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        <title type="main" level="a">Profilo minimo dell’opera di Riccardo Del Punta (1957-2022)</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-4819-9170" type="ORCID">
            <forename>Marcello</forename>
            <surname>Pedrazzoli</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Trasformazioni, valori e regole del lavoro</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0507-8</idno>) by </resp>
          <name>William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.56</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>The author reconstructs and comments on the scientific production of Riccardo del Punta, examining his style, influences, lines of research, and legacy for labour law.</p>
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            <item>Riccardo Del Punta</item>
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            <item>labour law</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.56<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.56" /></p>
      <div><head>Profilo minimo dell’opera di Riccardo Del Punta (1957-2022)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-035">1</ref></hi></hi></head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Marcello Pedrazzoli</hi></p><div><head><hi>1. La profonda tristezza per una perdita incolmabile</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Conosco</hi><hi rend="CharOverride-1"> Riccardo da quando si laureò (1982) a Pisa, discutendo con</hi><hi rend="CharOverride-1"> Giuseppe Pera una tesi sui licenziamenti collettivi. L’iniziale frequentazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> fu nelle austere sale della Sapienza, in cui sono accolti</hi><hi rend="CharOverride-1"> i libri dell’istituto fondato da Giuseppe Bottai e poi</hi><hi rend="CharOverride-1"> proseguito da Luisa Riva Sanseverino; sale allora animate, oltre che</hi><hi rend="CharOverride-1"> da Pera, onnipresente, da giovani autoctoni, anzitutto Oronzo Mazzotta, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> veniva però da Lecce, nonché Riccardo Diamanti, ma anche da</hi><hi rend="CharOverride-1"> una colonia bolognese: Gian Guido Balandi e Marco Biagi oltre</hi><hi rend="CharOverride-1"> al sottoscritto (nel 1974 ebbi l’incarico ad Economia, dove</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima insegnava Luigi Montuschi).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">RDP era un giovane di grande</hi><hi rend="CharOverride-1"> garbo, colto, curioso e interessato al mondo, che parlava – in</hi><hi rend="CharOverride-1"> un tono basso, quasi mezza voce – con padronanza e ironia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cessato nel 1985 il mio periodo pisano, le occasioni di</hi><hi rend="CharOverride-1"> incontro-confronto con RDP si rarefecero, ma divennero per cos</hi><hi rend="CharOverride-1">ì dire più personalizzate. Era percepibile che, oltre la cura della giurisprudenza e, monograficamente, del </hi><hi rend="CharOverride-1">tema della sospensione del rapporto di lavoro, dentro Riccardo covavano </hi><hi rend="CharOverride-1">le qualità di intelligenza e cultura di chi intende impossessarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">della materia e dei suoi snodi più profondi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nei quarant’</hi><hi rend="CharOverride-1">anni della sua attività scientifica RDP ha in effetti fornito </hi><hi rend="CharOverride-1">una prestazione imponente, nel senso (non tanto e solo quantitativo, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma) di costituita in grande misura da scritti di pregio </hi><hi rend="CharOverride-1">e qualità non usuali e sempre più ravvivati dalla varietà </hi><hi rend="CharOverride-1">di approcci e visuali che Riccardo sperimentava nella continua ricerca di interpretazioni, fondamenti valoriali ed esplicazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">metodologiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-034">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. E nel contempo non si è risparmiato proprio in</hi><hi rend="CharOverride-1"> nulla, per la sua incontenibile esigenza di esprimersi ovunque la</hi><hi rend="CharOverride-1"> passione e il ruolo lo spingessero a fare dando sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> il meglio di sé. Come insegnante (associato a Siena nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1992 e ordinario a Firenze nel 1999) ha fornito agli</hi><hi rend="CharOverride-1"> studenti una accuratissima didattica, assieme a valenti collaboratori, spesso sollecitando</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli apporti competenti di colleghi esterni; ha contribuito attivamente ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> eventi culturali; ha partecipato ad associazioni professionali e scientifiche, venendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> eletto nei loro organi o anche presiedendole; ha concorso in</hi><hi rend="CharOverride-1"> modo fattivo ad iniziative di gruppo e/o, diciamo, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> pressione scientifico-accademica; si è speso in conferenze, curatele e</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel contributo ad opere collettive, rispondendo generosamente a tutto quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> ritenesse doveroso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-033">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; ha preso parte con continuità al dibattito </hi><hi rend="CharOverride-1">giuslavoristico internazionale; ha operato per decenni quale avvocato di alto </hi><hi rend="CharOverride-1">livello, dentro un’inedita struttura professionale; e, non ultimo, è </hi><hi rend="CharOverride-1">stato un valido consigliere del principe in momenti difficili per la politica e </hi><hi rend="CharOverride-1">le istituzioni italiane</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-032">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un dispendio di energie insostenibile, come alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> fine venne da pensare, dato che neppur nel corso</hi><hi rend="CharOverride-1"> della malattia e in mezzo a gravose terapie si era</hi><hi rend="CharOverride-1"> risparmiato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel cocente dolore per la sua perdita sono stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> preso dall’impulso di ripercorrere </hi><hi rend="italic">in toto </hi><hi rend="CharOverride-1">il variegato e</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche sussultorio viaggio che aveva compiuto. Non era un pensiero</hi><hi rend="CharOverride-1"> realistico, bensì d’affetto; né mi pento di questo zelo</hi><hi rend="CharOverride-1"> imprudente perché mi ha dato modo di conoscere per la</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima volta svariati suoi scritti, nonché di approfondire in misura</hi><hi rend="CharOverride-1"> maggiore, anche se non bastante, numerosi altri scritti che gi</hi><hi rend="CharOverride-1">à conoscevo. E anzi ringrazio Riccardo per il piacere personale che </hi><hi rend="CharOverride-1">ho tratto dall’aver potuto ancora interloquire con lui in </hi><hi rend="CharOverride-1">qualche «dove» aveva tanto riflettuto e inventato, con condivisioni anche </hi><hi rend="CharOverride-1">emotive che tuttora arricchiscono lo standard della nostra comunicazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con </hi><hi rend="CharOverride-1">ciò resto tuttavia ben lontano dal poter padroneggiare l’insieme </hi><hi rend="CharOverride-1">della sua opera e attribuirgli l’onore che merita: per </hi><hi rend="CharOverride-1">una tale impresa occorre molto e molto di più! In </hi><hi rend="CharOverride-1">breve, e tornando a noi, più che misurarmi con l’</hi><hi rend="CharOverride-1">intero, incontenibile itinerario di scelte, di studi e di approfondimenti di</hi><hi rend="CharOverride-1"> RDP, nella presente occasione proverò a riferire qualche dato, pensiero</hi><hi rend="CharOverride-1">, filone o accorgimento in cui si rivela la sua apertura</hi><hi rend="CharOverride-1"> intellettuale e si esprimono le sue visioni piene di solerzia</hi><hi rend="CharOverride-1"> e acutezza, azzardando di dire qualcosa pure sugli intenti e</hi><hi rend="CharOverride-1"> le ambizioni che lo muovevano e cioè sulla eredità, gravosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto irrinunciabile, che ci ha lasciato.</hi></p></div><div><head><hi>2. Sullo «stile» nello scrivere di RDP e la sua attenzione alla giurisprudenza (non solo come apprendistato)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Viene anzitutto da</hi><hi rend="CharOverride-1"> fare qualche osservazione generale e trasversale. A partire dalla «scrittura</hi><hi rend="CharOverride-1">» di RDP, dal suo modo di scrivere contrassegnato dalla chiarezza</hi><hi rend="CharOverride-1"> (carattere che il suo Maestro considerava indispensabile) e dall’eleganza</hi><hi rend="CharOverride-1"> per contenerne la problematicità; con </hi><hi rend="italic">incipit </hi><hi rend="CharOverride-1">intrisi di fantasia e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di intelligenza, per introdurre in modo imprevedibile un discorso spesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> complicato e ipotattico, dovendo essere consono al tasso di difficolt</hi><hi rend="CharOverride-1">à di quanto sceglieva di analizzare. Del resto in ogni realtà che </hi><hi rend="CharOverride-1">muta, e quella lavoristica è mutata in termini radicali dagli </hi><hi rend="CharOverride-1">anni ‘80 del secolo scorso, si debbono delineare elementi, fattori </hi><hi rend="CharOverride-1">e concetti, per i quali non c’è subito a </hi><hi rend="CharOverride-1">disposizione il linguaggio occorrente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Voglio dire che Riccardo era incline </hi><hi rend="CharOverride-1">a valorizzare approcci o metodi inediti, a volte neppur appartenenti </hi><hi rend="CharOverride-1">allo strumentario giuridico: per capire e far capire stava in </hi><hi rend="CharOverride-1">agguato, non a caso, sempre alla ricerca di parole che </hi><hi rend="CharOverride-1">significano il cambiamento e ancora mancano, e quindi per approfittare </hi><hi rend="CharOverride-1">di una sorta di </hi><hi rend="italic">dumping </hi><hi rend="CharOverride-1">cognitivo. Credo sia questa la </hi><hi rend="CharOverride-1">ragione di fondo per cui, nelle sue esposizioni, RDP spesso </hi><hi rend="CharOverride-1">introduce condizionalità, mediazioni, riserve, precisazioni </hi><hi rend="italic">a latere, </hi><hi rend="CharOverride-1">digressioni personali ecc.