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        <title type="main" level="a">Appalti e nuove tecnologie: una ‘nuova vita’ per il divieto di interposizione</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-8272-7646" type="ORCID">
            <forename>Giovanni</forename>
            <surname>Calvellini</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Trasformazioni, valori e regole del lavoro</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0507-8</idno>) by </resp>
          <name>William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.12</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>Taking inspiration from the title of a 2008 essay by Professor Del Punta (Le molte vite del divieto di interposizione nel rapporto di lavoro) and the idea that it recalls, the Author deals with the hypothesis that a “new life” is taking shape for the ban of interposition in employment relationships. In fact, this may once again become a protagonist of the scientific debate, as well as in court litigation, due to the foreseeable spread of forms of outsourcing characterised by the significant use of technology, owned and/or programmed and governed by the buyer, for the more or less automated organisation and management of the services of employees involved</p>
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            <item>Outsourcing</item>
            <item>new technologies</item>
            <item>ban of interposition in employment relationships</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.12<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.12" /></p>
      <div><head>Appalti e nuove tecnologie: una ‘nuova vita’ per il divieto di interposizione</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Giovanni Calvellini</hi></p><div><head><hi>1. Le ragioni di un titolo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche io, come molti, ho avuto il primo incontro con </hi><hi rend="CharOverride-1">il Professor Del Punta attraverso i suoi scritti. Nel 2012 </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoravo alla tesi di laurea sulla somministrazione di lavoro e </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’elenco delle letture suggerite dal mio relatore c’era </hi><hi rend="italic">Le molte vite del divieto di interposizione nel rapporto di </hi><hi rend="italic">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicato nel n. 2 del 2008 della </hi><hi rend="italic">RIDL </hi><hi rend="CharOverride-1">(Del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Punta 2008). Ricordo che mi impressionò particolarmente la capacità dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Autore di rendere chiari – senza tuttavia banalizzarli – profili molto complessi per </hi><hi rend="CharOverride-1">il più inesperto tra i dilettanti quale ero.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Rileggendo oggi </hi><hi rend="CharOverride-1">quel saggio sono naturalmente molti altri gli aspetti che me </hi><hi rend="CharOverride-1">lo fanno apprezzare, come la lucidità e il rigore del </hi><hi rend="CharOverride-1">ragionamento o il carattere talvolta pungente del dialogo con la </hi><hi rend="CharOverride-1">giurisprudenza e la dottrina in materia che rivela tanto l’</hi><hi rend="CharOverride-1">abilità (e il piacere) del Professor Del Punta di stimolare </hi><hi rend="CharOverride-1">il dibattito scientifico, quanto il suo essere convinto della solidità </hi><hi rend="CharOverride-1">della ricostruzione proposta. Da quest’ultimo punto di vista va </hi><hi rend="CharOverride-1">detto, d’altronde, che il saggio citato è solo l’</hi><hi rend="CharOverride-1">ultimo di una serie di interventi dell’Autore sul tema. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nei tre lustri precedenti egli si era infatti molto dedicato </hi><hi rend="CharOverride-1">allo studio del divieto d’interposizione (Del Punta 1995; Del </hi><hi rend="CharOverride-1">Punta 2002; Del Punta 2005; Del Punta 2007), sempre – bisogna </hi><hi rend="CharOverride-1">sottolinearlo – mantenendo una posizione assolutamente coerente e mai contraddittoria di </hi><hi rend="CharOverride-1">fronte ai grandi cambiamenti che avevano interessato in quegli anni </hi><hi rend="CharOverride-1">detto precetto e il fenomeno interpositorio in sé</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-029">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; una posizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, in linea con l’evoluzione giurisprudenziale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-028">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e normativa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-027">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> in materia, valorizzava la sussistenza di un’autonoma organizzazione d</hi><hi rend="CharOverride-1">’impresa da parte dell’appaltatore quale flessibile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-026">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> elemento di discrimine tra </hi><hi rend="CharOverride-1">appalto genuino e interposizione illecita, in polemica con chi, invece, </hi><hi rend="CharOverride-1">faceva coincidere l’indagine sulla violazione del divieto in parola </hi><hi rend="CharOverride-1">con l’accertamento della titolarità del rapporto di lavoro subordinato </hi><hi rend="CharOverride-1">in capo all’asserito committente o al formale datore di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro (Mazzotta 1979; Scarpelli 1990, 54-9).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per queste mie </hi><hi rend="CharOverride-1">riflessioni voglio però prendere spunto dal titolo del saggio del </hi><hi rend="CharOverride-1">2008 e dall’idea che richiama: quella di un divieto </hi><hi rend="CharOverride-1">«duro a morire», fuggito dalla soffitta delle anticaglie in cui alcuni avrebbero</hi><hi rend="CharOverride-1"> voluto riporlo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-025">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, per rifiorire nel lavoro degli interpreti, che </hi><hi rend="CharOverride-1">del suo contenuto minimo rimarcano il ruolo di corollario dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">art. 2082 (Carinci 2000, 81-5; Vallauri 2003, 740-1; </hi><hi rend="CharOverride-1">Corazza 2004, 15-6; Del Punta 2008, 134 e 144-</hi><hi rend="CharOverride-1">45) e, in vario modo, il collegamento sistematico con l’</hi><hi rend="CharOverride-1">art. 2094 (De Simone 1995, 22; Carinci 2000, 574-76; </hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta 2002, 297-98; De Luca Tamajo 2002, 52-</hi><hi rend="CharOverride-1">3; Esposito 2002, 23-51; Mazzotta 2003, 274-78). Il </hi><hi rend="CharOverride-1">Professor Del Punta, quando parlava di «molte vite», alludeva in </hi><hi rend="CharOverride-1">primo luogo alla capacità del divieto di interposizione di resistere </hi><hi rend="CharOverride-1">all’abrogazione nel 2003 della previsione di legge in cui </hi><hi rend="CharOverride-1">era formulato; ma si riferiva, probabilmente, anche alla straordinaria capacità </hi><hi rend="CharOverride-1">dello stesso di adattarsi, per il tramite del diritto vivente, agli epocali processi di trasformazione del modo </hi><hi rend="CharOverride-1">di fare impresa che hanno messo al centro della scena </hi><hi rend="CharOverride-1">l’economia dei servizi, l’immaterialità della produzione e l’</hi><hi rend="CharOverride-1">uso della tecnologia. Ebbene, in questa seconda prospettiva mi pare </hi><hi rend="CharOverride-1">che il divieto di interposizione possa tornare protagonista del dibattito </hi><hi rend="CharOverride-1">scientifico, oltre che del contenzioso giudiziale, per il prevedibile diffondersi </hi><hi rend="CharOverride-1">di forme di esternalizzazione caratterizzate dall’impiego significativo di strumenti </hi><hi rend="CharOverride-1">tecnologici, di proprietà dell’asserito committente e/o da questi </hi><hi rend="CharOverride-1">programmati e governati, per l’organizzazione e la gestione più </hi><hi rend="CharOverride-1">o meno automatizzate delle prestazioni del personale coinvolto. A questa </hi><hi rend="CharOverride-1">«nuova vita» del divieto, di cui si hanno già tracce nella giurisprudenza </hi><hi rend="CharOverride-1">di merito, sono dedicate le riflessioni che seguono con l’</hi><hi rend="CharOverride-1">intento di chiarire se la questione possa essere risolta facendo </hi><hi rend="CharOverride-1">uso delle elaborazioni ormai classiche sull’autonomia organizzativa dell’appaltatore </hi><hi rend="CharOverride-1">o se, invece, essa riveli inediti profili critici.</hi></p></div><div><head><hi>2. Decentramento </hi><hi>produttivo e decisori algoritmici</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Che la </hi><hi rend="italic">contractual integration </hi><hi rend="CharOverride-1">tra imprese </hi><hi rend="CharOverride-1">preveda talvolta il ricorso da parte del committente a piattaforme </hi><hi rend="CharOverride-1">digitali e </hi><hi rend="italic">software</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la gestione della forza-lavoro interessata </hi><hi rend="CharOverride-1">è cosa nota. È degno di rilievo, però, il fatto che tale fenomeno si verifichi soprattutto in settori, come</hi><hi rend="CharOverride-1"> la logistica, il </hi><hi rend="italic">food delivery </hi><hi rend="CharOverride-1">e quello dei </hi><hi rend="italic">call centre</hi><hi rend="CharOverride-1">, in cui le esternalizzazioni hanno, già di per sé, connotati</hi><hi rend="CharOverride-1"> tali da rendere più incerta la linea di confine tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> lecito e illecito. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’elevata frammentazione dei processi produttivi – con</hi><hi rend="CharOverride-1"> il frequente ricorso a catene di subappalti –, l’alta intensit</hi><hi rend="CharOverride-1">à di manodopera richiesta per l’esecuzione dell’attività oggetto di decentramento – con </hi><hi rend="CharOverride-1">il corrispondente scarso apporto di beni materiali – e l’elementarità </hi><hi rend="CharOverride-1">delle mansioni assegnate ai lavoratori sono caratteristiche tipiche delle esternalizzazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">in questi settori che complicano l’accertamento di quella autonomia </hi><hi rend="CharOverride-1">organizzativa che, assieme al rischio d’impresa, deve necessariamente far </hi><hi rend="CharOverride-1">capo all’appaltatore se non si vuole incorrere nella violazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del divieto di interposizione. Su questo schema, poi, sempre più </hi><hi rend="CharOverride-1">spesso si innesta – come dicevo – l’impiego di strumenti tecnologici gestiti dal committente che</hi><hi rend="CharOverride-1"> guidano in tutto o in parte l’attività dei dipendenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’appaltatore con la dichiarata pretesa di conformare il servizio</hi><hi rend="CharOverride-1"> esternalizzato all’obiettivo produttivo dedotto nel contratto commerciale. Si hanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> così appalti nella logistica in cui la movimentazione e lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> stoccaggio delle merci nei magazzini sono organizzati in modo automatizzato</hi><hi rend="CharOverride-1"> e avvengono secondo le indicazioni elaborate da un </hi><hi rend="italic">software </hi><hi rend="CharOverride-1">governato</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal committente che i lavoratori ivi impiegati ricevono attraverso terminali</hi><hi rend="CharOverride-1"> mobili</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-024">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; o il decentramento dei servizi di </hi><hi rend="italic">call centre</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che prevede l’utilizzo da parte del personale dell’appaltatore di sistemi informatici controllati</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal committente attraverso cui passa una parte dell’organizzazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> servizio medesimo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-023">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; oppure, ancora, piattaforme di </hi><hi rend="italic">food delivery</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">rectius</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">gli algoritmi da esse elaborati) che ingeriscono nella gestione dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">attività di consegna esternalizzata a terzi interagendo tramite una </hi><hi rend="italic">app</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">con i lavoratori addetti all’appalto stesso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-022">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Acquista importanza in tutti questi casi la definizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’insegna della flessibilità del concetto di «organizzazione dei mezzi</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessari» di cui all’art. 29 co. 1, d.lgs</hi><hi rend="CharOverride-1">. n. 276/2003; un concetto identificato non più – come voleva</hi><hi rend="CharOverride-1"> la lettera dell’art. 1 co. 3, legge n. 1369</hi><hi rend="CharOverride-1">/1960 – sulla base di indici di portata assoluta, ma in</hi><hi rend="CharOverride-1"> ragione di elementi che possono variare da un caso all</hi><hi rend="CharOverride-1">’altro, «in relazione alle esigenze dell’opera o del servizio dedotti in contratto», in modo </hi><hi rend="CharOverride-1">tale che «si dà appalto «genuino» sol che l’impresa </hi><hi rend="CharOverride-1">appaltatrice organizzi in proprio quei fattori della produzione che è «</hi><hi rend="CharOverride-1">necessario», ma anche «sufficiente», utilizzare per eseguire, in concreto, l’attività dedotta in appalto» (Del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Punta 2008, 145; analogamente, </hi><hi rend="italic">ex multis</hi><hi rend="CharOverride-1">, Chieco 2006, 531 e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Garofalo 2017, 9-10</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-021">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">). Negli appalti </hi><hi rend="italic">labour intensive</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo </hi><hi rend="italic">minimum</hi><hi rend="CharOverride-1"> di autonomia organizzativa richiesto non può che tradursi nell’esercizio del potere organizzativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e direttivo verso i lavoratori coinvolti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-020">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In questi casi, </hi><hi rend="CharOverride-1">dunque, è nell’accertamento della titolarità sostanziale del rapporto di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro subordinato in capo all’asserito appaltatore, formale datore di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, che si esaurisce l’indagine relativa al requisito della «</hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione dei mezzi necessari» (resta comunque da verificare su chi gravi il «rischio </hi><hi rend="CharOverride-1">d’impresa»). Non essendo l’approntamento di mezzi materiali e/</hi><hi rend="CharOverride-1">o immateriali un elemento caratterizzante dell’attività oggetto del contratto, </hi><hi rend="CharOverride-1">l’attenzione deve insomma concentrarsi sull’organizzazione del fattore lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se quindi è certamente vero che – diversamente da quanto avverrebbe per un decentramento produttivo a</hi><hi rend="CharOverride-1"> bassa intensità di manodopera – il mancato apporto di strumenti da parte dell’appaltatore non</hi><hi rend="CharOverride-1"> può mettere in discussione la genuinità di un appalto «leggero</hi><hi rend="CharOverride-1">», è però altrettanto innegabile che l’esercizio da parte dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’asserito committente dei poteri del datore di lavoro costituisce sempre, senza</hi><hi rend="CharOverride-1"> distinguo, un indice di violazione del divieto di interposizione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-019">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Può sostenersi, anzi, che l’indagine sull’effettiva provenienza dei </hi><hi rend="CharOverride-1">tipici poteri datoriali esercitati sulla forza-lavoro interessata costituisca proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">il contenuto minimo essenziale o, se si preferisce, il minimo </hi><hi rend="CharOverride-1">comune denominatore di tutte le operazioni di accertamento relative al </hi><hi rend="CharOverride-1">requisito della «organizzazione dei mezzi necessari», indipendentemente dal tipo di </hi><hi rend="CharOverride-1">appalto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ebbene, non mi sembra che questo schema subisca sensibili </hi><hi rend="CharOverride-1">alterazioni quando, come nelle fattispecie che ho richiamato </hi><hi rend="italic">supra</hi><hi rend="CharOverride-1">, la </hi><hi rend="CharOverride-1">gestione della manodopera nell’appalto avviene, in tutto o in </hi><hi rend="CharOverride-1">parte, per mezzo di meccanismi decisionali automatizzati o semi-automatizzati, </hi><hi rend="CharOverride-1">anche dotati di intelligenza artificiale; quando, in altri termini, nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">ambito dei processi di decentramento produttivo ci si affida alla tecnologia per organizzare il</hi><hi rend="CharOverride-1"> fattore lavoro, secondo modalità che possono arrivare a configurare anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> forme più o meno avanzate di </hi><hi rend="italic">management </hi><hi rend="CharOverride-1">algoritmico (Lee, Kusbit</hi><hi rend="CharOverride-1">, Metsky, Dabbish 2015; Aloisi, De Stefano 2020, 76-93; Wood</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2021; Aa.Vv. 2022, 150-57).