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        <title type="main" level="a">La disciplina del controllo a distanza della prestazione lavorativa alla prova dei social network: il ruolo del principio di trasparenza</title>
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            <forename>Giulia</forename>
            <surname>Bandelloni</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Trasformazioni, valori e regole del lavoro</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0507-8</idno>) by </resp>
          <name>William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.05</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The essay aims to dialogue with Del Punta’s work about the remote control. The transparency concept, which represents the essential guarantee to protect the dignity of the workers, will be the key of the dialogue. The same concept allows also to evaluate if the reform of the discipline, contained in the art. 4 St. lav., has fixed the open issues from the previous version: the poor integration with privacy legislation and the defensive controls. The final highlight is focused on the relationship between the regulation of remote controls and the workers use of social networks</p>
      </abstract>
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            <item>Employment relationship</item>
            <item>work performance’s control</item>
            <item>legitimacy requirements</item>
            <item>relationship between social networks and control</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.05<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.05" /></p>
      <div><head>La disciplina del controllo a distanza della prestazione lavorativa alla prova dei <hi rend="italic">social network</hi>: il ruolo del principio di trasparenza</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Giulia Bandelloni</hi></p><div><head><hi>1. La trasparenza come elemento di legittimità del</hi><hi> controllo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La disciplina relativa al controllo a distanza, interessata da</hi><hi rend="CharOverride-1"> una copiosa elaborazione giurisprudenziale, continua ad attirare le attenzioni degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> interpreti. Molto è stato scritto in merito, soprattutto dopo la</hi><hi rend="CharOverride-1"> riforma dell’art. 4 dello St. lav. avvenuta nel 2015</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ciononostante, l’interesse intorno alla materia è sempre vivo. La</hi><hi rend="CharOverride-1"> pervasività delle tecnologie digitali induce infatti a tenere desta l</hi><hi rend="CharOverride-1">’attenzione sulle forme, sempre nuove, attraverso le quali può essere esercitato </hi><hi rend="CharOverride-1">il potere di controllo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Uno dei fenomeni di frontiera rispetto </hi><hi rend="CharOverride-1">ai quali può essere vagliata l’effettività della disciplina del </hi><hi rend="CharOverride-1">controllo a distanza è quello dei </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">amplius</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> § </hi><hi rend="CharOverride-1">3 e seguenti). È, questo, un ambito nel quale la verifica della legittimità del controllo sulla prestazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorativa, e talvolta pure sulle attività del lavoratore svolte al</hi><hi rend="CharOverride-1"> di fuori del rapporto di lavoro, si presenta difficile. Non</hi><hi rend="CharOverride-1"> a caso, il complesso incrocio tra art. 4 St. lav</hi><hi rend="CharOverride-1">. e disciplina della </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1"> è stato oggetto di attenzione da</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte di Del Punta fin dal 2016, in un saggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Del Punta 2016) in cui l’Autore individua nella trasparenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> del controllo la più rilevante garanzia per il soggetto controllato</hi><hi rend="CharOverride-1"> (l’importanza del rispetto della trasparenza viene ribadito anche successivamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Del Punta 2019, 90). Secondo Del Punta (2016), la</hi><hi rend="CharOverride-1"> trasparenza può essere considerata il punto di equilibrio tra il</hi><hi rend="CharOverride-1"> potere di controllo dell’imprenditore e la tutela della dignit</hi><hi rend="CharOverride-1">à del lavoratore e, dunque, rappresenta un utile metro di valutazione della legittimità dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">esercizio del suddetto potere da parte del datore di lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il presupposto della tesi (Del Punta 2016, 78) è che </hi><hi rend="CharOverride-1">il mero fatto di essere assoggettati al controllo non viola </hi><hi rend="CharOverride-1">la dignità dei lavoratori, a meno di non volere ritenere </hi><hi rend="CharOverride-1">illegittimo, di per sé, l’esercizio del potere di controllo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come noto, anche se il potere di controllo non è </hi><hi rend="CharOverride-1">esplicitamente attribuito al datore di lavoro da una disposizione normativa, </hi><hi rend="CharOverride-1">esso si ritiene conseguente al potere direttivo e prodromico all’</hi><hi rend="CharOverride-1">esercizio del potere disciplinare (Perulli 1992, 281; Bellavista 1995, 2-3; Del Punta 2016, 77-78; Ingrao 2018, 12-</hi><hi rend="CharOverride-1">13). Il datore di lavoro è ritenuto, in quanto «capo </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’impresa» (</hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> art. 2086 c.c.), titolare del potere </hi><hi rend="CharOverride-1">di controllo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-052">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Da ciò la dottrina (Ghezzi, Romagnoli 1987, 185</hi><hi rend="CharOverride-1">) fa conseguire che quest’ultimo potere, al pari del potere</hi><hi rend="CharOverride-1"> direttivo, è «una caratteristica immanente al rapporto di lavoro subordinato</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-051">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Del resto, conferma che l’ordinamento giuridico ne riconosca la titolarità in</hi><hi rend="CharOverride-1"> capo al datore di lavoro può essere indirettamente ricavata dalle</hi><hi rend="CharOverride-1"> disposizioni che ne limitano l’ampiezza e le modalità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> esercizio, ai fini della tutela della dignità del lavoratore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> i limiti previsti, quelli riconducibili al principio di trasparenza sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> presenti nell’ordinamento già nello Statuto di lavoratori (si veda</hi><hi rend="CharOverride-1"> il divieto di controllo occulto) al fine di contemperare le</hi><hi rend="CharOverride-1"> esigenze datoriali con quelle di tutela della persona del lavoratore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-050">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La trasparenza può assumere contenuto variegato: cogliendo un suggerimento di </hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, essa si configura diversamente anche in rapporto al </hi><hi rend="CharOverride-1">tipo di controllo che si prende in considerazione. Con riferimento </hi><hi rend="CharOverride-1">al «controllo umano», la trasparenza può prendere forma in «senso </hi><hi rend="CharOverride-1">forte»; se per controllo trasparente «intendiamo il fatto di </hi><hi rend="italic">sapere </hi><hi rend="italic">che si è controllati nel momento in cui lo si </hi><hi rend="italic">è</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Del Punta 2016, 79), quanto previsto nell’art. 3 </hi><hi rend="CharOverride-1">St. lav. è sufficiente per garantire che il lavoratore, essendo </hi><hi rend="CharOverride-1">a conoscenza dei nominativi del personale addetto al controllo (Ghitti </hi><hi rend="CharOverride-1">2020, 956-957; Caro 2018, 817-818; Amoroso, Centofanti 2017, </hi><hi rend="CharOverride-1">33 sgg.; Bellavista 1995, 35 sgg.), sappia quando è controllato, </hi><hi rend="CharOverride-1">perché potrà verificare la presenza fisica di chi lo controlla. </hi><hi rend="CharOverride-1">Lo stesso si può dire nel caso in cui il </hi><hi rend="CharOverride-1">controllo sia esercitato direttamente dal datore di lavoro o da </hi><hi rend="CharOverride-1">un superiore gerarchico (persone note al lavoratore e che esercitano </hi><hi rend="CharOverride-1">un controllo immediatamente percepibile e palese)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-049">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto concerne </hi><hi rend="CharOverride-1">il controllo a distanza, esso per sua natura si presta </hi><hi rend="CharOverride-1">a eludere facilmente il rispetto del principio della trasparenza in «</hi><hi rend="CharOverride-1">senso forte»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-048">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il controllo a distanza è tale anche </hi><hi rend="CharOverride-1">perché può avvenire in maniera differita in riferimento al tempo </hi><hi rend="CharOverride-1">e allo spazio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-047">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Quindi il lavoratore potrebbe sapere ad esempio</hi><hi rend="CharOverride-1"> che è presente in azienda un impianto audiovisivo o uno</hi><hi rend="CharOverride-1"> strumento di controllo a distanza, ma potrebbe non sapere se</hi><hi rend="CharOverride-1"> effettivamente in un tempo successivo qualcuno controllerà quanto registrato o</hi><hi rend="CharOverride-1"> se a distanza spaziale vi è qualcuno che sta guardando</hi><hi rend="CharOverride-1"> il video. Questi ampi spazi di incertezza, dovuti alla possibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> poca trasparenza del controllo venivano considerati non rispettosi della dignità</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoratore, e pertanto avevano indotto il legislatore del 197</hi><hi rend="CharOverride-1">0 a vietare in modo assoluto il controllo a distanza della prestazione lavorativa. Come sottolineato </hi><hi rend="CharOverride-1">da Del Punta (2016, 79-80), tale divieto finiva però </hi><hi rend="CharOverride-1">per sacrificare «in misura eccessiva il potere di controllo, rendendolo </hi><hi rend="CharOverride-1">tendenzialmente inservibile, in particolare rispetto all’esigenza datoriale di prevenire </hi><hi rend="CharOverride-1">e di accertare la commissione di illeciti, anche gravi, da </hi><hi rend="CharOverride-1">parte del lavoratore».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oggi la sensibilità comune alle forme di </hi><hi rend="CharOverride-1">controllo a distanza è mutata: le attuali tecnologie consentono un </hi><hi rend="CharOverride-1">monitoraggio sempre più invasivo e, per quanto siano stati rafforzati </hi><hi rend="CharOverride-1">i congegni giuridici di protezione della riservatezza e di tutela </hi><hi rend="CharOverride-1">dei dati personali, non v’è dubbio che vi sia </hi><hi rend="CharOverride-1">una assuefazione e abitudine a essere sottoposti a possibili controlli </hi><hi rend="CharOverride-1">a distanza, sul luogo di lavoro e nella vita quotidiana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-046">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Non è probabilmente un caso che progressivamente il legislatore abbia allentato i</hi><hi rend="CharOverride-1"> vincoli relativi alla possibilità di controllare a distanza la prestazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorativa con strumenti tecnologici. Il cambio di sensibilità collettiva potrebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> aver contribuito alla mancata riproposizione del divieto assoluto di controllo</hi><hi rend="CharOverride-1"> a distanza della prestazione lavorativa. E in effetti, a seguito</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla riscrittura del 2015 della disposizione statutaria, la trasparenza ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> ottenuto, anche in riferimento alla delineazione dei limiti del controllo</hi><hi rend="CharOverride-1"> a distanza, un ruolo centrale. Ai fini della legittimità dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’esercizio del potere (e della successiva possibilità per il datore</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro di utilizzare i dati raccolti a tutti i</hi><hi rend="CharOverride-1"> fini connessi al rapporto di lavoro) è necessario che il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratore sia adeguatamente informato, ad esempio, sulle modalità di realizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del controllo al fine di impedire che il lavoratore finisca</hi><hi rend="CharOverride-1"> per venire a conoscenza del controllo solo </hi><hi rend="italic">ex post</hi><hi rend="CharOverride-1">, cio</hi><hi rend="CharOverride-1">è dopo la contestazione di un inadempimento disciplinare o il compimento di un illecito.