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        <title type="main" level="a">Riccardo Del Punta e Bruno Trentin: valori e paradigmi del diritto del lavoro in discussione</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-6045-968X" type="ORCID">
            <forename>Giovanni</forename>
            <surname>Mari</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Trasformazioni, valori e regole del lavoro</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0507-8</idno>) by </resp>
          <name>William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.50</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>The text reconstructs, in a biographical key, the stretch in which RDP's research intertwined with that of the author of this article. What the two researches had in common was the in-depth study of the idea of ​​dependent work in light of the transformations that the work is currently going through. An in-depth study carried out by RDP also on the basis of the theses developed by Bruno Trentin. According to the author, these theses, together with others, such as those of A. Sen and M. Nussbaum, contributed to RDP placing the theme of freedom in work as the fundamental issue of the ongoing transformations.</p>
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            <item>Dependent work</item>
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            <item>Trentin</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.50<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.50" /></p>
      <div><head>Riccardo Del Punta e Bruno Trentin: valori e paradigmi del diritto del lavoro in discussione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="export_65_815-824.html#footnote-003">1</ref></hi></hi></head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Giovanni Mari</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">1. </hi><hi rend="CharOverride-1">La morte prematura e inaspettata di un amico lascia il </hi><hi rend="CharOverride-1">senso di un incolmabile vuoto insieme alla percezione dolorosa del </hi><hi rend="CharOverride-1">venir meno di un colloquio in corso che avrebbe potuto </hi><hi rend="CharOverride-1">offrire ancora molto. In questo senso il presente testo rappresenta, </hi><hi rend="CharOverride-1">per lo scrivente, il bilancio di un percorso comune, scritto </hi><hi rend="CharOverride-1">per la coscienza del suo significato e per conservarne il </hi><hi rend="CharOverride-1">ricordo. In questo itinerario, come vedremo, vi è anche la </hi><hi rend="CharOverride-1">presenza rilevante di una terza persona: Bruno Trentin.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ho conosciuto </hi><hi rend="CharOverride-1">Riccardo agli inizi del nuovo millennio, avvicinati dalla comune passione </hi><hi rend="CharOverride-1">di voler capire le trasformazioni cui il mondo del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">era sottoposto sotto la spinta della rivoluzione informatica e la </hi><hi rend="CharOverride-1">crisi della società industriale. Riccardo aveva una naturale predisposizione al </hi><hi rend="CharOverride-1">ragionamento filosofico, insieme all’amarezza di non aver potuto sviluppare </hi><hi rend="CharOverride-1">come avrebbe voluto questo lato delle sue capacità. Mi ricordo </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora con precisione uno dei primi colloqui che ebbi con </hi><hi rend="CharOverride-1">Riccardo, all’inizio del nuovo millennio, in cui mi confidò </hi><hi rend="CharOverride-1">la sua principale preoccupazione rispetto alla dottrina: la necessità di un profondo rinnovamento dei suoi valori di riferimento e dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> paradigmi teorici che la ispiravano, insieme alla difficoltà che egli</hi><hi rend="CharOverride-1"> rinveniva ad aprire questo tipo di discussione, sia per la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua oggettiva complessità, sia, soprattutto, per una insufficiente disposizione, allora</hi><hi rend="CharOverride-1">, della cultura giuslavoristica a mettersi in discussione. Credo che la</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricerca che Riccardo ha portato avanti su questo piano abbia</hi><hi rend="CharOverride-1"> comunque raggiunto risultati significativi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nelle ultime pubblicazioni di Riccardo, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> la malattia non gli ha impedito di comporre, come </hi><hi rend="italic">Minimal</hi><hi rend="italic"> remarks on the concept of work</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2021), oppure l’ Introduzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> a </hi><hi rend="italic">Valori e tecniche del diritto del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">(2022) – </hi><hi rend="CharOverride-1">che volle pubblicare nella collana sui problemi del lavoro che </hi><hi rend="CharOverride-1">coordino presso la Firenze University Press -, o il saggio di </hi><hi rend="CharOverride-1">apertura dello stesso volume, </hi><hi rend="italic">I valori del diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">rinveniamo una formulazione matura della problematica che mi aveva presentato </hi><hi rend="CharOverride-1">venti anni prima. Sinteticamente, il punto centrale del ragionamento è </hi><hi rend="CharOverride-1">che le trasformazioni del lavoro avvenute negli ultimi decenni del Novecento hanno introdotto nella fisionomia del lavoro dipendente elementi </hi><hi rend="CharOverride-1">inediti di </hi><hi rend="italic">attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di </hi><hi rend="italic">autonomia</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoratore che obbligano </hi><hi rend="CharOverride-1">a ridescrivere la concezione del diritto quale strumento di difesa </hi><hi rend="CharOverride-1">della parte più debole nel rapporto di lavoro. Si tratta </hi><hi rend="CharOverride-1">per Del Punta di riconsiderare uno dei principi cui è </hi><hi rend="CharOverride-1">ispirata l’azione del diritto del lavoro, senza sottovalutare la </hi><hi rend="CharOverride-1">necessità di continuare a difendere la parte che nei rapporti </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro subordinato continua ad essere quella più debole. In </hi><hi rend="CharOverride-1">altre parole occorre, da una parte, ricalibrare i valori del </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto del lavoro sulla base di una dialettica tra libertà </hi><hi rend="CharOverride-1">e eterodirezione, tra autonomia e subordinazione che tenga conto della riproposizione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> persona nel lavoro, in maniera da rendere più complesso e</hi><hi rend="CharOverride-1"> aperto alle differenze individuali il lato ispiratore del diritto senza</hi><hi rend="CharOverride-1"> fargli perdere la dimensione universale; e, dall’altra, di elaborare</hi><hi rend="CharOverride-1"> e rivedere le tecniche di intervento nella situazione di transizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui il lavoro e il diritto si trovano, senza</hi><hi rend="CharOverride-1"> rinunciare all’idea di un diritto positivo che sappia essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> sensibile verso determinati, anziché altri, esiti futuri della vicenda dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’attività lavorativa e del mercato del lavoro. Si tratta di</hi><hi rend="CharOverride-1"> una problematica, che Del Punta condivide con altri studiosi italiani</hi><hi rend="CharOverride-1"> e stranieri del diritto del lavoro (rapporti su cui mi</hi><hi rend="CharOverride-1"> astengo totalmente di intervenire), che per essere approfondita richiede una</hi><hi rend="CharOverride-1"> impostazione complessiva, oltreché alcune scelte di campo teoriche e pratiche</hi><hi rend="CharOverride-1">, in grado di rendere possibile una proposta e non solo</hi><hi rend="CharOverride-1"> una descrizione dei problemi. Proprio nella ricerca di questa impostazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> emerge l’attenzione di Riccardo verso Bruno Trentin, che avverrà</hi><hi rend="CharOverride-1">, come segnalerò, con interessanti punti di contatto con le tesi di Amartya Sen e Martha Nussbaum. Ed è</hi><hi rend="CharOverride-1"> su questo lato della ricerca di Del Punta – che per</hi><hi rend="CharOverride-1"> molti versi abbiamo vissuto parallelamente – che intendo soffermarmi.