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Entro quali limiti questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> circostanza, ove imputabile al committente, sia espressione del legittimo potere</hi><hi rend="CharOverride-1"> di coordinamento di quest’ultimo o sia, al contrario, da</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricondursi all’esercizio di poteri datoriali e, quindi, testimoni la</hi><hi rend="CharOverride-1"> violazione del divieto di interposizione, sarà oggetto di attenzione nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> prossimo paragrafo. Qui voglio solamente evidenziare come la prassi in</hi><hi rend="CharOverride-1"> esame non incida significativamente sulle modalità di accertamento della genuinità</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’appalto. In particolare, non mi pare che essa c</hi><hi rend="CharOverride-1">omporti «</hi><hi rend="italic">de facto </hi><hi rend="CharOverride-1">un potenziale ripristino della presunzione di cui all’art. 1, terzo </hi><hi rend="CharOverride-1">comma, della l. n. 1369/1960» (così De Michiel 2023, </hi><hi rend="CharOverride-1">1078) o, all’opposto, la necessità di ridurre il livello </hi><hi rend="CharOverride-1">di organizzazione della manodopera richiesto all’appaltatore, formale datore di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, per potersi parlare di appalto genuino (Lorea 2020, 232-</hi><hi rend="CharOverride-1">34). È certamente vero che i </hi><hi rend="italic">software</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">di gestione del lavoro possono assumere, specie in relazione a mansioni semplici, un elevato grado di pervasività e</hi><hi rend="CharOverride-1"> che in appalti da realizzarsi in contesti aziendali sempre più</hi><hi rend="CharOverride-1"> automatizzati non residua molto spazio per la direzione e il</hi><hi rend="CharOverride-1"> controllo della prestazione da parte degli esseri umani (e, nello</hi><hi rend="CharOverride-1"> specifico, dei referenti dell’appaltatore). Tuttavia, questi rilievi non sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> in grado di influenzare le operazioni qualificatorie di fattispecie interpositorie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Da un lato, infatti, l’impiego di mezzi tecnologici attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui sono impartite dal committente delle disposizioni al personale impiegato</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’appalto non esonera da un’attenta valutazione complessiva del</hi><hi rend="CharOverride-1"> caso concreto con la quale – come meglio dirò nel prossimo</hi><hi rend="CharOverride-1"> paragrafo – devono essere prese in considerazione la natura di quelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> istruzioni e le prerogative datoriali eventualmente esercitate dall’appaltatore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-018">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(analogamente, Tagliabue 2022, 1134; Covelli 2023, 523-524; Picunio 2023, 1057</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-017">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">). Dall’altro, è illusorio pensare</hi><hi rend="CharOverride-1"> che in contesti lavorativi automatizzati la prestazione sia diretta e</hi><hi rend="CharOverride-1"> controllata dalle macchine e che queste comprimano i margini di</hi><hi rend="CharOverride-1"> esercizio dei poteri datoriali. A mio modo di vedere, questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> affermazione si scontra con due constatazioni, una più scontata, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’altra meno. La prima è che dietro le macchine c</hi><hi rend="CharOverride-1">’è sempre l’essere umano, che le programma e decide </hi><hi rend="CharOverride-1">di impiegarle; la tecnologia, per quanto avanzata, autonoma e intelligente, </hi><hi rend="CharOverride-1">resta uno strumento fatto funzionare da qualcuno che ne fa </hi><hi rend="CharOverride-1">uso ai propri fini. Pertanto, nella prospettiva giuridica, come gli </hi><hi rend="CharOverride-1">illeciti civili causati da una macchina sono imputabili alla persona (</hi><hi rend="CharOverride-1">fisica o giuridica) che se ne avvale e ne gestisce </hi><hi rend="CharOverride-1">il funzionamento, anche le decisioni che da quella tecnologia promanano </hi><hi rend="CharOverride-1">dovranno essere attribuite allo stesso soggetto (cfr. Donini 2020, 8-</hi><hi rend="CharOverride-1">9; Covelli 2023, 525; Gargiulo 2023, 174-75; Ciucciovino 2024, </hi><hi rend="CharOverride-1">5-6). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La seconda osservazione è che, a ben vedere, </hi><hi rend="CharOverride-1">l’inserimento di un lavoratore in un’organizzazione marcatamente automatizzata, in certi casi, può non solo non ridurre</hi><hi rend="CharOverride-1"> la sua soggezione ai poteri datoriali, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma addirittura determinare un’inversione della </hi><hi rend="CharOverride-1">tendenza – tradizionalmente tipica del lavoro meno qualificato – all’attenuazione della subordinazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-016">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Se fino a non molto tempo fa il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> del magazziniere poteva farsi rientrare tra quelli in cui l</hi><hi rend="CharOverride-1">’etero-direzione sfumava, oggi è frequente che nella logistica l’attività </hi><hi rend="CharOverride-1">del personale sia guidata e monitorata passo dopo passo tramite </hi><hi rend="CharOverride-1">sistemi informatici. Casomai, nel quadro di un appalto, a ridursi può essere </hi><hi rend="CharOverride-1">lo spazio per i poteri datoriali dell’asserito appaltatore</hi><hi rend="CharOverride-1">, occupato dal committente che lo sfrutta attraverso la mediazione </hi><hi rend="CharOverride-1">tecnologica. Ma non si può dire che una tale dinamica </hi><hi rend="CharOverride-1">richieda di abbassare l’asticella della «organizzazione dei mezzi necessari» </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic">sub specie</hi><hi rend="CharOverride-1">, dell’organizzazione del fattore lavoro) oltre la quale l’appalto</hi><hi rend="CharOverride-1"> è genuino; al contrario, mi sembra che ipotesi di tal</hi><hi rend="CharOverride-1"> fatta delineino proprio il prototipo versione 4.0 di ciò</hi><hi rend="CharOverride-1"> che l’ordinamento vuole evitare prescrivendo il divieto di interposizione</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Insomma, l’utilizzo di un sistema decisionale algoritmico in un</hi><hi rend="CharOverride-1"> appalto non muta i termini dell’indagine sulla liceità dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’operazione di decentramento produttivo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-015">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> se non per il fatto che all’interprete </hi><hi rend="CharOverride-1">è richiesto, quale ulteriore passaggio del processo qualificatorio (Ingrao 2020a</hi><hi rend="CharOverride-1">, 108), di appurare la provenienza delle direttive e quindi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> attribuire il sistema stesso al committente o all’appaltatore onde</hi><hi rend="CharOverride-1"> stabilire se il secondo sia titolare della necessaria (ma anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> sufficiente, per citare di nuovo Del Punta 2008, 145) autonomia</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzativa. A tal fine, è da escludere che possa essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> valorizzata la proprietà del </hi><hi rend="italic">software</hi><hi rend="CharOverride-1"> o qualsiasi altra relazione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> carattere giuridico con esso. Piuttosto, l’attenzione dovrebbe essere focalizzata</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul collegamento di fatto che si instaura tra impresa e</hi><hi rend="CharOverride-1"> strumento tecnologico, dal momento che, come sempre nelle indagini sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> subordinazione, il dato fattuale deve prevalere su quello formale. Non</hi><hi rend="CharOverride-1"> a caso la (esigua) giurisprudenza di merito che ha gi</hi><hi rend="CharOverride-1">à avuto modo di esprimersi sul punto in questione ha riconosciuto rilievo alla «disponibilità esclusiva» del </hi><hi rend="italic">software</hi><hi rend="CharOverride-1"> da parte – in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quei casi – del committente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-014">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, da intendersi – mi pare – come </hi><hi rend="CharOverride-1">potere di materiale gestione del funzionamento dello strumento informatico al </hi><hi rend="CharOverride-1">quale sono delegate alcune delle prerogative datoriali (cfr. anche Cangemi </hi><hi rend="CharOverride-1">2019, 1142). Una gestione, quella del programma, che si presenta </hi><hi rend="CharOverride-1">tanto meno evidente quanto più è avanzata la tecnologia su </hi><hi rend="CharOverride-1">cui esso si basa, fino ad arrivare ai sistemi più </hi><hi rend="CharOverride-1">sofisticati di intelligenza artificiale in cui le capacità di auto-</hi><hi rend="CharOverride-1">apprendimento della macchina rendono apparentemente inconsistente la relazione con l’</hi><hi rend="CharOverride-1">impresa che ne fa uso, rintracciabile, però, nell’autonoma decisione di adottare quella tecnologia, nella titolarità della facoltà di</hi><hi rend="CharOverride-1"> rinunciarvi e nell’iniziale importazione dei dati.