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        <title type="main" level="a">Le tecniche interpretative nel diritto del lavoro tra cognitivismo e bilanciamento ‘creativo’</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-4268-9665" type="ORCID">
            <forename>Raffaele</forename>
            <surname>De Luca Tamajo</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Trasformazioni, valori e regole del lavoro</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0507-8</idno>) by </resp>
          <name>William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.21</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The essay intends to demonstrate that, beyond any polarising approach to the subject of opposing interpretative theories, it is the structure of the single norm that each time authorises interpreters to leave room for their cultural heritage and values or, instead, binds them to an ‘aseptic’ and ‘faithful’ application of legal provisions. This assumption is tested in relation to different legal frameworks and institutions.</p>
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            <item>Balancing</item>
            <item>interpretation</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.21<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.21" /></p>
      <div><head>Le tecniche interpretative nel diritto del lavoro tra cognitivismo e bilanciamento ‘creativo’</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Raffaele </hi><hi rend="CharOverride-1">De Luca Tamajo</hi></p><div><head><hi>1. Il bilanciamento implica un contributo assiologico </hi><hi>dell’interprete?</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un tema delicato quello del «bilanciamento» tra </hi><hi rend="CharOverride-1">diritti o tra valori confliggenti, soprattutto se affrontato non nella </hi><hi rend="CharOverride-1">sede più consona, quella della produzione legislativa, bensì sul versante </hi><hi rend="CharOverride-1">della interpretazione. Un tema che, muovendo da una riflessione in </hi><hi rend="CharOverride-1">merito alle tecniche ermeneutiche, monta fino a scomodare i sacri </hi><hi rend="CharOverride-1">principii della soggezione del giudice alla legge e dell’equilibrio tra </hi><hi rend="CharOverride-1">i poteri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-044">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, fino a lambire un dibattito di ampie dimensioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> quand’anche focalizzato solo sul diritto del lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-043">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Dunque, </hi><hi rend="CharOverride-1">una problematica da maneggiare con prudenza, senza dimenticare l’esistenza </hi><hi rend="CharOverride-1">di argini che sono strutturalmente connessi all’opera dell’interprete, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma anche senza credere, con qualche ingenuità «cognitivistica», che l’</hi><hi rend="CharOverride-1">interpretazione sia sempre una attività meramente passiva di accertamento della univoca volontà del legislatore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il dibattito </hi><hi rend="CharOverride-1">che al riguardo, e non da oggi, si è sviluppato </hi><hi rend="CharOverride-1">sul piano teorico configura, come è noto, accanto all’«interpretazione </hi><hi rend="CharOverride-1">cognitiva», fiduciosa nella autosufficienza del testo normativo, l’«interpretazione decisoria» </hi><hi rend="CharOverride-1">o «creativa» che produce enunciati ascrittivi di un «nuovo» significato alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> disposizione normativa, arricchita o completata dalla sensibilità culturale e dai</hi><hi rend="CharOverride-1"> giudizi di valore dell’interprete</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-042">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. È evidente che in </hi><hi rend="CharOverride-1">questo secondo caso si tratta pur sempre di una «creatività» </hi><hi rend="CharOverride-1">in senso debole, circoscritta nella «cornice dei significati ammissibili»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-041">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> per non trasformarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">in incongruo attivismo giudiziario o nel «creazionismo giurisprudenziale» contestato, ad </hi><hi rend="CharOverride-1">esempio, da Luigi Ferrajoli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-040">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli ultimi due decenni – ma gi</hi><hi rend="CharOverride-1">à negli anni ’90, in particolare ad opera di Zagrebelsky (1992) e Bin</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1992) – la tecnica del «bilanciamento», informata dalla consapevolezza valoriale dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’interprete, è entrata prepotentemente tra gli strumenti propri della attività giudiziale, segnatamente nella materia del lavoro, ove</hi><hi rend="CharOverride-1"> appunto la palese compresenza di criteri ordinatori diversi e tendenzialmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> contrapposti costringe l’interprete – giudiziale o dottrinario – a far ricorso</hi><hi rend="CharOverride-1"> a operazioni di ponderazione di opposte istanze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-039">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il bilanciamento </hi><hi rend="CharOverride-1">è divenuto, così, una sorta di mantra che si rinviene </hi><hi rend="CharOverride-1">sovente nelle motivazioni della giurisprudenza accanto ad altre formule o </hi><hi rend="italic">slogan </hi><hi rend="CharOverride-1">(principi di civiltà del lavoro, diritto vivente, interpretazione assiologicamente o costituzionalmente orientata</hi><hi rend="CharOverride-1">) tendenti analogamente a legittimare il ruolo dei valori anche in</hi><hi rend="CharOverride-1"> sede di interpretazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-038">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre allora chiedersi se la teorica </hi><hi rend="CharOverride-1">del bilanciamento sia uno stratagemma che fa penetrare nell’ordinamento </hi><hi rend="CharOverride-1">l’ideologia dei valori a detrimento della priorità del dettato </hi><hi rend="CharOverride-1">normativo o, invece, un utile meccanismo che garantisce una maggiore </hi><hi rend="CharOverride-1">coerenza con le gerarchie valoriali del legislatore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-037">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un interrogativo, questo</hi><hi rend="CharOverride-1">, che si staglia su uno sfondo segnato dalla alternativa evidenziata</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalle teorie dell’interpretazione, che, come accennato, contrappongono, sia pure</hi><hi rend="CharOverride-1"> con sfumature intermedie, le tesi formalistiche propense a valorizzare il</hi><hi rend="CharOverride-1"> vincolo del testo normativo ai sia pur variegati orientamenti cd</hi><hi rend="CharOverride-1">. ermeneutici che assegnano un ruolo rilevante alla valutazione, alla discrezionalità</hi><hi rend="CharOverride-1">, alla precomprensione dell’interprete</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-036">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Va condiviso, però, che il bilanciamento in sé è «un meta-valore, cioè un </hi><hi rend="CharOverride-1">valore di tipo meramente procedurale che sta oltre i valori </hi><hi rend="CharOverride-1">che entrano in conflitto» (Bavaro 2019, 185). Come la bilancia </hi><hi rend="CharOverride-1">è strumento neutrale che si limita a registrare il peso </hi><hi rend="CharOverride-1">degli elementi che qualcuno ha posto sui due piatti, così </hi><hi rend="CharOverride-1">il bilanciamento in sé è operazione neutra, il cui risultato dipende dal peso che viene attribuito ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> due valori in competizione e da chi attribuisce tale peso</hi><hi rend="CharOverride-1">: l’ordinamento in modo oggettivo e preesistente o l’interprete</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla base delle sue convinzioni e precomprensioni individuali.</hi></p></div><div><head><hi>2. È</hi><hi> la struttura delle norme che di volta in volta autorizza</hi><hi> o rifiuta l’integrazione interpretativa di stampo valoriale</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una ulteriore</hi><hi rend="CharOverride-1"> premessa, ancorché ovvia, si impone: il bilanciamento è operazione ben</hi><hi rend="CharOverride-1"> diversa se praticata:</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">a) 	dal legislatore</hi><hi rend="CharOverride-1">, che ha lo specifico</hi><hi rend="CharOverride-1"> compito di graduare e comporre gli interessi in conflitto nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’agone sociale e che trova limiti solo nelle norme costituzionali ed europee;</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">b) 	dalla Corte costituzionale</hi><hi rend="CharOverride-1">, chiamata a</hi><hi rend="CharOverride-1"> sindacare se il bilanciamento operato dal legislatore è coerente con</hi><hi rend="CharOverride-1"> quello valoriale delineato nella Carta costituzionale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-035">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">;</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">c) 	dai giudici </hi><hi rend="CharOverride-1">sovranazionali</hi><hi rend="CharOverride-1"> per i quali il parametro di riferimento è costituito </hi><hi rend="CharOverride-1">dalle norme europee e internazionali;</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">d) </hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">dai giudici ordinari, di </hi><hi rend="CharOverride-1">merito e di legittimità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È a quest’ultima tipologia che </hi><hi rend="CharOverride-1">è dedicato il presente saggio, nel quale si intende sostenere – </hi><hi rend="CharOverride-1">con il che si anticipa la tesi che qui si </hi><hi rend="CharOverride-1">vuole argomentare – che, lungi dall’ipostatizzare senza residui l’una </hi><hi rend="CharOverride-1">o l’altra delle cennate teorie ermeneutiche, in alcuni casi, </hi><hi rend="CharOverride-1">la libera e soggettiva ponderazione dei valori in gioco deve </hi><hi rend="CharOverride-1">rimanere estranea alla operazione interpretativa, mentre in altre ipotesi è </hi><hi rend="CharOverride-1">l’ordinamento stesso a consentirla o addirittura a invocarla: come </hi><hi rend="CharOverride-1">accade sovente mediante un gioco sottile e talora inespresso di «</hi><hi rend="CharOverride-1">delega» normativa ai Giudici (e più in generale agli interpreti), alle loro </hi><hi rend="CharOverride-1">convinzioni personali e al loro contributo assiologico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel settore lavoristico </hi><hi rend="CharOverride-1">tale delega – con il conseguente ampliamento degli spazi per la </hi><hi rend="CharOverride-1">discrezionalità giudiziale – è più frequente che altrove</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-034">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, in quanto promossa</hi><hi rend="CharOverride-1"> dallo strutturale dualismo valoriale che innerva la materia, dalla difficolt</hi><hi rend="CharOverride-1">à, per un Parlamento caratterizzato da partiti pluriclasse, di pervenire a opzioni normative chiare, come</hi><hi rend="CharOverride-1"> tali dense di pericoli sul piano del consenso, dalla sostanziale</hi><hi rend="CharOverride-1"> anomìa del diritto sindacale post costituzionale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-033">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come puntualmente osservato </hi><hi rend="CharOverride-1">da Carlo ZOLI (1988, qui 170) nel nostro settore di </hi><hi rend="CharOverride-1">frequente «la giurisprudenza riceve una sorta di investitura, di delega, </hi><hi rend="CharOverride-1">da parte dello stesso legislatore, allo svolgimento di una funzione </hi><hi rend="CharOverride-1">che non si arresti alla mera e formale applicazione del </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto. Viene, in altre parole, incoraggiata […] a svolgere un’attività </hi><hi rend="CharOverride-1">di integrazione dello </hi><hi rend="italic">ius positum</hi><hi rend="CharOverride-1">, che si rivela sostanzialmente creativa e che talvolta </hi><hi rend="CharOverride-1">si spinge anche oltre, fin dentro l’area della mediazione </hi><hi rend="CharOverride-1">politica degli interessi».