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        <title type="main" level="a">L’insegnamento universitario del diritto del lavoro</title>
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            <forename>Laurent</forename>
            <surname>Gamet</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Paris XII, France</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Trasformazioni, valori e regole del lavoro</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0507-8</idno>) by </resp>
          <name>William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.33</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>How is employment law taught at university? While, as the years go by, the teaching of employment law focuses on the technical aspect of the subject, imbued with practical considerations, employment law must be taught in its context during the early stages: it forms part of a wider whole, that of ‘social issues’, and interacts with political science, economics and history, in particular. In any case, the professor is not there to pass on ready-made solutions, but to awaken the students' minds, methodically. This is the most valuable viatic he can offer them before they embark on their professional lives, whether or not they are dedicated to employment law.</p>
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            <item>Higher education</item>
            <item>employment law</item>
            <item>professor</item>
            <item>students</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.33<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.33" /></p>
      <div><head>L’insegnamento universitario del diritto del lavoro</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Laurent Gamet</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nelle facoltà di diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">francesi, il diritto del lavoro viene generalmente insegnato al terzo </hi><hi rend="CharOverride-1">anno della </hi><hi rend="italic">Licence</hi><hi rend="CharOverride-1"> (laurea triennale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_43_575-578.html#footnote-001">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">). All’inizio di tale percorso</hi><hi rend="CharOverride-1"> di studio, gli studenti non hanno alcuna conoscenza della materia</hi><hi rend="CharOverride-1">, anche se spesso ne hanno un’idea più o meno</hi><hi rend="CharOverride-1"> vaga, e più o meno accurata, grazie alla loro cerchia</hi><hi rend="CharOverride-1"> familiare o alla loro esperienza lavorativa. Gran parte di ci</hi><hi rend="CharOverride-1">ò che gli studenti sanno sul diritto del lavoro lo apprendono durante </hi><hi rend="CharOverride-1">la </hi><hi rend="italic">Licence</hi><hi rend="CharOverride-1">, e pochissimi di loro lo approfondiranno durante il </hi><hi rend="CharOverride-1">Master.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’ambito della </hi><hi rend="italic">Licence</hi><hi rend="CharOverride-1">, le lezioni di diritto del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro sono solitamente impartite in un corso annuale. Tuttavia, gli </hi><hi rend="CharOverride-1">studenti possono frequentarne solo la metà, in virtù del «sistema </hi><hi rend="CharOverride-1">semestrale» degli studi universitari. Quando la materia è una delle “</hi><hi rend="CharOverride-1">unità fondamentali”, i “travaux dirigés”</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_43_575-578.html#footnote-000">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> sono aggiunti alle lezioni del professore. Non è </hi><hi rend="CharOverride-1">così, invece, quando la materia è scelta tra le cosiddette “</hi><hi rend="CharOverride-1">unità complementari”. Alla stregua dell’anno accademico, che è diviso in</hi><hi rend="CharOverride-1"> due semestri, il corso di laurea in diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> segue il più delle volte la </hi><hi rend="italic">summa divisio </hi><hi rend="CharOverride-1">tradizionale in</hi><hi rend="CharOverride-1"> Francia, distinguendo tra rapporti di lavoro individuali, i cui rudimenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> vengono insegnati nel primo semestre, e collettivi, insegnati nel secondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> semestre (con due professori che a volte condividono l’insegnamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> annuale).