</hi></p></div><div><head><hi>3. Il committente</hi><hi> in bilico tra legittimo coordinamento e organizzazione del lavoro</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come</hi><hi rend="CharOverride-1"> ho già avuto modo di dire, non si può pensare</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il ricorso da parte del committente a sistemi decisionali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di monitoraggio automatizzati o semi-automatizzati nell’ambito dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’appalto integri di </hi><hi rend="italic">default</hi><hi rend="CharOverride-1"> una violazione del divieto di interposizione. Come per le disposizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> e il controllo provenienti dal committente in carne e ossa</hi><hi rend="CharOverride-1">, anche per quelli delegati a un </hi><hi rend="italic">software</hi><hi rend="CharOverride-1"> occorre distinguere tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> attività che sono espressione del legittimo coordinamento ai sensi degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> artt. 1661 e 1662 cod. civ. e attività che, invece</hi><hi rend="CharOverride-1">, costituiscono esercizio dei poteri datoriali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In linea di principio, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> discrimine fra le due fattispecie andrebbe individuato in chi risulta</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere il destinatario delle disposizioni del committente: la controparte contrattuale</hi><hi rend="CharOverride-1">, quindi l’appaltatore, per il potere di coordinamento; i lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> impiegati nell’appalto, per i poteri datoriali. Il che renderebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> illecito ogni appalto in cui vi fosse un qualsiasi tipo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di indicazione del committente rivolta direttamente al personale interessato anzich</hi><hi rend="CharOverride-1">é all’appaltatore, il quale, nell’esercizio della sua autonomia organizzativa, deve</hi><hi rend="CharOverride-1"> poter valutare se e come trasmettere ai dipendenti le istruzioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricevute.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, questa lettura </hi><hi rend="italic">prima facie</hi><hi rend="CharOverride-1">, che evidentemente sconta un</hi><hi rend="CharOverride-1"> eccesso di rigido formalismo, è addolcita dalla giurisprudenza, la quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> entro certi limiti ammette che i dipendenti dell’appaltatore ricevano</hi><hi rend="CharOverride-1"> istruzioni e siano soggetti a controllo direttamente da parte del</hi><hi rend="CharOverride-1"> committente. È infatti orientamento consolidato quello secondo il quale per</hi><hi rend="CharOverride-1"> accertare un’interposizione vietata di manodopera è necessario verificare se</hi><hi rend="CharOverride-1"> le disposizioni impartite dal personale del committente agli ausiliari dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’appaltatore siano riconducibili al potere direttivo del datore di lavoro, in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> inerenti a concrete modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative, oppure</hi><hi rend="CharOverride-1"> al solo risultato produttivo di tali prestazioni, il quale può</hi><hi rend="CharOverride-1"> formare oggetto di un genuino contratto di appalto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-013">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. E </hi><hi rend="CharOverride-1">al medesimo criterio – alla stregua del quale occorre sostanzialmente guardare </hi><hi rend="CharOverride-1">se l’esercizio del potere si inserisca in una logica </hi><hi rend="CharOverride-1">di esecuzione della relazione contrattuale con l’impresa appaltatrice o </hi><hi rend="CharOverride-1">in quella di gestione del rapporto con il lavoratore – si </hi><hi rend="CharOverride-1">deve ricorrere per ascrivere l’eventuale attività di controllo del </hi><hi rend="CharOverride-1">committente al potere di verifica dell’art. 1662 cod. civ.</hi><hi rend="CharOverride-1"> o alle prerogative in fatto di vigilanza del datore di lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il confine tra illecito</hi><hi rend="CharOverride-1"> e lecito, in altre parole, risiede nella distinzione tra, da</hi><hi rend="CharOverride-1"> un lato, le attività che sono espressione della direzione e</hi><hi rend="CharOverride-1"> del controllo della prestazione lavorativa del personale impiegato nell’appalto</hi><hi rend="CharOverride-1"> e, dall’altro, le indicazioni e le verifiche utili ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> attuare quell’integrazione produttiva che è indispensabile per conseguire il</hi><hi rend="CharOverride-1"> risultato finale dedotto in appalto. Con tutta evidenza si tratta</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una linea di demarcazione tanto chiara a livello concettuale</hi><hi rend="CharOverride-1">, quanto sottile e incerta sul piano pratico. Basti pensare che</hi><hi rend="CharOverride-1"> è ritenuta legittima pure la predeterminazione delle modalità temporali e</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecniche di esecuzione del servizio o dell’opera oggetto dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’appalto che dovranno essere rispettate dall’appaltatore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-012">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; l’esercizio da parte del committente dei poteri di</hi><hi rend="CharOverride-1"> conformazione e controllo in ordine a tali aspetti potrà pertanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> tradursi anche in istruzioni e verifiche estemporanee concernenti i tempi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e i modi della prestazione lavorativa, ancorché, naturalmente, nei limiti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ciò che è strettamente funzionale alla corretta esecuzione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’appalto. Nella pratica, perciò, in casi di forte integrazione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’attività esternalizzata nel ciclo produttivo del committente – come quando dal risultato della fase </hi><hi rend="CharOverride-1">appaltata dipendono l’esito della produzione o la qualità del </hi><hi rend="CharOverride-1">prodotto finito –, il compito dell’interprete rischia di essere davvero </hi><hi rend="CharOverride-1">irto di insidie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-011">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Distinguere concretamente tra legittimo coordinamento e illegittima</hi><hi rend="CharOverride-1"> ingerenza nell’organizzazione della prestazione lavorativa può poi essere operazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> ancor più spinosa quando le indicazioni che i dipendenti dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’appaltatore ricevono sono elaborate in modo automatizzato o semi-automatizzato tramite un </hi><hi rend="italic">software </hi><hi rend="CharOverride-1">nella «disponibilità» del </hi><hi rend="CharOverride-1">committente. Ciò non tanto perché cambino le coordinate normative di </hi><hi rend="CharOverride-1">riferimento – come ho cercato di spiegare nel paragrafo precedente, i </hi><hi rend="CharOverride-1">parametri dell’indagine non mutano sensibilmente a causa dell’impiego </hi><hi rend="CharOverride-1">di un sistema algoritmico –, quanto a causa delle diverse modalità </hi><hi rend="CharOverride-1">con le quali in concreto si realizza l’asserito coordinamento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La mediazione tecnologica, infatti, consente al committente di impartire disposizioni agli ausiliari dell’appaltatore anche </hi><hi rend="CharOverride-1">in assenza di contiguità fisica con loro; indipendentemente dal fatto </hi><hi rend="CharOverride-1">che l’appalto sia endoaziendale o da eseguirsi in ambienti </hi><hi rend="CharOverride-1">estranei alla disponibilità del primo. Ad esempio, può verificarsi che </hi><hi rend="CharOverride-1">in uno stabilimento dell’appaltatore e alla presenza di un </hi><hi rend="CharOverride-1">referente di quest’ultimo, l’attività dei lavoratori addetti all’</hi><hi rend="CharOverride-1">appalto sia in tutto guidata da un algoritmo progettato o comunque gestito</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal committente. Un’eventualità, questa, che, se anche non incide</hi><hi rend="CharOverride-1"> sui criteri di qualificazione della fattispecie elaborati dalla giurisprudenza, certamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> devia dalle dinamiche di decentramento produttivo tipiche dell’economia industriale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e post-industriale, richiedendo all’interprete un notevole sforzo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> adattamento ai nuovi modi attraverso cui può avvenire la </hi><hi rend="italic">contractual</hi><hi rend="italic"> integration</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra imprese.