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        <title type="main" level="a">Un progetto di ricerca per indagare cosa sanno gli studenti sul fine vita e quali strumenti acquisiscono nel corso degli studi per gestire un corretto rapporto con il paziente</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-1593-6656" type="ORCID">
            <forename>Davide</forename>
            <surname>Orsini</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Siena, Italy</placeName>
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          <persName n="2" ref="https://orcid.org/0000-0002-4375-5003" type="ORCID">
            <forename>Joseph Andrew</forename>
            <surname>Ostenson</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Tennessee at Martin UTM, United States</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>A fianco del paziente</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0480-4</idno>) by </resp>
          <name>Davide Orsini, Margherita Aglianó</name>
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        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0480-4.13</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY-SA 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The authors present a research project in progress between the University of Siena and the University of Tennessee at Martin, through which they investigate the knowledge of students of the Medical course and of the Health Professions courses on the relationship with the patient at the end of life. The information that will derive from the research project will be used in order to improve university curricula and consequently the future professionalism of these doctors and health professionals.</p>
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            <item>Medical Humanities</item>
            <item>Medical Education</item>
            <item>Supportive Care</item>
            <item>Good Death</item>
            <item>Ethics</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0480-4.13<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0480-4.13" /></p>
      <p rend="h1_chapter">Un progetto di ricerca per indagare cosa sanno <lb/>gli studenti sul fine vita e quali strumenti acquisiscono nel corso degli studi per gestire un corretto rapporto con il paziente</p><p rend="h1_author ParaOverride-1"><hi rend="CharOverride-1">Davide Orsini, Joseph A. Ostenson</hi></p><p rend="text">Gli interventi presenti in questo volume hanno ampiamente affrontato il tema del rapporto con il paziente anche nel fine vita e più volte è stata evidenziata la necessità di una specifica e attenta formazione degli studenti di medicina e delle professioni sanitarie. </p><p rend="text">Intervenire sui piani di studio è cosa rilevante e impegnativa e necessita di una approfondita valutazione: la riflessione sulle Medical Humanities proposta nel capitolo precedente da Giovanni Boniolo, Raffaella Campaner e Valentina Gazzaniga ne dà ampia testimonianza. </p><p rend="text">A latere di queste valutazioni ci è sembrato utile indagare cosa pensano gli studenti di tutto questo. È <hi >nato così il </hi><hi >progetto di ricerca </hi><hi rend="italic" >A comparative study on the relationship between healthcare professionals and patients and on end-of-life care in the United States of America and Italy</hi><hi > in essere tra l’Università di Siena e la University of Tennessee at Martin (Principal Investigator Davide Orsini). </hi></p><p rend="text">Nel 2022, durante il soggiorno di un gruppo di studenti universitari americani a Siena per seguire alcuni corsi presso l’Università di Siena abbiamo iniziato a riflettere su cosa in realtà gli studenti universitari conoscono sulle questioni del fine vita e quanto sono attratti da tali tematiche. Ci ha interessato anche capire se ci sono differenze, ed eventualmente quali, tra ciò che pensano gli studenti italiani e quelli americani: la cultura, la normativa e più in generale il modo di affrontare le problematiche sul rapporto con il paziente sono infatti assai diversi nei due Paesi. </p><p rend="text">Il progetto ha preso forma grazie a un costante confronto con Joseph A. Ostenson, docente di Psicologia presso la University of Tennessee at Martin. </p><p rend="text">L’idea iniziale è derivata dai percorsi formativi che prendono origine dalle collezioni storiche del Museo di Strumentaria medica dell’Università di Siena e hanno l’obiettivo di inserire nella Medical Education conoscenze e competenze utili a migliorare il rapporto tra paziente e medico/operatore sanitario. Nello specifico il progetto ha preso spunto dalla ricca collezione di respiratori e ventilatori storici, precursori di quelli utilizzati oggi nei reparti di terapia intensiva e conosciuti dalla gran parte della popolazione durante la pandemia di Covid 19, nonché dalla strumentazione riconducibile alle figure professionali del medico condotto e dell’infermiere.