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">2. </hi><hi rend="CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima tappa di questa comune esperienza è stata la partecipazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Riccardo ad un convegno che nel 2003, insieme ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> alcune organizzazioni, promossi come direttore della rivista «Iride» (a cui in seguito Del Punta collaborerà</hi><hi rend="CharOverride-1">), sul tema «Libertà, sviluppo, lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">». Al convegno, cui tra gli altri parteciparono Remo Bodei, Luciano Gallino, Massimo Livi Bacci, Marco Revelli, Paolo Sylos</hi><hi rend="CharOverride-1"> Labini, Bruno Trentin, Carlo Trigilia, Salvatore Veca, Riccardo tenne una</hi><hi rend="CharOverride-1"> relazione su «Diritti e libertà del lavoro: quali tutele per</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro che cambia» (Del Punta 2024). Si tratta di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un saggio impegnativo, anche come lunghezza, su cui mi soffermo</hi><hi rend="CharOverride-1"> analiticamente perché contiene i principali filoni della ricerca che Del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Punta svilupperà negli anni successivi. In esso l’autore, con</hi><hi rend="CharOverride-1"> un taglio storico-teorico, pone essenzialmente i seguenti problemi e</hi><hi rend="CharOverride-1"> avanza alcune proposte per la loro soluzione:</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">a) Il diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro si afferma nel Novecento, nell’epoca della societ</hi><hi rend="CharOverride-1">à industriale e del fordismo, cioè del lavoro e della produzione di </hi><hi rend="CharOverride-1">massa, e si caratterizza per la creazione di un «regime </hi><hi rend="CharOverride-1">di protezione – propriamente “tutoria” – dall’esterno» per il lavoro subordinato, </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui si concentra una doppia debolezza: «una debolezza economico-</hi><hi rend="CharOverride-1">sociale» (il lavoratore ha di norma bisogno di lavorare […] più </hi><hi rend="CharOverride-1">di quanto l’imprenditore abbia bisogno di assumere lui») e una «debolezza di condizione giuridica» (a </hi><hi rend="CharOverride-1">causa di un «contratto che conferisce a una parte un “</hi><hi rend="CharOverride-1">potere di direzione” sull’attività lavorativa – ergo sulla persona – dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">altra»).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">b) A partire dagli anni Ottanta inizia, saldandosi ai modelli neoliberisti, la «critica economica </hi><hi rend="CharOverride-1">del diritto del lavoro», che apre «l’epoca della “flessibilità”»: «</hi><hi rend="CharOverride-1">una sorta di vendetta del mercato nei confronti di una disciplina che </hi><hi rend="CharOverride-1">era nata contro il mercato», la quale ora veniva, paradossalmente, </hi><hi rend="CharOverride-1">accusata di essere causa di disoccupazione. Riconosciuta l’esigenza di </hi><hi rend="CharOverride-1">un incremento del «tasso di flessibilità del sistema», Del Punta </hi><hi rend="CharOverride-1">nota come in questa fase la «normativa lavoristica cominci lentamente </hi><hi rend="CharOverride-1">a mutare il proprio DNA: da normativa di mera e «</hi><hi rend="CharOverride-1">unilaterale» tutela dei diritti dei lavoratori dipendenti a normativa di </hi><hi rend="CharOverride-1">governo dei rapporti economico-sociali», facendo assumere alle norme lavoristiche </hi><hi rend="CharOverride-1">«funzioni collaterali di “accompagnamento” alla missione produttiva dell’impresa». A prova di questo giudizio l’autore ricorda la promulgazione </hi><hi rend="CharOverride-1">dalle leggi n. 196 del 1997, n. 61 del 2000 </hi><hi rend="CharOverride-1">e n. 276 del 2003. Ma si tratta di una </hi><hi rend="CharOverride-1">flessibilità, nota Del Punta, introdotta senza realizzare una riforma organica, </hi><hi rend="CharOverride-1">priva di «adeguati contrappesi sociali» e al prezzo di una </hi><hi rend="CharOverride-1">«certa marginalizzazione del tradizionale ruolo del sindacato». In questa maniera si determina una nuova </hi><hi rend="CharOverride-1">contraddizione tra efficienza economica e diritti, ovvero del «mercato vs. </hi><hi rend="CharOverride-1">persona». Tuttavia l’autore afferma che la necessità, a condizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">di piena «reciprocità», di un «dialogo fecondo fra diritto del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro ed economia del lavoro sia oramai ineludibile». Altrettanto lo </hi><hi rend="CharOverride-1">è il riconoscimento della tensione tra crescenti forme di individualizzazione del lavoro e tutele, una dialettica</hi><hi rend="CharOverride-1"> risolvibile sul piano di una maggiore autonomia del lavoratore a</hi><hi rend="CharOverride-1"> negoziare le proprie condizioni di lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">c) Assai interessante è</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’impostazione teorica che l’autore propone per la necessaria</hi><hi rend="CharOverride-1"> ridefinizione delle tutele, ormai non più pensabili secondo la tradizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> giuslavoristica novecentesca. Dopo un approfondimento, culturalmente assai stimolante, delle nuove</hi><hi rend="CharOverride-1"> condizioni economiche; della crisi dell’idea di lavoro (a partire</hi><hi rend="CharOverride-1"> dagli anni ottanta «il lavoro ha continuato a “definire” l</hi><hi rend="CharOverride-1">’identità sociale, soprattutto in quanto fonte di reddito, </hi><hi rend="italic">ergo </hi><hi rend="CharOverride-1">di </hi><hi rend="CharOverride-1">consumo, ma ha contribuito sempre meno a «fondarla»»); della messa </hi><hi rend="CharOverride-1">in discussione dello stesso concetto di modernità, Del Punta, ai </hi><hi rend="CharOverride-1">fini della ridefinizione delle tutele, assume il concetto di «fine </hi><hi rend="CharOverride-1">del fordismo», perché «la lente del postfordismo» consente di scorgere </hi><hi rend="CharOverride-1">«come la spinta verso la flessibilità non sia priva […] di</hi><hi rend="CharOverride-1"> una contropartita sistemica, rappresentata da una tendenza evolutiva dei modelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzativi d’impresa nella direzione di una maggiore valorizzazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> ruolo del lavoratore