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        <title type="main" level="a">10. Aspetti e problemi della ricerca biblioteconomica (1974)</title>
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          <resp>This is a section of <title>Scritti di biblioteconomia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0488-0</idno>) by </resp>
          <name>Luigi Balsamo, Alberto Salarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.15</idno>
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        <p>Nell'articolo si evidenziano i limiti della ricerca biblioteconomica italiana degli anni Settanta, soprattutto in confronto con le esperienze estere in questo stesso ambito disciplinare, oltre che una sostanziale mancanza di una politica governativa per le biblioteche. L'intervento delinea inoltre una prospettiva futura di sviluppo per la biblioteconomia basata sul rapporto stretto che deve intercorrere tra il mondo dell'università e quello della professione: il dialogo efficace tra questi due ambiti può fungere da stimolo per l'implementazione e il miglioramento dei servizi bibliotecari sul territorio, anche in relazione allo sviluppo delle autonomie regionali nell'ambito dei beni culturali che, proprio in quegli anni, iniziava a prendere forma.</p>
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            <item>Library science</item>
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            <item>library courses</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.15<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.15" /></p>
      <div><head>10. Aspetti e problemi della ricerca biblioteconomica (1974)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-016">1</ref></hi></hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il dibattito sulla teoria e, di conseguenza, sulla metodologia della ricerca nel campo delle biblioteche ha registrato in molti paesi una sensibile intensificazione nell’ultimo decennio, ma era già stato ripreso dappertutto con nuova attenzione e più marcato impegno negli anni successivi all’ultimo conflitto mondiale. La cosa non sorprende: le grandi modificazioni politiche e tecnologiche, che hanno provocato rapide trasformazioni nelle strutture sociali, hanno anche fatto emergere le insufficienze degli istituti culturali tradizionali rispetto alla nuova realtà.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Già nel settembre 1947 si svolgeva in Inghilterra, a cura dell’Unesco, un primo corso internazionale per bibliotecari che aveva come tema centrale i princìpi sociali, l’organizzazione e il funzionamento della «public library»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-015">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, cioè di quella biblioteca di cultura generale destinata al grande pubblico tipica dei paesi anglosassoni ma con scarsi esempi, allora, nel continente europeo, salvo che nei paesi scandinavi. L’accento, quindi, era posto su un particolare tipo di servizio bibliotecario: quello della «diffusione della cultura» a tutti i livelli sociali, in accordo con i diritti che il regime democratico sancisce per tutti i cittadini senza alcuna discriminazione.</hi></p><div><head><hi>La situazione italiana dopo il 1945</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In quegli stessi anni anche in Italia i bibliotecari tentarono di avviare il dibattito su questo particolare problema, che nel nostro paese si poneva come esigenza di superamento del vecchio concetto di biblioteca popolare. Le occasioni più notevoli furono il 1° Congresso nazionale della cultura popolare (Firenze 1947) e il Convegno per le biblioteche popolari e scolastiche (Palermo 1948). Quest’ultimo soprattutto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-014">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> segnò una tappa importante nella storia delle nostre biblioteche, però di segno negativo. Furono pochi e isolati i bibliotecari o gli uomini di cultura che manifestarono opposizione al progetto ministeriale di agganciare al sistema della scuola – pienamente controllato e controllabile – anche la diffusione della lettura, che era compito specifico della biblioteca. Né il tentativo aperto di Riccardo Bauer</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-013">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> di contrastare la soluzione ministeriale del problema, invocando per la molteplicità di esigenze e condizioni del nostro paese alternative diverse e autonome, né il chiaro ammonimento di Francesco Barberi circa l’equivoco del costoso esperimento di una scuola popolare la cui funzione sarebbe stata meglio assolta dalla biblioteca pubblica, bastarono a fermare il programma governativo, già deciso in precedenza. Anna Saitta Revignas ricordò le esperienze anglosassoni che in quegli anni venivano recepite nei paesi europei, come la Francia e il Belgio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Purtroppo dobbiamo convenire che si trattò – come è stato detto – di una grande occasione perduta. (Carini Dainotti 1969). Mancò anche la controproposta di un preciso programma alternativo, organico e dettagliato, che avrebbe richiesto in precedenza uno studio analitico dei problemi e della situazione bibliotecaria del paese e, soprattutto, una visione globale dei problemi biblioteconomici senza la separazione allora esistente tra i vari settori, cioè fra i diversi tipi di biblioteche.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa, dunque, era la situazione in Italia venticinque anni fa: il modello o l’esperienza bibliotecaria che si poneva come la più avanzata era quella della «public library» angloamericana. Ma tale modello era stato proposto, dal Biagi in particolare, all’inizio del secolo, mentre assieme a lui il Chilovi e, più tardi Luigi de Gregori avevano riconosciuto il fallimento delle biblioteche popolari e affermato la necessità di una biblioteca pubblica per tutti. Si ripartiva quindi dalle posizioni già delineatesi prima dell’avvento del fascismo, il cui ventennio aveva segnato non solo un’interruzione completa di studi o contatti con l’esperienza di altri paesi, ma aveva strumentalizzato le biblioteche popolari a fini di propaganda politica in sostegno del regime.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel dopoguerra i bibliotecari scontarono questo lungo isolamento e la mancanza di ricerca teorica e storica, cioè di conoscenza, delle vicende bibliotecarie dopo l’unificazione – lacuna, del resto, non ancora colmata – e non solo nel settore della biblioteca pubblica. Basti pensare, infatti, all’altra grande occasione perduta: quella della ricostruzione postbellica delle biblioteche statali (cosiddette di «alta cultura»), limitata agli aspetti edilizi e agli arredi senza alcun ammodernamento delle strutture organizzative interne e del servizio pubblico. In sostanza lo Stato continuò a preoccuparsi – come il Della Santa, più di un secolo prima – soltanto di difendere i libri dai danni che potevano loro arrecare animali («che inosservati si introducono») ed il pubblico troppo curioso e desideroso di prender fra le mani i libri (Della Santa 1816).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È assai significativo, infatti, che fino al 1967 sia stato in vigore un regolamento ufficiale per le biblioteche governative</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-012">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui l’art. 113 stabiliva che le ricerche nei cataloghi dovevano essere fatte «ordinariamente dagli impiegati della biblioteca; ma col permesso dell’impiegato che sopraintende ai cataloghi, e sotto la sua sorveglianza, possono farle anche gli studiosi». Certo, la regola in pratica era disattesa da molti anni, ma il buon senso non può eliminare il paradosso di una norma preunitaria rimasta intatta con vigore di legge. È un particolare che ci dà la misura dell’impotenza dei bibliotecari, del disinteresse dello Stato ma anche dell’assenza di studi e ricerche biblioteconomiche serie che denunciassero per lo meno all’opinione pubblica una tale arretratezza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si rimase, purtroppo, a livello artigianale, di mestiere, anziché aspirare ad un livello professionale basato su una preparazione scientifica. Io credo che la causa principale di tale deficienza risieda in quella impostazione bibliocentrica (bibliofilica) del primo Ottocento che fece il libro in se stesso oggetto preminente delle sue premure, ponendo in secondo piano il pubblico, di cui non ci si preoccupò di studiare la fisionomia, l’evoluzione, le esigenze; in pratica subordinando il lettore al libro anziché definire e modellare i servizi della biblioteca a misura d’uomo, cioè non solo dei lettori effettivi ma anche di quelli potenziali. La biblioteconomia, insomma, era considerata una disciplina pratica costituita da un insieme di tecniche operative (inventariazione, catalogazione, prestito dei libri ecc.) che avevano per scopo la conservazione dei libri e il controllo dell’uso dei libri da parte del pubblico in modo da evitarne il deperimento e la perdita.