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, questa </hi><hi rend="italic">summa divisio </hi><hi rend="CharOverride-1">è poco convincente dal punto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di vista pedagogico. In primo luogo, se gli studenti decidono</hi><hi rend="CharOverride-1"> di abbandonare il corso di diritto del lavoro durante l</hi><hi rend="CharOverride-1">’anno, non avranno una visione complessiva della materia. In secondo luogo, alcuni </hi><hi rend="CharOverride-1">dei concetti trattati nella sezione dedicata alle «relazioni collettive di lavoro» devono essere conosciuti </hi><hi rend="CharOverride-1">per comprendere il corso dedicato alle relazioni individuali. Ad esempio, </hi><hi rend="CharOverride-1">come si può studiare il licenziamento di un rappresentante dei </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori, che è soggetto a un regime speciale, senza parlare </hi><hi rend="CharOverride-1">della rappresentanza del personale? Un altro esempio: la legge sull’</hi><hi rend="CharOverride-1">orario di lavoro pone molta enfasi sulla contrattazione collettiva. Come </hi><hi rend="CharOverride-1">si può pensare di trattare la deroga alle 35 ore </hi><hi rend="CharOverride-1">settimanali senza menzionare il contratto collettivo di lavoro, che è </hi><hi rend="CharOverride-1">alla base di tale deroga? Certo, il docente può anticipare l’</hi><hi rend="CharOverride-1">argomento e dare qualche spiegazione sul contratto collettivo, ma poi dovrà necessariamente accennare a quali sono </hi><hi rend="CharOverride-1">i sindacati rappresentativi, che sono gli unici a poter stipulare </hi><hi rend="CharOverride-1">quel contratto collettivo… Nel passaggio tra i due momenti, si </hi><hi rend="CharOverride-1">rischia di perdere gli studenti, o quantomeno di dare l’</hi><hi rend="CharOverride-1">impressione che l’argomento sia disarticolato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Invertire l’ordine, partendo </hi><hi rend="CharOverride-1">dai rapporti collettivi, potrebbe essere una soluzione, ma non eliminerebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">del tutto l’ostacolo: possiamo davvero fare a meno, all’inizio del corso</hi><hi rend="CharOverride-1">, di definire prima il lavoratore e il </hi><hi rend="CharOverride-1">datore di lavoro e quindi il campo di applicazione del </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto del lavoro? Non si dovrebbero studiare prima le fonti </hi><hi rend="CharOverride-1">del diritto del lavoro? Inoltre, alcuni aspetti trasversali del diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro sono difficili da inserire in una casella o </hi><hi rend="CharOverride-1">in un’altra: è il caso, ad esempio, della sicurezza </hi><hi rend="CharOverride-1">sul lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si può quindi prevedere una struttura diversa per il corso </hi><hi rend="CharOverride-1">di </hi><hi rend="italic">Licence</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel primo semestre ci dovrebbe essere un’introduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">generale al diritto del lavoro, incentrata sugli aspetti chiave di </hi><hi rend="CharOverride-1">tale disciplina (il lavoratore, il datore di lavoro, i due </hi><hi rend="CharOverride-1">canali di rappresentanza del personale, la salute e la sicurezza, </hi><hi rend="CharOverride-1">l’uguaglianza e la discriminazione, per esempio) e sulle sue </hi><hi rend="CharOverride-1">fonti (il diritto internazionale, il diritto europeo, il diritto costituzionale, </hi><hi rend="CharOverride-1">il diritto legislativo, il diritto contrattual-collettivo, i collegamenti tra le </hi><hi rend="CharOverride-1">fonti). Il professore dovrebbe fornire una panoramica generale della materia, </hi><hi rend="CharOverride-1">delineandone i temi principali ed evidenziando le dimensioni politiche e </hi><hi rend="CharOverride-1">sociali delle questioni sollevate. Il vantaggio principale di questo tipo </hi><hi rend="CharOverride-1">di organizzazione è che tale introduzione generale sarebbe di per </hi><hi rend="CharOverride-1">sé sola sufficiente se lo studente dovesse decidere di abbandonare </hi><hi rend="CharOverride-1">lo studio della materia; la stessa fornirebbe, infatti, un’introduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">ai concetti principali del diritto del lavoro. Inoltre, darebbe agli </hi><hi rend="CharOverride-1">studenti il sostrato di acquisizioni necessarie per approfondire il mondo </hi><hi rend="CharOverride-1">del diritto del lavoro nel secondo semestre. Nella seconda parte </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’anno, il docente potrebbe organizzare lo studio del diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">partendo dalle basi che sono state gettate, eventualmente seguendo la </hi><hi rend="italic">summa divisio </hi><hi rend="CharOverride-1">tra rapporti individuali e collettivi di lavoro, il cui valore non viene più </hi><hi rend="CharOverride-1">discusso in questa sede.