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        <title type="main" level="a">Intelligenza artificiale, professionalità e contratto di lavoro</title>
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            <forename>Cristina</forename>
            <surname>Alessi</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Brescia, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Trasformazioni, valori e regole del lavoro</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0507-8</idno>) by </resp>
          <name>William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.02</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The essay deals with the incidence of technological innovation on the contract of employment, from the perspective of the artificial intelligence's impact on the worker's skills. The author focuses, specifically, on the evaluation of the worker's performance while interacting with AI systems, and analyses the effects on salary, worker liability and the right to professional training.</p>
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            <item>AI</item>
            <item>employment</item>
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            <item>professional training</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.02<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.02" /></p>
      <div><head>Intelligenza artificiale, professionalità <lb/>e contratto di lavoro</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Cristina Alessi</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_1" ><hi rend="CharOverride-1">A Riccardo</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-1">Mi</hi><hi rend="CharOverride-1"> sto facendo un po’ di posto</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-1">E che mi aspetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> chi lo sa</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-1">Che posto vuoto ce n’è stato</hi><hi rend="CharOverride-1">, ce n’è, ce ne sarà.</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-1">(Ligabue, </hi><hi rend="italic">Ho messo via</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi></p><div><head><hi>1. Premessa</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’incidenza dell’innovazione tecnologica sul contratto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro è un tema che ciclicamente si ripresenta all’attenzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (non solo) dei giuristi del lavoro, accompagnata dalla riflessione sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> tenuta della normativa lavoristica rispetto alla trasformazione dei modi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> produrre e, di conseguenza, di lavorare. Non fa eccezione la</hi><hi rend="CharOverride-1"> più recente rivoluzione tecnologica che, a differenza delle altre, sembra</hi><hi rend="CharOverride-1"> svilupparsi a una velocità tale da non poter più essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> ristretta entro precisi confini temporali, presentandosi invece come un processo</hi><hi rend="CharOverride-1"> evolutivo continuo, come si ricava dalle letture che ne fanno</hi><hi rend="CharOverride-1">, tra gli altri, sociologi ed economisti. Qualche anno fa Riccardo</hi><hi rend="CharOverride-1"> Del Punta si chiedeva cosa potesse fare il diritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro a fronte di mutamenti così profondi e in evoluzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> incessante dei modi di lavorare, provando a fornire alcune risposte</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-022">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Io proverò di collocarmi nel solco di quella riflessione, cercando a</hi><hi rend="CharOverride-1"> mia volta fornire spunti di discussione in ordine ad alcuni</hi><hi rend="CharOverride-1"> profili di disciplina del contratto di lavoro, come il ruolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle mansioni e della professionalità del lavoratore nei nuovi modelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> di organizzazione del lavoro conformati dall’intelligenza artificiale.</hi></p></div><div><head><hi>2. Potere</hi><hi> direttivo e trasparenza</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una delle questioni più rilevanti che si</hi><hi rend="CharOverride-1"> pongono nel contesto della trasformazione appena richiamata riguarda il cuore</hi><hi rend="CharOverride-1"> del contratto di lavoro, dal momento che i mutamenti delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> modalità di svolgimento della prestazione, e dunque delle competenze richieste</hi><hi rend="CharOverride-1"> ai lavoratori, richiedono un adattamento continuo della professionalità dei lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1">, oltre allo sviluppo di capacità (le c.d. </hi><hi rend="italic">soft skills</hi><hi rend="CharOverride-1">) diverse da quelle tecniche, ma ad esse complementari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In primo luogo, il diritto del lavoro dovrebbe accompagnare questi processi (</hi><hi rend="CharOverride-1">e, come si dirà più avanti, provare ad anticiparli), attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">una revisione (anche in via interpretativa) di alcuni dei suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">snodi fondamentali. Per questo profilo, in effetti, più che attendere </hi><hi rend="CharOverride-1">l’intervento del legislatore, pure necessario per la regolamentazione dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">incidenza dell’intelligenza artificiale (d’ora in avanti IA) nella </hi><hi rend="CharOverride-1">gestione dei rapporti di lavoro, occorre interrogarsi sulle categorie fondanti </hi><hi rend="CharOverride-1">del contratto di lavoro, a partire dall’oggetto del contratto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-021">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La questione centrale, insomma, riguarda proprio il cuore del contratto di lavoro, le</hi><hi rend="CharOverride-1"> mansioni o, meglio, la professionalità del lavoratore. La modifica dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’art. 2103 c.c. introdotta dal d.lgs. n. 81</hi><hi rend="CharOverride-1">/2015, in altre parole, deve essere letta alla luce delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuove forme di organizzazione del lavoro. Non si tratta, certo</hi><hi rend="CharOverride-1">, di una novità assoluta, dal momento che fin dall’avvento</hi><hi rend="CharOverride-1"> della rivoluzione tecnologica è stato necessario interrogarsi sulla tenuta delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> categorie tradizionali con le quali il diritto del lavoro è</hi><hi rend="CharOverride-1"> da sempre abituato a confrontarsi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-020">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Oggi quel dibattito va </hi><hi rend="CharOverride-1">affrontato alla luce della pervasività delle nuove tecnologie, della rapidità </hi><hi rend="CharOverride-1">della loro evoluzione, come si è detto, e della incidenza del potere direttivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> esercitato per il tramite dell’intelligenza artificiale sui diritti dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una prima questione concerne senza dubbio il potere direttivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> del datore di lavoro e i suoi limiti, colto dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’angolo visuale del potere di conformazione della prestazione in ragione</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli interessi dell’organizzazione produttiva</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-019">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Si tratta di un </hi><hi rend="CharOverride-1">tema che si intende affrontare, in questo contributo, dal punto </hi><hi rend="CharOverride-1">di vista delle «tradizionali» organizzazioni del lavoro, non tanto da </hi><hi rend="CharOverride-1">quello del lavoro tramite piattaforma, che resta comunque sullo sfondo, </hi><hi rend="CharOverride-1">perché alcune delle soluzioni che sono state proposte in quell’</hi><hi rend="CharOverride-1">ambito possono riguardare anche gli assetti organizzativi classici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-018">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre, preliminarmente, sgombrare il campo dalla questione relativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’attribuzione al datore di lavoro della responsabilità delle decisioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzative assunte dall’IA, cosa che non pare possa essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> seriamente messa in dubbio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-017">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel momento in cui, cioè, </hi><hi rend="CharOverride-1">il datore di lavoro si serve di un sistema di </hi><hi rend="CharOverride-1">IA per l’organizzazione del lavoro, le decisioni in materia </hi><hi rend="CharOverride-1">sono a lui riferibili, anche se i risultati dell’elaborazione </hi><hi rend="CharOverride-1">dei dati da parte del sistema sono imprevedibili, talvolta irrazionali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-016">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In questo senso si muovono le ricostruzioni dottrinali che, sottolineando l’indistinguibilità tra il</hi><hi rend="CharOverride-1"> potere di conformazione e quello di controllo, fanno leva sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> normativa europea in materia di IA da poco in vigore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-015">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e su quella ancora </hi><hi rend="italic">in fieri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-014">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che, nell’individuare</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli strumenti che possono contrastare gli effetti negativi rispetto ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritti fondamentali delle decisioni algoritmiche, si fonda sui principi della</hi><hi rend="CharOverride-1"> trasparenza e dell’intervento umano, costruendo il diritto delle persone</hi><hi rend="CharOverride-1"> a conoscere i criteri sulla base dei quali vengono assunte</hi><hi rend="CharOverride-1"> le decisioni che le riguardano (nel nostro caso le decisioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> relative alla gestione del rapporto di lavoro, dalle promozioni, ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> trasferimenti, all’organizzazione del lavoro) e il diritto a ottenere</hi><hi rend="CharOverride-1"> la revisione della decisione da parte di un umano nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> caso in cui si dubiti della correttezza della stessa.