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Soprattutto nel diritto del lavoro, dunque, piuttosto </hi><hi rend="CharOverride-1">che abbracciare in modo frontale e integralista l’una o </hi><hi rend="CharOverride-1">l’altra delle opposte teorie in tema di interpretazione «giuspositivista» </hi><hi rend="CharOverride-1">o «creatrice», appare opportuno valorizzare un approccio relativistico e differenziato: </hi><hi rend="CharOverride-1">è la struttura semantica delle norme, espressiva della volontà del legislatore, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> di volta in volta vincola ad una applicazione per così</hi><hi rend="CharOverride-1"> dire «asettica» e «fedele» delle previsioni legislative o, invece, legittima</hi><hi rend="CharOverride-1"> un contributo soggettivo dell’interprete, che passa inevitabilmente attraverso il</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo patrimonio culturale e la sua scala di valori</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-032">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come meglio si vedrà nel prosieguo in chiave esemplificativa, l’apporto soggettivo dell’interprete trova spazio legittimo</hi><hi rend="CharOverride-1"> soprattutto in presenza di clausole elastiche o generali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-031">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, nonché </hi><hi rend="CharOverride-1">al cospetto di aggettivazioni che, lungi dall’essere meramente decorative, </hi><hi rend="CharOverride-1">rinviano a concetti di giustizia, di ragionevolezza, di equivalenza o </hi><hi rend="CharOverride-1">sono tarate su una dimensione genericamente quantitativa (es.: «notevole» inadempimento; </hi><hi rend="CharOverride-1">«manifesta» insussistenza; «comprovate» esigenze; «ragionevoli» accomodamenti; controlli «proporzionali e pertinenti»), e infine di fronte a norme che presentano plurimi </hi><hi rend="CharOverride-1">significati potenziali, tutti compatibili con la lettera e la </hi><hi rend="italic">ratio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-030">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ipotesi, queste, in cui viene affidato al giudice «un peculiare potere di </hi><hi rend="CharOverride-1">costruzione della regola, che richiede una previa integrazione valutativa e </hi><hi rend="CharOverride-1">un rinvio a dati extra-legislativi variabili nel tempo e </hi><hi rend="CharOverride-1">nello spazio in quanto desumibili da regole morali, sociali e </hi><hi rend="CharOverride-1">del costume»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-029">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma è proprio qui che bisogna intendersi: </hi><hi rend="CharOverride-1">lì dove, invece, è il legislatore a porre in essere </hi><hi rend="CharOverride-1">una chiara gerarchia di valori, a compiere una mediazione politica (</hi><hi rend="CharOverride-1">poiché ovviamente non tutte le norme sono affidate a clausole </hi><hi rend="CharOverride-1">generali o polisense), la discrezionalità valutativa dell’interprete deve arrestarsi.</hi></p></div><div><head><hi>3. Un prudente distinguo: bilanciamento virtuoso o abusivo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si vuol dire, insomma, allontanandosi da ogni radicalismo teorico, che se</hi><hi rend="CharOverride-1"> talora la mediazione normativa tra i valori della persona che</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavora e gli interessi datoriali trova affermazione in modo netto</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed esplicito e rifiuta diverse gradazioni ispirate dalla cultura dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’interprete, altre volte la tecnica normativa utilizzata presuppone un elevato</hi><hi rend="CharOverride-1"> livello di integrazione interpretativa, conseguendone che la comparazione tra le</hi><hi rend="CharOverride-1"> contrapposte esigenze sia inevitabilmente influenzata dalla soggettiva valutazione dell’interprete</hi><hi rend="CharOverride-1">, appunto conformata da una personale ponderazione. In taluni casi, perciò</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’interprete è inchiodato alla opzione politica del testo normativo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in altri il Giudice ha facoltà di leggere le norme</hi><hi rend="CharOverride-1"> e i vari significati potenziali di esse attraverso il filtro</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle proprie valutazioni e degli elementi che provengono dal contesto</hi><hi rend="CharOverride-1"> culturale e storico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa seconda ipotesi ne esce legittimata</hi><hi rend="CharOverride-1"> la precomprensione individuale, a condizione, ovviamente, che non sfoci in</hi><hi rend="CharOverride-1"> forzature ideologiche del tutto estranee (o addirittura contrarie) al dato</hi><hi rend="CharOverride-1"> normativo, magari nel nome della mera compassione/solidarietà sociale o</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ragioni attinenti alle condizioni dei singoli mercati di lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-028">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E va rilevato che la soluzione «relativistica» qui accreditata, ha il merito di</hi><hi rend="CharOverride-1"> fare salvo il principio della «soggezione del Giudice alla legge</hi><hi rend="CharOverride-1">», giacché è solo quest’ultima che, espressamente o implicitamente, autorizza</hi><hi rend="CharOverride-1"> o meno il giudicante ad una integrazione fondata sui valori</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sulle percezioni personali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-027">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In effetti la legittimazione a </hi><hi rend="CharOverride-1">tale integrazione non deriva da una autonoma potestà di mediazione </hi><hi rend="CharOverride-1">«politica» del Giudice ma solo da una apposita «delega» del legislatore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È dunque possibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> distinguere un bilanciamento giudiziale per così dire «virtuoso», sollecitato dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> legislatore e quindi ancillare al progetto normativo, da uno «vizioso</hi><hi rend="CharOverride-1">» o abusivo che, invece, nel nome di opzioni soggettive, tradisce</hi><hi rend="CharOverride-1"> o ignora la ponderazione puntualmente operata dall’ordinamento. E si</hi><hi rend="CharOverride-1"> può parlare con Giovanni Fiandaca di un «diritto giurisprudenziale creativamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> legittimo e di un altro creativamente abusivo o capricciosamente anarchico</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-026">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Così ad Enrico Gragnoli, il quale auspica che «l</hi><hi rend="CharOverride-1">’allontanamento dal giuspositivismo sia coraggioso, nel nome del perseguimento di valori trascendenti di giustizia sociale» (Gragnoli 2022</hi><hi rend="CharOverride-1">, 354), replicherei piuttosto che tale allontanamento debba essere quanto mai</hi><hi rend="CharOverride-1"> prudente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-025">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al riguardo può essere utile, comunque, più che </hi><hi rend="CharOverride-1">teorizzare una astratta linea divisoria, che sarebbe eccedente le ambizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">di questo scritto, fare riferimento a specifiche normative e a </hi><hi rend="CharOverride-1">specifici istituti, evidenziando, in chiave esemplificativa, gli spazi di volta </hi><hi rend="CharOverride-1">in volta concessi dall’ordinamento ad opzioni soggettive di «bilanciamento» </hi><hi rend="CharOverride-1">e gli ambiti viceversa negati a tali «aperture» da un dettato</hi><hi rend="CharOverride-1"> normativo evidente e tendenzialmente autoconcluso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-024">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa sede, pertanto, </hi><hi rend="CharOverride-1">la soluzione sarà perseguita, più che sul piano degli alti </hi><hi rend="CharOverride-1">insegnamenti della teoria della interpretazione, da una ricognizione in chiave </hi><hi rend="CharOverride-1">esemplificativa della struttura anche lessicale di alcune normative.</hi></p></div><div><head><hi>4. L’</hi><hi>orientamento che legittima in modo esclusivo il bilanciamento «personalizzato». Critica</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Prima di passare a una disamina della casistica esemplificativa è, però, necessario fare un cenno </hi><hi rend="CharOverride-1">a una tesi «integralista» tutta spostata sulla assoluta legittimità e </hi><hi rend="CharOverride-1">anzi imprescindibilità del </hi><hi rend="italic">perenne </hi><hi rend="CharOverride-1">ricorso al bilanciamento giudiziario «personalizzato».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vincenzo </hi><hi rend="CharOverride-1">Bavaro (2019, 175), ad esempio, parte dalla più che condivisibile affermazione che il</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto del lavoro si caratterizza per il pluralismo dei valori</hi><hi rend="CharOverride-1"> e presenta un dualismo assiologico connaturato alla struttura del rapporto</hi><hi rend="CharOverride-1"> oggetto della materia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-023">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per poi sostenere che sicurezza, libertà </hi><hi rend="CharOverride-1">e dignità sono valori importanti, ma che nessuno di essi </hi><hi rend="CharOverride-1">si sottrae al gioco delle compatibilità con i contrapposti valori </hi><hi rend="CharOverride-1">della impresa e della sua capacità di stare sul mercato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-022">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nessuno ci dice, sostiene Bavaro, come si compone di volta in volta la dialettica tra la tutela della persona</hi><hi rend="CharOverride-1"> che lavora e la libertà della iniziativa economica, cioè in</hi><hi rend="CharOverride-1"> che misura prevalga l’una o l’altra con riferimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> a specifici istituti, in assenza anche a livello costituzionale di</hi><hi rend="CharOverride-1"> gerarchie rigidamente predefinite.