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        <title type="main" level="a">La nozione di «licenziamento» e l’applicazione della l. n. 223/91. Un’ipotesi interpretativa in dialogo con Riccardo Del Punta</title>
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            <forename>Samuele</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Trasformazioni, valori e regole del lavoro</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0507-8</idno>) by </resp>
          <name>William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.61</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The article deals with the interpretation of the notion of “dismissal”, developing a critical dialogue with the solutions proposed by the Court of Justice and the Italian Supreme Court. The examination of the main controversial issues regarding the interpretation of the notion of “dismissal” is accompanied by the formulation of some proposals for a reinterpretation of the institute.</p>
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            <item>Collective dismissals</item>
            <item>labour law</item>
            <item>notion</item>
            <item>European Court of Justice</item>
            <item>Corte di Cassazione</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.61<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0507-8.61" /></p>
      <div><head>La nozione di «licenziamento» e l’applicazione della l. n. 223/91. Un’ipotesi interpretativa in dialogo con Riccardo Del Punta</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Samuele Renzi</hi></p><div><head><hi>1. Una premessa e un </hi><hi>ricordo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra le varie e numerose traiettorie di ricerca percorse </hi><hi rend="CharOverride-1">da Riccardo Del Punta nell’arco della sua carriera quarantennale, </hi><hi rend="CharOverride-1">nella quale sono ben individuabili differenti periodi che segnano fasi </hi><hi rend="CharOverride-1">di una progressiva ascesa teorica dalle produzioni </hi><hi rend="italic">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro fino ai contributi di più alto valore speculativo </hi><hi rend="italic">sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto del lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-033">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, è possibile individuare un punto di inizio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-032">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – </hi><hi rend="italic">ergo</hi><hi rend="CharOverride-1">, un tema di esordio – con il quale Del Punta si inserì nel dibattito scientifico e da subito prese</hi><hi rend="CharOverride-1"> posizione con quella dialettica raffinatissima che ben presto l’accademia</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutta avrebbe imparato ad apprezzare. L’argomento </hi><hi rend="italic">stipite</hi><hi rend="CharOverride-1"> è rappresentato</hi><hi rend="CharOverride-1"> dai licenziamenti collettivi, all’epoca ancora governati dall’accordo interconfederale</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1965</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-031">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, trattati da Del Punta per la prima </hi><hi rend="CharOverride-1">volta con un saggio apparso su Giustizia civile (Del Punta 1983). Il tema venne poi </hi><hi rend="CharOverride-1">rifrequentato spesse volte, con il duplice obiettivo di contribuire alla </hi><hi rend="CharOverride-1">riconduzione a sistema della disciplina, intanto riformata dalla l. 23 </hi><hi rend="CharOverride-1">luglio 1991, n. 223, al fine di estrarne la </hi><hi rend="italic">filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">di fondo, nonché di indagare con scrupolo le soluzioni tecniche </hi><hi rend="CharOverride-1">approntate dal legislatore e le questioni problematiche lasciate aperte da </hi><hi rend="CharOverride-1">un intervento normativo connotato a suo dire da una certa «</hi><hi rend="CharOverride-1">audacia sperimentale»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-030">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La riflessione sui licenziamenti collettivi pervenne a una prima maturazione solo dopo alcuni anni dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">entrata in vigore della legge n. 223 e del resto </hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta stesso precisava, nello scritto del ’93, che la </hi><hi rend="CharOverride-1">pur ricca e articolata disamina condotta a breve distanza dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">promulgazione della legge non potesse conseguire un soddisfacente scioglimento di </hi><hi rend="CharOverride-1">molti degli interrogativi posti, a causa del mancato assestamento della </hi><hi rend="CharOverride-1">normativa (Del Punta 1993, 245). Non è un caso che </hi><hi rend="CharOverride-1">il saggio del 1997 (Del Punta 1997, 9 sgg.) mostrasse </hi><hi rend="CharOverride-1">un più accentuato spirito critico fin dalla sua intitolazione, rivelando </hi><hi rend="CharOverride-1">l’intendimento dell’Autore di cimentarsi in uno studio teso </hi><hi rend="CharOverride-1">a valutare l’impatto della l. n. 223/91 nel </hi><hi rend="CharOverride-1">suo complesso, per redigerne non un commento, sia pure fortemente </hi><hi rend="CharOverride-1">analitico e problematizzante come era stato lo scritto dianzi citato </hi><hi rend="CharOverride-1">del ’93, ma un più approfondito e per certo pregevole «</hi><hi rend="CharOverride-1">bilancio teorico».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo snodo si riesce a cogliere un salto qualitativo, non tanto nei contenuti</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma piuttosto nell’approccio di Del Punta, che all’epoca</hi><hi rend="CharOverride-1"> stava iniziando a manifestare l’attitudine del maestro, ossia di</hi><hi rend="CharOverride-1"> chi esercita – nella piena consapevolezza dei propri mezzi speculativi ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> pur sempre con l’umiltà dello studioso accorto e preciso</hi><hi rend="CharOverride-1"> – «la libertà di meglio ricercare il vero» (Muratori 1756, 144</hi><hi rend="CharOverride-1">) e riesce così ad aprire prospettive di ricerca ancora inesplorate</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un maestro con cui ho avuto il privilegio di discutere</hi><hi rend="CharOverride-1"> la tesi di laurea e di collaborare successivamente, sia pure</hi><hi rend="CharOverride-1"> per un tempo troppo breve e limitato, ma non insufficiente</hi><hi rend="CharOverride-1"> al fine di comprendere quali siano gli strumenti da adoperare</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’attività di ricerca e in special modo le chiavi</hi><hi rend="CharOverride-1"> ermeneutiche utili nell’indagine della materia giuslavoristica: il metodo rigoroso</hi><hi rend="CharOverride-1">, lo studio approfondito dell’oggetto, l’esercizio del dubbio nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’analisi delle conclusioni raggiunte, la chiarezza nell’esposizione, il dialogo con i diversi saperi giuridici e più in</hi><hi rend="CharOverride-1"> generale con le altre scienze sociali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le discussioni con il</hi><hi rend="CharOverride-1"> Prof. – mi sia consentito indulgere in questa forma che mescola</hi><hi rend="CharOverride-1"> insieme affetto e deferenza – erano infinitamente stimolanti, mai scontate, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sempre contraddistinte dal suo piglio ironico e disincantato, che è</hi><hi rend="CharOverride-1"> forse il tratto di cui più si avverte la mancanza</hi><hi rend="CharOverride-1">. Anche nel dialogo con un giovane, mostrava costantemente la sua</hi><hi rend="CharOverride-1"> inquietudine verso la ricerca di una ragione in più, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un punto di vista innovativo e di una riflessione diversa</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalle molte già elaborate. Non risparmiava espressioni di interesse e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di viva curiosità che davano lustro a un’altra delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> caratteristiche di un maestro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Vallauri 2024, 241 sgg.) , cioè a dire la disposizione </hi><hi rend="CharOverride-1">d’animo di chi – pur possedendo saldamente la materia – in </hi><hi rend="CharOverride-1">effetti non dismette mai i panni del discente, ben conscio </hi><hi rend="CharOverride-1">che, come afferma un cantautore tanto caro a Del Punta, «</hi><hi rend="CharOverride-1">la materia di studio [è] infinita»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-029">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E chissà se in quell’ottobre</hi><hi rend="CharOverride-1"> di qualche anno fa, quando solo alcuni giorni dopo la</hi><hi rend="CharOverride-1"> discussione della tesi, il Prof. mi affidò la mia prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> nota</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-028">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, scegliendo proprio una sentenza in tema dei licenziamenti </hi><hi rend="CharOverride-1">collettivi, era posto un seme che oggi mi sono sentito </hi><hi rend="CharOverride-1">in dovere di far germogliare. O meglio di tentare, poiché </hi><hi rend="CharOverride-1">dialogare con Del Punta attraverso lo scritto e non in </hi><hi rend="CharOverride-1">persona è estremamente complesso, probabilmente perché senza quell’ironico disincanto </hi><hi rend="CharOverride-1">che traspariva dalle sue parole e aveva lo straordinario potere </hi><hi rend="CharOverride-1">di alleggerire il dialogo resta solo l’arduo confronto con il pensiero sofisticato di uno dei maggiori giuslavoristi italiani</hi><hi rend="CharOverride-1"> del tempo recente.