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Questi aspetti meriterebbero una trattazione più approfondita di quanto si possa fare in questa sede; si può però </hi><hi rend="CharOverride-1">segnalare come l’intreccio dei poteri risultante dall’utilizzo di </hi><hi rend="CharOverride-1">sistemi di IA rende soggette al principio di trasparenza </hi><hi rend="italic">tutte</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">le decisioni assunte attraverso il sistema, anche quelle che tradizionalmente </hi><hi rend="CharOverride-1">vengono considerate rientranti nei poteri discrezionali del datore di lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-013">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Decisioni cioè insindacabili quanto al loro fondamento e alla loro</hi><hi rend="CharOverride-1"> giustificazione, se non quando hanno un effetto discriminatorio. Non a</hi><hi rend="CharOverride-1"> caso G. Proia ha recentemente affermato che il principio di</hi><hi rend="CharOverride-1"> trasparenza consente di entrare «nei bastioni inespugnabili delle prerogative imprenditoriali</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-012">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il principio di trasparenza, in particolare, sembra operare non solo</hi><hi rend="CharOverride-1"> a valle del processo decisionale, ma anche a monte, nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> momento in cui si definiscono i criteri che devono sorreggerlo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Da questo punto di vista, il Regolamento sull’IA prevede</hi><hi rend="CharOverride-1">, per i sistemi ad alto rischio, tra cui quelli che</hi><hi rend="CharOverride-1"> possono incidere sui diritti dei lavoratori (Peruzzi 2021, 37), l</hi><hi rend="CharOverride-1">’obbligo di fornire informazioni sui criteri utilizzati dal sistema per</hi><hi rend="CharOverride-1"> assumere le decisioni (Barbera 2023, 7 sgg.). </hi><hi rend="CharOverride-1">Il principio di trasparenza potrebbe rivelarsi uno strumento</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutt’altro che debole, se utilizzato per forzare la scatola</hi><hi rend="CharOverride-1"> nera del potere imprenditoriale e consentire ai lavoratori e ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro rappresentanti di accedere alle motivazioni che sorreggono le decisioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzative. Certo, ci sono da superare alcuni non banali limiti</hi><hi rend="CharOverride-1">, tecnici e giuridici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-011">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma occorre anche chiarire che ciò </hi><hi rend="CharOverride-1">che si richiede non sono tanto i meccanismi di funzionamento </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’algoritmo, per i quali occorrono conoscenze specialistiche, ma i </hi><hi rend="CharOverride-1">criteri sulla base dei quali l’algoritmo effettuerà le proprie </hi><hi rend="CharOverride-1">scelte organizzative, almeno nella fase iniziale del suo funzionamento, ovvero, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel nostro caso, le scelte imprenditoriali che determineranno poi la </hi><hi rend="CharOverride-1">conformazione della prestazione di volta in volta richiesta al lavoratore.</hi></p></div><div><head><hi>3. IA e professionalità del lavoratore</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un profilo sul quale la </hi><hi rend="CharOverride-1">discussione è ancora all’inizio è l’apporto della professionalità </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoratore alla stessa organizzazione del lavoro, attraverso l’interazione </hi><hi rend="CharOverride-1">con le macchine (Ciucciovino 2022). Gli studi più recenti sull’</hi><hi rend="CharOverride-1">interazione uomo-macchina dimostrano come i sistemi c.d. di </hi><hi rend="italic">machine learning</hi><hi rend="CharOverride-1">, che hanno ormai un ruolo centrale nelle organizzazioni produttive innovative, siano in grado di elaborare una</hi><hi rend="CharOverride-1"> enorme quantità di informazioni in tempi rapidissimi e di modificare</hi><hi rend="CharOverride-1">, di conseguenza, i modelli organizzativi secondo criteri legati al miglioramento</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’efficienza e della produttività</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-010">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In queste operazioni, tuttavia, </hi><hi rend="CharOverride-1">l’intelligenza artificiale apprende dalle interazioni con l’essere umano </hi><hi rend="CharOverride-1">e migliora le proprie prestazioni proprio sulla base degli impulsi </hi><hi rend="CharOverride-1">e delle correzioni che di volta in volta l’uomo </hi><hi rend="CharOverride-1">apporta alla macchina. La relazione uomo-macchina è dunque biunivoca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-009">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e comporta benefici innegabili dal punto di vista della produttivit</hi><hi rend="CharOverride-1">à, da un lato, e del miglioramento dello stesso sistema di intelligenza artificiale </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’altro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-008">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In diversi settori del pensiero giuridico, come il</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto civile e commerciale, si stanno studiando i possibili risvolti</hi><hi rend="CharOverride-1">, in termini di valutazione economica, dei miglioramenti che il committente</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un certo servizio può apportare al funzionamento del programma</hi><hi