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        <title type="main" level="a">Tra capability theory e purposive approach: appunti sulla prospettiva ‘rimediale’ di Riccardo Del Punta</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-6644-7169" type="ORCID">
            <forename>Stefano</forename>
            <surname>Giubboni</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Trasformazioni, valori e regole del lavoro</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0507-8</idno>) by </resp>
          <name>William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.35</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This chapter, as a tribute to the memory of Professor Riccardo Del Punta, offers some insights on his original contribution to the capability theory and the purposive approach to labour law.</p>
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            <item>Labour law theories</item>
            <item>capability approach</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.35<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.35" /></p>
      <div><head>Tra <hi rend="italic">capability theory</hi> e <hi rend="italic">purposive approach</hi>: appunti sulla prospettiva ‘rimediale’ di Riccardo Del Punta</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Stefano Giubboni</hi></p><div><head><hi>1. Premessa</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La riflessione teorica – </hi><hi rend="CharOverride-1">epistemologico-metodologica, in particolare – occupa notoriamente un posto centrale nella </hi><hi rend="CharOverride-1">ricerca di Riccardo Del Punta (RDP), a partire quantomeno dai </hi><hi rend="CharOverride-1">primi anni Duemila</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-028">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Negli ultimi anni questa esigenza di riflessione</hi><hi rend="CharOverride-1"> sui fondamenti – teorici e assiologici – del diritto del lavoro ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> conosciuto una ulteriore maturazione nel pensiero di RDP, assumendo una</hi><hi rend="CharOverride-1"> più profonda inclinazione, che non esiterei a definire propriamente filosofica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-027">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. È da questa prospettiva di lungo corso che RDP si </hi><hi rend="CharOverride-1">è – direi quasi naturalmente – accostato a due dei filoni di </hi><hi rend="CharOverride-1">studi che egli considerava metodologicamente tra i più innovativi e </hi><hi rend="CharOverride-1">promettenti anche nella nostra materia: il </hi><hi rend="italic">capability approach</hi><hi rend="CharOverride-1"> (di seguito </hi><hi rend="CharOverride-1">anche solo CA) nella versione originariamente elaborata da Amartya Sen </hi><hi rend="CharOverride-1">e ripresa e sviluppata (pur con significative differenze) da Martha </hi><hi rend="CharOverride-1">Nussbaum</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-026">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di cui Del Punta è stato tra i principali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e più raffinati sostenitori tra i giuslavoristi, partecipando da protagonista</hi><hi rend="CharOverride-1"> al dibattito internazionale (cfr. Del Punta 2016; 2019); e l</hi><hi rend="CharOverride-1">’approccio </hi><hi rend="italic">purposive </hi><hi rend="CharOverride-1">al diritto del lavoro di Guy Davidov (Davidov 2016), apprezzato soprattutto per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo pragmatismo anti-ideologico e per la linearità degli svolgimenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> analitici (si veda Del Punta 2017).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo personale tributo</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla sua memoria mi propongo di collocare l’originale posizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> assunta da RDP in questo dibattito nell’ambito della più</hi><hi rend="CharOverride-1"> ampia discussione svoltasi in questi anni in Italia sulla opportunit</hi><hi rend="CharOverride-1">à di affrontare i principali nodi problematici della nostra materia in una rinnovata «prospettiva rimediale»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-025">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, superando logiche ancorate alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> tradizionale visione tutoria e paternalistica della fattispecie fondativa del diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro, con il suo corollario fisso di tutele inderogabili</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel farlo, procederò in quest’ordine: mi soffermerò dapprima sui</hi><hi rend="CharOverride-1"> tratti salienti dell’originale contributo offerto da RDP al </hi><hi rend="italic">capability</hi><hi rend="italic"> approach</hi><hi rend="CharOverride-1"> al diritto del lavoro e sulla posizione di pragmatico</hi><hi rend="CharOverride-1"> favore che egli ha assunto nei confronti della proposta metodologica</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Guy Davidov; riprenderò quindi le principali obiezioni che gi</hi><hi rend="CharOverride-1">à altri hanno autorevolmente mosso alla adeguatezza teorica ed euristica, in particolare della prima delle due </hi><hi rend="CharOverride-1">proposte, aggiungendovi taluni spunti di riflessione tratti da due casi </hi><hi rend="CharOverride-1">di studio tanto emblematici quanto problematici, visti nella evocata ottica </hi><hi rend="CharOverride-1">rimediale; concluderò, infine, con considerazioni critiche di carattere più generale </hi><hi rend="CharOverride-1">sull’utilizzo </hi><hi rend="italic">purposive</hi><hi rend="CharOverride-1">, per così dire, dell’uno o dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">altro (come di qualunque altro) approccio teorico o modello analitico </hi><hi rend="CharOverride-1">a fini di politica del diritto.</hi></p></div><div><head><hi>2. Il </hi><hi rend="italic">capability approach</hi><hi> </hi><hi>e l’approccio </hi><hi rend="italic">purposive</hi><hi> nella riflessione teorica di Riccardo Del Punta</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Spererei di non sbagliare nell’affermare che RDP </hi><hi rend="CharOverride-1">abbia trovato nel CA la principale chiave teorico-metodologica per </hi><hi rend="CharOverride-1">costruire quella «terza via» tra le impostazioni di segno neoliberale (</hi><hi rend="CharOverride-1">tipicamente la </hi><hi rend="italic">Law and Economics</hi><hi rend="CharOverride-1">, almeno nelle sue correnti maggiormente </hi><hi rend="CharOverride-1">intrise di dogmatismo microeconomico neoclassico)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-024">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, cui era contrario, e </hi><hi rend="CharOverride-1">gli orientamenti reattivo-conservativi, come li aveva definiti, della dottrina </hi><hi rend="CharOverride-1">giuslavoristica a suo dire ancora prevalente in Italia, che pure </hi><hi rend="CharOverride-1">gli apparivano sbagliati o quantomeno inadeguati in quanto nostalgicamente ancorati </hi><hi rend="CharOverride-1">al retaggio socialdemocratico novecentesco di impronta sinzheimeriana, dominato da un </hi><hi rend="CharOverride-1">atteggiamento fondamentalmente anti-mercato e ostile alle ragioni dell’impresa </hi><hi rend="CharOverride-1">(si veda diffusamente Del Punta 2020b). A tal fine, peraltro, RDP ha dovuto in qualche modo elaborare</hi><hi rend="CharOverride-1"> una propria versione giuridicamente evoluta (in certo senso «qualificata» e</hi><hi rend="CharOverride-1"> «sostanziata») del modello seniano, nella piena consapevolezza che il CA</hi><hi rend="CharOverride-1"> – anche nella variante riveduta da Nussbaum con una esplicata definizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> in