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        <title type="main" level="a">15. Università e formazione professionale (1985)</title>
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          <resp>This is a section of <title>Scritti di biblioteconomia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0488-0</idno>) by </resp>
          <name>Luigi Balsamo, Alberto Salarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.20</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Il breve intervento affronta il tema della preparazione professionale dei bibliotecari, questione che deve essere esaminata nell'ottica delle biblioteche come istituti cardine della politica culturale di un'amministrazione. Il ruolo della biblioteca pubblica come presidio culturale impone l'assunzione di bibliotecari da intendersi come "esperti organizzatori di servizi"; si rivela quindi necessaria un'adeguata formazione universitaria sia teorica sia pratica, così come sperimentato con successo nell'ambito del Corso di perfezionamento dell'Università di Parma.</p>
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            <item>Library science</item>
            <item>librarianship</item>
            <item>public library</item>
            <item>librarians' training</item>
            <item>library schools</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.20<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0488-0.20" /></p>
      <div><head>15. Università e formazione professionale (1985)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="OP10165_xml_28_169-174.html#footnote-005">1</ref></hi></hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Che il tema della preparazione professionale compaia regolarmente nei convegni di particolare impegno, dedicati ai problemi delle biblioteche, è certamente un segno positivo. Sta a dimostrare la consapevolezza, da parte dei promotori, dell’importanza che il fattore del «personale» riveste sul piano dell’organizzazione. Si può dire infatti, senza tema di smentita, che l’attuazione più o meno facile di qualsiasi programma, anche di quelli più ponderati nelle fasi di studio, dipende poi in massima parte dalle capacità dei responsabili della gestione. D’altro canto questa insistenza tematica può anche essere il segnale di una situazione statica, quindi negativa, sul piano delle realizzazioni concrete rispetto a quelle enunciazioni di principio che trovano tutti consenzienti sul piano teorico –a parole – ma non ottengono poi applicazione sul piano pratico.</hi></p><div><head><hi>Un esperto organizzatore di servizi</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Così, nel riordinare le idee per questo intervento su un tema che non solo mi sta a cuore a livello teorico ma al quale da molto tempo vado dedicando gran parte del mio lavoro, sono stato preso da un certo scoramento nell’accorgermi di dover ripetere cose già dette più volte in circostanze analoghe, mentre il quadro istituzionale, a distanza di anni, risulta sostanzialmente immutato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non è certo questione di pessimismo, ma di semplice constatazione: a sfogliare gli atti di convegni dell’ultimo decennio è facile rilevare quanto bassa sia la percentuale delle proposte istituzionali a questo riguardo tradotte in atto, nonostante che in questi anni sia stata rimeditata e arricchita da parte delle regioni la legislazione in materia di biblioteche. Emergono, questo è vero, formulazioni più precise a livello lessicale che sono lo specchio di un chiarimento concettuale nei riguardi di strutture e di funzioni. Per esempio, al tempo del convegno organizzato dal Comune di Milano nel non lontano 1977</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_28_169-174.html#footnote-004">2</ref></hi> </hi><hi rend="CharOverride-1">, eravamo rimasti in pochissimi a parlare ancora del «bibliotecario», diventato per i più un personaggio anacronistico, superato rispetto ad altre immagini gratificanti, specie per la loro indeterminatezza, cui arrideva la prospettiva di attività tanto generiche – o polivalenti – da non poter essere affrontate con disinvolta improvvisazione anziché con rigorosa disciplina professionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mi pare significativo, perciò, e apprezzabile che l’odierno convegno ponga esplicitamente l’accento sul «servizio bibliotecario», così da evidenziare la differenza fra il concetto dinamico e sistematico – dietro il quale sta una tradizione plurisecolare giunta a piena fioritura nel Settecento – rispetto alla funzione statica delle biblioteche oberate preminentemente da compiti di conservazione prevalsi, in maniera alquanto distorta, nel secolo scorso. In realtà si trattò di una chiusura verso le istanze concrete di una società che pur andava estendendo il processo di alfabetizzazione e di istruzione elementare, cui l’assenza di un progetto di politica culturale adeguata al nuovo assetto unitario negò di fatto la disponibilità degli strumenti di base, indispensabili per rendere efficace l’azione della scuola ai vari livelli.