</hi><hi rend="CharOverride-1"> le quali infittiscono di subordinate il periodo e in generale rendono più complesso il </hi><hi rend="CharOverride-1">discorso: snodi con cui nella consecuzione principale vengono introdotte varianti, </hi><hi rend="CharOverride-1">o accennati argomenti analoghi, o alluse circostanze concomitanti, con tacita </hi><hi rend="CharOverride-1">esortazione a tenerne conto. Spesso ne ho l’impressione che </hi><hi rend="CharOverride-1">Riccardo voglia richiamare il lettore (azzardo che qualche volta, col </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo, si potrebbe dire il «discente»: ma non gli attribuisco </hi><hi rend="CharOverride-1">intenti invasivi), quasi per esortarlo ad impossessarsi di cognizioni più </hi><hi rend="CharOverride-1">profonde e mature, o comunque per affinare le componenti della </hi><hi rend="CharOverride-1">sua comprensione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di questo andamento diciamo problematizzante, o cauto (che </hi><hi rend="CharOverride-1">può tracimare in una palla al piede. ma in RDP </hi><hi rend="CharOverride-1">si realizza in modo leggero e noncurante, per così dire </hi><hi rend="CharOverride-1">di sghimbescio, quasi stilema coltivato – forse attraverso le sue intense </hi><hi rend="CharOverride-1">frequentazioni letterarie: ma non mi arrischio a indicare predilezioni, né </hi><hi rend="CharOverride-1">a fare supposizioni), preme mettere in risalto come, caricandolo di siffatti elementi collaterali il</hi><hi rend="CharOverride-1"> discorso risulti esplicativamente più ricco di possibilità: esso viene per</hi><hi rend="CharOverride-1"> così dire infarcito di «sottintesi» che Riccardo è più contento</hi><hi rend="CharOverride-1"> e tranquillo se non restano tali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Grazie a tale atteggiamento</hi><hi rend="CharOverride-1">, insomma, si introducono nel discorso aspetti opinabili, ma pure presumibili</hi><hi rend="CharOverride-1">, o di ragionevole probabilità, che spesso concorrono a rendere pi</hi><hi rend="CharOverride-1">ù pertinente un assunto o più condivisibile una dimostrazione (e ciò sarebbe ancora più vero in un contesto – habermasianamente – di</hi><hi rend="CharOverride-1"> situazione comunicativa ideale: si veda </hi><hi rend="italic">infra </hi><hi rend="CharOverride-1">n. 4). Non è</hi><hi rend="CharOverride-1"> quindi casuale che, all’esito, l’argomentazione ne risulti munita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di maggior attitudine persuasiva e riveli preziose connessioni con le</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecniche normative e/o i valori istituzionali che erano emersi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Del resto fra linguaggi che descrivono nuove realtà e/o</hi><hi rend="CharOverride-1"> indicano nuovi valori e nel contempo sperimentano nuove metodologie, si</hi><hi rend="CharOverride-1"> istituiscono corrispondenze sinergiche; e a ciò non fa eccezione l</hi><hi rend="CharOverride-1">’indagine nel campo giuridico in ispecie giuslavoristico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-031">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Merita un’</hi><hi rend="CharOverride-1">osservazione generale pure ciò che potrebbe definirsi l’apprendistato di </hi><hi rend="CharOverride-1">RDP. È risaputo che una delle componenti più caratterizzanti della </hi><hi rend="CharOverride-1">sua formazione scientifica sia la cura nella ricognizione della giurisprudenza </hi><hi rend="CharOverride-1">e l’attenta verifica delle sue oscillazioni (atteggiamenti certo influenzati </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla vicinanza di un maestro come Pera)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-030">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Se all’</hi><hi rend="CharOverride-1">esuberanza intellettuale di Riccardo l’accentuazione in discorso andava agli inizi un po’ stretta, nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> lungo periodo non l’ha mai trovata ingombrante: valorizzatore dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> formanti che concorrono a strutturare il diritto del lavoro, sapeva</hi><hi rend="CharOverride-1"> bene che al fine della sua comprensione era imprescindibile la</hi><hi rend="CharOverride-1"> conoscenza più massiccia del diritto giudiziario (o se si vuole</hi><hi rend="CharOverride-1"> «vivente»). Per questa ragione la personalità scientifica di RDP è</hi><hi rend="CharOverride-1"> stata sempre caratterizzata da una curvatura e sensibilità speciali, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli consentono di estrarre linee di fondo, o di possibile cambiamento, pure da (complessi di) decisioni per</hi><hi rend="CharOverride-1"> così dire in movimento, in una dimensione prospettica che è</hi><hi rend="CharOverride-1"> latamente apparentata con un intento nomofilattico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-029">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Va poi aggiunto </hi><hi rend="CharOverride-1">che anche nel periodo iniziale, di grande presa e attenzione </hi><hi rend="CharOverride-1">per la giurisprudenza, le questioni analizzate da RDP non sono </hi><hi rend="CharOverride-1">di poco conto. Oltre agli istituti o rivoli che si </hi><hi rend="CharOverride-1">collegano alla sospensione del rapporto di lavoro (malattia, comporto, ferie, </hi><hi rend="CharOverride-1">permessi, aspettative, cure idrotermali, fasce orarie di reperibilità ecc.)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-028">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">esse si riferiscono a: licenziamenti (individuali, specie economici, e collettivi), criteri di scelta, cassa integrazione guadagni, parità </hi><hi rend="CharOverride-1">di trattamento, appalti di manodopera, divieto di interposizione, esternalizzazioni, lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">temporaneo, </hi><hi rend="italic">part-time</hi><hi rend="CharOverride-1">, contratto a termine ecc. ecc. E queste </hi><hi rend="CharOverride-1">tematiche, e/o altre di pari importanza nell’ossatura problematica </hi><hi rend="CharOverride-1">del diritto del lavoro, hanno continuato ad essere all’attenzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di RDP, in una permanente corroborazione di ciò che potrebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">chiamarsi il suo zoccolo duro.</hi></p></div><div><head><hi>3. Irrequietezza critico-creativa e ragioni dell’economia: il saggio del 2001 (sulla scia di Ronald Coase)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel mezzo dei cambiamenti </hi><hi rend="CharOverride-1">economico-politici globali che investono l’intero pianeta, negli anni </hi><hi rend="CharOverride-1">’90 si acuisce comunque in RDP pure la propensione ad affrontare tematiche di considerevole rilievo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-027">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cogliere, nel diritto del lavoro nostro e/o almeno</hi><hi rend="CharOverride-1"> europeo, circostanze o fattori che meritano di essere collocati in</hi><hi rend="CharOverride-1"> contesti più complessivi pure di tipo extragiuridico. Invero, in una</hi><hi rend="CharOverride-1"> serie di scritti, che indico senza analizzarli partitamente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-026">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, compaiono </hi><hi rend="CharOverride-1">tematiche, aspetti od interrogativi dalla cui analisi sortisce una accumulazione </hi><hi rend="CharOverride-1">anche disordinata di intelligenti tasselli. Fino a quando, andando ben </hi><hi rend="CharOverride-1">oltre tali scorribande, per completare il </hi><hi rend="italic">puzzle </hi><hi rend="CharOverride-1">esaltandone il punto </hi><hi rend="CharOverride-1">focale, nel 2001 compare un saggio, denso e colto, articolato </hi><hi rend="CharOverride-1">in progressioni piene di acutezza ed equilibrio, che affronta in </hi><hi rend="CharOverride-1">modo deliberato «il dialogo metodologico» fra diritto del lavoro ed </hi><hi rend="CharOverride-1">economia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic">L’economia e le ragioni del diritto del lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-025">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> è un inno alla necessità dell’apertura cognitiva del diritto del lavoro al sapere economico e resterà una pietra</hi><hi rend="CharOverride-1"> miliare, tanto che lo stesso RDP dichiara, vent’anni dopo</hi><hi rend="CharOverride-1">, di continuare ad ispirarsi ai principi o criteri enucleati in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quel saggio (si veda </hi><hi rend="italic">infra, </hi><hi rend="CharOverride-1">6). Stante la molteplicità e</hi><hi rend="CharOverride-1"> diversificazione delle scuole economiche, in esso Riccardo identifica come interlocutore</hi><hi rend="CharOverride-1">, per una oculata preferenza, non la teoria neoclassica, con speciale</hi><hi rend="CharOverride-1"> rifiuto per gli assunti considerati estremistici di Friedrich von Hayek</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma – e tralascio le progressioni analitiche di avvicinamento – la versione</hi><hi rend="CharOverride-1"> neo-istituzionalistica della teoria economica accreditata da Ronald Coase e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Oliver Williamson. Con l’occhio così volto alla visuale dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’economia dei costi di transazione, RDP si esercita poi in una </hi><hi rend="CharOverride-1">impegnativa ricerca di «compromessi equilibrati fra libertà ed eguaglianza, rischio </hi><hi rend="CharOverride-1">e solidarietà, efficienza e socialità», che nella discussione dei decenni </hi><hi rend="CharOverride-1">precedenti sono le coppie in tensione i cui termini debbono </hi><hi rend="CharOverride-1">essere conciliati se non armonizzati. Specie nel suo concludersi, infine, </hi><hi rend="CharOverride-1">traspaiono nel saggio notazioni che non disdegnano di assecondare la «</hi><hi rend="CharOverride-1">tendenza alla riscoperta della dimensione individuale, che sembra la cifra </hi><hi rend="CharOverride-1">dominante del secolo appena cominciato»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-024">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non che da noi </hi><hi rend="CharOverride-1">fossero mancate, negli anni precedenti, prese di posizione, o anche </hi><hi rend="CharOverride-1">opere strutturate, in cui cause e/o conseguenze economiche, o </hi><hi rend="CharOverride-1">fallimenti del mercato venivano correlate al funzionamento delle norme giuslavoristiche, </hi><hi rend="CharOverride-1">ovvero utilizzate per dotare di senso effettuale la loro interpretazione. </hi><hi rend="CharOverride-1">Basti pensare alle pertinacia di Pietro Ichino nell’avvalersi a </hi><hi rend="CharOverride-1">tali fini di teorie o concezioni economiche – come quelle dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">occupazione (</hi><hi rend="italic">insiders-outsiders</hi><hi rend="CharOverride-1">) o sul carattere monopsonistico del mercato del lavoro – per ricavare </hi><hi rend="CharOverride-1">argomenti, se non ricostruzioni giuridiche esplicate da, e pure esplicanti, </hi><hi rend="CharOverride-1">effetti salariali o