chiave costituzionale di un nucleo di </hi><hi rend="italic">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamentali (Nussbaum</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2019, 70) – non avrebbe di per sé supportato una tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> sofisticata operazione di rivisitazione dei fondamenti concettuali e normativi – cio</hi><hi rend="CharOverride-1">è dei fini e dei mezzi – del diritto del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel </hi><hi rend="italic">capability approach</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Sen</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-023">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> il </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto del lavoro non trova, infatti, come riconosceva lo stesso </hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-022">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, alcuno spazio di un qualche rilievo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-021">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Fondamentalmente, </hi><hi rend="CharOverride-1">l’approccio seniano assume come suo campo di applicazione elettivo </hi><hi rend="CharOverride-1">le teorie dello sviluppo, innovandole sotto il decisivo profilo dei </hi><hi rend="CharOverride-1">modi di misurazione del benessere collettivo (si veda per tutti </hi><hi rend="CharOverride-1">Collins 2019, 26). Gli elementi analitico-normativi essenziali del suo </hi><hi rend="CharOverride-1">innovativo approccio teorico sono noti e si muovono tutti in </hi><hi rend="CharOverride-1">un orizzonte problematico rispetto al quale il diritto del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">è, in quanto tale, fondamentalmente estraneo (salvo che per presupposti </hi><hi rend="CharOverride-1">«basici», come tali relativamente incontroversi, almeno nelle liberaldemocrazie dell’Occidente).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come noto, la struttura portante del</hi><hi rend="CharOverride-1"> CA di Sen si basa su tre elementi essenziali: i</hi><hi rend="CharOverride-1"> funzionamenti, le capacità o capacitazioni (secondo la traduzione per lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> più in uso della parola inglese)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-020">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e i fattori</hi><hi rend="CharOverride-1"> di conversione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-019">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. I funzionamenti riflettono valori o preferenze di </hi><hi rend="CharOverride-1">natura soggettiva, trattandosi di cose o stati che una persona </hi><hi rend="CharOverride-1">reputa abbia importanza fare o essere (dai più basilari, come </hi><hi rend="CharOverride-1">essere adeguatamente nutrito e privo di malattie, a quelli più </hi><hi rend="CharOverride-1">complessi, come prendere parte attiva alla vita della comunità in </hi><hi rend="CharOverride-1">una situazione di </hi><hi rend="italic">self-respect</hi><hi rend="CharOverride-1">). Le capacitazioni esprimono quella concreta </hi><hi rend="CharOverride-1">forma di libertà sostanziale di cui la persona riesce a </hi><hi rend="CharOverride-1">godere per realizzare le diverse combinazioni di funzionamenti desiderati e </hi><hi rend="CharOverride-1">perseguiti, mentre i fattori di conversione sono quei meccanismi, o </hi><hi rend="CharOverride-1">strumenti, di natura anche istituzionale, che consentono per l’appunto </hi><hi rend="CharOverride-1">di convertire le </hi><hi rend="italic">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1"> in </hi><hi rend="italic">functionings</hi><hi rend="CharOverride-1">. È chiaro come, riguardato </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla altezza di questa astrazione analitica, il CA non abbia </hi><hi rend="CharOverride-1">di per sé molto da dire – salvo forse che sul </hi><hi rend="CharOverride-1">piano di talune basilari precondizioni – su quel sofisticato campo normativo </hi><hi rend="CharOverride-1">nel quale siamo soliti identificare ciò che chiamiamo diritto del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro. Per questo, i giuslavoristi che hanno fatto ricorso al </hi><hi rend="italic">capability approach</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo hanno dovuto adattare – con arricchimenti più o meno significativi – al fine di trarne direttive </hi><hi rend="CharOverride-1">utili, vuoi sul piano analitico, vuoi su quello prescrittivo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Simon </hi><hi rend="CharOverride-1">Deakin, per esempio, già dai primi anni Duemila vi ha </hi><hi rend="CharOverride-1">fatto ricorso, insieme a Frank Wilkinson, per articolare un modello </hi><hi rend="CharOverride-1">di analisi neo-istituzionalistica del mercato del lavoro alternativo agli </hi><hi rend="CharOverride-1">assunti della teoria neoclassica </hi><hi rend="italic">standard</hi><hi rend="CharOverride-1">, giustificando per tal via il </hi><hi rend="CharOverride-1">rilievo costitutivo dei diritti sociali (si veda Deakin, Wilkinson 2000). </hi><hi rend="CharOverride-1" >Come ha ricordato di recente lo stesso Deakin, in questa </hi><hi rend="CharOverride-1" >prospettiva, già arricchita ed evoluta, «</hi><hi rend="CharOverride-1">the capability approach is particularly </hi><hi rend="CharOverride-1">relevant to the debate about the economic effects of labour </hi><hi rend="CharOverride-1">law because it suggests that there are situations in which </hi><hi rend="CharOverride-1">labour law constitutes and shapes the labour market precisely by </hi><hi rend="CharOverride-1">articulating the interests and claims of workers as social rights</hi><hi rend="CharOverride-1" >» </hi><hi rend="CharOverride-1" >(Deakin 2019, 149). </hi><hi rend="CharOverride-1">Ma anche in questa prospettiva resta evidente come l’apporto del CA rimanga </hi><hi rend="CharOverride-1">confinato a un piano piuttosto astratto ed essenzialmente difensivo: di </hi><hi rend="CharOverride-1">contenimento, potremmo dire, di approcci teorici – ormai, peraltro, in via </hi><hi rend="CharOverride-1">di superamento anche in seno alle teorie economiche – che, almeno </hi><hi rend="CharOverride-1">nelle punte più dogmatiche, tendono a delegittimare in radice il </hi><hi rend="CharOverride-1">ruolo del diritto del lavoro e dei diritti sociali più </hi><hi rend="CharOverride-1">in generale quali ostacoli all’efficiente funzionamento del mercato. Tanto </hi><hi rend="CharOverride-1">è vero che oggi lo stesso Deakin propone di superare </hi><hi rend="CharOverride-1">questa logica prevalentemente difensiva, già svolta dal </hi><hi rend="italic">capability approach</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">ambito della teoria economica del mercato del lavoro, per sostanziarne il rilievo in termini utili a dimostrare – </hi><hi rend="CharOverride-1">in positivo – il decisivo contributo che il diritto del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">concretamente apporta allo sviluppo socioeconomico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-018">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Brian Langille, come in forma</hi><hi rend="CharOverride-1"> forse più discreta lo stesso Riccardo Del Punta, ha invece</hi><hi rend="CharOverride-1"> proposto un impiego dell’approccio seniano decisamente più ambizioso: più</hi><hi rend="CharOverride-1"> esteso e al contempo maggiormente incisivo, per interrogarsi sul significato</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sulla funzione – sul senso, potremmo dire – del diritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro oggi. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Secondo Langille, infatti, il ruolo potenziale del CA</hi><hi rend="CharOverride-1" > «is not simply to answer the dilemma for justice posed</hi><hi rend="CharOverride-1" > by our familiar account of history and current structure of</hi><hi rend="CharOverride-1" > our labour law. Rather its potential is greater: to force</hi><hi rend="CharOverride-1" > us to reconsider that basic structure» (Langille 2019b, 128).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’obiettivo teorico è forse più contenuto – e in questo senso il ricorso al CA </hi><hi rend="CharOverride-1">più discreto e selettivo – in RDP, ancorché anche nella sua </hi><hi rend="CharOverride-1">originale elaborazione gli ambiti di rivisitazione dei fini e dei </hi><hi rend="CharOverride-1">mezzi, che egli riteneva dovessero caratterizzare un diritto del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">profondamente rinnovato nelle sue stesse premesse di valore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-017">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, vadano ben</hi><hi rend="CharOverride-1"> al di là della sfera del mercato del lavoro, per</hi><hi rend="CharOverride-1"> riguardare istituti centrali della disciplina del contratto e del rapporto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Per Del Punta il potenziale ricostruttivo (e riformistico) del CA</hi><hi rend="CharOverride-1"> investe, infatti, vaste aree della disciplina: anzi, come ebbe a</hi><hi rend="CharOverride-1"> rilevare nel suo contributo più organico e teoricamente impegnato sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> tema, «the capability theory appears to have a comparative advantage</hi><hi rend="CharOverride-1">, in that it potentially covers the most dynamic areas of</hi><hi rend="CharOverride-1"> labour law which presides over the discovery of the worker</hi><hi rend="CharOverride-1">’s subjectivity» (Del Punta 2019, 99).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In quello stesso contributo RDP ha fornito un</hi><hi rend="CharOverride-1">’ampia esemplificazione degli ambiti di incidenza del CA (cfr. diffusamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> Del Punta 2019, 94 sgg.), ponendo al centro l’idea</hi><hi rend="CharOverride-1">-chiave della espansione degli spazi di libertà sostanziale e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> autonomia – e in questo senso della soggettività individuale – del lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1">: dal governo degli impatti (che, se ben guidati, possono avere</hi><hi rend="CharOverride-1"> appunto un forte potenziale liberatorio) della rivoluzione tecnologica in corso</hi><hi rend="CharOverride-1">, con la nuova frontiera dell’industria 4.0, allo svilup</hi><hi rend="CharOverride-1">po di quelle forme contrattuali che meglio di altre possono avere </hi><hi rend="CharOverride-1">un ruolo di </hi><hi rend="italic">capability-enhancing</hi><hi rend="CharOverride-1">, come lo </hi><hi rend="italic">smart working</hi><hi rend="CharOverride-1">, passando </hi><hi rend="CharOverride-1">per un generale potenziamento della sfera di autonomia individuale e, </hi><hi rend="CharOverride-1">con questa, della logica cooperativo-partecipativa che dovrebbe connotare i </hi><hi rend="CharOverride-1">nuovi rapporti di produzione e di lavoro nella fabbrica «intelligente»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-016">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa originale e trasversale valorizzazione del CA nel diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro ha però avuto bisogno di nutrirsi di altri </hi><hi rend="CharOverride-1">apporti teorici – tratti ad esempio dal repubblicanesimo di Pettit (si </hi><hi rend="CharOverride-1">veda Del Punta 2019, 93) e dalle teorizzazioni della economia </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale di mercato che RDP riconduceva all’ordoliberalismo di sinistra</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-015">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – capaci di immettere nella teoria seniana quella dimensione assiologico-sostanziale, attenta ai valori sociali </hi><hi rend="CharOverride-1">e solidaristici di cui è intessuto il diritto del lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">che è sicuramente assente nel modello originario, saldamente ancorato – come </hi><hi rend="CharOverride-1">avremo modo di dire meglio tra breve – ai canoni dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">individualismo metodologico. Il </hi><hi rend="italic">capability approach</hi><hi rend="CharOverride-1"> di RDP è, in questo </hi><hi rend="CharOverride-1">senso, assiologicamente «sostanziato», in quanto si presenta arricchito da «un’</hi><hi rend="CharOverride-1">adeguata base valoriale improntata a un radicale liberalismo sociale» (Del </hi><hi rend="CharOverride-1">Punta 2020, 55), come egli stesso ha definito la sua «</hi><hi rend="CharOverride-1">terza via» tra neoliberismo e vecchia impostazione anti-mercato ancora </hi><hi rend="CharOverride-1">coltivata dall’«ottica classicamente socialdemocratica, rapportabile in particolare al primo </hi><hi rend="CharOverride-1">Sinzheimer» (Del Punta 2020, 36).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Appare invece più fedele all’</hi><hi rend="CharOverride-1">originale l’attenzione dedicata sempre favorevolmente da RDP al </hi><hi rend="italic">purposive approach</hi><hi rend="CharOverride-1"> (PA) di Guy </hi><hi rend="CharOverride-1">Davidov, non fosse altro perché questo approccio, pur non dissimulando </hi><hi rend="CharOverride-1">ambizioni teoriche di portata generale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-014">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, si propone a ben vedere</hi><hi rend="CharOverride-1"> come un modello euristico-analitico con prevalenti finalità applicative. Introducendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> il seminario fiorentino in cui il libro di Davidov è</hi><hi rend="CharOverride-1"> stato presentato in Italia, RDP ebbe subito a sottolineare il</hi><hi rend="CharOverride-1"> principale punto di forza di questo approccio, pur di per</hi><hi rend="CharOverride-1"> sé non particolarmente innovativo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-013">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che consente di concettualizzare su </hi><hi rend="CharOverride-1">una base analitica molto rigorosa la questione che appare al </hi><hi rend="CharOverride-1">centro della crisi odierna del diritto del lavoro, ovvero il «</hi><hi rend="CharOverride-1">mismatch between goals and means, with specific regard both to the coverage and obsoleteness of labour law» (Del Punta 2017</hi><hi rend="CharOverride-1">, 744). È in effetti questa possibilità di pervenire a una</hi><hi rend="CharOverride-1"> «general re-consideration of means and goals of labour law</hi><hi rend="CharOverride-1"> (synthetically, the purposive construction of the discipline)» (Caruso 2017, 749</hi><hi rend="CharOverride-1">) il merito principale che anche gli altri partecipanti a quel</hi><hi rend="CharOverride-1"> seminario hanno riconosciuto, seppure taluni da posizioni critiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-012">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, alla </hi><hi rend="CharOverride-1">griglia analitica offerta dal PA di Guy Davidov. Ed è </hi><hi rend="CharOverride-1">precisamente questo il punto in cui si realizza quella intersezione con</hi><hi rend="CharOverride-1"> la prospettiva rimediale alla quale ho fatto cenno in apertura</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>3. Qualche spunto critico (con due esempi problematici)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il PA</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Davidov si presta in effetti molto bene a essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivisitato nella prospettiva rimediale, come