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        <title type="main" level="a">Capability e diritto del lavoro: non solo teoria. Dialogando con Riccardo del Punta</title>
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            <forename>Bruno</forename>
            <surname>Caruso</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Catania, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Trasformazioni, valori e regole del lavoro</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0507-8</idno>) by </resp>
          <name>William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.14</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The paper is a tribute to  Riccardo Del Punta, intellectual and jurist. The common thread is the use of Capability Approach in labour law which links the Author to his friend who passed away prematurely.
The essay is also an opportunity to revisit the basic foundations of the Capability theory and the recent debate among  international labour law  scholars with regard to its possible use in the great transformation induced by the double (green and digital) transition.</p>
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            <item>Riccardo Del Punta</item>
            <item>capability approach</item>
            <item>labour law</item>
            <item>digital and green transition</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.14<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.14" /></p>
      <div><head><hi rend="italic">Capability </hi>e diritto del lavoro: non solo teoria. Dialogando con Riccardo del Punta<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-022">1</ref></hi></hi></head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Bruno Caruso</hi></p><div><head><hi>1. Il Capability Approach nell</hi><hi>’itinerario di Riccardo Del Punta: il giurista accademico come intellettuale</hi><hi>. Un ricordo dell’amico</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È opportuno premettere un brevissimo ricordo</hi><hi rend="CharOverride-1"> della più complessiva figura di Riccardo Del Punta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-021">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che </hi><hi rend="CharOverride-1">è utile per introdurre e mettere meglio a fuoco l’</hi><hi rend="CharOverride-1">approccio che si seguirà nello svolgimento del tema. Non si </hi><hi rend="CharOverride-1">scopre nulla dicendo che la figura di Del Punta riflette </hi><hi rend="CharOverride-1">in pieno quella del professore intellettuale, giusta la definizione che </hi><hi rend="CharOverride-1">ne ha dato di recente Robert Walzer (2013, 132). Scrive </hi><hi rend="CharOverride-1">lapidariamente il filosofo liberale citando Lewis Coser: il professore, che </hi><hi rend="CharOverride-1">è pure intellettuale accademico,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">è una persona «che si dedica</hi><hi rend="CharOverride-1"> a letture che vanno al di là del proprio campo</hi><hi rend="CharOverride-1">».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Riccardo Del Punta, oltre che notoriamente fine giurista positivo, certamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> rientrava in questa definizione ma non si limitava soltanto alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘pratica delle letture oltre il proprio campo’: esercitava una pratica</hi><hi rend="CharOverride-1"> diversa, il metodo interdisciplinare. Per cui, oltre a frequentare letture</hi><hi rend="CharOverride-1"> di puro piacere intellettuale (lo accomunava a chi scrive una</hi><hi rend="CharOverride-1"> vera passione per Marcel Proust), utilizzava il sapere interdisciplinare (l</hi><hi rend="CharOverride-1">’economia, la filosofia, il grande pensiero politico) per riflettere sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto del lavoro: era questa disciplina la sua grande passione</hi><hi rend="CharOverride-1">, quasi una sorta di fiamma faustiana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se si volesse individuare</hi><hi rend="CharOverride-1"> una sintesi, o un punto di caduta, del suo pensiero</hi><hi rend="CharOverride-1"> guizzante e del suo possente itinerario intellettuale con riguardo al</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto del lavoro, si potrebbe affermare che è consistito nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> riposizionare, adattare e innovare i fondamenti teorici della disciplina (i</hi><hi rend="CharOverride-1"> suoi scopi, i valori ma anche il metodo), per mantenerli</hi><hi rend="CharOverride-1"> in costante comunicazione con i mutamenti della nostra epoca.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Poiché Egli era un intellettuale profondamente intriso di cultura liberale, si adoperava, in questa opera di </hi><hi rend="CharOverride-1">costante rinnovamento, confutando, non solo e non tanto i dogmi </hi><hi rend="CharOverride-1">e le ideologie, quanto piuttosto il pensiero pigro e rilassato </hi><hi rend="CharOverride-1">che pure talvolta alligna nella disciplina: i luoghi comuni, le </hi><hi rend="CharOverride-1">convinzioni sedimentate e sclerotizzate se non per interesse, per convenzione </hi><hi rend="CharOverride-1">culturale. Dietro l’apparente rilassatezza e distacco dei toni e </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’approccio, non scevri a volte da graffi pungenti degni </hi><hi rend="CharOverride-1">di Ennio Flaiano – un misto di humor british/toscano – ci </hi><hi rend="CharOverride-1">stava una ricerca, se non ansiogena, sicuramente tormentata; che è </hi><hi rend="CharOverride-1">quel che si addice a un uomo di grande e </hi><hi rend="CharOverride-1">vissuta cultura, prima ancora che al freddo e raziocinante intellettuale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si è approfittato di questo breve saggio per rileggere i </hi><hi rend="CharOverride-1">suoi scritti che racchiudere nell’etichetta «teorici» è allo stesso </hi><hi rend="CharOverride-1">troppo: perché il collegamento con il diritto del lavoro positivo </hi><hi rend="CharOverride-1">e il lavoro concreto emerge sempre; e troppo poco: perché </hi><hi rend="CharOverride-1">non si tratta di elucubrazioni erudite e meramente concettuali ma </hi><hi rend="CharOverride-1">di precise e orientate prese di posizione anche su temi </hi><hi rend="CharOverride-1">e problemi di carattere etico, politico e sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In chi </hi><hi rend="CharOverride-1">scrive si è rafforzata la convinzione che effettivamente nella sua </hi><hi rend="CharOverride-1">esplorazione oltre i confini del diritto del lavoro, il CA </hi><hi rend="CharOverride-1">abbia costituito per lui un approdo sicuro, se non definitivo. </hi><hi rend="CharOverride-1">La complessa costruzione di Amartya Sen e della Martha Nussbaum – </hi><hi rend="CharOverride-1">soprattutto la grande sintesi contenuta nell’«Idea di giustizia» del </hi><hi rend="CharOverride-1">premio Nobel, a cui Riccardo Del Punta dedicò uno dei </hi><hi rend="CharOverride-1">suoi saggi in forma di recensione (Del Punta 2013a) –, oltre</hi><hi rend="CharOverride-1"> che essere un sicuro porto epistemologico, costituiva per lui la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sintesi di una visione liberale al servizio dell’innovazione e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una concezione della giustizia sociale che ben si attagliava</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle sue già mature idee di riforma del diritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro; idee non scevre dalla preoccupazione di salvaguardare al contempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> il patrimonio storico dei valori sedimentati</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-020">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo impianto, a </hi><hi rend="CharOverride-1">un tempo scientifico e ideale, gli consentiva di innovare il </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto del lavoro nella continuità, coniugando l’eguaglianza welfarista (l’</hi><hi rend="CharOverride-1">eredità rawlsiana se si vuole, che non gli era affatto </hi><hi rend="CharOverride-1">estranea) e le idee di libertà sostanziali declinate e focalizzate </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla persona, secondo la prospettiva di un altro giuslavorista a </hi><hi rend="CharOverride-1">cui piace accomunarlo nel ricordo: Massimo D’Antona.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma di </hi><hi rend="CharOverride-1">più: tale impianto teorico, gli consentiva di muoversi, sul versante </hi><hi rend="CharOverride-1">della ricerca, intrecciando e rammendando il tessuto della scienza economica (</hi><hi rend="CharOverride-1">con la predilezione per gli economisti istituzionali e neo-istituzionali), </hi><hi rend="CharOverride-1">la sua passione per la speculazione filosofica, l’utilizzo del </hi><hi rend="CharOverride-1">grande pensiero sociologico: si pensi alla sua frequentazione, in molti </hi><hi rend="CharOverride-1">scritti, di Max Weber e soprattutto di Jurgen Habermas della </hi><hi rend="CharOverride-1">teoria dell’agire comunicativo (Del Punta 2013b).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Riccardo Del Punta</hi><hi rend="CharOverride-1">, è bene ricordarlo, non amava giocare al piccolo filosofo; le</hi><hi rend="CharOverride-1"> sue incursioni nelle grandi praterie del pensiero teorico non erano</hi><hi rend="CharOverride-1"> mai fine a sé stesse; non palesavano né tratti di</hi><hi rend="CharOverride-1"> autosservazione narcisista, né involuzioni erudite e/o autoreferenziali. La tensione</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra pensiero teorico/speculativo e ordìto giuslavorista è sempre costante</hi><hi rend="CharOverride-1"> e vibrante, soprattutto nella rielaborazione del CA; si direbbe più</hi><hi rend="CharOverride-1"> ancora in questo, piuttosto che nell’apertura di dialogo con</hi><hi rend="CharOverride-1"> la scienza economica che pure lo vide indiscusso protagonista.