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        <title type="main" level="a">9. Stato e regioni di fronte alla Biblioteca Pubblica (1974)</title>
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          <resp>This is a section of <title>Scritti di biblioteconomia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0488-0</idno>) by </resp>
          <name>Luigi Balsamo, Alberto Salarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
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        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.14</idno>
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        <p>Il contributo è dedicato al tema del decentramento, ossia alle problematiche relative al trasferimento di funzioni dallo Stato alle Regioni in materia di biblioteche di enti locali. Esaminando l'ancora rarefatta attività normativa delle regioni italiane, l'autore - sulla scorta di diverse esperienze a livello internazionale - sottolinea l'importanza di una pianificazione dei servizi bibliotecari a livello statale, onde evitare disparità eccessive nell'istituzione ed erogazione delle attività sul territorio.</p>
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            <item>Library science</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.14<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.14" /></p>
      <div><head>9. Stato e regioni di fronte alla Biblioteca Pubblica (1974)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-010">-1</ref></hi></hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Col passare del tempo diventa sempre più sensibile la validità e la tempestività del documento con cui i bibliotecari italiani in seno alla loro Associazione professionale, l’AIB, hanno studiato i problemi delle biblioteche in vista dell’attuazione delle Regioni presentando agli Enti locali, già nel 1964, una precisa formulazione di princìpi accompagnata da standards, elaborati sulla base dell’esperienza internazionale, nonché da uno schema sistematico per la costruzione di un moderno servizio bibliotecario nazionale, esteso cioè a tutto il paese in maniera omogenea (AIB 1965).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fin dall’inizio la Commissione che elaborò questi primi standards per la Biblioteca Pubblica in Italia riconobbe – si legge nella prefazione –</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">che il compito più urgente dell’AIB, nell’imminenza dell’attuazione dell’ordinamento regionale e per una corretta applicazione dell’art. 117 della Costituzione, era quello di proporre agli Enti locali una formulazione chiara e comprensibile dei compiti che spettano alle biblioteche nella società di oggi, e delle ragioni per le quali le singole biblioteche </hi><hi rend="italic">non possono essere considerate come istituti isolati, ognuno con propri bisogni e con un proprio destino</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma debbono essere viste nel contesto di una </hi><hi rend="italic">struttura culturale-sociale di dimensioni nazionali che impone a tutte di rendere certi servizi e di adottare determinati indirizzi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (AIB 1965, 6).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Almeno questa volta, sembra si possa affermare che i bibliotecari italiani non sono arrivati in ritardo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sottolineo il punto fondamentale: la necessità proclamata di superare l’atomismo bibliotecario per cui finora ogni biblioteca è stato un </hi><hi rend="italic">istituto isolato</hi><hi rend="CharOverride-1"> disperso e schiacciato da enormi problemi sostanzialmente uguali per tutti ma affrontati e risolti – o meglio non risolti – nei modi più difformi e con una struttura organizzativa e funzionale omogenea su tutta l’area nazionale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1964, dunque, una prima tappa raggiunta dopo anni di lavoro e discussioni laboriosissime, mentre il Ministero P.I. andava intanto preparando le grandi linee del progetto di intervento dello Stato nell’ambito del «Programma di sviluppo economico per il quinquennio 1966-70»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il programma presentato il 16 giugno 1965 alla Camera (disegno di legge 1457), al Cap. VIII, par. 10, includeva il proposito di realizzare «un sistema capillare di biblioteche» destinato a coprire tutto il territorio nazionale, articolandosi in sistemi provinciali, da coordinarsi poi in sistemi regionali, nei quali sono chiamate ad inserirsi tutte le biblioteche degli Enti locali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo documento segna una ulteriore tappa, che potremmo davvero defìnire di valore storico poiché con essa, a distanza di quasi un secolo dall’unifìcazione nazionale, lo Stato italiano ha affrontato fìnalmente con visione sistematica il problema del servizio bibliotecario, estendendo il suo interesse, e soprattutto il suo intervento concreto, a tutte le biblioteche in modo da facilitarne l’inserimento in un sistema organicamente articolato che, pur rispettando le competenze degli Enti locali, vuole rendere tendenzialmente omogenea in tutto il Paese la loro struttura organizzativa e funzionale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un terzo documento consequenziale, meno noto, è lo schema di legge quadro elaborato dalla stessa Commissione degli standards e trasmesso al Ministero P.I</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Accanto a questi studi, documenti e programmi stanno le iniziative pratiche promosse, e in gran parte attuate direttamente, dall’Amministrazione centrale attraverso il Servizio nazionale di lettura, cioè le Reti provinciali di prestito e i sistemi