rend="CharOverride-1"> di elaborazione dei dati deputato alla fornitura del servizio medesimo</hi><hi rend="CharOverride-1">, attraverso ciò che il programma apprende durante detta fornitura. E</hi><hi rend="CharOverride-1"> si chiede anche se questo miglioramento debba essere compensato economicamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> al committente da parte del fornitore (Vacchi 2020). Nel quadro</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un contratto di lavoro, l’apporto del lavoratore al</hi><hi rend="CharOverride-1"> miglioramento dei processi produttivi e all’organizzazione del lavoro, attuato</hi><hi rend="CharOverride-1"> attraverso l’interazione con la macchina, andrebbe valutato anche dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> punto di vista retributivo, per esempio nella considerazione di questi</hi><hi rend="CharOverride-1"> aspetti ai fini della classificazione del personale, ovvero prevedendo elementi</hi><hi rend="CharOverride-1"> aggiuntivi della retribuzione, da contrattare anche a livello aziendale, per</hi><hi rend="CharOverride-1"> i lavoratori che interagiscono con macchine intelligenti. E ciò perch</hi><hi rend="CharOverride-1">é in questi modelli organizzativi, in definitiva, la prestazione di lavoro assume </hi><hi rend="CharOverride-1">una duplice coloritura, dal momento che costituisce al tempo stesso </hi><hi rend="CharOverride-1">adempimento del contratto di lavoro e contributo al miglioramento dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla contrattazione collettiva spetta dunque un compito </hi><hi rend="CharOverride-1">non semplice, che inizia a prendere forma nei primi rinnovi </hi><hi rend="CharOverride-1">contrattuali che hanno messo mano ai sistemi di inquadramento</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-007">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> scorta delle indicazioni di cui all’art. 2013 c.c</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-006">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La sfida è duplice: da un lato, occorre ragionare</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondo schemi molto diversi dal passato, passando da una classificazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondata soprattutto sui singoli compiti assegnati al lavoratore a una</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella quale entrino in gioco (anche nella determinazione della retribuzione</hi><hi rend="CharOverride-1">) competenze non solo tecniche, ma richieste dalle nuove modalità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzazione del lavoro, come quelle indicate più sopra</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-005">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">altro lato, occorre provare a immaginare una diversa articolazione dei livelli di inquadramento, proprio a partire dalla cancellazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del criterio dell’equivalenza. Un apporto importante potrebbe venire anche </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla contrattazione di secondo livello, più vicina al modello organizzativo </hi><hi rend="CharOverride-1">concreto. Il riferimento, che pure emerge dai più recenti rinnovi </hi><hi rend="CharOverride-1">contrattuali, è insomma a una classificazione integrabile a livello aziendale </hi><hi rend="CharOverride-1">attraverso un sistema di rinvii, che permetterebbe di rendere più </hi><hi rend="CharOverride-1">flessibile il sistema di inquadramento e, al tempo stesso, più </hi><hi rend="CharOverride-1">aderente alle singole realtà</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-004">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una questione strettamente correlata a quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> appena affrontata riguarda, poi, la valutazione della prestazione dei lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla luce della (ormai non più eludibile) interazione con sistemi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di intelligenza artificiale (Dagnino 2019). Questa prospettiva di indagine pu</hi><hi rend="CharOverride-1">ò essere solo accennata, ma pare importante nella riflessione sui nuovi modelli organizzativi del lavoro. Non ci </hi><hi rend="CharOverride-1">si occuperà in questa sede delle prospettive di integrazione dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">intelligenza artificiale con quella umana, attraverso sistemi che pongono, come </hi><hi rend="CharOverride-1">rilevato in dottrina (Maio 2018), inediti problemi di rispetto della </hi><hi rend="CharOverride-1">dignità umana (la prospettiva del lavoratore «aumentato», ad esempio). L’</hi><hi rend="CharOverride-1">ottica di questo contributo è quella posta dalle forme di </hi><hi rend="CharOverride-1">cooperazione tra l’intelligenza umana e quella artificiale, attraverso l’</hi><hi rend="CharOverride-1">utilizzo di strumenti di lavoro governati in via principale da quest’ultima (Santosuosso 2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come</hi><hi rend="CharOverride-1"> si è accennato, alcune esperienze contrattuali sembrano andare nella direzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della valorizzazione delle competenze trasversali dei lavoratori, riconfigurando la classificazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei lavoratori non più intorno al concetto di mansione, bens</hi><hi rend="CharOverride-1">ì a quello di ruolo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-003">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, strettamente