<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Natura e paesaggio nei testi del Medioevo volgare (note a margine)</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-0101-7379" type="ORCID">
            <forename>Eugenio</forename>
            <surname>Burgio</surname>
            <placeName type="affiliation">Ca' Foscari University of Venice, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>&lt;i&gt;Hic abundant leones&lt;/i&gt;. Uomo e natura nei testi mediolatini e romanzi </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0602-0</idno>) by </resp>
          <name>Caterina Bellenzier, Carolina Borrelli, Matteo Cesena, Giandomenico Tripodi</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.03</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY-SA 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The essay proposes some general reflections on description as a mode of representing nature in medieval vernacular texts, and on the correlation between its phenomenology and the so-called 'natural feeling' in 'mentalities' between the 12th and 15th centuries.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Natural feeling</item>
            <item>Landskaap</item>
            <item>Georg Simmel</item>
            <item>Middle Ages</item>
            <item>Romance Philology</item>
            <item>Chansons de geste</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.03<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.03" /></p>
      <p rend="h1_chapter" ><hi>Natura e paesaggio nei testi del Medioevo volgare (note a margine)</hi></p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Eugenio Burgio</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-1">1. Vorrei proporre, come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ouverture </hi><hi rend="CharOverride-1">in un convegno dedicato a «uomo e natura» nei testi mediolatini e romanzi, alcune riflessioni generalissime (e probabilmente non nuove) sulla relazione fra i due termini entro il perimetro della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Christianitas </hi><hi rend="CharOverride-1">bassomedievale; vorrei provare a ‘forzare’ il limite del segmento bidirezionale (dell’andata e ritorno fra soggetto / uomo e oggetto / natura)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-035">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> verso uno schema triangolare che tenga conto delle forme semiotiche storicamente date che costituiscono la fenomenologia immaginale della relazione fra uomo e natura: forme che sono, per il Soggetto, sia prodotto di quella relazione sia strumento della sua comprensione / definizione: la descrizione nei testi, il «paesaggio» nelle immagini (materiali e mentali). Per iniziare, alcuni punti di carattere generale.</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La natura è una totalità interdipendente senza soluzioni di continuità, le cui leggi indifferenti non concedono a nessuna parte un accento fondato sulla sua fattualità, anzi nemmeno un’esistenza oggettivamente delimitata nei confronti delle altre (Simmel 1911-12, 90).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla percezione dell’uomo, aggiunge Simmel, pertiene l’elaborazione immaginale di ciò che chiamiamo «natura», elaborazione che nutre le nostre reazioni estetiche, emotive, cognitive di fronte ad essa: «che il bello naturale sia “felice in sé stesso” è giustificabile soltanto come finzione poetica […] non vi è in esso alcun’altra felicità se non quella che provoca in noi». In un saggio giustamente celebre, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Filosofia del paesaggio,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Simmel (1913, 57-58) riconduce l’elaborazione immaginale alla nozione di «paesaggio», segnalando come tra le immagini mentali dell’individuo e quelle materiali dell’artista non ci sia differenza funzionale:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">il paesaggio come opera d’arte sorge come continuazione, intensificazione e purificazione del processo in cui il paesaggio, nel senso linguistico abituale, sorge in tutti noi dalla mera impressione di singole cose della natura. Quel che fa l’artista: delimitare nella corrente caotica e nell’infinità del mondo immediatamente dato una parte, concepirla e formarla come un’unità, che ora trova il proprio senso in sé stessa, tagliando i fili che la collegano al mondo e riallacciandoli nel proprio punto centrale – proprio questo facciamo anche noi, in misura minore e con meno coerenza, in modo frammentario e con limiti incerti, non appena invece di un prato, di una casa, di un ruscello, di un movimento delle nuvole, vediamo un «paesaggio» (Simmel 1913, 57-58).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Paesaggio è una parola sporca. Paesaggio è là dove finisce la natura», diceva Ansel Adams (cit. in Ghirri 1988, 215): un lemma bifronte nel cui etimo le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">res t</hi><hi rend="CharOverride-1">rascorrono in un’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ars.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il nederlandese </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Landskaap,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che indica il territorio reale (cfr. il ted. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Landschaft)</hi><hi rend="CharOverride-1">, fu usato nel XV secolo per nominare la raffigurazione pittorica della natura; nella variante francese </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Paysage </hi><hi rend="CharOverride-1">(fine XV sec.) passò nelle altre lingue romanze (Meschiari 2008, 53; D’Angelo 2021, 74 n. 1). Siamo al ‘ritaglio’ nel continuum naturale – prospettato da Simmel come atto sensibile specifico – che si fa ‘retorica della visione’:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">è, in genere, una costruzione culturale, non è un oggetto fisico, né va confuso con l’ambiente naturale e neppure con il territorio o il paese. Il paesaggio appartiene all’ordine dell’immagine, sia essa mentale, verbale, inscritta su una tela o realizzata sul territorio (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">in visu </hi><hi rend="CharOverride-1">o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in situ)</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Besse 2000, 75).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Com’è normale nei processi culturali, l’immagine materiale (il visibile naturale ‘ridotto’ nei limiti di una cornice) influenza quelle mentali, e quindi la rappresentazione come atto intellettuale, in una circolarità infinita di azione (le immagini mentali poi nutrono quelle materiali: la difficoltà sta nell’‘afferrare’ forme e contenuti delle prima a partire dalle seconde – cfr. Augé 1997). Insomma, «Paesaggio» è innanzitutto un oggetto immaginale inscritto nel circolo della Modernità: una «civilisation paysagère», (Berque 1995, 7) che si nutrì di una rappresentazione del naturale normata da una retorica visiva e che, dalla fine del XVIII secolo, celebrò la bellezza dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">horridum </hi><hi rend="CharOverride-1">come stigma ‘naturale’ del Sublime (Berque 1995, 105-30; Bodei 2008); d’altra parte (e uscendo dalle maglie strette della cronologia), si può riconoscere che il carattere artificiale della nozione è l’esito «d’une culture qui redéfinit perpétuellement sa relation avec la nature»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-034">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, e che dunque ogni cultura possiede il suo ‘paesaggio’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-033">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo quadro teorico, disegnato molto alla spiccia, possiamo collocare la questione che ci interessa, strettamente connessa al fatto che ci occupiamo di oggetti culturali e delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mentalités </hi><hi rend="CharOverride-1">che vi si intravvedono: quale ‘paesaggio’, cioè quale rappresentazione o retorica rappresentativa (e quindi quale investimento di valore) della natura emerge dai prodotti dell’immaginazione medievale? Sarebbe ingenuo presumere qui di riuscire ad abbozzare una risposta articolata, che si fondi sulla valutazione esaustiva delle immagini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-032">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e dei testi prodotti nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Christianitas </hi><hi rend="CharOverride-1">medievale, oltre che dell’articolazione diacronica delle tecniche, degli stili, dei contenuti. Il terreno su cui ‘giocherò’ le mie riflessioni è quello del potere figurativo del linguaggio (Careri 2004), e dei modi attivati nei testi volgari fra XI e XIV secolo per ‘rappresentare’ la natura attraverso la descrizione. Devo subito precisare che la strumentazione teorica disponibile si è affinata su un corpo ben diverso da quello medievale, la grande narrativa borghese tra XVII e XIX secolo (con una predilezione per il «Realismo» ottocentesco, e per la sua ambizione alla intelligibilità ‘totale’ della connessione fra i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">realia)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-031">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, a fronte della marginalità della descrizione nella riflessione retorica </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ancien régime </hi><hi rend="CharOverride-1">(dalla tradizione greco-latina in poi), che la considerava un’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ancilla narrationis </hi><hi rend="CharOverride-1">(come tale riconducibile al dominio dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">amplificatio,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dunque dell’esornativo), difficilmente inquadrabile in una serie ordinata di pratiche linguistiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-030">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Particolarmente utili mi sembrano, per il nostro scopo, le analisi di Philippe Hamon (1972; 1981); e anche se il suo sforzo di definire un «Descrittivo» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Descriptif)</hi><hi rend="CharOverride-1"> come regime testuale autonomo e complementare al «Narrativo» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Narratif)</hi><hi rend="CharOverride-1"> non convince tutti gli studiosi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-029">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, trovo del tutto produttiva la sua impostazione, che riconduce la descrizione, nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">inventio </hi><hi rend="CharOverride-1">letteraria (e più generalmente testuale), al lessico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-028">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> come ‘etichetta’ dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">realia:</hi><hi rend="CharOverride-1"> «descrivere significa quasi sempre attualizzare un paradigma latente, sotteso da un sapere referenziale sul mondo», sicché «ogni descrizione si presenta […] come un insieme lessicale metonimicamente omogeneo, e la sua ampiezza dipende dal vocabolario di cui dispone, non dal grado di complessità della realtà stessa» (Hamon 1972, 67 e 71).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">2. Sarà inevitabile procedere per tagli grossolani, e carotaggi isolati ma, ci si illude, esemplari; volendo poi individuare delle linee di faglia nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">continuum </hi><hi rend="CharOverride-1">naturale di cui si ritrovi traccia nelle forme di rappresentazione mi pare che un primo punto di percussione sia negli esiti della radice indeuropea *</hi><hi rend="CharOverride-3">ǵ</hi><hi rend="CharOverride-4">h</hi><hi rend="CharOverride-5">er</hi><hi rend="CharOverride-1">-, «recintare uno spazio», in quelli romanzi del lt. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">hortus </hi><hi rend="CharOverride-1">e nei lessemi affini all’antico alto-tedesco </hi><hi rend="italic CharOverride-1">gart (</hi><hi rend="CharOverride-1">tra cui il francese </hi><hi rend="italic CharOverride-1">jardin,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e le sue varianti romanze)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-027">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: che sia destinato all’economico (l’orto) o all’estetico (il giardino), lo spazio recintato si distingue da quello ‘naturale’ perché segnato, ordinato dall’azione umana: il continuum indistinto è reso discreto e distinguibile. È la stessa distinzione che si riconosce nell’etimo del lemma </hi><hi rend="italic CharOverride-1">desertum </hi><hi rend="CharOverride-1">e delle sue forme romanze (l’it. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">deserto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> il fr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">desert,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ecc. – </hi><hi rend="italic CharOverride-1">REW:</hi><hi rend="CharOverride-1"> n. 2592), che indicano innanzitutto un terreno selvatico e disabitato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-026">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: il verbo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sero </hi><hi rend="CharOverride-1">«seminare, coltivare». Siamo di fronte a uno elementare schema classificatorio (transculturale), un metalinguaggio binario che ‘ritaglia’ (recinta) e organizza lo spazio esterno al corpo a partire dalla sua esperienza nel reale: intorno a esso lo spazio ordinato e controllato dalla sua azione, al di fuori, lo spazio indefinito del non umano, del selvatico – un ‘meno naturale’ (o IN) e un ‘più naturale’ (o ES, secondo Lotman 1969). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Partiamo dunque da questa opposizione; il nostro movimento procede dall’esterno all’interno, da </hi><hi rend="italic CharOverride-1">the Wild v</hi><hi rend="CharOverride-1">erso il recinto. Sull’appercezione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">desertum </hi><hi rend="CharOverride-1">nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">litterae </hi><hi rend="CharOverride-1">volgari cadono in taglio le osservazioni di Aron J. Gurevič [(1972), 1982, 63]:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Quando nella letteratura medievale il discorso cade sulla natura, le sue descrizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">sono prive di particolarità locali, appaiono banali e convenzionali. Applicato all’epica ciò è esatto. Per esempio, nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chanson de Roland </hi><hi rend="CharOverride-1">la natura non ha un ruolo autonomo. Le menzioni delle stelle, del sole, del giorno, dell’aurora non costituiscono nulla più di reiterate banalità. I campi, le erbe, gli alberi, le rupi, le gole sono ricordati esclusivamente in rapporto alle azioni degli eroi dell’epica cavalleresca […]. Gli eroi dell’epica cavalleresca sono ‘figure in un deserto’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il giudizio è </hi><hi rend="italic CharOverride-1">tranchant </hi><hi rend="CharOverride-1">(«descrizioni banali e convenzionali»), ma in sostanza esatto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-025">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le descrizioni </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in the Wild d</hi><hi rend="CharOverride-1">el </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Roland </hi><hi rend="CharOverride-1">si riducono, nella più parte dei casi (a) alla pura nominazione dell’elemento naturale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-024">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, (b) o al sintagma ‘determinante + determinato’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-023">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che si connettono (per nesso preposizionale) all’azione di un personaggio, definendone il contesto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-022">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; le notazioni più ampie (almeno 2 versi, mai più di 4-5) hanno più spesso funzione sintattica (funzionano da stacco narrativo, in inizio di lassa) che descrittiva (Fassanelli 2003)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-021">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo spoglio di altre </hi><hi rend="italic CharOverride-1">chansons de geste </hi><hi rend="CharOverride-1">non darebbe risultati molto diversi; e va segnalato che tale povertà descrittiva si ritrova pure fuori di Francia. Mi limiterò a richiamare un episodio celebre del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cantar de mio Cid,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la violenza perpetrata dagli Infanti del Carrión sulle loro mogli, figlie del Cid, durante il viaggio da Valencia alle loro terre; il luogo è il selvaggio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">robredo de Corpes </hi><hi rend="CharOverride-1">(il querceto in cui si accampano la notte, per la presenza di un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vergel,</hi><hi rend="CharOverride-1"> un verziere), alla cui descrizione (aperta da una sicura reminiscenza rolandiana) il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Cantar </hi><hi rend="CharOverride-1">dedica solo 3 versi:</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Entrados son los ifantes  al rrobredo de Corpes,</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">los montes son altos,  las rramas puian con las nués ;</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">¡e las bestias fieras  que andan aderredor !</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Fallaron un vergel  con una linpia fuent</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">…</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">(Acutis 1986, vv. 2697-700)</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">brevitas n</hi><hi rend="CharOverride-1">ella descrizione è un tratto esclusivo dello stile epico e della sua propensione alla formularietà? Non si direbbe, se interroghiamo i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">romans d</hi><hi rend="CharOverride-1">i materia cavalleresca: pare costante, sin dalla «triade antica», una maggiore disponibilità all’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ekphrasis </hi><hi rend="CharOverride-1">di oggetti che alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">descriptio </hi><hi rend="CharOverride-1">di luoghi naturali, ed è regolare l’attitudine – già manifesta nei testi epici – a ridurla a contesto / pretesto dell’azione umana. Ma vediamo qualche caso. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nulla dice Béroul sulla topografia e le caratteristiche della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">forest del Morrois </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui Tristano e Isotta si rifugiano dopo la fuga dai lebbrosi, lasciandosi alle spalle «le plain, et la gaudine» (v. 1274)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-020">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, se non che la prima notte i due «jurent desor un mont. | Or est Tristran si a seür | con s’il fust en chastel o mur» (vv. 1278-80); il solo indizio della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">wildness </hi><hi rend="CharOverride-1">raminga cui gli amanti sono costretti si ricava dall’indicazione del nutrimento procurato da Tristano, che «Au bois se tient, let les plains chans» (v. 1426): «Li pain lor faut : ce est grant deus. </hi><hi rend="CharOverride-1" >| De cers, de biches, de chevreus | Ocist asez par le boscage. | La ou prenent lor herbergage | Font lor cuisine e lor beau feu» (vv. 1427-31). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel celebre episodio di Calogrenant nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Roman de Yvain </hi><hi rend="CharOverride-1">si potrà notare come lo sguardo di Chrétien de Troyes sia molto meno interessato all’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">essart </hi><hi rend="CharOverride-1">che prelude all’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">aventure </hi><hi rend="CharOverride-1">del cavaliere – soltanto citato in v. 277 – che all’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">effictio </hi><hi rend="CharOverride-1">del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vilain,</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutta imbastita di paragoni con animali selvatici (vv. 286-311: una vera descrizione indiretta della sua </hi><hi rend="italic CharOverride-1">wildness)</hi><hi rend="CharOverride-1">, e all’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ekphrasis </hi><hi rend="CharOverride-1">della fontana nella radura (vv. 378-405: che contiene in sé anche la prolessi dell’infrazione al divieto da cui si sviluppa l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">aventure </hi><hi rend="CharOverride-1">e l’intero intreccio dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Yvain)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-019">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E infine. Come si sa, la struttura del romanzo in prosa prevede una serie di ‘quadri’ (le avventure dei cavalieri, costruite alternando segmenti di «sommari» a segmenti di «scene») connessi tra loro da brevi connettivi nei quali i cavalieri si spostano nella foresta; il tipo più frequente è quello di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lancelot,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-5">lxxxvi 14, </hi><hi rend="CharOverride-1">«Atant se met Lancelot en la forest et chevauche tant tout le jour qu’il vint le soir en una valee parfonde»: un’«ellissi» che quasi nulla dice dello spazio naturale, e che ci introduce all’episodio della lunga prigionia del cavaliere nel castello di Morgana, in una stanza in cui, per passare il tempo, Lancelot dipinge sulle pareti tutta la sua biografia amorosa (</hi><hi rend="CharOverride-5">lxxxvi 14-23, lxxxviii 1-5). </hi><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ekphrasis d</hi><hi rend="CharOverride-1">egli affreschi occupa molto più spazio che la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">descriptio </hi><hi rend="CharOverride-1">al grado zero della foresta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-018">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma è condotta in forma narrativa e non descrittiva: dopo il primo Natale di prigionia, dalla finestra Lancelot osserva un uomo che dipinge nella stanza di fronte alla sua le storie di Enea, e decide di imitarlo; gli chiede la strumentazione necessaria e</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">commence a poindre premierement conment sa dame del Lac l’anvoia a cort por estre chevalier nouvel et conment il vint a Kamaalot et conment il fu esbahiz de la grant biauté sa dame, quant il la vit premierement et conment il ala fere secors a la damoisele de Noant. Itex fu la jornee Lancelot […] (Micha 1978-1983,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> p</hi><hi rend="CharOverride-1">ar. 21).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lancelot </hi><hi rend="italic CharOverride-1">racconta </hi><hi rend="CharOverride-1">attraverso l’atto pittorico, perfettamente equivalente all’atto di parola che genera il romanzo: la descrizione si traduce in un racconto, il ‘doppio’ del racconto principale… </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il dominio della rappresentazione di azioni sulla rappresentazione di oggetti e luoghi, e la tendenza a ricondurre tale rappresentazione alle azioni a cui essi ‘costringono’ gli uomini (e dunque l’indifferenza, implicita nella pratica, per l’‘autonomia’ del descrittivo), non sono tratto ‘specifico’ del racconto di invenzione; si ritrovano come processi attivi negli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">itineraria </hi><hi rend="CharOverride-1">latini e volgari dei pellegrini in Terrasanta e nelle relazioni di viaggio in Asia nel XIII e XIV secolo: una tipologia testuale di tipo informativo in cui la parola è referto di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">realia </hi><hi rend="CharOverride-1">che, per la loro stessa esistenza, eccedono le regole dello ‘stile’. Anche qui procedo per campioni esemplari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">(1) I pellegrini in Terrasanta furono molto colpiti dal deserto, e dalla compresenza in esso di zone irrigue e coltivate. Ludolfo di Sudheim, un sacerdote tedesco che fu in Levante fra il 1336 e il 1341, ne parla nel suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De itinere Terre sancte:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Tamen desertum in omnibus locis suis non est aeque aridum, sed valde mirandum est quod, licet rupes eius et montes sint salsissimi, tamen fonticuli effluentes sunt sulcissimi et ad bibendum optimi, et iuxta hos fonticulos sunt gramina et herbae ad huiusmodi viridaria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-017">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic CharOverride-1">Fonticuli ad bibendum optimi:</hi><hi rend="CharOverride-1"> il ‘disumano’ è addomesticato, e ricondotto alla misura dell’azione umana; è lo stesso sentimento che tocca il nobile Ogier VIII d’Anglure, che fu in Terrasanta nel 1395-1396:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Entre ces deux montaignes a une grande valée; en descendant illés est le très bel et très noble jardin que l’en appelle jardin de Moyse, qui tant est noble et bel et long. En cedit jardin peut l’en veoir toutes manières d’arbres tout portans fruit comme autres […] Encore y a dedans cellui jardin fonteines bonnes et belles, par lesquelles il est arrousés et amoitiz ainsi comme par force quant besoing est […] et en vérité, le lieu est si sec et si désert que c’est merveille comment il y peut rien peut estre et les belles fonteines faictes par ordonnance qui y sont, considéré le désert lieu où il est assis</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-016">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">(2) La descrizione più ricca e articolata, a me nota, di un territorio levantino è nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Historia rerum in partibus transmarinis gestarum,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la cronaca degli Stati latini dalla prima Crociata al 1186 redatta da Guglielmo di Tiro, cancelliere del regno di Gerusalemme e finissimo storico. In </hi><hi rend="CharOverride-5">xvii 3 </hi><hi rend="CharOverride-1">la precisione topografica della descrizione di</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">al-ghū</hi><hi rend="italic CharOverride-6">ṭ</hi><hi rend="italic CharOverride-1">a,</hi><hi rend="CharOverride-1"> «l’oasi» che circonda Damasco, è il prologo del racconto dell’assedio di Luigi VII, Corrado III di Svevia e Baldovino II (seconda Crociata: 23-27 luglio 1148), che proprio quella topografia fece fallire:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">[Damascus civitas maxima minoris Syriae] […] est […] in campestribus sita, in agro sterili et arido, nisi quantum aquarum antiquis meatibus deductarum irrigatur beneficio. Fluvius enim a promuntorio descendens vicino, in superioribus illius regionis partibus, canalibus exceptus, ut inde liberius per plana possit deduci, per diversas subjectae regionis partes ad agrorum sterilitatem fecundandam dirigitur; quod vero residuum est, quia copiosas habet aquas, ex utraque ripa pomeria nutrit, arboribus consita fructiferis, juxtaque civitatis murum Orientem versus labitur. […] His ergo tribus exercitibus ordine congruo dispositis, ad urbem castra promovent, accedere contendentes. Est autem civitas ab occidentali parte, unde nostris erat accessus, et a septentrionali pomeriis obsita longe lateque, instar condensorum nemorum et opacarum </hi><hi rend="CharOverride-1">silvarum, ita ut ultra quinque aut amplius milliaria versus Libanum protendantur. </hi><hi rend="CharOverride-1">Et haec eadem, ne dominia fortasse sint in incerto, et ne volentibus passim introire liceat, clausa sunt muro, licet luteo; nam lapidibus regio illa non abundat. Clausa sunt itaque, et secundum hoc quod cuique designatae sunt possessiones, muro hujusmodi vallata, relictis semitis et viis publicis, licet angustis, quibus hortulanis et curam pomeriorum habentibus ad urbem cum jumentis fructus deferentibus perveniatur. Sunt autem haec pomeria urbi pro summo munimine; nam prae densitate et arborum frequentia, et viarum angustiis, videbatur durum et pene impossibile, ut ab ea parte esset transitus urbem adire volentibus (Huygens 1986).