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per vero, la </hi><hi rend="CharOverride-1">tesi secondo la quale è oggi legittimo controllare a distanza </hi><hi rend="CharOverride-1">la prestazione lavorativa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-045">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> non è unanimemente condivisa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Parte della dottrina</hi><hi rend="CharOverride-1"> non ritiene che il venir meno del divieto assoluto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> controllo comporti la possibilità per il datore di lavoro di</hi><hi rend="CharOverride-1"> controllare a distanza la prestazione lavorativa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-044">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ad avviso di </hi><hi rend="CharOverride-1">chi scrive, invece, la mancata riproposizione del divieto generale non </hi><hi rend="CharOverride-1">sembra essere casuale. Indubbiamente, seguendo la lettera della disposizione, ancora </hi><hi rend="CharOverride-1">oggi sopravvive un divieto relativo di controllo a distanza della </hi><hi rend="CharOverride-1">prestazione lavorativa attraverso impianti audiovisivi; ad esempio, ancora oggi è </hi><hi rend="CharOverride-1">vietato installare impianti audiovisivi per controllare esclusivamente l’attività </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorativa del dipendente, potendosi utilizzare tali strumenti solo per motivi organizzativi, produttivi, di tutela </hi><hi rend="CharOverride-1">della sicurezza sul lavoro o del patrimonio aziendale. Tuttavia, lo </hi><hi rend="CharOverride-1">stesso legislatore contempla la possibilità che attraverso tali strumenti possa </hi><hi rend="CharOverride-1">derivare «anche» (pur non essendo il loro scopo principale) il </hi><hi rend="CharOverride-1">controllo della prestazione lavorativa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La disposizione non richiede la sussistenza </hi><hi rend="CharOverride-1">delle medesime finalità per quanto concerne gli strumenti di lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-043">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e di registrazione degli accessi e delle presenze, che potrebbero</hi><hi rend="CharOverride-1"> quindi essere utilizzati anche per controllare a distanza la prestazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorativa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-042">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Inoltre, i dati raccolti con gli strumenti disciplinati </hi><hi rend="CharOverride-1">dal co. 1 e quelli raccolti con gli strumenti previsti </hi><hi rend="CharOverride-1">al co. 2 possono essere utilizzati a tutti i fini </hi><hi rend="CharOverride-1">connessi al rapporto di lavoro, </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> co. 3. Da ciò </hi><hi rend="CharOverride-1">consegue che per quanto concerne i controlli </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> co. 1 la finalità sia un limite soltanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> al fine dell’installazione degli strumenti e non per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> successivo utilizzo dei dati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vi è chi argomenta (Marazza 2016</hi><hi rend="CharOverride-1">, 15-16; Dagnino 2016, 116-117) che i dati raccolti</hi><hi rend="CharOverride-1"> con gli strumenti previsti al co. 1 potrebbero essere utilizzati</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo per le finalità che ne hanno determinato l’installazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e non quindi per il controllo della prestazione lavorativa. Anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> volendo accogliere questa lettura restrittiva, lo stesso ragionamento non si</hi><hi rend="CharOverride-1"> potrebbe riproporre per gli strumenti </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> co. 2, per i</hi><hi rend="CharOverride-1"> quali non è necessaria la sussistenza di una delle finalit</hi><hi rend="CharOverride-1">à prime citate. Se si coniuga quest’ultimo aspetto con quanto stabilito dal co. 3 </hi><hi rend="CharOverride-1">si può ritenere che, ad oggi, è possibile per il </hi><hi rend="CharOverride-1">datore utilizzare con finalità di controllo a distanza della prestazione </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorativa quantomeno gli strumenti </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> co. 2 (Pessi 2022, 538)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-041">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Del resto, se si negasse la possibilità di controllare </hi><hi rend="CharOverride-1">la prestazione lavorativa attraverso gli strumenti di lavoro, verrebbe meno </hi><hi rend="CharOverride-1">per il datore di lavoro la possibilità di controllare a </hi><hi rend="CharOverride-1">distanza i lavoratori che svolgono la loro prestazione in modalità </hi><hi rend="CharOverride-1">agile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-040">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Meglio si comprende dunque, a questo punto, perché si possa </hi><hi rend="CharOverride-1">ritenere, stanti le vigenti disposizioni, che gli obblighi di trasparenza </hi><hi rend="CharOverride-1">occupino oggi un ruolo centrale nello strumentario di protezione dal </hi><hi rend="CharOverride-1">potere di controllo. L’informativa sulle modalità di uso degli </hi><hi rend="CharOverride-1">strumenti e di effettuazione del controllo, oltre che la necessità </hi><hi rend="CharOverride-1">del rispetto della normativa sulla </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1"> prevista al co. 3 (</hi><hi rend="CharOverride-1">sia per gli strumenti disciplinati al co. 1 sia per </hi><hi rend="CharOverride-1">quelli al co. 2)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-039">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, è volta a preservare la </hi><hi rend="CharOverride-1">trasparenza del controllo. Se si vuole continuare a leggere l’</hi><hi rend="CharOverride-1">art. 4 St. lav. come norma a tutela della dignità dei lavoratori, occorre ammettere che tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> dignità sia preservata oggi principalmente attraverso regole di trasparenza: ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere vietato non è il controllo in sé, di regola</hi><hi rend="CharOverride-1">, quanto il controllo di cui il lavoratore non sia consapevole</hi><hi rend="CharOverride-1"> e informato.</hi></p></div><div><head><hi>2. La nuova formulazione dell’art. 4 St</hi><hi>. lav. pone rimedio alle questioni lasciate irrisolte dalla precedente versione</hi><hi>?</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Facendo perno sul potenziamento della trasparenza come condizione di legittimità</hi><hi rend="CharOverride-1"> del controllo, Del Punta (2016, 91) auspicava che la novella</hi><hi rend="CharOverride-1"> avrebbe potuto contribuire a porre rimedio a due problemi generatisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> in vigenza dalla versione originaria dell’art. 4 St. lav</hi><hi rend="CharOverride-1">.: la mancata integrazione della disciplina con il codice della privacy</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-038">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’elevato «tasso d’inosservanza» della stessa disposizione statutaria, in ragione dello spazio riconosciuto</hi><hi rend="CharOverride-1">, in giurisprudenza, ai c.d. controlli difensivi (Del Punta 2016</hi><hi rend="CharOverride-1">, 84). Oggi, essendo trascorsi diversi anni dalla pubblicazione del saggio, è possibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> verificare se, come auspicato dallo stesso Autore all’indomani della</hi><hi rend="CharOverride-1"> riforma, la nuova disposizione abbia risolto le questioni controverse.</hi></p><div><head><hi>2</hi><hi>.1 Attuale formulazione dell’art. 4 St. lav. e disciplina</hi><hi> della </hi><hi rend="italic">privacy</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto concerne il primo aspetto, ovvero l</hi><hi rend="CharOverride-1">’integrazione tra la disciplina limitativa dei controlli a distanza e la disciplina di tutela della </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1">, prima </hi><hi rend="CharOverride-1">della modifica, l’art. 4 nulla prevedeva in merito e </hi><hi rend="CharOverride-1">il rispetto della disciplina della </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1"> era raramente verificato in </hi><hi rend="CharOverride-1">giurisprudenza (Del Punta 2016, 92; Ingrao 2018, 67)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-037">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ciò </hi><hi rend="CharOverride-1">posto, il legislatore nel riformulare l’art. 4 St. lav. </hi><hi rend="CharOverride-1">ha voluto certamente promuovere la «contaminazione sistematica» con la normativa </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Del Punta 2016, 107)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-036">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ai sensi dell’art. 4, co. 3, </hi><hi rend="CharOverride-1">St. lav., affinché il controllo sia legittimo e i dati </hi><hi rend="CharOverride-1">ricavati possano essere utilizzati a tutti i fini connessi al </hi><hi rend="CharOverride-1">rapporto di lavoro il lavoratore deve essere adeguatamente informato sulle </hi><hi rend="CharOverride-1">modalità del controllo e deve essere rispettata la normativa sulla </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1">. Lo scopo dell’informativa è quindi quello di rendere </hi><hi rend="CharOverride-1">più trasparente possibile il controllo a distanza o, per usare </hi><hi rend="CharOverride-1">le parole di Del Punta (2016, 79), per far sì </hi><hi rend="CharOverride-1">che anche il controllo a distanza possa diventare trasparente in «senso forte» in modo da garantire che </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoratore sappia quando e come possa essere controllato. In </hi><hi rend="CharOverride-1">particolare, affinché l’informativa possa essere considerata «adeguata» non è </hi><hi rend="CharOverride-1">sufficiente la comunicazione della generica possibilità di controllo, ma è </hi><hi rend="CharOverride-1">necessario indicare le tempistiche dello stesso, ovvero se il controllo </hi><hi rend="CharOverride-1">è occasionale oppure periodico, quali dati riguardi e il tempo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> conservazione degli stessi (Nuzzo 2018, 212). L’informativa deve essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> perciò quanto più possibile completa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-035">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ai fini delle legittimità </hi><hi rend="CharOverride-1">del controllo a distanza, in un’ottica quindi di massima </hi><hi rend="CharOverride-1">trasparenza, sarà necessario inoltre il rispetto della normativa sulla </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che si traduce nel dover tener conto dei principi di </hi><hi rend="CharOverride-1">«liceità, correttezza e trasparenza»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-034">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di «limitazione della finalità»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-033">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di «minimizzazione dei dati»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-032">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di «esattezza»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-031">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di «limitazione della conservazione»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-030">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di «integrità e riservatezza»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-029">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> sanciti all’art. 5 del GDPR </hi><hi rend="CharOverride-1">e delle condizioni di liceità previste al successivo art. 6</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-028">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ci si può chiedere, invero, se sia necessario redigere due informative, una </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> art. 4 St. lav. e una </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> art. 13 del GDPR</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-027">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per quanto concerne quest’ultima</hi><hi rend="CharOverride-1">, essa si differenza dalla precedente (che pare presupporre una recezione</hi><hi rend="CharOverride-1"> passiva dell’informazione dal lavoratore) per il fatto di richiedere</hi><hi rend="CharOverride-1"> come necessaria l’espressione del consenso da parte dell’interessato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-026">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Quest’ultima informativa deve contenere le generalità del titolare del trattamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> e, se presente, i dati di riferimento del responsabile per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la protezione dei dati (DPO); le finalità del trattamento dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> dati; la classificazione degli stessi e la loro eventuale diffusione</hi><hi rend="CharOverride-1">; il periodo di conservazione dei dati (determinata o determinabile); la</hi><hi rend="CharOverride-1"> base giuridica del trattamento. In aggiunta, tale comunicazione deve essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> redatta con «un linguaggio semplice e chiaro» in modo tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> che le informazioni ivi contenute siano «facilmente accessibili e comprensibili</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-025">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le logiche perseguite dalle due informative possono essere considerate</hi><hi rend="CharOverride-1"> parzialmente sovrapponibili dal momento che è prevista in entrambe l</hi><hi rend="CharOverride-1">’indicazione delle finalità del trattamento dei dati e la trasparenza nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> comunicazione e del successivo utilizzo dei dati. Tuttavia, i principi</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1"> impongono, oltre a quanto previsto dall’art. 4, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispetto del principio di minimizzazione nell’uso dei dati. Quest</hi><hi rend="CharOverride-1">’ultimo impone di prediligere, ove possibile, l’utilizzo di dati</hi><hi rend="CharOverride-1"> anonimi in luogo di quelli personali. Questo principio potrebbe tradursi</hi><hi rend="CharOverride-1"> in una tutela aggiuntiva per il lavoratore. Il controllo a</hi><hi rend="CharOverride-1"> distanza dovrebbe infatti avere ad oggetto primariamente dati aggregati e</hi><hi rend="CharOverride-1"> resi anonimi, ma che consentano comunque di rispondere alla tutela</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli interessi datoriali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’adempimento corretto e esaustivo degli obblighi</hi><hi rend="CharOverride-1"> previsti dal co. 3 dell’art. 4 St. lav., cos</hi><hi rend="CharOverride-1">ì come specificati, da parte del datore di lavoro dovrebbe garantire</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’effettiva, e tanto agognata, trasparenza del controllo a distanza</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’esito delle considerazioni svolte, si può ritenere che il</hi><hi rend="CharOverride-1"> richiamo esplicito nel comma 3 alle garanzie apportate dal Codice</hi><hi rend="CharOverride-1"> privacy ha scongiurato il rischio che le stesse rimanessero sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> carta come spesso in precedenza accadeva (Del Punta 2016, 107</hi><hi rend="CharOverride-1">). Al lavoratore sono oggi assicurate informazioni che rendono il controllo</hi><hi rend="CharOverride-1"> a distanza trasparente al pari di quello personale.</hi></p></div><div><head><hi>2.2</hi><hi>. Controlli difensivi: orientamenti </hi><hi rend="italic">ante</hi><hi> e </hi><hi rend="italic">post</hi><hi> riforma art. 4 a</hi><hi> confronto</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto concerne il secondo aspetto, come sottolineato in</hi><hi rend="CharOverride-1"> dottrina (Del Punta 2016, 84), la previsione del divieto assoluto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di controllo a distanza non impediva un elevato «tasso d</hi><hi rend="CharOverride-1">’inosservanza» della disposizione da parte dei datori di lavoro. La necessità da parte di questi ultimi di </hi><hi rend="CharOverride-1">accertare le condotte illecite poste in essere dai propri dipendenti </hi><hi rend="CharOverride-1">aveva portato all’elaborazione giurisprudenziale della nozione di controlli difensivi (</hi><hi rend="CharOverride-1">la cui collocazione sistematica rispetto all’art. 4 versione originaria </hi><hi rend="CharOverride-1">è stata al centro di ampio dibattito)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-024">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Come è </hi><hi rend="CharOverride-1">noto, oggetto del controllo difensivo non è lo svolgimento della </hi><hi rend="CharOverride-1">prestazione lavorativa, ma l’eventuale compimento di atti illeciti da </hi><hi rend="CharOverride-1">parte dei lavoratori, sovente rilevanti sotto il profilo penale e </hi><hi rend="CharOverride-1">lesivi del patrimonio aziendale. Non sfugge, tuttavia, che la natura </hi><hi rend="CharOverride-1">«difensiva» del controllo, e quindi la sua finalità, è accertabile solo </hi><hi rend="italic">ex post</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispetto all’effettuazione del controllo stesso</hi><hi rend="CharOverride-1">. Come osservato da Del Punta (2016, 85) «era paradossale […] che</hi><hi rend="CharOverride-1"> un controllo potesse essere ritenuto legittimo […] a seconda di quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> che consentiva di accertare, ossia di un dato </hi><hi rend="italic">ex post</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-023">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Consentendo i controlli difensivi si rischiava di permettere in</hi><hi rend="CharOverride-1"> via di fatto un controllo continuo e occulto da parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> del datore di lavoro sulla prestazione lavorativa in violazione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’art. 4 St. lav.</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-022">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. I casi affrontati dalla giurisprudenza, come sottolineato in dottrina (Tullini 2009, 324-27; Aimo</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2003, 124 sgg.; Del Punta 2016, 85-86) confermano la</hi><hi rend="CharOverride-1"> difficoltà, e talvolta l’impossibilità, di scindere il controllo sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> compimento dell’illecito dal controllo sull’attività lavorativa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-021">32</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="CharOverride-1">vigente art. 4 contiene l’espressa considerazione della tutela del patrimonio aziendale tra le legittime finalità dei controlli </hi><hi rend="CharOverride-1">a distanza. Pertanto, secondo parte della dottrina e della giurisprudenza </hi><hi rend="CharOverride-1">il legislatore ha inteso ricomprendere i controlli difensivi nella disciplina </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’art. 4 St. lav.</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-020">33</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ciononostante, la figura dei </hi><hi rend="CharOverride-1">controlli difensivi, per i quali non è richiesta la procedura </hi><hi rend="CharOverride-1">autorizzativa sindacale o amministrativa, è ancora ammessa in giurisprudenza e </hi><hi rend="CharOverride-1">in dottrina</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-019">34</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La giurisprudenza maggioritaria si trova in linea con</hi><hi rend="CharOverride-1"> quest’ultima tesi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-018">35</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In particolare, i giudici di legittimità </hi><hi rend="CharOverride-1">individuano una bipartizione tra controlli «in senso lato» – da ricomprendere nella disciplina dell’art. 4 – e </hi><hi rend="CharOverride-1">controlli «in senso stretto» – non compresi nell’art. 4. </hi><hi rend="CharOverride-1">La Cassazione specifica che i controlli difensivi in senso lato </hi><hi rend="CharOverride-1">si concretizzerebbero in tutti quei controlli non diretti esclusivamente a </hi><hi rend="CharOverride-1">scoprire il compimento di eventuali illeciti, ma rivolti in modo </hi><hi rend="CharOverride-1">indifferenziato alle prestazioni rese da tutti i lavoratori in quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">incidenti sul patrimonio aziendale. I controlli difensivi in senso stretto, </hi><hi rend="CharOverride-1">invece, sarebbero diretti verso singoli dipendenti. In particolare, due sono </hi><hi rend="CharOverride-1">le caratteristiche identificative di questi ultimi individuate dalla Cassazione: non </hi><hi rend="CharOverride-1">devono riguardare l’attività dei lavoratori e devono essere realizzati </hi><hi rend="italic">ex post</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispetto al comportamento illecito «del cui avvenuto compimento il datore di lavoro abbia avuto </hi><hi rend="CharOverride-1">il fondat</hi><hi rend="CharOverride-1">o sospetto»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-017">36</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Secondo la Corte di Cassazione, il </hi><hi rend="CharOverride-1">controllo si può considerare realizzato </hi><hi rend="italic">ex post</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel caso in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui il datore di lavoro proceda alla raccolta delle informazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">solo ed esclusivamente dal momento in cui ha il fondato </hi><hi rend="CharOverride-1">sospetto della commissione di un illecito. Graverà pertanto sul datore </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro l’onere di allegazione della prova relativa al </hi><hi rend="CharOverride-1">fatto che il controllo sia successivo all’insorgere dello stesso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-016">37</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quest’ultima tesi, anche se può rispondere a esigenze reali di tutela del </hi><hi rend="CharOverride-1">patrimonio aziendale del datore di lavoro, risulta essere in contrasto </hi><hi rend="CharOverride-1">con quanto disposto dallo stesso co. 1 dell’art. 4, </hi><hi rend="CharOverride-1">con il paradosso di finire per ammettere un illecito al </hi><hi rend="CharOverride-1">fine di contrastarne un altro (Nuzzo 2018, 50-52).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="CharOverride-1">orientamento giurisprudenziale prevalente, in ogni caso, riapre le porte ad </hi><hi rend="CharOverride-1">un utilizzo opaco del potere di controllo: ed è questo </hi><hi rend="CharOverride-1">un esito contraddittorio con l’impianto dell’art. 4 St. </hi><hi rend="CharOverride-1">lav. che permette i controlli a patto che questi rispondano </hi><hi rend="CharOverride-1">al principio di trasparenza. Non è il controllo in sé </hi><hi rend="CharOverride-1">ad essere escluso, ma il controllo datoriale di cui il controllato è </hi><hi rend="CharOverride-1">del tutto inconsapevole. Senza contare che, come è stato scritto (</hi><hi rend="CharOverride-1">Bellavista 2022, 105), considerare parte dei controlli difensivi come espunti </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla disciplina dell’art. 4 St. lav. impedisce la tanta </hi><hi rend="CharOverride-1">agognata integrazione tra disciplina statutaria e normativa della </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div></div><div><head><hi>3</hi><hi>. Potere di controllo e </hi><hi rend="italic">social network</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una delle possibili modalità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di controllo a distanza maggiormente pervasive, e nel contempo assai</hi><hi rend="CharOverride-1"> poco trasparenti, è quella realizzata tramite i </hi><hi rend="italic">social network.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Essi consentono di accedere a molteplici aspetti riguardati il lavoratore, anche attinenti alla sua sfera personale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-015">38</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. A ciò si</hi><hi rend="CharOverride-1"> aggiunga il fatto che il controllo tramite i </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1">, a</hi><hi rend="CharOverride-1"> differenza degli altri, è sostanzialmente privo di costi per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> datore di lavoro e ben si presta a essere svolto</hi><hi rend="CharOverride-1"> in modo occulto (Ingrao 2016, 108). Volendo limitare l’</hi><hi rend="CharOverride-1">indagine alla sfera del controllo della prestazione lavorativa (oggetto del </hi><hi rend="CharOverride-1">presente saggio), è necessario chiedersi se i </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> possano </hi><hi rend="CharOverride-1">essere utilizzati per il controllo a distanza di quest’ultima.