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il corollario di queste premesse è, però</hi><hi rend="CharOverride-1">, alquanto radicale e nichilistico, sulle orme di Troper (1999; 1996</hi><hi rend="CharOverride-1">): poiché non vi sono indicatori dell’ordinamento che fissino i termini della </hi><hi rend="CharOverride-1">ponderazione, il bilanciamento è sempre liberamente giocato dall’interprete e </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla sua ideologia. La gerarchizzazione tra i valori contrapposti «è </hi><hi rend="CharOverride-1">dunque istituita non dalle fonti, ma soggettivamente dall’interprete»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-021">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> «</hi><hi rend="CharOverride-1">non esiste un punto di vista giuridico corretto, corrispondente alla legalità normativa positivizzata, diverso dal punto di vista</hi><hi rend="CharOverride-1"> affermato dalla giurisprudenza, qual che sia […] esiste solo la gradazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di valori affermata dalla giurisprudenza»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-020">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. I testi normativi non</hi><hi rend="CharOverride-1"> hanno altro significato che quello deciso discrezionalmente dagli interpreti, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono completamente liberi di attribuire ad essi qualunque senso, sicché</hi><hi rend="CharOverride-1"> la norma non preesiste all’interpretazione ma ne è il</hi><hi rend="CharOverride-1"> risultato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È appena il caso di osservare che siffatta conclusione</hi><hi rend="CharOverride-1">, che vede l’apporto creativo come dato ineliminabile di ogni</hi><hi rend="CharOverride-1"> operazione ermeneutica, se, come sembra, viene proposta in termini generali</hi><hi rend="CharOverride-1">, comporta un totale depotenziamento del ruolo dell’ordinamento giuridico positivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed una ipervalutazione della funzione del Giudice. Questi, invece, salve</hi><hi rend="CharOverride-1"> le ipotesi, pur numerose, in cui, viene investito della facolt</hi><hi rend="CharOverride-1">à di «bilanciare» su basi soggettive e valoriali, è chiamato a decifrare e</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispettare gli equilibri e le ponderazioni normativamente definiti, specie quando</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono del tutto espliciti e anche se non sono pienamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> condivisi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È pur vero che l’indeterminatezza della lingua legale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-019">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la cennata difficoltà di compiere scelte valoriali nette per </hi><hi rend="CharOverride-1">un legislatore condizionato dall’imperativo del consenso e talora l’</hi><hi rend="CharOverride-1">incapacità della autonomia collettiva di pervenire a mediazioni chiare ed efficaci producono molto spesso testi </hi><hi rend="CharOverride-1">normativi ambigui, ma ciò non toglie che l’interprete giudiziale </hi><hi rend="CharOverride-1">ha, in linea di massima, i mezzi tecnici per (e </hi><hi rend="CharOverride-1">il dovere professionale di) ricercare e oggettivare la volontà legislativa </hi><hi rend="CharOverride-1">senza piegarla aprioristicamente ad una propensione culturale e assiologica soggettiva, </hi><hi rend="CharOverride-1">se non nei casi in cui viene a ciò sollecitato </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’ordinamento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non si può insomma prendere partito dalle difficoltà </hi><hi rend="CharOverride-1">della interpretazione per teorizzare </hi><hi rend="italic">in linea generale o di principio </hi><hi rend="CharOverride-1">la costante legittimità di un contributo soggettivo e ideologico… </hi><hi rend="italic">quale che sia</hi><hi rend="CharOverride-1">, fino a materiare </hi><hi rend="CharOverride-1">quella giurisprudenza che Gazzoni definiva «anarchica» proprio con riferimento a </hi><hi rend="CharOverride-1">quella lavoristica (Gazzoni 2006).</hi></p></div><div><head><hi>5. Il bilanciamento in tema di </hi><hi>giustificazioni causali del licenziamento disciplinare</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Venendo ora alla ricognizione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">ipotesi in cui il bilanciamento è autorizzato o invece interdetto dalla fonte normativa, esemplificazioni efficaci si rinvengono in </hi><hi rend="CharOverride-1">tema di licenziamento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul versante </hi><hi rend="italic">disciplinare </hi><hi rend="CharOverride-1">il bilanciamento tra le </hi><hi rend="CharOverride-1">confliggenti esigenze del lavoratore alla conservazione del posto e del </hi><hi rend="CharOverride-1">datore a liberarsi di chi non offre una prestazione puntuale </hi><hi rend="CharOverride-1">e satisfattiva dell’aspettativa creditoria è operazione che investe prioritariamente </hi><hi rend="CharOverride-1">il legislatore (e sovente, specie da ultimo, la Corte costituzionale).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La mediazione operata dal legislatore sin dal 1966 è stata </hi><hi rend="CharOverride-1">quella di ancorare la facoltà risolutoria del datore ad una </hi><hi rend="CharOverride-1">causa valutata «giusta» o a un inadempimento del lavoratore ritenuto «</hi><hi rend="CharOverride-1">notevole» (nel segno di quel principio di proporzionalità tra condotta e sanzione contenuto nell’art. 2106 c.c.) e, </hi><hi rend="CharOverride-1">simmetricamente, di condizionare l’aspirazione del lavoratore alla prosecuzione del </hi><hi rend="CharOverride-1">rapporto al mantenimento di una condotta diligente, tale da non </hi><hi rend="CharOverride-1">incidere sulla aspettativa datoriale al puntuale adempimento della obbligazione contrattuale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come dire che sino ad una determinata soglia di comportamento </hi><hi rend="CharOverride-1">trova soddisfazione l’interesse del lavoratore, al di sopra (in </hi><hi rend="CharOverride-1">termini di gravità) prevale l’interesse datoriale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, la «soglia» </hi><hi rend="CharOverride-1">in questione è affidata ad una clausola elastica, cioè ad una norma</hi><hi rend="CharOverride-1"> caratterizzata da indeterminatezza contenutistica e da una aggettivazione (giusta, notevole</hi><hi rend="CharOverride-1">, proporzionata) che rinvia inevitabilmente ad una integrazione valutativa del Giudice</hi><hi rend="CharOverride-1"> da effettuare sulla base di parametri non definiti dal legislatore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-018">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Parametri di due tipi: </hi><hi rend="italic">a</hi><hi rend="CharOverride-1">) indicazioni provenienti dalla complessiva </hi><hi rend="CharOverride-1">trama normativa e dai principii immanenti nell’ordinamento (legislazione e </hi><hi rend="CharOverride-1">contrattazione collettiva)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-017">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; </hi><hi rend="italic">b</hi><hi rend="CharOverride-1">) </hi><hi rend="italic">standards </hi><hi rend="CharOverride-1">valutativi accettati in un determinato </hi><hi rend="CharOverride-1">contesto storico e sociale ovvero promananti dal costume e dalla cultura prevalenti in un dato momento storico</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella società, nell’apprezzamento che inevitabilmente ne fa l’interprete</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-016">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È dunque inevitabile, quanto meno nella individuazione degli </hi><hi rend="italic">standards </hi><hi rend="CharOverride-1">valoriali emergenti dalla società, che entri in gioco anche la </hi><hi rend="CharOverride-1">personale lettura da parte del Giudicante: nel caso in esame </hi><hi rend="CharOverride-1">la soggettiva concezione in ordine a ciò che è «giusto»</hi><hi rend="CharOverride-1">, «notevole», «ragionevole», «proporzionato» e, quindi, la personale gradazione dei valori in campo</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La concretizzazione applicativa della clausola elastica viene cioè influenzata, oltre</hi><hi rend="CharOverride-1"> che dalla immersione nei dati di contesto fattuale, da una</hi><hi rend="CharOverride-1"> soggettiva ponderazione comparativa degli interessi in gioco, sicché una maggior</hi><hi rend="CharOverride-1"> propensione verso i valori personali implicati nel rapporto di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> spingeranno il Giudice a ritenere (nei limiti di una ragionevole</hi><hi rend="CharOverride-1"> banda di oscillazione e dunque senza forzature meramente ideologiche) non</hi><hi rend="CharOverride-1"> sufficientemente grave o lesivo il comportamento del lavoratore (non «giusta</hi><hi rend="CharOverride-1">» la causa del licenziamento), viceversa una maggiore sensibilità agli imperativi </hi><hi rend="CharOverride-1">e alle necessità della iniziativa privata lo indurranno a valutare </hi><hi rend="CharOverride-1">con maggiore severità la condotta contestata e con maggiore disponibilità </hi><hi rend="CharOverride-1">la «giustizia» del licenziamento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il tutto nella piena legittimità dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">operazione ermeneutica, in quanto il contributo soggettivo è qui in qualche misura auspicato dallo stesso legislatore, mediante il</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricorso alla clausola elastica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In sostanza quella «soglia», frutto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un volutamente generico bilanciamento legislativo, è integrata da operazioni giurisprudenziali</hi><hi rend="CharOverride-1"> ampiamente discrezionali e da una lettura influenzata anche da sensibilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> culturali e soggettive dell’interprete, operanti in sede di lettura</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei valori dominanti in una determinata temperie storica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si vuol</hi><hi rend="CharOverride-1"> dire, in definitiva, che lì ove il legislatore ricorre a</hi><hi rend="CharOverride-1"> clausole elastiche e, segnatamente, in tema di causali del licenziamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> disciplinare, la delega al Giudice a valutare quanto sia «giusta</hi><hi rend="CharOverride-1">» la causa e quanto «notevole» l’inadempimento autorizza un bilanciamento inevitabilmente soggettivizzato. È l’interprete che conferisce </hi><hi rend="CharOverride-1">un diverso peso ai due valori posti sui piatti della </hi><hi rend="CharOverride-1">bilancia.