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        <title type="main" level="a">8. Esperienze di insegnamento (1974)</title>
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            <forename>Luigi</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Scritti di biblioteconomia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0488-0</idno>) by </resp>
          <name>Luigi Balsamo, Alberto Salarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.13</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>Si tratta di un breve contributo interamente dedicato al tema della preparazione professionale dei bibliotecari. L'autore, anche in riferimento alle buone pratiche del mondo anglosassone, sottolinea la necessità di una preparazione dei bibliotecari da programmare in ambito universitario con appositi corsi, unitamente a un'attività di formazione condotta sul campo attraverso specifiche attività di tirocinio.</p>
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            <item>Library science</item>
            <item>librarianship</item>
            <item>public library</item>
            <item>librarians' training</item>
            <item>library schools</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.13<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.13" /></p>
      <div><head>8. Esperienze di insegnamento (1974)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="OP10165_xml_19_109-112.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi> </head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’esperienza comune, su cui è stato qui riferito</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_19_109-112.html#footnote-004">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, si limita essenzialmente al livello primario della preparazione del personale. Un passo positivo fu segnato, nove anni fa, dall’organizzazione di nuovi Corsi residenziali per dirigenti di posti di prestito</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_19_109-112.html#footnote-003">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, basati su programmi più aderenti alle reali esigenze delle Reti provinciali specie nei riguardi dell’attività culturale da promuovere accanto e insieme alla lettura pubblica. Ma tutte queste forme – corsi residenziali, corsi di aggiornamento, tradizionali corsi delle Soprintendenze – anche se hanno subito una certa evoluzione e adeguamento rispondono soltanto alle esigenze di un’immediata prospettiva di impiego, sono utili solo a livello di partenza. Si potrebbe dire che servono soltanto a tamponare le necessità più urgenti e neppure in modo stabile, poiché si tratta pur sempre di prospettive a breve scadenza. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non basta più, oggi, limitarsi ai tempi brevi: occorre impostare anche programmi a lunga scadenza, in una prospettiva di tempi lunghi innanzitutto per il reclutamento in forme più durature.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si tratta in sostanza, a mio parere, di affrontare il problema del personale in una visione globale che tenga conto dei diversi livelli di preparazione e di funzione, adottando moduli e schemi anche molteplici. Sappiamo di trovarci di fronte ad un circolo vizioso simile a quello denunciato da Carlos Victor Penna: «non ci sono buone biblioteche perché non ci sono buoni bibliotecari, e non ci sono scuole di bibliotecari perché non ci sono specialisti per insegnarvi»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_19_109-112.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. È un circolo vizioso che occorre spezzare, ma in più punti contemporaneamente, non in uno solo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È utile, certo, l’opera di reclutamento immediato, a livello primario, attraverso i corsi di vario tipo sopra citati che diano una preparazione di pronto impiego, di mestiere; ma occorre assolutamente un’opera di reclutamento a tempo lungo che punti ad una preparazione di livello medio (aiuto bibliotecari) e soprattutto di livello professionale (bibliotecario laureato), fino alla specializzazione e alla ricerca, allo scopo di preparare non solo i futuri dirigenti ma anche i futuri insegnanti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre, cioè, far maturare vocazioni in chi non conosce ancora il mondo bibliotecario né le diverse possibilità di lavoro, quindi fra giovani che non si iscriverebbero </hi><hi rend="italic">tout court</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad un corso rapido di preparazione pratica, e inoltre stimolare i giovani già presenti nelle biblioteche che abbiano giuste ambizioni di approfondire la loro preparazione e differenziare la loro attività.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Due distinzioni si impongono: quella fra mestiere, che richiede una conoscenza della pratica cioè delle tecniche di lavoro, e professione che esige invece una approfondita preparazione teorica e culturale oltre la conoscenza delle tecniche di lavoro. Inoltre bisogna che accettiamo, come avviene da tempo in quasi tutto il resto del mondo, la distinzione fra bibliotecario e insegnante di biblioteconomia, funzioni diverse, anche se l’ultima richiede un’esperienza qualificata nella prima. Con lo sviluppo raggiunto dalla biblioteconomia da tempo risulta superato, anche nel nostro campo, il concetto che valga più la pratica della grammatica: per insegnare occorre una preparazione teorica e scientifica più approfondita, ma soprattutto una capacità didattica che è qualità attitudinale, di temperamento, non richiesta per essere un buon bibliotecario. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non si tratta, è evidente, di una graduatoria di funzioni o di meriti, bensì semplicemente di funzioni diverse e complementari, ugualmente indispensabili. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dobbiamo urgentemente, quindi, pensare a individuare e preparare fra i giovani i futuri insegnanti delle scuole per bibliotecari; non si può tardare oltre, se si pensa che ciò avviene da anni non solo in paesi progrediti ma anche in paesi in via di sviluppo, in India ad esempio, dove la biblioteconomia è insegnata da molti anni in diverse Università e a livello di ricerca.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oltretutto l’organizzazione di scuole per bibliotecari è impresa che richiede finanziamenti notevoli difficilmente reperibili nel momento attuale in cui lo Stato ha di fronte problemi economici di enorme gravità: occorre, perciò, cercare le soluzioni meno costose e quindi di più rapida attuazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mi sembra che l’Università risponda a questa duplice esigenza: non occorre chiedere al Ministero o agli Enti locali nuovi stanziamenti, poiché le Università possono facilmente rafforzare i Corsi di biblioteconomia esistenti e istituirne dei nuovi; nello stesso tempo all’Università si può dare una preparazione a livello medio (Scuole speciali biennali per aiuto bibliotecari, frequentabili contemporaneamente al corso di laurea) e a livello superiore cercando di ottenere – in questa fase di gestazione della riforma – la «laurea in bibliologia» (o biblioteconomia e bibliografia). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non penso che questa sia l’unica soluzione possibile e perseguibile, ma, ripeto, </hi><hi rend="CharOverride-1">essa mi sembra davvero la meno costosa, e quindi di più rapida attuazione, oltre che la più funzionale. È chiaro, infatti, che la scuola per bibliotecari deve offrire la possibilità di specializzazione per i vari servizi e per i diversi tipi di biblioteca (pubblica, generale, di ricerca, speciale e nei vari settori: storico, letterario, pedagogico e sociologico, giuridico, delle scienze fisiche, naturali ecc.) unitamente a una specializzazione linguistica. Si può dire che forse le scuole per bibliotecari esigono, più delle altre, le più estese possibilità opzionali ai fini dei piani di studio – vale a dire della specializzazione – proprio in rapporto all’amplissima gamma di richieste presentate dai vari tipi di biblioteche (basti pensare alle biblioteche delle Facoltà Universitarie): solo l’Università è in grado di offrire questa ampia possibilità di scelta, assieme alla collaborazione e integrazione interdisciplinare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se i corsi di biblioteconomia sono impostali su schemi non tradizionali – direi non accademici né eruditi – ma con un inquadramento storiografico e sociologico aderente alle esigenze attuali, sia scientifiche che operative, riscuotono il favore di un buon numero di giovani ed anche – fattore non meno importante – delle stesse Facoltà, cioè degli altri docenti; ciò avviene, ad esempio, se i corsi sono completati da esercitazioni e seminari dedicati alla tecnica catalografica, alla tecnica della ricerca bibliografica o a quella dell’animazione culturale, che risultano di utilità pratica per tutti gli studenti e funzionali per le altre discipline. Anche questo aiuta i giovani a scoprire lentamente, ma più a fondo, la molteplicità dei compiti e dei lavori bibliotecari, e l’interesse dei vari servizi bibliotecari. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non sono queste supposizioni o previsioni teoriche ma esperienza di alcuni anni di insegnamento alla Facoltà di Magistero di Parma, dove al corso di Biblioteconomia gli iscritti sono arrivati ben presto a superare il centinaio e le tesi di laurea, negli ultimi due anni, sono salite a più di venti, così da far sentire la necessità di suddividere gli insegnamenti fra bibliologia (storia del libro e delle biblioteche) e biblioteconomia (cui si aggiunge, come terzo, quello di bibliografia e documentazione), per ora alternati annualmente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Spesso è proprio la tesi, cioè la grossa esercitazione finale, a far scattare un interesse preciso e la prospettiva di una professione diversa da quella dell’insegnamento che per molti studenti non rappresenta una scelta vocazionale ma uno sbocco obbligato e non congeniale. La possibilità di un lavoro in biblioteca nel proprio Comune di residenza è allettante sotto diversi aspetti, ma corrisponde nello stesso tempo alle necessità nostre di reclutamento locale che assicuri maggior stabilità specie nelle biblioteche Comunali, così come la presenza di elementi qualificati può essere uno stimolo o un’occasione a convincere l’Amministrazione locale ad assumere finalmente un bibliotecario stabile che possa dedicarsi ad un programma di lavoro a lunga scadenza. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con la liberalizzazione dei piani di studio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_19_109-112.