collegato alle competenze tecniche e non del lavoratore e all’</hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione concreta del lavoro. In un simile quadro, la valutazione </hi><hi rend="CharOverride-1">della prestazione del lavoratore non dovrebbe prescindere dall’apporto dato, </hi><hi rend="CharOverride-1">attraverso la propria professionalità (Dagnino 2019, 103 sgg.), al miglioramento </hi><hi rend="CharOverride-1">della stessa organizzazione del lavoro, tramite l’interazione con la </hi><hi rend="CharOverride-1">macchina. Come ha esattamente osservato Valerio Maio «il servizio umano </hi><hi rend="CharOverride-1">sarà un valore aggiunto e l’imperfezione umana paradossalmente potrà </hi><hi rend="CharOverride-1">considerarsi sinonimo di qualità», risultando vincente «anche la capacità di lavorare in maniera profonda e creativa con le</hi><hi rend="CharOverride-1"> macchine, umanizzandone l’operato» (Maio 2018, 1430).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se questo aspetto</hi><hi rend="CharOverride-1">, tuttavia, rappresenta il lato positivo dell’interazione uomo-macchina, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lato negativo può essere individuato nell’incidenza di detta interazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla valutazione dell’esatto adempimento da parte del lavoratore. Ci</hi><hi rend="CharOverride-1">ò che occorre chiedersi, in altre parole, è in che modo attribuire la responsabilità per l’inadempimento della</hi><hi rend="CharOverride-1"> prestazione una volta che la prestazione stessa sia effettuata dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’uomo </hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla macchina. Nel settore della responsabilità civile, per</hi><hi rend="CharOverride-1"> esempio, si ricorre all’istituto della </hi><hi rend="italic">culpa in vigilando </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="CharOverride-1">Maio 2018, 1432), sulla scorta della Risoluzione del Parlamento Europeo </hi><hi rend="CharOverride-1">del 16 febbraio 2017, che attribuisce a chi ha la </hi><hi rend="CharOverride-1">«custodia» della macchina la responsabilità (sia pure condivisa con il costruttore) per eventuali danni provocati dalla macchina stessa o</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla </hi><hi rend="italic">culpa in educando </hi><hi rend="CharOverride-1">(Santosuosso 2012), quando i comportamenti </hi><hi rend="CharOverride-1">del robot dipendono dalla «istruzione» ricevuta dal proprietario. In questo </hi><hi rend="CharOverride-1">senso sembra muoversi anche la risoluzione del parlamento europeo del </hi><hi rend="CharOverride-1">20 ottobre 2020</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-002">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nell’ambito del rapporto di lavoro, per</hi><hi rend="CharOverride-1">ò, il problema è ancora più complesso, perché presuppone, da un lato, la possibilità di distinguere l’apporto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratore rispetto a quello della macchina e, dall’altro, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> padronanza da parte del lavoratore della gestione della macchina e</hi><hi rend="CharOverride-1"> la capacità di modifica dei modelli di «comportamento» (se cos</hi><hi rend="CharOverride-1">ì si può dire) della stessa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-001">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un approccio di questo tipo, tuttavia, richiede </hi><hi rend="CharOverride-1">che la professionalità del lavoratore sia adeguata al ruolo assegnato </hi><hi rend="CharOverride-1">all’interno dell’impresa e venga costantemente aggiornata rispetto all’</hi><hi rend="CharOverride-1">evoluzione tecnologica. Il che porta ovviamente a discutere del ruolo </hi><hi rend="CharOverride-1">della formazione nelle moderne organizzazioni del lavoro, alla luce della </hi><hi rend="CharOverride-1">previsione sul diritto alla formazione contenuto nell’art. 2103 c.</hi><hi rend="CharOverride-1">c.</hi></p></div><div><head><hi>4. IA, formazione e contratto di lavoro</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La necessità </hi><hi rend="CharOverride-1">di adeguamento continuo della professionalità del lavoratore alle modifiche dell’organizzazione e delle modalità di svolgimento del lavoro è</hi><hi rend="CharOverride-1"> forse l’aspetto maggiormente connesso alla rapidità con cui si</hi><hi rend="CharOverride-1"> muove l’innovazione tecnologica e alla correlata richiesta di capacità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di adattamento continuo del lavoratore (Dagnino 2019, spec. 108 sgg</hi><hi rend="CharOverride-1">.).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La letteratura in materia (non solo giuridica) è concorde nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’affermare che la formazione basata esclusivamente sulle competenze tecniche è, in </hi><hi rend="CharOverride-1">questo quadro, destinata a fallire e che occorre pensare a </hi><hi rend="CharOverride-1">un sistema di formazione continua che, in qualche modo, anticipi </hi><hi rend="CharOverride-1">l’innovazione. Sul punto si può certamente concordare, precisando tuttavia </hi><hi rend="CharOverride-1">che non si tratta di una novità. Oggi, ma questo </hi><hi rend="CharOverride-1">valeva anche in passato, il sistema formativo non dovrebbe seguire </hi><hi rend="CharOverride-1">l’evoluzione tecnologica, ma anticiparla, altrimenti il rischio è quello </hi><hi rend="CharOverride-1">di una rincorsa infinita.