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        <title type="main" level="a">13. Ipotesi per l’intervento della Regione (1979)</title>
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            <forename>Luigi</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Scritti di biblioteconomia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0488-0</idno>) by </resp>
          <name>Luigi Balsamo, Alberto Salarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.18</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>Questo breve contributo è dedicato al ruolo della Regione come ente deputato alle funzioni di coordinamento e indirizzo in materia di biblioteche. In vista della predisposizione del primo intervento specifico sul piano legislativo da parte della Regione Emilia-Romagna, l'autore individua alcuni punti cardine che la legge regionale dovrà affrontare, primo fra tutti la pianificazione omogenea dei servizi sul territorio.</p>
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            <item>Library science</item>
            <item>librarianship</item>
            <item>public library</item>
            <item>library services</item>
            <item>library administration</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.18<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.18" /></p>
      <div><head>13. Ipotesi per l’intervento della Regione (1979)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="OP10165_xml_25_157-160.html#footnote-002">1</ref></hi></hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La mia non intende essere una relazione, sia per la vastità dell’argomento, sia perché lo scopo di questo incontro è quello di raccogliere suggerimenti e proposte da parte di chi vive tutti i giorni l’esperienza del servizio delle biblioteche. Cercherò di essere provocatorio, non polemico, nell’attirare l’attenzione su alcuni punti che dovrebbero qualificare l’articolato del testo della legge regionale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_25_157-160.html#footnote-001">2</ref></hi> </hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’intervento della regione. Quali sono le funzioni della regione lo sappiamo; ricordiamo solo che c’è una competenza primaria che riguarda l’attività di programmazione, coordinamento, promozione, indirizzo del servizio bibliotecario regionale e c’è una competenza delegata dall’amministrazione centrale, fino ad oggi, che dovrebbe essere regolata meglio. La legge che andiamo a preparare deve precisare sia i fini che i mezzi e le modalità esecutive di attuazione delle funzioni regionali. I fini li conosciamo e su di essi, credo, siamo tutti d’accordo. Vediamo invece i mezzi e le modalità. I mezzi: vale a dire i criteri ma anche gli strumenti che la regione intende usare per assolvere le proprie funzioni e, naturalmente, per gestire la legge che si vuole preparare. Strumenti sono gli uffici e anche le persone che dovranno far funzionare questi uffici secondo criteri che devono essere chiaramente precisati. Qual è la situazione attuale? Potremmo domandarci: la regione oggi assolve bene i suoi compiti? Se sì, allora c’è poco da cambiare (anche se conviene sempre tendere a migliorare); in ogni caso occorre stabilire chiaramente di quali organi la regione intende valersi. Esiste un assessorato alla cultura e anche un istituto dei beni culturali. A mio avviso contano poco le etichette, però qui non è solo questione di etichetta: mi pare ci sia molto di più, perché la creazione dell’istituto dei beni culturali è stata una decisione politica di molta importanza anche perché intendeva realizzare in modo diverso i compiti in questo settore. Inoltre, mi pare che sarebbe dannosa una suddivisione di compiti tra uffici diversi, tanto più che l’istituto già funziona e si occupa anche di altri settori dei beni culturali. Mi pare, dunque, che la regione non possa esimersi dal fare una scelta precisa: stabilire quali siano gli strumenti e come debbano funzionare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Funzione della regione è la programmazione. Dobbiamo intendere che la regione ha la responsabilità della realizzazione del servizio bibliotecario regionale, deve cioè curare che esistano servizi a tutti i livelli, sia di informazione generale che di ricerca. Al riguardo è stato già detto che l’iniziativa dell’organizzazione di tale servizio spetta agli enti locali in quanto protagonisti e titolari delle strutture: l’autonomia degli enti locali non è in discussione. Circa la scelta delle forme organizzative, la legge non deve specificare il tipo o la forma del sistema (consorzi o convenzioni) perché anche tale scelta fa parte della autonomia degli enti locali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altro punto: l’intervento della regione, oltre che di natura programmatica, può essere finanziario. L’intervento finanziario della regione non mi sembra possa venire convenientemente qualificato se non con modulo percentuale e a larghe maglie. Esso dovrà essere subordinato almeno a tre condizioni: a) che la