</p><p rend="text">Nel proporre tali percorsi formativi agli studenti si è osservato che la loro idea di medicina, di cura e di rapporto con il paziente – soprattutto per quanto riguarda il fine vita – è in parte disallineata rispetto a quella presentata in tali esperienze museali. Si è quindi cercato di comprenderne le cause e in particolare quali siano le conoscenze e le informazioni che gli studenti hanno su questi temi e se l’Università offra, a loro dire, una preparazione completa e utile per affrontare le problematiche relazionali con il paziente. </p><p rend="text">Un progetto di ricerca che produca uno studio comparativo tra la situazione italiana e quella degli Stati Uniti d’America sul rapporto medico-operatore sanitario/paziente in situazioni di particolare gravità/cronicità delle condizioni del malato e nel fine vita non può assolutamente prescindere dall’analisi dei principi alla base del sistema sanitario nazionale italiano e di quello nord americano e della formazione medica, infermieristica e delle professioni sanitarie, confrontando i diversi stili e approcci di insegnamento tra le Università statunitensi e quelle italiane. Deve inoltre analizzare il rapporto paziente/medico-operatore sanitario nella pratica clinica degli ospedali americani e italiani, con l’obiettivo di individuare proposte didattiche innovative che tengano conto dell’importanza degli aspetti comunicativi, psicologici, etici e narrativi. Infine è utile approfondire la conoscenza dell’evoluzione storica dei concetti di malattia e cura e del rapporto tra medico, infermiere e assistente sanitario e paziente sia in ambito europeo che nord americano, rappresentando tale conoscenza la base per un sempre più corretto approccio in questa relazione.  </p><p rend="text">Il Progetto è pertanto finalizzato ad acquisire, attraverso la predisposizione e la somministrazione di questionari <hi rend="italic">ad hoc</hi>, informazioni sulle conoscenze che gli studenti dei corsi di Medicina e Chirurgia, Infermieristica e Professioni sanitarie hanno sulla relazione con il paziente cronico e in fine vita, e la reale opinione degli stessi studenti hanno sull’importanza della presenza di discipline umanistiche nei curricula formativi al fine di preparare i futuri professionisti a un miglior rapporto con i pazienti. </p><p rend="text">Sulla base dei risultati dei questionari il progetto prevede la possibilità di proporre percorsi innovativi nella formazione dei sanitari alla relazione con il paziente, con la possibilità di acquisire competenze anche umanistiche che possano affiancarsi ai principi della Evidence Based Medicine. Infatti, se la Evidence Based Medicine ha favorito lo sviluppo di linee guida per la gestione delle patologie, la misurazione dell’efficacia terapeutica, della qualità della vita e degli <hi rend="italic">outcomes</hi> del paziente, il rapporto tra medico-operatore sanitario e paziente rimane una relazione umana basata sulla fiducia, sulla libertà di scelta e sull’individuazione e condivisione delle rispettive autonomie e responsabilità.  </p><p rend="text">In quest’ottica si pone la proposta di percorsi didattici tesi a migliorare il rapporto con il paziente prendendo spunto dalla storia dei beni culturali presenti nei musei di storia della medicina. Tale approccio è infatti in grado di sviluppare le capacità di osservazione, l’ascolto, l’empatia, il pensiero critico e la tolleranza del relativismo del sapere medico nel tempo.</p><p rend="text">Nell’ambito del Progetto tra l’Università di Siena e la University of Tennessee rientrano anche occasioni di formazione e di divulgazione.  </p><p rend="text">Negli ultimi due anni abbiamo proposto un corso opzionale dal titolo <hi rend="italic">Good death. L’etica di fine vita e il ruolo del medico e dei professionisti sanitari nel prendersi cura del paziente nel fine vita</hi>, rivolto agli studenti dei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e delle Professioni sanitarie dell’Università di Siena. </p><p rend="text">Il corso affronta la tematica del rapporto tra medico/operatore sanitario e paziente che viene accompagnato negli ultimi giorni di vita, fino alla morte. L’odierno approccio medico-scientifico porta spesso a valutare la morte di un paziente come una sconfitta del professionista sanitario, senza invece tener conto dell’importanza della <hi rend="italic">Supportive Care</hi>, che comprende il sostegno fisico, psicologico, sociale e spirituale per i pazienti e le loro famiglie e vuole assicurare al malato la qualità degli ultimi giorni e momenti di vita, individuando i suoi specifici bisogni e fornendo la migliore e più adeguata assistenza.</p><p rend="text">L’approccio al paziente presentato in questo corso rappresenta un’evoluzione della medicina chiamata al compito gravoso ma ineluttabile di conciliare il progresso biomolecolare e lo sviluppo tecnologico con il recupero di una visione della cura e di chi è curato orientata alla complessità.</p><p rend="text">Attraverso le Medical Humanities, introducendo anche competenze umanistiche, il corso prende in considerazione – oltre alla possibilità di supporto attraverso cure palliative per una morte non sofferta – tutte quelle dinamiche cliniche e relazionali necessarie nel campo del fine vita a garantire dignità e rispetto al paziente, oltre a supportare la famiglia nell’accettazione della morte e nell’elaborazione del lutto.</p><p rend="text">Accanto alle lezioni del docente sono state portate testimonianze da parte di professionisti sanitari, specialisti di anestesiologia, di malattie respiratore, di oncologia, di terapie palliative, ma anche di psicologi, bioeticisti, filosofi della scienza, storici della medicina, medici legali, così da dare agli studenti una lettura transdisciplinare del tema del rapporto con il paziente. Circa 600 ragazze e ragazzi hanno frequentato le due edizioni del corso, evidenziando da una parte l’interesse verso tali tematiche e dall’altro una mancanza nel corso di studi che speriamo di colmare presto. </p><p rend="text">Grazie agli studi che stiamo portando avanti nell’ambito del suddetto Progetto è stato inoltre interessante partecipare, in occasione di Bright 2023 La notte delle ricercatrici e dei ricercatori, al dibattito <hi rend="italic">Umanizzazione delle cure: non solo macchine, ma anche persone</hi>, i cui interventi sono riportati in questo stesso volume, e continuare a farlo nelle iniziative che sullo stesso tema l’Università di Siena organizza tra le attività di Terza Missione, per una diffusione sempre maggiore di questi temi nella società. </p>
      
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