al 25% circa della spesa per i libri sia calcolata, in media, la cifra da destinare alla rilegatura e al restauro dei volumi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto agli audiovisivi non sapremmo fornire cifre adatte alla nostra situazione: nella pratica si ricorre per lo più a somme straordinarie richieste di volta in volta all’ente proprietario. Vorremmo però consigliare di introdurre la voce nel bilancio ordinario, accontentandosi magari di una somma pari al 5-10% della spesa per i libri, ma tale cioè da consentire gradualmente, e sia pur lentamente, la costituzione di tale nucleo (dischi, diapositive, filmine); e di richiedere fondi straordinari soltanto per l’acquisto degli apparecchi relativi (giradischi, proiettori).</hi></p></div><div><head><hi>Standards di finanziamento e di personale</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Abbiamo citato all’inizio l’unico provvedimento legislativo italiano che contenga una norma per il finanziamento di biblioteche; ma occorre aggiungere che anche negli altri paesi gli inizi non furono facili. Per esempio, la prima norma analoga approvata dal Parlamento inglese, nel 1850, autorizzava i Comuni con più di 10.000 abitanti ad imporre – previo consenso della popolazione – una sovratassa, non superiore però ad un penny per ogni sterlina</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-004">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma, si noti, il provento di tale tassa non poteva essere speso in libri: questi dovevano essere donati dai simpatizzanti! Ciò prova quale scarso entusiasmo il problema della biblioteca abbia sempre suscitato nei vari Parlamenti; comunque in Inghilterra si è avuto un’evoluzione continua che ha portato in fine a chiedere (</hi><hi rend="italic">Rapporto Roberts</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1957)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-003">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> l’intervento dello Stato per il coordinamento di un servizio uniforme su tutta l’area nazionale, con preciso obbligo per gli Enti locali di fornire un servizio bibliotecario che rispetti i livelli minimi di personale e finanziamento previsti dagli </hi><hi rend="italic">standards</hi><hi rend="CharOverride-1">. Pur consentendo le iniziative autonome locali in piccoli centri, si vogliono organizzare servizi più complessi ed accentrati su aree molto ampie, così da ottenere i vantaggi prima indicati. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli Stati Uniti una legge recente (</hi><hi rend="italic">Library Services Act</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1956) impegna il Governo Federale a grossi stanziamenti pluriennali per sovvenzionare i piani statali di estensione del servizio bibliotecario anche alle zone rurali, allo scopo di far confluire le biblioteche isolate in sistemi bibliotecari regionali e di contea. L’indirizzo generale, dunque, è quello di studiare piani che portino alla costituzione di un’organizzazione bibliotecaria estesa a tutto il territorio di un paese, in grado di servire tutte le comunità comprese quelle più piccole; e ciò con struttura e metodi uniformi, tali da consentire i massimi risultati di efficienza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-002">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche in Italia si è fatto ora un buon passo in avanti, grazie all’inclusione nel «Piano quinquennale di sviluppo economico»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-001">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> di un programma di ammodernamento delle biblioteche e di estensione del servizio di pubblica lettura, inteso ad «assicurare la diffusione capillare del libro in tutti i Comuni e a beneficio di tutti i cittadini». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È stata stanziata in tale ambito una somma consistente per sostenere l’opera degli Enti locali che si impegnino a rinnovare gli istituti esistenti – o a crearne dei nuovi – nel quadro dell’organizzazione articolata di sistemi urbano-rurali. Si tratta di un riconoscimento concreto dell’importanza del problema bibliotecario, ed ispirato proprio ai principi degli </hi><hi rend="italic">standards</hi><hi rend="CharOverride-1"> elaborati dall’Associazione professionale dei bibliotecari. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Manca ancora, tuttavia una precisa legge che impegni lo Stato e gli Enti locali a finanziare le biblioteche in misura adeguata, che imponga e garantisca la preparazione professionale del personale, che stabilisca altresì rapporti di cooperazione fra le biblioteche dei vari tipi. Fino a quando non si sarà ottenuta una legge del genere, invocata da tutti coloro che si occupano seriamente delle biblioteche e delle attività connesse alla diffusione della cultura, i problemi bibliotecari resteranno purtroppo condizionati alla buona volontà di persone e di amministrazioni. Soprattutto per quanto riguarda il finanziamento: basta pensare alle gravi condizioni deficitarie dei bilanci degli Enti locali che impediscono, in moltissimi casi, nuove iniziative o estensioni di programmi. Non si può comunque rinunciare a stendere progetti, a preparare documentati programmi; anzi, proprio l’insistenza nel richiedere l’approvazione di singoli progetti, precisi ed organici, è una delle forme per portare avanti il problema sul piano nazionale e per affermare l’urgenza di una soluzione normativa. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quali termini di riferimento abbiamo in materia di finanziamento? L’esperienza di casa nostra, già si è detto, ci offre ben poco, quasi nulla: si tratta addirittura di mutare la concezione tradizionale che porta ad adeguare l’attività degli istituti ai mezzi finanziari disponibili. Sappiamo bene che nella maggioranza dei casi la somma destinata alla biblioteca, assai esigua, viene impiegata per acquistare libri; e ciò per consentire la possibilità materiale della lettura. Quasi sempre è difficilissimo, se non impossibile, pensare di allestire una sede propria, per cui si rimedia di solito un locale offerto dal Comune (a volte la stessa sala consigliare) o dalla scuola; impossibile retribuire adeguatamente una persona capace e preparata che si occupi con la continuità e l’ampiezza necessaria del servizio, per cui si fa appello ad un volonteroso, ad un «appassionato» di libri al quale viene concessa tutt’al più, al posto di una onorificenza, il premio simbolico di una cifra irrisoria. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli </hi><hi rend="italic">standards</hi><hi rend="CharOverride-1"> della F.I.A.B., invece, sostengono – anche qui adottando criteri collaudati nei paesi più avanzati in materia – che per stabilire le misure di finanziamento, vale a dire il fabbisogno di una biblioteca, occorre prima accertare le spese necessarie per provvedere una sufficiente quantità di libri, di rilegature e di personale in corrispondenza dei compiti che incombono alla biblioteca, cioè dei servizi che essa deve offrire in quell’area e a quel determinato pubblico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per l’acquisto di libri e altro materiale già abbiamo indicato gli </hi><hi rend="italic">standards</hi><hi rend="CharOverride-1"> relativi, cioè i criteri per calcolare il fabbisogno in base all’area servita. Ma bisogna tener conto anche dei servizi che si vogliono dare: il prestito a domicilio è soltanto uno di essi (anche se spesso è pure l’unico che si effettui, tanto da identificarsi addirittura con l’idea che molti hanno della biblioteca). Certo per dare libri in prestito, cioè per effettuare semplici registrazioni, può bastare l’opera di una persona qualsiasi. Ma sappiamo che occorre ormai distinguere fra lettori adulti e ragazzi; che per quest’ultimi occorre allestire sezioni librarie separate sia per la lettura in sede che per il prestito. È raccomandabile inoltre fornire un servizio di consulenza e guida, specie per i ragazzi, e di informazione per tutti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma questi altri servizi richiedono (a livello minimo) l’opera di una persona qualificata, dotata di buona cultura, cioè in possesso di un diploma di scuola media superiore, possibilmente che abbia frequentato qualche corso di aggiornamento o specializzazione. È evidente che le prestazioni di un elemento del genere non si possono avere senza un compenso adeguato: la spesa minima per un bibliotecario – in genere un maestro – impiegato quotidianamente per tre-quattro ore non potrà essere inferiore a 400-500 mila lire annue.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In biblioteche medie o grandi «deve essere sempre presente, – stabiliscono i nostri standards – per tutta la durata del servizio, almeno un bibliotecario professionista in ogni dipartimento di una biblioteca principale, in ogni succursale o punto di distribuzione, affinché i lettori possano sempre ricevere aiuto e assistenza professionale» (AIB 1965, 51). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre poi personale impiegatizio, in quantità sufficiente, per i servizi interni (preparazione dei libri, distribuzione, manutenzione dei fondi ecc.) e altro personale per la pulizia e manutenzione dei locali, vigilanza e così via. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se si programmano iniziative culturali, intese a promuovere l’utilizzazione dei libri e degli audio-visivi, bisogna valersi della collaborazione, anche saltuaria, di persone capaci: a livello minimo, quando c’è il solo bibliotecario, cioè un’unica persona addetta al servizio (ed è caso assai frequente), non si può pensare che riesca a svolgere anche questa attività. Diciamo, anzi, che in nessun caso può bastare l’opera di una sola persona, se si vuole che la Biblioteca sia un centro culturale, cioè qualcosa di più che un semplice servizio di prestito dei libri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altre norme consigliate dalla FIAB: i bibliotecari qualificati devono costituire il 40-50% del personale; e occorre calcolare un bibliotecario qualificato per ogni 3.000 abitanti serviti, oppure ogni 700-900 iscritti al prestito. I compensi, più o meno, dovrebbero corrispondere a quelli degli insegnanti (s’intende per le prestazioni a pieno tempo) in corrispondenza ai diversi livelli e carriere. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Accenniamo, infine, ad un’opinione errata: quella per cui occorre spendere di più nell’acquistare libri che non nel sistemarli e amministrarli. Non si tratta in questo caso di investire capitali: la biblioteca non è fatta soltanto di libri. Infatti si tratta di conservare e amministrare non solo i libri dell’anno in corso, bensì un patrimonio accumulato in molti anni, ma soprattutto – già lo dicemmo – si tratta di offrire al pubblico una serie di servizi culturali. Si pensi che secondo i dati contenuti negli standards dell’A.L.A. (Associazione Americana delle Biblioteche) risulta che le spese per il personale hanno segnato negli anni un continuo incremento. Nel 1943, infatti, la proporzione nella distribuzione dei fondi era la seguente: 55% stipendi al personale (esclusi i salari del personale di manutenzione e custodia dell’edificio); 25% libri, legature e periodici; 20% altre spese. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La ripartizione indicata nel 1959 comporta sensibili variazioni, cioè, 68,13% per il personale; il 28,82% per i materiali; 3,05% altre spese. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In Inghilterra, per calcolare i livelli minimi di finanziamento, si valuta a non più del 25% la parte dei fondi in bilancio da destinare all’acquisto di libri e altri materiali. Determinata questa quota si potrà facilmente calcolare la spesa minima complessiva. I bibliotecari inglesi, comunque, affermano che nessuna biblioteca indipendente e nessun sistema può offrire un servizio accettabile se non spende almeno 5.000 sterline all’anno per libri e audio-visivi, e 20.000 sterline in totale (vale a dire circa 35 milioni di lire). Tale somma, aggiungono, può essere raccolta in un’area con circa 40.000 abitanti, con una spesa media, cioè, di circa 870 lire per abitante. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono cifre piuttosto alte per le nostre abitudini, ma dobbiamo concludere – sulla base dei nostri </hi><hi rend="italic">standards</hi><hi rend="CharOverride-1"> – che le esperienze finora compiute in Italia coi sistemi, accontentandosi di un servizio schematico ma sufficiente, indicano come necessario un finanziamento pari ad almeno 500 lire per abitante, in aree però con almeno 100.000 abitanti.</hi></p></div><div><head><hi>Amministrazione della biblioteca</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Amministrare una biblioteca comporta impegni estesi e molteplici. Innanzitutto, assicurare il semplice prolungamento, da un anno all’altro, di un’attività di routine, vale a dire la semplice sopravvivenza dell’istituto senza uno sviluppo ordinato e previsto, non può ritenersi un fatto positivo. La vita è movimento: la società è in continua evoluzione in tutti i settori, mentre strutture e tecniche sono soggette a revisione, imposta da nuovi bisogni, da nuove esigenze che insorgono continuamente. Il restar fermi – è senso comune – significa andare indietro. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il primo compito, perciò, di una buona amministrazione deve essere quello di conoscere e prevedere i bisogni della comunità, e parallelamente di approntare un programma di sviluppo dei servizi della biblioteca al fine di adeguarli ad essi. Tale programma dovrà proporsi obiettivi a breve ed a lunga scadenza, in modo che i singoli provvedimenti non siano isolati e improvvisati, ma rientrino in una visione organica complessiva, in un piano articolato e graduato in base a scelte prioritarie. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Simile impostazione consentirà non solo una continua verifica dei risultati ma anche l’eventuale correzione di procedure o particolari del piano. Lo scopo principale essendo quello di aggiornare le tecniche e ammodernare le strutture, i programmi dovranno di conseguenza essere flessibili ed aperti, pur non perdendo di vista la precisa prospettiva in cui sono sorti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un criterio di buona amministrazione dev’essere quello di rendere alla comunità i servizi migliori al costo più basso; anche questo obiettivo si raggiunge attraverso la continua verifica dei risultati ed il costante aggiornamento delle tecniche. Amministrare la biblioteca, in sostanza, è curare tutti gli aspetti organizzativi e non solo quelli finanziari e contabili; è farsi idee precise su ciò che può e deve diventare la biblioteca, in una data comunità, nel giro di alcuni anni; è trovare modi e mezzi idonei perché la biblioteca non resti un istituto – tanto meno un «ufficio» – isolato dalla realtà quotidiana, bensì diventi un servizio effettivamente «pubblico», cioè conosciuto e usato dalla comunità allo stesso modo, ad esempio, della scuola. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un compito complesso, dunque, per svolgere il quale al bibliotecario, o direttore, riesce utile quasi sempre – almeno nelle biblioteche piccole e medie – la collaborazione di un </hi><hi rend="italic">Consiglio</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic">Commissione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della biblioteca. Tocca al bibliotecario, è vero, proporre il programma di attività e di sviluppo; preparare il bilancio preventivo; occuparsi del personale oltre che del buon funzionamento del servizio; proporre l’aggiornamento delle tecniche. Ma programmi, proposte e richieste di fondi debbono essere presentate all’ente finanziatore: in questa delicata e difficile fase se il bibliotecario è solo viene a trovarsi in condizioni di estrema debolezza di fronte alle obiezioni, alle critiche, alla scarsa sensibilità di coloro che hanno poteri decisionali. L’esperienza insegna che un Consiglio di Biblioteca assume maggior forza persuasiva, come organo maggiormente rappresentativo ed autorevole. Non ci si riferisce qui, è chiaro, alle ormai superate e deprecate Commissioni di vigilanza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: si pensa invece ad un gruppo di persone qualificate per preparazione culturale e per effettivo interesse ai problemi della biblioteca, oltre che largamente rappresentative della comunità. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In tali condizioni non vengono affatto intaccate e diminuite le responsabilità del bibliotecario né la sua autorevolezza: sarà lui stesso che dovrà preoccuparsi di raccogliere consensi ed appoggi all’attività della biblioteca, a interessare tutta la comunità alla realizzazione di un programma impegnativo. Il bibliotecario potrà così far risaltare in pieno la sua funzione di tecnico e di dirigente, senza pericolo di essere sopraffatto dal Consiglio stesso: tutto dipende dalla sua preparazione e dalle sue capacità. Se egli ha idee chiare non gli sarà difficile conquistarsi la stima e la fiducia dei componenti il Consiglio e di collaborare con essi facendo valere tutto il proprio ascendente. Ripetiamo, tutto dipende dalla personalità del bibliotecario: autorità e prestigio si conquistano dimostrando effettive capacità e preparazione specifica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre anche saper curare le relazioni pubbliche; in realtà dovrebbe essere il bibliotecario a suscitare e favorire il formarsi di un Consiglio veramente interessato alle sorti della Biblioteca. In tal caso la funzione del bibliotecario viene ad essere simile a quella di un amministratore delegato, assistito e sorretto nella sua opera dal Consiglio. Una posizione di forza, perciò, se la paragoniamo a quella del bibliotecario che deve lottare da solo contro difficoltà e incomprensioni. Si acquista forza attraverso la collaborazione di un gruppo qualificato, e ci vuole anche una giusta dose di umiltà da parte del bibliotecario: presunzione e spavalderia per lo più si accompagnano a scarsa o non seria preparazione; tutte assieme portano all’isolamento dell’individuo e rendono sterile la sua opera. Non ci è mai accaduto di vedere bibliotecari isolati nella Comunità ottenere risultati positivi. Del resto, il carattere sociale ed educativo dell’attività bibliotecaria è incompatibile con atteggiamenti personalistici ed incapaci di collaborazione ed apertura con la comunità che si vuole servire.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un cenno particolare ci sembra opportuno per la questione della scelta dei libri, cioè per la responsabilità della scelta. È questione annosa e dibattuta per la quale i nostri </hi><hi rend="italic">standards</hi><hi rend="CharOverride-1"> suggeriscono una soluzione equilibrata sotto tutti gli aspetti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La scelta dei libri, essi suggeriscono,</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">dovrebbe sempre essere lasciata al bibliotecario, se fornito di preparazione professionale, il quale però dovrebbe uniformarsi a criteri fissati per iscritto dal Consiglio della biblioteca (di cui fa parte a pieni diritti – ricordiamo noi – lo stesso bibliotecario) in armonia con i principi fondamentali già indicati sia per la scelta che per la consulenza e guida, e per le attività culturali. Qualunque libro che, dopo approfondita discussione collegiale, anche da uno solo dei membri del Consiglio, continuasse ad essere ritenuto non rispondente ai criteri di scelta prefissati, dovrebbe essere eliminato (AIB 1965, 54).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ben conoscendo da quali approfondite discussioni sia derivata questa particolare formulazione, la sottoscriviamo in pieno come quella che offre le maggiori garanzie di obiettività ed impedisce impostazioni particolaristiche contrarie agli scopi di una Biblioteca Pubblica.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">AIB. 1965. </hi><hi rend="italic">La Biblioteca Pubblica in Italia. Compiti istituzionali e principi generali di ordinamento e di funzionamento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: AIB</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carini Dainotti, Virginia. 