occupazionali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-023">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. E infatti, nel saggio in esame</hi><hi rend="CharOverride-1">, RDP riconosce che ricostruzioni come quelle di Ichino (a volte</hi><hi rend="CharOverride-1"> insieme al fratello Andrea) consentono approfondimenti, con cui corroborare o</hi><hi rend="CharOverride-1"> smentire pure affermazioni o dimostrazioni di ordine giuridico. Ma con</hi><hi rend="CharOverride-1"> le quaranta, magistrali, pagine di Riccardo, si produce una ripercussione</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, oltre a consolidare il valore di impostazioni siffatte, sanciscono</hi><hi rend="CharOverride-1"> un passaggio di fondo che incide in qualche misura sullo</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso </hi><hi rend="italic">mainstream </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoristico: a questo viene invero sbattuta in faccia</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’esigenza indifferibile di stabilire un reale confronto con il</hi><hi rend="CharOverride-1"> pensiero economico, imponendo di sciogliere il dilemma pro o contro</hi><hi rend="CharOverride-1"> a favore del primo corno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A me pare infatti che</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">dopo, </hi><hi rend="CharOverride-1">nella discussione giuslavoristica risulti sempre più inadeguata l’assenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> di consapevolezza che ne sia componente essenziale pure quanto attiene</hi><hi rend="CharOverride-1"> al funzionamento dell’economia, con riguardo sia dell’efficienza dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’impresa, sia delle ripercussioni che ne derivano per il mercato del lavoro. Nella </hi><hi rend="CharOverride-1">trattazione di questioni di tal fatta, inoltre, mi pare che, </hi><hi rend="italic">dopo</hi><hi rend="CharOverride-1">, diventi sempre meno ammissibile l’approssimazione, o la supponenza, </hi><hi rend="CharOverride-1">ovvero un atteggiamento che porti a sottovalutarle; magari affermando la </hi><hi rend="CharOverride-1">preferenza, se non preminenza, di metodologie giuridiche, diciamo, più ortodosse, </hi><hi rend="CharOverride-1">consuete e inesorabilmente «spiazzate»; o anche, più specificamente, riaffermando la </hi><hi rend="CharOverride-1">preferibilità di conservare al diritto del lavoro la curvatura hegelo- </hi><hi rend="CharOverride-1">marxiana che gli garantisce la primogenitura politica, ma che alla </hi><hi rend="CharOverride-1">lunga lo rende insensibile a cogliere e decifrare il cambiamento </hi><hi rend="CharOverride-1">di quegli anni. Sciogliendo quel dilemma nel senso auspicato da </hi><hi rend="CharOverride-1">Riccardo, insomma, si avvia un passo molto significativo verso </hi><hi rend="CharOverride-1">la configurazione di una rinnovata epistemologia del diritto del lavoro.</hi></p></div><div><head><hi>4. Gli anni prima e dopo il nuovo millennio: dal presente insanguinato ad Epistemologia breve del 2012 (passando per Jürgen Habermas)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Forse eccedo nel suggerire uno spartiacque, un prima/dopo: ma </hi><hi rend="CharOverride-1">ormai da anni il lavoro stava veramente cambiando, e in </hi><hi rend="CharOverride-1">modo diseguale e sparigliato, assieme alle facce di un mondo </hi><hi rend="CharOverride-1">globalizzato che lo esprimeva nella sopraffazione neoliberista, eppur arrecando ricchezza </hi><hi rend="CharOverride-1">e producendo qualche vantaggio nei paesi poveri che approfittano del </hi><hi rend="italic">dumping</hi><hi rend="CharOverride-1">. Mentre nel nostro giuslavorismo, di fronte alla flessibilità, di cui si invocava smaccatamente l’aumento </hi><hi rend="CharOverride-1">in nome della efficienza economiche, si era eretta, in nome </hi><hi rend="CharOverride-1">invece dell’eguaglianza, un’idea conservativa della protezione che salvaguardasse, </hi><hi rend="CharOverride-1">se non accentuasse, la tecnica della inderogabilità collaudata da storia </hi><hi rend="CharOverride-1">e politica. In una tale contrapposizione, semplificando, emerse un neppur </hi><hi rend="CharOverride-1">silente, e comunque palpabile, dissenso ideologico, che rese palese il </hi><hi rend="CharOverride-1">contrasto che si approfondiva fra «due sinistre»: pure a questo </hi><hi rend="CharOverride-1">riguardo si potrebbe parlare di un prima e un dopo, </hi><hi rend="CharOverride-1">alludendo questa volta allo spartiacque della uccisione di eminenti colleghi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di tale movimentata e drammatica storia – che va dal protocollo Giugni del 1993 al periodo del</hi><hi rend="CharOverride-1"> berlusconismo dentro il nuovo millennio e comprende gli omicidi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Massimo D’Antona e di Marco Biagi (con in mezzo</hi><hi rend="CharOverride-1"> il Libro Bianco e, poi, il varo della legge a</hi><hi rend="CharOverride-1"> Marco intitolata) – Riccardo è stato partecipe profondo ed equilibrato, nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> senso che ha bensì sollevato critiche. ma senza settarismi, esplicando</hi><hi rend="CharOverride-1"> e valorizzando quel che essa (storia-cronaca) esprimeva di plausibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed accettabile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-022">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Egli partecipò, tra l’altro, al </hi><hi rend="italic">Commentario </hi><hi rend="CharOverride-1">al cd. decreto Biagi che coordinai presso l’editore Zanichelli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-021">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: iniziativa che, oltre ad un qualche valore accademico-scientifico, ebbe una </hi><hi rend="CharOverride-1">valenza </hi><hi rend="italic">lato sensu </hi><hi rend="CharOverride-1">politica, in quanto intendeva pure mostrare come, </hi><hi rend="CharOverride-1">nella nuova legislazione intitolata a Biagi (e, prima, nel «Libro </hi><hi rend="CharOverride-1">bianco») ci fosse del buono (che Riccardo, avendo in mente </hi><hi rend="CharOverride-1">il quadro europeo, chiama intento di «modernizzazione»), in mezzo al </hi><hi rend="CharOverride-1">migliorabile e pure, come sempre, al «malfatto»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-020">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel contempo, </hi><hi rend="CharOverride-1">anche in quegli anni RDP prosegue a collezionare tessere esplicative, </hi><hi rend="CharOverride-1">o integrative dei nodi di fondo (o collaterali ad essi), </hi><hi rend="CharOverride-1">che il saggio del 2001 aveva fatto emergere</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-019">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, arricchendo l</hi><hi rend="CharOverride-1">’habitat in cui matura, fra l’altro (non posso dar conto di </hi><hi rend="CharOverride-1">tutto) con un ulteriore ragguardevole saggio che ne costituisce sia la </hi><hi rend="CharOverride-1">continuazione che il completamento. Ribadendo la necessità che il diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro debba «ammettere l’economia al tavolo dei suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">formanti», in </hi><hi rend="italic">Epistemologia breve del diritto del lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-018">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> RDP affronta</hi><hi rend="CharOverride-1"> le teorie proceduraliste di Jürgen Habermas, in un difficile tentativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di integrarne il pensiero nel rinnovamento epistemologico del diritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro. Il discorso è di ingegnosa eleganza: assumendo che l</hi><hi rend="CharOverride-1">’asserita «crisi» (da </hi><hi rend="italic">krinein</hi><hi rend="CharOverride-1">) del diritto del lavoro abbia una</hi><hi rend="CharOverride-1"> portata «anche </hi><hi rend="italic">teorica</hi><hi rend="CharOverride-1">, avendo messo a nudo la [sua] incapacità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di adeguare le proprie strutture cognitive e valutative», RDP ipotizza</hi><hi rend="CharOverride-1"> che abbia bisogno di una «torsione kantiana», dopo che il</hi><hi rend="CharOverride-1"> motore culturale hegelo-marxiano ha «istillato nella coscienza giuslavoristica la convinzione </hi><hi rend="CharOverride-1">e la tranquillità morale di stare dalla parte giusta del </hi><hi rend="CharOverride-1">processo storico».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da questo contesto politico-filosofico, che tratteggia con </hi><hi rend="CharOverride-1">maestria definendolo «intrigante», Riccardo sviluppa una raffinata, quanto ardua progressione </hi><hi rend="CharOverride-1">argomentativa, sfociante nella definizione habermasiana della «situazione comunicativa ideale»: quella </hi><hi rend="CharOverride-1">che dovrebbe patrocinare, o almeno favorire, l’avvicinamento alla verità </hi><hi rend="CharOverride-1">che è consustanziale ad una democrazia procedurale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-017">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Auspicando come molti che un giorno il processo comunicativo si</hi><hi rend="CharOverride-1"> strutturi sulla base di un siffatto paradigma discorsivo, voglio rendere</hi><hi rend="CharOverride-1"> però il disincanto con cui Riccardo relativizza la sua impegnativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricostruzione. Egli scrive: «Di questa teoria proceduralista, che rappresenta il</hi><hi rend="CharOverride-1"> massimo di fondazione trascendentale che Habermas reputa attingibile nell’epoca</hi><hi rend="CharOverride-1"> del politeismo dei valori e del pluralismo degli interessi, non</hi><hi rend="CharOverride-1"> si dimenticano qui le aporie né i limiti, che una</hi><hi rend="CharOverride-1"> vasta letteratura critica non ha esitato a denunciare, tanto da</hi><hi rend="CharOverride-1"> lasciare l’impressione finale di uno splendido fallimento teorico»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-016">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>5. Il dovere dell’ascolto e le perlustrazioni più intricate (in particolare: Amartya Sen e </hi><hi rend="italic">capability approach</hi><hi>)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di fronte alla varietà dei suoi e stimolanti scritti vien da pensare – l’ho già congetturato – che</hi><hi rend="CharOverride-1"> RDP si considerasse tenuto a (avesse l’ambizione di) offrire</hi><hi rend="CharOverride-1"> il suo apporto ovunque e quando sentisse che era opportuno</hi><hi rend="CharOverride-1"> o utile, impegnandosi al massimo nella prestazione fornita. Grandi o</hi><hi rend="CharOverride-1"> piccole che fossero le cose, doveva sempre dare il meglio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di sé: così era nella sua indole e il farlo</hi><hi rend="CharOverride-1">, comunque, lo gratificava. A ben vedere tale inclinazione è il</hi><hi rend="CharOverride-1"> risvolto di una dote intimamente assimilata – quella dell’apertura all</hi><hi rend="CharOverride-1">’ascolto di tutti senza che implicasse acquiescenza a ciò che non condivideva (e a </hi><hi rend="CharOverride-1">cui, anzi, a volte reagiva)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-015">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In quanto intellettuale, studioso, </hi><hi rend="CharOverride-1">accademico, e insomma privilegiato nella possibilità e capacità di conoscere, </hi><hi rend="CharOverride-1">mi pare che qui Riccardo interpreti con una sorta di </hi><hi rend="CharOverride-1">umiltà ambiziosa il dovere di ogni cittadino scolpito nel 2° </hi><hi rend="CharOverride-1">comma dell’art. 4, Cost.