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È una deficienza strutturale che persiste tuttora, anzi che si è fatta ancora più grave dal momento che oggi essa limita l’attuazione di quel diritto allo studio e all’accesso alla cultura solennemente sancito dalla costituzione repubblicana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Servizio bibliotecario», dunque, come organizzazione articolata intesa sia a rendere accessibile effettivamente la memoria documentaria collettiva sia ad alimentare con tempestività la memoria di informazione secondaria, come richiesto dalle esigenze di aggiornamento culturale, attraverso le strutture di una comunicazione sociale libera da condizionamenti che possano restringerne l’effettiva fruizione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La questione, quindi, si pone innanzitutto come progettazione di un servizio avente precisi scopi culturali; l’impegno preliminare, cioè, è quello della scelta di una politica culturale concorde da parte degli organi di governo sia centrali che periferici. Subito dopo però si impone la ricerca dei mezzi adeguati per raggiungere gli scopi prescelti: un compito questo di grande responsabilità che investe la competenza dei bibliotecari, a livello dirigente, cioè di gestione e di governo di tale servizio. Organizzare un efficiente servizio bibliotecario equivale appunto a individuare ed allestire la strumentazione più idonea, sul piano sia delle strutture che delle funzioni. È un compito che richiede buona competenza tecnica, certo, ma non meno capacità di scelte critiche, ossia la capacità di valutare le componenti storiche e sociali di una determinata area territoriale, con relativa verifica della rispondenza delle strutture esistenti rispetto alle istanze reali della comunità da servire. Qui emerge in tutta la sua importanza il problema della professionalità del bibliotecario al di là di ogni tradizionale visione semplicistica e riduttiva: il bibliotecario dev’essere un esperto organizzatore di servizi, e a lui spetta stabilire una precisa correlazione fra i mezzi tecnici e l’attuazione di un programma culturale, che è lo scopo ultimo del suo lavoro.</hi></p></div><div><head><hi>Creare le condizioni per formare personale qualificato</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quando si parla di preparazione professionale dei bibliotecari – come avviene per esempio nella recente legge regionale emiliana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_28_169-174.html#footnote-003">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> agli articoli 26, 27, 28 – non si manca di precisare che dev’essere «</hi><hi rend="italic">adeguata alle diverse funzioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> connesse all’espletamento dei compiti» ad essi spettanti (art. 26); di conseguenza viene affermato l’impegno, oltre che la competenza, della regione a provvedere in proposito.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un fatto positivo, dal momento che nessun impegno del genere risulta formalizzato nelle leggi dello stato. Ma se si passa ad esaminare le modalità concrete di attuazione di tali disposizioni normative sorgono numerosi interrogativi, soprattutto a tener conto delle esperienze passate. Non è in discussione la volontà di tradurre in atto siffatti propositi, ma ciò che si pone in primo piano è ancora una volta il problema delle strutture necessarie per assolvere questi compiti. Non mi soffermo sul ruolo delle province che sarà trattato da altri; occorre però almeno prender nota che l’attività di «orientamento e formazione professionale del personale per le biblioteche, gli archivi storici e i relativi servizi» (art. 28 della legge regionale emiliana), di cui si fanno carico le regioni, non può che riferirsi in particolare al livello medio operativo, quello più propriamente collegato all’esecuzione tecnica del lavoro di biblioteca. L’impegno, cioè, riguarda innanzitutto la formazione di base, con successivi aggiornamenti, dal momento che mancano scuole o corsi destinati a preparare specificamente al lavoro di biblioteca.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per formare e aggiornare il personale, però, si richiedono elementi qualificati, in grado di svolgere un’attività didattica per la quale non basta di sicuro la semplice esperienza di routine nel mestiere.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È chiaro che il discorso deve porsi nella prospettiva della programmazione per il futuro, prescindendo dall’immediato in cui non si può fare a meno di soluzioni contingenti e magari empiriche. Ma se davvero si vuole dare avvio ad una seria programmazione su moduli di media e lunga durata, allora non si può evitare di porre il problema anche della formazione di docenti per questi corsi, di quadri a livello dirigente per i quali l’esperienza pratica – ossia l’abilità a livello di mestiere – deve essere sostenuta da una preparazione culturale approfondita. E per preparazione culturale intendo non soltanto il background di carattere generale, acquisito con il ciclo verticale completo di studi concluso dalla laurea, ma qualcosa di più e di diverso che equivalga ad una specializzazione non soltanto tecnica. È su questo punto che emerge il ruolo spettante all’università, poiché non esiste altra struttura istituzionale in grado di assolvere i compiti di una preparazione scientifica che comprenda anche la metodologia e l’addestramento alla ricerca, teorica ed applicata.