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche con riguardo al dialogo tra diritto del lavoro ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> economia, se ne accenna soltanto, l’impronta di Riccardo Del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Punta è visibile nell’ approccio costruttivo e, che egli intendeva</hi><hi rend="CharOverride-1">, reciprocamente rispettoso tra le due scienze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-019">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; ciò gli ha </hi><hi rend="CharOverride-1">così consentito di dialogare con la scienza dirimpettaia con sobrietà </hi><hi rend="CharOverride-1">discorsiva e senza traumi, suggerendoci più l’approccio metodologico della </hi><hi rend="italic">Law and Economics</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Guido Calabresi e sconsigliando invece gli sgomenti e i mancamenti da ottovolante che </hi><hi rend="CharOverride-1">sono dell’approccio dell’ </hi><hi rend="italic">analisi economica del diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> applicata al </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto del lavoro della scuola di Chicago e, brillantemente, messa </hi><hi rend="CharOverride-1">in circolazione in Italia da Pietro Ichino (Del Punta 2020a</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p></div><div><head><hi>2. Il CA come teoria</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma è tempo di dedicarsi</hi><hi rend="CharOverride-1"> al CA inteso quale sistema concettuale di riferimento nel riposizionamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> teorico del diritto del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono tre le domande che</hi><hi rend="CharOverride-1"> normalmente gli studiosi si pongono quando si apprestano a utilizzare</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo apparato epistemologico in discipline settoriali come il diritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-018">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Sono domande che richiedono risposte a specificazione progressiva.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La prima è la più semplice ma anche la più </hi><hi rend="CharOverride-1">scontata: in cosa consiste, nel suo nocciolo, duro il CA; </hi><hi rend="CharOverride-1">la seconda – che segue logicamente – è se il CA sia </hi><hi rend="CharOverride-1">utilizzabile dai giuristi e in particolare dai giuristi del lavoro; </hi><hi rend="CharOverride-1">e solo nel caso di risposta positiva, la successiva e </hi><hi rend="CharOverride-1">ultima, ancor più specifica: come e perché è utilizzabile; detto </hi><hi rend="CharOverride-1">altrimenti a cosa serve in pratica il CA per il </hi><hi rend="CharOverride-1">giurista del lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-017">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>3. Che cos’è</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per ovvie ragioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> non si proverà neppure a rispondere alla prima domanda vale</hi><hi rend="CharOverride-1"> a dire in cosa consiste, seppur in grandi linee, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> CA: non basterebbe un saggio corposo per delimitare il perimetro</hi><hi rend="CharOverride-1"> del CA utilizzabile per il giurista del lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-016">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. E </hi><hi rend="CharOverride-1">questo in ragione del fatto che il Ca è un </hi><hi rend="CharOverride-1">sistema di pensiero complesso e in rapida evoluzione e sedimentazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-015">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Volendo provare a dare soltanto qualche input si potrebbe dire, con una certa ellissi, che costituisce una teoria economica </hi><hi rend="CharOverride-1">dello sviluppo economico alternativa a quelle mainstream, sia neoclassica sia </hi><hi rend="CharOverride-1">neo-istituzionale (per richiamare soltanto alcune grandi famiglie della scienza </hi><hi rend="CharOverride-1">economica); una teoria dello sviluppo che pone al suo centro </hi><hi rend="CharOverride-1">la persona situata, contestualizzata, non astratta (Sen elabora la sua </hi><hi rend="CharOverride-1">teoria studiando empiricamente le grandi carestie e la deprivazione in </hi><hi rend="CharOverride-1">India; si veda Sen 2002).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tale teoria economica si ispira </hi><hi rend="CharOverride-1">alla tradizione del grande pensiero liberale classico, sia politico sia </hi><hi rend="CharOverride-1">filosofico, che mette la libertà e l’individualismo etico al </hi><hi rend="CharOverride-1">centro della propria costruzione. In tal senso certamente una costruzione </hi><hi rend="CharOverride-1">olistica e in parte autosufficiente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si tratta comunque di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> dottrina economica che non esita, sin dalle origini, a dettare</hi><hi rend="CharOverride-1"> le agende politiche dei grandi decisori: alla fine del primo</hi><hi rend="CharOverride-1"> decennio del secolo, nel pieno della grande crisi finanziaria, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> CA suggerisce per esempio, una diversa metodologica di calcolo del</hi><hi rend="CharOverride-1"> PIL (lo HDI, ISU: indice sviluppo umano) basato su indicatori</hi><hi rend="CharOverride-1"> di performance dell’economia diversi da quelli tradizionalmente economici monetari</hi><hi rend="CharOverride-1"> (la libertà e il benessere non utilitaristico delle persone, le</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">capacitas</hi><hi rend="CharOverride-1"> individuali, la sostenibilità ambientale)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-014">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma il CA potrebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere ormai considerato, epistemologicamente, anche un sistema molto articolato di</hi><hi rend="CharOverride-1"> filosofia morale finalizzato alla costruzione di una idea forte di</hi><hi rend="CharOverride-1"> giustizia sociale; un sistema in grado di fungere da apparato</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondativo, sia normativo sia metodologico, per le scienze sociali anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> settoriali, similmente a quel che è stato, per il diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro, il liberalismo classico o il marxismo, soprattutto nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> versione socialdemocratica o, per altri versi, la dottrina sociale della</hi><hi rend="CharOverride-1"> Chiesa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al di là delle descrizioni sincretiche vale prendere atto</hi><hi rend="CharOverride-1"> che la teoria dello sviluppo umano basato sulla declinazione delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> capability, sugli strumenti di conversione e sui funzionamenti, cioè su</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’idea una accentuatamente umanista e post materialista di benessere</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sostenibilità, è oggi una scuola di pensiero, ben oltre</hi><hi rend="CharOverride-1"> una semplice comunità accademica; una scuola organizzata e articolata al</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo interno con diramazioni internazionali, con proprie riviste, appuntamenti, convegni</hi><hi rend="CharOverride-1">, intellettuali riconosciuti, attività: non è da escludere un collegamento tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> la scuola, i CEO e gli economisti che si danno</hi><hi rend="CharOverride-1"> appuntamento periodicamente al Forum di Danvos</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-013">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se questo è, </hi><hi rend="CharOverride-1">in grandi linee, il CA (qualcosa che va ben oltre </hi><hi rend="CharOverride-1">una mera corrente culturale) ai giuristi del lavoro che, come </hi><hi rend="CharOverride-1">Riccardo Del Punta, sono adusi a interrogarsi su stessi, sul </hi><hi rend="CharOverride-1">proprio ruolo e sulla disciplina – metodo, fini e valori – è </hi><hi rend="CharOverride-1">venuto naturale andare oltre, chiedendosi a cosa serve il CA.