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul piano del rapporto di lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">la modifica dell’art. 2103 c.c. nel senso dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">introduzione del diritto alla formazione in ogni ipotesi di mutamento delle mansioni è solo</hi><hi rend="CharOverride-1"> un tassello del mosaico, ma particolarmente importante. Come si è</hi><hi rend="CharOverride-1"> sostenuto in altre sedi, il diritto alla formazione, benché sfornito</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una sanzione espressa, deve essere considerato perfetto e azionabile</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal lavoratore, anche sotto forma di eccezione di inadempimento (Alessi</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2020, 452 sgg.). Nelle moderne organizzazioni del lavoro, là dove</hi><hi rend="CharOverride-1"> al lavoratore viene richiesto un continuo adeguamento delle proprie competenze</hi><hi rend="CharOverride-1">, detto diritto si deve ritenere applicabile anche a tutte le</hi><hi rend="CharOverride-1"> ipotesi di modifica dell’organizzazione del lavoro e delle modalità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di svolgimento della prestazione che incidano sulla professionalità richiesta al</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratore, anche nell’ambito dello stesso livello di inquadramento</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_2_21-30.html#footnote-000">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un simile diritto, tuttavia, resta svuotato di senso se non è sostenuto dalle previsioni della contrattazione collettiva </hi><hi rend="CharOverride-1">e dall’edificazione di un sistema di formazione professionale continua </hi><hi rend="CharOverride-1">nel quale un ruolo rilevante deve assumere la valorizzazione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">competenze richieste dall’evoluzione tecnologica, in primis le c.d. </hi><hi rend="italic">soft skills </hi><hi rend="CharOverride-1">(Ciucciovino 2018). Un sistema, cioè, nel quale si</hi><hi rend="CharOverride-1"> guardi non tanto alle competenze tecniche, ma alle </hi><hi rend="italic">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1">, come</hi><hi rend="CharOverride-1"> è stato efficacemente sostenuto (Caruso 2018).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La costruzione di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> sistema del genere richiede cioè l’impegno e anche l</hi><hi rend="CharOverride-1">’interazione tra diversi attori: il sindacato, le imprese e le</hi><hi rend="CharOverride-1"> istituzioni di governo del mercato del lavoro. Il tutto in</hi><hi rend="CharOverride-1"> un quadro normativo più incentivante di quello attuale, nel quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> la regolazione dei congedi formativi, in particolare di quelli a</hi><hi rend="CharOverride-1"> scelta dei lavoratori, per fare l’esempio più eclatante, è</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutt’altro che favorevole, tale cioè da consegnarli al regno</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’irrilevanza, se non dell’inutilità. Occorre anzitutto una rev</hi><hi rend="CharOverride-1">isione dei percorsi formativi nel senso del potenziamento delle competenze tecnologiche, di quelle legate alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> capacità di apprendere, ma anche delle capacità di rispondere creativamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> agli stimoli dell’innovazione. Questo deve valere tanto per i</hi><hi rend="CharOverride-1"> più elevati livelli di classificazione quanto per quelli più bassi</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda la formazione </hi><hi rend="italic">nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapporto di lavoro, c</hi><hi rend="CharOverride-1">’è anche bisogno che la contrattazione collettiva migliori le previsioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> attuali in materia. Il contratto collettivo dei metalmeccanici è stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> salutato come un primo passo in questa direzione, ma si</hi><hi rend="CharOverride-1"> tratta di un passo piuttosto timido, se si considera l</hi><hi rend="CharOverride-1">’entità della formazione prevista (24 ore in un triennio). Vi sono però </hi><hi rend="CharOverride-1">esperienze contrattuali più incoraggianti, modellate talvolta sulla storica esperienza delle «</hi><hi rend="CharOverride-1">150 ore», che potrebbero essere prese a modello.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’ultimo </hi><hi rend="CharOverride-1">aspetto riguarda la formazione nel mercato del lavoro. Una delle </hi><hi rend="CharOverride-1">caratteristiche del lavoro del terzo millennio è la frammentazione dei </hi><hi rend="CharOverride-1">percorsi lavorativi, che comporta traiettorie non lineari, caratterizzate dall’alternanza </hi><hi rend="CharOverride-1">tra periodi di lavoro e di non lavoro. Gli effetti </hi><hi rend="CharOverride-1">di percorsi di questo genere sono particolarmente preoccupanti, sia nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">immediato che nel futuro, una volta cessata la vita lavorativa. Non è possibile analizzare compiutamente la questione, su </hi><hi rend="CharOverride-1">cui esiste tuttavia una vastissima letteratura; ci si può limitare, </hi><hi rend="CharOverride-1">in questa sede, a ricordare che i rischi maggiori riguardano </hi><hi rend="CharOverride-1">il livello di