</hi></p></div><div><head><hi>2. La fattispecie e la nozione di</hi><hi> licenziamento collettivo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A fronte del quadro fortemente aporetico disegnato dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> regime governato dagli accordi interconfederali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-027">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, con la l. n. </hi><hi rend="CharOverride-1">233/91 l’ordinamento guadagnò una provvida risistemazione della disciplina </hi><hi rend="CharOverride-1">dei licenziamenti collettivi. Nondimeno, l’intervento riformatore lasciò aperte talune </hi><hi rend="CharOverride-1">questioni e consegnò agli interpreti ulteriori motivi di discussione, fra </hi><hi rend="CharOverride-1">cui quello in merito alla unicità della fattispecie che ha </hi><hi rend="CharOverride-1">tenuto impegnata la dottrina per lungo tempo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Diverso, ancorché limitrofo, </hi><hi rend="CharOverride-1">è il tema della nozione di licenziamento, emerso ben più </hi><hi rend="CharOverride-1">tardi nel dibattito, a seguito di alcune pronunce emesse dalla Corte di Giustizia a far data</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’anno 2015.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La scelta di accostare la trattazione dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> due temi si giustifica dunque per ragioni di vicinanza teorica</hi><hi rend="CharOverride-1">, posto che entrambi riguardano problemi di qualificazione giuridica. Mentre, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> dibattito intorno alla unicità o duplicità delle fattispecie ha cercato</hi><hi rend="CharOverride-1"> di comprendere se il legislatore del 1991 avesse tratteggiato solo</hi><hi rend="CharOverride-1"> una o due diverse situazioni giuridiche al ricorrere delle quali</hi><hi rend="CharOverride-1"> applicare una o due diverse discipline, la discussione più recente</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha interessato l’esegesi di uno degli elementi contemplati dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> fattispecie stessa, tentando di rispondere alla domanda su cosa debba</hi><hi rend="CharOverride-1"> intendersi per «licenziamento» ai sensi della direttiva e dunque della</hi><hi rend="CharOverride-1"> normativa interna la cui interpretazione deve conformarsi al diritto unionale</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla strada tracciata da Riccardo Del Punta, dopo aver ricostruito</hi><hi rend="CharOverride-1"> il dibattito che ha interessato le due questioni appena rammentate</hi><hi rend="CharOverride-1">, si tenterà di offrire una proposta di rilettura in merito</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla nozione di licenziamento, atteso che – conviene anticiparlo sin d</hi><hi rend="CharOverride-1">’ora – le soluzioni raggiunte dalla giurisprudenza europea e interna non</hi><hi rend="CharOverride-1"> appaiono del tutto convincenti.</hi></p></div><div><head><hi>3. Qualche battuta preliminare sul (superato</hi><hi>) dibattito in merito alla fattispecie</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel disegnare l’architettura della</hi><hi rend="CharOverride-1"> l. n. 223/91, il legislatore italiano non si cur</hi><hi rend="CharOverride-1">ò soltanto di recepire le prescrizioni della direttiva n. 75/129</hi><hi rend="CharOverride-1">/CEE, né avrebbe potuto determinarsi in tal senso attese le</hi><hi rend="CharOverride-1"> peculiarità dell’ordinamento domestico (Natullo 2004, 47), che imponeva di</hi><hi rend="CharOverride-1"> coordinare la nuova procedura con le norme in materia di</hi><hi rend="CharOverride-1"> licenziamenti individuali e di cassa integrazione guadagni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-026">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Da ciò </hi><hi rend="CharOverride-1">scaturì quel complesso incrocio di disposizioni di cui agli artt. </hi><hi rend="CharOverride-1">4, 5 e 24 della legge n. 223, nel quale </hi><hi rend="CharOverride-1">la dottrina maggioritaria dell’epoca lesse l’esistenza di due </hi><hi rend="CharOverride-1">distinte fattispecie, configurando l’autonomia del recesso in mobilità </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">art. 4 rispetto al licenziamento collettivo regolato dall’art. 24</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-025">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il dibattito intorno alla divisata pluralità di figure di licenziamento contemplate dalla l. n. </hi><hi rend="CharOverride-1">223/91 venne animato da molte e autorevoli voci</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-024">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, fra</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui quella di Del Punta, che sostenne fin dal principio</hi><hi rend="CharOverride-1"> la tesi minoritaria dell’unicità della fattispecie (Del Punta 1993</hi><hi rend="CharOverride-1">, 268).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come noto, la disputa è ormai da tempo superata</hi><hi rend="CharOverride-1">. La novella di cui alla l. 28 giugno 2012, n</hi><hi rend="CharOverride-1">. 92 (c.d. Riforma Fornero), abrogando la mobilità e operando</hi><hi rend="CharOverride-1"> una serie di modifiche chiarificatrici anche quanto alla terminologia, ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> dissipato ogni dubbio circa l’unitarietà della fattispecie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-023">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, tant’</hi><hi rend="CharOverride-1">è che la dottrina odierna si riferisce, con sfumature e accenti diversi, o all’esistenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> di due sotto-ipotesi (Natullo 2004, 46) o alla configurazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un unico istituto che si articola in una figura</hi><hi rend="CharOverride-1"> generale e una speciale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-022">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Purtuttavia, conviene trattenere brevemente l’</hi><hi rend="CharOverride-1">esame sulle posizioni espresse da Del Punta, e vieppiù sugli </hi><hi rend="CharOverride-1">argomenti adoperati, che potranno risultare validi nell’affrontare le questioni </hi><hi rend="CharOverride-1">emerse più di recente e sulle quali si concentrerà l’</hi><hi rend="CharOverride-1">attenzione nel paragrafo successivo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Secondo l’A. la «portata effettuale </hi><hi rend="CharOverride-1">della tesi della doppia nozione [era] assai modesta» (Del Punta </hi><hi rend="CharOverride-1">1997, 14), posto che essa avrebbe potuto ottenere quale unico </hi><hi rend="CharOverride-1">elemento differenziale in punto di disciplina l’attivazione della normativa </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> l. n. 223/91 anche per un solo licenziamento ove </hi><hi rend="CharOverride-1">adottato a seguito della c.i.g.s. La tesi </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’unicità della fattispecie era dunque da preferire a parere </hi><hi rend="CharOverride-1">di Del Punta per un quadruplice ordine di ragioni (di </hi><hi rend="CharOverride-1">natura letterale, teleologica, sistematica e pratica), esposte con una retorica </hi><hi rend="CharOverride-1">particolarmente efficace, tesa a mettere in luce la sostanziale sovrapponibilità </hi><hi rend="CharOverride-1">tra il licenziamento preceduto dalla cassa integrazione e quello </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">art. 24.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra le quattro linee argomentative, colpisce in special </hi><hi rend="CharOverride-1">modo quella definita di ragion pratica, in ossequio alla quale </hi><hi rend="CharOverride-1">l’A. giunge a concludere che fosse insensato non semplificare «</hi><hi rend="CharOverride-1">quando si può ragionevolmente farlo» (Del Punta 1997, 14).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un </hi><hi rend="CharOverride-1">monito in effetti prezioso, anche per la riflessione attuale, che </hi><hi rend="CharOverride-1">impone il confronto con un quadro a tratti inutilmente complicato.</hi></p></div><div><head><hi>4. La nozione di licenziamento nella giurisprudenza della Corte di </hi><hi>Giustizia e della Corte di Cassazione</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un approccio simile può </hi><hi rend="CharOverride-1">dunque essere traslato nella disamina del diverso tema – questo invece </hi><hi rend="CharOverride-1">attualissimo, e peraltro finitimo rispetto alle questioni in punto di </hi><hi rend="CharOverride-1">fattispecie appena rammentate – che coinvolge la nozione di licenziamento valevole </hi><hi rend="CharOverride-1">a integrare il precetto di cui all’art. 24, l. </hi><hi rend="CharOverride-1">n. 223/91 («almeno cinque licenziamenti…»).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come si anticipava, la </hi><hi rend="CharOverride-1">giurisprudenza, sia interna sia unionale, si è esercitata in interpretazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">alquanto ondivaghe dell’art. 1 della direttiva 98/59/CE </hi><hi rend="CharOverride-1">e conseguentemente delle nozioni di «licenziamento» e di «cessazioni assimilate» </hi><hi rend="CharOverride-1">ivi contemplate, dando luogo a una disarticolazione degli equilibri raggiunti nella disciplina sulle</hi><hi rend="CharOverride-1"> riduzioni di personale, che concorrono a inficiare la razionalità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondo del sistema.