bibliotecari che presero avvio in forma sperimentale quasi vent’anni fa (1952) e che hanno raggiunto ormai una discreta consistenza ed estensione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sembra più che lecito dedurre da quanto s’è detto che l’Amministrazione statale, oltre che l’associazione dei bibliotecari, si sono preparati convenientemente all’importante traguardo del decentramento regionale. Lo Stato certo si è trovato avvantaggiato dalla preesistente articolazione dei suoi uffici periferici, avendo la Direzione Generale Accademie e Biblioteche attuato i suoi programmi attraverso le Soprintendenze Bibliografiche che sono appunto regionali (salvo pochissime eccezioni). Il modulo dei sistemi provinciali, da coordinare a livello </hi><hi rend="CharOverride-1">regionale, trova ispirazione anche da questa strutturazione degli uffici dello Stato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vediamo ora che cosa hanno fatto le Regioni o gli Enti locali in genere. Di particolari realizzazioni autonome, non germinate cioè dall’idea o dal programma del Servizio Nazionale di Lettura, non ho notizia: vanno, infatti, considerate eccezioni (spiegate dalla lunga e gloriosa tradizione che risale al secolo scorso e mai venuta meno) i casi di grandi centri urbani, ottimi esempi che tuttavia mostrano la loro origine antica, essendo rimasti casi praticamente isolati, senza prolificazione extraurbana e con problemi di stampo tradizionale, soprattutto nelle strutture interne, che esigono sensibili aggiornamenti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto a studi, proposte e discussioni c’è assai poco da segnalare: in Emilia, il Comitato regionale per la programmazione economica ha pubblicato nel 1968 un volume contenente un «Primo schema di sviluppo economico dell’Emilia-Romagna» di oltre 180 pagine, delle quali solo 19 sono dedicate ai problemi della scuola ma nemmeno una riga a quelli delle biblioteche. Solo nell’aprile 1970 si è parlato di beni librari e biblioteche a livello regionale: nel convegno (promosso da Italia Nostra e dallo stesso C.R.P.E.) su «La tutela dei beni culturali nella pianificazione territoriale dell’Emilia-Romagna»; ciò avvenne perché fu accolta con favore l’iniziativa di un Soprintendente bibliografico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’autorevole rivista in materia di problemi e autonomia regionali – «Esperienze amministrative», periodico della Federazione Italiana Amministratori Enti Locali (F.I.A.E.L.), diretta da Piero Bassetti – nel dicembre 1969 (a. XI, fasc. 6) ha pubblicato, accanto a ricerche sulla struttura, i compiti e le competenze regionali, un breve articolo (pp. 59-68) dal titolo «Le biblioteche civiche si trasformano» (di Benvenuto Cuminetti)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In esso si invitano i lettori ad occuparsi «di un positivo fenomeno proprio di questi ultimi anni per il quale comunità minori sono state </hi><hi rend="italic">stimolate</hi><hi rend="CharOverride-1"> a costituire una pubblica biblioteca oppure esse stesse hanno resa esplicita questa esigenza» (p. 59). Ci si aspetterebbe che fra gli «stimoli» cui si fa cenno, e fra le esperienze attuate, fossero citati i programmi o le iniziative promozionali dell’amministrazione centrale, se non proprio il Piano della scuola o quello di sviluppo economico almeno il programma del Servizio nazionale di lettura. Nulla di ciò; l’unica citazione riguarda l’esperienza di Dogliani, vista appunto come caso a sé. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quella di Dogliani è sì una bella, meritevole esperienza – anche, bisogna riconoscerlo, abilmente pubblicizzata – ma purtroppo essa ha trascurato il concetto strutturale del sistema: nacque biblioteca isolata e, con grave rammarico di tutti, non è sfuggita alla condanna tradizionale andando incontro se non all’inaridimento almeno al ristagno dopo il periodo iniziale di entusiasmo. Guai a chi è solo, è ammonimento valido ancor oggi per biblioteche e bibliotecari. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto alle regioni speciali, da tempo esistenti, si deve constatare come alcune fra esse che, con molta cautela, han fatto qualcosa non sembrano essere uscite dagli schemi di sovvenzioni saltuarie e occasionali. Anche il più recente provvedimento legislativo che la regione del Friuli-Venezia Giulia ha emanato in materia di «interventi regionali per lo sviluppo delle attività culturali e contributi per la conservazione, la valorizzazione e incremento del patrimonio bibliografico, storico e artistico ecc.» (L. R. 2 luglio 1969, n. II</hi><hi rend="CharOverride-1">; G. U. n. 194 del l’agosto 1969) si limita purtroppo a stanziare una somma (80 milioni) da distribuire in «sovvenzioni» a favore, così è detto genericamente, di «enti, associazioni ed istituti che gestiscono biblioteche» (ma anche fototeche, musei, gallerie e pinacoteche, tutte da sostenere con la somma predetta) su semplice decisione dell’Assessorato all’istruzione sentito il parere di una Commissione di esperti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nessun criterio, dunque, è stabilito per fissare quali requisiti debbano avere le istituzioni da aiutare, né il livello né il tipo dei servizi che esse debbono fornire. </hi><hi rend="CharOverride-1">Non c’è alcun progetto di attuare gradualmente un servizio efficace e, soprattutto, </hi><hi rend="CharOverride-1">esteso in maniera omogenea a tutto il territorio regionale, sia urbano che rurale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Siamo ancora nel casuale, nell’occasionale; viene spontaneo domandarsi: cosa cambia – in tal modo – con le Regioni? Le Province, i Comuni si troveranno a disputarsi i nuovi modesti contributi con altri istituti e associazioni varie, culturali e scolastiche, senza alcuna priorità stabilita. Ciò significa tornare indietro di parecchi anni rispetto al programma del Servizio nazionale di lettura. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mancano, quindi, altre proposte alternative o più avanzate dal punto di vista tecnico e funzionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Checché si dica gli unici interventi, le uniche proposte moderne e sistematiche sono quelle, citate all’inizio, venute dall’amministrazione centrale, compresa la pur imperfetta legge dell’aprile 1941 (n. 393) concernente i capoluoghi di provincia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: come s’è detto non appaiono né sistematiche né programmatiche neppure le realtà positive di pochi grandi centri urbani, anche se per molti aspetti esse risultano esemplari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In mancanza di un’esperienza locale non bisognerà dunque ignorare quelle degli altri paesi, se non altro per evitare errori ed inutili esperimenti: ciò hanno fatto appunto i primi standards italiani della biblioteca pubblica. Non possiamo certo nasconderci che qualche tendenza a concepire l’autonomia regionale non solo come decentramento amministrativo-operativo ma come distacco, e quindi isolamento, municipalistico esiste: dobbiamo essere coscienti che ciò rappresenta una grave involuzione perché ignora l’esperienza già fatta e costerebbe un prezzo troppo oneroso oltre che inutile.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se guardiamo ai paesi socialisti vediamo che per ottenere l’estensione territoriale più ampia e completa essi adottano criteri di centralizzazione organizzativa portati all’estremo, ma motivati soprattutto da princìpi di uniformità e controllo ideologico che evidentemente non si adattano alla nostra società pluralistica e al nostro diverso concetto, e tradizione, di democrazia. Lenin, infatti, postulava una sola rete di biblioteche, un sistema unico comprendente sia le biblioteche appartenenti allo Stato sia quelle di altri dipartimenti ed enti locali, senza eccezioni. Anche oggi viene riaffermata l’esigenza di un «sistema unificato di biblioteche secondo un ordine stabilito e ben situate geograficamente» poiché, si sostiene, «la centralizzazione della rete di biblioteche è uno dei mezzi per migliorare l’organizzazione dei servizi» (Serov 1970).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Noi non miriamo ad una centralizzazione delle biblioteche, bensì ad un coordinamento delle iniziative e ad una divisione di compiti fra i diversi organi di governo ai vari livelli (nazionale, regionale, provinciale e comunale). Più vicine a noi, quindi, risultano le ben note esperienze dei paesi anglosassoni, che vantano una secolare autonomia locale, oltre che amministrativa anche tecnica ed organizzativa (e non dimentichiamo che i nostri Enti locali sono sempre stati in passato autonomi e con pieno potere decisionale in materia di biblioteche: quelli che hanno voluto hanno istituito la biblioteca pubblica come loro meglio pareva – da Milano a Dogliani, da Voghera a Nuoro – senza alcuna opposizione da parte dello Stato, al contrario con il suo sostegno; purtroppo la maggior parte di essi non l’ha fatto, per molte ragioni non certo soltanto per la mancanza di mezzi finanziari). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ebbene, è a tutti noto che negli U.S.A. si è giunti da oltre un decennio alla svolta del coordinamento federale, considerato unico rimedio per superare le deficienze del servizio soprattutto nelle aree rurali. Per colmare tali scompensi nel 1956 fu approvato l’intervento federale (Library Services Act)</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Carini Dainotti 1964, I, 28 segg.) cioè l’intervento finanziario dell’amministrazione centrale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tale sostegno, o partecipazione, è subordinata però ad un piano «statale» (cioè locale) che per essere approvato dall’apposita Commissione federale deve corrispondere agli indirizzi tecnici stabiliti dall’Associazione professionale dei bibliotecari. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È interessante anche per noi, mi sembra, quanto scrive E. B. Nyquist (Deputy Commissioner of education, State Education Department Albany, New York) (Nyquist 1969, 78 sg.) il quale alla domanda «perché il Governo Federale ha assunto un ruolo molto più esteso nel settore della scuola e della biblioteca, modificando il rapporto con i singoli stati ed enti locali?» risponde: «non c’è nessun mistero nel fatto che i poteri degli stati siano in continuo declino. Una ragione è che in questa nostra società sempre più complessa e intercomunicante certi problemi, di cui una volta ci si poteva occupare su base statale, sono straripati oltre i confini statali e vanno affrontati su base nazionale». E soggiunge: «Le tradizionali forme di autonomia istituzionale cedono di fronte a nuovi modelli che mettono l’accento piuttosto sull’interdipendenza, anziché sull’indipendenza, nell’espansione e nel miglioramento del lavoro nel campo della scuola e della biblioteca». Ci troviamo di fronte ad </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">una divisione di responsabilità federali-statali-locali, ad uno sforzo congiunto e al reciproco sviluppo di nuove attività, piuttosto che ad una stretta separazione di poteri e a una azione federale diretta. Questo fatto riconosce l’importanza dei livelli di governo statale e locale con i loro propri poteri e responsabilità, ma afferma la preminenza del governo federale. </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Analoga evoluzione, com’è noto, si è registrata in Inghilterra, dove dalle biblioteche isolate e autonome si è arrivati a invocare (ed è stato ottenuto) l’intervento dello Stato – vedasi il Rapporto Roberts del 1959</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – e addirittura la creazione di un Ministero della Corona avente responsabilità diretta nel richiedere un servizio bibliotecario uniforme, nel coordinare il servizio articolato in ampie zone bibliotecarie e nel pretendere dagli enti locali il rispetto di standards minimi sia di personale che di finanziamento (Carini Dainotti 1964, 62 sg.). Se questa è l’evoluzione, il punto d’arrivo dopo cent’anni di esperienze e di autonomia, non vedo perché noi dovremmo cominciare adesso da dove loro erano cent’anni fa. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Repubblica Federale tedesca presenta un caso opposto di completa autonomia dei singoli Länder, che dà origine a una disparata varietà di soluzioni tecniche organizzative non uniformi nel rendimento dei servizi e, soprattutto, non omogenee nella estensione: in Germania è tuttora da risolvere il problema del servizio di lettura pubblica nelle zone rurali mentre una grossa parte della popolazione dei centri medi e piccoli non dispone di un servizio adeguato. Sono difetti avvertiti sensibilmente: ricordo una certa sorpresa provata qualche anno fa a Monaco di Baviera, assieme ad alcuni colleghi, nel sentire lamentare da bibliotecari gli inconvenienti dell’eccessiva autonomia dei singoli Länder rispetto all’amministrazione centrale e al governo federale, cioè un senso di isolamento e di insoddisfazione tanto più sensibile in un’epoca di crescente cooperazione, di unificazione di metodi e strutture sul piano internazionale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La tendenza, dunque, in quella che ormai si definisce a livello internazionale «pianificazione delle biblioteche», punta concordemente, all’Ovest come all’Est, su due obiettivi irrecusabili: estendere il servizio di pubblica lettura in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale, a tutti i livelli sociali e culturali, e fornire servizi tendenzialmente uniformi nella struttura tecnica e quindi nell’efficienza, per corrispondere in maniera adeguata alle nuove esigenze della società moderna, industriale e democratica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono, appunto, gli obiettivi proposti dai primi standards italiani e che ispirano le linee della programmazione avviata nel nostro paese; se osserviamo bene sono gli stessi traguardi verso i quali ci si muove anche negli altri settori. Risalgono a poche settimane fa le intese raggiunte fra governo e sindacati per i settori dell’edilizia e della sanità in base alle quali – riferiva la cronaca – il governo dovrà stabilire «un organico collegamento fra le misure che verranno adottate e gli indirizzi territoriali dello sviluppo in modo da determinare un razionale assetto nell’ambito della politica del piano». Sarà preparata, poi, una «legge cornice» per consentire alle Regioni di legiferare secondo princìpi chiari (nel settore edilizio), e un’altra analoga «che prefiguri l’assetto finale del nuovo sistema sanitario, i tempi e i modi di attuazione». La normativa regionale dovrà articolarsi entro tale quadro, mentre il «Ministero avrà compiti di coordinamento, promozione e vigilanza sull’intero assetto nazionale» proprio per garantire l’unificazione e l’uniformità del servizio su tutta l’area nazionale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il linguaggio, vale a dire i concetti e poi i metodi operativi, sono dunque gli stessi sia che si progetti di costruire case o unità sanitarie o biblioteche, poiché in tutti questi casi si tratta di servizi sociali che la comunità ha diritto di avere e dovere di fornire a tutti i cittadini, senza distinzione di livello culturale o economico e senza disparità rispetto alle zone di residenza, urbane o rurali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Certo non appare immaginabile per ora che per discutere e concordare la soluzione del problema della Biblioteca Pubblica si possa avere una mobilitazione di organismi rappresentativi, e di opinione pubblica, di risonanza lontanamente paragonabile a quella verificatasi per i settori dianzi citati: è logica conseguenza della scarsa sensibilità che purtroppo esiste per i problemi culturali, o se vogliamo per i problemi in genere dello spirito, non solo nel nostro paese sopraffatti da aspirazioni di ordine pratico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma esaminiamo, ora, lo schema di legge quadro – o cornice – che si è proposto in materia di biblioteche, nel quale sono stati messi in evidenza i due obiettivi di fondo dianzi citati, cui devono mirare i provvedimenti delle regioni. Per garantire il conseguimento di essi appare indispensabile l’intervento finanziario dello Stato, se si pensa che una delle grosse difficoltà di sempre è quella delle scarse disponibilità degli Enti locali. Ma tale intervento va subordinato – come avviene, abbiamo visto, in altri paesi – all’adozione sia di un piano pluriennale di sviluppo che di una regolamentazione delle strutture organizzative e funzionali del servizio. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E qui si impone l’opportunità di precisare come tale regolamentazione vada riferita ai livelli minimi di efficienza, cioè agli standards, che già sono stati elaborati e che dovranno essere in futuro riveduti e aggiornali con continuità. Un riconoscimento e consenso per tali standards si sta ottenendo alla base da parte di singole amministrazioni comunali e provinciali, per cui bisogna ricercarlo anche a livello più alto: è l’unica garanzia per ottenere servizi efficienti dappertutto e non solo nelle regioni più sviluppate. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Condizione ugualmente indispensabile, anzi primaria, è che la legislazione regionale preveda l’impiego di personale qualificato: non basta avere mezzi finanziari, questo l’abbiamo imparato direttamente, se mancano gli operatori aggiornati nelle tecniche più moderne o in grado di programmare lo sviluppo dei servizi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dunque personale professionalmente preparato, mezzi finanziari adeguati cui concorre lo Stato, piano locale di sviluppo in armonia con le linee di programmazione nazionale e con i livelli tecnici internazionali di funzionamento. Può sembrare che ci siano tutte le garanzie per raggiungere gli obiettivi prefissati, mentre invece rimane l’interrogativo più grave: se la legge cornice stabilirà soltanto princìpi relativi alle strutture tecniche e organizzative – in pratica, alle modalità di attuazione del servizio – ma non preciserà i tempi di attuazione (come è previsto per il settore sanitario) chi o che cosa può assicurare che tutte le Regioni si avvarranno tempestivamente della loro potestà legislativa e amministrativa in materia? </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un discorso delicato, lo sappiamo, poiché sfiora il problema dell’autonomia decisionale della Regione: la Costituzione infatti dice: «la Regione emana (non: deve emanare) norme legislative ecc.». Anche per questo nel primo progetto di legge quadro non fu introdotto il principio dell’obbligatorietà; ma sono bastati cinque o sei anni per farci capire molte cose, fors’anche perché troppe cose non sono cambiate. È chiaro, infatti, che senza tale obbligo risulta assai problematico il raggiungimento di uno degli obiettivi fondamentali del discorso: quello di assicurare un servizio bibliotecario tendenzialmente uguale a tutta la popolazione su tutto il territorio nazionale. Tollerare l’eventualità che certe regioni, oppure grossi nuclei della comunità nazionale, possano rimanere privi di tale servizio significherebbe accettare la possibilità di discriminazioni, tollerare un’ingiustizia sociale che riesce difficile anche solo concepire.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Allora non c’è che una soluzione: l’obbligatorietà del servizio da prevedere esplicitamente. Non dico imporre, perché significherebbe distorcere il concetto: l’obbligatorietà della Biblioteca Pubblica, come servizio di informazione e formazione culturale accanto alla Scuola, non può infatti configurarsi come violazione dell’autonomia decisionale della Regione, bensì appare come affermazione di un diritto della comunità nazionale allo stesso modo che un secolo fa venne riconosciuta l’obbligatorietà della scuola di base, da poco estesa nella sua durata per adeguarla alle esigenze dei tempi nuovi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da un secolo, invece, le biblioteche non hanno avuto cure adeguate e adesso il tempo nostro esige per esse nuove dimensioni e nuovi livelli di efficienza innanzitutto adeguati a quelli della scuola. Il fatto è che ci troviamo ora a dover fare un salto qualitativo e quantitativo che impressiona molta gente per le proporzioni e per la svolta decisa che richiede; ma noi dobbiamo rammentare all’opinione pubblica che ciò è conseguenza proprio del ritardo e della tiepidezza nell’affrontare i problemi delle biblioteche, lasciati accumulare e aggravare per un intero secolo nella nostra storia nazionale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La costituzione delle Regioni porge adesso l’occasione per risolvere con più chiarezza questo problema antico già recepito nel piano di sviluppo nazionale, a cui devono concorrere, con compiti diversi ma con obiettivo unico, tanto le amministrazioni locali che l’amministrazione centrale, cioè l’intera comunità (lo Stato) in tutte le sue articolazioni di governo dal centro alla periferia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quali compiti spettino all’organismo bibliotecario statale lo hanno precisato con chiarezza gli standards, i quali terminano proprio illustrando i rapporti fra gli Enti locali, minori e intermedi, e l’amministrazione centrale, definendo le responsabilità delle varie autorità di governo. È opportuno ricordarli qui e rileggere integralmente il paragrafo finale.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">All’organismo bibliotecario statale spettano dunque i seguenti compiti:</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">1) in base a un piano organico nazionale, promuovere lo sviluppo di un sistema, ampio come lo Stato, di biblioteche e di sistemi coordinati, capaci di servire adeguatamente i bisogni di tutto il popolo, su tutto il territorio; </hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">2) incoraggiare le autorità locali minori e intermedie (Regioni e Province) a elaborare piani di sviluppo regionali e provinciali;</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">3) suggerire modelli di organizzazione e di funzionamento delle biblioteche e dei sistemi che rispondano alle esigenze del servizio e si uniformino all’elaborazione teorica internazionale dei fìni della biblioteca pubblica e dei suoi mezzi di azione; </hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">4) assicurare la preparazione del personale e promuovere con leggi l’utilizzazione del personale preparato; </hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">5) in base a criteri stabiliti per legge e riferiti da un lato all’efficienza tecnica delle biblioteche e dei sistemi, dall’altro alla potenzialità economica degli enti interessati, elaborare annualmente un piano di contributi nel quadro dei piani di sviluppo nazionali, regionali e provinciali (AIB 1965, 58).