ha subito colto RDP. Se</hi><hi rend="CharOverride-1">, infatti, anche quella prospettiva, per come è stata specificamente declinata</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel più recente dibattito interno alla nostra disciplina (Zoppoli 2022</hi><hi rend="CharOverride-1">, 91 sgg.), muove dal problema della insufficienza della logica della</hi><hi rend="CharOverride-1"> fattispecie, ricercando una risposta alla crisi dovuta al </hi><hi rend="italic">mismatch</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> mezzi e fini del diritto del lavoro nella applicazione (selettiva</hi><hi rend="CharOverride-1">) delle tutele lavoristiche in funzione dei bisogni concreti (anche) al</hi><hi rend="CharOverride-1"> di là del perimetro della subordinazione </hi><hi rend="italic">stricto sensu</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-011">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">incontro con la proposta analitica del </hi><hi rend="italic">purposive approach</hi><hi rend="CharOverride-1"> appare quasi naturale. Il problema</hi><hi rend="CharOverride-1"> della estensione della protezione offerta dal diritto del lavoro oltre</hi><hi rend="CharOverride-1"> i confini tradizionali della nozione di subordinazione è, non a</hi><hi rend="CharOverride-1"> caso, al centro del libro di Davidov (2016, 115 sgg</hi><hi rend="CharOverride-1">.).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mi pare al riguardo particolarmente appropriato il riferimento a quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> che può essere senz’altro considerato il principale e più</hi><hi rend="CharOverride-1"> influente apporto concreto di RDP alla prospettiva rimediale, ovvero la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua interpretazione della controversa previsione contenuta nell’art. 2 del</hi><hi rend="CharOverride-1"> d.lgs. n. 81 del 2015 come «norma di disciplina</hi><hi rend="CharOverride-1">». Come ebbe famosamente a scrivere nel suo manuale, anticipando una lettura che sarebbe stata </hi><hi rend="CharOverride-1">in sostanza poi fatta propria dalla Corte di cassazione nella </hi><hi rend="CharOverride-1">altrettanto famosa sentenza n. 1663 del 2020, «alla stregua dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">art. 2, c. 1, per applicare a delle collaborazioni la </hi><hi rend="CharOverride-1">disciplina del lavoro subordinato non è più necessario che il </hi><hi rend="CharOverride-1">giudice accerti che sono sostanzialmente subordinate. È sufficiente, invece, che </hi><hi rend="CharOverride-1">accerti che esse sono eterorganizzate, in quanto ciò gli consente </hi><hi rend="CharOverride-1">di trattarle </hi><hi rend="italic">come se fossero subordinate</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il che contemporaneamente implica </hi><hi rend="CharOverride-1">che, siccome la norma ha previsto, in queste situazioni, ‘soltanto’</hi><hi rend="CharOverride-1"> (si fa per dire) l’applicazione della </hi><hi rend="italic">disciplina</hi><hi rend="CharOverride-1"> scaturente dall’art. 2094, c.c., essa ha presupposto che, </hi><hi rend="CharOverride-1">a livello di </hi><hi rend="italic">fattispecie</hi><hi rend="CharOverride-1">, quelle collaborazioni, benché ‘quasi’ subordinate, continuino </hi><hi rend="CharOverride-1">formalmente a gravitare nel campo del lavoro autonomo. Il che, </hi><hi rend="CharOverride-1">da un punto di vista pratico, non fa una gran </hi><hi rend="CharOverride-1">differenza per le parti coinvolte, ma lo fa dal punto </hi><hi rend="CharOverride-1">di vista della ricostruzione del sistema e dell’espansione dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">ambito disciplinare della subordinazione»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-010">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A me pare che questo decisivo </hi><hi rend="CharOverride-1">contributo di RDP alla prospettiva rimediale, poi appunto recepito anche </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla giurisprudenza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-009">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sia anche un perfetto esempio di applicazione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’approccio </hi><hi rend="italic">purposive</hi><hi rend="CharOverride-1"> al diritto del lavoro proposto da Guy Davidov</hi><hi rend="CharOverride-1">. Più controverso, invece, come gli fece peraltro direttamente notare lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso Davidov (cfr. Davidov 2017, 785), è un altro esempio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di applicazione del PA, pure suggerito da Riccardo, a sostegno</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa volta della scelta – nella quale, come noto, ebbe un</hi><hi rend="CharOverride-1"> ruolo non meno importante come consulente giuridico dei Governi dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’epoca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-008">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – di abbandonare la reintegrazione nel posto di lavoro come tutela generale contro i licenziamenti illegittimi nel </hi><hi rend="CharOverride-1">campo applicativo dell’art. 18 St. lav., per farne un </hi><hi rend="CharOverride-1">rimedio tendenzialmente eccezionale, invocabile solo in ben circoscritte ipotesi tipizzate </hi><hi rend="CharOverride-1">dal legislatore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel già ricordato seminario fiorentino di presentazione del </hi><hi rend="CharOverride-1">libro di Davidov, Del Punta rilevò come la questione della </hi><hi rend="CharOverride-1">reintegrazione nel posto di lavoro – a suo dire così drammatizzata </hi><hi rend="CharOverride-1">in Italia dai critici delle riforme del 2012 e del </hi><hi rend="CharOverride-1">2015 – fosse del tutto secondaria, per non dire irrilevante, nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">ottica del PA, dal quale deriverebbe una naturale preferenza per </hi><hi rend="CharOverride-1">rimedi di carattere meramente compensativo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-007">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Fu però lo stesso Davidov</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-006">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> a replicare, in coerenza con il PA, che, se la funzione fondamentale del diritto del lavoro resta quella </hi><hi rend="CharOverride-1">di rimediare al </hi><hi rend="italic">deficit</hi><hi rend="CharOverride-1"> democratico tipico del rapporto di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">subordinato e alla conseguente vulnerabilità del lavoratore, allora la reintegrazione </hi><hi rend="CharOverride-1">può e deve essere considerata, al contrario, il rimedio maggiormente </hi><hi rend="CharOverride-1">appropriato contro l’abuso di potere datoriale in sede di </hi><hi rend="CharOverride-1">licenziamento illegittimo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quest’ultimo esempio problematico offre lo spunto per </hi><hi rend="CharOverride-1">svolgere qualche considerazione critica anche sull’originale apporto di RDP </hi><hi rend="CharOverride-1">al </hi><hi rend="italic">capability approach</hi><hi rend="CharOverride-1">. La posizione difesa da RDP in materia </hi><hi rend="CharOverride-1">di rimedi contro il licenziamento illegittimo, in favore di un </hi><hi rend="CharOverride-1">tendenziale superamento della reintegrazione salvo che nei casi di più </hi><hi rend="CharOverride-1">grave abuso del potere di recesso, si giustifica, infatti, a mio avviso, alla luce non tanto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> PA, come appena notato, quanto della sua personale lettura del</hi><hi rend="CharOverride-1"> CA. Il </hi><hi rend="italic">capability approach</hi><hi rend="CharOverride-1">, infatti, come ha