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">(3) Per la prima volta in Occidente, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Devisement dou monde </hi><hi rend="CharOverride-1">– resoconto di venticinque anni in Asia trascorsi dal veneziano Marco Polo, messo in scrittura con la collaborazione di Rustichello da Pisa negli anni conclusivi del Duecento – diede notizia del grande deserto di Lop Nur, nello Xinjiang orientale, spazzato da grandi tempeste di sabbia. La descrizione copre il cap. </hi><hi rend="CharOverride-5">lvi</hi><hi rend="CharOverride-1">, in cui si riconoscono due grandi nuclei semantici: (a) informazioni corografiche finalizzate al suo felice attraversamento:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">[…] [5] Et voç di que cel que vuelent pasere le desert se repousent en ceste ville [</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lop]</hi><hi rend="CharOverride-1"> une semaine por resfrecher elz et lor bestes. [6] A chief d’une semaine, il prennent viandes por un mois por elz et por lor bestes; et adont se part{e} l’en de ceste ville et entrent l’en en desert: et voç di qu’il est long{o}, selonc qe l’en dit, tant que en un a‹n› ne aleroit l’en au chef, et la o il est moin large, se poine a passer un mois; il est toutes montagnes et sablon et valés, e ne i se trouve rem a mangier. [7] Mes jeo vos di que quant l’en est alés un jors et une noit l’en trove eive de boir, mes mie aigue que peust avoir asez grant jens, mes cinquant ou cent homes con lor bestes. [8] Et por tout le deçert voç convent aler toutes foies un jor{no} et une nuit avant que vos trovés eaues. [9] Et si voç di qe en trois leus ou en quatre treuve l’en eive amer et sause, et toutes les autres sunt bones, qe sunt entor de .xxviii. eives. [10] Bestes ne oisiaus ne i a pas por ce que il ne i treuvent a mangier (Eusebi 2018). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">(b) il racconto di una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">merveie,</hi><hi rend="CharOverride-1"> un «fatto meraviglioso»: le ‘voci’ degli spiriti del deserto (il rumore dei minuscoli frammenti di pietra agitati dal vento) che perdono i viaggiatori fino a portarli alla morte:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">[11] Me si voç di que l’en hi trouve une tel mervoie com je voç conterai. [12] Il est voir que quant l’en chavauche de noit por cest deçert et il avent couse qe aucun reumangne et s’eçvoie de seç conpains por dormir ou por autre chouse et il vuelt puis aler por jungnire seç conpagnons, adonc oient parlere espiriti en mainiere qe senblent que soient sez conpagnons, car il les appellent tel fois por lor nom et plosors foies les font devoier en tel mainere qu’il ne se trevent jamés, et en ceste mainere en sunt ja mant mort{i} et perdu. [13] Et encore voç di que, jor meisme, hoient les homes ceste voices de espiriti, et voç semble maintes foies que voç oiés soner mant{i} instrument{i} et propemant tanbur. [14] Et des ‹ces› maineres se passe ceste deçert et a si grant hanuie com voç avés hoï (Eusebi 2018).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ancora una volta, una descrizione funzionale all’azione. Inutile cercare qui la registrazione diretta e consapevole di una fascinazione sul viaggiatore del fatto naturale in sé; il miglior commento ad annotazioni come questa (o, in fondo, a quelle comuni ai referti medievali di viaggio) è in una pagina di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le città invisibili </hi><hi rend="CharOverride-1">di Italo Calvino:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l’occhio si ferma su una cosa, ed è quando l’ha riconosciuta per il segno d’un’altra cosa: un’impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d’acqua, il fiore dell’ibisco la fine dell’inverno. Tutto il resto è muto e interscambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono [(1972) 1977, 21 – «i. Le città e i segni 1»].</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">3. La descrizione medievale del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">desertum </hi><hi rend="CharOverride-1">tradisce una sorta di sospensione percettiva: l’assenza di ordine umano nel continuum naturale rende indifferenti i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">realia </hi><hi rend="CharOverride-1">che lo popolano, se non sono riconducibili a un’intenzione significante qualsiasi; ciò che si presenta </hi><hi rend="italic CharOverride-1">per se,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e non si lascia ricondurre alla sfera della cultura, non è </hi><hi rend="italic CharOverride-1">visto </hi><hi rend="CharOverride-1">nella sua individualità, e lo spazio in cui si colloca è uno spazio vuoto, di cui è necessario l’attraversamento (ma non la descrizione), come tappa, segmento connettivo tra due spazi antropizzati</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-015">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Se l’interpretazione dei testi dà fondamento a queste prime inferenze, non stupirà che il solo spazio naturale che abbia attirato l’attenzione del discorso retorico medievale (erede della tradizione latina)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-014">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-7"> </hi><hi rend="CharOverride-1">sia quello del giardino – del luogo cioè in cui l’appercezione gratuita (estetica) del dato naturale è permessa dalla sua manipolazione da parte dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ars u</hi><hi rend="CharOverride-1">mana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-013">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> –, la cui rappresentazione trovò il suo ideale ‘naturale’ nel dispositivo (il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">topos</hi><hi rend="CharOverride-1">) del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">locus amoenus,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che costituì «dall’impero fino al Cinquecento il motivo principale di ogni descrizione della natura» (Curtius 1948, 219)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-012">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Non sarà inutile richiamare qui, della nutrita fenomenologia latina e volgare raccolta – all’incrocio fra la tradizione greco-latina (da Omero a Virgilio via Teocrito) e quella biblica dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">hortus conclusus </hi><hi rend="CharOverride-1">(il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Cantico dei cantici</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> –</hi><hi rend="CharOverride-1"> da Curtius (1948, 207-26) e da Avalle (1977, 107-29), due caratteri della relazione tra la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">res </hi><hi rend="CharOverride-1">e i suoi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">verba.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il primo è il perfetto isomorfismo fra oggetto materiale e oggetto verbale, entrambi prodotti di un’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ars </hi><hi rend="CharOverride-1">ordinatrice che trasforma il particolare in ideale (Curtius 1948, 207): Heinrich Lausberg (1949 / 1967, § 83) ha ricondotto i componenti del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">locus amoenus</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-011">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> alla definizione generale del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">topos </hi><hi rend="CharOverride-1">– «una forma […] che può venir riempita di volta in volta di un contenuto inteso attualmente»:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il topos «</hi><hi rend="italic CharOverride-1">locus amoenus»</hi><hi rend="CharOverride-1"> […] suonerebbe, in formulazione infinita, didatticamente: «Una parte di paesaggio che consiste di un albero o di più alberi, di un prato, di acqua che scorre o zampilla e dove si può ascoltare il canto degli uccelli e soffia un leggero alito di vento, è bella e rallegra il cuore dell’uomo». A causa delle numerose parti costituenti questo dettaglio di paesaggio, il topos può apparire in formulazione finita come descrizione di un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">locus amoenus </hi><hi rend="CharOverride-1">[…], a volte brevemente come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">enumeratio </hi><hi rend="CharOverride-1">(§ 298 […])</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-010">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, a volte più a lungo come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">descriptio </hi><hi rend="CharOverride-1">(§ 369).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In quanto stilizzazione esornativa dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">realia n</hi><hi rend="CharOverride-1">aturali, sottratti alla referenza naturalistica, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">topos p</hi><hi rend="CharOverride-1">uò essere ‘montato’ in compresenza ad altri dispositivi dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">amplificatio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ed è – ecco la seconda caratteristica – un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">bon-à tout-fare </hi><hi rend="CharOverride-1">adattabile a temi, forme, situazioni testuali più diversi, e normalmente in posizione iniziale: la sua ‘adattabilità’ è segno della sua funzione (è meccanismo di ‘accensione’ del testo) e non della messa in rilievo del referente descritto. Richiamo qui qualche scheda bibliografica, spiluccando dagli elenchi di Curtius e limitandomi al contesto volgare. Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">locus amoenus f</hi><hi rend="CharOverride-1">unziona ottimamente nel romanzo in versi del XII secolo come contesto di un’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">aventure</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma pure come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">incipit </hi><hi rend="CharOverride-1">di liriche a contenuto narrativo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, e si lascia facilmente piegare ai procedimenti analogici della poesia allegorica (‘X [</hi><hi rend="italic CharOverride-1">reale </hi><hi rend="CharOverride-1">naturalistico] sta a Y [oggetto dell’allegoresi), di contenuto sia sacro sia profano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Sul versante italiano, va riconosciuto a Boccaccio il merito di aver sfruttato appieno le potenzialità del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">topos,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia trasformandolo in correlativo-oggettivo dell’ordine materiale e simbolico frantumato dalla peste (vd. l’introduzione alla terza giornata)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sia utilizzandolo come pretesto-contesto del desiderio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">4. «Nella letteratura medievale non esisteva una percezione individuale del paesaggio»: a questo punto possiamo ricalibrare l’osservazione di Gurevič [(1972) 1982, 64], specificando che «letteratura» comprende pure la testualità estranea all’invenzione lirico-narrativa (come le relazioni di viaggio), e segnalando che esiste un «paesaggio» medievale, che si manifesta in modalità – le descrizioni definite da Gurevič «arabeschi stereotipati» – apparentemente indifferenti alla percezione dei fatti naturali come ‘autonomi’ dall’uomo e dalla sua azione, o – fuori del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">topos d</hi><hi rend="CharOverride-1">el </hi><hi rend="italic CharOverride-1">locus amoenus /</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">hortus conclusus –</hi><hi rend="CharOverride-1"> come produttori di esperienze emotive ed estetiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Potrei sbagliarmi, ma non credo che un autore medievale si sia mai domandato, come Leonardo da Vinci</hi><hi rend="CharOverride-5">, «</hi><hi rend="CharOverride-1">Che ti move, o homo, ad abbandonare le proprie tue abitazioni della città e lasciare li parenti et amici, et andare in lochi campestri per monti et valli, se non la naturale bellezza del mondo, la quale, se ben consideri, sol col senso del vedere fruisci?»