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quello del bibliotecario è essenzialmente un compito di mediazione verso il pubblico degli utenti non solo effettivi ma anche potenziali: il servizio bibliotecario consiste sostanzialmente nell’apprestare strumenti in grado di offrire una risposta adeguata alle richieste di documentazione e informazione da parte del lettore. Ma sia la raccolta e l’ordinamento delle fonti documentarie – del patrimonio librario e non librario – come l’allestimento dei relativi strumenti d’accesso (catalografici e bibliografici) esigono una preparazione culturale più specifica e approfondita rispetto a quella dei potenziali utenti della biblioteca. Questi strumenti catalografici e bibliografici, infatti, debbono essere il risultato di una corretta analisi dei documenti da attuarsi in previsione di una gamma vastissima di richieste in rapporto alla tipologia dell’utenza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si tratta, perciò, di programmare la struttura dei servizi in relazione alla varietà delle funzioni che essi debbono assolvere a beneficio di un pubblico di cui occorre prevedere le possibili richieste. Un programma impegnativo, come sappiamo, che non rientra nell’ottica di approssimative attività d’animazione, cosicché si dà il caso che tutt’oggi esistano nella nostra regione numerose istituzioni, non isolate o sorte casualmente, che pretendono di chiamarsi biblioteche perché possiedono libri e riviste, ma non hanno quei cataloghi che sono l’elemento costitutivo fondamentale di una biblioteca in quanto «memorie registrate», strumenti irrinunciabili come riconosce anche la recente legge regionale emiliana all’articolo 16.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quando parliamo di valorizzazione di «beni librari» occorre essere consapevoli che ci si riferisce non a semplici oggetti, siano essi antichi o moderni, e che non è facile – ma neppure sufficiente – descriverli in schede più o meno analitiche solo applicando pedissequamente un codice prestabilito. Si tratta bensì di analizzare, valutare, interpretare e classificare anche il contenuto di quei libri al fine di predisporre una rete di segnali/riferimenti capaci di guidare il lettore a individuare quei testi, appunto, che possono soddisfare esaurientemente le sue richieste di conoscenza e informazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di qui la necessità per il bibliotecario di una preparazione culturale specifica a seconda della tipologia della biblioteca in cui deve svolgere il suo lavoro: non bastano i laureati in materie letterarie ma occorrono quelli in materie scientifiche, così come occorrono esperti nelle discipline sociali e in quelle della comunicazione. Anche qui occorre programmare le competenze in rapporto ai diversi tipi di servizio che si debbono rendere, onde evitare da una parte le lacune, dall’altra le sovrapposizioni, per garantire la specificità dei servizi ed evitare risposte generiche. Chi può realizzare questa programmazione di personale commisurata alle necessità reali e coordinarne nello stesso tempo l’impiego? È un obiettivo raggiungibile soltanto attraverso un piano coordinato di lavoro che sia frutto della cooperazione fra le diverse istituzioni ed amministrazioni interessate, ivi compresa l’università. Una cooperazione che suddivida i compiti nel rispetto delle singole competenze, ma ben consapevole dell’esigenza di un impegno comune, dal momento che il fine è servire tutta la comunità, in tutti i suoi gruppi sociali. È anche una questione di razionalizzazione dei mezzi, a partire dalle risorse finanziarie sempre inferiori rispetto ai bisogni reali. Dunque, tale programmazione va fatta a dimensione regionale, nella visione di un sistema di servizi integrati rispetto alla tipologia delle funzioni, quindi con un coordinamento che superi anche la distinzione amministrativa di appartenenza dei singoli istituti, a cominciare proprio dalla formazione del personale.</hi></p></div><div><head><hi>L’esperienza dell’Università di Parma</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Che la cosa sia possibile è provata dall’esperienza. All’Università di Parma qualcosa di concreto è stato fatto attraverso un corso di perfezionamento biennale </hi><hi rend="italic">post lauream</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si è sviluppato grazie alla collaborazione dell’università con due biblioteche di diversa collocazione amministrativa: l’Estense di Modena, statale, e la municipale di Reggio Emilia. Ad esse si è aggiunta di recente la nuova biblioteca civica del Comune di Parma, in fase di ristrutturazione e di crescita ma già preciso punto di riferimento a livello provinciale. In dodici anni la scuola di Parma ha offerto l’occasione di mettere a punto una preparazione professionale a molti giovani entrati poi, come vincitori di concorso a livello direttivo, in biblioteche non solo di questa regione; negli ultimi tempi è cresciuto tra i frequentatori il numero dei bibliotecari già in servizio, sia in istituti statali che di enti locali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il contributo originale di studio e di ricerca è testimoniato dalla pubblicazione, integrale o parziale, dalla massima parte delle tesi di diploma. La scuola ha permesso, altresì, di stabilire rapporti con colleghi ed istituzioni affini straniere attraverso seminari e convegni; ha favorito esperienze di alcuni allievi presso scuole per bibliotecari di altri paesi europei. Una diplomata, che aveva frequentato corsi in diverse scuole inglesi, sta frequentando ora per un anno la scuola in biblioteconomia all’Università di Berkley, negli Stati Uniti, grazie ad una borsa di studio ottenibile con difficile selezione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_28_169-174.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Proprio quest’anno al corso di Parma si è avuto – viceversa – il primo allievo straniero</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_28_169-174.