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        <title type="main" level="a">11. Preparazione del personale delle biblioteche (1976)</title>
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            <forename>Luigi</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Scritti di biblioteconomia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0488-0</idno>) by </resp>
          <name>Luigi Balsamo, Alberto Salarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.16</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>L'articolo affronta il tema della preparazione professionale dei bibliotecari, questione che deve essere esaminata nell'ottica delle biblioteche come istituti cardine della politica culturale di un'amministrazione. Il ruolo della biblioteca pubblica come presidio culturale impone l'assunzione di bibliotecari specificamente formati per questa particolare tipologia di istituzione; si rivela quindi necessario predisporre corsi in ambito universitario, unitamente a un'attività di formazione condotta sul campo attraverso specifiche attività di tirocinio in collaborazione con gli enti locali, così come sperimentato con successo nell'ambito del Corso di perfezionamento dell'Università di Parma.</p>
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            <item>Library science</item>
            <item>librarianship</item>
            <item>public library</item>
            <item>librarians' training</item>
            <item>library schools</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.16<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.16" /></p>
      <div><head>11. Preparazione del personale delle biblioteche (1976)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">«La questione più grave e più urgente insieme delle Biblioteche italiane è quella che riguarda il personale; innanzi ad essa passa in secondo luogo perfino la questione dei locali». Quest’affermazione che può indicare la situazione di profondo disagio dei nostri giorni risale a circa mezzo secolo fa e venne illustrata da Maria Ortiz</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-006">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> ad un’assemblea d’eccezione: quella dei partecipanti al primo Congresso mondiale delle Biblioteche tenutosi a Roma nel lontano 1929</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-005">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Il problema della preparazione dei bibliotecari tuttavia è ormai più che secolare, se si considera che fin dal 1869 una commissione ministeriale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-004">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> si era espressa a favore di corsi tecnici biennali da tenersi presso le biblioteche nazionali, corsi istituiti infatti dal ministro Bonghi proprio cent’anni orsono, nel 1876</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-003">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, mai però realizzati. Per questo la Ortiz pensando ai giovani «volonterosi e colti» che si augurava entrassero numerosi a «rinsanguare il personale delle Biblioteche italiane» non poteva fare a meno di domandarsi preoccupata: «Come li trasformeremo in Bibliotecari? Chi li educherà all’esercizio della loro professione?». Anche tali domande, rimaste senza concreta risposta, risultano di perfetta attualità; principio obbligato quindi per qualsiasi discorso su questo argomento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">È chiaro che non si può offrire qui, sbrigativamente, la soluzione di un problema così annoso e dibattuto con insistente continuità: piuttosto conviene tentare di capire perché, nonostante le sollecitazioni di tanti bibliotecari capaci e preparati, la questione sostanzialmente non abbia fatto concreti passi avanti. E forse uno dei motivi sta proprio in ciò: che ne hanno parlato sempre soltanto i bibliotecari e che per tanto tempo il problema è stato posto quasi esclusivamente in termini tecnici. La stessa Ortiz ne faceva una questione di competenza di categoria escludendo l’utilità dell’apporto di quelli che definiva i «laici» delle biblioteche e del loro insegnamento «tutto teorico»: escludeva cioè l’Università insieme al discorso sulla formazione culturale di base, il che equivale a considerare il bibliotecariato come un semplice artigianato e mestiere cui basterebbe il sottofondo della cosiddetta cultura generale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Le faceva eco nella stessa sede il prof. Carlo Battisti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> il quale, parlando delle scuole di perfezionamento allora attivate da alcune Università, sottolineava la concezione non professionale di tali corsi che, a suo avviso, dovevano fornire soltanto «nozioni varie di cultura e nozioni tecniche» poiché «il compito dell’ulteriore formazione pratica spetta alla biblioteca stessa». Distinzione netta quindi fra preparazione culturale e preparazione pratica: ciò significava separazione fra teoria e pratica, vale a dire negazione di un rapporto sostanziale fra i due momenti o aspetti. Il lavoro del bibliotecario, per la sensibilità e cultura idealistica, non usciva dunque dai limiti angusti del semplice