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ricostruita nel senso indicato nei paragrafi precedenti la disciplina dell’art. 4 St. lav., si ritiene </hi><hi rend="CharOverride-1">che in linea generale il datore di lavoro possa, nel </hi><hi rend="CharOverride-1">rispetto dei limiti previsti dalla normativa vigente, controllare a distanza </hi><hi rend="CharOverride-1">la prestazione lavorativa. Occorre tuttavia comprendere se i controlli attuati </hi><hi rend="CharOverride-1">tramite i </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> siano sottoposti alla disciplina contenuta nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">art. 4 St. lav. Per rispondere a tale interrogativo è </hi><hi rend="CharOverride-1">necessario compiere delle distinzioni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> possono anzitutto essere considerati </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’azienda degli strumenti utili a fini organizzativi. Il datore </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro, ad esempio, potrebbe promuovere l’utilizzo di </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">aziendali per favorire la diffusione dell’informazione all’interno dell’azienda sui</hi><hi rend="CharOverride-1"> progetti in corso svolti dai diversi reparti. In questo caso</hi><hi rend="CharOverride-1"> il </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> potrebbe rientrare in senso lato tra gli strumenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> utili a fini organizzativi dai quali può derivare anche un</hi><hi rend="CharOverride-1"> controllo a distanza della prestazione lavorativa (</hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> co. 1 art</hi><hi rend="CharOverride-1">. 4), poiché nel caso di specie l’utilizzo del </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> permette di valutare l’attività lavorativa e il suo stato di avanzamento. In tal</hi><hi rend="CharOverride-1"> senso, ai fini di un loro utilizzo legittimo è necessario</hi><hi rend="CharOverride-1"> seguire la procedura autorizzativa prevista dallo stesso art. 4, co</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In un’ottica diversa i </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> (presumibilmente non</hi><hi rend="CharOverride-1"> privati, ma gestiti per l’azienda o per i clienti</hi><hi rend="CharOverride-1">) possono incarnare anche dei veri e propri strumenti di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> co. 2, art. 4) nel caso in cui il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratore svolga ad esempio la mansione di </hi><hi rend="italic">social media manager</hi><hi rend="CharOverride-1"> o di </hi><hi rend="italic">blogger</hi><hi rend="CharOverride-1">. In questo caso il lavoratore li utilizzerà per rendere la propria </hi><hi rend="CharOverride-1">prestazione lavorativa. Il datore di lavoro potrà controllarli ai fini </hi><hi rend="CharOverride-1">della verifica del corretto adempimento della prestazione lavorativa. Ai fini </hi><hi rend="CharOverride-1">della legittimità di tale controllo e del successivo utilizzo dei </hi><hi rend="CharOverride-1">dati, fondamentale è il rispetto del principio di trasparenza in </hi><hi rend="CharOverride-1">riferimento alle modalità di utilizzo del </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> e in riferimento </hi><hi rend="CharOverride-1">alle modalità e ai tempi di controllo. In particolare, nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">informativa </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> co. 3 dell’art. 4 St. lav. è necessaria l’esplicitazione da parte del datore di lavoro di</hi><hi rend="CharOverride-1"> quali condotte sono ammesse e tollerate e quali no. Inoltre</hi><hi rend="CharOverride-1">, dovrà essere rispettata la normativa sulla </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si concretizza</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel divieto di controlli continui e prolungati nel tempo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-014">39</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Posto questo limite, il datore di lavoro potrà accedere all’</hi><hi rend="CharOverride-1">account </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro al fine di controllare il corretto adempimento della prestazione lavorativa da parte </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoratore e nel caso in cui constati un uso </hi><hi rend="CharOverride-1">scorretto o un inadempimento, i dati così raccolti potranno essere </hi><hi rend="CharOverride-1">utilizzati a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">quindi anche disciplinari (Ingrao 2016, 116).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In entrambi i casi </hi><hi rend="CharOverride-1">sembra agevole ricondurre il controllo a distanza attuato tramite i </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’interno della disciplina dell’art. 4 e </hi><hi rend="CharOverride-1">quindi garantire al lavoratore le connesse tutele garantite dal principio </hi><hi rend="CharOverride-1">di trasparenza.</hi></p></div><div><head><hi>4. La possibilità di usare i </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi> </hi><hi>(utilizzati dal lavoratore a fini privati) per il controllo a distanza della prestazione lavorativa</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sgombrato il campo da </hi><hi rend="CharOverride-1">questi casi in cui i </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono in vario </hi><hi rend="CharOverride-1">modo connessi alla prestazione lavorativa, è necessario affrontare l’aspetto </hi><hi rend="CharOverride-1">maggiormente insidioso, e cioè, se il datore di lavoro possa, </hi><hi rend="CharOverride-1">attraverso i </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> (utilizzati dal lavoratore con profilo personale </hi><hi rend="CharOverride-1">e a fini privati), controllare indirettamente il corretto adempimento della </hi><hi rend="CharOverride-1">prestazione lavorativa. Come è noto, l’uso del </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">sul posto di lavoro, in orario di lavoro, può integrare </hi><hi rend="CharOverride-1">mancanza di diligenza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-013">40</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> nel rendere la prestazione lavorativa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-012">41</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In </hi><hi rend="CharOverride-1">giurisprudenza, l’uso prolungato dei </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> per scopi personali </hi><hi rend="CharOverride-1">durante l’orario di lavoro è stato ritenuto costituire un «</hi><hi rend="CharOverride-1">comportamento idoneo a incrinare la fiducia del datore di lavoro»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-011">42</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Del resto, le caratteristiche del </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> consentono di individuare il luogo e la </hi><hi rend="CharOverride-1">fascia oraria in cui l’utente è connesso o «posta» </hi><hi rend="CharOverride-1">dei contenuti. Di conseguenza, il datore può facilmente venire a </hi><hi rend="CharOverride-1">conoscenza dell’uso da parte del lavoratore dei </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">in orario di lavoro e sul luogo di lavoro; indirettamente, può</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche verificare se in orario di lavoro il dipendente si</hi><hi rend="CharOverride-1"> è allontanato dal luogo stesso in cui dovrebbe rendere la</hi><hi rend="CharOverride-1"> prestazione (Ingrao 2016, 108). Peraltro, la pervasività del controllo tramite</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> raggiunge profondità notevole ove si consideri che da</hi><hi rend="CharOverride-1"> alcuni </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> è possibile raccogliere dati di geolocalizzazione dell’utente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-010">43</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si consideri, inoltre, che la latitudine dei controlli possibili </hi><hi rend="CharOverride-1">è molto vasta: si ritiene infatti di aderire alla tesi secondo la quale un comportamento </hi><hi rend="CharOverride-1">illecito del lavoratore posto in essere durante l’orario lavorativo </hi><hi rend="CharOverride-1">si configura anche come un inadempimento della prestazione. Tuttavia, non </hi><hi rend="CharOverride-1">essendo sovente distinguibile detto confine, è necessario chiedersi come questo </hi><hi rend="CharOverride-1">tipo di controllo possa collocarsi sistematicamente rispetto alla normativa vigente (</hi><hi rend="CharOverride-1">sia in riferimento all’art. 4 St. lav. sia con </hi><hi rend="CharOverride-1">riguardo a quanto stabilito dal GDPR).</hi></p></div><div><head><hi>5. L’utilizzo dei </hi><hi rend="italic">social</hi><hi> privati per il controllo del rispetto degli obblighi del </hi><hi>lavoratore</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Partendo dal presupposto secondo cui l’utilizzo dei </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">può tradursi in un inadempimento (Timellini 2020, 285), per cercare di collocare </hi><hi rend="CharOverride-1">sistematicamente il controllo attraverso i </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispetto alla disciplina </hi><hi rend="CharOverride-1">contenuta nell’art. 4 St. lav. può essere di aiuto </hi><hi rend="CharOverride-1">la casistica giurisprudenziale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Significativo è il caso di un lavoratore, </hi><hi rend="CharOverride-1">operaio addetto alle presse stampatrici, che a seguito dell’utilizzo </hi><hi rend="CharOverride-1">dei </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul luogo di lavoro non era stato in </hi><hi rend="CharOverride-1">grado di intervenire prontamente su di una pressa che si </hi><hi rend="CharOverride-1">era bloccata a causa di una lamiera rimasta incastrata nei </hi><hi rend="CharOverride-1">meccanismi. Il datore di lavoro in questione aveva utilizzato </hi><hi rend="italic">Facebook</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">per provare la distrazione del lavoratore sul posto di lavoro (Cass. 27 maggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2015, n. 10955). In particolare, nel caso di specie il</hi><hi rend="CharOverride-1"> datore di lavoro, con il fine di accertare l’inadempimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoratore, aveva creato un falso profilo </hi><hi rend="italic">Facebook</hi><hi rend="CharOverride-1"> di donna</hi><hi rend="CharOverride-1"> con il quale aveva contattato il dipendente in orario lavorativo</hi><hi rend="CharOverride-1">. I giudici hanno ritenuto legittima la condotta datoriale e la</hi><hi rend="CharOverride-1"> Cassazione non ha ritenuto suddetto tipo di controllo rientrante nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> disciplina dell’art. 4 (vecchia versione) perché non lo hanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> ritenuto un controllo tramite strumenti audiovisivi sulla prestazione lavorativa, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> un controllo volto alla tutela del patrimonio aziendale, patrimonio oggetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lesione, nel caso di specie, per non essere, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratore, tempestivamente intervenuto sul macchinario</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-009">44</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un altro caso significativo (</hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. 13.3.2023, n. 7293) riguarda il licenziamento (ritenuto </hi><hi rend="CharOverride-1">legittimo dalla Corte) di un autista di autobus che aveva </hi><hi rend="CharOverride-1">pubblicato sul proprio profilo </hi><hi rend="italic">Facebook</hi><hi rend="CharOverride-1"> una foto in cui ritraeva </hi><hi rend="CharOverride-1">il </hi><hi rend="italic">display</hi><hi rend="CharOverride-1"> del suo mezzo in cui aveva scritto una </hi><hi rend="CharOverride-1">frase scurrile relativa agli obblighi vaccinali. La pubblicazione sul noto </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> della fotografia aveva permesso all’azienda di appurare che durante il servizio il lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1"> invece di iniziare prontamente il turno utilizzava il sistema di</hi><hi rend="CharOverride-1"> bordo per la tabellazione della vettura al fine di divulgare</hi><hi rend="CharOverride-1"> un messaggio non attinente allo svolgimento della prestazione lavorativa. Tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> condotta aveva comportato un rallentamento dell’attività lavorativa e, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> aggiunta, aveva reso non identificabile la linea pregiudicando l’interesse</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’utenza a un corretto servizio. A ciò si aggiunge</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il gesto ha avuto ripercussioni sull’immagine aziendale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-008">45</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel primo caso, i giudici hanno deciso per la legittimità del controllo in quanto non rientrante, a loro </hi><hi rend="CharOverride-1">avviso, nella disciplina dell’art 4. Nel secondo caso i </hi><hi rend="CharOverride-1">giudici non si sono posti il problema della legittimità dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">acquisizione dei dati tramite </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> in riferimento alla normativa </hi><hi rend="CharOverride-1">sui controlli a distanza sulla prestazione lavorativa, ritenendola implicitamente una </hi><hi rend="CharOverride-1">condotta legittima a prescindere dal rispetto dell’art. 4 St. </hi><hi rend="CharOverride-1">lav.