come soggetto (attivo, consapevole, «formato») dell’organizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">», ciò che rivela il «nesso sistemico tra postfordismo e individualismo</hi><hi rend="CharOverride-1">». A partire da questa ottica, che Ricardo approfondisce anche discutendo un mio </hi><hi rend="CharOverride-1">articolo che lo aveva interessato (Mari 2002), perviene a definire </hi><hi rend="CharOverride-1">i termini essenziali della ridefinizione ricercata attraverso una distinzione tra </hi><hi rend="CharOverride-1">tutele nel mercato del lavoro e tutele nel rapporto di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro che sottolinea lo slittamento dei termini della questione dal </hi><hi rend="italic">posto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro alla </hi><hi rend="italic">persona</hi><hi rend="CharOverride-1"> che lavora: «Sembra per la </hi><hi rend="CharOverride-1">prima volta proporsi, da molte parti, una </hi><hi rend="italic">riconversione generale delle </hi><hi rend="italic">tutele, che dovrebbero focalizzarsi sulla tutela del lavoratore sul mercato </hi><hi rend="italic">del lavoro, piuttosto (ma sul «piuttosto», come vedremo c’è </hi><hi rend="italic">controversia) che dentro il rapporto di lavoro (subordinato)</hi><hi rend="CharOverride-1">». La distinzione, infatti, per Del Punta non</hi><hi rend="CharOverride-1"> va intesa nel senso di uno «scambio» tra più tutele</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel mercato e meno tutele nel rapporto di lavoro, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> piuttosto di un ridisegno del «quadro complessivo delle tutele». Una</hi><hi rend="CharOverride-1"> ridefinizione a cui l’autore dedica alcune importanti pagine del</hi><hi rend="CharOverride-1"> saggio delle quali, a mio giudizio, la parte più interessante</hi><hi rend="CharOverride-1"> è quella dedicata alle tutele nel rapporto di lavoro. Queste</hi><hi rend="CharOverride-1"> vengono pensate a partire dalla tutela del lavoro in </hi><hi rend="italic">generale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e non solo subordinato: «L’implicazione della persona nel lavoro – in qualsiasi lavoro – </hi><hi rend="CharOverride-1">comporta l’attribuzione a tutti i lavoratori di un nucleo </hi><hi rend="CharOverride-1">inalienabile di </hi><hi rend="italic">diritti fondamentali</hi><hi rend="CharOverride-1">, che discende direttamente dal loro </hi><hi rend="italic">status </hi><hi rend="italic">di cittadini». </hi><hi rend="CharOverride-1">Rispetto a questi diritti, per l’elenco dei </hi><hi rend="CharOverride-1">quali Del Punta rinvia alla Carta di Nizza (2000), il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro «rappresenta soltanto una condizione di particolare esposizione al rischio», </hi><hi rend="CharOverride-1">di cui il lavoro subordinato costituisce la forma di maggiore </hi><hi rend="CharOverride-1">esposizione. Altri criteri con cui articolare, a partire da una </hi><hi rend="CharOverride-1">idea di lavoro in generale, le due tradizionali fattispecie di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro (autonomo e subordinato), che comunque Del Punta intende mantenere, </hi><hi rend="CharOverride-1">è la «dipendenza economica», che per l’autonomo è quella dal committente, rispetto al quale occorre la «certezza</hi><hi rend="CharOverride-1">» del pagamento; mentre per il subordinato occorrono «dispositivi di sostegno</hi><hi rend="CharOverride-1"> e assistenza all’autonomia negoziale e disposizioni relativamente al </hi><hi rend="italic">licenziamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, «al di là dell’inattaccabilità (in quanto diritto «fondamentale») del principio della necessaria giustificazione», solleva il «</hi><hi rend="CharOverride-1">dilemma se mantenere la vigente tutela ripristinatoria ovvero procedere verso </hi><hi rend="CharOverride-1">una tutela di natura esclusivamente economica». Infine la questione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">«relazioni collettive», giacché la contrattazione collettiva risulta ancora una «risorsa cruciale», specie nella forma dei due livelli (nazionale </hi><hi rend="CharOverride-1">e aziendale), come necessario appare un rinnovamento dell’azione sindacale, </hi><hi rend="CharOverride-1">sia nel senso di un suo «rafforzamento istituzionale» (rappresentanza), sia «</hi><hi rend="CharOverride-1">attraverso la ricerca di forme di rappresentanza nuove e più </hi><hi rend="CharOverride-1">adeguate a una realtà del lavoro sempre più diversificata».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nelle conclusioni Del Punta</hi><hi rend="CharOverride-1"> definisce l’orizzonte teorico della propria ricerca caratterizzandolo per una</hi><hi rend="CharOverride-1"> riproposizione, anche sulla scia di Amartia Sen, del valore della</hi><hi rend="CharOverride-1"> libertà, da intendersi come appartenente al «novero dei valori fondativi</hi><hi rend="CharOverride-1"> del diritto del lavoro». Quindi definizione dei diritti sulla base</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un’idea in generale di lavoro, individualizzazione delle attivit</hi><hi rend="CharOverride-1">à e rapporto tra lavoro e libertà costituiscono, nell’epoca del postfordismo e della flessibilità, il </hi><hi rend="italic">frame</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">teorico da cui partire per una ridefinizione delle tutele di </hi><hi rend="CharOverride-1">un «lavoratore-uomo, in carne e ossa» che vada oltre </hi><hi rend="CharOverride-1">quello subordinato, inteso come una «figura quasi metaindividuale», e che «</hi><hi rend="CharOverride-1">deve essere assistito nella sua legittima aspirazione a farsi – direi secondo l’insegnamento di J.S. Mill – «soggetto» </hi><hi rend="CharOverride-1">della propria vita» e aspirante a attuare una «capacità di </hi><hi rend="CharOverride-1">scelta» nella «sfera delle sue decisioni economiche». Quindi una libertà </hi><hi rend="CharOverride-1">sostanziale che non si contrappone a quella formale, ma anzi che la presuppone e la</hi><hi rend="CharOverride-1"> specifica come diritto alle pari opportunità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il ragionamento termina con</hi><hi rend="CharOverride-1"> un richiamo critico alla cultura «lavoristica» novecentesca incardinata sulla centralità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dignità del lavoro e corrispondente all’ «articolo 1 della</hi><hi rend="CharOverride-1"> nostra Costituzione». Infatti secondo Del Punta «la focalizzazione sulla libert</hi><hi rend="CharOverride-1">à del lavoro ha altresì come corollario una sorta di svuotamento simbolico del lavoro», laddove i contenuti culturali svuotati </hi><hi rend="CharOverride-1">sarebbero appunto quelli «lavoristici» elaborati dal movimento operaio otto-novecentesco </hi><hi rend="CharOverride-1">e ruotanti attorno alle idee di una progressività sociale e </hi><hi rend="CharOverride-1">quindi individuale-collettiva del lavoro. Il quale, secondo l’autore, «</hi><hi rend="CharOverride-1">se riguardato dalla prospettiva della libertà e delle vite individuali» </hi><hi rend="CharOverride-1">risulterà che «esso è, prima di ogni altra cosa, la fonte di produzione di un reddito, e, quindi, sostanzialmente, </hi><hi rend="CharOverride-1">un’attività economica qualitativamente affine a ogni altra attività economica». </hi><hi rend="CharOverride-1">Per cui è il reddito a dover essere «primariamente tutelato»</hi><hi