mestiere consistente nel conservare ben rilegati, ordinati, catalogati e pronti alla distribuzione un insieme di libri che gli studiosi e le persone colte avevano diritto a trovare a loro disposizione. Che poi ciò provocasse frustrazioni gravi nei bibliotecari – cioè in persone che pur avevano ricevuto in aggiunta alla laurea anche «nozioni di varia cultura» – preoccupava la buona dott. Ortiz, la quale non riusciva però ad escogitare rimedi migliori che allontanare dalle biblioteche «quegli elementi che, pur forniti di ingegno brillante e di cultura svariata, non hanno la vocazione e l’attitudine alle biblioteche», oppure a suggerire come toccasana l’impegno a far sì che il bibliotecario potesse «trovar la soddisfazione dell’amor proprio nel suo stesso lavoro», ad esempio con il poter tornare «in premio al suo zelo» in una </hi><hi rend="italic">biblioteca-modello</hi><hi rend="CharOverride-2"> dove avesse già fatto un anno di alunnato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Qui troviamo, io credo, una prima spiegazione (tanto più significativa se si pensa che la Ortiz fu bravissima bibliotecaria, ma testimone del suo tempo). Perché a noi oggi appare del tutto astratto un argomentare attorno alla figura del bibliotecario visto in semplicistico rapporto con dei libri da schedare e collocare, in una posizione cioè di puro tecnicismo isolato dal contesto culturale e sociale in cui egli opera. È una posizione statica e passiva – subalterna – uguale a quella attribuita allora, e da molte parti ancora adesso, alla biblioteca: con esclusione del terzo elemento costitutivo della biblioteca cioè il pubblico dei lettori, senza i quali ovviamente non esiste l’istituzione stessa che diventa un semplice magazzino di libri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Cominciamo allora col dire che qualsiasi discorso sui problemi bibliotecari, compreso quello sulla preparazione del personale, deve avere come referente la «funzione» attribuita alla biblioteca tenendo presente che essa discende direttamente dalla funzione che una determinata società attribuisce alla cultura: come prima verifica la data del 1929 – alla quale risalgono le citazioni che precedono – è di per se stessa illuminante ed esime da ulteriori commenti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Non possiamo dimenticare però che proprio l’ordinamento dell’amministrazione statale attuato nel 1923</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> è rimasto immutato nello spirito e che le biblioteche restano tutt’oggi in sostanza uffici «amministrativi» sottoposti alla direzione generale – cioè al potere decisionale – di puri e semplici burocrati. È chiaro come la luce del sole quanto faccia comodo a funzionari amministrativi la visione della biblioteca come tranquillo laboratorio artigiano di schede, altrettanto che ad un potere politico il quale dalla cultura viva, dialetticamente creativa vede provenire la minaccia più grave alla conservazione statica e intangibile del proprio potere.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Una seconda constatazione, quindi, può essere quella che la questione bibliotecaria è in realtà un cardine della politica culturale; perciò il problema della preparazione dei bibliotecari richiede innanzi tutto una scelta politica di fondo connessa alla ristrutturazione delle biblioteche in un programma globale, ma territorialmente articolato, di organizzazione dell’informazione della documentazione e delle attrezzature culturali. Le esigenze del pubblico sono mutate e aumentate in questi ultimi decenni in rapporto all’estensione dell’informazione in genere, dell’istruzione scolastica di base e della stessa partecipazione alla vita pubblica nei suoi aspetti politici e amministrativi. Ai tempi della Ortiz per biblioteche si intendevano in realtà quelle statali, poche ed elitarie: oggi è cresciuto il numero delle biblioteche pubbliche e non ha più senso distinguere gli istituti in base all’amministrazione da cui dipendono. L’unica distinzione oggi possibile e quella fra le diverse funzioni della biblioteca, alle quali soltanto può essere rapportato il discorso tecnico, il discorso cioè sui modi, gli strumenti e le forme più adatte ad assolvere i compiti specifici connessi a tali funzioni. Funzione prioritaria delle biblioteche, intanto, è quella di attuare concretamente il precetto costituzionale che sanziona il diritto di ogni cittadino ad accedere e disporre degli strumenti necessari alla propria formazione culturale senza che a ciò si oppongano ostacoli anche di natura economica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Di conseguenza il personale dovrà prepararsi in vista dei compiti operativi cui va incontro, consapevole del ruolo sociale del suo lavoro che è quello di soddisfare le esigenze culturali di determinati utenti, non solo, ma in un certo ambito anche quello di promozione culturale. Molto di più, mi pare, di una semplice gratificazione ricercata nella bravura artigianale fine a se stessa, che in passato spingeva sublimare il lavoro bibliotecario in una specie di metafisica della schedatura. Se il lavoro del bibliotecario non è limitato ad una pratica acquisibile col tirocinio – e pur necessaria, anzi indispensabile ma a livello strumentale – ne discende che l’attitudine e vocazione a tale lavoro deve sostanziarsi in una preparazione culturale non generica né superficiale: la tecnica bibliotecaria, in altre parole, è applicabile – secondo forme e situazioni varie – come strumento di un particolare compito di attività culturale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">È ovvio che diversa dev’essere la formazione di base per bibliotecari destinati ad occuparsi di manoscritti o di libri stampati antichi rispetto a quella di chi intenda occuparsi di pubblica lettura cioè di fondi librari moderni e di attività culturali per un pubblico di livello non specialistico: i primi dovranno avere una precisa preparazione storica e filologica, gli altri essere preparati nelle scienze umane anche qui con ulteriore specializzazione (in sociologia, psicologia, pedagogia ecc.) soprattutto se dovranno avere responsabilità di sezioni particolari (per ragazzi, di audiovisivi, di attività culturali ecc.). Ma esistono altresì biblioteche generali e speciali che richiedono competenze specialistiche approfondite; si pensi ad esempio al compito di scelta ed acquisto dei libri in una grande biblioteca generale: è impensabile che possa venire oggi assolto (ma purtroppo avviene) da una sola persona, foss’anche il direttore (anche perché in qualche caso capita ancora oggi quanto già lamentava la Ortiz: che «il direttore si trovi ad un livello di cultura inferiore a quello del suo dipendente», conseguenza ineluttabile di una carriera basata essenzialmente su criteri burocratici di anzianità e di promozioni clientelari).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Si pensi anche alle biblioteche speciali, alle universitarie e ai compiti connessi: come possono procedere agli acquisti e all’organizzazione dell’informazione (catalogazione, soggettazione, classificazione) per opere specialistiche, pur di settori scientifici e in lingue straniere, dei bibliotecari che possiedano soltanto «un buon livello di cultura generale» per lo più in materie letterarie?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">A me sembra, dunque, che la preparazione del personale delle biblioteche sia da affrontare in un quadro interdisciplinare che impegni le strutture scolastiche esistenti (utopico sognare istituti «tecnici» particolari) e che porti ad una differenziazione della preparazione di base – di conseguenza anche dei programmi dei concorsi di ammissione – da collegare alle specifiche funzioni della biblioteca e delle mansioni cui il candidato aspira. Ciò vale soprattutto per il personale laureato destinato a compiti direttivi. In questa direzione si sono già mossi parecchi Enti locali che hanno aggiornato i regolamenti delle loro biblioteche, abbandonando il sistema tradizionale – di puro modulo amministrativo – ancora in uso nello Stato. Qualche Comune infatti ha previsto per la propria biblioteca (di carattere generale) una suddivisione in tre sezioni principali: di conservazione e storia locale; di pubblica lettura; dei ragazzi, a ciascuna delle quali è preposto un responsabile che deve superare un concorso per esami e titoli caratterizzato diversamente a seconda della sezione cui aspira; aggiungasi che criteri e programmi culturali della biblioteca sono formulati da un Consiglio di gestione del quale fanno parte, oltre al Direttore e ai responsabili delle sezioni, anche rappresentanti degli utenti e degli altri istituti culturali cittadini.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Non v’è dubbio che la preparazione di base – e il relativo accertamento – deve concernere tutta l’area dei servizi bibliotecari cioè tutte le funzioni e i compiti istituzionali, ma con precisa specializzazione per l’indirizzo prescelto. Tali indirizzi possono essere fondamentalmente quello </hi><hi rend="italic">bibliologico</hi><hi rend="CharOverride-2"> (conservazione e valorizzazione dei fondi antichi) e quello </hi><hi rend="italic">biblioteconomico</hi><hi rend="CharOverride-2"> (lettura pubblica e connesse attività culturali, per adulti e ragazzi), ma occorrerà aggiungerne un terzo che concerna più da vicino l’ambito dell’informazione soprattutto per quanto attiene alle nuove tecniche, e logiche, organizzative dell’informazione attraverso procedure di meccanizzazione e automazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Chi provvederà a tale preparazione? Le riflessioni fatte fin qui portano ad escludere che un compito così complesso possa essere attuato dalle stesse biblioteche, che per di più hanno personale non sufficiente per i normali servizi. Non c’è da valersi [che] dell’Università: al momento si possono utilizzare la Scuola speciale per archivisti e bibliotecari di Roma – che però va trasformata completamente –, il corso biennale di perfezionamento di Parma (dove per ottenere il diploma è richiesta un’esperienza pratica di qualche mese in una biblioteca), le recenti tre cattedre di Biblioteconomia e Bibliografia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> oltre agli altri corsi analoghi attivati in parecchie sedi universitarie. Non mi sembra più possibile, in ogni modo, pensare ad una sola scuola centrale: anche in questo caso appare opportuna un’articolazione più o meno regionale con specializzazioni