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il sommovimento concettuale è iniziato con la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sentenza </hi><hi rend="italic">Pujante Rivera</hi><hi rend="CharOverride-1"> della Corte di Giustizia dell’Unione Europea</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-021">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che ha ampliato la nozione di licenziamento fino a </hi><hi rend="CharOverride-1">ricomprendervi anche «modifiche sostanziali degli elementi essenziali del contratto di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro per ragioni non inerenti alla persona del lavoratore» che </hi><hi rend="CharOverride-1">siano disposte unilateralmente dal datore di lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-020">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> quando a esse</hi><hi rend="CharOverride-1"> segua una cessazione del rapporto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La lettura proposta, a ormai</hi><hi rend="CharOverride-1"> quasi dieci anni di distanza, continua a destare alcune perplessità</hi><hi rend="CharOverride-1">, non superate dal solo fluire del tempo. Il disorientamento è dovuto al fatto che nel caso esaminato </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla Corte di Giustizia la cessazione del rapporto era stata </hi><hi rend="CharOverride-1">richiesta e ottenuta dalla lavoratrice interessata, sia pure in esito </hi><hi rend="CharOverride-1">a una significativa modifica delle condizioni di lavoro sostanziatesi in </hi><hi rend="CharOverride-1">una riduzione della retribuzione del 25 percento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come a breve </hi><hi rend="CharOverride-1">si potrà osservare con maggiore dettaglio, il </hi><hi rend="italic">discrimen</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra la </hi><hi rend="CharOverride-1">nozione di «licenziamento» e quella di «cessazione assimilata» dovrebbe essere </hi><hi rend="CharOverride-1">rappresentato dalla prestazione del consenso all’operazione risolutoria da parte </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoratore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-019">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma la sentenza sembra voler predicare un diverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> principio. A tal proposito, la Corte, ai punti 50-54</hi><hi rend="CharOverride-1"> afferma – con una certa fretta e altrettanta avarizia di argomenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> – che la prestazione del consenso sarebbe stata solo apparente, dacch</hi><hi rend="CharOverride-1">é la decisione avrebbe dovuto ritenersi imputabile «alla modifica unilaterale apportata dal datore a un </hi><hi rend="CharOverride-1">elemento sostanziale del contratto di lavoro» e non a una </hi><hi rend="CharOverride-1">libera espressione della volontà della lavoratrice, quasi che vi fosse </hi><hi rend="CharOverride-1">stata costretta. Un ragionamento dal tenore apodittico, fondato su motivazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">non molto convincenti, e che appare teso a giustificare in </hi><hi rend="CharOverride-1">via preventiva una conclusione poco solida («</hi><hi rend="italic">dum excusare credis</hi><hi rend="CharOverride-1">…»), forse </hi><hi rend="CharOverride-1">presumendo che essa avrebbe attirato dissensi e censure.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel caso </hi><hi rend="italic">Pujante Rivera</hi><hi rend="CharOverride-1">, come si è anticipato, la lavoratrice non solo </hi><hi rend="CharOverride-1">aveva prestato liberamente il consenso ma ella stessa aveva attivato </hi><hi rend="CharOverride-1">il meccanismo di cui agli artt. 41 e 50 dello </hi><hi rend="CharOverride-1">«</hi><hi rend="italic">Estatuto de los trabajadores</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-018">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che prevedono l’istituto della rescissione «difensiva» del contratto di lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-017">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> da </hi><hi rend="CharOverride-1">parte di quel dipendente che subisca, per volontà datoriale, modifiche </hi><hi rend="CharOverride-1">sostanziali di alcuni elementi essenziali del contratto di lavoro. La </hi><hi rend="CharOverride-1">modifica unilaterale della retribuzione – tra l’altro attuata con il </hi><hi rend="CharOverride-1">fine di conservare il rapporto – aveva pertanto configurato soltanto un </hi><hi rend="CharOverride-1">antecedente storico rispetto alla determinazione assunta dalla dipendente, non interpretabile </hi><hi rend="CharOverride-1">quale elemento rilevatore di un vizio o di una alterazione </hi><hi rend="CharOverride-1">nella prestazione della volontà. Si noti, inoltre, che a norma </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’art. 41, co. 3, dianzi citato, la rescissione non </hi><hi rend="CharOverride-1">configurava una via obbligata, dal momento che la lavoratrice avrebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">anche potuto opporsi alla prospettata modifica delle condizioni, impugnando l’</hi><hi rend="CharOverride-1">atto datoriale, con conservazione del rapporto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La critica quindi s’</hi><hi rend="CharOverride-1">impone, non prima di avere tuttavia richiamato due ulteriori arresti </hi><hi rend="CharOverride-1">della giurisprudenza unionale e i più recenti orientamenti di Cassazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con le sentenze </hi><hi rend="italic">Ciupa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-016">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">Socha</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-015">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la Corte di Giustizia, nell’occuparsi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> casi affini a quello del 2015, ha corretto il tiro</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispetto a tale pronuncia, pur confermando nella sostanza la lettura</hi><hi rend="CharOverride-1"> già proposta. Non è infatti rimesso in discussione l’orientamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> inaugurato con la sentenza </hi><hi rend="italic">Pujante Rivera</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma vengono fornite alcune</hi><hi rend="CharOverride-1"> precisazioni rilevanti, ossia che spetta al giudice del rinvio valutare</hi><hi rend="CharOverride-1"> se una modifica unilaterale delle condizioni di lavoro – attuata da</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte del datore a sfavore del lavoratore e che, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> caso di rifiuto, comporta la cessazione del contratto – possa essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualificata come «sostanziale» e dunque integrare gli estremi del «licenziamento</hi><hi rend="CharOverride-1">» ai sensi dell’art. 1 della direttiva 98/59/CE </hi><hi rend="CharOverride-1">per come ormai interpretato dalla medesima Corte.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Così assestatasi la </hi><hi rend="CharOverride-1">giurisprudenza europea, è possibile spostare il fuoco dell’analisi sul </hi><hi rend="CharOverride-1">piano interno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Conviene da subito anticipare che l’orientamento dei </hi><hi rend="CharOverride-1">giudici nazionali non è univoco, e ciò costituisce ulteriore conferma </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’ambiguità delle posizioni assunte dalla Corte di Giustizia, da </hi><hi rend="CharOverride-1">cui i pronunciamenti interni hanno preso le mosse.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="italic">revirement</hi><hi rend="CharOverride-1"> – </hi><hi rend="CharOverride-1">assai noto nel dibattito – con cui la Cassazione nel 2020</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-014">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> ha superato il precedente assetto interpretativo è stato fortemente influenzato dalla sentenza della Corte di </hi><hi rend="CharOverride-1">Giustizia del 2015</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-013">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, come del resto professato in motivazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-012">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per la verità, la pronuncia ha poggiato il proprio ragionamento </hi><hi rend="CharOverride-1">su un’adesione piuttosto acritica al principio espresso con la </hi><hi rend="CharOverride-1">sentenza </hi><hi rend="italic">Pujante Rivera</hi><hi rend="CharOverride-1">, senza peraltro considerare i precedenti del 2017. </hi><hi rend="CharOverride-1">Se è, infatti, vero che le sentenze </hi><hi rend="italic">Ciupa</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">Socha</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno avallato la lettura estensiva della nozione di licenziamento – confermando che si pone più di un problema nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">esegesi di altre nozioni, in specie quelle di «modifica sostanziale» </hi><hi rend="CharOverride-1">e di «prestazione del consenso», come a breve meglio si </hi><hi rend="CharOverride-1">vedrà –, in esse è altresì specificato che i giudici investiti </hi><hi rend="CharOverride-1">di controversie siffatte debbono compiere una attenta valutazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-011">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> dei fatti</hi><hi rend="CharOverride-1">, al fine di stabilire se una determinata iniziativa datoriale sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> riconducibile alla nozione di licenziamento o a quella di cessa</hi><hi rend="CharOverride-1">zione assimilata. E, nel caso in parola, la S.C. non dà conto di aver verificato se nei</hi><hi rend="CharOverride-1"> giudizi di merito fosse stato condotto un adeguato esame circa</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’entità della modifica delle condizioni lavorative, posta a monte</hi><hi rend="CharOverride-1"> della risoluzione consensuale del rapporto, onde valutare se essa potesse</hi><hi rend="CharOverride-1"> effettivamente considerarsi «sostanziale». Dalla motivazione si apprende soltanto che la</hi><hi rend="CharOverride-1"> società aveva disposto un trasferimento di sede, dando luogo a</hi><hi rend="CharOverride-1"> una modifica che investe per certo un elemento essenziale del</hi><hi rend="CharOverride-1"> contratto (Corti 2020), ma non v’è modo di conoscere</hi><hi rend="CharOverride-1"> le caratteristiche dell’atto datoriale, il che inficia l’esito</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui è pervenuta la Cassazione e non favorisce l’esegesi</hi><hi rend="CharOverride-1"> del requisito della sostanzialità della modifica, che anzi pare del</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutto ignorato. In adesione agli orientamenti unionali, la S.C</hi><hi rend="CharOverride-1">. avrebbe dovuto verificare se nella sentenza impugnata la questione fosse</hi><hi rend="CharOverride-1"> stata effettivamente presa in esame – non potendosi evidentemente spingere fino</hi><hi rend="CharOverride-1"> a svolgere accertamenti di fatto – e, in caso negativo, rinvi</hi><hi rend="CharOverride-1">are in appello.