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un siffatto coinvolgimento mi pare </hi><hi rend="CharOverride-1">emergere anche, ad esempio, quando approfondisce autori, giuristi o non, </hi><hi rend="CharOverride-1">per commentarli, o per assimilare quanto esprimono, o ancor più </hi><hi rend="CharOverride-1">per afferrare la valenza della loro opera per il diritto del lavoro. Non mi riferisco a prefazioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">libri, genere da lui non molto praticato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-014">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma a recensioni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-013">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che di frequente assumono una completezza così accurata e </hi><hi rend="CharOverride-1">penetrante da trasformarsi in studi impegnativi (chiamiamole recensioni-saggio). </hi><hi rend="CharOverride-1">Non posso soffermarmi sugli scritti che presentano questo carattere</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-012">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> occorre almeno dedicare qualche osservazione alla «proposta di lettura del</hi><hi rend="CharOverride-1"> pensiero di Amartya Sen in una prospettiva giuslvoristica» perché consente</hi><hi rend="CharOverride-1"> un piccolo, e insufficiente, riferimento alla problematica dalle </hi><hi rend="italic">capabilities</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-011">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con il cd. </hi><hi rend="italic">capability approach – </hi><hi rend="CharOverride-1">promosso, semplificando, fin dagli anni ottanta del secolo scorso dal duo Martha </hi><hi rend="CharOverride-1">Nussbaum e Amartya Sen (che, pervero, patrocinano due impostazioni per </hi><hi rend="CharOverride-1">molti aspetti diverse: ma non mi attardo) – si intende un </hi><hi rend="CharOverride-1">cambiamento radicale nei modi o criteri di valutazione del benessere </hi><hi rend="CharOverride-1">umano e degli stati o fattori che lo costituiscono; una </hi><hi rend="CharOverride-1">configurazione innovativa che è di particolare rilevanza giuslavoristica in quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">appare superare la dimensione reddituale, o per così dire monetaria, </hi><hi rend="CharOverride-1">nonché i fattori di efficienza cui è correlata, che nel </hi><hi rend="italic">welfarismo </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno avuto una portata, se non esclusiva, predominante.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="CharOverride-1">considerazione delle capacità, invece, impone di spostare l’attenzione sui «</hi><hi rend="CharOverride-1">funzionamenti», che sono gli stati, per lo più interconnessi, o le attività di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> persona: ciò che un individuo aspira ad essere, o a</hi><hi rend="CharOverride-1"> fare, ovvero </hi><hi rend="italic">è capace di essere o di fare</hi><hi rend="CharOverride-1">. Si</hi><hi rend="CharOverride-1"> tratta di dimensioni elementari, come godere di una buona salute</hi><hi rend="CharOverride-1">, o addirittura essere felici, avere autostima, o un lavoro soddisfacente</hi><hi rend="CharOverride-1">, o una buona istruzione, o ancora contare su un buon</hi><hi rend="CharOverride-1"> nutrimento ecc. ecc., Orbene, se essere in grado di fruire</hi><hi rend="CharOverride-1"> di queste opportunità è individuato come una componente delle proiezioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> personali, la capacità è una dimensione apparentata, o vicina, all</hi><hi rend="CharOverride-1">’essere l’oggetto di un diritto, aprendosi quindi per ogni individuo</hi><hi rend="CharOverride-1"> la sconfinata possibilità di esserne titolari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, sanza farla</hi><hi rend="CharOverride-1"> lunga, l’approccio in esame sarebbe un arricchimento, e anzi</hi><hi rend="CharOverride-1"> un rovesciamento, dei modi consueti di redistribuire vantaggi e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> allocare risorse. Ma nonostante la sua attrattività la ripercussione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’approccio sul piano giuridico mi pare allo stato piuttosto impalpabile</hi><hi rend="CharOverride-1">. Resta invero da risolvere (</hi><hi rend="italic">hic Rhodus, hic saltus</hi><hi rend="CharOverride-1">) il problema</hi><hi rend="CharOverride-1"> forse più formidabile: individuare, o escogitare, il meccanismo normativo, o</hi><hi rend="CharOverride-1"> la tecnica applicativa, che consente e/o rafforza l’imputazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> al singolo dei benefici e delle posizioni che conseguono alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> affermazione di un siffatto, ben condivisibile, valore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quando scrive di</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo argomento pure RDP incontra un altissimo tasso di difficolt</hi><hi rend="CharOverride-1">à nel farsi capire; ma non può non cercare di sviscerarlo perché, nella sua ricerca a largo raggio, era inevitabile</hi><hi rend="CharOverride-1"> il confronto con Amartya Kumar Sen</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-010">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Riccardo non si </hi><hi rend="CharOverride-1">tira indietro quando deve chiarire i pensieri più ardui e </hi><hi rend="CharOverride-1">innovativi – e insomma, bisogna dire il vero: là dove altri (</hi><hi rend="CharOverride-1">ricomprendo fra essi Il sottoscritto) stentano a mettersi in gioco per fare veramente i conti con chi sembra in grado di incidere sulla realtà delle cose.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’approccio delle capacità, la cui realizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">è parte indisponibile dell’eredità di Riccardo, esige un intenso approfondimento; e </hi><hi rend="CharOverride-1">molti, spero, vi impiegheranno tempo e acume nel prossimo futuro.</hi></p></div><div><head><hi>6. Carattere complesso (come da lui enunciato) della investigazione di RDP</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’idea </hi><hi rend="CharOverride-1">di cosa Riccardo volesse fare, di quali fossero gli obiettivi </hi><hi rend="CharOverride-1">del pensiero che veniva dipanando e chiarificando, è stata in </hi><hi rend="CharOverride-1">lui sempre (o fin dal 2001, la data spartiacque) molto </hi><hi rend="CharOverride-1">chiara ed esplicita. Nella falsariga, consueta e prediletta, del dialogo </hi><hi rend="CharOverride-1">fra diritto del lavoro e scienza economica, e in vena </hi><hi rend="CharOverride-1">di autocitazioni (dalle quali è sempre rifuggito), per escludere (ancora </hi><hi rend="CharOverride-1">una volta) che «una regola giuridica possa trovare un valido </hi><hi rend="CharOverride-1">fondamento solamente in considerazioni di efficienza», RDP ebbe a puntualizzare: </hi><hi rend="CharOverride-1">«</hi><hi rend="italic">l’essenza della razionalità (o ragione) giuridica, segnatamente giuslavoristica è di essere una razionalità di sintesi </hi><hi rend="italic">che assorbe la razionalità economica in un quadro di riferimento </hi><hi rend="italic">più ampio</hi><hi rend="CharOverride-1">» [corsivo del 2019]</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-009">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo concetto di una </hi><hi rend="CharOverride-1">«razionalità di sintesi», posseduta nella sua «essenza» dal diritto del lavoro, viene ulteriormente replicato nel </hi><hi rend="italic">Manifesto </hi><hi rend="CharOverride-1">redatto nel 2020 con Caruso e Treu, nel quale si </hi><hi rend="CharOverride-1">legge: «La razionalità giuslavoristica non deve essere contrapposta ad altre </hi><hi rend="CharOverride-1">razionalità, economiche o altre, ma deve concepirsi come una </hi><hi rend="italic">razionalità </hi><hi rend="italic">di sintesi </hi><hi rend="CharOverride-1">che benefici del fatto di essere il terminale di un ampio novero di informazioni provenienti </hi><hi rend="CharOverride-1">dalle varie forme del sapere sociale»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-008">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vi è, in </hi><hi rend="CharOverride-1">questa insistenza una razionalità di sintesi, la massima espressione dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">orgoglio giuslavoristico: dentro e intorno al «lavoro» e all’«opera»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-007">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> si coagula come in un crogiolo l’intero «sapere sociale», che </hi><hi rend="CharOverride-1">quindi trova in essi (lavoro e opera) il «terminale» per </hi><hi rend="CharOverride-1">discuterne</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-006">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Pure cosa si debba intendere per «sapere sociale» Riccardo</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha provato a dirlo, nonostante la latitudine quasi ingestibile dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’espressione: basta leggere il luminoso Capitolo III (della Sezione Prima del suo Manuale), intitolato «Diritto del lavoro e scienze sociali», </hi><hi rend="CharOverride-1">dove è condensata una completa e ammirevole silloge di quel </hi><hi rend="CharOverride-1">sapere esorbitante.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In effetti, l’obiettivo di fondo della elaborazione </hi><hi rend="CharOverride-1">scientifica di RDP è una ininterrotta ricerca intorno alla complessità </hi><hi rend="CharOverride-1">giuslavoristica per munirla di una epistemologia, ovvero, più semplicemente, è </hi><hi rend="CharOverride-1">l’erezione di una «filosofia del diritto del lavoro»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-005">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></div><div><head><hi>7. Un imponente lascito, da accrescere sulle «ali del dubbio»</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Che il lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">e l’opera, siano realmente le cose più importanti per </hi><hi rend="CharOverride-1">l’esistenza umana? Ma può ancora dirsi questo? È </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora plausibile una simile affermazione? Riccardo pervero si interroga pure su una questione siffatta, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> apre a campi oltremodo impegnativi, e con avvicinamenti attraversando itinerari</hi><hi rend="CharOverride-1"> impensabili.