collegate alle particolari condizioni locali, anche in vista del reclutamento. La condizione importante è l’omogeneità nelle scelte metodologiche e che i programmi siano studiati in funzione dei compiti delle biblioteche, in rapporto al territorio, quindi in collaborazione fra Università ed Enti locali e con l’amministrazione centrale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Collegata a questo programma di preparazione professionale dev’essere un’attività di ricerca a livello scientifico – storica, teorica e applicata – che consenta la formazione di docenti, i quali necessariamente debbono avere esperienza di lavoro bibliotecario e conoscenza diretta della situazione bibliotecaria di altri Paesi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">È qui, a mio avviso, che si può rompere il circolo chiuso in cui ci si dibatte da troppo tempo: nel favorire innanzi tutto la formazione di docenti di diversa specializzazione e a vari livelli, anche per soddisfare le esigenze di preparazione degli assistenti di biblioteca (personale diplomato) alla quale possono provvedere più agevolmente, e utilmente, le Regioni e gli stessi Enti locali; sempre però in un sistema che garantisca l’omogeneità delle scelte metodologiche e del livello di preparazione.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Luigi Balsamo, “Preparazione del personale delle biblioteche,” </hi><hi rend="italic">Italia nostra </hi><hi rend="CharOverride-2">XVIII, 138 (1976): 57-60 (numero monografico “La biblioteca come servizio pubblico”).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-006-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Maria Ortiz (1881-1859) fu bibliotecaria, traduttrice e critica letteraria italiana. Nel 1929 prestava servizio come direttrice della Biblioteca di archeologia e storia dell’arte di Roma. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-005-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Il primo Congresso mondiale delle biblioteche e di bibliografia si svolse a Roma e Venezia dal 15 al 30 giugno 1929. Vi parteciparono quasi novecento bibliotecarie e bibliotecari provenienti da trentacinque paesi. Fu il primo incontro mondiale dell’International Library and Bibliographical Committee, costituito a Edimburgo nel 1927, sodalizio che successivamente assumerà la denominazione attuale di IFLA. Gli atti furono pubblicati in </hi><hi rend="italic">Primo Congresso mondiale delle biblioteche e di bibliografia</hi><hi rend="CharOverride-2">, Roma-Venezia, 15-30 giugno MCMXXIX - a. VII, Roma, La Libreria dello Stato, 1931-1933. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-004-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Il riferimento è alla Commissione Cibrario così denominata dal nome di chi la presiedeva, ovvero Giovanni Antonio Luigi Cibrario (1802-1870), Senatore del Regno e già ministro delle Finanze nel governo d’Azeglio e della Pubblica Istruzione nel primo governo Cavour. La Commissione venne istituita il 20 luglio 1869 allo scopo di studiare le riforme da introdursi nella classificazione, nell’ordinamento e nelle «interne discipline delle biblioteche del Regno». [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-003-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Un corso tecnico di formazione in ambito biblioteconomico era previsto al titolo IV del Regio Decreto del 20 gennaio 1876, n. 2974 che approvava il regolamento organico delle biblioteche governative del Regno. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Carlo Battisti (1882-1977) è stato un glottologo, linguista e bibliotecario italiano. Nel 1929 era titolare della cattedra di linguistica romanza all’università di Firenze ove, inoltre, dirigeva la Scuola per bibliotecari e archivisti paleografi. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Cfr. il Regio Decreto 11 novembre 1923, n. 2395 (Ordinamento gerarchico delle amministrazioni dello Stato). [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP10165_xml_23_143-148.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Nell’autunno 1975 venne bandito il primo concorso a cattedre di Bibliografia e Biblioteconomia nelle università italiane che vide come vincitori Enzo Bottasso, Renzo Frattarolo e Luigi Balsamo il quale prese servizio alla Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Venezia, mantenendo tuttavia l’incarico a Parma (dove già era libero docente), ateneo dove si sarebbe definitivamente trasferito pochi anni dopo. [N.d.C.]</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Luigi Balsamo</p><p rend="editorial_metadata_author">Alberto Salarelli, University of Parma, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">alberto.salarelli@unipr.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-7352-1702</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Preparazione del personale delle biblioteche (1976),</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0.16</ref>, in Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Scritti di biblioteconomia</hi>, edited by Alberto Salarelli, pp. -7, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0488-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0</ref></p></div>
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