reddito e l’esclusione sociale delle persone </hi><hi rend="CharOverride-1">coinvolte, ma anche il depauperamento della professionalità, che in verità </hi><hi rend="CharOverride-1">sono fenomeni strettamente collegati. Su questi rischi bisogna intervenire con </hi><hi rend="CharOverride-1">particolare efficacia. Il nostro sistema di formazione professionale è, com’</hi><hi rend="CharOverride-1">è noto, da rivedere profondamente, sia nei contenuti della formazione </hi><hi rend="CharOverride-1">erogata, alla luce delle osservazioni svolte in precedenza, sia nella </hi><hi rend="CharOverride-1">sua organizzazione, in particolare per quanto riguarda l’accesso ai </hi><hi rend="CharOverride-1">percorsi formativi per i lavoratori destinatari di strumenti di sostegno </hi><hi rend="CharOverride-1">al reddito o comunque disoccupati (Del Punta 2024, 579 sgg.).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Strumenti ampiamente sperimentati in altri ordinamenti, come quello francese, ad esempio i congedi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e il bilancio di competenze (ma non solo) dovrebbero essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> utilizzati per costruire percorsi il più possibile personalizzati (Valenti 2021</hi><hi rend="CharOverride-1">, 69 sgg.). Nel miglioramento e nella modernizzazione del sistema dovrebbero</hi><hi rend="CharOverride-1"> poi avere un ruolo rilevante le parti sociali (anche attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli enti bilaterali), le Regioni, cui è affidata dalla Costituzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> la competenza in materia di formazione professionale, e le istituzioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> di governo del mercato del lavoro (Ciucciovino 2022, 137 sgg</hi><hi rend="CharOverride-1">.). È solo attraverso l’interazione di questi interventi che è</hi><hi rend="CharOverride-1"> possibile affrontare le sfide dell’innovazione tecnologica.</hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2019. “Diritto del lavoro e economia digitale.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> In </hi><hi rend="italic">Impresa, lavoro e non lavoro nell’economia digitale</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di C. Alessi, M. 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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-022-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta 2019, 15 sgg.; si veda anche Del Punta </hi><hi rend="CharOverride-1">2020, 99 sgg. e Del Punta 2018, 237 sgg. Tutti </hi><hi rend="CharOverride-1">i saggi indicati sono oggi riprodotti in Chiaromonte, Vallauri 2024, </hi><hi rend="CharOverride-1">voll. I e II.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-021-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">È quanto in dottrina si</hi><hi rend="CharOverride-1"> è cominciato a fare, proprio alla luce dei nuovi modelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzativi dell’impresa. Si veda, ad es., Pinto 2024, 324 ss.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-020-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda, per tutti, le considerazioni di Carinci 1985, 222 </hi><hi rend="CharOverride-1">sgg., spec. par. 3; Vardaro 1986, 75 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-019-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sulla questione si veda Bano 2024, spec. 136 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-018-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Come osserva Lo Faro 2022, 190, infatti, «forme di automazione </hi><hi rend="CharOverride-1">algoritmica – sul mercato del mercato, oltre che nel rapporto di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro – si registrano invero anche in imprese «non tecnologiche».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-017-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In questo senso Dagnino 2019, 78 sgg.; Ciucciovino 2024.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-016-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si vv. gli esempi riportati da Lo Faro 2022, 192 sgg. </hi><hi rend="CharOverride-1">e Peruzzi 2021, 57. Del resto, che il risultato dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">elaborazione dei dati possa condurre a decisioni irrazionali dipende dal </hi><hi rend="CharOverride-1">funzionamento dell’algoritmo, non dissimilmente da quanto avviene nella mente </hi><hi rend="CharOverride-1">umana. Lo ricorda Sartor 2022, 20, richiamando il concetto di </hi><hi rend="CharOverride-1">razionalità limitata proposto da H. Simon.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-015-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il riferimento è</hi><hi rend="CharOverride-1"> al Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale, approvato in via definitiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> il 13 marzo 2024, ma anche alla prospettiva aperta dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> GPDR, sul quale si veda Peruzzi 2023, </hi><hi rend="italic">passim</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-014-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda la proposta di Direttiva relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro nel </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro mediante piattaforme digitali (COM/2021/762 final).