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’insegnamento del primo anno del </hi><hi rend="CharOverride-1">Master consiste nell’approfondire e studiare le norme nel dettaglio. </hi><hi rend="CharOverride-1">È anche l’occasione per consolidare i collegamenti tra i </hi><hi rend="CharOverride-1">diversi corsi, in particolare quelli che hanno come epicentro il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro o le questioni sociali, come il diritto della sicurezza </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale, il diritto del lavoro europeo e il diritto della </hi><hi rend="CharOverride-1">funzione pubblica del lavoro pubblico. Nel secondo anno del Master, proprio quando lo </hi><hi rend="CharOverride-1">studente sta per entrare nel mondo professionale del lavoro, c’è (solo) </hi><hi rend="CharOverride-1">il tempo per un’introduzione alla pratica professionale, che sarà </hi><hi rend="CharOverride-1">perfezionata da un tirocinio, dai primi anni di pratica ed eventualmente da una scuola professionale (</hi><hi rend="CharOverride-1">come le scuole di formazione per avvocati).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, già durante </hi><hi rend="CharOverride-1">la </hi><hi rend="italic">Licence</hi><hi rend="CharOverride-1">, gli studenti sono desiderosi di mettere in pratica </hi><hi rend="CharOverride-1">le loro conoscenze e sono sensibili alla critica secondo cui </hi><hi rend="CharOverride-1">gli studi universitari forniscono una preparazione troppo teorica. Occorre tuttavia </hi><hi rend="CharOverride-1">sottolineare come durante la </hi><hi rend="italic">Licence</hi><hi rend="CharOverride-1"> non si tratta di rendere </hi><hi rend="CharOverride-1">gli studenti immediatamente operativi (cosa che peraltro potrebbe essere attuata </hi><hi rend="CharOverride-1">solo su questioni di base). Esistono altri percorsi rispetto alla </hi><hi rend="CharOverride-1">laurea triennale in giurisprudenza, di tipo professionalizzante, che consentono agli </hi><hi rend="CharOverride-1">studenti di essere immediatamente operativi. Sebbene non si rinunci a </hi><hi rend="CharOverride-1">evocare situazioni pratiche per dare rilievo e illustrare il punto </hi><hi rend="CharOverride-1">oggetto di insegnamento, o anche a mostrare agli studenti come </hi><hi rend="CharOverride-1">nella pratica si individua la norma, la si discute e la si </hi><hi rend="CharOverride-1">inserisce in una strategia giudiziaria, la sfida della laurea triennale </hi><hi rend="CharOverride-1">è quella di affrontare il diritto – e il diritto del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro in particolare – dall’alto e nel tempo, spiegando agli </hi><hi rend="CharOverride-1">studenti la sua storia, i suoi fondamenti, la sua collocazione </hi><hi rend="CharOverride-1">nelle questioni sociali contemporanee, i suoi presupposti politici e l’</hi><hi rend="CharOverride-1">ideologia che sta dietro alle controversie. La storia, l’economia </hi><hi rend="CharOverride-1">e la scienza politica trovano in tale sede il loro </hi><hi rend="CharOverride-1">posto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un giurista, e a maggior ragione</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">un buon giurista, </hi><hi rend="CharOverride-1">è colui che sa individuare il problema (giuridico) da risolvere, si pone </hi><hi rend="CharOverride-1">le domande giuste, ragiona in modo rigoroso combinando elementi giuridici </hi><hi rend="CharOverride-1">e fattuali: questo è il vero sapere del giurista. È </hi><hi rend="CharOverride-1">essenziale – per non dire imprescindibile – avere una chiara visione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">questioni poste, della posta in gioco, del loro inserimento in </hi><hi rend="CharOverride-1">un quadro concettuale più ampio, e la capacità di argomentare </hi><hi rend="CharOverride-1">in modo logico e convincente, ed è a questo fine </hi><hi rend="CharOverride-1">che dovrebbe essere indirizzato l’insegnamento universitario nella </hi><hi rend="italic">Licence</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="CharOverride-1">nei primi anni dei Master. Formare uno studente significa mettere </hi><hi rend="CharOverride-1">il diritto in prospettiva, contestualizzarlo e non cadere in un </hi><hi rend="CharOverride-1">eccessivo positivismo e tecnicismo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In altre parole, un buon giurista </hi><hi rend="CharOverride-1">è colui che, dopo aver completato i suoi studi, sa identificare la questione giuridica rilevante, individuare </hi><hi rend="CharOverride-1">la norma di legge appropriata, articolare gli elementi giuridici e </hi><hi rend="CharOverride-1">fattuali secondo una linea di ragionamento per arrivare a una </hi><hi rend="CharOverride-1">conclusione, a un consiglio pertinente o a un’argomentazione rigorosa </hi><hi rend="CharOverride-1">a sostegno di un’opzione tra quelle in discussione, il </hi><hi rend="CharOverride-1">tutto con un linguaggio chiaro, impeccabile e preciso. Un