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-8"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Pure in opere celebri per il gusto del ricco dettaglio ‘realistico’ – l’affresco di Ambrogio Lorenzetti sugli effetti del Buono e del Cattivo Governo (Siena, Palazzo Pubblico: 1337), o la Madonna del cancelliere Rolin di Jan van Eyck (Parigi, Musée du Louvre: 1435 ca.) – la rappresentazione della natura non è autonoma ma piegata a un fine – inscritta come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">exemplum n</hi><hi rend="CharOverride-1">ella cornice di un’idea generale: gli esiti del governo urbano sul contado ad esso subordinato; l’affermazione visibile, in primo piano, dello ‘spazio’ trascendente del Divino su quello proprio alla sfera del fenomenico, in secondo piano (Jacob 2008, 59-69)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – e si presenta in una gradazione scalare, dal vicino al lontano, che è giudizio di valore etnocentrico, dall’umano al non umano: l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">opus </hi><hi rend="CharOverride-1">urbano, la natura ‘ordinata’ dal lavoro degli uomini (i campi, le vigne), e sullo sfondo il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">desertum.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La domanda di Leonardo sa di «Moderno» (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">supra</hi><hi rend="CharOverride-1">, nota 3), e senza troppi timori di anacronismo si potrebbe avvicinarla alla riflessione romantica sui </hi><hi rend="italic CharOverride-1">loci horridi </hi><hi rend="CharOverride-1">come «Paesaggi sublimi». Siamo di fronte a un evidente confine culturale, in cui si fronteggiano due diversi modalità di sguardo, di sentimento, e con Bodei (2008) si direbbe di gusto, di fronte alla «natura»: la nostra (di Moderni) e quella medievale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un argomento tradizionalmente invocato a spiegare (con la gracilità testuale delle descrizioni) l’indifferenza naturalistica dei Medievali è quello filosofico-teologico, articolato su due piani. Il primo è quello della tematizzazione interna: la metafora del «Libro della Natura» (che si impose con Rabano Mauro nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De universo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 842-846) funzionò nel pensiero dei chierici per ricondurre il fenomenico naturale alla sfera dell’eterno e dell’invisibile, appiattendo il primo sul secondo, e trasformando la sua esperienza in una rete di segni del Sacro che valgono più del significante naturale; come osserva Gregory (1999), l’adozione del modello dell’interpretazione della Scrittura per spiegare la natura fu convergente con il naufragio nell’alto Medioevo del sapere scientifico ellenistico, e pure il suo parziale recupero (attraverso le traduzioni dall’arabo) e la «riabilitazione» dei fatti naturali nel XII-XIII secolo si svolsero nel medesimo tradizionale quadro ermeneutico (per cui, come notava Bernardo Silvestre nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Cosmographia,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Natura è </hi><hi rend="italic CharOverride-1">artificiosa ministra </hi><hi rend="CharOverride-1">di Dio, sicché il microcosmo si specchia nel macrocosmo)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il secondo è quello contrastivo, com’è formulato da Watt [(1957) 1976, 10 sgg.]: la Scolastica medievale cerca nella realtà gli enti universali e considera gli oggetti individuali come proiezione di quelli, mentre il razionalismo e l’empirismo moderni (la linea Descartes-Locke) si caratterizza per il rifiuto degli universali, e per la valorizzazione della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">res </hi><hi rend="CharOverride-1">individua per sé stessa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’argomento teologico-filosofico ha certamente il suo valore, e non va trascurato; ma, in chiusura di queste note, vorrei tornare sull’affermazione di Hamon (1972, 71) per cui l’ampiezza (e la ricchezza in dettaglio) di una descrizione dipende dal lessico a disposizione, «non dal grado di complessità della realtà stessa». È un’affermazione che suona molto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">French Theory,</hi><hi rend="CharOverride-1"> per l’implicito valore superiore attribuito ai </hi><hi rend="italic CharOverride-1">verba </hi><hi rend="CharOverride-1">sulle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">res,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma non è da sottovalutare: tra XII e XIV secolo le lingue romanze erano lingue giovani, che avevano a disposizione un modesto bagaglio lessicale che solo la frequentazione attiva con il latino (attraverso la grande stagione due-trecentesca delle traduzioni) arricchì di un lessico specialistico e astratto; forse è poco produttivo sperare, da una lingua lessicalmente povera, descrizioni ampie e dettagliate. Quanto alla «complessità» del reale, sarà necessaria una messa a punto, che qui non posso e non so fare: ma </hi><hi rend="italic CharOverride-1">contra </hi><hi rend="CharOverride-1">Hamon, ricorderei con Meschiari (2008, 125-26) la straordinaria ricchezza lessicale con gli Inuit, che parlano una lingua non particolarmente ricca quanto a lessico, classificano/nominano la neve (non altri oggetti)… Forse la coppia oppositiva «vicinanza / distanza» può essere più utile, e qui, da una posizione inattesa, viene in soccorso nuovamente Georg Simmel. In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Filosofia del denaro </hi><hi rend="CharOverride-1">[Simmel (1907) 2003] il sociologo annota che in Età moderna la fortuna della pittura di paesaggio andò di pari passo con lo svilupparsi di un «sentimento romantico della natura», e che essa, «in quanto arte, può sussistere soltanto se c’è distanza dall’oggetto e rottura dell’unità naturale con esso». Per Simmel, il fatto decisivo è che la vita nell’era del Capitale</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">è caratterizzata dall’allontanamento dalla natura […]. Però, forse, solo mediante questo allontanamento è possibile che emerga il vero e proprio sentimento estetico e romantico della natura. Chi è abituato a vivere a contatto immediato con la natura non può certo goderne soggettivamente le virtù, ma gli manca quella distanza da essa a partire dalla quale soltanto è possibile una visione estetica [(1907) 2003, 673-74];</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-1">e dunque </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Nessuna meraviglia che l’antichità e il Medioevo non avessero il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">senso d</hi><hi rend="CharOverride-1">el paesaggio; l’oggetto stesso non aveva ancora quel netto carattere spirituale e quell’indipendente struttura formale, il cui guadagno finale in seguito fu rafforzato e, per così dire, capitalizzato dalla nascita della pittura di paesaggio (1913, 56).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una «natura» troppo vicina alla vita degli uomini – con tutte le conseguenze, pure catastrofiche, che tale vicinanza può produrre (Fumagalli 1989; 1994) – genera sentimenti forti (la paura, per esempio), ma non quel desiderio idealizzante che nutre il «sentimento naturale» moderno. Il che, naturalmente, produce effetti linguistici (e retorici). Ma certo, questa è una risposta parziale al nostro problema: perché, nei testi volgari dei nostri «Primitivi», non solo le descrizioni naturalistiche, ma pure quelle degli spazi antropizzati e del loro arredo umano sono laconiche… </hi></p><p rend="h2" ><hi rend="CharOverride-1">Bibliografia</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Acutis, Cesare, a cura di. 1986. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Cantare del Cid.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Adam, Jean-Michel. 1989. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Le texte descriptif.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Paris: Macula.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Adam, Jean-Michel. </hi><hi rend="CharOverride-1">1993. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La description.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Paris: PUF.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alpers, Svetlana. (1983) 1984. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’arte di descrivere. Scienza e pittura nel Seicento olandese,</hi><hi rend="CharOverride-1"> traduzione italiana di Flavio Cuniberto. Torino: Bollati Boringhieri.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Augé, Marc. 1997. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La guerra dei sogni. Esercizi di etnofiction.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano: Eleuthera.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Avalle, d’Arco Silvio. 1977. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">«Ai luoghi di delizia pieni». Saggio sulla lirica italiana del XIII secolo.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano-Napoli: Ricciardi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Beretta, Carlo, a cura di. 1999. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Miracoli della Vergine. Testi volgari medievali.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Berque, Augustin. 1995. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Les raisons du paysage. De la Chine antique aux environnements de synthèse.</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="CharOverride-1">Paris: Hazan.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Besse, Jean-Marc. 2000. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vedere la Terra. Sei saggi sul paesaggio e la geografia</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione italiana di Paolo Zanini. Milano: Bruno Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bibolet, Jean-Claude. </hi><hi rend="CharOverride-1" >1990. “Jardins et vergers dans l’œuvre de Chrétien de Troyes.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Vergers et jardins dans l’univers médiéval,</hi><hi rend="CharOverride-1" > 31-40. Aix-en-Provence: CUERMA («Senefiance», 28).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bodei, Remo. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Paesaggi sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano: Bompiani.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bonnardot, François e Auguste Longnon, a cura di. 1878. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Le saint Voyage de Jhérusalem du seigneur d’Anglure.</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="CharOverride-1">Paris: Didot.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Branca, Vittore, a cura di. 1976. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Giovanni Boccaccio, Decameron.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Firenze: Accademia della Crusca.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Burgio, Eugenio. 2009. “Perceval / Parsifal.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il mito nella letteratura italiana,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-5">v/2. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Percorsi. L’avventura dei personaggi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Alessandro Cinquegrani, 403-39. Brescia: Morcelliana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Burgio, Eugenio. 2019. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sui rapporti tra Filologia (romanza) e Geografia (appunti per un’approssimazione).</hi><hi rend="CharOverride-1"> «Le Forme e la Storia», n.s., 12: 123-43. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Calvino, Italo. (1972) 1977. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le città invisibili.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Clark, Kenneth. (1949) 1962. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il paesaggio nell’arte,</hi><hi rend="CharOverride-1"> traduzione italiana di Marina Valle. Milano: Garzanti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Careri, Giovanni. 2004. “L’ecfrasi fra parola e pittura.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ecfrasi. Modelli ed esempi fra Medioevo e Rinascimento,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Gianni Venturi e Monica Farnetti, II, 391-403. Roma: Bulzoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Catalano, Anastasia. 2020. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La descrizione. Funzione e formularità nella «Chanson de Roland».</hi><hi rend="CharOverride-1"> Prova finale di Laurea triennale (dir.: E. Burgio). Venezia: Università Ca’ Foscari.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ceserani, Remo. 1997. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La descrizione allegorica e la descrizione simbolica: una questione di definizioni.</hi><hi rend="CharOverride-1"> In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Raccontare e descrivere,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Francesco Fiorentino, 21-44. Roma: Bulzoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Curtius, Ernst-Robert. 1948. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Letteratura europea e Medioevo latino</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione italiana di Mercurio Candela e Anna Luzzatto. Scandicci: La Nuova Italia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">D’Angelo, Paolo. 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il paesaggio. Temi, storia, luoghi.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Deluz, Christiane. </hi><hi rend="CharOverride-1" >1979. “Sentiment de la nature dans quelques récits de pèlerinage du XIV</hi><hi rend="CharOverride-7" >e</hi><hi rend="CharOverride-1" > siècle.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Études sur la sensibilité au Moyen Age.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Actes du 102</hi><hi rend="CharOverride-7" >e</hi><hi rend="CharOverride-1" > Congrès des Sociétés savantes (Limoges, 1977), 69-80. Paris: Bibliothèque Nationale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Deycks, Ferdinand, a cura di. 1851. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Ludolphus de Sudheim, De itinere Terre sancte.</hi><hi rend="CharOverride-1" > «Bibliothek des Literarischen Vereins in Stuttgart», 25: 1-102.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic CharOverride-1" >DMF. Dictionnaire du Moyen Français.</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="CharOverride-1">Version 2013. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://zeus.atilf.fr/dmf/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultima consultazione: 07/10/2024).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Eusebi, Mario, a cura di. 2018. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Marco Polo, Le Devisement dou monde.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1. Testo, secondo la lezione del codice fr. 1116 della Bibliothèque Nationale de France, nuova edizione riveduta. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Venezia: ECF. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1" >http://doi.org/10.30687/978-88-6969-223-9/002</hi></ref><hi rend="CharOverride-1" > </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic CharOverride-1" >EWA.</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Etymologische Wörterbuch des Althochdeutschen.</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="CharOverride-1">1988. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://ewa.saw-leipzig.de/de</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultima consultazione: 07/10/2024). </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Faral, Edmond. 1924. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Les arts poétiques du XII</hi><hi rend="italic CharOverride-7" >e</hi><hi rend="italic CharOverride-1" > et du XIII</hi><hi rend="italic CharOverride-7" >e</hi><hi rend="italic CharOverride-1" > siècles.</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="CharOverride-1">Genève-Paris: Champion.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fassanelli, Rachele. 2003. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La descrizione nella Chanson de Roland: topografie e cronografie, i</hi><hi rend="CharOverride-1">n Zuliani 2003: 13-28.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic CharOverride-1">FEW. </hi><hi rend="CharOverride-1">Walther von Wartburg, a cura di.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1922-2002 / 2004. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Französisches Etymologisches Wörterbuch.</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1" >https://lecteur-few.atilf.fr/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1" > (ultima consultazione: 07/10/2024).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Frappier, Jean, a cura di. 1954. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >La mort le roi Artu.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Roman du XIII</hi><hi rend="CharOverride-7" >e</hi><hi rend="CharOverride-1" > siècle. Genève-Paris: Droz-Minard.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Fritz, Jean-Marie, a cura di. 1994. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Chrétien de Troyes, Erec et Enide.</hi><hi rend="CharOverride-1" > in Zink 1994: 175-258.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fumagalli, Vito. 1989. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Uomini e paesaggi medievali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fumagalli, Vito. 1994. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Paesaggi della paura. Vita e natura nel Medioevo.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Gautier-Dalché, Patrick. 2000. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >La montagne dans la tradition ‘géographique’ au Moyen Age.</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="CharOverride-1">In Thomasset, Raoul-James 2000: 99-120.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Genette, Gérard. 1969. “Frontiere del racconto.” In Gérard Genette, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Figure II</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione italiana di Franca Madonia, 23-41. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ghirri, Luigi. 1988. “Niente di antico sotto il sole.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Niente di antico sotto il sole. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Saggi e interviste 1973-1991.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Macerata: Quodlibet.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Glacken, Clarence J. 2002. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Histoire de la pensée géographique.</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="CharOverride-5" >II. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Conception du monde au Moyen Age,</hi><hi rend="CharOverride-1" > éd. par Philippe Pinchemel, traduzione francese di Tina Jolas. Paris: Éds du C.T.H.S.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Gregory, Tullio. 1999. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Nature.</hi><hi rend="CharOverride-1" > In </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Dictionnaire raisonné di Moyen Age,</hi><hi rend="CharOverride-1" > a cura di Jacques Le Goff e Jean-Claude Schmitt, 806-19. </hi><hi rend="CharOverride-1">Paris: Fayard.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gurevič, Aron Ja. (1972) 1982. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le categorie della cultura medievale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> traduzione italiana di Clara Castelli. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hamon, Philippe. 1972. “Cos’è una descrizione.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Semiologia, lessico, leggibilità del testo narrativo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Philippe Hamon, trad. it, 53-83, 188-201. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Parma-Lucca: Pratiche.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Hamon, Philippe. 1981. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Introduction a l’analyse du descriptif.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Paris: Hachette.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hamon, Philippe, a cura di. 1991. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >La description littéraire.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Paris: Macula.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Huygens, Robert B. C., a cura di. 1986. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Guillaume de Tyr, Chronique.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Edition critique. Turnholt: Brepols.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Jacob, Michael. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Le paysage.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Gollion: Infolio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lausberg, Heinrich. 1969. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Elementi di retorica.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1949 / 1967, traduzione italiana di Lea Ritter Santini. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Leclanche, Jean-Louis, a cura di. 2003. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Robert d’Orbigny, Le conte de Floire et Blanchefleur.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Paris: Champion. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Le Goff, Jacques. 1980. “Il deserto-foresta nell’Occidente medievale.” In Jacques Le Goff, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medievale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> traduzione italiana di Michele Sampaolo, 25-44. Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lotman, Jurij M. 1969. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il metalinguaggio delle descrizioni tipologiche della cultura,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Lotman e Uspenskij 1973, 145-81.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Lotman, Jurij, e Boris A. Uspenskij. </hi><hi rend="CharOverride-1">1973. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tipologie della cultura.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano: Bompiani. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Meschiari, Matteo. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sistemi selvaggi. Antropologia del paesaggio scritto.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Palermo: Sellerio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Micha, Alexandre, a cura di. 1978-1983. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lancelot.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Roman en prose du XIII</hi><hi rend="italic CharOverride-7">e</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> siècle.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Genève: Droz.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Paradisi, Gioia, a cura di. 2013. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Béroul, Tristano e Isotta.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Alessandria: Edd. dell’Orso.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pellini, Pierluigi. 1998. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La descrizione.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Petit, Aimé, a cura di. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Le Roman de Thèbes.</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="CharOverride-1">Paris: Champion.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rechichi, Michelina. 2003. “La descrizione del «Locus amoenus» e della bellezza femminile nel «Decameron».” In Zuliani 2003: 29-39.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Renzi, Lorenzo. 2003. “Presentazione.” In Zuliani 2003, 5-11.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic CharOverride-1">REW.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Wilhelm Meyer-Lübke, a cura di. 1931</hi><hi rend="CharOverride-7">3</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Romanisches Etymologisches Wörterbuch.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Heidelberg: Winter.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">de Riquer, Martin, a cura di. 1975. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Los trovadores. Historia literaria y textos.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Barcelona: Ed. Planeta, 3 voll.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Segre, Cesare, a cura di. 1971. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La chanson de Roland,</hi><hi rend="CharOverride-1"> edizione critica. Milano-Napoli: Ricciardi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Segre, Cesare, a cura di. 1999. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ludovico Ariosto, Orlando furioso.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano: Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Simmel, Georg. (1907) 2003. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Filosofia del denaro.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Trad. it., Torino: UTET.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Simmel, Georg. 1911-12. “Concetto e tragedia della cultura.” In Georg Simmel, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arte e civiltà,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Dino Formaggio e Lucio Perucchi, traduzione italiana di Lucio Perucchi, 83-109. Milano: Isedi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Simmel, Georg. 1913. “Filosofia del paesaggio.” In Georg Simmel, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Saggi sul paesaggio,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Monica Sassatelli, 53-69. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Roma: Armando.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Strubel, Armand. 1990. “L’allegorisation du verger courtois.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Vergers et jardins dans l’univers médiéval,</hi><hi rend="CharOverride-1" > 343-57. Aix-en-Provence: CUERMA («Senefiance», 28).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Strubel, Armand, a cura di. 1992. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Guillaume de Lorris et Jean de Meun, Le roman de la rose.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Edition d’après les mss. BN 12786 et BN 378. Paris: LGF.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thilo, Georg, e Hermann Hagen, a cura di. 1878-1902. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Servii Grammatici qui feruntur in Vergilii Carmina Commentarii.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >Leipzig: Teubner.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Thomasset, Claude, e Daniel James-Raoul, a cura di. 2000. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >La montagne dans le texte médiéval.</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="CharOverride-1">Paris: Presses de l’Université Paris-Sorbonne.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic CharOverride-1">TLIO.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Beltrami, Pietro G., a cura di. 1997-. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tesoro della Lingua Italiana delle Origini.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultima consultazione: 07/10/2024).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Todorov, Tzvetan, 1982. </hi><hi rend="CharOverride-1" >“Presentation.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Littérature et réel,</hi><hi rend="CharOverride-1" > a cura di Tzyetan Todorov e Gérard Genette, 7-10. Paris: Seuil.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trotta, Margherita. 