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-013-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="CharOverride-1">questa prospettiva si pone, condivisibilmente, Zilli 2022, 67 sgg. e </hi><hi rend="CharOverride-1">151 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-012-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Proia, </hi><hi rend="italic">Relazione introduttiva</hi><hi rend="CharOverride-1">, Seminario di Bertinoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">14 dicembre 2023, inedita a quanto consta. Il video è </hi><hi rend="CharOverride-1">disponibile all’indirizzo </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-3">https://dsg.unibo.it/it/eventi/seminari-</hi><hi rend="CharOverride-3">di-bertinoro-2023-la-trasparenza-nei-rapporti-di-lavoro-xviii-</hi><hi rend="CharOverride-3">edizione</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-011-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Quali quelli segnalati da Bano 2014, 141.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-010-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In questo senso il quaderno del Cnel, </hi><hi rend="italic">Intelligenza artificiale e mercati del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, n. 21/2024, 39 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-009-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Di «complementarità tra uomo e macchina» parla Dagnino 2019, </hi><hi rend="CharOverride-1">107.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-008-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Faioli 2018, spec. 211 sgg.; si. si veda</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche Cipriani 2018, che precisa tuttavia che i processi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> innovazione devono essere «innestati su un coinvolgimento autentico delle persone</hi><hi rend="CharOverride-1">».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-007-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Tomassetti 2022; Barbieri 2023 sottolinea come «la destandardizzazione dei processi produttivi, nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">industria e non solo nell’industria, dovuta alle innovazioni tecnologiche </hi><hi rend="CharOverride-1">e organizzative, se da un lato richieda alle imprese rinnovate </hi><hi rend="CharOverride-1">capacità di organizzazione, dall’altro pone semmai questioni in parte </hi><hi rend="CharOverride-1">nuove in tema di metrica del lavoro».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-006-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Che l</hi><hi rend="CharOverride-1">’art. 2103 c.c., come modificato dall’art. 3 del d.lgs. n. </hi><hi rend="CharOverride-1">81/2015, costituisse un serio incentivo alla contrattazione per la </hi><hi rend="CharOverride-1">revisione dei sistemi di inquadramento è osservazione condivisa. Si veda, </hi><hi rend="CharOverride-1">tra gli altri, Gargiulo 2015; Alessi 2020.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-005-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In tema si veda Fenoglio 2024; Ciucciovino 2024, 132 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-004-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Tomassetti 2022, 196 sgg.; sottolinea i rischi connessi al decentramento </hi><hi rend="CharOverride-1">dei sistemi di inquadramento Barbieri 2023, 19 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-003-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Tomassetti 2022, 193; Focareta 2023</hi><hi rend="CharOverride-1">; Preteroti, Cairoli 2021.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-002-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Risoluzione del Parlamento europeo del </hi><hi rend="CharOverride-1">20 ottobre 2020 recante raccomandazioni alla Commissione su un regime </hi><hi rend="CharOverride-1">di responsabilità civile per l’intelligenza artificiale (2020/2014(INL). </hi><hi rend="CharOverride-1">Sulla responsabilità d’impresa nell’utilizzo dell’IA si veda, </hi><hi rend="CharOverride-1">tra gli altri, Schneider 2022.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-001-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In dottrina, ad esempio</hi><hi rend="CharOverride-1">, si discute della possibile applicazione degli artt. 2048 e 2049</hi><hi rend="CharOverride-1"> c.c. nei casi dei danni provocati dalle macchine intelligenti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Si veda Coppini 2018. Sulla questione della valutazione dell’inadempimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoratore che coopera con una macchina intelligente si vedano</hi><hi rend="CharOverride-1"> le osservazioni di Zappalà 2021, spec. 25 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_2_21-30.html#footnote-000-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Della necessità di un pieno riconoscimento del diritto alla formazione parla Del Punta 2024.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Cristina Alessi, University of Brescia, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">cristina.alessi@unibs.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-1414-5556</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Cristina Alessi, <hi rend="italic">Intelligenza artificiale, professionalità e contratto di lavoro,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8.02</ref>, in William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri (edited by), <hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti per Riccardo Del Punta</hi>, pp. -11, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0507-8, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8</ref></p></div></div>
      
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