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In senso analogo il Garante per la protezione dei </hi><hi rend="CharOverride-1">dati personali ritiene che il datore di lavoro possa utilizzare </hi><hi rend="CharOverride-1">le prove raccolte sui </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoratore nel caso </hi><hi rend="CharOverride-1">quest’ultimo abbia impostato il profilo aperto o visibile agli </hi><hi rend="CharOverride-1">«amici degli amici»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-007">46</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tali prove sono ritenute lecitamente acquisite e, di conseguenza</hi><hi rend="CharOverride-1">, utilizzabili perché riferibili a informazioni visibili a un numero indeterminato</hi><hi rend="CharOverride-1"> di persone. In particolare, nel caso affrontato dal Garante, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratore era stato licenziato per aver postato su </hi><hi rend="italic">Facebook</hi><hi rend="CharOverride-1"> una</hi><hi rend="CharOverride-1"> foto scattata in ufficio con alcuni colleghi che mostrava sullo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sfondo disegni coperti da segreto industriale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-006">47</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla luce degli </hi><hi rend="CharOverride-1">orientamenti giurisprudenziali e del Garante, si può concludere nel senso </hi><hi rend="CharOverride-1">che esula dalla disciplina limitativa dei controlli a distanza l’</hi><hi rend="CharOverride-1">acquisizione di informazioni tramite i </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> utilizzati per fini </hi><hi rend="CharOverride-1">privati dal lavoratore (Borsari 2022, 788). Il controllo, infatti, non </hi><hi rend="CharOverride-1">è svolto con strumenti che rientrano nel co. 1 o nel co. 2 dell’art</hi><hi rend="CharOverride-1">. 4 St. lav.</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-005">48</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’illecito o l’inadempimento contrattuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> viene diffuso dal lavoratore stesso attraverso la pubblicazione su un</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">social network, </hi><hi rend="CharOverride-1">per scelta di quest’ultimo, senza che il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso possa configurarsi come strumento di lavoro o come</hi><hi rend="CharOverride-1"> strumento datoriale di verifica di aspetti organizzativi, di sicurezza o</hi><hi rend="CharOverride-1"> di integrità del patrimonio aziendale. Come sottolineato in dottrina (Tullini</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2022, 117; nello stesso senso: Forlivesi 2017, 43), dato l</hi><hi rend="CharOverride-1">’attuale contesto normativo, «nulla sembra poter impedire al datore di acquisire informazioni che sono state consegnate volontariamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla rete». Nessuna violazione del divieto di controllo occulto sancito</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’art. 4 St. lav. dunque si configurerebbe. Neppure parrebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere dovuta l’informativa, esulando il suddetto controllo dall’ambito</hi><hi rend="CharOverride-1"> di applicazione della normativa sui controlli a distanza (Tullini 2022</hi><hi rend="CharOverride-1">, 117). Estremamente imprudente è pertanto la decisione di condividere contenuti</hi><hi rend="CharOverride-1"> in rete, non potendosi poi eccepire il diritto alla riservatezza</hi><hi rend="CharOverride-1"> una volta che le informazioni vengano raccolte e utilizzate per</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno scopo non gradito</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-004">49</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tale conclusione vale sia per </hi><hi rend="CharOverride-1">il caso in cui il lavoratore acceda ai </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">dai propri </hi><hi rend="italic">device</hi><hi rend="CharOverride-1"> privati sia, a maggior ragione, per il caso in cui vi acceda attraverso gli strumenti </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro. In quest’ultima ipotesi, infatti, se il datore </hi><hi rend="CharOverride-1">ha compiutamente ed esaustivamente informato il lavoratore delle limitazioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">uso degli strumenti di lavoro, in particolare vietandone l’uso </hi><hi rend="CharOverride-1">a fini privati, e delle modalità con cui verranno effettuati </hi><hi rend="CharOverride-1">i controlli, l’attività </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoratore potrà essere legittimamente </hi><hi rend="CharOverride-1">oggetto di controllo. Con riferimento agli strumenti di lavoro tecnologici, </hi><hi rend="CharOverride-1">come è stato sottolineato in dottrina (Ingrao 2016, 115), sembrerebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">che il legislatore abbia voluto attribuire un peso preponderante alla </hi><hi rend="CharOverride-1">«consapevolezza individuale del lavoratore che quotidianamente si serve di quello strumento e, quindi, </hi><hi rend="CharOverride-1">sa di potere essere controllato».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ci si deve chiedere, tuttavia, </hi><hi rend="CharOverride-1">se l’acquisizione di tali informazioni, pur esulando dal campo </hi><hi rend="CharOverride-1">di applicazione dell’art. 4 St. lav., possa ritenersi legittima </hi><hi rend="CharOverride-1">ai sensi della normativa </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ai sensi del GDPR il </hi><hi rend="CharOverride-1">trattamento di dati personali per fini connessi al rapporto di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, e non per fini domestici e personali, implica l’</hi><hi rend="CharOverride-1">imputazione al datore di lavoro della qualifica di responsabile del </hi><hi rend="CharOverride-1">trattamento dei dati. Questo comporta che il datore di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">debba rispettare i principi stabiliti nella normativa </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1"> (ricordati </hi><hi rend="italic">supra</hi><hi rend="CharOverride-1">, § </hi><hi rend="CharOverride-1">2.1). Tuttavia, si potrebbe ritenere il trattamento lecito, anche in assenza del consenso </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’interessato (in questo caso il lavoratore), se posto in </hi><hi rend="CharOverride-1">essere per perseguire un legittimo interesse del titolare del trattamento (</hi><hi rend="CharOverride-1">art. 6 GDPR). In questo caso, il legittimo interesse del </hi><hi rend="CharOverride-1">datore di lavoro potrebbe essere individuato nella tutela del patrimonio </hi><hi rend="CharOverride-1">aziendale, il quale include non solo la tutela dei beni </hi><hi rend="CharOverride-1">materiali, ma anche immateriali, come l’immagine aziendale.</hi></p><div><head><hi>5.1 …</hi><hi>e per il rispetto degli obblighi preparatori alla prestazione lavorativa</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> potrebbero essere anche un mezzo attraverso il </hi><hi rend="CharOverride-1">quale il datore di lavoro viene a conoscenza del rispetto (</hi><hi rend="CharOverride-1">o del mancato rispetto) degli obblighi accessori, in particolare di </hi><hi rend="CharOverride-1">quelli preparatori, alla prestazione lavorativa. In dottrina si afferma (Mazzotta </hi><hi rend="CharOverride-1">1983, 8) che «il debitore deve adoperarsi, secondo buona fede, </hi><hi rend="CharOverride-1">perché sia possibile procedere all’adempimento». Da ciò consegue che </hi><hi rend="CharOverride-1">«nelle obbligazioni a tratto continuato […] la diligenza nella fase di preparazione presuppone, nel debitore, </hi><hi rend="CharOverride-1">la necessaria «tolleranza» ad una qualche limitazione alla propria sfera </hi><hi rend="CharOverride-1">di libertà per quanto concerne la disponibilità del tempo» (Mazzotta </hi><hi rend="CharOverride-1">1983, 8). Questa limitazione deve essere bilanciata con il fatto </hi><hi rend="CharOverride-1">che è implicata la persona del lavoratore. A tal proposito </hi><hi rend="CharOverride-1">si esclude la possibilità per il datore di lavoro di </hi><hi rend="CharOverride-1">esigere direttamente l’attività preparatoria alla prestazione, la cui violazione </hi><hi rend="CharOverride-1">è rilevante «solo in quanto risulta pregiudizievole al corretto adempimento dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">obbligazione principale del lavoratore»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-003">50</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Secondo i giudici di legittimità</hi><hi rend="CharOverride-1">, il lavoratore «può essere, quindi, chiamato a rispondere – anche sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> piano disciplinare – dell’inesatto adempimento di detta obbligazione, imputabile alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> sue cattive condizioni fisico-psichiche, ove le condizioni stesse dipendano</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla volontaria destinazione dei periodi di ferie o riposo a</hi><hi rend="CharOverride-1"> prestazioni lavorativa in favore di terzi o, comunque, ad attivit</hi><hi rend="CharOverride-1">à che risultano pregiudizievoli per la reintegrazione delle energie lavorative»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-002">51</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; oppure</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel caso di comportamenti tenuti durante la malattia tali da</hi><hi rend="CharOverride-1"> ritardarne la guarigione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-001">52</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nello stesso senso la dottrina (Mazzotta </hi><hi rend="CharOverride-1">1983, 8) sostiene che «il limite del dovere preparatorio è </hi><hi rend="CharOverride-1">intrinseco alla sua propria natura, che lo caratterizza proprio per </hi><hi rend="CharOverride-1">la sua proiezione verso l’adempimento, cosicché una volta che </hi><hi rend="CharOverride-1">l’obbligo principale sia stato adempiuto non vi è più </hi><hi rend="CharOverride-1">spazio per un’autonoma rilevanza di ulteriori doveri accessori». Tuttavia, secondo la Cassazione alcune prestazioni lavorative impongono</hi><hi rend="CharOverride-1"> di «apprezzare </hi><hi rend="italic">ex ante</hi><hi rend="CharOverride-1">» rispetto all’ipotetico verificarsi di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> inadempimento, se quanto svolto nel tempo libero possa pregiudicare il</hi><hi rend="CharOverride-1"> corretto adempimento dell’attività lavorativa (nel caso di specie si</hi><hi rend="CharOverride-1"> trattava di un pilota di aereo) (Proia 1991, 834-36</hi><hi rend="CharOverride-1">; Di Cerbo 2013, 862).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Attraverso i </hi><hi rend="italic">social network,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non </hi><hi rend="CharOverride-1">è raro, oggi, che il datore di lavoro venga a conoscenza della violazione di obblighi preparatori della prestazione. Non</hi><hi rend="CharOverride-1"> a caso, di recente vi sono stati dei casi giurisprudenziali</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui era lo stesso lavoratore ad avere lasciato traccia</hi><hi rend="CharOverride-1"> sui </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> di condotte tenute durante la malattia tali da</hi><hi rend="CharOverride-1"> mettere in dubbio l’esistenza della stessa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_6_61-81.html#footnote-000">53</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla scorta </hi><hi rend="CharOverride-1">degli orientamenti giurisprudenziale già richiamati, si può dare per assodato </hi><hi rend="CharOverride-1">che il datore di lavoro sia legittimato a conoscere alcune </hi><hi rend="CharOverride-1">condotte tenute dal lavoratore nel tempo libero nel caso in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui queste possano incidere sul successivo corretto adempimento della prestazione </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorativa o mettere in dubbio l’esistenza della malattia o </hi><hi rend="CharOverride-1">ritardarne la sua guarigione. In particolare, occorre chiedersi se sia </hi><hi rend="CharOverride-1">applicabile la disciplina prevista dall’art. 4 St. lav. nei </hi><hi rend="CharOverride-1">casi in cui il datore di lavoro venga a conoscenza </hi><hi rend="CharOverride-1">di (e successivamente utilizzi ai fini connessi al rapporto di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro) informazioni pubblicate dal lavoratore stesso. La questione non è </hi><hi rend="CharOverride-1">sicuramente di facile soluzione, ma sembrerebbe che in tali casi il datore di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">non ponga in essere un controllo a distanza nel senso </hi><hi rend="CharOverride-1">proprio del termine e, di conseguenza, non trovi applicazione la </hi><hi rend="CharOverride-1">disciplina contenuta nella menzionata norma statutaria. Infatti, il datore di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro può venire a conoscenza in modo casuale, e non </hi><hi rend="CharOverride-1">a seguito di un’operazione di controllo, delle informazioni pubblicate </hi><hi rend="CharOverride-1">dal lavoratore attraverso un </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1">, ad esempio nel caso in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui quest’ultimo sia impostato con il profilo aperto o </hi><hi rend="CharOverride-1">nel caso queste vengano condivise da altri colleghi o postate </hi><hi rend="CharOverride-1">in una pagina pubblica. Come sostenuto nel paragrafo precedente, in </hi><hi rend="CharOverride-1">questo caso si ritiene che il datore di lavoro sia </hi><hi rend="CharOverride-1">legittimato a utilizzare tali informazioni di cui è venuto in </hi><hi rend="CharOverride-1">possesso per tutelare un suo legittimo interesse (</hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> art. 6 </hi><hi rend="CharOverride-1">GDPR).