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Di che cosa va in cerca l’uomo? Che</hi><hi rend="CharOverride-1"> cosa lo affligge? Qual è la sua malattia, alla quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> neppure sa dare un nome»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-004">32</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Con queste domande inizia</hi><hi rend="CharOverride-1"> il saggio su Giorgio Gabersceik, psicoanalizzato con emozione, disincanto e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sensibilità anche (duramente) politica, per interrogare così pure se stesso</hi><hi rend="CharOverride-1">. Perlustrando quarantanni di produzione poetico-musicale geniale, messa tutta al</hi><hi rend="CharOverride-1"> setaccio per non tralasciare nulla, come si fa parlando con</hi><hi rend="CharOverride-1"> un venerabile amico quando ci si confronta su situazioni di</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita, delusioni, valori e ideologie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-003">33</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel dialogo, demistificando miti, </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro diventa «esso stesso una maschera, al riparo della </hi><hi rend="CharOverride-1">quale continuano a scatenarsi le pulsioni elementari del culto dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">immagine e del dominio sul prossimo»; finché «nel buio del più cupo pessimismo … si </hi><hi rend="CharOverride-1">accendono all’improvviso bagliori di speranza» e si presenta «il </hi><hi rend="CharOverride-1">sogno di un rinnovamento profondo dell’uomo e della sua </hi><hi rend="CharOverride-1">capacità di abitare, in modo vitale ed autentico, questo mondo» </hi><hi rend="CharOverride-1">(ormai confondo chi parla, se Riccardo o Giorgio). Di certo è Gaber a cantare, alla fine: «perché l’individuo</hi><hi rend="CharOverride-1"> non muore, resiste fra tanto frastuono e si muove nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">dubbio</hi><hi rend="CharOverride-1">, che in fondo è da sempre il destino dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’uomo… e riprova l’antica emozione di avere le ali</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Chi di noi sarebbe riuscito a scrivere un saggio letterario, di commento poetico, ma in sostanza giuslavoristico, avvalendosi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Giorgio Gaber? Solo un fuoriclasse poteva farlo. A proposito: Giorgio </hi><hi rend="CharOverride-1">era di destra o di sinistra? Chiederselo è quasi una </hi><hi rend="CharOverride-1">balordaggine, anche trent’anni fa. Neppure rispetto a Riccardo vien </hi><hi rend="CharOverride-1">da chiedersi se è di destra o di sinistra, o </hi><hi rend="CharOverride-1">se lo fosse trent’anni fa, quando in Versilia sentiva </hi><hi rend="CharOverride-1">il canto. Subito avvertiamo che, come per Gaber, la domanda </hi><hi rend="CharOverride-1">non ci azzecca: anche se in proposito qualche idea può </hi><hi rend="CharOverride-1">venire in mente. È interessante che Riccardo abbia sentito il </hi><hi rend="CharOverride-1">dovere e/o il piacere, in tre occasioni (l’ultima </hi><hi rend="CharOverride-1">molto recente), di interessarsi del come la pensasse Bruno Trentin, ovvero di penetrare cosa stesse dietro alla sua inquieta </hi><hi rend="CharOverride-1">insoddisfazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È però tempo di concludere il profilo minimo che</hi><hi rend="CharOverride-1"> mi ripromettevo, anche se non la finirei mai di esporre</hi><hi rend="CharOverride-1">, al di là di volanti supposizioni, le ragioni dell’importanza</hi><hi rend="CharOverride-1"> di quanto RDP ha provato a trasmetterci in questi anni</hi><hi rend="CharOverride-1">, dando ripetuti e insistiti scossoni alla materia. Anche se non</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono riuscito a riflettere a sufficienza sulla produzione più recente</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Riccardo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi><ref target="export_73_901-915.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che è inevitabilmente più sofferta per l’</hi><hi rend="CharOverride-1">incedere del male, ma non meno lucida e acuta e anzi, mi pare, ancora più equilibrata e matura. </hi><hi rend="CharOverride-1">In essa vi è sempre una compatta e sicura articolazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del suo multiforme sapere, ma a volte affiora non dico </hi><hi rend="CharOverride-1">un certo pessimismo, né tanto meno rassegnazione, bensì piuttosto l’</hi><hi rend="CharOverride-1">esigenza di un ultimo ribadimento assertivo, in cui insinuare pure </hi><hi rend="CharOverride-1">una relativizzazione dell’orgoglio giuslavoristico (perché il lavoro e l’</hi><hi rend="CharOverride-1">opera forse non sono tutto per l’esistenza e non </hi><hi rend="CharOverride-1">è detto che, nel dubbio, non scopriremo di avere le ali).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lascito di RDP è enorme e ancora </hi><hi rend="CharOverride-1">dilatabile: sta a noi trarne suggerimenti e indicazioni per incrementarlo </hi><hi rend="CharOverride-1">con la dotazione di ulteriori concetti, interpretazioni e metodologie che </hi><hi rend="CharOverride-1">forniscano al diritto del lavoro la forza necessaria per resistere </hi><hi rend="CharOverride-1">e sopravvivere in un mondo in cui le disuguaglianze, le </hi><hi rend="CharOverride-1">inefficienze e le povertà sono diventate tanto intense da risultare </hi><hi rend="CharOverride-1">insostenibili, e alla lunga distruttive.</hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come già avvertito nella premessa del contributo, l’elenco integrale delle pubblicazioni di Riccardo si trova in calce a entrambi i suoi volumi di scritti (sul e di Diritto del lavoro) curati da William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri con il titolo </hi><hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Si richiamano altresì:</hi></p><p rend="bib_indx_bib_top" ><hi rend="CharOverride-1">Carinci, M.T. 2000</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">La fornitura di lavoro altrui. Interposizione, Comando, Lavoro temporaneo, Lavoro</hi><hi rend="italic"> negli appalti (art. 2127 cod. civ.)</hi><hi rend="CharOverride-1">. In </hi><hi rend="italic">Comm. Schlesinger</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano: Giuffrè.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caruso, B. 2007. “Occupabilità, formazione e «capability» nei modelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> giuridici di regolazione dei mercati del lavoro.” </hi><hi rend="italic">DLRI</hi><hi rend="CharOverride-1"> 113.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">D</hi><hi rend="CharOverride-1">’Antona, M. (a cura di). 1990. </hi><hi rend="italic">Letture di diritto sindacale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Napoli: Jovene.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">De Angelis, G. 2012. </hi><hi rend="italic">Verso una società razionale. Il pensiero di</hi><hi rend="italic"> Jürgen Habermas</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Luiss Univ. Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 2023. </hi><hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2 voll. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Deakin, S., Wilkinson, A</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2000. “«Capabilities», ordine spontaneo del mercato e diritti sociali.” </hi><hi rend="italic">DML</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2: 49 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Faleri, C. 2007. </hi><hi rend="italic">Asimmetrie informative e tutela</hi><hi rend="italic"> del prestatore di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Giuffrè.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ichino, P. 2003. “Il contratto di lavoro”. In </hi><hi rend="italic">Trattato Diritto civile e commerciale</hi><hi rend="CharOverride-1">, diretto da Antonio Cicu, Francesco Messineo, vol.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">3. Milano: Giuffrè.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ichino, P. (a cura</hi><hi rend="CharOverride-1"> di). 2008. </hi><hi rend="italic">Il diritto del lavoro nell’età repubblicana. Teoria</hi><hi rend="italic"> e vicende dei giuslavoristi dalla Liberazione al nuovo secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano</hi><hi rend="CharOverride-1">: Giuffrè.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Montuschi, L. </hi><hi rend="italic">et al</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2004. </hi><hi rend="italic">Il nuovo mercato del</hi><hi rend="italic"> lavoro, Commentario al d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Zanichelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nogler, L., Corazza, L. (a cura di). </hi><hi rend="CharOverride-1">2021. </hi><hi rend="italic">Risistemare il diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Franco Angeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Papaleoni, </hi><hi rend="CharOverride-1">M., Del Punta, R., Mariani, G. 1993. </hi><hi rend="italic">La nuova cassa </hi><hi rend="italic">integrazione guadagni e la mobilità</hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova: Cedam.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zappalà, L. 2020. </hi><hi rend="italic">La colpa del lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Giappichelli.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-035-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il contributo è stato anticipato sulla rivista </hi><hi rend="italic">Lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Diritti Europa</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1 (2023). Per il diffuso richiamo agli scritti di Riccardo Del Punta si rinvia all’elenco completo degli stessi pubblicati in Del Punta 2023.