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mentre con l’arresto del 2020 la S.</hi><hi rend="CharOverride-1">C. aveva inteso porre una cesura netta con la precedente </hi><hi rend="CharOverride-1">lettura – propensa invece a interpretare in maniera «tecnica»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-010">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> la </hi><hi rend="CharOverride-1">nozione di licenziamento valida ai fini dell’applicazione della l. </hi><hi rend="CharOverride-1">n. 223/91</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-009">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – in un intervento di poco successivo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-008">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">la medesima Corte ha rimeditato sul tema, proponendo una sostanziale </hi><hi rend="CharOverride-1">fuga all’indietro verso un’interpretazione assai restrittiva della nozione, </hi><hi rend="CharOverride-1">ancorché il giudizio abbia riguardato un diverso aspetto della disciplina.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Secondo tale ultima pronuncia del 2021, la dichiarazione dell’intenzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di procedere a un licenziamento per giustificato motivo oggettivo </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">art. 7, co. 2, l. n. 604/66, non vale a integrare la nozione di «licenziamento» </hi><hi rend="CharOverride-1">contemplata all’art. 24, l. n. 223/91, sebbene anche </hi><hi rend="CharOverride-1">quest’ultima valorizzi il momento intenzionale come elemento discretivo, per </hi><hi rend="CharOverride-1">cui ove emerga la manifestazione di un tale proposito la </hi><hi rend="CharOverride-1">nozione di licenziamento utile ai fini risulterebbe integrata (Gaudio 2022, </hi><hi rend="CharOverride-1">73).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mal si comprende, quindi, la posizione della S.C., </hi><hi rend="CharOverride-1">secondo la quale «l’espressione «intenda licenziare» di cui alla </hi><hi rend="CharOverride-1">l. n. 223 del 1991, art. 24, è una chiara </hi><hi rend="CharOverride-1">manifestazione della volontà di recesso, […], mentre cosa ben diversa è </hi><hi rend="CharOverride-1">l’espressione «deve dichiarare l’intenzione di procedere al licenziamento per motivo oggettivo ai sensi della novellata l. n. 604</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1966, art. 7», che è invece imposta al fine</hi><hi rend="CharOverride-1"> di intraprendere la nuova procedura di compensazione (o conciliazione) dinanzi</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla DTL, e non può quindi ritenersi di per sé</hi><hi rend="CharOverride-1"> un licenziamento». Ancora una volta viene proposto un ragionamento poco</hi><hi rend="CharOverride-1"> lineare, che ha introdotto distinzioni surrettizie, molto condizionate da un</hi><hi rend="CharOverride-1"> eccessiva valorizzazione degli aspetti più formali delle discipline, producendo così</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’incrinatura nella definizione del concetto di «intenzione di licenziare</hi><hi rend="CharOverride-1">».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non sembra, infatti, che emergano apprezzabili differenze di sostanza tra le espressioni utilizzate dalle due normative dianzi </hi><hi rend="CharOverride-1">rammentate, visto che in entrambi i casi è richiesto alla </hi><hi rend="CharOverride-1">parte datoriale di manifestare la volontà di procedere a un </hi><hi rend="CharOverride-1">recesso, che, sia nel caso dei licenziamenti collettivi (per le </hi><hi rend="CharOverride-1">note ragioni di riduzione del numero degli esuberi effettivi rispetto </hi><hi rend="CharOverride-1">a quanto dichiarato al principio della procedura) sia nel caso </hi><hi rend="CharOverride-1">del licenziamento individuale (per una conciliazione eventualmente raggiunta</hi><hi rend="italic"> medio tempore</hi><hi rend="CharOverride-1">), </hi><hi rend="CharOverride-1">potrebbe anche non pervenire a compimento. In ogni caso, ciò </hi><hi rend="CharOverride-1">che dovrebbe rilevare è l’esteriorizzazione della volontà di disporre </hi><hi rend="CharOverride-1">un licenziamento, ossia di cessare il rapporto (anche) senza il </hi><hi rend="CharOverride-1">consenso del lavoratore.</hi></p></div><div><head><hi>5. Spunti per una rilettura della nozione </hi><hi>di licenziamento</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Chiariti i termini del contrasto ermeneutico, e rammentando </hi><hi rend="CharOverride-1">che anche nella giurisprudenza di merito si registrano interpretazioni disarmoniche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-007">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sembra che i motivi della appena illustrata ambiguità di letture debbano essere ricercati nelle pronunce della Corte </hi><hi rend="CharOverride-1">di Giustizia e nell’apparato concettuale da essa adoperato, il </hi><hi rend="CharOverride-1">quale, anziché facilitare la messa a fuoco sulle nozioni di «</hi><hi rend="CharOverride-1">licenziamento» e di «cessazione assimilata», ne ha resa ancora più </hi><hi rend="CharOverride-1">complicata l’interpretazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una prima criticità riguarda le definizioni proposte </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla sentenza della Corte di Giustizia del 12 ottobre 2004</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-006">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, recuperate e fatte proprie dalla pronuncia </hi><hi rend="italic">Pujante Rivera</hi><hi rend="CharOverride-1">. La distinzione fornita è invero criptica</hi><hi rend="CharOverride-1"> poiché le nozioni di licenziamento e di cessazioni a questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> assimilate ai fini dell’applicazione della direttiva fanno entrambe leva</hi><hi rend="CharOverride-1">, almeno </hi><hi rend="italic">testualmente</hi><hi rend="CharOverride-1">, sulla mancanza di consenso del lavoratore alla vicenda</hi><hi rend="CharOverride-1"> risolutoria, dando luogo a un cortocircuito logico in cui perde</hi><hi rend="CharOverride-1"> di nitidezza la linea di demarcazione fissata dall’art. 1</hi><hi rend="CharOverride-1"> della direttiva, che, seppur sottile, è esistente. E, soprattutto, rilevante</hi><hi rend="CharOverride-1"> in punto di disciplina applicabile.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si legge, difatti, nella giurisprudenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> della Corte che «la nozione di «licenziamento», di cui all</hi><hi rend="CharOverride-1">’art. 1, n. 1, lett. a), della direttiva, non può</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere definita mediante un rinvio alle legislazioni degli Stati membri</hi><hi rend="CharOverride-1">, bensì possiede una dimensione comunitaria» e poi in seguito che «tale nozione dev’essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> interpretata nel senso che comprende qualsiasi cessazione del contratto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro non voluta dal lavoratore e, quindi, </hi><hi rend="italic">senza il suo</hi><hi rend="italic"> consenso</hi><hi rend="CharOverride-1"> […]». Da cui parrebbe di comprendere che, quand’anche la</hi><hi rend="CharOverride-1"> cessazione del rapporto non abbia i caratteri propri del licenziamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> in senso tecnico, ma tuttavia manchi la manifestazione del consenso</hi><hi rend="CharOverride-1"> da parte del lavoratore, ai fini della direttiva 98/59</hi><hi rend="CharOverride-1">/CE l’operazione dovrebbe considerarsi un licenziamento e, per ragion</hi><hi rend="CharOverride-1"> pratica, concorrere a integrare la soglia di «almeno cinque licenziamenti</hi><hi rend="CharOverride-1">» in virtù della quale s’impone l’osservanza delle procedure</hi><hi rend="CharOverride-1"> adottate dalle legislazioni nazionali in recepimento della direttiva medesima. Sennonché</hi><hi rend="CharOverride-1">, proseguendo, si apprende che «i licenziamenti si distinguono dalle cessazioni del contratto di lavoro che, in presenza dei presupposti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di cui all’art. 1, n. 1, ultimo comma, della</hi><hi rend="CharOverride-1"> direttiva, sono assimilate ai licenziamenti </hi><hi rend="italic">in considerazione della mancanza di</hi><hi rend="italic"> consenso da parte del lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1">»: concetto che sembra collimare in</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutto con il precedente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A riprova del poco ordine concettuale</hi><hi rend="CharOverride-1">, anche nella sentenza </hi><hi rend="italic">Pujante Rivera</hi><hi rend="CharOverride-1"> la nozione di «consenso» è</hi><hi rend="CharOverride-1"> stata utilizzata in maniera ambigua. Dapprima, infatti, la Corte ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> richiamato le enunciazioni appena trascritte, in cui non si coglie</hi><hi rend="CharOverride-1"> in maniera perspicua alcun criterio discriminante, per poi affermare nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> punto cruciale della motivazione che, attese le peculiarità dell’istituto</hi><hi rend="CharOverride-1"> della «rescissione» previsto dall’ordinamento spagnolo, si potrebbe opinare che</hi><hi rend="CharOverride-1"> la lavoratrice avesse prestato il consenso all’operazione, ma che</hi><hi rend="CharOverride-1"> – a ben giudicare – la stessa vi sarebbe stata indotta a</hi><hi rend="CharOverride-1"> causa di una decisione imputabile al datore di lavoro. Sicché, anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondo la Corte, la mancanza di consenso configura il principale</hi><hi rend="CharOverride-1"> elemento discretivo, poiché, seguendo il ragionamento proposto, ove la lavoratrice</hi><hi rend="CharOverride-1"> avesse realmente (</hi><hi rend="italic">rectius</hi><hi rend="CharOverride-1"> genuinamente) acconsentito alla cessazione non si sarebbero</hi><hi rend="CharOverride-1"> integrati gli estremi del licenziamento ma al più di un</hi><hi rend="CharOverride-1">’ipotesi assimilata.