</hi></p></div></div><div><head><hi>6. Conclusioni</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per concludere, e per riprendere il filo </hi><hi rend="CharOverride-1">del discorso con l’illustre Maestro, si vuole sottolineare l’</hi><hi rend="CharOverride-1">importanza del rispetto del principio di trasparenza, evocato più volte nel saggio. </hi><hi rend="CharOverride-1">Quest’ultimo, infatti, si trova oggi a essere elemento essenziale </hi><hi rend="CharOverride-1">di tutela del lavoratore di fronte al potere di controllo </hi><hi rend="CharOverride-1">datoriale, soprattutto quando questo è esercitato a distanza. Solo la </hi><hi rend="CharOverride-1">trasparenza, che si traduce nel redigere un’adeguata informativa e </hi><hi rend="CharOverride-1">nel rispetto dei principi stabiliti dalla normativa sulla </hi><hi rend="italic">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1">, è </hi><hi rend="CharOverride-1">in grado di non rendere più insidioso e temibile quest’</hi><hi rend="CharOverride-1">ultima modalità di controllo. La vera minaccia per la dignità </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoratore, infatti, non deriva dal fatto che il controllo sia svolto a distanza, ma dal fatto </hi><hi rend="CharOverride-1">che il controllo sia svolto in maniera occulta. Per tale </hi><hi rend="CharOverride-1">motivo si auspica che la giurisprudenza valuti attentamente se ricomprendere </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti i controlli difensivi (anche quelli definiti difensivi «in senso </hi><hi rend="CharOverride-1">stretto») nell’alveo dell’art. 4 St. lav. e che </hi><hi rend="CharOverride-1">controlli il rispetto dei principi sanciti dalla normativa sulla privacy.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ai fini di garanzia del lavoratore, la trasparenza deve necessariamente </hi><hi rend="CharOverride-1">coniugarsi con condotte di auto-tutela che lo stesso lavoratore </hi><hi rend="CharOverride-1">deve attuare (Ingrao 2018, 118). Infatti, assolto l’obbligo da </hi><hi rend="CharOverride-1">parte del datore di lavoro di informare compiutamente il lavoratore, </hi><hi rend="CharOverride-1">spetta a quest’ultimo «amministrare da solo la propria attività </hi><hi rend="CharOverride-1">digitale, regolando il comportamento in base a quanto descritto nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">«adeguata informazione» statutaria e nell’informativa relativa alla privacy» (Zilli 2022, 34</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Aimo, M. 2003. </hi><hi rend="italic">Privacy, libertà di espressione </hi><hi rend="italic">e rapporto di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Napoli: Jovene.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Aimo, M. 2012. </hi><hi rend="italic">Tutela </hi><hi rend="italic">della riservatezza e protezione dei dati personali dei lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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Profili evolutivi e di tutela</hi><hi rend="CharOverride-1"> a</hi><hi rend="CharOverride-1"> cura di Patrizia Tullini, 3-20. Torino: Giappichelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tullini, P</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2017b. “Il controllo a distanza attraverso gli strumenti per rendere la prestazione lavorativa. </hi><hi rend="CharOverride-1">Tecnologie di controllo e tecnologie di lavoro: una distinzione possibile?” </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Controlli a distanza e tutela dei dati personali del </hi><hi rend="italic">lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Patrizia Tullini, 97-124. Torino: Giappichelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tullini, P. 2009. “Comunicazione elettronica, potere di controllo e tutela </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoratore.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1"> V, 3: 323-52.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tullini, P. 2022. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Dati.” In </hi><hi rend="italic">Lavoro digitale</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Marco Novella, e Patrizia Tullini, 105-26. </hi><hi rend="CharOverride-1">Torino: Giappichelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zanelli, P. 1988. “Innovazione tecnologica, controlli, riservatezza nel </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto del lavoro.” </hi><hi rend="italic">Il Diritto dell’informazione e dell’informatica</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">V, 3: 749-63.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ziccardi, G. 2016. “Il controllo delle attività informatiche e telematiche del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratore: alcune considerazioni informatico-giuridiche.” </hi><hi rend="italic">Labour &amp; Law Issues </hi><hi rend="CharOverride-1">V, 2: </hi><hi rend="CharOverride-1">46-59.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zilli, A. 2022. </hi><hi rend="italic">La trasparenza nel lavoro subordinato. </hi><hi rend="italic">principi e tecniche di tutela</hi><hi rend="CharOverride-1">, Pisa: Pacini Giuridica.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zoli, C. </hi><hi rend="CharOverride-1">2009. “Il controllo a distanza del datore di lavoro: l’</hi><hi rend="CharOverride-1">art. 4 l. n. 300/1970 tra attualità ed esigenze di riforma.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1"> V, 4: 485-503.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zoli, C., Villa, E. 2017. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.” In </hi><hi rend="italic">Controlli a distanza e tutela dei dati personali del lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Patrizia Tullini, 125-38. Torino: Giappichelli.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-052-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Amoroso, Centofanti 2017, 35; Bellavista 1996, 547. In giurisprudenza: </hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. 12.6.2002, n. 8388, in </hi><hi rend="italic">MGC</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2002, 1000; </hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. 3.7.2001, n. 8998, in </hi><hi rend="italic">FI</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2002, I, </hi><hi rend="CharOverride-1">2793, con nota di Iozzo; Cass. 23.6.1999, n. </hi><hi rend="CharOverride-1">6390, in </hi><hi rend="italic">LG</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2000, 137, con nota di D’Angelo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-051-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nello stesso senso: Grandi 1987, 351; Ichino 1989, 200; Bellavista 1995, 3-4 e 6-7.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-050-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Come </hi><hi rend="CharOverride-1">è stato sottolineato da Zilli 2022, 19, la trasparenza potrebbe incarnare «il miglior compromesso </hi><hi rend="CharOverride-1">possibile tra l’efficienza produttiva e la giustizia sociale».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-049-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Bellavista 1996, 547; Ghitti 2020, 957; Carbone 2018, 488. In</hi><hi rend="CharOverride-1"> giurisprudenza: T. Firenze, 29.11.2003, in </hi><hi rend="italic">D&amp;L</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2001</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2, 357, con nota di Giometti; Cass. 2.3.2002</hi><hi rend="CharOverride-1">, n. 3039, in </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2002, II, 873, con nota di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Passerini; Cass. 28.8.1996, n. 7889, in </hi><hi rend="italic">RDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1997</hi><hi rend="CharOverride-1">, II, 391, con nota di Faleri. In dottrina (Amoroso, Centofanti</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2017, 34) si specifica che l’ampliamento del</hi><hi rend="CharOverride-1"> potere di controllo in capo ai superiori gerarchici dovrebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> riguardare solo i diretti superiori gerarchici dei lavoratori e non</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutti coloro che si trovano in una posizione sovraordinata poich</hi><hi rend="CharOverride-1">é altrimenti diventerebbe meno concreta la possibilità di conoscere il controllo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-048-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Secondo </hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta 2016, 79, i controlli a distanza sembrerebbero essere «</hi><hi rend="CharOverride-1">incompatibili con il principio di trasparenza del controllo» se per </hi><hi rend="CharOverride-1">trasparenza si intende il sapere esattamente quando si è controllati </hi><hi rend="CharOverride-1">perché un superiore o un addetto alla vigilanza della prestazione </hi><hi rend="CharOverride-1">sono fisicamente vicini alla postazione del lavoratore.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-047-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il controllo</hi><hi rend="CharOverride-1"> a distanza consente infatti un controllo pervasivo e anelastico, nello</hi><hi rend="CharOverride-1"> spazio e nel tempo. Ingrao 2018, 30. Zanelli 1988, 749</hi><hi rend="CharOverride-1"> sgg., in particolare, (citando Foucault 1976, 218) sottolinea che la possibilità di utilizzare i dati in un momento successivo alla loro raccolta trasforma il datore di lavoro in un controllore</hi><hi rend="CharOverride-1"> «onniveggente ed invisibile».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-046-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nell’esperienza di tutti i giorni, i controlli attuati attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">strumenti audiovisivi ed elettronici sono diventati pressoché «normali». Cfr. sul </hi><hi rend="CharOverride-1">punto: Salimbeni 2015, 600; Trojsi 2014, 96; Maio 2015, 1213-</hi><hi rend="CharOverride-1">1215; Russo 2016, 3.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-045-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Emiliani 2022, 616; Topo, Razzolini</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2018, 392 e 402-403; Tullini 2017a, 15 (la </hi><hi rend="CharOverride-1">quale afferma che, «secondo il quadro normativo vigente, il datore </hi><hi rend="CharOverride-1">è abilitato a servirsi delle informazioni raccolte per via diretta […]. Pertanto, sembra definitivamente archiviato il divieto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> controllo tecnologico sull’attività lavorativa»); Maresca 2016, 518-520 (il</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale, seppur prospettando anche letture alternative, sembra confermare il collegamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra assenza del divieto e legittimità del controllo a distanza</hi><hi rend="CharOverride-1">). In giurisprudenza: Cass. 9 novembre 2021, n. 32760.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-044-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Vi è chi ritiene che il divieto di controllo a </hi><hi rend="CharOverride-1">distanza sussista ancora e possa essere implicitamente ricavato dall’attuale </hi><hi rend="CharOverride-1">comma 1: Zoli, Villa 2017, 129; Del Punta 2016, 82, </hi><hi rend="CharOverride-1">96; Ricci 2016, 740 sgg.; Lambertucci 2016, 769-770; Alvino </hi><hi rend="CharOverride-1">2016, 16; Russo 2016, 5. Più sfumata pare la posizione </hi><hi rend="CharOverride-1">di Maio 2015, 1193, il quale ritiene che sul piano </hi><hi rend="CharOverride-1">precettivo cambi «poco o nulla».