2003. “Il «locus amoenus» nell’«Orlando Furioso» e nella «Gerusalemme liberata».” In Zuliani 2003, 41-50.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Valastro Canale, Angelo, a cura di. 2004. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Isidoro di Siviglia, Etimologie o origini.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Torino: Utet.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Watt, Ian. (1957) 1976. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le origini del romanzo borghese,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Luigi Del Grosso Destrieri. Milano: Bompiani. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zink, Michel, a cura di. 1994. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chrétien de Troyes, Romans.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Paris: LGF.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zuliani, Luca, a cura di. 2003. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La descrizione letteraria. Tesine degli studenti del corso di Teoria e Storia della Retorica del professor Lorenzo Renzi (2001-2002).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Padova: CLEUP.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-035-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Intendo l’‘andata’ come apertura del soggetto all’esperienza della natura, e il ‘ritorno’ come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">feedback</hi><hi rend="CharOverride-1"> cognitivo-emotivo di tale esperienza; non prenderò qui in considerazione le «antropomorfizzazioni mistiche e fantastiche» (Simmel 1911-1912, 90) che popolano il paesaggio teologico-simbolico medievale (con esiti rilevanti: si pensi all’allegoresi su «Natura» e ai suoi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Planctus </hi><hi rend="CharOverride-1">di tradizione chartriana, o al Cantico francescano), e più in generale l’orizzonte moderno (e postomoderno).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-034-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >Il corollario paradossale è «l’expérience </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >du</hi><hi rend="CharOverride-1" > paysage est en général, et en premier lieu, une expérience </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >de soi</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Il y va autant de ce que le sujet perçoit que de l’acte de percevoir en tant que tel. Le sujet fait donc entièrement partie du paysage qu’il compose. D’où la </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >non-identité</hi><hi rend="CharOverride-1" > foncière du paysage ou bien l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1" >histoire</hi><hi rend="CharOverride-1" > du paysage ou encore autrement : l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1" >histoire de la conscience </hi><hi rend="CharOverride-1" >du paysage. Le paysage n’est que dans cette conscience, ou mieux : il </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >est</hi><hi rend="CharOverride-1" > cette conscience» (Jacob 2008, 31-32). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-033-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. Jacob (2008, 53-59), che mostra come, p.es., alla formulazione dell’idillio da parte di Teocrito (III sec. a.C.: in cui prende forma un «proto-paesaggio» alessandrino nutrito della nostalgia di un poeta urbano per il mondo rurale) corrispondono gli esiti della pittura murale romana di età imperiale. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-032-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">E bisognerebbe tenere conto pure del ‘discorso sulle’ immagini: comprendere nella nostra riflessione il fatto che lo sguardo dei Moderni (dal XVII secolo olandese formato dalla serie secolare di «paesaggi», e dal suo valore costitutivo nella creazione di una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">competence</hi><hi rend="CharOverride-1"> non solo artistica: cfr. Alpers [1983] 1984) considera accertata l’irrilevanza artistica del modo paesaggistico nell’arte del Medioevo occidentale, a fronte della sua valorizzazione ‘moderna’, secondo una linea interpretativa impostasi in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Die Kultur der Renaissance in </hi><hi rend="CharOverride-1">Italien (1860) di Jacob Burckhardt (si veda il classico Clark 1949).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-031-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">L’interpretazione di Watt [(1957) 1976] – il romanzo moderno deve alla stagione inglese del XVII-XVIII secolo (Da Defoe a Fielding) il rifiuto degli universali, e la valorizzazione dell’individuale e del particolare, in piena sintonia con lo sviluppo della cultura capitalistica – è accolta da Todorov (1982); e cfr. Pellini (1998, 38 sgg.). Un’ottima selezione antologica di descrizioni romanzesche è in Hamon (1991).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-030-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Rinvio alle efficaci osservazioni riassuntive di Renzi (2003, 5, 6): «la posizione della Descrizione nella vecchia retorica non era stata centrale: è come se nella Descrizione qualcosa resistesse al grande disegno retorico che tutto comprende»; e ancora: «di fronte al problema di come si fa una descrizione, la vecchia retorica semplicemente abbassava le armi». Per i dettagli descrittivo-normativi (definizioni, figure etc.) rinvio a Pellini (1998, 9 sgg.), e relativa bibliografia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-029-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Genette (1969, 34) osserva che la descrizione segna nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">récit</hi><hi rend="CharOverride-1"> una frontiera interna, «in ultima analisi piuttosto incerta» (nelle sue manifestazioni verbali) e secondaria rispetto a quella, fondamentale, fra racconto di fatti (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">diegesis</hi><hi rend="CharOverride-1">) e citazione della voce altrui (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">mimesis</hi><hi rend="CharOverride-1">). E si vedano le obiezioni di Ceserani (1997, 26-27) alle convinzioni di Hamon sull’isolabilità e la modalità gratuita delle descrizioni. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-028-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">«La descrizione è la coscienza lessicografica dell’invenzione [</hi><hi rend="italic CharOverride-1">fiction</hi><hi rend="CharOverride-1">] in letteratura» (Hamon 1972, 194 n. 24). Applicazioni extraletterarie sono in Adam (1989; 1993).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-027-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">REW</hi><hi rend="CharOverride-1">, nn. 3684 e 4194; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">DELI</hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi><hi rend="CharOverride-5">iv</hi><hi rend="CharOverride-1">, 848 s.v. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">orto</hi><hi rend="CharOverride-1">; il sito </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ortolang</hi><hi rend="CharOverride-1"> per l’etimo francese (</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.cnrtl.fr/etymologie/jardin</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> [ultima consultazione: 07/10/2024]); la voce </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gard</hi><hi rend="CharOverride-1"> in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">FEW</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gart</hi><hi rend="italic CharOverride-7">2</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">EWA</hi><hi rend="CharOverride-1"> (ultima consultazione dei siti: 28/09/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-026-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">FEW</hi><hi rend="CharOverride-1">, s.v. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Desertum</hi><hi rend="CharOverride-1">; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">TLIO</hi><hi rend="CharOverride-1">, s.v. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Deserto</hi><hi rend="italic CharOverride-7">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">DMF</hi><hi rend="CharOverride-1">, s.v. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Désert</hi><hi rend="italic CharOverride-7">1</hi><hi rend="CharOverride-1">; Le Goff (1980).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-025-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Uso qui gli spogli di un seminario padovano (Fassanelli 2003) e di un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">paper</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Laurea triennale veneziano (Catalano 2020). Il testo del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Roland</hi><hi rend="CharOverride-1"> è citato secondo l’ed. Segre (1971).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-024-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">La pianta sotto cui si ritrova un guerriero (il pino: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">desuz un pin</hi><hi rend="CharOverride-9"> </hi><hi rend="CharOverride-1">114, 165, 168, 2357, 2375 – </hi><hi rend="italic CharOverride-1">suz un pin</hi><hi rend="CharOverride-9"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2884; l’ulivo: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Suz un’olive</hi><hi rend="CharOverride-9"> </hi><hi rend="CharOverride-1">… </hi><hi rend="italic CharOverride-1">en l’umbre</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2571, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dedesuz un’olive</hi><hi rend="CharOverride-9"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2705); la collinetta (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">desur un pui</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1017, 1028; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">en un pui</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2367, 2869); il verziere (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">en un verger suz l’umbre</hi><hi rend="CharOverride-1"> 11); la roccia</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">al perrun</hi><hi rend="CharOverride-9"> </hi><hi rend="CharOverride-1">3695). Si noti che il campo della battaglia fra Carlo e Baligante è descritto </hi><hi rend="CharOverride-1">per sommatoria di nudi lemmi in polisindeto (tranne l’ultimo): «Granz sunt les oz e les </hi><hi rend="CharOverride-1">escheles beles. </hi><hi rend="CharOverride-1" >| Entr’els nen at ne </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >pui</hi><hi rend="CharOverride-1" > ne </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >val</hi><hi rend="CharOverride-1" > ne </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >tertre</hi><hi rend="CharOverride-1" >, | </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Selve</hi><hi rend="CharOverride-1" > ne </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >bois</hi><hi rend="CharOverride-1" > : asconse n’i poet estre ; Ben s’entreveient </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >en mi la pleine tere</hi><hi rend="CharOverride-1" >» (vv. 3292-95).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-023-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic CharOverride-1" >sur un perrun de marbre bloi </hi><hi rend="CharOverride-1" >12; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >suz une olive halte</hi><hi rend="CharOverride-1" > 366; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >suz le pin a la tige</hi><hi rend="CharOverride-9" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >500; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >un pui [halçur]</hi><hi rend="CharOverride-9" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >1017; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >un val herbus</hi><hi rend="CharOverride-1" > 1018; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >en une halte roche</hi><hi rend="CharOverride-9" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >1623; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >en une perre bise</hi><hi rend="CharOverride-9" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >2338; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >une perre b[run]e</hi><hi rend="CharOverride-9" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >2300; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >cez roches plus haltes</hi><hi rend="CharOverride-1" > 3125 ; la descrizione dell’erba è sempre formulare </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >erbe verte</hi><hi rend="CharOverride-1" > 671, 1612, 1665, 2175, 2235, 2273, 2269, 2358, 2448, 2565, 2572, 2652, 2876, 3097, 3453, 3972; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >erbe drue </hi><hi rend="CharOverride-1" >1334; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >fresche herbe </hi><hi rend="CharOverride-1" >2490.