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E ancora, l’indagine sulla genuinità dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’appalto «ad alta intensità algoritmica» può essere resa più complessa dalle difficoltà di</hi><hi rend="CharOverride-1"> conoscere e valutare il funzionamento dell’algoritmo medesimo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-010">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, specie </hi><hi rend="CharOverride-1">laddove il modello di intelligenza artificiale eventualmente adottato contempli una </hi><hi rend="CharOverride-1">qualche forma di continuo auto-apprendimento. Nella prospettiva che qui </hi><hi rend="CharOverride-1">interessa, gli ostacoli non riguardano solo il disvelamento delle modalità </hi><hi rend="CharOverride-1">e del contenuto delle istruzioni impartite ai lavoratori, ma – come anticipato – pure la riconducibilità di esse a </hi><hi rend="CharOverride-1">una parte o all’altra del contratto di appalto. Si </hi><hi rend="CharOverride-1">tratta infatti pur sempre di direttive partorite più o meno </hi><hi rend="CharOverride-1">autonomamente da un sistema, che, ad esempio, potrebbe essere programmato </hi><hi rend="CharOverride-1">dal committente ma alimentato anche da </hi><hi rend="italic">input</hi><hi rend="CharOverride-1"> forniti dall’appaltatore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Primo fondamentale passo verso l’accertamento della liceità dell’appalto </hi><hi rend="CharOverride-1">è pertanto diradare la nebbia che circonda il funzionamento dell’algoritmo e un assist al lavoratore in questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> senso potrebbe essere offerto dal nuovo art. 1-</hi><hi rend="italic">bis</hi><hi rend="CharOverride-1">, d</hi><hi rend="CharOverride-1">.lgs. n. 152/1997</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-009">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Questa previsione – che anticipa alcune </hi><hi rend="CharOverride-1">delle garanzie contemplate da proposte in discussione in sede eurounitaria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-008">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – dimostra come anche il legislatore – nonostante il passo indietro fatto</hi><hi rend="CharOverride-1"> con l’art. 26, d.l. n. 48/2023 – stia</hi><hi rend="CharOverride-1"> prendendo coscienza delle possibili ripercussioni negative che l’opacità dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> sistemi in questione può avere sulla posizione del lavoratore. L</hi><hi rend="CharOverride-1">’introduzione di un obbligo di informazione non è però che un primo approccio</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla materia; non si può pensare che esso sia risolutivo</hi><hi rend="CharOverride-1">, soprattutto se si considera l’elevatissima complessità tecnica dei meccanismi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di funzionamento dei sistemi e le conseguenti difficoltà per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratore, per le organizzazioni sindacali e finanche per il giudice</hi><hi rend="CharOverride-1"> di comprendere il significato delle informazioni comunicate</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-007">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Mi sembra </hi><hi rend="CharOverride-1">allora che l’esigenza di scongiurare il rischio che detti </hi><hi rend="CharOverride-1">obblighi informativi configurino una tutela della trasparenza fine a sé </hi><hi rend="CharOverride-1">stessa e, pertanto, meramente formale e apparente richieda che essi rappresentino solo </hi><hi rend="CharOverride-1">un tassello di un sistema protettivo più articolato </hi><hi rend="CharOverride-1">che coinvolga anche attori collettivi e autorità pubbliche di vigilanza </hi><hi rend="CharOverride-1">e garanzia (Tebano 2021, 52-53).</hi></p></div><div><head><hi>4. La subordinazione dall’</hi><hi>etero-direzione all’etero-organizzazione: riflessi sulla nozione di appalto </hi><hi>genuino</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come ho già detto, nel giudizio sulla genuinità dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">appalto e, in particolare, nell’indagine relativa al requisito della «</hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione dei mezzi necessari», un passaggio fondamentale è rappresentato dall’esame circa l’imputabilità dei rapporti </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro in capo all’appaltatore. Negli appalti </hi><hi rend="italic">labour intensive</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">questo tipo di accertamento addirittura esaurisce le verifiche sul citato </hi><hi rend="CharOverride-1">requisito. Entrano in gioco, dunque, i criteri di qualificazione del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro subordinato e, primo tra questi, l’elemento dell’etero-</hi><hi rend="CharOverride-1">direzione, tradizionalmente ritenuto dalla giurisprudenza il profilo caratterizzante della subordinazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo significa che sulla valutazione della liceità dell’appalto finisce per riflettersi lo scolorimento del </hi><hi rend="CharOverride-1">potere direttivo cui si assiste da sempre per alcuni tipi </hi><hi rend="CharOverride-1">di mansioni (quelle più elementari e quelle a più elevato </hi><hi rend="CharOverride-1">contenuto professionale) e che l’economia delle piattaforme ha accentuato. </hi><hi rend="CharOverride-1">Non credo ci sia bisogno di indugiare nella descrizione di </hi><hi rend="CharOverride-1">una realtà ben nota (si veda per tutti Tufo 2021a</hi><hi rend="CharOverride-1">). È sufficiente evidenziare che l’uso della tecnologia può, sì</hi><hi rend="CharOverride-1">, in certi casi, determinare una riespansione del potere direttivo laddove tradizionalmente l</hi><hi rend="CharOverride-1">’esercizio dello stesso si era affievolito (l’ho già sottolineato</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">supra</hi><hi rend="CharOverride-1">), ma può anche favorire forme di organizzazione dell’impresa</hi><hi rend="CharOverride-1">, come per l’appunto quelle tipiche della </hi><hi rend="italic">gig-economy</hi><hi rend="CharOverride-1">, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui il lavoratore resta libero (ancorché, talvolta, solo in apparenza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-006">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">) di rifiutarsi di eseguire la prestazione richiesta o comunque non è soggetto a ordini </hi><hi rend="CharOverride-1">e direttive puntuali e vincolanti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il dibattito sui problemi qualificatori </hi><hi rend="CharOverride-1">di alcune fattispecie riferibili a quel mondo è stato alimentato </hi><hi rend="CharOverride-1">anche dall’emanazione e dalla modifica dell’art. 2, d.</hi><hi rend="CharOverride-1">lgs. n. 81/2015 ed è sostanzialmente incentrato sul rilievo </hi><hi rend="CharOverride-1">da attribuirsi al criterio dell’etero-organizzazione in difetto di </hi><hi rend="CharOverride-1">un’attività di etero-direzione strettamente intesa della prestazione. Nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">economia di questo contributo non è possibile dar conto della varietà delle posizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">espresse al riguardo e degli argomenti a supporto di ciascuna. </hi><hi rend="CharOverride-1">Personalmente ritengo siano più convincenti quelle letture che, pur con </hi><hi rend="CharOverride-1">diverse sfumature e implicazioni, negano l’esistenza di una differenza </hi><hi rend="CharOverride-1">qualitativa tra etero-direzione ed etero-organizzazione (si vedano, </hi><hi rend="italic">ex </hi><hi rend="italic">multis</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Santoro-Passarelli 2015, Razzolini 2020 e Tufo 2021b; </hi><hi rend="italic">contra</hi><hi rend="CharOverride-1">, per tutti, Del Punta 2019 e Perulli 2020), finendo </hi><hi rend="CharOverride-1">in questo modo per identificare nella seconda il «fulcro minimo» </hi><hi rend="CharOverride-1">(Mazzotta 2020) intorno al quale ruota un concetto di subordinazione </hi><hi rend="CharOverride-1">ricalibrato alla luce dei cambiamenti economico-produttivi in atto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma </hi><hi rend="CharOverride-1">se così è, l’etero-organizzazione rappresenta anche il </hi><hi rend="italic">minimum </hi><hi rend="CharOverride-1">di autonomia organizzativa richiesto all’appaltatore ai fini della liceità </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’appalto. Nelle operazioni di decentramento produttivo, specie se </hi><hi rend="italic">labour </hi><hi rend="italic">intensive</hi><hi rend="CharOverride-1">, essa può dunque diventare l’ago della bilancia. Ancora </hi><hi rend="CharOverride-1">una volta, viene in rilievo la nozione flessibile, relativa, di </hi><hi rend="CharOverride-1">«organizzazione dei mezzi necessari»: se, in base al tipo di attività dedotta in appalto, la prestazione lavorativa </hi><hi rend="CharOverride-1">può essere svolta in assenza di stringenti istruzioni, sarà sufficiente </hi><hi rend="CharOverride-1">verificare che essa è effettivamente organizzata dall’appaltatore per ritenere </hi><hi rend="CharOverride-1">integrato – sotto il profilo dell’organizzazione delle risorse umane – il </hi><hi rend="CharOverride-1">requisito in parola. Si tratta di una conclusione ricca di </hi><hi rend="CharOverride-1">importanti implicazioni pratiche per una molteplicità di casi: da quelli «</hi><hi rend="CharOverride-1">classici», in cui l’appalto ha per oggetto servizi che per</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere svolti richiedono mansioni elementari o, all’opposto, altamente qualificate</hi><hi rend="CharOverride-1">, fino a quelli «di ultima generazione», nei quali il modello</hi><hi rend="CharOverride-1"> d’impresa adottato dalla piattaforma committente esclude l’etero-direzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> in senso stretto ma contempla una rigida organizzazione della prestazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> che passa anche per l’uso di tecnologie algoritmiche; tutte</hi><hi rend="CharOverride-1"> fattispecie per le quali, nell’ambito del giudizio sulla genuinit</hi><hi rend="CharOverride-1">à dell’appalto, l’indagine su chi sia il reale datore di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro dovrà concentrarsi sulla ricerca di colui che risulti in </hi><hi rend="CharOverride-1">concreto titolare del potere organizzativo, a nulla rilevando che l’</hi><hi rend="CharOverride-1">esercizio di esso sia delegato a un </hi><hi rend="italic">software</hi><hi rend="CharOverride-1">. Come credo </hi><hi rend="CharOverride-1">di aver chiarito </hi><hi rend="italic">supra</hi><hi rend="CharOverride-1">, infatti, l’eventualità della spersonalizzazione dei </hi><hi rend="CharOverride-1">poteri datoriali, tipica del settore del </hi><hi rend="italic">food