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La possibilità di considerare la biblioteconomia come disciplina scientifica e autonoma non raccolse mai nel nostro paese molti consensi, e non solo da parte accademica. Gli unici studi coltivati in più casi con serietà furono quelli di ricerca storica: storia del manoscritto, del libro a stampa, meno delle biblioteche. Questo avveniva in Italia ma anche in altri paesi europei, ultimo retaggio di una tradizione accademicamente umanistica. Ma mentre altrove – in Cecoslovacchia e in Polonia, ad esempio – si continuava a discutere sulla definizione della biblioteconomia e delle discipline affini, bibliografia e bibliologia, unitamente alla loro collocazione nel campo scientifico, da noi simili problemi teorici non destarono grande attenzione, nonostante l’incertezza e l’ambiguità della terminologia e, perciò, della metodologia e delle stesse aree di ricerca.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli anni Cinquanta si raggiunsero alcune tappe significative, quale la ristrutturazione della bibliografia nazionale, con conseguente fornitura delle schede a stampa, secondo metodi aggiornati che avviarono l’unificazione dei cataloghi almeno per la parte corrente, nonché la pubblicazione della seconda edizione delle Regole per la compilazione del catalogo alfabetico per autori e quella del soggettario a cura della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (1956). L’impresa del Catalogo Unico, partita su basi troppo empiriche e senza rigorose ricerche preliminari, costò fatiche e mezzi assai superiori ai risultati pratici troppo lenti e parziali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In un campo diverso, l’impresa più importante fu quella attuata dall’AIB: i primi standards della biblioteca pubblica (AIB 1965) che, se pur oggi risultano in diversi aspetti superati, costituirono un punto di partenza preciso, una grossa novità rispetto alla tradizione precedente. Mi sembra anzi positivo che quel documento – dieci anni fa contrastato e ritenuto da molti quasi utopistico – risulti oggi superato, perché ciò significa che si è andati avanti soprattutto dal punto di vista della ricerca: infatti, la sperimentazione effettuata attraverso le reti e i sistemi ha provocato concrete verifiche che hanno messo in luce molte inadeguatezze, ma ha suscitato altresì un interessamento per i problemi del servizio bibliotecario quale prima non si era mai registrato. Quel che più conta, tale interessamento ha avviato un dibattito critico e la ricerca di aggiornamenti, di alternative: il che segna un notevole progresso metodologico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Due importanti princìpi teorici sono stati affermati e recepiti in maniera definitiva grazie agli standards: che anche quello delle biblioteche è un problema politico che l’amministrazione pubblica deve affrontare in maniera coordinata e con mezzi adeguati a tutti i livelli di governo (centrale, regionale, provinciale e comunale); e che non c’è più futuro per biblioteche isolate, per cui il servizio bibliotecario va risolto in forme collegate e sistematiche su aree omogenee. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia anche queste realizzazioni positive maturate negli anni Cinquanta hanno il grave difetto di essere state ancora settoriali e indipendenti, nate da discorsi e da gruppi separati. La definizione di biblioteca ricercata dagli standards riguardava un istituto particolare, con i suoi problemi e servizi, da cui erano esclusi quelli della documentazione e informazione a livello della ricerca scientifica. In pratica permaneva, anzi veniva accentuata, la separazione tra biblioteche pubbliche di Enti locali e quelle gestite dallo Stato. È stata rimproverata agli standards da A. Petrucci un’eccessiva aderenza all’esempio anglosassone (Petrucci 1971</hi><hi rend="CharOverride-1">); ed è osservazione giusta cui si può soltanto rispondere che quello era l’esempio più riuscito e più diffuso in tutto il mondo, oltre che più organico ed efficiente. E ci sono precedenti illustri: sappiamo da documentazione pubblicata di recente (Simsova 1968) che anche Lenin ai suoi tempi ebbe ammirazione per tale efficienza e additò come modello proprio l’organizzazione bibliotecaria anglosassone oltre alle biblioteche svizzere. Piuttosto che cercare attenuanti, però, bisogna dire che guardammo all’esempio anglosassone isolandone un momento significativo ma parziale, trascurando di mettere a fuoco la situazione nella sua globalità e non studiando criticamente la dottrina cioè l’elaborazione teorica della biblioteconomia anglosassone, che non si è fermata certo al concetto della biblioteca pubblica e della diffusione della lettura.</hi></p></div><div><head><hi>Orientamenti all’estero: USA e URSS</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le tecniche bibliografiche tradizionali da tempo sono risultate inadeguate di fronte alla crescita enorme della richiesta di documentazione da parte della ricerca pura e applicata: da parte cioè del mondo dell’industria, degli affari e della politica oltre che della scuola, contemporaneamente al moltiplicarsi quantitativo e qualitativo dell’informazione su nuovi supporti materiali e in nuove forme. Così la biblioteca ha studiato e sperimentato, con l’aiuto dei tecnici delle scienze, l’uso di macchine, compreso l’elaboratore, per organizzare e classificare tutti i materiali disponibili.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questi aspetti sono stati acutamente messi in luce, ad esempio, da Jesse H. Shera, uno dei maggiori teorici recenti della biblioteconomia americana, secondo il quale le biblioteche debbono essere il perno, dell’organizzazione delle conoscenze nella società (Shera 1965; 1968). Perciò egli ha cercato di chiarire anche il contrasto tra bibliotecari e documentalisti – la cui rivalità non può che essere dannosa se tiene separati istituti e forze che perseguono finalità analoghe – fondandosi sullo stesso concetto di comunicazione dell’informazione. La documentazione appare in realtà un aspetto della funzione più generale della biblioteconomia: quest’ultima risponde alle necessità di comunicazione fra gruppi diversi, mentre la documentazione tende per lo più a restringere il concetto della comunicazione d’informazione tra gruppi omogenei spesso limitandolo tra scienze naturali e relative tecnologie. Da ciò nasce una differenziazione non soltanto dei rispettivi servizi bibliografici ma anche dei rapporti con le scienze sociali, assai più stretti ed estesi da parte della biblioteconomia, che in simile prospettiva appare anzitutto come attività sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altra tesi dello Shera è che un’attività pratica non può registrare progressi effettivi se non è alimentata continuamente da una precisa ricerca; e per ricerca si deve intendere lo studio, la sperimentazione, la formulazione di una teoria. In altri termini: una professione va presa sul serio a cominciare dalla preparazione di base di coloro che vogliono ad essa dedicarsi. Tale preparazione non può consistere solo nell’apprendimento di tecniche operative, ma deve portare alla formazione di un’attitudine mentale critica che abitui il bibliotecario «a riflettere su ciò che si fa e a capire non solo come fare una cosa ma perché essa viene fatta». Questo è il compito delle scuole per bibliotecari così diffuse negli Stati Uniti, dove esiste in quasi tutte le Università una facoltà – diremmo noi – di «Library science», o «Library and information science», che rilascia titoli di diverso livello necessari per entrare nella professione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il riconoscimento della biblioteconomia come disciplina scientifica autonoma rende possibile negli Stati Uniti una considerevole attività di ricerca pura e applicata sui problemi delle biblioteche. Bastano alcuni dati per offrire un’idea della situazione: nel quinquennio 1959-1964 furono spesi oltre 45 miliardi di lire; furono registrati 902 programmi di ricerca, il 25% dei quali relativo al «background», cioè filosofia e finalità della biblioteca, storia della biblioteca, del libro e dell’editoria, biblioteca come istituzione sociale. I problemi dell’organizzazione e dell’amministrazione furono oggetto del 21% dei programmi, mentre alle procedure tecniche, specie all’applicazione dell’automazione, era dedicato il 20% dei programmi: percentuale, quest’ultima, in aumento negli anni successivi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le iniziative sono dovute a fondazioni, associazioni, agenzie federali (ad es. l’Aeronautica, la Biblioteca Nazionale di Medicina di Bethesda), a istituti di ricerca biblioteconomica creati da molte Università ed all’American Library Association, che nel 1965 ha costituito un apposito Office of Research and Development con compiti non tanto operativi quanto di promozione, catalizzazione e valutazione dei programmi di ricerca.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Eppure i bibliotecari americani non sono soddisfatti. Essi ritengono le ricerche parziali e frammentarie, ma soprattutto criticano la tendenza ad orientare la ricerca quasi esclusivamente sulla pratica immediata. Alla 36</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi><hi rend="CharOverride-1"> sessione della FIAB a Mosca (1970) abbiamo ascoltato Andrew J. Eaton</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Eaton 1971) lamentare che i fondi stanziati (cioè le cifre prima citate) sono inadeguati per le necessità della professione e per far fronte al bisogno urgente di adattare i servizi delle biblioteche alle condizioni in rapido mutamento della società americana. Egli però addebitava parte della responsabilità degli scarsi risultati al fatto che i bibliotecari non hanno tempo per la ricerca – questa credo sia una condizione riscontrabile ovunque – e che molti di essi mostrano scarsa sensibilità per le necessità di essa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I rimedi, secondo Philip Ennis della Graduate Library School dell’Università di Chicago (Ennis, citato da Eaton 1971) possono essere trovati soprattutto nelle scuole per bibliotecari, le quali dovrebbero reclutare ricercatori (bibliotecari e specialisti non-bibliotecari di altre discipline quali linguistica, psicologia, sociologia, scienza dell’informazione ecc.) e studiare precisi programmi di ricerca concentrandosi sulla ricerca di base e resistendo alle sollecitazioni che portano a cercare soluzioni rapide ai problemi immediati. Le scuole inoltre debbono preparare, per le scuole stesse, per le biblioteche pubbliche e per i grandi sistemi bibliotecari, personale capace e impegnato alla ricerca a livello operativo. In sostanza si rileva negli Stati Uniti l’esigenza di più estese e organiche ricerche teoriche, senza le quali viene a mancare il coordinamento dei contenuti e l’unificazione dei metodi e di conseguenza la possibilità di raccogliere, con confronti sistematici, un corpo di conoscenza generale e organico dei problemi maggiori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’Unione Sovietica anche il settore delle biblioteche rispecchia una realtà particolare nelle sue. strutture economiche, sociali e culturali. «Sono le idee e i concetti di Lenin – scrive O. S. Čubarjan – che hanno determinato i fondamenti teorici della biblioteconomia sovietica»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-011">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Negli ultimi cinquant’anni non c’è stata pertanto la necessità di una elaborazione e ricerca teorica, ma soltanto della «continuità della lotta per tradurre in pratica le idee e i concetti di Lenin».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tali fondamenti sono stati richiamati in un documento del Comitato Centrale del PCUS promulgato nel settembre 1959, uno dei più importanti in materia, che ribadì la necessità (come informava l’editoriale della Pravda del 2 ottobre dello stesso anno) di </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">una più completa utilizzazione delle raccolte librarie per instillare qualità comuniste in ogni cittadino sovietico. Le biblioteche debbono diventare veri centri per la diffusione di massa delle conoscenze politiche, educative, scientifico-tecniche, agricole e professionali […] Le biblioteche debbono essere i punti d’appoggio per le organizzazioni del partito nell’educazione comunista dei lavoratori.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli stessi principi sono illustrati dal Čubarjan, il quale afferma che la biblioteconomia sovietica «si organizza come una scienza sociale», ma sottolinea altresì la collaborazione instaurata con la psicologia e la pedagogia che permette «di meglio comprendere la natura delle funzioni educative delle biblioteche».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A distanza di tredici anni non si nota alcuna benché minima variazione neppure di terminologia. I fondamenti leninisti sono così espressi: 1) la biblioteca è un’istituzione ideologica che contribuisce direttamente alla formazione della coscienza sociale; 2) essa è un punto d’appoggio delle organizzazioni del Partito e dello Stato nel lavoro politico, culturale ed educativo con le masse; 3) la biblioteca è la base principale di promozione della lettura pubblica per autodidatti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non c’è dubbio che la rivoluzione socialista ha fatto superare il concetto della biblioteconomia come insieme di tecniche applicate e formali: Lenin pose l’accento sulla funzione sociale della lettura, quindi sul rapporto «uomo e libro», come una delle condizioni di riuscita della rivoluzione culturale, dovendosi affrontare allora il problema della circolazione del libro tra il popolo come strumento di alfabetizzazione e di diffusione della cultura. Era in fondo il concetto della biblioteca pubblica ammirato nei paesi anglosassoni – come abbiamo visto, ma che il Čubarjan non menziona – portato in una diversa dimensione politica e caratterizzato dalla componente pedagogica. Alla biblioteca in Unione Sovietica, quindi, continua ad essere attribuita come funzione fondamentale quella di «agente attivo di educazione» e la biblioteconomia sovietica rivendica a proprio merito di aver dato «la definizione teorica del concetto di lettura orientata».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da tali fondamenti teorici discende l’evoluzione del concetto di catalogo: «i cataloghi delle biblioteche non sono più considerati come semplici strumenti di ricerca, ma come un mezzo per orientarsi nella massa dei libri e come un aiuto nella scelta (nella sua forma elementare). A questo riguardo i cataloghi sistematici hanno assunto un’importanza particolare». Altra conseguenza è quella di una rete unica di biblioteche, un sistema nazionale centralizzato ed uniforme così da poter essere agevolmente controllato ed indirizzato alle finalità educative sopra citate. Anche le procedure e i servizi risultano in tal modo straordinariamente uniformi, tanto da stupire i visitatori occidentali abituati a maggiori differenziazioni fra una biblioteca e l’altra. I membri della delegazione americana che nel 1961 visitarono l’URSS per un programma di interscambio bibliotecario ebbero infatti l’impressione, ad un certo punto del viaggio attraverso tre diverse Repubbliche, che la biblioteca in cui entravano «non fosse una nuova biblioteca ma una già vista»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ruggles, Swank 1962).