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Superato tale passaggio, risulta indispensabile comprendere cosa debba</hi><hi rend="CharOverride-1"> intendersi per consenso, pena il riflusso verso la commistione teorica</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui è incorsa la giurisprudenza unionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il disordine concettuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> pare essere dovuto a una errata lettura delle conclusioni dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Avvocato Generale nell’ambito della già citata causa del 2004</hi><hi rend="CharOverride-1">, che invece avevano illustrato con limpidezza la distinzione tra «licenziamenti</hi><hi rend="CharOverride-1">» e «cessazioni assimilate» e peraltro conferito il giusto rilievo all’elemento del consenso. In quella </hi><hi rend="CharOverride-1">sede, le due nozioni venivano ben perimetrate, precisando che l’</hi><hi rend="CharOverride-1">iniziativa del datore di lavoro non può configurare il criterio </hi><hi rend="CharOverride-1">discretivo tra l’ipotesi del licenziamento in senso stretto e </hi><hi rend="CharOverride-1">quella delle cessazioni assimilate, in quanto – a parere dell’Avvocato </hi><hi rend="CharOverride-1">Generale – l’iniziativa del datore sarebbe presente in entrambe le </hi><hi rend="CharOverride-1">ipotesi. Dunque, al fine di dotare di senso la coesistenza </hi><hi rend="CharOverride-1">delle due disposizioni, «bisogna ritenere che il secondo comma [dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">art. 1 della direttiva] voglia alludere ad altro»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-005">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e, </hi><hi rend="CharOverride-1">in specie, «che esso voglia riferirsi ai casi in cui </hi><hi rend="CharOverride-1">il rapporto di lavoro cessi, sì, a seguito di un’</hi><hi rend="CharOverride-1">iniziativa del datore di lavoro, ma con il consenso del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratore, nelle ipotesi in cui quest’ultimo viene incoraggiato a </hi><hi rend="CharOverride-1">prestare tale consenso (per es., in cambio di vantaggi finanziari)»</hi><hi rend="CharOverride-1">. Secondo tali conclusioni, che appaiono condivisibili, le cessazioni assimilate dovrebbero differenziarsi «dal licenziamento in senso proprio […] perché c’è </hi><hi rend="CharOverride-1">il consenso del lavoratore, consenso che manca invece nel licenziamento </hi><hi rend="CharOverride-1">vero e proprio».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La sentenza </hi><hi rend="italic">Pujante Rivera</hi><hi rend="CharOverride-1"> – mediante una riesumazione </hi><hi rend="CharOverride-1">delle poco limpide definizioni contenute nella pronuncia del 2004 (conviene </hi><hi rend="CharOverride-1">ripeterlo, diverse dalle considerazioni rese dall’Avvocato Generale nella medesima </hi><hi rend="CharOverride-1">causa) – ha inteso il «consenso» in maniera diversa da quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">appena proposto, ritenendo che, ove il lavoratore venga in vario </hi><hi rend="CharOverride-1">modo spinto ad assecondare l’iniziativa datoriale ovvero egli stesso </hi><hi rend="CharOverride-1">provochi la cessazione del rapporto di lavoro a fronte di </hi><hi rend="CharOverride-1">modifiche sostanziali già attuate per via unilaterale, il consenso di </hi><hi rend="CharOverride-1">questi sarebbe solo apparente. Ma ciò non significa che la volontà del lavoratore sia stata coartata </hi><hi rend="CharOverride-1">o viziata, per cui non può condividersi che in tali </hi><hi rend="CharOverride-1">casi il lavoratore – solo perché mosso a concludere il rapporto </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’esistenza di contropartite economiche (erogate direttamente dal datore di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro o dal sistema di sicurezza sociale) – non presti un </hi><hi rend="CharOverride-1">consenso libero all’operazione negoziale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Peraltro, come si anticipava, la </hi><hi rend="CharOverride-1">giurisprudenza che ha equiparato siffatte modifiche del rapporto a un </hi><hi rend="CharOverride-1">licenziamento obbliga a fare i conti con un altro concetto </hi><hi rend="CharOverride-1">di non immediata comprensione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le sentenze della Corte di Giustizia, </hi><hi rend="CharOverride-1">e anche l’arresto di legittimità del 2020, precisano infatti </hi><hi rend="CharOverride-1">che non ogni modifica vale a integrare la nozione di </hi><hi rend="CharOverride-1">licenziamento in esame, dovendosi valutare se questa possa dirsi «sostanziale» </hi><hi rend="CharOverride-1">e se investa uno degli elementi essenziali del contratto. E, </hi><hi rend="CharOverride-1">anche a voler considerare agevole la valutazione in ordine alla </hi><hi rend="CharOverride-1">ricorrenza del secondo requisito, resta imprecisato il concetto di sostanzialità </hi><hi rend="CharOverride-1">della modifica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E, in effetti, è forse questo il punto maggiormente critico della giurisprudenza unionale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e degli arresti da essa germinati in ambito domestico, i</hi><hi rend="CharOverride-1"> quali consegnano agli interpreti un ulteriore elemento di incertezza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anzi</hi><hi rend="CharOverride-1">, più di uno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se, infatti, la nozione di licenziamento viene</hi><hi rend="CharOverride-1"> ampliata nei termini sopradetti, non si tratta comunque di un</hi><hi rend="CharOverride-1">’estensione senza confini, posto che essa deve continuare a convivere</hi><hi rend="CharOverride-1"> con la nozione di «cessazione assimilata», esistendo fra le due</hi><hi rend="CharOverride-1"> una limitazione reciproca.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La seconda incertezza riguarda allora l’interpretazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tutte quelle ipotesi risolutorie, finora considerate quali mere cessazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> assimilate, come le dimissioni incentivate e le risoluzioni consensuali accompagnate</hi><hi rend="CharOverride-1"> da erogazioni monetarie.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto al primo elemento di incertezza, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> Corte di Giustizia con le sentenze del 2017 ha fornito</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualche spunto per tentare di meglio perimetrare il concetto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> modifica sostanziale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-004">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma, si tratta pur sempre di particolarità </hi><hi rend="CharOverride-1">fattuali riguardanti gli specifici casi giudicati e dunque poco utili </hi><hi rend="CharOverride-1">per tentare di enucleare, anche procedendo per via induttiva, un </hi><hi rend="CharOverride-1">principio guida di carattere generale. Parimenti, la pronuncia di Cassazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del 2020 non soccorre, posto che nella motivazione, come si </hi><hi rend="CharOverride-1">è già sottolineato, nulla emerge in merito ai caratteri della modifica del</hi><hi rend="CharOverride-1"> luogo di esecuzione della prestazione ivi denunciata.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In merito al</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondo elemento di incertezza, invece, nessuno degli argomenti emersi dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> sentenze finora passate in rassegna consente di fugare il dubbio</hi><hi rend="CharOverride-1"> che forme di risoluzione del rapporto di lavoro accompagnate da</hi><hi rend="CharOverride-1"> incentivi finanziari vengano interpretate quali veri e propri licenziamenti e</hi><hi rend="CharOverride-1"> non come cessazioni assimilate (Venditti 2016, 13), quand’anche l</hi><hi rend="CharOverride-1">’intenzione di licenziare non venga mai esteriorizzata, con possibile pregiudizio</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la tenuta di tali accordi e di eventuali licenziamenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> individuali disposti nello stesso ambito temporale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In definitiva, sembra che</hi><hi rend="CharOverride-1"> la scelta della Corte di Giustizia di rivisitare l’interpretazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’art. 1 della direttiva abbia ingenerato una serie di</hi><hi rend="CharOverride-1"> criticità ermeneutiche che, a legislazione invariata, finiscono per complicare il</hi><hi rend="CharOverride-1"> sistema dei licenziamenti collettivi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Emergono, d’altro canto, una serie</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ragioni che suggerirebbero di interpretare in maniera più rigorosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’elemento del consenso, al fine di guadagnare una maggiore</hi><hi rend="CharOverride-1"> nettezza nella fissazione del confine tra i licenziamenti e le</hi><hi rend="CharOverride-1"> cessazioni assimilate. E si tratta di argomenti di natura: </hi><hi rend="italic">i</hi><hi rend="CharOverride-1">. letterale, poiché la direttiva vuole distinguere in maniera netta le</hi><hi rend="CharOverride-1"> due ipotesi (licenziamenti e cessazioni assimilate) e dunque non pu</hi><hi rend="CharOverride-1">ò condividersi una giurisprudenza che non adoperi la medesima chiarezza; </hi><hi rend="italic">ii</hi><hi rend="CharOverride-1">. sistematica, poiché secondo </hi><hi rend="CharOverride-1">la giurisprudenza della Corte l’elemento discretivo tra le due </hi><hi rend="CharOverride-1">ipotesi in esame sarebbe rappresentato dalla sostanzialità della modifica disposta </hi><hi rend="CharOverride-1">unilateralmente dal datore di lavoro, ma si tratta di un </hi><hi rend="CharOverride-1">concetto vago e indeterminato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-003">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che