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-043-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per strumenti di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondo l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (Circ. INL n. 2</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 2016) e il Garante della Privacy (provvedimento del Garante</hi><hi rend="CharOverride-1"> della Privacy n. 138 del 2017) si devono intendere soltanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli strumenti di lavoro utilizzati in via primaria ed essenziale</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal lavoratore e «strettamente funzionali alla prestazione lavorativa» (Provvedimento del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Garante della Privacy n. 303 del 2016). Non sono ricompresi</hi><hi rend="CharOverride-1"> pertanto in tale nozione i programmi eventualmente installati sugli strumenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro che abbiano una funzionalità esclusivamente di controllo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-042-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Su queste nozioni si veda Pisani 2022, 439 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-041-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ingrao 2016</hi><hi rend="CharOverride-1">, 113, sottolinea che il controllo a distanza della</hi><hi rend="CharOverride-1"> prestazione lavorativa è legittimo purché sia trasparente e sia data</hi><hi rend="CharOverride-1"> al lavoratore corretta informazione; purché si tratti di un controllo</hi><hi rend="CharOverride-1"> svolto in ultima istanza; purché sia proporzionale, quindi non svolto</hi><hi rend="CharOverride-1"> senza soluzione di continuità.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-040-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sul controllo del datore </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro sul lavoratore che svolge la prestazione in modalità </hi><hi rend="CharOverride-1">agile si veda Pessi 2022, 531 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-039-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta 2016, 104-6, sostiene che i </hi><hi rend="CharOverride-1">dati raccolti attraverso il controllo a distanza possano essere utilizzati </hi><hi rend="CharOverride-1">anche a fini disciplinari purché siano rispettate le condizioni previste </hi><hi rend="CharOverride-1">dallo stesso art. 4.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-038-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta 2016, 91, descrive</hi><hi rend="CharOverride-1"> il rapporto tra la normativa privacy e quella dei controlli</hi><hi rend="CharOverride-1"> a distanza, ante riforma, come di «un’integrazione poco riuscita</hi><hi rend="CharOverride-1">», poiché «i due apparati normativi, in sostanza, hanno continuato a</hi><hi rend="CharOverride-1"> gravitare nelle rispettive sfere, senza sviluppare particolari interazioni».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-037-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Le sentenze in cui i giudici, in costanza della vecchia versione dell’art. 4, hanno verificato</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche il rispetto della disciplina privacy si contano sulle dita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una mano: Cass. 1.08.2013, n. 18443; Trib</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano 23.06.2015; App. Milano 4.08.2015.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-036-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nello stesso senso: Ingrao 2018, 56. Di diverso avviso </hi><hi rend="CharOverride-1">è Tullini 2022, 113, secondo la quale il «complicato meccanismi </hi><hi rend="CharOverride-1">di rinvii incrociati […] anziché instaurare un nesso sistematico, si limita </hi><hi rend="CharOverride-1">a far salvi i rispettivi ambiti disciplinari e suggerisce un’</hi><hi rend="CharOverride-1">impressione di separatezza».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-035-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Come sottolineato in dottrina (Maresca 2017</hi><hi rend="CharOverride-1">, 24), la completezza deve essere coniugata con la sintesi, poich</hi><hi rend="CharOverride-1">é una quantità eccessiva di informazioni potrebbe impedire l’effettiva conoscibilità e la comprensione delle stesse. Quest’ultimo aspetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> è infatti requisito essenziale al fine della valutazione dell’adeguatezza</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’informativa. Cfr. sul punto: Tullini 2017b, 117; Maresca </hi><hi rend="CharOverride-1">2017, 24; Pinto 2017, 151; Ziccardi 2016, 62; Proia 2016, </hi><hi rend="CharOverride-1">569. Sulla questione dell’adeguatezza dell’informativa v.: T. Savona, </hi><hi rend="CharOverride-1">1.3.2018, in </hi><hi rend="italic">RGL</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2018, II, 574 sgg., con nota di </hi><hi rend="CharOverride-1">Bandelloni; T. Torino 19.9.2018, n. 1664, in </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">Ilgiuslavorista.</hi><hi rend="italic">it</hi></ref><hi rend="italic"> 15 ottobre 2018, </hi><hi rend="CharOverride-1">con nota di Apa.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-034-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> principio si concretizza nella necessità che il trattamento dei dati</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia utile a perseguire un interesse legittimo del titolare. È</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessario inoltre che quest’ultimo agisca in modo trasparente e</hi><hi rend="CharOverride-1"> improntato alla buona fede.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-033-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Tale principio impone che </hi><hi rend="CharOverride-1">le finalità debbano essere determinate, esplicite e legittime. Tuttavia, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">individuazione di queste ultime non è sufficiente a rendere lecito il trattamento, occorre </hi><hi rend="CharOverride-1">infatti che i dati siano pertinenti e adeguati rispetto alle </hi><hi rend="CharOverride-1">finalità in modo da assicurare che vengano raccolti solo quelli </hi><hi rend="CharOverride-1">funzionali al perseguimento delle finalità predeterminate.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-032-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Tale principio prevede</hi><hi rend="CharOverride-1">, laddove possibile, l’utilizzo dati anonimi, limitando al minimo l</hi><hi rend="CharOverride-1">’utilizzo di quelli personali.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-031-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Tale principio dispone che </hi><hi rend="CharOverride-1">il dato sia completo in modo tale che non possa </hi><hi rend="CharOverride-1">essere travisato.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-030-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nei casi in cui sia imprescindibile l</hi><hi rend="CharOverride-1">’utilizzo di dati personali, tale principio dispone che sia necessario che la conservazione sia limitata per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo lasso di tempo necessario a conseguire la finalità del</hi><hi rend="CharOverride-1"> trattamento.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-029-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Al fine di rispettare tale principio, si </hi><hi rend="CharOverride-1">rende necessario che i dati personali siano conservati nella loro </hi><hi rend="CharOverride-1">integrità, in modo da garantirne la loro salvaguardia da alterazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">o intrusioni di terzi.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-028-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Bolognini 2016, 103, distingue tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> la liceità del trattamento, che riguarda il suo essere conforme</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla legge, e la legittimità delle finalità, che potrebbe non</hi><hi rend="CharOverride-1"> riguardare la liceità a monte, ma la presenza di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> base giuridica che giustifica il trattamento nel caso concreto.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-027-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sul rapporto tra informativa </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> co. 3, art. 4 St. lav. e informativa </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> art. 13 normativa privacy si veda Proia 2022, 344-46</hi><hi rend="CharOverride-1">. In giurisprudenza sulla necessità di redigere e consegnare al lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’informativa </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> art. 13 GDPR: Corte App. Roma 24</hi><hi rend="CharOverride-1"> novembre 2023, n. 4371.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-026-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Considerando 40 del GDPR.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-025-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Considerando 39 e art. 12 del GDPR.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-024-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per una ricostruzione degli orientamenti giurisprudenziali cfr: Criscuolo 2017, 43-44; Ingrao 2017, 48-50; Maresca 2016, </hi><hi rend="CharOverride-1">524-25 (autore di una disamina tanto critica quanto convincente); </hi><hi rend="CharOverride-1">Alvino 2014, 1011-17; Levi 2013, 94-97; Barraco, Sitzia </hi><hi rend="CharOverride-1">2013, 387-92; Olivelli 2013, 377-379; Erboli 2012, 140-</hi><hi rend="CharOverride-1">43; Galardi 2010, 569-70; Bellavista 2010, 464-66; Barraco, </hi><hi rend="CharOverride-1">Sitzia 2010, 1008-10.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-023-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nello stesso senso: Ingrao 2018</hi><hi rend="CharOverride-1">, 50; Falsone 2015, 995; Amoroso 2014, 47; Mazzotta 2013, 545</hi><hi rend="CharOverride-1">; Ravelli 2010, 322; Zoli 2009, 500; Nogler 2002, 14.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-022-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In dottrina cfr. sul punto: Minervini 2014, 316; Trojsi 2013, 298; Aimo 2012</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1810-11; Bellavista 2005, 777; Aimo 2003, 123.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-021-backlink">32</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il confine tra controlli sull’attività lavorativa e controlli sul </hi><hi rend="CharOverride-1">compimento di illeciti può essere tracciato con sicurezza soltanto nei </hi><hi rend="CharOverride-1">casi in cui i controlli fossero svolti dal datore di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro al di fuori dell’orario di lavoro. In detti </hi><hi rend="CharOverride-1">casi non vi era possibile commistione tra controllo sull’attività </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorativa e controllo sul compimento di illeciti. La giurisprudenza ha, </hi><hi rend="CharOverride-1">condivisibilmente, ritenuto i suddetti controlli non ricadenti nel dettato dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">art. 4: Cass. 3.7.2001, n. 8998, in </hi><hi rend="italic">FI, </hi><hi rend="CharOverride-1">2002, I, 2793, con nota di Iozzo; T. La Spezia, 25.</hi><hi rend="CharOverride-1">11.2016, in </hi><hi rend="italic">RGL news</hi><hi rend="CharOverride-1">, n. 1/2017, 16-17. </hi><hi rend="CharOverride-1">In dottrina: Dagnino 2016, 119; Minervini 2014, 315. Maresca 2017, </hi><hi rend="CharOverride-1">10, individua un altro caso in cui il controllo potrebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">essere genuinamente difensivo: «quando il sistema informatico (o una sua </hi><hi rend="CharOverride-1">funzione) viene tarato in modo tale da accertare soltanto condotte </hi><hi rend="CharOverride-1">illecite del dipendente».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-020-backlink">33</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ritengono che i controlli difensivi siano</hi><hi rend="CharOverride-1"> oggi sottoposi all’art. 4: Bellavista 2022, 100-1; Cassano</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2019, 307; Nuzzo 2018, 43; Ingrao 2018, 170-72; Bandelloni</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2018, 92; Barbieri 2017, 202; Ingrao 2017, 50-51; Del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Punta 2016, 96-97; Lambertucci 2016, 770; Marazza 2016, 17</hi><hi rend="CharOverride-1">-18; Alvino 2016, 18; Tebano 2016, 353. In giurisprudenza tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> tesi è sicuramente minoritaria: Cass. 4.11.2021, n. 31778</hi><hi rend="CharOverride-1">; T. Vicenza, 28.10.2019, n. 356, </hi><hi rend="italic">cit</hi><hi rend="CharOverride-1">.; T. Roma</hi><hi rend="CharOverride-1"> 13.6.2018, </hi><hi rend="italic">cit</hi><hi rend="CharOverride-1">.; T. Roma 16.9.2016, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">Ilgiuslavorista.