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> numerosi sono stati gli studenti che hanno ripetuto il corso di biblioteconomia, rendendolo biennale (soprattutto i laureandi), mentre qualche laureato ha chiesto che venga istituito il corso di perfezionamento. Richiesta che dimostra un interesse vero per la professione: del resto debbo dire che in alcuni recenti concorsi al posto di bibliotecario (carriera di concetto) in Biblioteche di Comuni medi (non superiori ai 20.000 abitanti) si sono presentati diversi studenti universitari che avevano frequentato il corso di biblioteconomia. Aggiungasi che l’anno scorso la Facoltà di Magistero di Parma approvò l’istituzione di una Scuola speciale biennale per aiuto bibliotecari ed aiuto archivisti, alla quale si sarebbero iscritti nel corrente Anno accademico una quarantina e più di studenti: l’iniziativa purtroppo non è stata convalidata dal Consiglio Superiore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_19_109-112.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questi dati, queste esperienze dimostrano che abbiamo molto da fare nel campo del reclutamento e della preparazione bibliotecaria ma anche che esistono molte possibilità concrete di ottenere buoni risultati a tutti i livelli. Occorre che siamo in molti a lavorare in questo campo, per far conoscere meglio le esigenze delle biblioteche e per convincere l’opinione pubblica che se le biblioteche presentano lacune e carenze, talvolta gravi, di cui si lamentano primi fra tutti studiosi, docenti, ricercatori ciò è dovuto in grandissima parte al fatto che mancano le scuole per bibliotecari, soprattutto a livello professionale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per rimediare a tali carenze dobbiamo pensare a invogliare, a conquistare i giovani alla nostra professione, preparando i dirigenti, i ricercatori, gli insegnanti per le scuole di domani che sono l’unica garanzia perché le biblioteche – di tutti i tipi, da quella pubblica a quelle speciali di ricerca – possano corrispondere ai compiti sempre più complessi ed estesi che i tempi richiedono. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un’esigenza questa che non può più essere rinviata: dobbiamo provvedere subito a studiare, e ad attuare gradualmente ma con rapidità, un programma concreto e globale per la preparazione professionale dei bibliotecari. Io credo che non possiamo attendere oltre; che veramente, nel nostro campo, domani sarebbe troppo tardi.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_19_109-112.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Luigi Balsamo, “Esperienze di insegnamento,” in </hi><hi rend="italic">Lettura pubblica e organizzazione dei sistemi bibliotecari</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Atti del Convegno, Roma, 20-23 ottobre 1970) (Roma: Palombi 1974), 118-21.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_19_109-112.html#footnote-004-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Balsamo interviene nel pomeriggio del 20 ottobre come ultimo relatore dopo diverse comunicazioni di bibliotecari e soprintendenti dedicate al tema della preparazione del personale [N.d.C.].</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_19_109-112.html#footnote-003-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’esperienza del Corso Sperimentale per depositari organizzata da Balsamo in Sardegna è descritta nel contributo n. 2 pubblicato in questo volume. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_19_109-112.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Carlos Victor Penna (1911-1998) è stato un bibliotecario e biblioteconomo argentino che, dopo l’esperienza in patria come dirigente di diverse istituzioni culturali, passò nelle file dell’UNESCO ove divenne capo della Division of Archives and Libraries. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_19_109-112.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nel clima della contestazione studentesca venne promulgata la legge 11 dicembre 1969, n. 910 (nota anche come legge Codignola dal nome del promotore, il deputato del PSI Tristano Codignola) che liberalizzava l’accesso alle università introducendo, inoltre, la possibilità per gli studenti di personalizzare il proprio piano degli studi. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_19_109-112.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il Consiglio Superiore della pubblica istruzione, organo consultivo del ministero, negli anni Settanta, in mancanza di uno specifico dicastero dedicato all’università, esercitava le proprie competenze di supporto tecnico-scientifico per l’esercizio delle funzioni di governo spaziando dalla scuola primaria a quella universitaria. La mancata attivazione della Scuola speciale non pregiudicò tuttavia l’istituzione del Corso di perfezionamento in Biblioteconomia che prese avvio presso l’ateneo parmense a partire dal 1972. Si rammenta che questo scritto di Balsamo, pubblicato nel 1974, era l’esito di una sua comunicazione del 1970, per questo motivo il Corso di perfezionamento viene ancora evocato qualche riga sopra come una ipotesi da implementare. [N.d.C.]</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Luigi Balsamo</p><p rend="editorial_metadata_author">Alberto Salarelli, University of Parma, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">alberto.salarelli@unipr.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-7352-1702</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Luigi Balsamo,<hi rend="italic">Esperienze di insegnamento (1974),</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0.13</ref>, in Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Scritti di biblioteconomia</hi>, edited by Alberto Salarelli, pp. -5, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0488-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0</ref></p></div>
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