non consente di tracciare una</hi><hi rend="CharOverride-1"> linea di separazione nitida tra licenziamenti e cessazioni assimilate e</hi><hi rend="CharOverride-1"> che dunque meriterebbe di essere abbandonato; </hi><hi rend="italic">iii</hi><hi rend="CharOverride-1">. pratica, poiché sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> base dei principi affermati dalla giurisprudenza unionale e qui sottoposti</hi><hi rend="CharOverride-1"> a critica, viene resa ancora più confusa una normativa la</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui applicazione già non risulta piana quanto a una ricca</hi><hi rend="CharOverride-1"> serie di elementi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per converso, il sistema guadagnerebbe in razionalit</hi><hi rend="CharOverride-1">à e chiarezza ove si conferisse al consenso formalmente espresso il carattere di elemento discretivo, cosicché in assenza assoluta </hi><hi rend="CharOverride-1">di manifestazione del consenso da parte del lavoratore verrebbe integrato </hi><hi rend="CharOverride-1">un «licenziamento», mentre ove il consenso venga in qualsiasi maniera </hi><hi rend="CharOverride-1">lecita «incoraggiato» dovrebbe trattarsi di «cessazione assimilata». Se, poi, il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratore si determinasse in maniera del tutto autonoma a recedere </hi><hi rend="CharOverride-1">dal rapporto – si pensi al caso di dimissioni rassegnate in difetto di qualsiasi forma di incentivo monetario </hi><hi rend="CharOverride-1">o più semplicemente contestuali al </hi><hi rend="CharOverride-1">licenziamento collettivo – non potrebbe considerarsi integrata neppure la nozione di «</hi><hi rend="CharOverride-1">cessazione assimilata».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La ricostruzione proposta sarebbe altresì compatibile con quelle letture</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che hanno posto l’accento sulla manifestazione dell’intenzione di </hi><hi rend="CharOverride-1">licenziare quale momento in cui viene a perfezionarsi la relativa </hi><hi rend="CharOverride-1">nozione, dacché quando il datore di lavoro esteriorizzi l’intenzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di procedere a un licenziamento collettivo (cui deve essere equiparata, </hi><hi rend="CharOverride-1">come visto sopra, l’intenzione di procedere a un licenziamento </hi><hi rend="CharOverride-1">individuale per g.m.o., </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> art. 7, l. n. </hi><hi rend="CharOverride-1">604/66) deve desumersi che sia stata maturata la volontà </hi><hi rend="CharOverride-1">di cessare il rapporto senza il consenso del lavoratore, a </hi><hi rend="CharOverride-1">nulla rilevando che in un successivo momento tale consenso potrebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">poi essere manifestato. Per converso, ove l’intenzione di licenziare, </hi><hi rend="CharOverride-1">ossia di cessare il rapporto senza il consenso del prestatore, </hi><hi rend="CharOverride-1">non venga mai esternata, poiché il datore si limita ad </hi><hi rend="CharOverride-1">assumere iniziative volte alla continuazione del rapporto (es. la modifica </hi><hi rend="CharOverride-1">di un elemento, anche essenziale), si verserebbe in ipotesi di «</hi><hi rend="CharOverride-1">cessazione assimilata».</hi></p></div><div><head><hi>6. Osservazioni conclusive</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La disamina intorno alla nozione di licenziamento collettivo ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> consentito di mettere a fuoco una fra le questioni che</hi><hi rend="CharOverride-1"> maggiormente insidiano la razionalità di fondo del sistema delineato dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> l. n. 223/91, ingenerando altresì incertezza applicativa, come reso</hi><hi rend="CharOverride-1"> evidente dalle soluzioni ondivaghe proposte dalla giurisprudenza di legittimità e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di merito.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sembra che la normativa abbia resistito in maniera</hi><hi rend="CharOverride-1"> accettabile ai profondi mutamenti del panorama socio-economico, anche grazie</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’opera meritoria della giurisprudenza e ad alcuni ritocchi legislativi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma al momento attuale occorrerebbe un ulteriore intervento di </hi><hi rend="CharOverride-1">aggiustamento. Non tutte le aporie registrate sono infatti superabili per </hi><hi rend="CharOverride-1">via esegetica, abbandonando orientamenti poco convincenti, come quelli criticati in </hi><hi rend="CharOverride-1">merito alla nozione su cui si è puntato il fuoco </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’analisi nel presente scritto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per il soddisfacente scioglimento di </hi><hi rend="CharOverride-1">alcuni dei nodi problematici non ancora risolti appare necessario che </hi><hi rend="CharOverride-1">il legislatore si determini a intervenire, facendo buon governo di </hi><hi rend="CharOverride-1">quell’approccio volto a promuovere un equilibrato bilanciamento di forze </hi><hi rend="CharOverride-1">(Del Punta 1997, 11) che fu proprio della riforma del ’91 e che consentirebbe – attraverso il reciproco </hi><hi rend="CharOverride-1">e pertanto compromissorio contemperamento fra le esigenze di tutela dei </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori e le ragioni dell’impresa – di prendere in carico </hi><hi rend="CharOverride-1">anche fenomeni fino ad ora sprovvisti di una specifica regolamentazione. </hi><hi rend="CharOverride-1">È infatti evidente il tentativo delle corti di estendere l’</hi><hi rend="CharOverride-1">ambito di applicazione delle procedure di informazione e consultazione anche </hi><hi rend="CharOverride-1">verso fenomeni «altri», che ad oggi restano esclusi dall’obbligo </hi><hi rend="CharOverride-1">del confronto sindacale. Purtuttavia, non si ritiene condivisibile che un </hi><hi rend="CharOverride-1">tale obiettivo possa essere ottenuto forzando l’interpretazione del dato </hi><hi rend="CharOverride-1">testuale, e in specie della nozione di licenziamento. Se è </hi><hi rend="CharOverride-1">emersa, come messo in luce da alcune delle sentenze citate, </hi><hi rend="CharOverride-1">la necessità di disciplinare con norme apposite i trasferimenti collettivi, </hi><hi rend="CharOverride-1">non può pensarsi di estendere a essi la disciplina </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">l. n. 223/91 solo perché trattasi di «modifiche sostanziali» di un elemento essenziale del rapporto</hi><hi rend="CharOverride-1">. La legge sui licenziamenti collettivi è pensata per governare cessazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> di personale volute dall’imprenditore e non atti che sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> adottati, spesso non solo formalmente, con l’opposto fine di</hi><hi rend="CharOverride-1"> conservare i posti di lavoro. È, insomma, il legislatore e</hi><hi rend="CharOverride-1"> non i giudici, con i pur meritori tentativi noti nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> dibattito</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="export_82_975-989.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che deve occuparsi di approntare nuove regole di </hi><hi rend="CharOverride-1">partecipazione e informazione congiunta atte a presidiare fenomeni per i </hi><hi rend="CharOverride-1">quali ancora non è previsto alcun obbligo legale di coinvolgimento </hi><hi rend="CharOverride-1">degli attori collettivi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’auspicio che si può formulare è </hi><hi rend="CharOverride-1">che qualsiasi intervento di riordino sia coltivato nel segno di quella </hi><hi rend="CharOverride-1">razionalità di sintesi più volte predicata da Riccardo Del Punta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Vallauri 2024, 241 sgg.)</hi><hi rend="CharOverride-1">, senza la quale ogni soluzione immaginata e attuata corre il</hi><hi rend="CharOverride-1"> rischio di rivelarsi pericolosamente precaria.</hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alessi, C. </hi><hi rend="CharOverride-1">1995. “Il licenziamento collettivo per riduzione di personale: fattispecie e </hi><hi rend="CharOverride-1">disciplina.” </hi><hi rend="italic">Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> I: 225 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ballestrero, M.V. 1985. </hi><hi rend="italic">Cassa </hi><hi rend="italic">integrazione e contratto di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carabelli, U. 1990. </hi><hi rend="italic">Crisi, impresa, lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: Cacucci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carabelli, U. 1994. “I licenziamenti per riduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di personale.” </hi><hi rend="italic">Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 236 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carabelli, U., e S. Giubboni. 2013.</hi><hi rend="CharOverride-1"> “Il licenziamento collettivo.” In </hi><hi rend="italic">Flessibilità e tutele nel lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di P. Chieco. Bari: Cacucci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Corti, M. 2020. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Applicazione della disciplina dei licenziamenti collettivi: conta anche la risoluzione consensuale a seguito di una modifica sostanziale delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> condizioni di lavoro, disposta unilateralmente dal datore.” </hi><hi rend="italic">Diritto delle relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> IV: 1154</hi><hi rend="CharOverride-1"> sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">D’Antona</hi><hi rend="CharOverride-1">, M. 1992. “I licenziamenti per riduzione di personale nella L</hi><hi rend="CharOverride-1">. 223/91.” </hi><hi rend="italic">D&amp;L: Rivista critica di diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, 317-24.