</hi></p></div><div><head><hi>6. L’opzione ordinamentale in tema di giustificato motivo </hi><hi>oggettivo di licenziamento…</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Diversa è invece la fattispecie normativa del «</hi><hi rend="CharOverride-1">giustificato» motivo oggettivo di licenziamento nella quale il termine «giustificato» viene fornito di contenuto dallo stesso legislatore che</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo collega testualmente a «ragioni inerenti all’attività produttiva, all</hi><hi rend="CharOverride-1">’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-015">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Non si tratta, in questo caso, di una clausola generale</hi><hi rend="CharOverride-1"> o elastica, che rinvia a </hi><hi rend="italic">standards </hi><hi rend="CharOverride-1">sociali o valori dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’interprete, ma di una «norma generale»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-014">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> con la quale «il legislatore ha già provveduto al bilanciamento degli interessi </hi><hi rend="CharOverride-1">contrapposti in gioco»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-013">32</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È nota al riguardo la disputa, </hi><hi rend="CharOverride-1">che viene da lontano, sul grado di sindacabilità della scelta </hi><hi rend="CharOverride-1">organizzativa del datore di lavoro e sulla sua coloritura finalistica </hi><hi rend="CharOverride-1">– cioè sul rilievo delle motivazioni economiche – tuttavia è pacifico che – quale che sia l’ampiezza </hi><hi rend="CharOverride-1">di tale sindacato – il bilanciamento tra gli opposti valori in </hi><hi rend="CharOverride-1">gioco viene qui realizzato dal legislatore con nettezza in favore </hi><hi rend="CharOverride-1">della libertà organizzativa della impresa, senza alcun rilievo della lesività </hi><hi rend="CharOverride-1">nei confronti dell’interesse alla stabilità del lavoratore incolpevole.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alle cennate «ragioni» il legislatore sacrifica l’interesse del lavoratore (</hi><hi rend="CharOverride-1">anche se il recesso datoriale incide palesemente su aspetti fondamentali </hi><hi rend="CharOverride-1">della personalità e della dignità di quest’ultimo), restando così </hi><hi rend="CharOverride-1">preclusa ogni considerazione del «peso» delle contrapposte esigenze personali o familiari del lavoratore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-012">33</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’art. 3 </hi><hi rend="CharOverride-1">della l. n. 604/1966, insomma, non invita a ponderare </hi><hi rend="CharOverride-1">il principio di tendenziale stabilità del rapporto di lavoro a </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo indeterminato con la libertà organizzativa-produttiva della impresa; si </hi><hi rend="CharOverride-1">tratta, infatti, di una norma che limita quel principio, facendo </hi><hi rend="CharOverride-1">prevalere su di esso l’interesse dell’impresa alla ottimizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">della organizzazione aziendale senza prevedere alcun vaglio di compatibilità sociale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-011">34</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le ragioni del datore di lavoro, purché realmente esistenti, prevalgono senza residui sulle istanze del lavoratore, sulla base</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una gradazione valoriale netta e aprioristicamente definita in sede</hi><hi rend="CharOverride-1"> di bilanciamento normativo. Come ha puntualmente osservato la Cassazione nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> (sentenza «cardine» 7 dicembre 2016, n. 25201) non spetta al</hi><hi rend="CharOverride-1"> Giudice «il compito di contemperare ex post interessi confliggenti, stabilendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> quello ritenuto prevalentemente, se tale potere non trova riscontro nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> legge».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E l’esigenza di rispettare la chiara opzione politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> del legislatore va ribadita anche perché qui il rischio di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un apprezzamento giudiziale influenzato da fuorvianti ragioni di mera solidariet</hi><hi rend="CharOverride-1">à umana e sociale è notevole giacché, come è stato osservato, «manca </hi><hi rend="CharOverride-1">a chi deve giudicare quella maniglia psicologica che è data </hi><hi rend="CharOverride-1">da un comportamento addebitabile al lavoratore» (De Angelis 2008, 28), </hi><hi rend="CharOverride-1">presente, invece, in caso di licenziamento disciplinare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In definitiva la «</hi><hi rend="CharOverride-1">ragione tecnico produttiva», presupposto della legittimità del recesso «economico», ha come esclusivo valore di riferimento la</hi><hi rend="CharOverride-1"> scelta della impresa di perseguire i suoi fini istituzionali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-010">35</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Unica significativa concessione alla tecnica del bilanciamento giudiziale è presente </hi><hi rend="CharOverride-1">nel diritto vivente in merito alla introduzione di un obbligo </hi><hi rend="CharOverride-1">di </hi><hi rend="italic">repêchage </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoratore licenziato, quasi in chiave compensativa della </hi><hi rend="CharOverride-1">libertà di recesso per g.m.o. riconosciuta al datore </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro; operazione che, tuttavia, attraverso la discutibile riconduzione del </hi><hi rend="italic">repêchage </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’ambito delle ragioni poste a base del licenziamento, non</hi><hi rend="CharOverride-1"> altera la scelta di fondo del legislatore contenuta nell’art</hi><hi rend="CharOverride-1">. 3 della l. n. 604/1966</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-009">36</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>7. … e in </hi><hi>tema di sanzioni per il licenziamento disciplinare illegittimo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La disciplina </hi><hi rend="CharOverride-1">delle </hi><hi rend="italic">sanzioni previste per il licenziamento disciplinare illegittimo </hi><hi rend="CharOverride-1">è ovviamente </hi><hi rend="CharOverride-1">oggetto di delicato e discusso bilanciamento a opera del legislatore. </hi><hi rend="CharOverride-1">Ed è noto che dal 2012 e poi con il </hi><hi rend="CharOverride-1">d.lgs. n. 23/2015 il punto di equilibrio si </hi><hi rend="CharOverride-1">è significativamente e consapevolmente spostato in favore della flessibilità reclamata dalle imprese.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In tema di </hi><hi rend="CharOverride-1">scelta tra le diverse reazioni che l’ordinamento appresta nei </hi><hi rend="CharOverride-1">confronti dell’illegittimo recesso datoriale di natura disciplinare, però, non </hi><hi rend="CharOverride-1">vi è spazio per un ulteriore bilanciamento a opera della </hi><hi rend="CharOverride-1">giurisprudenza, dal momento che la selezione tra la conseguenza reintegratoria </hi><hi rend="CharOverride-1">e quella indennitaria non è affidata ad aggettivazioni o a </hi><hi rend="CharOverride-1">clausole elastiche bensì a un dato oggettivo qual è la «</hi><hi rend="CharOverride-1">sussistenza» o «insussistenza» del fatto posto alla base del licenziamento, cioè a dire alla ricognizione di un fatto</hi><hi rend="CharOverride-1"> storico (che abbia un minimo rilievo disciplinare) che deve essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> oggetto solo di verifica empirica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I tentativi della giurisprudenza – pur</hi><hi rend="CharOverride-1"> numerosi – di introdurre anche in tema di individuazione della sanzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> da applicare al licenziamento disciplinare illegittimo considerazioni e bilanciamenti assiologicamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> orientati – magari mediante il recupero di un sindacato di proporzionalit</hi><hi rend="CharOverride-1">à del licenziamento al fatto contestato (che invece rileva solo ai fini del vaglio di legittimità a</hi><hi rend="CharOverride-1"> monte)</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">– vanno bollati come tentativi di piegare il significato della</hi><hi rend="CharOverride-1"> norma a opzioni soggettive, come esercizi arbitrari volti ad ampliare</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">contra legem </hi><hi rend="CharOverride-1">l’area del meccanismo reintegratorio sulla base di</hi><hi rend="CharOverride-1"> personali valutazioni di giustizia sociale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-008">37</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Mentre, come sopra argomentato, </hi><hi rend="CharOverride-1">c’è ampio spazio per ponderazioni soggettive sul tema delle </hi><hi rend="CharOverride-1">causali del licenziamento disciplinare, in ordine alla alternativa reintegrazione/indennizzo </hi><hi rend="CharOverride-1">non c’è alcuno spazio per un bilanciamento soggettivo dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">interprete: il vaglio di proporzionalità e di gravità (inevitabilmente soggettivizzato) resta integro nella fase </hi><hi rend="CharOverride-1">di accertamento della legittimità del licenziamento, ma non riguarda l’</hi><hi rend="CharOverride-1">alternativa sanzionatoria.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Analoghe considerazioni possono essere fatte in ordine alla «</hi><hi rend="CharOverride-1">sussistenza» delle ragioni oggettive (modifica organizzativa con conseguenze soppressive) poste </hi><hi rend="CharOverride-1">a base del licenziamento economico. Tanto più dopo la sentenza </hi><hi rend="CharOverride-1">della Corte costituzionale n. 125/2022 che, nell’espungere l’</hi><hi rend="CharOverride-1">aggettivo «manifesta» – che nell’art. 18 connotava l’insussistenza del fatto posto a </hi><hi rend="CharOverride-1">base del licenziamento per g.m.o. – ha rilevato che «</hi><hi rend="CharOverride-1">la insussistenza di un fatto non si presta a controvertibili </hi><hi rend="CharOverride-1">graduazioni in chiave di evidenza fenomenica, ma evoca piuttosto un’</hi><hi rend="CharOverride-1">alternativa netta», sottraendo così l’impianto sanzionatorio ad ogni soggettivismo </hi><hi rend="CharOverride-1">applicativo (Preteroti 2022, 14).</hi></p></div><div><head><hi>8. Il bilanciamento in materia di «</hi><hi>accomodamenti organizzativi ragionevoli» e di salvaguardia del «normale svolgimento dell’</hi><hi>attività aziendale» (art. 26 St. lav.)