tra gli altri</hi><hi rend="CharOverride-1"> autorevolmente osservato Hugh Collins</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-005">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, tra i più scettici sul </hi><hi rend="CharOverride-1">suo utilizzo nella nostra materia, non appare adeguato a rispondere </hi><hi rend="CharOverride-1">proprio a quella coessenziale condizione di debolezza economica e di </hi><hi rend="CharOverride-1">vulnerabilità sociale che deriva dal </hi><hi rend="italic">deficit</hi><hi rend="CharOverride-1"> democratico tipico del rapporto </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro subordinato (e, seppure in misura attenuata, di quello </hi><hi rend="CharOverride-1">che esibisce i caratteri della dipendenza economica). Per quanto lo </hi><hi rend="CharOverride-1">si sostanzi, come propone RDP, con il riferimento ai valori </hi><hi rend="CharOverride-1">sociali tipici del diritto del lavoro, il CA rimane espressione </hi><hi rend="CharOverride-1">di un pensiero economico completamente interno alle coordinate dell’individualismo </hi><hi rend="CharOverride-1">metodologico di impronta neoclassica. È questo limite strutturale e in </hi><hi rend="CharOverride-1">qualche modo congenito a renderlo inadatto a rispondere alle istanze </hi><hi rend="CharOverride-1">di giustizia sociale cui il diritto del lavoro è ancora </hi><hi rend="CharOverride-1">oggi – sia pure in un contesto economico completamente trasformato – chiamato </hi><hi rend="CharOverride-1">a dare risposte, a tutela del lavoratore quale prototipo del </hi><hi rend="CharOverride-1">«contraente debole»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-004">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo senso, Collins muove alla inadeguatezza strutturale del CA tre </hi><hi rend="CharOverride-1">obiezioni che anche a me paiono difficilmente superabili, pur con </hi><hi rend="CharOverride-1">i correttivi proposti da RDP</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-003">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1" >La prima – e fondamentale – è</hi><hi rend="CharOverride-1" > che «</hi><hi rend="CharOverride-1">the emphasis on freedom and capabilities fails to achieve</hi><hi rend="CharOverride-1"> what any theory of labour law has to achieve: to</hi><hi rend="CharOverride-1"> explain why the ordinary law of contract should not apply</hi><hi rend="CharOverride-1"> to the employment relation, or put the point another way</hi><hi rend="CharOverride-1">, why labour law should not be regarded solely as a</hi><hi rend="CharOverride-1"> market relation; or, in another manner of speaking, why labour</hi><hi rend="CharOverride-1"> should not be treated like a commodity». La seconda, corollario</hi><hi rend="CharOverride-1"> della prima, è che il CA «does not offer a</hi><hi rend="CharOverride-1"> view of what permanent institutional structures are the kind of</hi><hi rend="CharOverride-1"> just arrangements that are needed to secure the basic e</hi><hi rend="CharOverride-1">lements of justice in society. It therefore cannot offer a view on</hi><hi rend="CharOverride-1"> whether basic labour laws such as freedom of association, the</hi><hi rend="CharOverride-1"> right to work, or the protection from unjust dismissal are</hi><hi rend="CharOverride-1"> requirements of justice»</hi><hi rend="CharOverride-1" >. E infine la terza, e non </hi><hi rend="CharOverride-1" >meno importante, relativa alla sostanziale assenza nel CA di una </hi><hi rend="CharOverride-1" >preoccupazione per la giustizia distributiva, per cui – facendo di nuovo </hi><hi rend="CharOverride-1" >mie le parole di Collins – «it would not provide a </hi><hi rend="CharOverride-1" >justification for what I regard as some of the essential </hi><hi rend="CharOverride-1" >ingredients of a labour law system such as laws on </hi><hi rend="CharOverride-1" >collective bargaining, minimum wage, and equal pay».</hi></p></div><div><head><hi>4. Una breve </hi><hi>riflessione conclusiva</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla scia di quanto appena osservato sui limiti </hi><hi rend="CharOverride-1">intrinseci del CA applicato al diritto del lavoro, posso così </hi><hi rend="CharOverride-1">finalmente concludere questo mio personale omaggio alla memoria di Riccardo </hi><hi rend="CharOverride-1">con un’ultima riflessione di carattere metodologico, già in passato </hi><hi rend="CharOverride-1">rivolta in garbata critica a talune delle posizioni assunte negli </hi><hi rend="CharOverride-1">scritti dai quali questo contributo ha preso le mosse</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-002">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. È</hi><hi rend="CharOverride-1">, questa che sto per riproporre a mo’ di conclusione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-001">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, una critica se si vuole </hi><hi rend="CharOverride-1">ancor più radicale di quella mossa da Collins al </hi><hi rend="italic">capability </hi><hi rend="italic">approach</hi><hi rend="CharOverride-1">, perché investe, al fondo, se non la stessa possibilità, </hi><hi rend="CharOverride-1">di certo l’utilità di un ricorso a questa come </hi><hi rend="CharOverride-1">ad altre teorie o filosofie a fini che sono in </hi><hi rend="CharOverride-1">definitiva puramente pratico-applicativi, sia quando hanno a che vedere </hi><hi rend="CharOverride-1">con le opzioni interpretative del diritto del lavoro </hi><hi rend="italic">as it </hi><hi rend="italic">stands</hi><hi rend="CharOverride-1">, sia quando si proiettano – come nel caso di RDP – </hi><hi rend="CharOverride-1">in una esplicita prospettiva di riforma degli assetti normativi vigenti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ho già sottolineato come RDP abbia dovuto sostanziare una propria versione del CA per poterne </hi><hi rend="CharOverride-1">trarre le conseguenze – su varie aree del diritto del lavoro – </hi><hi rend="CharOverride-1">che pure ho sopra ricordato. Stando alla critica di Collins, </hi><hi rend="CharOverride-1">si tratta di un tentativo che non possiamo ritenere riuscito, </hi><hi rend="CharOverride-1">se non a patto di fuoriuscire in realtà dal CA, </hi><hi rend="CharOverride-1">che come tale è inadatto a fornire risposte adeguate ai </hi><hi rend="CharOverride-1">problemi per i quali è invocato, semplicemente perché affronta il </hi><hi rend="CharOverride-1">tema della libertà e della autonomia (della riscoperta della «soggettività» </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoratore, per usare l’espressione di RDP) senza curarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">a sufficienza della asimmetria di potere contrattuale tra le parti </hi><hi rend="CharOverride-1">e delle negative conseguenze distributive che questa comporta sulle capacità </hi><hi rend="CharOverride-1">e i conseguenti «funzionamenti» ottenibili dal soggetto debole del rapporto di scambio. Un esempio piuttosto evidente di </hi><hi rend="CharOverride-1">questa inadeguatezza strutturale del CA – che può semmai aiutare a </hi><hi rend="CharOverride-1">meglio inquadrare e concettualizzare sul piano istituzionale le dinamiche di </hi><hi rend="CharOverride-1">funzionamento del mercato de lavoro, contro l’analisi economica di </hi><hi rend="CharOverride-1">impronta neoclassica – viene dalla disciplina del licenziamento, che sfugge in </hi><hi rend="CharOverride-1">sostanza alle preoccupazioni dell’approccio, che concede al più con </hi><hi rend="italic">benign neglect</hi><hi rend="CharOverride-1"> una naturale predilezione per i rimedi puramente indennitari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Approfondendo questa critica, si può sostenere come, volendo rimanere coerenti </hi><hi rend="CharOverride-1">con il CA, debba in definitiva ritenersi piuttosto arbitraria qualunque </hi><hi