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, venuto con una borsa di studio del Ministero degli esteri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È doveroso ricordare, inoltre, come a Reggio Emilia la biblioteca municipale abbia attuato per prima una collaborazione con la scuola media superiore, ora in via di rafforzamento attraverso corsi sperimentali che indirizzano tra l’altro ad attività nel settore dei beni culturali ed artistici. Sempre in materia di aggiornamento professionale, a Modena si sono avute iniziative in collaborazione fra l’Estense e le università di Modena e di Parma; un fatto non casuale, che si spiega con la situazione di piena cooperazione esistente nel campo dei servizi bibliotecari fra tutte le istituzioni – università, biblioteche dello stato e degli enti locali – a dimensione provinciale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le prospettive generali per il futuro, tuttavia, non appaiono confortevoli per quanto riguarda l’università: com’è noto, nel prossimo anno accademico verranno a cessare gli attuali corsi di perfezionamento. Per le scuole di specializzazione, destinate a sostituirli, è prevista una nuova struttura che richiederà, in pratica, la collaborazione di più facoltà o forse di più atenei. A Milano e a Bologna è stata decisa l’istituzione di corsi biennali destinati però a persone in possesso di diploma di scuola media superiore, perciò interessanti la formazione di personale a livello medio (assistenti o aiuti bibliotecari); a Roma, la Scuola speciale per bibliotecari e archivisti già possiede la struttura regolamentare per continuare nella sua attività pluridecennale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Che cosa succederà altrove? Cosa farà l’Emilia-Romagna che pur ebbe in passato, e a lungo, un corso di perfezionamento anche presso l’ateneo bolognese? Tra un anno resterà priva del tutto di strutture universitarie in grado di formare docenti, ricercatori e quadri dirigenti destinati a programmare e gestire il servizio bibliotecario regionale, proprio ora che la regione ha emanato norme legislative</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10165_xml_28_169-174.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> intese a sostenere e coordinare gli sforzi dei singoli enti locali in una più razionale visione programmatica?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un interrogativo inquietante, che attende una risposta tempestiva; ma qualsiasi soluzione, per essere efficace, dovrà fondarsi necessariamente sull’impegno concorde di tutte le istituzioni pubbliche interessate a realizzare dei servizi bibliotecari veramente efficienti.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_28_169-174.html#footnote-005-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Luigi Balsamo, </hi><hi rend="italic">Università e formazione professionale</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">I servizi per le biblioteche e il ruolo delle province</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Atti del Convegno “L’organizzazione dei servizi bibliotecari e il ruolo delle province” realizzato con il patrocinio del Ministero per i beni culturali e ambientali e l’adesione dell’Associazione Italiana Biblioteche, Bologna, 2-3 marzo 1984), a cura di Massimo Belotti (Milano: Editrice Bibliografica, 1985), 75-83.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_28_169-174.html#footnote-004-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. </hi><hi rend="italic">Biblioteche e sviluppo culturale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Atti del Convegno, Milano, 3-5 marzo 1977) (Roma: Editori Riuniti, 1978, «Argomenti» 86). In questo convegno Balsamo presentò una relazione riprodotta in questo volume al n. 12. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_28_169-174.html#footnote-003-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	LR 27 dicembre 1983, n. 42 (Norme in materia di biblioteche e archivi storici di enti locali o di interesse locale). [N.d.C.] </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_28_169-174.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si trattava di Elisa Grignani, vincitrice di una borsa Fullbright. Rientrata in Italia dopo l’esperienza statunitense, vinse il concorso da ricercatrice e, successivamente, da professoressa associata presso l’Istituto di Biblioteconomia e Paleografia dell’ateneo parmense. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_28_169-174.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Joseph Pirotta da Malta. [N.d.C.]</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10165_xml_28_169-174.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	LR 27 febbraio 1984, n. 6 (Norme sul riordino istituzionale). [N.d.C.]</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Luigi Balsamo</p><p rend="editorial_metadata_author">Alberto Salarelli, University of Parma, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">alberto.salarelli@unipr.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-7352-1702</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Università e formazione professionale (1985),</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0.20</ref>, in Luigi Balsamo, <hi rend="italic">Scritti di biblioteconomia</hi>, edited by Alberto Salarelli, pp. -7, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0488-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0488-0</ref></p></div></div>
      
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