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-022-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >sur un perrun de marbre bloi</hi><hi rend="italic CharOverride-1" > se culched</hi><hi rend="CharOverride-9" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >12; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Li Emper&lt;er&gt;es s’en vait </hi><hi rend="CharOverride-1" >desuz un pin</hi><hi rend="CharOverride-9" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >168; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Oliver est </hi><hi rend="CharOverride-1" >desur un pui muntét</hi><hi rend="CharOverride-9" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >1028; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Que mort l’abat </hi><hi rend="CharOverride-1" >en une halte roche</hi><hi rend="CharOverride-9" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >1623; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Rollant ferit </hi><hi rend="CharOverride-1" >en une perre bise</hi><hi rend="CharOverride-9" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >2338; A un perron de marbre</hi><hi rend="italic CharOverride-1" > est descenduz</hi><hi rend="CharOverride-9" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >2799; </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Devant les altres </hi><hi rend="CharOverride-1" >est en un pui muntét 2869 etc. </hi><hi rend="CharOverride-1">Si noti il caso dei vv. 2266 sgg., in cui tutti i dispositivi verbali fin qui indicati sono ‘montati’ nella rappresentazione di una serie complessa di azioni: «Devers Espaigne en vait en un guarét; | muntet un tertre, desuz [.II.] arbre&lt;s&gt; bel[s], | quatre perruns i ad, de marbre fai[z];</hi><hi rend="CharOverride-9"> </hi><hi rend="CharOverride-1">| sur l’erbe verte si est caeit envers…». </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-021-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">(a) La </hi><hi rend="CharOverride-5">Funzione sintattica </hi><hi rend="CharOverride-1">è spesso marcata dalla formula di primo emistichio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Halt sunt li pui</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">incipit</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lassa: «Halt sunt li pui e li val tenebrus, | les roches bises, les destreiz merveillus» (814-15) ‘stacca’ fra una prolessi sul massacro dei Franchi (fine l. </hi><hi rend="CharOverride-5">lxv</hi><hi rend="CharOverride-1">) e il movimento dell’armata carolingia verso le terre dell’impero (l. </hi><hi rend="CharOverride-5">lxvi)</hi><hi rend="CharOverride-1">; «Halt sunt li pui e mult &lt;sunt&gt; halt les arbres; | quatre perruns i ad luissant de marbre. | Sur l’erbe verte li quens Rollant se pasmet.» (2271-73) introduce una pausa nella ripresa del motivo dello svenimento di Orlando (</hi><hi rend="CharOverride-5">clxvii / </hi><hi rend="CharOverride-1">vv. </hi><hi rend="CharOverride-5">2266-70 </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="CharOverride-5">clxviii 2274 </hi><hi rend="CharOverride-1">sgg.). Cfr. pure vv. 1830-31, (e 3305, 3873: Frassanelli 2003, 13-23). – (b)</hi><hi rend="CharOverride-5"> Funzione descrittiva: </hi><hi rend="CharOverride-1">negli esempi raccolti anche da Frassanelli (2003, 24-26) la modalità resta quella del polisindeto nominale, con o senza determinanti: cfr. p.es. «Passent cez puiz e cez roches plus haltes</hi><hi rend="CharOverride-9">, </hi><hi rend="CharOverride-1">| cez vals parfunz, cez destreiz anguisables, | issent des proz e de la tere guaste. | Devers Espaigne sunt alez en la marche, | En un emplein &lt;si&gt; unt pris lur estage» (3125 sgg.: i Franchi in marcia verso Baligante); «L’erbe del camp, ki est verte e delgee, | &lt;Del sanc qu’en ist est tute envermeillee.&gt;» (3389-90; e poi: 979-83, 1423-33, i già citt. 3292-95, 3984-85).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-020-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Uso Paradisi (2013).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-019-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. l’ed. Hult (1994), vv. 267-405. Il caso dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Yvain</hi><hi rend="CharOverride-1"> può essere contestualizzato nel quadro definito da Bibolet (1990): nei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">romans</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Chrétien la foresta (e in genere la natura non antropizzata) è attestata con maggior frequenza dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vergers</hi><hi rend="CharOverride-1"> aristocratici, ma le descrizioni sono brevi e convenzionali, funzionali all’azione. È questo trattamento descrittivo che ha imposto a Eric Rohmer la scelta scenografica del suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Perceval le Gallois</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1979): una costruzione artificiale, in cui alberi di cartone e plastica, castelli della stessa materia, ecc., stanno in un teatro di posa come le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mansiones</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle scene medievali (Burgio 2009, 438-39).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-018-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Differenza che ha la sua giustificazione prima nell’economia dell’intreccio: gli affreschi – una vera </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mise en abyme </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’intero </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lancelot</hi><hi rend="CharOverride-1"> – permettono a Artù (tempo dopo ospite della sorellastra) di avere una vera prova documentaria della relazione fra Lancillotto e Ginevra (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Mort le roi Artu</hi><hi rend="CharOverride-1">, 48-54). Edizioni di riferimento: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lancelot</hi><hi rend="CharOverride-1">, Micha (1978-1983); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mort</hi><hi rend="CharOverride-1">: Frappier (1964).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-017-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. Deycks (1851, 68), cit. in Deluz (1979, 72).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-016-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. Bonnardot e Longnon (1878, 58), cit. da Deluz (1979, 74). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-015-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">È la ragione per cui il sapere geografico medievale fa sempre i conti con la storia, che sia esibito nei testi (le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">chansons de geste</hi><hi rend="CharOverride-1">, così ‘inattendibili’ quanto a precisione topografica) o nei suoi più prodotti cartografici più sofisticati tra XIV e XV secolo (le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mappaemundi </hi><hi rend="CharOverride-1">di Hereford e di fra Mauro: cfr. Burgio 2019, 138-42).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-014-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nella fenomenologia normativa delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Artes poeticae</hi><hi rend="CharOverride-1"> del XII secolo, che peraltro dedicano uno spazio maggiore alla descrizione della persona fisica (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">effictio</hi><hi rend="CharOverride-1">) che a quella di oggetti e luoghi: cfr. Faral (1924, 75-83). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-013-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Secondo la definizione di Isidoro di Siviglia, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Etymologiae</hi><hi rend="CharOverride-1">, XIV, VIII 33 (ed. Valastro Canale 2004): «Amena loca Varro dicta ait eo quod solum amorem praestant et ad se amanda adliciant. Verrius Flaccus, quod sine munere sint nec quicquam his officia, quasi amunia, hoc est sine fructu, unde nullus fructus exsolvitur. Inde etiam nihil praestantes immunes vocant» (Isidoro riprende il commento di Servio a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Aen</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-5">vi 638 [</hi><hi rend="CharOverride-1">ed. Thilo, Hagen 1878-1902]: «</hi><hi rend="CharOverride-5">Amoena virecta</hi><hi rend="CharOverride-1">: et est satis usurpativum. “Amoena” autem quae solum amorem praestant, vel, ut supra diximus, quasi amunia, hoc est sine fructu, ut Varro et Carminius docent. […]»).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-012-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Di fatto il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">topos</hi><hi rend="CharOverride-1"> fu vitale fino alle soglie del Romanticismo, quando – con le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Confessions</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Jean-Jacques Rousseau (1764-1770) – la descrizione naturalistica si fece funzione dell’espressione sentimentale individuale (Pellini 1998, 33). È poi interessare notare che la tematizzazione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">locus amoenus</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">sub specie</hi><hi rend="CharOverride-1"> giardino) ha nutrito molta riflessione estetica novecentesca sul paesaggio (cfr. D’Angelo 2021, 5-19).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-011-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Già sintetizzato dallo stesso Curtius (1948, 218): </hi><hi rend="CharOverride-9">«</hi><hi rend="CharOverride-1">Il “luogo ameno” […] è un angolo di natura, bello ed ombroso; in esso si trovano almeno un albero (o parecchi alberi), un prato ed una fonte o un ruscello; vi si possono aggiungere, talvolta, anche il canto degli uccelli e i fiori; la descrizione più ricca comprende anche una tenue brezza».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-010-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">enumeratio </hi><hi rend="CharOverride-1">è «l’accumulazione coordinante».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Tra gli altri: l’accumulazione sinonimica, la similitudine, la</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">perifrasi, la prosopopea, la descrizione, la litote, l’abbreviazione e la digressione (cfr. Faral 1924).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Di materia antica (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Roman de Thèbes</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2147-97 [ed. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Petit 2008]; Robert d’Orbigny, </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Floire et Blanchefleur</hi><hi rend="CharOverride-1" >, 2001-31 [ed. Leclanche 2003]) o arturiana (la </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Joie de la cour</hi><hi rend="CharOverride-1" > in Chrétien de Troyes, </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Erec et Enide</hi><hi rend="CharOverride-1" >, 5731-78 [ed. </hi><hi rend="CharOverride-1">Fritz 1994]).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Marcabru, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">A la fontana del vergier </hi><hi rend="CharOverride-1">(ed. de Riquer 1975, I, 203-5).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Un ottimo esempio di applicazione allegorica del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">topos</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla materia sacra sono le quartine 2-15 della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Introducción</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Gonzalo de Berceo ai </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Milagros de Nuestra Señora</hi><hi rend="CharOverride-1"> (ed. Beretta 1999, 482-87); quanto alla materia profana (erotica), si ricordi la canzone di Guilhem de Saint Leidier, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">En Guillem de Saint Deslier, vostra semblanza </hi><hi rend="CharOverride-1">(ed. de Riquer 1975, I, pp. 561-63), e soprattutto il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Roman de la Rose</hi><hi rend="CharOverride-1"> di</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Guillaume de Lorris, vv. 1320-435 (ed. Strubel 1992: e cfr. Strubel 1990). 	</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Decameron</hi><hi rend="CharOverride-1">, III introduzione, 5-13 (ed. Branca 1976).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ricordo almeno l’educazione ‘sentimentale’ del grosso e rozzo Galeso, detto “Cimone” (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Decameron</hi><hi rend="CharOverride-1">, V 1, 6-10), e gli spassi di Giannotto e Spina (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Decameron</hi><hi rend="CharOverride-1">, II 6, 35-37); fuori del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Decameron</hi><hi rend="CharOverride-1">, si ricordi</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">il boschetto in cui si è rifugiata Angelica, le cui rose scatenano il lamento di Agramante (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Orlando Furioso</hi><hi rend="CharOverride-1">, I 32-45: ed. Segre 1999). Cfr. Rechichi 2003; Trotta 2003. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Alle indicazioni già date si possono aggiungere quelle ricavabili dai saggi in Thomasset e James-Raoul (2000), dedicati a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La montagne dans le texte médiéval</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Trattato della pittura</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-5">xx, </hi><hi rend="CharOverride-1">cit. in Jacob (2008, 174 nota 60). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Lo stesso si può dire della celebre </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Familiaris</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-5">iv 1</hi><hi rend="CharOverride-1"> che Petrarca dedicò all’ascesa del Mont Ventoux, spesso citata (dopo Burckhardt) come incunabolo ‘moderno’ di una individuale appercezione estetica del fatto naturale: sottolineano di contro la prospettiva premoderna del testo (la tematizzazione del fatto come allegoria della vita umana e pretesto di un esame di coscienza; l’affermazione di una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cupiditas videndi </hi><hi rend="CharOverride-1">tutta finalizzata all’interiorità) Gautier-Dalché (2000, 111-13) e Besse (2000, 1-20).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_4_13-29.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. Gurevič (1972) 1982, 58-61; e, per gli effetti di questa impostazione sul sapere geografico (e le sue descrizioni) Glacken (2002).</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Eugenio Burgio, Ca’ Foscari University of Venice, Italy, burgio@unive.it, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0000-0002-0101-7379</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Eugenio Burgio, </hi><hi rend="italic">Natura e paesaggio nei testi del Medioevo volgare (note a margine)</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY-SA</hi></ref><hi>, DOI </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>10.36253/979-12-215-0602-0.03</hi></ref><hi>, in Caterina Bellenzier, Carolina Borrelli, Matteo Cesena, Giandomenico Tripodi (edited by), Hic abundant leones</hi><hi rend="CharOverride-10">. </hi><hi rend="italic">Uomo e natura nei testi mediolatini e romanzi. Atti del Convegno dottorale, Università degli Studi di Siena (27-28 settembre 2023)</hi><hi>, pp. -</hi><hi>18</hi><hi>, 2024, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0602-0, DOI </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>10.36253/979-12-215-0602-0</hi></ref></p>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="182453">Acutis, Cesare, a cura di. 1986. Cantare del Cid. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="182462">Adam, Jean-Michel. 1989. Le texte descriptif. Paris: Macula.</bibl>