</hi></p></div><div><head><hi>4. A che cosa serve il CA</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ridotto in pillole </hi><hi rend="CharOverride-1">il CA, occorre chiedersi a cosa serva ai giuristi e </hi><hi rend="CharOverride-1">in particolare ai giuristi del lavoro: il che conduce direttamente </hi><hi rend="CharOverride-1">al dibattito attuale sul diritto del lavoro e alla risposta </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic">su perché e come </hi><hi rend="CharOverride-1">possa essere utilizzato, oggi, a </hi><hi rend="CharOverride-1">scopi di ricerca, di proposta ermeneutica e di policy legislativa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una delle tradizionali obiezioni che si muove è che l’apparato teorico presupposto non serva </hi><hi rend="CharOverride-1">molto al giurista e soprattutto al giurista del lavoro, il </hi><hi rend="CharOverride-1">quale dovrebbe essere già attrezzato con propri e autonomi strumenti </hi><hi rend="CharOverride-1">teorici e valoriali per confrontarsi con i temi della giustizia, </hi><hi rend="CharOverride-1">del benessere welfaristico e dei diritti nei luoghi di lavoro. </hi><hi rend="CharOverride-1">Si aggiunge che gli attrezzi del mestiere, per tutelare chi </hi><hi rend="CharOverride-1">lavora attraverso la dinamica dei diritti, sono numerosi e ben </hi><hi rend="CharOverride-1">rodati: la norma inderogabile, l’azione collettiva, il sistema di </hi><hi rend="CharOverride-1">welfare e le politiche pubbliche di protezione; per cui il </hi><hi rend="CharOverride-1">ricorso al CA nulla aggiungerebbe sul piano cognitivo e funzionale </hi><hi rend="CharOverride-1">e finirebbe per essere una inutile complicazione o anche una </hi><hi rend="CharOverride-1">artificiosa sovrapposizione di piani d’analisi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Più in specifico l’</hi><hi rend="CharOverride-1">idea che circola è che, a parte la conversione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">capacità primarie e secondarie in diritti fondamentali (di fatto una </hi><hi rend="CharOverride-1">nuova e più elaborata tavolozza di diritti umani)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-012">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, il </hi><hi rend="CharOverride-1">giurista ha già a disposizione forti e convincenti apparati di </hi><hi rend="CharOverride-1">teoria costituzionale (si pensi al neo costituzionalismo), oltre che una </hi><hi rend="CharOverride-1">rodata elaborazione concettuale sui diritti fondamentali: si pensi, sul piano </hi><hi rend="CharOverride-1">internazionale, alla teorica degli </hi><hi rend="italic">human rights </hi><hi rend="CharOverride-1">soprattutto nella sistemazione – che </hi><hi rend="CharOverride-1">sembra preferibile per i giuslavoristi – della collocazione sullo stesso livello </hi><hi rend="CharOverride-1">di importanza di diritti politici, civili e sociali; il che </hi><hi rend="CharOverride-1">in qualche modo giustifica la rinnovata attenzione europea ai diritti </hi><hi rend="CharOverride-1">sociali a partire dal </hi><hi rend="italic">social pillar</hi><hi rend="CharOverride-1">. E infine il giurista </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro è aduso a una disseminata e diffusa prassi </hi><hi rend="CharOverride-1">di diritto vivente giurisprudenziale che ha a oggetto la tutela </hi><hi rend="CharOverride-1">dei diritti; e ciò sia nei sistemi di </hi><hi rend="italic">civil law </hi><hi rend="CharOverride-1">ma anche di </hi><hi rend="italic">common law</hi><hi rend="CharOverride-1">: ne sono protagoniste le alte </hi><hi rend="CharOverride-1">corti nazionali, sovranazionali e internazionali, basti pensare alla giurisprudenza della </hi><hi rend="CharOverride-1">Corte cost. italiana che ha riscritto, in senso protettivo, le </hi><hi rend="CharOverride-1">tutele crescenti senza mai ispirarsi al CA; ma anche i </hi><hi rend="CharOverride-1">giudici di base: si pensi, per rimanere in Italia, alla </hi><hi rend="CharOverride-1">giurisprudenza costituzionalmente orientata e alla giurisprudenza non solo italiana che </hi><hi rend="CharOverride-1">si è formata sui lavoratori delle piattaforme, driver e riders.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da cui la conclusione che il CA – come nuova epifania per legittimare i diritti del lavoro e umani fondamentali- si</hi><hi rend="CharOverride-1"> collocherebbe al margine, al più integrando ma non fondando il</hi><hi rend="CharOverride-1"> sistema di diritto del lavoro; ovvero, sarebbe del tutto inutile</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualora si consideri la capacità fondativa dei riferimenti culturali tradizionali</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si utilizzano per le operazioni di legittimazione: in primo</hi><hi rend="CharOverride-1"> luogo l’impostazione welfarista e socialdemocratica della asimmetria del contratto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro e la funzione di riequilibrio della legge di</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutela e del contropotere sindacale nei luoghi di lavoro; il</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutto sotto l’ombrello delle grandi costituzioni, meglio se rigide</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si aggiunge – come ha spiegato convincentemente un giurista del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> cha ha applicato sapientemente i canoni dell’economia neo-istituzionale</hi><hi rend="CharOverride-1"> al diritto del lavoro, come Simon Deakin – che i diritti</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociali rendono il mercato più efficiente e alla fine salvaguardano</hi><hi rend="CharOverride-1"> il capitalismo dalle sue stesse contraddizioni e il mercato dalle</hi><hi rend="CharOverride-1"> sue strutturali asimmetrie.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">C’è dunque – si conclude – un apparato</hi><hi rend="CharOverride-1"> tradizionale di concetti, strumenti e valori, ormai rodato, che da</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sinzheimer a Kahn Freund, passando per Giugni, o per ricordare</hi><hi rend="CharOverride-1"> due grandi giuristi italiani recentemente scomparsi, Umberto Romagnoli e Luigi</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mariucci, che va semplicemente aggiornato magari adattandolo al capitalismo delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> piattaforme.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In tale contesto ampiamente arato, fondato e ben strutturato</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cosa serve, allora, la teoria delle C.A? Questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> obiezione potrebbe cogliere uno spicchio di verità se non fosse</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il CA non pretende certamente di essere un sistema</hi><hi rend="CharOverride-1"> teorico completo e autosufficiente basato sui diritti sociali e umani</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamentali magari riallocati in nuove sinossi; né pretende di costituire</hi><hi rend="CharOverride-1"> soltanto un metodo di indagine per la costruzione di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> base informativa adeguata a un programma di giustizia contestualizzata e</hi><hi rend="CharOverride-1"> situata anche nei luoghi di lavoro; ma neppure il CA</hi><hi rend="CharOverride-1"> può essere considerato un insieme di concetti o di prescrizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> normative da tradurre nei segni del linguaggio giuridico; né, si</hi><hi rend="CharOverride-1"> potrebbe aggiungere, costituisce la premessa valoriale (la tavolozza dei valori</hi><hi rend="CharOverride-1">) da cui far scaturire meccanicamente una strategia ermeneutica, a disposizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’interprete dei fatti e del diritto vigente; né, infine</hi><hi rend="CharOverride-1">, pretende di essere l’antefatto ideologico o politico di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> programma di riforme su cui un legislatore debba muoversi </hi><hi rend="italic">de</hi><hi rend="italic"> iure condendo</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quella su riferita è evidentemente una litote, una</hi><hi rend="CharOverride-1"> figura retorica per affermare negando. Perché il CA non è</hi><hi rend="CharOverride-1"> nulla di tutto quello che si è detto se ci</hi><hi rend="CharOverride-1"> si limitasse a osservare e studiare i singoli assunti cognitivi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e normativi della teoria. Ma è tutto questo insieme, se</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo si considera un sistema teorico complesso e articolato che</hi><hi rend="CharOverride-1">, in alternativa ad altri, e con una precipua dinamicità, adattabilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e flessibilità consente anche ai giuristi del lavoro di utilizzare</hi><hi rend="CharOverride-1"> partitamente: un metodo di indagine rinnovato, una tavolozza di valori</hi><hi rend="CharOverride-1"> diversa da quella tradizionale di riferimento (i valori della persona</hi><hi rend="CharOverride-1"> considerati preminenti sulle identità collettive o di gruppo per esempio</hi><hi rend="CharOverride-1">); una rideterminazione dei fini della disciplina e, a valle di</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutto ciò, un adattamento consequenziale degli strumenti operativi, vale a</hi><hi rend="CharOverride-1"> dire la cassetta degli attrezzi del giuslavorista. In sintesi il</hi><hi rend="CharOverride-1"> CA consente un diverso approccio culturale, strumentale e metodologico, per</hi><hi rend="CharOverride-1"> altro pluralistico e differenziale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-011">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Solo per fare un esempio, </hi><hi rend="CharOverride-1">per il CA l’idea di benessere non è solo </hi><hi rend="CharOverride-1">materiale, ma anche sociale, mentale e culturale e presuppone la </hi><hi rend="CharOverride-1">diversità soggettiva e in parte identitaria come elemento necessario alla </hi><hi rend="CharOverride-1">gestione dei processi e alla formulazione delle politiche. Le valutazioni, </hi><hi rend="CharOverride-1">pertanto, non vanno fatte solo in termini monetari soprattutto quando </hi><hi rend="CharOverride-1">coinvolgono considerazioni di efficienza e di gestione economica. Si veda </hi><hi rend="CharOverride-1">per esempio la questione del salario minimo sulla quale si </hi><hi rend="CharOverride-1">tornerà.