biblioteca beneficiaria faccia parte di un sistema territoriale e svolga una funzione precisa, programmata, all’interno del sistema stesso. Occorre superare la vecchia prassi, non ancora estinta, dei criteri di interventi a pioggia; b) altra condizione è che i programmi di intervento siano discussi e approvati dagli organi gestionali del sistema territoriale del quale la biblioteca beneficiaria fa parte, cosicché i finanziamenti passino attraverso l’organo intermedio dal quale è coordinato il sistema (provincia, distretto, comprensorio ecc.); c) infine, occorre che l’intervento regionale abbia funzione compartecipativa ovvero risulti integrativo del programma e dell’iniziativa locale, debitamente sostenuta anche finanziariamente dall’ente locale promotore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vediamo ora come possiamo intendere le funzioni di coordinamento e di indirizzo. È chiaro che l’indirizzo riguarda, in senso specifico, il livello funzionale. Il coordinamento a me pare si sostanzi nel compito della regione, a livello generale, di provvedere affinché sia attuato il servizio in modo completo, capillare. L’obiettivo è che il «servizio bibliotecario» arrivi in ogni comune, il che non vuol dire che ogni comune debba necessariamente avere una biblioteca: l’importante è che arrivi il servizio. Se siamo d’accordo sul sistema territoriale, il servizio si risolverà, appunto in forme diverse, all’interno del sistema stesso, adeguato alle varie situazioni. La regione deve cioè controllare che questo tipo di servizio esista e anche rilevare se esistano vuoti di iniziativa, se cioè ci siano zone, o comuni, che restano privi del servizio. Bisogna studiare in che modo ovviare a questa ipotesi: la legge può stabilire l’obbligatorietà, fissandone modi e termini; oppure dovrà rifarsi all’esempio inglese che rispetta l’autonomia degli enti locali ma qualora ci siano dei vuoti, delle zone non servite, stabilisce l’intervento del governo centrale?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Esiste poi un altro aspetto a mio avviso fondamentale: quello dei servizi di estensione regionale, ovvero dei servizi che superano anche le possibilità e i compiti dei sistemi territoriali singoli. Per esempio: l’informazione bibliografica e documentaria, di che tipo deve essere e come si può risolvere? Noi abbiamo già a Bologna una struttura – quella del consorzio provinciale – che funziona bene, che ha personale molto preparato e anche esperienza notevole: è da vedere se il servizio che fa ora è valido o se è un duplicato del servizio già esistente a livello nazionale. In tal caso queste forze, questi mezzi potrebbero essere applicati ad altre soluzioni: per esempio, per una documentazione di tipo diverso, speciale. Penso alla difficoltà che chiunque in un comune qualsiasi, grande o piccolo, incontra se vuole informarsi su quanto hanno fatto gli altri comuni o altre amministrazioni nel campo delle biblioteche, sulla legislazione esistente, sui provvedimenti assunti, anche quelli della regione. Come si informa, dove trova il materiale? Deve inviare, ogni volta, circolari a tutti. Il consiglio regionale ha un servizio di questo tipo e cura un bollettino che, a quanto mi è stato detto, viene prodotto in numero limitato di copie. È forse il caso di studiare un intervento del genere: conosco l’esperienza a Modena, a livello provinciale, di un centro di documentazione di questo tipo, in grado di fornire anche informazione e documentazione sull’attività amministrativa locale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_25_157-160.html#footnote-000">3</ref></hi> </hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sempre in argomento di servizi generali c’è quello relativo al materiale cosiddetto minore, che rientra nel problema di un archivio regionale della documentazione; ma anche questo problema come si può risolvere? È il caso di fare un archivio regionale, come prospettano, mi pare, in Lombardia, o è il caso di vedere la funzione di conservazione (che a mio avviso spetta a qualsiasi biblioteca, tutto dipende dal decidere a quale livello e per che tipo di documentazione) coordinata secondo i tipi di documenti? C’è ancora il problema della conservazione dei fondi antichi: si tratta di un servizio di consulenza, di assistenza tecnica per i problemi della catalogazione ma anche per la valorizzazione dei fondi antichi. E ancora il problema dei giornali e dei periodici. Non possiamo chiedere ad ogni biblioteca, neppure ad ogni sistema, che parta da zero, che risolva tutti questi problemi per i diversi settori. Ci deve essere un servizio a livello regionale al quale si possa rivolgere. Per chiudere, esiste il problema della formazione professionale che è stato citato più volte.