delivery </hi><hi rend="CharOverride-1">e della </hi><hi rend="italic">platform economy </hi><hi rend="CharOverride-1">in generale, non è di per sé in grado </hi><hi rend="CharOverride-1">di incidere sulle coordinate di riferimento per l’accertamento della </hi><hi rend="CharOverride-1">liceità dell’appalto, imponendo «solo», quale elemento aggiuntivo del giudizio, </hi><hi rend="CharOverride-1">di attribuire la «disponibilità» del programma a committente o appaltatore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Piuttosto, nel caso specifico dei </hi><hi rend="italic">riders</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’osservazione del fenomeno reale </hi><hi rend="CharOverride-1">porta alla luce un diverso problema ermeneutico che può essere </hi><hi rend="CharOverride-1">riassunto nel seguente interrogativo: posto che il reclutamento dei ciclo-</hi><hi rend="CharOverride-1">fattorini da parte dell’asserito appaltatore avviene spesso nella forma </hi><hi rend="CharOverride-1">della collaborazione autonoma, l’esercizio da parte della piattaforma committente </hi><hi rend="CharOverride-1">del potere organizzativo (o anche del potere direttivo) verso i </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori costituisce una violazione del divieto di interposizione o va </hi><hi rend="CharOverride-1">trattato come una questione di accertamento della natura del rapporto </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro tra </hi><hi rend="italic">riders</hi><hi rend="CharOverride-1"> e piattaforma? In altre parole, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">applicazione del divieto di interposizione presuppone necessariamente l’esistenza a </hi><hi rend="CharOverride-1">monte di un contratto di lavoro subordinato (o al più </hi><hi rend="CharOverride-1">di un rapporto di cui all’art. 2, d.lgs. n. 81/2015) tra lavoratore e soggetto che si </hi><hi rend="CharOverride-1">assume interposto?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si tratta di una problematica non certo inedita</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-005">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma tornata d’attualità proprio nel settore del </hi><hi rend="italic">food delivery</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove è capitato che interposizione di manodopera e formale carattere</hi><hi rend="CharOverride-1"> autonomo dei rapporti di lavoro con i </hi><hi rend="italic">riders</hi><hi rend="CharOverride-1"> si accompagnassero</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-004">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ebbene, in uno di questi casi, la Corte d’</hi><hi rend="CharOverride-1">Appello di Torino ha recentemente fatto applicazione del divieto di interposizione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-003">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, smentendo sul punto – senza troppo argomentare – la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sentenza di primo grado, la quale, invece, aveva risolto il</hi><hi rend="CharOverride-1"> caso direttamente ai sensi dell’art. 2094 cod. civ. e</hi><hi rend="CharOverride-1"> considerato un mero elemento accidentale la circostanza che, nella specie</hi><hi rend="CharOverride-1">, vi fossero contratti di collaborazione </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> art. 2222 cod. civ</hi><hi rend="CharOverride-1">. dei lavoratori con un soggetto diverso da quello che essi</hi><hi rend="CharOverride-1"> assumevano essere il loro effettivo datore di lavoro; elemento che</hi><hi rend="CharOverride-1">, però, secondo il giudice, era decisivo nell’escludere l’applicabilit</hi><hi rend="CharOverride-1">à della disciplina in tema di interposizione, che presupporrebbe «la sussistenza, </hi><hi rend="italic">ex ante</hi><hi rend="CharOverride-1">, di un contratto </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro subordinato fra un lavoratore ed un datore di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro formale che si afferma non essere quello effettivo»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-002">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ora, va detto che, in ipotesi come quella affrontata a </hi><hi rend="CharOverride-1">Torino, il dilemma si pone solo sotto il profilo teorico </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’individuazione della norma di riferimento (art. 2094 cod. civ. </hi><hi rend="CharOverride-1">o art. 29, d.lgs. n. 276/2003?), perché, dal </hi><hi rend="CharOverride-1">punto di vista pratico, «tutto confluisce comunque verso la subordinazione» </hi><hi rend="CharOverride-1">(Del Punta 1995, 638). Nessun problema neppure nel caso in cui il rapporto tra appaltatore e </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratore, formalmente qualificato come autonomo, sia in realtà subordinato e </hi><hi rend="CharOverride-1">l’appalto sia illecito per difetto di altro requisito: la </hi><hi rend="CharOverride-1">soluzione va trovata con un giudizio in due passaggi, cioè </hi><hi rend="CharOverride-1">riqualificazione del rapporto verso l’appaltatore e conseguente applicazione dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">art. 29. Ma </hi><hi rend="italic">quid iuris </hi><hi rend="CharOverride-1">se la relazione tra appaltatore </hi><hi rend="CharOverride-1">e lavoratore è genuinamente autonoma e ciononostante l’appalto è </hi><hi rend="CharOverride-1">illecito per mancanza, ad esempio, del rischio d’impresa?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A me pare </hi><hi rend="CharOverride-1">che quantomeno l’esistenza di un’autentica collaborazione autonoma (anche </hi><hi rend="italic">sub specie</hi><hi rend="CharOverride-1"> di collaborazione </hi><hi rend="italic">ex </hi><hi rend="CharOverride-1">art. 409 n. 3 cod.</hi><hi rend="CharOverride-1">proc.civ.) osti all’applicazione del divieto di interposizione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-001">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Indipendentemente</hi><hi rend="CharOverride-1"> da considerazioni legate al dato letterale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_16_191-206.html#footnote-000">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, non si può </hi><hi rend="CharOverride-1">infatti trascurare la circostanza che creare dal nulla</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">un rapporto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro subordinato imputandolo al committente costituirebbe una sanzione non solo</hi><hi rend="CharOverride-1"> eccessiva, ma pure incoerente con la </hi><hi rend="italic">ratio</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla base del</hi><hi rend="CharOverride-1"> divieto, il quale, comunque la si pensi sulla natura della</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua connessione con l’art. 2094 cod. civ., deve essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> ritenuto un tassello dello statuto protettivo del lavoro subordinato.</hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti</hi><hi> bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Aa.Vv. 2022. </hi><hi rend="italic">Lavoro e tecnologie. 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L. 2023. “Appalti tecnologici nella logistica: è sufficiente l’utilizzo della</hi><hi rend="CharOverride-1"> piattaforma per escludere la genuinità dell’appalto?”. </hi><hi rend="italic">Argomenti di diritto</hi><hi rend="italic"> del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">: 1050-57.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Razzolini, O. 2020. “I confini tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> subordinazione, collaborazioni etero-organizzate e lavoro autonomo coordinato: una rilettura</hi><hi rend="CharOverride-1">”. </hi><hi rend="italic">Diritto delle relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1">: 345-80.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Renzi, S. 2022. “La trasparenza dei sistemi algoritmici </hi><hi rend="CharOverride-1">utilizzati nel contesto lavorativo fra legislazione europea e ordinamento interno”. </hi><hi rend="italic">La nuova giuridica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2: 60-77.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Romei, R. 2006. “Il </hi><hi rend="CharOverride-1">contratto di somministrazione di lavoro”. </hi><hi rend="italic">Giornale di diritto del lavoro </hi><hi rend="italic">e di relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1">: 403-39.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Santoro-Passarelli, G. 2015. </hi><hi rend="CharOverride-1">“I rapporti di collaborazione organizzati dal committente e le collaborazioni continuative </hi><hi rend="CharOverride-1">e coordinate </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> art. 409 n. 3 c.p.c.”. </hi><hi rend="italic">WP CSDLE “Massimo D’Antona”.IT</hi><hi rend="CharOverride-1">, n. 278.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scarpelli, F. </hi><hi rend="CharOverride-1">1990. “Interposizione ed appalto nel settore dei servizi informatici”. In </hi><hi rend="italic">Nuove tecnologie e rapporti fra imprese. Profili giuslavoristici degli appalti di opere e servizi informatici</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di </hi><hi rend="CharOverride-1">O. Mazzotta, 43-119. Milano: Giuffrè.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tagliabue, I. 2022. “L’</hi><hi rend="CharOverride-1">impatto delle nuove tecnologie sulla legittimità giuridica del contratto di </hi><hi rend="CharOverride-1">appalto: note a margine di una sentenza del Tribunale di </hi><hi rend="CharOverride-1">Catania”. </hi><hi rend="italic">Diritto delle relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1">: 1128-34.