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con riguardo al metodo di ricerca il CA impone </hi><hi rend="CharOverride-1">di riconsiderare con grande accuratezza la base informativa, come del </hi><hi rend="CharOverride-1">resto suggerisce l’analisi economica del diritto ma su presupposti </hi><hi rend="CharOverride-1">normativi e finalistici antitetici; la conoscenza dei dati economici e </hi><hi rend="CharOverride-1">delle realtà su cui si pretende di incidere con gli </hi><hi rend="CharOverride-1">strumenti del diritto del lavoro è centrale, anche nel CA. </hi><hi rend="CharOverride-1">Sempre sul piano del metodo, il discusso consequenzialismo senniano (prevedere </hi><hi rend="CharOverride-1">e studiare gli effetti della misura in concreto e non </hi><hi rend="CharOverride-1">solo la configurazione in astratto) risulta molto utile e dotato </hi><hi rend="CharOverride-1">di originalità rispetto ad altre simili posizioni (si pensi al </hi><hi rend="CharOverride-1">consequenzialismo di Mengoni).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un approccio che si ritiene importante per affrontare il </hi><hi rend="CharOverride-1">tema dell’effettività regolativa, non solo della legge, ma anche </hi><hi rend="CharOverride-1">di altri strumenti di regolazione, di nuovo conio e non </hi><hi rend="CharOverride-1">solo tradizionali: si pensi al capitolo del diritto premiale e </hi><hi rend="CharOverride-1">di induzione di comportamenti virtuosi che stanno entrando sempre più </hi><hi rend="CharOverride-1">frequentemente nella cassetta degli attrezzi del giurista del lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-010">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Si</hi><hi rend="CharOverride-1"> tratta oltretutto di una opzione di metodo che va praticata</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima ancora che teorizzata. Il che implica che l’analisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli strumenti deve essere corroborata con la possibile analisi previsionale</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli effetti prodotti dalle misure, anche legislative, programmate; il che</hi><hi rend="CharOverride-1"> significa valutare gli strumenti avendo possibilmente già chiara la ricaduta</hi><hi rend="CharOverride-1"> della loro applicazione con riguardo ai fini che ci si</hi><hi rend="CharOverride-1"> propone di raggiungere.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non vale indugiare sul tema dei valori</hi><hi rend="CharOverride-1"> – su cui Riccardo Del Punta si è molto trattenuto anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul piano teorico (Del Punta 2022) – se non per rimarcare</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il pluralismo è un tratto distintivo del CA. È</hi><hi rend="CharOverride-1"> sufficiente ricordare che l’ utilizzazione ad ampio spettro che se</hi><hi rend="CharOverride-1"> ne fa nelle scienze sociali deriva dal fatto che, come</hi><hi rend="CharOverride-1"> si accennava, la teoria dello sviluppo economico è sostenuta da</hi><hi rend="CharOverride-1"> una filosofia morale che pone al centro la persona, non</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle sue astrazioni economiciste, spirituali o classiste, ma a partire</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal soggettivo, unico e concreto progetto di vita, le sue</hi><hi rend="CharOverride-1"> aspirazioni, le vocazioni non astratte e universali, ma concrete e</hi><hi rend="CharOverride-1"> situate nei singoli contesti: soprattutto la diversità territoriale e, per</hi><hi rend="CharOverride-1"> quel che riguarda i giuslavoristi, i luoghi di lavoro sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> più differenziati (qui le assonanze con le comunità concrete di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Adriano Olivetti sono evidenti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-009">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da questo approccio seguono suggerimenti </hi><hi rend="CharOverride-1">di concrete misure di policy e non solo costruzioni utopistiche. </hi><hi rend="CharOverride-1">Si tratta di una teoria della persona e delle sue </hi><hi rend="CharOverride-1">prerogative giuridiche (la capacitas richiamata da Deakin e Supiot</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-008">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">) che</hi><hi rend="CharOverride-1"> evita di collocare il soggetto in una dimensione di individualismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> ontologico (Robeyns 2007): vale a dire l’individuo razionale che</hi><hi rend="CharOverride-1"> agisce nel mercato, nei diversi ruoli di chi offre o</hi><hi rend="CharOverride-1"> chiede lavoro perseguendo soltanto un orizzonte di felicità e dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’utilità individuale di tipo materiale; pur restando ovviamente il benessere</hi><hi rend="CharOverride-1"> economico (e quindi il contrasto alle privazioni) il presupposto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> progetti di vita che valgono davvero di essere vissute.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si</hi><hi rend="CharOverride-1"> è cercato, di recente, di applicare il CA nella rilettura</hi><hi rend="CharOverride-1"> del tema del soggetto nel pensiero di Massimo D’Antona</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-007">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Con riguardo al tema del soggetto, se si volesse indicare una </hi><hi rend="CharOverride-1">lettura di iniziazione alla sostanza e al metodo delle capability, </hi><hi rend="CharOverride-1">la scelta cadrebbe su un romanzo prima ancora che su </hi><hi rend="CharOverride-1">un saggio e riguarda il capolavoro di Jack London, </hi><hi rend="italic">Martin </hi><hi rend="italic">Eden</hi><hi rend="CharOverride-1"> (almeno la sua prima parte)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-006">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tutto questo non </hi><hi rend="CharOverride-1">significa esagerare la portata ri-fondativa del CA del diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro come qualcuno, nel dibattito accademico internazionale, tende a </hi><hi rend="CharOverride-1">fare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-005">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La teoria delle C. non nasce dal nulla, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> si erge sulle spalle di noti giganti della filosofia della</hi><hi rend="CharOverride-1"> giustizia che hanno direttamente o indirettamente influenzato in parte la</hi><hi rend="CharOverride-1"> visione welfaristica e protettiva del diritto del lavoro: si pensi</hi><hi rend="CharOverride-1"> a John Rawls.</hi></p></div><div><head><hi>5. Come utilizzare il CA nel diritto</hi><hi> del lavoro in pratica</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come utilizzare il CA nel diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro in pratica, vale a dire nel suo uso</hi><hi rend="CharOverride-1"> corrente soprattutto oggi, sia con riguardo al dibattito teorico sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle misure regolative. La sinossi classica e generale è quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> utilizzata anche da Riccardo Del Punta nel suo saggio del</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2016</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-004">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: le capability per il lavoro, per il rispetto </hi><hi rend="CharOverride-1">e la dignità, per la professionalità soggettiva, per la conciliazione </hi><hi rend="CharOverride-1">vita lavoro e per la partecipazione nell’impresa. All’interno </hi><hi rend="CharOverride-1">di queste macro-direzioni, praticamente tutti gli istituti del diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro sono rileggibili e filtrabili e anche risistemabili attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">il CA.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se il diritto del lavoro viene considerato uno </hi><hi rend="CharOverride-1">strumento di conversione, nei luoghi di lavoro, dei funzionamenti in </hi><hi rend="CharOverride-1">capacità, è evidente che i suoi strumenti e i suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">istituti nella loro singolarità e nel loro complesso, vanno riconsiderati </hi><hi rend="CharOverride-1">come tali e curvati su un simile scopo: la centralità </hi><hi rend="CharOverride-1">della persona, al di fuori di ruoli precostituiti, in un </hi><hi rend="CharOverride-1">contesto concreto di sostenibilità economica, sociale e anche ambientale. E </hi><hi rend="CharOverride-1">ciò sia nel mercato sia nel rapporto di lavoro.</hi></p><div><head><hi>5.