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La ricerca applicata, perciò, si indirizza sui problemi di tale sistema unico, orientandosi verso la elaborazione di «sistemi di funzionamento delle biblioteche al servizio dei diversi gruppi sociali (ragazzi, operai, agricoltori, medici, insegnanti ecc.)», in modo – citiamo sempre dall’articolo di Čubarjan – da eliminare l’inconveniente per cui «le richieste di un medesimo gruppo di lettori sono soddisfatte da più tipi di biblioteche che dipendono spesso da amministrazioni diverse: per esempio operai serviti da biblioteche pubbliche, sindacali e tecniche». Non si ha invece una vera ricerca teorica, essendo sempre validi i princìpi originari di Lenin, e neppure ovviamente nessuna dispersione in quanto non avrebbero senso, in siffatto sistema, ricerche individuali e differenziate sia di persone che di enti autonomi. Di conseguenza non esiste possibilità per la biblioteconomia di aspirare ad autonomia scientifica: essa infatti viene considerata una disciplina ausiliaria incorporata nella sfera delle scienze pedagogiche.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia una novità c’è: anche in URSS si propone oggi alla ricerca il tema «la biblioteca e l’informazione», in seguito alle esigenze «sempre più elevate della scienza e dell’industria». I bibliotecari sovietici si rendono conto che tale settore è complesso e multidimensionale e comprende una serie di obiettivi non solo pratici ma anche teorici: infatti simile orientamento tende «a mettere la biblioteca e la bibliografia al servizio della scienza e della produzione», attività per le quali non risulta certo applicabile la dimensione pedagogica propria della biblioteca pubblica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inoltre ai colleghi sovietici si presentano problemi quantitativi, rispetto al territorio, di dimensioni eccezionali, soprattutto in rapporto al principio del sistema unico. In questi ultimi tempi è stato affrontato un vasto programma edilizio per la costruzione di sedi nuove e funzionali (anche in URSS le biblioteche risultano per lo più sistemate in edifici eretti per altri scopi), ed avviato lo studio della meccanizzazione dei servizi sulla spinta della richiesta più rapida d’informazione da parte della scienza e della produzione. Le due maggiori biblioteche di Mosca e di Leningrado possiedono ora degli elaboratori, e quella moscovita ha iniziato nel 1972 l’automazione del catalogo dei nuovi acquisti; si tratterà anche qui di affrontare un programma di vaste proporzioni, che richiederà molto tempo e grossi oneri, poiché le procedure attuali sono in massima parte manuali e le attrezzature, anche quelle meccaniche, a livello artigianale. Il discorso sulla meccanizzazione e automazione, comunque, sembra essere sostenuto più dai documentalisti e dagli istituti scientifici di alta cultura, che dai bibliotecari e dalle biblioteche.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il settore, infine, in cui i bibliotecari sovietici hanno raggiunto risultati di massimo rilievo, più di qualsiasi altro paese al mondo, è quello del controllo bibliografico pressoché totale; è impressionante il numero delle bibliografie di ogni tipo prodotte in URSS: dal catalogo collettivo dei libri russi e sovietici, dal 1707 ad oggi, alle bibliografie curate dalle singole biblioteche; dall’indice settimanale di spoglio dei principali periodici sovietici al repertorio trimestrale delle recensioni e dei saggi critici, alla bibliografia delle bibliografie annuali ecc. Tali risultati sono resi possibili, anche qui, dalla completa centralizzazione dei servizi.</hi></p></div><div><head><hi>La situazione attuale in Italia</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A questo punto sarebbe interessante analizzare la situazione dei paesi europei nei quali la discussione su teoria e ricerca biblioteconomica si è intensificata negli ultimi dieci anni, pur senza presentare proposte che si differenzino sostanzialmente dai due grossi modelli sopra illustrati. In generale si può rilevare un’oscillazione fra i due poli collegata alle affinità ideologiche, con tendenza tuttavia a calibrare concretamente le soluzioni sulle caratteristiche peculiari dei singoli paesi, soprattutto sulle esigenze dell’organizzazione produttiva oltre che scientifica dei diversi sistemi sociali. Ma tale esame richiederebbe spazio e tempo eccessivo per la presente occasione; lo rinviamo perciò ad altra sede, limitandoci per ora a segnalare i principali aspetti e problemi che caratterizzano l’attuale situazione italiana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel campo della ricerca teorica non si sono avuti, neppure nell’ultimo decennio, apporti che abbiano dato luogo a un dibattito collettivo. Eppure tentativi di sollevare tale dibattito ci sono stati e vanno richiamati all’attenzione dei colleghi con l’augurio che trovino tra noi una rispondenza maggiore: mi riferisco ad alcuni saggi di Alfredo Serrai che continuano il discorso da lui proposto nel 1968 al 18° Congresso dell’AlB con una relazione dedicata alla biblioteca di fronte alla rivoluzione concettuale e tecnologica della scienza moderna (Serrai 1973). È una grave responsabilità che non possiamo rifiutare quella di analizzare, chiarire e discutere i problemi creati da questa rivoluzione dovunque operante, sotto pena di essere messi da parte noi e le nostre biblioteche, o perlomeno di sprecare tempo ed energie in tentativi di applicazione pratica non guidati da una chiara conoscenza dei problemi né degli scopi da raggiungere. Io penso che le maggiori difficoltà che ostacolano l’attuazione di programmi elaborati isolatamente in vari settori (ad esempio quello della preparazione professionale con la creazione di scuole a tutti i livelli) siano causate proprio dalla mancanza di un’elaborazione teorica generale della biblioteconomia che offra all’opinione pubblica, al mondo accademico e politico, una visione d’insieme chiara nell’individuazione dei fini, aggiornata nei metodi e criticamente inserita nell’esperienza internazionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al riguardo il Gruppo di lavoro AIB di recente costituzione, dedicato alla teoria e ricerca, potrebbe svolgere azione proficua di promozione, catalizzazione e coordinamento dei contributi individuali su cui deve instaurarsi un lavoro di studio e dibattito non limitato a pochi ma esteso quanto più possibile, cosi da unificare le esperienze più varie e ricercare una nuova impostazione interdisciplinare che ci metta in grado di affrontare, in un preciso quadro di collaborazione e assieme a specialisti di altre scienze, i problemi chiave di ogni sviluppo futuro. Queste altre scienze sono, oltre alla cibernetica, la linguistica, la semiotica, la scienza dell’informazione, la psicologia, la sociologia e le loro metodologie, come già ha avvertito Serrai nelle sue proposte che presentano aspetti discutibili, è vero</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-010">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma proprio per ciò vanno dibattute, mentre finora non risultano percepite né a livello ministeriale, ossia di governo, né da parte dei bibliotecari – e questo è più grave, poiché potrebbe essere sintomo di disinteresse o disattenzione da parte dei più diretti interessati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un certo dibattito c’è stato ed è in atto, ma limitatamente al settore della biblioteca pubblica, sia attraverso l’attività del Gruppo di lavoro dell’Associazione come per impulso di iniziative locali o di bibliotecari impegnati nell’organizzazione dei sistemi, o ancora attraverso corsi di aggiornamento organizzati già da alcune Regioni. In questo settore assistiamo al superamento del concetto di «diffusione della cultura» adottato dai primi standards e che attualmente risulta in grave crisi negli stessi paesi anglosassoni, dove la «public library» è oggi bersaglio di critiche pesanti che le addebitano risultati deludenti perché troppo limitati al materiale ricreativo delle classi medie, e chiedono perciò una sostanziale riforma</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-009">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Due sono i punti di fondamentale importanza chiariti e in via di applicazione pratica in molte zone – per quanto mi consta in Emilia, Lombardia, Toscana e Veneto. Il primo è la gestione sociale della biblioteca con partecipazione degli utenti direttamente designati dalla comunità, in sostituzione delle vecchie Commissioni di