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-034-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">L</hi><hi rend="CharOverride-1">’apporto scientifico è testimoniato dall’elenco delle pubblicazioni</hi><hi rend="CharOverride-1">, che supera i 370 titoli. Oltre al manuale (</hi><hi rend="italic">Diritto del</hi><hi rend="italic"> lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">venne abbozzato come </hi><hi rend="italic">Lezioni </hi><hi rend="CharOverride-1">nel 2006 e ora è</hi><hi rend="CharOverride-1"> giunto alla XIV edizione) e alla poderosa monografia sugli istituti</hi><hi rend="CharOverride-1"> che compongono la «sospensione del rapporto di lavoro» (si veda</hi><hi rend="CharOverride-1"> nt 8), nell’elenco compaiono numerosissimi saggi, oltremodo selezionati, accurati</hi><hi rend="CharOverride-1"> e peculiari, come si vedrà nel seguito. Per non dire</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli interventi immediati sulle innovazioni legislative e dei commenti puntuali</hi><hi rend="CharOverride-1"> su ogni aspetto o punto di frizione giuslavoristico, non facendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> mai mancare la sua voce (in questo come il suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> Maestro) ai convegni scientifici</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-033-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per esempio: nel 2016 si pensò </hi><hi rend="CharOverride-1">di trasformare in un evento nazionale «itinerante» l’iniziativa (nata nel 2003 e circoscritta a Bologna) di ricordare Marco Biagi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Massimo D’Antona. RDP fu il primo ad accedere</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla proposta e si accollò la realizzazione di tale cambiamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzando in modo insuperato, con i suoi allievi, il XV</hi><hi rend="CharOverride-1"> Incontro in memoria dei colleghi assassinati (Firenze il 10 maggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2017). Nel contempo, tanto per dire, pochi mesi prima (il 17 febbraio</hi><hi rend="CharOverride-1">) Riccardo e i suoi avevano organizzato, sempre a Firenze, un</hi><hi rend="CharOverride-1"> seminario per la presentazione-discussione del libro di Guy Davidov</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">A Purposive Approach to Labour Law</hi><hi rend="CharOverride-1">) (questo dibattito in inglese</hi><hi rend="CharOverride-1">, da noi inconsueto, venne introdotto da Riccardo e vi parteciparono</hi><hi rend="CharOverride-1"> pure Bruno Caruso e Adalberto Perulli: vedilo in </hi><hi rend="italic">DLRI </hi><hi rend="CharOverride-1">2017</hi><hi rend="CharOverride-1">, 743 sgg.).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-032-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sulla attività e importanza di Riccardo </hi><hi rend="CharOverride-1">in svariati di questi aspetti, in particolare come partecipe alle </hi><hi rend="CharOverride-1">stagione delle riforme 2012-15 (Governi Monti-Fornero e Renzi-</hi><hi rend="CharOverride-1">Poletti), si soffermano i </hi><hi rend="italic">Ricordi </hi><hi rend="CharOverride-1">di Pietro Ichino (che apparirà </hi><hi rend="CharOverride-1">in </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2022, n. 4; vedilo ora in </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">www.pietroichino.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> ) nonché di Roberto Romei e Franco Scarpelli (</hi><hi rend="CharOverride-1">apparso come «editoriale» in </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">GC.com</hi></ref><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">il 4 gennaio 2023). </hi><hi rend="CharOverride-1">Breve e commosso, poi, il ricordo di Maria Luisa Vallauri, </hi><hi rend="CharOverride-1">in </hi><hi rend="italic">LD</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2022 (n. 4), 617 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-031-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Al di</hi><hi rend="CharOverride-1"> là delle larghe e opinabili notazioni che ho provato a</hi><hi rend="CharOverride-1"> desumere dallo stile di RDP nello scrivere, segnalo come egli</hi><hi rend="CharOverride-1"> esponga in modo comprensibile anche i passaggi più impervi, quelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si intuisce siano polivalenti ed enigmatici, e ciò con</hi><hi rend="CharOverride-1"> disinvoltura e quasi baldanza: un atteggiamento di sicurezza forse agevolato</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla facilità con cui Riccardo parlava e scriveva in inglese</hi><hi rend="CharOverride-1"> (lingua che, secondo una mia supposizione che non so comprovare</hi><hi rend="CharOverride-1">, avvantaggia nel comprendere i contesti e le connessioni più ermetiche</hi><hi rend="CharOverride-1">). In proposito segnalo gli scritti in inglese di RDP, senza</hi><hi rend="CharOverride-1"> trascriverne i titoli, che compaiono nell’elenco delle pubblicazioni reperibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul suo sito: essi corrispondono ai seguenti numeri (anno): 138</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2000), 153, 154 (2002), 192, 200 (2004), 216 (2006), 247</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2010), 278 (2013), 295 (2015), 306 (2016), 312, 317 (2017</hi><hi rend="CharOverride-1">), 332, 333, 336 (2019), 392, 366 (2021). (Alcuni di essi</hi><hi rend="CharOverride-1">, fra i più importanti, saranno in seguito usufruiti </hi><hi rend="italic">nominatim</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-030-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Non solo per la redazione, assieme a Pera, della rubrica</hi><hi rend="CharOverride-1"> annuale «Giurisprudenza del lavoro» di </hi><hi rend="italic">DLRI </hi><hi rend="CharOverride-1">(precisamente negli anni </hi><hi rend="CharOverride-1">dal 1983 al 1990; negli ultimi due, la rubrica è </hi><hi rend="CharOverride-1">denominata «Osservatorio»). Può constatarsi, nell’elenco delle pubblicazioni, che fino </hi><hi rend="CharOverride-1">al 1995 (ma anche dopo) è nettamente prevalente il genere «</hi><hi rend="CharOverride-1">Nota a sentenza» (a volte «Osservazione»), dapprima solo su </hi><hi rend="italic">GC</hi><hi rend="CharOverride-1">, poi anche su </hi><hi rend="italic">RIDL, II </hi><hi rend="CharOverride-1">e poi in altre </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora: genere pervero mai abbandonato da RDP. Sui rapporti con </hi><hi rend="CharOverride-1">Pera si veda quanto ne scrive, dieci anni dopo la </hi><hi rend="CharOverride-1">scomparsa, in </hi><hi rend="italic">Il metodo di Giuseppe Pera</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2018, I, </hi><hi rend="CharOverride-1">155 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-029-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per un esempio cfr. fin dagli inizi</hi><hi rend="CharOverride-1"> “I licenziamenti per riduzione di personale: un primo bilancio giurisprudenziale</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic">LD </hi><hi rend="CharOverride-1">1994: 117-46.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-028-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Su gran parte di tali istituti si veda </hi><hi rend="italic">La sospensione </hi><hi rend="italic">del rapporto di lavoro. Malattia, infortunio, maternità, servizio militare. Artt. </hi><hi rend="italic">2110-2111 </hi><hi rend="CharOverride-1">cod. civ. Comm. Schlesinger, Giuffrè, 1992 (tale opera </hi><hi rend="CharOverride-1">fu parzialmente anticipata in </hi><hi rend="italic">Studi giuridici sulla malattia del lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Giuffrè 1988).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-027-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">E magari da anni poco frequentate, come “Il contratto collettivo aziendale.” </hi><hi rend="italic">RIDL </hi><hi rend="CharOverride-1">1989, I: 248 sgg. poi pure in D’Antona 1990; </hi><hi rend="CharOverride-1">nonché “I licenziamenti collettivi”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">in Papaleoni, Del Punta, Mariani 1993, 241-385.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-026-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Vedi, in sequenza </hi><hi rend="CharOverride-1">temporale ma alla rinfusa, “Parità di trattamento e rapporto di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(nota a Cass. 29 maggio 1993) in </hi><hi rend="italic">GC </hi><hi rend="CharOverride-1">1993: 2362 sgg., seguita da “Parità di trattamento nei rapporti di lavoro.” voce in </hi><hi rend="italic">Enc. Dir. Aggiorn</hi><hi rend="CharOverride-1">., II</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano: Giuffrè 1998, 707 sgg.; “Appalto di manodopera e subordinazione</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic">DLRI</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1995, 625 sgg.; “Gli anni della nostalgia? Riflessioni </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla «crisi» del d. del l.” </hi><hi rend="italic">LD </hi><hi rend="CharOverride-1">1998: 7 sgg.; “</hi><hi rend="CharOverride-1">Disciplina del licenziamento e modelli organizzativi delle imprese.” </hi><hi rend="italic">DLRI</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1998: 699; “Mercato o gerarchia? Il disagio del diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’era delle esternalizzazioni.” </hi><hi rend="italic">DML </hi><hi rend="CharOverride-1">2000: 49 sgg. (anche in</hi><hi rend="CharOverride-1"> inglese: si veda </hi><hi rend="italic">DML on-line</hi><hi rend="CharOverride-1">, n. 1/2000).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-025-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Vedi </hi><hi rend="italic">DLRI </hi><hi rend="CharOverride-1">2001, 3-45.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-024-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">DLRI </hi><hi rend="CharOverride-1">2001, 40.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-023-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">D’obbligo la menzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del pionieristico libro, di larga diffusione, </hi><hi rend="italic">Il lavoro e il</hi><hi rend="italic"> mercato. Per un diritto del lavoro maggiorenne</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano: Mondadori 1996</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nella stessa direzione si vedano pure le </hi><hi rend="italic">Lezioni di diritto</hi><hi rend="italic"> del lavoro. Un approccio di labour law and economics</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Giuffrè 2004.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-022-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda Ichino 2008, e con il contributo pure di Raffaele De </hi><hi rend="CharOverride-1">Luca Tamajo, di Giuseppe Ferraro e di RDP. Dei quattro </hi><hi rend="CharOverride-1">contributi il più arduo è l’ultimo, che Ichino assegnò </hi><hi rend="CharOverride-1">a Riccardo (Capitolo IV, intitolato “Il diritto del lavoro fra </hi><hi rend="CharOverride-1">due secoli: dal protocollo Giugni al decreto Biagi” 253-405). </hi><hi rend="CharOverride-1">Nell’occasione, RDP si ingaggiò nella scrittura, appunto, di una </hi><hi rend="CharOverride-1">«storia del presente» (un saggio accurato in più di 150 pagine, che sono il doppio delle pagine impiegate da </hi><hi rend="CharOverride-1">ognuno degli altri contributori).