rend="CharOverride-1">, e se la «tutela si focalizza sulla persona ne sarà oggetto il lavoro come</hi><hi rend="CharOverride-1"> mezzo e non il lavoro come fine». Quanto alla «realizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di sé attraverso il lavoro» si tratta di una dimensione</hi><hi rend="CharOverride-1"> privata, cioè «personale e esistenziale», rispetto alla quale la «societ</hi><hi rend="CharOverride-1">à» e l’«ordinamento giuridico debbono rimanere, in linea di principio, estranei». Anche se rimangono a carico dell’«azione</hi><hi rend="CharOverride-1"> politico-legislativa» le «condizioni» in cui il lavoro viene prestato</hi><hi rend="CharOverride-1"> perché «siano (non soltanto compatibili col rispetto della persona, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche) le più favorevoli possibili a tale attribuzione di senso</hi><hi rend="CharOverride-1">». Fermo restando che una «valorizzazione del lavoro non può assumersi come “superiore” a qualsiasi </hi><hi rend="CharOverride-1">altra attribuzione di senso, piaccia o no al pur glorioso </hi><hi rend="CharOverride-1">articolo 1 della nostra Costituzione».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Difficile non riconoscere a questo </hi><hi rend="CharOverride-1">denso saggio del 2002 la capacità, a partire dal diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, di riassumere con grande chiarezza e intelligenza i </hi><hi rend="CharOverride-1">principali, e tuttora attuali, problemi posti al diritto del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla crisi del fordismo e dall’affermazione del neoliberismo, nonché </hi><hi rend="CharOverride-1">di prefigurare alcune linee di ricerca per il loro approfondimento.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">3. </hi><hi rend="CharOverride-1">Tra il 2009 e il 2022 Del Punta si confronta più di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> volta con le tesi di Bruno Trentin, la cui riflessione</hi><hi rend="CharOverride-1"> costituirà per lui un punto di riferimento non occasionale. Nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2009, nella circostanza di un convegno che promossi, insieme alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> Cgil toscana ed altre organizzazioni, sulla figura di Trentin dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> titolo </hi><hi rend="italic">Lavoro e libertà </hi><hi rend="CharOverride-1">(Gramolati, Mari 2010), a cui, </hi><hi rend="CharOverride-1">tra gli altri, parteciparono E. Collotti, A. Pepe, F. Totaro, </hi><hi rend="CharOverride-1">E. Rullani, M. Carrieri, G. Ruffolo, G. Epifani, A. Gramolati, </hi><hi rend="CharOverride-1">S. Pezzotta, in cui Riccardo tenne una relazione dal titolo </hi><hi rend="italic">Crisi del fordismo e liberazione del lavoro in Bruno Trentin</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nel 2016, con un testo intitolato </hi><hi rend="italic">I confronti impossibili: note </hi><hi rend="italic">su Bruno Trentin, il jobs Act e la sinistra</hi><hi rend="CharOverride-1">, compreso </hi><hi rend="CharOverride-1">nel volume </hi><hi rend="italic">Il lavoro dopo il Novecento. Da produttori ad </hi><hi rend="italic">attori sociali: «La città del lavoro di Bruno Trentin per </hi><hi rend="italic">un’«altra sinistra» </hi><hi rend="CharOverride-1">(Del Punta 2016)</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Infine nel 2022, con</hi><hi rend="CharOverride-1"> una recensione per LDE della nuova edizione di B. Trentin</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La libertà viene prima </hi><hi rend="CharOverride-1">pubblicata da FUP nel 2021</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_65_815-824.html#footnote-002">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">È molto interessante vedere come reagisce il quadro tracciato nel </hi><hi rend="CharOverride-1">2003 all’ incontro ravvicinato con Trentin. Un confronto che metterei, </hi><hi rend="CharOverride-1">per significato, sullo stesso piano di quello che Riccardo stabilisce </hi><hi rend="CharOverride-1">in quegli anni con Amartya Sen, che qui non tratteremo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I punti essenziali su cui Del Punta sviluppa la propria </hi><hi rend="CharOverride-1">interpretazione di Trentin – dalla cui riflessione egli riconosce che si </hi><hi rend="CharOverride-1">«sprigiona il magnetismo di un pensatore di razza» – sono la crisi del fordismo, </hi><hi rend="CharOverride-1">la questione della democrazia industriale, la necessità della flessibilità e </hi><hi rend="CharOverride-1">il rifiuto della precarietà, il rapporto tra libertà, lavoro e </hi><hi rend="CharOverride-1">persona, la concezione dei diritti, della sinistra e del sindacato. </hi><hi rend="CharOverride-1">In sostanza Del Punta individua in Trentin una figura impegnata </hi><hi rend="CharOverride-1">in maniera originale, e con una coerenza pronta a pagare </hi><hi rend="CharOverride-1">il prezzo dell’isolamento, per il rinnovamento teorico e politico </hi><hi rend="CharOverride-1">della sinistra (politica e sindacale) all’indomani della crisi dei </hi><hi rend="CharOverride-1">termini in cui il lavoro si era affermato nel Novecento, </hi><hi rend="CharOverride-1">cioè dopo la crisi del fordismo. E quindi un alleato </hi><hi rend="CharOverride-1">nella ricerca di un rinnovamento della cultura del lavoro che </hi><hi rend="CharOverride-1">egli portava avanti sul piano del diritto e che Trentin </hi><hi rend="CharOverride-1">sosteneva sul quello politico e sindacale. Come Riccardo riconosce più </hi><hi rend="CharOverride-1">di una volta la formazione sua e quella di Trentin sono assai diverse, liberale la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua e marxista quella di Trentin, ciò che suggerisce a</hi><hi rend="CharOverride-1"> Del Punta una certa prudenza nell’accogliere determinati risultati della</hi><hi rend="CharOverride-1"> proposta di Trentin; ma anche il riconoscimento che il terreno</hi><hi rend="CharOverride-1"> su cui entrambi si muovono è sostanzialmente lo stesso e</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’individuazione dei problemi analoga, anche se con accenti diversi</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle proposte per la loro soluzione. Ma alla fine, proprio</hi><hi rend="CharOverride-1"> in uno degli ultimi scritti di Riccardo, pur nelle differenze</hi><hi rend="CharOverride-1"> di formazione e nella prudenza dell’interpretazione, le posizioni dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> due finiranno per coincidere su temi non secondari, come cercherò</hi><hi rend="CharOverride-1"> di rilevare nelle brevi note che seguono.