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Superando il tema dei licenziamenti</hi><hi rend="CharOverride-1">, un ambito evidentemente aperto a operazioni giurisprudenziali di bilanciamento influenzate</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla gradazione degli opposti valori è quello che concerne </hi><hi rend="italic">la</hi><hi rend="italic"> tutela del lavoratore portatore di handicap</hi><hi rend="CharOverride-1">, cui viene equiparato il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratore divenuto stabilmente inidoneo alle proprie mansioni. In materia il</hi><hi rend="CharOverride-1"> confronto tra l’interesse datoriale a non modificare la propria</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzazione produttiva e l’opposto interesse del lavoratore a vedere</hi><hi rend="CharOverride-1"> adeguata alle proprie ridotte facoltà l’organizzazione della impresa viene</hi><hi rend="CharOverride-1"> mediato dal legislatore attraverso la imposizione di «accomodamenti organizzativi ragionevoli</hi><hi rend="CharOverride-1">» (art. 3, co. 3-</hi><hi rend="italic">bis</hi><hi rend="CharOverride-1">, d.lgs. n. 216/2003), </hi><hi rend="CharOverride-1">come definiti dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 2006 sui </hi><hi rend="CharOverride-1">diritti delle persone con disabilità (ratificata ai sensi della legge </hi><hi rend="CharOverride-1">3 marzo 2009 n. 18), che allude ad «adattamenti necessari </hi><hi rend="CharOverride-1">ed appropriati». Analogamente l’art. 5 della Direttiva 2000/78/</hi><hi rend="CharOverride-1">CE parla di «provvedimenti appropriati» del datore di lavoro atti </hi><hi rend="CharOverride-1">a consentire alla persona svantaggiata di svolgere l’attività lavorativa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Su questo versante il rinvio a ponderazioni personali del giudicante è, dunque, palese, dovendo questi</hi><hi rend="CharOverride-1"> decidere, secondo il parametro della ragionevolezza e quindi sulla base</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un bilanciamento con forte sostrato ideologico, quando siano necessarie</hi><hi rend="CharOverride-1"> e quando eccessive le modifiche che sono richieste/imposte al</hi><hi rend="CharOverride-1"> datore di lavoro al fine </hi><hi rend="italic">de quo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il legislatore, come</hi><hi rend="CharOverride-1"> accade sempre più spesso, ha deliberatamente scelto di trasporre nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’ordinamento interno la formula delle fonti sovranazionali, affidandosi ad una</hi><hi rend="CharOverride-1"> nozione a contenuto variabile, consapevole della difficoltà di una tipizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle condotte prescrivibili e della necessità che sia conferito all</hi><hi rend="CharOverride-1">’interprete il compito di individuare lo specifico contenuto dell’obbligo</hi><hi rend="CharOverride-1">, guidato dalle circostanze del caso, ma anche dalla sua sensibilit</hi><hi rend="CharOverride-1">à culturale, ovviamente nei limiti della banda di oscillazione della «ragionevolezza».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non a caso, dunque, </hi><hi rend="CharOverride-1">in alcune pronunzie della Cassazione è visibile una più accentuata </hi><hi rend="CharOverride-1">sensibilità al «mantenimento degli equilibri finanziari della impresa» o all’</hi><hi rend="CharOverride-1">interesse datoriale a ricevere una prestazione utile senza modificare l’</hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione produttiva</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-007">38</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> laddove in altre la finalità solidaristica viene particolarmente avvertita con un diverso </hi><hi rend="CharOverride-1">esito interpretativo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Su tutt’altro versante normativo analogo spazio discrezionale </hi><hi rend="CharOverride-1">e valutativo viene lasciato al decisore da formule che tutelano «</hi><hi rend="CharOverride-1">il normale svolgimento dell’attività aziendale» nei confronti della attività </hi><hi rend="CharOverride-1">di proselitismo sindacale (art. 26, co. 1, St. lav.). Anche </hi><hi rend="CharOverride-1">qui, sia pure in una banda di oscillazione predeterminata, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">aggettivo utilizzato apre a valutazioni soggettive in ordine al valore attribuito ai profili di efficienza organizzativa e </hi><hi rend="CharOverride-1">produttiva della impresa rispetto al peso riconosciuto allo sviluppo dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">attività sindacale.</hi></p></div><div><head><hi>9. Il bilanciamento in materia di critica del </hi><hi>lavoratore nei confronti del datore di lavoro…</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se fin qui </hi><hi rend="CharOverride-1">sono state considerate alcune ipotesi in cui è l’ordinamento, </hi><hi rend="CharOverride-1">la sua struttura lessicale a sollecitare più o meno esplicitamente </hi><hi rend="CharOverride-1">un discrezionale bilanciamento dell’interprete, vi sono casi in cui </hi><hi rend="CharOverride-1">la legittimazione a tale operazione scaturisce dalla totale assenza di </hi><hi rend="CharOverride-1">una mediazione normativa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un terreno elettivo per il ricorso alla </hi><hi rend="CharOverride-1">tecnica del bilanciamento in sede interpretativa, in quanto non coperto </hi><hi rend="CharOverride-1">da una specifica opzione normativa, è quello del contemperamento del </hi><hi rend="italic">diritto di critica del lavoratore </hi><hi rend="CharOverride-1">(o del sindacalista) nei confronti del</hi><hi rend="CharOverride-1"> datore o dei superiori (tutelato dall’art. 21 Cost. e</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’art. 1 della l. n. 300/1970) con altri</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritti costituzionalmente rilevanti, quali la reputazione, l’onore, la dignità</hi><hi rend="CharOverride-1"> del criticato o dell’offeso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-006">39</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Contemperamento che, fuori dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">art. 1, non trova alcuna guida normativa nell’ordinamento giuslavoristico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La giurisprudenza ha al riguardo elaborato criteri di giudizio forgiati sui principi</hi><hi rend="CharOverride-1"> della continenza sostanziale o formale, ma in realtà al di</hi><hi rend="CharOverride-1"> là del tecnicismo è il sostrato assiologico che la fa</hi><hi rend="CharOverride-1"> da padrone nelle singole decisioni; né potrebbe essere diversamente dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> momento che la percezione della capacità lesiva della critica presenta</hi><hi rend="CharOverride-1"> un evidente grado di relatività e di soggettivismo e la</hi><hi rend="CharOverride-1"> questione vede contrapposti (e non mediati da una specifica disciplina</hi><hi rend="CharOverride-1">) valori fondamentali, entrambi di rilievo costituzionale e ad alto tasso</hi><hi rend="CharOverride-1"> ideologico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inoltre il bilanciamento sul punto è inevitabilmente mobile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-005">40</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">cioè mutevole nel tempo: se ieri l’operaio della grande azienda che profferiva parole offensive nei confronti </hi><hi rend="CharOverride-1">del titolare (e viceversa) poteva forse essere considerato </hi><hi rend="italic">vox clamans </hi><hi rend="italic">in deserto</hi><hi rend="CharOverride-1">, considerata la distanza che lo divideva dall’offeso </hi><hi rend="CharOverride-1">e l’ambito ristretto dell’eco, oggi la capacità diffusiva </hi><hi rend="CharOverride-1">dei </hi><hi rend="italic">media </hi><hi rend="CharOverride-1">carica la critica di ben maggiori capacità lesive</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-004">41</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Allo stesso tempo se una determinata espressione verbale in una certa epoca o </hi><hi rend="CharOverride-1">in un certo contesto può essere ritenuta altamente lesiva e </hi><hi rend="CharOverride-1">volgare, in altra temperie ambientale o temporale può essere valutata </hi><hi rend="CharOverride-1">come di uso comune o di puro stampo ironico.</hi></p></div><div><head><hi>10. </hi><hi>e in tema di controlli difensivi</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche il tema dei </hi><hi rend="CharOverride-1">cd. controlli difensivi volti a rilevare comportamenti illeciti dei dipendenti </hi><hi rend="CharOverride-1">è caratterizzato dalla sostanziale carenza di una specifica disciplina normativa, </hi><hi rend="CharOverride-1">almeno per chi non ritiene che l’inciso contenuto nella </hi><hi rend="CharOverride-1">nuova formulazione dell’art. 4 (novata dall’art. 23, co. </hi><hi rend="CharOverride-1">1, d.lgs. n. 151/2015) «tutela del patrimonio aziendale» riconduca i </hi><hi rend="CharOverride-1">controlli difensivi entro la fattispecie legale (con i relativi limiti </hi><hi rend="CharOverride-1">e condizioni) del primo comma dell’art. 4</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-003">42</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La evidente</hi><hi rend="CharOverride-1"> antitesi tra l’interesse del datore di lavoro a verificare</hi><hi rend="CharOverride-1"> la commissione di illeciti dei dipendenti e salvaguardare i beni</hi><hi rend="CharOverride-1"> aziendali e, per converso, l’esigenza di tutela dei valori</hi><hi rend="CharOverride-1"> di riservatezza, dignità, </hi><hi rend="italic">privacy </hi><hi rend="CharOverride-1">di questi ultimi è stata infatti</hi><hi rend="CharOverride-1"> mediata dalla giurisprudenza attraverso il condizionamento dei controlli difensivi alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> preventiva presenza di un fondato sospetto circa la commissione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’illecito nonché al rispetto dei criteri di minimizzazione, di proporzionalità, di pertinenza e di non eccedenza tratti</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal Codice della privacy e dal Regolamento UE n. 2016</hi><hi rend="CharOverride-1">/679</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-002">43</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ed è appena il caso di rilevare che </hi><hi rend="CharOverride-1">anche in questo caso la soluzione dei casi concreti, la </hi><hi rend="CharOverride-1">valutazione dello spessore del «sospetto» e del peso attribuito alla </hi><hi rend="italic">privacy </hi><hi rend="CharOverride-1">del dipendente nonché la integrazione dei predetti criteri è </hi><hi rend="CharOverride-1">fortemente e inevitabilmente condizionata dalle opzioni assiologiche del giudicante e quindi dal peso da </hi><hi rend="CharOverride-1">questi attribuito ai contrapposti interessi: si tratti della maggiore sensibilità </hi><hi rend="CharOverride-1">ai valori personali del lavoratore o, piuttosto, alle esigenze di </hi><hi rend="CharOverride-1">tutela del patrimonio della azienda</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-001">44</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>11. Conclusione</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa breve rassegna</hi><hi rend="CharOverride-1"> esemplificativa, necessariamente sommaria e finalizzata, aveva l’obiettivo di dimostrare</hi><hi rend="CharOverride-1"> come, per un verso, non sia generalizzabile un principio di</hi><hi rend="CharOverride-1"> «sovranità» ideologica del Giudice (come pure talora si è tentato</hi><hi rend="CharOverride-1"> di affermare), dal momento che in un ordinamento, come quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoristico, pur pervaso da ineliminabile conflitto di interessi, quando la</hi><hi rend="CharOverride-1"> mediazione/ponderazione realizzata dal legislatore è chiara ed evidente, essa</hi><hi rend="CharOverride-1"> merita assoluto e incondizionato rispetto e non tollera deviazioni ispirate</hi><hi rend="CharOverride-1"> da convinzioni o pulsioni personali, fino a «sovrapporre il diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro come si vorrebbe che fosse al diritto d</hi><hi rend="CharOverride-1">el lavoro come è» (Del Punta 2014, 390).