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per realizzare questi servizi di carattere generale, le soluzioni possono essere diverse: un centro biblioteconomico, un centro regionale, lo stesso istituto per i beni culturali. Ma come si farà ad assolvere tali compiti senza avere degli esperti specialisti? E dove si potranno prendere? Se siamo d’accordo che oltre alla preparazione tecnico-culturale ci vuole l’esperienza, l’alternativa è questa: o si prendono delle istituzioni che dispongono di siffatto personale (ma in tal caso le biblioteche verrebbero gravemente depauperate, in certi casi persino bloccate), od occorre studiare qualche altra soluzione. Ritengo pericoloso creare un’aspettativa generica quando non c’è disponibilità sul mercato di personale specializzato ed esistono gravi problemi di gestione, resa difficile anche dalla quantità del materiale speciale. Una soluzione potrebbe, invece, essere quella del decentramento. Vale a dire: valersi di biblioteche o istituzioni che per vocazione o per esperienza, per la preparazione del proprio personale, per l’attività che stanno facendo, possano diventare punti di riferimento operativo. La regione potrebbe rafforzare questi istituti, aiutandoli con mezzi finanziari in modo che possano accrescere lo staff del personale e possano dotarsi di tutti gli strumenti necessari così da divenire punti di riferimento ai quali tutte le altre biblioteche si potranno rivolgere vuoi per i problemi delle edizioni antiche, degli incunaboli, o per l’informazione bibliografica, o per i periodici e i giornali, e così via. Questa ipotesi può avere un’applicazione immediata, dal momento che tali strutture già esistono e che, se le rafforziamo, si può mandare avanti la programmazione, il coordinamento di cui si diceva prima. Ciò in attesa che possano essere preparati i quadri necessari, e che, realisticamente, l’istituto dei beni culturali voglia a questo riguardo organicamente attrezzarsi e divenire, come possibile, l’organo per tali funzioni, evitando al massimo ogni tendenza alla burocratizzazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il coordinamento di tali servizi generali dovrà essere fatto dall’organo della regione, ma in collaborazione e collegamento con altre istituzioni che non rientrano sotto la diretta gestione della regione, come per esempio le biblioteche statali. Istituzioni che, se rafforzate, potranno anche assumere determinate funzioni nell’ambito del sistema, nel rispetto delle singole autonomie, e a beneficio di tutte le istituzioni analoghe. In questo senso certe esperienze avviate, e anche molto positive, dimostrano che è possibile raggiungere nuovi traguardi con la collaborazione dell’università, delle scuole in genere, dei distretti scolastici e anche – soprattutto per gli aspetti metodologici – degli uffici centrali dello stato.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_25_157-160.html#footnote-002-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Luigi Balsamo, </hi><hi rend="italic">Ipotesi per l’intervento della Regione</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Regione Emilia-Romagna – Servizio Cultura, </hi><hi rend="italic">Problemi della normativa regionale per le biblioteche e gli archivi: seminario di studio promosso dal Servizio cultura della Giunta regionale</hi><hi rend="CharOverride-1">, 14 maggio 1979, Castel Maggiore - Bologna, Villa Salina (Bologna: Tip. Moderna, 1979), 67-72.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_25_157-160.html#footnote-001-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La Regione Emilia-Romagna, alla data del seminario, aveva emanato un paio di provvedimenti in materia di biblioteche quali la LR 27 giugno 1977, n. 28 (Interventi per la creazione di servizi culturali polivalenti e per iniziative di rilevazione e conservazione del patrimonio bibliografico e artistico, e la LR 26 agosto 1974, n. 46 (Costituzione dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna), ma non una normativa organica che vedrà la luce con la LR 27 dicembre 1983, n. 42 (Norme in materia di biblioteche e archivi storici di enti locali o di interesse locale). [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_25_157-160.html#footnote-000-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si tratta del Cedoc, il Centro documentazione della Provincia di Modena, nato nel 1974 - anche per iniziativa di Balsamo - allo scopo di coordinare a livello provinciale il servizio di pubblica lettura. Divenne successivamente ente gestore del Polo provinciale modenese del Servizio bibliotecario nazionale, ruolo rivestito fino alla chiusura nel 2014. [N.d.C.]</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Luigi Balsamo</p><p rend="editorial_metadata_author">Alberto Salarelli, University of Parma, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">alberto.salarelli@unipr.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-7352-1702</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Ipotesi per l’intervento della Regione (1979),</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0.18</ref>, in Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Scritti di biblioteconomia</hi>, edited by Alberto Salarelli, pp. -5, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0488-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0</ref></p></div>
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