buon </hi><hi rend="CharOverride-1">giurista è anche fantasioso: sappiamo tutti che “</hi><hi rend="italic">il diritto è </hi><hi rend="italic">la più potente scuola di immaginazione. Mai un poeta ha </hi><hi rend="italic">interpretato la natura così liberamente come un avvocato la realtà</hi><hi rend="CharOverride-1">” </hi><hi rend="CharOverride-1">(Jean Giraudoux, </hi><hi rend="italic">La guerre de Troie n’aura pas lieu</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I docenti devono risvegliare le menti, alimentare lo spirito </hi><hi rend="CharOverride-1">critico, insegnare a ragionare con la propria testa e ad </hi><hi rend="CharOverride-1">articolare gli elementi in modo logico e rigoroso. Le facoltà </hi><hi rend="CharOverride-1">di giurisprudenza non possono e non devono ridursi a scuole </hi><hi rend="CharOverride-1">professionali – che hanno i loro meriti, ma solo all’inizio </hi><hi rend="CharOverride-1">della vita professionale. Se vogliono diventare buoni professionisti, non c’</hi><hi rend="CharOverride-1">è consiglio migliore da dare agli studenti che quello di </hi><hi rend="CharOverride-1">leggere la dottrina giuridica più impegnativa. Se l’inserimento nel mondo del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">è un obiettivo, gli studi universitari non possono ridursi all’</hi><hi rend="CharOverride-1">apprendimento delle corrette condotte professionali (diritto in azione), della casistica. Tali studi sono anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> – e soprattutto! – un momento di elevazione culturale e di pensiero</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamentale (pensare il diritto). </hi><hi rend="italic">“La mente, infatti, non è </hi><hi rend="italic">come un vaso che deve essere riempito, ma è piuttosto </hi><hi rend="italic">una sostanza che ha bisogno solo di essere riscaldata; la </hi><hi rend="italic">mente deve essere ispirata da un ardore di indagine che </hi><hi rend="italic">la spinga vigorosamente alla ricerca della verità</hi><hi rend="CharOverride-1">” (Plutarco).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Avrei tanto </hi><hi rend="CharOverride-1">voluto parlare di tutto questo con il professor Riccardo Del </hi><hi rend="CharOverride-1">Punta, che non era solo un ricercatore di spicco, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">anche un docente molto apprezzato dai suoi studenti. Colgo l’</hi><hi rend="CharOverride-1">occasione per ringraziarlo per la gentilezza con cui mi ha </hi><hi rend="CharOverride-1">accolto in ogni mia visita all’Università di Firenze.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_43_575-578.html#footnote-001-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Gli studi universitari in Francia iniziano dopo il </hi><hi rend="italic">lycée</hi><hi rend="CharOverride-1"> e il </hi><hi rend="italic">baccalauréat</hi><hi rend="CharOverride-1">. Iniziano con una «Licence» triennale </hi><hi rend="CharOverride-1">e proseguono, se lo studente è autorizzato, con un «Master» </hi><hi rend="CharOverride-1">biennale, secondo il cosiddetto processo di Bologna… che in Italia non viene applicato!</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_43_575-578.html#footnote-000-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si tratta di una caratteristica specifica della Francia: i «travaux</hi><hi rend="CharOverride-1"> dirigés (TD)» sono gruppi di circa 30 studenti, guidati da</hi><hi rend="CharOverride-1"> un «chargé de travaux dirigés» (di solito uno studente che</hi><hi rend="CharOverride-1"> si prepara al dottorato di ricerca o un professionista, come</hi><hi rend="CharOverride-1"> un avvocato). Durante il «TD» vengono discussi e corretti gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> esercizi somministrati dal professore. I «TD» durano generalmente 15 ore</hi><hi rend="CharOverride-1"> a semestre per un corso totale di 33 ore.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Laurent Gamet, University of Paris XII, France, <ref target="https://www.fupress.com">laurent.gamet@u-pec.fr</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-7989-3734</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Laurent Gamet, <hi rend="italic">L’insegnamento universitario del diritto del lavoro,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8.33</ref>, in William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri (edited by), <hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti per Riccardo Del Punta</hi>, pp. -5, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0507-8, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8</ref></p></div>
      
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          <bibl n="171024">Jean Giraudoux, La guerre de Troie n’aura pas lieu</bibl>
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