vigilanza. È l’attuazione di una proposta discussa anche in seno all’Associazione e formulata al congresso di Perugia del 1971. La presenza della comunità nella gestione trasforma il rapporto prima esistente fra biblioteca e pubblico da una forma di semplice trasmissione, o fornitura, di libri e di altri strumenti di comunicazione ad una partecipazione dei cittadini come responsabili diretti della politica culturale dell’istituzione; non più, cioè, semplici ricettori ma protagonisti dell’attività culturale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di qui deriva – secondo punto – la ricerca di una diversa definizione ed attuazione della biblioteca pubblica, che ha trovato, ad esempio, le nuove formulazioni di «centro di promozione culturale» cioè centro che promuove l’accostamento critico dei cittadini ai vari mezzi di comunicazione delle idee, e «centro di elaborazione culturale» cioè centro in grado di stimolare, con l’appropriato uso degli strumenti culturali e tecnici che la biblioteca può mettere a disposizione, la partecipazione creativa ed il contributo dei cittadini alla problematica politica concreta dell’esperienza comunitaria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-008">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A siffatta ricerca ed evoluzione della biblioteca, ora affidata alla competenza e all’impegno programmatico delle Regioni, non sembra si affianchi uno sforzo analogo nel settore delle biblioteche statali destinate all’informazione nel campo scientifico e bibliografico. Un incontro di studi sul tema «Razionalizzazione e automazione nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze» fu organizzato nell’ottobre 1968 dall’Unesco e dal Ministero della Pubblica Istruzione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-007">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: esso nasceva, per cosi dire, dal fango dove parte alla Biblioteca era stata sommersa nel tragico 4 novembre 1966</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-006">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, e poteva costituire (le aspettative andarono in parte deluse) un’occasione per innovare e razionalizzare procedure sorpassate, non soltanto in quella biblioteca. Più specificamente al settore del restauro, al quale la Nazionale fiorentina era interessata in misura potrebbe dirsi vitale, fu dedicato un altro convegno internazionale nel marzo 1970 (Guiducci Bonanni 1970). Già alcuni anni prima, nel quadro dell’ampia indagine svolta dal 1964 al 1967 dall’apposita Commissione per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio, Augusto Campana aveva fatto oggetto di un’assai accurata esposizione i maggiori problemi dell’attuale situazione delle biblioteche italiane sotto il particolare profilo della conservazione (Campana 1967).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Limitatamente alle biblioteche pubbliche statali una concreta diagnosi, con suggerimenti dei quali purtroppo non si è tenuto conto, fecero in sede di Consiglio Superiore i direttori delle due Biblioteche Nazionali Centrali Casamassima e Cerulli (1969).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tentativi coraggiosi e meritori proprio nel settore della razionalizzazione e automazione delle procedure si sono avuti alle Nazionali di Firenze e di Roma. L’impegno dei bibliotecari ha fatto molto, forse tutto quanto era possibile: a Firenze cercando di inserire il programma in forme di collaborazione internazionale che hanno consentito sensibili progressi, ad esempio, nel settore della bibliografia nazionale, a Roma ottenendo l’impiego dell’elaboratore per avviare un programma di rinnovamento strutturale completo in concomitanza con l’apertura della nuova sede (Vinay, Piantoni 1971). Ma a tali programmi non è stato dato da parte ministeriale il necessario sostegno finanziario, il che significa che non vi è stata una scelta politica da parte delle autorità di governo, ovvero che non esiste la volontà di appoggiare i progetti dei bibliotecari per dare al paese un sistema bibliotecario moderno e più efficiente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una proposta precisa di «politica bibliotecaria» fu avanzata per la prima volta </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’AIB nel congresso di Perugia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-005">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; bisogna dire che a distanza di due anni l’importanza di questo documento risulta tanto cresciuta quanto maggiore è stato il disinteressamento dell’amministrazione centrale per un programma organico, magari alternativo, di ristrutturazione e sviluppo del settore bibliotecario. È ben vero che la sostanza e i principi strutturali del documento dell’AIB sono ora recepiti in quella proposta più generale per una iniziativa legislativa delle Regioni ai fini della riforma dell’amministrazione dei beni culturali e naturali formulata dalla Regione Toscana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-004">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che riscuote larghi consensi, ma bisogna sottolineare che in ogni caso sarebbero lasciati alla competenza e vigilanza dell’amministrazione centrale gli istituti culturali e gli organi tecnico-operativi di rilevanza nazionale, proprio quelle Biblioteche Nazionali Centrali di cui parlavamo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il problema perciò rimane, non si sposta. Al riguardo dobbiamo onestamente esprimere una certa perplessità, manifestata da parecchi colleghi, circa l’assenza di coordinamento fra le due iniziative sopra citate. Infatti il progetto romano non si limita a sperimentare l’automazione delle procedure di gestione, ma postula un programma integrato che prevede altresì l’avvio di un sistema nazionale d’informazione bibliografica, ossia un sistema che «organizzi e dissemini l’informazione dovunque essa sia»: cioè un traguardo verso cui mira, almeno parzialmente, la ricerca in atto anche a Firenze. Le due sperimentazioni si muoverebbero indipendentemente l’una dall’altra e con l’uso di metodologie e macchine diverse, senza tener conto, come s’è detto, che Firenze è collegata e inserita in un programma internazionale. Una delle domande da porsi è se la mancanza di uniformità metodologica non abbia riflessi negativi, anche nei riguardi di quella scelta politica che i bibliotecari debbono adoperarsi perché venga fatta al più presto a livello di governo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È doveroso, a questo punto, ricordare almeno che altri studi o ricerche applicate sono stati compiuti o sono in corso per opera di singoli, di istituti o di Gruppi di lavoro dell’AIB, con risultati concreti anche se talvolta ancora parziali. Ricordiamo gli studi catalografici di Diego Maltese</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1965) preparatori alla revisione delle Regole del 1956 attualmente in corso ad opera di una apposita Commissione, e la documentata rassegna di Carlo Revelli sullo stato della catalogazione per soggetto tradizionale (Revelli 1970). Per quanto concerne le iniziative di enti si può citare l’attività di ricerca della Biblioteca dell’Istituto Superiore di Sanità, condotta non solo con fervoroso impegno ma con rigorosi criteri (vedasi i seminari tenuti su temi specifici, la pubblicazione di quaderni che informano utilmente sui programmi e sulle sperimentazioni). Va pure ricordata la nuova impostazione che ad un certo momento è stata data al Centro Nazionale per il Catalogo Unico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-003">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di cui è frutto, ad esempio, la pubblicazione del CUBI</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-002">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, e che ci auguriamo venga riconfermata e potenziata, come si auspicava di recente sul nostro Bollettino (Maltese 1971). Attività di ricerca e di promozione è svolta dal Laboratorio di Studi sulla Ricerca e sulla Documentazione del CNR</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-001">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che cura tra l’altro la versione italiana della classificazione decimale universale. Risonanza promozionale in Italia ha