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A distanza di alcuni anni, oggi appare indispensabile che, per assicurare piena efficacia all’attuazione di tali compiti a vantaggio di tutta l’intera comunità nazionale, lo Stato non si limiti più ad «incoraggiare» – visti i risultati ottenuti in passato – bensì stabilisca un obbligo preciso per le autorità di governo locali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Qualche riflessione richiedono ancora due problemi particolari: quello del personale e l’altro del piano regionale di sviluppo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La preparazione professionale dei bibliotecari è un tema complesso che esige una trattazione a sé: qui vorrei soltanto accennare ad alcune implicazioni che esso presenta riguardo al nostro discorso. Innanzitutto la necessità di un reclutamento locale come condizione di stabilità. Attualmente la scarsità di bibliotecari qualificati si accompagna ad una estrema mobilità degli stessi, più sensibile nei centri medi e minori. Occorrerà accrescere i posti di ruolo e adeguare le qualifiche per assicurare la permanenza di elementi capaci, spesso attratti da sistemazioni migliori e più sicure, ciò che nello stesso tempo consentirà la formazione di quadri in grado di soddisfare l’accresciuta domanda ai vari livelli nell’ambito regionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La formazione professionale, poi, appare l’unica garanzia non solo a livello tecnico ma anche a riguardo dell’etica professionale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È chiaro che la Biblioteca Pubblica deve offrire servizi di informazione e di attività culturale non solo accessibili a tutti i cittadini ma in grado di soddisfare le esigenze di ciascuno, nel pieno rispetto cioè delle libertà a ciascuno assicurate dalla Costituzione del nostro paese. La Biblioteca Pubblica, proprio in quanto servizio organizzato dalla comunità e per la comunità, non può diventare strumento di propaganda a servizio di particolari ideologie o istituti e neppure di situazioni od operazioni elettorali. Perciò, come l’istituzione della biblioteca deve essere subordinata a precise garanzie di efficienza e funzionalità, così l’attuazione del servizio deve essere garantita da persone cui la preparazione tecnica e una viva coscienza dell’etica professionale, oltre che la precisa posizione giuridica, consentano l’assolvimento delle proprie funzioni con piena responsabilità. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inoltre, occorre sottolineare l’impegno che lo Stato deve assumere nell’organizzare la preparazione dei bibliotecari. Il Ministero ha già preso iniziative ed espresso chiare impostazioni per ciò che riguarda l’aggiornamento e la preparazione specialistica dei bibliotecari statali, ma è indubbio che il problema andrà affrontato in maniera globale e sistematica, superando la distinzione amministrativa. Una distinzione può farsi solo per i diversi livelli operativi o per le diverse specializzazioni del servizio, ma con una impostazione unificata che si avvalga delle istituzioni esistenti, se necessario creandone di nuove. Sembra forse opportuno cominciare dall’Università per il livello medio e superiore: avvalendosi delle strutture già esistenti, è ovvio, si ridurranno al minimo i costi di un programma certo assai oneroso e nello stesso tempo si potranno reclutare forze nuove al livello direttivo e a quello della ricerca, questa da noi purtroppo ancora in fase embrionale. Per le esigenze, quantitativamente assai maggiori, del livello primario si possono intensificare forme varie di corsi residenziali, di corsi periodici attuabili in sedi diverse a seconda delle esigenze zonali, e in collaborazione con gli enti locali o con istituzioni operanti nel settore (Biblioteche pubbliche dei centri maggiori; Ente nazionale per le Biblioteche scolastiche e popolari; Federazione Italiana delle Biblioteche Popolari; la stessa Associazione Italiana delle Biblioteche). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Neppure qui si può prescindere dall’esperienza e dalla situazione internazionale, orientata – anche in Inghilterra – a richiedere alle Università la preparazione dei bibliotecari, tenendo conto che esse offrono maggiori possibilità per la specializzazione sia nelle varie scienze, al di là del tradizionale e ormai insufficiente ambito umanistico, sia nelle singole materie compreso il settore linguistico. Le scuole per bibliotecari richiedono, forse più delle altre, un’ampia possibilità di scelte opzionali nei piani di studio in rapporto alla corrispondente domanda dei vari tipi di biblioteche e di servizi; non esiste altra sede, all’infuori dell’Università, che possa soddisfare tali esigenze senza dover creare nuove istituzioni ma aggiungendo soltanto nuovi corsi di insegnamento. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da qualsiasi parte, dunque, si cominci l’importante è fare qualcosa, e presto; è perlomeno imbarazzante constatare che mentre noi andiamo al nastro di partenza altrove (non cito la solita America né la Russia) in India, ad esempio, che è un paese in via di sviluppo, la preparazione dei bibliotecari viene attuata da molti anni a tre livelli, presso diverse Università fino al livello di ricerca. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’impostazione globale va adottata altresì nella formulazione dei piani regionali di sviluppo. Si tratterà di individuare nel loro complesso i bisogni come pure le carenze delle attuali strutture, ma ai vari livelli, nessuno escluso, dalla ricerca scientifica al servizio per ragazzi. La Biblioteca Pubblica va inserita nel contesto generale entro il quale potrà definire meglio i suoi compiti, con certi limiti variabili a seconda delle situazioni locali. Ad esempio in certi capoluoghi, di provincia o di regione, dove non esistono biblioteche statali la Biblioteca Pubblica dovrà poter soddisfare anche alle esigenze di documentazione e ricerca scientifica del folto gruppo di studenti universitari, mentre al contrario in altri centri (e qui si tratta di città come Roma, Firenze e Napoli) sono le biblioteche amministrate dallo Stato a chiedere di essere sollevate dall’onere della lettura pubblica a livello medio ed elementare che inceppa l’assolvimento dei loro compiti istituzionali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Articolazione coordinata, quindi, a livello regionale dei servizi bibliotecari esistenti per evitare sia di creare doppioni o ridondanze sia di perpetuare gravi carenze: per ciò risulta indispensabile una compartecipazione, un lavoro in comune – fra Enti locali e Stato – che superando la distinzione amministrativa finora paralizzante guardi al problema organizzativo soltanto dal punto di vista tecnico funzionale, in armonia di intenti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Visione globale, infine (o è questo il vero punto di partenza?) della Biblioteca Pubblica come servizio culturale unitario ma articolato in vari settori: voglio dire cioè, che non è possibile tenere separati fra loro alcuni compiti, come la conservazione e la tutela da quelli della diffusione della cultura, quasi mantenendo distinta la tradizione dalla attualità e viceversa. Intanto perché, lo sappiamo, vera tutela non si dà senza valorizzazione ed anche perché la cultura non presenta soluzioni di continuità cronologiche né fratture contenutistiche, ma soprattutto perché non può aversi tutela e conservazione di fondi, antichi o moderni che siano, se non quando esiste una vera biblioteca, cioè un servizio efficiente con sede adeguata, dotazione finanziaria adeguata, personale preparato e in numero sufficiente. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ogni altra forma di intervento rimane parziale e insufficiente, a volte può riuscire perfino dannosa: la tutela, credo sia ormai chiaro a tutti, non si esaurisce con il restauro e l’inventariazione – due fasi importanti anzi necessarie e purtroppo non ancora realizzate appieno – ma si attua veramente solo là dove esiste una Biblioteca viva, articolata in sezioni o dipartimenti, e dotata di tutti i mezzi e le persone necessarie. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Qualora ci sia accordo sulla validità dei princìpi e delle impostazioni che abbiamo illustrato, può rendersi opportuno anche un ripensamento da parte dell’Amministrazione centrale circa la strutturazione dei propri uffici periferici. Se è utile, se è necessario – come crediamo – una compartecipazione fra enti locali e Stato in vista della migliore programmazione e attuazione di un servizio bibliotecario omogeneo allora l’articolazione regionale diventa l’occasione vera per costruire un sistema nazionale aggiornato, efficiente e capace di sviluppo: di conseguenza occorre trovare, fra il centro e la periferia, forme nuove di incontro e coordinamento. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche il Ministero, quindi, deve guardare al servizio bibliotecario con impostazione globale: deve vedere i servizi, che ora esso gestisce direttamente, inseriti appieno nel contesto locale. Attraverso i suoi uffici periferici dovrà essere in grado ancor meglio di svolgere i propri compiti di studio e di coordinamento assieme a quelli di compartecipazione: qui le Soprintendenze diventano problema, qualcosa da ripensare se non si vuole avere la ruota senza mozzo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si può osservare, a conclusione, come l’aspirazione e gli intenti che un secolo fa animarono i sostenitori della biblioteca popolare sono tuttora validi: certamente oggi abbiamo una consapevolezza più chiara delle forme e dei mezzi necessari a risolvere i problemi, grazie proprio alle sconfitte e alla faticosa esperienza di chi ci ha preceduti, e siamo in grado finalmente di realizzare il loro generoso disegno. Si è ormai affermato il principio della Biblioteca Pubblica come servizio che la comunità deve assicurare a tutti i suoi componenti: ora dobbiamo perfezionare strumenti e forme di attuazione, dobbiamo costruire avendo progetti e idee ben chiare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Noi speriamo ardentemente che le Regioni non comportino, con una diversificazione di intenti e di strumenti, una frattura e una dispersione ma che invece facilitino realmente la suddivisione dei compiti in operazioni che abbiano per fine esclusivo il bene della comunità. Solo in questo modo le Regioni assolveranno la funzione che era nella mente dei legislatori: quella non di dividere bensì di ammodernare questo nostro antico paese.</hi></p><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">AIB. 1965. </hi><hi rend="italic">La Biblioteca Pubblica in Italia. Compiti istituzionali e principi generali di ordinamento e di funzionamento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: AIB.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carini Dainotti, Virginia. 1964. </hi><hi rend="italic">La Biblioteca Pubblica istituto della democrazia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Vol. I: </hi><hi rend="italic">L’elaborazione internazionale del concetto di Biblioteca Pubblica</hi><hi rend="CharOverride-1">; vol. II: </hi><hi rend="italic">La Biblioteca Pubblica in origine </hi><hi rend="CharOverride-1">[sic. Il titolo corretto è </hi><hi rend="italic">La Biblioteca Pubblica in azione</hi><hi rend="CharOverride-1">]. Milano: Fratelli Fabbri.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Nyquist, Edwald B</hi><hi rend="CharOverride-3" >.