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> 22 febbraio 2017, con nota di Russo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-019-backlink">34</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Con argomenti variegati sostengono tale posizione: Maio 2022, 424-433; Sartori 2020, 241</hi><hi rend="CharOverride-1">; Brun 2020, 771; Maresca 2017, 10; Marazza 2017, 30 (il</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale specifica rispetto alla posizione espressa precedentemente – Marazza 2016 – che</hi><hi rend="CharOverride-1">, a suo avviso, i controlli difensivi che abbiano ad oggetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> comportamenti illeciti con rilevanza penale non rientrano nell’attuale comma</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1 dell’art. 4) e 37-40; Maio 2017, 68</hi><hi rend="CharOverride-1">; Maio 2015, 1193-94.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-018-backlink">35</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. 26.01.2023, </hi><hi rend="CharOverride-1">n. 18168, in MGL, 2023, n. 3, 614 sgg., con </hi><hi rend="CharOverride-1">nota di Rosa; Cass., 22.9.2021, n. 25732, in </hi><hi rend="italic">RGL</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2022, 1, 11 sgg., con nota di Bandelloni; Cass. </hi><hi rend="CharOverride-1">12.11.2021, n. 34092; C. App. Roma 22.3.</hi><hi rend="CharOverride-1">2019, n. 1331, in </hi><hi rend="italic">Dejure</hi><hi rend="CharOverride-1">; T. Roma 24.3.2017, </hi><hi rend="CharOverride-1">in </hi><hi rend="italic">DRI</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2018, 1, 265, in </hi><hi rend="italic">Dejure</hi><hi rend="CharOverride-1">; T. Roma 26.</hi><hi rend="CharOverride-1">3.2019, n. 17778, </hi><hi rend="italic">cit</hi><hi rend="CharOverride-1">.; T. Padova, 22.1.2018, </hi><hi rend="italic">cit</hi><hi rend="CharOverride-1">.; T. Torino 18.9.2018, n. 1664, in </hi><hi rend="italic">RIDL, </hi><hi rend="CharOverride-1">2019, II, 3, con nota </hi><hi rend="CharOverride-1">di Criscuolo; T. Padova, 19.1.2018, in </hi><hi rend="italic">DRI, </hi><hi rend="CharOverride-1">2019, </hi><hi rend="CharOverride-1">1, 302; T. La Spezia 25.11.2016, in </hi><hi rend="italic">DRI, </hi><hi rend="CharOverride-1">2019, 1, 302. </hi><hi rend="italic">Contra</hi><hi rend="CharOverride-1">: le isolate sentenze citate a nota 33</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-017-backlink">36</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. 22.9.2021, n. 25732, cit.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-016-backlink">37</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">C. App. Roma 17.11.23, n. 4371.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-015-backlink">38</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Su tale aspetto, che presenta diverse sfaccettature, sia consentito il rinvio a Bandelloni 2023, 36 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-014-backlink">39</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">A parere di Ingrao 2016, 116-17, «il datore di lavoro non potrà, </hi><hi rend="CharOverride-1">certamente, monitorare in modo costante l’attività del lavoratore sul </hi><hi rend="CharOverride-1">Social, in ogni istante e in ogni momento in cui </hi><hi rend="CharOverride-1">è </hi><hi rend="italic">loggato</hi><hi rend="CharOverride-1">».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-013-backlink">40</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Rocchini 2019, 147, in particolare nota 16</hi><hi rend="CharOverride-1">; Ingrao 2018, 72; Ingrao 2016, 106-7. Del Punta 2019</hi><hi rend="CharOverride-1">, 88 e 93, sottolinea che l’accesso ai </hi><hi rend="italic">social network</hi><hi rend="CharOverride-1"> in orario di lavoro, qualunque sia la ragione, comporta un</hi><hi rend="CharOverride-1">’interruzione dell’attività lavorativa che può non essere tollerata dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> datore di lavoro.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-012-backlink">41</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Gli psicologi che studiano l’</hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione del lavoro hanno coniato il termine </hi><hi rend="italic">cyberslacking</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic">cyberloafing</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">per indicare l’uso da parte del lavoratore per fini privati dei servizi collegati al web in orario </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorativo. Cfr. sul punto Friedman 2000, 1562 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-011-backlink">42</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Trib</hi><hi rend="CharOverride-1">. Brescia 13.6.2016, in </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">www.bollettinoadapt.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">, 4 luglio</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2016, con nota di E. Dagnino. La vicenda è poi</hi><hi rend="CharOverride-1"> arrivata in Cassazione, che ha confermato la decisione di merito</hi><hi rend="CharOverride-1">: si veda Cass. 1.02.2019, n. 3133, in </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2019, II, 416, con nota di A. Ingrao.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-010-backlink">43</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">La Cassazione (Cass. 27.05.2015, n. 10955) sostiene che </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoratore deve essere consapevole che l’utilizzo di Facebook </hi><hi rend="CharOverride-1">ne consente la geolocalizzazione. Nel caso di specie, in particolare, </hi><hi rend="CharOverride-1">i giudici di legittimità sostengono che, essendo la localizzazione avvenuta </hi><hi rend="CharOverride-1">in seguito all’accesso a Facebook, si deve presumere la «</hi><hi rend="CharOverride-1">consapevolezza del lavoratore di poter essere localizzato, attraverso il sistema di rilevazione satellitare del suo cellulare».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-009-backlink">44</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Non sfugge che in questo caso il datore di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro aveva agito come vero e proprio agente provocatore. Ma </hi><hi rend="CharOverride-1">la Corte di Cassazione ha ritenuto diversamente. La creazione di </hi><hi rend="CharOverride-1">un falso profilo Facebook è stata definita dalla Corte come </hi><hi rend="CharOverride-1">un comportamento «non invasivo, né induttivo all’infrazione» e pertanto </hi><hi rend="CharOverride-1">ha ritenuto la condotta datoriale legittima e legittimo anche il </hi><hi rend="CharOverride-1">conseguente licenziamento. Secondo alcuni (Ingrao 2016, 112) la condotta in </hi><hi rend="CharOverride-1">questione del datore di lavoro travalica la dimensione del controllo </hi><hi rend="CharOverride-1">violando i doveri di correttezza e buona fede.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-008-backlink">45</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">L</hi><hi rend="CharOverride-1">’obbligo per il lavoratore di non ledere l’immagine aziendale è stato esplicitato in particolare </hi><hi rend="CharOverride-1">per i dipendenti pubblici. Infatti nel senso dell’importanza di </hi><hi rend="CharOverride-1">tutelare l’immagine del datore di lavoro (in particolare quando </hi><hi rend="CharOverride-1">questo sia un soggetto pubblico), si è espresso il recente </hi><hi rend="CharOverride-1">d.l. n. 36/2022 (convertito con l. n. 79/</hi><hi rend="CharOverride-1">2022) il quale prevede (art. 4, co.1, che aggiunge </hi><hi rend="CharOverride-1">l’art. 1 bis all’art. 54 d.lgs. n. </hi><hi rend="CharOverride-1">165/2001) che il codice di comportamento dei dipendenti pubblici </hi><hi rend="CharOverride-1">debba contenere «una sezione dedicata al corretto utilizzo delle tecnologie </hi><hi rend="CharOverride-1">informatiche e dei mezzi di informazione e social media da </hi><hi rend="CharOverride-1">parte dei dipendenti pubblici, anche al fine di tutelare l’</hi><hi rend="CharOverride-1">immagine della pubblica amministrazione». In tal senso è stato aggiunto anche l’art. </hi><hi rend="CharOverride-1">11 ter al dpr n. 62/2013 (modificato dal dpr </hi><hi rend="CharOverride-1">n. 81/2023) relativo all’uso dei social da parte </hi><hi rend="CharOverride-1">dei dipendenti pubblici, quest’ultimo articolo prevede al co. 1 </hi><hi rend="CharOverride-1">che «nell’utilizzo dei propri account di social media, il </hi><hi rend="CharOverride-1">dipendente utilizza ogni cautela affinché le proprie opinioni o i </hi><hi rend="CharOverride-1">propri giudizi su eventi, cose o persone, non siano in </hi><hi rend="CharOverride-1">alcun modo attribuibili direttamente alla pubblica amministrazione di appartenenza. E </hi><hi rend="CharOverride-1">al co. 2 che «in ogni caso il dipendente è </hi><hi rend="CharOverride-1">tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-007-backlink">46</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Relazione annuale del Garante della privacy per l’anno 2010, 112.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-006-backlink">47</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nota del Garante del 26 agosto 2010.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-005-backlink">48</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">A contrario, secondo Ingrao 2016, 119, il datore</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro che voglia utilizzare le informazioni così raccolte dovr</hi><hi rend="CharOverride-1">à sottostare ai limiti previsti dal co. 1 dell’art. 4 St. lav</hi><hi rend="CharOverride-1">. poiché tale condotta integra un controllo a distanza della prestazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorativa a tutela del patrimonio aziendale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-004-backlink">49</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Miscione 2017, </hi><hi rend="CharOverride-1">529, sottolinea che è impensabile pretendere che il messaggio immesso </hi><hi rend="CharOverride-1">in rete rimanga destinato solo a determinate persone e che </hi><hi rend="CharOverride-1">le altre persone che ne vengono a conoscenza debbano «non </hi><hi rend="CharOverride-1">vedere, non sentire, non parlare, perché se lo fanno, fanno </hi><hi rend="CharOverride-1">male».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-003-backlink">50</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cass 5.12.1990, n. 11657 in RIDL 1991, 4,828 con nota di Proia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-002-backlink">51</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cass </hi><hi rend="CharOverride-1">5.12.1990, n. 11657 in RIDL 1991, 4,828 </hi><hi rend="CharOverride-1">con nota di Proia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-001-backlink">52</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. 4 luglio 2014, n</hi><hi rend="CharOverride-1">. 15365; Cass. 28 febbraio 2014, n. 4869; Cass. 21 aprile</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2009, n. 9474; Cass. 19 dicembre 2006, n. 27104; Cass</hi><hi rend="CharOverride-1">. 6 ottobre 2005, n. 19414; Cass 1° luglio 2005, n</hi><hi rend="CharOverride-1">. 14046. In dottrina: Di Stasi 2015, 753-754.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_6_61-81.html#footnote-000-backlink">53</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ad esempio, nel caso deciso presentato al Tribunale di Ancona, in </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-3">https://www.ilrestodelcarlino.it/ancona/cronaca</hi><hi rend="CharOverride-3">/2012/09/20/774824-malattia-concerto-madonna-facebook-licenziato.shtml</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> il dipendente assente per presunta malattia aveva poi postato delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> foto in cui era presente a un concerto; o nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> caso deciso da Cass 13.3.2018, n. 6047, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui il dipendente affetto da sciatalgia si era esibito in</hi><hi rend="CharOverride-1"> piedi a un concerto di fisarmonica per due ore.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Giulia Bandelloni, University of Genova, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">giulia.bandelloni@giuri.unige.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0003-1394-8426</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Giulia Bandelloni, <hi rend="italic">La disciplina del controllo a distanza della prestazione lavorativa alla prova dei </hi>social network<hi rend="italic">: il ruolo del principio di trasparenza,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8.05</ref>, in William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri (edited by), <hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti per Riccardo Del Punta</hi>, pp. -22, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0507-8, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8</ref></p></div></div>
      
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