avuto anche la Conferenza internazionale sulla preparazione professionale per il lavoro dell’informazione (International Conference on Training for Information Work 1972) organizzata nel 1971 dall’Istituto Nazionale dell’Informazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-000">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vorrei ancora sottolineare l’impegno di alcuni istituti, o di colleghi, che si sono inseriti in programmi di collaborazione internazionale, quali quelli dell’UNI, intesi a raggiungere criteri di unificazione delle procedure tecniche in accordo con i servizi di industrie o attività private, che hanno un peso e un’attività rilevante nel campo della documentazione, tanto da essere in grado di imporre standards o procedure che – in mancanza di accordi – lascerebbero le nostre biblioteche in condizioni di progressivo isolamento. È questo un impegno oneroso – come possiamo ricavare dai verbali delle riunioni di lavoro – ma tanto meritorio quanto, forse, poco conosciuto e seguito dalla maggioranza dei bibliotecari; eppure è una presenza non solo valida per l’apporto di competenze che offre ma perché tiene inserite le nostre biblioteche nella corrente viva, a volte impetuosa, dell’aggiornamento alle esigenze irrinunciabili dell’informazione da parte del settore produttivo e scientifico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per molti aspetti risulta esemplare la ricerca sugli interessi di lettura nella scuola media della Regione Friuli-Venezia Giulia, dovuta all’appassionato impegno di Maria L’Abbate Widmann che, assieme alla prof. Marta Gruber, preside di Scuola media, ha condotto con intelligenza un’indagine approfondita e minuziosa (L’Abbate Widmann, Gruber 1971). Va messa in evidenza non solo l’originalità dell’iniziativa, che non ha precedenti in Italia per il rigore scientifico con cui è stata impostata, ma altresì il collegamento interdisciplinare stabilito con l’Istituto di Pedagogia dell’Università di Trieste. È un caso concreto di fruttuosa collaborazione fra bibliotecari e insegnanti che deve far riflettere sulla fecondità di simili incontri come pure sulla possibilità di nuovi rapporti con la scuola.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il merito maggiore di queste iniziative, comunque, sta nel fatto che esse sono dovute a impegno personale di singole persone, o istituti, e sono state attuate senza alcun finanziamento specifico: sono frutto «privato» della buona volontà e della passione, oltre che dell’intelligenza, di bibliotecari che sentono la necessità di una ricerca e sperimentazione intesa a chiarire le carenze del nostro sistema bibliotecario, a individuarne i problemi di ristrutturazione e a suggerire metodi e soluzioni adeguate. Tuttavia appare evidente la parzialità e frammentarietà della situazione dal momento che non solo non esiste alcun ordinamento o sostegno promozionale in proposito, ma addirittura il problema della ricerca non è stato finora in Italia mai affrontato organicamente da alcuna istituzione pubblica e neppure dall’associazione dei bibliotecari. Cosicché voler fare un panorama completo delle iniziative in atto appare impresa pressoché impossibile, in quanto manca qualsiasi punto di riferimento: mettersi a raccogliere notizie in proposito è come andare a funghi in una regione sconosciuta.</hi></p></div><div><head><hi>Conclusione</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A questo punto mi pare esista sufficiente materia per formulare alcune considerazioni generali. Appare anzitutto necessario un coordinamento delle iniziative di ricerca da parte di un organo dell’Associazione, a scopo conoscitivo ma anche al fine di tentare una certa «programmazione» che individui bisogni, carenze e lacune nonché eventuali sovrapposizioni o duplicazioni superflue. Potrebbe essere compito da affidare al nuovo Gruppo di lavoro per la teoria e ricerca. Del pari necessario sarà l’impegno dell’Associazione a sostenere, ma anche promuovere, iniziative di ricerca e a farle conoscere non solo ai bibliotecari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si dovrà studiare il problema della ricerca teorica come indispensabile momento di propulsione e motivazione della stessa ricerca applicata, che deve essere inserita in una chiara visione globale delle necessità di ristrutturazione e ammodernamento del nostro sistema bibliotecario, visto nell’insieme senza più divisioni settoriali onde evitare sterili isolamenti autonomistici o corporativistici, che tolgono forza e peso politico a iniziative frammentarie.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si dovrà anche ricercare la collaborazione interdisciplinare a tutti i livelli e in tutti i settori, dalla Scuola media all’Università, dalle istituzioni pubbliche all’industria, in modo da evitare l’isolamento della biblioteca pubblica di ogni tipo rispetto alle esigenze e alle iniziative della società pluralistica in cui viviamo. In particolare, sarà necessario studiare modi concreti di collaborazione e coordinamento con l’Università – numerosi sono i corsi di biblioteconomia esistenti – in modo da puntare alla formulazione di un programma coordinato di ricerche che abbia l’appoggio e il contributo di quelle che attualmente sono, pur con enormi limiti e difetti, le uniche scuole per bibliotecari. È questa la via, a mio parere, per perseguire una concreta affermazione del ruolo che spetta alla biblioteconomia anche a livello scientifico, possibile però solo nel caso che essa ricerchi un collegamento interdisciplinare fondato su precise scelte metodologiche: storiografiche, sociologiche, documentarie.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine un invito caloroso a tutti i colleghi per una presa di coscienza della gravità della situazione in cui versano le nostre biblioteche, soprattutto dopo la recente malversazione dovuta ad una legge sbagliata, anzi ad una paradossale equiparazione delle biblioteche statali ad uffici burocratici, con conseguente decimazione del personale di fronte all’aumento degli utenti e delle richieste di servizi. È chiaro infatti che non si risolvono nella pratica i problemi solo con parole o con indagini e studi: il problema delle biblioteche – che è quello dell’apprestamento degli strumenti necessari alla disseminazione dell’informazione ma anche alla formazione culturale, all’educazione permanente di tutti i cittadini e di tutti i gruppi sociali secondo le garanzie della Costituzione – è un problema politico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I bibliotecari debbono avere chiara coscienza che le tecniche e le metodologie sono puri strumenti, indispensabili ma non sufficienti a dare al problema delle biblioteche la forza di incidere sull’opinione pubblica e sulle autorità di governo così da farlo inserire nei programmi di intervento pubblico. La biblioteca è un servizio culturale e sociale di primaria importanza, ripetiamo sempre, ma dobbiamo spiegarne bene le ragioni, le implicazioni, le finalità all’opinione pubblica e dobbiamo altresì saper illustrare le nefaste conseguenze che derivano ad un paese che trascuri, addirittura ostacoli, l’attuazione di tale servizio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per far ciò bisogna che noi bibliotecari per primi chiariamo a noi stessi queste ragioni e queste finalità, attraverso appunto lo studio, la ricerca, la sperimentazione: occorre essere convinti per poter riuscire convincenti. Ed occorre esser convinti che la soluzione ai nostri problemi non può venire soltanto su un piano tecnologico, bensì da una precisa impostazione teorica, cioè ideologica, che dia giustificazione e forza persuasiva alla nostra sperimentazione pratica.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">AIB. 1965. </hi><hi rend="italic">La Biblioteca Pubblica in Italia. Compiti istituzionali e principi generali di ordinamento e di funzionamento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: AIB.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Balsamo, Luigi. 1966. “La Biblioteca Nazionale di Firenze e l’alluvione del 4 novembre 1966.” </hi><hi rend="italic">La Bibliofilía</hi><hi rend="CharOverride-1"> LXVIII, 3: 323-35, poi ripubblicato in </hi><hi rend="italic">La Bibliofilía</hi><hi rend="CharOverride-1"> CVIII, 2 (2006): 181-83.