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 1983. “I licenziamenti collettivi per riduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> personale</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic">Giustizia Civile</hi><hi rend="CharOverride-1"> II: 55 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, R. 1993. “I licenziamenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> collettivi.” In </hi><hi rend="italic">La nuova cassa integrazione guadagni e la mobilità</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di M. Papaleoni, R. Del Punta, e M. Mariani, 241. Padova: Cedam.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, </hi><hi rend="CharOverride-1">R. 1997. “La legge n. 223/1991 e i licenziamenti </hi><hi rend="CharOverride-1">collettivi: un primo bilancio teorico.” </hi><hi rend="italic">Quaderni di diritto del lavoro e delle relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 9 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Galantino, L. </hi><hi rend="CharOverride-1">1984. </hi><hi rend="italic">I licenziamenti collettivi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Giuffrè.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gambacciani, M. 2017. </hi><hi rend="italic">Impresa </hi><hi rend="italic">e lavoro: il nuovo bilanciamento nei licenziamenti collettivi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Roma </hi><hi rend="CharOverride-1">Tre-Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gaudio, G. 2022. “Licenziamenti collettivi: la nozione di «</hi><hi rend="CharOverride-1">licenziamento» nel dialogo tra la Corte di Giustizia e la Corte di Cassazione.” </hi><hi rend="italic">Labor</hi><hi rend="CharOverride-1"> I: 55 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Giubboni, S., e A. Colavita. 2015. “I licenziamenti collettivi dopo </hi><hi rend="CharOverride-1">le controriforme.” </hi><hi rend="italic">Questione Giustizia</hi><hi rend="CharOverride-1"> III.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzotta, O. 2012. “Licenziamento collettivo.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> In </hi><hi rend="italic">Enciclopedia del diritto. Annali</hi><hi rend="CharOverride-1">, V, 769-71. 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Napoli: Jovene.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Montuschi, L. 1991. “Mobilità e licenziamenti: primi appunti ricostruttivi </hi><hi rend="CharOverride-1">ed esegetici in margine alla l. n. 223 del 23 </hi><hi rend="CharOverride-1">luglio 1991.” </hi><hi rend="italic">Rivista italiana di diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> II: 413 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Muratori, L.A. 1756. </hi><hi rend="italic">Delle riflessioni sopra il buon gusto nelle scienze e nelle </hi><hi rend="italic">arti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Venezia: Presso Guglielmo Zerletti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Natullo, G. 2004. </hi><hi rend="italic">Il licenziamento collettivo. </hi><hi rend="italic">Interessi, procedure, tutele</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Natullo, G. 2020. “Sub artt. </hi><hi rend="CharOverride-1">4, 5, 17, 24, l. 23 luglio 1991, n. 223.</hi><hi rend="CharOverride-1">” In </hi><hi rend="italic">Codice commentato del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di R. Del Punta e F. Scarpelli. </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Wolters Kluwer.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Renzi, S. 2017. “Licenziamento collettivo: in caso </hi><hi rend="CharOverride-1">di inadeguata comunicazione delle modalità applicative dei criteri di scelta, </hi><hi rend="CharOverride-1">il vizio resta di natura formale.” </hi><hi rend="italic">Labor</hi><hi rend="CharOverride-1"> II: 177 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scarpelli, F. 1997. “La nozione e il controllo del giudice.” </hi><hi rend="italic">Quaderni di diritto del lavoro e delle relazioni industriali.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spagnuolo Vigorita, L. 1992. “I licenziamenti collettivi per riduzione di </hi><hi rend="CharOverride-1">personale nella recente legge n. 223/91: la fattispecie.” </hi><hi rend="italic">Diritto delle relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">202 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vallauri, M.L. 2024, </hi><hi rend="italic">Un Ricordo di Riccardo Del Punta: studioso e maestro, in Le dimensioni spazio temporali dei lavori – Atti Giornate di studio Aidlass di Campobasso, 25-26 maggio 2023</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: La Tribuna, 441 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vallebona, A. 1992. “Il licenziamento collettivo per riduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di personale.” </hi><hi rend="italic">Massimario di giurisprudenza del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 431 sgg.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Venditti, L. 2016. “Le soglie </hi><hi rend="CharOverride-1">del licenziamento collettivo nella recente giurisprudenza della Corte di Giustizia.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">temilavoro.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> 8, 1.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-033-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Come ben illustrato da Vallauri 2024, 241 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-032-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Dopo la produzione di alcune </hi><hi rend="CharOverride-1">note a sentenza per cui: </hi><hi rend="italic">Ibidem</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove l’A. rammenta </hi><hi rend="CharOverride-1">l’imponente quantità di commenti giurisprudenziali redatti da Del Punta </hi><hi rend="CharOverride-1">fin dall’inizio della propria carriera accademica, negli anni ’82-’</hi><hi rend="CharOverride-1">83.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-031-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sul punto si v. almeno Natullo 2004, 18-22.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-030-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Del Punta 1993, 241. È da</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricordare che il giudizio di Del Punta sulla l. n</hi><hi rend="CharOverride-1">. 223/91 non fosse negativo: anzi, evidenziò che l’intervento</hi><hi rend="CharOverride-1"> dovesse considerarsi meritevole di aver dato sistemazione unitaria alla disciplina</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle riduzioni di personale e spiegò come alcune delle inefficienze</hi><hi rend="CharOverride-1"> funzionali della riforma fossero dovute al «maligno destino» che aveva</hi><hi rend="CharOverride-1"> fatto coincidere l’entrata in vigore della legge con una</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle peggiori fasi recessive del periodo. Il riferimento dell’A</hi><hi rend="CharOverride-1">. è evidentemente alla crisi valutaria del settembre 1992, che colp</hi><hi rend="CharOverride-1">ì in maniera particolarmente grave la lira italiana e la sterlina britannica, con scontate ripercussioni sull’</hi><hi rend="CharOverride-1">economia generale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-029-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il riferimento è alla canzone Addio di Francesco Guccini, pubblicata nell’album Stagioni del 2000.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-028-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sia consentito il riferimento a Renzi 2017.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-027-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si rimanda ad alcuni dei principali testi occupatisi di licenziamenti collettivi </hi><hi rend="CharOverride-1">sotto il vigore degli accordi confederali del 1950 e del </hi><hi rend="CharOverride-1">1965: Carabelli 1990; Galantino 1984. Sul punto v. anche Gambacciani </hi><hi rend="CharOverride-1">2017, 19-20; Mazzotta 2022, 772 sgg.; Miscione 1991, 302; </hi><hi rend="CharOverride-1">Scarpelli 1997, 30.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-026-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. D’Antona 1992, 317-324. Sulla disciplina della cassa integrazione all’epoca vigente, v. Ballestrero 1985.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-025-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ripercorre l’evoluzione del dibattito, dando altresì conto delle voci che hanno sostenuto i due diversi orientamenti e</hi><hi rend="CharOverride-1"> del fatto che la giurisprudenza fosse unanimemente persuasa dell’esistenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> di due fattispecie distinte: Mazzotta 2012, 769-771.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-024-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Fra le </hi><hi rend="CharOverride-1">quali: Alessi 1995; Carabelli 1994; D’Antona 1992; Montuschi 1991;</hi><hi rend="CharOverride-1"> Spagnuolo Vigorita 1992; Vallebona 1992.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-023-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per maggiori riferimenti si v. Natullo 2020, 1364. Sul punto cfr. anche Giubboni, Colavita 2015, 31-32.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-022-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Carabelli, Giubboni 2013, secondo </hi><hi rend="CharOverride-1">i quali l’ipotesi </hi><hi rend="italic">ex</hi><hi rend="CharOverride-1"> art. 4, l. n. 223/1991 </hi><hi rend="CharOverride-1">è ormai «assorbita all’interno dell’unica fattispecie del licenziamento collettivo, presentandosi così come una speciale figura </hi><hi rend="CharOverride-1">del medesimo».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-021-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">C. giust., 11 novembre 2015, causa C</hi><hi rend="CharOverride-1">-422/14, </hi><hi rend="italic">Pujante Rivera</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Rivista Italia di Diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2016, II, 699</hi><hi rend="CharOverride-1">, con nota di A. Riefoli, </hi><hi rend="italic">I presupposti di applicabilità della</hi><hi rend="italic"> disciplina dei licenziamenti collettivi al vaglio della Corte di giustizia</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-020-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Riassume e commenta i termini della questione in </hi><hi rend="CharOverride-1">maniera più diffusa di quanto sia possibile nella presente sede: </hi><hi rend="CharOverride-1">Gaudio 2022.