1964. </hi><hi rend="italic">La Biblioteca Pubblica istituto della democrazia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Vol. II: </hi><hi rend="italic">La Biblioteca Pubblica in azione</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Fratelli Fabbri.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-006-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Luigi Balsamo, “Principi generali di ordinamento e di amministrazione della Biblioteca,” in </hi><hi rend="italic">La biblioteca pubblica. Manuale ad uso del bibliotecario</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Elena Castiglioni, ed Ezio Chichiarelli (Milano: Federazione Italiana delle Biblioteche Popolari, 1968), 147-61.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-005-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sui sistemi di cooperazione bibliografica si troveranno notizie particolareggiate in AIB 1965, III, 23 sgg e in Carini Dainotti 1964, capp. X e XI.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-004-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il riferimento è al celebre </hi><hi rend="italic">Public Libraries Act</hi><hi rend="CharOverride-1">, provvedimento che segna – di fatto – la nascita della moderna idea di biblioteca pubblica. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-003-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il </hi><hi rend="italic">Roberts report</hi><hi rend="CharOverride-1"> trae il proprio nome da sir Sydney Castle Roberts (1877-1966) che presiedeva il comitato ministeriale incaricato di esaminare la struttura del servizio bibliotecario pubblico nel Regno Unito allo scopo di consigliare quali modifiche avrebbero dovuto essere apportate per migliorarne l’efficienza. Il rapporto formulava inoltre raccomandazioni in merito alla promozione della cooperazione tra biblioteche riprendendo sostanzialmente le proposte messe in campo dal Library Association Council. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-002-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In effetti il </hi><hi rend="italic">Library Services Act</hi><hi rend="CharOverride-1">, firmato nel 1956 da Dwight D. Eisenhower, ebbe un certo successo, aumentando la circolazione libraria, i programmi di prestito interbibliotecario e promuovendo la diffusione di </hi><hi rend="italic">bookmobiles</hi><hi rend="CharOverride-1"> in tutti gli Stati Uniti. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-001-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si tratta del cosiddetto Piano Pieraccini che trae la propria denominazione da Giovanni Pieraccini (1918-2017), ministro socialista al bilancio nel secondo governo Moro. Nel ddl originario il quinquennio di riferimento era il 1965-1969, poi slittato al ’66-’70, essendo il provvedimento stato approvato definitivamente nel 1967 dopo un lungo iter parlamentare. I risultati del piano, il cui scopo consisteva nel dare corpo a un’istanza riformatrice necessaria all’ammodernamento del sistema Paese, in termini concreti furono alquanto modesti, anche a causa di un atteggiamento tiepido delle principali forze di maggioranza verso la sua realizzazione. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_12_67-78.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il Regio Decreto 27 settembre 1923, n. 2320 (Riordinamento delle biblioteche pubbliche governative e nuova tabella del personale di ruolo addetto alle medesime) all’art. 2 prevedeva la facoltà da parte del Ministro della pubblica istruzione di «nominare per le biblioteche aperte al pubblico dipendenti da Comuni, Provincie [sic], od altri Enti legalmente riconosciuti una Giunta di vigilanza, composta da non più di tre membri, alla quale è affidato il controllo e l’alta direzione della biblioteca stessa, per il migliore andamento del servizio». Tale disposizione sarà abrogata solo nel 2008 (D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla L. 6 agosto 2008, n. 133). [N.d.C]</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Luigi Balsamo</p><p rend="editorial_metadata_author">Alberto Salarelli, University of Parma, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">alberto.salarelli@unipr.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-7352-1702</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Principi generali di ordinamento e di amministrazione della Biblioteca (1968),</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0.09</ref>, in Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Scritti di biblioteconomia</hi>, edited by Alberto Salarelli, pp. -13, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0488-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="167433">AIB. 1965. La Biblioteca Pubblica in Italia. Compiti istituzionali e principi generali di ordinamento e di funzionamento. Roma: AIB.</bibl>
          <bibl n="167426">Carini Dainotti, Virginia. 1964. La Biblioteca Pubblica istituto della democrazia. Vol. II: La Biblioteca Pubblica in azione. Milano: Fratelli Fabbri.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>