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Campana, Augusto. 1967. “Indagine sui beni librari e archivistici.” In </hi><hi rend="italic">Per la salvezza dei beni culturali in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Atti e documenti della Commissione d’indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio. Vol. I, 569-630. Roma: Colombo 1967.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carini Dainotti, Virginia. 1969. </hi><hi rend="italic">La biblioteca pubblica in Italia tra cronaca e storia (1947-1967)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carosella, Maria Pia, e Maria Valenti. 1973. </hi><hi rend="italic">Progetti di automazione nelle biblioteche italiane</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: [s.n.].</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Casamassima, Emanuele, ed Emidio Cerulli. 1969. “Aspetti, strutture, strumenti del sistema bibliotecario italiano.” </hi><hi rend="italic">Accademie e biblioteche d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXXVII: 181-88.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Čubarjan, </hi><hi rend="CharOverride-1" >Ogan Stepanovič. 1972. “La science des bibliothèques en URSS.” </hi><hi rend="italic">Bulletin des bibliothèques de France</hi><hi rend="CharOverride-1" > XVII: 469-82.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Davis, Donald G. 2000. “With Malice toward None: IFLA and the Cold War.” </hi><hi rend="italic">IFLA Journal</hi><hi rend="CharOverride-1" > XXVI, 1: 13-20.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">De Gregori, Giorgio. 1977. “La politica per le biblioteche in Italia”, intervento al congresso AIB, Perugia, 25-30 maggio 1971, in </hi><hi rend="italic">I Congressi 1965-1975 dell’Associazione Italiana Biblioteche</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Diana La Gioia, 184-93. Roma: AIB.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Della Santa, Leopoldo. 1816. </hi><hi rend="italic">Della costituzione </hi><hi rend="CharOverride-1">[sic]</hi><hi rend="italic"> e del regolamento di una pubblica universale biblioteca.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Firenze: presso Gaspero Ricci da S. Trinita.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Eaton, Andrew J.</hi><hi rend="CharOverride-3" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >1971.</hi><hi rend="CharOverride-3" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >“Research in librarianship in the U.S.A.” </hi><hi rend="italic">Libri</hi><hi rend="CharOverride-1" > XXI: 350-60.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Guiducci Bonanni, Carla (a cura di). 1970.</hi><hi rend="italic"> La cooperazione internazionale per la conservazione del libro: incontro di studi organizzato dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze, sotto gli auspici dell’Unesco e del Ministero della pubblica istruzione, Firenze, 12-13-14 marzo 1970</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Fratelli Palombi. </hi><hi rend="italic">Numero speciale del Bollettino dell’Istituto di Patologia del libro “Alfonso Gallo”</hi><hi rend="CharOverride-1">, XXIX, 1-4. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >International Conference on Training for Information Work. Roma, 1971. </hi><hi rend="italic">Proceedings</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">Rome, INI; The Hague, FID, 1972.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">L’Abbate Widmann, Maria, e Marta Gruber. 1971. </hi><hi rend="italic">Interessi di lettura nella scuola media della Regione Friuli Venezia-Giulia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maltese, Diego (a cura di). 1970. </hi><hi rend="italic">Razionalizzazione e automazione nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Biblioteca Nazionale Centrale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maltese, Diego. 1965. </hi><hi rend="italic">Principi di catalogazione e regole italiane</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maltese, Diego. 1971. “Appunti sul Centro nazionale per il catalogo unico.” </hi><hi rend="italic">Bollettino d’informazioni. Associazione Italiana Biblioteche</hi><hi rend="CharOverride-1"> XI, 4: 151-54.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Martin, Allie Beth. 1972. </hi><hi rend="italic">PLA-ALA: A Strategy for Public Library Change</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">Chicago: American Library Association.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Petrucci, Armando. 1971. “Biblioteca e cultura di classe: un’alternativa all’obbiettività.” In </hi><hi rend="italic">Provincia di Firenze. 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Swank. </hi><hi rend="CharOverride-1">1962. </hi><hi rend="italic">Soviet Libraries and Librarianship</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">Chicago: American Library Association.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Serov, Vladimir V. 1970. “La bibliothéconomie en U.R.S.S. pour le centenaire de Lénine.” In </hi><hi rend="italic">Ministére de la culture de l’U.R.S.S. - Bibliothéconomie en </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">U.RS</hi></ref><hi rend="italic">.S.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mosca (volume poligrafato per la 36</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi><hi rend="CharOverride-1"> sessione della FIAB/IFLA del settembre 1970).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Serov, Vladimir V. 1973. “Les b</hi><hi rend="CharOverride-1">ibliothèques soviétiques au cours de la période du nouveau plan quinquennal.” </hi><hi rend="italic">Bulletin de l’Unesco à l’intention des bibliothèques</hi><hi rend="CharOverride-1"> XXVII, 6: 368-76.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Serrai, Alfredo. 1968. </hi><hi rend="italic">La biblioteca di fronte alla rivoluzione concettuale e tecnologica della scienza moderna</hi><hi rend="CharOverride-1">. Relazione al 18° Congresso dell’AIB, Venezia (ciclostilato).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Serrai, Alfredo. 1973. </hi><hi rend="italic">La biblioteconomia come scienza</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Shera, Jesse Hauk. 1965. </hi><hi rend="italic">Libraries and the Organization of Knowledge</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Londra:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >D. J. Foskett.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Shera, Jesse Hauk. 1968. </hi><hi rend="italic">Documentation and the Organization of Knowledge</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Londra:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >D. J. Foskett.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Simsova, Sylva (a cura di). 1968.</hi><hi rend="italic"> Lenin, Krupskaia and libraries</hi><hi rend="CharOverride-1">. Londra: Clive Bingley.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Traniello, Paolo. 2002. </hi><hi rend="italic">Storia delle biblioteche in Italia. Dall’Unità a oggi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: Il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vinay, Angela, e Mario Piantoni. 1971. “Note illustrative al Progetto di automazione della gestione e della ricerca documentaria presso la Biblioteca Nazionale di Roma.” </hi><hi rend="italic">Bollettino d’informazioni. Associazione Italiana Biblioteche</hi><hi rend="CharOverride-1"> XI, 4: 136-150.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-016-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Luigi Balsamo, “Aspetti e problemi della ricerca biblioteconomica,” </hi><hi rend="italic">Bollettino d’informazioni. Associazione italiana biblioteche</hi><hi rend="CharOverride-1"> XIV, 1 (1974): 5-26. Il testo dell’articolo – come indicato in una nota iniziale nella sede di pubblicazione originaria – riproduce la relazione presentata da Balsamo al 23° Congresso dell’AIB, Civitanova Marche – Macerata, 5-9 ottobre 1973.