          <bibl n="182463">Adam, Jean-Michel. 1993. La description. Paris: PUF.</bibl>
          <bibl n="182157">Alpers, Svetlana. (1983) 1984. L’arte di descrivere. Scienza e pittura nel Seicento olandese, traduzione italiana di Flavio Cuniberto. Torino: Bollati Boringhieri.</bibl>
          <bibl n="182429">Aug&amp;#233;, Marc. 1997. La guerra dei sogni. Esercizi di etnofiction. Milano: Eleuthera.</bibl>
          <bibl n="182271">Avalle, d’Arco Silvio. 1977. &amp;#171;Ai luoghi di delizia pieni&amp;#187;. Saggio sulla lirica italiana del XIII secolo. Milano-Napoli: Ricciardi.</bibl>
          <bibl n="182400">Beretta, Carlo, a cura di. 1999. Miracoli della Vergine. Testi volgari medievali. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="182343">Berque, Augustin. 1995. Les raisons du paysage. De la Chine antique aux environnements de synth&amp;#232;se. Paris: Hazan.</bibl>
          <bibl n="182233">Besse, Jean-Marc. 2000. Vedere la Terra. Sei saggi sul paesaggio e la geografia. Traduzione italiana di Paolo Zanini. Milano: Bruno Mondadori.</bibl>
          <bibl n="182106">Bibolet, Jean-Claude. 1990. “Jardins et vergers dans l’œuvre de Chr&amp;#233;tien de Troyes.” In Vergers et jardins dans l’univers m&amp;#233;di&amp;#233;val, 31-40. Aix-en-Provence: CUERMA (&amp;#171;Senefiance&amp;#187;, 28).</bibl>
          <bibl n="182407">Bodei, Remo. 2008. Paesaggi sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia. Milano: Bompiani.</bibl>
          <bibl n="182308">Bonnardot, Fran&amp;#231;ois e Auguste Longnon, a cura di. 1878. Le saint Voyage de Jh&amp;#233;rusalem du seigneur d’Anglure. Paris: Didot.</bibl>
          <bibl n="182403">Branca, Vittore, a cura di. 1976. Giovanni Boccaccio, Decameron. Firenze: Accademia della Crusca.</bibl>
          <bibl n="182089">Burgio, Eugenio. 2009. “Perceval / Parsifal.” In Il mito nella letteratura italiana, v/2. Percorsi. L’avventura dei personaggi, a cura di Alessandro Cinquegrani, 403-39. Brescia: Morcelliana.</bibl>
          <bibl n="182208">Burgio, Eugenio. 2019. Sui rapporti tra Filologia (romanza) e Geografia (appunti per un’approssimazione). &amp;#171;Le Forme e la Storia&amp;#187;, n.s., 12: 123-43.</bibl>
          <bibl n="182454">Calvino, Italo. (1972) 1977. Le citt&amp;#224; invisibili. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="182372">Clark, Kenneth. (1949) 1962. Il paesaggio nell’arte, traduzione italiana di Marina Valle. Milano: Garzanti.</bibl>
          <bibl n="182093">Careri, Giovanni. 2004. “L’ecfrasi fra parola e pittura.” In Ecfrasi. Modelli ed esempi fra Medioevo e Rinascimento, a cura di Gianni Venturi e Monica Farnetti, II, 391-403. Roma: Bulzoni.</bibl>
          <bibl n="182127">Catalano, Anastasia. 2020. La descrizione. Funzione e formularit&amp;#224; nella &amp;#171;Chanson de Roland&amp;#187;. Prova finale di Laurea triennale (dir.: E. Burgio). Venezia: Universit&amp;#224; Ca’ Foscari.</bibl>
          <bibl n="182098">Ceserani, Remo. 1997. La descrizione allegoria e la descrizione simbolica: una questione di definizioni. In Raccontare e descrivere, a cura di Francesco Fiorentino, 21-44. Roma: Bulzoni.</bibl>
          <bibl n="182199">Curtius, Ernst-Robert. 1948. Letteratura europea e Medioevo latino. Traduzione italiana di Mercurio Candela e Anna Luzzatto. Scandicci: La Nuova Italia.</bibl>
          <bibl n="182437">D’Angelo, Paolo. 2021. Il paesaggio. Temi, storia, luoghi. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="182011">Deluz, Christiane. 1979. “Sentiment de la nature dans quelques r&amp;#233;cits de p&amp;#232;lerinage du XIVe si&amp;#232;cle.” In &amp;#201;tudes sur la sensibilit&amp;#233; au Moyen Age. Actes du 102e Congr&amp;#232;s des Soci&amp;#233;t&amp;#233;s savantes (Limoges, 1977), 69-80. Paris: Biblioth&amp;#232;que Nationale.</bibl>
          <bibl n="182218">Deycks, Ferdinand, a cura di. 1851. Ludolphus de Sudheim, De itinere Terre sancte. &amp;#171;Bibliothek des Literarischen Vereins in Stuttgart&amp;#187;, 25: 1-102.</bibl>
          <bibl n="182434">DMF. Dictionnaire du Moyen Fran&amp;#231;ais. Version 2013. &amp;lt;http://zeus.atilf.fr/dmf/&amp;gt;.</bibl>
          <bibl n="182076">
            <bibl>Eusebi, Mario, a cura di. 2018. Marco Polo, Le Devisement dou monde. 1. Testo, secondo la lezione del codice fr. 1116 della Biblioth&amp;#232;que Nationale de France, nuova edizione riveduta. Venezia: ECF.</bibl>
            <idno type="DOI">10.30687/978-88-6969-223-9/002</idno>
          </bibl>
          <bibl n="182418">EWA. Etymologische W&amp;#246;rterbuch des Althochdeutschen. 1988- &amp;lt;https://ewa.saw-leipzig.de/de&amp;gt;.</bibl>
          <bibl n="182414">Faral, Edmond. 1924. Les arts po&amp;#233;tiques du XIIe et du XIIIe si&amp;#232;cles. Gen&amp;#232;ve-Paris: Champion.</bibl>
          <bibl n="182334">Fassanelli, Rachele. 2003. La descrizione nella Chanson de Roland: topografie e cronografie, in Zuliani 2003: 13-28.</bibl>
          <bibl n="182277">FEW. Walther von Wartburg, a cura di. 1922-2002 / 2004. Franz&amp;#246;sisches Etymologisches W&amp;#246;rterbuch. &amp;lt;https://lecteur-few.atilf.fr/&amp;gt;</bibl>
          <bibl n="182385">Frappier, Jean, a cura di. 1954. La mort le roi Artu. Roman du XIIIe si&amp;#232;cle. Gen&amp;#232;ve-Paris: Droz-Minard.</bibl>
          <bibl n="182412">Fritz, Jean-Marie, a cura di. 1994. Chr&amp;#233;tien de Troyes, Erec et Enide. in Zink 1994: 175-258.</bibl>
          <bibl n="182446">Fumagalli, Vito. 1989. Uomini e paesaggi medievali. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="182415">Fumagalli, Vito. 1994. Paesaggi della paura. Vita e natura nel Medioevo. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="182278">Gautier-Dalch&amp;#233;, Patrick. 2000. La montagne dans la tradition ‘g&amp;#233;ographique’ au Moyen Age. In Thomasset, Raoul-James 2000: 99-120.</bibl>
          <bibl n="182235">Genette, G&amp;#233;rard. 1969. “Frontiere del racconto.” In G&amp;#233;rard Genette, Figure II, traduzione italiana di Franca Madonia, 23-41. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="182192">Ghirri, Luigi. 1988. “Niente di antico sotto il sole.” In Luigi Ghirri, Niente di antico sotto il sole. Saggi e interviste 1973-1991. Macerata: Quodlibet.</bibl>
          <bibl n="182096">Glacken, Clarence J.. 2002. Histoire de la pens&amp;#233;e g&amp;#233;ographique. II. Conception du monde au Moyen Age, &amp;#233;d. par Philippe Pinchemel, traduzione francese di Tina Jolas. Paris: &amp;#201;ds du C.T.H.S.</bibl>
          <bibl n="182236">Gregory, Tullio. 1999. Nature. In Dictionnaire raisonn&amp;#233; di Moyen Age, a cura di Jacques Le Goff e Jean-Claude Schmitt, 806-19. Paris: Fayard.</bibl>
          <bibl n="182298">Gurevič, Aron Ja. (1972) 1982. Le categorie della cultura medievale, traduzione italiana di Clara Castelli. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="182121">Hamon, Philippe. 1972. “Cos’&amp;#232; una descrizione.” In Semiologia, lessico, leggibilit&amp;#224; del testo narrativo, a cura di Philippe Hamon, trad. it, 53-83, 188-201. Parma-Lucca: Pratiche.</bibl>
          <bibl n="182435">Hamon, Philippe. 1981. Introduction a l&amp;#39;analyse du descriptif. Paris: Hachette.</bibl>
          <bibl n="182441">Hamon, Philippe, a cura di. 1991. La description litt&amp;#233;raire. Paris: Macula.</bibl>
          <bibl n="182373">Huygens, Robert B. C., a cura di. 1986. Guillaume de Tyr, Chronique. Edition critique. Turnholt: Brepols.</bibl>
          <bibl n="182464">Jacob, Michael. 2008. Le paysage. Gollion: Infolio.</bibl>
          <bibl n="182302">Lausberg, Heinrich. 1969. Elementi di retorica. 1949 / 1967, traduzione italiana di Lea Ritter Santini. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="182354">Leclanche, Jean-Louis, a cura di. 2003. Robert d’Orbigny, Le conte de Floire et Blanchefleur. Paris: Champion.</bibl>
          <bibl n="182046">Le Goff, Jacques. 1980. “Il deserto-foresta nell’Occidente medievale.” In Jacques Le Goff, Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medievale, traduzione italiana di Michele Sampaolo, 25-44. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="182313">Lotman, Jurij M. 1969. Il metalinguaggio delle descrizioni tipologiche della cultura, in Lotman e Uspenskij 1973, 145-81.</bibl>
          <bibl n="182426">Lotman, Jurij, e Boris A. Uspenskij. 1973. Tipologie della cultura. Milano: Bompiani.</bibl>
          <bibl n="182404">Meschiari, Matteo. 2008. Sistemi selvaggi. Antropologia del paesaggio scritto. Palermo: Sellerio.</bibl>
          <bibl n="182410">Micha, Alexandre, a cura di. 1978-1983. Lancelot. Roman en prose du XIIIe si&amp;#232;cle. Gen&amp;#232;ve: Droz.</bibl>
          <bibl n="182421">Paradisi, Gioia, a cura di. 2013. B&amp;#233;roul, Tristano e Isotta. Alessandria: Edd. dell’Orso.</bibl>
          <bibl n="182460">Pellini, Pierluigi. 1998. La descrizione. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="182455">Petit, Aim&amp;#233;, a cura di. 2008. Le Roman de Th&amp;#232;bes. Paris: Champion.</bibl>
          <bibl n="182267">Rechichi, Michelina. 2003. “La descrizione del &amp;#171;Locus amoenus&amp;#187; e della bellezza femminile nel &amp;#171;Decameron&amp;#187;.” In Zuliani 2003: 29-39.</bibl>
          <bibl n="182461">Renzi, Lorenzo. 2003. “Presentazione.” In Zuliani 2003, 5-11.</bibl>
          <bibl n="182390">REW. Wilhelm Meyer-L&amp;#252;bke, a cura di. 19313. Romanisches Etymologisches W&amp;#246;rterbuch. Heidelberg: Winter.</bibl>
          <bibl n="182351">de Riquer, Martin, a cura di. 1975. Los trovadores. Historia literaria y textos. Barcelona: Ed. Planeta, 3 voll.</bibl>
          <bibl n="182405">Segre, Cesare, a cura di. 1971. La chanson de Roland, edizione critica. Milano-Napoli: Ricciardi.</bibl>
          <bibl n="182428">Segre, Cesare, a cura di. 1999. Ludovico Ariosto, Orlando furioso. Milano: Mondadori.</bibl>
          <bibl n="182443">Simmel, Georg. (1907) 2003. Filosofia del denaro. Trad. it., Torino: UTET.</bibl>
          <bibl n="182075">Simmel, Georg. 1911-12. “Concetto e tragedia della cultura.” In Georg Simmel, Arte e civilt&amp;#224;, a cura di Dino Formaggio e Lucio Perucchi, traduzione italiana di Lucio Perucchi, 83-109. Milano: Isedi.</bibl>
          <bibl n="182248">Simmel, Georg. 1913.  “Filosofia del paesaggio.” In Georg Simmel, Saggi sul paesaggio, a cura di Monica Sassatelli, 53-69. Roma: Armando.</bibl>
          <bibl n="182170">Strubel, Armand. 1990. “L’allegorisation du verger courtois.” In Vergers et jardins dans l’univers m&amp;#233;di&amp;#233;val, 343-57. Aix-en-Provence: CUERMA (&amp;#171;Senefiance&amp;#187;, 28).</bibl>
          <bibl n="182209">Strubel, Armand, a cura di. 1992. Guillaume de Lorris et Jean de Meun, Le roman de la rose. Edition d’apr&amp;#232;s les mss. BN 12786 et BN 378. Paris: LGF.</bibl>
          <bibl n="182258">Thilo, Georg, e Hermann Hagen, a cura di. 1878-1902. Servii Grammatici qui feruntur in Vergilii Carmina Commentarii. Leipzig: Teubner.</bibl>
          <bibl n="182237">Thomasset, Claude, e Daniel James-Raoul, a cura di. 2000. La montagne dans le texte m&amp;#233;di&amp;#233;val. Paris: Presses de l’Universit&amp;#233; Paris-Sorbonne.</bibl>
          <bibl n="182318">TLIO. Beltrami, Pietro G., a cura di. 1997-. Tesoro della Lingua Italiana delle Origini. &amp;lt;http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/&amp;gt;.</bibl>
          <bibl n="182287">Todorov, Tzvetan, 1982. “Presentation.” In Litt&amp;#233;rature et r&amp;#233;el, a cura di Tzyetan Todorov e G&amp;#233;rard Genette, 7-10. Paris: Seuil.</bibl>
          <bibl n="182292">Trotta, Margherita. 2003. “Il &amp;#171;locus amoenus&amp;#187; nell’&amp;#171;Orlando Furioso&amp;#187; e nellla &amp;#171;Gerusalemme liberata&amp;#187;.” In Zuliani 2003, 41-50.</bibl>
          <bibl n="182401">Valastro Canale, Angelo, a cura di. 2004. Isidoro di Siviglia, Etimologie o origini. Torino: Utet.</bibl>
          <bibl n="182344">Watt, Ian. (1957) 1976. Le origini del romanzo borghese, a cura di Luigi Del Grosso Destrieri. Milano: Bompiani.</bibl>
          <bibl n="182448">Zink, Michel, a cura di. 1994. Chr&amp;#233;tien de Troyes, Romans. Paris: LGF.</bibl>
          <bibl n="182116">Zuliani, Luca, a cura di. 2003. La descrizione letteraria. Tesine degli studenti del corso di Teoria e Storia della Retorica del professor Lorenzo Renzi (2001-2002). Padova: CLEUP.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>