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-019-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Questo, infatti, rappresenta ad avviso di chi</hi><hi rend="CharOverride-1"> scrive l’unico elemento discretivo cui poter affidare con un</hi><hi rend="CharOverride-1"> sufficiente grado di certezza la distinzione tra licenziamenti e cessazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> assimilate. Si v. </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1"> per lo sviluppo del ragionamento.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-018-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Real Decreto Legislativo 23 ottobre 2015, n. 2.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-017-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Più</hi><hi rend="CharOverride-1"> specificamente, l’art. 41 dello «</hi><hi rend="italic">Estatuto de los trabajadores</hi><hi rend="CharOverride-1">» dispone</hi><hi rend="CharOverride-1"> che ove siano state disposte modifiche sostanziali delle condizioni di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, «si el trabajador resultase perjudicado por la modificación sustancial</hi><hi rend="CharOverride-1"> tendrá derecho a rescindir su contrato y percibir una indemnizació</hi><hi rend="CharOverride-1">n».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-016-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">C. giust., 21 settembre 2017, C-429/16, </hi><hi rend="italic">Ciupa e a.</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-015-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">C. giust., </hi><hi rend="CharOverride-1">21 settembre 2017, C-149/16, </hi><hi rend="italic">Socha e a.</hi><hi rend="CharOverride-1">, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-014-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cass., 20 luglio 2020, n. 15401, in </hi><hi rend="italic">Argomenti di diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2020, 6, 1469 ss., con nota di G. Centamore, </hi><hi rend="italic">La</hi><hi rend="italic"> nozione di «licenziamento» nella disciplina europea e nazionale dei licenziamenti</hi><hi rend="italic"> collettivi: un deciso cambiamento di indirizzo nella giurisprudenza della Cassazione</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-013-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">C. giust., 11 novembre 2015, causa C-422/14, </hi><hi rend="italic">Pujante Rivera</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-012-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Soprattutto ai punti da 5.1 a 5.3.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-011-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In specie v. punto </hi><hi rend="CharOverride-1">30 di C. giust., 21 settembre 2017, C-429/16, </hi><hi rend="italic">Ciupa e a.</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-010-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">È la stessa giurisprudenza – citata nella nota immediatamente successiva – a utilizzare il termine «tecnico</hi><hi rend="CharOverride-1">» per qualificare il licenziamento in senso stretto e distinguerlo da</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualunque altro tipo di cessazione del rapporto determinata (anche o</hi><hi rend="CharOverride-1"> unicamente) da una scelta del lavoratore, come accade nelle ipotesi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di dimissioni, risoluzioni concordate, o prepensionamenti. Secondo tali letture, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> ormai appaiono superate, non sarebbe stato consentito parificare al licenziamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> tali diverse forme risolutorie del rapporto, anche ove esse fossero</hi><hi rend="CharOverride-1"> da ricondursi alla medesima operazione di riduzione delle eccedenze della</hi><hi rend="CharOverride-1"> forza lavoro giustificante il ricorso ai licenziamenti.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-009-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cass., </hi><hi rend="CharOverride-1">16 ottobre 2000, n. 13751, in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">; Cass., 25 ottobre </hi><hi rend="CharOverride-1">2000, n. 14079, in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">; Cass., 6 novembre 2001, n. </hi><hi rend="CharOverride-1">13714, in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">; Cass., 17 ottobre 2002, n. 14736, in </hi><hi rend="italic">Rivisita italiana di diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2003, II, p. 133 ss., con nota di P. Ichino, </hi><hi rend="italic">Due questioni in materia di</hi><hi rend="italic"> estensione del campo di applicazione della disciplina dei licenziamenti collettivi</hi><hi rend="CharOverride-1">; Cass., 9 agosto 2003, n. 12037, in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">; Cass., 23</hi><hi rend="CharOverride-1"> giugno 2006, n. 14638, in </hi><hi rend="italic">Rivisita italiana di diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2007, II, p. 425</hi><hi rend="CharOverride-1"> ss., con nota di M. Carusone, </hi><hi rend="italic">Non computabilità delle dimissioni</hi><hi rend="italic"> incentivate ai fini della soglia numerica del licenziamento collettivo</hi><hi rend="CharOverride-1">; Cass</hi><hi rend="CharOverride-1">., 22 gennaio 2007, n. 1334, in </hi><hi rend="italic">Giurisprudenza Italiana</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2007, XII, p</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2720, con nota di C. Faleri, </hi><hi rend="italic">Licenziamenti collettivi e determinazione</hi><hi rend="italic"> della soglia numerica: un’ipotesi di erosione delle garanzie procedurali</hi><hi rend="CharOverride-1">; Cass., 29 marzo 2010, n. 7519, in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-008-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cass., 31 maggio 2021, n. 15118, in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-007-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In particolare, in senso adesivo rispetto a Cass., 20 luglio </hi><hi rend="CharOverride-1">2020, n. 15401, cit., e dunque a C. giust., 11 </hi><hi rend="CharOverride-1">novembre 2015, causa C-422/14, cit., si v. T. </hi><hi rend="CharOverride-1">Napoli, 4 gennaio 2022, in </hi><hi rend="italic">Rivista italiana di diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2022, II, p. 204 </hi><hi rend="CharOverride-1">ss., con nota di R. Diamanti, </hi><hi rend="italic">I trasferimenti collettivi tra </hi><hi rend="italic">abuso del diritto e licenziamenti collettivi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Di segno contrario: T. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze, 23 luglio 2021, n. 563, in </hi><hi rend="italic">DeJure</hi><hi rend="CharOverride-1">; T. Pesaro, </hi><hi rend="CharOverride-1">31 gennaio 2024, in </hi><hi rend="italic">Leggi d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-006-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">C. giust</hi><hi rend="CharOverride-1">., 12 ottobre 2004, C-55/02, </hi><hi rend="italic">Commissione c. Repubblica portoghese</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Il foro italiano</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2004, IV, p. 606, con nota di R. Cosio.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-005-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Proseguono le conclusioni </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’Avvocato Generale nei termini che seguono: «Ciò risulta, seppur </hi><hi rend="CharOverride-1">solo indirettamente, dall’ottavo considerando della direttiva, secondo il quale «</hi><hi rend="CharOverride-1">per calcolare il numero di licenziamenti previsti nella definizione di </hi><hi rend="CharOverride-1">licenziamenti collettivi ai sensi della presente direttiva occorre assimilare ai </hi><hi rend="CharOverride-1">licenziamenti altre forme di cessazione del contratto di lavoro per </hi><hi rend="CharOverride-1">iniziativa del datore di lavoro». Dall’aggettivo «altre» interposto tra «</hi><hi rend="CharOverride-1">licenziamenti» e «forme di cessazione del contratto di lavoro per iniziativa del datore di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro» si desume che anche i licenziamenti in senso proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">possono essere caratterizzati dall’iniziativa del datore di lavoro».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-004-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">V. spec. i punti 26, 27, 28 e 32 della</hi><hi rend="CharOverride-1"> sentenza </hi><hi rend="italic">Socha</hi><hi rend="CharOverride-1"> e i punti 29, 30 e 31 della</hi><hi rend="CharOverride-1"> sentenza </hi><hi rend="italic">Ciupa</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-003-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In questi termini anche T. Pesaro, 31 gennaio 2024, cit.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Gaudio 2022, 73 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In particolare la l. n. 236/1993 e il d.lgs. n. 151/1997.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="export_82_975-989.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. T. Napoli, 4 gennaio 2022, cit.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Samuele Renzi, University of Florence, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">samuele.renzi@unifi.it</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Samuele Renzi, <hi rend="italic">La nozione di «licenziamento» e l’applicazione della l. n. 223/91. Un’ipotesi interpretativa in dialogo con Riccardo Del Punta,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8.61</ref>, in William Chiaromonte, Maria Luisa Vallauri (edited by), <hi rend="italic">Trasformazioni, valori e regole del lavoro. Scritti per Riccardo Del Punta</hi>, pp. -16, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0507-8, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0507-8</ref></p></div></div>
      
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</TEI>