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per altro verso, quando, come sovente</hi><hi rend="CharOverride-1"> accade, è proprio l’ordinamento che esplicitamente o implicitamente invita</hi><hi rend="CharOverride-1"> il Giudice a bilanciare gli opposti interessi con il contributo</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle proprie convinzioni personali e dei valori emergenti dal corpo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale in una determinata temperie storica, le opzioni soggettive hanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> piena legittimazione, anche perché in tali casi è lo stesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> legislatore ad auspicare che le regole vengano irrorate con l</hi><hi rend="CharOverride-1">’apertura ai valori. Si tratterà, allora, di elaborare modelli riflessiv</hi><hi rend="CharOverride-1">i, retrospettici di analisi delle sentenze per valutarne la tenuta argomentativa sul piano della razionalità pratica sì da divenire </hi><hi rend="italic">certezza</hi><hi rend="CharOverride-1">, quand’anche non definitiva, non solo per l’interprete </hi><hi rend="CharOverride-1">ma anche per l’operatore pratico, sia esso, nello specifico </hi><hi rend="CharOverride-1">del diritto del lavoro, il datore di lavoro o il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_26_347-365.html#footnote-000">45</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il tema della certezza del diritto ci porterebbe lontano</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma è appena il caso di puntualizzare che esso costituisce</hi><hi rend="CharOverride-1"> un baluardo rispetto ad abusi del soggettivismo giudiziario, specie quando</hi><hi rend="CharOverride-1"> il legislatore con formule nette esprime una ferma mediazione politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra i contrapposti interessi.</hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Abignente, A. 2012. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Note in margine ad un interessante dibattito.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, I, 4, 728 ss.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Abignente, A. 2020. </hi><hi rend="italic">L’ordine e il molteplice. 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Milano: Giuffrè.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Luciani, M. 2016. “Interpretazione conforme a Costituzione.” </hi><hi rend="italic">Enc dir., Annali IX</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Giuffrè.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Magnani, M. 2013. “Il giudice e la legge.</hi><hi rend="CharOverride-1">” </hi><hi rend="italic">q. 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Firenze: </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mancini, F. 1973. “Il diritto al lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">rivisitato.” </hi><hi rend="italic">PD</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marazza, M. 2023. “Universo valoriale ed effetti del </hi><hi rend="CharOverride-1">principio di prevedibilità nel diritto del lavoro.” </hi><hi rend="italic">DLRI</hi><hi rend="CharOverride-1">, 178 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maresca, A. 2019. “Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento negli approdi nomofilattici della Cassazione.” </hi><hi rend="italic">MGL</hi><hi rend="CharOverride-1">, 533 </hi><hi rend="CharOverride-1">sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maresca, A. 2023. “Licenziamento disciplinare e reintegrazione: l’irresistibile </hi><hi rend="CharOverride-1">attrazione del Giudice per la valutazione della proporzionalità del licenziamento.” </hi><hi rend="italic">LDE</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzotta, O. 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Milano: Giuffrè.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nogler, L. 2007. “La </hi><hi rend="CharOverride-1">disciplina dei licenziamenti individuali nell’epoca del bilanciamento tra i «</hi><hi rend="CharOverride-1">principi» costituzionali.” </hi><hi rend="italic">DLRI</hi><hi rend="CharOverride-1">, 630 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nogler, L. 2014. “L’interpretazione giudiziale del diritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, I, 115 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nuzzo, V. 2012. </hi><hi rend="italic">La norma oltre la legge. Causali e forma del licenziamento </hi><hi rend="italic">nell’interpretazione del giudice</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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Brevi note su diritto del lavoro e «giurisprudenza predittiva».” </hi><hi rend="italic">ADL</hi><hi rend="CharOverride-1">, 839 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Perulli</hi><hi rend="CharOverride-1">, A. 2023. “Il diritto del lavoro: un mondo di lavori</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic">RDSS</hi><hi rend="CharOverride-1">, 677 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pino, G. 2021. </hi><hi rend="italic">L’interpretazione nel diritto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Giappichelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pisani, C. 2023. “La controriforma della Corte costituzionale della disciplina rimediale per il licenziamento ingiustificato: tra </hi><hi rend="CharOverride-1">sconfinamenti e nuove disarmonie.” </hi><hi rend="italic">DML</hi><hi rend="CharOverride-1">, 255 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Poso, V.A. </hi><hi rend="CharOverride-1">2022. “«Derive» e auspicabili nuovi approdi del giudice (e del </hi><hi rend="CharOverride-1">processo) del lavoro.” </hi><hi rend="italic">LDE</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: 1 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Preteroti, A. 2022. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo dopo le sentenze della Corte costituzionale: </hi><hi rend="CharOverride-1">nuove soluzioni (applicative) generano nuovi problemi (di sistema).” </hi><hi rend="italic">LDE</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Proia, G. 2022. “Controlli a distanza e trattamento dei dati </hi><hi rend="CharOverride-1">personali: due discipline da integrare.” In </hi><hi rend="italic">Privacy e lavoro. 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Milano: Giuffrè.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rescigno, P. 1998. “Appunti sulle clausole generali.</hi><hi rend="CharOverride-1">” </hi><hi rend="italic">RDComm</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Riccobono, A. 2023. “Nuove tecnologie e controlli difensivi tra diritto positivo e </hi><hi rend="CharOverride-1">creazionismo giudiziario.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, I: 507 ss.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Riverso, R. 2014. “Il volto</hi><hi rend="CharOverride-1"> del giudice del lavoro e la Costituzione.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, I: 157 ss.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rodotà, S. 1987. “Il tempo delle clausole generali.” </hi><hi rend="italic">RCDP</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Roselli, F. 2014. “Clausole generali e </hi><hi rend="CharOverride-1">nomofilachia.” </hi><hi rend="italic">MGL</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salimbeni, M.T. 2015. “La riforma dell’articolo </hi><hi rend="CharOverride-1">4 dello Statuto dei lavoratori: l’ambigua risolutezza del legislatore.</hi><hi rend="CharOverride-1">” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, I: 616 ss.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Speziale, V. 2008. “La giurisprudenza del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e il «diritto vivente» sulle regole interpretative.” </hi><hi rend="italic">DLRI</hi><hi rend="CharOverride-1">, 613 </hi><hi rend="CharOverride-1">sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Speziale, V. 2018. “Il declino della legge, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’ascesa del diritto giurisprudenziale e i limiti dell’interpretazione giudiziale</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">Costituzionalismo.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tosi, P. 2022. “Potere legislativo e giurisdizione: la</hi><hi rend="CharOverride-1"> stagione delle riforme (neoliberali?) nel diritto del lavoro vivente.” </hi><hi rend="italic">LDE</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3: 1 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tria, L. 2017. “Brevi osservazioni sul bilanciamento nella giurisprudenza </hi><hi rend="CharOverride-1">della Corte costituzionale.” In </hi><hi rend="italic">Interpretazione conforme, bilanciamento dei diritti e </hi><hi rend="italic">clausole generali</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Bronzini e R. Cosio. </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Giuffrè.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Troper, M. 1996. “La forza dei precedenti e </hi><hi rend="CharOverride-1">gli effetti perversi del diritto.” </hi><hi rend="italic">Ragion Pratica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 6: 65 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Troper, M. 1999. “Una teoria realista dell’interpretazione.” </hi><hi rend="italic">MSCG</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2: 473 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tullini, P. 1989. “Il diritto di critica civile</hi><hi rend="CharOverride-1"> del sindacalista.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, I, 349 ss.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tullini, P. 1990. </hi><hi rend="italic">Clausole </hi><hi rend="italic">generali e rapporto di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Rimini: Maggioli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tullini, P. 2022. </hi><hi rend="CharOverride-1">“I controlli aziendali per finalità difensive nella giurisprudenza.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, I: 221 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Valenti, C. 2021. “</hi><hi rend="CharOverride-1">I confini tra libertà di espressione e obbligo di diligenza </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’era dei social network.” </hi><hi rend="italic">RGL Giur Online</hi><hi rend="CharOverride-1">, 3 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Varva, S. 2015. </hi><hi rend="italic">Il licenziamento economico</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Giappichelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Velluzzi, V. 2020. </hi><hi rend="italic">Le clausole generali. Semantica e politica del diritto</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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Milano: Giuffrè</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zoli, C. 2009. “Il controllo a distanza del lavoratore: l</hi><hi rend="CharOverride-1">’art. 4 l. n. 300 del 1970 tra attualità e</hi><hi rend="CharOverride-1"> esigenze di riforma.