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-021-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda Montuschi et al</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2004. L’opera di questa squadra di undici autori (indicati</hi><hi rend="CharOverride-1"> in ordine di anzianità accademica) fu dedicata «con grande rimpianto</hi><hi rend="CharOverride-1">» a entrambi gli assassinati (come esplicito alla fine della </hi><hi rend="italic">Presentazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, XXV). Nell’occasione RDP redasse il commento all’art. 46 del decreto (</hi><hi rend="italic">Lavoro a tempo parziale</hi><hi rend="CharOverride-1">), 469-527</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-020-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">L’affresco della contemporaneità fatto da Riccardo in </hi><hi rend="italic">Il diritto del lavoro fra due secoli </hi><hi rend="CharOverride-1">è nell’insieme </hi><hi rend="CharOverride-1">indispensabile per capire i «movimenti» che, nel nevralgico quindicennio analizzato, </hi><hi rend="CharOverride-1">percorsero il diritto del lavoro (anche «insanguinato», come lo chiamò </hi><hi rend="CharOverride-1">Gigi Mariucci). Oltre a fornire un’analisi, di strepitosa acutezza e completezza, della produzione scientifica dell’intera</hi><hi rend="CharOverride-1"> branca, RDL tratteggia quella che potrebbe chiamarsi la «condizione spirituale</hi><hi rend="CharOverride-1">» del diritto del lavoro italiano, contestualizzandola nella dimensione comunitaria e</hi><hi rend="CharOverride-1"> leggendola come proposta di «modernizzazione», nella quale, forse, si presenta</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’inizio, quasi impercettibile, di un prevalere della libertà sull</hi><hi rend="CharOverride-1">’eguaglianza nella strutturazione dei valori giuslavoristici. Si vedano, in particolare</hi><hi rend="CharOverride-1">, sul significato di Massimo D’Antona i primi §§; sull’innovatività</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei lavori di Pietro Ichino, sul «Libro bianco» e sull</hi><hi rend="CharOverride-1">’opera di Marco Biagi, rispettivamente i §§ 7, 8, 9.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-019-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. “Il diritto del lavoro tra valori e storicità.”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">LD 2002: 349; “Ragioni economiche</hi><hi rend="CharOverride-1">, tutela dei lavori e libertà del soggetto.” </hi><hi rend="italic">RIDL </hi><hi rend="CharOverride-1">2002, I</hi><hi rend="CharOverride-1">: 401 sgg.; “What has equality got to do with Labour Law. An Italian perspective.” </hi><hi rend="italic">IJCLLIR</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2002: </hi><hi rend="CharOverride-1">197 sgg.; “Licenziamenti e performance occupazionali delle imprese.” </hi><hi rend="italic">DRI</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2003: </hi><hi rend="CharOverride-1">63 sgg. Includo nel ragionamento pure l’ampia recensione al </hi><hi rend="italic">Contratto di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">2000-2003 di</hi><hi rend="CharOverride-1"> P. Ichino (si veda “La sfida della complessità.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2004</hi><hi rend="CharOverride-1">, III: 129 sgg.) nonché, volendo, la Prefazione a Faleri 2007</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-018-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Di tale saggio mi fece affettuoso omaggio nel </hi><hi rend="italic">liber amicorum </hi><hi rend="CharOverride-1">dedicatomi nel 2012 (cfr. Nogler, Corazza 2012, 329 sgg.; ma vedilo pure in </hi><hi rend="italic">LD </hi><hi rend="CharOverride-1">2013: 37 sgg., da</hi><hi rend="CharOverride-1"> dove traggo le citazioni nel testo che, nell’ordine sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle pagine 44, 38, 56, 40, 50).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-017-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. </hi><hi rend="CharOverride-1">op. cit., 50 sg. Le condizioni generali di tale «situazione comunicativa ideale» sono più brevemente definite in un altro</hi><hi rend="CharOverride-1"> luogo, e cioè alla nt 66, de “Il giudice e</hi><hi rend="CharOverride-1"> i problemi dell’interpretazione: una prospettiva giuslvoristica.” </hi><hi rend="italic">RIDL</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2014, I</hi><hi rend="CharOverride-1">: 373 sgg. qui 393. Trascrivo «per mero esercizio ipotetico» tali </hi><hi rend="CharOverride-1">condizioni: </hi><hi rend="italic">a) </hi><hi rend="CharOverride-1">l’apertura del dibattito a tutti i soggetti </hi><hi rend="CharOverride-1">che intendono parteciparvi; </hi><hi rend="italic">b) </hi><hi rend="CharOverride-1">la piena libertà di ciascuno di </hi><hi rend="CharOverride-1">far valere le proprie ragioni e di soppesare quelle altrui; </hi><hi rend="italic">c) </hi><hi rend="CharOverride-1">la competenza tecnica dei partecipanti e l’uso di </hi><hi rend="CharOverride-1">un linguaggio comune; </hi><hi rend="italic">d) </hi><hi rend="CharOverride-1">la disponibilità comunicativa dei partecipanti; </hi><hi rend="italic">e) </hi><hi rend="CharOverride-1">l’apertura dei partecipanti ad un genuino confronto fra prospettive disciplinari diverse; </hi><hi rend="italic">f) </hi><hi rend="CharOverride-1">il</hi><hi rend="CharOverride-1"> fatto che le ragioni addotte siano adeguatamente esplicitate e supportate</hi><hi rend="CharOverride-1"> da argomenti razionali e, popperianamente, falsificabili; </hi><hi rend="italic">g) </hi><hi rend="CharOverride-1">l’esatta focalizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei confronti intersoggettivi. In questo elenco manca la condizione de</hi><hi rend="CharOverride-1"> «la trasparenza dei partecipanti» e cioè l’assenza di vincoli</hi><hi rend="CharOverride-1"> diversi da quello della verità scientifica (che compare, nell’elenco</hi><hi rend="CharOverride-1"> completo, alla lett </hi><hi rend="italic">f).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-016-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda </hi><hi rend="italic">Epistemologia breve</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">cit., 48. Sulle impostazioni, diciamo più scettiche, del «pluralismo comprensivo» e altre, rinvio</hi><hi rend="CharOverride-1"> comunque a De Angelis 2012, specie 12° capitolo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-015-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">E (molto di rado) persino stizzito: si veda con quale </hi><hi rend="CharOverride-1">energia si dissocia da Vallebona nella nt 5, 199 di </hi><hi rend="italic">Leggendo </hi><hi rend="CharOverride-1" >«The Idea of Justice» </hi><hi rend="italic">di Amartya Sen </hi><hi rend="CharOverride-1" >(cit. </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1" >, nt 23).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-014-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Fra le sue pubblicazioni risultano quattro prefazioni e ho già ricordato quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> a Faleri 2007. Le altre sono: Niccolai 2003; Tomassetti 2018</hi><hi rend="CharOverride-1">; Zappalà 2020. Su quest’ultima annoto che, in sei pagine</hi><hi rend="CharOverride-1">, RDP attraversa le configurazioni della colpa, richiamando le teorizzazioni di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Osti, Natoli, Barassi (delle origini), Mengoni, Mancini, Persiani; e poi</hi><hi rend="CharOverride-1"> le fa rifluire e intersecare con l’elaborazione della recensita</hi><hi rend="CharOverride-1"> (problematicamente tratteggiata mettendo in evidenza l’esito per il quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> la colpa appare aver acquisito rilevanza in una concezione soggettiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’inadempimento).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-013-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Indico in ordine cronologico le «recensioni» </hi><hi rend="CharOverride-1">di RDP: “Le riduzioni di personale fra libertà imprenditoriale e partecipazione «cogestionale»”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(a proposito di Topo</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1996), </hi><hi rend="italic">RIDL </hi><hi rend="CharOverride-1">1997, III 67; “I diritti del lavoro”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(a proposito di una raccolta di saggi di Lord Wedderburn), in </hi><hi rend="italic">Diritto privato </hi><hi rend="CharOverride-1">1998, CEDAM 1999, 503 sgg.; “La </hi><hi rend="CharOverride-1">scomposizione del rapporto di lavoro”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(a proposito del libro </hi><hi rend="CharOverride-1">di Carinci 2000) </hi><hi rend="italic">RIDL </hi><hi rend="CharOverride-1">2001, III: 75-82; “La luce </hi><hi rend="CharOverride-1">chiara del diritto”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(a proposito di Pizzoferrato 2000) in </hi><hi rend="italic">RIDL </hi><hi rend="CharOverride-1">2001, III: 177 sgg.; “La sfida della complessità”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(a proposito de </hi><hi rend="italic">Il contratto di lavoro, 2000-</hi><hi rend="italic">2003, </hi><hi rend="CharOverride-1">di P. Ichino) </hi><hi rend="italic">RIDL </hi><hi rend="CharOverride-1">2004, III: 129 sgg.; “Leggendo </hi><hi rend="CharOverride-1">«The Idea of Justice», di Amartya Sen.” </hi><hi rend="italic">DLRI </hi><hi rend="CharOverride-1">2013: 197-220; “A Purposive Approach to </hi><hi rend="CharOverride-1">Labour Law di Guy Davidov. Introduction.” </hi><hi rend="italic">DLRI </hi><hi rend="CharOverride-1">2017: 743-49; “</hi><hi rend="CharOverride-1">A proposito di «Lavoro: la grande trasformazione».”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di </hi><hi rend="CharOverride-1">E. Mingione, Feltrinelli, 2020) </hi><hi rend="italic">DLRI</hi><hi rend="CharOverride-1">: 509-14; “Una lettura giuslavoristica </hi><hi rend="CharOverride-1">di «The Future of Law Economics».” di Guido Calabresi, </hi><hi rend="italic">DLRI </hi><hi rend="CharOverride-1">2020: 129-42; “Lavoro e libertà (rileggendo «La libertà viene prima» di Bruno Trentin).” </hi><hi rend="italic">DLE</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2022.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-012-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Tranne che su quelli dedicati ad Amartya Sen e a Guido Calabresi. Per i restanti devo omettere con dispiacere </hi><hi rend="CharOverride-1">le recensioni ai tre volumi di Pietro Ichino su </hi><hi rend="italic">Il </hi><hi rend="italic">contratto di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">nel Trattato Cicu, Messineo (Mengoni), a </hi><hi rend="italic">La </hi><hi rend="italic">fornitura di lavoro altrui </hi><hi rend="CharOverride-1">di Maria Teresa Carinci e allo </hi><hi rend="CharOverride-1">scritto di Bruno Trentin (su questo torno brevemente </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">n</hi><hi rend="CharOverride-1">. 7 e nt 35).