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tebano, L. 2021. “</hi><hi rend="CharOverride-1">La digitalizzazione del lavoro tra intelligenza artificiale e gestione algoritmica”. </hi><hi rend="italic">Ianus</hi><hi rend="CharOverride-1"> 24: 43-53.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tufo, M. 2021a. </hi><hi rend="italic">Il lavoro digitale a distanza</hi><hi rend="CharOverride-1">. Napoli: Editoriale Scientifica.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tufo, M. 2021b. “La</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualificazione del rapporto di lavoro su piattaforma digitale nel diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> vivente: </hi><hi rend="italic">old wine in a new bottle</hi><hi rend="CharOverride-1">?”. </hi><hi rend="italic">Ianus</hi><hi rend="CharOverride-1"> 24: 1</hi><hi rend="CharOverride-1">-20.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vallauri, M. L. 2003. “</hi><hi rend="italic">Outsourcing </hi><hi rend="CharOverride-1">e rapporti di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">”. </hi><hi rend="italic">Digesto delle discipline privatistiche – Sez.comm.</hi><hi rend="CharOverride-1">, Aggiornamento: 722-44.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Wood, A. J. 2021. “Algorithmic Management. </hi><hi rend="CharOverride-1">Consequences for Work Organisation and Working Conditions”. </hi><hi rend="italic">JRC WP on </hi><hi rend="italic">Labour, Education and Technology</hi><hi rend="CharOverride-1">, n. 7.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-029-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Riguardo a questi</hi><hi rend="CharOverride-1"> cambiamenti della fattispecie sotto esame voglio riportare un passaggio con</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui si aprivano alcune delle riflessioni di Del Punta (1995</hi><hi rend="CharOverride-1">, 625): «[…] la normativa in esame [legge n. 1369/1960] vive</hi><hi rend="CharOverride-1"> in una sorta di sospensione tra passato e futuro. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> passato è lo sfruttamento selvaggio della manodopera, il caporalato, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sottoprotezione. Il futuro è la rivoluzione tecnologica, la telematica, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’«immaterialità». Tutte cose che si ritrovano già, fianco a fianco, nel nostro</hi><hi rend="CharOverride-1"> presente destrutturato, nel quale, magari a due passi dalle </hi><hi rend="italic">enclaves</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’alta tecnologia, continuano a verificarsi […] gravi fenomeni di sfruttamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> […]». Ebbene, mi pare si possa affermare che la realtà del</hi><hi rend="CharOverride-1"> fenomeno sia oggi ancora più complessa, dal momento che, non</hi><hi rend="CharOverride-1"> di rado, quelle sue due dimensioni si intrecciano al punto</hi><hi rend="CharOverride-1"> da giungere a configurare una nuova forma di caporalato c</hi><hi rend="CharOverride-1">.d. digitale. In proposito, si vedano Loffredo (2020), Corso (2021</hi><hi rend="CharOverride-1">), Inversi (2021) e Aa.Vv. (2022, 38-43).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-028-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">V., per tutte, Cass. 21.5.1998, n. 5087, in </hi><hi rend="italic">Rivista italiana</hi><hi rend="italic"> di diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1999, II: 252-259 e Cass</hi><hi rend="CharOverride-1">. 27.1.2005, n. 1676, in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-027-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Art. 29, d.lgs. n. 276/2003.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-026-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Flessibile in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> capace di adattare l’indagine del giudice sulla legittimità della</hi><hi rend="CharOverride-1"> fattispecie concreta all’oggetto dell’appalto. In relazione a quest</hi><hi rend="CharOverride-1">’ultimo, secondo Del Punta (1995, 634 e, analogamente, 2008, 145), l’interprete avrebbe il</hi><hi rend="CharOverride-1"> compito di individuare la «soglia minima di «imprenditorialità»» che l</hi><hi rend="CharOverride-1">’appaltatore dovrebbe superare per essere ritenuto genuinamente tale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-025-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Non mi riferisco solo alle letture che negavano che il </hi><hi rend="CharOverride-1">divieto di interposizione fosse sopravvissuto alla formale abrogazione della legge </hi><hi rend="CharOverride-1">n. 1369/1960 (Romei 2006, 435-36), ma anche alle </hi><hi rend="CharOverride-1">severe critiche mosse al medesimo precetto già prima del 2003 (</hi><hi rend="CharOverride-1">Ichino 2000a).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-024-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Trib. Padova 16.7.2019, in </hi><hi rend="italic">Il lavoro nella giurisprudenza</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2019: 1135-1137; Trib. Padova 3.</hi><hi rend="CharOverride-1">3.2023 e App. Venezia 30.3.2023, entrambe in </hi><hi rend="italic">Diritto delle relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2023: 1072.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-023-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Trib. Catania 4</hi><hi rend="CharOverride-1">.11.2021, in </hi><hi rend="italic">Diritto delle relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2022: 1128.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-022-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">App. Torino 25.11.2022, in </hi><hi rend="italic">Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2023, II, giurisprudenza </hi><hi rend="CharOverride-1">online – newsletter, n. 2: 2.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-021-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In giurisprudenza v., da</hi><hi rend="CharOverride-1"> ultimo, Cass. 27.12.2023, n. 36000, in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-020-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Quando l’attività oggetto di appalto deve essere eseguita attraverso mansioni veramente semplici non mi sembra</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia necessario – come invece ha provato a sostenere Alleva (2004</hi><hi rend="CharOverride-1">, 173-76) – neppure l’apporto di un certo </hi><hi rend="italic">know-how</hi><hi rend="CharOverride-1"> da parte dell’appaltatore. In questo senso anche Cangemi (2019</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1140).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-019-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">D’altronde, una volta appurato che è </hi><hi rend="CharOverride-1">il committente a esercitare i poteri datoriali, diviene «del tutto ultronea – sostiene la giurisprudenza – qualsiasi questione inerente </hi><hi rend="CharOverride-1">al rischio economico e l’autonoma organizzazione dell’appalto, né </hi><hi rend="CharOverride-1">rileva che l’impresa appaltatrice sia effettivamente operante sul mercato» (</hi><hi rend="CharOverride-1">così, Cass. 10.7.2019, n. 18554; prima, </hi><hi rend="italic">ex multis</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. 20.5.2009, n. 11720, Cass. 17.5.2016, n. 10057 e Cass. 27.11.2017, n</hi><hi rend="CharOverride-1">. 28260, tutte quante in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-018-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">V., ad esempio, </hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. 2.11.2021 nn. 31127 e 31128, in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui l’utilizzo da parte del committente di un </hi><hi rend="italic">software </hi><hi rend="CharOverride-1">che serviva a predeterminare le modalità operative del servizio </hi><hi rend="CharOverride-1">di </hi><hi rend="italic">help desk</hi><hi rend="CharOverride-1"> appaltato è stato giudicato recessivo rispetto al </hi><hi rend="CharOverride-1">fattore, del tutto autonomo, di organizzazione del servizio stesso (gestione </hi><hi rend="CharOverride-1">turni, orari, permessi e ferie degli operatori) e al relativo </hi><hi rend="italic">know-how </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’appaltatore.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-017-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In realtà, De Michiel (2023, 1074-79), quando parla </hi><hi rend="CharOverride-1">di ripristino di fatto della presunzione di cui all’abrogata </hi><hi rend="CharOverride-1">legge n. 1369/1960, non vuole negare la necessità dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">accertamento sull’esercizio dei poteri datoriali. Mi sembra che piuttosto </hi><hi rend="CharOverride-1">intenda dire che la «pregnanza qualificatoria attribuibile a strumenti tecnologici </hi><hi rend="CharOverride-1">in grado di controllare, dirigere e permeare la prestazione lavorativa» </hi><hi rend="CharOverride-1">rende decisivo stabilire chi, tra committente e appaltatore, abbia la proprietà del mezzo o la sua disponibilità </hi><hi rend="CharOverride-1">esclusiva. Questa constatazione, certamente condivisibile, non implica però l’operatività </hi><hi rend="CharOverride-1">di una presunzione, cioè di un meccanismo in base al </hi><hi rend="CharOverride-1">quale si desume da un fatto provato l’esistenza di </hi><hi rend="CharOverride-1">uno ignoto; l’aver verificato la riconducibilità al committente dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">esercizio dei poteri datoriali, infatti, significa proprio aver dimostrato in maniera diretta </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti gli elementi costitutivi della fattispecie interpositoria vietata.