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel testo del</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2009, </hi><hi rend="italic">Crisi del fordismo e liberazione del lavoro in Bruno</hi><hi rend="italic"> Trentin</hi><hi rend="CharOverride-1">, Riccardo prende le mosse da uno dei temi centrali</hi><hi rend="CharOverride-1"> del saggio del 2003, la «frammentazione del mercato del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">», notando come questo problema «sia stato trasformato e profondamente rivitalizzato» dalla riflessione di Trentin. Che cosa intende con </hi><hi rend="CharOverride-1">questo giudizio? Sinteticamente, che tale frammentazione – parte integrante della crisi </hi><hi rend="CharOverride-1">del fordismo e della costruzione sociale fondata sulla forma più </hi><hi rend="CharOverride-1">alienata di lavoro – pone la questione, da approfondire con lo </hi><hi rend="CharOverride-1">sguardo di un’ «altra sinistra» (Trentin), se in tale crisi </hi><hi rend="CharOverride-1">vi sia l’occasione di un rilancio della sinistra e </hi><hi rend="CharOverride-1">non solo il crollo di un mondo in cui pure </hi><hi rend="CharOverride-1">la centralità del lavoro aveva ottenuto irrinunciabili conquiste di civiltà </hi><hi rend="CharOverride-1">(Welfare, diritti, tutele ecc.). Un rilancio, rileva Del Punta, citando passi essenziali di </hi><hi rend="italic">La città del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, pensabile solo non rimanendo chiusi negli obiettivi della «sinistra istituzionale</hi><hi rend="CharOverride-1">», centrati sulla rincorsa salariale o sulla credenza di un oggettivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> valore progressivo dello sviluppo delle forze produttive, se non sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> razionalità del fordismo. E, invece, impegnandosi a rilanciare la lotta</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la «codeterminazione» (Trentin) delle condizioni di lavoro e della</hi><hi rend="CharOverride-1"> democrazia industriale, superando la negazione della persona del lavoro fordista</hi><hi rend="CharOverride-1"> e valorizzando la nuova centralità della persona che lavora. Qui</hi><hi rend="CharOverride-1">ndi, questa l’idea di Trentin che Del Punta abbraccia, la crisi del fordismo come </hi><hi rend="italic">occasione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">sfida</hi><hi rend="CharOverride-1"> per una nuova sinistra e per nuove pratiche di</hi><hi rend="CharOverride-1"> democrazia industriale che aprano ad una nuova conflittualità (partecipata) tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> capitale e lavoro, evitando di cadere in una mera difesa</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei traguardi ottenuti nella società industriale. Anche per quanto riguarda</hi><hi rend="CharOverride-1">, più precisamente, il mercato del lavoro (frammentazione e precarietà) – nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale come ricordiamo devono concentrarsi le nuove tutele della persona</hi><hi rend="CharOverride-1"> che lavora – la riflessione di Trentin va nella stessa direzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Del Punta, perché prende atto, scrive Riccardo, della necessit</hi><hi rend="CharOverride-1">ò economica di una «certa dose di flessibiità», quale «portato inevitabile, e ormai in qualche misura </hi><hi rend="CharOverride-1">fisiologico, dei tempi della rivoluzione tecnologica e della globalizzazione». Anche </hi><hi rend="CharOverride-1">se flessibilità non significa, ovviamente, precarietà. Si avvertono invece, anche </hi><hi rend="CharOverride-1">se non del tutto esplicitate, differenze tra i due sul </hi><hi rend="CharOverride-1">concetto di lavoro. Ricordiamo che Del Punta nel testo del </hi><hi rend="CharOverride-1">2003, sulla base di una netta distinzione tra la finalità </hi><hi rend="CharOverride-1">del reddito e la finalità esistenziale di autorealizzazione, rifiuta ogni «</hi><hi rend="CharOverride-1">lavorismo», anche quello presente nell’Art 1 della nostra Costituzione. Ebbene nel testo del 2009 egli sembra ritenere che una</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuova forma di «lavorismo» (in sostanza una valorizzazione impropria del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro) possa rinvenirsi in Trentin, sia nella sottolineatura del nesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra lavoro e conoscenza, sia nella tesi, fondata su tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> sottolineatura, della libertà nel lavoro. Infatti in Trentin, scrive Del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Punta, l’analisi dei profondi cambiamenti intervenuti nell’ambiente produttivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono individuati a «cominciare dalla risorsa ormai fondamentale (e circa</hi><hi rend="CharOverride-1"> la quale le citazioni di Reich si sprecano) della </hi><hi rend="italic">conoscenza</hi><hi rend="CharOverride-1">, oggetto di grande enfasi, come è risaputo, da parte di Trentin </hi><hi rend="CharOverride-1">in connessione con la sua mitizzazione del lavoro come leva </hi><hi rend="CharOverride-1">della libertà delle persone»; una libertà, aggiunge Del Punta, di </hi><hi rend="CharOverride-1">cui è «lecito, beninteso, domandarsi che cosa sia» visto che </hi><hi rend="CharOverride-1">si tratta di «una libertà senza liberalismo». Ma negli anni </hi><hi rend="CharOverride-1">successivi, come vedremo, questo tipo di riserve non vengono sollevate.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">4. </hi><hi rend="CharOverride-1">Ma il testo forse più interessante, ed anche il più </hi><hi rend="CharOverride-1">complesso, del dialogo tra Del Punta e Trentin è </hi><hi rend="italic">I </hi><hi rend="italic">confronti impossibili: note su Bruno Trentin, il jobs Act e </hi><hi rend="italic">la sinistra</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2016) in cui il giuslavorista cerca di rinvenire </hi><hi rend="CharOverride-1">nella riflessione del sindacalista elementi in grado di aprire ad </hi><hi rend="CharOverride-1">una valutazione problematica, non semplicemente critica, della riforma del diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">e del mercato del lavoro operata dal governo Renzi. Si </hi><hi rend="CharOverride-1">tratta di un testo controfattuale scritto per ricavare elementi di </hi><hi rend="CharOverride-1">approfondimento attraverso un confronto tra Renzi e Trentin definito sin </hi><hi rend="CharOverride-1">dal titolo «impossibile». L’autore cerca di strappare alla contingenza </hi><hi rend="CharOverride-1">e allo scontro politico immediati tematiche che riflettono svolte «epocali» </hi><hi rend="CharOverride-1">e richiedono la messa in campo di categorie e giudizi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> tipo strategico, in grado di sottrarsi sia alla mera difesa</hi><hi rend="CharOverride-1"> di conquiste trascorse, sia alla loro tabula rasa. In altre</hi><hi rend="CharOverride-1"> parole, Del Punta si chiede quale significato acquisti la riforma</hi><hi rend="CharOverride-1"> governativa alla luce delle riflessioni di Trentin sulla storia della</hi><hi rend="CharOverride-1"> sinistra e sulla fase di trasformazioni che l’economia, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro e il diritto del lavoro stanno secondo lui attraversando</hi><hi rend="CharOverride-1">. È nel quadro delle analisi di Trentin, e non in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quello del dibattito in corso, che Riccardo colloca la riforma</hi><hi rend="CharOverride-1"> governativa e cerca di trarre indicazioni per l’analisi dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> problemi da una collocazione del tutto «impossibile», prima di tutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> perché meramente teorica. L’operazione è utile a Del Punta</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche per approfondire la valutazione delle idee di Trentin su</hi><hi rend="CharOverride-1"> due punti importanti, quelli relativi all’impresa e alla libert</hi><hi rend="CharOverride-1">à del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Iniziamo col confronto «impossibile». Sulle questioni in gioco la</hi><hi rend="CharOverride-1"> posizione