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, I, 485 ss.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zoli, C. 2020. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Il giustificato motivo oggettivo per ragioni organizzative nella recente giurisprudenza.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">DLM</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zoli, C. 2022. “Il difficile equilibrio tra potere legislativo e giurisdizione </hi><hi rend="CharOverride-1">nella stagione delle riforme.” </hi><hi rend="italic">LDE</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3: 1 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zoppoli, L. </hi><hi rend="CharOverride-1">2022. “Valori, diritti e lavori flessibili: storicità, bilanciamento, declinabilità, negoziabilità.</hi><hi rend="CharOverride-1">” In </hi><hi rend="italic">Valori e tecniche nel diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di </hi><hi rend="CharOverride-1">R. Del Punta. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-044-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Evidenziano alcuni </hi><hi rend="CharOverride-1">atteggiamenti ostili della Magistratura del lavoro nei confronti della legislazione </hi><hi rend="CharOverride-1">giuslavoristica dell’ultimo decennio, Tosi 2022; nonché Zoli 2022; Pisani </hi><hi rend="CharOverride-1">2023. Su un versante opposto si veda sul tema, Bronzini 2017.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-043-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Al </hi><hi rend="CharOverride-1">riguardo ogni citazione risulterebbe inadeguata e parziale per cui le </hi><hi rend="CharOverride-1">note saranno limitate a riferimenti bibliografici essenziali.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-042-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nella ampia </hi><hi rend="CharOverride-1">bibliografia schierata su tale versante cito per tutti Chiassoni 2007, </hi><hi rend="CharOverride-1">spec. 143 sgg.; Guastini 2011, spec. 27 sgg. e 61; </hi><hi rend="CharOverride-1">Modugno 2005, 3 sgg.; Ballestrero 2016, 764; Speziale 2008; si veda anche Azzariti 2001.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-041-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sulla necessità che l’interpretazione giudiziale, anche quando chiamata a </hi><hi rend="CharOverride-1">fornire un contributo discrezionale, sia comunque vincolata al rispetto del </hi><hi rend="CharOverride-1">«testo» normativo cfr. fra i tantissimi Luciani 2016, spec. 423 sgg. e 435; Persiani </hi><hi rend="CharOverride-1">2017, 133.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-040-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. Ferrajoli 2017 che critica apertamente le </hi><hi rend="CharOverride-1">concezioni correnti della giurisdizione come creazione di diritto che comporta «</hi><hi rend="CharOverride-1">una crescita patologica della discrezionalità giudiziaria, che rischia di sconfinare </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’arbitrio e una conseguente espansione del potere dei giudici, </hi><hi rend="CharOverride-1">oltre un certo limite lesiva della sua fonte di legittimazione </hi><hi rend="CharOverride-1">e dell’equilibrio dei rapporti tra i poteri». Cfr. altresì </hi><hi rend="CharOverride-1">Ferrajoli 2018 e la replica di Guastini 2020, 391-400.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-039-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Una puntuale analisi della tecnica del bilanciamento in Alexy </hi><hi rend="CharOverride-1">2002, specie cap. III; «Il bilanciamento di valori/interessi giuridicamente </hi><hi rend="CharOverride-1">rilevanti resta una modalità di funzionamento imprescindibile dei moderni ordinamenti </hi><hi rend="CharOverride-1">democratici» così Zoppoli 2022; Maio 2022, 206, 213 e </hi><hi rend="italic">passim</hi><hi rend="CharOverride-1">; </hi><hi rend="CharOverride-1">Mazzotta 2017, 11.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-038-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">La connessione del bilanciamento tra diritti e/o</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra principii con l’espansione della discrezionalità giudiziaria viene descritta</hi><hi rend="CharOverride-1"> da Bronzini 2017, 155 e </hi><hi rend="italic">passim </hi><hi rend="CharOverride-1">che mette anche in</hi><hi rend="CharOverride-1"> guardia rispetto al rischio di bilanciamenti «sbilanciati»; cfr. altresì Ballestrero</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2016, 761 sgg., specie 810.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-037-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sul ruolo della coerenza nel ragionamento giuridico si veda ampiamente Mccormick 2001, e già in precedenza Dworkin 1989.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-036-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda Guastini 1995, in part. 16 sgg.; Zaccaria 1999, specialmente il secondo capitolo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-035-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sulla </hi><hi rend="CharOverride-1">deriva «sostanzialistica» del giudizio di costituzionalità sia consentito rinviare a </hi><hi rend="CharOverride-1">De Luca Tamajo 2006, 39 sgg., spec. 41 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-034-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il dibattito sul piano giuslavoristico si è avvalso di molti contributi, basti qui ricordare Del </hi><hi rend="CharOverride-1">Punta 2012, 461; Del Punta 2014; Abignente 2012, 733; Caruso </hi><hi rend="CharOverride-1">2013, 245, spec. 256 sgg.; Magnani 2013, 777 sgg.; Mazzotta 2013; Nogler 2014; Riverso </hi><hi rend="CharOverride-1">2014, 157; Pacchiana Parravicini 2022; Poso 2022. Cfr. altresì De Luca Tamajo 2016, e tutti gli </hi><hi rend="CharOverride-1">scritti in </hi><hi rend="italic">LD </hi><hi rend="CharOverride-1">2014, 2-3, 29 sgg. sul tema </hi><hi rend="italic">Il lavoro e la giustizia. Interpretare, argomentare, decidere</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-033-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Senza </hi><hi rend="CharOverride-1">contare poi che il rinvio alla discrezionalità giudiziale si rinviene, </hi><hi rend="CharOverride-1">talora financo, nella contrattazione collettiva, allorquando le parti sociali non </hi><hi rend="CharOverride-1">riescono a esprimere su singoli profili regolamentari mediazioni compiute e </hi><hi rend="CharOverride-1">pervengono quindi a formulazioni equivoche che postulano un esito giudiziale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-032-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Una opzione, questa, che nella sua semplificazione non intende </hi><hi rend="CharOverride-1">scomodare il ben noto distinguo tra «principi» e «regole», su </hi><hi rend="CharOverride-1">cui si veda per tutti Guastini 2017.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-031-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Al riguardo </hi><hi rend="CharOverride-1">la bibliografia è molto ampia, si veda tra i tanti </hi><hi rend="CharOverride-1">Perulli 2015; Tullini 1990; Ballestrero 2014, 389; Curcuruto 2017, 358 sgg. e </hi><hi rend="italic">ivi </hi><hi rend="CharOverride-1">ampia bibliografia: D’Amico</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2011, 1708; Palmieri 2011, 1486; Roselli 2014, 224; Patti 2016, 51 sgg. e 360 sgg.; </hi><hi rend="CharOverride-1">Velluzzi 2020; in precedenza si veda Di Majo 1984, 539;</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mengoni 1986, 5; Castronuovo 1986, 21; Rodotà 1987, 709; Falzea 1987 1; Rescigno </hi><hi rend="CharOverride-1">1998.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-030-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. per tutti Speziale 2018, 209; 2008. Con uno sguardo teorico si potrebbe sostenere </hi><hi rend="CharOverride-1">che l’uso di clausole generali relativizza quella classica distinzione </hi><hi rend="CharOverride-1">tra «regole» e «principi», al centro di un ampio dibattito </hi><hi rend="CharOverride-1">nella dottrina novecentesca, specialmente a partire dal confronto tra Hart </hi><hi rend="CharOverride-1">1965 e Dworkin 1982, con le ricadute sul piano interpretativo che vedevano contrapposta l’applicazione </hi><hi rend="CharOverride-1">delle regole nel «tutto o niente» alla concretizzazione bilanciata dei </hi><hi rend="CharOverride-1">principi. Nella indeterminatezza delle clausole generali, voluta dallo stesso legislatore, </hi><hi rend="CharOverride-1">entra in gioco il ruolo valutativo dell’interprete, il suo «</hi><hi rend="CharOverride-1">giudizio di valore» giustificato dal riferimento ad una morale condivisa, </hi><hi rend="CharOverride-1">la cd. morale sociale o anche, forse più frequentemente, da </hi><hi rend="CharOverride-1">una propria presa di posizione: in proposito Guastini 2011.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-029-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Così Nuzzo 2012, 44 e 48; cfr. in tema Perulli 2005; 2023.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-028-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Al riguardo cfr. Ichino A., Ichino P., Poli 1998.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-027-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Come puntualmente rilevato di recente da Cavallaro in occasione delle Giornate di San Cerbone del </hi><hi rend="CharOverride-1">24 settembre 2023, su </hi><hi rend="italic">Ideologie e tecniche nell’interpretazione del </hi><hi rend="italic">diritto del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">(in corso di pubblicazione), «quando è il</hi><hi rend="CharOverride-1"> legislatore che autorizza il Giudice a interrogare il proprio convincimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> ideologico, questi non viola gli artt. 101 Cost e 12</hi><hi rend="CharOverride-1">, c. 1 delle disposizioni preliminari al cod. civ.».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-026-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Fiandaca 2005; l’A. torna efficacemente da ultimo sul tema in Fiandaca 2023.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-025-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Elegantemente sottolinea Del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Punta 2012, 379, come «non sono da sottacere le esternalit</hi><hi rend="CharOverride-1">à negative che possono discendere dal soggettivismo interpretativo» dei giudici a danno della certezza e prevedibilità del diritto. Su </hi><hi rend="CharOverride-1">quest’ultima istanza si veda da ultimo le interessanti notazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">di Marazza 2023. Un equilibrato invito alla prudenza ma al </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo stesso alla considerazione delle conseguenze pratiche che la decisione </hi><hi rend="CharOverride-1">giudiziale può produrre nel tessuto sociale è altresì in Cavallaro </hi><hi rend="CharOverride-1">2014, spec. 146 sgg. che si riallaccia alle riflessioni di Mengoni 1996, 94 sgg. Cfr. altresì Nuzzo 2012, spec. </hi><hi rend="CharOverride-1">7.