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-011-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Tema di intuitivo impatto giuslavoristico, che RDP </hi><hi rend="CharOverride-1">affronta (dopo gli accenni in “L’economia e le ragioni”</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit. nt. 10 e § 9, qui con richiamo di Deakin, Wilkinson</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2000), non solo in “Leggendo</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«The </hi><hi rend="CharOverride-1">Idea of Justice»”, specie 213 sgg., ma in altri saggi, </hi><hi rend="CharOverride-1">fra cui “Labour Law and the Capability Approach.” </hi><hi rend="italic">IJCLLIR</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2016, </hi><hi rend="CharOverride-1">32: 383-405; nonché “Is the Capability Theorie an Adequate Normative Theorie for Labour Law?.” In B. </hi><hi rend="CharOverride-1">Langille (ed.), </hi><hi rend="italic">The Capability Approach to Labour Law</hi><hi rend="CharOverride-1">. Oxford: Oxford </hi><hi rend="CharOverride-1">University Press 2019, 82-102. Spunti sull’approccio in esame (</hi><hi rend="CharOverride-1">in una larga strutturazione di argomenti) pure in Caruso, 2007, </hi><hi rend="CharOverride-1">1-134.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-010-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Impagabile, per stile e allusioni, l’inciso</hi><hi rend="CharOverride-1"> che RDP premette al saggio su Sen (nella n. 1</hi><hi rend="CharOverride-1"> di p. 197): «I riferimenti che seguono sono all’edizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> inglese e non alla traduzione italiana (Sen, 2010) sol perch</hi><hi rend="CharOverride-1">é, ai fini di un maggior approfondimento del pensiero dell’autore, è sembrato necessario confrontarsi col testo originale».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-009-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda </hi><hi rend="italic">Una lettura giuslavoristica di </hi><hi rend="CharOverride-1">The Future of</hi><hi rend="CharOverride-1"> Law &amp; Eonomics, </hi><hi rend="italic">di Guido Calabresi</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">DLRI</hi><hi rend="CharOverride-1"> 165, 2020: 129 sgg</hi><hi rend="CharOverride-1">, qui 130. Nella recensione Riccardo riproduce letteralmente un pezzo di </hi><hi rend="italic">L’economia e le ragioni, </hi><hi rend="CharOverride-1">38- 39, </hi><hi rend="italic">corsivizzandolo </hi><hi rend="CharOverride-1">nel </hi><hi rend="CharOverride-1">2019 come lui stesso dichiara; ma nel ciò fare, ha </hi><hi rend="CharOverride-1">scritto nella penultima riga «razionalità giuridica» invece di «razionalità economica»</hi><hi rend="CharOverride-1">: refuso che ho appunto corretto nella mia trascrizione. Preciso altresì, questa </hi><hi rend="CharOverride-1">volta per pignoleria, che nei «Riferim. biliogr.» del citato scritto </hi><hi rend="CharOverride-1">su Calabresi, in corrispondenza di Del Punta (2010) viene in </hi><hi rend="CharOverride-1">effetti indicato quanto si riferisce a Del Punta (2017) (per </hi><hi rend="CharOverride-1">cui manca l’indicazione del primo riferimento).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-008-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Concludendo che</hi><hi rend="CharOverride-1"> – e posso ben ritenere che il seguito sia sempre di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Riccardo – «il sincretismo metodologico deve riconoscersi, quindi, come la cifra</hi><hi rend="CharOverride-1"> più aggiornata delle metodologie delle scienze sociali, inclusa quella giuridica</hi><hi rend="CharOverride-1">». V. B. Caruso, R. Del Punta, T. Treu, </hi><hi rend="italic">Manifesto per</hi><hi rend="italic"> un diritto del lavoro sostenibile</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2020, 17 sg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-007-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per il richiamo, in evocazione di Hanna Arendt, cfr. </hi><hi rend="italic">Diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano: Giuffrè 2022, 163.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-006-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Questo capitolo del </hi><hi rend="italic">Manuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">op. cit</hi><hi rend="CharOverride-1">., 113-138), la cui lettura e</hi><hi rend="CharOverride-1"> comprensione comporta un notevole impegno, è pure la riprova di</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto Riccardo pretendesse idealmente dagli studenti; perché </hi><hi rend="italic">anche loro </hi><hi rend="CharOverride-1">– </hi><hi rend="CharOverride-1">mi vien da aggiungere – fossero nelle condizioni di adempiere il </hi><hi rend="CharOverride-1">dovere (cfr. n. 5) di cui all’art. 4, 2° </hi><hi rend="CharOverride-1">comma, Cost.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-005-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nel suo </hi><hi rend="italic">Ricordo, </hi><hi rend="CharOverride-1">Ichino indica questa calzante espressione («dopo una vita intera</hi><hi rend="CharOverride-1"> dedicata alla ricerca dei vecchi e nuovi fondamenti assiologici del</hi><hi rend="CharOverride-1"> d. del l.») collegandola ad una «voce» che era l</hi><hi rend="CharOverride-1">’oggetto degli sforzi di Riccardo negli ultimi tempi (si veda</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">www.pietroichino.it/?p=62129</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">, 7) (Tale voce sarebbe dovuta</hi><hi rend="CharOverride-1"> apparire nel volume tematico della </hi><hi rend="italic">Enc. Dir</hi><hi rend="CharOverride-1">. sul </hi><hi rend="italic">Contratto di</hi><hi rend="italic"> lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, curato da RDP assieme a Romei e Scarpelli).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-004-backlink">32</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">V. </hi><hi rend="italic">Le ali del dubbio (pensieri su Giorgio Gaber, il lavoro e il mercato)</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">LD </hi><hi rend="CharOverride-1">2009, </hi><hi rend="CharOverride-1">301 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-003-backlink">33</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">«L’ideologia, si sa, è uno </hi><hi rend="CharOverride-1">dei dispositivi proiettivi più perfetti inventati dall’uomo per oggettivare </hi><hi rend="CharOverride-1">la parte buona di se stesso, e ricavarne così, attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">un banale gioco di specchi, un’indistruttibile auto- legittimazione» (così </hi><hi rend="CharOverride-1">RDP, </hi><hi rend="italic">op. ult. cit, </hi><hi rend="CharOverride-1">302). Leggendo questa lapidaria asserzione di Riccardo, di sapore freudiano, mi sovviene quanto raccontato </hi><hi rend="CharOverride-1">dal suo coetaneo Riccardo Diamanti (durante la cerimonia nella chiesa </hi><hi rend="CharOverride-1">di Calci), e cioè che la loro amicizia si consolidò, </hi><hi rend="CharOverride-1">da studenti, per la comune passione che avevano per la </hi><hi rend="CharOverride-1">psicanalisi.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Op. ult. cit.</hi><hi rend="CharOverride-1">, 304 sgg. Potrebbe forse </hi><hi rend="CharOverride-1">anche dirsi che l’uomo riscopre di «avere le ali» </hi><hi rend="CharOverride-1">perché – sempre Gaber – «si allena a vivere senza certezze, con </hi><hi rend="CharOverride-1">la certezza che qualcosa possa nascere da questa nostra contraddizione» </hi><hi rend="CharOverride-1">(305).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. “Crisi del fordismo e liberazione del lavoro in Bruno Trentin.” In A. Gramolati, G</hi><hi rend="CharOverride-1">. Mari (a cura di) </hi><hi rend="italic">Bruno Trentin. Lavoro. Libertà, conoscenza</hi><hi rend="CharOverride-1">, 117</hi><hi rend="CharOverride-1">-25. Firenze: Firenze University Press 2010; “I confronti impossibili: note</hi><hi rend="CharOverride-1"> su Bruno Trentin, il Jobs Act e la sinistra.” I</hi><hi rend="CharOverride-1">n A. Gramolati, G. Mari (a cura di), </hi><hi rend="italic">Il lavoro </hi><hi rend="italic">dopo il Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, 357-79. Firenze: Firenze University Press 2016: </hi><hi rend="CharOverride-1">e infine, già citato fra le recensioni, </hi><hi rend="italic">Lavoro e libertà </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic">rileggendo </hi><hi rend="CharOverride-1">«La libertà viene prima», </hi><hi rend="italic">di Bruno Trentin, </hi><hi rend="CharOverride-1">in </hi><hi rend="italic">DLE</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2022). Forse RDP voleva scoprire i pensieri più reconditi di un marxista, che infine dice «la libertà</hi><hi rend="CharOverride-1"> viene prima»?; o perché la frequentazione amicale con Giovanni Mari</hi><hi rend="CharOverride-1"> può averlo indotto a certe riflessioni? O chissà che altro</hi><hi rend="CharOverride-1"> …</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_73_901-915.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Oltre alla rivelatrice recensione di Trentin, citata nella </hi><hi rend="CharOverride-1">nt precedente, menziono fra gli ultimi scritti (non sufficientemente riflettuti), “</hi><hi rend="CharOverride-1">Valori del diritto del lavoro ed economia di mercato.” In </hi><hi rend="italic">Il diritto del lavoro e la grande trasformazione</hi><hi rend="italic">. Valori. Attori e regolazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di B. Caruso. R</hi><hi rend="CharOverride-1">. Del Punta, T. Treu, il Mulino 2020, 27-62 (anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> in WP CSDLE «Massimo D’Antona» – 395/2019; “Diritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro e valori.” In </hi><hi rend="italic">Valori e tecniche nel diritto del</hi><hi rend="italic"> lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, a sua cura, 21-28. Firenze: Firenze University Press</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2022 (oltre l’Introduzione, 7-16). Non vidi, ma è</hi><hi rend="CharOverride-1"> in preparazione, </hi><hi rend="italic">Il diritto del lavoro e il lavoro post</hi><hi rend="italic">-fordista</hi><hi rend="CharOverride-1">, destinato ad un libro curato da Giovanni Mari.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Marcello Pedrazzoli, University of Bologna, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">marcello.pedrazzoli@unibo.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0003-4819-9170</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Marcello Pedrazzoli, <hi rend="italic">Profilo minimo dell’opera di Riccardo Del Punta (1957-2022),</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8.56</ref>, in William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri (edited by), <hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti per Riccardo Del Punta</hi>, pp. -16, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0507-8, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8</ref></p></div></div>
      
      <div>
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