rend="CharOverride-1">conseguenza pratica o applicativa si voglia da esso trarre in </hi><hi rend="CharOverride-1">termini di concreta configurazione delle regole del diritto del lavoro. Spostata su questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> piano, però, la critica si radicalizza, perché finisce per contestare</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’utilizzo stesso del CA, come di qualsiasi altra teoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> o dottrina filosofica, in vista di quei concreti fini applicativi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di politica del diritto per i quali viene più</hi><hi rend="CharOverride-1"> o meno ingegnosamente piegata. Né il CA né il PA</hi><hi rend="CharOverride-1"> né qualunque altra teoria della giustizia, più o meno ampia</hi><hi rend="CharOverride-1"> che sia, alla quale si faccia ricorso, possono in altri</hi><hi rend="CharOverride-1"> termini sfuggire – è questo il succo della critica che ho</hi><hi rend="CharOverride-1"> espresso a Riccardo nelle occasioni nelle quali ho avuto pi</hi><hi rend="CharOverride-1">ù di recente la fortuna di tornare ad aprire la mente alla sua </hi><hi rend="CharOverride-1">intelligenza acuta e profonda</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_45_603-614.html#footnote-000">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – alla necessità di dar conto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> quelle che, nel nostro campo di lotta per il diritto</hi><hi rend="CharOverride-1">, restano scelte di carattere politico, assunte sulla base di concrete</hi><hi rend="CharOverride-1"> preferenze ideologiche nel contesto di determinati rapporti di potere.</hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti</hi><hi> bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caruso, B. 2017. “A Purposive Labour Law: In </hi><hi rend="CharOverride-1">Dialogue with Guy Davidov.” </hi><hi rend="italic">Giornale di diritto del lavoro e </hi><hi rend="italic">di relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1">: 749-57.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caruso, B., Del Punta, R.,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Treu, T. 2020. </hi><hi rend="italic">Manifesto per un diritto del lavoro sostenibile</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Catania: Centre for the Study of European </hi><hi rend="CharOverride-1" >Labour Law “MassimoD’Antona”</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1" >https://www.csdle.lex.unict.it/</hi><hi rend="CharOverride-1" >sites/default/files/Documenti/OurUsers/Manifesto_Caruso_Del_Punta_Treu.</hi><hi rend="CharOverride-1" >pdf</hi></ref><hi rend="CharOverride-1" >.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caruso, B., Del Punta, R., Treu, T. 2023. </hi><hi rend="italic">Il </hi><hi rend="italic">diritto del lavoro nella giusta transizione. 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Wilkinson, F. 2000. “Capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1">, ordine spontaneo del mercato e diritti sociali.” </hi><hi rend="italic">Il diritto del</hi><hi rend="italic"> mercato del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2: 317-334.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2001</hi><hi rend="CharOverride-1">. “L’economia e le ragioni del diritto del lavoro.”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1">: 3-45.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2002. “Il diritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro tra valori e storicità.” </hi><hi rend="italic">Lavoro e diritto</hi><hi rend="CharOverride-1">: 349-54</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2013. “Epistemologia breve del diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">.”</hi><hi rend="italic"> Lavoro e diritto</hi><hi rend="CharOverride-1">: 37-57.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2016. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Labour Law and the Capability Approach.” </hi><hi rend="italic">International Journal of Comparative Labour Law and Industrial Relations</hi><hi rend="CharOverride-1" > 32: 383-405.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. </hi><hi rend="CharOverride-1" >2017. “On </hi><hi rend="italic">A Purposive Approach to Labour </hi><hi rend="italic">Law</hi><hi rend="CharOverride-1" > by Guy Davidov. </hi><hi rend="CharOverride-1">Introduction.” </hi><hi rend="italic">Giornale di diritto del lavoro </hi><hi rend="italic">e di relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1">: 743-48.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2018. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Il metodo di Giuseppe Pera.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1"> I: 155-166.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. </hi><hi rend="CharOverride-1" >2019. “Is the </hi><hi rend="CharOverride-1" >Capability Theory an Adequate Normative Theory for Labour Law?” In </hi><hi rend="italic">The Capability Approach to Labour Law</hi><hi rend="CharOverride-1" >, a cura di Brian </hi><hi rend="CharOverride-1" >Langille, 82-102. </hi><hi rend="CharOverride-1">Oxford: Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. </hi><hi rend="CharOverride-1">2020a. “Una lettura giuslavoristica di </hi><hi rend="italic">The Future of Law &amp; Economics</hi><hi rend="CharOverride-1">, di Guido Calabresi.” </hi><hi rend="italic">Giornale di diritto del lavoro e di</hi><hi rend="italic"> relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1">: 129-142.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2020b. “Valori </hi><hi rend="CharOverride-1">del diritto del lavoro ed economia di mercato.” In </hi><hi rend="italic">Il </hi><hi rend="italic">diritto del lavoro e la grande trasformazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di </hi><hi rend="CharOverride-1">Bruno Caruso, Riccardo Del Punta e Tiziano Treu, 27-62, </hi><hi rend="CharOverride-1">Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2022a. “Diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> e valori.” In </hi><hi rend="italic">Valori e tecniche del diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Riccardo Del Punta, 21-8, Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2022b. </hi><hi rend="italic">Diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> (quattordicesima edizione). 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Impressioni di lettura.” </hi><hi rend="italic">Rivista del diritto della</hi><hi rend="italic"> sicurezza sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">: 707-28.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Granaglia, E. 2022. </hi><hi rend="italic">Uguaglianza di opportunit</hi><hi rend="italic">à. Sì, ma quale?</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma e Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ichino, P. 2022. “Ricordo di Riccardo Del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Punta.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1"> I: 435-43.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Langille, </hi><hi rend="CharOverride-1" >B. 2019a. “Introduction. </hi><hi rend="CharOverride-1" >The Capability Approach to Labour Law – Why Are We Here?” </hi><hi rend="CharOverride-1" >In</hi><hi rend="italic"> The Capability Approach to Labour Law</hi><hi rend="CharOverride-1" >, a cura di Brian Langille, 1-18. </hi><hi rend="CharOverride-1">Oxford University Press: Oxford</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Langille, B. 2019b. “What is Labour Law? 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Comments on </hi><hi rend="italic">A Purposive Approach to Labour Law </hi><hi rend="CharOverride-1" >by Guy Davidov”. </hi><hi rend="italic">Giornale di diritto del lavoro e di </hi><hi rend="italic">relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1">: 773-79.