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-024-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >Del resto, la individuazione nelle norme giuridiche di </hi><hi rend="CharOverride-1" >un nucleo di sicuro significato e di un margine controvertibile </hi><hi rend="CharOverride-1" >risale ad Hart 1958, 593, secondo cui in ogni norma </hi><hi rend="CharOverride-1" >«There must be a core of settled meaning, but there will be, as </hi><hi rend="CharOverride-1" >well, a penumbra of debatable cases in which words are </hi><hi rend="CharOverride-1" >neither obviously applicable not obviously ruled out».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-023-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Così per </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti Persiani 2000, 12 e </hi><hi rend="italic">passim</hi><hi rend="CharOverride-1">, sia pure nell’ottica </hi><hi rend="CharOverride-1">di dare più spazio, tra i principi ordinatori del diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, alla iniziativa economica privata in antitesi ad ogni </hi><hi rend="CharOverride-1">assolutizzazione della tutela del lavoro. Più in generale cfr. Zagrebelsky </hi><hi rend="CharOverride-1">2002, 890; Morrone 2001.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-022-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Affermazioni su cui si può convenire (cfr. per </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti Del Punta 2014, 389) ma non per i diritti </hi><hi rend="CharOverride-1">che consolidano il nucleo duro della dignità, sicurezza e libertà </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoratore: sul punto, si veda il mio scritto </hi><hi rend="italic">Valori </hi><hi rend="italic">e tecniche in tema di disciplina dei poteri datoriali</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Valori e tecniche </hi><hi rend="CharOverride-1">cit., 179-180.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-021-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Così Tria 2017, 202. In passato si </hi><hi rend="CharOverride-1">veda Cessari 1972 che tendeva ad assegnare una funzione normativa </hi><hi rend="CharOverride-1">alla giurisprudenza, ma nel particolare settore del diritto sindacale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-020-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Così Bavaro 2019, 188, in sintonia peraltro con le parole </hi><hi rend="CharOverride-1">di Lombardi Vallauri 1975, 372: «sia là dove la legge </hi><hi rend="CharOverride-1">tace, o parla sommessamente, sia là dove pretende di esser </hi><hi rend="CharOverride-1">sola a parlare, </hi><hi rend="italic">viva vox iuris </hi><hi rend="CharOverride-1">è sempre la giurisprudenza».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-019-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Su cui è possibile rinviare ancora una volta a Guastini 2011, spec. cap. III, </hi><hi rend="CharOverride-1">nonché al più recente Pino 2021, spec. cap. V.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-018-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Anche in altri ordinamenti europei il controllo giudiziario sui motivi del licenziamento viene agganciato a clausole generali: </hi><hi rend="italic">la cause </hi><hi rend="italic">réelle et sérieuse; </hi><hi rend="CharOverride-1">il licenziamento socialmente giustificato (</hi><hi rend="italic">sozialungerechtfertigt</hi><hi rend="CharOverride-1">) o </hi><hi rend="italic">reasonably </hi><hi rend="italic">justified</hi><hi rend="CharOverride-1">: cfr. Pedrazzoli 2014.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-017-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Non a caso l’art. </hi><hi rend="CharOverride-1">30, co. 3, della l. n. 183 del 2010 ha </hi><hi rend="CharOverride-1">previsto che «nel valutare le motivazioni poste a base del </hi><hi rend="CharOverride-1">licenziamento, il giudice tiene conto delle tipizzazioni di giusta causa </hi><hi rend="CharOverride-1">e di giustificato motivo presenti nei contratti collettivi di lavoro».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-016-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sulle due tipologie di criteri utili ad integrare le clausole generali Curcuruto 2017, 361; </hi><hi rend="CharOverride-1">cfr. altresì Albi 2008, 70: «Il giudice nell’applicare le </hi><hi rend="CharOverride-1">clausole generali ha di fronte a sé due referenti fondamentali: </hi><hi rend="CharOverride-1">i modelli di comportamento sociale ed i principi fondamentali»; Nogler </hi><hi rend="CharOverride-1">2014. Nella civilistica cfr. Falzea 1987; Panuccio 2000.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-015-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nella amplissima bibliografia sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> tema mi limito a citare Carinci 2005; Calcaterra 2008; Varva</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2015; Perulli 2017; Nogler 2007; Maresca 2019; De Rosa 2006</hi><hi rend="CharOverride-1">, 101 sgg.; </hi><hi rend="CharOverride-1">nonché gli scritti contenuti in Mazzotta 2008 ed </hi><hi rend="italic">ivi </hi><hi rend="CharOverride-1">ampie </hi><hi rend="CharOverride-1">citazioni.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-014-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Su questi concetti cfr. Mengoni 1986, 9 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-013-backlink">32</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Così Zoli 2020, 245. Più articolata la posizione di </hi><hi rend="CharOverride-1">Ballestrero 2017, 138 sgg., specie 150 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-012-backlink">33</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Una evidenziazione </hi><hi rend="CharOverride-1">delle ipotesi normative che limitano o pospongono con chiarezza la </hi><hi rend="CharOverride-1">tutela degli interessi del lavoro in funzione degli interessi della </hi><hi rend="CharOverride-1">impresa e della sua efficienza produttiva, ad esempio consentendo la </hi><hi rend="CharOverride-1">modifica unilaterale dell’oggetto del contratto e del luogo dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">inadempimento della obbligazione di lavorare, in Persiani 2000, 23 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-011-backlink">34</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In questi termini, molto puntualmente, Brun 2012, 127; </hi><hi rend="italic">contra</hi><hi rend="CharOverride-1">, Perulli 2015, 83 sgg., che </hi><hi rend="CharOverride-1">si appella ad un controllo sulla «ragionevolezza del caso concreto»</hi><hi rend="CharOverride-1">; Gragnoli 2006, 69 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-010-backlink">35</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Scrisse al riguardo Mancini 1973, 728, che «le scelte imprenditoriali devono </hi><hi rend="CharOverride-1">di regola essere apprezzate sul metro di valori omogenei al </hi><hi rend="CharOverride-1">modo di produzione capitalistico: l’efficienza, la razionalità, l’economicità».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-009-backlink">36</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Tra gli altri Persiani 2017, 3, contesta l’operazione ormai consolidata in giurisprudenza </hi><hi rend="CharOverride-1">di prevedere un obbligo di </hi><hi rend="italic">repêchage </hi><hi rend="CharOverride-1">a carico del datore </hi><hi rend="CharOverride-1">che recede per g.m.o., sul rilievo che tale </hi><hi rend="CharOverride-1">obbligo «non è previsto nella formulazione del testo della legge».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-008-backlink">37</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per questi tentativi, diffusi nella giurisprudenza, cfr. per tutti le incisive considerazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">critiche di Maresca 2023, 1 sgg., spec. 4 sgg.; nonché </hi><hi rend="CharOverride-1">di Zoli 2022, spec. 12 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-007-backlink">38</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. n. 18960/</hi><hi rend="CharOverride-1">2020, n. 18556/2019; n. 6678/2019, n. 6497/2021 </hi><hi rend="CharOverride-1">e n. 27243/2018.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-006-backlink">39</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr., tra i tantissimi contributi, Aimo 1988, 981.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-005-backlink">40</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sul bilanciamento fondato su una «gerarchia assiologica mobile» si veda Guastini 2011, 203 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-004-backlink">41</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sul tema si veda per tutti Bini 2018, 478 sgg., Valenti 2021, 3 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-003-backlink">42</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. Proia 2022, 348, spec. 351, secondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui vanno escluse dal campo di applicazione dell’art. 4</hi><hi rend="CharOverride-1"> dello Statuto le indagini svolte al fine di accertare comportamenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> illeciti del lavoratore; analogamente Maio 2015, 200. </hi><hi rend="italic">Contra </hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2016, 77; Lambertucci 2016, 529. Critici in generale nei confronti della categoria dei controlli difensivi, tra gli </hi><hi rend="CharOverride-1">altri, Salimbeni 2015, 513; Zoli 2009, 499; Aimo 2003, 124.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-002-backlink">43</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. per tutti Tullini 2022, 221 sgg.; Riccobono 2023.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-001-backlink">44</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda tra le tante da ultimo Cass. 12 </hi><hi rend="CharOverride-1">novembre 2022, n. 34092, </hi><hi rend="italic">LG</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2022, 828 nt. Casalino.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_26_347-365.html#footnote-000-backlink">45</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sul punto si veda Abignente 2020; Perulli 2021, 839 sgg.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Raffaele De Luca Tamajo, University of Naples Federico II, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">rdelucatamajo@me.com</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-4268-9665</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Raffaele De Luca Tamajo, <hi rend="italic">Le tecniche interpretative nel diritto del lavoro tra cognitivismo e bilanciamento ‘creativo’,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8.21</ref>, in William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri (edited by), <hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti per Riccardo Del Punta</hi>, pp. -20, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0507-8, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8</ref></p></div></div>
      
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