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-016-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Su</hi><hi rend="CharOverride-1"> mediazione tecnologica e ri-accentuazione del potere direttivo sono del</hi><hi rend="CharOverride-1"> mio stesso avviso Donini (2020, 9) e De Michiel (2023</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1078). Invece, sulla «crisi del potere direttivo» riferita in generale</hi><hi rend="CharOverride-1"> agli appalti </hi><hi rend="italic">labour intensive </hi><hi rend="CharOverride-1">da eseguirsi tramite mansioni elementari si</hi><hi rend="CharOverride-1"> veda Alvino (2011, 22).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-015-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Di opinione diversa è </hi><hi rend="CharOverride-1">Esposito 2022, secondo il quale «L’esercizio del tipico potere </hi><hi rend="CharOverride-1">datoriale, nei cicli produttivi digitalmente integrati, diventa […] marginale rispetto all’</hi><hi rend="CharOverride-1">influenza della mediazione e, quindi, all’apporto immateriale delle dotazioni informatiche». A</hi><hi rend="CharOverride-1"> me pare però che, nella prospettiva giuslavoristica, per pesare questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> apporto si debbano valutare qualità e quantità dei poteri che</hi><hi rend="CharOverride-1"> attraverso la tecnologia vengono esercitati.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-014-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Trib. Padova 16.</hi><hi rend="CharOverride-1">7.2019, cit.; Trib. Padova 3.3.2023, cit.; App. </hi><hi rend="CharOverride-1">Venezia 30.3.2023, cit.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-013-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr., </hi><hi rend="italic">ex multis</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. 6.6.2011, n. 12201, Cass. 15.7.2011, n. 15615, Cass. 12.</hi><hi rend="CharOverride-1">4.2018, n. 9139, Cass. 20.6.2018, n. 16259, </hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. 11.5.2021, n. 12413, Cass. 28.12.2022, </hi><hi rend="CharOverride-1">n. 37885, tutte quante in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-012-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. 15.7</hi><hi rend="CharOverride-1">.2011, n. 15615, cit.; Cass. 20.6.2018, n. 16259</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-011-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In argomento si vedano </hi><hi rend="italic">amplius</hi><hi rend="CharOverride-1"> le riflessioni di Lozito (2013, 72-91).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-010-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Su opacità algoritmica e</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapporto di lavoro si veda Gaudio 2020, 22-28, al</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale rinvio anche per gli opportuni riferimenti bibliografici.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-009-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sui limiti della disposizione si vedano Corti 2023 e Ciucciovino 2024</hi><hi rend="CharOverride-1">. Per una posizione meno critica può leggersi Renzi 2022.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-008-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Alludo al capo III della proposta di direttiva sul lavoro mediante piattaforma, nonché</hi><hi rend="CharOverride-1"> agli artt. 13, 29 (spec. par. 5-</hi><hi rend="italic">bis</hi><hi rend="CharOverride-1">) e 29</hi><hi rend="CharOverride-1">-</hi><hi rend="italic">bis</hi><hi rend="CharOverride-1"> della proposta di regolamento sull’intelligenza artificiale nel testo</hi><hi rend="CharOverride-1"> risultante a seguito degli emendamenti approvati dal Parlamento europeo nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> giugno 2023 (cfr. Renzi 2022, 72-4; Lazzeroni 2024, 213</hi><hi rend="CharOverride-1">-16). Su questi documenti mi limito a rinviare a Tebano</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2021, Barbieri 2021 e Alaimo 2023.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-007-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Fermo restando </hi><hi rend="CharOverride-1">che, soprattutto nel caso di impiego di intelligenza artificiale c.</hi><hi rend="CharOverride-1">d. generativa (cioè quella che può essere utilizzata per creare </hi><hi rend="CharOverride-1">nuovi testi, immagini, video, audio, codici o dati sintetici), è </hi><hi rend="CharOverride-1">tecnicamente impossibile seguire e, quindi, descrivere il percorso che dagli </hi><hi rend="italic">input </hi><hi rend="CharOverride-1">originali porta agli </hi><hi rend="italic">output</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-006-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. spec. Trib. Torino 15.11.2022, in </hi><hi rend="italic">Newsletter Wikilabour</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2023, n. 3.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-005-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Già sotto il </hi><hi rend="CharOverride-1">vigore della legge n. 1369/1960 era stata affrontata. Cfr., </hi><hi rend="italic">ex multis</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. 8.1.1987, n. 59, in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Cass. 7.10.2000, n. 13338, in </hi><hi rend="italic">Rivista italiana di diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2001, II: 402-6. </hi><hi rend="CharOverride-1">In dottrina, si vedano Mazzotta 1979, 427, Del Punta 1995, </hi><hi rend="CharOverride-1">636-38, Carinci 2000, 74-5, Ichino 2000b, 422-423</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bonardi 2001, 66-75 e Marinelli 2001.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-004-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. </hi><hi rend="CharOverride-1">Trib. Milano, Sez. Misure prevenzione, 27.5.2020, in </hi><hi rend="italic">Rivista </hi><hi rend="italic">giuridica del lavoro e della previdenza sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2020, II: 639, </hi><hi rend="CharOverride-1">nonché Trib. Torino 18.11.2021, in </hi><hi rend="italic">Labor</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2022: 213-</hi><hi rend="CharOverride-1">231 e App. Torino 25.11.2022, cit.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-003-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">App. Torino 25.11.2022, cit.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-002-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Trib. Torino 18.</hi><hi rend="CharOverride-1">11.2021, cit. Nel medesimo senso, sulla normativa vigente, già </hi><hi rend="CharOverride-1">Cassar 2014, 61.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-001-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Propendono per una radicale incompatibilità tra autonomia</hi><hi rend="CharOverride-1"> e divieto di interposizione Garilli, De Marco (2022, 235-7</hi><hi rend="CharOverride-1">). Secondo Ingrao (2020b), invece, il divieto di interposizione non </hi><hi rend="CharOverride-1">sarebbe del tutto inapplicabile al lavoro autonomo, operando piuttosto per </hi><hi rend="CharOverride-1">le collaborazioni etero-organizzate. Evidentemente, però, la prima parte dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">asserzione è vera solo ove – come fa l’Autrice – si </hi><hi rend="CharOverride-1">accolga la tesi – che io invece non condivido – della riconducibilità </hi><hi rend="CharOverride-1">delle fattispecie </hi><hi rend="italic">ex </hi><hi rend="CharOverride-1">art. 2, d.lgs. n. 81/2015 </hi><hi rend="CharOverride-1">al mondo del lavoro autonomo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_16_191-206.html#footnote-000-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Rileva, tra l’altro</hi><hi rend="CharOverride-1">, il fatto che l’art. 29, d.lgs. n. 276</hi><hi rend="CharOverride-1">/2003 – a mio modo di vedere – richiede in prima battuta</hi><hi rend="CharOverride-1"> di andare in cerca di chi abbia esercitato il potere</hi><hi rend="CharOverride-1"> direttivo e organizzativo nei confronti dei lavoratori, quale contenuto minimo</hi><hi rend="CharOverride-1"> del requisito della «organizzazione dei mezzi necessari». Un potere che</hi><hi rend="CharOverride-1"> non può aversi se il rapporto è davvero autonomo.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Giovanni Calvellini, University of Siena, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">giovanni.calvellini@unisi.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-8272-7646</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Giovanni Calvellini, <hi rend="italic">Appalti e nuove tecnologie: una ‘nuova vita’ per il divieto di interposizione,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8.12</ref>, in William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri (edited by), <hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti per Riccardo Del Punta</hi>, pp. -17, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0507-8, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8</ref></p></div></div>
      
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