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-015-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	È probabile che Balsamo si riferisse alla International Summer School on Public Library Practice che si tenne non nel 1947 ma nel settembre 1948 a Manchester, per l’appunto sotto gli auspici dell’UNESCO e dell’IFLA (fra le due realtà era stato sottoscritto l’anno prima un accordo di collaborazione su diversi fronti). La scuola fu frequentata da cinquanta bibliotecari di ventun paesi, tra cui l’Italia. Sotto la direzione scientifica di Arne Kildal, tra i docenti spicca il nome di Ranganathan. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-014-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Convegno per le Biblioteche Popolari e Scolastiche (Palermo, 1948). Atti. </hi><hi rend="italic">La riforma della scuola</hi><hi rend="CharOverride-1">, n. 14 (apr. 1949).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-013-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Riccardo Bauer (1896-1982), intellettuale, giornalista, esponente dell’antifascismo milanese, fu presidente della Società Umanitaria dal 1946 al 1969 e altresì presidente, dal 1948, della Federazione Italiana delle Biblioteche Popolari. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-012-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il regolamento fu approvato da Vittorio Emanuele III con Regio Decreto del 24 ottobre 1907, n. 733. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-011-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Čubarjan</hi><hi rend="CharOverride-1" > 1972. </hi><hi rend="CharOverride-1">In parte sullo stesso tema anche Serov 1970; 1973. [La raccolta di saggi qui menzionata destò evidentemente un certo scalpore tra i bibliotecari che parteciparono al congresso moscovita, tra cui Balsamo insieme a una nutrita delegazione italiana. Essi ebbero modo di toccare con mano le limitazioni alla libertà di circolazione delle idee in un paese, allora come oggi, sottoposto a un severo regime censorio: «Conference participants each received a kit of printed material, as they did at every IFLA Conference. </hi><hi rend="CharOverride-1" >In Moscow, delegates found that “no material in the kit was produced outside the USSR, a striking contrast with other meetings of IFLA, where much material is available from many countries”» (Davis 2000, 17). </hi><hi rend="CharOverride-1">Un resoconto dettagliato dei risultati del congresso fu pubblicato a firma dei delegati delle diverse sezioni e gruppi di lavoro dell’AIB sul </hi><hi rend="italic">Bollettino d’informazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> X, 3 (1970). Balsamo riferì in merito alla </hi><hi rend="italic">Commissione per la preparazione professionale</hi><hi rend="CharOverride-1">, 153-55]. </hi><hi rend="CharOverride-1" >[N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-010-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ci si può fare un’idea delle perplessità suscitate a quei tempi dalle posizioni di Serrai leggendo Piantoni 1974.</hi><hi rend="CharOverride-1" > [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-009-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >Martin 1972; Public Library Research Group 1971.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-008-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Dallo Statuto della Biblioteca comunale di Correggio, dic. 1972.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-007-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Maltese 1970. Sulle ormai numerose altre iniziative in corso in Italia si veda il volume pubblicato dal Gruppo di lavoro Automazione dell’AIB (Carosella, Valenti 1973).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-006-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Balsamo scrisse un breve ma intenso resoconto sulla tragica esperienza dell’alluvione alla BNCF (Balsamo 1966; 2006). [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-005-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nello specifico, la questione venne affrontata da Giorgio De Gregori (1977). Val la pena osservare che durante il congresso era </hi><hi rend="CharOverride-1">anche stata diffusa una </hi><hi rend="italic">Dichiarazione dei bibliotecari italiani sui rapporti tra Stato e Regione in materia di biblioteche</hi><hi rend="CharOverride-1">. Tale documento scaturiva dai lavori di una commissione di nomina ministeriale presieduta da Carini Dainotti (e di cui faceva parte anche Luigi Balsamo) allo scopo di elaborare una serie di linee guida per l’emanazione di una legge quadro in materia di biblioteche. I contenuti del documento, che sostenevano le ragioni di un sistema bibliotecario nazionale «unitario e articolato», pur da attuarsi in sinergia con le amministrazioni locali, differivano in modo significativo rispetto alle posizioni espresse dalla relazione di De Gregori, eppure entrambe le risoluzioni vennero votate e approvate; la cosa non poteva che destare allora, così come oggi, un «qualche sconcerto», per riprendere l’espressione di Traniello, in merito all’indirizzo che l’Associazione stava assumendo relativamente al delicato passaggio rappresentato dalla devoluzione dei poteri dallo Stato alle Regioni in materia di biblioteche. Per una ricostruzione dettagliata della questione cfr. Traniello</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2002. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-004-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si tratta della proposta di legge al Parlamento sulla riforma dei beni culturali e naturali approvata dal Consiglio regionale della Toscana con deliberazione 9 ottobre 1973, n. 4874. Tale proposta recepiva le osservazioni formulate nel novembre del 1972 dal coordinamento tecnico dei dipartimenti per la cultura delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-003-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il Centro venne creato nel 1951 per catalogare il patrimonio bibliografico nazionale. Nel 1975 è divenuto Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU). [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-002-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Risoldi, Maltese </hi><hi rend="CharOverride-4">1968</hi><hi rend="CharOverride-1">. [Il CUBI è il </hi><hi rend="italic">Catalogo cumulativo 1886-1957 del Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze</hi><hi rend="CharOverride-1">. Fu pubblicato a stampa nel 1968 e in CD-ROM nel 2002. Al Bollettino subentrò, a partire dal 1958, la Bibliografia Nazionale Italiana (BNI)]. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-001-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il laboratorio, fondato a Roma da Paolo Bisogno nel 1968 con lo scopo di approfondire le ricerche nell’ambito della gestione automatizzata dei documenti e della teoria documentaria, fu successivamente trasformato in Istituto di Studi e Ricerche sulla Documentazione Scientifica (ISRDS). Dopo la morte di Bisogno (1999) la ristrutturazione del Cnr portò nel luglio 2001 alla trasformazione dell’ISRDS in Istituto di studi socio-economici per l’innovazione e le politiche della ricerca (ISPRI), poi soppresso nel 2003. </hi><hi rend="CharOverride-1" >[N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_21_125-141.html#footnote-000-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fondato nel 1969 e diretto da Alfredo Simari sotto la presidenza del senatore Paolo Cabras, l’Istituto nazionale dell’informazione fu attivo nel campo della documentazione, delle applicazioni informatiche e dell’editoria specializzata. Tra le pubblicazioni edite dall’INI si segnala il periodico </hi><hi rend="italic">La rivista dell’informazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1970-1973). [N.d.C.]</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Luigi Balsamo</p><p rend="editorial_metadata_author">Alberto Salarelli, University of Parma, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">alberto.salarelli@unipr.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-7352-1702</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Aspetti e problemi della ricerca biblioteconomica (1974),</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0.15</ref>, in Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Scritti di biblioteconomia</hi>, edited by Alberto Salarelli, pp. -18, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0488-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0</ref></p></div></div>
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</TEI>