</hi><hi>1. La capability per il lavoro: il mercato del lavoro</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le prime applicazioni del CA hanno riguardato, in effetti, il mercato del lavoro prima ancora del rapporto</hi><hi rend="CharOverride-1"> (le Capability </hi><hi rend="italic">per</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro). Come evidenziato nella relazione al</hi><hi rend="CharOverride-1"> congresso Aidilass del 2006</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-003">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che aveva ad oggetto un </hi><hi rend="CharOverride-1">tema specifico, la formazione, il CA mette in guardia contro </hi><hi rend="CharOverride-1">un approccio astratto ed economicistico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il mercato del lavoro è </hi><hi rend="CharOverride-1">notoriamente un costrutto regolativo e un mercato molto particolare perché </hi><hi rend="CharOverride-1">riguarda processi di mobilità – possibilmente indotti e governati da istituzioni – </hi><hi rend="CharOverride-1">riferiti a persone situate territorialmente e contestualizzate. Che tali istituzioni </hi><hi rend="CharOverride-1">debbano essere nazionali, regionali o locali è oggi discusso posto </hi><hi rend="CharOverride-1">che in Italia, come è noto, la scelta del regionalismo </hi><hi rend="CharOverride-1">regolativo differenziato, al quale si è approdati con la riforma </hi><hi rend="CharOverride-1">costituzionale del 2001, si è rilevata, a dir poco, eccessivamente </hi><hi rend="CharOverride-1">ottimistica in chiave di efficienza ed efficacia sistemica. E tuttavia </hi><hi rend="CharOverride-1">il fattoche queste istituzioni debbano, o dovrebbero, essere costruite e </hi><hi rend="CharOverride-1">agire »a misura di persona» (ispirandosi ai canoni del CA), </hi><hi rend="CharOverride-1">è il tratto che fa la vera differenza tra le </hi><hi rend="CharOverride-1">istituzioni del mercato del lavoro funzionanti e quelle che non </hi><hi rend="CharOverride-1">lo sono (al di là delle analisi di efficienza in </hi><hi rend="CharOverride-1">senso stretto).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ne segue che l’approccio situazionale ed empirico </hi><hi rend="CharOverride-1">al tema della formazione, legittimerebbe una progettazione di tale politica </hi><hi rend="CharOverride-1">attiva adeguata ai diversi e differenziati mercati del lavoro, ai </hi><hi rend="CharOverride-1">diversi settori merceologici, alle diverse comunità concrete, ai reali bisogni </hi><hi rend="CharOverride-1">di chiede e di chi offre lavoro. Il CA, applicato </hi><hi rend="CharOverride-1">allo istituto formazione, presuppone, dunque, non solo massima efficienza nella </hi><hi rend="CharOverride-1">gestione delle risorse pubbliche, con particolare riguardo agli indicatori di </hi><hi rend="CharOverride-1">risultato e di efficacia, ma anche la finalizzazione a concreti </hi><hi rend="CharOverride-1">percorsi lavorativi di inserimento attivo personalizzati e riferiti ai diversi </hi><hi rend="CharOverride-1">mercati transizionali soprattutto in una fase come l’attuale segnata </hi><hi rend="CharOverride-1">da grandi trasformazioni e traumi sociali: la transizione green, tecnologica </hi><hi rend="CharOverride-1">e l’autunno demografico. Per cui la stessa progettazione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">politiche attive – come avviene nei sistemi più avanzati – deve tener </hi><hi rend="CharOverride-1">conto che il mercato del lavoro, sia sul versante dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">offerta sia della domanda, riguarda individui con programmi e interessi </hi><hi rend="CharOverride-1">economici, ma anche vocazioni, aspirazioni esistenziali, bagagli professionali e culture </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro differenziati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come gli osservatori convengono, infatti, la distanza </hi><hi rend="CharOverride-1">che intercorre tutt’oggi tra il sistema italiano di governo </hi><hi rend="CharOverride-1">e regolazione dei mercati del lavoro e quelli europei più </hi><hi rend="CharOverride-1">avanzati, non è di mera efficienza strumentale e di dotazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">di mezzi e risorse finanziare – certamente anche; ma soprattutto di </hi><hi rend="CharOverride-1">concezione e filosofia di gestione. I sistemi più avanzati dicono </hi><hi rend="CharOverride-1">che i meccanismi che regolano l’incontro tra domanda e </hi><hi rend="CharOverride-1">offerta non possono ridursi a una tecnica burocratica o ragionieristica </hi><hi rend="CharOverride-1">che ha come fine soltanto di colmare l’asimmetria informativa </hi><hi rend="CharOverride-1">tra chiede e offre lavoro, in ciò fluidificando i flussi </hi><hi rend="CharOverride-1">e la mobilità di forza lavoro (Freedland, Countouris 2005).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I </hi><hi rend="CharOverride-1">meccanismi e le istituzioni di governo del mercato del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">devono certamente avere obiettivi di efficienza economica ma non possono </hi><hi rend="CharOverride-1">esaurirsi in quelli. Per essere efficaci anche economicamente, tali istituzioni, </hi><hi rend="CharOverride-1">intese quali organizzazioni con i relativi uffici, devono avere a </hi><hi rend="CharOverride-1">disposizione (è questa una scelta politica all’insegna del CA) </hi><hi rend="CharOverride-1">dotazioni professionali e strumentali di qualità e non solo quantitativi </hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-002">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’incontro tra domanda e offerta non riguarda soltanto la facilitazione di un</hi><hi rend="CharOverride-1">’astratta operazione di scambio attraverso l’eliminazione delle asimmetrie informative</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel CA questo processo viene considerato molto più complesso. Esso</hi><hi rend="CharOverride-1"> presuppone l’analisi delle reciproche aspettative delle persone e degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> imprenditori che cercano e offrono lavoro, la facilitazione dell’investimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> del capitale di fiducia dei soggetti contraenti per rafforzare una</hi><hi rend="CharOverride-1"> relazione personale duratura, con tutto ciò con quel significa in</hi><hi rend="CharOverride-1"> termini di dotazioni strumenti e professionali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto si afferma che</hi><hi rend="CharOverride-1"> è, ormai, il lavoratore che sceglie il proprio datore di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, o quanto si analizza un fenomeno come il </hi><hi rend="italic">quite</hi><hi rend="italic"> quitting</hi><hi rend="CharOverride-1"> (la ragione per cui si rifugge </hi><hi rend="italic">un</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> non </hi><hi rend="italic">il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro), non si fa altro che declinare la</hi><hi rend="CharOverride-1"> teoria del CA sotto il profilo cognitivo, dovendosi subito dopo</hi><hi rend="CharOverride-1"> porsi logicamente il problema degli strumenti più affinati, efficaci e</hi><hi rend="CharOverride-1"> congeniali a rendere l’incontro – in quel situato mercato del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro – proficuo, soddisfacente per entrambe le parti e, possibilmente, duraturo</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel tempo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, con riguardo alle capability per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, il CA è una bussola sicura non solo per</hi><hi rend="CharOverride-1"> indirizzare e valorizzare le politiche attive del lavoro ma anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> per testarne il rendimento con riguardo alla efficienza strumentale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’ efficacia dei risultati, non solo in termini quantitativi ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche qualitativi (per l’impresa e per chi vi lavora</hi><hi rend="CharOverride-1">): un approccio per valutare, sincronicamente, la misura con riguardo al</hi><hi rend="CharOverride-1"> fine, allo strumento e al risultato.</hi></p></div><div><head><hi>5.2. Le Capability</hi><hi> e il salario minimo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche il recente dibattito sul salario</hi><hi rend="CharOverride-1"> minimo potrebbe essere meglio inquadrato qualora si utilizzasse il CA</hi><hi rend="CharOverride-1"> come bussola per le decisioni di policy e con riguardo</hi><hi rend="CharOverride-1"> agli strumenti attuativi: legge o contratto </hi><hi rend="italic">erga omnes</hi><hi rend="CharOverride-1">; assumendo l</hi><hi rend="CharOverride-1">’approccio delle capability, l’alternativa andrebbe sdrammatizza, perché la de</hi><hi rend="CharOverride-1">- ideologizzazione che ne consegue imporrebbe di concentrarsi sul risultato, piuttosto</hi><hi rend="CharOverride-1"> che sullo strumento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo stesso varrebbe per la questione dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> dati statistici sulla povertà lavorativa, la c.d. base informativa</hi><hi rend="CharOverride-1">, che risulterebbe più comprensibile e chiara evitando letture strumentali. Come</hi><hi rend="CharOverride-1"> spiegano gli economisti, non c’è alcuna contraddizione, infatti, tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> dati Istat e dati Inps che dicono la medesima cosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> (e non potrebbe essere altrimenti): chi sono i poveri in</hi><hi rend="CharOverride-1"> attività lavorativa in senso assoluto (l’in-work poverty)</hi><hi rend="CharOverride-1"> e chi sono quelli che – pur avendo un lavoro a tempo pieno a cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> si applica un Ccnl – non raggiungono una certa soglia considerata</hi><hi rend="CharOverride-1"> come limite minimo affinché una remunerazione possa consentire una esistenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> dignitosa. Saranno pochi ma questo non elimina concettualmente la possibilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> o l’opportunità di una legge ad hoc, pur nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> consapevolezza che essa da sola non sia risolutiva del problema</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come accennato, assumendo il CA come bussola del dibattito l</hi><hi rend="CharOverride-1">’alternativa tra legge e contratto collettivo </hi><hi rend="italic">erga omnes</hi><hi rend="CharOverride-1"> potrebbe ricondursi</hi><hi rend="CharOverride-1"> non a una battaglia di principio (come invece sembra sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> diventata) ma, più pragmaticamente, a una valutazione meramente funzionale. Si</hi><hi rend="CharOverride-1"> tratta infatti di strumenti che possono essere utilizzati anche insieme</hi><hi rend="CharOverride-1">, qualora la base informativa suggerisse che la loro convergenza fosse</hi><hi rend="CharOverride-1"> utile al raggiungimento del fine di garantire quella soglia minima</hi><hi rend="CharOverride-1"> di salario che, a certe condizioni (un rapporto di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> a tempo pieno), possa convertire i funzionamenti in capacità primarie</hi><hi rend="CharOverride-1"> (la garanzia di una condizione di vita libera e dignitosa</hi><hi rend="CharOverride-1">: la direttiva dell’art. 36).