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rusciano, M. 2014. </hi><hi rend="italic">Diritti dei lavoratori </hi><hi rend="italic">e mutamenti economico-produttivi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Napoli: Editoriale Scientifica.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sen, A. 2000. </hi><hi rend="italic">Lo sviluppo è libertà. Perché non c’è crescita senza democrazia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (trad. it.). Milano: Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sen, A. 2010. </hi><hi rend="italic">L’idea</hi><hi rend="italic"> giustizia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (trad. it.). Milano: Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zoppoli, A. </hi><hi rend="italic">Prospettiva rimediale, fattispecie</hi><hi rend="italic"> e sistema nel diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Napoli: Editoriale Scientifica.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-028-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Basti pensare a Del Punta 2001; 2002; 2013.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-027-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. Del </hi><hi rend="CharOverride-1">Punta 2019, 83, ove – sulla scia di Collins, Lester e </hi><hi rend="CharOverride-1">Mantouvalou 2018 – afferma esplicitamente che «the </hi><hi rend="italic">reapplication of philosophical concepts</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">could, in principle, be a productive strategy» (il corsivo è </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’originale). Si tratta peraltro di una antica inclinazione, risalente ai </hi><hi rend="CharOverride-1">suoi esordi giovanili, come ha ricordato lo stesso Riccardo ripercorrendo </hi><hi rend="CharOverride-1">il rapporto, sofferto sotto questo profilo, con Giuseppe Pera: «da </hi><hi rend="CharOverride-1">giovanissimo studioso, quasi mi vergognavo di fare note a sentenza, </hi><hi rend="CharOverride-1">mentre i miei coetanei si lanciavano in audaci teorizzazioni: una </hi><hi rend="CharOverride-1">sofferenza accresciuta dal fatto che a me, diversamente da Pera, </hi><hi rend="CharOverride-1">le teorie, anche e soprattutto filosofiche, piacevano e piacciono tuttora» (</hi><hi rend="CharOverride-1">così Del Punta 2018, 166). Si è soffermato su questo </hi><hi rend="CharOverride-1">tratto, così importante nella complessa e multiforme personalità intellettuale di </hi><hi rend="CharOverride-1">RDP, anche Ichino 2022, nel suo ricordo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-026-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ha voluto ricapitolare le principali differenze la stessa Nussbaum 2019.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-025-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Non è questa la sede per ripercorrere in modo puntuale una discussione che è, come noto, assai ricca e </hi><hi rend="CharOverride-1">articolata; lo ha del resto fatto in termini molto precisi (</hi><hi rend="CharOverride-1">e condivisibili) Zoppoli 2022, cui posso senz’altro rinviare.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-024-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta 2020a era, ovviamente, pienamente avvertito delle significative </hi><hi rend="CharOverride-1">differenze di approccio interne a quel «movimento», in particolare tra </hi><hi rend="CharOverride-1">Calabresi e Posner.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-023-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. principalmente Sen 2000; 2010.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-022-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda Del Punta 2016. Ma si tratta di considerazione che accomuna quanti si sono occupati del </hi><hi rend="CharOverride-1">tema: si veda ad es. Langille 2019a, 1.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-021-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Del resto, neppure Martha Nussbaum ha attribuito al diritto del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro un rilievo significativo nell’ambito della propria versione – pur </hi><hi rend="CharOverride-1">attenta, a differenza di quella di Sen, alla dimensione costituzionale – </hi><hi rend="CharOverride-1">della teoria delle </hi><hi rend="italic">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel suo più specifico contributo alla </hi><hi rend="CharOverride-1">discussione tra i giuslavoristi, Nussbaum 2019 – ribadendo un approccio che </hi><hi rend="CharOverride-1">essa stessa ha definito «minimale» alla teoria della giustizia – ha </hi><hi rend="CharOverride-1">ricordato come l’apporto del </hi><hi rend="italic">capability approach</hi><hi rend="CharOverride-1"> al diritto del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro in senso proprio resti piuttosto limitato (ai diritti umani </hi><hi rend="CharOverride-1">fondamentali), riguardando, semmai, aree tradizionalmente non governate o comunque scarsamente </hi><hi rend="CharOverride-1">regolate dal diritto del lavoro, come il lavoro domestico informale </hi><hi rend="CharOverride-1">e quello di cura delle donne, in specie nei Paesi </hi><hi rend="CharOverride-1">in via di sviluppo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-020-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. la traduzione italiana di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sen 2000, 76 sgg. Ma è usata anche la prima</hi><hi rend="CharOverride-1">: si veda più di recente Granaglia 2022, 4 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-019-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda la sintesi proposta da Deakin 2019, 144.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-018-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >Quello che Deakin 2019, 155, chiama «</hi><hi rend="CharOverride-1">the developmental role of labour law […]: Seen in the wider </hi><hi rend="CharOverride-1">context of what is known about the developmental outcomes, we </hi><hi rend="CharOverride-1">can make some assessment of the long-run contribution of </hi><hi rend="CharOverride-1">worker-protective labour law to economic development and growth</hi><hi rend="CharOverride-1" >».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-017-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Come si legge in Del Punta 2020, 53, «la suggerita</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">reinterpretazione dei valori</hi><hi rend="CharOverride-1"> deve dunque prendere le mosse dal comprendere</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il compito della regolazione dovrà essere, sempre di pi</hi><hi rend="CharOverride-1">ù, quello di sostenere il lavoratore in queste vicende e transizioni, tramite</hi><hi rend="CharOverride-1"> un apparato di misure </hi><hi rend="italic">capacitante</hi><hi rend="CharOverride-1">, ispirate a un’immagine dello</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso lavoratore non più (soltanto o prevalentemente) come paziente bensì</hi><hi rend="CharOverride-1"> come agente, in altre parole come </hi><hi rend="italic">soggetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> del quale l</hi><hi rend="CharOverride-1">’azione pubblica e quella collettiva debbono sostenere le competenze, lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> spirito di iniziativa, la capacità di fare scelte, </hi><hi rend="italic">ergo</hi><hi rend="CharOverride-1"> l</hi><hi rend="CharOverride-1">’autonomia collegata alla responsabilità» (corsivi nell’originale).