di Trentin è molto chiara, e vale la pena</hi><hi rend="CharOverride-1"> di riportarla direttamente citando </hi><hi rend="italic">La libertà viene prima</hi><hi rend="CharOverride-1">. Innanzitutto sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> concetto di «impiegabilità»: «di fronte al venir meno della stabilit</hi><hi rend="CharOverride-1">à del posto di lavoro e alla fine, per molti lavoratori, del contratto a tempo indeterminato</hi><hi rend="CharOverride-1">», si può riflettere – scrive Trentin – sulla «acquisizione da parte della</hi><hi rend="CharOverride-1"> persona del lavoratore di una </hi><hi rend="italic">impiegabilità </hi><hi rend="CharOverride-1">[…]</hi><hi rend="italic"> sostanziata</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">da un</hi><hi rend="italic"> investimento dell’impresa, del lavoratore e della collettività in una</hi><hi rend="italic"> formazione permanente </hi><hi rend="CharOverride-1">e in una politica di riqualificazione, capace di</hi><hi rend="CharOverride-1"> garantire in luogo del posto fisso prima di tutto un</hi><hi rend="CharOverride-1">’occasione di mobilità professionale all’interno dell’impresa» e offrire al lavoratore un «nuova sicurezza» con</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui «affrontare» con «maggiore forza contrattuale, il mercato del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Trentin 2021, 89). Poi, sulla questione della flessibilità e della precarietà, legate alla ricerca di </hi><hi rend="CharOverride-1">nuove tutele e diritti del lavoro subalterno rispetto alle nuove </hi><hi rend="CharOverride-1">esigenze dell’economia e dell’impresa postfordiste: secondo Trentin se, </hi><hi rend="CharOverride-1">da una parte, «l’introduzione delle nuove Tecnologie dell’informatica </hi><hi rend="CharOverride-1">e delle comunicazioni con i mutamenti dei rapporti fra domanda </hi><hi rend="CharOverride-1">e offerta […] impone senza alcun dubbio, come imperativo legato all’</hi><hi rend="CharOverride-1">efficienza dell’impresa, un uso flessibile delle forze lavoro»; dall’altra «è bene però distinguere la </hi><hi rend="italic">flessibilità del </hi><hi rend="italic">lavoro come ideologia </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic">la flessibilità del lavoro come realtà</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Trentin 2021, 87), ovvero la precarizzazione come strumento di sottomissione e di ricatto, e </hi><hi rend="CharOverride-1">non di governo, della flessibilità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Laddove appare evidente che l’«</hi><hi rend="CharOverride-1">impiegabilità» di Trentin ha molti punti in comune con l’</hi><hi rend="CharOverride-1">idea di Del Punta, che abbiamo trovato nel testo del </hi><hi rend="CharOverride-1">2003, di tutele nel mercato anziché nei rapporti di lavoro; </hi><hi rend="CharOverride-1">come appare evidente che se Del Punta pensava a forme </hi><hi rend="CharOverride-1">di </hi><hi rend="italic">flexicurity</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_65_815-824.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e invece Trentin optava per un </hi><hi rend="italic">nuovo contratto</hi><hi rend="CharOverride-1"> e un </hi><hi rend="italic">nuovo patto sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">, questi strumenti avevano numerosi punti in comune con i modelli di </hi><hi rend="italic">flexicurity</hi><hi rend="CharOverride-1"> avanzati in sede EU e sperimentati nelle democrazie del nord</hi><hi rend="CharOverride-1"> Europa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quindi «i confronti impossibili» di fatto aprono un piano</hi><hi rend="CharOverride-1"> di riflessioni assai utile tra le analisi di Trentin e</hi><hi rend="CharOverride-1"> un diritto del lavoro alla ricerca di nuovi valori e</hi><hi rend="CharOverride-1"> paradigmi, al di là dei legittimi atti governative e degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> scioperi proclamati in opposizione. Nei quali comunque è in gioco</hi><hi rend="CharOverride-1"> un valore per Trentin intoccabile: che </hi><hi rend="italic">non si licenzia senza</hi><hi rend="italic"> giusta causa oggettiva</hi><hi rend="CharOverride-1">. Un punto dirimente tra chi sta dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte del lavoro e chi intende perpetuarne la sottomissione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_65_815-824.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il testo del 2016 termina con due osservazioni critiche di </hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta nei confronti di Trentin che a suo giudizio </hi><hi rend="CharOverride-1">avrebbe mantenuto due aree di riflessione «vaghe», sull’impresa e </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla libertà.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">5. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’ultimo testo di Riccardo su Trentin </hi><hi rend="CharOverride-1">è l’ampia recensione scritta all’inizio del 2022 per «</hi><hi rend="CharOverride-1">Lavoro Diritti Europa», 1/22, sulla la nuova edizione FUP di </hi><hi rend="italic">La libertà viene prima</hi><hi rend="CharOverride-1">. Mi sembra di</hi><hi rend="CharOverride-1"> poter dire che questo testo rappresenta una sorta di convergenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra la ricerca di Del Punta e le tesi fondamentali</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Trentin: «Rileggere il saggio del 2004 di Bruno Trentin</hi><hi rend="CharOverride-1"> su </hi><hi rend="italic">La libertà viene prima. La libertà come posta in</hi><hi rend="italic"> gioco nel conflitto sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">[…] è tuttora di grande stimolo </hi><hi rend="CharOverride-1">per il giuslavorista […] interessato a riflettere sulle trasformazioni dell’identità </hi><hi rend="CharOverride-1">del diritto del lavoro in questo lungo periodo di transizione», e per il quale la «</hi><hi rend="CharOverride-1">novità dell’approccio trentiniano […] risiede nel fatto che la concezione </hi><hi rend="CharOverride-1">dei diritti è resa compatibile […] con una visione del lavoratore </hi><hi rend="CharOverride-1">non considerato semplicemente come contraente debole da proteggere (anche se </hi><hi rend="CharOverride-1">il bisogno di proteggerlo dagli abusi del dominio imprenditoriale c’</hi><hi rend="CharOverride-1">è sempre), bensì come soggetto capace di iniziativa e di </hi><hi rend="CharOverride-1">autonomia, ed eventualmente di creatività. Nel che il giuslavorista può </hi><hi rend="CharOverride-1">rintracciare utili spunti per un rinnovamento del tradizionale paradigma del </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto del lavoro». E se teniamo contro del programma che </hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta traccia nel 2003, proprio centrato sulla necessità per </hi><hi rend="CharOverride-1">il diritto del lavoro di andare oltre, senza negarle, le </hi><hi rend="CharOverride-1">mere tutele della parte più debole del contratto, è difficile </hi><hi rend="CharOverride-1">sottovalutare il significato di questi riconoscimenti che egli manifesta nei </hi><hi rend="CharOverride-1">confronti della riflessione di Trentin. Ed a questo proposito occorre </hi><hi rend="CharOverride-1">anche aggiungere subito, perché non è affatto secondario, che in </hi><hi rend="CharOverride-1">questa occasione Riccardo fa convergere la sua ricerca sull’approccio </hi><hi rend="CharOverride-1">delle </hi><hi rend="italic">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Amartya Sen con la ricerca della libertà </hi><hi rend="italic">nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro di Trentin, proprio a partire da una affermazione di questi contenuta in </hi><hi rend="italic">La libertà viene prima </hi><hi rend="CharOverride-1">riportata</hi><hi rend="CharOverride-1"> per intero nella recensione: «Anche per stare meglio, credo direbbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> Amartya Sen, la libertà e la conoscenza vengono per prime</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Trentin 2021, 57).