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E ciò varrebbe infine anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la </hi><hi rend="italic">querelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla differenziazione territoriale che potrebbe essere risolta</hi><hi rend="CharOverride-1"> pragmaticamente e senza posizioni precostituite o ideologiche. È infatti evidente</hi><hi rend="CharOverride-1"> che la soglia monetaria del salario minimo idonea a garantire</hi><hi rend="CharOverride-1"> le capacità primarie, il salario di sussistenza – se è quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’obiettivo – può funzionalmente e legittimamente cambiare da area geografica</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad area geografica in ragione della dinamica del costo della</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se invece l’obiettivo dichiarato di policy è di</hi><hi rend="CharOverride-1"> espellere da alcuni mercati del lavoro del meridione le imprese</hi><hi rend="CharOverride-1"> marginali – creando nell’immediato disoccupazione ma favorendo in prospettiva la</hi><hi rend="CharOverride-1"> buona occupazione e consentendo in tal modo al salario minimo</hi><hi rend="CharOverride-1">, nelle aree a più basso costo della vita, una funzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di attivazione dei funzionamenti oltre le capacità primarie (un miglior</hi><hi rend="CharOverride-1"> tenore di vita) – si può scegliere la soglia uniforme anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> di 9 euro l’ora lorde, ma dichiarando dove si</hi><hi rend="CharOverride-1"> intende arrivare e cosa si vuol fare.</hi></p></div><div><head><hi>5.3. Le</hi><hi> capability per la dignità nel rapporto di lavoro</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dove il</hi><hi rend="CharOverride-1"> CA va meglio testato è con riguardo al tema del</hi><hi rend="CharOverride-1"> contratto e del rapporto lavoro che, come sottolineava Riccardo Del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Punta, apre la questione del potere e della storica asimmetria</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra datore di lavoro, in senso lato (anche il committente</hi><hi rend="CharOverride-1"> in posizione dominante) e il lavoratore, non più necessariamente formalmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> subordinato. In questo caso è possibile portare «oltre» la Sua</hi><hi rend="CharOverride-1"> riflessione (cosa che del resto Egli stesso si apprestava a</hi><hi rend="CharOverride-1"> fare fino a poco prima della scomparsa).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È ormai convinzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> acquisita che una serie di nuovi istituti, definibili «generativi», del</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapporto di lavoro – perché mettono al centro la qualità del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, la persona e la sua responsabilità (i doveri non</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo i diritti, ex art. 4 comma 2 della Cost</hi><hi rend="CharOverride-1">.) – sono certamente funzionali a ridurre la tradizionale asimmetria. L’esempio</hi><hi rend="CharOverride-1">, in tal senso più richiamato, è lo </hi><hi rend="italic">smart working</hi><hi rend="CharOverride-1"> con</hi><hi rend="CharOverride-1"> la supposta diluizione del potere direttivo e la gestione in</hi><hi rend="CharOverride-1"> autonomia e responsabilità della prestazione pur sempre all’interno dello</hi><hi rend="CharOverride-1"> schema della subordinazione. Ma anche il welfare aziendale, i regimi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di orario personalizzati e individualmente concordati, gli istituti scelti di</hi><hi rend="CharOverride-1"> conciliazione vita lavoro, i nuovi strumenti premiali per superare la</hi><hi rend="CharOverride-1"> disparità di genere di carriera e di retribuzione. Sono tutti</hi><hi rend="CharOverride-1"> istituti che richiamano l’approccio fiduciario e non solo regolativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sanzionatorio al diritto che sono oggetto di pratica e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di studio in diverse esperienze aziendali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si tratta di esperienze</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui si pratica seriamente l’ESG (l’acronimo della</hi><hi rend="CharOverride-1"> sostenibilità); si persegue l’aumento del benessere personale non solo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tipo materiale ma anche relazionale; si sollecita il soggettivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> coinvolgimento nell’organizzazione anche nella scelta del cosa e come</hi><hi rend="CharOverride-1"> produrre (attraverso modelli di partecipazione dal basso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">). In tutte </hi><hi rend="CharOverride-1">queste esperienze (ancora minoritarie ma in crescita) si realizza una </hi><hi rend="CharOverride-1">progressiva riduzione dell’assoggettamento connotato della subordinazione classica; il che </hi><hi rend="CharOverride-1">conduce a una necessaria riconsiderazione di un istituto nobile della </hi><hi rend="CharOverride-1">tradizione come il contratto di lavoro. La prospettiva e la </hi><hi rend="CharOverride-1">strategia della sostenibilità, che ha nella teorica delle Capability un </hi><hi rend="CharOverride-1">pilastro fondante, consente, infatti, di provare a rifondare la teoria </hi><hi rend="CharOverride-1">del contratto di lavoro su basi personalistiche (il personal work </hi><hi rend="CharOverride-1">contract) e collaborative</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_18_231-244.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E un discorso ovviamente complesso proprio perché cerca di utilizzare l’idea </hi><hi rend="CharOverride-1">di giustizia del CA e che implica l’utilizzazione di </hi><hi rend="CharOverride-1">solide basi informative sui cambiamenti reali dei luoghi di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">Lo sguardo in questo caso è rivolto selettivamente ai luoghi </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui si pratica il lavoro cognitivo e creativo che </hi><hi rend="CharOverride-1">si esplica mediante modelli organizzativi partecipativi e coinvolgenti; vale a </hi><hi rend="CharOverride-1">dire nelle imprese che internalizzano il paradigma della sostenibilità e </hi><hi rend="CharOverride-1">che praticano già l’utopia olivettiana dell’impresa comunità. Ripensare </hi><hi rend="CharOverride-1">il contratto di lavoro significa confrontarsi con la poderosa tradizione </hi><hi rend="CharOverride-1">giuslavorista che ne sottolinea la natura sinallagmatica e la sostanziale </hi><hi rend="CharOverride-1">asimmetria di potere e rifugge da ogni prospettiva cooperatoria.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="CharOverride-1">strada è ovviamente lunga ma promettente, possono venire in aiuto </hi><hi rend="CharOverride-1">strumenti concettuali per la razionalizzazione giuridica come la teoria del </hi><hi rend="CharOverride-1">contratto relazionale recentemente rivisitato, ma risulta indispensabile, una bussola, una </hi><hi rend="CharOverride-1">idea forte che consenta, come ci indicava Riccardo Del Punta, </hi><hi rend="CharOverride-1">di tornare a riflettere sui valori, sui fini e sul </hi><hi rend="CharOverride-1">senso ultimo, alla base della disciplina.</hi></p></div></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bonvin, J</hi><hi rend="CharOverride-1">.M. 2012. “Individual working lives and collective action. An introduction</hi><hi rend="CharOverride-1"> to capability for work and capability for voice.” </hi><hi rend="italic">Transfer: European </hi><hi rend="italic">Review of Labour and Research</hi><hi rend="CharOverride-1"> 18: 9-18.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caruso, B. </hi><hi rend="CharOverride-1">2007. “Occupabilità, formazione e «capability» nei modelli giuridici di regolazione </hi><hi rend="CharOverride-1">dei mercati del lavoro.” </hi><hi rend="italic">Giornale di diritto del lavoro e </hi><hi rend="italic">di relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: 1 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caruso, B., &amp; Del Punta, </hi><hi rend="CharOverride-1">R. 2016. “Il diritto del lavoro e l’autonomia perduta.” </hi><hi rend="italic">Lavoro e Diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4: 465 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caruso, B., Del Punta, R., Treu, T. 2023. Il diritto del lavoro nella giusta transizione. Un</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">contributo “oltre” il manifesto. Catania: Centre for the Study of European Labour Law “Massimo D’Antona”. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://csdle.lex.unict.it/sites/default/files/Documenti/OurUsers/Manifesto_Caruso_Del_Punta_Treu_2023.pdf</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Davidov, G. 2016. </hi><hi rend="italic">A </hi><hi rend="italic">Purposive Approach to Labour Law</hi><hi rend="CharOverride-1">. Oxford: Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Deakin, </hi><hi rend="CharOverride-1">S. 2010. “Contracts and capabilities: an evolutionary perspective on the </hi><hi rend="CharOverride-1">autonomy-paternalism debate.” </hi><hi rend="italic">European Law Review</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3: 141 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Deakin, S</hi><hi rend="CharOverride-1">., Koukiadaki, A. 2012. “Capability Theory, Employee Voice, and Corporate Restructuring</hi><hi rend="CharOverride-1">: Evidence from U.K. Case Studies.” </hi><hi rend="italic">Comparative Labor Law &amp; Policy Journal</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">3: 427 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. “Il «nuovo» giuslavorista.” </hi><hi rend="italic">Diritto </hi><hi rend="italic">delle Relazioni Industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3: 489 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 1998. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Gli anni della nostalgia? Riflessioni sulla «crisi» del diritto del lavoro.” </hi><hi rend="italic">Lavoro e Diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: </hi><hi rend="CharOverride-1">7 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2001. “L’economia e le </hi><hi rend="CharOverride-1">ragioni del diritto del lavoro.” </hi><hi rend="italic">Giornale di diritto del lavoro </hi><hi rend="italic">e di relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: 3 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. </hi><hi rend="CharOverride-1">2002a. “Il diritto del lavoro tra valori e storicità.” </hi><hi rend="italic">Lavoro</hi><hi rend="italic"> e Diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3: 349 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2002b. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Ragioni economiche, tutela dei lavori e libertà del soggetto.” </hi><hi rend="italic">Rivista Italiana di Diritto del Lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> I: 401 </hi><hi rend="CharOverride-1">sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2013a. “Epistemologia breve del diritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro.” </hi><hi rend="italic">Lavoro e Diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: 37 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2013b. “Leggendo «The idea of justice», di Amartya Sen.” </hi><hi rend="italic">Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2: 197 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2016. “Labour</hi><hi rend="CharOverride-1"> Law and the Capability Approach.” </hi><hi rend="italic">International Journal of Comparative Labour</hi><hi rend="italic"> Law and Industrial Relations</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4: 383-406.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2020a. “Una lettura giuslavoristica di The future of Law &amp; </hi><hi rend="CharOverride-1">Economics, di Guido Calabresi.” </hi><hi rend="italic">Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: 129 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2020b. “Valori del diritto del lavoro ed economia di </hi><hi rend="CharOverride-1">mercato.” In B. Caruso, R. Del Punta, T. Treu (a </hi><hi rend="CharOverride-1">cura di), </hi><hi rend="italic">Il diritto del lavoro e la grande trasformazione</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Bologna: Il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2022. “Diritto del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">e valori.” In </hi><hi rend="italic">Valori e tecniche nel diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di R. Del Punta. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Freedland, M., Countouris, N. 2005. “Diritti e doveri nel rapporto tra disoccupati e servizi per l’impiego in</hi><hi rend="CharOverride-1"> Europa.” </hi><hi rend="italic">Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1">, 557 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Langille, B. 2019. </hi><hi rend="italic">The Capability Approach to Labour</hi><hi rend="italic"> Law</hi><hi rend="CharOverride-1">. Oxford: Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nussbaum, M. 2001. </hi><hi rend="italic">Diventare persone</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: Il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nussbaum, M. 2007. </hi><hi rend="italic">Le nuove frontiere della giustizia</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Bologna: Il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Olivetti, A. 2013. </hi><hi rend="italic">Il cammino delle comunità</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Olivetti, A. 2014a. </hi><hi rend="italic">L’ordine politico</hi><hi rend="italic"> delle Comunità</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di D. Cadeddu. Roma: Edizione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Olivetti, A. 2014b. </hi><hi rend="italic">Le fabbriche del bene</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: </hi><hi rend="CharOverride-1">Edizione di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Robeyns, I. 2005. “The Capability Approach: a </hi><hi rend="CharOverride-1">theoretical survey.” </hi><hi rend="italic">Journal of Human Development</hi><hi rend="CharOverride-1"> 6: 93-114.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sen, A. 2002. </hi><hi rend="italic">Lo sviluppo è libertà</hi><hi rend="italic">. Perché non c’è crescita senza democrazia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Speziale</hi><hi rend="CharOverride-1">, V. 2022. “Impresa e transizione ecologica: alcuni profili lavoristici.” </hi><hi rend="italic">Giornale</hi><hi rend="italic"> di diritto del lavoro e di relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2: 277</hi><hi rend="CharOverride-1"> sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stiglitz, J., Sen, A., Fitoussi, J.P. 2010. </hi><hi rend="italic">La</hi><hi rend="italic"> misura sbagliata delle nostre vite. Perché il PIL non basta</hi><hi rend="italic"> più per valutare benessere e progresso sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Rizzoli Etas</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Walzer, R. 2023. </hi><hi rend="italic">Che cosa significa essere liberale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Raffaello Cortina.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-022-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il saggio riproduce in parte </hi><hi rend="CharOverride-1">la relazione tenuta a Lucca nel Convento di San Cerbone </hi><hi rend="CharOverride-1">il 23 settembre 2023 in occasione delle Conversazioni sul lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">dedicate a Giuseppe Pera dai suoi allievi, intitolate «Lavoro Persona </hi><hi rend="CharOverride-1">Mercato, Sulla strada tracciata da Riccardo Del Punta».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-021-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si </hi><hi rend="CharOverride-1">rinvia alle commemorazioni di F. Scarpelli e R. Romei, </hi><hi rend="italic">Ricordo </hi><hi rend="italic">di Riccardo Del Punta,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://giustiziacivile.com/lavoro/editoriali/ricordo</hi><hi rend="CharOverride-1">-di-riccardo-del-punta</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">, di P. Ichino, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.pietroichino</hi><hi rend="CharOverride-1">.it/?p=62129</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> e di vari autori Focus “In memoriam</hi><hi rend="CharOverride-1"> per Riccardo Del Punta e Umberto romagnoli”, Centre for the Study of European Labour Law “Massimo D’antona</hi><hi rend="CharOverride-1">” (</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">unict.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">) ove mi piace segnalare i contributi di O</hi><hi rend="CharOverride-1">. Mazzotta e di M. Pedrazzoli.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-020-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Del Punta, </hi><hi rend="italic">Il «</hi><hi rend="italic">nuovo» giuslavorista, </hi><hi rend="CharOverride-1">DML, 3, 489; 1998; 2002a; 2020; Caruso, Del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Punta 2016.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-019-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fondamentale Del Punta 2001; 2002a.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-018-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	I giuslavoristi che a livello internazionale si sono direttamente confrontati con il CA, oltre </hi><hi rend="CharOverride-1">a Del Punta 2016 e il saggio “Is the Capability </hi><hi rend="CharOverride-1">Theory an Adequate Normative Theory for Labour Law?”,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">contenuto in</hi><hi rend="CharOverride-1"> Langille 2019, certamente B. Langille, curatore del volume citato e</hi><hi rend="CharOverride-1"> autore di saggi ivi contenuti, e S. Deakin &amp; A. Supiot</hi><hi rend="CharOverride-1">, autori di vari interventi sul tema ma dei quali è d’obbligo citare il volume da essi curato, </hi><hi rend="italic">Capacitas</hi><hi rend="italic">, </hi><hi rend="CharOverride-1">Hart. 2009, rinviando anche ai loro saggi ivi contenuti. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Si</hi><hi rend="CharOverride-1" > veda pure applicazioni della teoria, in Deakin, Koukiadaki 2012; Deakin</hi><hi rend="CharOverride-1" > 2010</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Altri autori si sono ampiamente confrontati con la teoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> pur non assumendola come punto di riferimento privilegiato di ricerche</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di relativi approdi, tra di essi certamente Davidov 2016</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">ma anche Freedland, Countouris 2005.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-017-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sono i dubbi che anche di recente si è posto M. Pedrazzoli</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel suo ricordo di Riccardo Del Punta cit. alla nota</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-016-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	I punti di caduta del CA sul </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto del lavoro sono chiaramente indicati nei saggi di R. </hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta citati alla nota 8; si consenta pure il </hi><hi rend="CharOverride-1">rinvio a Caruso 2007.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-015-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	I riferimenti superflui. Si rinvia</hi><hi rend="CharOverride-1"> comunque ai saggi contenuti nella rivista che ospita gli interventi</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli autori che si ispirano al CA; le sue annate</hi><hi rend="CharOverride-1"> a partire dal fascicolo n. 1 del 2007, </hi><hi rend="italic">Journal of</hi><hi rend="italic"> human development and capabilities.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-014-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Stiglitz, Sen, Fitoussi 2010. </hi><hi rend="italic">Rapporto della Commissione Sarkozy sulla misura della performance dell’economia e del progresso sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il Rapporto Stiglitz, I e</hi><hi rend="CharOverride-1"> II parte) 15 gennaio 2011 </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://www.comitatoscientifico.org/temi</hi><hi rend="CharOverride-1">%20SD/documents/Il%20Rapporto%20Stiglitz.pdf</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-013-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >Oltre </hi><hi rend="CharOverride-1" >alla rivista citata alla nota 11 si veda l’attività </hi><hi rend="CharOverride-1" >della Human Development &amp; Capability Association HDCA Human Development and Capability Association | Development as Freedom (</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1" >hd-</hi><hi rend="CharOverride-1" >ca.org</hi></ref><hi rend="CharOverride-1" >)</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-012-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Proprio della versione delle capability della Martha</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nussbaum che più ha attinto alla filosofia aristotelica rispetto a</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sen che si mantiene più sul piano dei valori e</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle obbligazioni etiche (diritti ma anche doveri): si veda soprattutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nussbaum 2007; 2001, 53 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-011-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si rinvia al volume curato da B. Langille, nota 8.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-010-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda</hi><hi rend="CharOverride-1"> ora, B. Caruso, R. Del Punta, T. Treu, </hi><hi rend="italic">Il </hi><hi rend="italic">diritto del lavoro nella giusta transizione; un contributo «oltre» il </hi><hi rend="italic">manifesto, </hi><hi rend="CharOverride-1">Bruno Caruso, Riccardo Del Punta, Tiziano Treu (</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">unict.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">)</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-009-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il concetto/idea di comunità concreta appare quasi sempre nelle opere di Adriano Olivetti. Si </hi><hi rend="CharOverride-1">veda Olivetti 2013; 2014a; 2014b con la bella presentazione </hi><hi rend="CharOverride-1">di G. Zagrebelsky; 2014.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-008-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Supra</hi><hi rend="CharOverride-1" > nota 8.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-007-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">B. Caruso, </hi><hi rend="italic">Massimo D’Antona e l’idea di soggetto </hi><hi rend="italic">nel diritto del lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">Biblioteca ‘20 Maggio’, 1-2023_Caruso.</hi><hi rend="CharOverride-1">pdf (</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">unict.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">)</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-006-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il personaggio, autobiografico, pratica la teoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> della capability al servizio del suo percorso di libertà nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> conquista di senso della propria vita e ciò a partire</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’esperienza esistenziale del lavoro, della cultura e della formazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> come strumenti di realizzazione delle proprie capacità, intese quali vocazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> o aspirazione anche alla bellezza. Quel che manca in quel</hi><hi rend="CharOverride-1"> libro, ambientato nella nuova frontiera della California di inizio secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, sono proprio le istituzioni che dovrebbero aiutare la persona a</hi><hi rend="CharOverride-1"> realizzare il percorso di ricerca nel lavoro e che invece</hi><hi rend="CharOverride-1">, nell’individualismo ontologico che permeava l’America della frontiera, lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> lasciano solo o nella dimensione del successo commerciale, ovvero nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> disperazione e nella depressione esistenziale fino all’autodistruzione.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-005-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il saggio di B. Langille cit. alla nota 8 su cui le critiche di</hi><hi rend="CharOverride-1"> H. Collins, “What Can Sen’s Capability Approach Offer to</hi><hi rend="CharOverride-1"> Labour Law”, nel volume a cura di Langille. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Si veda</hi><hi rend="CharOverride-1" > pure Guy Davidov, “The Capability Approach and Labour Law. Identifying the Areas</hi><hi rend="CharOverride-1" > of Fit”.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-004-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Supra</hi><hi rend="CharOverride-1" > nota 8; la distinzione risale al contributo di Bonvin 2012.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-003-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Supra</hi><hi rend="CharOverride-1"> nota 10.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-002-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per un riferimento ad esperienze concrete e al caso della Sicilia si veda</hi><hi rend="CharOverride-1"> “Tre domande e quattro risposte sul governo de] mercato del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, rispondono Patrizio Bianchi, Marco Barbieri, Bruno Caruso, Lucia Valenti</hi><hi rend="CharOverride-1">” in </hi><hi rend="italic">LD</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2016, 2: 193 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sia consentito rinviare a B. Caruso, </hi><hi rend="italic">Impresa </hi><hi rend="italic">partecipata e contratto di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, di prossima pubblicazione</hi><hi rend="italic">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_18_231-244.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Caruso, Del Punta, Treu 2023;</hi><hi rend="CharOverride-1"> si tratta di una prospettiva su cui non si può non registrare</hi><hi rend="CharOverride-1"> la recente, anche se prudente, apertura di Speziale 2022.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Bruno Caruso, University of Catania, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">bcaruso@lex.unict.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-8312-3484</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Bruno Caruso, Capability<hi rend="italic"> e diritto del lavoro: non solo teoria. Dialogando con Riccardo del Punta,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8.14</ref>, in William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri (edited by), <hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti per Riccardo Del Punta</hi>, pp. -15, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0507-8, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8</ref></p></div></div>
      
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