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-016-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Un ampio</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo, anche in termini di concrete proposte di politica del</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto, di questa linea di pensiero si trova poi in</hi><hi rend="CharOverride-1"> Caruso, Del Punta, Treu 2020, dove il personale apporto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Riccardo appare riconoscibilissimo soprattutto nelle premesse teorico-metodologiche che hanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> ispirato il </hi><hi rend="italic">Manifesto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Per un aggiornamento pubblicato purtroppo ormai postumo</hi><hi rend="CharOverride-1"> si veda Caruso, Del Punta, Treu 2023. Per un ulteriore</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo di questi temi, in piena sintonia con l’impostazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di RDP, si veda anche Caruso, Zappalà 2022.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-015-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. soprattutto Del Punta 2020, spec. 43-44; 2022a.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-014-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >Per Perulli 2017, 759, «that book has the merit to develop an analytic path of a true general</hi><hi rend="CharOverride-1" > theory of labour law, applying rigorous juridical methodology, which does</hi><hi rend="CharOverride-1" > not concede much, or maybe nothing at all, to the</hi><hi rend="CharOverride-1" > dominant Economic Analysis of the Law; using a comparative approach</hi><hi rend="CharOverride-1" > that allows the Author to build a very ambitious analytical</hi><hi rend="CharOverride-1" > model, that I would define a meta-sate model, to</hi><hi rend="CharOverride-1" > be applied to all latitudes, even if, clearly, it is</hi><hi rend="CharOverride-1" > set mainly on the experience of common law and regards</hi><hi rend="CharOverride-1" > most of all the Anglophone doctrine ».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-013-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >«</hi><hi rend="CharOverride-1">There is</hi><hi rend="CharOverride-1"> nothing particularly new in giving centrality to the purposes (what</hi><hi rend="CharOverride-1"> we Italians refer to as the function of labour law</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="CharOverride-1" >»: Del Punta 2017, 744.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-012-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Le opinioni maggiormente critiche sono state espresse da Perulli 2017 e Rogowski 2017.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-011-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Più di recente, soprattutto Perulli, Treu 2022.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-010-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta 2022b, 414. I corsivi sono nell’originale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-009-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda da ultimo Trib. Milano, 19 ottobre 2023, n. 3237.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-008-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nel 2012 del Ministro del lavoro Fornero, nel Governo Monti, e nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2014 e 2015 del Ministro Poletti, nel Governo Renzi.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-007-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >Del Punta 2017, 746-47: «Just one remark, from </hi><hi rend="CharOverride-1" >an Italian viewpoint, on footnote 196 concerning dismissals:</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >The issue</hi><hi rend="CharOverride-1" > is not merely the availability of reinstatement as a remedy</hi><hi rend="CharOverride-1" >. This can be solved simply by awarding damages instead of</hi><hi rend="CharOverride-1" > reinstatement when the latter is inappropriate or impractical due to</hi><hi rend="CharOverride-1" > the personal nature of the relationship. The issue is more</hi><hi rend="CharOverride-1" > generally the right of an employer not to work side</hi><hi rend="CharOverride-1" > by side with the worker she dislikes</hi><hi rend="italic">. Considering how long</hi><hi rend="italic"> – during the last 15/20 years – Italy has been discussing</hi><hi rend="italic"> the rule of reinstatement, this footnote could be intended as</hi><hi rend="italic"> unintentionally ironic about the Italian domestic debate</hi><hi rend="CharOverride-1" >».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-006-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Davidov, 785.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-005-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. Collins 2019 nonché, in termini sostanzialmente analoghi, lo stesso Davidov 2019.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-004-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nella dottrina italiana si veda per tutti Rusciano 2014.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-003-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. ancora Collins 2019, rispettivamente 28, 32 e 33, </hi><hi rend="CharOverride-1">da cui sono tratte le citazioni testuali che seguono.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-002-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda Giubboni 2018 e Fontana, Giubboni 2020.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-001-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. da ultimo, volendo, anche Giubboni 2022, 722-24.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_45_603-614.html#footnote-000-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Mi piace rammentare – redendo pubblico un caro ricordo personale – che la mia conoscenza di Riccardo risale</hi><hi rend="CharOverride-1"> a quasi trent’anni fa, avendolo incontrato per la prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> volta in un’occasione conviviale al convegno dell’AIDLASS che</hi><hi rend="CharOverride-1"> si svolse a Gubbio nel 1994 (a margine del quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> mi venne conferito il «Premio Barassi»). Poi la frequentazione per</hi><hi rend="CharOverride-1"> me decisiva – sul piano accademico e personale – riprese a partire</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal 2002, quando venni chiamato come professore associato nella Facoltà</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Giurisprudenza di Firenze. E sempre nel 2002 Riccardo fece</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte, con Silvana Sciarra, Colin Crouch e Maximilian Fuchs, della</hi><hi rend="CharOverride-1"> commissione giudicatrice davanti alla quale sostenni la difesa della mia</hi><hi rend="CharOverride-1"> tesi dottorale all’Istituto Universitario Europeo. Riccardo ha avuto quindi</hi><hi rend="CharOverride-1"> una presenza costante e generosa, per quanto discreta, in passaggi</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamentali della mia vita accademica e personale, che mi accompagnerà</hi><hi rend="CharOverride-1"> sempre nel suo ricordo: non smetterò di essergli grato.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Stefano Giubboni, University of Perugia, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">stefano.giubboni@unipg.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-6644-7169</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Stefano Giubboni, <hi rend="italic">Tra </hi>capability theory<hi rend="italic"> e </hi>purposive approach<hi rend="italic">: appunti sulla prospettiva ‘rimediale’ di Riccardo Del Punta ,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8.35</ref>, in William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri (edited by), <hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti per Riccardo Del Punta</hi>, pp. -13, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0507-8, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8</ref></p></div></div>
      
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