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La recensione contiene anche una illustrazione positiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei principali temi del libro come l’interpretazione della crisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> del fordismo quale occasione per un rinnovato progetto della sinistra</hi><hi rend="CharOverride-1">; l’analisi dei diritti (formazione, informazione, pari retribuzione a parit</hi><hi rend="CharOverride-1">à di lavoro, pensionamento volontario, uguali opportunità) come base per una</hi><hi rend="CharOverride-1"> persona attiva e solidale nel lavoro; l’idea di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro più libero, creativo e capace di una partecipazione nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’impresa. Fino ad arrivare ad una condivisione dell’idea di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Trentin degli «elementi di socialismo» da promuovere sulla base della</hi><hi rend="CharOverride-1"> crescita della persona, e non di un «modello di societ</hi><hi rend="CharOverride-1">à», come «ciò che rimane del socialismo» dopo la fine </hi><hi rend="CharOverride-1">della «classe operaia»: «Questa evocazione pragmatica di «elementi di socialismo» – </hi><hi rend="CharOverride-1">scrive Del Punta – chiude il cerchio del disegno di società </hi><hi rend="CharOverride-1">trentiniano, del quale conoscenza, libertà e persona rappresentano la triade di valori portanti, ciascuno dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> quali presupposto degli altri. L’affermazione politica di tali valori</hi><hi rend="CharOverride-1"> prefigura un percorso in fondo al quale Trentin scorgeva, da</hi><hi rend="CharOverride-1"> visionario realistico, la possibilità di una vera rivalutazione del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> umano, che riscattasse la falsa partenza del Novecento, e che</hi><hi rend="CharOverride-1"> offrisse a ciascuna persona un orizzonte di liberazione».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre notare</hi><hi rend="CharOverride-1">, e forse sottolineare, come quest’ultima citazione ponga l’accento</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla capacità del lavoro, naturalmente a certe condizioni -misurabili prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tutto in termini di libertà -, di determinare l’identit</hi><hi rend="CharOverride-1">à personale, andando oltre l’idea, presente nel saggio del 2004 da cui siamo partiti, che il lavoro è </hi><hi rend="CharOverride-1">solo un mezzo per la soddisfazione dei bisogni, da poter </hi><hi rend="CharOverride-1">svolgere nelle migliori condizioni di cittadinanza, e non una attività </hi><hi rend="CharOverride-1">fondativa dell’identità. Indubbiamente un passo decisivo in direzione della </hi><hi rend="CharOverride-1">concezione del lavoro di Trentin.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">6. </hi><hi rend="CharOverride-1">La convergenza, forte, che </hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta stabilisce tra la propria ricerca per un rinnovamento </hi><hi rend="CharOverride-1">del diritto del lavoro a partire da una nuova idea, </hi><hi rend="CharOverride-1">attiva e non confinata al lavoratore subordinato (Del Punta 2021), </hi><hi rend="CharOverride-1">della persona che lavora, la ricerca di Sen sulle </hi><hi rend="italic">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e la ricerca di Trentin sulla libertà nel lavoro, ha, mi sembra, un importante significato: segna</hi><hi rend="CharOverride-1"> un punto cruciale in cui il diritto del lavoro incrocia</hi><hi rend="CharOverride-1"> la crisi del fordismo e della centralità operaia. Rimane aperta</hi><hi rend="CharOverride-1"> la questione da quale idea di lavoro in generale, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> quindi dipendente, debba essere supportata la ricerca di tale rinnovamento</hi><hi rend="CharOverride-1">, e in quale misura lo possa e lo debba, perché</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel passato il diritto del lavoro ha codificato il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> che ha trovato. Ma appare difficile ispirarsi alla teoria delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1"> o a quella della libertà nel lavoro senza affrontare</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche questo problema. In ogni caso la ricomparsa della persona</hi><hi rend="CharOverride-1"> attiva nel lavoro dipendente coincide con la crisi del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">astratto</hi><hi rend="CharOverride-1">, erogato in ore astrattamente uguali, su cui si fonda</hi><hi rend="CharOverride-1"> il contratto novecentesco. In altre parole non si tratta solo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di rivedere e integrare il concetto di tutela elaborato per</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’operaio passivo della catena di montaggio, ma di pensare</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche alle tutele di un lavoro </hi><hi rend="italic">concreto</hi><hi rend="CharOverride-1">, composto di capacità</hi><hi rend="CharOverride-1">, conoscenze e responsabilità inscindibili dalla persona e che non può essere contrattualizzato come fosse ancora </hi><hi rend="CharOverride-1">forza lavoro astratta.</hi></p><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caruso, B., Treu, T., Del </hi><hi rend="CharOverride-1">Punta, R. 2020. “Manifesto per un diritto del lavoro sostenibile.” </hi><hi rend="italic">Lavoro Diritti Europa</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2004. “Diritti e </hi><hi rend="CharOverride-1">libertà del lavoro: quali tutele per il lavoro che cambia.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> In </hi><hi rend="italic">Libertà, sviluppo, lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Mari. Milano: Bruno Mondadori. Ora in Del Punta</hi><hi rend="CharOverride-1">, R. 2024.</hi><hi rend="italic"> Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti </hi><hi rend="italic">scelti sul diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di W. Chiaromonte </hi><hi rend="CharOverride-1">e M.L. Vallauri, vol. I, 169-200. Firenze: Firenze </hi><hi rend="CharOverride-1">University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2016. “I confronti impossibili: note </hi><hi rend="CharOverride-1">su Bruno Trentin, il Jobs Act e la sinistra.” In </hi><hi rend="italic">Il lavoro dopo il Novecento. Da produttori ad attori sociali. «La città </hi><hi rend="italic">del lavoro di Bruno Trentin per un’«altra sinistra»</hi><hi rend="CharOverride-1">, a</hi><hi rend="CharOverride-1"> cura di A. Gramolati e G. Mari. Firenze: Firenze University</hi><hi rend="CharOverride-1"> Press. Ora in Del Punta, R</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">2024. </hi><hi rend="italic">Trasformazioni, valori e</hi><hi rend="italic"> regole del lavoro. Scritti scelti sul diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, a</hi><hi rend="CharOverride-1"> cura di W. Chiaromonte e M.L. Vallauri, vol. 1</hi><hi rend="CharOverride-1">, 513-32. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2021</hi><hi rend="CharOverride-1">. “Minimal Remarks on the Concept of Work.” </hi><hi rend="italic">Labour Law Community</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ora in Del Punta, R</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">2024. </hi><hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti</hi><hi rend="italic"> scelti sul diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di W. Chiaromonte</hi><hi rend="CharOverride-1"> e M.L. Vallauri, vol. 1, 724-27. Firenze: Firenze</hi><hi rend="CharOverride-1"> University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2022. “Lavoro e libertà (rileggendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> «La libertà viene prima», di Bruno Trentin).” </hi><hi rend="italic">Lavoro Diritti Europa</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1. Ora in Del Punta, R</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">2024. </hi><hi rend="italic">Trasformazioni, valori e </hi><hi rend="italic">regole del lavoro. Scritti scelti sul diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, a </hi><hi rend="CharOverride-1">cura di W. Chiaromonte e M.L. Vallauri, vol. 1, </hi><hi rend="CharOverride-1">729-36. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramolati, A., Mari, G. (</hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di). 2010. </hi><hi rend="italic">Bruno Trentin. Lavoro, libertà, conoscenza</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze University Press. Ora in Del Punta, R</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">2024. </hi><hi rend="italic">Trasformazioni, </hi><hi rend="italic">valori e regole del lavoro. Scritti scelti sul diritto del </hi><hi rend="italic">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di W. Chiaromonte e M.L. Vallauri, </hi><hi rend="CharOverride-1">vol. 1, 373-81. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mari, G. 2002. “Diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">alla libertà del lavoro.” </hi><hi rend="italic">Iride. Filosofia e discussione pubblica</hi><hi rend="CharOverride-1">, n. </hi><hi rend="CharOverride-1">36.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trentin, B. 2021. </hi><hi rend="italic">La libertà viene prima. La libertà </hi><hi rend="italic">come posta in gioco nel conflitto sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nuova edizione a cura di S. Cruciani. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_65_815-824.html#footnote-003-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il presente testo riprende, con alcune integrazioni e correzioni, </hi><hi rend="CharOverride-1">un articolo comparso su </hi><hi rend="italic">Lavoro Diritti Europa</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1 (2023), in </hi><hi rend="CharOverride-1">occasione della scomparsa di Riccardo Del Punta.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_65_815-824.html#footnote-002-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Trentin, B. 2021.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_65_815-824.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Su questi temi cfr. Caruso, Treu, Del Punta 2020.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_65_815-824.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">«Parlo di un nuovo contratto di lavoro che garantisca </hi><hi rend="CharOverride-1">il diritto […] del mantenimento dell’occupazione per il singolo lavoratore </hi><hi rend="CharOverride-1">che sia oggetto di un licenziamento senza giusta causa, </hi><hi rend="italic">qualsiasi </hi><hi rend="italic">sia la natura del rapporto di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Trentin 2021, 55).</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Giovanni Mari, University of Florence, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">giovannischole@icloud.com</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-6045-968X</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Giovanni Mari, <hi rend="italic">Riccardo Del Punta e Bruno Trentin: valori e paradigmi del diritto del lavoro in discussione,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8.50</ref>, in William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri (edited by), <hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti per Riccardo Del Punta</hi>, pp. -11, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0507-8, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8</ref></p></div></div>
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="169979">Caruso, B., Treu, T., Del Punta, R. 2020. “Manifesto per un diritto del lavoro sostenibile.” Lavoro Diritti Europa 2.</bibl>
          <bibl n="168315">Del Punta, R. 2004. “Diritti e libert&amp;#224; del lavoro: quali tutele per il lavoro che cambia.” In Libert&amp;#224;, sviluppo, lavoro, a cura di G. Mari. Milano: Bruno Mondadori. Ora in Del Punta, R. 2024. Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti scelti sul diritto del lavoro, a cura di W. Chiaromonte e M.L. Vallauri, vol. I, 169-200. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="168292">Del Punta, R. 2016. “I confronti impossibili: note su Bruno Trentin, il Jobs Act e la sinistra.” In Il lavoro dopo il Novecento. Da produttori ad attori sociali. &amp;#171;La citt&amp;#224; del lavoro di Bruno Trentin per un’&amp;#171;altra sinistra&amp;#187;, a cura di A. Gramolati e G. Mari. Firenze: Firenze University Press. Ora in Del Punta, R. 2024. Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti scelti sul diritto del lavoro, a cura di W. Chiaromonte e M.L. Vallauri, vol. 1, 513-32. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="168393">Del Punta, R. 2021. “Minimal Remarks on the Concept of Work.” Labour Law Community. Ora in Del Punta, R. 2024. Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti scelti sul diritto del lavoro, a cura di W. Chiaromonte e M.L. Vallauri, vol. 1, 724-27. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="168346">Del Punta, R. 2022. “Lavoro e libert&amp;#224; (rileggendo &amp;#171;La libert&amp;#224; viene prima&amp;#187;, di Bruno Trentin).” Lavoro Diritti Europa 1. Ora in Del Punta, R. 2024. Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti scelti sul diritto del lavoro, a cura di W. Chiaromonte e M.L. Vallauri, vol. 1, 729-36. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="168343">Gramolati, A., Mari, G. (a cura di). 2010. Bruno Trentin. Lavoro, libert&amp;#224;, conoscenza. Firenze: Firenze University Press. Ora in Del Punta, R. 2024. Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti scelti sul diritto del lavoro, a cura di W. Chiaromonte e M.L. Vallauri, vol. 1, 373-81. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="170401">Mari, G. 2002. “Diritto alla libert&amp;#224; del lavoro.” Iride. Filosofia e discussione pubblica, n. 36.</bibl>
          <bibl n="169117">Trentin, B. 2021. La libert&amp;#224; viene prima. La libert&amp;#224; come posta in gioco nel conflitto sociale. Nuova edizione a cura di S. Cruciani. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
        </listBibl>
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