</hi><hi rend="CharOverride-1" > 1969. “Poverty, prejudice, and the Pubblic Library</hi><hi rend="CharOverride-1" >.” </hi><hi rend="italic">The Library Quarterly </hi><hi rend="CharOverride-1" >XXXVIII, 1.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Serov, Vladimir V. 1970. “La bibliothéconomie en U.R.S.S. pour le centenaire de Lénine.” In </hi><hi rend="italic">Ministére de la culture de l’U.R.S.S. - Bibliothéconomie en </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">U.RS</hi></ref><hi rend="italic">.S.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mosca (volume poligrafato per la 36</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi><hi rend="CharOverride-1"> sessione della FIAB/IFLA del settembre 1970).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Traniello, Paolo. 2002. </hi><hi rend="italic">Storia delle biblioteche in Italia. Dall’Unità a oggi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: Il Mulino.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-010-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Luigi Balsamo, “Stato e regioni di fronte alla Biblioteca Pubblica,” in </hi><hi rend="italic">Lettura pubblica e organizzazione dei sistemi bibliotecari</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Atti del Convegno, Roma, 20-23 ottobre 1970) (Roma: Palombi, 1974), 187-98.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il riferimento è sempre al Piano Pieraccini, cfr. in questo volume la nota 6 a p. 74. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	I finanziamenti relativi furono approvati con la legge 31 ottobre 1966, n. 942.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In realtà la commissione che elaborò tale schema di legge quadro non era propriamente la medesima che aveva redatto gli standard, anche se a presiederla era sempre Carini Dainotti. L’idea di istituire tale commissione fu promossa proprio durante il convegno romano dell’ottobre 1970 e il fatto che Balsamo in questo intervento faccia cenno a questo schema di legge quadro è un evidente anacronismo, visto che tale schema venne presentato solo successivamente cioè, per la precisione, al XXI Congresso AIB di Perugia nel maggio 1971. Quindi sembra logico ritenere che, visto che la pubblicazione degli atti del convegno di Roma avvenne solo nel 1974, Balsamo abbia avuto modo di inserire nel testo della relazione un riferimento a tale schema, senza tuttavia accennare alle polemiche che esso suscitò proprio in seno al Congresso AIB. Sui contenuti dello schema di legge e sulle vicende ad esso collegate, si veda Traniello (2002, 166-69) e anche il contributo n. 10 in questo volume [N.d.C.].</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Anche l’attivo Consorzio per la pubblica lettura di Bologna trae le sue origini da una Rete provinciale di prestito costituita dalla Soprintendenza Bibliografica, rete sviluppata e, per certi aspetti, strutturalmente trasformata.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Qui, evidentemente, Balsamo accenna in terza persona a sé stesso. Il suo intervento al convegno sulla tutela dei beni culturali è pubblicato in questo volume al n. 6. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Benvenuto Cuminetti (1931-2000) fu docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo all’Università degli Studi di Bergamo, assessore al Comune di Albino e consigliere in Provincia, dove si adoperò per il decentramento delle biblioteche e lo sviluppo dei centri polivalenti sparsi sul territorio. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. in questo volume il contributo n. 1, nota 3. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. il contributo 4, nota 5. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. contributo 4, nota 4. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_20_113-124.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. </hi><hi rend="italic">La Stampa</hi><hi rend="CharOverride-1"> (quotidiano di Torino) del 2 e 3 ottobre 1970.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Luigi Balsamo</p><p rend="editorial_metadata_author">Alberto Salarelli, University of Parma, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">alberto.salarelli@unipr.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-7352-1702</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Stato e regioni di fronte alla Biblioteca Pubblica (1974),</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0.14</ref>, in Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Scritti di biblioteconomia</hi>, edited by Alberto Salarelli, pp. -13, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0488-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="167436">AIB. 1965. La Biblioteca Pubblica in Italia. Compiti istituzionali e principi generali di ordinamento e di funzionamento. Roma: AIB.</bibl>
          <bibl n="167386">Carini Dainotti, Virginia. 1964. La Biblioteca Pubblica istituto della democrazia. Vol. I: L’elaborazione internazionale del concetto di Biblioteca Pubblica; vol. II: La Biblioteca Pubblica in origine [sic. Il titolo corretto &amp;#232; La Biblioteca Pubblica in azione]. Milano: Fratelli Fabbri.</bibl>
          <bibl n="167452">Nyquist, Edwald B. 1969. “Poverty, prejudice, and the Pubblic Library.” The Library Quarterly XXXVIII, 1.</bibl>
          <bibl n="167393">Serov, Vladimir V. 1970. “La biblioth&amp;#233;conomie en U.R.S.S. pour le centenaire de L&amp;#233;nine.” In Minist&amp;#233;re de la culture de l’U.R.S.S. - Biblioth&amp;#233;conomie en U.RS.S. Mosca (volume poligrafato per la 36a sessione della FIAB/IFLA del settembre 1970).</bibl>
          <bibl n="167459">Traniello, Paolo. 2002. Storia delle biblioteche in Italia. Dall’Unit&amp;#224; a oggi. Bologna: Il Mulino.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>